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Un tempo era Napster, poi l’evoluzione ci ha travolti facendoci finire ai tempi d’oggi, quelli caratterizzati da Spotify, che è un po’ il nome che tutti grosso modo conoscono, perché di giocatori nel campo della distribuzione musicale ne esistono in realtà molti altri. Ecco, Qobuz è uno di quelli che fino al mese scorso non conoscevo, nonostante operi in questo mercato dal 2007 (solo da una manciata di tempo in Italia, nda).

Qobuz è l'audio ad alta definizione per l'alto ceto musicale

Qobuz

Nato in Francia (nel 2007, appunto), e quasi arrivato a un bivio che puzzava di chiusura nel 2015, Qobuz propone un catalogo musicale all’interno del quale potrai trovare tracce estratte da CD senza perdita di qualità (e non solo), che potrai ascoltare tramite qualsiasi tuo dispositivo (adatto) per un periodo di tempo limitato (quello della prova gratuita) o per sempre, ammesso di pagare l’abbonamento che a te più si confà. Qobuz Premium, Qobuz HiFi, Qobuz HiFi Sublime e Qobuz HiFi Sublime+ sono i quattro pacchetti disponibili per la tua scelta, rispettivamente a un costo di 9,99€/mese (o 99,99€/anno), 19,99€/mese (o 199,99€/anno), 219,99€/anno (non c’è pagamento mensile) e 349,99€/anno (non c’è anche in questo caso pagamento mensile). Costi che letti così sono proibitivi, ma ai quali corrisponde chiaramente una serie di possibilità di ascolto e download che i puristi musicali evidentemente possono pretendere (puristi che devono però avere un buon budget a disposizione). Questo perché Qobuz, insieme a Tidal, costituisce l’unica coppia dello streaming a qualità CD (FLAC 16-Bit/44.1kHz), non considerando il servizio Elite di Deezer riservato a chi possiede dispositivi Sonos.

Il Player

Disponibile per Windows e macOS, Android e iOS, Qobuz propone un player che ingloba al suo interno null’altro che una buona interfaccia web con la possibilità di essere soggetta alle leggi di qualsiasi altro programma installabile sui principali sistemi operativi. Tiene fuori Linux, sul quale però gira correttamente la versione Windows emulata da Wine. Bella quanto quella di Spotify? No, eppure si tratta grosso modo dello stesso tipo di mestiere e movimenti tipici (ti fornisco l’album, ti propongo la playlist, ecc.). Disponibile chiaramente anche via web puro, per ogni browser di vecchia e nuova generazione (ma la vecchia facciamo che la metti da parte e smetti di usarla, eh?): play.qobuz.com.

 

Puoi partire alla ricerca della singola traccia, aggiungendola alla tua coda, e la cosa vale anche per gli album interi, quelli che hai a disposizione e compresi nel tuo abbonamento, perché la cosa che non mi è del tutto chiara è la questione accordi / licenze e il perché alcuni di quegli album facciano ascoltare giusto un assaggio da 30 secondi, sopratutto perché Qobuz dichiara di possedere i diritti sia per le major, che per le etichette indipendenti in tutto il mondo. A tal proposito chiederò informazioni in merito e aggiornerò l’articolo per dare una risposta anche a te nel caso ti venga voglia di mettere alla prova il servizio.

Qobuz
Qobuz
Developer: Qobuz
Price: Free
Qobuz
Qobuz
Developer: Qobuz
Price: Free+

Il catalogo e le partnership

Ricco, fuori di dubbio, perché si parla di 40 milioni di brani di cui più di uno in alta definizione (quest’ultimo milione corrisponde a circa 80.000 album stimati). Io ho cercato di attraversare ogni genere che sono solito ascoltare, trovando quasi sempre buone risposte, spaziando poi per alcuni autori e generi che ascolto molto meno e scoprendo belle sorprese che ho certamente apprezzato anche per la qualità di trasmissione della traccia (che dà il suo bel da fare alla connessione quando si passa dalla qualità Hi-Res a 24 bit / 192 kHz Stereo rispetto al più ristretto MP3 tradizionale). Le novità rispondono anch’esse all’appello e non può che far piacere, il tutto anche scaricabile sul proprio PC (o altro dispositivo) per un ascolto offline in qualsiasi momento, con il plus della copia scaricata in maniera permanente (come se si possedesse il CD) a patto di avere l’abbonamento adatto (il Sublime+, nda), altrimenti ci si accontenta dell’evitare di consumare GB ma le tracce restano leggibili dal solo Player di Qobuz.

Qobuz è l'audio ad alta definizione per l'alto ceto musicale 4

Oltre alle singole tracce, in alcuni casi potrai anche dare un’occhiata ai booklet digitali dell’album, roba per veri feticisti, ma che va in qualche maniera ad arricchire ciò che stai pagando mensilmente / annualmente, non c’è dubbio. Se poi quel catalogo lo vuoi ascoltare esclusivamente a casa o in ufficio e hai un dispositivo compatibile Qobuz, puoi dare libero sfogo alla tua passione e pretesa riguardo la qualità, perché la società francese ha stretto accordi con partner di tutto rispetto, che ti permettono di portare il tuo abbonamento anche laddove altri non si sognano neanche di arrivare: Sony, Naim, JBL, Harman Kardon, LG, B&O Play, Philips, Vizio, Pioneer, Onkyo, Grundig, Polk, Raumfeld, oltre che sui sistemi audio multisala come Sonos, Yamaha MusicCast, Bluesound, Devialet, Linn and Samsung. Qobuz è utilizzabile con brand high-end come Mark Levinson, Auralic, Aurender, Lumin, T+A, AVM, Burmester, Esoteric e Sim Audio, e l’elenco può solo cresce in futuro.

