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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

È tempo di tirare qualche somma, tempo che, dopo la presentazione ufficiale del 21 settembre scorso a Roma, anche questo nuovo ZenFone 4 possa trovare il suo spazio tra le recensioni di casa mia. Preparato e portato con me al posto del Galaxy S8, ho messo quotidianamente alla prova ogni suo dettaglio, ZenUI di nuova generazione compresa, con conseguente sistema più pulito e personalizzato rispetto al passato.

ASUS ZenFone 4 (ZE554KL)

Prima di partire, un doveroso ringraziamento: Asus ha organizzato uno splendido evento nella città eterna, prendendosi cura di centinaia di giornalisti, blogger e appassionati di settore che hanno potuto mettere sin da subito le mani sui nuovi dispositivi, intervistare chi quei prodotti li ha pensati e realizzati, godere di una serata esclusiva e fantastica, che ci ha un po’ riportato ai tempi della gita delle scuole medie. Questo è il mio pubblico ringraziamento per voi tutti, è stato bello poterci essere.

Ora, superata la fase “You Are Awesome“, si torna con i piedi per terra e si tira fuori il solito schema d’analisi basato sull’articolo pubblicato su questi lidi, cercando di buttare giù una panoramica quanto più completa possibile. Ti racconto la mia esperienza con Asus ZenFone 4.

Asus ZenFone 4

Il nuovo ZenFone 4 di Asus nasce e adotta uno slogan chiaro sin da subito: We Love Photo. Doppia fotocamera (con posizionamento posteriore o anteriore in base al prodotto) per ogni modello di questa nuova serie che conta 6 diversi dispositivi, considerando anche le varianti Pro, e tenendo fuori il “Live”. Un segnale molto chiaro, una caratteristica che evidentemente lo contraddistingue dagli altri competitor all’interno delle diverse fasce, certo tenendo da parte per il momento quello che è il Pro puro in range “Top“, che non tutti possono chiaramente permettersi (e anche io ricado facilmente in quel gruppo) visto il prezzo di lancio scelto.

In generale, credo che la fascia prezzi di ZenFone 4 –rinnovata anch’essa per l’occasione-, abbia preso le distanze con il passato, andando a seguire quella massa che sta dettando sempre più delle cifre di partenza ben lontane da quelle che ci si aspetterebbe (valutandole in base al prodotto che si ottiene), e forse è proprio questo il tallone d’Achille dell’intera nuova serie ZenFone. Questo risponde già al primo punto della mia lista, così da smorzare da subito ogni possibile entusiasmo. Per avvicinarti alla serie quattro, dovrai mettere mano al portafogli e spendere almeno 230€ per approdare sul modello Max, in fascia medio-bassa (qui trovi tutti i codici telefono, tradotti per noi comuni mortali).

Sostanza sotto al cofano

Android 7.1.1 con promessa di aggiornamento in tempi relativamente rapidi a Oreo (8). Patch aggiornate (a ora che scrivo l’articolo) al primo agosto 2017. ZenUI 4.0 che volta le spalle al passato e finalmente ascolta la voce degli utilizzatori, mia compresa, che chiedevano da tempo qualcosa di più leggero, utilizzabile, reattivo, privo di quella quantità di bloatware davvero troppo imbarazzante.

Nel mio specifico caso (si parla di ZenFone 4 ZE554KL) un display IPS da 5,5″, con un peso complessivo di soli 165 grammi, maneggiandolo ti sembrerà davvero leggerissimo, troppo grande però da utilizzare con una sola mano, e per certi versi scivoloso perché probabilmente pensato per un grip posteriore non tale da farti dormire sonni tranquilli, caratteristica che avrebbe tolto punti alla sua bellezza ed eleganza quando lo si osserva.

