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Partner per l’attività fisica in palestra o all’aperto, le Creative Outlier Sports sono auricolari in-ear wireless anti-traspirazione dal peso estremamente ridotto, pensati appositamente per tutto ciò che riguarda il movimento e la buona musica che fa da sfondo all’energia che vorrai metterci per perseguire un obiettivo. Sorelle maggiori e più specifiche delle Outlier One, le Outlier Sports sono anch’esse resistenti al sudore (IPX4) e permettono un uso più prolungato prima della necessaria ricarica della batteria (sempre e comunque in base al tuo utilizzo).

Creative Outlier Sports

Ho messo quindi da parte i miei attuali auricolari da palestra per confrontarmi seriamente con il nuovo prodotto della società singaporiana, ti racconto com’è andata.

Creative Outlier Sports

Collegamento bluetooth (per me un must al quale non posso rinunciare in palestra), peso estremamente ridotto (15 grammi, ancora meno del set usato fino a ora), 11 ore di batteria dichiarata: dopo averli caricati completamente a inizio settimana, sono riuscito ad arrivare al termine delle mie sessioni di allenamento (3 da circa 2 ore cadauna) senza avere la benché minima preoccupazione che la batteria potesse abbandonarmi, nonostante collegamenti multipli stabiliti con il mio S8 e con le macchine Technogym della palestra, con un volume spesso variabile a coprire eventuali rumori di fondo che mi distraevano, o più semplicemente per potermi godere al meglio la traccia del momento (una a caso).

Come quasi sempre capita in questi casi, il livello di batteria durante l’utilizzo lo si vede su iOS ma non Android, qui però Creative (così come le altre marche) nulla c’entra.

Il suono è buono e pulito, il basso colpisce bene, in maniera secca e senza distorsioni, con l’isolamento non pieno ma comunque sufficiente a lasciarti solo con i tuoi pensieri e il sudore che non esita a colare, ne esce fuori un risultato complessivo assolutamente valido.

Il cavo di collegamento tra i due auricolari prevede anche una “sosta” per i comandi e il microfono che permette di partecipare tranquillamente a una telefonata (o equivalente), senza quel difetto costituito dalla cattura voce in ambiente troppo aperto quando il microfono è posizionato su uno dei due auricolari (in questo caso puoi sempre avvicinare il telecomando alla bocca per avere più sicurezza in merito al giusto passaggio della tua voce verso la destinazione dall’altro lato della cornetta). La stessa porta di ricarica (microUSB) si trova anch’essa nel telecomando.

La scatola che racchiude il prodotto è completa di accessori e propone anche un astuccio con il quale trasportare comodamente le Outlier Sports, che puoi infilare nel borsone così da evitare di maltrattare gli auricolari e portarli a morte pressoché certa dopo poco tempo (la distrazione più classica è quella del tirare via qualcosa dalla borsa e strappare via anche il cavo degli auricolari, anche se a me fortunatamente non è mai successo). Troverai anche un piccolo cavo microUSB piatto (utile se sei fuori casa e vuoi ricaricare le Outlier Sports tramite batteria tampone di scorta) e gli ulteriori gommini per adattare al meglio il prodotto ai tuoi padiglioni auricolari.

Le Outlier Sports si indossano con estrema facilità, sono stabili, non si muovono, il cavo porta poco fastidio (anche durante esercizi che richiedono movimenti rapidi o fermi panca che ti vedono a sguardo semi-perso verso il soffitto) e il peso del telecomando che pensavo potesse influenzare il dondolio dell’archetto morbido (anche se di archetto vero e proprio non credo si possa parlare) non esiste affatto, non pone alcuna variabile all’interno dell’equazione. Lo avrai quindi capito: le Outlier Sports sono comode e una volta fissate correttamente lasciano passare bene l’audio senza perdita di qualità. La tecnologia bluetooth 4.1 aiuta sia in trasmissione (fino a 10 metri coperti in linea d’aria dalla sorgente, che comunque sconsiglio di mantenere per evitare di avere interruzioni audio o di mettere a dura prova la batteria del prodotto) che in risparmio energetico (altro importante particolare).

Creative Outlier Sports: attività in movimento secondo Creative

In conclusione

Un prodotto dalle indubbie capacità che è capace di accontentare –credo– ogni palato, occupando certamente ciò che nel rapporto sempre ricercato tra qualità e prezzo ci si fissa prima di ogni acquisto. Le Outlier Sports hanno infatti un prezzo di listino di circa 60€ (59,99, nda), ma si trovano abbastanza facilmente anche a qualcosina in meno, gironzolando tra i vari store online, Amazon compreso:

Scheda tecnica disponibile facendo clic qui, a te invece lascio la parola in caso di dubbi o necessità di ulteriori informazioni, l’area commenti è al solito posto :-)

Buon inizio settimana!

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Creative, ho potuto tenerlo al termine del test.
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Un tempo era Napster, poi l’evoluzione ci ha travolti facendoci finire ai tempi d’oggi, quelli caratterizzati da Spotify, che è un po’ il nome che tutti grosso modo conoscono, perché di giocatori nel campo della distribuzione musicale ne esistono in realtà molti altri. Ecco, Qobuz è uno di quelli che fino al mese scorso non conoscevo, nonostante operi in questo mercato dal 2007 (solo da una manciata di tempo in Italia, nda).

