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Mi sono lasciato convincere dai colleghi di lavoro e alla fine ho ceduto alla tentazione dopo aver a lungo aspettato e resistito nel gioco del “stacca e attacca” tra alimentazione e vecchi auricolari con adattatore, ho comprato le AirPods. Nella quotidianità il cellulare squilla diverse volte (meno o più del telefono fisso, dipende dalla giornata e da dove sto lavorando, se in ufficio, mobilità o smart working) e odio tenerlo attaccato all’orecchio per troppo tempo, ho sempre preferito l’utilizzo di auricolari con cavo o cuffie bluetooth in base a ciò che mi trovo a portata di mano in quel momento, con le AirPods ho risolto il problema seppur non mi convincano del tutto (si tratta della generazione precedente, ma dubito che la nuova differisca poi così tanto).

Apple AirPods

Piccole, leggere, con tutti i difetti del mondo ma anche con una capacità di integrarsi con dispositivi Apple che ovviamente nessun altro può garantire, non almeno a questo livello, facile intuire il perché. Ho quasi sempre parlato male di questo accessorio studiato e messo al mondo dal team di Cupertino, non c’è una motivazione realmente valida per l’acquisto ma si finisce per ammettere che sono comode e che tornano utili troppo spesso all’interno dell’intervallo di tempo che metti a disposizione della vita lavorativa (ma non solo), inevitabilmente moltiplicato per cinque giorni su sette (perché – spero per te – nel fine settimana si deve provare in tutti i modi a stare lontani da smartphone, tablet e qualsiasi altra amenità tecnologica non necessaria).

Sono circondato da colleghi di lavoro che hanno fatto “l’incauto acquisto” già da tempo, talvolta fregandosene di offerte e prezzi da Black Friday pur di possedere ‘sta scatoletta da tenere nella tasca dei jeans e tirare fuori all’occorrenza. Io ho sborsato circa 130€ oggi che Apple ha ormai tirato fuori la seconda versione del prodotto, approfittando di un buon prezzo di uno store eBay che si è rivelato essere affidabile, preciso e puntuale nella transazione (lui: go.gioxx.org/airpods-ebay). Ci ho aggiunto in seguito una custodia per proteggere quanto più possibile l’involucro originale (questa: amzn.to/2Rytc1t), tanto per non farmi mancare nulla.

E ora?

E ora cosa vuoi che ti dica? Un’associazione per la quale mi è bastato aprire la culla e attendere un secondo prima di confermare che si trattava delle mie nuove AirPods, collegamento bluetooth immediato a ogni successiva esigenza, verifica dello stato di carica della culla e dei singoli auricolari tutto sommato rapidissimo e di semplice consultazione (qualche volta può fallire o metterci più tempo ad aprire il popup riepilogativo dello stato di salute AirPods, ma si tratta di casi sporadici e del tutto sopportabili), una quantità di autonomia di carica che può coprire l’intera giornata lavorativa senza battere ciglio per almeno un paio di cicli in culla senza la necessità di ricaricare quest’ultima (e la ricarica è in ogni caso lesta).

È un buon prodotto (data anche la sua gioventù e il fatto che la batteria sia nuova)? . Resisterà nel corso del tempo? Ne dubito, avevo letto e rilanciato questo articolo poco tempo fa (si parla di maggio): vice.com/it/article/neaz3d/gli-apple-airpod-sono-una-tragedia, credo che in tal senso l’affermazione alla base sia del tutto inattaccabile.

Con iPhone 7 e superiori (io utilizzo un 8 come aziendale) Apple ha creato dal nulla la domanda per questo tipo di prodotto, rendendo di fatto scomoda la convivenza tra il cavo di ricarica Lightning e l’adattatore (anch’esso con stessa tecnologia) per utilizzare i vecchi EarPods che vengono tutt’ora inclusi nella scatola dello smartphone. Esistono adattatori multipli su Amazon che non fanno altro però che rendere l’esperienza d’uso più difficoltosa e intricata più delle liane di Indiana Jones, qualcosa da scartare più che preferire (seppur il prezzo da pagare sia nettamente inferiore a quello di AirPods prima o seconda generazione).

Quello che è certo è il falso senso di isolamento che le AirPods danno quando ci si trova in ambienti particolarmente rumorosi, perché la cancellazione del rumore di fondo è applicata esclusivamente ai microfoni dei due auricolari, lasciando però scoperto il fianco dell’ascolto che viene così fortemente penalizzato, cosa che è possibile verificare ulteriormente in riproduzione musicale in un luogo affollato come può essere quello di una palestra (e di ragazzi con AirPods indosso ne vedo davvero tanti, e mi convinco che sia più per scena che reale qualità dell’audio misto comodità del non avere cavi penzolanti lungo il corpo), sono immediatamente tornato al mio set bluetooth che con l’isolamento e volume massimo scherza molto poco seppur privo di cancellazione di rumore a bordo (Creative Outlier Sports: attività in movimento secondo Creative).