Immediato l’acquisto di una buona cover che non ne sacrifichi le dimensioni ridotte e una pellicola in vetro per sentirsi un pelo più tranquilli, anche se si dovrà rinunciare a quel bellissimo effetto cometa posteriore. Il processore è uno Snapdragon 630 (64 bit) con una GPU Adreno 508. Detta in soldoni, un processore che scalda molto poco, che consuma molto poco, ma che fornisce buoni risultati nell’utilizzo quotidiano, e ricorda che io tengo sempre fuori il discorso del mobile gaming

4 i GB di RAM a disposizione (non pochi, oggi potrebbero essere definiti il giusto, bilanciati per accontentare pressoché ogni esigenza), 64 i GB di memoria integrata messi a disposizione, espandibili a 256 GB utilizzando una microSD da inserire nello slot dedicato alla seconda SIM.

Al solito, Asus offre gratuitamente ulteriori 100 GB di spazio nel Cloud di Google per un anno, da aggiungere al proprio account (già nella prima fase di setup dello smartphone).

Multimedia

Parliamo subito della connettività, così possiamo passare all’argomento chiave dell’introduzione. WLAN 802.11 a/b/g/n/ac che però in casa si allaccia autonomamente alla rete WiFi 2.4 GHz anziché alla 5, senza possibilità di modifica, cosa che ovviamente non gli permette di sfruttare completamente la potenza di fuoco della fibra ottica, senza alcun senso. Bene, ma non benissimo.

Bluetooth 5.0, che fa certamente bella figura nelle specifiche tecniche della scheda prodotto pubblicamente disponibile, meno però quando si tratta di utilizzarlo nella quotidianità. Non completamente compatibile con le vecchie versioni del protocollo, lo smartphone non può essere pilotato in modalità di bluetooth audio, non permette quindi di cambiare traccia dai classici comandi al volante, e non passa le informazioni della traccia all’autoradio, bentornati negli anni dell’AUX attaccata all’iPod. Bocciato con grave disonore (io abuso di Spotify in macchina, e utilizzare Ok Google per cambiare una traccia è alquanto triste).

Reparto audio per chi non si accontenta, almeno sulla carta. Doppio speaker, considerando anche quello frontale alto, con uscita audio Hi-Res 192kHz/24-bit e tecnologia DTS Headphone:X™ 7.1, per simulare un sorround (virtuale) in cuffia. Doppio anche il microfono, che in entrambi i casi sfrutta la tecnologia NoiseZero di Asus per pulire la comunicazione ed evitare che questa venga disturbata dal rumore di fondo che ci circonda. Piccoli problemi di compatibilità ancora una volta con Spotify (che sfrutta solo lo speaker basso) e un equalizzazione che in bluetooth audio (tanto per continuare a girare il coltello nella piaga) lascia parecchio a desiderare. Rimandato a settembre, con debito da recuperare.

Software e usabilità

Tu, che forse mi conosci già da qualche tempo e che più o meno sai cosa utilizzo per sfruttare al meglio Android, dovresti anche sapere quanti io odi utilizzare un launcher che non sia Nova, vero? Ok, ciò detto, ho messo alla prova questa nuova versione di ZenUI, che prometteva grandi novità, snellendo di parecchio l’esperienza utente -ormai disperato- alle prese con il software di Asus.

Lui, contrariamente a molte altre cose di questo Asus ZenFone 4, è promosso, seppur non a pieni voti. Nato con ben poche applicazioni “necessariamente a bordo” (dai un’occhiata alla scheda del telefono sul sito di Asus e fai scroll verso il basso, così da capire cosa c’è a bordo di ZenUI 4.0), si fa apprezzare per rapidità nella risposta ma non certo per alcune scelte stilistiche riguardo le gesture che hai a disposizione.

I tasti retroilluminati finalmente ci sono, quasi non ci credevo, e per poco non mi sono commosso. Per poco eh, perché in realtà sei tu che devi specificare nelle impostazioni che questi dovranno rimanere accesi durante l’utilizzo, a dimostrazione che evidentemente in Asus faticano ancora a credere che questa opzione serva a qualcosa, magari non utilizzano il loro ZenFone di notte :-)

Giusta invece l’intensità e l’insistenza del led integrato per le notifiche (che può essere anche tenuto sempre spento, se vuoi), secondo me più comodo rispetto al passato, mai troppo invasivo, soprattutto nelle ore da dedicare al sonno.

