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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Ho voluto fare una scommessa, un azzardo calcolato, una botta di fiducia nei confronti di un’azienda che mi piace e che realizza molti prodotti ai quali sono affezionato, Mi Band 2 in primis: ho acquistato uno Xiaomi Mi A1, uno smartphone di fascia medio-bassa (che di bassa ha poco e nulla), dal costo estremamente contenuto, che propone un buon hardware di base e un’esperienza assolutamente pulita grazie ad Android One, creatura Google che viene costantemente tenuta aggiornata e in sicurezza, via OTA, senza nessun componente di troppo, con tutto ciò che ti serve realmente e nulla piùt.

Xiaomi Mi A1: Android in purezza nella fascia media-bassa

Xiaomi Mi A1

Approdato nelle nostre coste negli ultimi mesi del 2017, ho pensato che Xiaomi Mi A1 potesse essere il regalo perfetto per Ilaria, per sostituire il suo precedente Motorola Moto G4 dopo anni di onorato servizio. Si tratta di un 5,5 pollici con risoluzione FullHD e un peso che si aggira intorno ai 165 grammi, quindi molto leggero e compatto, di buona maneggevolezza e con il giusto grip. Rapida lettura d’impronta posta dietro in posizione centrale (sotto al comparto fotografico) e tasti di gestione Android in “ordine Samsung” (quindi il menu sulla sinistra, centrale invariato e indietro sulla destra), con retroilluminazione che non può essere forzata a rimanere viva mentre si usa lo smartphone, che quindi si mostra alla vista solo quando interpellata (devi imparare rapidamente il posizionamento dei tasti, tutto qui, un pelo difficile per chi arriva dalla configurazione standard Android).

Prezzo di listino da vero best-buy: pagato 182€ circa un mese fa, disponibile oggi anche a 154€ in alcuni intervalli temporali d’offerta GearBest / GeekBuying di cui approfittare spudoratamente per portarsi a casa la configurazione 4 GB di RAM e 32 GB di spazio disco integrato oppure 4 GB di RAM e 64 GB di spazio disco integrato, in ambo i casi espandibile grazie a microSD (fino a 256 GB, nda) e secondo slot che dovrai però sacrificare tenendo una sola scheda SIM (diversamente, lo smartphone nasce dual-SIM). Quello che ho acquistato per Ilaria è in configurazione 4/32.

Sotto al cofano

Un modesto ma rispettabilissimo Qualcomm Snapdragon 625 da otto core a 2 GHz che scalda poco e rende più del giusto per poterci lavorare, navigare, gestire applicazioni e la posta elettronica, non certo pensato e sviluppato per il gioco più esoso, perché l’Adreno 506 non brilla certo per le sue prestazioni (e mi ripeto: è giusto così), il tutto condito dai 4 GB di RAM di cui ti avevo già parlato prima, che ti permettono di usare il navigatore insieme ad altro di aperto in contemporanea, senza rallentamenti sensibili (ho usato Waze in maniera molto soddisfacente in auto, mentre andava avanti Spotify e altri servizi di base del telefono, tutto molto fluido).

Nato con Android Nougat (7.1.2), passa immediatamente a Oreo 8.0 (aggiornamento patch di marzo, a oggi che sto scrivendo l’articolo), semplicemente andando a cercare gli aggiornamenti dalle informazioni di sistema (ti toccherà farlo più e più volte, fino ad allinearti alle ultime patch e sistema di base). Nessuna notizia in merito a Oreo 8.1, ma ti ricordo che stiamo parlando di Android One e di Google diretto, quindi mi preoccupo ben poco.

Batteria assolutamente sufficiente per questo tipo di hardware, si parla infatti di una 3080 mAh che arriva a fine giornata senza troppi sacrifici o saving da impostare tramite sistema e applicazioni di terze parti (tipo Greenify che ho adottato su S8, di cui spero di riuscire a parlarti presto, nda).

Come completamento del pacchetto ci sono anche gli infrarossi, ma li usi ancora? Cosa fai? Ci giochi con il televisore? :-)

Multimedia

Jack per le cuffie, attacco di ricarica / OTG di tipo USB-C (quindi standard con i tempi attuali), altoparlante posto subito sulla destra di quest’ultimo, si tratta di un mono dalla buona qualità e che in riproduzione musicale si fa sentire piuttosto bene (non me l’aspettavo), grosso modo si replica anche in viva voce durante una telefonata, quasi non si sente la necessità dell’ormai inevitabile “mano a conca” anche in ambiente parzialmente rumoroso. In cuffia la resa è piena e corposa, assolutamente promossa (anche in collegamento bluetooth con l’auto).

Monitor con risoluzione FullHD 1080×1920 più classico rispetto a chi oggi sceglie il borderless, cornice nera che va ad abbracciare i tre pulsanti di comando Android, Gorilla Glass e corpo metallico non impermeabile. Pulsanti tutti sulla destra della scocca, ti serviranno ad accendere o spegnere lo smartphone, alzare e abbassare il volume. Sensore delle impronte di cui ti ho già parlato e che quindi mi limito a ripetere: giusta la posizione e la reattività in analisi del dito, lo si incrocia con l’indice molto facilmente e non c’è rischio alcuno di incontrare la fotocamera dal doppio obiettivo (di cui ti parlo dopo).

Chip WiFi 802.11 a, b, g, n, ac, dual-band e Bluetooth 4.2. Non c’è NFC, non c’è VoLTE e le bande di frequenza sono le classiche: LTE, HSPA, HSUPA. Reparto GPS con A-GPS, Glonass, BeiDou assolutamente reattivo e corretto nella triangolazione.