In conclusione

Comprare delle Apple AirPods oggi vuol dire abbattere in un solo colpo la scomodità di dover scegliere se ricaricare il proprio smartphone o parlare con qualcuno senza la necessità di tenere iPhone (o qualsiasi altro telefono compatibile) attaccato all’orecchio per troppo tempo. Non è un passo economico, porta i suoi frutti in termini di rapidità di collegamento (tiro fuori l’auricolare destro quando il mio telefono inizia a squillare, rispondo alla chiamata quasi immediatamente con un doppio tap sull’auricolare una volta che l’ho indossato) e pulizia della conversazione (non al pari livello dell’uso del telefono diretto, ma ci siamo quasi) ma se ne può anche fare a meno, soprattutto visto il contatore alla rovescia che comincia a partire un po’ da quando le si acquista già consapevoli dell’impossibilità di un cambio batteria agevole che costringerà quindi a passare – se si intende continuare a sfruttare il vantaggio – a una nuova generazione del prodotto o alla medesima generazione ma comunque a un qualcosa già presente a magazzino (e i soldi da spendere saranno grosso modo sempre quelli).

Ci sono competitor molto più costosi sul mercato che offrono ulteriori caratteristiche (Noise Cancelling in primis) ma chiaramente non è un qualcosa alla portata di tutti (già non lo sono le AirPods, ribadisco), c’è da ragionarci un attimo sopra e capire bene la propria esigenza e il valore che si vuole dare a un prodotto di questo tipo. Ognuno le valuta per punti che spesso non sono “condivisi” dall’ottica comune, basti pensare che il mio giudizio è molto più “pacato” rispetto a quello di alcuni colleghi.

Io ti lascio i soliti collegamenti allo store Amazon dove puoi trovare AirPods di attuale e vecchia generazione, l’area commenti è invece a disposizione per scambiare opinioni e mettere in evidenza insieme pro e contro di questo accessorio Apple.


immagine di copertina: unsplash.com / author: Suganth
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Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato dal sottoscritto su eBay a circa 130€. Durante il fine settimana del 22/23-6 sono saltati fuori ulteriori sconti (si arrivava a 127€ per dire) ma si trovano ormai abbastanza facilmente (quelle della generazione precedente).
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Mi ero accorto di questo alquanto fastidioso dettaglio qualche tempo fa, poi per un motivo o l’altro ho sempre rimandato la verifica vera e propria con relativa ricerca all’interno della community internazionale Xiaomi. Quel momento è poi arrivato e ho avuto conferma: il mio Mi 9 (e non solo il Mi 9, nda) non offre la possibilità di rendersi nativamente invisibile ai dispositivi che non sono stati precedentemente associati tramite Bluetooth. Non è un’opzione disponibile nella MIUI, punto. La domanda è solo una: perché? (avrei detto WTF, ma volevo essere politicamente corretto) …

Mi 9 e Bluetooth sempre visibile, come rimediare

It’s not a bug, it’s a feature!

Per chi non conoscesse citazione e cenni storici della stessa: wired.com/story/its-not-a-bug-its-a-feature

Ci sarà un assurdo motivo per il quale qualcuno ha deciso che “così va bene“, è evidente, eppure io non lo riesco a individuare in nessuna possibile e plausibile analisi. Mi è bastato girare in lungo e largo per le opzioni offerte dalla MIUI per non individuare la voce che non permette di individuare via Bluetooth il mio smartphone, senza successo. A quel punto ho fatto qualche ricerca, non ci vuole molto per arrivare alla conclusione che non è possibile farlo in via ufficiale.

Si torna indietro fino al 2017 volendo, se ne parla come possibile bug all’interno del forum dove i beta tester si erano già accorti dell’anomalia (en.miui.com/thread-641388-1-1.html) segnalandola come ci si aspetta, per poi trovarsi davanti a una risposta degna del miglior reparto marketing di Apple da anni a questa parte: “Non è un bug, è una miglioria“. Gli ultimi interventi all’interno della discussione che ti ho proposto arrivano anche a gennaio di quest’anno, tanto per farti capire da quanto ci si trascina avanti questa “ottimizzazione“, il tutto – posso assicurartelo – sottolineando una falsa sicurezza in merito alla visibilità del terminale solo quando ci si trova nella schermata Bluetooth, falso, lo smartphone è sempre individuabile a prescindere da cosa si stia facendo in quel momento.

Di discussioni in merito ne puoi trovare facilmente diverse altre ma te la faccio breve: il metodo per risolvere è custodito all’interno di un’applicazione di terza parte che aggira l’ostacolo e si rifà ai principi fondamentali di Android e a una opzione che possiede anche il più vecchio Nokia Symbian based che custodisci gelosamente nel cassetto. La soluzione porta il nome di Bluetooth Settings (poca fantasia, tanta la resa) e la si trova agilmente nello Store:

Bluetooth Settings
Bluetooth Settings
Developer: 4A
Price: Free

Una volta installata la risposta alla tua esigenza è presto servita su un piatto d’argento, spostati su “Limit to devices that are already discovered” o – in alternativa ancora più ristretta – “Limit to devices that are already paired“. La modifica è immediata e non serve pulsante alcuno per confermarla.

MIUI e Bluetooth sempre visibile, come rimediare

In questa maniera non avrai problema a comunicare via Bluetooth con dispositivi che hai già incontrato e configurato per essere utilizzati con il tuo smartphone o altro dispositivo basato su MIUI, lasciando però tutto il resto fuori. Lo svantaggio dell’utilizzare un’applicazione simile? Il doversene ricordare un domani quando avrai bisogno di associare un nuovo dispositivo, dovrai aprirla, rendere “Fully discoverable and pairable” il dispositivo e fare ciò che ti serve, per poi riportarlo fuori dal campo visivo dei dispositivi che ti circondano.