Il sensore di lettura delle impronte, virtuale ma delineato nel vetro del telefono, è molto veloce e parecchio affidabile, riconoscendo pressoché immediatamente l’impronta (o le impronte) registrata, e sbloccando così lo smartphone, decisamente meno schizzinoso di molti altri suoi competitor attualmente sul mercato. Per portare però a patta i due piatti della stessa bilancia, il punto a sfavore riguarda il medesimo pulsante centrale, che non sveglia lo smartphone quando questo viene inserito nella più classica delle fasce da braccio (in palestra, o fuori per strada), rendendo decisamente più seccante e difficile il passaggio, che serve a dare un’occhiata rapida all’orario o alle notifiche, ti servirà arrivare alla pressione del tasto di accensione laterale. NCS: Non Ci Siamo.

Stessa sorte (NCS, intendo) per il Dialer di Asus, rimasto lo stesso rispetto al passato, se non addirittura peggiorato. Ricerca a tutto tondo (anche di dati che nulla c’entrano con i numeri in rubrica) e nessun tipo di raggruppamento, troverai contatti duplicati, triplicati e forse più, anche se in realtà si tratta sempre della stessa persona, raggiungibile in più modi.

Qualche paura riguardo il GPS, perso “per strada” (è proprio il caso di dirlo) durante una navigazione abbastanza semplice in città, nulla che un rapido riavvio di sistema non possa stavolta correggere, fortunatamente. C’è stato giusto quell’attimo di panico che ha strizzato un occhiolino a quel passato fatto di scelte forse sbagliate, qualcuno se le ricorderà ancora.

La tastiera integrata, così come il Dialer, rimane per me pessima, e contrariamente al launcher ZenUI 4.0 che ho visto più di buon occhio (e che sto ancora utilizzando), questa è stata dopo poco sostituita dalla mia SwiftKey, non aggiungo altro (ma spero che si possa fare qualcosa in merito in un prossimo futuro, d’altronde in questi casi basta un aggiornamento software OTA).

Non del tutto convinto per ciò che riguarda l’ottimizzazione della memoria e gli alert inermi riguardanti le applicazioni che consumano batteria (perché rimaste aperte in background). L’applicazione che si occupa della manutenzione ordinaria dello smartphone ormai ce l’hanno quasi tutti i grandi produttori, la differenza la fanno i dettagli e la capacità di preservare le risorse a disposizione dell’utilizzatore. La base buona c’è, va molto migliorata per ottenere i migliori risultati, riparliamone:

#WeLovePhoto

Pulisci tutto, metti da parte quanto raccontato fino a ora e parliamo insieme di fotografie, di ricordi salvati nel Cloud o nella tua Galleria personale in locale, sulla scheda microSD. Asus ZenFone 4 è #WeLovePhoto, il tag ufficialmente scelto per il suo lancio tutto italiano.

Doppia la fotocamera di Asus ZenFone 4, con un’ottica principale da 12 Megapixel (il sensore è un ottimo Sony IMX362 con apertura F1.8 e 25 mm di lunghezza focale, che equivalgono a circa 35 mm di una telecamera standard), 83° è il campo visuale che cattura grazie alle sue 6 lenti e una rapida messa a fuoco. La stabilizzazione è ottica e sfrutta 3 assi, così da evitare –quanto più possibile– di ottenere foto mosse, che verrebbero quindi inevitabilmente scartate (trovi l’intera scheda tecnica sul sito web di Asus).

