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Prima di parlare di SRS-XB10, buongiorno e bentrovato. Nonostante qui tutte le attività lavorative siano ripartite già da una settimana, molti lettori (e forse anche tu) sono appena tornati davanti alla scrivania e al monitor, spero che le tue feste siano andate bene :-)

Se ti sei perso il vero protagonista della settimana da poco terminata (che protagonista lo rimarrà per molto altro tempo ancora, sfortunatamente), ti consiglio di dare un’occhiata a questo articolo.

Ma ora bando alle ciance. Ti avevo parlato del Sony SRS-X11 più di due anni fa, è stato per me compagno fedele di lavori di ristrutturazione mentre la nostra nuova casa prendeva forma, l’ho adorato perché ha sempre fatto il suo lavoro e ha accompagnato sottoscritto e operai in mezzo alla polvere e alla vernice, e funziona tutt’oggi anche se meno utilizzato (è nel garage di casa, dove ogni tanto lavoro e ascolto un po’ di buona musica). Sony mi ha ha permesso di mettere mano su un SRS-XB10, che a vederlo è un po’ quel “vecchio” cubo rivisitato, con un aspetto estetico meno spigoloso e la solita buona profondità di suono che contraddistingue il costruttore giapponese.

Sony SRS-XB10 è il degno erede dell'adorato Sony SRS-X11?

Speaker full-range mono da 46 mm racchiuso in un diametro da circa 7,5 cm e un’altezza inferiore ai 10 cm (9,1 secondo quanto dichiarato nelle specifiche tecniche), SRS-XB10 fa parte della linea Extra Bass di Sony che –ormai dovresti saperlo– va a stuzzicare quel piccolo essere tamarro che vive ancora nel mio corpo dopo circa 30 anni di esistenza. Il prodotto pesa (giusto per non allontanarci troppo dal suo predecessore) circa 260 grammi, assolutamente trasportabili in qualsiasi occasione e modo.

Ovviamente la connettività è quella alla quale ci ha abituati Sony, il pacchetto è il solito “completo” che comprende quindi NFC, Bluetooth e AUX (quest’ultimo stavolta nascosto alla vista, capirai tra breve perché), con pulsanti dal gradevole feed al tatto, che affondano leggermente prima di poter portare a termine il loro lavoro.

Ancora una volta ritroviamo la possibilità di utilizzare il dispositivo come vivavoce per lo smartphone (anche se in tal senso, continuo a sostenere che questa funzione non fa il suo dovere in maniera corretta, costringendo a spostare la telefonata sullo speaker e microfono del telefono). Presente all’appello anche l’accoppiamento con un altro speaker bluetooth della stessa serie, per ottenere un suono “stereo” e di maggiore impatto all’interno dello stesso ambiente.

La nota nuova di SRS-XB10 consiste invece nell’impermeabilità del prodotto, certificato IPX5, resistente quindi all’acqua ma non in grado di immergersi o galleggiare come succede per il Wonderboom di UE, motivo per il quale l’attacco AUX (IN) è ben protetto e “nascosto” insieme al microUSB e al foro di reset, sotto un tappo molto ben compresso, messo lì a lato dei controlli.

Riporto, per completezza:

IPX5 (grado di protezione contro spruzzi d’acqua): il sistema è stato testato e mantiene la propria funzionalità anche se esposto a spruzzi d’acqua da qualsiasi direzione utilizzando una bocchetta dal diametro interno di 6,3 mm in una quantità di circa 12,5 litri d’acqua al minuto per una durata di oltre 3 minuti da una distanza di circa 3 metri. Liquidi a cui si applicano le specifiche di prestazioni waterproof: acqua dolce, acqua di rubinetto, sudore. Le specifiche non si applicano a liquidi diversi da quelli elencati (acqua contenente detersivo, acqua di piscina, acqua di mare, ecc.).

La durata della batteria di SRS-XB10 viene stimata in circa 16 ore di autonomia, che possono variare (non mi stancherò mai di dirlo) in base al volume mantenuto e alle condizioni di utilizzo del prodotto (come la distanza dalla sua sorgente bluetooth, per esempio, o la temperatura dell’ambiente), ore oltre le quali dovrai tirare fuori il cavo (fornito nella scatola del prodotto) e collegarlo a una sorgente elettrica (il caricabatterie del tuo smartphone, oppure una porta USB del tuo PC, perché l’attacco a muro non è fornito).

Passa alla cassa

Paragrafo di conclusione che negli anni non può che riproporsi in questo tipo di articoli. Sony SRS-XB10 ha un prezzo di listino di 60€ secondo il sito web del produttore, ma puoi facilmente trovare sconti sul prodotto pari o superiori ai 20€. In questo momento di stesura dell’articolo, su Amazon si trova facilmente a 35€, ti propongo qui di seguito i link diretti per l’acquisto (e aggiungo 3 tipi di custodie per trasportare lo speaker facilmente, proteggendolo):

Il prodotto è bello esteticamente, costruito bene (a questo Sony ci ha ormai abituato, inutile negarlo), con un suono certamente gradevole e potente quanto basta (considerando dimensioni e capacità tecniche), adatto alle stanze di casa propria oppure la scrivania in ufficio (per diffondere buona musica e allietare anche i colleghi di lavoro, perché no), valido anche per seguirti altrove, magari in bicicletta durante una buona pedalata al parco. Il prezzo, passando da fornitore terzo, è parecchio interessante (ci sono competitor molto meno blasonati che arrivano a inserire prodotti di mercato intorno ai 20/25€, facci caso e tieni conto della differenza).