Qobuz è l'audio ad alta definizione per l'alto ceto musicale

Qobuz

Nato in Francia (nel 2007, appunto), e quasi arrivato a un bivio che puzzava di chiusura nel 2015, Qobuz propone un catalogo musicale all’interno del quale potrai trovare tracce estratte da CD senza perdita di qualità (e non solo), che potrai ascoltare tramite qualsiasi tuo dispositivo (adatto) per un periodo di tempo limitato (quello della prova gratuita) o per sempre, ammesso di pagare l’abbonamento che a te più si confà. Qobuz Premium, Qobuz HiFi, Qobuz HiFi Sublime e Qobuz HiFi Sublime+ sono i quattro pacchetti disponibili per la tua scelta, rispettivamente a un costo di 9,99€/mese (o 99,99€/anno), 19,99€/mese (o 199,99€/anno), 219,99€/anno (non c’è pagamento mensile) e 349,99€/anno (non c’è anche in questo caso pagamento mensile). Costi che letti così sono proibitivi, ma ai quali corrisponde chiaramente una serie di possibilità di ascolto e download che i puristi musicali evidentemente possono pretendere (puristi che devono però avere un buon budget a disposizione). Questo perché Qobuz, insieme a Tidal, costituisce l’unica coppia dello streaming a qualità CD (FLAC 16-Bit/44.1kHz), non considerando il servizio Elite di Deezer riservato a chi possiede dispositivi Sonos.

Il Player

Disponibile per Windows e macOS, Android e iOS, Qobuz propone un player che ingloba al suo interno null’altro che una buona interfaccia web con la possibilità di essere soggetta alle leggi di qualsiasi altro programma installabile sui principali sistemi operativi. Tiene fuori Linux, sul quale però gira correttamente la versione Windows emulata da Wine. Bella quanto quella di Spotify? No, eppure si tratta grosso modo dello stesso tipo di mestiere e movimenti tipici (ti fornisco l’album, ti propongo la playlist, ecc.). Disponibile chiaramente anche via web puro, per ogni browser di vecchia e nuova generazione (ma la vecchia facciamo che la metti da parte e smetti di usarla, eh?): play.qobuz.com.

 

Puoi partire alla ricerca della singola traccia, aggiungendola alla tua coda, e la cosa vale anche per gli album interi, quelli che hai a disposizione e compresi nel tuo abbonamento, perché la cosa che non mi è del tutto chiara è la questione accordi / licenze e il perché alcuni di quegli album facciano ascoltare giusto un assaggio da 30 secondi, sopratutto perché Qobuz dichiara di possedere i diritti sia per le major, che per le etichette indipendenti in tutto il mondo. A tal proposito chiederò informazioni in merito e aggiornerò l’articolo per dare una risposta anche a te nel caso ti venga voglia di mettere alla prova il servizio.

Qobuz
Qobuz
Developer: Qobuz
Price: Free
Qobuz
Qobuz
Developer: Qobuz
Price: Free+

Il catalogo e le partnership

Ricco, fuori di dubbio, perché si parla di 40 milioni di brani di cui più di uno in alta definizione (quest’ultimo milione corrisponde a circa 80.000 album stimati). Io ho cercato di attraversare ogni genere che sono solito ascoltare, trovando quasi sempre buone risposte, spaziando poi per alcuni autori e generi che ascolto molto meno e scoprendo belle sorprese che ho certamente apprezzato anche per la qualità di trasmissione della traccia (che dà il suo bel da fare alla connessione quando si passa dalla qualità Hi-Res a 24 bit / 192 kHz Stereo rispetto al più ristretto MP3 tradizionale). Le novità rispondono anch’esse all’appello e non può che far piacere, il tutto anche scaricabile sul proprio PC (o altro dispositivo) per un ascolto offline in qualsiasi momento, con il plus della copia scaricata in maniera permanente (come se si possedesse il CD) a patto di avere l’abbonamento adatto (il Sublime+, nda), altrimenti ci si accontenta dell’evitare di consumare GB ma le tracce restano leggibili dal solo Player di Qobuz.

Qobuz è l'audio ad alta definizione per l'alto ceto musicale 4

Oltre alle singole tracce, in alcuni casi potrai anche dare un’occhiata ai booklet digitali dell’album, roba per veri feticisti, ma che va in qualche maniera ad arricchire ciò che stai pagando mensilmente / annualmente, non c’è dubbio. Se poi quel catalogo lo vuoi ascoltare esclusivamente a casa o in ufficio e hai un dispositivo compatibile Qobuz, puoi dare libero sfogo alla tua passione e pretesa riguardo la qualità, perché la società francese ha stretto accordi con partner di tutto rispetto, che ti permettono di portare il tuo abbonamento anche laddove altri non si sognano neanche di arrivare: Sony, Naim, JBL, Harman Kardon, LG, B&O Play, Philips, Vizio, Pioneer, Onkyo, Grundig, Polk, Raumfeld, oltre che sui sistemi audio multisala come Sonos, Yamaha MusicCast, Bluesound, Devialet, Linn and Samsung. Qobuz è utilizzabile con brand high-end come Mark Levinson, Auralic, Aurender, Lumin, T+A, AVM, Burmester, Esoteric e Sim Audio, e l’elenco può solo cresce in futuro.

Il booklet di cui ti parlavo prima non è però l’unica nota di finezza in più che Qobuz può vantare, perché c’è un intero staff editoriale dietro le scelte della società, ed è quello che cura tra l’altro le recensioni degli album, le biografie (chiamate Ritratti) che raccontano gli artisti e il loro modo di fare musica, le panoramiche su alcune delle più belle uscite (che hanno fatto la storia o che stuzzicano la curiosità odierna dei fruitori), come un grande blog che continua ad arricchirsi di interventi competenti tradotti anche nella nostra lingua (lavoro affatto banale e che porta via un mucchio di tempo, che ha quindi un costo anch’esso).

