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The Crew 2

Gioxx  —  26/07/2018 — Leave a comment

Di acqua sotto i ponti ne è passata dall’ormai lontano 2014, il figlio era buono ma non si applicava fino in fondo, almeno secondo alcune delle voci appartenenti ai giocatori e critici dell’epoca. Ivory Tower –a mio parere– ci aveva già visto giusto, proponendo qualcosa di nuovo all’interno di un mondo fatto di percorsi da A a B, dove fortunatamente Turn 10 dava già quel dettaglio in più nei titoli realizzati per conto di Microsoft, facendoci però mancare quella varietà di mezzi e sfondi che lo studio appartenente a Ubisoft voleva invece portare davanti agli occhi di tutti. Quel sogno sembra essere diventato realtà e si è concretizzato nell’abito che veste The Crew 2.

The Crew 2 1

The Crew 2

Una scusa qualsiasi, quella del programma basato sulla spettacolarità delle modalità di gioco disponibili, una triste realtà, quella del “più follower, più fama, più soldi“, insieme a una serie di sfide che progressivamente andranno a presentarsi su una vastissima mappa americana che ti permetterà di accontentare ogni tua voglia, basta che questa abbia a che fare con un motore, un acceleratore e del protossido di azoto (che avrai su qualsiasi mezzo da subito, non ci sarà bisogno di acquistarlo, tuttalpiù potenziarlo). Non importa se si tratta di velivolo, motoscafo, automobile o due ruote da off road, l’importante è divertirsi, far divertire e scalare chiaramente la piramide sociale fino a quando non si potrà andare a conquistare la vetta occupata da chi –in quella specifica disciplina o a bordo del mezzo giusto– sembrerà avere tutte le carte in tavola per non essere spodestato. The Crew 2 per certi versi può ricordarti il bel festival di Horizon (e non per nulla ti ho parlato di Turn 10 in apertura articolo) e del fatto che lo spettatore dall’altro lato debba potersi appagare di quanto da te trasmesso, è solo una mia impressione o forse anche la tua che hai provato magari entrambi i titoli?

Questione di Classe

Street Racing, Off Road, Freestyle e Pro Racing costituiscono il poker di classi principali, il quale potrà poi suddividersi in alcune altre sotto-categorie che ti permetteranno di provare altri mezzi di trasporto e discipline non necessariamente su strada.

The Crew 2 2

Lo Street Racing è forse quello con cui hai (come me) maggiore confidenza, e ti permette di sfrecciare in piena città con le vetture più belle e potenti che esistono oggi (e in parte anche ieri) sul mercato. È questa la classe che ti permetterà di metterti alla prova anche con gare di Drift, accelerazione o grandi traversate. L’Off Road è fatto di Raid Rally e Cross, rispettivamente basati sulla gara fatta di checkpoint –dai quali dovremo sì passare, ma decidendo noi che percorso intraprendere (il rischio è quello di allungare troppo e perdere terreno rispetto agli avversari)– o percorsi ben stabiliti da affrontare in sella alla due ruote.

Il Free Style è la valvola di sfogo fatta di acrobazie spettacolari in aria (velivoli), in acqua (motoscafi) o su strada (Monster Truck!), ma anche di Pro Racing che mette alla prova le tue abilità nel Power Boat (motoscafi), Touring Cars / Alpha GP (automobili) e Air Race (velivoli), con checkpoint da rispettare e tempi che possono improvvisamente diventare stretti (e nel mio caso ciò che più mi ha portato quasi al rage-quit è il tipo di acrobazie richieste!). Il risultato della somma di questo grande bacino di competizioni è la Live Xtrem Series, una “puntata in diretta” dello show per follower tuoi (e non solo), durante la quale sarai chiamato a pilotare più mezzi, uno in seguito all’altro, cercando di portare a casa il miglior risultato possibile.

Vincere è certamente la migliore delle opzioni, ma non è sempre necessario, spesso un piazzamento sul podio (primi 3 posti) sarà più che sufficiente per guadagnare crediti, follower e potenziamenti per il mezzo guidato al momento della sfida. Il tutto concorrerà a far salire la percentuale di completamento della disciplina, la quale –arrivata almeno al 70% di completamento– ti permetterà di andare a sfidare il campione della stessa, con la possibilità di chiudere al primo posto e prenderti le chiavi (e tutto il resto) del suo mezzo, che immagino possa farti gola.