Il booklet di cui ti parlavo prima non è però l’unica nota di finezza in più che Qobuz può vantare, perché c’è un intero staff editoriale dietro le scelte della società, ed è quello che cura tra l’altro le recensioni degli album, le biografie (chiamate Ritratti) che raccontano gli artisti e il loro modo di fare musica, le panoramiche su alcune delle più belle uscite (che hanno fatto la storia o che stuzzicano la curiosità odierna dei fruitori), come un grande blog che continua ad arricchirsi di interventi competenti tradotti anche nella nostra lingua (lavoro affatto banale e che porta via un mucchio di tempo, che ha quindi un costo anch’esso).

In conclusione

Insomma, l’idea me la sono fatta io che ho sfruttato a man bassa le fantastiche SONY WH-1000Xm2 (per poter dare giustizia all’ascolto delle tracce in Hi-Res, lo ammetto) e se la sono fatta tutti coloro che hanno già messo alla prova questo servizio: la qualità dei contenuti e di tutto l’ecosistema che gira attorno a Qobuz batte facilmente ciò che Tidal ancora propone e difende dall’alto del nome che si è potuto fare precedentemente.

Io che Tidal l’ho provato ormai diverso tempo fa non me la sento di metterli oggi a confronto seriamente (perché il servizio scandinavo potrebbe essere nel frattempo migliorato), ma di certo riconosco a Qobuz un grandissimo lavoro che va ben oltre l’interfaccia applicativa ancora migliorabile, perché le tracce suonano meravigliosamente (come se si fosse tornati ai bei tempi dell’impianto audio in casa senza i vicini che venivano a bussarti alla porta come se avessi appena ucciso qualcuno, e che saranno mai i Guns N’ Roses alle quattro del pomeriggio, dovreste ringraziarmi quasi!) e tutto ciò che c’è attorno a essere è presentato con competenza e occhio critico sempre apprezzabile, senza considerare che quella statistica relativa ai contenuti in qualità FLAC (quasi) CD contro le tracce in alta definizione non può che modificarsi prediligendo quest’ultima strada (con buona pace dei puristi e felicità di chi pretende che tutto fili più liscio della pelle di un neonato). Grande tallone d’Achille per il nuovo utilizzatore che non può capire la differenza dalla pura offerta testuale è certamente il prezzo affatto competitivo, ma qui aiuta il mese gratuito di prova e la costante da sempre esistente: la qualità ha un prezzo.

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: abbonamento 3 mesi al piano Sublime+ fornito da Qobuz che ringrazio. Al termine dei 3 mesi tutto torna alla normalità e dovrò pagare la cifra di listino se vorrò continuare a usare il servizio.
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Isolarsi dal mondo più che una velleità è una necessità imprescindibile in alcuni momenti della giornata o della più colpevole settimana lavorativa. In questo la musica è uno strumento che aiuta fin dalla notte dei tempi, cura molte ferite o per lo meno cerca di lenire quello che può essere il dolore o lo stress procurato dalla quantità di obiettivi da portare a termine in tempi non sempre generosi. Partner di questo blog da ormai tanto tempo è SONY, azienda per la quale ho speso tante belle parole in passato e che continua a sfornare prodotti dall’indubbia qualità, oggi ti parlo di uno di quelli, si tratta delle SONY WH-1000Xm2, cuffie dai grandi padiglioni che eliminano ogni rumore di fondo, quasi anche quello del tuo respiro e battito cardiaco.

SONY WH-1000Xm2: esisti solo tu e la musica nelle tue orecchie

Il quasi di prima non è riferito certo a ciò che senti con i tuoi timpani, quello è rumore che viene davvero eliminato, ciò che non puoi eliminare è invece ciò che senti dentro di te (quella sensazione di battito cardiaco accelerato nel petto o quel respiro affannoso dopo una corsa), ma magari ci stanno lavorando ;-D

SONY WH-1000Xm2

Il profumo della pelle, la cura del dettaglio, l’accessorio al quale distrattamente non badi fino a quando non realizzi quanto possa essere fondamentale. SONY mi ha abituato a tutto questo, il passo avanti compiuto dalle WH-1000Xm2 è dovuto non tanto alle conferme che incontrerai sul tuo percorso e delle quali ti accorgerai indossandole, bensì a quelle “piccolezze” (vogliamo chiamarle così?) che con altre cuffie non puoi avere: l’inutilità del volume alto (anche se ogni tanto tenderai comunque a picchiettare su quel “+“) la qualità dell’isolamento attivo che ti taglia completamente fuori da ogni scenario, l’audio Hi-Res con amplificazione S-Master HX (che finalmente riesco a provare sul serio, poi ti spiegherò come in un prossimo articolo) e l’intervento della tecnologia DSEE HX che aumenta la qualità dei file compressi generalmente ascoltati (file Mp3 o streaming di bassa-media qualità). A concludere il quadretto in connessione senza fili ci pensa la tecnologia LDAC che permette di trasmettere circa il triplo dei dati rispetto al più standard collegamento Bluetooth classico, migliorando (manco a dirlo) la qualità della traccia in riproduzione.