In conclusione

Insomma, l’idea me la sono fatta io che ho sfruttato a man bassa le fantastiche SONY WH-1000Xm2 (per poter dare giustizia all’ascolto delle tracce in Hi-Res, lo ammetto) e se la sono fatta tutti coloro che hanno già messo alla prova questo servizio: la qualità dei contenuti e di tutto l’ecosistema che gira attorno a Qobuz batte facilmente ciò che Tidal ancora propone e difende dall’alto del nome che si è potuto fare precedentemente.

Io che Tidal l’ho provato ormai diverso tempo fa non me la sento di metterli oggi a confronto seriamente (perché il servizio scandinavo potrebbe essere nel frattempo migliorato), ma di certo riconosco a Qobuz un grandissimo lavoro che va ben oltre l’interfaccia applicativa ancora migliorabile, perché le tracce suonano meravigliosamente (come se si fosse tornati ai bei tempi dell’impianto audio in casa senza i vicini che venivano a bussarti alla porta come se avessi appena ucciso qualcuno, e che saranno mai i Guns N’ Roses alle quattro del pomeriggio, dovreste ringraziarmi quasi!) e tutto ciò che c’è attorno a essere è presentato con competenza e occhio critico sempre apprezzabile, senza considerare che quella statistica relativa ai contenuti in qualità FLAC (quasi) CD contro le tracce in alta definizione non può che modificarsi prediligendo quest’ultima strada (con buona pace dei puristi e felicità di chi pretende che tutto fili più liscio della pelle di un neonato). Grande tallone d’Achille per il nuovo utilizzatore che non può capire la differenza dalla pura offerta testuale è certamente il prezzo affatto competitivo, ma qui aiuta il mese gratuito di prova e la costante da sempre esistente: la qualità ha un prezzo.

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

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Prodotto: abbonamento 3 mesi al piano Sublime+ fornito da Qobuz che ringrazio. Al termine dei 3 mesi tutto torna alla normalità e dovrò pagare la cifra di listino se vorrò continuare a usare il servizio.
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Isolarsi dal mondo più che una velleità è una necessità imprescindibile in alcuni momenti della giornata o della più colpevole settimana lavorativa. In questo la musica è uno strumento che aiuta fin dalla notte dei tempi, cura molte ferite o per lo meno cerca di lenire quello che può essere il dolore o lo stress procurato dalla quantità di obiettivi da portare a termine in tempi non sempre generosi. Partner di questo blog da ormai tanto tempo è SONY, azienda per la quale ho speso tante belle parole in passato e che continua a sfornare prodotti dall’indubbia qualità, oggi ti parlo di uno di quelli, si tratta delle SONY WH-1000Xm2, cuffie dai grandi padiglioni che eliminano ogni rumore di fondo, quasi anche quello del tuo respiro e battito cardiaco.

SONY WH-1000Xm2: esisti solo tu e la musica nelle tue orecchie

Il quasi di prima non è riferito certo a ciò che senti con i tuoi timpani, quello è rumore che viene davvero eliminato, ciò che non puoi eliminare è invece ciò che senti dentro di te (quella sensazione di battito cardiaco accelerato nel petto o quel respiro affannoso dopo una corsa), ma magari ci stanno lavorando ;-D

SONY WH-1000Xm2

Il profumo della pelle, la cura del dettaglio, l’accessorio al quale distrattamente non badi fino a quando non realizzi quanto possa essere fondamentale. SONY mi ha abituato a tutto questo, il passo avanti compiuto dalle WH-1000Xm2 è dovuto non tanto alle conferme che incontrerai sul tuo percorso e delle quali ti accorgerai indossandole, bensì a quelle “piccolezze” (vogliamo chiamarle così?) che con altre cuffie non puoi avere: l’inutilità del volume alto (anche se ogni tanto tenderai comunque a picchiettare su quel “+“) la qualità dell’isolamento attivo che ti taglia completamente fuori da ogni scenario, l’audio Hi-Res con amplificazione S-Master HX (che finalmente riesco a provare sul serio, poi ti spiegherò come in un prossimo articolo) e l’intervento della tecnologia DSEE HX che aumenta la qualità dei file compressi generalmente ascoltati (file Mp3 o streaming di bassa-media qualità). A concludere il quadretto in connessione senza fili ci pensa la tecnologia LDAC che permette di trasmettere circa il triplo dei dati rispetto al più standard collegamento Bluetooth classico, migliorando (manco a dirlo) la qualità della traccia in riproduzione.

Costruzione

Ero e sono ancora serio: le SONY WH-1000Xm2 sono comode, leggere, belle. La pelle fodera quei padiglioni artificiali che prenderanno presto posto sui tuoi di padiglioni (auricolari), racchiudendoli nel profondo di un fantastico silenzio all’interno del quale potrai iniettare in punta di piedi la tua traccia musicale, la colonna sonora della tua giornata, la tua naturale droga, distrazione per portare a termine in scioltezza un compito prefissato (come scrivere questo articolo, per esempio), senza possibili distrazioni provenienti dall’esterno, anche se puoi facilmente interagire con le persone attorno a te semplicemente poggiando la mano destra sul relativo padiglione delle cuffie, facendo così abbassare il volume e permettendo di ascoltare ciò che ti viene detto (solo quando connesso in Bluetooth a un dispositivo).

