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Uno di quegli articoli “bibbia” per il quale potrei andare avanti a scrivere per ore, ma che mi rendo conto di non poter stendere per evitare di stendere il lettore (sembra una frase scritta da Fedez, ti chiedo scusa, non lo faccio più). Te lo avevo anticipato facendolo trasparire nell’articolo di partenza dedicato a Raspberry Pi (Raspberry Pi: la base di partenza), ora è arrivato il momento di parlarne e di capire come tu puoi creare un server DNS casalingo in grado di proteggerti da siti web pericolosi (prima di tutto) e dalla pubblicità invasiva, con particolare attenzione al filtro che puoi ulteriormente applicare per la protezione della navigazione dei minori.

Pi-hole: installazione e prima configurazione

Pi-hole

Un gran bel progetto che richiede da parte tua il minimo sforzo (dipende molto da quello che cerchi e da quanto in “profondità” vuoi andare per sfruttarne le potenzialità), open source e di libero accesso, sostenuto dalle donazioni volontarie degli utilizzatori (che ti invito a valutare). Pi-hole si definisce come “A black hole for Internet advertisements“, un buco nero per tutta la pubblicità invasiva di Internet, un concetto certamente ben identificativo del progetto, ma che a mio parere risulta un po’ restrittivo rispetto a quello che un prodotto simile può davvero fare per l’utilizzatore finale.

Secondo una definizione certamente più tecnica disponibile sulla Wiki di archlinux, Pi-hole è un:

DNS sinkhole che redige una lista di blocco di domini conosciuti per offrire pubblicità e malware da sorgenti multiple di terze parti. Pi-hole, attraverso l’uso di dnsmasq, elimina semplicemente tutte le richieste di domini nella sua lista di blocco. Questa configurazione implementa efficacemente il blocco della pubblicità a livello di rete senza dover configurare ogni singolo client. Il pacchetto offre una interfaccia web e una a riga di comando.

Se sei abituato a utilizzare Adblock Plus o un qualsivoglia prodotto che svolge lo stesso compito sul tuo browser preferito hai certamente chiaro il concetto alla base: evito alla sorgente che le risorse vengano caricate in un solo colpo e per tutti i dispositivi connessi alla rete, perché Pi-hole mi permette di intercettarle e redirigerle in maniera differente rispetto ai DNS pubblici, ovvero troncando la comunicazione con quei domini che vengono utilizzati per veicolare pubblicità invasiva (e non solo). Il grande vantaggio del prodotto sta certamente nella centralizzazione delle tue operazioni e nella possibilità di scaricare un po’ di lavoro dalle spalle del browser che potrà così rinunciare a un componente aggiuntivo spesso esoso di risorse (dipende da quello che stai utilizzando, nda).

Installazione

Tutto chiaro? D’accordo. A questo punto passiamo al succo vero dell’articolo, installiamo Pi-hole sul tuo RPi (la soluzione certamente più comoda) o su un NAS ammesso che questo ti permetta di far girare Docker, o ancora su una macchina Linux che utilizzi già per fare altro all’interno della tua rete, trovi la lista di compatibilità del prodotto all’indirizzo docs.pi-hole.net/main/prerequesites/#supported-operating-systems.

Io baso il mio articolo su Raspberry Pi (RPi), ho creato una macchina virtuale sul mio Mac con Raspbian a bordo appositamente per catturare qualche screenshot per questo articolo (l’installazione di produzione l’ho fatta ormai circa un mese fa e ho semplicemente dimenticato di crearmi delle prove fotografiche 😅). Cominciamo.

Collegati in SSH al tuo RPi e lancia la stringa di installazione curl -sSL https://install.pi-hole.net | bash esattamente come riportato in home page del sito web di Pi-hole. Dopo un rapido check di sistema (serve capire se hai già tutto a bordo o se sarà necessario installare qualcosa) ti troverai davanti alle schermate di configurazione di Pi-hole:

Ti riporto qui la lista dei passaggi inseriti nella galleria di immagini sopra disponibile, integrando il tutto con ciò che nella galleria non c’è:

