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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

C’è un vero e proprio overflow di informazioni lì fuori. Io arrivo volutamente adesso, perché finalmente ci siamo. Samsung Galaxy S8 (e ovviamente S8+) debutta sul mercato per coloro che lo hanno pre-ordinato e chi ha costretto un corriere di Amazon Prime Now a lavorare tra le 00:00 e le 02:00 della notte a cavallo del 19 aprile, per tutti gli altri bisognerà aspettare il prossimo 28 aprile. Questo è il mio pezzo, dopo circa un mese di convivenza con S8, il (più che) degno erede del mio S6, sostituto di un S7 dalle vendite record (aiutate da un Note 7 parecchio sfortunato).

Samsung Galaxy S8: Unbox your phone

Samsung Galaxy S8

Si, ero alla presentazione di S8 al Samsung District, al termine della quale ho ricevuto il mio terminale, quello sul quale ho fatto convogliare tutto il mio mondo Google (e non solo) e che la sera stessa è diventato il mio smartphone, per metterlo davvero alla prova, per capirne pregi e difetti, per affrontare insieme la giornata lavorativa e anche il weekend di sola famiglia e amici.

Volendo provare a seguire il mio punto di vista e la lista che ho stilato nell’articolo di qualche giorno fa, provo a descriverti al meglio Galaxy S8 (tieni presente che S8+ varia per alcune caratteristiche fisiche, rimane assolutamente identico per funzioni e software di base), provando a lasciare il (poco trascurabile, davvero) dettaglio riguardante il prezzo, relegandolo a fondo articolo come si fa con il conto al ristorante.

Android Nougat e personalizzazioni

Android 7.0 è il sistema operativo alla base di Samsung Galaxy S8. Non 7.1 e neanche 7.1.2 (probabilmente impensabile visto i pochi giorni di vita di quest’ultima). Samsung ha scelto di montare la prima versione dell’ultimo SO mobile di Google (agosto 2016, nda), cercando di tappare ogni possibile falla, personalizzandola in maniera non eccessivamente invasiva.

Non a tutti piace l’Android Experience nuda e cruda, è vero, ma sarebbe la giusta via per mantenere un ciclo di rilascio e aggiornamento più rapido, permettendo inoltre un’inferiore frammentazione del mercato, un ragionamento che fatica davvero a entrare nel DNA dei produttori (o semplici assemblatori) hardware. La “Samsung Experience” (così definita) a bordo del terminale (a ora che sto scrivendo) è la 8.1.

Ciò che probabilmente spiazza di più è la parte relativa alla Manutenzione del dispositivo, un agglomerato di voci che solitamente si trovano sparse altrove, e che vengono raccolte sotto uno stesso tetto per permettere all’utilizzatore di modificare il comportamento dello smartphone, di adattarlo alle proprie esigenze, di intervenire sulle sue prestazioni (che già nella modalità “Ottimizzata” sono fantastiche, tanto per dire):

Oltre questa eccezione, troverai il menu delle Impostazioni particolarmente comodo. Questo tenta di raggruppare tutto nella migliore maniera possibile (e spesso lasciando invariato il lavoro già svolto da Google, seppur modificandone in meglio la pura estetica), lasciando però un’ancora di salvezza che consiste nel box di ricerca in alto a destra richiamabile dall’icona della lente di ingrandimento.

Ulteriore personalizzazione Samsung è tutta la parte relativa al Cloud, sezione in cui troverai i riferimenti al Samsung Cloud e Profilo personale oltre a quelli nativi di Google. In quanto cliente Samsung, avrai a disposizione dello spazio sui loro server, utile per salvare i tuoi dati personali e trasferirli più facilmente su un diverso dispositivo Samsung (in futuro, o anche nell’immediato presente se Galaxy S8 non sarà il tuo unico terminale, o se intendi migrare da un vecchio smartphone dell’azienda coreana).

Samsung Galaxy S8: Unbox your phone 3

Nella stessa schermata troverai Smart Switch, funzione che ti permetterà -attraverso procedura guidata- di “clonare” il tuo vecchio ambiente di lavoro migrando in sicurezza i dati dal vecchio al nuovo smartphone, tramite cavo oppure connessione sotto la stessa rete (e non solo, ma maggiori dettagli sono disponibili all’indirizzo samsung.com/it/support/smartswitch). Io ho scelto di ripartire da “zero” (si fa per dire) facendo fare a Google il lavoro sporco, il quale ha quindi ripristinato tutte le mie applicazioni e buona parte delle impostazioni. Ai contenuti ci ho pensato in seguito, la quasi totalità è ospitata in cloud ed è sempre facilmente recuperabile.

Come non parlare poi di Bixby? L’assistente sviluppato da Samsung arriva in Italia solo in parte. Pronta l’interfaccia grafica e la parte relativa alla ricerca di un prodotto che si inquadra tramite la fotocamera (anche se perde colpi abbastanza facilmente), non pervenuto il set di comandi vocali che non sono ancora disponibili al lancio, che si presume arriveranno invece per fine anno (forse, circa, chi lo sa). Samsung ci crede talmente tanto (in Bixby) che gli ha dedicato uno dei (pochi) pulsanti fisici del telefono, è quello che si trova sulla sinistra, sotto a quelli del volume.

Il comportamento di quel tasto è apparentemente modificabile e ci ho provato riuscendoci (utilizzando All in one Gestures), ma poi torna all’ovile al successivo riavvio o in seguito a un aggiornamento del sistema, quindi in fondo non penso ne valga la pena (e tutto sommato Bixby Hello, la pagina principale che viene lanciata da quel tasto, è anche utile).

All in one Gestures
All in one Gestures
Developer: YS Liang
Price: Free+

Prova a dare una possibilità a Bixby (c’è gente che lo ha portato anche su altri modelli di smartphone Samsung, non è bello ma piace direbbe qualcuno), magari non te ne pentirai, io non ancora trovato un motivo per farlo. Magari sarà bello tornare sull’argomento quando ci sarà più carne sul fuoco (e magari più possibilità per noi italiani).

Dimensioni

Se Samsung Galaxy S8 propone i suoi 148.9 (altezza) x 68.1 (larghezza) x 8.0 mm di spessore (155 grammi il suo peso) e una diagonale da 5,8″, il Galaxy S8+ arriva a 159.5 x 73.4 x 8.1 mm (173 grammi) e una diagonale da 6,2″. Sono dimensioni importanti, non semplici da tenere a bada (non subito almeno), ma chi è già abituato a un S7 o più in generale a uno smartphone tendente al phablet (o alla serie Note, tanto per dire) non farà fatica ad abituarsi rapidamente. Io mi sono abituato dopo qualche tempo, passando da S6 a S8.

Samsung Galaxy S8: Unbox your phone 2

Galaxy S8 (e ancor di più S8+) propone uno schermo completamente edge, arrotondato quindi da ambo i lati, dando quella sensazione (che in realtà solo sensazione non è) di un monitor senza l’abituale limite imposto dalla cornice, molto delicato, alimentando una paura costante e un senso di ansia che ti alita sul collo perché credi che ti scivolerà via in qualsiasi momento, cadendo e rompendosi rovinosamente (e auguri con la riparazione).

Ciò che ti riporta sulla terra è però proprio quello stesso monitor, che senza più un pulsante fisico in facciata ha potuto dare il meglio di sé, espandendosi oltre i comuni limiti, portando in dono (un po’ come i Magi ma con il conto a tuo nome) una risoluzione da 2960×1440 pixel, in un 18,5:9 Quad HD+ Super AMOLED che ci puoi provare, ma al momento di meglio non ce n’è. Mettila così, puoi modificare la risoluzione (risparmiando qualcosina sulla batteria), portandola a un più “comune” (?) Full HD + (2220×1080) senza accorgerti della differenza, almeno a occhio nudo.

