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Un altoparlante intelligente in ogni camera di casa, in fondo è un po’ questo l’obiettivo di chi produce questo tipo di prodotti, a prescindere che si chiami Google, Amazon o Apple. La versione complottistica dell’osservazione prevede che chiunque ci spii e conosca le nostre abitudini e i nostri gusti per piazzare al meglio le pubblicità, ma questo è altro tipo di argomento, io vado alla ciccia e preferisco mettere alla prova questi prodotti per capire se possono tornare utili nella quotidianità, ecco quindi che oggi ti parlo di Google Home Mini, l’altoparlante intelligente compatto di Google.

L'assistente in casa: Google Home Mini

Google Home
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Developer: Google LLC
Price: Free
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Developer: Google LLC
Price: Free

Google Home Mini

Approfittando di un’ottima offerta di Unieuro, ho deciso di acquistare un paio di Google Home Mini da installare in casa e tenere sotto la lente di ingrandimento, andando così a completare un quadro che stava prendendo forma già via assistente sugli smartphone Android di famiglia, condizione però un pelo più scomoda perché richiede comunque che tu debba andare a recuperare uno dei telefoni che hai lasciato da qualche parte in casa o in borsa. Installare Google Home Mini avrebbe permesso di tenere sempre viva una sentinella azionabile tramite voce e senza necessità di sblocco tramite impronta o PIN. Nella peggiore delle ipotesi, ricordo bene di averlo detto, rivenderò quanto acquistato perdendoci il meno possibile; non è successo.

Google Home Mini è caratterizzato dalle sue ridotte dimensioni e peso, è davvero molto compatto e necessita solo di un’alimentazione via cavo microUSB che è incluso nella confezione facendo tutt’uno con il caricabatterie da muro, con cavo gommato anti-intreccio e un paio di fermi removibili che aiutano a raccoglierlo al meglio, una soluzione elegante e che calza a pennello. All’interno della stessa scatola troverai anche un piccolo opuscolo che ti istruisce al primo avvio prodotto. Una volta acceso, Google Home Mini eseguirà un rapido boot che ti permetterà poi di intercettarlo tramite smartphone grazie al rilevamento di prossimità (un po’ come succede con Chromecast o qualsiasi altro accessorio Google). Prendi quindi il tuo smartphone Android e fai clic sulla voce di notifica che sarà nel frattempo comparsa per cominciare l’operazione di configurazione, questa utilizzerà il tuo account Google (ma va?) e ti consentirà in seguito di aggiungere altri utilizzatori così da rendere Google Home Mini un vero assistente vocale per la tua famiglia.

Ciò che contraddistingue invece in maniera più negativa questo piccolo giocattolo è la sua prestazione musicale sul campo. Google Home Mini è prima di tutto uno speaker attraverso il quale ascoltare musica, quel suo essere così compatto non porta a nulla di buono sul fronte dei bassi, fondamentali senza dovere di esagerazione (come in altri casi e produttori), ma quasi del tutto assenti se non si va a ritoccare un pelino l’equalizzazione tramite applicazione Home, cosa che comunque porta a un risultato accettabile più che brillante.

Fortunatamente ci si può mettere una pezza con l’intervento di una terza parte, uno speaker bluetooth che –seppur non nativamente compatibile con Google Home– potrai collegare al Google Home Mini scegliendo di utilizzarlo come fonte primaria per l’output audio in riproduzione. Questo non vuol dire che la voce dell’assistente uscirà dall’altoparlante scelto, bensì che l’audio riprodotto lo sarà su questa terza parte, lasciando al Google Home Mini il compito di farti da puro assistente vocale.