Ora, tornando alla domanda principale dell’articolo: perché escludere dalla MIUI l’opzione? Io credo che non ci sia giustificazione e senso in quanto fatto da Xiaomi, evidentemente però non è così per tutti. Poco male fino a quando ci sarà sempre una via secondaria d’accesso a ciò che ti serve per raggiungere l’obiettivo (seppur possa scocciare doversi sempre rifare a dei work-around per ciò che prima veniva dato per scontato).

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Lascia che te ne parli chi il telefono non lo riceve da Xiaomi ma lo compra direttamente su Amazon al Day-1 (che si fa molto prima), con tutta l’intenzione di utilizzare questo regalo di non compleanno per andare a sostituire un ormai acciaccato seppur glorioso e mai troppo apprezzato Samsung Galaxy S8, che personalmente ringrazio per quanto dato in questi anni. Xiaomi Mi 9 è lo smartphone che ho dallo scorso 1 marzo, un top di gamma per l’azienda cinese, un ottimo terminale che mostra talvolta un fianco che si può certamente giustificare per il prezzo di listino, un po’ meno per il segmento di mercato che va a occupare.

Xiaomi Mi 9: è davvero la terra promessa? 1

Xiaomi Mi 9

Non è la prima volta che porto uno Xiaomi in famiglia, anzi, a dirla tutta io sono l’ultimo componente che ancora non aveva scelto uno dei loro prodotti come terminale principale da tenere in tasca (giro sempre con due smartphone, ho un iPhone aziendale per tenere separate le due vite), la decisione è stata presa sicuramente sulla base delle caratteristiche tecniche dichiarate, mescolate a un pizzico di avventatezza e tranquillità mentale concessa da Amazon (che permette la restituzione semplice dell’acquisto nel primo mese di vita). Prezzo del carrello: 448,96€.

Un ottimo processore, tanta RAM (ne avevo bisogno, capirai il perché tra qualche riga) e una memoria libera a disposizione che va a ricalcare fedelmente quella del mio vecchio S8, non ho necessità alcuna dei 128 GB di spazio, ho molti dati in cloud (fotografie) e ascolto musica direttamente da Spotify, diciamo che riesco a rimanere sotto il tetto dei 40 GB occupati.

Costruzione

Il cuore che batte sotto la scocca di Mi 9 è Qualcomm, per la precisione si tratta dello Snapdragon 855: un octa-core che spinge fino a 2,84 GHz con GPU Adreno 640, 6GB LPDDR4x di RAM a 2133MHz in dual-channel, 64 i GB (della mia configurazione, come già scritto poco fa) di spazio disponibile a tua disposizione (esiste il modello da 128GB, entrambi montano memorie flash UFS2.1).

Il display è davvero molto bello, viene prodotto da Samsung e si tratta di un AMOLED Full Screen da 6.39″ con risoluzione 2340×1080 FHD+ e 403 PPI, una misura importante che in mano fa certamente la differenza rispetto al mio passato, che mi fa un po’ tornare alla memoria quei terminali di Sony che occupavano davvero del gran spazio (anche in tasca). La luminosità è giusta, anche contro luce diretta del sole, ho solo notato che in alcuni casi il sensore adattivo può fare confusione e cambiare le carte in tavola in maniera non sempre precisa, qualche sbavatura qua e là da controllare manualmente tramite il menu a tendina di Android. Sempre nel display segnalo il notch a goccia che non dà fastidio alcuno all’estetica complessiva dello smartphone, io arrivo da un terminale senza notch e ti assicuro che per Mi 9 è come non fosse lì.

Il lettore di impronte è posto sotto al vetro, luce verde pulsata come quella che ci si ritrova degli smart band per la misurazione del battito cardiaco. Nonostante le promesse fatte il lettore è lento, spesso impreciso, nulla che abbia a che fare con il lettore di impronte fisico al quale ero abituato e che tutto sommato non mi sarebbe dispiaciuto ritrovare pure su Mi 9 (a meno di proporre qualcosa di effettivamente più veloce, almeno tanto quanto quello classico). Sono molto deluso da questo punto, non sto dicendo che sia un completo fallimento (direi il falso, la lettura va a buon fine molto spesso e in alcuni casi anche molto rapidamente), ma talvolta preferisco inserire il codice di sblocco numerico per fare prima.

Per un lettore di impronte che vira verso un’evoluzione, un connettore cuffie fa esattamente il contrario: manca all’appello. C’è un adattatore ormai per tutto, mi sembra di ribadire quel concetto fatto proprio da Apple per dire alla clientela che “c’è un’app per tutto“. Passeremo la nostra vita ad adattare la qualunque, per accontentare un’industria che difficilmente sa mettersi d’accordo sul cosa utilizzare e quando. Xiaomi Mi 9 ha un unico attacco USB-C, servirà quindi per caricare la batteria, scambiare dati con un PC oppure ascoltare la musica (o chiacchierare con un proprio contatto) attraverso l’uso di auricolari non più tradizionali. A mio parere questo resta un punto a sfavore nonostante ciò che vuole farci pensare il mercato. Non si parla di drive ottico sui laptop, ormai scarsamente utilizzati, si parla di un paio di auricolari economici e che si possono trovare ovunque, che non potrai usare a meno di adattarli e trasformarli in USB-C.