Fa parte del comparto display anche la funzione di Always On, quella che con un nero assolutamente perfetto (ma davvero) e un testo fioco che non disturba neanche di notte, ti permette di tenere in primo piano informazioni di base (tipo l’ora, tanto per fare un esempio) e le icone delle applicazioni che hanno quindi generato notifica. Dopo qualche giorno di test, ho scelto di non tenere più attivata la funzione. Il consumo di batteria è davvero nullo, impercettibile, cosa buona per chi quindi è abituato a farne uso quotidianamente e non vuole rinunciarci.

Sempre su quel display, il pulsante centrale in fondo c’è seppur virtuale, ed è attivabile con una pressione un pelo più decisa, come già succede per gli iPhone con il loro force-touch. Ti dà un buon feed tattile, gradevole, immediato, a quel punto ti basterà lanciare uno slide verso l’alto e sbloccare il Galaxy S8 tramite riconoscimento delle iridi o codice numerico, per lo sblocco con l’impronta ti toccherà utilizzare il lettore di impronte posto sul retro, vicino la fotocamera, ma di questo ne parliamo meglio tra poco.

E le prestazioni?

Se non lo avessi ancora capito, Samsung Galaxy S8 scende in campo con una dotazione che dovrebbe farti dimenticare ogni possibile problema legato al tuo smartphone attuale, se mai decidessi di acquistarlo.

Con un processore Exynos Serie 9 8895, octa-core a 2.3 GHz a 10nm (sigle sempre difficili, ma ti basti sapere che si tratta di una tecnologia di ultimissima generazione che scalda poco e rende moltissimo, passi da gigante rispetto a solo due anni fa, tanto per dire) che fa coppia con una GPU Mali-G71, 4 GB di RAM LPDDR4 e 64 GB di memoria interna nella quale puoi conservare i tuoi dati (e che puoi espandere fino a un massimo di 256 GB tramite scheda microSD), hai un set di armi che dovrebbero permetterti di abbattere qualsiasi barriera, sia essa applicativa pura o gaming (se ti scappa il figlio che ti ruba il telefono dalla tasca e si mette a giocare a Real Racing, che è parecchio esoso in termini di prestazioni).

Mettila così: anche se utilizzi molte applicazioni (e diversi giochi), scatti fotografie o giri video in continuazione (Google Photo è sempre lì eh, usalo!), porti in giro della musica che non proviene da Spotify (sacrilegio!), 64 GB ti devono bastare, altrimenti c’è un problema di fondo (ma poi chissenefrega, comprati una microSD e montala come espansione di memoria gestita dal sistema!).

Lode anche al comparto connessioni, che con bluetooth di quinta generazione (5.0 con LE/EDR/A2DP/aptX) permette la connessione contemporanea a due dispositivi, che riceveranno pressoché contemporaneamente l’audio in uscita dal telefono, e che non ne aumenteranno particolarmente i consumi (è molto ottimizzato). Connettività Wi-Fi 802.11 a/b/g/n/ac 2.4+5GHz, che ti permetterà di sfruttare pienamente la tua connessione casalinga (i risultati da me con fibra FTTH sono eccezionali) e che, nel caso ti trovassi fuori, ti farà appoggiare sul suo hotspot per navigare rapidamente sul web. Il chip NFC, poco utilizzato sul Galaxy S6, torna comodo per associare rapidamente periferiche di terze parti ma anche per i pagamenti, in vista (si spera) di Samsung Pay un domani (anche questo potrebbe arrivare entro l’anno in corso).

Volendo inserirlo di straforo in questo paragrafo, ti ricordo che Samsung Galaxy S8 e S8+ sono certificati IP68. Trovi la spiegazione dei livelli su Wikipedia, ti basti sapere che lo smartphone sopporta agilmente la polvere ma anche l’immersione completa in acqua fino a 1,5 mt per 30 minuti, come riportato anche sul sito ufficiale del prodotto.

Batteria

3000 mAh. L’ho messa alla prova, più e più volte, ho sofferto insieme a lei in particolari condizioni, ho avuto sempre a portata di mano una PowerBank per evitare di rimanere appiedato (l’ho usata solo una volta, in calcio d’angolo e perché avevo realmente ignorato l’avviso di batteria quasi scarica prima di uscire di casa), ho esultato quando ha superato i due giorni lontana da un alimentatore senza troppa fatica. Ho più volte inviato screenshot dei consumi a un amico sufficientemente fissato (per molti di quel gruppo è un “fanboy”, nda) con Samsung, che non vede certamente l’ora di mettere le mani sul suo prossimo Galaxy S8 e che vuole sapere già tutto subito.

Agevolo qualche scatto giusto per capirci al volo:

A me questa batteria (abituato con ben altro, parecchio meno duraturo) piace, secondo me lavora bene e la continua ottimizzazione offerta da Nougat aggiunge quel tocco necessario per arrivare a fine giornata e dimenticarsi di mettere sotto carica il Galaxy S8, anche se con la ricarica rapida il processo dura molto poco e ti permette di arrivare al 100% in circa un’ora, dicendo addio alle lunghe attese per poter riprendere in mano il proprio terminale (che se sei in casa importa poco, ma se devi scappare via di casa la storia cambia!).

Si poteva fare di meglio? Certo (la dimostrazione è Galaxy S8+), ma è probabile che la società abbia scelto di limitarsi un pelo visto quanto accaduto con Note 7. Il tutto senza considerare che il processore di Galaxy S8 e S8+ arriva a consumare (secondo stime Samsung) fino al 40% in meno rispetto al passato (e questo si sente, ai fini della carica residua della batteria). Di certo bisognerà attendere (non qualche ciclo, ma l’anno di vita circa) per trarre giuste conclusioni a riguardo.

A proposito di sblocco

Te l’avevo promesso. Anticipato prima, ora si parla di sblocco, non molto in realtà, ma è giusto spendere qualche parola. Te la faccio semplice, un elenco puntato basta e avanza:

  • lo sblocco con il riconoscimento delle iridi funziona, ma se hai gli occhiali devi spesso toglierli. Se la luce fa riflesso sul monitor le possibilità di arrivare a uno sblocco rapido calano drasticamente, e la stessa sorte ti tocca se tenti lo sblocco al buio (nonostante il led rosso che prova a dare un minimo di illuminazione alla ricerca dei tuoi occhi), è sicuramente una bella novità ma ha ancora bisogno di qualche ritocco, forse.
  • Il lettore di impronte è posto sul retro del telefono (ovviamente), vicino alla fotocamera. Lo hanno già detto tutti ed è una delle poche cose alle quali ci si attacca per dire che “così fa schifo“. È vero, se lasci Galaxy S8 nudo e crudo come mamma l’ha pensato. Tutto questo decade (fortunatamente) se scegli di utilizzare una custodia protettiva per lo smartphone. Io ne ho scelta una perfetta per lo scopo, lo protegge e mi riesce a dare il giusto limite per prendere in pieno il lettore di impronte senza sporcare la fotocamera:
  • C’è il riconoscimento del volto. Non usarlo, puoi ingannarlo abbastanza agilmente con una fotografia, d’altronde i tratti sono quelli, e se la foto è nitida è un ottimo punto di partenza. Ne hanno parlato in tanti, è una cosa abbastanza normale (è così praticamente da sempre, non l’ha certo inventato Samsung).
  • Puoi ancora usare il PIN, funziona, è sempre una buona via d’uscita, cerca di sceglierne uno difficilmente indovinabile (anche per tentativi), ma che sia semplice da ricordare per te (evita la data di nascita tua o della moglie, e anche quella del figlio, sono tutti dati che qualcuno può recuperare senza troppa fatica).