  • L’installazione comincia. Premi invio per continuare.
  • Arriverai alla schermata informativa riguardante l’IP da assegnare alla tua installazione Pi-hole: fai in modo che questo sia sempre lo stesso (statico o tramite reservation sul DHCP).
  • Comunica a Pi-Hole che DNS pubblici utilizzare per la risoluzione dei nomi a dominio (nel mio caso ho scelto Google, 8.8.8.8 e 8.8.4.4).
  • Specifica ora che liste di blocco vuoi cominciare a utilizzare. La barra spaziatrice serve per selezionare o deselezionare una voce. Spostati con le freccette nella schermata. Quando terminato, premi invio per confermare. Non preoccuparti di questa scelta, sarà sempre modificabile in un secondo momento.
  • Seleziona entrambi i protocolli di comunicazione (IPv4 e IPv6).
  • Conferma l’indirizzo IP della macchina (RPi) e del tuo router quando richiesto.
  • Quando richiesto, conferma di voler installare l’interfaccia web amministrativa. Servirà un’ulteriore conferma successiva alla richiesta di installazione di lighttpd. Lascia che le richieste (query) vengano loggate (0 – Show everything).
  • A questo punto ti basterà attendere che l’installazione proceda autonomamente fino al termine. Ti verrà mostrata una pagina riepilogativa contenente – tra le altre cose – la password di amministrazione del tuo nuovo Pi-hole.

Puoi ora collegarti alla console di Pi-hole utilizzando l’indirizzo che ti è stato riportato nella schermata riepilogativa, esempio http://192.168.1.10/admin. Salvo errori, ti troverai davanti alla console del software, dovrai quindi fare clic sulla voce Login (nella colonna di sinistra) e inserire la password che ti è stata precedentemente fornita, solo così potrai accedere alla gestione completa del tuo nuovo giocattolo.

Pi-hole: installazione e prima configurazione 11

Utilizzo

Ci siamo, fino a qui sei stato capace di installare Pi-hole sul tuo RPi, non ti resta che utilizzarlo e metterlo in pista per tutti i client della tua rete, prima però credo sia necessario un po’ di tuning e personalizzazione.

Cosa c’è da sapere? Beh, di certo fossi in te darei un’occhiata alle Impostazioni (Settings), all’interno delle quali troverai le informazioni sull’installazione (con possibilità di lanciare alcuni comandi rapidi, come il riavvio o lo spegnimento di sistema, o il blocco dell’attività di logging), le blacklist sottoscritte, i DNS pubblici utilizzati per la risoluzione dei nomi a dominio. Pi-hole può inoltre fare da server DHCP se lo preferisci, sostituendo così una delle funzioni che un router svolge in maniera predefinita. Seppur correttamente funzionante, preferisco che questo compito continui a svolgerlo il mio Fritz!Box e che lui faccia passare le richieste DNS dal mio RPi (così da sottostare al comando di Pi-hole).

Per concludere, troverai una schermata dedicata alla modifica della console e alle API che puoi utilizzare per integrare un differente softwae con Pi-hole, ma anche la sezione Privacy (per il livello / profondità di log da utilizzare) e il Teleporter, ovvero il modulo di Pi-hole che ti permette di esportare la tua configurazione e importarla su una differente installazione (che è grosso modo ciò che fai per portare a termine le operazioni di backup e restore di qualsivoglia tuo dato).

Cosa ho modificato?

Tralasciando le blacklist delle quali ti parlo tra poco, ho certamente ritoccato la parte relativa ai DNS, obbligando Pi-hole a interrogare Google utilizzando DNSSEC (ti ho parlato di questa tecnologia in un articolo relativo a Firefox: Firefox: DNS over HTTPS (di Cloudflare, ma non solo)):

Pi-hole: installazione e prima configurazione 1

In seguito ho ritoccato la parte relativa alla console, chiedendole di non mostrarmi alcuni domini bloccati nella totalità dei casi (indirizzi utilizzati per le pubblicità invasive delle applicazioni Android, quei banner che ti portano spesso ad abbonamenti mai richiesti, nda), ma questo è certamente un comportamento che farà comodo anche a te quando inizierai ad avere dello storico di navigazione tramite Pi-hole.