Al di fuori della scalata, potrai metterti alla prova con rapide sfide basate su velocità di punta contro autovelox che immortaleranno il tuo passaggio, raccolta di bonus lasciati liberi per strada (le Live Rewards) e fotografie da scattare seguendo indicazioni che ti verranno date durante il free-roaming. Tutto, ma proprio tutto, è raggiungibile da mappa senza la necessità di spostarsi a bordo del proprio mezzo, un rapido salto alla tappa interessata ti permetterà di prendere immediatamente parte alla competizione successiva, senza la necessità di arrivarci “manualmente” (e forse questo toglie un po’ il bello dell’esplorazione libera e del mero divertimento nel sentire rombare la propria macchina, moto, scafo o velivolo).

Questione di feeling

Non è tutta guida Arcade e storia finita (anche se di questo stiamo parlando se si bada al mero meccanismo di base e all’impossibilità di riportare danni al mezzo usato). Ogni vettura ha le proprie peculiarità, vantaggi e svantaggi, modi di comportarsi e reazioni al tentato controllo da parte tua, ne ho pagato le conseguenze pensando di poter guidare la Mustang GT del 2015 come fosse una qualsiasi berlina e nulla più (te ne accorgerai dando un’occhiata alla video-cattura del giocato). È forse questo un grande pregio di The Crew 2, non “mollarla troppo facilmente“, quasi al limite della sopportazione per un casual-gamer che si avvicina al titolo per la prima volta e al quale mancano le basi.

The Crew 2 è spettacolarità sotto ogni condizione climatica e nell’arco delle intere 24h, in alcuni casi con seria difficoltà (credimi) nell’individuare il giusto percorso in mancanza di buona illuminazione (e questo, in tutta onestà, non l’ho realmente apprezzato); è quantità e qualità nei mezzi di trasporto e nelle ambientazioni proposte (perché ce n’è veramente per tutti i gusti), senza considerare che oltre le molte competizioni per la scalata nelle varie classi c’è anche tutta una base di free-roaming assolutamente previsto e messo a disposizione (seppur non per tutti i singoli dettagli, ma diversamente non ci avrei proprio creduto). Puoi davvero spaziare in ogni dove e mettendoti alla guida di qualsiasi mezzo tu conosca (persino di una macchina di Formula 1, alquanto inusuale in un titolo di questo genere, che non sia quindi specializzato e focalizzato sull’argomento).

Sì, ma quindi?

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Rispetto al primo episodio del gioco, in The Crew 2 trovo una localizzazione italiana migliorata (dialoghi e sottotitoli), così come una colonna sonora valida e gradevole che ti accompagna durante l’intera sessione di gioco. Buonissimi i caricamenti, estremamente rapidi (e non faccio riferimento alla velocità raggiunta grazie all’evoluzione di Microsoft per Xbox One X) e con possibilità di saltare ogni convenevole legato all’esplorazione forzata dell’ambiente (il famoso trasporto rapido di cui ti ho parlato prima). Viene a mancare una caratterizzazione maggiore del personaggio utilizzato (ma non sposta poi troppo l’asticella del risultato finale) e del metodo di avvicinamento al mezzo da scegliere (la camminata fatta in prima persona è al limite dell’osceno), ma anche di coloro che ti circondano e che ti accompagnano nel percorso di crescita, è evidente che i maggiori sforzi profusi dai ragazzi di Ivory Tower siano sbilanciati verso la cura del dettaglio dei mezzi usati, delle ambientazioni e delle possibilità di esplorazione del mondo libero.

Mi è piaciuto The Crew 2? Per certi versi è confusionario, con un sistema di progressione discutibile e con alcuni comportamenti e reazioni dei mezzi che non mi convincono, eppure l’evoluzione c’è e si vede, la quantità di mezzi che è possibile provare è davvero vasta e il divertimento è certamente assicurato. È quindi promosso, con quella riserva che avrai da solo capito dalle mie parole, ma che non cambia la sufficienza più che piena che si porta a casa (non arriva all’8, ma ci va molto vicino).