Software e usabilità

Difficile pensare a un paragrafo intero da dedicare al software e alle eventuali personalizzazioni che in realtà non esistono! Qui l’eterna lotta è combattuta esclusivamente tra chi apprezza l’essere purista dell’esperienza Android voluta e sviluppata da Google e le personalizzazioni delle ROM proposte dai vari vendor. Lo Xiaomi Mi A1 dato in mano a un cultore Samsung (non sono io, tranquillo) ha dato libero sfogo al giudizio a metà tra l’inorridito e lo schifato, un po’ come la faccia di un bambino al quale fai assaggiare i broccoli per la prima volta (e no, non ho ancora trovato un bambino che abbia apprezzato i broccoli al primo assaggio). Io, che non disdegno il minimalismo e apprezzo la possibilità di tenere aggiornato un dispositivo senza lunghe attese, lo trovo assolutamente adeguato e per certi versi anche migliore di alcune personalizzazioni “estreme“.

La MIUI l’ho già usata in passato, non mi è dispiaciuta (ha i suoi pro e contro, come ogni cosa), qui la ritrovo esclusivamente nell’applicazione dedicata ai feedback da spedire al vendor (appunto) e in quella della fotocamera, che prende il posto della nativa Google (fortunatamente, aggiungerei). C’è anche l’applicazione per controllare la parte infrarossi dello smartphone. Per cercare di addolcire il tutto e permettere a Ilaria di avere continuità nell’esperienza d’uso, ho scelto di installare e rendere predefinito il sempre troppo poco osannato Nova Launcher.

Fotografia

Fotocamera posteriore dual da 12 MP (f/2.2, 26mm, 1.25 µm la prima, f/2.6, 50mm, 1 µm la seconda), autofocus, zoom ottico 2x, flash dual-LED dual-tone, permette di ottenere buoni scatti con un angolo leggermente più grande rispetto a quello a cui siamo generalmente abituati. Funzioni di Geo-tagging, touch focus, face detection (e questa può arrivare a metterti l’ansia quando mette in funzione il riconoscimento del volto e della possibile età del soggetto, cosa che vedrai anche negli scatti di test che ti propongo di seguito), HDR, panorama. I video vengono registrati a 2160p@30fps, 720p@120fps.

Ricorda per certi versi il comparto fotografico posteriore di iPhone 7 Plus, come riportato nel tweet di Xiaomi stessa:

Messa a fuoco non particolarmente immediata ma buona una volta puntata, tutto sommato giusti i colori e abilitazione controllata per il comparto HDR. Quando si cerca di raggiungere i soggetti un po’ più distanti, la qualità cala e molto, un limite tutto sommato prevedibile.

Fotocamera frontale da 5 MP, 1080p. Giusta per gli autoscatti e gli irresistibili (?) selfie. In comune (le due fotocamere) hanno la buona luminosità.

In conclusione

Se devo necessariamente segnalare una pecca in riferimento alla confezione del prodotto, cito la mancanza ingiustificata degli auricolari, che oggi trovi anche nel pacchetto delle patatine ma non in Xiaomi Mi A1.

Ci aggiungo il caricabatterie, che non è di tipo Quick Charge perché è lo smartphone a non esserlo per primo, quindi dovrai attendere pazientemente che Xiaomi Mi A1 si carichi completamente, cosa che puoi lasciargli fare durante la notte, o le ore di lavoro in ufficio, difficilmente la batteria ti abbandonerà durante la giornata a meno di un uso particolarmente intenso e violento.

A completare il quadro dei difetti c’è la luminosità del monitor che sotto al sole è assolutamente adeguata, ma fa da lampada abbronzante durante la notte quando cala completamente il buio, costringendoti a intervenire manualmente sulla regolazione per evitare di perdere diottrie e il sonno per le successive 24 ore.

Si tratta però di pecche su cui è possibile passare sopra, arrangiarsi per adeguarsi a un buon prodotto dal rapporto qualità / prezzo promosso a pieni voti e che certamente ricomprerei se tornassi indietro.

Puoi trovare Xiaomi Mi A1 sullo store italiano, oppure su Amazon, i prezzi oscillano molto e puoi non spendere ormai più di 180€ per portartelo a casa (basta avere pazienza o approfittare di qualche occasione a tempo):

Ilaria è molto contenta dell’acquisto e lo stesso vale per me, Xiaomi ripaga la fiducia ancora una volta, con la speranza che –una volta arrivata in Italia ufficialmente– non decida di adeguarsi alla parte peggiore del commercio fatto di cifre sempre più pompate, a pieno discapito del cliente finale.

Credo di aver detto tutto, in caso di dubbi o necessità di ulteriori informazioni sono qui a disposizione :-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato su GearBest approfittando di uno sconto temporaneo.
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Buongiorno e buon sabato mattina. Lo senti il profumo di caffè? Io lo adoro. Ora che ti sei messo comodo ti posso parlare del componente aggiuntivo che ti avevo parzialmente introdotto la scorsa settimana. Si tratta di un tool molto carino per Google Chrome, nulla da fare invece per Firefox nonostante io abbia provato a convertirlo in WebExtension per il browser di casa Mozilla (parzialmente funzionante, ma mancano dettagli importanti all’appello per considerarlo un buon porting), si tratta di Super Netflix.