Costruzione

Ero e sono ancora serio: le SONY WH-1000Xm2 sono comode, leggere, belle. La pelle fodera quei padiglioni artificiali che prenderanno presto posto sui tuoi di padiglioni (auricolari), racchiudendoli nel profondo di un fantastico silenzio all’interno del quale potrai iniettare in punta di piedi la tua traccia musicale, la colonna sonora della tua giornata, la tua naturale droga, distrazione per portare a termine in scioltezza un compito prefissato (come scrivere questo articolo, per esempio), senza possibili distrazioni provenienti dall’esterno, anche se puoi facilmente interagire con le persone attorno a te semplicemente poggiando la mano destra sul relativo padiglione delle cuffie, facendo così abbassare il volume e permettendo di ascoltare ciò che ti viene detto (solo quando connesso in Bluetooth a un dispositivo).

275 grammi di peso totale, cavo da circa 1,5mt se non dovessi scegliere un collegamento senza fili, custodia che ti permette un facile e sicuro trasporto dell’oggetto (e ci sono anche le istruzioni per pilotare i comandi touch sul padiglione destro, nda) e all’interno della quale puoi anche tenere il cavo e l’adattatore jack per l’uso in volo. Il cavo è gommato e con uno spessore abbastanza importante, difficile che tu possa litigarci e renderlo un polpettone unico dal quale non riuscirai più a uscire.

Comandi

Sì perché –come anticipato– se le WH-1000Xm2 sono collegate a un dispositivo via Bluetooth, questo potrà essere comandato tramite l’intervento della tua mano sul padiglione destro delle cuffie, dal quale potrai decidere di alzare o abbassare il volume, mettere in pausa una traccia, avanzare verso la successiva o tornare indietro. C’è anche il doppio tocco dedicato alle chiamate che possono arrivarti sullo smartphone, che potrai agilmente controllare e alle quali potrai ovviamente rispondere sfruttando il microfono integrato (ma anche questo è uno standard consolidato di SONY e tanti altri produttori, anche se io onestamente continuo a preferire un microfono direzionale posizionato quanto più vicino alla bocca, tramite più classico e certamente antiestètico archetto).

SONY WH-1000Xm2: esisti solo tu e la musica nelle tue orecchie 6

C’è un però, e riguarda proprio quella che per forza di cose è certamente una comodità, ma che all’inizio forse ti farà diventare un pelo scemo (più di quanto, nel mio caso, io non lo sia già): se ti capita di toglierti le cuffie per qualsivoglia motivo (o di spostare solo un padiglione), potresti incappare nel prendere un controllo che non avresti voluto (una pausa, un play, o un avanzamento di traccia). Una, due, tre, forse quattro volte prima di non farlo più e iniziare ad abituarti a quello che deve essere il giusto movimento per trattare le SONY WH-1000Xm2, a me è successo spesso prima di scoprire che in collegamento Bluetooth mi sarebbe bastato appoggiare il palmo sul padiglione destro per abbassare dinamicamente il volume e dare retta a Ilaria senza il taglio del rumore e il sottofondo musicale scelto (e soprattutto senza togliere le cuffie dalle mie orecchie).

Ribadisco: è solo questione di abitudine, non devi però perderci la pazienza quando avrai a che fare con il prodotto nelle prime ore di utilizzo.

Qualità del suono

Uno di quei paragrafi che mi sta davvero molto a cuore. Ho l’animo tendente un po’ al tamarro, adoro la musica, mi piacciono molti generi e non sempre si finisce per ascoltare del buon Jazz o una traccia Rock di quelle che “levati da lì“, capita quindi di inserire in coda della commerciale o quel vecchio timbro elettronico / dance che non esiste più al giorno d’oggi (se hai la mia età o anche più, puoi capire cosa si prova a gettare nella mischia qualche esemplare di anni ’80 come si deve).

Ciò che ti fa dimenticare (o quasi) la necessità di maggiore volume è proprio questo tipo di prodotto: l’eliminazione del rumore di fondo e la qualità della sorgente creano una coppia realmente perfetta, una simbiosi, la quale con il giusto dosaggio ed equalizzazione ti permette di apprezzare quella medesima traccia che, ascoltata con un tipo diverso di cuffie (non necessariamente di diverso produttore), suona per forza di cause maggiore in maniera nettamente differente, dettaglio che non sfuggirebbe neanche a chi non possiede –come me– l’orecchio assoluto e quella spocchiosità audiofila che talvolta invidio. Là dove non arriva in maniera autonoma la SONY WH-1000Xm2 puoi arrivare tu, manualmente, modificandone il comportamento tramite un’applicazione rilasciata dal produttore sia per Android che iOS:

Se poi ti capita di passare su quella traccia elettronica di cui ti parlavo prima beh, apprezzerai certamente il basso secco e ben definito, un vero piacere sentirlo andare, finirai inesorabilmente per volerne di più, alzare il volume per non perderti neanche un passaggio della tua Power Track, probabilmente tornerai indietro alla fine e la riascolterai ancora una volta, e forse un’altra ancora. Tranquillo, ti capisco benissimo. Fatti avvolgere con precisione millimetrica dai padiglioni delle WH-1000Xm2 (come fossero cuciti sulle tue orecchie) e godi appieno dell’isolamento. Quando lo togli è quasi come stappare un vasetto di conserva tenuto sottovuoto fino a quel momento.