Le blocklist

È così che le chiama Pi-hole (SettingsBlocklists). Si tratta di blacklist composte da domini dei quali puoi quasi certamente fare a meno, sono quelli che generalmente propongono banner pubblicitari invasivi ma anche pericolosi script che possono danneggiare il tuo browser (Malware Domains). Dopo aver fatto piazza pulita di alcune liste che ho inizialmente utilizzato e studiato, sono arrivato ad avere una situazione della quale sono molto soddisfatto, che “limito” in qualche maniera grazie all’utilizzo della Whitelist di Pi-hole (e di questo ne parliamo presto perché c’è una novità in pentola, promesso).

L’attuale mia situazione vede in uso queste liste:

URL listaScopo
https://raw.githubusercontent.com/lightswitch05/hosts/master/ads-and-tracking.txtUna ricca lista in grado di bloccare domini che tracciano le attività di navigazione quotidiane, valida anche per tutto ciò che riguarda le applicazioni che caricano banner su Android e iOS. Un conto sono le pubblicità (che possiamo anche sopportare), un altro sono quei contenuti che portano ad abbonamenti non graditi e mai richiesti consapevolmente.
https://www.squidblacklist.org/downloads/dg-ads.aclStesso scopo della lista poco sopra, questa viene costantemente aggiornata da squidblacklist.org (non conosci Squid? Dai un'occhiata qui).
https://raw.githubusercontent.com/StevenBlack/hosts/master/hostsSteven Black raggruppa diverse Block List (Awdware, Malware, Fraud, Scam, Spam, Tracking e Cryptomining) cercando di eliminare tutti i falsi positivi e tenendo il suo lavoro costantemente aggiornato. Se dai un'occhiata al suo spazio GitHub troverai liste per filtrare anche altri tipi di siti web.
https://raw.githubusercontent.com/hoshsadiq/adblock-nocoin-list/master/hosts.txtSulla falsa riga di quanto faccio già con la NoCoin per Adblock Plus, questa lista è già pronta (e costantemente aggiornata) per essere digerita da Pi-Hole, permette di bloccare tutti i siti web che utilizzano script di mining che mettono in difficoltà le risorse del tuo PC.
https://mirror1.malwaredomains.com/files/justdomainsCome per la NoCoin di cui ti parlavo giusto qui sopra, anche la Harmful WebSites trova una sua versione di tipo host da poter dare in pasto a Pi-Hole. Blocca quindi i domini che sono veicolo di malware. Curata da malwaredomains.com.
https://www.squidblacklist.org/downloads/dg-malicious.aclBlocca i domini che sono veicolo di malware. Curata da squidblacklist.org.
https://zeustracker.abuse.ch/blocklist.php?download=domainblocklistLista di domini potenzialmente dannosi, che possono essere bloccati in tranquillità, nasce da un progetto molto ambizioso che fornisce diversi dati in merito ai tanti abusi presenti sulla rete. Curata da abuse.ch.
http://theantisocialengineer.com/AntiSocial_Blacklist_Community_V1.txtBlocca tutti quei domini che tentano di truffare il visitatore facendogli credere di essere in tutto e per tutto su siti reali, istituzionali, di una certa rilevanza, come per esempio quelli delle banche, di Microsoft, Google, ecc.
https://phishing.army/download/phishing_army_blocklist_extended.txtUna creatura di Andrea 'Drego' Draghetti data alla luce relativamente poco tempo fa. Il sito web ufficiale lo trovi all'indirizzo phishing.army, la lista viene aggiornata spesso e sempre verificata per evitare quanto più possibile errori e falsi positivi. Ti protegge da siti web che tentano di frodarti durante la navigazione. Ti consiglio personalmente la versione estesa, contenente anche i sottodomini.

(Se vuoi copiare e incollare facilmente tutti gli URL, fai riferimento a questa pagina: github.com/gioxx/ph-whitelist/blob/master/domains/blocklists.md).

Pi-hole: installazione e prima configurazione 12

Si va così a creare un recinto di protezione più per i siti web potenzialmente pericolosi che per la pubblicità in sé. Per quel mestiere sai bene che allo stato attuale continuo a utilizzare Adblock Plus e i moduli X Files, in un futuro chissà, potrei virare verso qualcosa “Pi-hole oriented“.

Liste predefinite e altri progetti

Se ti interessa verificare o recuperare in qualche maniera le liste proposte di default in fase di installazione di Pi-hole, trovi qui un riferimento ufficiale su GitHub: github.com/pi-hole/pi-hole/wiki/Customising-sources-for-ad-lists.