Questione di lingua

Una volta impostato il mio modello vocale (l’ho rifatto da zero, andando e eliminare quello già studiato e riconosciuto dal mio smartphone), ho avuto accesso a quanto già configurato in passato dentro casa, dalla lampadina smart di Yeelight alle valvole termostatiche di tado°, il tutto parlando con l’assistente in maniera del tutto naturale, senza formazione alcuna o libretto di istruzioni, facendo poi riferimento all’abbondante documentazione Google ufficiale quando ho voluto approfondire un attimo l’argomento e capire fino a dove potessi spingermi. Dall’ascolto (banale) della musica trasmessa dal mio account Spotify Premium (che così facendo può essere sfruttato da tutti, ma che ha anche qualche svantaggio che ti descriverò più avanti) al cambio di temperatura in una determinata stanza, passando per l’invio di un messaggio Telegram o l’annuncio vocale trasmesso in un solo colpo a ogni altoparlante di casa come se si utilizzare un interfono.

IFTTT

In linea di massima non ci sono limiti anche grazie all’integrazione con IFTTT e la possibilità quindi di insegnare nuove frasi al proprio Google Home Mini (e perciò anche all’assistente vocale richiamabile sullo smartphone). Sfruttando questa potenzialità ho creato pubblicato tre semplicissime applet che ti consentono –giusto per fare un esempio– di parlare con l’assistente Google interagendo con il bulbo intelligente di Yeelight:

Vantaggi e svantaggi della condivisione

Un paragrafo che si scrive da solo e che non credo serva approfondire più di tanto. I Google Home Mini installati in casa si appoggiano al mio account (come già specificato qualche riga più sopra). Ciò vuol dire che se in questo momento Ilaria decide di ascoltare della musica su Spotify, lo farà utilizzando il mio account Premium, senza che io possa usarlo su un’altra postazione. In soldoni: o tutti ascoltiamo la stessa cosa, oppure qualcuno in casa deve ascoltare dell’altro proveniente da diversa sorgente.

Lo stesso scenario si prospetta per Netflix, ma in quello specifico caso ci pensa l’abbonamento da due sessioni contemporaneamente a mettere a disposizione contenuti differenti in altrettante stanze e relative Chromecast.

Nulla di tutto questo accade invece con le radio, le quali passano per TuneIn senza necessità alcuna di registrare un account sul noto sito web. Ciascuno può chiedere al Google Home Mini più vicino di fargli ascoltare lo streaming che preferisce, c’è quindi chi ascolta Radio 105, chi Deejay, e via così.

Non ho invece avuto modo di testare e verificare gli altri account collegabili come Deezer o YouTube Music, che probabilmente dovranno sottostare alle stesse regole di Spotify (o magari no, se tu che mi stai leggendo lì fuori sei in grado di illuminarmi, fallo pure, l’area commenti è a tua totale disposizione!).

Cos’altro può fare?

Ho collegato al mio “Home” un bulbo Yeelight (come già detto), le valvole termostatiche intelligenti di tado° (detto anche questo), la Chromecast di terza generazione (che ha da poco sostituito la gloriosa e ancora perfettamente funzionante seconda generazione, spero di parlartene quanto prima) e infine un paio di prese intelligenti che sfruttano il WiFi e Google Assistant per essere completamente pilotabili. Ho da poco acquistato un interruttore Sonoff che però devo ancora decidere bene come sfruttare (l’idea iniziale è sfumata, devo quindi trovare un’alternativa).

In generale il mondo dell’assistenza Google è già grande e in continua espansione, trovi un nutrito catalogo di compatibilità, prodotti e comandi disponibili sul sito ufficiale di riferimento: assistant.google.com/explore?hl=it_it, e se non dovesse bastarti puoi anche dare un’occhiata a YouTube e alle sue decine di video amatoriali (e non) dedicati a chi ha sperimentato integrazioni di ogni tipo con Google Home (Mini e non).