Quindi, giusto per concludere rispondendo alla domanda posta nel titolo dell’articolo beh, la risposta è no, e non certo per una mera questione tecnica (quella la passa con la promozione e buoni voti), ma per la questione affetto e nulla più! ;-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Sony, ho potuto tenerlo al termine del test.
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Oggi voglio proporti un articolo già scritto, rivisto e pubblicato su IF Magazine (piattaforma di BNP Paribas Cardif), con la quale collaboro. Quella che leggerai qui di seguito è la versione originale, quella che ricalca fedelmente le mie idee, senza tagli, ma che -soprattutto- si rivolge a te, come se ci stessimo facendo una chiacchierata alla macchina del caffè, proprio come piace a me :-)

Il tuo corpo è unico, o per lo meno è raro trovare in giro quella combinazione di tratti somatici, voce e impronte che, messi insieme, restituiscono un risultato che possa essere confuso anche dall’occhio più attento.

Dapprima il PIN (storico, sempre esistito anche sulle prime carte SIM degli anni ’90), poi le password più complesse, e così le combinazioni, le impronte, la voce, il volto e molto altro ancora. Un solo scopo: sbloccare nel minor tempo possibile l’accesso lecito al nostro smartphone, lasciando fuori le persone indesiderate.

Dal fingerprint al riconoscimento facciale, com’è cambiata la nostra interazione con i device tecnologici?

Torna indietro un attimo

Contrariamente agli anni ’90 e i primi Motorola approdati qui da noi, sui quali le schede del monopolista italiano cercavano di non farsi infastidire poi troppo da un nuovo competitor rappresentato da una splendida modella australiana (te lo ricordi, vero? Gli anni passano anche per te, fattene una ragione), il trascorrere del tempo ha cominciato a far sentire la crescente necessità di proteggere quei contenuti sensibili che oggi, su smartphone ben più evoluti, costituiscono buona parte della nostra base dati, conoscenze, appuntamenti, quotidianità.

Il PIN della SIM (quest’ultima costituiva l’unico spazio di memoria occupabile, te lo ricordo) era assolutamente sufficiente a tenere lontano coloro che non dovevano poter accedere alla nostra rubrica e a quei primi “short message” (SMS); bastava semplicemente riavviare il telefono per attivare la protezione. La prima vera evoluzione porta il nome di Nokia, pioniere e autorità in un campo dove oggi viene ricordato più per quanto fatto in passato, che per quanto in cantiere in ottica contemporanea e futura.

iPhone, seguito poi a ruota da Android, costituisce l’ulteriore passo in avanti, stavolta gigantesco, che impone la fine della memoria disponibile nella carta SIM. Quello che può essere volgarmente chiamato ferro è in realtà qualcosa che è possibile cambiare in qualsiasi momento, perché il proprio numero di telefono segue la scheda SIM (non necessariamente la stessa di 10 anni fa, tanto per aggiungere carne al fuoco), e tutto ciò che costituisce il nostro mondo digitale trova spazio su programmi installati nel PC, quelli che ti hanno permesso di fare backup anni prima dell’avvento del Cloud.

E quindi?

E quindi oggi tutto ciò che ti rappresenta trova spazio –prima di tutto– nel tuo smartphone. La tua mail, i tuoi contatti, i tuoi ricordi. Proteggere questi dati diventa fondamentale e sono quindi nate nuove tecniche che provano a impedire accessi non autorizzati ai nostri quotidiani compagni di viaggio (tendo ormai a considerare così smartphone, tablet, PC).

Dico “provano” perché ogni medaglia ha una seconda faccia, e ogni tecnologia nasce insicura per definizione, o per lo meno ci sarà sempre qualcuno che farà di tutto per aggirare l’ostacolo, legalmente o meno.

Affidiamo tutto ai metodi di sblocco dei nostri gadget, un PIN numerico o una combinazione alfanumerica più complessa, una sequenza di trascinamento, un’impronta digitale, un volto, un occhio, la voce. Ognuno di questi ha potenzialmente una falla, spesso causata da noi utilizzatori. Perché se è vero che un’impronta digitale è di più difficile riproduzione, sembra lo sia molto meno una fotografia che inganna un controllo approssimativo del volto, o magari una lente a contatto che va a sorpassare il controllo dell’iride, una voce registrata il microfono. Il PIN, possibilmente complesso da indovinare ma facile per te da ricordare, continua a rimanere la tecnica di protezione migliore, quella spiaggia che –tanto per voler andare “off topic”– in America nessuno ti potrà chiedere di inserire per sbloccare forzatamente il tuo smartphone (contrariamente invece all’impronta digitale o all’iride) :-)

In attesa quindi che un futuro prossimo ci permetta di utilizzare il cuore per sbloccare il nostro dispositivo (sto parlando di questa notizia relativamente nuova), e con la speranza che questo sia il più sicuro dei metodi, non ti resta che scegliere un codice di sblocco alfanumerico complesso, non mettendoti in scacco da solo, ovvero:

  • il codice deve essere sì complesso, ma ricorda che dovrai utilizzarlo ogni volta che avrai bisogno del tuo dispositivo, non esagerare, potresti arrivare facilmente all’esaurimento nervoso e tirarlo dalla finestra;
  • evita di utilizzare dati che è possibile scoprire con estrema facilità nell’era di Facebook e dell’homo social, la tua data di nascita (così come quella di tua moglie o di tuo figlio) è da evitare come il maglione d’estate in spiaggia, giusto per rendere l’idea, e la stessa cosa vale per numeri di telefono, civici di casa o targhe automobilistiche, e per qualsiasi altro dato così alla portata di chiunque;
  • ti devi basare sul principio universale secondo il quale una password robusta è qualcosa di molto distante dall’associazione randomica di lettere e numeri che non hanno connessione alcuna. Te la faccio semplice: “Il cavallo bianco di Napoleone” è più sicura che “Eq2187.!_saju%$” (per i feticisti: 122 bits contro 91, eppure la prima è decisamente più semplice da ricordare);
  • l’impronta è e resta una buonissima alternativa in terra nostrana, perché è immediata e trova il suo backup nel codice di cui sopra;

Tutto chiaro?