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: copia gioco fornita da Ubisoft
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HP OMEN 17-w102nl

Gioxx  —  18/06/2018 — Leave a comment

Dopo aver avuto a che fare con un portatile estremamente orientato al business o all’appassionato che vuole avere un prodotto dai molteplici comportamenti e facilmente trasportabile senza troppe rinunce (hardware), oggi ti parlo nuovamente di HP, ma mi sposto nel reparto Gaming, per dare nuova linfa a questa sezione da poco tornata ufficialmente sul mio blog, ti presento HP OMEN 17-w102nl.

HP OMEN 17-w102nl

HP OMEN 17-w102nl

Laptop di fascia alta dedicato al videogiocatore che non vuole vincolarsi al più classico degli spazi in casa (generalmente nella propria camera), HP OMEN 17-w102nl è definibile come postazione “portabile” (dato il suo peso e le generose dimensioni) che può tranquillamente prendere il posto del PC fisso più volte modificato per stare al passo con tempi dettati da chi i giochi li sviluppa, sfruttando ogni tecnologia disponibile di ultima generazione.

Quello dei portatili da gioco è un mercato che ha attratto molto l’attenzione negli ultimi anni, che convince sempre più coloro che non vogliono perdere tempo nella scelta e costruzione del proprio asset videoludico e che hanno la possibilità di investire diversi soldini a ripetizione nell’arco di qualche anno (questo portatile, per fare un esempio, ha più di un anno di vita sulle spalle, con un ottimo processore però fermo alla sesta generazione, con l’ottava già sugli scaffali).

Costruzione

Con una scocca estremamente solida e in grado certamente di sopportare qualche colpo (anche se non è un esperimento che intendo eseguire su questo sample fornitomi), HP OMEN 17-w102nl si contraddistingue per il logo della omonima serie realizzata da HP, pensata appositamente per i videogiocatori fedeli ancora al sistema operativo di casa Microsoft (che poi è lo stesso alla base di Xbox One X, sapientemente modificato e snellito) e alle potenzialità che Windows 10 può esprimere con hardware di alto livello. Monitor da 17,3 pollici con una risoluzione di 1920×1080 pixel a 127 PPI in 16:9 (non è lucido, per la felicità mia e di molti altri utilizzatori). Monta un Intel Core i7-6700HQ (sesta generazione dell’era moderna, Skylake, 12esima se consideriamo la storia complessiva di Intel), con 16 GB di RAM DDR4-2133 (due banchi da 8 GB cadauno) e un’ancora fantastica NVIDIA GeForce GTX 1070 (Laptop) con a bordo 8 GB di RAM dedicati in GDDR5, hardware di elevata qualità che permette di avviare e settare i titoli installati a bordo disco tenendo pressoché tutto al massimo (e non preoccupandosene poi troppo).

Insieme alla dotazione base cito anche il doppio disco (1 TB meccanico, con una memoria PCIe NVMe M.2 SSD da 256 GB).

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Connettività completa di attacco RJ45 LAN (10/1000/1000), WiFi 802.11 a/b/g/n/ac (a/b/g/n/ac) e Bluetooth 4.2, con 3 porte USB 3.1 di seconda generazione, 1 porta HDMI e 1 DisplayPort. C’è anche un lettore di card microSD sulla destra, dove trovi anche l’attacco dell’alimentazione. Jack microfono e cuffie separati (come non ero più abituato a vederli da un po’ di tempo ormai).

La tastiera è estesa, con tastierino numerico e alcuni posizionamenti di HP che non mi hanno mai convinto (e non parlo della serie OMEN, parlo più in generale), retroilluminazione rossa che è possibile disattivare ma non regolare (c’è o non c’è, a risposta secca), certamente accattivante e che forse stona con quel led bianco del pulsante di accensione, un po’ fuori dal coro. Touchpad con giusto affondo ma al quale mancano i due pulsanti di selezione tipici (sinistro / destro, chiaramente) che va un po’ in contrasto con la mia idea di comodità durante l’utilizzo (soprattutto durante un trascinamento).

Audio Bang & Olufsen, con tecnologia HP Audio Boost e ben quattro altoparlanti, posso assicurarti che la resa è davvero ottima considerando che non si ha a che fare con altoparlanti esterni o sistemi ben più complessi.