In generale, posto un primo periodo di conoscenza reciproca, troverai l’utilizzo della tua voce una cosa estremamente naturale e logica per controllare ciò che di domotico hai installato o installerai all’interno di casa tua, lo darai per scontato e inizierai a non apprezzare particolarmente l’uso delle mani per interagire con quanto ti circonda, è un “brutto vizio” al quale farai presto l’abitudine, non fosse per la comodità di accendere una luce al rientro a casa con le buste della spesa o la carrozzina del pargolo, o magari il mettere in pausa, avanzare o indietreggiare rapidamente in un video che stai guardando sul televisore di casa, senza mai toccare il telecomando. Altro utilizzo molto comune (per gli sbadati, giusto Valentina e Luca?) è quello di rintracciare lo smartphone facendolo squillare a volume massimo, ovunque si trovi disperso in borsa o chissà dove.

Qualche esempio pratico?

  • Ehi Google, dove ho messo il mio telefono? Questo è esattamente ciò di cui ti ho parlato nelle due righe precedenti. Google Home, se confermerai l’operazione, farà squillare a volume massimo il tuo smartphone, anche se questo è stato precedentemente messo in modalità silenzioso. Comodo, sul serio.
  • Ehi Google, trasmetti a tutti. Ammesso tu abbia uno o più Google Home Mini (e non) in casa, questo comando ti permetterà di specificare un messaggio che verrà riprodotto su tutti gli speaker contemporaneamente, anche a distanza (lo puoi fare dallo smartphone mentre sei fuori casa, nessun problema!), funzione assai comoda se vuoi effettivamente avvisare qualcuno del tuo arrivo, ma non solo.
  • Ehi Google, parla con Esselunga. Ora, che tu sia milanese trapiantato o D.O.C., Esselunga è un’autorità che non può non trovare spazio nella tua quotidianità. Una volta collegato il tuo account con l’assistente Google potrai aggiungere prodotti alla lista della spesa, operazione che puoi comunque effettuare anche senza passare da Esselunga semplicemente dicendo un “Ehi Google, aggiungi il latte alla lista della spesa“, facendolo poi finire su shoppinglist.google.com, spazio che puoi condividere con la tua famiglia così come sei abituato a fare con un appuntamento di calendario :-)

In conclusione

Non credere che sia finita qui, c’è molto altro da dire riguardo l’assistente Google e più in generale Google Home Mini e il suo fratello maggiore o la versione più ristretta integrata nello smartphone, è che dopo aver raggiunto le 1400 parole forse è il caso di tagliare corto e rimandare alla prossima puntata un approfondimento sulle routine e non solo. Google Home Mini è un prodotto ben bilanciato con un costo non esattamente corretto, diventa un best-buy nel momento in cui Google o un rivenditore di terza parte decide di scontarlo.

Contando che lo si acquista anche per la musica oltre che per la pura assistenza vocale, direi che la mancanza di bassi di cui ti ho parlato nel bel mezzo dell’articolo gioca uno scherzo neanche tanto bello, ma puoi far fronte a questa mancanza collegando in bluetooth un differente speaker con migliori caratteristiche, e qui nel blog te ne ho proposti molti in passato. C’è solo da capire, nel tuo specifico caso, quanto questo influisca nella tua valutazione finale d’acquisto. Nel mio caso è certamente un “contro” importante, ma non a tal punto da farmi desistere dall’acquistare gli altri Google Home Mini mancanti all’appello (che portano così il servizio nelle altre stanze di casa).

Occhio alle offerte

Se l’articolo ti ha convinto a provare uno degli accessori Google (che si tratti di Google Home Mini o qualsiasi altro) sappi che big G. ha già in programma l’abbassamento prezzi in occasione del Black Friday, questo è uno screenshot catturato oggi dal sito web ufficiale, porta quindi pazienza e approfittane già dal prossimo 22 novembre. Per accessori o altro ancora riguardante questo mondo, puoi tenere d’occhio Amazon e seguire i consigli che ti ho dato nell’articolo riguardante il prossimo Black Friday!

L'assistente in casa: Google Home Mini 10

Ora tocca a te: se hai dubbi o commenti riguardanti l’articolo, Google Assistant o Google Home Mini, usa l’area a tua totale disposizione in fondo all’articolo, NON necessita di registrazione!