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Motorola Moto Z2 Play

Gioxx  —  31/10/2017 — 4 Comments
Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Dominato da un’esperienza pura basata su Android Stock (7.1.1), e contenente giusto un paio di riferimenti all’azienda del gruppo Lenovo, per nulla invasivi (quasi non te ne accorgi, giuro), il Moto Z2 Play è davvero un bello smartphone, con una grande agilità e buone performance ma, contrariamente alle storie a lieto fine, con un grande tallone d’Achille molto di moda negli ultimi tempi: il prezzo di listino.

Motorola Moto Z2 Play 1

 

Motorola Moto Z2 Play

Pratico, con un buon display (da 5,5 pollici, AMOLED con risoluzione in Full HD), bello da vedere nonostante quella sua pendenza posteriore (da poggiato) un po’ forzata, dovuto al comparto fotografico sporgente. Un grip che convince, anche se montando la Moto Style Shell, cover magnetica che permette anche la carica a induzione, questo dissuade prediligendo molto più l’eleganza, ti sembrerà sfuggente soprattutto quando tenterai l’utilizzo con una sola mano, poco semplice in diverse occasioni. Che fare? Niente Moto Style Shell, pollice capovolto.

Il Motorola Moto Z2 Play è uno smartphone che si presenta al mercato con poche pretese, ma che ha molto da offrire all’utilizzatore medio (fascia nella quale lotta con i competitor, decisamente ad armi pari). Non un rallentamento, non un’esitazione, talvolta è fin troppo reattivo (capirai in seguito di cosa sto parlando), il touch è di buona fattura e segue sufficientemente bene le richieste, il fingerprint reader è rapido e sblocca immediatamente l’accesso ai tuoi dati, e torna ancora più comodo quando con una pressione un po’ più prolungata puoi bloccare il telefono, evitando così di dover utilizzare il pulsante laterale destro di accensione. Peso e materiali nella norma, faticherai a sentirlo in tasca e anche in mano, ma non ti preoccupare, non è una piuma, è ben resistente, anche agli schizzi, nonostante manchi la certificazione IP più alta (ti ripropongo il testo riportato nel sito web di Motorola: l’avanzata tecnologia di nano-rivestimento crea una barriera idrorepellente per proteggere il telefono da un’esposizione moderata all’acqua, come spruzzi o pioggia leggera. Non è concepita per l’immersione del telefono in acqua o l’esposizione ad acqua pressurizzata o altri liquidi. Non impermeabile.).

Sotto al cofano

Android 7.1.1 (come già anticipato a inizio articolo) con patch di settembre 2017 (a ora che sto scrivendo l’articolo), tenuto quindi costantemente aggiornato in maniera molto regolare. CPU Snapdragon 626 con GPU Adreno 506, 4 i GB di RAM (nello smartphone da me testato, ma esiste anche il modello con 3 GB) e 64 quelli di memoria integrata a tua totale disposizione (anche in questo caso esiste il modello con 32 GB), con possibilità di espansione –micidiale, direi– fino a 2 TB (che ancora non esistono, tra l’altro, ma questo è un altro argomento).

Se c’è una cosa che mi è molto piaciuta di questo dispositivo, è la possibilità di montare due SIM e una microSD contemporaneamente, cosa affatto scontata su molti altri smartphone della stessa fascia, che solitamente prediligono la formula 1+1 (doppia SIM, oppure una SIM e una scheda microSD per espandere la memoria massima a disposizione di applicazioni e contenuti personali), punto decisamente a favore di Motorola.

Il processore, così come succede già per il più recente Snapdragon 630, fa parte di quelli che scalda poco e lavora tanto, un plus che incide ovviamente anche sulla vita della batteria, 3000 mAh che ti permettono certamente di arrivare a fine giornata in tranquillità, e che possono essere rapidamente riportati a carica completa utilizzando la tecnologia TurboPower di Motorola. Il connettore scelto, a tal proposito, è di tipo USB-C.

Multimedia

Connettività GSM, GPRS, EDGE, UMTS, HSPA+ e 4G LTE (4G+ presente all’appello), WiFi 802.11 a/b/g/n 2,4 GHz e 5 GHz parecchio migliore rispetto a quell’Asus da poco provato e recensitoe che mi aveva lasciato alquanto perplesso-, soprattutto considerando che ci troviamo nella stessa fascia prezzo (il Moto Z2 Play aggancia immediatamente la rete 5 GHz e non la molla più, se non costretto).

Motorola Moto Z2 Play 11

Connettività in fibra 100/50 FTTH Fastweb, mentre Ilaria gironzola per casa con il mio iPad e Netflix in uso, il NAS è connesso, io navigo, ecc.ecc.

Bluetooth in versione 4.2 LE + EDR che non mostra alcun segno di pazzia nei confronti della mia autoradio, permettendomi il pieno controllo di Spotify dai comandi al volante, e mostrando a video titoli, avanzamento e informazioni aggiuntive del brano (grazie Signore, grazie!).

Buono e senza troppi fronzoli il bilanciamento dell’audio, anche in cuffia (sì, c’è il jack audio tradizionale). Per ascoltare una traccia (o guardarsi un video) senza l’ausilio di accessori, ti basterà tenere in landscape lo smartphone e approfittare del suo speaker frontale (la capsula dell’altoparlante in conversazione, nda), affatto potente e che si perde troppo facilmente nel rumore di fondo del fuori ufficio o casa, appena sufficiente per un utilizzo senza pretese one-shot, ma posso capire che non è su questo che punta Motorola (esistono Mods ad-hoc, ne parliamo tra poco). C’è anche la radio FM per i veri nostalgici.