Gioco

Ho messo alla prova HP OMEN 17-w102nl con alcuni titoli a cui tengo parecchio (Forza Horizon 3 e Forza Motorsport 7) ma anche con una novità che ho iniziato a giocare proprio in questi giorni e che ancora deve entrarmi nelle corde: Fortnite.

In ogni caso ho sempre usato qualità massima del dettaglio e nessun compromesso, mettendo sotto stress la macchina e il relativo sistema di raffreddamento che va a fare da colonna sonora un po’ di tutta la sessione di gioco e registrazione Clip. A tal proposito, ti propongo qui di seguito un paio di video catturati in gioco, avrei voluto caricare anche il terzo ma durante l’esecuzione di Forza Horizon 3 ho avuto diversi problemi di stabilità e non mi è mai riuscita, un dettaglio assolutamente seccante che non mi sarei aspettato. In tutti i casi ho sempre usato Windows 10 aggiornato all’ultima versione stabile (1803) e i controlli integrati di Xbox Layer richiamabili tramite la combinazione tasto Windows + G. Ah già, a proposito di Xbox: ho collegato e usato sempre uno dei miei controller Xbox One (che Windows 10 ha immediatamente riconosciuto e installato).

In conclusione

Una macchina dalle prestazioni ancora oggi molto più che accettabili (il livello è ancora più elevato di tante altre macchine presenti lì fuori sul mercato), e con un prezzo che rispecchia il tipo di hardware che ci si sta portando a casa, pagando pegno anche per il fatto di scegliere una macchina più facilmente trasportabile rispetto all’impacchettare tutta la propria “strumentazione fissa“. HP OMEN 17-w102nl balla intorno ai 2000€ “chiavi in mano ed è ancora disponibile in tante catene di commercio della grande distribuzione ma anche online (Amazon in primis).

Scheda tecnica completa disponibile sul sito web ufficiale di HP all’indirizzo support.hp.com/it-it/product/omen-by-hp-17-w100-laptop-pc/12499486/document/c05346014, io mi ritengo abbastanza soddisfatto (salvo quelle piccole pecche di cui ti ho già parlato, alle quali forse aggiungerei la configurazione ibrida con un SSD oggi ormai piccolo) e sono pronto a farlo tornare all’ovile, dopo essermi divertito a rimettere in pista quella modalità di gioco che ormai da tanti anni ho abbandonato (diciamo che la valvola di sfogo predefinita è Xbox, che trova spazio sotto al televisore della sala) :-)

Alla prossima!

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Prodotto: fornito da HP, torna all'ovile al termine del test.
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La ghiaia è l’unica cosa che davvero non manca in quello che è il titolo scelto da Milestone per riportarti sulle quattro ruote dopo un paio di anni di assenza (se consideriamo Sébastien Loeb Rally Evo, pubblicato nel 2016), il mio personale benvenuto quindi a Gravel.

Gravel: pronto a rotolarti nel fango? 13

Gravel

Ho deciso di affrontare questo nuovo nascituro voltando ogni possibile pagina relativa alla storia di Milestone e delle sue ultime uscite non propriamente andate benissimo in queste pagine (anche se si faceva riferimento alle due ruote e non alle quattro), ho quindi approcciato Gravel positivamente, con quello spirito di scoperta e sana curiosità, facendo galoppare velocemente la mia sfrenata e sfrontata passione per quello che alcuni vedono solo come mero mezzo di locomozione, siete ignobili e vi meritate la Fiat Panda, gnè.

Gravel parte dalle basi, dal fango, e propone immediatamente una sfida (con una sua storia dietro, spiegata a inizio gioco) che ti permetterà di prendere confidenza con il sistema di guida, con le misure del tuo veicolo e il fastidio procurato da chi proverà a starti davanti o speronarti dal fianco non favorendo certo quella che in realtà sarebbe una vista poco pulita (cosa che stranamente manca all’appello nella trasposizione virtuale, in realtà me la sarei aspettata eccome, come elemento di disturbo sul parabrezza).