Addons: Super Netflix

È un bel coltellino svizzero per quelle opzioni diversamente non modificabili perché solitamente gestite in maniera completamente autonoma dal noto servizio di streaming e produttore di contenuti originali. Trovi il componente aggiuntivo nel Chrome Store:

Super Netflix
Super Netflix
Developer: subflicks.com
Price: Free

Una volta installato, ti permetterà di modificare il comportamento standard del player, potrai ritoccare diversi parametri e forzare una visione ad alta definizione impeccabile (ammesso che la tua connessione lo permetta, occhio), così come saltare completamente le intro, avanzare o indietreggiare di 10 secondi, caricare sottotitoli diversi da quelli utilizzati da Netflix, ma non solo.

Addons: Super Netflix 1

Super Netflix è una piccola chicca da non lasciarsi sfuggire se si è soliti utilizzare il browser di big G e guardare Netflix sul proprio portatile. Inutile dire che tutto decade nel momento in cui si passa da tablet o smartphone, o browser di diverso sviluppatore. L’unica alternativa è quella di trasmettere direttamente verso una ChromeCast lasciando che sia il laptop a fare il lavoro sporco.

Addons: Super Netflix 2

Buona visione! :-)


immagine di copertina: unsplash.com / author: Jens Kreuter

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La risposta è chiaramente , anche se lo SpeedTest di Ookla è un’autorità indiscussa. Viene usato anche su siti web di terze parti, in versione personalizzata magari, ma pur sempre con la misurazione e lo standard qualitativo imposto dalla società di Seattle, Washington, lanciatasi in questo mercato ormai 12 anni fa (quasi). Scopo dell’articolo è quindi raccontare sì di SpeedTest, ma anche delle sue alternative da tirare fuori dal cilindro quando servono “ulteriori pareri“.

Test di velocità: esistono alternative a SpeedTest?

Prima di cominciare

Credo sia obbligatorio fissare alcuni punti chiave che valgono un po’ per tutti i prodotti e le situazioni. Ricordati che:

  • la velocità di allineamento del tuo modem NON è mai la velocità reale della tua connessione internet. Lo ribadisco perché continuo a sentire che la schermata del FastGate che mostra l’allineamento upload / download con la centrale corrisponde alla velocità di scaricamento e caricamento dati online, succede anche con clienti TIM (anch’essa propone il medesimo dato in schermata di gestione del modem proprietario). No, non è così. Ti rimando a questa lettura: assistenzatecnica.tim.it/at/portals/assistenzatecnica.portal?_nfpb=true&_pageLabel=InternetBook&radice=consumer_root&nodeId=/AT_REPOSITORY/632106.
  • Un test, per essere quanto più veritiero possibile, dovrebbe essere condotto tramite cavo di rete, non WiFi (perché questo è soggetto a molti fattori che possono variarne seriamente i risultati), possibilmente tenendo quest’ultima rete quanto più scarica possibile (niente cellulari connessi che stanno navigando o scaricando dati, niente console, decoder, ecc.). Più sarà scarica la tua rete, più sarà sensato il test via cavo.
  • Un solo test non è mai quello giusto. Ricordati che dall’altro lato c’è un server (con relativa banda internet) che sta facendoti scaricare e caricare dati ai fini della misurazione. Quel server potrebbe dover servire più persone contemporaneamente (lo fa, stanne certo) e non sei l’unico che in questo momento sta pensando di misurare la capacità della propria connessione internet. Cambia server, non selezionarlo troppo distante da te, ripeti il test più volte. La media dei risultati è generalmente un buon punto di partenza per capire se la tua connessione a internet sta facendo il suo dovere oppure no.

Molte delle cose che ti ho riportato qui sopra, vengono adottate anche per le misurazioni ufficiali di AGCOM, le uniche che possono aiutarti a chiudere un contratto -senza ulteriori spese (e magari anche con rimborso di quanto ingiustamente pagato)- con un fornitore che promette ma non mantiene. Dagli un’occhiata, male non può certo fare: misurainternet.it/download/nemesys.

SpeedTest

Indiscusso Re di ogni misurazione, viene adottato come standard da molti, anche dai provider che ne sfruttano i risultati come allegati in caso di disservizi lamentati dall’utente finale. Fastweb è certamente uno di questi, poi c’è TIM, e sono solo un paio di esempi tra i tanti possibili.

Test di velocità: esistono alternative a SpeedTest? 1

SpeedTest è un prodotto che è stato molto migliorato nel tempo, che ha pubblicato applicazioni, che ha sviluppato pagine accessibili (anche se solo negli ultimi anni, costretta dal costante –finalmente– affondare di Flash). I server che permettono i test sono sparsi nel mondo e hanno generalmente una potenza di fuoco importante, tendendo quindi a dare risposte sufficientemente veritiere quando si mette alla prova la propria connessione casalinga (o d’ufficio, ovviamente). Resta scontato quanto già specificato però nei punti chiave: non è la singola misurazione a determinare il risultato finale.

Su PC puoi raggiungere il servizio puntando il browser all’indirizzo speedtest.net, oppure puoi scaricare l’applicazione da installare, quest’ultima mi è utile e ho scelto di averla su ogni mia postazione, è uno strumento che si utilizza abbastanza spesso. Se vuoi evitare di installare un’ulteriore applicazione, puoi sempre aggiungere l’estensione a Google Chrome (no, nulla da fare per il momento per Firefox, ci ho provato ma ottengo errori nella conversione):

Speedtest by Ookla
Speedtest by Ookla
Developer: speedtest.net
Price: Free

Su mobile, Speedtest è presente su qualsiasi piattaforma (persino quelle dichiarate ben più che morte!):

Speedtest.net Speed Test
Speedtest.net Speed Test
Developer: Ookla
Price: Free+
Speedtest by Ookla
Speedtest by Ookla
Developer: Ookla
Price: Free+
Speedtest.net
Speedtest.net
Developer: Ookla
Price: Free+

SpeedTest è la mia scelta, quella pressoché obbligata in qualsiasi occasione, quella che mi permette di selezionare server più vicini alla mia posizione (è possibile farla rilevare direttamente dal sito web o dall’applicazione) e ottenere così risposte certamente plausibili e ragionevolmente corrette, in una “media sulle 3“.