275 grammi di peso totale, cavo da circa 1,5mt se non dovessi scegliere un collegamento senza fili, custodia che ti permette un facile e sicuro trasporto dell’oggetto (e ci sono anche le istruzioni per pilotare i comandi touch sul padiglione destro, nda) e all’interno della quale puoi anche tenere il cavo e l’adattatore jack per l’uso in volo. Il cavo è gommato e con uno spessore abbastanza importante, difficile che tu possa litigarci e renderlo un polpettone unico dal quale non riuscirai più a uscire.

Comandi

Sì perché –come anticipato– se le WH-1000Xm2 sono collegate a un dispositivo via Bluetooth, questo potrà essere comandato tramite l’intervento della tua mano sul padiglione destro delle cuffie, dal quale potrai decidere di alzare o abbassare il volume, mettere in pausa una traccia, avanzare verso la successiva o tornare indietro. C’è anche il doppio tocco dedicato alle chiamate che possono arrivarti sullo smartphone, che potrai agilmente controllare e alle quali potrai ovviamente rispondere sfruttando il microfono integrato (ma anche questo è uno standard consolidato di SONY e tanti altri produttori, anche se io onestamente continuo a preferire un microfono direzionale posizionato quanto più vicino alla bocca, tramite più classico e certamente antiestètico archetto).

SONY WH-1000Xm2: esisti solo tu e la musica nelle tue orecchie 6

C’è un però, e riguarda proprio quella che per forza di cose è certamente una comodità, ma che all’inizio forse ti farà diventare un pelo scemo (più di quanto, nel mio caso, io non lo sia già): se ti capita di toglierti le cuffie per qualsivoglia motivo (o di spostare solo un padiglione), potresti incappare nel prendere un controllo che non avresti voluto (una pausa, un play, o un avanzamento di traccia). Una, due, tre, forse quattro volte prima di non farlo più e iniziare ad abituarti a quello che deve essere il giusto movimento per trattare le SONY WH-1000Xm2, a me è successo spesso prima di scoprire che in collegamento Bluetooth mi sarebbe bastato appoggiare il palmo sul padiglione destro per abbassare dinamicamente il volume e dare retta a Ilaria senza il taglio del rumore e il sottofondo musicale scelto (e soprattutto senza togliere le cuffie dalle mie orecchie).

Ribadisco: è solo questione di abitudine, non devi però perderci la pazienza quando avrai a che fare con il prodotto nelle prime ore di utilizzo.

Qualità del suono

Uno di quei paragrafi che mi sta davvero molto a cuore. Ho l’animo tendente un po’ al tamarro, adoro la musica, mi piacciono molti generi e non sempre si finisce per ascoltare del buon Jazz o una traccia Rock di quelle che “levati da lì“, capita quindi di inserire in coda della commerciale o quel vecchio timbro elettronico / dance che non esiste più al giorno d’oggi (se hai la mia età o anche più, puoi capire cosa si prova a gettare nella mischia qualche esemplare di anni ’80 come si deve).

Ciò che ti fa dimenticare (o quasi) la necessità di maggiore volume è proprio questo tipo di prodotto: l’eliminazione del rumore di fondo e la qualità della sorgente creano una coppia realmente perfetta, una simbiosi, la quale con il giusto dosaggio ed equalizzazione ti permette di apprezzare quella medesima traccia che, ascoltata con un tipo diverso di cuffie (non necessariamente di diverso produttore), suona per forza di cause maggiore in maniera nettamente differente, dettaglio che non sfuggirebbe neanche a chi non possiede –come me– l’orecchio assoluto e quella spocchiosità audiofila che talvolta invidio. Là dove non arriva in maniera autonoma la SONY WH-1000Xm2 puoi arrivare tu, manualmente, modificandone il comportamento tramite un’applicazione rilasciata dal produttore sia per Android che iOS:

Se poi ti capita di passare su quella traccia elettronica di cui ti parlavo prima beh, apprezzerai certamente il basso secco e ben definito, un vero piacere sentirlo andare, finirai inesorabilmente per volerne di più, alzare il volume per non perderti neanche un passaggio della tua Power Track, probabilmente tornerai indietro alla fine e la riascolterai ancora una volta, e forse un’altra ancora. Tranquillo, ti capisco benissimo. Fatti avvolgere con precisione millimetrica dai padiglioni delle WH-1000Xm2 (come fossero cuciti sulle tue orecchie) e godi appieno dell’isolamento. Quando lo togli è quasi come stappare un vasetto di conserva tenuto sottovuoto fino a quel momento.

In conclusione

Con una buona portata del Bluetooth (coadiuvato anche dalla ormai assodata presenza e rapidità di NFC, dato per scontato sui prodotti SONY), messo alla prova anche a discreta distanza dal mio MacBook e con porte di corridoio chiuse che generalmente rompono le scatole durante l’allontanamento (senza considerare quanto può essere schizzinoso nativamente il Bluetooth dei MacBook Pro Early e Late 2013, nda), il prodotto offre una solida connettività che raggiunge comunque il suo apice quando collegato via cavo alla tua sorgente, panorama in cui quest’ultima diventa ancora più fondamentale considerando quanta ottima tecnologia di lavorazione ed esecuzione della traccia puoi realmente sfruttare.

Altro dettaglio non specificato nei paragrafi precedenti è certamente quello relativo alla batteria integrata, che può arrivare (dichiarato così nella scheda ufficiale del prodotto) a 30 ore di riproduzione. Io posso solo dirti che dopo averle caricate la prima volta (in fase di ricezione), non ho più dovuto attaccarle a una sorgente elettrica tramite cavo microUSB, questo anche grazie al fatto che il mio utilizzo è stato di tipo ibrido, a cavallo tra Bluetooth e cablaggio diretto al portatile o allo smartphone.