La batteria è quella che mi sta dando forse più soddisfazioni rispetto agli ultimi smartphone messi in campo. Offre 3300mAh e sulla carta non dovrebbe essere la scelta vincente e definiva, eppure funziona molto bene e l’ottimizzazione in alcuni casi troppo violenta del software Xiaomi la preserva nel corso della giornata, permettendoti di arrivare di toccare durate anche di due giorni se non martelli il tuo smartphone con applicazioni molto esose di risorse come Facebook e affini. La batteria supporta la ricarica rapida via cavo USB-C (27W) e senza fili (20W) con protocollo QuickCharge 4.0. Il caricabatterie incluso nella confezione non è però all’altezza delle aspettative, fermandosi a 18W erogati (io l’ho lasciato praticamente in scatola).

In mano lo si tiene abbastanza tranquillamente ma con qualche difficoltà nella maneggevolezza e scivolosità da “nudo“, il consiglio è quello di utilizzare da subito la custodia gommata trasparente che troverai nella scatola di Mi 9, e di comprarne una che ti piace un po’ di più alla prima occasione utile (io l’ho già fatto, e pensa che nei primi tempi su Amazon non esistevano custodie per Mi 9!).

Software

Xiaomi Mi 9: è davvero la terra promessa? 61

Android 9 Pie, le patch a oggi sono quelle di febbraio 2019 ma è chiaro che mi aspetto un allineamento sempre molto rapido nel primo anno di vita del dispositivo (e spero in quelli futuri). La MIUI è la 10.2 Global, interfaccia grafica e launcher costruito in Xiaomi che è certamente fluido e buono come base di partenza per chi non pretende più di tanto, ma continua a essere all’opposto delle mie abitudini e della rapidità che solo Nova è in grado di darmi a oggi (ho resistito un paio di settimane, sono ora a bordo della beta di Nova, come mio solito).

Come anticipato è la MIUI a fare il lavoro sporco per ciò che riguarda ottimizzazioni della batteria e pulizia del sistema, in alcuni casi esagerando e necessitando di intervento da parte tua per rimettere a posto le cose. Mi è capitato infatti di dover modificare le impostazioni di Waze, Spotify e Android Auto. Quest’ultimo ha dato diversi problemi in vettura fino a quando non ho chiesto allo smartphone di ignorare i consumi della batteria e permettere alle applicazioni di partire da sole quando necessario.

Xiaomi Mi 9: è davvero la terra promessa? 62

Questo problema (se non hai ancora ritoccato le impostazioni batteria e avvio automatico) è il medesimo che può causare un errore simile su Android Auto quando si vuole far partire la musica direttamente dal monitor dell’automobile:

Xiaomi Mi 9: è davvero la terra promessa?

La soluzione è arrivata tramite il forum della Community, fortunatamente: en.miui.com/thread-1491073-1-1.html.

Altro grande assente è parte del comparto Google, del quale fanno certamente parte Google Smart Lock e Google AR. Il primo citato viene eseguito come modulo e funziona parzialmente, ma non sarà modificabile e richiamabile in alcun modo da parte tua (scelta che onestamente non capisco e non condivido con gli sviluppatori Xiaomi), il secondo manca completamente all’appello (vedi developers.google.com/ar/discover/supported-devices, e qui vai a capire cosa stanno aspettando considerando che nell’elenco compare il vecchio Mi 8). Non ho potuto godermi il lancio in beta chiusa delle mappe di Google (a piedi) in realtà aumentata, spero di poter sfruttare questa bellissima funzione (che nel frattempo ho testato grazie a S8) quando sarà disponibile per tutti.

Multimedia

Il comparto sul quale Xiaomi ha certamente convogliato tutte le forze del suo reparto Marketing e in parte di quello sviluppo. Fotocamera tripla Sony ultra-grandangolare da 48MP, una sporgenza abbastanza esagerata che bisogna in qualche maniera controllare solo tramite una buona custodia.

La fotocamera principale porta con sé 48MP grazie al sensore Sony IMX586 con apertura 0,8μm ƒ/1,75, il quale supporta la registrazione video in HD. La seconda fotocamera è in realtà un teleobiettivo da 12 megapixel con apertura 1,0μm ƒ/2,2 e supporto alla fotografia macro. Si conclude con l’obiettivo ultra-grandangolare da 16MP con apertura 1,0μm ƒ/2,2. Lo zoom è di tipo ottico 2x in modalità triple camera, al quale si associa lo zoom digitale 10x. La messa a fuoco è laser con rilevamento di fase e rilevamento a contrasto.

La fotocamera frontale porta con sé 20MP con apertura ƒ/2.0 da 0,9μm.

È un comparto di tutto rispetto con grandi punteggi su DxO, ma che messo in seria difficoltà ogni tanto mostra il fianco caricando un pelo troppo i colori e talvolta non ricalcando fedelmente la realtà, ma non c’è poi così tanto da lamentarsi a guardare i risultati che vado a mostrarti qui di seguito. Non ho avuto occasione di caricare alcun video, ma la registrazione è fluida e non mette il terminale in difficoltà (anche in termini di riscaldamento).