In conclusione

Con una buona portata del Bluetooth (coadiuvato anche dalla ormai assodata presenza e rapidità di NFC, dato per scontato sui prodotti SONY), messo alla prova anche a discreta distanza dal mio MacBook e con porte di corridoio chiuse che generalmente rompono le scatole durante l’allontanamento (senza considerare quanto può essere schizzinoso nativamente il Bluetooth dei MacBook Pro Early e Late 2013, nda), il prodotto offre una solida connettività che raggiunge comunque il suo apice quando collegato via cavo alla tua sorgente, panorama in cui quest’ultima diventa ancora più fondamentale considerando quanta ottima tecnologia di lavorazione ed esecuzione della traccia puoi realmente sfruttare.

Altro dettaglio non specificato nei paragrafi precedenti è certamente quello relativo alla batteria integrata, che può arrivare (dichiarato così nella scheda ufficiale del prodotto) a 30 ore di riproduzione. Io posso solo dirti che dopo averle caricate la prima volta (in fase di ricezione), non ho più dovuto attaccarle a una sorgente elettrica tramite cavo microUSB, questo anche grazie al fatto che il mio utilizzo è stato di tipo ibrido, a cavallo tra Bluetooth e cablaggio diretto al portatile o allo smartphone.

Sono rimasto estasiato dalle WH-1000Xm2 e, nonostante qualcuno mi abbia consigliato di volare più basso e accontentarmi delle sorelle minori in caso di acquisto (WH-H900N, nda), io credo che –ammesso il budget lo permetta– tu non debba accontentarti in caso ci si trovi davanti a un bivio, il classico e prevedibile dubbio riguardo la scelta quando il prezzo di listino non è esattamente dettaglio trascurabile. Le WH-1000Xm2 costano infatti (secondo sito web ufficiale) 380€. Tu puoi in alternativa già trovarle su Amazon, dove riusciresti a risparmiare qualche soldino, che male non può certo fare, giusto?

Io ringrazio ancora una volta SONY per la collaborazione e sono “pronto” (si fa per dire) a far tornare le WH-1000Xm2 all’ovile (ma devo proprio?) 😭

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Prodotto: Fornito da SONY, torna all'ovile al termine dei test.
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Ok, Xiaomi è arrivato ufficialmente in Italia. Al Superstudio Più di via Tortona sono intervenuti tantissimi ospiti, giornalisti e fan in una conferenza stampa (quella dello scorso 24 maggio, nda) ricca di contenuti e applausi per quei prezzi così aggressivi per un mercato forse non ancora pronto a reagire con forza (a tutto favore del team cinese). In attesa quindi di mettere mano sui terminali del marchio nato nel 2010 ma che ha già battuto diversi record, mi dedico a qualcosa di molto più leggero, come il loro bluetooth speaker compatto e di design, il Mi Bluetooth Speaker.

Mi Bluetooth Speaker di Xiaomi, l'audio compatto e di design

Xiaomi Mi Bluetooth Speaker

Piccolo (sul serio, nella colorazione Gold ricevuta assomiglia a un baby lingotto), compatto e leggero (270 grammi), la scelta del metallo (tranne nei lati) che lo rende assolutamente elegante (anche nella versione più giovanile, quel celeste che vedi nella fotografia poco sopra o nell’immagine qui sotto), con quella trama anteriore a fori che assomiglia agli speaker di qualche tempo fa (dove qualche, per i più giovani, potrebbe essere più degli anni portati sulla gobba), essenziale e con quel logo frontale basso che ti ricorda di che famiglia fa parte questo prodotto, senza risultare elemento di disturbo. Con i comandi necessari posti sui lati, lascia la parte superiore e posteriore assolutamente liscia, quei dettagli che evidentemente hanno fatto di questo un prodotto uno dei vincitori del reddot awards 2016.

Play / Pausa (e risposta a una eventuale chiamata in ingresso sullo smartphone connesso in bluetooth), Volume + / – (che su pressione più lunga si trasforma in canzone successiva / precedente), livello batteria (che viene riportato a voce, in inglese e senza mettere in pausa la traccia in riproduzione), che su pressione prolungata diventa pairing per il bluetooth (monta una versione 4.0). Sempre in inglese, dato che te ne ho parlato, sono anche tutti gli altri messaggi riportati dallo speaker (come quello dedicato alla ricerca dei dispositivi, alla connessione effettuata, ecc.).

Mi Bluetooth Speaker di Xiaomi, l'audio compatto e di design 1

Dall’altro lato (quello sinistro) troverai l’ingresso AUX (per poter ascoltare tracce anche da sorgente differente), il microfono integrato (quel piccolo foro subito sotto) e la porta microUSB per la ricarica della batteria al litio integrata (1500mAh a 3.8V, viene dichiarata un’autonomia di circa 8 ore tenendo un volume pari a 65dBA).

2 i canali audio con dei driver da Φ36mm, le specifiche ufficiali di Xiaomi (per il momento solo sul sito inglese, nda) riportano una potenza in uscita di 3W x 2 (4ohm, THD < 1%). Ciò che io posso dirti oltre le pure specifiche da scheda tecnica (che puoi recuperare facilmente in qualsiasi momento) è che la resa audio è molto buona, ma che non puoi pretendere bassi fedeli e potenti in ambienti aperti, nonostante la presenza di un piccolo subwoofer che permette di raggiungere i 90dB massimi in uscita (anche se ho ascoltato e messo alla prova roba ben peggiore, te lo assicuro). Si ottiene un buon effetto anche se lascia spazio a quell’incupimento di output tipico da cassa dritta e che nasconde la brillantezza degli alti e medi.
Il prodotto è avvantaggiato eventualmente da quello stesso comportamento che riservi alle casse mono di un cellulare (quando metti la mano a coppetta), guadagnando in punta massima quando permetti alla traccia in uscita di sbattere contro un muro o altra superficie che può dare maggiore corposità al risultato finale (io lo tengo dietro il monitor del mio MacBook, sulla scrivania poggiata verso il muro, nda), concedendo qualche punto in più sulla valutazione di chiusura con relativo “voto sul registro“.