Noterai che oltre queste, su Internet esistono una quantità non meglio definita di progetti che vogliono in qualche maniera alimentare il già ricchissimo database di domini dai quali stare bene alla larga. Io cerco sempre di dare un’occhiata a liste e curatori per capire quante e quali di loro si può meglio occupare dell’aggiornamento delle regole del mio Pi-hole, per evitare spiacevoli inconvenienti durante la quotidiana navigazione dei client di casa e dei dispositivi accesi e connessi h24. C’è a tal proposito un progetto molto corposo al quale ho dato un’occhiata ma che allo stato attuale ho abbandonato a causa di liste non ben controllate: blocklist.site/app, una vera e propria vetrina che mette a disposizione liste per ogni necessità. Magari tu ne conosci altri che vuoi condividere (mi farebbe piacere), l’area commenti è a tua disposizione.

Aggiornamenti giornalieri

Alcune liste che ti ho suggerito nella tabella qui sopra vengono aggiornate quotidianamente. Per questo motivo ho personalmente deciso di modificare il comportamento di Pi-Hole chiedendogli di fare un aggiornamento completo delle sottoscrizioni ogni 24h. Il comportamento predefinito del software indica che questa azione viene compiuta una volta ogni settimana (vedi: discourse.pi-hole.net/t/updating-blocklist-every-day/16853).

Lo puoi vedere tu stesso da Terminale: more /etc/cron.d/pihole. Una riga simile a questa dovrebbe indicarti quando viene eseguito l’aggiornamento del modulo Gravity:

7 3 * * 7 root PATH="$PATH:/usr/local/bin/" pihole updateGravity >/var/log/pihole_updateGravity.log || cat /var/log/pihole_updateGravity.log

Se non sai interpretare la prima parte della stringa non preoccuparti, si tratta di una sequenza che riporta minuto-ora-arco del mese-mesi-giorno leggibile da Crontab. Vuoi capire meglio per cosa sta? Eccoti servito: crontab.guru/#7_3_*_*_7. Per eseguire un aggiornamento quotidiano ho modificato il file tramite comando sudo nano /etc/cron.d/pihole, commentando la riga sopra riportata (basta inserire il simbolo del cancelletto # a inizio riga) e riportando subito sotto questo:

7 3 * * 0-6 root PATH="$PATH:/usr/local/bin/" pihole updateGravity >/var/log/pihole_updateGravity.log || cat /var/log/pihole_updateGravity.log

Noti nulla di diverso? Esatto. L’ultima parte indica al Crontab di eseguire il lavoro dal giorno 0 al giorno 6, ovvero dalla domenica al sabato (crontab.guru/#7_3_*_*_0-6).

Salva la modifica con la combinazione CTRL + X da tastiera, seguita da S per indicare sì quando Nano chiederà se scrivere le modifiche sul file.

In conclusione

Difficile concludere quando in realtà c’è altro da dire, ma l’articolo è davvero diventato troppo lungo e pesante. Nella “prossima puntata” ti parlerò di Whitelist e della possibilità di automatizzare l’aggiornamento di quest’ultima anche se nativamente non previsto. La novità esiste già e sono certo che ti piacerà (se l’argomento Pi-hole ti ha interessato, chiaramente), dovrai solo pazientare una manciata di giorni ancora.

In generale c’è ancora molto da approfondire riguardo l’argomento RPi 🙂

Nel frattempo se hai qualsiasi dubbio o domanda in merito a quanto scritto, l’area commenti è a tua totale disposizione (anche senza registrazione a Disqus). Spero di aver stuzzicato la tua curiosità e che tu possa suggerirmi ulteriori fonti da consultare in merito al progetto.


