Archives For Radio

Ok, ci siamo, ho scavalcato la recinzione e ho scoperto quanto diversa possa essere la tana del bianconiglio dalla parte opposta della barricata. Ho comprato un Echo Dot di terza generazione durante il periodo di forte sconto su Amazon (era arrivato a costare 20€). L’ho portato a casa, configurato con il mio account, tenuto in test per qualche mese e scoperto che tutto sommato i pro e i contro con Google Home sono forse troppo sottili per determinare la vittoria predominante di uno sull’altro. Quello che voglio fare oggi è prendere la mia recensione di Google Home e confrontarla direttamente con Echo Dot evidenziandone vantaggi e svantaggi.

L’assistente in casa: Amazon Echo Dot (terza generazione)

Amazon Alexa
Amazon Alexa
Price: Free
‎Amazon Alexa
‎Amazon Alexa
Developer: AMZN Mobile LLC
Price: Free

Amazon Echo Dot Mini (3rd Gen)

Uno dei rari casi in cui non ho scattato qualche fotografia durante lo spacchettamento e montaggio, lo ammetto e me ne dispiaccio. Ciò detto, nulla di chissà quanto diverso rispetto a Google Home Mini. Amazon Echo Dot è corredato dal suo materiale informativo e rapide istruzioni d’uso, il corpo principale dal peso che si fa certamente sentire sul palmo della mano e da un caricabatterie decisamente generoso se si considera che quello di Google può facilmente essere sostituito da qualsivoglia cavo microUSB disponibile in casa (e collegato così a una ciabatta elettrica o placchetta a muro che preveda l’ingresso diretto), costringendoti quindi a cercargli un posto innegabilmente più ingombrante rispetto al competitor di pari fascia, il cavo resta di tipo gommato (come Google Home Mini).

L’assistente in casa: Amazon Echo Dot (terza generazione) 1

fonte immagine: lifewire

Una volta acceso dovrai associare Echo Dot alla rete casalinga. Contrariamente alla Fire TV Stick ho dovuto fare tutto manualmente (la prima citata mi è arrivata già configurata in parte, basata sul mio account Amazon e con la necessità di doverla solo collegare alla WiFi privata, quella dedicata alla famiglia e ai dispositivi da non far utilizzare direttamente agli ospiti), la procedura può essere completata tramite smartphone e applicazione dedicata (ti ho proposto i badge in apertura articolo, sia per Android che iOS, nda). Nulla di complesso o troppo lungo sia chiaro, in questo i due prodotti si somigliano moltissimo, Google però vince perché ovviamente può leggere la configurazione di rete dallo smartphone Android e la eredita facendoti risparmiare del tempo prezioso.

Un rapido aggiornamento se presente, un riavvio, una partenza con tutti i servizi pronti per essere configurati e aggiunti insieme alle “Skill”, le applicazioni che si interfacciano con la struttura di Alexa e con la possibilità di controllare con la voce tutto ciò che ti serve. Ecco, forse in questo caso ho trovato un po’ più macchinoso cercare e abilitare ciò che mi serviva, ho cercato di ricreare un ambiente molto simile a quello che ho costruito in Google Home, il mio Echo Dot si trova nella stanza che attualmente utilizzo come studio, l’ho collocato “fisicamente e virtualmente lì“, gli ho associato il necessario più vicino tralasciando magari il resto della casa (non mi importa che controlli il lampadario dell’ingresso se per chiederglielo devo prima arrivare fino allo studio!), una condizione che ho modificato poi nel corso del tempo solo perché può capitare di voler pilotare qualcosa tramite smartphone, arrivando quindi anche laddove la voce non può.

Hai un bel sound!

È tamarro, dal basso prepotente per un piccoletto così, è decisamente agli antipodi di Google Home Mini, Echo Dot sa farsi sentire, sa disturbare ma finisce per esagerare facilmente, supera abbondantemente la soglia per la quale un basso non lascia più ascoltare a dovere la voce, bisognerà intervenire (se lo vorrai) nelle impostazioni di equalizzazione audio del dispositivo (accessibili sempre tramite applicazione, chiaro).

Così come il competitor anche lui può fare gioco di squadra e creare gruppi di altoparlanti dello stesso tipo che – se nella stessa rete e preferibilmente nella stessa stanza – ti permettono addirittura di fare gruppo audio con tanto di subwoofer, cosa assolutamente non pensata e non prevista da Google. Non ho potuto provare personalmente questa opzione ma l’ho sentita suonare a casa altrui, senza avere idea di che tipo di impostazioni il mio conoscente tenesse, ma posso dirti che faceva una buona figura senza troppo sforzo.