Promosso anche in fase di chiamata in vivavoce, che grazie al microfono in una stanza senza troppo rumore di fondo mi ha permesso di non star lì a correre a deviare la chiamata sulla capsula audio dello smartphone, cosa alla quale sono abituato con altri prodotti che ho in casa e che uso abitualmente (dalle prestazioni medie -e prezzo, aggiungo- ben più alte di questo prodotto, ma che “prendono botte” sul microfono, dettaglio effettivamente fastidioso).

I difetti quindi ci sono, lo avrai capito, ma nel calderone finiscono per andare a fondo, passando più o meno inosservati perché -a essere onesti- la sufficienza viene agilmente sorpassata da tutte le voci della più classica delle liste “ToDo” per uno speaker bluetooth. Probabilmente ciò che più stona è il prezzo: per un Mi Bluetooth Speaker servono circa 40€ di investimento (questo il prezzo visto ad Arese, un pelo più alto invece su Amazon), nella stessa fascia di prezzo si possono trovare alternative che si comportano bene almeno quanto questo speaker, va quindi un pelo contro quell’aggressività mostrata da Xiaomi per penetrare sul nostro mercato (e in generale quello europeo). Ciò non vuol dire che non sia un prezzo adeguato, sia chiaro.

In conclusione

Mi Bluetooth Speaker di Xiaomi, l'audio compatto e di design 3

Una delle alternative da tenere d’occhio quando il tuo budget è inferiore o pari ai 50€, un prodotto che si comporta bene nella sua media matematica, ottenendo piena sufficienza e pacca “alla Cannavacciuolo” sulla spalla. Ottima figura se lo si vuole acquistare come regalo per chi oggi adora portare con sé la propria musica in costante movimento (rendendo partecipi persone che forse non vorrebbero fregiarsi di questo onore, giusto ragazzi in metropolitana?), con –se posso aggiungere un’ultima nota di colore– un package esterno che non riuscirebbe ad aprire neanche Arsenio Lupin senza aiutarsi con un’unghia o un qualsivoglia sottile accessorio, causa esagerata compressione e millimetrica precisione nel taglio per un’occupazione quanto più possibile minimal :-)

Buon inizio settimana!

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Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Xiaomi, ho potuto tenerlo al termine del test (si tratta di un gentile omaggio ricevuto dopo la conferenza stampa dell'arrivo in Italia, consegnato a ogni giornalista intervenuto).
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Sì, l’ho fatto. Come anticipato la scorsa settimana in tutt’altro articolo, ho restituito le Logitech Wireless Headset H800 dopo essere arrivato a saturare la pazienza per quella durata di batteria che definisco pressoché ingiustificabile. 6 ore di autonomia nel corso di una giornata lavorativa non servono a nessuno, e si sarebbero potute effettuare altre scelte per portare a casa un risultato nettamente migliore, in un circolo di rapporto qualità-prezzo che avrebbe premiato l’oggetto venduto dalla nota marca svizzera. Sono passato a tutt’altra parrocchia, approdando sulle Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0, andando così ad aumentare il parco accessori –della società di Singapore– posseduto.

Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0

Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0

Definite dal mio capo come “cuffie da elicotterista“, cambiano totalmente il terreno di gioco sul quale scontrarsi, me ne rendo conto, eppure rispettano quelle richieste di base che mi sono imposto quando ho cominciato a scegliere il nuovo set cuffie / microfono da tenere sulla testa durante le ore di lavoro, quando ho bisogno di stare al telefono con un utente (e non solo) o isolarmi dal rumore di fondo tipico da open space, o più semplicemente diventare un tutt’uno con mouse, tastiera e musica di sottofondo che aiuta a concentrarsi.

Le condizioni –come detto– sono quindi le stesse che avevo trovato nelle Logitech restituite:

  • connessione senza fili (senza necessità di bluetooth) con dongle USB dedicato (così da evitare interferenze o di dipendere dal chip bluetooth integrato nel laptop),
  • buoni padiglioni (non necessariamente coprenti),
  • microfono direzionale e non omnidirezionale (per evitare di catturare voci che non hanno nulla a che fare con la mia telefonata o sessione di videoconferenza),
  • batteria in grado di reggere il peso della giornata di lavoro (uno standard che ogni tanto supera anche le otto ore),
  • prezzo inferiore ai 100€, perché diversamente andrei su tutt’altro tipo di prodotto e fornitore.

Considera che tutto è partito con un prodotto che non raggiungeva neanche i 50€ di costo (sotto offerta, se devo essere onesto), di una marca sconosciuta ma curato nei dettagli, ma con il grandissimo difetto dell’avere un microfono davvero pessimo e omnidirezionale, restituito dopo una manciata di ore per lasciare spazio proprio alle cuffie di Logitech.