Un campionato (Off-Road Masters) con una piramide da scalare e una virtuale copertura televisiva con personaggi reali ripresi in ammiccamenti da veri poser e sguardo duro un tanto al chilogrammo, con un avanzo di tute da piloti recuperate da qualche parte lì in magazzino, prive di sponsor e credibilità (lo so, l’ho appoggiata piano, me ne rendo conto, ma ho faticato a non sorridere guardando questo frangente narrato). 15 episodi di passaggio (che corrispondono a singoli eventi o a gruppi di eventi, comunque limitati nella durata) in cui affrontare 7 contendenti oltre te, i quali ti porteranno a 5 episodi in stile “boss-battle“, durante i quali dovrai affrontare gli specialisti delle varie modalità, nei tracciati stabiliti dall’intelligenza artificiale e cercando di portarla a casa al meglio delle 3. Ad aspettarti sul trono di quella piramide troverai il texano Sean Walker.

Il tempo a tua disposizione e l’esperienza maturata dando fondo allo pneumatico ti permetteranno di ottenere nuove vetture e sbloccare più tracciati (e relative specialità) in cui dare spettacolo, togliendo il velo nel corso dell’avanzamento da grandi capolavori del passato come la Lancia Delta S4 o la Toyota Celica, o ancora la Renault R5, tutti “ferri” duri a morire che hanno vinto tutto. Il dettaglio è sufficiente (parlo di quello delle vetture) per far scatenare in te quel giusto senso di nostalgia e di occhio umidiccio. Gravel però lascia spazio anche a capolavori della tecnologia più moderna, come la Focus RS o la Mini X-Raid All4 Racing. Ogni tuo risultato ottenuto nella carriera singola atta alla scalata piramidale, sbloccherà di conseguenza i tracciati in modalità libera, all’interno dei quali potrai scegliere il mezzo che desideri (adatto allo scopo, ovviamente) e fare un tempo migliore per poterlo confrontare con quello degli altri giocatori sparsi di Gravel nel mondo.

Tutto, in qualsiasi modalità, è sempre “venduto in coppia” con il tasto rewind, il quale chiaramente ti permetterà di mettere una pezza a eventuali sbavature volute o non (sì, ogni tanto ci sono anche quelle volute, fatte per cercare di capire dove sta il limite di quella derapata nel fango, che quest’ultimo aiuta parecchio a tenere il traverso).

Tirando le somme?

Le possibilità di dare sfogo alla tua voglia di accelerazione e competizione non mancano. Nell’affrontare i 4 tipi di sfida hai a disposizione più tracciati e papabili modi di attaccare la classifica per mettere al sicuro la tua posizione anche nel caso in cui tu avessi scelto il mezzo di trasporto meno adatto (sì, mi è capitato, e sono subito tornato su certezze che mi hanno precedentemente coadiuvato nel compito di chiudere in testa, se non ricordo male una la vedrai chiaramente nel video registrato durante la prima sessione di gioco).

Gravel: pronto a rotolarti nel fango? 14

L’Off-Road non spaventa, anzi aiuta a riprendere anche il controllo (non tanto della vettura quanto degli sfidanti) in caso di errore perché non tutto corrisponde alla realtà, è pur sempre un gioco profondamente arcade e con uno scarso livello di attenzione a ciò che circonda l’automobile utilizzata e -a malapena- quelle che cercano di guadagnarne la posizione prevaricandola quando si trova in testa. Le ambientazioni sono buone, appena sufficiente invece la soglia di dettaglio che in alcuni casi non risponde neanche “all’appello del professore“, ho faticato davvero a guidare al buio nelle gallerie scavate nella roccia (e non è necessariamente corretto, considerando che una stessa ambientazione su titoli sviluppati da diversi team propone un ottimo senso claustrofobico che però non manca di illuminazione proiettata dai fanali della propria quattro ruote). Le cose migliorano in mezzo alla neve o alla nebbia, ma anche sotto la scrosciante pioggia.

Gravel è un buon gioco che non brilla per nessuna delle sue caratteristiche. Se la cava, fa divertire il tanto che basta, ma probabilmente è qualcosa di cui ci dimenticheremo tra qualche tempo.

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C’è una location, c’è una squadra e anche una trama che si rifà per certi versi al mito costruito negli anni (non solo dalla serie Need for Speed). Need for Speed Payback è l’ultimo dei capitoli della lunghissima storia dedicata alle quattroruote truccate che scendono a competere in strada, infrangendo una quantità non meglio definita di leggi e sfidando a muso duro le forze dell’ordine, spesso impotenti davanti all’evidente sovrabbondanza di cavalli e manico contenute rispettivamente da mezzo e pilota che si generalmente davanti al loro muso, apprezzandone tuttalpiù il paraurti posteriore e gli scarichi.