Illuminazione normale

Fotografie realizzate tra Milano e Como, con condizioni di luce normali (in alcune occasioni anche ottimali) e dei soggetti catturati con e senza zoom, con e senza grandangolare.

Scarsa illuminazione

Fotografie scattate qua e là a Milano, con condizioni di luce poco ottimali, soggetti talvolta in movimento catturati con e senza zoom, con e senza grandangolare, nella quasi totalità delle occasioni ho scelto di mettere in campo il profilo Notte offerto da Xiaomi e della sua applicazione Foto ufficiale.

Lascio trarre a te le conclusioni in merito ad ambo le situazioni.

In conclusione

Xiaomi Mi 9 è un terminale molto completo, veloce e dal prezzo indubbiamente competitivo rispetto agli altri top di gamma proposti dai maggiori protagonisti di mercato. Ha caratteristiche evidentemente da primo della classe ma in alcuni casi non si impegna esattamente come detto nella più classica delle situazioni professori-genitori. Sporadici talloni d’Achille ti fanno storcere il naso, su quelli avrei preferito maggiore attenzione.

Non pensavo, ma devo ammettere che un po’ mi manca l’impermeabilità e la spensieratezza di portare vicino all’acqua lo smartphone senza dovermene preoccupare. A questa ci aggiungerei certamente la nota storta sul sensore di luminosità così suscettibile, che viene totalmente ignorato quando si lancia un’applicazione che fa uso del lettore impronte nelle ore serali, causando l’uscita forzata dalla bassa luminosità ed eliminazione della luce blu, per permetterti la corretta lettura della tua impronta.

Tanto per non farci mancare nulla, segnalo che in un paio di casi ho dovuto riavviare Mi 9 dopo essere stato in posti dove non c’era ricezione di segnale alcuna (dei veri e propri bunker!), perché una volta uscito da lì lo smartphone non è stato più in grado di ricercare la prima antenna disponibile, condizione dalla quale non sono uscito neanche mettendolo manualmente in modalità aereo e riportandolo allo stato normale.

Trovi la scheda tecnica completa di Mi 9 sul sito web ufficiale di Xiaomi, punta il browser all’indirizzo mi.com/it/mi9/specs. Per tutto il resto dovresti già saperlo: l’area commenti è a tua disposizione, usala per chiedermi tutto quello che vuoi sapere sul prodotto 🙂

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Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato di tasca mia su Amazon. Preordinato quando annunciato e arrivato con un giorno di ritardo rispetto alla promessa fatta (consegna al Day-1), e ora eccoci qui!
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Tutto parte da un computer. È piccolo, consuma poco, è affidabile in linea con la capacità di poter rimanere acceso ininterrottamente e perdersi per strada quasi sempre non per colpa sua, quanto per la fragilità che può avere una tradizionale scheda microSD sulla lunga distanza. Si chiama Raspberry Pi (raspberrypi.org) e se non hai mai sentito prima questo nome, vuol dire che tutto sommato dell’argomento tecnologia e informatica forse non sei realmente appassionato (e qui qualche fischio in fondo alla sala lo sento arrivare eccome).

Raspberry Pi: la base di partenza

RPi3

Eppure secondo me è proprio così, non prenderla sul personale o come attacco diretto. Di Raspberry Pi se ne parla ormai da tanti anni (è stata presentata come single-board computer nel 2011, nda) e oggi siamo ormai arrivati a poter sfruttare la sua terza generazione, nel modello B+ (che è quello che inizia a diffondersi sempre più). Io ci ho giocato in passato, ma non ne ho mai posseduto e tenuto uno in casa, fino a ora. Per “colpa” (se così si può chiamare) dei ragazzi di Cubbit ho deciso di acquistare proprio un RPi3 B+ da mettere in casa e nascondere nel ripostiglio, dove tengo anche il vecchio Media Center basato su Windows 7 e Plex (che tutto sommato svolge ancora il suo lavoro) e dove ho potuto portare dei cavi di rete che comunicano direttamente con il mio router (7590).

Starter Kit

Ho acquistato un modello completo, che propone anche il case, la scheda microSD e ulteriori accessori, lo prepara la ABOX, lo puoi trovare anche tu su Amazon:

Io ho scelto lo Starter Kit un pelo più costoso, ma con la scheda di memoria da 32 GB, così da non avere problemi di spazio per qualche tempo (sì, scoprirai che con RPi quei GB di spazio possono essere anche più che sufficienti). Tutto arrivato con i soliti rapidi tempi di Amazon, quindi montato e preparato per la prima installazione (che tra breve ti spiegherò come modificare rispetto all’originale prevista). RPi, se volessi fartela molto breve e chiara, è un ambiente di laboratorio, test, sviluppo, nuove scoperte.

Non è e non potrà mai sostituire il tuo PC di casa o il tuo laptop, ma potrà certamente farti da concentratore per la gestione della domotica, da server DNS con possibilità di oscurare le pubblicità invasive (e di questo ne parliamo in un prossimo articolo), da server Plex (con diverse limitazioni, occhio) o da piattaforma di gioco retrò e chissà quanta altra roba ancora, tutto racchiuso nel palmo di una mano e con una spesa tutto sommato limitata.