È qui che comincia la storia delle Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0, che rispettano ciascuno dei punti sopra riportati, con un prezzo di listino ufficiale Creative per una volta inferiore a quello operato su Amazon (ti ricordo però che ufficialmente Creative non è una delle marche vendute da Amazon, sulle quali nel 99% dei casi non è applicato un buon prezzo d’uscita): 69,99€ ufficiali contro i circa 80€ dello Store di Jeff Bezos.

Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 1

Nello specifico

Comode, coprono l’intero padiglione auricolare avvolgendolo nella pelle morbida che entra a contatto con la tua epidermide, da mettere alla prova (quella vera) quando arriveranno i caldi importanti, quelli per i quali anche il sistema di condizionamento aziendale ogni tanto perde qualche colpo facendo soffrire il dipendente alla scrivania. Sui padiglioni trovi poi alcuni dei comandi chiave per delle cuffie, come l’accensione / spegnimento delle stesse o la regolazione del volume, quest’ultima collegata in maniera diretta a quella del sistema Windows, in maniera del tutto trasparente e perfettamente funzionante.

Isolano sufficientemente bene dal rumore pur non proponendo un sistema attivo di cancellazione dello stesso (non mi interessava averlo, basta un lieve sottofondo musicale per togliere dai giochi qualsiasi disturbo esterno) e hanno un livellamento più che soddisfacente della sorgente audio in ingresso, permettendo un buon ascolto della musica (Spotify a massima qualità grazie all’utenza Premium, nda) mentre si lavora, per poi passare alla chiamata (in priorità, che abbassa quindi gli altri volumi di sistema) VoIP quando serve, comportandosi in egual modo quando si partecipa a videoconferenze (Zoom, WebEx, cose così).

Driver immediatamente scaricati e installati da Windows 10, senza necessità di passare dal sito web del produttore (parte tutto all’inserimento del Dongle USB, incluso nella confezione), la periferica sarà pilotabile dal nuovo pannello Impostazioni del sistema Microsoft e diventerà predefinita rispetto a tutto il resto (salvo diversa configurazione personalizzata del tuo sistema).

Il microfono non è montato in maniera fissa nel corpo cuffia, bensì è possibile collegarlo e scollegarlo a piacimento (puoi quindi usare le Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 solo per ascoltare una sorgente audio e nulla più, una funzione assolutamente base) grazie all’attacco AUX. È morbido e flessibile, l’audio verso la destinazione dicono essere di qualità (ho fatto qualche test di self-record con successivo riascolto e chiesto un po’ alle persone in telefonata se mi sentissero chiaramente) ed è di qualità anche la distanza entro la quale le cuffie lavorano correttamente (mi sono alzato dalla scrivania in telefonata per prendere una stampa e tornare al mio posto senza smettere di parlare, si tratta di circa una decina di metri di distanza dal Dongle).

Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 2

A proposito di Dongle: contrariamente a quanto mi aspettavo (perché abituato a quelli visti precedentemente), quello in coppia con le Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 è decisamente più importante, arrivando a occupare lo spazio di una vecchia memoria USB removibile, con tanto di LED colorati (quei graffi rossi che vedi in immagine qui sopra, nda) e pulsante di connessione alle cuffie se per qualsiasi motivo queste dovessero perdere l’aggancio già effettuato da fabbrica.

Già i LED, non si trovano solo sul Dongle USB, ricordati che hai a che fare pur sempre con una cuffia nata per il gioco (il Dongle USB dovrebbe renderle compatibili con PlayStation 4 e Xbox One, la prima dichiarata anche sulla scatola, per la seconda mi aspetto grosso modo lo stesso comportamento). All’interno dei padiglioni trovano spazio altri LED colorati (rosso/blu/verde) che possono variare in base al momento e all’azione, prevalentemente li vedrai in rosso pulsante, molto similmente al LED di stato di un vecchio MacBook quando viene messo in Sleep Mode (simula quindi il respiro di una persona a riposo durante la notte). Fortunatamente grazie alla luce del giorno o a quelle artificiali in ufficio, questa cosa si nota un pelo meno e può -ci si prova almeno- passare inosservata (se invece hai a che fare con una console di gioco, considera che la tecnologia SB Prism ti dovrebbe permettere di pilotare quel set di colori e farli crescere vertiginosamente).

E la batteria? Pensavi forse che me sarei dimenticato? È stato l’ago della bilancia dell’acquisto, in barba a quell’anima tamarra che queste Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 sprigionano da ogni loro poro (hanno i pori? Vabè, ormai è andata). La durata della batteria è sopra le aspettative anche dopo essere stata messa alla prova. Creative dichiara 16 ore di autonomia massime in continuo utilizzo. Io, che le uso accendendole al mattino e spegnendole alla sera (facendo la medesima cosa anche prima di andare in pausa pranzo, un’assenza di un’ora che incide eccome), ci sono arrivato a 3 giorni di lavoro senza battere ciglio alcuno (quindi devi considerare le 8 ore lavorative moltiplicate per 3, guadagnando su quanto promesso ulteriori 8 ore che non mi aspettavo). Sono certo che questo valore con il tempo si attenuerà, ma al momento non posso fare altro che godermelo e pensare che sarebbe stata la stessa cosa sulle precedenti, partendo però dal presupposto che quelle ragionavano sulle 6h/giorno). Puoi sempre ricaricare la batteria integrata anche durante l’utilizzo delle cuffie, semplicemente collegandole a una fonte di alimentazione tramite il cavo microUSB fornito nella scatola (gommato e colorato anch’esso, per non farsi mancare nulla).