Need for Speed Payback: accendi il motore e scendi in strada 2

Tyler Morgan, Sean Mc Alister, Jessica Miller e Lina Navarro. Questi sono i 4 nomi che leggerai o sentirai durante l’intero corso della tua sfida da zero al cento per cento del completamento della storia principale che ti permetterà di correre su pressoché ogni terreno, anche se principalmente avrai a che fare con sterrato e asfalto, salvo voler fare il giardiniere di tanto in tanto, andando in piena erba alta e cercando di controllare per quanto possibile il tuo mezzo di trasporto. I primi 3 nomi corrispondono a personaggi che potrai e dovrai controllare in base alle missioni da affrontare, ciascuno specializzato in un particolare metodo di guida e relativa vettura più adatta alla sfida, l’ultimo nome è invece quello della figura traditrice, della pecora nera che volta le spalle alla famiglia pur di realizzare il proprio interesse.

Il nemico comune ha un nome apparentemente altisonante (La Loggia, nda), anche se in realtà scoprirai (se avrai modo di giocare a Need for Speed Payback) che la localizzazione italiana è sì completa e ben sincronizzata, ma tutt’altro che curata e poco coinvolgente rispetto a quella che probabilmente era la reale intenzione degli sviluppatori (ancora sorrido pensando all’incipit introduttivo di una crew che sfida la morte su autostrada ai 160 km/h, figlia di una traduzione probabilmente differente dalle 160 miglia all’ora, ben più pericolose e molto più distanti da ciò che chiunque di noi può comunemente realizzare, magari in un sorpasso su corsia doppia per senso di marcia!).

Già, le Crew, altra cosa che –a tradurre dal testo compreso nel gioco– non rispecchia esattamente ciò che viene poi detto. Sono loro che bisognerà affrontare sui diversi terreni di competizione e relative vetture, cercando di mettere a tacere ogni dubbio riguardo le capacità dei piloti che andranno a comporre nuovamente una squadra andata precedentemente alla deriva dopo il tradimento di Navarro.

Quello che forse non sai di Lina è che il suo tradimento era organizzato proprio dalla Loggia, che la tiene a libro paga e che la userà in svariate future occasioni, perché a Fortune Valley nulla è reale, tutto è truccato (d’altronde le sue strade non si discostano poi molto dal gioco d’azzardo che caratterizza nella realtà un paese come Las Vegas), e ciò che rimane è un pugno di resistenze che in qualche maniera si alleeranno per combattere questo monopolio mai richiesto, tu sei solo uno dei protagonisti che dovrà farsi strada scalando le classifiche verso la punta della piramide.

Corsa, accelerazione, derapata, fuoristrada e fuga sono le 5 “discipline” che dovrai affrontare, alzando il tiro sempre di più con il passare del tempo e delle crew sconfitte, perché il tuning estetico è solo uno dei tasselli del gioco, non quello decisivo (ma quello certamente più bello e tamarro che tira fuori tutto l’istinto “levati” che puoi avere in corpo), perché quello spetta alla meccanica, e ti troverai ad affrontare il problema legato ai fondi mai sufficienti abbastanza spesso se non sei scommettitore. Ogni gara porta infatti con sé una possibile scommessa che pagherà –se vincerai rispettando le condizioni– più volte la tua posta. Ho accettato di scommettere poche volte, quasi sempre ho perso, sono tornato a guadagnarmi la pagnotta senza rimetterci ulteriori denari (rendendomi però la vita più difficile, non c’è dubbio). Più alto è il livello del raccomandato, più difficile sarà vincere la gara se il tuo mezzo si trova lontano da quel livello (abbastanza prevedibile), ma non farti problemi se il divario non supera le 10 lunghezze, con l’impegno puoi portartela comunque a casa.