Fast

Forse il più conosciuto dopo SpeedTest, perché introdotto da Netflix qualche tempo dopo l’arrivo sui nuovi mercati europei. Fast.com permette di effettuare una misurazione della tua connessione internet, anche se solo in una direzione, quella in ingresso verso il tuo dispositivo. In pratica scambi dati con i server del noto provider di contenuti multimediali per cercare di capire se la fruizione dei contenuti possa essere soddisfacente. Fast.com è un po’ la base di quei risultati che Netflix pubblica di tanto in tanto, stilando una classifica dei migliori provider in circolazione (vedi: ispspeedindex.netflix.com/country/italy).

Test di velocità: esistono alternative a SpeedTest? 2

Presente sul web (puntando appunto all’indirizzo fast.com), è disponibile anche per dispositivi mobili, per iOS e Android:

FAST Speed Test
FAST Speed Test
Developer: Netflix, Inc.
Price: Free
FAST Speed Test
FAST Speed Test
Developer: Netflix, Inc.
Price: Free

Fast è certamente la mia seconda scelta (quella di backup, diciamo), alla ricerca della conferma delle misurazioni ottenute tramite SpeedTest.

Google

È dal settembre dello scorso anno che Google ha introdotto anche in Italia un risultato di ricerca (una keyword, come quelle di cui ti avevo già parlato in passato) che ti permette di effettuare un rapido test di velocità. Senza molta fantasia, ti basterà scrivere “speed test” (vale anche “test velocità internet“) all’interno del campo di ricerca, per vedere come prima proposta un box attraverso il quale potrai lanciare un rapido scambio dati in download e upload, così da ottenere una misurazione:

Test di velocità: esistono alternative a SpeedTest? 4

Facendo clic sul pulsante “Esegui test della velocità“, ti si aprirà un piccolo popup (che metterà in secondo piano tutto il resto della pagina) il quale scaricherà dapprima dei dati, poi li caricherà verso Google. Non ci sono applicazioni dedicate, puoi comunque fare riferimento all’applicazione generica di Google e lanciare la medesima ricerca anche su Mobile, per arrivare a ottenere la stessa possibilità di misurazione su smartphone e tablet.

Google
Google
Developer: Google, Inc.
Price: Free
Google
Google
Developer: Google LLC
Price: Free

Nonostante si faccia generico riferimento a un server situato a Milano (città che mi ospita), quindi ipoteticamente il più vicino alla mia connessione, Google non è certamente parte delle mie scelte personali. Le sue misurazioni sono quelle meno accurate, quelle che più discostano dalla reale velocità del Gigabit che c’è a casa, la stessa cosa succede nelle misurazioni fatte in ufficio dove la linea business è addirittura una Gigabit simmetrica (giusto per chiarire che non è evidentemente qualcosa di limitato alla configurazione del mio router, cosa comunque improbabile visti i test eseguiti con gli altri competitor).

nPerf

Scoperto un po’ per caso qualche tempo fa, nPerf è un altro strumento di misurazione della propria connessione, sviluppato bene anche se forse troppo caotico in home page (preferisco di gran lunga lo stile minimalista di Ookla). Lo puoi raggiungere puntando il browser all’indirizzo nperf.com/en, e facendo partire la misurazione dal tachimetro in bella vista (via cavo mi raccomando, non fare come me che durante la stesura dell’articolo ho usato il WiFi giusto per catturare qualche screenshot!). Anche in questo caso ti verrà proposto il server più vicino in base alla tua posizione (rilevata tramite browser previa tua autorizzazione, nda) e continua a valere inoltre la regola base dei 3 tentativi e media di questi.

Test di velocità: esistono alternative a SpeedTest? 5

nPerf è disponibile online, navigabile da qualsiasi browser (senza necessità di alcun plugin) ma anche tramite applicazioni specificatamente studiate per il mondo Mobile (iOS e Android). Particolarità molto gradita delle applicazioni è l’ulteriore possibilità di mettere alla prova la connessione 4G facendo eseguire delle misurazioni con il download / visione di filmati ad alta definizione, ascolto Mp3 e altro ancora (davvero un punto ulteriore a favore di questa soluzione alternativa).

nPerf internet speed test
nPerf internet speed test
Developer: nPerf SAS
Price: Free+

nPerf è sicuramente una validissima alternativa a SpeedTest di Ookla, da tenere a portata di clic su PC fissi e portatili, e come applicazione sui dispositivi mobili. È nella stessa cartella strumenti di SpeedTest e Fast (sul mio smartphone e pure su iPad), e non perde il suo posto da molto tempo ormai.

Prima di concludere

Spero di averti dato qualche spunto interessante riguardo le alternative a SpeedTest, ma sono certo che lì fuori ce ne saranno molti altri, anche di buona qualità. Per questo motivo ti invito caldamente a usare l’area commenti per proporre le tue alternative, quelle delle quali non puoi fare a meno, che propongono magari (come nPerf) qualcosa in più rispetto alla più classica misurazione della banda in download e upload.

Se vuoi, alla lista sopra discussa potresti aggiungere un’applicazione sviluppata dallo staff di OpenSignal, il grande progetto che mira a censire tutti i punti di accesso mobili in giro per il mondo (con un’applicazione pensata e sviluppata proprio per portare a termine questo complesso lavoro). Si chiama Meteor Speed Test ed è disponibile per iOS e Android:

Meteor: App speed test
Meteor: App speed test
Developer: OpenSignal, Inc
Price: Free

A me non resta che ringraziarti per aver letto questo articolo.