Partendo dal presupposto che tu abbia scelto un RPi3 B+, le caratteristiche della single-board dovrebbero più o meno essere queste:

  • CPU Broadcom BCM2837B0, Quad-Core a 64-bit 1.4 GHz con 1 GB di SDRAM LPDDR2.
  • WiFi e Bluetooth a doppia banda (2,4 GHz e 5 GHz IEEE 802.11.b/g/n/ac, versione bluetooth 4.2, BLE).
  • Velocità massima dell’attacco ethernet 300 Mbps, supporto Power-over-Ethernet (PoE) tramite HAT PoE separato rispetto allo Starter Kit.

A ciò va sempre associato un alimentatore capace di erogare 5V/ 3A per rimanere tranquilli e non incorrere nel più classico degli alert a video che lamentano una scarsa alimentazione (che potrebbe non essere sufficiente per servire anche hard disk esterni USB e simili) e, per le configurazioni un pelo più complesse in grado di tenere in piedi software più esosi, un paio di dissipatori in rame da poter installare secondo esigenza (tieni quindi a portata di mano la cara vecchia pasta termoconduttiva se pensi di voler fare cose turche con il tuo nuovo giocattolo!).

Cerca di avere sempre a che fare con microSD di qualità, classe 10 di nuova generazione possibilmente. Nel caso tu stessi acquistando il mio stesso Starter Kit, questo arriverà con una microSD sulla quale troverai già installato NOOBS (New Out Of Box Software), “an easy operating system installation manager for the Raspberry Pi“, in pratica è un bivio verso il tuo Sistema Operativo preferito, ma senza che questi ti obblighi a sceglierne per forza uno.

Io la microSD però l’ho formattata, e ci ho messo esclusivamente Raspbian:

Raspbian is a free operating system based on Debian optimized for the Raspberry Pi hardware. An operating system is the set of basic programs and utilities that make your Raspberry Pi run. However, Raspbian provides more than a pure OS: it comes with over 35,000 packages, pre-compiled software bundled in a nice format for easy installation on your Raspberry Pi.

Puoi farlo anche tu: è supportata, è parecchio comune tra proprietari di RPi e quindi gode di una comunità in grado di aiutarti e di portarci sopra sempre più software e utilità che potrebbero tornare utili anche a te, senza considerare la moltitudine di progetti che per la propria installazione consigliano e preparano procedure semplici proprio per questa distribuzione Linux ottimizzata. Io ti spiego quindi che fare se anche tu vuoi seguire il mio percorso.

Prima installazione

Inserisci la microSD nel tuo PC (io ho utilizzato il mio MacBook, ma i software che ho utilizzato sono disponibili anche per gli altri sistemi operativi), quindi scarica l’immagine di Raspbian che intendi utilizzare, io ho scelto quella completa di interfaccia grafica e qualche software di base (pesa un pelo di più ma ti permette di andare oltre l’uso del terminale e della connessione e amministrazione via SSH): raspberrypi.org/downloads/raspbian (il collegamento diretto alla versione che ho utilizzato è questo: downloads.raspberrypi.org/raspbian_full_latest).

Scarica ora il software gratuito balenaEtcher, ti permetterà di portare l’immagine di Raspbian su microSD e renderla avviabile, gli darai i pasto il file ZIP che hai scaricato qualche secondo fa. Non è necessario installarlo se usi Windows, puoi scaricare la versione portable (mentre su macOS io l’ho installato). Avvialo, ti si presenterà davanti la sua schermata principale, tu dovrai solo indicargli dove prendere il file ZIP contenente il sistema operativo da portare su microSD, selezionare quest’ultima e poi fare clic su Flash, è una procedura estremamente semplice (devi solo portare la necessaria pazienza affinché termini l’operazione).

Senza rimuovere la microSD dal PC, una volta chiuso balenaEtcher, dobbiamo abilitargli la possibilità di connetterci in SSH al Raspberry quando questo sarà in funzione. Per farlo hai metodi diversi in base al tuo sistema operativo. Come già detto, io ho eseguito tutta la procedura da macOS, ma ti fornisco anche un’alternativa Windows.

Abilita SSH

  • Se hai macOS, apri un Terminale e spostati nella microSD (cd /Volumes/NomeScheda, aiutati con il tabulatore), quindi – una volta dentro – crea un file vuoto chiamato ssh (touch ssh). Rimuovi correttamente la microSD da macOS, inseriscila nel Raspberry e avvialo.
  • Se hai Windows, apri un Prompt dei comandi e spostati nella microSD (verifica che lettera di unità è stata assegnata da Computer, quindi nel prompt digitala seguita dai due punti, esempio e:, premi invio), quindi – una volta dentro – crea un file vuoto chiamato ssh (echo ""> ssh). Rimuovi correttamente la microSD da Windows, inseriscila nel Raspberry e avvialo.

Cerca il Raspberry e collegati

Che tu abbia macOS o Windows poco importa, scarica PiFinder, un’utilità gratuita che cerca all’interno della tua rete il Raspberry e ti permette di collegarti rapidamente tramite un terminale. La trovi su GitHub all’indirizzo github.com/adafruit/Adafruit-Pi-Finder/releases/latest. Non si installa, si avvia e si utilizza immediatamente, in maniera del tutto semplice: cerchi e ti colleghi.