Nessun LED per segnalare alcunché, c’è e ti deve bastare il display con possibilità di Always On di Motorola, di cui però ti voglio parlare meglio nel successivo paragrafo.

L’accoppiata fotocamera posteriore e anteriore è composta rispettivamente da una 12 e 5 MPixel, con un obiettivo grandangolare sulla parte anteriore così da permetterti di fare “veri felfi da competizione” (sai quanto io li odi, sorvoliamo quindi), buone le focali e le aperture, migliori rispetto al passato, con un occhio di riguardo anche alla parte video (480p -30fps- 720p -120fps- 1080p -60fps- e 4K -30fps-) che se la cava bene anche in condizioni di luce scarsa (ho detto bene, occhio). Al solito, ti propongo qualche esempio, volutamente scattato in diverse condizioni, con e senza flash (doppio sia dietro che davanti, nda), cercando di lasciare quanto di più automatico ci possa essere nel software della fotocamera:

Messa a fuoco e reattività sono di buon livello, forse un po’ meno il risultato finale, non ho riscontrato grandi difficoltà nello scatto rapido.

Per dovere di cronaca e stesso metro di giudizio per tutti, anche Moto Z2 Play soffre del problema relativo all’utilizzo durante l’attività sportiva, con la solita fascia da braccio, che riduce a zero il livello della qualità di sblocco rapido (da lettore impronte centrale) impedendo al monitor di accendersi e richiedere il PIN, costringendo quindi all’uso del pulsante di accensione laterale, facile da colpire insieme a quelli del volume. Peccato.

Software e usabilità

Cosa vuoi che ti dica: a me utilizzare un Android pressoché nudo e crudo piace. Ci sono scuole di pensiero e faide che potrebbero prendersi a palle di neve per secoli interi (no, non sto pensando a te Alberto, o forse sì?), eppure le cose sono chiare come quando le vedi alla luce del sole. L’esperienza voluta e sviluppata da Google è lineare, senza intoppi, pecca di qualche mancanza ma è dovuta al fatto che qualcun altro l’ha pensata, sviluppata e integrata proponendola poi come fosse qualcosa di standard e dovuto su ogni modello, e invece no.

Motorola Moto Z2 Play 31

Android 7.1.1 su Motorola Moto Z2 Play è come mamma l’ha fatto, con le sue icone, il suo Launcher predefinito (che funziona alla grande, lasciamelo dire), ti ci abitui subito, e quasi sopporti anche la tastiera di Google dopo anni di utilizzo di SwiftKey (e guai a chi la tocca). Certo qualche voce dedicata specificatamente al mondo Motorola c’è, ma è un di più del quale puoi anche fare a meno, se vuoi. Manca la modalità notturna per la rimozione della luce blu, ma ho aggirato l’ostacolo andando a togliere la polvere da un’applicazione che avevo ormai buttato nel dimenticatoio, Blue Light Filter – Night Mode:

Se proprio devo evidenziare un paio di difetti del Laucher, potrei citare l’impossibilità di stabilire quale delle pagine create è la mia home, così da tornarci sopra rapidamente con una pressione del tasto centrale (cosa che non accade, chiaramente, perché vieni riportato a quella che è la home di fabbrica, generalmente la pagina 1, considerando Google Home come la 0), o magari l’ansia da prestazione del Moto Display Always On, reattivo anche solo con un respiro o uno sguardo che cade per sbaglio nei pressi dello smartphone, fortunatamente disattivabile da Moto, l’applicazione “centro di controllo” creata ad-hoc per questi smartphone. La stessa torna utile quando si vogliono anche sfruttare delle gesture che ho personalmente sempre apprezzato nei telefoni di questo produttore, come la torcia attivabile con un colpo “doppio martello“:

Niente da dire sul reparto batteria, i consumi sono in linea con ciò che mi aspettavo, i 3000 mAh sembrano essere sufficienti per affrontare una normale giornata di lavoro, e non si lamentano neanche quando si fa uno strappo alla regola, qualcosa di diverso rispetto alla quotidianità. Tutto torna anche nel fine settimana, quando tendo ad abbandonare più facilmente lo smartphone, a tutto vantaggio di una carica che viene così mantenuta più a lungo:

Assente un’applicazione per la manutenzione e il tuning di applicazioni e consumi, ed è assolutamente normale considerando che si tratta di una ROM tenuta all’osso e quanto più vicina all’esperienza pura stabilita da Google (e io apprezzo, sia chiaro).

Moto Mods

Console da gioco portatile, macchina fotografica o speaker audio, poco importa. Il mondo Moto Mods propone modifiche che possono migliorare le caratteristiche del proprio smartphone, in base alle esigenze di ogni cliente. Oltre alla Moto Style Shell, di cui ti ho parlato a inizio articolo, esistono diverse altre Mods che potrai scegliere e acquistare.

Ho ricevuto il JBL SoundBoost 2, speaker stereo dalle dimensioni piuttosto ridotte che consente anche di appoggiare in landscape lo smartphone (ha un piccolo supporto che gli farà da piedistallo):

Motorola Moto Z2 Play 22

Ciò ti permetterà di goderti un buon video, un episodio della serie televisiva che stai seguendo, o più semplicemente di ascoltare la musica offrendola anche ai tuoi vicini (ammesso che siano d’accordo!). Il suono non è male, ma non mi convince appieno, probabilmente chiedo troppo e mi rendo conto che un’equalizzazione –anche tramite l’applicazione dedicata– sarebbe preferibile se gestita manualmente, e non solo secondo profili prestabiliti.

Questo accessorio integra una batteria da 1000 mAh, la possibilità di una ricarica dedicata (ha un attacco Micro-USB) e il supporto vivavoce. Il costo? Non è ancora chiaro, e spesso viene venduto in bundle con lo smartphone, ma considera che la sua prima versione si trova in giro a poco meno di 90€. Nello shop di AT&T lo si vende a 79$ (grosso modo 67€ al cambio attuale, quando sto scrivendo questo articolo).