Buona navigazione! :-)


immagine di copertina: unsplash.com / author: Chris Liverani

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La quantità di aziende legate a Xiaomi non si conta sulle dita delle due mani (no, neanche se ci aggiungi le dita dei piedi), e questa è ormai certezza in un mercato all’interno del quale il brand cinese ha raccolto molti consensi e affezionati clienti che ormai non hanno occhi che per loro. In barba alla frammentazione, avrai già capito che Amazfit non è un’azienda legata al colosso dello shopping online, bensì il nome di una linea prodotti di Huami, società connessa a Xiaomi e che viene finanziata come progetto staccato dalla casa madre, per la produzione di indossabili tecnologicamente avanzati ed eleganti da portare al polso (ma non solo), “ispirazioni” molto ben realizzate prendendo come esempi accessori parecchio conosciuti, che occupano generalmente altre fasce di prezzo.

Amazfit Arc, l'eleganza che manca al Mi Band 2 1

Incuriosito da questi nuovi giocattoli, ho deciso di dare un’occhiata al mercato Amazfit e di individuare un prodotto con il quale partire, con la consapevolezza di dover combattere la lunga attesa e il dazio doganale per una spedizione dall’estero (Huami non è ufficialmente presente in Europa, almeno per il momento). In realtà la cosa è andata molto più in discesa di come mi aspettassi, approfittando di un’offerta sui classici siti web che fanno importazione dalla Cina, offrendo prodotti già in Europa. Ho comprato un Amazfit Arc, possibile erede del Mi Band 2.

Amazfit Arc, l'eleganza che manca al Mi Band 2 2

Se mi conosci già da tempo, saprai che ho alcuni paletti ben precisi riguardo gli indossabili, come per esempio il fatto che io prediliga gli smartband agli smartwatch (per una questione di durata batteria e funzioni che mi sono strettamente necessarie), così come alcune antipatie legate al passato con Fitbit Charge HR. Da quando ho deciso di diventare cliente Xiaomi e passare al Mi Band 2, ho individuato una serie di pro (e contro) che hanno stabilito un nuovo modo di vedere e valutare questo tipo di oggetti. Diciamo che sono partito dal presupposto che questo Amazfit Arc dovesse vedersela con un oggetto tanto piccolo ed economico quanto fantastico nel rapporto qualità-prezzo (senza troppe rinunce).

Amazfit Arc è Mi Band 2

Sì perché non c’è da girarci poi molto attorno. È come se Xiaomi avesse chiesto a dei ragazzi universitari di prendere il proprio sensore e trasformarlo in qualcosa di più accattivante, elegante, bello da mostrare in giro, una di quelle cose che abbiamo già visto anche in Italia.

Arc è il sensore di Mi Band 2 con un cinturino non removibile (sigh!), con chiusura tradizionale anziché con clip, blocco del cinturino in eccesso tramite quell’odioso pezzo di gomma flat che riporta la mia memoria agli anni dello Swatch che indossavi alle scuole elementari (e che si impiglia nella maglia a maniche lunghe, inevitabilmente e sistematicamente) e ricarica della batteria a doppio pin magnetico, e quest’ultimo è un punto a favore, giusto per chiarire (stile MagSafe di Apple, lo trovo comodo e ben funzionante, anche se bisogna giocarci un attimo prima che Amazfit Arc si accorga dell’inserimento e faccia partire la carica).

Il problema ulteriore del cinturino è quello dovuto alla non corretta traspirazione della pelle, cosa che capita molto meno con il cinturino più stretto di Mi Band 2, medesima cosa che capitava invece con Fitbit Charge HR. E se la tua osservazione in merito è “puoi stringerlo di meno“, la risposta è “hai ragione, ma non uso stringerlo al massimo, fa comunque attrito naturale con la pelle, senza considerare che se lo dovessi lasciare più largo di così, non rileverebbe correttamente i battiti durante il sonno“. Aggiungi poi a questo dettaglio quello ulteriore riguardo la velocità nell’indossarlo e rimuoverlo (è un effetto palese in palestra, nel mio caso), valore nettamente peggiorato. Entrambi se la cavano invece bene nella solidità della chiusura, ma va da sé che Amazfit Arc vince a mani più basse considerando che non essendoci clip, dovresti spaccare la chiusura in todo per poterlo perdere da qualche parte.

Software

Ho pianto, ho pianto come un bambino che riceve l’imitazione di iPhone quando in realtà si aspettava l’originale di Apple. Dai, non sono scese vere lacrime sul mio viso, ma è comparsa una maschera di delusione difficile da nascondere. Amazfit Arc propone un software dello smartband che è nettamente indietro rispetto all’ufficiale rilasciato da Xiaomi per il suo Mi Band 2.

È frustrante, maledettamente deludente, perché non ha senso alcuno considerando l’hardware di partenza. Amazfit Arc propone le stesse voci (a monitor) di Mi Band 2, con già quella piccola aggiunta del giorno (testuale) / mese / giorno (numero) corrente (un dettaglio che è arrivato solo in seguito anche su Mi Band 2, lo ricordo bene), ma senza per esempio le icone di applicazioni molto utilizzate (come Telegram, tanto per dirne una), riducendosi così a mostrare sul suo piccolo display l’oscena icona “App” generica in ingresso di una nuova notifica da smartphone.