Questo è qualche scatto catturato dalla fotocamera principale, che di grandangolo ne parliamo tra poco:

Colori talvolta un po’ troppo carichi, focus pressoché sempre perfetto, ma infallibile solo nel corto raggio, perché si sgrana alquanto andando a utilizzare lo zoom digitale messo a disposizione:

ASUS ZenFone 4 (ZE554KL) 21

L’ottica grandangolare è fantastica quando si vuole catturare più del dovuto, immortalando così ricordi più ricchi di dettagli, una gradita sorpresa dello ZenFone 4. 8 i Megapixel, con un angolo visivo di 120° e 12 mm di lunghezza focale. Ti propongo anche stavolta qualche scatto dei giorni passati con ZenFone 4:

Ancora una volta noterai precisione negli scatti corti, meno nei lunghi (dove lo zoom software non è così infallibile). In ogni fotografia, che arrivi dall’ottica principale o dalla grandangolare, noterai l’effetto di scontornamento (in licenza poetica) che mette in primo piano il soggetto inquadrato rendendo tutto il resto sfumato, anche questo è un piccolo trucco applicato via software, quindi potresti notare delle imperfezioni, soprattutto in mancanza di una buona luce ambientale.

Ti propongo adesso un paio di piccoli set, ho voluto mettere alla prova la dotazione di ZenFone 4 in un ambiente poco illuminato e, in seguito, un altro illuminato decisamente troppo (25esimo piano della torre Unicredit in Piazza Gae Aulenti a Milano), alternando fotocamera principale e grandangolare:


Se vuoi mettere a confronto fotocamera principale e grandangolare, in un contesto poco illuminato, questa è la differenza che noterai catturando lo stesso soggetto:

Il software della fotocamera mi piace, è ricchissimo di opzioni e permette di sfruttare in qualsiasi momento la modalità Pro, che lascia scegliere a te ogni dettaglio riguardante lo scatto, concedendo al fotografo professionista che vive nel tuo corpo di stabilire le sorti di quell’attimo da catturare e conservare per gli anni a venire.

Prima di concludere, la nota a margine per chi vive di Instagram & Co.: la fotocamera frontale propone un sensore da 8 Megapixel, apertura F2.0 e 24 mm di lunghezza focale, con un campo di visuale di 84°. In questo caso non vedrai miei selfie, non sono il tipo :-)

In conclusione

Giuro che non ce l’ho con il nuovo ZenFone, non ne avrei motivo, ma sono convinto di aver riportato molte critiche costruttive che chiunque sarebbe in grado di rilevare dopo qualche settimana di utilizzo, perché negarlo?

Si tratta di un buon telefono di fascia media che propone belle novità, una buona stabilità di sistema e un corredo hardware di tutto rispetto, ma che non trova il mio favore in quello che è il suo prezzo finale di listino, non almeno fino a quando non ci sarà quella naturale svalutazione di mercato, che lo farà “accomodare” in una fascia diversa, che potrebbe incontrare il favore di qualche futuro cliente che potrà sostituire il suo vecchio smartphone, magari nel periodo natalizio (perché no?!?). Molto si può correggere via software (e alcune cose sono già cambiate nel corso del tempo, ci sono stati ben 3 rilasci OTA per aggiornamenti vari nelle ultime quattro settimane circa).

La scatola dell’Asus ZenFone 4, per i veri feticisti, include un cavo USB-C, il caricabatterie rapido da 5V 2A 10W (per la ricarica rapida dello smartphone) e gli auricolari Asus con microfono integrato.

Finale nascosto in perfetto stile Marvel: non ho avuto molto tempo per giocare con la versione top di gamma (Asus ZenFone 4 Pro), l’unico a montare un processore di nuova generazione che promette reali faville, ma sono certo che grazie alla base -tutto sommato solida- gettata con la quarta generazione, può riservare belle sorprese a chi lo sceglierà, sarei curioso di conoscere almeno un parere (che non sia il mio, chiaro!) in merito.