Inserirei nello stesso paragrafo tutto ciò che riguarda il comparto voce e riconoscimento della stessa con separazione dei poteri. Ho creato il mio modello vocale e quasi mi ero scocciato di rispondere a tutti gli input forniti da Amazon (e in un certo senso obbligati per poter arrivare al traguardo) eppure avevo torto. Il riconoscimento della mia voce è impeccabile, non fallisce un colpo a qualsiasi volume della voce, anche tentando un disturbo volutamente infilato in conversazione con il dispositivo, sono molto colpito e allo stesso tempo amareggiato perché una casa totalmente basata su Google Home non ottiene il medesimo risultato e talvolta mi obbliga a dover dire più volte un comando, una cosa che – se pensi alla comodità di poter sfruttare la voce come tramite – è assai penalizzante per i prodotti della grande G.

Così come Google Home anche Amazon Alexa ed Echo Dot possono interfacciarsi con i servizi musicali quali Spotify o Apple Music (da poco entrato in scuderia), con possibilità di modificare il predefinito da utilizzare. Tutto funziona bene, la ricerca nel catalogo, la selezione delle playlist ma anche il consiglio “automagicamente selezionato” in base al momento o all’umore. Ho avuto l’occasione di provare Amazon Music libero, senza abbonamento, non è poi così male, pensavo peggio in tutta onestà.

Di automatismi e capacità

L’assistente in casa: Amazon Echo Dot (terza generazione) 5

Così come il prodotto di Google, anche quello di Amazon si interfaccia senza troppi problemi con il servizio messo a disposizione da IFTTT, seppur io debba riconoscere un merito al lavoro che sta facendo Amazon da quando è arrivata sul mercato: cercare di dialogare maggiormente in maniera nativa con tutti i servizi che a oggi conosciamo e che stanno continuamente nascendo. C’è una comunità di sviluppatori che ingolosita dalla possibilità di portarsi a casa dispositivi gratuitamente (maggiori informazioni qui, per fare giusto un esempio, ma anche qui per una più ampia panoramica) è pronta a darsi da fare per approdare sull’assistente vocale del monopolio (a oggi) del commercio digitale su scala internazionale.

È su Alexa che ho trovato la possibilità di dialogare con la mia Xbox, sempre con Alexa ho creato la mia prima skill attualmente al vaglio, in grado di leggere gli ultimi titoli degli articoli pubblicati su questo blog. È solo un piccolo primo passo, ma potenzialmente espandibile in mille modi diversi.

Alexa può collegarsi a TuneIn e mandare in streaming Radio Deejay o m2o. Ora però non fraintendermi, se sulla seconda posso comprendere il tuo sguardo schifato per la maranza spicciola che può scorrere potente in me (rispetto al passato è nulla, posso assicurartelo), sulla prima un po’ mi spiace per l’assistente di Google (che usa TuneIn anch’esso, vorrei ricordartelo), la mia radio preferita è 105 ma in alcune fasce orarie difficilmente la sopporto, preferendo di gran lunga l’emittente con Linus a capo della direzione artistica.

Puoi trovare ed esplorare tutte le skill all’indirizzo go.gioxx.org/alexaskill.

In conclusione

Un prodotto che è assolutamente interessante e per nulla inferiore a quello realizzato da Google. Per certi verso l’ho trovato migliore e questo un po’ mi spiace dopo aver ormai scelto Google come partner per l’automazione casalinga e aver sparso Home Mini un po’ ovunque. L’Echo Dot è più tronfio e pieno di sé quando c’è da fare un po’ di baccano ma si dimostra anche affidabile e puntuale quando si ha bisogno di una mano con un semplice comando vocale. La piattaforma di Amazon è – secondo me e secondo tutti i test eseguiti – parecchio più veloce di quella di Google, anche quando si tratta di accendere una semplice lampadina, pur tenendo conto che di Google sfrutto i rilasci del firmware ancora in beta (quindi papabilmente problematici).

Quando il prezzo inizia a raggiungere una media accettabile (non minimi storici magari irripetibili, ma comunque quelli che toccano cifre intorno ai 35/40€) io credo che un nuovo progetto di “smart house” possa prendere in seria considerazione la scelta di Alexa come assistente vocale, non perdendo di vista però il punto fondamentale che riguarda la privacy e l’evidentemente inevitabile necessità di ascolto a campione dei messaggi che si inviano ai server di Amazon (vedi: pcprofessionale.it/news/alexa-spia-dipendenti-amazon-ascoltano-trascrivono), cosa che certamente accade con Google ma anche con Apple (anche in questo caso è semplice risalire a notizie già pubblicate e comportamenti nel frattempo modificati).

Buon inizio settimana! 👋


immagine di copertina: unsplash.com / author: Andres Urena
× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato in autonomia durante una delle promozioni Amazon che piazzavano Echo Dot a 19€ circa. Un affare considerando tutto. Lo acquisterei ancora? Molto probabilmente sì.
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Lasciato il giusto spazio ai suggerimenti e risorse utili per il tuo Raspberry casalingo (o d’ufficio, chi lo sa) ecco che arriva il riepilogo di una lunga settimana fatta di alcune notizie davvero interessanti, in alcuni casi anche un pelo preoccupanti. Si parla di limitazioni alla privacy (argomento a me molto caro), Netflix, Twitter e anche BlaBlaCar e un suo nuovo modo di vedere il trasporto pubblico su ruota (nuovo rispetto alla mission principale del brand, nda). Passa un weekend rilassante se puoi e resisti, ormai le ferie sono vicine per tutti (soprattutto per quelli che sono costretti ad allontanarsi solo ad agosto!).