La password di default di una nuova installazione è sempre raspberry, ti verrà chiesto di cambiarla al primo accesso. Il sistema è immediatamente funzionante, noterai che collegandoti con un VNC potrai già operare sull’interfaccia grafica di Raspbian, modificare le proprietà del Desktop e lanciare i programmi installati. Sei a bordo.

E ora?

C’è un mondo davanti a te. RPi è collegato nella tua rete ed è pronto a lavorare per te. Solo facendo qualche ricerca Google arriverai a mille possibili utilizzi del nuovo giocattolo, l’importante è metterci della pazienza, della testa e della voglia di imparare. Nei prossimi articoli ti parlerò certamente di alcune delle possibilità che hai a tua disposizione, dal backup dei dati fatto tramite Raspberry e un NAS disponibile nella tua rete (io ho montato le unità del mio Synology) all’utilizzo come DNS server veloce e in grado di ripulire il web da possibili minacce, proteggendo te, la tua famiglia e sicuramente i più piccoli. Io attualmente lo sto usando come nodo Cubbit (per sperimentare il software in attesa delle Cubbit Cell) ma non solo, presto ne saprai di più.

Per me il Raspberry è certamente un giocattolo molto divertente in grado di portare via del lavoro al Media Center e forse anche al NAS, consumando meno risorse e dandomi la possibilità di imparare cose nuove. È un “esperimento” che sento di consigliare a tutti i patiti della materia che ancora non hanno fatto l’incauto acquisto.

Sei possessore anche tu di Raspberry? Cosa gli fai fare? Utilizziamo insieme l’area commenti per parlarne, e ricorda che non serve registrarsi a Disqus per poter lasciare il tuo contributo, dai un’occhiata qui.

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato di tasca mia su Amazon, esattamente un giorno prima che lo Starter Kit andasse in forte sconto (la mia solita botta di fortuna).
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Poco importa se si tratta di Chillout, Pop, Rock o Jazz, nessuno è qui per giudicare i tuoi gusti musicali e tanto meno schierarsi nelle zone dedicate ai fanboy, qui si torna a parlare dell’hardware che quella musica, quella che piace a te, te la fa ascoltare esattamente come desideri, senza nessuno attorno: tu, la tua concentrazione massima e l’assoluta tranquillità garantita dall’abbattimento di rumori e più in generale suoni che ti accerchiano. Sony mi ha permesso di andare in vacanza (quelle di Natale) e godermi ancora un po’ quello splendido prodotto che porta il nome di WH-1000XM3.

SONY WH-1000Xm3: bentrovate mie care!

Gli ho fatto il filo, e dirlo di un paio di cuffie può sembrare una becera battuta, ma ti giuro che in realtà è la verità applicata a ciò che probabilmente faresti con una donna da corteggiare, che vuoi assolutamente conquistare perché sai che è lei quella giusta. Credo che Sony mi abbia dato un po’ retta per sfinimento, e parto quindi con il ringraziare per la pazienza che ogni volta ci mettete con me, ne serve tanta, ne sono consapevole. La musica è il veicolo migliore per provare delle belle sensazioni, per rilassarsi dopo una giornata frenetica o mantenere un certo savoir-faire durante le ore di lavoro, quando in realtà probabilmente vorresti strozzare chi continua a non permetterti di portare a termine i tuoi compiti al meglio delle tue capacità, distraendoti continuamente. Ecco, è qui che continuano a metterci lo zampino le WH-1000XM3.

Sony WH-1000XM3

Sono tornate, e sono inconfondibilmente loro. La struttura robusta, l’archetto morbido ma non per questo debole, i padiglioni avvolgenti e quei controlli a sfioro che ti ricordano che in alcuni casi o è amore a prima vista, oppure finirai per litigarci per delle stupidate che mai avresti immaginato potessero richiedere più di due minuti della tua attenzione. Bluetooth, rigorosamente, ma anche il cavo non scherza affatto, e ti assicuro che se non ti da fastidio alcuno lo amerai certamente (un po’ per il risparmio energetico, un po’ per l’assoluta perfezione e continuità del suono, senza interferenza alcuna).  L’audio è quello di alta qualità che ti meriti, con le confermate tecnologie DSEE HX e LDAC, il basso è pieno, avvolgente, caldo e dal colpo secco, è potente quanto basta ma non sfocerà in nessun caso nel fastidioso, anche a volume mediamente sostenuto.

La batteria è quella che ti permette di ascoltare ciò che preferisci in modalità senza fili per 30 ore (che possono ovviamente variare in base alle condizioni di ascolto, ma che arrivano anche a 38 se non vuoi utilizzare l’eliminazione del rumore!), con una velocità di ricarica a rapporto “10 minuti:5 ore circa” utilizzando un adattatore da muro (o una batteria portatile, per esempio) con uscita da 1,5 A o più, cosa ormai sempre più comune in casa e mobilità (opzionale rispetto alla scatola del prodotto, occhio!). Se invece hai più tempo a disposizione, una ricarica completa del prodotto richiede solo 3 ore.