Buon inizio settimana :-)

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: comprati tutti dal sottoscritto.
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Mentre mi tocca farti aspettare ancora un po’ per leggere un articolo dedicato al mondo Adunanza (quindi Fastweb) per sostituire il client nativo ed2k su Synology (metterci l’interfaccia web e altro ancora), posso già parlarti di una modifica più semplice, dedicata a chi si è scontrato almeno una volta con l’alquanto fastidioso errore generato dalla convivenza della traccia audio DTS e Video Station, il Media Server nativo di Synology.

Synology DS216j: mettere d'accordo Video Station e DTS

Il problema è facilmente riproducibile portando su televisore la trasmissione (per esempio con Chromecast), e si può risolvere altrettanto facilmente andando a installare i codec adatti sul NAS, in questo caso ti basterà portare a bordo FFmpeg (ffmpeg.org), che ti permetterà di convertire ciò che ti serve in diretta, aggirando l’ostacolo. Nonostante le diverse fonti comunitarie che ho sottoscritto nel Centro pacchetti di Synology (SynoCommunity in primis, nda), però, sembrerebbe non esserci modo di installare FFmpeg sul DS216j basato su processore Marvell Armada.

Per poterci riuscire, potrai procedere manualmente. Ho recuperato (tramite nunobhorta.com/enable-ffmpeg-dts-synology-video-station) i pacchetti necessari per i diversi tipi di processore del prodotto, li trovi tutti in una cartella che ho condiviso su Box: app.box.com/s/92rnfvmdhbdvc4cyk0xqsu8eod8pjuy9.

Se anche tu hai un DS216j con processore Marvell Armada, scarica il file FFmpegWithDTS-comcerto2k-1.0-0005.spk e tienilo sul Desktop (o qualsiasi altra cartella). Apri il Centro pacchetti di Synology, fai partire un’installazione manuale e dagli in pasto il file SPK che hai appena scaricato, chiedendo di avviarlo al termine:

La modifica è immediatamente funzionante, prova a rilanciare il contenuto che ti interessa, non dovresti più ricevere alcun errore a video :-)

E ora porta pazienza, presto riuscirò a terminare anche l’altro pezzo dedicato a questo piccolo NAS tutto pepe, il tempo scarseggia sempre più, la sera dopo la palestra (ho ricominciato, già) arrivo praticamente cotto e più prossimo al KO che alla forza per scrivere sul blog! ;-)

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Messaggi modificabili, sempre più bot in grado di soddisfare ogni esigenza, API più veloci, chiamate video in alta definizione, la competizione tra applicazioni di messaggistica istantanea genera una sana gara a chi ce lo ha più lungo, e a noi tutto questo fa solo comodo, siamo onesti. È di poco tempo fa la notizia del boom di nuovi utenti su Telegramcausato” da un down del grande WhatsApp in Brasile:

Telegram è il programma di messaggistica istantanea che preferisco in assoluto. Veloce, leggero, multi-piattaforma, sincronizzato ovunque io ne abbia necessità, sempre disponibile in mobilità così come a casa, non ci sono santi che tengano o alternative che possano riportarmi su lande che ormai sono riuscito ad abbandonare quasi del tutto. Cosa c’è di meglio di un articolo “cazzeggio-based” che possa riportare in auge l’argomento Stickers? Il primo articolo pubblicato sull’argomento raccoglie approvazioni e lettori ancora oggi.

Telegram: gli stickers non bastano mai?

Stupidi (in alcuni casi), inutili (sicuramente), ma divertenti (tanto), soprattutto per andare a sostituire testo che non darebbe lo stesso impatto visivo di un’immagine ben pensata e realizzata, Line ci ha fottuto tutti, inutile negarlo (ricordo ancora le critiche che ho avanzato all’epoca del lancio in Italia), lieto di ammettere l’errore sul lungo termine e aver contemporaneamente cambiato idea riguardo WhatsApp.