Amazfit Arc è quello che, volendo continuare a girare il coltello nella piaga, non permette alle sveglie del mattino di vibrare nuovamente se entro 10 minuti dal primo snooze non ci è ancora alzati dal letto, costringendoti quindi a mettere in piedi scene al limite della stupidera degna di Inside Out (hai presente quando metti una sveglia alle 7:00, una alle 7:05, l’altra alle 7:10 e così via fino alle 7:40? Ecco, quello.). Eppure si tratta di un’opzione abbastanza banale considerando che il posizionamento di Amazfit Arc sul polso dovrebbe fargli capire bene cosa sto facendo (come succede già per Mi Band 2, appunto).

Sento poi la mancanza di tutte le modifiche eseguite su Mi Band 2 tramite i Tools di Zdenek Horak, ma questo ovviamente esula dal prodotto Amazfit (che tra l’altro esistono in versione appositamente realizzata, che non ho acquistato per i test, nda) e da quello ufficiale Xiaomi.

Applicazione

Separata, scaricabile gratuitamente da Play Store e iTunes Store:

Amazfit - Activity Tracker
Amazfit - Activity Tracker
Developer: Huami
Price: Free
Amazfit - Activity & Sleep Tracker
Amazfit - Activity & Sleep Tracker
Developer: Huami
Price: Free

All’apparenza più scarna, fissa in realtà l’attenzione sull’attività, ed è più bella (parere personale) nel suo look&feel, seppure vada a separare in maniera secondo me banale l’account e la configurazione dei dispositivi.

È disponibile solo in lingua inglese (non raccoglierà quindi consensi da chi ci tiene alla presenza di una localizzazione italiana) e consente di mettere mano a tutte le opzioni del dispositivo (ma va?), permettendo poi la più classica delle navigazioni indietro nel tempo per andare a visualizzare i progressi fatti nel corso delle settimane. Nota a margine dedicata a chi usa però Mi Band abitualmente: l’applicazione di Amazfit non si integra con nessun servizio di terza parte, altra pecca considerando che Mi Band 2 mi permette di replicare i dati su Google Fit.

C’è dell’altro?

Sì. Non contento di quanto mancante all’appello, potrei dirti anche che la batteria diventa uno dei punti deboli di Amazfit Arc, e questo non è certo un dettaglio trascurabile.

Amazfit Arc, l'eleganza che manca al Mi Band 2 15

Le notifiche sono poche, le misurazioni dei battiti pure (vengono eseguite di tanto in tanto e poi durante la notte tramite la funzione integrata di Sleep Assist, esattamente come faccio con Mi Band 2), gli aggiornamenti dei passi e delle calorie bruciate avvengono solo ad applicazione aperta, manca all’appello un GPS (che c’è nei modelli superiori). Eppure eccola lì, inesorabile, la discesa verso lo 0% puoi vederla tu stesso in uno degli screenshot poco sopra. 60% di batteria residua e 3 giorni dall’ultima ricarica completa. Un calo di più del 10% ogni 24h, non è affatto una buona media considerando i 20 e più giorni che può raggiungere Mi Band 2 (che passano a circa 12 con l’utilizzo di firmware custom e i Tools di Zdenek Horak sempre attivi, ma tant’è).

Parlando di visibilità, mi tocca invece sottolineare che il tallone d’Achille di Mi Band 2 viene qui riproposto e anche amplificato, poiché il vetro a protezione del monitor di Amazfit Arc è più spesso, uscendo sconfitto dai raggi solari diretti (cosa che comunque accade anche con Mi Band 2, ribadisco) e impedendo la lettura dei dati.

Il tutto a un prezzo che, stando ai listini ufficiali, si attesta sui 70$ (al cambio di oggi sono circa 56€), contro i 30€ (neanche) di Mi Band 2 (con consegna Prime). C’è però da dire che tramite GearBest si trova già a 45€ circa (ma c’è l’attesa dovuta al passaggio lungo, senza dogana). Certo Amazfit Arc è molto più elegante di Mi Band 2 (nonostante su quest’ultimo tu possa cambiare cinturino e prendere qualcosa di più accattivante per indorare un po’ la pillola) ma la differenza di prezzo e di ciò che mette a disposizione costituisce un divario davvero incolmabile.

A questo punto, probabilmente metterei da parte qualche soldino in più e punterei alla fascia più alta (il Bip potrebbe essere davvero il best buy del loro parco prodotti, ma dovrei provarlo per poterlo dire).

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato per pura curiosità di tasca mia, sono riuscito a usufruire di una buona offerta pagandolo meno del prezzo di listino (e per lo più si trovava già in Italia).
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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

La domanda alla base di un articolo evidentemente pubblicato fuori dal tempo potrebbe essere: “Mi conviene pensare all’acquisto di un simile smartphone?“. Asus mi ha spedito uno ZenFone AR da provare per qualche tempo, portato con me e affiancato al resto dei telefoni che sono solito avere a portata di mano. Ti racconto com’è andata, tieni sempre a mente il mio schema di valutazione e che, anche questo come lo ZenFone 4, punta molto sulle sue fotocamere, soprattutto considerando la terza dedicata alla profondità, dedicata all’AR / DayDream e Tango Project di Google.