Letture per il weekend: 6

Ultime novità

  • I disclaimer legali dentro le email non servono a niente: (ITA) non c’è nessuna legge che imponga di inserirli e nessuna utilità dal punto di vista legale, ma lo fanno comunque in molti (troppi). Il blocco di righe che chiudono tipicamente un’email inviata dall’indirizzo aziendale è uno storico “must-have” insopportabile che spesso supera la quantità di testo utile, quello che si trova nel corpo dell’email. Un’analisi e spiegazione più che completa fornita da ilPost spiega l’inutilità assoluta di questa pratica.
  • Ecco a voi… BlaBlaBus!: (ITA) zitta zitta, quatta quatta, BlaBlaCar salta fuori con una bella novità riguardante il trasporto pubblico su strade italiane ed europee introducendo il servizio BlaBlaBus, risultato dell’acquisizione di Ouibus. Al carpooling si affianca quindi un diretto competitor di FlixBus, con destinazioni importanti e tariffe evidentemente vantaggiose così come dettato dalla missione principale di BlaBlaCar.
  • Twitter cancella i post di odio contro le religioni: (ITA) una nuova policy con relativa stretta sul linguaggio utilizzato è in arrivo sul Social Network caratterizzato dall’azzurro cinguettatore. Arriva lo stop ufficiale a tutto ciò che verrà considerato disumanizzante, odio ingiustificato verso religioni e culture di ogni popolo, risultato di un’indagine condotta che ha portato a ottomila feedback da trenta diversi Paesi.
  • Netflix frena nella crescita di abbonati: competizione e rincari si fanno sentire: (ITA) la crescita della clientela pagante di Netflix è minata non solo dall’aumento di prezzi che ha preso piede in ogni mercato, ma anche da una (sana, nda) concorrenza messa in campo dai suoi diretti competitor. Lo diresti mai che YouTube fa parte di questi? E non sto parlando certo della neonata offerta a pagamento.
  • Vodafone, ecco il modulo per il rimborso della fatturazione a 28 giorni: (ITA) Vodafone mette a disposizione dei clienti al momento privati con contratto casalingo il modulo di richiesta rimborso per la fatturazione errata a 28gg, dedicato a coloro che non hanno accettato (e non vorranno farlo neanche in un futuro prossimo) bonus e scontistiche che vanno in qualche maniera a sostituire la forma di rimborso classica per quanto pagato più del dovuto. Arriveranno anche gli altri operatori?
  • Migliaia di clienti truffati da tre siti e-commerce: sgominata la banda di Cremona: (ITA) lo spot di MaraShopping mi aveva personalmente triturato le scatole per quante volte veniva fatto passare in radio, segno di una pressante campagna marketing che aveva tutta l’intenzione di scolpirti nella testa quel dominio e quel nome, creatura finita nel mirino delle indagini e già oscurata dalla Polizia Postale insieme ad altri siti web che possono essere facilmente reperiti online nei vari approfondimenti. Occhi sempre ben aperti quando si tratta di sconti assurdi e richieste di pagamento “fuori dal normale“.

Privacy e Sicurezza

  • A New Ransomware Is Targeting Network Attached Storage (NAS) Devices: (ENG) un nuovo attacco di tipo Ransomware prende di mira i NAS QNap che – se non correttamente protetti e aggiornati – rischiano di vedersi criptare tutto il contenuto che tale rimarrà fino al pagamento di un riscatto in Bitcoin. Il codice è stato già studiato e sembrano esserci buoni spiragli per ciò che riguarda la decriptazione senza pagare riscatto alcuno, tu puoi però metterti preventivamente al riparo verificando di aver preso ogni precauzione a riguardo.
  • FaceApp: due parole sull’opportunità di inviare dati personali all’applicazione: (ITA) e ci aggiungo anche un pensiero di Andrea (qui: andrea.co/blog/2019/7/18/faceapp-divertente-ma). Entrambi gli articoli riprendono quello che è il mio pensiero, “vittima” impotente di amici che hanno deciso di utilizzare questo “simpatico tool” mettendoci di mezzo fotografie del sottoscritto (e non solo). Non mi piace la loro Privacy Policy, non mi piace che non si faccia mai riferimento al GDPR (nonostante questo sia sempre tanto sottovalutato), non mi fido di chi mi dice che dopo 48 ore tutto è andato a farsi benedire su server dove non ho visibilità alcuna di ciò che accade dietro le quinte. Facebook fa schifo in quanto a privacy degli utenti, ma devo dire che anche FaceApp non se la cava affatto male.
  • Kazakhstan Begins Intercepting HTTPS Internet Traffic Of All Citizens Forcefully: (ENG) la Cina fa scuola, non è certamente una cosa positiva. Citerò le parole di un utente del gruppo di Pillole di Bit su Telegram (una manica di nerd e non che parlano di cose brutte legate a informatica e sicurezza): Chi lo fa, si fa autogol.. Chi non lo fa… Non naviga più dato che lo stato ha il controllo degli ISP. La sostanza è che è stato reso legale e obbligatorio consegnare tutti i dati della propria navigazione a un controllore che nessuno ha mai deciso di eleggere.