Piccola nota a favore dello sblocco con impronta digitale: se poggi il tuo dito sul lettore e attendi (basta un secondo) lo schermo si sblocca immediatamente, senza necessità di accenderlo prima. So che è banale, ma ti assicuro che ti entra in testa dopo poco e ti permette di tornare ai tempi dello sblocco rapido ai quali eri abituato.

Altro da dichiarare?

USB-C

Beh, si, ci sarebbe da scrivere per molto altro tempo e diverse altre righe. Posso dirti che per caricare (o collegare al PC) Galaxy S8 ti servirà un cavo USB-C, e che all’interno della scatola dello smartphone ne troverai uno già pronto, insieme al solito caricabatterie da muro che eri già abituato a vedere nella precedente generazione Samsung, ma troverai anche un paio di adattatori che ti permetteranno di utilizzare “vecchi” cavi microUSB o USB standard con un ingombro assolutamente trascurabile.

Io ho scelto di non rinunciare ai cavi che avevo già in giro, e ho acquistato una piccola scatola contenente 3 adattatori da microUSB a USB-C, della Aukey, la trovi su facilmente su Amazon:

Così facendo sono riuscito ad avere nuovamente in giro 5 cavi pronti per poter ricaricare facilmente il mio terminale.

Audio

Dopo aver già parlato del bluetooth 5.0 (e averlo inserito nei pro del prodotto), bisogna riportare la prima pecca (perché non si vive certo di sole lusinghe). Lo speaker di Galaxy S8 e S8+ è singolo, posto sul lato inferiore destro dello smartphone. Scelta obbligata o meno, è comunque un punto a sfavore che ti costringe alla solita mano “a coppetta” quando vuoi ascoltare un file audio o vedere un video e il livello del volume non ti basta (perché magari ti trovi in un ambiente molto rumoroso).

Resta fortunatamente buono il livello della chiamata in vivavoce, con pulizia del rumore di fondo.

Samsung, forse per farsi perdonare, o semplicemente per giustificare un prezzo così alto, include degli auricolari in-ear AKG nella scatola. Suono pieno, pulito, preciso. Realizzati in cordura, non si avvolgono neanche per sbaglio, ti faranno così risparmiare del tempo quando li metterai via di fretta e li riprenderai solo qualche ora dopo, con altrettanta fretta, perché magari hai una telefonata importante e ti servono gli auricolari per avere le mani libere ;-)

Comparto fotografico

Passa l’esame a pieni voti. In condizioni di luce ottimale ma anche di luce scarsa / notturna, Galaxy S8 riesce a realizzare scatti precisi, mai mossi, dai colori brillanti ma mai troppo esuberanti. La rapidità dell’autofocus è eccezionale. Fotocamera posteriore da 12 Megapixel, 8 quella anteriore, registra video fino a 4K mantenendo i 30 fps. Lascio parlare le immagini, ne ho caricate alcune tra quelle scattate nell’ultimo periodo:

Si, ma il prezzo?

È qui che si conclude l’articolo, con la pecca forse più grande. Il prezzo. Samsung Galaxy S8 costa (di listino) 829€. Si arriva a 929€ per la versione Plus. Manco a dirlo, entrambi i telefoni hanno già prezzi più bassi presso rivenditori autorizzati e grandi catene, ma la differenza non è ancora sufficientemente sensibile per gridare al miracolo, presumibilmente bisognerà attendere il periodo natalizio per avere uno sconto più forte.

Il concetto è sempre lo stesso: la qualità si paga, Apple insegna (e Samsung si accoda da sempre, e tutto sommato fa bene se il mercato le dà ragione). Non è il solo costo dell’hardware ma anche dei servizi annessi, dell’ingegnerizzazione, di tutto ciò che riguarda la storia del prodotto. È chiaro che, se al Galaxy S8 o S8+, ci si associa anche uno o più accessori, allora il costo può raggiungere vette preoccupanti, ma è corretto che ognuno si faccia i conti in tasca propria, cercando di trarre le conclusioni e mettendo sul piatto un risultato che lo spingerà (o meno) verso l’acquisto.

Il mio giudizio su questo smartphone è assolutamente positivo. Ha le sue pecche, ma vengono superate di gran lunga dai vantaggi e dai punti di forza, è innegabile. Samsung ha fatto davvero un ottimo lavoro.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Samsung, ho potuto tenerlo al termine del test.
Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Oggi voglio proporti un articolo già scritto, rivisto e pubblicato su IF Magazine (piattaforma di BNP Paribas Cardif), con la quale collaboro. Quella che leggerai qui di seguito è la versione originale, quella che ricalca fedelmente le mie idee e che ha un paragrafo in meno (come potrai notare), ma che -soprattutto- si rivolge a te, come se ci stessimo facendo una chiacchierata alla macchina del caffè, proprio come piace a me :-)

Ammettilo. Per un teorema matematico che non saprei spiegare o dimostrare, sei –per forze di causa maggiore– il figlio di un genitore, il nipote di uno zio o di un nonno, l’amico dell’amico del genero del suocero che per un quarto o quinto grado si avvicina alla stirpe che ha dato origine al tuo cognome o chissà cos’altro.

Sai, conoscevo tuo $parenteapiacere” (cit.) e altre amenità che possano servire a gettare le basi di un discorso, una chiacchierata, un ponte che porterà inevitabilmente alla fatidica domanda alla quale non potrai sottrarti neanche fingendo un attacco di dissenteria imprevisto: “Senti ma, tu che capisci tutto (e qui già dovresti sentire la puzza di bruciato), che smartphone mi consigli di acquistare?” (e sono stato fin troppo ottimista, perché la parola smartphone difficilmente salta fuori, ci si ferma a un più generico ed evidentemente accessibile telefonino).

Tu che sai tutto, che smartphone devo acquistare?

La risposta universale non esiste. Fai in modo che non possa uscire dalle labbra del tuo interlocutore, bloccala finché sei in tempo, cerca di zittirlo prima promettendo che porterai fuori il suo cane, gratuitamente. Si perché è un po’ come chiedere a un qualsiasi professionista del settore IT perché il computer ha “smesso di funzionare“, senza fornire nessun altro dettaglio.

Perché quindi non proviamo ad analizzare qualche caso insieme, cercando di mettere in risalto caratteristiche che non bisognerebbe mai sottovalutare? Nel grande bacino tecnologico mobile a nostra disposizione, bisogna fare attenzione a ogni singolo dettaglio, cercando di portare a casa un acquisto durevole nel tempo, che possa farti ritenere soddisfatto e non ti porti all’esasperazione a causa di lentezze o limitazioni, un prodotto che venga supportato nel tempo, che abbia magari una comunità di utilizzatori che possa tornare utile in caso di necessità, che ci possa permettere di spendere “il giusto“, anche se in realtà quel parametro può sensibilmente variare in base alla propria disponibilità economica, me ne rendo conto.

Non ci sono marchi, non ci sono modelli precisi (salvo quando diventa necessario per un confronto secco), ci sono punti chiave da identificare, posso darti una mano a farlo, basandomi su mie esperienze passate, è qualcosa che torna utile sempre per i futuri acquisti.

Quanto sei disposto a spendere?

Lo so, è una domanda venale, che probabilmente ti saresti aspettato al termine della lista. Credo che in realtà sia giusto proporla come primo punto chiave, perché è davvero inutile pensare in grande se sai già di non avere un budget medio-alto a disposizione. Ci sono alcuni smartphone con prezzi di listino troppo vicini (talvolta anche superiori) a quelli di PC portatili di fascia media. Non farti del male, davvero, è peggio che pensare di potersi permettere una dieci giorni a Miami all-inclusive e doversi poi rintanare a fare la “bella vita” a Casalpusterlengo.

Tu che sai tutto, che smartphone devo acquistare? 1

Se hai davvero necessità di cambiare smartphone, fissa un limite in base a quello che puoi spendere oggi, altrimenti metti da parte un po’ alla volta e pensa più in grande tra qualche mese. Non sempre, credimi, spendere tanto equivale ad acquistare un top di gamma infallibile, ci sono tanti bei cigni anche in un piccolo stagno che nessuno si sognerebbe di frequentare.

Da quale lato della barricata?

Con la dipartita del sistema operativo di Microsoft (in versione mobile), restano in campo i due giganti dell’eterna competizione: iOS e Android. Ancora una volta è l’esperienza personale a parlare. Sono stato utilizzatore iOS per tanti anni, un early-adopter che non smetterà mai di ringraziare l’oggettiva e innegabile genialità di un team capitanato da una grande persona che ci ha lasciato ormai qualche anno fa (ciao Steve), e che ha dato il via a una più che sana rincorsa al continuo migliorarsi, per il bene del consumatore finale. Ho due smartphone, uno personale e l’altro aziendale, rispettivamente Android e iOS.

Tu che sai tutto, che smartphone devo acquistare? 2

Ho imparato ad apprezzare tantissimo il sistema operativo di Google, ha fatto passi da gigante in pochissimo tempo, per alcuni versi credo abbia superato il sistema Apple, ma ciò che più devi tenere bene a mente, è che Apple ha creato un ecosistema accessibile a tutti, non tanto per la fascia di prezzo, quanto per la facilità nell’utilizzo. Uno smartphone basato su iOS può essere utilizzato da chiunque con il minimo sforzo, è a prova di scimmia, adatto quindi all’attempato genitore tanto quanto al ragazzo desideroso di mischiarsi alla folla. Android sa però comportarsi molto bene e, con la giusta confidenza padroneggiabile in una manciata di giorni, saprà rispondere a ogni tua esigenza.

Dimensioni

Le dimensioni contano (cit.). Ok, ora che ho tirato fuori la frase fatta senza neanche sforzarmi, in realtà posso confermarti che le dimensioni hanno un loro peso all’interno del panorama dei punti chiave che restituiscono un risultato finale. Il palmo della tua mano potrebbe essere troppo piccolo per acquistare uno smartphone con lo schermo più grande di 5 pollici, o magari no, perché potresti far parte di quel gruppo di papabili acquirenti che “sotto il phablet non è amore” (il phablet definisce quella fascia di dispositivi che non possono essere definiti smartphone, ma neanche tablet, una via di mezzo per grandezza del monitor e prestazioni). Apple è dovuta tornare sui suoi passi tempo addietro, quando nell’aria c’era quella voglia di abbandonare il 4,7″ in favore di qualcosa di più grande. I produttori di smartphone Android hanno invece vita più semplice, e lo sanno bene i clienti, che possono sbizzarrirsi all’interno di un parco dimensioni decisamente più ampio.

Tu che sai tutto, che smartphone devo acquistare? 3

Io ho avuto smartphone militanti nella fascia 4,7″-6″, probabilmente il 5,2″ è stato quello più apprezzato, a oggi ho l’accoppiata 4,7″ & 5,1″, con la quale mi trovo davvero molto bene. Ricordati che uno smartphone passa molto tempo in tasca, cerca di pensare alla sua corretta sopravvivenza, alla delicatezza che può avere un monitor in relazione a movimenti bruschi, a comportamenti non propriamente delicati (spesso accade che si finisca per sedersi “sopra” il proprio smartphone), ad azioni che possono mettere a repentaglio il portafogli, perché è difficile rinunciare a un compagno di vita che è ormai la scatola nera della nostra esistenza.

Prestazioni

Se fino a ora abbiamo parlato di budget e particolari esteriori del tuo prossimo smartphone, la ciccia vera è certamente quella costituita dal trio prestazioni, durata della batteria e quantità di memoria interna. Il mondo dei chipset non è mai cosa semplice, me ne rendo conto, ma ti assicuro che basta poco per capire che tipo di instradamento deve poter prendere il tuo ragionamento. Se per iOS e (ciò che è stato e che spero sarà in futuro) Windows Mobile la coppia processore e RAM non è mai stata un reale problema (sistemi molto ottimizzati per lavorare al meglio con una configurazione sempre identica, o quasi), per Android le cose sono diverse, e bisogna effettivamente ragionare su qualcosa che sia in grado di sopportare e supportare il susseguirsi delle tue richieste ed esigenze, rapportati alla pesantezza delle personalizzazioni operate sul sistema del robot verde di Mountain View.

Tu che sai tutto, che smartphone devo acquistare? 4

Prova a ricordarti un paio di nomi: SnapDragon e MediaTek. Si tratta di due famiglie di chipset completi (che integrano quindi le funzionalità aggiuntive di uno smartphone, come la connettività, la sicurezza, la gestione della batteria, ecc.) che propongono prestazioni più o meno alte, che si riflettono ovviamente sulla reattività dello smartphone, sulla durata della batteria, sulla qualità nell’utilizzo quotidiano del prodotto. Se per Snapdragon bisogna tenere d’occhio le serie 800 (quelle più performanti) o le 600 (ottime per il rapporto qualità-prezzo), nel campo Mediatek gli Helio P e gli Helio X la fanno da padrone (in quanto a performance), ma il giusto rapporto tra qualità e prezzo sta probabilmente nelle serie MT67 e MT65. Samsung fa eccezione e porta avanti la ricerca e lo sviluppo di un suo processore, si chiama Exynos e fornisce la linfa vitale della serie top di gamma del produttore coreano.

La scelta di un processore è spesso vincolata al produttore e alle sue valutazioni, non è possibile sceglierlo ma solo cercare quello più adatto in base alle esigenze quotidiane. Se non sei un giocatore mobile accanito non è necessario ricercare un processore performante al top della catena alimentare. Questo componente gioca un ruolo importante, ma non è l’unico asso nella manica da tenere a portata di mano.

Memoria interna

Siamo partiti con smartphone con poca memoria interna e slot microSD (per poterli espandere abbastanza facilmente) a scatole completamente sigillate, senza possibilità di espansione alcuna, senza la possibilità di accedere al vano batteria (anche quella non facilmente sostituibile), con un taglio di memoria standard e confini ben definiti entro i quali rimanere. 8, 16, 32, 64 e 128 GB in alcuni casi. Più memoria si desidera, più si paga, in maniera abbastanza sbilanciata rispetto al costo della stessa se si dovesse scegliere di acquistare una card microSD.

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Tra Dropbox, OneDrive, Google Drive e altri servizi simili si tende ormai a spostare tutto in cloud. Dalle fotografie ai documenti, senza dimenticarsi della musica. Anni fa ho avuto necessità di acquistare uno smartphone con 64 GB di memoria interna, l’avevo usata quasi tutta, cercavo di movimentare album, playlist e fotografie salvando queste ultime altrove, altrimenti “non ci si stava“. Oggi grazie a Spotify non occupo più spazio per gli Mp3, passando da Google Photos non ho bisogno di mantenere gli scatti originali in memoria, Dropbox conserva la maggior parte dei miei documenti, consultabili in qualsiasi momento e luogo.