Le cose più belle e difficili, forse, sono proprio quelle dedicate a Jess e alla fuga, perché qui entra in gioco la Polizia con tutti i suoi mezzi, che potrai / dovrai (in base alle richieste) distruggere e portare a KO tecnico per poter risolvere le beghe nelle quali ti ritroverai immischiato a causa delle persone che caricherai a bordo (qualcuno ha detto Transporter lì in fondo alla sala?). Ho apprezzato, a tal proposito, gli stage in cui affrontare il nemico comune alternando più vetture, più tracciati e più protagonisti in un solo colpo, un buon punto a favore del gioco.

Buono anche lo spunto dedicato a Ravindra ‘Rav‘ Chaudhry, meccanico dalle mani d’oro che aiuterà i protagonisti del gioco e che potrà resuscitare veri e propri catorci che possono essere recuperati in aree della mappa (dopo aver sconfitto il boss di una qualsivoglia crew), un po’ come succede nella serie di Forza Motorsport (per chi ha console o PC Microsoft), ma che si differenzia per la necessità di andare a ricercare anche 4 parti principali che serviranno a Rav per tirare fuori dal cilindro la soluzione che più preferisci, permettendoti di far rinascere quel mezzo nella categoria che più ti interessa (fuoristrada, fuga, ecc.).

La mappa, sia per quello che riguarda il recupero dei catorci e le loro parti, sia per i numerosissimi punti di interesse e trasporto rapido (ti toccherà comprare qualche garage per muoverti più in fretta nella mappa, così come aumentare gli slot a disposizione del tuo garage personale), è davvero molto molto vasta. Ti concederà di andare avanti con la missione principale (ammesso tu possa supportare la spesa di upgrade del mezzo adatto alle sfide), ma ti permetterà anche di sfidare piloti nomadi, distruggere oggetti e lanciarti in sfide molto rapide per mostrare le tue capacità di velocità massima (autovelox o percorsi ad alta velocità) o di derapata, o ancora di salto.

Tutto –ma proprio tuttoutilizzando uno stile di guida completamente arcade, molto da freno a mano e curva impostata al massimo delle tue capacità per risolvere ogni situazione o quasi. Non c’è realismo alcuno (fatta eccezione per l’ottimo dettaglio delle auto), non c’è botta che possa fermarti (al massimo perderai qualche secondo per rimetterti in pista correttamente e ricominciare a correre), anzi c’è pure qualche glitch che ti salverà quando penserai di aver fatto la cazzata atomica della sessione (tipo andare contro un auto nel momento più brutto, scoprendo che in realtà non si trovava lì, riuscendo a passarci dentro come nulla fosse!). Sempre rimanendo in tema glitch, è quasi insopportabile quello dedicato alla Polizia che compare dietro di noi a caso, senza arrivare da strada alcuna, semplicemente per dare inizio alla vera missione o alla fuga dopo aver rubato una cassa messa lì apposta come Honeypot. Che il tanto amato Frostbite non sia ancora pronto a tutto questo?

Al solito, le mie stupidate vengono messe in bella vista in alcuni video catturati e trasmessi nel mio canale Mixer in sessione di gioco live, senza taglio alcuno e senza alcuna imprecazione, che se ti dessi accesso al mio microfono probabilmente pregheresti per me e per la salvezza della mia anima! Tutto caricato e inserito in playlist YouTube disponibile sul canale di Fuorigio.co:

Ho trovato una marea di riferimenti a opere diverse da quelle viste fino a oggi nella serie di Need for Speed, e non è certo un male, sia chiaro. Probabilmente però, alla lunga, i possibili riferimenti termineranno, così come la necessità di replicare un titolo che toglie e mette sempre qualche dettaglio ogni anno, pur di mostrarsi sempre diverso ma sempre uguale. Il motore grafico, punta di diamante di altri titoli di EA, qui non sembra aiutare fino in fondo. Altre piccole sbavature concorrono a un risultato finale che –pur se pienamente sufficiente– lascia un amaro in bocca difficile da togliere.

Next.

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Dopo 4 anni dall’ultimo LEGO Marvel Super Heroes (qui il pezzo di Fabio del 2013, lo aveva provato su PlayStation 3), TT Games e Warner Bros ci restituiscono l’attesa comprensiva di interessi, sintetizzando in un solo grande capitolo tutto ciò che compone il sempre troppo vasto universo Marvel per come molti lo conoscono oggi, grazie alle ormai numerose realizzazioni tra cinema e piccolo schermo (Netflix, Fox, ecc.). Un controller e la tua console, al resto ci pensano i mattoncini più famosi del mondo con LEGO Marvel Super Heroes 2!