In conclusione

Un hang temporaneo della rete voce e dati che mi ha costretto a disattivare e riattivare la SIM principale all’uscita da una galleria, una ricezione che nonostante venga data per buona (4G o H+) si dimostra poi non troppo performante in ambienti chiusi (ma non certo blindati) e piccoli altri problemi che ho incontrato sporadicamente, nel corso dell’utilizzo quotidiano, avvenimenti che comunque non cambiano di molto le sorti di un giudizio complessivo più che sufficiente per ciò che riguarda il bilanciamento della componentistica hardware e l’esperienza di utilizzo del software e delle sue funzionalità.

Motorola Moto Z2 Play è un buon terminale che perde però di appeal quando si va a leggere la classica cella in basso a destra nella fattura, quella relativa al totale da pagare, perché -a oggi- 499€ sono davvero troppi per uno smartphone di fascia media. Il prezzo che è possibile trovare su store alternativi inizia a diventare appetibile quando gravita intorno ai 400€ o ancora meno, probabilmente il momento migliore per agire è quello relativo al periodo natalizio, durante il quale potrebbero saltare fuori delle vantaggiose offerte, intervallo di tempo propizio per cambiare il proprio compagno quotidiano di lavoro.

Ora formatto tutto e re-impacchetto, è arrivato il momento di tornare a casa base. Al solito, l’area commenti è a tua totale disposizione per qualsiasi dubbio in merito al test e al prodotto :-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Motorola, tornato all'ovile al termine dei miei test.
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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

È tempo di tirare qualche somma, tempo che, dopo la presentazione ufficiale del 21 settembre scorso a Roma, anche questo nuovo ZenFone 4 possa trovare il suo spazio tra le recensioni di casa mia. Preparato e portato con me al posto del Galaxy S8, ho messo quotidianamente alla prova ogni suo dettaglio, ZenUI di nuova generazione compresa, con conseguente sistema più pulito e personalizzato rispetto al passato.

ASUS ZenFone 4 (ZE554KL)

Prima di partire, un doveroso ringraziamento: Asus ha organizzato uno splendido evento nella città eterna, prendendosi cura di centinaia di giornalisti, blogger e appassionati di settore che hanno potuto mettere sin da subito le mani sui nuovi dispositivi, intervistare chi quei prodotti li ha pensati e realizzati, godere di una serata esclusiva e fantastica, che ci ha un po’ riportato ai tempi della gita delle scuole medie. Questo è il mio pubblico ringraziamento per voi tutti, è stato bello poterci essere.

Ora, superata la fase “You Are Awesome“, si torna con i piedi per terra e si tira fuori il solito schema d’analisi basato sull’articolo pubblicato su questi lidi, cercando di buttare giù una panoramica quanto più completa possibile. Ti racconto la mia esperienza con Asus ZenFone 4.

Asus ZenFone 4

Il nuovo ZenFone 4 di Asus nasce e adotta uno slogan chiaro sin da subito: We Love Photo. Doppia fotocamera (con posizionamento posteriore o anteriore in base al prodotto) per ogni modello di questa nuova serie che conta 6 diversi dispositivi, considerando anche le varianti Pro, e tenendo fuori il “Live”. Un segnale molto chiaro, una caratteristica che evidentemente lo contraddistingue dagli altri competitor all’interno delle diverse fasce, certo tenendo da parte per il momento quello che è il Pro puro in range “Top“, che non tutti possono chiaramente permettersi (e anche io ricado facilmente in quel gruppo) visto il prezzo di lancio scelto.

In generale, credo che la fascia prezzi di ZenFone 4 –rinnovata anch’essa per l’occasione-, abbia preso le distanze con il passato, andando a seguire quella massa che sta dettando sempre più delle cifre di partenza ben lontane da quelle che ci si aspetterebbe (valutandole in base al prodotto che si ottiene), e forse è proprio questo il tallone d’Achille dell’intera nuova serie ZenFone. Questo risponde già al primo punto della mia lista, così da smorzare da subito ogni possibile entusiasmo. Per avvicinarti alla serie quattro, dovrai mettere mano al portafogli e spendere almeno 230€ per approdare sul modello Max, in fascia medio-bassa (qui trovi tutti i codici telefono, tradotti per noi comuni mortali).

Sostanza sotto al cofano

Android 7.1.1 con promessa di aggiornamento in tempi relativamente rapidi a Oreo (8). Patch aggiornate (a ora che scrivo l’articolo) al primo agosto 2017. ZenUI 4.0 che volta le spalle al passato e finalmente ascolta la voce degli utilizzatori, mia compresa, che chiedevano da tempo qualcosa di più leggero, utilizzabile, reattivo, privo di quella quantità di bloatware davvero troppo imbarazzante.

Nel mio specifico caso (si parla di ZenFone 4 ZE554KL) un display IPS da 5,5″, con un peso complessivo di soli 165 grammi, maneggiandolo ti sembrerà davvero leggerissimo, troppo grande però da utilizzare con una sola mano, e per certi versi scivoloso perché probabilmente pensato per un grip posteriore non tale da farti dormire sonni tranquilli, caratteristica che avrebbe tolto punti alla sua bellezza ed eleganza quando lo si osserva.

Immediato l’acquisto di una buona cover che non ne sacrifichi le dimensioni ridotte e una pellicola in vetro per sentirsi un pelo più tranquilli, anche se si dovrà rinunciare a quel bellissimo effetto cometa posteriore. Il processore è uno Snapdragon 630 (64 bit) con una GPU Adreno 508. Detta in soldoni, un processore che scalda molto poco, che consuma molto poco, ma che fornisce buoni risultati nell’utilizzo quotidiano, e ricorda che io tengo sempre fuori il discorso del mobile gaming

4 i GB di RAM a disposizione (non pochi, oggi potrebbero essere definiti il giusto, bilanciati per accontentare pressoché ogni esigenza), 64 i GB di memoria integrata messi a disposizione, espandibili a 256 GB utilizzando una microSD da inserire nello slot dedicato alla seconda SIM.