Dai un’occhiata anche a …

  • Calcolo proporzioni e riduzione in scala: (ITA) un piccolo tool online che ti permette di calcolare proporzioni e riduzioni in scala nel caso in cui tu stia lavorando con delle immagini (per esempio) e necessiti di fare un ridimensionamento quanto più corretto possibile.
  • Film Marvel, i migliori 10 al 2019: (ITA) una classifica dei 10 migliori film dell’universo cinematografico di Marvel corredati di voti comparsi su Metacritic e Rotten Tomatoes. Su qualcuno di questi probabilmente avrei operato delle modifiche ma poco importa, è bello confrontarsi con altri appassionati del MCU. Ormai gli anni iniziano a diventare tanti così come i piccoli grandi capolavori realizzati dalla grande famiglia capitanata da Kevin Feige, stilare delle classifiche di gradimento è cosa assai normale.

immagine di copertina: unsplash.com / author: Nathan Dumlao
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Posso cominciare l’articolo con “ai miei tempi c’erano le musicassette da riavvolgere con la BIC, bei ricordi!“? Magari no dai, evitiamo la fase amarcord e andiamo al succo di un articolo dedicato all’unica compagna che non vi abbandonerà mai, non si tratta di un cane, è la musica. Un anno trascorso in compagnia di servizi lanciati su larga scala per permetterci di avere accesso ad un catalogo pressoché infinito ad un costo quasi irrisorio, uno modo semplice ed efficace per contrastare la pirateria.

La mia scelta: Spotify

Un po’ annunciato, un po’ amore a prima vista, Spotify è quel servizio che ha iniziato a rivoluzionare il modo di fruire la musica sul proprio PC e sui propri dispositivi mobili, a prescindere dalla posizione e dal tipo di connessione, regalando così una sorta di falsa indipendenza e aprendo un mondo fatto di musica senza limiti, senza più la necessità del singolo acquisto, della sincronizzazione manuale su ogni dispositivo (anche se c’è stato il passaggio di mezzo chiamato iTunes Match, ne parlerò dopo), senza più quel pensiero fisso del dover acquistare qualcosa di “conosciuto” o per lo meno di “affidabile” per evitare una stupida spesa, dando così una mano alle case discografiche a combattere la pirateria fatta di utenti pentiti.

Chi sono gli utenti pentiti? Quelli che come me amavano i Beatles e i Rolling Stones reperivano tracce e album in maniera non del tutto legale prima dell’eventuale acquisto (eventuale perché nel caso in cui quell’opera facesse pena quei dati finivano direttamente nel cestino) per poi ottenere qualità massima e regolare licenza, sono ancora oggi fortemente convinto che se un’opera piace sia giusto pagare (non il CD fisico con i suoi costi esorbitanti e ingiustificati ma lo stesso album su iTunes ad un prezzo tra i 9 e i 16€ al massimo, salvo rare eccezioni per le quali si è disposti a pagare anche di più).

Da quando ho provato Spotify per 30 giorni ho poi deciso di rinnovare l’abbonamento mensile perché mi sono trovato benissimo, tutte (o quasi) le tracce che ho sempre avuto sotto iTunes sono disponibili e altre ne arrivano quotidianamente, ho trovato una community molto grande che ha già fatto un ottimo lavoro di raccolta tracce per la creazione di Playlist ad-hoc e ho scoperto nuovi gruppi e cantanti che non conoscevo e che ho avuto modo di ascoltare in un certo senso “gratuitamente“, che probabilmente mai avrei scelto di seguire se avessi dovuto fare un acquisto a scatola chiusa su iTunes Store.

Cosa funziona

A parte qualche piccolo down di servizio più che giustificato (ma si parla di pochi secondi, qualche minuto al massimo e in occasioni davvero rare) poco dopo il lancio del prodotto, Spotify è un servizio sempre raggiungibile che funziona bene e svolge il suo lavoro come promesso, non fosse per quelle licenze che mancano e quelle canzoni che –di conseguenza– non possono essere ascoltate dall’Italia, in attesa che accordi migliori portino ad una soluzione valida per ambo le parti (Spotify e Major) e che permettano quindi all’utente di avere davvero tutto a disposizione.

Cosa non va

Le applicazioni di Spotify per WindowsMac sono complete, funzionali, sufficientemente accattivanti (ma migliorabili, nda). Quella di iOS è partita piuttosto male con mancanze che ho faticato a spiegarmi, soprattutto perché il punto di forza di questi servizi è la “trasportabilità“, l’essere completamente slegati dal mezzo, in un’epoca che vede cambiare rapidamente le abitudini e le esigenze. L’avere una connessione ovunque ci si trovi è ormai quasi scontato per chi sceglie forme di abbonamento o SIM ricaricabili che prevedono l’offerta dati all’interno, a meno di non volersi appoggiare costantemente alle reti WiFi dove disponibili. Oggi molti dei problemi sono stati risolti e molte dei buchi tappati, fortunatamente.