In conclusione

Un acquisto che, prendendo atto dell’esigua differenza prezzo rispetto alle Logitech con le quali ho fatto il confronto (mi erano costate circa 65€, contro i 69,99€ di listino per le Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0) pur trattandosi di due target nettamente differenti, credo sia assolutamente azzeccato per questo tipo di lavoro e –in futuro probabilmente, nel caso in cui l’azienda provveda a dotarci di cuffie senza fili di diverso tipo– un eventuale riutilizzo su console di gioco, nonostante in quel reparto io sia già abbastanza ben dotato (sempre appoggiandomi a Creative, tra l’altro, ma passando dall’ingresso AUX del controller e usando la sua batteria).

Ciò che forse mi è mancato nella scatola prodotto è la solita serie di accessori “finezza” che non credo possano poi incidere così tanto sul prezzo finale imposto al cliente: non c’è nulla che tuteli e possa far trasportare comodamente le cuffie (penso a una custodia morbida o rigida, poco importa) e non c’è modo di tenere agganciato il Dongle USB per evitare che venga perso (penso a un astuccio, o magari un modo per incastrarlo all’interno delle cuffie, anche se questo risulterebbe alquanto difficile viste le sue dimensioni). Una pecca che non varia però il giudizio complessivamente molto positivo che ho di questo prodotto.

Come anticipato grosso modo a inizio articolo, le Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 hanno un prezzo di listino che è inferiore a quello visibile su Amazon, ed è per questo motivo che ti consiglio l’acquisto passando per lo Store ufficiale della società che te le consegnerà anche a costo zero se non hai particolare fretta (l’acquisto arriva dal Belgio, impiega meno di 5 giorni per arrivare a casa tua se non abiti in zone poco servite, nel mio caso ne sono bastati 3), altrimenti c’è sempre la possibilità di ottenerle in tempi più rapidi, ma pagando una spedizione a parte che esula dai circa 70€ richiesti per il prodotto.

Scheda e possibilità di acquisto coincidono con l’indirizzo della pagina web prodotto: it.creative.com/p/gaming-headsets/sound-blaster-tactic3d-rage-wireless-v2 (il prezzo viene segnalato come “In Promozione” rispetto ai 99,99€ richiesti, ma questa promozione sembra essere lì da parecchio tempo, senza intenzione alcuna di cessare).

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato di tasca mia sullo Store di Creative, a un prezzo di listino ben diverso rispetto a quello Amazon (si parla di una differenza di circa 10€, costi di consegna compresi).
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Da diversi anni ormai le telefonate d’ufficio sono progressivamente migrate dalla classica cornetta tenuta ferma tra testa e spalla (scomodo oltre ogni limite), alla configurazione cuffie / microfono grazie all’utilizzo di software VoIP che si appoggiano generalmente allo stesso centralino del telefono fisso, destino comune a moltissime aziende (quasi tutte, direi) e che -anche cambiando fornitore e prodotto- sfruttano protocolli medesimi e possibilità di espansione. Oggi ti parlo di un prodotto che ho voluto comprare per cercare di fare un’ulteriore passo in avanti: dalle cuffie con microfono dotate di cavo, volevo essere completamento libero da vincoli e fili, ho messo sul banco prova le Logitech Wireless Headset H800.

Logitech Wireless Headset H800

Un incauto acquisto ha dato il via a tutto

Con quella forte spinta psicologica per l’abbandono dei cavi e delle limitazioni palesi durante i movimenti tra una scrivania e l’altra, mi sono fidato di un parere avventato di un collega che aveva da poco acquistato un paio di cuffie bluetooth con microfono integrato, quest’ultimo però senza asta dedicata, posto quindi su uno dei padiglioni (il destro, nda) e di conseguenza ambientale. Prezzo giusto per una marca praticamente sconosciuta e una buona qualità dei materiali valutata positivamente dopo la consegna del prodotto, troppo bello per essere vero, il microfono infatti non era per nulla all’altezza delle aspettative. Voce catturata male, confusa con altre che mi circondavano e a tratti metallica, problema forse dovuto alla trasmissione bluetooth. Ho immediatamente preparato e fatto partire il reso.

Mi sono quindi messo alla ricerca di un prodotto con microfono direzionale e non ambientale, con collegamento bluetooth o tramite dongle dedicato, cercando di rimanere –grosso modo– nel range di prezzo del primo acquisto portato a casa.

Logitech Wireless Headset H800

Questo mercato e la specifica esigenza non trovano poi molte risposte nel bacino delle offerte (Amazon, ma anche eBay), non almeno in una fascia di prezzo che potesse giustificare l’investimento di tasca mia anziché aziendale (in quest’ultimo caso, mi sarei rivolto a qualcuno come Jabra, tanto per dire). Volendo rimanere sotto ai 100€, le Logitech Wireless Headset H800 hanno risposto all’appello con una spesa pari a 64,99€ e una serie di punti forti e deboli che provo a raccontarti dopo circa un mese di utilizzo (le ho acquistate via Prime Now lo scorso 4 aprile).

Uso quotidiano

L’utilizzo che faccio delle cuffie in ufficio è quello comune a molti altri lì fuori, forse te compreso: partecipo a meeting video (Cisco WebEX, Zoom, tanto tempo fa Skype, di tanto in tanto anche altri programmi / servizi), ricevo e faccio telefonate (VoIP, Cisco Jabber), ascolto musica o guardo contenuti multimediali quando necessario o nel pressoché inesistente tempo libero (Spotify, YouTube, ecc.). Il turno è quello d’ufficio: dalle 8:30 alle 17:30 circa, con l’altrettanto classica ora di pausa dalle 13:00 alle 14:00. Ti dico questo per un buon motivo, quello legato alla durata della batteria al litio integrata nel prodotto, ci arriviamo tra poco.