Il taglio di memoria adatto a chi fa un uso misto del proprio smartphone è quello da 32 GB (se il produttore lo vende), altrimenti occorrerà salire di livello e andare su un 64 GB. Valuta anche il 16 GB se pensi non ti serva poi molto spazio, ma ricorda che sarebbe bene scegliere qualcosa di facilmente espandibile tramite microSD in caso di necessità. Evita come la peste i tagli da 8GB, non possono essere sufficienti per un motivo assai semplice: parte della memoria viene occupata dal sistema operativo e dai suoi aggiornamenti, è una fetta spesso importante che ti viene sottratta e che non potrai usare per ospitare applicazioni e dati personali. Occhio.

Batteria

Nulla è possibile senza di lei, e in base al proprio lavoro (o stile di vita) bisogna cercare di pretenderla il più adatta possibile. Occhio però: avere una fantastica e duratura batteria, spesso vuol dire accettare un compromesso e doversi “accontentare” di un processore più lento (mi vengono in mente alcuni esempi oggi commercializzati nella fascia Android medio-bassa), insieme (anche se in netto calo, finalmente) a una quantità di RAM non sempre sufficiente (1 GB è poco, questo non è un consiglio, è un dato di fatto). In media una batteria deve avere una buona capacità ma evitare di appesantire troppo lo smartphone, deve poter occupare uno spazio non troppo esoso (a meno di scegliere un dispositivo con un polliciaggio più alto, che consenta quindi di prendersela un po’ più comoda).

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Ci sono smartphone che ancora oggi montano batterie inferiori ai 2000 mAh, ma che grazie a un po’ di ottimizzazione riescono ad affrontare una giornata non troppo impegnativa (in consumo di risorse, ovviamente). In media si trovano più facilmente batterie intorno ai 2500 mAh o che arrivano a sfiorare i 3000 nella migliore delle ipotesi. Poi ci sono quelli che sfociano nel nucleare, che arrivano a superare abbondantemente i 3000 mAh e quasi arrivano a toccare i 5000 (si, c’è anche chi arriva a 6000 mAh, ma quella è un’altra storia).

In questo caso i top di gamma hanno sicuramente una marcia in più, ma ti assicuro che ti basterà una rapida ricerca per far saltare fuori delle piccole perle che in molti non considerano, ma che possono dare parecchie soddisfazioni, che ti mettono quindi a disposizione quel giusto rapporto tra prestazioni, memoria interna e batteria.

Una buona batteria, escludendo il mondo Apple, non deve scendere sotto ai 2500 mAh, considerando che dovrai comunque effettuare una ricarica al giorno (o anche due, nel caso in cui il tuo lavoro ti porti ben distante dal tuo ufficio, dal tuo caricabatterie lasciato lì e dalla tranquillità di poter usare più un telefono fisso che un cellulare). Se poi sei un tipo che ama giocare e perdere tempo sui Social Network beh, valuta qualcosa che offra almeno 3000 mAh o giù di lì.

Ciò che manca all’appello

Dual SIM, lettore di impronte digitale, fotocamera, ma non solo. Sono tutti dettagli da non sottovalutare ma che –secondo un mio soggettivo punto di vista– non fanno parte della lista dei punti chiave che voglio rimangano sempre ben focalizzati.

Ci sono smartphone che puntano molto sulla loro qualità fotografica, ottenuta mescolando sapientemente ottiche e ottimizzazioni software (che provano a colmare il gap che si crea rispetto a uno zoom ottico, cosa rara da trovare su uno smartphone), altri che prediligono la tecnologia applicata all’accessibilità, altri ancora che sfociano in alternative nate da un marketing estremamente fantasioso, quello che generalmente insegue la moda del momento e punta ogni riflettore sulla singola caratteristica spesso sopravvalutata (non vorrai dirmi che valuti uno smartphone dalla qualità dei selfie che sarà in grado di scattare, a meno che tu non sia un cliente molto giovane, giusto?).

Tu che sai tutto, che smartphone devo acquistare? 7

Ormai lo avrai capito. Lo smartphone perfetto e universale non esiste, esiste il dispositivo che cercherà di adattarsi al meglio alle tue esigenze, ma che tu devi essere in grado di identificare con un ragionevole margine di errore, basandoti ovviamente sul budget e sul tempo che impiegherai per acquistarlo (ricordi quello che ho detto all’inizio riguardo il mettere da parte qualche soldino in più prima della scelta finale?).

Se poi non puoi proprio resistere beh, assilla qualcuno con la fatidica domanda, mal che vada ti rimanderà a questo articolo (o da tutt’altra parte, ma quello è un altro argomento) ;-)

Ho da poco ricevuto un prodotto del quale fatico a vedere la reale necessità, ma che dovessi valutarlo come semplice gadget beh, allora non farei fatica a identificarlo come un portachiavi fuori dal normale. Si tratta dell’altoparlante bluetooth 2.1 portatile di dodocool!

dodocool Altoparlante Bluetooth 2.1 Portatile 6

Dalle dimensioni effettivamente ridotte (comunque più grande del portachiavi di cui parlavo poco fa), è un piccolo altoparlante che include un microfono e un pulsante che, oltre ad accendere l’accessorio, ti permette di lanciare quella semplice operazione di clic sul pulsante che scatta una fotografia, in pratica un telecomando portatile per il proprio smartphone.

Con un’autonomia dichiarata di 4 ore, l’altoparlante bluetooth di dodocool permette di ascoltare musica con una qualità accettabile (meglio di alcuni speaker integrati negli smartphone, ma nulla più, sia chiaro), così come mettere in vivavoce una telefonata che diventa improvvisamente più comoda e meno pesante da reggere rispetto al proprio telefono (che così può essere tenuto in tasca, per esempio). Su Android, l’accessorio viene immediatamente rilevato come estensione della tastiera, motivo per il quale non c’è bisogno di nessuna ulteriore impostazione per poter scattare fotografie quando si apre la relativa applicazione.

dodocool Altoparlante Bluetooth 2.1 Portatile 2

Con un costo alquanto accessibile, l’altoparlante dodocool ti porta via poco più di 10€ (11,99, per la precisione al centesimo), ammesso che tu ne abbia realmente bisogno, in doppia colorazione attualmente disponibile:

Il laccetto per poterlo facilmente trasportare (o allacciare alla cintura, tanto per dirne una) è incluso all’interno della confezione del prodotto, così come un piccolissimo cavo di ricarica microUSB.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da dodocool, ho potuto tenerlo al termine del test.

ThinkingQuella che ti racconto oggi è una storia che si è già svolta e conclusa. Ho già sperimentato il “metodo” in passato e torna abbastanza comodo per tracciare avvenimenti passati e spiegarli contestualmente al lettore, per permettergli di scoprire cose forse nuove e aiutarlo ad affrontare lo stesso problema nel caso in cui dovesse accadere anche a lui. Se necessario, continuerò ad aggiornare l’articolo segnalandolo opportunamente.