Sono rimasto estasiato dalle WH-1000Xm2 e, nonostante qualcuno mi abbia consigliato di volare più basso e accontentarmi delle sorelle minori in caso di acquisto (WH-H900N, nda), io credo che –ammesso il budget lo permetta– tu non debba accontentarti in caso ci si trovi davanti a un bivio, il classico e prevedibile dubbio riguardo la scelta quando il prezzo di listino non è esattamente dettaglio trascurabile. Le WH-1000Xm2 costano infatti (secondo sito web ufficiale) 380€. Tu puoi in alternativa già trovarle su Amazon, dove riusciresti a risparmiare qualche soldino, che male non può certo fare, giusto?

Io ringrazio ancora una volta SONY per la collaborazione e sono “pronto” (si fa per dire) a far tornare le WH-1000Xm2 all’ovile (ma devo proprio?) 😭

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Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: Fornito da SONY, torna all'ovile al termine dei test.
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Complice l’arrivo della SIM Iliad (se vorrai, potrai leggere il mio articolo riepilogativo mercoledì mattina, nda), ho potuto mettere in pista due prodotti in un colpo solo, l’altro è il protagonista di questo pezzo di apertura settimana dopo un weekend non esattamente da ricordare: Asus ZenFone 5.

Asus Zenfone 5 (ZE620KL) 1

Archiviato il capitolo Roma e ZenFone 4 (qui la recensione dello smartphone messo in commercio meno di un anno fa), Asus propone un’evoluzione sulla base del “non posso farne a meno, stagione 2018“, quella serie di caratteristiche che ormai ci si aspetta (seppur non sia necessariamente un bene) da un medio-alto di gamma: dal notch alla doppia fotocamera, passando per l’all-screen design e l’ormai immancabile (inevitabile?) intelligenza artificiale.

Asus ZenFone 5

Con la conferma della linea “We Love Photo” Asus ci riprova con ZenFone 5, cercando di migliorare e correggere quanto –rispettivamente– fatto ed errato sul precedente modello che –ancora oggi– può considerarsi un buon fascia media così come avevo segnalato in chiusura del mio pezzo (con quell’inevitabile cammino verso uno street-price più competitivo e appetibile per il cliente finale che deve cambiare smartphone).

Costruzione

Lo ZenFone 5 porta sul mercato il suo ampio display da 6,2″ con risoluzione in 19:9 (Super IPS Full HD+ a 2246 x 1080 pixel ma senza HDR) con un notch davvero inutile e non disattivabile dalle Impostazioni (qui trovi il work-around), esteticamente brutto quando si va a utilizzare un’applicazione non compatibile che ne lascia quindi fuori uno sfondo che nulla c’entra con il resto delle informazioni a video. Il monitor è brillante e reagisce bene anche sotto la luce del sole cocente di questo periodo che non sa ancora bene come comportarsi, regolando la luminosità in maniera abbastanza efficiente e rapida (in alcuni casi esita, è vero, ma nella media il risultato è positivo).

Scocca bella da vedere, elegante, con i pulsanti laterali (solo sulla destra, perché sulla sinistra troverai il carrello SIM, dual o con espansione memoria fino a 2 TB, partendo dalla base con 64 GB già difficilmente riempibili nell’era Cloud) in leggero rilievo così come le fotocamere posteriori in verticale, con subito sotto il loro flash LED. I vetri sono Corning Gorilla e la presa è sufficientemente sicura, non lo si perde sbadatamente dalla mano ma può scivolare se lo si lascia senza custodia su superficie liscia (occhio), e tende a diventare scomodo quando lo si usa per più tempo con una sola mano (quella presa non tanto scomoda inizialmente tende poi a diventare innaturale e stancante). Complessivamente si ha a che fare con un terminale lungo 153mm, largo 75.65mm e profondo 7.7mm, con un peso di appena 155 grammi (niente male considerando il generoso polliciaggio).

Oltre ai 64 GB di memoria di base di cui ti ho parlato qualche riga più sopra, ZenFone 5 monta un Qualcomm Snapdragon 636 Octa-core a 64 bit, il comparto grafico è affidato all’Adreno 509. Al solito, ho catturato le specifiche direttamente via CPU-Z (in cui dovresti notare un Adreno 512 che non so quanto sia realmente montato su scheda madre, suppongo si tratti di un problema lato CPU-Z come già accaduto raramente in passato):

La memoria RAM può arrivare fino a 6 GB (LPDDR4X), nel mio caso ho provato un modello con un paio di GB in meno (4 in totale, in media ne ho usati 3 quasi sempre).

Spazio poi al fingerprint reader, posto centralmente in alto, in corrispondenza del flash, non sempre facile da raggiungere e non sempre infallibile, in generale non troppo veloce per lo standard a cui oggi io (e quasi certamente anche tu) sono abituato, mi ha costretto in alcuni casi a utilizzare il mio PIN di sblocco (non guasta e permette di ricordarlo facilmente, ma è questione di comodità). Questo è il solo metodo funzionante per far riprendere il telefono dallo standby (oltre chiaramente alla pressione del tasto di accensione laterale destro), non esiste infatti un doppio tap sul monitor per farlo riprendere (o un tasto virtuale attivabile con una pressione più forte come previsto sui Galaxy S8/9 di Samsung, per esempio). C’è anche il riconoscimento facciale ma, come detto, non faccio parte dei suoi sostenitori.

Infine, una rapida nota sulla ricarica dello smartphone, Boost Master di Asus tramite alimentatore a muro 5V 2A 10W, non brilla come avrei pensato, ma puoi avere il 50% di batteria in circa mezz’ora di carica (3300mAh è la capienza della batteria al litio integrata e non rimovibile), e puoi sempre sostituire l’alimentatore con qualcosa di più carrozzato, fino a 18W.