Occhio però ai consumi. In qualità standard Spotify consuma poco a patto che non si stia lì attaccati per ore, altrimenti in meno 10 giorni avrete azzerato tutta la soglia dati a vostra disposizione per il mese, ammesso che non siate collegati ad una rete WiFi, in quel caso ovviamente non impatterà in alcun modo sul traffico 3G / LTE da telefono. Tanto per capirci: lo uso quotidianamente dal PC che ovviamente non fa testo e sul telefono per un paio di ore quando vado in palestra (circa 3 volte alla settimana) rimanendo tranquillamente nella mia soglia di traffico dati mensile (2GB, come la maggior parte di quelle offerte dai carrier telefonici).

Costi

Spotify ha un costo variabile per i suoi abbonamenti. Si parte dal gratuito limitato e con pubblicità (nel client e durante l’ascolto), si passa a 4,99€ mensili per un ascolto senza alcun limite o pubblicità su qualsiasi PC dotato di browser o dell’applicazione installabile su Windows o Mac, si arriva al Premium da 9,99€ mensili per un ascolto senza limiti su tutti i dispositivi. La vera novità di questi giorni è Spotify gratuito anche sui dispositivi mobili grazie all’integrazione della pubblicità, vi rimando all’articolo di Cristiano Ghidotti su WebNews che spiega la novità (lo stesso che ha quantificato i consumi di Spotify da telefonino).

Le alternative

Rdio

Nonostante qualcuno tenda a completare quello che potenzialmente potrebbe essere l’anagramma di una ovvia bestemmia, Rdio è un servizio di musica in streaming molto simile a Spotify e per certi versi forse migliore. Non l’ho personalmente provato ma fidandomi ciecamente del parere di un amico voglio lasciare a lui questo spazio e questo paragrafo, mr. Contino :-)

Quando per la prima volta sentii parlare di Rdio era circa il 2011. Un servizio simile ai già famosi Pandora, Grooveshark (che ai tempi andava per la maggiore) e Spotify.

Da appassionato di servizi musicali in streaming decisi di dargli un’occhiata. Beh, già due anni fa Rdio vinceva a mani basse contro la concorrenza in fatto di pulizia grafica, quantità di brani e possibilità di sincronizzazione tra dispositivi. Il servizio era tuttavia disponibile soltanto negli Stati Uniti e inaccessibile dall’Italia a patto di avere un account, appunto, statunitense. Il “workaround” è stato quello di assegnare un indirizzo americano alla fatturazione della mia carta di credito, et voilà, il gioco era fatto.

Seppur privo di una connessione nativa con Facebook, già nel 2011 Rdio garantiva la possibilità agli utenti di ascoltare tutti i brani segnati come preferiti da qualsiasi browser dotato di connessione, senza avere necessità di scaricare alcun software. Quest’ultimo necessario nel solo caso si volesse arricchire l’esperienza e alleggerire la memoria dedicata al browser. E già questo me lo fece preferire a tutti gli altri servizi.

Alla fine di quell’anno Rdio pubblicò anche le applicazioni per Windows Phone e iOS, permettendo agli abbonati (4,99€ al mese per lo streaming illimitato da computer, 9,99€ al mese per aggiungere anche il mobile) di poter salvare le proprie canzoni preferite in mobilità, in modo che anche in assenza di connessione si potessero ascoltare.

Cosa funziona

Rdio ha sempre considerato il design e la pulizia delle proprie applicazioni un grandissimo punto di forza. Ed è effettivamente così, il paragone con la concorrenza non sussiste. Rdio spazza via tutto per agilità e facilità d’utilizzo. Inoltre si è sempre concentrata su chiudere accordi con etichette indipendenti, facendo un po’ più di confusioni con le major più importanti. Qualche esempio? Se sono registrato come utente americano vedo solo il secondo dei 2 album dei Beady Eye, mentre se sono registrato come italiano vedo soltanto il primo.

Cosa non va

Come scritto in precedenza la sola pecca di Rdio è quella di prestare poca  attenzione alla parte commerciale di chiusura di accordi con le major. Spotify ad esempio ha dalla sua i Metallica e i Led Zeppelin mentre Rdio, non ha nessun plus da questo punto di vista, facendo risultare l’esperienza troncata rispetto a chi sceglie altri servizi.

Tuttavia immagino che il problema non sia intrinseco all’azienda, ma sia necessaria una regolamentazione globale che tenga conto di Internet e non di stupidi vincoli del mercato fisico che non possono funzionare ancora per molto nel mondo digitale. Se sono in Australia, piuttosto che in Giappone e con il mio account Rdio o Spotify ho voglia di ascoltare una canzone devo avere la possibilità di accedere a tutto il catalogo dell’umanità, sarà a quel punto l’esperienza utente a fare la differenza.