Dopo diversi anni di pacifica convivenza con TIM, io e Ilaria abbiamo ricevuto un messaggio poco simpatico che ci ha portato a ragionare sulla possibilità (e convenienza, nda) di passare a un diverso operatore:

Cronache di una MNP: passaggio a Fastweb (da TIM)

L’offerta di TIM che abbiamo sfruttato per anni ha sempre previsto (al mese) 400 minuti di telefonate verso tutti (fissi e cellulari del territorio nazionale), 1000 SMS e 2 GB di dati in mobilità (inizialmente in 3G, passati a 4G aggiungendo un euro al mese, poi gratuitamente). Oltre al pacchetto “base” avevamo a disposizione il servizio TIM Music (mai sfruttato, siamo abbonati a Spotify) e la possibilità di chiamarci gratuitamente a vicenda (con un limite di 10000 minuti al mese di conversazione tra di noi, mai neanche sfiorati alla lontana, e vorrei vedere il contrario). Il tutto ha avuto da subito un costo di 10€/mese (11 considerando i mesi di pagamento del 4G come obolo ulteriore, poi tornati però a 10).

Conosciamo diverse persone che, rientrate in TIM da diverso operatore, hanno ottenuto piani molto più ricchi del nostro, a un prezzo più vantaggioso, il vero tallone d’Achille dell’essere già clienti. Nonostante non ci facesse piacere, consideravamo ragionevole la cifra richiesta, e abbiamo continuato a pagarla senza (più o meno) lamentarci, almeno fino a ora. Con la novità annunciata via SMS, saremmo passati a 12€/mese 12€/28gg, ottenendo 2 GB di dati in mobilità in più, ma rimanendo fermi a 400 minuti di telefonate e 1000 SMS (che non servono a nessuno). Per questo motivo abbiamo voluto approfittare dell’offerta di Fastweb dedicata ai già clienti (abbonamento fibra di casa), Fastweb Mobile 500 (esiste anche la versione 250, che però noi abbiamo scartato): ogni mese 500 minuti di telefonate verso tutti (fissi e cellulari del territorio nazionale), chiamate tra SIM Fastweb gratuite, chiamate gratuite verso un fisso Fastweb a scelta, 500 SMS (che continuano a non servire) e 3 GB di dati in mobilità alla velocità del 4G, il tutto a un costo di 6€/mese 6€/28gg.

Update

Lorenzo mi fa giustamente notare che ho inserito (forza dell’abitudine, mea culpa) la cifra da pagare riportandola per mese, quando in realtà si tratta di fatturazione a 28 giorni, come ormai sdoganato da tutti i provider telefonici (o quasi), con quella fantomatica scusa che ciò migliori la gestione dei pagamenti o chissà cos’altro (la motivazione può variare in base a chi risponde al quesito), quando in realtà si tratta di una tredicesima per il provider, che così porta a casa un mese di pagamento in più alle stesse condizioni di prima (in pratica si tratta di un aumento e nulla più).

Ti racconto cosa è andato per le lunghe e cosa si può fare per mettere in riga le cose (solo a completamento delle operazioni).

Richiesta MNP del 1/3/17

Grazie alla cortesia delle ragazze dello store di Corso Vercelli a Milano, abbiamo aperto la richiesta di MNP per entrambe le SIM, che ora dovranno risultare intestate a mio nome (perché è a mio nome il contratto internet di casa nostra). Chiaramente, nel documento di richiesta della SIM di Ilaria, compaiono entrambe le nostre firme, la SIM di Fastweb sarà intestata direttamente a me, per l’altra invece non cambia nulla (ero già io l’intestatario).

Tutto è in ordine, firmato e pagato (20€/SIM, con traffico quindi incluso per i 3 mesi successivi all’attivazione). Dopo circa un’ora (tra attesa e servizio) possiamo tornare a casa con le nuove SIM che verranno presto attivate.

Primi movimenti (2/3/17)

Tutto tace fino a sera. Sono finalmente arrivati dei segni di vita via SMS sul mio attuale numero TIM, su quello di Ilaria c’è qualcosa in più, e non è affatto piacevole:

Contrariamente alla condizione del trasferimento di Ilaria, sul mio non arriva alcunché riguardo fallimenti di MNP o date di migrazione. Attendo e intanto mi informo riguardo i tempi di passaggio da un operatore all’altro, trovando alcune informazioni particolarmente interessanti a riguardo:

[…]

A novembre 2011, sempre l’AGCOM, ha imposto nuove regole (in vigore da marzo 2012) per le tempistiche della portabilità che dovrà avvenire entro 24 ore altrimenti il cliente potrà chiedere, in maniera non onerosa, un indennizzo non inferiore a 2,5 € per ogni giorno di ritardo (delibera n. 147/11/CIR).[4] In ogni caso l’Autorità ha esonerato l’operatore ricevente dall’obbligo di corrispondere l’indennizzo quando il ritardo è limitato a 48 ore lavorative. L’indennizzo, tuttavia, è dovuto dal terzo giorno di ritardo ed in tal caso vengono calcolati nel risarcimento anche i primi due giorni lavorativi.

fonti utilizzate:
it.wikipedia.org/wiki/Mobile_number_portability#Tempistiche_.28in_Italia.29
cellularitalia.com/comu/comu011211.php

Il problema è che 48 ore lavorative equivalgono a ben 6 giorni composti dalle classiche 24 ore, entro i quali l’operatore dovrà quindi mettersi in pari con il lavoro.

La prima data utile (3/4/17)

Nel caso di Ilaria, non ho informazione alcuna (a oggi). Nel mio caso invece qualcosa si è mosso, è arrivato un nuovo SMS da parte di Fastweb:

Cronache di una MNP: passaggio a Fastweb (da TIM) 2

Considerando che la richiesta è stata fatta la sera del primo marzo, migrare la mia SIM il giorno 7 dovrebbe far rientrare nei limiti massimi concessi la MNP richiesta, sforando di poco e nulla. Nel caso di Ilaria, teoricamente siamo già oltre il limite, a meno di un ulteriore motivo riguardo il fallimento della migrazione (“noi ci abbiamo provato, TIM ce lo ha impedito“) o qualcosa di simile. Nel frattempo, nulla si muove nella mia area clienti, apparentemente ho solo il contratto della linea fissa con i suoi dettagli, i costi e le bollette già pagate.

Le nuove SIM nell’area personale e il primo pagamento (4/3/17)

Sono comparse entrambe le SIM nell’area personale del mio contratto Fastweb, hanno ancora i numeri temporanei, quelli che ovviamente non utilizzeremo fino a MNP completata, che però hanno già scalato il primo pagamento, la prima mensilità di servizio:

Se pensi anche tu che “qualquadra non cosa” (cit.), allora siamo in due, perché credo che fatturare un servizio prima di iniziare a usarlo sia probabilmente stupido.

Prima MNP terminata (7/3/17)

La mia SIM TIM ha smesso di funzionare, me ne sono accorto al risveglio. Ho quindi inserito la nuova card all’interno del telefono, riavviato il sistema e verificato di avere rete Fastweb. Ho chiamato il mio numero da un diverso cellulare, e il mio smartphone ha cominciato a squillare, la portabilità è certamente andata a buon fine. Poco dopo sono arrivati i messaggi di configurazione automatica per rete internet e MMS, che ho installato utilizzando il codice 1234 quando richiesto a video.

Nel caso in cui tu non riceva i messaggi di configurazione automatica, puoi sempre richiederli tramite sito web di Fastweb, si fa tutto da questa pagina (ed è molto comodo): fastweb.it/myfastpage/assistenza/guide-configurazioni/smartphone/configura-internet-mobile-sim4g/?from=home-cb.