Nella confezione del prodotto, oltre all’alimentatore di cui ti ho parlato, troverai anche un cavo USB-C, gli auricolari (sufficienza raggiunta) e una cover morbida per proteggerlo (che però non ho trovato nel mio sample, nda).

Software

Android Oreo 8.0 con patch aggiornate a marzo 2018 (siamo un pelo indietro, decisamente). La ZenUI è la 5, porta con sé una serie di applicazioni di fabbrica non invasive che rispettano l’ottimo lavoro fatto da Asus con i suoi ultimi terminali, sempre meno ricchi di bloatware che verrebbero diversamente disinstallati (o per lo meno ignorati) dall’utente; si può (si deve) ancora lavorarci sopra, ma non posso chiedere la luna, me ne rendo conto (e sicuramente qualcos’altro cambierà in futuro).

Asus Zenfone 5 (ZE620KL) 10

La confusione tra le voci di menu è ancora presente, così come le icone volutamente renderizzate in maniera differente rispetto a un’esperienza più stock che –seppur più spartana– è quasi sempre più chiara e semplice per qualsivoglia livello di utilizzatore. Bisognerebbe provare seriamente a standardizzarsi più di quanto si sia voluto fare fino a oggi, per il bene del cliente finale e della sua pazienza (soprattutto quando si deve cercare una particolare voce che sparisce da ogni radar, motore di ricerca interno compreso).

Carine alcune piccole “chiccherie” introdotte, come la possibilità di cambiare il posizionamento dei tasti virtuali (multitasking / home / indietro invertendo quindi multitasking e indietro) o di scattare un’istantanea del monitor semplicemente tenendo premuto il tasto relativo al multitasking, meno appetibile è invece quella del volume (basso) che richiama la fotocamera solo se ci si trova in modalità standby e senza Spotify –o equivalente lettore multimediale– avviato (diversamente, abbasserà il volume, ignorando la scorciatoia verso la fotocamera, com’è logico che sia).

C’è –come per ZenFone 4– un set di impostazioni che rileva i consumi ed eventuali anomalie da parte delle applicazioni installate e in uso, per evitare che queste pretendano più del dovuto o vadano seriamente a impattare sulle prestazioni dello smartphone che, per alcuni versi e in alcuni momenti, mostra il fianco quando viene messo sotto sforzo, con un utilizzo un pelo più elevato rispetto alla semplice navigazione o “passeggiata tra i Social Network“. C’è l’AI Boost, vero, ma non può fare miracoli (interviene, non posso negarlo, ma non sposta l’asse terrestre e causa anche un lieve surriscaldamento che di certo non può fare bene alla batteria).

Confermato anche per ZenFone 5 il solito abbonamento a Google Drive con 100GB di spazio di archiviazione gratuito (per 1 anno, oltre il quale sarà necessario pagare o smettere di sfruttare lo spazio in Cloud), con possibilità di sfruttarlo in fase di prima preparazione del sistema.

Se posso dirla chiaramente, non noto il passo da gigante che mi sarei aspettato rispetto a quanto già raccontato per ZenFone 4 e il relativo ZenUI a bordo.

Multimedia

Inevitabile arrivare a questo punto, fotocamera principale con sensore di immagine dual-pixel flagship Sony IMX363 da 12MP e dimensioni 1/2.55″ (con dimensione specifica del pixel da 1.4µm), apertura F1.8 per un campo visivo di 83°. Per aiutare chi non ha la mano esattamente ferma, Asus propone 4 assi, stabilizzazione ottica dell’immagine e 4 stop. A questo va ad associarsi l’ormai immancabile grandangolare da 120° con 12 mm di lunghezza focale (equivalente a una fotocamera o telecamera da 35 mm). L’ottica grandangolare viene esclusa (in realtà viene suggerito di farlo) in notturna o più genericamente in caso di scarsa illuminazione, lasciando quindi il compito più gravoso al sensore Sony principale.

In tutto questo ho notato un buon risultato di media (non nettamente più valido di quello notato nello ZenFone 4) ma una qualità non eccelsa quando si scala in modalità video, il quale non mi ha soddisfatto poi troppo in condizioni di illuminazione medio-scarsa. Qui è dove Asus ci fa sapere che i video possono essere girati in 4K UHD (3840×2160) a 30 fps con la fotocamera principale posteriore, la registrazione video in 1080p FHD avviene a 30/60 fps e quella a 720p è invece in HD a 30 fps. EIS a 3 assi per le fotocamere posteriori, così da stabilizzare il risultato (via software) un po’ più di quanto non si sia capaci a mano libera.

Concludo con una nota sull’audio stereo grazie all’utilizzo della capsula auricolare che però, nonostante tutta la buona volontà, diventa inutile nel momento in cui si tappa il mono fianco USB-C, facendo capire quanto realmente spinge uno rispetto all’altro. Migliora la situazione se modificando il volume si attiva l’opzione “All’aperto“, prerogativa di Asus da qualche tempo, che dona maggiore potenza al dinamico duo andando così a guadagnare qualche punto in più nella cella in fondo a destra nella scheda di valutazione prodotto. C’è il jack (ormai bisogna specificarlo) per le cuffie.