Figli della Marvel

Telegram: gli stickers non bastano mai? 1

Bando alle ciance, ne abbiamo (ho) fatte fin troppe. Se anche voi siete figli della Marvel, in lacrime e adrenalina per ogni nuova uscita partorita dalla malata mente di Stan Lee, non potete non addobbare la vostra chat con qualsiasi cosa possa ricordarli. Faccio una rapida carrellata su quelli che ho installato e che abitualmente utilizzo, tra pro e contro un po’ (tanto) in soggettiva, ogni commento, suggerimento o protesta pacata (ho detto pacata, altrimenti faccio uscire gli energumeni che tengo sempre a portata di mano nello sgabuzzino di casa) è ben accetta e potrà essere pubblicata in area commenti.

Chi ha detto Avengers?

I simpatici eroi (per alcuni, per altri casinisti senza possibilità di essere tenuti al guinzaglio), ereditati proprio dalla collezione Line e impacchettati appositamente per Telegram, sono disponibili per l’installazione e l’uso prolungato (almeno fino a quando tutti i vostri amici non vi bloccheranno perché tenterete di sostituire il testo con una diversa immagine ogni volta. Un assaggio? Si, sono preparato anche per questo:

(Si, non ho messo a caso Iron Man e Captain America vicini, avevate dubbi?) Il pacchetto sticker è disponibile all’indirizzo telegram.me/addstickers/MarvelPack.

It’s me, Deadpool!

Esclamazione gentilmente presa in prestito da Mario, Deadpool è tutto tranne che un eroe, definiamolo più semplicemente come un egocentrico stronzo geneticamente modificato, in grado di resistere a qualsivoglia attacco e continuare a prenderti contemporaneamente per il culo e a schiaffi in faccia. Ho reso l’idea? Come dite? Ho utilizzato un linguaggio poco consono? No, dico, conoscete sul serio Deadpool? In caso contrario vi invito a farvi una cultura (ci può stare bene anche il film a lui dedicato, uscito poco tempo fa).

Telegram: gli stickers non bastano mai? 13

Esiste un piccolo sticker pack che mi piace e utilizzo abitualmente (il primo nelle anteprime di seguito), in compagnia poi di altri resi disponibili da diversi autori che non apprezzo in maniera particolare ma che a qualcuno potrebbero andare a genio.

I pacchetti sono disponibili (in ordine di anteprima) agli indirizzi telegram.me/addstickers/DeadpoolEM, telegram.me/addstickers/ladyftdpool e telegram.me/addstickers/Deadpool_Emojis_By_Osmer.

Balalala!

Alzi la mano chi ancora non sa che in realtà questo splendido cartone animato fa parte anch’esso della scuderia Marvel, perché in realtà credo ce ne siano ben pochi lì fuori (di appassionati) a non saperlo. Sto parlando ovviamente di Big Hero 6, realizzazione Walt Disney Animation Studios del 2014 (davvero sono passati già due anni? Mother of God!), che vede come protagonisti dei ragazzi dalla grande intelligenza, coraggio e ingegno, che danno origine a una imprevedibile squadra di supereroi improvvisati. Spero lo abbiate già visto, in caso contrario correte ad acquistare il titolo in blu-ray.

Potete portare un po’ di Big Hero 6 anche su Telegram, grazie a un simpatico sticker pack che contiene 19 immagini corredate di esclamazioni (in alcuni casi non sarebbero servite, ma tant’è).

Telegram: gli stickers non bastano mai? Eccone altri!

Il pacchetto è disponibile all’indirizzo telegram.me/addstickers/BigHero6_by_Oybek

Una questione di impero

Lo avrete capito, sto parlando di Star Wars ovviamente, e come ovvio che ci si aspetti sull’argomento di Sticker Pack ne è pieno il web. Io ho posato lo sguardo su uno di questi in particolare (dedicato) e su un altro che ne integra alcune (di immagini) dedicate al verde protagonista, e che la forza sia con voi!