Rdio resta dal mio punto di vista il servizio più completo in termini di funzionalità e di scoperta di nuovi artisti. Tramite il motore Echo Nest, infatti, è in grado di suggerire nuovi artisti affini a ciò che si sta ascoltando in quel momento. Purtroppo, come detto, è rimasto un passo indietro rispetto alla concorrenza in termini di ampiezza di catalogo. Nel caso ciò dovesse accadere sarò pronto a ritornare sui miei passi.

Costi

Stessi prezzi “cartello” di Spotify, come detto due paragrafi più su. Si parla quindi di 4,99€ al mese per uno streaming illimitato per arrivare ai soliti 9,99€ per portarlo sui dispositivi mobili.

Google All Music

Quando il grande monopolista del web aveva realizzato Google Play Music, inizialmente tenuto “quasi nascosto” come servizio ad esclusivo accesso americano (anche se l’ostacolo era facilmente aggirabile con un invito e un proxy USA, e lo dice uno che ha iniziato a sfruttarlo mesi prima che arrivasse in Italia, nda) nessuno poteva prevedere un ulteriore servizio di streaming pari a quello di Spotify. Il Play Music permetteva di emulare perfettamente ciò che ha introdotto iTunes Match qualche tempo prima, tutta la propria libreria musicale ospitata sul disco fisso del proprio PC caricata sui server di Google tramite una piccola applicazione installata. Diverse (tante) ore di pazienza per l’upload ma un ottimo risultato, accessibile da qualsiasi browser, compreso Safari su iPhone o iPad:

Un’interfaccia pulita e funzionale che viene riproposta nell’offerta All Music: un accesso sulla finestra musicale più ampia offerta da Google via web, applicazioni Android e iOS (limitata nell’acquisto di musica).

Anche in questo caso si parla di un costo mensile accessibile fissato a 9,99€ (con il solito centesimo che vi evita di vedere un 10 pieno), un po’ “cartello tra aziende”, con l’eccezione più che gradita di potersi godere tutta la musica senza alcuna interruzione pubblicitaria sia nell’offerta a pagamento che in quella gratuita. Il limite non è posto sulle ore mensili di ascolto ma sul numero di brani totali che è possibile conservare sul cloud di Google: 20.000 brani.

iTunes Radio

Provato per qualche giorno utilizzando un account iTunes Store americano, trucco ovviamente non più funzionante dopo che è stato utilizzato da molte persone. Giusto il tempo di capire il funzionamento di un servizio non ancora arrivato in Italia con buone premesse, gratuito per tutti, senza pubblicità e limiti per coloro che hanno attivato l’offerta iTunes Match.

Un accesso da ogni piattaforma Apple (manco a dirlo): iPhone / iPod touch / iPad, Apple TV, OS X (quindi qualsiasi Mac). Tutte le impostazioni, le preferenze, le liste salvate sul proprio account iCloud sempre accessibile, con la possibilità quindi di avere a portata di clic la propria selezione musicale ovunque vi troviate. Anche questo abbastanza scontato: tutto controllabile tramite Siri per i sistemi che ne sono provvisti, permettendovi così di comandare la musica con la vostra voce. A questo vanno aggiunte tutte le funzioni sociali disponibili da sistema, si potrà quindi condividere la propria musica preferita tramite messaggio, Twitter / Facebook ma anche AirDrop, posta elettronica.

E’ sicuramente uno di quei servizi da tenere d’occhio sperando che Apple lo promuova e lo renda accessibile anche a chi vive nello stivale quanto prima.

Xbox Music

Ultimo dei player entrato finalmente in competizione (poiché approdato su iOS e Android oltre che su Windows Phone dal lancio di Windows 8, ndr) in questo mondo di musica “in cloud” e annunciato domenica scorsa, il servizio è già noto ai possessori di Xbox e più in generale di sistemi Microsoft, prende le redini di ciò che è stato Zune proponendo un sistema “completamente nuovo” (?) che è in grado di portare la vostra musica su ogni dispositivo conosciuto. Dalla console al telefono passando dal tablet e dal web (quindi accessibile da ogni PC).

Ne ho parlato in un articolo tutto suo pubblicato qualche tempo fa, sempre su questi lidi: gioxx.org/2013/09/10/xbox-music/

Questa è la mia personale lista di competitor nel campo dello streaming musicale di nuova generazione. E voi? Cosa avete deciso di utilizzare? Fa parte delle alternative appena descritte o manca all’appello? Lasciate un commento! :-)

Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Serata in casa: cosa c’è in tv?

Ore di lavoro in più, stress, stanchezza, apparentemente una piccolissima lista di cose che però corrisponde ad un risultato piuttosto pesante da sopportare, soprattutto alla lunga.