Al solito, Asus offre gratuitamente ulteriori 100 GB di spazio nel Cloud di Google per un anno, da aggiungere al proprio account (già nella prima fase di setup dello smartphone).

Multimedia

Parliamo subito della connettività, così possiamo passare all’argomento chiave dell’introduzione. WLAN 802.11 a/b/g/n/ac che però in casa si allaccia autonomamente alla rete WiFi 2.4 GHz anziché alla 5, senza possibilità di modifica, cosa che ovviamente non gli permette di sfruttare completamente la potenza di fuoco della fibra ottica, senza alcun senso. Bene, ma non benissimo.

Bluetooth 5.0, che fa certamente bella figura nelle specifiche tecniche della scheda prodotto pubblicamente disponibile, meno però quando si tratta di utilizzarlo nella quotidianità. Non completamente compatibile con le vecchie versioni del protocollo, lo smartphone non può essere pilotato in modalità di bluetooth audio, non permette quindi di cambiare traccia dai classici comandi al volante, e non passa le informazioni della traccia all’autoradio, bentornati negli anni dell’AUX attaccata all’iPod. Bocciato con grave disonore (io abuso di Spotify in macchina, e utilizzare Ok Google per cambiare una traccia è alquanto triste).

Reparto audio per chi non si accontenta, almeno sulla carta. Doppio speaker, considerando anche quello frontale alto, con uscita audio Hi-Res 192kHz/24-bit e tecnologia DTS Headphone:X™ 7.1, per simulare un sorround (virtuale) in cuffia. Doppio anche il microfono, che in entrambi i casi sfrutta la tecnologia NoiseZero di Asus per pulire la comunicazione ed evitare che questa venga disturbata dal rumore di fondo che ci circonda. Piccoli problemi di compatibilità ancora una volta con Spotify (che sfrutta solo lo speaker basso) e un equalizzazione che in bluetooth audio (tanto per continuare a girare il coltello nella piaga) lascia parecchio a desiderare. Rimandato a settembre, con debito da recuperare.

Software e usabilità

Tu, che forse mi conosci già da qualche tempo e che più o meno sai cosa utilizzo per sfruttare al meglio Android, dovresti anche sapere quanti io odi utilizzare un launcher che non sia Nova, vero? Ok, ciò detto, ho messo alla prova questa nuova versione di ZenUI, che prometteva grandi novità, snellendo di parecchio l’esperienza utente -ormai disperato- alle prese con il software di Asus.

Lui, contrariamente a molte altre cose di questo Asus ZenFone 4, è promosso, seppur non a pieni voti. Nato con ben poche applicazioni “necessariamente a bordo” (dai un’occhiata alla scheda del telefono sul sito di Asus e fai scroll verso il basso, così da capire cosa c’è a bordo di ZenUI 4.0), si fa apprezzare per rapidità nella risposta ma non certo per alcune scelte stilistiche riguardo le gesture che hai a disposizione.

I tasti retroilluminati finalmente ci sono, quasi non ci credevo, e per poco non mi sono commosso. Per poco eh, perché in realtà sei tu che devi specificare nelle impostazioni che questi dovranno rimanere accesi durante l’utilizzo, a dimostrazione che evidentemente in Asus faticano ancora a credere che questa opzione serva a qualcosa, magari non utilizzano il loro ZenFone di notte :-)

Giusta invece l’intensità e l’insistenza del led integrato per le notifiche (che può essere anche tenuto sempre spento, se vuoi), secondo me più comodo rispetto al passato, mai troppo invasivo, soprattutto nelle ore da dedicare al sonno.

Il sensore di lettura delle impronte, virtuale ma delineato nel vetro del telefono, è molto veloce e parecchio affidabile, riconoscendo pressoché immediatamente l’impronta (o le impronte) registrata, e sbloccando così lo smartphone, decisamente meno schizzinoso di molti altri suoi competitor attualmente sul mercato. Per portare però a patta i due piatti della stessa bilancia, il punto a sfavore riguarda il medesimo pulsante centrale, che non sveglia lo smartphone quando questo viene inserito nella più classica delle fasce da braccio (in palestra, o fuori per strada), rendendo decisamente più seccante e difficile il passaggio, che serve a dare un’occhiata rapida all’orario o alle notifiche, ti servirà arrivare alla pressione del tasto di accensione laterale. NCS: Non Ci Siamo.

Stessa sorte (NCS, intendo) per il Dialer di Asus, rimasto lo stesso rispetto al passato, se non addirittura peggiorato. Ricerca a tutto tondo (anche di dati che nulla c’entrano con i numeri in rubrica) e nessun tipo di raggruppamento, troverai contatti duplicati, triplicati e forse più, anche se in realtà si tratta sempre della stessa persona, raggiungibile in più modi.

Qualche paura riguardo il GPS, perso “per strada” (è proprio il caso di dirlo) durante una navigazione abbastanza semplice in città, nulla che un rapido riavvio di sistema non possa stavolta correggere, fortunatamente. C’è stato giusto quell’attimo di panico che ha strizzato un occhiolino a quel passato fatto di scelte forse sbagliate, qualcuno se le ricorderà ancora.

La tastiera integrata, così come il Dialer, rimane per me pessima, e contrariamente al launcher ZenUI 4.0 che ho visto più di buon occhio (e che sto ancora utilizzando), questa è stata dopo poco sostituita dalla mia SwiftKey, non aggiungo altro (ma spero che si possa fare qualcosa in merito in un prossimo futuro, d’altronde in questi casi basta un aggiornamento software OTA).

Non del tutto convinto per ciò che riguarda l’ottimizzazione della memoria e gli alert inermi riguardanti le applicazioni che consumano batteria (perché rimaste aperte in background). L’applicazione che si occupa della manutenzione ordinaria dello smartphone ormai ce l’hanno quasi tutti i grandi produttori, la differenza la fanno i dettagli e la capacità di preservare le risorse a disposizione dell’utilizzatore. La base buona c’è, va molto migliorata per ottenere i migliori risultati, riparliamone:

#WeLovePhoto

Pulisci tutto, metti da parte quanto raccontato fino a ora e parliamo insieme di fotografie, di ricordi salvati nel Cloud o nella tua Galleria personale in locale, sulla scheda microSD. Asus ZenFone 4 è #WeLovePhoto, il tag ufficialmente scelto per il suo lancio tutto italiano.

Doppia la fotocamera di Asus ZenFone 4, con un’ottica principale da 12 Megapixel (il sensore è un ottimo Sony IMX362 con apertura F1.8 e 25 mm di lunghezza focale, che equivalgono a circa 35 mm di una telecamera standard), 83° è il campo visuale che cattura grazie alle sue 6 lenti e una rapida messa a fuoco. La stabilizzazione è ottica e sfrutta 3 assi, così da evitare –quanto più possibile– di ottenere foto mosse, che verrebbero quindi inevitabilmente scartate (trovi l’intera scheda tecnica sul sito web di Asus).

Questo è qualche scatto catturato dalla fotocamera principale, che di grandangolo ne parliamo tra poco:

Colori talvolta un po’ troppo carichi, focus pressoché sempre perfetto, ma infallibile solo nel corto raggio, perché si sgrana alquanto andando a utilizzare lo zoom digitale messo a disposizione:

ASUS ZenFone 4 (ZE554KL) 21

L’ottica grandangolare è fantastica quando si vuole catturare più del dovuto, immortalando così ricordi più ricchi di dettagli, una gradita sorpresa dello ZenFone 4. 8 i Megapixel, con un angolo visivo di 120° e 12 mm di lunghezza focale. Ti propongo anche stavolta qualche scatto dei giorni passati con ZenFone 4:

Ancora una volta noterai precisione negli scatti corti, meno nei lunghi (dove lo zoom software non è così infallibile). In ogni fotografia, che arrivi dall’ottica principale o dalla grandangolare, noterai l’effetto di scontornamento (in licenza poetica) che mette in primo piano il soggetto inquadrato rendendo tutto il resto sfumato, anche questo è un piccolo trucco applicato via software, quindi potresti notare delle imperfezioni, soprattutto in mancanza di una buona luce ambientale.

Ti propongo adesso un paio di piccoli set, ho voluto mettere alla prova la dotazione di ZenFone 4 in un ambiente poco illuminato e, in seguito, un altro illuminato decisamente troppo (25esimo piano della torre Unicredit in Piazza Gae Aulenti a Milano), alternando fotocamera principale e grandangolare:


Se vuoi mettere a confronto fotocamera principale e grandangolare, in un contesto poco illuminato, questa è la differenza che noterai catturando lo stesso soggetto:

Il software della fotocamera mi piace, è ricchissimo di opzioni e permette di sfruttare in qualsiasi momento la modalità Pro, che lascia scegliere a te ogni dettaglio riguardante lo scatto, concedendo al fotografo professionista che vive nel tuo corpo di stabilire le sorti di quell’attimo da catturare e conservare per gli anni a venire.

Prima di concludere, la nota a margine per chi vive di Instagram & Co.: la fotocamera frontale propone un sensore da 8 Megapixel, apertura F2.0 e 24 mm di lunghezza focale, con un campo di visuale di 84°. In questo caso non vedrai miei selfie, non sono il tipo :-)

In conclusione

Giuro che non ce l’ho con il nuovo ZenFone, non ne avrei motivo, ma sono convinto di aver riportato molte critiche costruttive che chiunque sarebbe in grado di rilevare dopo qualche settimana di utilizzo, perché negarlo?

Si tratta di un buon telefono di fascia media che propone belle novità, una buona stabilità di sistema e un corredo hardware di tutto rispetto, ma che non trova il mio favore in quello che è il suo prezzo finale di listino, non almeno fino a quando non ci sarà quella naturale svalutazione di mercato, che lo farà “accomodare” in una fascia diversa, che potrebbe incontrare il favore di qualche futuro cliente che potrà sostituire il suo vecchio smartphone, magari nel periodo natalizio (perché no?!?). Molto si può correggere via software (e alcune cose sono già cambiate nel corso del tempo, ci sono stati ben 3 rilasci OTA per aggiornamenti vari nelle ultime quattro settimane circa).

La scatola dell’Asus ZenFone 4, per i veri feticisti, include un cavo USB-C, il caricabatterie rapido da 5V 2A 10W (per la ricarica rapida dello smartphone) e gli auricolari Asus con microfono integrato.

Finale nascosto in perfetto stile Marvel: non ho avuto molto tempo per giocare con la versione top di gamma (Asus ZenFone 4 Pro), l’unico a montare un processore di nuova generazione che promette reali faville, ma sono certo che grazie alla base -tutto sommato solida- gettata con la quarta generazione, può riservare belle sorprese a chi lo sceglierà, sarei curioso di conoscere almeno un parere (che non sia il mio, chiaro!) in merito.