Si tratta rispettivamente di Star Wars Imperial e The PlayRoom. Il secondo contiene di tutto e di più, un po’ come una cameretta dei giochi dove trovare la console, o magari i personaggi Lego, o ancora il bollino di approvazione di Chuck Norris sulla testa di un Minion, chi lo sa ;-)

Trovate i due pacchetti agli indirizzi telegram.me/addstickers/SWImperial e telegram.me/addstickers/PlayRoom.

1-Up, dai 16 bit in su ;-)

Prima ho preso in prestito il famoso “It’s me“, non posso certo ripetermi, maledizione! Tutto questo perché in realtà uno sticker pack dedicato al mondo di Super Mario Bros c’è (e non solo quello), ed è anche piuttosto bello, almeno per quello che mi riguarda. Si chiama “SMB” (evidentemente l’autore ha ben pensato di accorciare il titolo) e contiene tutti i personaggi principali del fantastico mondo firmato Nintendo, con primi disegni e restyling che abbiamo visto comparire nei diversi capitoli del titolo principale made in Kyoto.

46 splendide immagini, vi propongo di seguito una piccolissima anteprima:

Telegram: gli stickers non bastano mai? 14

Il pacchetto è disponibile all’indirizzo telegram.me/addstickers/SuperMarioBros.

Puntare, caricare, fuoco!

E se non siete tipi da Super Mario (davvero? E c’è ancora qualcuno che vi rivolge la parola?) spero lo siate almeno di titoli che hanno fatto la storia della Sala Giochi, come Metal Slug, al quale è stato dedicato un pacchetto di sticker davvero interessante e dal sapore assolutamente vintage, irresistibile!

Telegram: gli stickers non bastano mai? Eccone altri! 3

Un po’ di nazional-popolare

Che si traduce con “Sticker Pack dal sapore puramente italiano“. La nostra comunità sembra essere molto attiva, produce infatti diversi pacchetti interessanti, alcuni di questi davvero ben realizzati, dedicati al mezzo televisivo e ai suoi grandi protagonisti, tra cui il grosso Bud Spencer e il grande Totò! :-)

Il primo consigliato è Mix Italia, un enorme calderone di personaggi che hanno fatto (e fanno ancora oggi) la storia della televisione pubblica, spesso in espressioni imbarazzanti, altre coadiuvate da esclamazioni che siamo abituati a sentire (e alcune volte ripetere) anche quotidianamente, disponibile all’indirizzo telegram.me/addstickers/MixItalia. Gli altri due set dedicati sono invece disponibili rispettivamente all’indirizzo telegram.me/addstickers/BudSpencerTop e telegram.me/addstickers/TotoStickerPack.

Ne servono davvero altri?

Vi ho suggerito diversi pacchetti, che messi insieme raggiungono il migliaio di immagini che potreste avere a disposizione, a portata di clic nel client di messaggistica. Ognuno ha però i propri gusti ed esigenze, alcuni di voi lì fuori non sopportano neanche gli sticker, limitandosi a malapena all’utilizzo delle emoticons che ogni sistema propone di base, altri abusano degli sticker per sostituire frasi banali che si possono rapidamente scrivere con qualche rapida volata su tastiera.

Da qui in poi potete quindi camminare con le vostre gambe, i siti web dedicati agli sticker di Telegram sono aumentati a dismisura, il problema che c’era un tempo (difficoltà oggettiva nel trovare il pacchetto desiderato) oggi non c’è quasi più, grazie a indici continuamente aggiornati, con la speranza che possa essere proprio Telegram a rendere disponibile un catalogo ufficiale (popolabile anche dai suoi utilizzatori) dove reperire ciò che si cerca.

E voi? Che pacchetti utilizzate? L’area commenti è a vostra totale disposizione, magari riusciamo a creare insieme un nuovo articolo :-)

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Non fa parte della categoria Streaming che sono solito trattare qui sul blog. Non fa parte neanche di quelle offerte che richiedono chissà quali installazioni e tecnici specializzati da far passare a casa propria. È Mediaset Premium. Usufruirne è semplice, e in commercio si trova anche un nuovo tipo di scheda che abilita funzioni aggiuntive certamente interessanti.