LEGO Marvel Super Heroes 2

Per poter dare un unico tetto a così tanti supereroi e più epoche, TT Games ha ben pensato di riportare in auge l’idea del multiverso, utilizzando come minimo comune denominatore Kang il Conquistatore, il quale viaggerà attraverso ogni città base degli eroi Marvel per fondere il tutto in un unico grande luogo denominato Chronopolis. Manco a dirlo, lo scopo dei buoni è quello di impedire a Kang di portare a termine il suo diabolico piano, incontrando sulla propria strada la stessa quantità di cattivi rispetto alle città attraversate, che a noi le cose troppo semplici non piacciono mica ;-p

Come per ogni capitolo della saga LEGO, anche LEGO Marvel Super Heroes 2 è caratterizzato da un sistema di controllo semplice, lineare, che in alcuni casi fa però a botte con la sequenza di azioni lanciate da controller o con un sistema di aiuto testuale non immediato (come se gli mancassero delle informazioni), ma trattandosi di un titolo adatto a tutta la famiglia, porterà tutta la pazienza possibile nei tuoi confronti, permettendoti di prendere confidenza nei tempi che ti sono necessari, per controllare bene il tuo personaggio. Sempre a proposito di personaggio: ne avrai a disposizione quasi sempre due o tre, da poter controllare direttamente o da condividere con il secondo controller, in modalità split screen (che ha sempre funzionato egregiamente nei titoli di TT Games dedicati al mattoncino danese). 18 i luoghi da esplorare e portare a termine in missione principale, ognuno con il suo gruppo di eroi misto (calcola che potrai arrivare a scoprire 200 e più personaggi dell’universo Marvel, anche inventati appositamente per questo nuovo capitolo di gioco, davvero notevole).

La quantità di missioni secondarie messe a disposizione è sufficiente, e verrà popolata grazie ai messaggi video di Nick Fury che continuerà a contattare il palazzo dei vendicatori, ammesso tu voglia abbandonare di tanto in tanto il filone principale della storia. Nello stesso palazzo troverai inoltre la stanza di Gwenpool, che ti permetterà di acquistare o sbloccare delle missioni bonus, utilizzare cheat code (Dio, non ne utilizzo da una vita, che tuffo nel passato!), acquistare mattoncini rosa (servono per i bonus, nda). Potrai inoltre allenarti nel Lottatorium, così da sbloccare nuove caratteristiche dei tuoi personaggi, o più semplicemente provare l’ebrezza del gioco a 4 (controller) per organizzare sfide tutti contro tutti o a squadre (2 contro 2).

Nonostante non ne abbia ancora parlato, c’è ancora una volta quel punto in comune che siamo abituati ad apprezzare nei titoli TT Games dedicati ai LEGO, quella comicità spicciola di ogni personaggio, buono o cattivo che sia; una caratterizzazione che non potrebbe mai e poi mancare, un tratto che ti permette di capire anche a occhi chiusi chi ha realizzato quel lavoro. Ciò si sposa –ancora una volta– benissimo con una trama diversa dal solito e fuori dallo schema seguito sul grande schermo, originale perché pensato e realizzato esclusivamente per LEGO Marvel Super Heroes 2.

Basta però quella storia originale e la ricchezza dei personaggi Marvel a farmi dire che LEGO Marvel Super Heroes 2 è il capitolo che certamente stavamo aspettando? In tutta onestà, no, un giudizio sofferto nonostante la qualità di questa realizzazione. La quantità di pubblicazioni TT Games e Warner dedicata al mondo dei mattoncini Made in Denmark è forse arrivata a saturazione del mercato e dei suoi giocatori, anche quelli più affezionati, problema comune anche ad altri titoli, dove un po’ di sano “Stop” e hype per un futuro rientro negli scaffali può far solo bene.

In parole povere: “bene, ma non benissimo” (cit.)

Qui di seguito ti lascio l’embed del video YouTube registrato durante la mia prima fase di gioco (ho registrato e caricato circa un paio di ore dall’inizio della partita, con sequenza di intro, ecc.):

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