Costruzione e attenzione al dettaglio

Le WH-1000XM3 pesano poco meno rispetto alle sorelle ormai più anziane (si parla di circa 255 grammi contro i precedenti 275), portano con sé il solito cavo lungo 1,2mt (poco più corto rispetto al 1,5mt precedente) e una rinnovata sensibilità e risposta in frequenza che ti invito a consultare direttamente da specifiche complete (che qui sul blog non ho solo lettori fissati, e capisco che asciugarli non è proprio buona pratica) ;-)

Versione del bluetooth utilizzata è la 4.2, sicuramente ottimizzata e dai consumi più ridotti rispetto a tanti altri competitor, ma è anche vero che si tratta di una tecnologia già superata dal mercato e che ci si poteva aspettare “qualcosa di più” (occhio, non serve, non è necessario, è solo giusto specificarlo), nell’arco dei 10 metri di distanza dalla sorgente non noterai problema o esitazione alcuna nel trasmettere un suono corretto senza interferenze, ma ricorda bene che allontanarti “così tanto” richiederà maggiore energia da investire nel tenere stabile il collegamento.

In questo paio di mesi di test circa, ore di ascolto si sono susseguite senza il minimo fastidio, è certamente merito dei cuscinetti auricolari in uretano espanso (sono morbidi, parecchio), i quali allentano la pressione senza però mai mollare la giusta presa per ottenere il contatto più corretto con i padiglioni, una stabilità affatto scontata per chi porta –come me– degli occhiali da vista (i quali con parecchi altri modelli di cuffie risultano troppo stancanti dopo poco tempo). La struttura è ancora una volta pieghevole e comoda da riporre facilmente nell’astuccio incluso nella scatola delle WH-1000XM3, che ti permetterà di trasportare in sicurezza il prodotto (anche perché con il sacrificio che si fa per acquistarle, ti scoccerebbe alquanto rovinarle, anche fosse per un invisibile graffio sulla scocca).

NC

La cancellazione del rumore, che poi è chiaramente il fiore all’occhiello di queste Sony WH-1000XM3, è qualcosa di assolutamente fantastico, io amo questa tecnologia, ed è un naturale completamento di ciò che gira intorno a una qualità del suono ineccepibile (ma che già ti aspetti da un vendor come Sony, sbagliando certamente nel darlo per scontato, forse colpa dell’educazione alla stessa ricevuta negli anni passati). Hai un interruttore rapido per attivare e disattivare il Noise Cancelling secondo tua esigenza (padiglione di sinistra, nda), il tutto coadiuvato da un sistema automatico in grado di riconoscere l’ambiente che ti circonda e di adattarsi al meglio alla situazione, con una “scappatoia” sempre utilizzabile, costituita dalla modalità di “Rapida attenzione” (ti basterà poggiare la mano sul padiglione di destra per riuscire a sentire cosa ti sta dicendo la moglie o il vicino di scrivania, per poi tornare nel silenzio tombale della tua musica) non appena la allontanerai nuovamente. Il processore su cui si basa questo rinnovato sistema di Noise Cancelling è proprietario Sony, si tratta del QN1 HD, il quale –essendo dedicato– non intaccherà in alcun modo la lavorazione dell’audio in ingresso dalla tua sorgente, che continuerà a scorrere fluido verso i tuoi timpani.

SONY WH-1000Xm3: bentrovate mie care! 7

Al solito, Sony consiglia di scaricare, installare e personalizzare l’esperienza tramite la propria applicazione Headphones Connect disponibile per Android e iOS:

Di comandi da padiglione e collegamento non credo di dovertene parlare ancora, d’altronde li avevo già ampiamente descritti nell’articolo dedicato alle WH-1000XM2, lo trovi qui: SONY WH-1000Xm2: esisti solo tu e la musica nelle tue orecchie.

In conclusione

Cosa vuoi che ti dica rispetto a quanto già abbondantemente riportato nelle righe che hai letto fino a qui? Le Sony WH-1000XM3 sono cuffie pensate e realizzate per chi dalla musica pretende tutto, un trasporto totale, un’esperienza che vuole e deve farti isolare da tutto il resto del mondo (se è quello che stai cercando), senza rinunciare pressoché a niente, forse solo a qualche risparmio che hai volutamente tenuto da parte, perché il costo è tutto fuorché popolare, si parla di 380€ di listino, ma la qualità ha un costo, sempre, e tu questo lo sai. A me questo prodotto è piaciuto, e pure tanto considerando a che livello di gradimento ero arrivato con le precedenti. Il voto è pressoché scontato.

Se intendi risparmiare qualcosa e pensi di voler rimanere in famiglia, puoi sempre pensare all’acquisto postumo del top di gamma scorso (WH-1000XM2), che di certo ti permette di cadere sempre in piedi, rinunciando a qualcosina.

A questo punto a me non resta che dirti altro, devo solo prepararmi alla nota dolente della inevitabile restituzione, a malincuore più di quanto già non sia capitato in passato. Grazie ancora una volta a Sony per la collaborazione, a te lascio spazio nell’area commenti o in Reddit per porre domande in merito al prodotto :-)

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Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Sony. Dovrà tornare all'ovile al termine dei test e conseguente pubblicazione di questo articolo (sfortunatamente!).
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