L'alternativa? Un'occhiata al natale di Mediaset Premium

Porta con sé un bouquet di canali che mandano in onda ciò che ormai siamo abituati a dare per scontato e pretendere: film, serie televisive e documentari (oltre lo sport, del quale faccio a meno se si tratta di calcio, meno quando si parla di motori). Ciò che da cliente Sky mi manca, è quella serie di pellicole che il piccolo colosso di Rogoredo non può mandare in onda, perché facenti parte di un accordo con major cinematografiche che hanno concesso le loro realizzazioni in esclusiva a Mediaset, almeno per il momento.

Premium viene definito come un “multisala” esclusivo, all’interno del quale si possono trovare le diverse prime TV, tipicamente mandate in onda su Premium Cinema, ma anche tutto quello che è il palinsesto dei canali Premium Crime, Premium Stories, Premium Joi e Premium Action, canali che possono vantare serie come The Big Bang Theory (in onda la nona stagione in quasi contemporanea con gli USA) e l’ormai attesa e acclamata Mr Robot (per chi ancora non ha visto le puntate in lingua originale e desidera godersi il doppiaggio nostrano).

L'alternativa? Un'occhiata al natale di Mediaset Premium 1

A quanto già riportato dovrete aggiungere ovviamente la gestione della parte mobile e on-demand: Premium Play è generalmente incluso nelle offerte Mediaset, la Premium Smart Cam (di cui vi parlavo prima) vi permetterà di accedere facilmente a tutto il parco su richiesta, secondo i vostri orari, le vostre necessità e comodità, un piacere al quale difficilmente rinuncerei oggi che posso decidere io cosa guardare e quando, mai il contrario.


Mediaset Premium ha riservato un’offerta dedicata al Natale. Lo fanno tutti, l’azienda di Cologno Monzese non fa eccezione. A 19€ / mese (fino al 31/5/2016) è possibile accedere al pacchetto più ricco (tutto incluso, a eccezione del bouquet bambini per il quale sarà necessario spendere ulteriori 5€), che comprende inoltre le opzioni HD, Premium Play e Premium Smart Cam. Nello stessa offerta è compreso l’accesso a Infinity, che invece fa parte di quei servizi che sono abituato a utilizzare e recensire.

L'alternativa? Un'occhiata al natale di Mediaset Premium 2

Il costo dell’offerta a listino è di 42€ (allo stato attuale, nda), e dovrete pagare quella cifra (se sceglierete di mantenere tutto il pacchetto) già da giugno del prossimo anno. Occhio però: nel caso in cui foste interessati a procedere, ricordate che dovrete pagare una fee di ingresso (una tantum) pari a 69€. Come al solito, c’è da farsi i conti in tasca prima di procedere. Di buono c’è sicuramente il fatto che l’offerta cinema e serie / documentari costa quanto un abbonamento di sole serie televisive su Sky.

A voi la scelta.

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La regia si prende un piccolo break e vi lascia ai consigli per gli acquisti, articoli scritti sempre e comunque dal proprietario della baracca (o da ospiti di vecchia data) ma -contrariamente al solito- sponsorizzati.
Il giudizio è e sarà sempre imparziale come il resto delle pubblicazioni. D'accordo pagare le spese di questo blog, ma mai vendere giudizi positivi se non meritati.

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Prendete Firefox OS, portatelo fuori da quello che pensate possa essere “l’involucro” più comune in cui racchiuderlo in questo periodo (uno dei cellulari di lancio, quindi) e fatelo girare su una scheda contenuta in quello che chiunque considererebbe un normale libro. Lo ha fatto APC e lo ha chiamato Paper.

Ne ho parlato su Wired e su MozillaItalia (in versione completa, senza alcun taglio), perché non gli date un’occhiata? :-)

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