Crediti:
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Come qualcuno probabilmente saprà, Google Foto ha introdotto il riconoscimento volti all’interno delle fotografie che sono salvate (quindi backuppate) sui loro server, una funzione che però sembra non essere ancora disponibile in Italia a meno di ricorrere ad un piccolo trucco perfettamente funzionante che consiste nell’utilizzo di una VPN. Scopriamo insieme come fare, sempre che non vogliate attendere l’arrivo ufficiale della feature! :-)

Android: abilitare il riconoscimento volti su Google Foto

Prima di partire: sapete in cosa consiste una VPN? Vi propongo un estratto della voce sul sito di Symantec:

Una rete VPN (Virtual Private Network) permette a computer ubicati in sedi fisiche diverse di stabilire un collegamento tramite Internet. Questa soluzione elimina la necessità di ricorrere a costose linee dedicate poiché la connessione a Internet permette di collegare sia sedi diverse sia utenti remoti. Poiché le connessioni a Internet sono connessioni pubbliche, e quindi non protette per definizione, sono esposte al rischio che i pirati informatici possano intercettare e modificare i dati trasmessi sul Web. Con una rete VPN è tuttavia possibile crittografare i dati e inviarli solo ad un computer (o gruppo di computer) specifici o, in altre parole, di creare una rete privata che è accessibile solo agli utenti autorizzati a differenza del Web che è accessibile a tutti. La rete in questione è però una rete virtuale poiché il collegamento tra i computer remoti non è fisico ma basato sul Web. Per poter utilizzare un’applicazione installata sui sistemi della propria azienda, i dipendenti che lavorano fuori sede devono semplicemente collegarsi ad un sito Web specifico e immettere una password.

Senza particolari password o difficoltà tecniche, su Android è possibile utilizzare un software ad-hoc come TunnelBear che vi permetterà di stabilire una connessione VPN con i server dell’omonima azienda sparsi per tutto il globo:

TunnelBear VPN
TunnelBear VPN
Developer: TunnelBear, LLC
Price: Free+
  • Installatela, avviatela, puntate verso gli Stati Uniti come destinazione della vostra connessione e accendete l’interruttore. Dopo aver dato il consenso all’applicazione di stabilire una connessione VPN (verifica di sicurezza obbligatoria di Android Lollipop), il vostro cellulare si connetterà ad internet come fosse fisicamente ubicato negli US ;-) (immagine 1).
  • A questo punto sarà necessario terminare Google Foto e cancellare tutti i suoi dati (non vi preoccupate, non perderete alcuna immagine già presente su Google Foto, non verranno toccati neanche gli scatti presenti sulla card SD o nella memoria del telefono!) (immagine 2).
  • Avviando nuovamente Google Foto ed eseguendo la prima procedura di accesso e scelta profilo di backup, noterete nelle impostazioni la nuova opzione “Raggruppa volti simili” (immagine 3).

Date ora qualche minuto alla piattaforma per svolgere il suo lavoro. Dimenticatevi per qualche tempo del cellulare e poi riprendetelo, tornate in Google Foto e lanciate una ricerca (il pulsante della lente di ingrandimento nella schermata “Foto”, ndr). Noterete un primo blocco, nuovo, dove verranno raccolti i volti riconosciuti e quindi raggruppati automaticamente dal servizio:

Android: abilitare il riconoscimento facciale di Google Foto 3

Ora potete godere di un ulteriore tipo di ricerca molto rapida e precisa, i casi di errore rilevati sono davvero rari (qualche foto sfuggita dove il volto non era ben riconoscibile).

Ancora non utilizzate Google Foto? E perché vi volete così male? Installatelo subito! :-)

Google Foto
Google Foto
Developer: Google LLC
Price: Free
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Un errore che potrebbe capitarvi di vedere su Windows 8, basta andare a toccare una semplice chiave di registro per risolverlo tempestivamente senza perdere pazienza e ore di lavoro preziose.

Aprite il registro (basta un tasto Windows + R per aprire l’Esegui, digitare “regedit” e premere invio) e navigate fino a:

HKEY_LOCAL_MACHINE\SYSTEM\CurrentControlSet\services\vpnva

Facendo doppio clic su DisplayName, rimuovendo le informazioni contenute nel campo e dando conferma il programma dovrebbe cominciare a funzionare correttamente, vi basterà riavviarlo per fare una rapida verifica :-)

Cisco AnyConnect: Cannot Initiate VPN su Windows 8

Buon lavoro!

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Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!
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L’idea è buona e mette insieme più servizi sotto lo stesso tetto. Si tratta di GBridge, progetto che pretende di fare da ponte tra prodotti tutti ottimi, gratuiti e ben rodati. Sto parlando di un’unica piccola applicazione che mette insieme UltraVNC, RDC (Remote Desktop Connection) e OpenVPN, il tutto modificato a regola d’arte per poter funzionare tramite account Google (GMail a voler essere precisi) ed un server di appoggio fornito dallo stesso produttore dell’applicativo.