Nell’applicazione Android dedicata ai clienti Fastweb, il mio numero non compare ancora (c’è ancora quello temporaneo) e non riesco a verificare le soglie di traffico perché il riepilogo va in errore, forse devo attendere che tutto sia a regime e che il mio vero numero sia visibile, ricontrollerò domani. Nel frattempo, in serata e dopo una chiamata con l’ufficio portabilità di Fastweb, sembra che la SIM di Ilaria sia pronta alla migrazione:

Cronache di una MNP: passaggio a Fastweb (da TIM) 11

Ci siamo? (9/3/17-13/3/17)

9/3/17: Sembra che la SIM di Ilaria sia finalmente passata a Fastweb, nel frattempo ieri il mio credito (poco meno rispetto a quello che in realtà avevo su TIM) è stato migrato alla nuova SIM, non resta che attendere che lo faccia anche quello di Ilaria (anche questo entro i 3 giorni lavorativi post-migrazione della SIM, probabilmente).

13/3/17: Anche il credito di Ilaria è stato migrato, anche lui non completo (aveva circa 40€ sulla SIM TIM).

Abbiamo quindi contattato il call center di Fastweb, atteso (molto) e parlato con un’operatrice che rispondeva dall’Albania, alla quale abbiamo rivolto ogni nostra domanda. Riepilogo brevemente:

  • Avendo richiesto la portabilità in un negozio Fastweb, questo ha dato il via al primo pagamento della mensilità per entrambe le SIM, poiché i numeri provvisori sono stati prontamente attivati e potevano già effettuare del traffico. Trovo che sia stupido non essendo stata completata la MNP, ma posso capirlo. Probabilmente sarebbe il caso di informare il personale di negozio e fare in modo che possa a sua volta allineare i clienti quando si prepara la richiesta di portabilità.
  • Il credito residuo inferiore a quello che si aveva è dovuto al precedente operatore (nel nostro caso TIM) che sembra aver trattenuto una cifra calcolata sul numero di giorni che vanno dall’ultimo rinnovo al giorno in cui viene effettuata la portabilità (se nell’arco delle quattro settimane devi pagare 10€, per una settimana ti scaleranno 2,50€).
  • Il barring (cosa della quale non ho parlato fino a ora, ma che ho preteso venisse attivata) è in pratica inutile con Fastweb, poiché l’operatore non permette di abbonarsi ad alcun servizio a pagamento scalando credito dalla SIM, e questa ritengo che sia un’ottima cosa.

Un po’ di esperienza

Da quando abbiamo ottenuto indietro i nostri numeri di telefono, abbiamo messo alla prova le due nuove SIM. Quello che ho personalmente notato è una sommaria difficoltà nell’allacciarsi alla rete voce, ogni tanto anche a quella dati. Non avevo mai avuto bisogno di riavviare il mio Galaxy S6 per fargli riprendere connettività all’uscita da un cinema con la sala sotterranea, è successo per la prima volta giusto una manciata di sere fa in Duomo.

Sia chiaro, nulla di apocalittico, è solo una curiosità, una sciocchezza. Più è difficile allacciarsi in tempi rapidi alla rete TIM, più batteria si consuma. Ho notato dei piccoli surriscaldamenti dello smartphone in particolari condizioni, ovviamente a risentirne è proprio la sua durata da vivo e vegeto:

Cronache di una MNP: passaggio a Fastweb (da TIM) 14

Sono abbastanza certo che, vista la recente evoluzione del rapporto Fastweb-TIM, con la conseguente apertura su rete LTE (e non solo), ci siano ancora i presupposti per aspettarsi un buon tuning sulle caratteristiche di connessione verso la rete del monopolista per eccellenza, che rimane comunque una giusta scelta per la qualità di copertura territoriale (siamo seri, TIM prende praticamente ovunque).

Diamo quindi fiducia a Fastweb e alle sue offerte Mobile. Io e Ilaria ci abbiamo creduto e non siamo i soli due in famiglia ad aver effettuato una number portability. Non ci resta che aspettare :-)

Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Ci riproviamo? Te lo ricordi l’articolo sull’Asus Zenfone Max? Non ne era uscito proprio a testa alta, ero stato in grado di evidenziare dei pro e dei contro, è quello che succede con ogni prodotto, nel suo caso la conclusione era stata semplice: un ottimo compagno di avventure quotidiane per l’utente medio, da non acquistare assolutamente a causa del suo maledetto problema con il GPS (i commenti all’articolo sono ancora tutti lì, ogni tanto ne arriva uno nuovo, ci sono molti clienti scontenti, è evidente, e lo credo bene).

Asus Zenfone 3 Max

Il grande produttore ci riprova però, e tira fuori il suo Asus Zenfone 3 Max, basato ovviamente sul fratello maggiore (di alta gamma) Zenfone 3 (sul quale spero di mettere mano prima o poi, ehi Asus, mi leggi?). La mia intenzione? Partire da dove ci eravamo lasciati l’altra volta, mettendo in evidenza l’evoluzione di un prodotto che parte avvantaggiato dalla sua grande carica a disposizione dello stesso e di altri dispositivi che si possono eventualmente ricaricare :-)

ASUS ZenFone 3 Max (ZC520TL-4J016WW) 1

Rapidissima panoramica: ha ancora i 3 tasti principali di Android a monitor (virtuali) che rispondono con i loro tempi e che (chiaramente) verranno illuminati / messi in ombra dal sistema stesso, ha la batteria che levati, ha quello stampo tipico di Asus, nel bene e nel male. Ah si, ha Android 6.0 a bordo, fermo con il patching ad agosto dello scorso anno, giusto perché non bisogna mai avere una gioia, anche se Nougat è previsto per il primo quadrimestre di quest’anno (senza però una data specifica, pur cercando informazioni in giro).

È ancora di fascia medio-bassa?

Beh, si. Squadra che vince (?) non si cambia, ed è giusto che all’utente vengano sottoposte più scelte possibili, compresa quella che veste bene l’Asus Zenfone 3 Max. Il costo è relativamente basso (meno di 200€ su più siti web, su Amazon si parla di EUR 164,90 ).

È una cifra che in tanti sono disposti a spendere per portarsi a casa un nuovo smartphone (di poco inferiore al suo predecessore, nda), dalle caratteristiche comunque più che accettabili, si parla in ogni caso di un Quad Core (MediaTek, a differenza dello SnapDragon che montava il suo predecessore) con 3 GB di RAM e 32 GB di memoria (utilizzabile solo 24,02 però, il resto servono al sistema e alla ZenUI della società), espandibile tramite microSD (massimo 32 GB), 5 GB in cloud su Asus Web Storage (per sempre) e ulteriori 100 GB su Google Drive (per due anni!).

Assente (e meno male) quella sensazione che avevo avuto con il precedente modello e che sembrava portare un piccolo lag nell’uso di una qualsiasi applicazione durante l’aggiornamento da Play Store (ricordi? No? Poco male, lo ricordo io).

In tutto questo cala di poco l’ampiezza del display (5,2″), ma quasi non si nota (la risoluzione massima è 1280×720), Asus Zenfone 3 Max si maneggia abbastanza comodamente anche con una sola mano (e mal che vada si può sfruttare la funzione ad-hoc che puoi attivare rapidamente dal menu notifiche, che non fa altro che ridimensionare la schermata così come faresti con due applicazioni da tenere attive contemporaneamente sullo stesso monitor).

Comparto fotografico

L’accoppiata 5-13 (MegaPixel) non è cambiata, cambiano ovviamente i sensori e le tecnologie utilizzate, per cercare di migliorare il risultato finale, che poi è quello che interessa l’utente finale che deve acquistare il prodotto, che per i tecnicismi bastano già le chilometriche pagine di specifiche tecniche sul sito web del produttore o le testate ultra-specializzate che ti parleranno di come sia possibile catturare uno scatto d’autore tramite l’occhiello della porta di casa, pronto per essere esposto al museo.