In conclusione

Si tratta di un medio gamma bilanciato in ogni sua componente, che non brilla in nessuna di queste in particolare, ma che continua a tracciare e rendere riconoscibile quella strada che Asus ha scelto di percorrere ormai da tempo. La ZenUI ha ancora tanto da ritoccare e migliorare, l’hardware è di buon livello ma in alcuni casi mostra il fianco e –in tutta onestà– inizia a non poterselo più permettere in un mercato che ha visto arrivare sulle nostre spiagge altri competitor che possono e sanno fare di meglio allo stesso prezzo o quasi. Non è IP67/68 ma non è un dettaglio che ne varia il giudizio finale.

Lo ZenFone 5 si trova a un prezzo di listino di circa 400€ e, chiaramente, va a combattere con i medio gamma di blasonati competitor che in parte ho già citato nell’articolo, e di altri facilmente intuibili.


In memoria della nostra piccola grande creatura, Forti.

Asus Zenfone 5 (ZE620KL)

Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)
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Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: Sample fornito da Asus, torna all'ovile giusto nel giorno di pubblicazione dell'articolo.
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Sì, l’ho fatto. Come anticipato la scorsa settimana in tutt’altro articolo, ho restituito le Logitech Wireless Headset H800 dopo essere arrivato a saturare la pazienza per quella durata di batteria che definisco pressoché ingiustificabile. 6 ore di autonomia nel corso di una giornata lavorativa non servono a nessuno, e si sarebbero potute effettuare altre scelte per portare a casa un risultato nettamente migliore, in un circolo di rapporto qualità-prezzo che avrebbe premiato l’oggetto venduto dalla nota marca svizzera. Sono passato a tutt’altra parrocchia, approdando sulle Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0, andando così ad aumentare il parco accessori –della società di Singapore– posseduto.

Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0

Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0

Definite dal mio capo come “cuffie da elicotterista“, cambiano totalmente il terreno di gioco sul quale scontrarsi, me ne rendo conto, eppure rispettano quelle richieste di base che mi sono imposto quando ho cominciato a scegliere il nuovo set cuffie / microfono da tenere sulla testa durante le ore di lavoro, quando ho bisogno di stare al telefono con un utente (e non solo) o isolarmi dal rumore di fondo tipico da open space, o più semplicemente diventare un tutt’uno con mouse, tastiera e musica di sottofondo che aiuta a concentrarsi.

Le condizioni –come detto– sono quindi le stesse che avevo trovato nelle Logitech restituite:

  • connessione senza fili (senza necessità di bluetooth) con dongle USB dedicato (così da evitare interferenze o di dipendere dal chip bluetooth integrato nel laptop),
  • buoni padiglioni (non necessariamente coprenti),
  • microfono direzionale e non omnidirezionale (per evitare di catturare voci che non hanno nulla a che fare con la mia telefonata o sessione di videoconferenza),
  • batteria in grado di reggere il peso della giornata di lavoro (uno standard che ogni tanto supera anche le otto ore),
  • prezzo inferiore ai 100€, perché diversamente andrei su tutt’altro tipo di prodotto e fornitore.

Considera che tutto è partito con un prodotto che non raggiungeva neanche i 50€ di costo (sotto offerta, se devo essere onesto), di una marca sconosciuta ma curato nei dettagli, ma con il grandissimo difetto dell’avere un microfono davvero pessimo e omnidirezionale, restituito dopo una manciata di ore per lasciare spazio proprio alle cuffie di Logitech.

È qui che comincia la storia delle Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0, che rispettano ciascuno dei punti sopra riportati, con un prezzo di listino ufficiale Creative per una volta inferiore a quello operato su Amazon (ti ricordo però che ufficialmente Creative non è una delle marche vendute da Amazon, sulle quali nel 99% dei casi non è applicato un buon prezzo d’uscita): 69,99€ ufficiali contro i circa 80€ dello Store di Jeff Bezos.

Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 1

Nello specifico

Comode, coprono l’intero padiglione auricolare avvolgendolo nella pelle morbida che entra a contatto con la tua epidermide, da mettere alla prova (quella vera) quando arriveranno i caldi importanti, quelli per i quali anche il sistema di condizionamento aziendale ogni tanto perde qualche colpo facendo soffrire il dipendente alla scrivania. Sui padiglioni trovi poi alcuni dei comandi chiave per delle cuffie, come l’accensione / spegnimento delle stesse o la regolazione del volume, quest’ultima collegata in maniera diretta a quella del sistema Windows, in maniera del tutto trasparente e perfettamente funzionante.

Isolano sufficientemente bene dal rumore pur non proponendo un sistema attivo di cancellazione dello stesso (non mi interessava averlo, basta un lieve sottofondo musicale per togliere dai giochi qualsiasi disturbo esterno) e hanno un livellamento più che soddisfacente della sorgente audio in ingresso, permettendo un buon ascolto della musica (Spotify a massima qualità grazie all’utenza Premium, nda) mentre si lavora, per poi passare alla chiamata (in priorità, che abbassa quindi gli altri volumi di sistema) VoIP quando serve, comportandosi in egual modo quando si partecipa a videoconferenze (Zoom, WebEx, cose così).

Driver immediatamente scaricati e installati da Windows 10, senza necessità di passare dal sito web del produttore (parte tutto all’inserimento del Dongle USB, incluso nella confezione), la periferica sarà pilotabile dal nuovo pannello Impostazioni del sistema Microsoft e diventerà predefinita rispetto a tutto il resto (salvo diversa configurazione personalizzata del tuo sistema).

Il microfono non è montato in maniera fissa nel corpo cuffia, bensì è possibile collegarlo e scollegarlo a piacimento (puoi quindi usare le Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 solo per ascoltare una sorgente audio e nulla più, una funzione assolutamente base) grazie all’attacco AUX. È morbido e flessibile, l’audio verso la destinazione dicono essere di qualità (ho fatto qualche test di self-record con successivo riascolto e chiesto un po’ alle persone in telefonata se mi sentissero chiaramente) ed è di qualità anche la distanza entro la quale le cuffie lavorano correttamente (mi sono alzato dalla scrivania in telefonata per prendere una stampa e tornare al mio posto senza smettere di parlare, si tratta di circa una decina di metri di distanza dal Dongle).

Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 2

A proposito di Dongle: contrariamente a quanto mi aspettavo (perché abituato a quelli visti precedentemente), quello in coppia con le Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 è decisamente più importante, arrivando a occupare lo spazio di una vecchia memoria USB removibile, con tanto di LED colorati (quei graffi rossi che vedi in immagine qui sopra, nda) e pulsante di connessione alle cuffie se per qualsiasi motivo queste dovessero perdere l’aggancio già effettuato da fabbrica.

Già i LED, non si trovano solo sul Dongle USB, ricordati che hai a che fare pur sempre con una cuffia nata per il gioco (il Dongle USB dovrebbe renderle compatibili con PlayStation 4 e Xbox One, la prima dichiarata anche sulla scatola, per la seconda mi aspetto grosso modo lo stesso comportamento). All’interno dei padiglioni trovano spazio altri LED colorati (rosso/blu/verde) che possono variare in base al momento e all’azione, prevalentemente li vedrai in rosso pulsante, molto similmente al LED di stato di un vecchio MacBook quando viene messo in Sleep Mode (simula quindi il respiro di una persona a riposo durante la notte). Fortunatamente grazie alla luce del giorno o a quelle artificiali in ufficio, questa cosa si nota un pelo meno e può -ci si prova almeno- passare inosservata (se invece hai a che fare con una console di gioco, considera che la tecnologia SB Prism ti dovrebbe permettere di pilotare quel set di colori e farli crescere vertiginosamente).

E la batteria? Pensavi forse che me sarei dimenticato? È stato l’ago della bilancia dell’acquisto, in barba a quell’anima tamarra che queste Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 sprigionano da ogni loro poro (hanno i pori? Vabè, ormai è andata). La durata della batteria è sopra le aspettative anche dopo essere stata messa alla prova. Creative dichiara 16 ore di autonomia massime in continuo utilizzo. Io, che le uso accendendole al mattino e spegnendole alla sera (facendo la medesima cosa anche prima di andare in pausa pranzo, un’assenza di un’ora che incide eccome), ci sono arrivato a 3 giorni di lavoro senza battere ciglio alcuno (quindi devi considerare le 8 ore lavorative moltiplicate per 3, guadagnando su quanto promesso ulteriori 8 ore che non mi aspettavo). Sono certo che questo valore con il tempo si attenuerà, ma al momento non posso fare altro che godermelo e pensare che sarebbe stata la stessa cosa sulle precedenti, partendo però dal presupposto che quelle ragionavano sulle 6h/giorno). Puoi sempre ricaricare la batteria integrata anche durante l’utilizzo delle cuffie, semplicemente collegandole a una fonte di alimentazione tramite il cavo microUSB fornito nella scatola (gommato e colorato anch’esso, per non farsi mancare nulla).

In conclusione

Un acquisto che, prendendo atto dell’esigua differenza prezzo rispetto alle Logitech con le quali ho fatto il confronto (mi erano costate circa 65€, contro i 69,99€ di listino per le Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0) pur trattandosi di due target nettamente differenti, credo sia assolutamente azzeccato per questo tipo di lavoro e –in futuro probabilmente, nel caso in cui l’azienda provveda a dotarci di cuffie senza fili di diverso tipo– un eventuale riutilizzo su console di gioco, nonostante in quel reparto io sia già abbastanza ben dotato (sempre appoggiandomi a Creative, tra l’altro, ma passando dall’ingresso AUX del controller e usando la sua batteria).

Ciò che forse mi è mancato nella scatola prodotto è la solita serie di accessori “finezza” che non credo possano poi incidere così tanto sul prezzo finale imposto al cliente: non c’è nulla che tuteli e possa far trasportare comodamente le cuffie (penso a una custodia morbida o rigida, poco importa) e non c’è modo di tenere agganciato il Dongle USB per evitare che venga perso (penso a un astuccio, o magari un modo per incastrarlo all’interno delle cuffie, anche se questo risulterebbe alquanto difficile viste le sue dimensioni). Una pecca che non varia però il giudizio complessivamente molto positivo che ho di questo prodotto.

Come anticipato grosso modo a inizio articolo, le Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 hanno un prezzo di listino che è inferiore a quello visibile su Amazon, ed è per questo motivo che ti consiglio l’acquisto passando per lo Store ufficiale della società che te le consegnerà anche a costo zero se non hai particolare fretta (l’acquisto arriva dal Belgio, impiega meno di 5 giorni per arrivare a casa tua se non abiti in zone poco servite, nel mio caso ne sono bastati 3), altrimenti c’è sempre la possibilità di ottenerle in tempi più rapidi, ma pagando una spedizione a parte che esula dai circa 70€ richiesti per il prodotto.

Scheda e possibilità di acquisto coincidono con l’indirizzo della pagina web prodotto: it.creative.com/p/gaming-headsets/sound-blaster-tactic3d-rage-wireless-v2 (il prezzo viene segnalato come “In Promozione” rispetto ai 99,99€ richiesti, ma questa promozione sembra essere lì da parecchio tempo, senza intenzione alcuna di cessare).

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato di tasca mia sullo Store di Creative, a un prezzo di listino ben diverso rispetto a quello Amazon (si parla di una differenza di circa 10€, costi di consegna compresi).
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