Al solito, non dovrei aver dimenticato nulla (forse, o almeno spero), ma ricorda che l’area commenti è sempre lì a tua disposizione per qualsiasi dubbio, domanda, curiosità o critica costruttiva riguardo il mio articolo, i pareri contrari (se giustamente motivati) sono sempre i benvenuti :-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: un regalo che Asus ha consegnato ai giornalisti che hanno partecipato all'evento di lancio a Roma, di cui ti ho parlato a inizio articolo.
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Ieri come oggi, in palestra la cosa abbastanza fondamentale per concentrarsi e non farsi distrarre da ciò che ci circonda è quella di godere della propria playlist musicale, con i propri ritmi, le proprie canzoni preferite, quelle che ti danno la giusta carica per affrontare il tuo allenamento (cosa che succede anche per la corsa all’aperto, ne sono certo). Nel 2014 erano le WS613, oggi la batteria inizia ad accusare il colpo e io ho dovuto trovare un buon sostituto per evitare di rimanere appiedato, per questo ho valutato le in-ear MDR-XB50BS con tecnologia Extra-Bass.

SONY MDR-XB50BS (Extra Bass): compagni di palestra

Alla scoperta di MDR-XB50BS

Molto differenti dalle WS613 perché di certo non fanno parte della serie Walkman e non ti permettono di salvare musica a bordo dello stesso dispositivo, sono comunque pensate per chi è sempre in movimento, e possono permetterti di rimanere tranquillo nel caso in cui abbiano a che fare con il sudore o uno schizzo d’acqua.

Gettiamo quindi le basi:

  • ti stai allenando, ti serve perciò qualcosa che non stia in mezzo ai piedi, che non dia fastidio ai tuoi movimenti e che non ti leghi al dispositivo sorgente della musica. Via i cavi, non possono essere considerati nell’equazione (nonostante ne veda molti in sala, io fatico a sopportarli).
  • Il set non deve muoversi da lì. Deve chiaramente seguire i tuoi movimenti, certo, ma non puoi pensare di allenarti e sentir cadere anche solo un auricolare, finirebbe per tirare giù anche l’altro con il suo peso.
  • La batteria deve avere una buona durata, non devi vivere con il dubbio che non ricaricando il tuo headset al mattino, tu possa rimanere senza musica al pomeriggio, perché la dimenticanza può sempre capitare. Qualche ora in più di musica fa sempre comoda.

SONY MDR-XB50BS (Extra Bass): compagni di palestra 1

Leggerezza del set (circa 20 grammi) e comandi a disposizione sono assolutamente sufficienti, così come il blocco in silicone morbido per ancorare correttamente gli auricolari ai padiglioni delle orecchie. Accensione e collegamento in bluetooth sono molto rapidi, li ho collegati più volte anche alle macchine Technogym che ci sono in palestra, per poter vedere un po’ di televisione o qualche video su YouTube durante l’allenamento. Il NFC è solo un qualcosa in più, comoda ma non necessaria, firma di una SONY che non fa mai mancare nulla all’appello.

L’archetto morbido a malapena si sente, ma si nota tantissimo nel momento in cui si appoggia alle proprie spalle, su quel collo che si muove parecchio durante gli esercizi, che suda, si finirà per non sopportarlo, e il problema potrà essere risolto portando l’archetto davanti, facendolo poggiare sul petto anziché sulle spalle.

Il suono è coinvolgente, pieno, il basso è corposo e non disturba mai, tutto il contrario, isola perfettamente da ciò che ti circonda, ti permette di trovare la giusta concentrazione e affrontare i tuoi obiettivi. La durata della batteria è stimata in circa 8,5h di musica, da spalmare nell’arco della settimana e che può variare –come sempre– in base alla qualità del collegamento (distanza dalla sorgente, tanto per dire) e al volume medio mantenuto.

Certificato IPX4, il set sopporta gli schizzi d’acqua (può tornare comodo sotto la pioggia) e il sudore, ma non può chiaramente essere immerso in acqua (io sto continuando a fare il confronto con il mio precedente compagno di playlist, sia chiaro).

Una cosa non particolarmente funzionante c’è: la conversazione in telefonata. Nonostante la lodevole iniziativa di SONY nel voler mettere un microfono in corrispondenza dell’auricolare destro, così da permettere di rispondere a un’eventuale chiamata durante l’allenamento, questo non sembra riuscire ad adempiere al suo compito in maniera troppo impeccabile. Troppo rumore di fondo non pulito, troppo eco, in un ambiente abbastanza caotico l’interlocutore faticherà a sentire la tua voce, più volte confermato da diverse persone alle quali ho risposto tramite questo set. Se poi volessi proprio fare il puntiglioso, un ulteriore difetto potrebbe essere quello del livello batteria residuo, ben visibile e disponibile solo su sistemi iOS, ma diciamo che Android ci mette anche un po’ il suo zampino in tutto questo.

Trovi la scheda completa del prodotto sul sito web di Sony all’indirizzo sony.it/electronics/cuffie-intrauricolari/mdr-xb50bs, nel frattempo sappi che il prezzo di listino per portarsi a casa il prodotto si aggira intorno agli 80€. Come spesso accade, fortunatamente Amazon riserva qualche sconto che permette di accaparrarsi il set MDR-XB50BS con una ventina di euro in meno (più o meno, in base al colore che si sceglie).

La scatola originale include il set completo di cavo USB per la ricarica, i gommini di protezione degli auricolari lunghi in silicone ibrido (SS, S, M, L, un paio per ciascuno) e i sostegni ad arco (S, M, L, un paio per ciascuno anche in questo caso).

Insomma, come avrai capito, il prodotto è promosso con riserva. Se non avesse offerto la possibilità di utilizzarlo come sostituito di altoparlante e microfono del mio smartphone, non mi sarei neanche posto il problema, e invece vuole fare qualcosa che poi non porta correttamente a termine. Per forza di cose è un punto a sfavore che va a influenzare un risultato finale fino a ora più che buono. Prendila esattamente così com’è, una semplice critica che però non tocca la parte relativa alla resa audio, vero cardine del set MDR-XB50BS.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da SONY, ho potuto tenerlo al termine del test.
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