Qualità del pacchetto e del prodotto

Leggère, archetto regolabile, il braccetto dedicato al microfono si trova nel padiglione destro, puoi posizionarlo come meglio credi. Nel padiglione destro troverai anche i comandi rapidi per accensione / pairing, volume, avanzamento tra le tracce, il Play permette anche di rispondere o terminare le chiamate quando le cuffie sono connesse a uno smartphone, hai la possibilità di mettere in muto il microfono con un tocco.

Logitech Wireless Headset H800 2

Le Logitech Wireless Headset H800 possono essere parzialmente ripiegate su loro stesse per una più semplice trasportabilità. Non hanno particolari rifiniture o accortezze estetiche, sono molto spartane per certi versi, forse indegnamente definibili come troppo plasticose. Le imbottiture dei padiglioni e dell’archetto sono in materiale sintetico, le prime facilmente sostituibili, contrariamente alla seconda. Rispetto alle altre rimandate indietro c’è meno cura (e questo un pelo dispiace e lascia ragionare, considerando la consistente differenza di prezzo), c’è anche meno attenzione per quegli extra che -seppur non richiesti- fanno bella figura quando presenti, come per esempio un sacchetto per trasportare più facilmente il prodotto e il cavo di ricarica USB incluso all’interno della confezione.

Dongle dedicato

Fortunatamente scegliere Logitech vuol dire anche puntare in maniera certa su alcuni vantaggi, primo tra i quali il sapersi interfacciarsi con i dispositivi in più modi, per permetterti di usare questo kit con lo smartphone tanto quanto con il PC, anche quando quest’ultimo è sprovvisto di bluetooth nativo (non è il mio caso, ma ha comunque aiutato, e tra poco capirai il perché).

Le Logitech Wireless Headset H800 vengono proposte in scatola con dongle USB aggiuntivo che, quando non utilizzato, può trovare posto nel padiglione sinistro (ti basta ruotare leggermente la copertura esterna, così da sbloccarla). Io ho optato per l’utilizzo di quest’ultimo perché, durante l’utilizzo via connessione bluetooth diretta con il PC, le riconnessioni post-ibernazione o standby del sistema non andavano sempre a buon fine, costringendomi a riavviare Windows (o rimetterlo in ibernazione e svegliarlo subito dopo, come a chiedere di “riprovarci“). Ciò non accade se le cuffie vengono collegate allo smartphone, do quindi la colpa al chip bluetooth del mio Lenovo T440s, e non mi stupirei nell’avere ragione (non per immodestia, ma perché questo modello Lenovo ha mostrato più volte segni di squilibrio dovute all’hardware scelto dall’importante assemblatore cinese).

Batteria

Forse il più brutto tallone d’Achille delle Logitech Wireless Headset H800, con una durata che fatica a raggiungere le 6 ore di utilizzo continuato, lasciandomi così potenzialmente scoperto per almeno un’ora lavorativa al giorno, e questo perché ho imparato a spegnerle quando mi assento per la pausa pranzo e per andare a prendere il caffè a metà mattina (o pomeriggio) con i colleghi. Fortunatamente la ricarica non ne impedisce l’utilizzo contemporaneo, e in caso di emergenza potrai quindi allacciarti alla più vicina porta USB continuando ad ascoltare la musica o parlare al telefono, o ancora partecipare attivamente al meeting in corso.

Non è però questa una giustificazione, ed è giusto che passi come un difetto di progettazione per un prodotto che -probabilmente aggiungendo del peso o dell’ingombro, o magari entrambi, avrebbe potuto far crescere quel valore tanto basso per qualsivoglia occasione, a meno di voler prendere questo tipo di accessorio per fare un paio di telefonate e forse un meeting massimo al giorno. Ci sono kit di questo tipo che garantiscono (e dimostrano sul campo) più del doppie delle ore messe a segno da Logitech, fatico davvero a spiegarmi il perché di questo dettaglio affatto trascurabile.

In conclusione

Un prodotto che -per forza di cose- funziona meglio di quello precedentemente provato, ma che comunque non riesce a soddisfarmi completamente. Sono ancora in dubbio se rimandarlo indietro per inadeguate caratteristiche oppure no, ma d’altro canto occorre capire chi potrebbe sostituirlo senza esagerare con il prezzo, considerando inoltre che -rispetto alla data del mio acquisto- oggi trovi le Logitech Wireless Headset H800 a quasi 20€ in più rispetto alla media degli ultimi 3 mesi di vendita, abbastanza inspiegabilmente.

Se hai suggerimenti in merito ben vengano, l’area commenti è a tua totale disposizione per parlarne insieme, ricorda però che per questo mio specifico caso il microfono è assolutamente importante e deve poter catturare la mia voce escludendo -quanto più possibile- tutto il resto. Come possa fare questo non è importante (direzionale, noise cancelling, ecc.), basta che lo faccia :-) (e, ovviamente, non posso mettere a budget personale nulla che vada verso le spiagge BOSE & affini).

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Prodotto: acquistato di tasca mia su Amazon, per valutare la possibilità di fare a meno dei cavi durante le ore di lavoro.
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