ASUS ZenFone AR (ZS571KL)

Asus ZenFone AR

Nasce dall’esigenza di Asus di esplorare un mercato ancora troppo poco ricco di giocatori di grosso calibro (è il secondo telefono a supportare la tecnologia sperimentale di Google), ma nel frattempo Tango Project muore e ci si ritrova quindi con un pezzo di tecnologia orfano inconsapevole e soprattutto incolpevole di quanto deciso da un’azienda della grandezza di big G. Non so quanto sia il caso di dirlo, ma “fortunatamente” AR ha avuto poco successo tra i papabili clienti, così come il predecessore Phab 2 Pro di Lenovo. Nessuno probabilmente piangerà la sua scomparsa, o al massimo si troverà in compagnia della particella di sodio dell’ormai nota pubblicità che tutti almeno una volta abbiamo visto in televisione o sentito in radio. Resta da capire quanto di questo hardware molto potente è ancora sfruttabile per l’ordinaria amministrazione, rapportandolo a un prezzo che potrebbe indurre all’acquisto pur sapendo che si tratta di un Walking Dead.

Con un prezzo di listino che è stato capace di toccare i 900€, oggi si trova ad almeno 300 euro in meno senza troppa fatica. Non è cosa da poco, ne sono pienamente consapevole, ma se si confronta la sua dotazione hardware con quanto disponibile sul mercato, si arriva facilmente alla conclusione che Asus (e i venditori terzi) non stanno chiedendo più di tanti altri competitor (ti ricordo che questo è da considerarsi top di gamma, almeno in una sua fascia).

Sotto al cofano

Dotazione da PC portatile a dir poco, considerando che avrai a che fare con un processore 64-bit Qualcomm Snapdragon Quad-Core 821 @2. 35 GHz (volutamente ottimizzato per Tango) e grafica Adreno 530, coadiuvato da 6 GB di RAM (il modello da me provato, perché in realtà esiste anche con 8 GB di RAM) e 128 GB di spazio disco senza espansione alcuna (con microSD si può arrivare fino a 2 TB, e ci sono anche 100 GB di spazio su Google Drive gratuiti per due anni), che diventano circa 112 perché 16 (più o meno) se li tiene da parte il sistema, riservandoli e rendendoli inaccessibili.

Android è fermo alla versione 7.0 (e ZenUI alla 3.0), e in tutta onestà non so quanto Asus voglia tenere al passo questa sua cometa, considerando che il livello di patch mi comunica come data quella del primo luglio del 2017, davvero un peccato considerando che qualche acquirente là fuori esiste per forza, e dubito sia molto contento di essere tenuto indietro. Si parla di aggiornamento major a Oreo, ma non trovo molte informazioni certe in merito, c’è addirittura aria di salto alla 8.1 senza passaggio dalla 8.0 (tante voci, qualche firmware installato in maniera forzata ma non una roadmap con date ben evidenziate, prometto di aggiornare questo paragrafo nel caso dovessi venire a conoscenza di novità in merito, e i tuoi commenti per farmele notare sono i benvenuti).

Un pelo fuori luogo la batteria, tendenza difensiva del 2017 per molti produttori. Asus ZenFone AR monta una 3300 mAh che sembra davvero piccola considerando il grande monitor da 5,7″ e le tecnologie che vuole padroneggiare (te ne sto parlando come se tutto fosse ancora vivo e vegeto, lo so, ma considera che è nato senza sapere della chiusura di Project Tango, quindi è giusto metterlo sul piatto della bilancia con tutto il corredo). C’è chiaramente la possibilità di ottimizzare i consumi del sistema (come già successo per ZenFone 4, nda), ma in alcuni casi potrebbe non essere abbastanza. Fortunatamente per la ricarica si è pensato a Quick Charge 3.0 e BoostMaster Fast Charging che permette di arrivare al 60% di carica in 39 minuti circa (con il caricabatterie originale che eroga 18W).

Multimedia

Jack per le cuffie (inutile sorridere, sai bene che ormai non possiamo più darlo per scontato!), altoparlante mono con effetto stereo, attacco USB-C. Sensore di impronte estremamente veloce e preciso (pressoché infallibile) sul fronte, subito sotto al pannello monitor (Super AMOLED WQHD 2560×1440, Gorilla Glass 4 con una cornice molto sottile inferiore ai 2mm), i pulsanti di accensione / spegnimento / standby e volume si trovano tutti sulla destra, il profilo è sottile ma buono, non danno fastidio alcuno, non ci si può sbagliare.

C’è anche la Radio FM, così come tutto un reparto audio che si fregia dei marchi DTS Headphone:X (7.1) ma in generale l’equalizzazione audio e la qualità in bluetooth non mi soddisfano, deve essere un tallone d’Achille che lo accomuna allo ZenFone 4, ed è un peccato (si nota molto la differenza quando si passa da un volume medio-basso a uno decisamente più alto, trasmissione sorgente via Spotify in altissima qualità, la medesima combinazione che con un diverso smartphone e stesso impianto funziona perfettamente).

Chip WiFi 802.11a/b/g/n/ac che funziona bene ma non brilla, nonostante sia stato messo alla prova con la stessa distanza da router e aggancio 5 GHz che dovrebbe fare molto meglio di quanto stabilito (ho provato più test passando da Google, SpeedTest e Fast):

Software e usabilità

In linea di massima ci siamo, nonostante si stia parlando di ZenUI 3.0 e una serie di ragionamenti vecchio stile che non ho mai apprezzato di Asus, primo tra tutti la presenza di una serie di software pre-installati che sostengo essere ormai gesto superato e anche fastidioso, correzione apportata in una ZenUI 4.0 che probabilmente approderà su ZenFone AR con Oreo. Tango e Daydream già installati (mi stupirei del contrario), così come alcuni giochi che possono dare il meglio su uno schermo così grande e con quella quantità di RAM associata alla GPU Adreno (nonostante si tratti di una coppia CPU/GPU appartenente a una precedente generazione, strano considerando il costo e la data d’uscita di ZenFone AR).