Ti basti sapere che la fotocamera frontale è una 5 MP, f/2.0, e che quella posteriore è una 13 MP, f/2.2, con autofocus, flash a LED singolo (scatta fotografie con risoluzione 4128 x 3096 pixel), la stessa registra video da 1080p a 30fps. La resa è buona ma la messa a fuoco è maledettamente lenta, soprattutto in condizioni di luce scarsa. Ho provato a fare qualche scatto senza un soggetto ben preciso a fuoco, altri sono invece più ravvicinati, li ho caricati qui sul blog.

Mettiamola così: bene, non benissimo. Se vuoi scattare qualche fotografia cogliendo “l’attimo fuggente” ecco beh, l’attimo è già fuggito e tu non hai ancora aperto l’applicazione stock proposta e arricchita da Asus. L’esatto opposto? Il sensore che riconosce le impronte digitali per lo sblocco dello smartphone (o l’autenticazione integrata in diverse applicazioni). So benissimo che non c’entra nulla con il comparto fotografico, ma viene naturale citarlo in questo momento perché è la cosa più rapida che ci sia dentro questo dispositivo. Al confronto con quello montato da Samsung per il suo Galaxy S6 (il mio attuale smartphone principale, facile trovare le differenze), è un altro pianeta, lo trapianterei molto volentieri, non sbaglia un colpo anche posizionando il dito in maniera ogni volta diversa (sul Samsung invece evito di commentare).

A proposito di applicazioni

Cambiamo discorso. Sì perché –come detto nelle prime righe dell’articolo– squadra che vince (qualcuno la ritiene tale), non si cambia, per questo motivo ci si deve beccare un set di applicazioni che non mi sognerei di mettere su uno smartphone da far finire nelle mani di chissà quale tipo di cliente. D’accordo la forzatura sul launcher e UI principale (ZenUI 3.0, un salto in avanti, su questo non c’è dubbio, ma continuo a preferire altro), ma perché condire ulteriormente un sistema custom che assomiglia ben poco a quello originale di Google con giochi e (dis)utility non richieste?

ASUS ZenFone 3 Max (ZC520TL) 1

Troverai ASUS ZenUI 3.0 (già citato), ZenMotion, ASUS Splendid (che ogni volta mi ricorda la marca di caffè), Kids Mode, PhotoCollage, MiniMovie, My Asus Service, Procedura guidata, Share Link, Themes, ZenFone Care, ZenCircle e ZenTalk, escludendo ovviamente le Google Apps (e ci mancherebbe) così come il tool per prendere appunti rapidi, il Meteo (carine le animazioni nella schermata di blocco, nulla però di fondamentale) e un File Manger tutto sommato accettabile. Aggiungi alla torta due o tre giochi e la completerai (mi sono ritrovato in download Need for Speed No Limit, Rayman e SimCity, nda).

Oltre alle applicazioni spesso non desiderate, Asus Zenfone 3 Max propone a monitor i pulsanti virtuali principali di Android, in alcuni casi scomodi, ma che finalmente possono non soffrire più dei problemi dovuti al mancato controllo di quell’area da parte di applicazioni come Blue Light Filter, grazie alla funzione Night Shift integrata nel sistema (ti avevo parlato di questo argomento qui, sul blog). Certo è che con loro, la ZenUI 3.0 e la tastiera originale del prodotto, di spazio a monitor ne rimane molto poco.

Consiglio spassionato? Un diverso launcher, una tastiera molto più personale (una vale l’altra, ti devi basare sulle tue esigenze e sulle tue abitudini, per me l’accoppiata ormai standard è Nova Launcher e SwiftKey), e via che il problema è risolto da subito.

Cos’altro manca?

Beh si, il peso, importante fattore per un telefono (secondo me). Nella precedente versione era un pelo eccessivo, cosa che in questo caso è sparita. Solo 148 grammi, certo lo si sente, ma meno rispetto al passato, è una buona cosa. L’eleganza dello smartphone poi, altro aspetto nettamente migliorato, con quella cornice dal giusto spessore, la buona scelta di colori della scocca, attacco microUSB, tutto è al posto giusto.

Batteria da 4130mAh (circa giorni di utilizzo, senza esagerare con applicazioni pesanti o giochi), è un pensiero in meno rispetto alla carica quotidiana da dare al proprio smartphone abituale, si sente in ogni caso la differenza con il suo predecessore, che era capace di fare di meglio (anche se questo soffre di problemi apparentemente in fase di risoluzione da parte di Asus). Memoria espandibile o doppio alloggiamento SIM (una SIM e una scheda microSD, altrimenti due micro SIM), gestite ovviamente in contemporanea (dovrai giusto scegliere la principale per la connessione dati, ma poco male). La connettività LTE è garantita fino a un massimo di 150/50 (rispettivamente megabit in download e in upload). Ho notato però una titubanza poco piacevole nell’allacciarsi alla rete mobile, pensavo si trattasse di qualcosa legato alla SIM, poi ne ho provata un’altra e ho ottenuto il medesimo risultato.

Ma ora sa dove andare?

Te lo ricordi il problema legato al GPS? Io si, parecchio bene, te ne ho parlato a inizio articolo ed era doveroso includere una parentesi dedicata. L’Asus Zenfone Max perdeva la triangolazione con i satelliti in pochissimi secondi, e non era in grado di trovare la via di casa anche per parecchio tempo (non parlo di minuti, ma di ore). Ti abbandonava in piena città a Milano, nelle sue tangenziali, persino in A1 (messo alla prova in uno dei svariati viaggi verso la Romagna) dove nulla poteva realmente impedirgli di triangolare in maniera corretta.

ASUS ZenFone 3 Max (ZC520TL) 7

Asus Zenfone 3 Max corregge il problema, ma senza troppa fretta. Sarà colpa della rete dati (utilizzo una SIM dell’operatore virtuale Ringo Mobile, che sto mettendo alla prova), sarà colpa della congiunzione astrale con Marte e Saturno, sarà che a una certa ora lo smartphone vorrebbe smettere di lavorare e andare a riposare, ma la velocità di aggancio dei satelliti non è proprio così rapida come con altri competitor. Google Maps ti poterà a destinazione (messo alla prova, scongiurando la possibilità che l’errore fosse ancora presente in questo nuovo modello) ma dovrai avere la pazienza di attendere un attimo fermo in attesa della giusta indicazione in avvio, oppure puoi metterti in marcia se conosci almeno il primo tratto di strada da affrontare.

In conclusione

Quindi in conclusione cosa potrei dire? Che dagli errori si impara e si tende a correggere, questo è certo (ma non è mai scontato). Siamo sulla buona strada ma ancora non è quella definitiva e perfetta, sono nati nuovi problemi al posto dei vecchi ma sono (per certi versi) più sopportabili. Il costo del dispositivo è quello giusto, ci si porta a casa un buon prodotto, adatto a molti possibili utilizzatori.

Il telefono è già pronto a tornare all’ovile, ma se posso rispondere a qualche tua domanda beh, lascia pure il tuo commento e cercherò di fare del mio meglio. Nel frattempo ringrazio ancora una volta Asus per la collaborazione sempre graditissima, sperando –davvero– di poter mettere le mani su qualche loro giocattolo di alta fascia, prima o poi :-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Asus, tornato all'ovile.