State descrivendo la classica situazione nella quale deciderete di rimanere in casa, possibilmente al fresco o al caldo (dipende dalla stagione, chiaramente) perché di stare fuori proprio non vi va. Si potrebbe giocare, ma non c’è la voglia e la forza, si potrebbe chiamare un amico o un’amica, ma anche in questo caso si preferisce avere come sottofondo solo ed esclusivamente il televisore o il ticchettio della tastiera del proprio portatile, si potrebbe pensare di andare a letto e lasciarsi andare tra le braccia di Morfeo, ma è troppo presto e si rischia poi la sveglia in orari improponibili al mattino dopo, con il rischio di doversi inventare qualcosa per arrivare all’ora di uscita da casa … ok: mettetevi comodi sul divano in sala tirate fuori il telecomando.

Zio Silvio ha deciso di obbligarci (ops) fornirci quella splendida tecnologia che è il digitale terrestre, che permette di avere il triplo di canali con il quintuplo di programmi trash e repliche a disposizione, perché non approfittarne?

A questo punto la domanda è semplice: come decidete che cosa guardare? Oltre alla guida inclusa all’interno del vostro ricevitore DTT (o satellite), ci sono valide alternative, cartacee e virtuali (preferibilmente queste ultime, per ovvi motivi). Io ne uso diverse, sarei curioso di conoscere le vostre alternative!

Per chi ha a disposizione un iPhone posso consigliare alcune applicazioni che potrebbero permettervi di consultare comodamente i programmi della serata, siano essi su DTT o Sky / Mediaset Premium. In particolare queste ultime due possono vantare applicazioni ufficiali che pubblicano la lista sempre aggiornata dei programmi in scaletta, rispettivamente qui e qui su iTunes Store. La mia scelta è ricaduta sulla prima citata poiché è in grado di realizzare una lista di canali preferiti che si aggiornerà con un semplice tocco, ogni volta che si desidera, per tenere sott’occhio i programmi di quel preciso momento o nella fascia che ci interessa di più.

Se invece non volete passare necessariamente da un’applicazione iPhone e utilizzare un sito web che svolge un ottimo lavoro potete fare riferimento a staseraintv.com, che per la cronaca ha sviluppato in ogni caso un’app per le piattaforme più conosciute (iOS, Android e Windows Phone), valida tanto quanto il sito web. Fonti precise, dettagliate, tutto ciò che vi serve oltre un telecomando e il vostro divano :-)

E se non volessi stare davanti al televisore?

La porta di casa è li che aspetta solo di essere aperta e richiusa alle vostre spalle. Ho avuto modo di provare diversi posti o partecipare ad eventi presso luoghi cult della vita milanese, anche se posso solo accrescere la giovane lista data la vastità di scelta disponibile.

A tal proposito ho voluto creare un gruppo di luoghi visitati su FourSquare, come già successo per i posti dove fermarsi a mangiare o per altre liste (il mio account ne conta 8 in questo momento). Si chiama “Milano Real Life #2“, il numero sta ad indicare questo nostro secondo appuntamento estremamente leggero del sabato mattina. La lista è pubblica ed è disponibile tramite la pagina ufficiale di Gioxx’s Wall: it.foursquare.com/p/gioxxs-wall/14299387/list/mrl-milano-real-life-2. Inutile dire che giudizi e luoghi sono destinati a crescere, all’interno di questa piccola lista ho raccolto solo ciò che mi è rimasto impresso per qualche buon motivo (nel bene e nel male, ovviamente), e sono assolutamente aperto a nuove idee o nuove proposte tramite l’area commenti del blog.

E voi dove scappate solitamente per passare una serata diversa dal solito? :-)

Buon fine settimana!

× MRL: Milano Real Life

Milano Real Life (MRL)

È il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Con l’evidente voglia di stupire e garantire qualità a chi sceglie di investire i propri risparmi in questo prodotto, Sony sforna il RDP-XA900iP, un set di casse senza fili che supportano tra le altre anche la tecnologia AirPlay di Apple, il migliore metodo per propagare la musica nelle stanze di casa propria pur portando con se il telefono o il tablet, a patto di rimanere sempre sotto copertura di rete WiFi e senza più la necessità e gli evidenti limiti della tecnologia Bluetooth che è comunque pienamente compatibile con lo stesso.

Sono già felice possessore (da anni, ndr) di un sistema audio basato sulla stessa idea: basta CD, peggio ancora musicassette, solo un set di casse che possono ricevere musica in streaming da un apparato compatibile, non necessariamente Apple, è sufficiente un chip Bluetooth ed il gioco è fatto! Chiaro che avere una tecnologia compatibile AirPlay in una casa popolata di device di Cupertino è un plus da non sottovalutare, ed è questo il primo punto di forza che viene all’occhio quando si prova XA900iP.

A seguire? L’eleganza della realizzazione, ‘collega‘ della robustezza e ricerca del dettaglio nella costruzione di questo piccolo gioiello da salotto, forse non facile da posizionare in libreria, ma vale tutta la fatica di trovargli il posto e la distanza da ciò che più gli è vicino, come il televisore, al quale ho collegato un banale cavo AUX che permette di far ponte e mandare l’audio direttamente su questo set senza più utilizzare le casse integrate nella scocca, indubbiamente valide ma nettamente inferiore a potenza e qualità offerte da SONY.