Troverai tutta la famiglia di applicazioni Zen, Facebook e Messenger, ma anche Instagram e una serie di applicazioni che sfruttano la realtà aumentata, come iStaging (ho aggiunto un cestino in casa, ma non credo che lo comprerò di quel colore, guarda la fotografia di seguito), Visualiser di BMW, Towers for Tango, Measure per prendere misure più o meno corrette (c’è un margine dovuto all’applicazione e uno dovuto alla tua capacità di colpire i punti giusti dai quali partire con la misurazione) e un gioco (Slingshot Island) anch’esso basato su AR.

ASUS ZenFone AR (ZS571KL) 10

Io ho installato e provato Hot Wheels Track Builder Tango solo per il mero gusto di tornare bambino e far volare quattroruote a caso per casa (sì, gioco di parole voluto). A proposito di giochi: ne troverai preinstallati alcuni della famiglia Gameloft, tra cui N.O.V.A. Legacy e Asphalt 8: Airborne, ma non solo. Diciamo che la dotazione hardware dello ZenFone AR ti permette certamente di goderti questi titoli per definizione esosi, trovandoli invece ragionevolmente fluidi e reattivi ai comandi.

Fotografia

Eccoci qui, arrivati al paragrafo indubbiamente fondamentale per un terminale di questo tipo, perché le caratteristiche di ZenFone AR parlano chiaro (in parte prese direttamente dalla scheda tecnica ufficiale, perché a elencarle tutte si finisce nella mattinata di domani!):

Fotocamera principale (posteriore)

  • Fotocamera 23 megapixel PixelMaster 3.0
  • Apertura diaframma f/2.0
  • Sensore SONY IMX 318 (sensori di grandi dimensioni 1/2.6″, 1,0 µm dimensione pixel )
  • Lunghezza focale 27mm
  • 6 lenti per 4 assi, stabilizzazione ottica dell’immagine e 4 stop per foto perfette
  • Stabilizzazione ottica dell’immagine a 3 assi per foto prive di effetto movimento
  • Videoregistrazione 4K UHD (3840px x 2160px) a 30 frame al secondo,1080p HD 30 fps o 720p HD sempre a 30 fps, con stabilizzazione elettronica dell’immagine a 3 assi (e possibilità di fotografare anche durante la ripresa video)
  • Dual-LED real tone flash

Fotocamera secondaria (anteriore)

  • Foto a 8 megapixel
  • Sensore OV 8856 (1/4″, 1.12um)
  • Apertura diaframma f/2.0
  • Screen Flash (sì, quella roba che apparteneva agli avi, all’incirca)

Più delle parole contano come al solito i fatti, ed ecco quindi che ti propongo qualche scatto catturato in ogni condizione di luce, così che tu possa trarne direttamente le conclusioni. Per ciò che mi riguarda, sembra che l’applicazione della fotocamera (nonostante il sensore di Sony, che in questo campo può insegnare a molti, nda) non carichi sufficientemente i colori e si faccia ingannare dalle luci in condizioni non ottimali (ho volutamente fatto un paio di fotografie alla tartaruga mentre la sua lampada le puntava addosso la luce UVB, tanto per dire), tutto migliora se si catturano soggetti illuminati dalla luce del giorno e, per assurdo, anche in condizioni di luce molto scarsa (guarda la foto della candela sulla scrivania, fatta completamente al buio):

E qui un esempio di video (grazie al meteo di Milano per la preziosa collaborazione :-p):

In conclusione

Nonostante alcune sbavature che onestamente non pensavo di trovare su uno smartphone che pretende quasi 1000€ in cassa (considerando il listino all’epoca della realizzazione e inserimento in commercio), l’hardware che lo ZenFone AR propone è certamente in grado di sostenere una grande mole di lavoro, seppur non correttamente coadiuvato da una batteria che poteva certamente essere più capiente e pronta a giornate di lavoro particolarmente stressanti.

Buono il materiale con il quale è stato pensato e sviluppato che ne garantisce ottima presa (nonostante le generose dimensioni), non scivola in nessuna condizione (quella che trovi sulla scocca posteriore è una finta pelle, il resto di ZenFone AR è tutto metallo).

La generazione di CPU / GPU “nata vecchia” non è necessariamente una pecca, è stabile e non scalda più del dovuto, regge bene la condizione sotto sforzo, viene quindi promossa con voti più che sufficienti. La disponibilità di un secondo slot SIM ti permette di pensare a ZenFone AR come uno smartphone unico per parenti / amici e anche colleghi d’ufficio (se, come me, hai ben pensato di tenere le due cose separate), pur facendo attenzione a ottimizzarne l’utilizzo per arrivare a sera senza troppe preoccupazioni. La confezione è molto completa e propone il solito set fatto di auricolari in-ear e caricabatterie, quest’ultimo con uscita 5 e 9 V, per dare uno sprint alla carica (come ti ho spiegato qualche paragrafo più sopra), una custodia in silicone trasparente e una pellicola in vetro (tutto materiale che solitamente si compra in un secondo momento, quindi lodevole!). Non può chiaramente mancare il visore in cartone da costruire.

Lo comprerei? Probabilmente aspetterei ancora un po’, per capire qual è il suo destino in merito ai prossimi aggiornamenti e ad Android Oreo, con l’occasione il prezzo potrebbe ulteriormente variare (in meglio, per il cliente finale). ZenFone AR potrebbe essere un buon compromesso tra qualità e costo se lo si considera come un terminale completo in grado di affrontare le sfide poste dalle applicazioni (e giochi, anche se io non sono solito giocare con lo smartphone) più pesanti, perché la fluidità è assolutamente uno dei suoi punti forti.

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Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Asus, tornerà all'ovile al termine del mio test.
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