Ho voluto fare un test tra il portatile dell’ufficio ed il PC fisso a casa (Uranus & Saturn, bella coppia eh? :P). Ricordo a chi volesse fare test dal proprio ufficio un piccolo dettaglio non trascurabile: GBridge non supporta ancora la connessione  tramite Proxy. Si parla di sviluppo e rilascio entro un paio di mesi, giusto in tempo per la release successiva dell’applicativo. Il mio test è stato effettuato solo dopo aver nattato fuori Uranus (in pratica dandogli un IP pubblico anziché quello dei firewall perimetrali aziendali).

#1 Installazione & OpenVPN

Funzionante su Windows XP e Windows Vista, GBridge si scarica gratuitamente dalla home page ufficiale:

gbridge.com (che rimanda poi a Download.com: download.com/Gbridge/3000-7240_4-10877073.html)

GBridge crea una nuova connessione VPNutilizzando OpenVPN– all’interno delle Connessioni di rete. Questo gli permetterà di stabilire una comunicazione protetta tra la macchina interessata ed il server dell’azienda produttrice. Così come per LogMeIn (alcuni miei lettori sicuramente lo conoscono) viene quindi dato un nome tipo “nomemacchina.nomeaccountGoogle.gbridge.net” (mentre in LogMeIn viene generato randomicamente).

ATTENZIONE: Gli utilizzatori di Windows XP possono tenere il flag sull’opzione che permette di nascondere gli avvisi di sicurezza del sistema operativo. I driver VPN, non essendo firmati, verranno intercettati dal sistema e segnalati come potenzialmente pericolosi, nulla di preoccupante, potete tranquillamente procedere con l’installazione.

Al primo avvio GBridge chiederà nome utente e password dell’account Google ed il nome della macchina locale da collegare al loro network. Si collegherà dopo qualche secondo al server GBridge e si metterà in condizione di Standby fino a  quando un’altra macchina non si collegherà nella nostra VPN. Ecco perché, per effettuare un test, occorrerà utilizzare una seconda macchina (nel mio caso Saturn, Vista SP1).

#2 Stessa VPN, condivione di risorse

Installando e avviando GBridge su Saturn ho potuto effettivamente constatare la bontà del prodotto.Una volta effettuate le configurazioni del VNC built-in (un UltraVNC personalizzato). Grazie all’applicativo si potrà:

  • condividere il proprio Desktop e ottenere / fornire assistenza remota
  • condividere una cartella (con al suo interno tutto ciò che si desidera) in modo sicuro
  • sincronizzare una o più cartelle mantenendo entrambe costantemente aggiornate
  • effettuare il backup di ciò che si desidera conservando il tutto su una delle macchine facenti parte della VPN
  • chattare con tutti i contatti che hanno GBridge e che si trovano nella lista contatti del proprio GTalk
  • condividere foto e immagini attraverso la galleria già disponibile nel programma (che crea immediatamente delle miniature per un più veloce caricamento)

clicca sull’immagine per ingrandire

Si potrebbe quasi parlare di un LogMeIn PRO completamente gratuito e trasformato in client da installare sui propri PC senza la necessità di creare ulteriori account (al 90% avrete già a disposizione una casella di posta GMail, altrimenti è sempre possibile crearne una gratuitamente). La bellezza è infatti il poter superare anche la NAT imposta da Fastweb, molte volte cruccio dei clienti.

#3 In conclusione

Un test molto veloce che però mi ha soddisfatto abbastanza. La velocità di connessione iniziale non è certo delle migliori ma stiamo parlando di un software ancora troppo giovane e quasi sicuramente non pronto a sopportare la mole di lavoro che il popolo internet può generare e caricargli sul “groppone“. La fluidità della comunicazione tra ufficio e casa è stata ottima, il VNC rispondeva in tempi brevi, idem il protocollo RDP, estremamente comoda la possibilità di condivdere i dati tra un PC e l’altro semplicemente con due clic.

A questo punto non resta che attendere la giusta maturazione del software affinché possa diventare ancora più appetitoso rispetto ad oggi :)

Buon lavoro.

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