Al solito, non dovrei aver dimenticato nulla (forse, o almeno spero), ma ricorda che l’area commenti è sempre lì a tua disposizione per qualsiasi dubbio, domanda, curiosità o critica costruttiva riguardo il mio articolo, i pareri contrari (se giustamente motivati) sono sempre i benvenuti :-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: un regalo che Asus ha consegnato ai giornalisti che hanno partecipato all'evento di lancio a Roma, di cui ti ho parlato a inizio articolo.
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Tutti noi facciamo backup delle nostre macchine, giusto? Bravo, vedo che sei convinto della tua risposta mentre continui ad annuire fintamente con la testa. Ora, archiviato questo piccolo dettaglio (non sto scherzando, il backup è fondamentale, dannazione), passiamo all’argomento chiave di questo articolo: snellire il backup di Time Machine.

macOS: come dare una snellita la backup di Time Machine

Time Machine è uno strumento eccezionale sui sistemi di casa Apple, permette di congelare lo stato di file e configurazioni ogni volta che si avvia e che fa backup su un disco esterno (che sia di rete o collegato via USB) ma, salvo diversa configurazione impostata da te, escluderà ben poca roba del sistema su cui sta girando, di certo non andrà a non considerare programmi e cartelle che possono essere facilmente scaricati in caso di rifacimento macchina (o di reinstallazione software). Sto parlando di materiale magari salvato su Dropbox, oppure degli eseguibili della suite Office, giusto per fare un paio di esempi abbastanza facili.

Si tratta infatti di GB che potrebbero mancare su un disco esterno, un NAS o un Time Capsule, ma che sono nulla per una connessione in fibra lasciata lì a fare dei download diretti da internet. O magari non si tratta neanche di spazio mancante, ma di questioni di tempo per andare a terminare il lavoro iniziato.

Te la faccio semplice: hai una buona connessione internet? Bene. Che senso ha allora fare un backup di qualcosa già in backup (Dropbox, nda)? Fermo! Prima di partire in quarta ricorda però una cosa. Una risposta possibile a questa domanda esiste, e si tratta della “profondità di versioning“. Dropbox salva infatti ogni versione modificata di un tuo file, facendola però scadere nei successivi 30 giorni di vita, oltre i quali non sarà più possibile recuperarla dai loro server a meno di avere il servizio aggiuntivo chiamato EVH (Extended Version History). Se per te questo non è un problema, allora sei a cavallo. Se invece non sono stato chiaro, prova a dare un’occhiata qui.

Andare per esclusioni

Bando alle ciance, ne abbiamo fatte abbastanza, passiamo all’esempio pratico. Ho modificato la mia configurazione di Time Machine per fare un test e rendermi conto dell’effettivo guadagno in termini di velocità di backup (lo spazio disco per il momento non è un problema). Ho escluso in un primo step la suite di Office, facilmente scaricabile per me che sono abbonato Office 365. Dalle Opzioni di Time Machine (il pulsante è in basso a destra nella finestra delle impostazioni di backup) si può andare ad aggiungere (o rimuovere) dati “ignorabili“, così:

macOS: come dare una snellita la backup di Time Machine 1

Senza troppa fatica, ho tolto 8 GB dal monte dati da mandare in backup ogni volta che macOS si trova in modalità standby, collegato alla WiFi (o al cavo cablato) e alla rete elettrica (il requisito minimo per far lavorare Time Machine mentre non si è davanti al PC).

E nel caso questo non basti, si può sempre pensare di escludere tutta la ~/Dropbox (nel mio caso altri 15 GB circa, su questo MacBook).

Chi occupa cosa / quanto

Tutto qui? No, non necessariamente. Nessuno conosce (in teoria) meglio di te il tuo Mac, ed è per questo motivo che teoricamente dovresti essere sempre tu a sapere cosa escludere e cosa no. Per aiutarti nel compito, io posso dirti cosa occupa più spazio all’interno del tuo hard disk (e quindi nel tuo backup), grazie all’utilizzo di uno strumento di terza parte. Si chiama Disk Inventory X, e si scarica gratuitamente dal sito web derlien.com.

Una volta installato e lanciato, ti permetterà di avviare una scansione di tutti i dati salvati sul tuo disco, generando poi un report visuale che ti consentirà di renderti subito conto di chi sta occupando spazio:

macOS: come dare una snellita al backup di Time Machine

Va da sé che immagini (Libreria di Foto in primis), video e musica la fanno generalmente da padrone, e tocca a te capire se vuoi tenerli in backup o meno (nel mio caso Spotify mi permette di non avere musica salvata su disco, i video li tengo già in una diversa cartella del NAS e la Libreria di Foto è un “guai a chi la tocca“, quella è fondamentale che resti sempre sotto la protezione di Time Machine). Poi magari hai una macchina virtuale (come me), una libreria giochi di Steam o chissà cos’altro.

Grazie a Disk Inventory X puoi facilmente individuare questi file e cartelle, e con la scusa approfittarne per fare una pulizia manuale, seguita eventualmente da un’esclusione nelle impostazioni di Time Machine.

Tutto chiaro? Sei già pronto a ritoccare la tua configurazione di backup? :-)

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Vai in palestra, apri Spotify sul tuo smartphone ed ecco l’amara sorpresa, non si connette. Prima pensi a un problema del tuo smartphone, provi il classico off-on della connessione dati, poi forse un riavvio. Ti accorgi che nulla di tutto questo è servito a rimetterlo in pista, quindi chiedi e magari scopri che qualcuno insieme a te ha lo stesso problema:

Tutto sembra risalire proprio a ieri, l’anomalia si verifica solo con SIM di TIM che si appoggiano al punto di accesso wap.tim.it, quello che parecchie SIM utilizzano come predefinito (perché arriva direttamente dal carrier telefonico). Anche il mio Samsung Galaxy S8 lo utilizza, e a nulla serve il mio switch manuale su ibox.tim.it (il secondo punto di accesso, non predefinito). A questo punto non resta che modificare il primo profilo e mettergli lo stesso APN del secondo. Così facendo, infatti, il problema si risolve, e si può tornare ad ascoltare le tracce in streaming da Spotify.

Ora che si fa?

Ora la palla passa a TIM, cosa è successo e quando risolverà il problema lo sa solo il carrier telefonico, io posso solo tenere aggiornato questo articolo in base alle novità che salteranno pubblicamente fuori :-)

Buon ascolto!

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Te la ricordi la UE Roll 2 di cui ti avevo parlato circa un anno fa? No, bene, ottima scusa per tornare sull’argomento Ultimate Ears e rinfrescarti un attimo le idee, il gioco di parole non era voluto, ma ci sta piuttosto bene relativamente a questa occasione, perché si torna a parlare di speaker bluetooth da portare in acqua, ti presento Wonderboom :-)

UE Wonderboom: la musica nuota con te :-) 3

UE Wonderboom

Presentato lo scorso aprile, Wonderboom è il nuovo speaker della sussidiaria di Logitech, studiato e realizzato per coloro che la musica devono necessariamente portarsela ovunque, piscina compresa. Come per il suo ormai più anziano fratello (il Roll 2 che avevo provato, nda), anche Wonderboom può nuotare in acqua, perché è certificato IPX7, permettendoti di portarlo fino a un metro di profondità in acqua dolce, continuando ad ascoltare la musica trasmessa da una sorgente bluetooth che sta entro i 30 metri di distanza dal dispositivo (salvo poi avere in mezzo impedimenti fisici che mettono in difficoltà il segnale, ma quello vale un po’ per tutti).

Dall’occupazione che lo rende estremamente portatile (largo 14 centimetri, alto 10, per un peso totale di 425 grammi), regala un suono potente e avvolgente (relativamente alla capacità di questo tipo di hardware, nda) che viene trasmesso in maniera omnidirezionale grazie ai due woofer da 40mm con doppio radiatore passivo (per darti quel basso pieno con qualsiasi tipo di canzone), il tutto condito da una caratteristica particolarmente importante quando si parla di giornata fuori di casa e festa in acqua: la batteria, garantita dalla casa per una durata di 10 ore (si ricarica totalmente in meno di 3 utilizzando lo stesso caricabatterie del tuo smartphone, il cavo microUSB è presente nella confezione del prodotto, nda).

Io, per i motivi che sei solito conoscere se mi leggi da tempo, ti spengo l’entusiasmo perché ti ricordo che tutto dipende da una serie di fattori che impattano quel monte ore, quelli che vanno dalla pulizia del segnale bluetooth al volume tenuto per tutto il tempo dell’ascolto, dettagli che possono chiaramente modificare il risultato finale. Dai test che ho personalmente eseguito, le ore sono davvero quelle, ma mantenendo la sorgente abbastanza vicina e non esagerando con il volume (che non vuol comunque dire che sei costretto a tenerlo a livello “nonno“).

Se per ricaricarlo hai a disposizione un attacco microUSB (nella tasca dietro, ben protetto per evitare infiltrazioni di acqua), stavolta –e contrariamente al Roll 2– non hai un attacco AUX da sfruttare quando si trova fuori dall’acqua, per evitare il collegamento bluetooth, che rimane così l’unico modo per amplificare le tue note preferite. Stesso destino poi del Roll 2 per quanto riguarda il vivavoce bluetooth: assente. Peccato, sarebbe davvero stupido integrarlo, favorirebbe chi non ha uno smartphone waterproof.

Soliti collegamenti posti invece sulla “scocca” (se così possiamo chiamarla), potrai modificare il volume, accendere / spegnere il dispositivo, metterlo in modalità di accoppiamento bluetooth, mettere in pausa o saltare la traccia (premi una volta il logo UE per mettere in pausa, due volte per andare alla traccia successiva).

UE Wonderboom: la musica nuota con te :-) 6

La scheda prodotto è disponibile sul sito ufficiale, risponde all’indirizzo di ultimateears.com/it-it/wonderboom, il prezzo di listino si attesta sul più classico dei prezzi “,99 finale“, ma in realtà ti serviranno un centinaio di euro per portarti a casa il tuo Wonderboom preferito (sono disponibili diversi colori, chiaramente). Stavolta, contrariamente al solito, neanche Amazon può andare poi molto in controtendenza rispetto al listino (puoi risparmiare al massimo 5 euro nel migliore dei casi):

Si tratta certamente di un bel prodotto che può tornare utile nei mesi che ci accingiamo ad affrontare, le vacanze sono ormai qualcosa di ben diverso da un miraggio, pronti alla prova costume? (io in quello di Gabibbo entro perfettamente) :-)

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Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Logitech, ho potuto tenerlo al termine del test.
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Ho da poco ricevuto un prodotto del quale fatico a vedere la reale necessità, ma che dovessi valutarlo come semplice gadget beh, allora non farei fatica a identificarlo come un portachiavi fuori dal normale. Si tratta dell’altoparlante bluetooth 2.1 portatile di dodocool!

dodocool Altoparlante Bluetooth 2.1 Portatile 6

Dalle dimensioni effettivamente ridotte (comunque più grande del portachiavi di cui parlavo poco fa), è un piccolo altoparlante che include un microfono e un pulsante che, oltre ad accendere l’accessorio, ti permette di lanciare quella semplice operazione di clic sul pulsante che scatta una fotografia, in pratica un telecomando portatile per il proprio smartphone.

Con un’autonomia dichiarata di 4 ore, l’altoparlante bluetooth di dodocool permette di ascoltare musica con una qualità accettabile (meglio di alcuni speaker integrati negli smartphone, ma nulla più, sia chiaro), così come mettere in vivavoce una telefonata che diventa improvvisamente più comoda e meno pesante da reggere rispetto al proprio telefono (che così può essere tenuto in tasca, per esempio). Su Android, l’accessorio viene immediatamente rilevato come estensione della tastiera, motivo per il quale non c’è bisogno di nessuna ulteriore impostazione per poter scattare fotografie quando si apre la relativa applicazione.

dodocool Altoparlante Bluetooth 2.1 Portatile 2

Con un costo alquanto accessibile, l’altoparlante dodocool ti porta via poco più di 10€ (11,99, per la precisione al centesimo), ammesso che tu ne abbia realmente bisogno, in doppia colorazione attualmente disponibile:

Il laccetto per poterlo facilmente trasportare (o allacciare alla cintura, tanto per dirne una) è incluso all’interno della confezione del prodotto, così come un piccolissimo cavo di ricarica microUSB.

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Prodotto: fornito da dodocool, ho potuto tenerlo al termine del test.
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