Resta eventualmente disponibile un’ulteriore connessione ottica digitale dedicata ai cultori del suono homemade. Pur essendo palesemente pensato per una connessione WiFi, SONY ha giustamente deciso di rendere disponibile una porta di rete ethernet, nel caso in cui XA9000iP si trovi vicino al router o in prossimità di un attacco di rete a muro pensato per arrivare fino al vostro salotto. In ogni caso, per evitare fatica, vi basterà tirare fuori la dock per iPhone / iPod / iPad, collegare il vostro dispositivo (che con l’occasione ricaricherà anche la sua batteria, ndr) e configurare l’accesso alla rete senza fili tramite l’applicazione che sarete “costretti” a scaricare comodamente dall’AppStore (D-Sappli: itunes.apple.com/it/app/d-sappli/id416030022?mt=8), è l’unico modo che avete per far accedere rapidamente le casse alla vostra rete casalinga.

Libertà di scelta

Ho potuto confrontare volumi, modalità di equalizzazioni (modificabili solo dall’applicazione D-Sappli) e qualità di ricezione riproducendo le diverse possibili connessioni tra la fonte audio e questo set di casse. Tra le prove portate a termine ho voluto anche collegare il mio portatile a XA900iP tramite bluetooth e riprodurre qualche canzone direttamente da Google Music (quindi Firefox), ottenendo davvero dei buoni risultati.

Ciò che mi ha più piacevolmente colpito è la distanza che ho potuto tenere tra il portatile (fermo sulle mie gambe, buttato stile svacco sul letto della camera) e le casse senza accusare il minimo disturbo o interruzione dello streaming, cosa che risulta un pelo più difficile con iPhone o altri cellulari con chip bluetooth anch’essi integrato.

Google Music: Home Page

In ogni caso la libertà di scelta e le molteplici connessioni sfruttabili rendono XA900iP un prodotto indubbiamente versatile e adatto a -quasi- ogni esigenza.

AirPlay migliorabile

Sarò sincero: non so se si tratta di una limitazione presente sul software on-board o di una “imposta” da Apple. Ho volutamente messo in difficoltà la modalità AirPlay per cercare di capire fino a che punto potessi spingerla ad accettare connessioni da diversi dispositivi Apple in rapida sequenza. Ecco, il test è terminato subito dopo essere cominciato.

Scollegando il mio iPhone personale dalla modalità AirPlay (utilizzando quindi lo speaker integrato) ho potuto notare che da un secondo iPhone (quindi un secondo iTunes) tale modalità sparisce completamente dai controlli posti in basso nella schermata, dove solitamente –se rilevati– vengono elencati i dispositivi compatibili e disponibili alla trasmissione dell’audio senza fili, tra i quali il XA900iP.

Solo spegnendo il sistema e riaccendendolo ho potuto veder ricomparire l’icona poco dopo:

Limitazione? Bug? Ho provato inutilmente a cercare un aggiornamento del firmware di prodotto sul sito di SONY, spero in tutta sincerità che qualcuno possa darmi qualche dettaglio in più o semplicemente giustificare questo comportamento come qualcosa di voluto da parte della società di Cupertino, con buona pace di SONY e del lavoro svolto sul XA900iP.

In conclusione

Un bell’oggetto, una qualità che è possibile toccare e sentire, una valida scelta per chi sta ancora valutando l’ipotesi di sostituire il vecchio “Hi-Fi” di casa con qualcosa di più moderno e pensato per i dispositivi attuali, soprattutto quando tutta la famiglia è iPod-dotata (minimo, come nel mio caso). Ciò che fondamentalmente manca per completare il quadro di connessioni “for Apple” è un adattatore che possa consentire di collegare anche il vecchio iPod Shuffle (ne ho due in famiglia di cui uno ancora utilizzato) di prima generazione, ostacolo aggirabile utilizzando un cavo AUX, o magari basta convincere l’adulto genitore a fare un passo falso e passare ad un nuovo Nano! ;-)

Occhio però al prezzo, nota un po’ dolente con la quale voglio chiudere l’articolo (com’è giusto che sia per riportare tutti i sognatori a terra): si parla di 549 euro di listino secondo la scheda ufficiale sul sito del produttore. Facendo una rapida ricerca su internet si riesce anche a trovarlo a 375, con un risparmio di ben 174 euro!

Non resta che ringraziare SONY per avermi fornito il XA900iP protagonista di questo test e lasciare a voi l’area commenti per pareri o esperienze nel caso anche voi foste possessori di questo oggetto.

La regia vi ha gentilmente offerto i consigli per gli acquisti:

Avete appena letto un post nato grazie alla collaborazione con aziende terze. Vi ricordo che le mie recensioni sono oggettive, in nessun modo contenenti baggianate gratuite solo perché qualcuno mi offre il gadget di ultima generazione o investe in questo piccolo blog. Leggete come sempre con fiducia, non mi risparmio per nessuno! ;)
× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.
Condividi l'articolo con i tuoi contatti: