Archives For NFC

Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

C’è un vero e proprio overflow di informazioni lì fuori. Io arrivo volutamente adesso, perché finalmente ci siamo. Samsung Galaxy S8 (e ovviamente S8+) debutta sul mercato per coloro che lo hanno pre-ordinato e chi ha costretto un corriere di Amazon Prime Now a lavorare tra le 00:00 e le 02:00 della notte a cavallo del 19 aprile, per tutti gli altri bisognerà aspettare il prossimo 28 aprile. Questo è il mio pezzo, dopo circa un mese di convivenza con S8, il (più che) degno erede del mio S6, sostituto di un S7 dalle vendite record (aiutate da un Note 7 parecchio sfortunato).

Samsung Galaxy S8: Unbox your phone

Samsung Galaxy S8

Si, ero alla presentazione di S8 al Samsung District, al termine della quale ho ricevuto il mio terminale, quello sul quale ho fatto convogliare tutto il mio mondo Google (e non solo) e che la sera stessa è diventato il mio smartphone, per metterlo davvero alla prova, per capirne pregi e difetti, per affrontare insieme la giornata lavorativa e anche il weekend di sola famiglia e amici.

Volendo provare a seguire il mio punto di vista e la lista che ho stilato nell’articolo di qualche giorno fa, provo a descriverti al meglio Galaxy S8 (tieni presente che S8+ varia per alcune caratteristiche fisiche, rimane assolutamente identico per funzioni e software di base), provando a lasciare il (poco trascurabile, davvero) dettaglio riguardante il prezzo, relegandolo a fondo articolo come si fa con il conto al ristorante.

Android Nougat e personalizzazioni

Android 7.0 è il sistema operativo alla base di Samsung Galaxy S8. Non 7.1 e neanche 7.1.2 (probabilmente impensabile visto i pochi giorni di vita di quest’ultima). Samsung ha scelto di montare la prima versione dell’ultimo SO mobile di Google (agosto 2016, nda), cercando di tappare ogni possibile falla, personalizzandola in maniera non eccessivamente invasiva.

Non a tutti piace l’Android Experience nuda e cruda, è vero, ma sarebbe la giusta via per mantenere un ciclo di rilascio e aggiornamento più rapido, permettendo inoltre un’inferiore frammentazione del mercato, un ragionamento che fatica davvero a entrare nel DNA dei produttori (o semplici assemblatori) hardware. La “Samsung Experience” (così definita) a bordo del terminale (a ora che sto scrivendo) è la 8.1.

Ciò che probabilmente spiazza di più è la parte relativa alla Manutenzione del dispositivo, un agglomerato di voci che solitamente si trovano sparse altrove, e che vengono raccolte sotto uno stesso tetto per permettere all’utilizzatore di modificare il comportamento dello smartphone, di adattarlo alle proprie esigenze, di intervenire sulle sue prestazioni (che già nella modalità “Ottimizzata” sono fantastiche, tanto per dire):

Oltre questa eccezione, troverai il menu delle Impostazioni particolarmente comodo. Questo tenta di raggruppare tutto nella migliore maniera possibile (e spesso lasciando invariato il lavoro già svolto da Google, seppur modificandone in meglio la pura estetica), lasciando però un’ancora di salvezza che consiste nel box di ricerca in alto a destra richiamabile dall’icona della lente di ingrandimento.

Ulteriore personalizzazione Samsung è tutta la parte relativa al Cloud, sezione in cui troverai i riferimenti al Samsung Cloud e Profilo personale oltre a quelli nativi di Google. In quanto cliente Samsung, avrai a disposizione dello spazio sui loro server, utile per salvare i tuoi dati personali e trasferirli più facilmente su un diverso dispositivo Samsung (in futuro, o anche nell’immediato presente se Galaxy S8 non sarà il tuo unico terminale, o se intendi migrare da un vecchio smartphone dell’azienda coreana).

Samsung Galaxy S8: Unbox your phone 3

Nella stessa schermata troverai Smart Switch, funzione che ti permetterà -attraverso procedura guidata- di “clonare” il tuo vecchio ambiente di lavoro migrando in sicurezza i dati dal vecchio al nuovo smartphone, tramite cavo oppure connessione sotto la stessa rete (e non solo, ma maggiori dettagli sono disponibili all’indirizzo samsung.com/it/support/smartswitch). Io ho scelto di ripartire da “zero” (si fa per dire) facendo fare a Google il lavoro sporco, il quale ha quindi ripristinato tutte le mie applicazioni e buona parte delle impostazioni. Ai contenuti ci ho pensato in seguito, la quasi totalità è ospitata in cloud ed è sempre facilmente recuperabile.

Come non parlare poi di Bixby? L’assistente sviluppato da Samsung arriva in Italia solo in parte. Pronta l’interfaccia grafica e la parte relativa alla ricerca di un prodotto che si inquadra tramite la fotocamera (anche se perde colpi abbastanza facilmente), non pervenuto il set di comandi vocali che non sono ancora disponibili al lancio, che si presume arriveranno invece per fine anno (forse, circa, chi lo sa). Samsung ci crede talmente tanto (in Bixby) che gli ha dedicato uno dei (pochi) pulsanti fisici del telefono, è quello che si trova sulla sinistra, sotto a quelli del volume.

Il comportamento di quel tasto è apparentemente modificabile e ci ho provato riuscendoci (utilizzando All in one Gestures), ma poi torna all’ovile al successivo riavvio o in seguito a un aggiornamento del sistema, quindi in fondo non penso ne valga la pena (e tutto sommato Bixby Hello, la pagina principale che viene lanciata da quel tasto, è anche utile).

All in one Gestures
All in one Gestures
Developer: YS Liang
Price: Free+

Prova a dare una possibilità a Bixby (c’è gente che lo ha portato anche su altri modelli di smartphone Samsung, non è bello ma piace direbbe qualcuno), magari non te ne pentirai, io non ancora trovato un motivo per farlo. Magari sarà bello tornare sull’argomento quando ci sarà più carne sul fuoco (e magari più possibilità per noi italiani).

Dimensioni

Se Samsung Galaxy S8 propone i suoi 148.9 (altezza) x 68.1 (larghezza) x 8.0 mm di spessore (155 grammi il suo peso) e una diagonale da 5,8″, il Galaxy S8+ arriva a 159.5 x 73.4 x 8.1 mm (173 grammi) e una diagonale da 6,2″. Sono dimensioni importanti, non semplici da tenere a bada (non subito almeno), ma chi è già abituato a un S7 o più in generale a uno smartphone tendente al phablet (o alla serie Note, tanto per dire) non farà fatica ad abituarsi rapidamente. Io mi sono abituato dopo qualche tempo, passando da S6 a S8.

Samsung Galaxy S8: Unbox your phone 2

Galaxy S8 (e ancor di più S8+) propone uno schermo completamente edge, arrotondato quindi da ambo i lati, dando quella sensazione (che in realtà solo sensazione non è) di un monitor senza l’abituale limite imposto dalla cornice, molto delicato, alimentando una paura costante e un senso di ansia che ti alita sul collo perché credi che ti scivolerà via in qualsiasi momento, cadendo e rompendosi rovinosamente (e auguri con la riparazione).

Ciò che ti riporta sulla terra è però proprio quello stesso monitor, che senza più un pulsante fisico in facciata ha potuto dare il meglio di sé, espandendosi oltre i comuni limiti, portando in dono (un po’ come i Magi ma con il conto a tuo nome) una risoluzione da 2960×1440 pixel, in un 18,5:9 Quad HD+ Super AMOLED che ci puoi provare, ma al momento di meglio non ce n’è. Mettila così, puoi modificare la risoluzione (risparmiando qualcosina sulla batteria), portandola a un più “comune” (?) Full HD + (2220×1080) senza accorgerti della differenza, almeno a occhio nudo.

Fa parte del comparto display anche la funzione di Always On, quella che con un nero assolutamente perfetto (ma davvero) e un testo fioco che non disturba neanche di notte, ti permette di tenere in primo piano informazioni di base (tipo l’ora, tanto per fare un esempio) e le icone delle applicazioni che hanno quindi generato notifica. Dopo qualche giorno di test, ho scelto di non tenere più attivata la funzione. Il consumo di batteria è davvero nullo, impercettibile, cosa buona per chi quindi è abituato a farne uso quotidianamente e non vuole rinunciarci.

Sempre su quel display, il pulsante centrale in fondo c’è seppur virtuale, ed è attivabile con una pressione un pelo più decisa, come già succede per gli iPhone con il loro force-touch. Ti dà un buon feed tattile, gradevole, immediato, a quel punto ti basterà lanciare uno slide verso l’alto e sbloccare il Galaxy S8 tramite riconoscimento delle iridi o codice numerico, per lo sblocco con l’impronta ti toccherà utilizzare il lettore di impronte posto sul retro, vicino la fotocamera, ma di questo ne parliamo meglio tra poco.

E le prestazioni?

Se non lo avessi ancora capito, Samsung Galaxy S8 scende in campo con una dotazione che dovrebbe farti dimenticare ogni possibile problema legato al tuo smartphone attuale, se mai decidessi di acquistarlo.

Con un processore Exynos Serie 9 8895, octa-core a 2.3 GHz a 10nm (sigle sempre difficili, ma ti basti sapere che si tratta di una tecnologia di ultimissima generazione che scalda poco e rende moltissimo, passi da gigante rispetto a solo due anni fa, tanto per dire) che fa coppia con una GPU Mali-G71, 4 GB di RAM LPDDR4 e 64 GB di memoria interna nella quale puoi conservare i tuoi dati (e che puoi espandere fino a un massimo di 256 GB tramite scheda microSD), hai un set di armi che dovrebbero permetterti di abbattere qualsiasi barriera, sia essa applicativa pura o gaming (se ti scappa il figlio che ti ruba il telefono dalla tasca e si mette a giocare a Real Racing, che è parecchio esoso in termini di prestazioni).

Mettila così: anche se utilizzi molte applicazioni (e diversi giochi), scatti fotografie o giri video in continuazione (Google Photo è sempre lì eh, usalo!), porti in giro della musica che non proviene da Spotify (sacrilegio!), 64 GB ti devono bastare, altrimenti c’è un problema di fondo (ma poi chissenefrega, comprati una microSD e montala come espansione di memoria gestita dal sistema!).

Lode anche al comparto connessioni, che con bluetooth di quinta generazione (5.0 con LE/EDR/A2DP/aptX) permette la connessione contemporanea a due dispositivi, che riceveranno pressoché contemporaneamente l’audio in uscita dal telefono, e che non ne aumenteranno particolarmente i consumi (è molto ottimizzato). Connettività Wi-Fi 802.11 a/b/g/n/ac 2.4+5GHz, che ti permetterà di sfruttare pienamente la tua connessione casalinga (i risultati da me con fibra FTTH sono eccezionali) e che, nel caso ti trovassi fuori, ti farà appoggiare sul suo hotspot per navigare rapidamente sul web. Il chip NFC, poco utilizzato sul Galaxy S6, torna comodo per associare rapidamente periferiche di terze parti ma anche per i pagamenti, in vista (si spera) di Samsung Pay un domani (anche questo potrebbe arrivare entro l’anno in corso).

Volendo inserirlo di straforo in questo paragrafo, ti ricordo che Samsung Galaxy S8 e S8+ sono certificati IP68. Trovi la spiegazione dei livelli su Wikipedia, ti basti sapere che lo smartphone sopporta agilmente la polvere ma anche l’immersione completa in acqua fino a 1,5 mt per 30 minuti, come riportato anche sul sito ufficiale del prodotto.

Batteria

3000 mAh. L’ho messa alla prova, più e più volte, ho sofferto insieme a lei in particolari condizioni, ho avuto sempre a portata di mano una PowerBank per evitare di rimanere appiedato (l’ho usata solo una volta, in calcio d’angolo e perché avevo realmente ignorato l’avviso di batteria quasi scarica prima di uscire di casa), ho esultato quando ha superato i due giorni lontana da un alimentatore senza troppa fatica. Ho più volte inviato screenshot dei consumi a un amico sufficientemente fissato (per molti di quel gruppo è un “fanboy”, nda) con Samsung, che non vede certamente l’ora di mettere le mani sul suo prossimo Galaxy S8 e che vuole sapere già tutto subito.

Agevolo qualche scatto giusto per capirci al volo:

A me questa batteria (abituato con ben altro, parecchio meno duraturo) piace, secondo me lavora bene e la continua ottimizzazione offerta da Nougat aggiunge quel tocco necessario per arrivare a fine giornata e dimenticarsi di mettere sotto carica il Galaxy S8, anche se con la ricarica rapida il processo dura molto poco e ti permette di arrivare al 100% in circa un’ora, dicendo addio alle lunghe attese per poter riprendere in mano il proprio terminale (che se sei in casa importa poco, ma se devi scappare via di casa la storia cambia!).

Si poteva fare di meglio? Certo (la dimostrazione è Galaxy S8+), ma è probabile che la società abbia scelto di limitarsi un pelo visto quanto accaduto con Note 7. Il tutto senza considerare che il processore di Galaxy S8 e S8+ arriva a consumare (secondo stime Samsung) fino al 40% in meno rispetto al passato (e questo si sente, ai fini della carica residua della batteria). Di certo bisognerà attendere (non qualche ciclo, ma l’anno di vita circa) per trarre giuste conclusioni a riguardo.

A proposito di sblocco

Te l’avevo promesso. Anticipato prima, ora si parla di sblocco, non molto in realtà, ma è giusto spendere qualche parola. Te la faccio semplice, un elenco puntato basta e avanza:

  • lo sblocco con il riconoscimento delle iridi funziona, ma se hai gli occhiali devi spesso toglierli. Se la luce fa riflesso sul monitor le possibilità di arrivare a uno sblocco rapido calano drasticamente, e la stessa sorte ti tocca se tenti lo sblocco al buio (nonostante il led rosso che prova a dare un minimo di illuminazione alla ricerca dei tuoi occhi), è sicuramente una bella novità ma ha ancora bisogno di qualche ritocco, forse.
  • Il lettore di impronte è posto sul retro del telefono (ovviamente), vicino alla fotocamera. Lo hanno già detto tutti ed è una delle poche cose alle quali ci si attacca per dire che “così fa schifo“. È vero, se lasci Galaxy S8 nudo e crudo come mamma l’ha pensato. Tutto questo decade (fortunatamente) se scegli di utilizzare una custodia protettiva per lo smartphone. Io ne ho scelta una perfetta per lo scopo, lo protegge e mi riesce a dare il giusto limite per prendere in pieno il lettore di impronte senza sporcare la fotocamera:
  • C’è il riconoscimento del volto. Non usarlo, puoi ingannarlo abbastanza agilmente con una fotografia, d’altronde i tratti sono quelli, e se la foto è nitida è un ottimo punto di partenza. Ne hanno parlato in tanti, è una cosa abbastanza normale (è così praticamente da sempre, non l’ha certo inventato Samsung).
  • Puoi ancora usare il PIN, funziona, è sempre una buona via d’uscita, cerca di sceglierne uno difficilmente indovinabile (anche per tentativi), ma che sia semplice da ricordare per te (evita la data di nascita tua o della moglie, e anche quella del figlio, sono tutti dati che qualcuno può recuperare senza troppa fatica).

Piccola nota a favore dello sblocco con impronta digitale: se poggi il tuo dito sul lettore e attendi (basta un secondo) lo schermo si sblocca immediatamente, senza necessità di accenderlo prima. So che è banale, ma ti assicuro che ti entra in testa dopo poco e ti permette di tornare ai tempi dello sblocco rapido ai quali eri abituato.

Altro da dichiarare?

USB-C

Beh, si, ci sarebbe da scrivere per molto altro tempo e diverse altre righe. Posso dirti che per caricare (o collegare al PC) Galaxy S8 ti servirà un cavo USB-C, e che all’interno della scatola dello smartphone ne troverai uno già pronto, insieme al solito caricabatterie da muro che eri già abituato a vedere nella precedente generazione Samsung, ma troverai anche un paio di adattatori che ti permetteranno di utilizzare “vecchi” cavi microUSB o USB standard con un ingombro assolutamente trascurabile.

Io ho scelto di non rinunciare ai cavi che avevo già in giro, e ho acquistato una piccola scatola contenente 3 adattatori da microUSB a USB-C, della Aukey, la trovi su facilmente su Amazon:

Così facendo sono riuscito ad avere nuovamente in giro 5 cavi pronti per poter ricaricare facilmente il mio terminale.

Audio

Dopo aver già parlato del bluetooth 5.0 (e averlo inserito nei pro del prodotto), bisogna riportare la prima pecca (perché non si vive certo di sole lusinghe). Lo speaker di Galaxy S8 e S8+ è singolo, posto sul lato inferiore destro dello smartphone. Scelta obbligata o meno, è comunque un punto a sfavore che ti costringe alla solita mano “a coppetta” quando vuoi ascoltare un file audio o vedere un video e il livello del volume non ti basta (perché magari ti trovi in un ambiente molto rumoroso).

Resta fortunatamente buono il livello della chiamata in vivavoce, con pulizia del rumore di fondo.

Samsung, forse per farsi perdonare, o semplicemente per giustificare un prezzo così alto, include degli auricolari in-ear AKG nella scatola. Suono pieno, pulito, preciso. Realizzati in cordura, non si avvolgono neanche per sbaglio, ti faranno così risparmiare del tempo quando li metterai via di fretta e li riprenderai solo qualche ora dopo, con altrettanta fretta, perché magari hai una telefonata importante e ti servono gli auricolari per avere le mani libere ;-)

Comparto fotografico

Passa l’esame a pieni voti. In condizioni di luce ottimale ma anche di luce scarsa / notturna, Galaxy S8 riesce a realizzare scatti precisi, mai mossi, dai colori brillanti ma mai troppo esuberanti. La rapidità dell’autofocus è eccezionale. Fotocamera posteriore da 12 Megapixel, 8 quella anteriore, registra video fino a 4K mantenendo i 30 fps. Lascio parlare le immagini, ne ho caricate alcune tra quelle scattate nell’ultimo periodo:

Si, ma il prezzo?

È qui che si conclude l’articolo, con la pecca forse più grande. Il prezzo. Samsung Galaxy S8 costa (di listino) 829€. Si arriva a 929€ per la versione Plus. Manco a dirlo, entrambi i telefoni hanno già prezzi più bassi presso rivenditori autorizzati e grandi catene, ma la differenza non è ancora sufficientemente sensibile per gridare al miracolo, presumibilmente bisognerà attendere il periodo natalizio per avere uno sconto più forte.

Il concetto è sempre lo stesso: la qualità si paga, Apple insegna (e Samsung si accoda da sempre, e tutto sommato fa bene se il mercato le dà ragione). Non è il solo costo dell’hardware ma anche dei servizi annessi, dell’ingegnerizzazione, di tutto ciò che riguarda la storia del prodotto. È chiaro che, se al Galaxy S8 o S8+, ci si associa anche uno o più accessori, allora il costo può raggiungere vette preoccupanti, ma è corretto che ognuno si faccia i conti in tasca propria, cercando di trarre le conclusioni e mettendo sul piatto un risultato che lo spingerà (o meno) verso l’acquisto.

Il mio giudizio su questo smartphone è assolutamente positivo. Ha le sue pecche, ma vengono superate di gran lunga dai vantaggi e dai punti di forza, è innegabile. Samsung ha fatto davvero un ottimo lavoro.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Samsung, ho potuto tenerlo al termine del test.
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Dopo aver terminato di giocare con la Canon SX540 HS, mi è stato permesso di passare a un differente tipo di macchina, per spaziare e dare un’occhiata anche a qualcosa di diverso dal solito. Dopo anni di Reflex, Canon mi ha messo a disposizione una Mirrorless, per la precisione una Canon EOS M10 (EF-M15-45 IS STM Kit).

Canon EOS M10: un'occhiata al mirrorless

Nera, rispetto alla foto qui sopra, ma completamente identica nel resto dei dettagli, la Canon EOS M10 si presenta come una compatta con un obiettivo molto più simile a quello che tanti sono abituati a vedere montato generalmente sulla propria reflex. Dato che, come l’ultima volta, non mi considero affatto un fotografo professionista o un appassionato con il pallino per lo scatto perfetto (sono molto più naturale e spensierato, mantenendo un hobby e nulla più), continuerò a parlare di questo tipo di prodotti come fossi il cliente qualsiasi, quello che va nel grande store d’elettronica a leggere qualche dettaglio e il prezzo, per poi consultare internet, interpellare gli amici che di fotografia ne masticano decisamente più di me, perché -senza offesa- spesso il ragazzo di corsia non è davvero preparato su quello che sta vendendo (ho detto spesso, non sempre, non sentirti preso all’interno di un unico fascio che non ho fatto, nel caso tu fossi uno di quei commessi).

Canon EOS M10

Corpo macchina, obiettivo, culla di ricarica per la batteria al litio inclusa, nastro per portare la macchina al collo, solita manualistica. La Canon EOS M10 ha un attacco per un treppiede come quello che utilizzo con la custodia ad-hoc dello smartphone o con il QX10 di Sony, riesce a tenersi in piedi senza necessità di prenderne uno più robusto o specifico. Nonostante non avessi mai avuto occasione di provarla prima, non si tratta di una macchina nuova, la EOS M10 è sul mercato dal termine dello scorso anno (circa).

Un sensore da 18 megapixel, un flash integrato che basta a far luce in un’area molto ristretta (e non c’è slitta per poterlo sostituire con qualcosa di più potente), WiFi e NFC per un rapido collegamento allo smartphone, un monitor integrato da 3 pollici con touch-screen che può essere ribaltato per potersi scattare selfie, se proprio devi ;-)

Batteria? Pessima (con le dovute pinze che stai per leggere), così come i tempi di ricarica della batteria tramite culla. Nonostante gli scatti dichiarati da Canon (250, secondo sito web), tenendo accesa la macchina e gironzolando per la città per scattare quando si vuole (vale anche per qualcosa che non sia il centro cittadino, fiere e feste comprese), si finirà per toccare il monitor tenendola sempre attiva, con quell’auto-focus sempre pronto a inquadrare al meglio il soggetto in primo piano. Chi è abituato alla reflex, si beccherà una prima sessione di fotografie molto breve, per il semplice errore dovuto al sopravvalutare una funzione di standby che non esiste. Come risolvere il problema? Spegni la fotocamera, tappa l’obiettivo anche senza ritrarlo completamente, ricordati di riaccendere tutto quando ti servirà, il boot è pressoché immediato e la macchina è subito utilizzabile.

Canon EOS M10: un'occhiata al mirrorless 1

I comandi sono pochi e immediati, anche per chi non è esperto e preferisce lo scatto completamente automatico. Anche questa, come la PowerShot SX540 HS, permette di fare ponte su uno smartphone per scaricare immediatamente il risultato delle proprie fatiche, se lo si desidera, vale anche per la pubblicazione immediata sul web.

Qualità dell’immagine

Soddisfacente, considerando le dimensioni assolutamente contenute di tutto il blocco corpo macchina e obiettivo. L’alternativa mirrorless di questa fascia (ne esistono di molto più professionali, Canon e non) è decisamente la via di mezzo perfetta tra la compatta per tutti e la reflex professionale, fermo restando che -se ne discuteva giusto qualche sera fa- molti fotografi (di professione) scelgono una mirrorless anche come macchina principale.

Ho realizzato gli scatti della Milan Games Week 2016 con la Canon EOS M10 (non tutti, ma la maggior parte si), in condizioni di luce non certo ottimali (dove volevo capire quanto potesse essere valida anche al buio), ho anche realizzato qualche scatto in giro per Trento a fine ottobre (mano mia ma non solo, ho voluto far provare il giocattolo), in occasione di un lieto evento (non mi sono sposato io, tranquillo), ho caricato anche questi su Flickr, ne ripropongo qui alcuni a più bassa risoluzione (vai a vedere gli originali però, sono nettamente superiori):

Qualche sopportabile rallentamento in fase di focus e la necessità (questa meno sopportabile, decisamente) di metterci una pezza manuale quando il fuoco non è davvero sul soggetto desiderato, con un risultato pessimo garantito. Sorvolo sulla parte video che non brilla affatto anche se parecchio valida sulla carta. I video sono infatti tendenti all’eccessivo contrasto e non fluidi come ci si aspetterebbe, a completare il tutto c’è un eccessivo consumo di batteria che se aggiunto a quanto già specificato prima, fa rima con “scappa, scappa ed evita di registrare video, non farlo!” (come fa a fare la rima? Non lo so, licenza poetica vale?).

Si ma quindi?

Quindi il concetto di Mirrorless a me sconosciuto fino a oggi ha finalmente trovato un significato. Risposte a domande che avevo posto ad amici e conoscenti che avevano già avuto modo di mettere mano su macchine di questo tipo, che in parte ho ritrovato anche in questo kit firmato Canon. Non ho ancora avuto modo di approfondire il panorama obiettivi, ma sono certo che ci sia solo l’imbarazzo della scelta e la possibilità di sfruttare punti in comune con il parco reflex (mica banale, se si sceglie di rimanere in famiglia), non ho attrezzatura fotografica Canon (sono uomo Nikon, lo ammetto).

Il prezzo è il neo per chi ama fotografare soggetti in movimento e non vuole i compromessi che bisogna trangugiare se si sceglie questo prodotto, si parla di circa 300€ per il kit completo, si scende a 250€ circa per il solo corpo (l’usato, secondo Keepa, si attesta sui circa 200€ per il corpo).

Cheeeeeeeeese!

G

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Canon, tornerà all'ovile come sempre.
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Lo so, non ho le fette di prosciutto davanti agli occhi, non così spesse almeno! Le vacanze sono terminate per la maggior parte di noi. Sono tornato in ufficio lo scorso 22 agosto, ormai quella manciata di giorni liberi è solo un puro ricordo quasi del tutto scomparso, eppure qualcosa mi è rimasto. Il regalo che SONY mi ha riservato subito prima di partire, un accessorio per chi è amante della musica “CCiovane“, magari proprio quella estiva, da ascoltare a volume alto, mente libera, anima leggera. Oggi ti parlo delle compagne di viaggio di quei giorni liberi, le MDR-XB650BT, serie Extra Bass, senza fili.

SONY MDR-XB650BT: l'audio in vacanza, senza fili in mezzo

Qualche rapido aggettivo per meglio descrivere il prodotto: leggere, pratiche, comode (ma non sempre), potenti (quanto basta), durevoli (per quel che riguarda i materiali utilizzati, ma anche per il più banale comparto batteria).

Proviamo ad andare più nello specifico, a scendere anche da quel piedistallo che si era involontariamente creato grazie alle Sony h.ear on (MDR-100AAP), un altro livello per estetica, particolari e qualità del suono.

SONY MDR-XB650BT: l'audio in vacanza, senza fili in mezzo 2

Le MDR-XB650BT

Oh, sia chiaro, non sto dicendo che questo prodotto sia scadente, affatto, è semplicemente parte di una famiglia differente, qui il basso è pieno, da subito, non c’è bisogno di aspettare, non c’è bisogno di alzare poi così tanto il volume, una qualunque traccia diventa immediatamente l’ultimo ritrovato del sapiente miscelare tipico da ultima notte di festa a Ibiza, in console potrebbe persino esserci Raoul Casadei, poco importerebbe, ciò che spinge le MDR-XB650BT è la tecnologia EXTRA BASS proprietaria di SONY, che va a isolare e rendere decisamente più netti e “secchi” i colpi di basso della traccia in esecuzione. Piccola sbavatura notata durante i test è però il tremolio del driver di destra a volume davvero elevato (si, ho voluto provare per curiosità), come se andasse a toccare la parte di protezione in plastica dello stesso, generando quindi il rumore di fondo non appartenente alla traccia e per certi versi davvero fastidioso.

Inutile dire che se si cambia la traccia e ne si sceglie già una ricca di bassi (tipico scenario commerciale, EDM, house, trance e simili) tutto diventa quasi incontrollabile, mai caotico però, un piacere che si prova solo in quelle occasioni in cui tu, nato negli anni ’80 o giù di lì, vieni trascinato in quel locale che per una sera ripropone canzoni dei tuoi anni più belli e spensierati, quando a farla da padrone c’era solo Gigi D’Agostino. Ho reso l’idea?

Abbastanza limpido e trasparente è ciò che si può confermare (o correggere, almeno in parte) rispetto a quanto pubblicato nella scheda ufficiale del prodotto sul sito web di SONY (disponibile all’indirizzo sony.it/electronics/cuffie-archetto/mdr-xb650bt).

Un esempio pratico? Durata della batteria ottima. Riproduzione per ore senza minimamente accorgermi di cali prestazionali, di fatica, di possibili cedimenti. Sono arrivato a toccare (senza ricarica alcuna) le 30 ore circa (considerando tre ore al giorno tra spiaggia o equivalente, spostamenti, lettura prima di dormire, per i 10 giorni di stop dall’ufficio). A quel punto si va incontro allo spegnimento senza riserva alcuna (annunciato dalla voce sintetizzata che ti guida lungo il percorso di gestione dell’accessorio, dal pairing alla verifica del livello di batteria). Occhio però, vale uno standard comune a tutti questi prodotti: volume molto alto, distanza medio-alta dal dispositivo che riproduce le tracce (un PC, o magari lo smartphone), stand-by non sfruttato a dovere o qualsiasi altra condizione “peggiorativa“, non faranno altro che portare verso il basso quel monte ore a tua disposizione prima della necessità di attaccare a una presa di corrente le MDR-XB650BT, un po’ come quando in autostrada decidi che è arrivato il momento di pigiare sull’acceleratore ma poi ti rendi conto che devi per forza fermarti dal benzinaio.

Battery level: high!

Già, a tal proposito, nel caso in cui tu possieda o voglia acquistare questo prodotto, ricorda che sarà solo iOS a mostrare l’icona relativa allo stato di carica quando connesso in bluetooth al tuo smartphone. Se pensi che per i possessori Android non ci sia alternativa, ti sbagli. Premi una sola volta (normalmente, senza “sostarci sopra”) il tasto di accensione delle cuffie, la voce della gentile signorina intrappolata nel prodotto SONY ti dirà il livello di carica della batteria (in inglese), così potrai regolarti prima di lasciare casa e dimenticare lì il tuo cavo microUSB ;-)

Come si comportano i controlli?

Dritti al punto, senza mai un’esitazione. Ho utilizzato le MDR-XB650BT prevalentemente con il mio smartphone Android e Spotify. Ho potuto cambiare facilmente traccia (ma non farla scorrere rapidamente avanti o indietro, nda), metterla in pausa per rispondere a una telefonata (utilizzando poi il microfono omnidirezionale integrato nelle cuffie) o semplicemente per parlare con coloro che mi circondavano. Ho alzato e abbassato il volume, ho avviato l’ascolto anche con Spotify completamente chiuso e subito dopo aver fatto l’accensione del prodotto precedentemente autorizzato a effettuare pairing bluetooth.

SONY MDR-XB650BT: l'audio in vacanza, senza fili in mezzo 5

E allora cosa c’è che non va?

Ne ho appena parlato in pratica. Dal banale pairing del secondo dispositivo (utilizzabile non in contemporanea a un qualsiasi altro) affrontato più con la logica del neurone in uso anziché con il libretto di istruzioni, più ostico rispetto al primo che parte praticamente da sé, alla comodità che viene quasi subito a mancare per chi -come me- utilizza occhiali da vista, passando per l’imbarazzo del non conoscere la posizione dei molti tasti posti sul padiglione destro, che tutto controlla e tutto può. Per concludere? La possibilità di girare i padiglioni per metterli in pari con il resto dell’archetto, senza però rendere meno ingombrante la cuffia nella sua completezza, il trasporto del prodotto non è quindi del tutto agevole (ho avuto per un attimo la classica paura di rompere le cuffie).

Per effettuare un pairing con il secondo dispositivo (o il terzo, ricorda che tanto ne puoi utilizzare uno alla volta) dovrai semplicemente spegnere le cuffie (se le hai già accese) e poi tenere premuto il pulsante di accensione per 7 secondi circa, superando la fase di accensione e continuando a tenerlo premuto, fino a sentire la voce annunciare il pairing in corso, il led alternerà luce rossa e blu di continuo a conferma dell’operazione in corso, a questo punto le cuffie saranno ricercabili da qualsiasi dispositivo bluetooth nelle vicinanze.

SONY MDR-XB650BT: l'audio in vacanza, senza fili in mezzo 3 SONY MDR-XB650BT: l'audio in vacanza, senza fili in mezzo 4

Il led e il pulsante di accensione non sono le uniche due cose che troverai sul padiglione di destra. Mi ricollego al terzo “difetto” che ho avuto modo di notare, perché sul padiglione destro del prodotto c’è proprio tutto. Dall’accensione al volume, passando per il microfono, il play / pausa, l’avanti / indietro, l’attacco microUSB e anche la risposta alla telefonata in arrivo. Prima di imparare l’esatta posizione di tutto impiegherai qualche minuto, usando le cuffie tutti i giorni (o quasi) sarà tutto ancora più rapido (piccolo hint: sul tasto per aumentare il volume c’è un piccolo punto in rilievo :-) ). Ovviamente inserire il circuito stampato con tutto a bordo su un solo padiglione costa certamente meno (in termini di produzione) rispetto alla separazione di comandi e attacchi su ambo i padiglioni.

Per il secondo difetto invece non c’è molto da fare. L’archetto regolabile è rigido ed è stato appositamente studiato e realizzato da SONY per ridurre al minimo le vibrazioni generate dai bassi più profondi, erogati dal driver da 30 mm nascosto dai padiglioni imbottiti, che per una riproduzione prolungata non evita però di generare dolore proprio dove terminano generalmente le stecche della montatura degli occhiali. È un problema che conosco fin troppo bene e che riscontro in diversi modelli di cuffie, in casa mi limito ad alzare la montatura (togliendola da dietro le orecchie) e appoggiandola quasi ai padiglioni, mi sento molto “nonno in fase di lettura“, ma almeno non sento male alcuno, anche durante la stesura di questo articolo.

Prezzo e saluti

Per portarti a casa le MDR-XB650BT dovrai sborsare circa 130€ di listino. Fortunatamente su Amazon le puoi trovare a poco meno di 85€, uno sconto che solo fino a pochi giorni fa non esisteva (al 30 di agosto, appena controllato, il prezzo era ancora fermo a 129,99€), decidi tu (in base anche a ciò che ti ho raccontato) se può valere la pena fare questo investimento, fermo restando che la qualità di SONY difficilmente può mettersi in discussione data la loro pluriennale esperienza nel settore.

Inutile dire che per qualsiasi dubbio o richiesta, l’area commenti è a tua totale disposizione. Ancora una volta grazie a SONY per la loro massima collaborazione :-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: è il regalo da parte di SONY per portare con me la musica in vacanza. Ho deciso spontaneamente di recensirlo.
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Facciamo che una volta tanto si cambia, mettiamo da parte tutti i tecnicismi, parliamo un po’ come se ci si trovasse ad andare al Media World vicino casa (o equivalente) a dare un’occhiata a una macchina fotografica, magari di quelle con cui partire, che la Reflex al momento è solo un traguardo al quale si vuole approdare appena ci si fa un pelo di esperienza e si cominciano realmente a ricercare maggiore qualità e pretese dalla propria dotazione, dai propri obiettivi. Ho potuto provare una Canon PowerShot SX540 HS, dopo anni di Reflex e dopo essere partito proprio da una PowerShot, diversi anni fa ormai.

Canon PowerShot SX540 HS

Al solito, per partire ti rimando alla scheda tecnica disponibile all’indirizzo canon.it/for_home/product_finder/cameras/digital_camera/powershot/powershot_sx540_hs, così ci siamo già tolti un pensiero. Ecco, ora possiamo partire sul serio e farci due chiacchiere come se in realtà tu fossi nello store e avessi necessità di capire cosa ti può tornare utile. Tornare indietro è strano in effetti, non sono più abituato a non avere un occhiello, a utilizzare un monitor così grande per capire cosa sto inquadrando, non modificare il fuoco dell’obiettivo per stabilire cosa inquadrare e cosa lasciare in secondo piano, molto cambia ma mi rendo conto che questa serie di facilitazioni possono tornarti utili davvero se devi partire, se devi ottenere un bel risultato con molta poca fatica. Il flash poi non parliamone, tirarlo su manualmente fa sorridere, ma tant’è.

Tanto di ciò che ho detto si risolve mettendo in modalità manuale la fotocamera, altro no, ma ricorda che stiamo parlando di una Bridge, non di una Reflex, e neanche di una semplice compatta da supermercato che si colloca in fascia tipicamente più bassa (sia per prezzo, sia per caratteristiche che mette a disposizione). La Canon PowerShot SX540 HS offre molte possibilità, uno zoom da 50x (grandangolare e ottico! Se conosci la differenza con lo zoom digitale allora capisci che è tanta roba) per riuscire a catturare anche gli elementi più lontani, registrazione dei video in Full HD (a 60fps, con microfono integrato e ben bilanciato, sa ascoltare anche audio dal volume limitato), la tecnologia Creative Shot permette di registrare piccoli video-scatti in 720p che mostrano come nasce uno scatto, in pratica questa cosa qui:

Test di scatto con Canon PowerShot SX540 HS

Cos’altro? Connettività, per esempio. La Canon PowerShot SX540 HS può connettersi a internet tramite una rete WiFi (protetta o no), caricando il risultato della tua fatica sul PC, o magari su Flickr, Google Drive, ma anche sui tuoi account sui Social Network. Ogni impostazione salvata nei Web Service di Canon Image Gateway potrà essere sincronizzato con la configurazione della macchina fotografica, così da sbloccare o bloccare le funzionalità di quest’ultima.

Canon PowerShot SX540 HS 1

Questo permette inoltre di appoggiarsi a uno smartphone (magari in tethering) sfruttando così anche la localizzazione GPS o magari mettendo a disposizione il controllo remoto delle funzionalità, così come funziona con i classici telecomandi a distanza delle Reflex, offrendo maggiore comodità e libertà a te che devi farlo, lo scatto. Prima che me lo dimentichi, ti anticipo che nella scatola del prodotto troverai tutto ciò che ti serve per partire ad eccezione della memoria (una normale SD che puoi acquistare su Amazon, tanto per dire): il corpo principale della macchina fotografica, la sua batteria (litio, viene spacciata con una durata pari a circa 205 scatti o 290 nella modalità eco, per la registrazione o riproduzione video si parla di 300 minuti circa) con relativa culla per la ricarica, il tappo per l’obiettivo e il laccetto per poterla portare più facilmente, al collo o semplicemente su una spalla.

Canon PowerShot SX540 HS 2

Ho voluto provare la Canon PowerShot SX540 HS in un paio di occasioni (oltre i primi scatti di test), con e senza luci naturali, in condizioni migliori e oggettivamente peggiori. Convinto da Ilaria, sono andato a dare un’occhiata al Festival dell’Oriente 2016, tappa di Milano, presso il parco espositivo di Novegro. Tralasciando ogni possibile parere sulla manifestazione, ho catturato qualche scatto lasciando la macchina fotografia in gestione automatica, spesso senza flash, sfruttando esclusivamente la luce solare che penetrava nei padiglioni dell’evento, cercando di mettere in primo piano splendidi vestiti caratteristici o scultore, talvolta anche protagonisti in movimento. Trovate tutti gli scatti che ho poi caricato su Flickr qui di seguito:

Festival dell'Oriente Milano 2016

Velocità di inquadratura, fuoco, scatto, stabilità assistita lato software, tutto risponde all’appello. Puoi scegliere se forzare l’utilizzo del flash semplicemente tirandolo su. Il risultato è immediatamente visibile e modificabile secondo strumenti basici che ti permetteranno di ritoccare eventuali errori senza perderci troppo tempo, chiaro che il lavoro sporco lo si può fare sempre tramite il programma che preferisci, sul PC di casa, quando avrai tempo.

Ho poi atteso qualche tempo, sono tornato nella patria Romagna e ho fatto un salto al “Mattoncini a Cervia“, un evento messo in piedi dal RomagnaLUG presso il Museo del Sale di Cervia, uno spettacolo per chi sente battere forte quel cuore da bambino, ormai i LEGO sono quasi più amati dagli adulti che dai bambini. Luci non troppo adatte alla fotografia, lontananza dalle realizzazioni (causa giusto transennamento), un mucchio di persone (molto contento quindi per gli organizzatori) e qualsiasi altra cosa non mi torna in mente in questo momento. Questo il risultato:

Mattoncini a Cervia 2016

Per entrambi i set ci sono filtri che non ho utilizzato, impostazioni manuali che ho voluto tralasciare per capire che effetto faceva una macchina fotografica simile in mano a una persona alle prime armi, appena tirata fuori dalla scatola e messa in funzione. Mi è sembrato di tornare indietro di 10 anni e tutto sommato non mi è dispiaciuto, ma sarebbe un peccato non imparare a fare qualcosa in più dato che è permesso :-)

Tutto questo ha chiaramente un costo perché può diventare potenziale soluzione da accoppiare alla Reflex per chi è già più esperto. Acquistare una Canon PowerShot SX540 HS significa spendere una cifra che può variare tra i 290 e i 320 euro circa, il listino del sito web ufficiale riporta 379,99€, con garanzia minima di due anni (si, puoi estenderla). Se sei un pelo più preparato e preferisci dare un’occhiata in autonomia alle specifiche complete per capire se ne vale la pena, ti rimando alla pagina canon.it/for_home/product_finder/cameras/digital_camera/powershot/powershot_sx540_hs/specification.aspx per poterle consultare. Se poi credi che il tuo futuro sia orientato verso Canon, potresti addirittura pensare di effettuare un altro acquisto e dare una possibilità alla Connect Station, un accessorio che permette di accedere e salvare più rapidamente gli scatti presenti sui tuoi dispositivi, con collegamenti rapidi in NFC, sembra interessante, per questo lo riporto nell’articolo (non ho avuto modo di provarlo però).

Se ti stai chiedendo chi sia la protagonista del video, beh, è quella che io e Ilaria riportiamo nei moduli di iscrizioni alle carte fedeltà del supermercato sotto la voce “Animale domestico“, la “Forti” ;-)

Test di scatto con Canon PowerShot SX540 HS

Buon divertimento!

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Canon, tornato all'ovile.
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Piccino, tanto piccino, potente rispetto alle dimensioni e alle previsioni. Sapete quanto mi piaccia l’argomento e quanto ci tenga ad avere il giocattolo di turno per poter fruire la mia musica ovunque io sia, qualcosa che vada oltre gli auricolari in-ear. Sony mi ha fatto un piccolo regalo giusto in tempo per le ferie, e io l’ho portato con me proprio per poterlo utilizzare, provare, conoscere al meglio. Si tratta del Sony SRS-X11, uno speaker wireless parecchio portatile che -come tutti ormai- sfrutta la tecnologia bluetooth ma anche AUX per amplificare e trasmettere ciò che riceve da una qualsiasi sorgente audio.

SONY SRS-X11: Speaker wireless portatile con Bluetooth

Il peso è il dettaglio forse più importante insieme alla qualità dell’audio e del design. Portare con sé questo cubo equivarrà all’aggiungere 215 grammi al bagaglio personale, nulla che non sia comparabile ad un tablet che magari siamo già abituati a trascinarci dietro. Coadiuvato da un pratico laccetto in silicone potrete facilmente trasportare Sony SRS-X11 ovunque vogliate, diventerà presto anti-estetico se deciderete di lasciarlo su una scrivania o accanto al vostro PC o smartphone ;-)

La cassa contenuta all’interno del dispositivo eroga 10 W di potenza (nominale, non RMS) promettendo anche una buona qualità dei bassi grazie al sistema “Dual Passive Radiator“, all’orecchio la sensazione è piacevole e inizia ad infastidire quando si alza di molto il volume tra sorgente e pulsantiera della cassa. Può succedere solo ed esclusivamente se la sorgente invia tracce a bassa qualità, diversamente il problema non si nota affatto, partendo poi dal presupposto che il piccolo giocattolo Sony utilizza il suo codec LDAC per migliorare già la qualità della sorgente (quindi vuol dire che state partendo da qualcosa di ridotto molto male). In ogni caso tutte le specifiche per i più curiosi sono disponibili nella pagina prodotto sul sito web ufficiale.

Sony SRS-X11: Speaker wireless portatile con Bluetooth 1

Come quasi tutti i prodotti di questo tipo, c’è la possibilità di connettersi rapidamente tramite NFC, largo quindi ai dispositivi che lo hanno a bordo per saltare il classico pairing (che si ottiene tenendo premuto il tasto dell’accensione/spegnimento dell’oggetto) ma non solo, Sony prevede l’eventualità di un collegamento ad una seconda cassa tramite un ponte tra le due unità. Non che io abbia il gemello del mio Sony SRS-X11, ma c’è un pulsante “Add” (sulla parte posteriore del prodotto) che potete facilmente intuire a cosa serva. Questo vi permetterà di amplificare ulteriormente il suono e “seminare i cubi per casa” (basta lasciarli comunque a portata di segnale, ovviamente).

Grazie poi ad un microfono integrato potrete utilizzare Sony SRS-X11 come vivavoce per lo smartphone (o tablet, ovviamente). Il tutto per una durata massima della batteria stimata in 12 ore (sulla carta). Un’autonomia di tutto rispetto che però andrà a variare in base al volume mantenuto e alla qualità del segnale bluetooth in ingresso (quest’ultima parte decade se il collegamento viene effettuato in AUX, chiaramente). Per poterlo ricaricare vi basterà collegare un cavo microUSB (incluso nella confezione) a muro (con il più classico degli ormai comuni caricabatterie per smartphone, tablet e chissà quant’altra roba ancora), dal mio test è risultato che in meno di due ore è pronto per poter essere utilizzato al pieno delle sue potenzialità.

Il prodotto vale il suo costo?

Sony SRS-X11: Speaker wireless portatile con Bluetooth 2Il prezzo di listino di Sony SRS-X11 è di 85€, affatto trascurabile considerando l’offerta disponibile sul mercato e le dimensioni che spesso non contano quando si vuole portare in mobilità (e per lungo tempo sprovvisti di corrente elettrica) la propria musica offrendola anche agli altrui timpani. Se invece il prezzo non è per voi un problema considerando dimensioni, peso e ingegnerizzazione di questo piccolo gioiellino, potrebbe essere ciò che fa al caso vostro.

Su Amazon lo si trova a circa 30 euro in meno, se volete approfittarne (con offerta Prime, tra l’altro), probabilmente quelli più dubbiosi sul fattore costi potrebbero trovare allettante la scappatoia (in questo caso Sony SRS-X11 diventa decisamente competitiva rispetto ad altri prodotti nella stessa fascia).

A me è piaciuto, ad essere onesto lo trovo davvero molto bello ed è in grado di portare a termine in maniera soddisfacente il mestiere per il quale è stato concepito. Nulla di inarrivabile ma certamente al top rispetto a tanti altri che mettono sul mercato oggetti che durano (come si suol dire) da Natale a Santo Stefano (valgono il prezzo che li si paga, ovviamente) e vengono acquistati più facilmente da una massa che non si rende conto di spendere cifre alte comprando più volte lo stesso tipo di prodotto.

Prima di chiudere vi lascio un rapido riferimento alla guida d’utilizzo nel caso in cui ne abbiate bisogno, disponibile in italiano all’indirizzo helpguide.sony.net/speaker/srs-x11/v1/it.

Enjoy!

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Sony, ho potuto tenerlo al termine del test.
Condividi l'articolo con i tuoi contatti: