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La ghiaia è l’unica cosa che davvero non manca in quello che è il titolo scelto da Milestone per riportarti sulle quattro ruote dopo un paio di anni di assenza (se consideriamo Sébastien Loeb Rally Evo, pubblicato nel 2016), il mio personale benvenuto quindi a Gravel.

Gravel: pronto a rotolarti nel fango? 13

Gravel

Ho deciso di affrontare questo nuovo nascituro voltando ogni possibile pagina relativa alla storia di Milestone e delle sue ultime uscite non propriamente andate benissimo in queste pagine (anche se si faceva riferimento alle due ruote e non alle quattro), ho quindi approcciato Gravel positivamente, con quello spirito di scoperta e sana curiosità, facendo galoppare velocemente la mia sfrenata e sfrontata passione per quello che alcuni vedono solo come mero mezzo di locomozione, siete ignobili e vi meritate la Fiat Panda, gnè.

Gravel parte dalle basi, dal fango, e propone immediatamente una sfida (con una sua storia dietro, spiegata a inizio gioco) che ti permetterà di prendere confidenza con il sistema di guida, con le misure del tuo veicolo e il fastidio procurato da chi proverà a starti davanti o speronarti dal fianco non favorendo certo quella che in realtà sarebbe una vista poco pulita (cosa che stranamente manca all’appello nella trasposizione virtuale, in realtà me la sarei aspettata eccome, come elemento di disturbo sul parabrezza).

Un campionato (Off-Road Masters) con una piramide da scalare e una virtuale copertura televisiva con personaggi reali ripresi in ammiccamenti da veri poser e sguardo duro un tanto al chilogrammo, con un avanzo di tute da piloti recuperate da qualche parte lì in magazzino, prive di sponsor e credibilità (lo so, l’ho appoggiata piano, me ne rendo conto, ma ho faticato a non sorridere guardando questo frangente narrato). 15 episodi di passaggio (che corrispondono a singoli eventi o a gruppi di eventi, comunque limitati nella durata) in cui affrontare 7 contendenti oltre te, i quali ti porteranno a 5 episodi in stile “boss-battle“, durante i quali dovrai affrontare gli specialisti delle varie modalità, nei tracciati stabiliti dall’intelligenza artificiale e cercando di portarla a casa al meglio delle 3. Ad aspettarti sul trono di quella piramide troverai il texano Sean Walker.

Il tempo a tua disposizione e l’esperienza maturata dando fondo allo pneumatico ti permetteranno di ottenere nuove vetture e sbloccare più tracciati (e relative specialità) in cui dare spettacolo, togliendo il velo nel corso dell’avanzamento da grandi capolavori del passato come la Lancia Delta S4 o la Toyota Celica, o ancora la Renault R5, tutti “ferri” duri a morire che hanno vinto tutto. Il dettaglio è sufficiente (parlo di quello delle vetture) per far scatenare in te quel giusto senso di nostalgia e di occhio umidiccio. Gravel però lascia spazio anche a capolavori della tecnologia più moderna, come la Focus RS o la Mini X-Raid All4 Racing. Ogni tuo risultato ottenuto nella carriera singola atta alla scalata piramidale, sbloccherà di conseguenza i tracciati in modalità libera, all’interno dei quali potrai scegliere il mezzo che desideri (adatto allo scopo, ovviamente) e fare un tempo migliore per poterlo confrontare con quello degli altri giocatori sparsi di Gravel nel mondo.

Tutto, in qualsiasi modalità, è sempre “venduto in coppia” con il tasto rewind, il quale chiaramente ti permetterà di mettere una pezza a eventuali sbavature volute o non (sì, ogni tanto ci sono anche quelle volute, fatte per cercare di capire dove sta il limite di quella derapata nel fango, che quest’ultimo aiuta parecchio a tenere il traverso).

Tirando le somme?

Le possibilità di dare sfogo alla tua voglia di accelerazione e competizione non mancano. Nell’affrontare i 4 tipi di sfida hai a disposizione più tracciati e papabili modi di attaccare la classifica per mettere al sicuro la tua posizione anche nel caso in cui tu avessi scelto il mezzo di trasporto meno adatto (sì, mi è capitato, e sono subito tornato su certezze che mi hanno precedentemente coadiuvato nel compito di chiudere in testa, se non ricordo male una la vedrai chiaramente nel video registrato durante la prima sessione di gioco).

Gravel: pronto a rotolarti nel fango? 14

L’Off-Road non spaventa, anzi aiuta a riprendere anche il controllo (non tanto della vettura quanto degli sfidanti) in caso di errore perché non tutto corrisponde alla realtà, è pur sempre un gioco profondamente arcade e con uno scarso livello di attenzione a ciò che circonda l’automobile utilizzata e -a malapena- quelle che cercano di guadagnarne la posizione prevaricandola quando si trova in testa. Le ambientazioni sono buone, appena sufficiente invece la soglia di dettaglio che in alcuni casi non risponde neanche “all’appello del professore“, ho faticato davvero a guidare al buio nelle gallerie scavate nella roccia (e non è necessariamente corretto, considerando che una stessa ambientazione su titoli sviluppati da diversi team propone un ottimo senso claustrofobico che però non manca di illuminazione proiettata dai fanali della propria quattro ruote). Le cose migliorano in mezzo alla neve o alla nebbia, ma anche sotto la scrosciante pioggia.

Gravel è un buon gioco che non brilla per nessuna delle sue caratteristiche. Se la cava, fa divertire il tanto che basta, ma probabilmente è qualcosa di cui ci dimenticheremo tra qualche tempo.

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Che è un po’ un titolo “tirato per il collo“, me ne rendo conto, perché in realtà la porta OBD comunica allo smartphone ciò che la nuova versione del gadget automobilistico Vodafone, il V-Auto, rileva. Esso permette, tra le altre cose, di non perdere mai d’occhio la tua automobile, dandoti la possibilità di ritrovarla in un grande parcheggio oppure di seguirla in caso di furto (facendo i dovuti scongiuri), ma anche di lanciare un segnale SOS in caso di incidente. Il costo del prodotto è di 79€ e può essere sfruttato pagando un abbonamento di 5€ (ogni 4 settimane) che puoi disattivare quando desideri.

V-Auto by Vodafone: la porta OBD comunica con lo smartphone

Magari non te lo ricordi, ma qualcosa di simile esisteva già, e parlo sempre di un prodotto Vodafone, anche se i tempi erano quelli del “lab” e il gadget si chiamava “Driverxone” (si trova ancora qualcosa in giro, come questo vecchio thread sul forum della community). Avevo anche provato (nel 2014) a chiederne un sample, ma trattandosi di un prodotto in beta chiusa veniva venduto agli interessati e non c’è stato un vero e proprio lancio stampa, quindi ho dovuto rimandare il tutto e arrivare –finalmente!– oggi ad avere tra le mani la versione rivista e perfezionata, ufficialmente lanciata sul mercato.

V-Auto

V-Auto è un accessorio che si attacca alla porta OBD dell’automobile (cos’è la porta OBD?) e ne cattura alcune informazioni che possono tornare utili durante un’ispezione di officina, ma anche all’applicazione ufficiale del prodotto che è possibile scaricare dagli store di riferimento:

V-Auto by Vodafone
V-Auto by Vodafone
Developer: Vodafone
Price: Free
V-Auto by Vodafone
V-Auto by Vodafone
Developer: Vodafone
Price: Free

L’installazione si fa tutta tramite procedura guidata e richiede che si utilizzi una SIM ricaricabile Vodafone, limitazione importante che nel mio caso non avrei potuto superare senza l’aiuto di una SIM di test fornita dall’operatore stesso (ho una SIM business Vodafone, attualmente non compatibile con il servizio).

V-Auto by Vodafone: la porta OBD comunica con lo smartphone 4

C’è un nutrito elenco di marche e modelli selezionabili dall’elenco compatibilità di V-Auto, anche se ho notato che in alcuni casi mancano all’appello vetture certamente compatibili ma tenute fuori per altri motivi (per esempio, un restyling che manca all’appello, come nel mio caso):

Cosa fare in questi casi? Seppur non si tratti di qualcosa di certificato e sicuramente compatibile, puoi provare a selezionare un modello successivo al tuo, verificando in seguito (entro qualche giorno) che l’applicazione faccia correttamente il suo lavoro, per evitare di pagare a vuoto il servizio. Generalmente il work-around funziona se si tratta di modelli vicini tra di loro (data di produzione), perché i dati rilevati dal V-Auto sono “pochi” e facili da recuperare da quella porta nella tua vettura, non dovresti incontrare grandi difficoltà.

Procedi quindi con la compilazione dei dati richiesti a video (una volta superata la fase della scelta veicolo, nda) e dai la conferma a procedere con il pagamento dei primi 5€ (fatturazione ogni 4 settimane, te lo ricordo!) che verranno scalati direttamente dal credito residuo della SIM. Una volta ricevuta la conferma, dovrai spostarti verso l’automobile, si procede con l’installazione vera e propria.

Questa richiede:

  • che tu conosca dove si trova la porta OBD della tua vettura (non ti preoccupare, l’applicazione propone fotografie e istruzioni dettagliate per ogni modello compatibile!).
  • Che la tua automobile si trovi fuori dal garage (se sotterraneo), perché in caso contrario non ci sarebbe rilevazione della posizione via GPS (quello di V-Auto, nda), né tanto meno sarebbe possibile agganciarsi a una cella Vodafone.

Ciò che devi fare è parcheggiare l’automobile in una piazzola di sosta scoperta e NON accendere il motore.

V-Auto possiede infatti una batteria tampone al litio che può durare anche diverse settimane in assenza di energia (presa dalla batteria auto quando quest’ultima è accesa e in movimento), così da garantire il pieno funzionamento dell’alloggiamento SIM e del suo GPS integrato. Ciò sarà fondamentale in caso di incidente o di fermi prolungati della vettura (e inserirei anche i casi di furto).

Uso dell’applicazione

C’è ancora poco, ed è tutto sommato intuitivo, sicuramente ci sarà spazio in futuro per aggiungere nuovi dati e funzionalità a un oggetto che potrebbe per esempio dirci il livello di carburante nel serbatoio, o magari se c’è qualche altro errore o avviso che ci siamo persi quando abbiamo guardato l’ultima volta il cruscotto. Vodafone ha esperienza in questo settore, la sua tecnologia è già a bordo di vetture di tipo premium (come BMW o Porsche), ma anche in qualche modo connessa a qualcosa di più “terra“, come le FIAT 500 del servizio Enjoy, il potenziale c’è quindi tutto, si tratta solo di capire quanto spingersi in là e quanto questo servizio faccia reale breccia nei cuori dei suoi utilizzatori.

Ciò che certamente non mi è piaciuto è l’insistenza e lo scadere rapido delle sessioni di login che richiedono un’autenticazione a due fattori che passa necessariamente da un SMS inviato sul numero che paga l’abbonamento (lo considero ormai superato, e preferirei un’applicazione 2FA più rapida per confermare la mia identità, come Authy e soci), ma anche la scarsità di dettagli della schermata di Guida Sicura (un livello calcolato sulla base del proprio stile di guida, velocità media, chilometri percorsi), c’è certamente ampio margine per arricchire il tutto, ma ci vuole tempo.

Essenziale invece, ma già corretta, la schermata riepilogativa che propone i percorsi fatti con relativo giorno, velocità media, tempo impiegato e tappe toccate. Ti propongo qualche schermata catturata dall’applicazione di V-Auto:

In conclusione

V-Auto è un bell’accessorio, lo ammetto, ero curioso già della sua prima versione nel 2014, questa nuova progettazione basata su 3 anni di feedback e ulteriore sviluppo è stata pensata e realizzata per un pubblico certamente più ampio, rimodulando anche il prezzo del servizio (i 3€ dell’epoca sono diventati oggi 5, con fatturazione ogni quattro settimane anziché mensile), che diventa parte importante di un monte spesa annuale che va a sommarsi con qualsiasi altro costo a rinnovo (Spotify, Netflix, ecc.).

Può essere il giusto alleato per accompagnare la vettura che compri per tuo figlio, ma anche una finestra sui tuoi spostamenti con possibilità di tracciare facilmente tempi e chilometraggi (comodissimo soprattutto per i rimborsi spese), con un occhio di riguardo alla sicurezza costituita dal plus del servizio SOS di Vodafone che viene gestito da sede, che interviene autonomamente in caso di incidente grave, mandando soccorsi nel più breve tempo possibile (cosa della quale io mi devo fidare rispetto a quanto mi ha detto Vodafone, perché di certo non ho intenzione di provarla volontariamente!).

Il gioco può valere la candela? Ciascun caso va analizzato a compartimenti stagni, non ho un parere secco che possa calzare in maniera universale. L’applicazione può e deve migliorare, credo che già a livello firmware (aggiornando il V-Auto connesso alla porta OBD) si possa fare più di quanto a disposizione oggi, ma sono certo che le carte verranno scoperte con il tempo.

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Prodotto: fornito da Vodafone, ho potuto tenerlo al termine dei test. Anche la SIM di test è stata fornita da Vodafone, viste le attuali limitazioni legate all'operatore (questa torna all'ovile).
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Mi siedo, respiro, appoggio le dita sulla tastiera e comincio a “buttare tutto giù“. Chi mi conosce da anni, sa benissimo quale profonda stima io nutra nei confronti del lavoro di Turn 10 e dei Microsoft Studios tutti. Hanno dato alla luce dei capolavori motoristici che –per ciò che mi riguarda– spazzano via senza troppi problemi il seppur enorme lavoro del competitor di maggiore prestigio (sull’altro lato della sponda). Cosa porta con sé questa settima edizione del titolo simulativo ufficiale di casa Redmond? Questa è l’idea che mi sono fatto giocando sulla vecchia e cara “fat” Xbox One, attendendo l’arrivo di Xbox One X e riprovando il titolo su di essa, per cercare le differenze!

Sali a bordo del nuovo Forza Motorsport 7

Forza Motorsport 7

Un anno è passato, la Ford è un lontano ricordo ormai, ha lasciato spazio a una spettacolare Porsche 911 GT2 RS (che aveva lasciato il segno anche sul palco dell’ultimo E3 a Los Angeles, nda), portabandiera di uno dei capi più saldi della storia di Microsoft Xbox, un compito importante e per nulla scontato. Forza Motorsport si presenta in lingua inglese con sottotitoli completamente in italiano (non sempre sincronizzati perfettamente con il parlato), e qui mi tolgo già il sassolino dalla scarpa, perché dopo anni di doppiaggio in lingua nostrana rimango davvero deluso e amareggiato da una scelta che ha caratterizzato qualche tempo fa Forza Horizon, e che ora ha infettato il titolo principale della serie Forza. Nessun motivo al mondo può farmi cambiare idea rispetto al fatto che un titolo di questo tipo debba assolutamente avere parlato e scritto in lingua locale.

Ciò che va immediatamente chiarito, oltre il doppiaggio mancante, è un punto a vantaggio, ed è quello che riguarda la concezione e realizzazione di questo settimo capitolo della storia, che mai mostra il fianco seppur fatto girare su Xbox One, e anzi, ti dirò anche di più: fatto girare su Xbox One e da disco USB esterno, perché mi sono ormai preparato a fare lo switch di console mettendomi nella condizione di non voler reinstallare nulla. Video catturati in gioco e immagini pubblicate da Microsoft nel corso di questi mesi (evidentemente mettendo in risalto l’hardware di Xbox One X) sono per il momento inarrivabili, è vero, ma non noterai alcunché di sbagliato, nulla fuori posto, nulla con il cappio al collo o rallentato (salvo un meno immediato recupero delle piste sulle quali scontrarsi, cosa che nel frattempo ti permette di mettere a punto il settaggio macchina e quello del pilota con i suoi miglioramenti).

Tu, la tua tuta, la tua compagna

Scegli il sesso del pilota, scegli la tuta e parti, le chiavi delle prime macchine non devi neanche mettercele tu, perché per prendere confidenza con il nuovo titolo guiderai 3 diversi tipi di compagna di viaggio, affrontando quindi tipi differenti di piloti guidati dalla IA e condizioni meteo non sempre ottimali (tutt’altro), è la prova del fuoco per te che vuoi affrontare poi una robusta campagna singola in attesa di poterti dedicare al multiplayer di Forza Motorsport 7.

I tracciati sono tanti, i più belli sono quelli sui quali probabilmente hai già corso in passato, e portare al limite una vettura su quelli di casa nostra fa sempre un certo effetto, il Mugello me lo sento nelle vene, mi scorre dentro e affondo l’acceleratore non preoccupandomi di quello che sta per arrivare, di quella curva che riesco già a scorgere all’orizzonte e che so bene mi metterà in difficoltà all’ultimo secondo, quando mi toccherà andarci giù pesante con un colpo di freno e forse con una inevitabile derapata da tenere a bada, quella ti caricherà come un mulo in salita.

Prima di tutto questo c’è però la pratica, e dovrai farla emulando le gesta di campioni che hanno scritto il proprio nome in quella che è la storia dell’automobilismo (e non solo), cercando di far fronte alle prime difficoltà, a quelle imprecazioni che tirerai quasi certamente quando la pioggia o l’acqua che si tira su da una pozzanghera colpita a piena velocità prenderà possesso di buona parte della tua veduta principale, quella che ti serve per evitare di fare clamorose puttanate (passami il francesismo), ed è una cosa che mi piace assai, devo ammetterlo.

È solo allora, alla fine del tracciato e -possibilmente- sul gradino del podio valido per portare a casa buoni punti in classifica, che potrai scegliere con che automobile iniziare a scalare la tua personale vetta, dare una buona impronta a quella che sarà la tua carriera virtuale (e lì mi spiace, ma la mia fedeltà è verso la casa tedesca). Mia la Golf e il suo essere così poco delicata.

Da ora in poi, sarà tutto un crescendo e una più che buona scusa per collezionare nuovi mezzi (da portare anche in pista, secondo il tuo umore e voglia di metterti in gioco), affrontare campionati, battere gli avversari più tosti e troppo poco propensi a lasciarti strada libera. Alcuni di quei mezzi dovrai conquistarteli, altri potrai acquistarli, altri ancora cominceranno a essere disponibili solo tramite vendita specializzata o con una base acquisti precedente che dovrai già aver portato a termine, serve a fare da vetrina per gli oltre 700 modelli riprodotti fedelmente in gioco, e su questo c’è ben poco da discutere, resta solo il poter apprezzare in religioso silenzio.

Forse ciò che meno mi piace sono quelle casse premio che possono includere sì belle mod (ti serviranno per migliorare punteggi e guadagni a fine gara, senza spreco perché si disattivano solo una volta raggiunto l’obiettivo) e automobili rare (o per lo meno non così facili da ottenere), ma che ti porteranno via crediti che ti sarebbero potuti servire per fare altro, e te ne accorgerai sempre troppo tardi (mannaggia a me e a quando decido di comprare vetture storiche che adoro, senza aspettare un attimo!). Niente micro-transazioni però, fortunatamente, altro punto a favore del titolo (ti servirà solo della pazienza e della bravura per continuare a vincere crediti attraverso le gare di campionato o le semplici esibizioni).

La ricerca del dettaglio

Te ne ho già parlato prima ma voglio farlo ancora: se c’è una cosa che ho adorato in Forza Motorsport 7 è quella maniacale ricerca del dettaglio, cosa che in realtà ha sempre contraddistinto il titolo sin dai primi albori. Vuoi le più di 700 auto disponibili, vuoi le condizioni meteo che possono farti passare dinamicamente dalla giornata più soleggiata a quella catastroficamente caratterizzata dall’acqua che toglie visibilità e controllo della vettura, con un susseguirsi di giorno e notte (e anche in quest’ultimo caso la visibilità ne risente parecchio, facendoti sudare la vittoria o la testa della gara per alcuni giri), Forza Motorsport 7 non lascia niente al caso (e se lo fa, è perché è stato programmato per farlo!).

Se noterai come me (e tantissimi altri giocatori) l’alzarsi della polvere in tracciati sabbiosi (causati dall’elicottero delle riprese sopra la tua testa) o quell’orizzonte disturbato come se stessi vedendo un vecchio televisore (causato quindi dal caldo emanato dall’asfalto) non preoccuparti, non ci vedi doppio, stai solo ammirando una perfezione artistica fedelmente riprodotta. Un orgasmo persino per i fissati dei 1080p a 60fps costanti, senza dimenticare mai qual è la vera natura del titolo, a metà tra arcade e simulativo per permettere a tutti di divertirsi, senza la pressione del dover fare tutto senza sbavatura alcuna, senza quel fiato sul collo e la scure pronta a mettere la parola fine alla tua gara. Potrai sempre recuperare, dovrai solo metterci un po’ più di impegno, che generalmente equivale a tirare nel pentolone quell’ingrediente che è il maggiore divertimento e il senso di sfida da cogliere al volo.

Nulla cambia rispetto al passato per chi ti accompagnerà in pista, e non ci sarebbe motivo di farlo. I drivatar funzionano perfettamente e sono i giusti compagni per le tue gare, quando gli amici non sono connessi a Xbox Live per poter gareggiare realmente contro di te. Errori, sbavature, tempi da favola, fa tutto parte di uno schema imprevedibile e che ricalca fedelmente il modo di giocare di chi sei abituato a sfidare o avere dalla tua parte, e sai meglio di me che squadra che vince non si cambia.

Si può quindi parlare di capolavoro? No. Non perché gli manchi qualcosa (c’è anche troppa carne al fuoco), ma perché quei pochi difetti che porta in dote hanno un loro peso specifico, impossibile da ignorare. E sì, io la questione del doppiaggio me la sono realmente legata al dito.

E su Xbox One X?

Ho volutamente procrastinato la pubblicazione di questo mio pezzo benché pronto, solo per aspettare che mi arrivasse la Xbox One X, con la quale rimettere alla prova Forza Motorsport 7. Mi sono accorto di qualche differenza? Sì, diverse, e vanno ulteriormente a migliorare un risultato già ben oltre la sufficienza piena, un voto che a scuola qualcuno di noi poteva solo sognarsi. Potrei parlarti della maggiore velocità nel caricamento delle piste e di ogni loro dettaglio, della bellezza e della cura degli interni delle auto o delle loro carrozzerie che reagiscono ai diversi punti luce, degli effetti creati dopo un dritto in piena curva, nel ghiaione (qui i romagnoli possono capire bene).

Di sicuro decido di dirti una cosa: dagli un’occasione, non te ne puoi pentire in nessun caso, soprattutto se il genere ti attira più di quanto non faccia il miele con l’orso. E poi, se avanza qualche minuto del tuo tempo, puoi sempre farti due risate con i video registrati in gioco (no, non vale prendermi per il culo, l’ho già fatto da solo punendomi e mettendomi in ginocchio sui ceci).

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Qualche casa, alcune Chiese e la sede della Lamborghini Automobili, quando si va a Sant’Agata Bolognese non ci si può certo sbagliare. Credo sia l’unico posto in Italia dove è possibile incrociare per strada più supercar che automobili che possiamo acquistare noi comuni mortali. Si perché il marchio facente della grande famiglia Volkswagen è proprio così che decide di provare ogni sua nuova creatura, prima della consegna al cliente finale.

Benvenuti in Forza Horizon 3

Recitava così l’introduzione del mio pezzo d’anteprima pubblicato su Panorama Auto il settembre scorso. Da lì in poi, ho scelto di prendermi tutto il tempo necessario alla prova e alla stesura dell’articolo dedicato al terzo capitolo del Racing Game firmato Playground Games, Turn 10 e Microsoft.

Forza Horizon 3: benvenuti in Australia!

Abbandonati gli splendidi paesaggi (seppur non del tutto realistici) del secondo capitolo a metà tra Italia e Francia del sud, si passa alle terre australiane, quelle dove è facile che l’occhio non riesca a vederne chiaramente una fine, il tutto mantenendo alta l’adrenalina trasmessa dalla guida dei più bei bolidi esistenti al mondo (doverosamente alternati con macchine che le nostre tasche possono più facilmente permettersi), il suono, le strade, i limiti superati con facilità e zero preoccupazione (fatta eccezione per quell’albero lì davanti, che probabilmente dovresti evitare, nda).

Nulla cambia nel format della serie Forza Horizon, tutto cambia in Forza Horizon 3. Non sono improvvisamente impazzito, non del tutto almeno, è che Forza Horizon 3 qualcosa di nuovo doveva pur averlo, e si parte dall’essere passati da un lato all’altro del festival stesso, da pilota che deve farsi strada e farsi conoscere, a patron dell’evento stesso, con il dovere (oltreché il piacere) di far conoscere l’iniziativa, raccogliere nuovi fan, nuove macchine da mettere in esposizione e diverse nuove gare e spunti di spettacolo per mettersi in bella mostra. Corri, vinci, ripeti, è il trio del da farsi per poter proseguire nella storia del single player, catturare l’attenzione, aprire nuove tappe del festival in giro per l’Australia, in location estremamente suggestive e che possono soddisfare ogni palato del giocatore vero, quello che tiene in mano il controller. Keira, tua assistente personale, ti indicherà ogni nuova gara, ti aiuterà a capire le dinamiche del nuovo festival, ti consentirà di scoprire qualcosa di nuovo sul terzo capitolo FH e si, ti permetterà anche di guidare subito quella fantastica creatura su quattro ruote che è la Lamborghini Centenario, macchina raffigurata nella copertina del gioco.

Personalizza la tua esperienza

Forza Horizon 3 non è solo garage e personalizzazione di ciascun particolare della propria vettura (molto apprezzato, davvero, così come è apprezzabile lo sforzo di introdurre kit di elaborazioni completi per poter trasformare l’aspetto della vettura in un solo colpo), ma è anche personalizzazione del personaggio. Dalla cosa più basilare come l’aspetto fisico (scelto a inizio storia), alle combo che possono essere scatenate durante la guida, che premieranno il nostro stile, la nostra pazzia in alcuni momenti (occhio alle sverniciate, sono sempre valide ai puri fini di raccolta crediti, ma possono essere letali per il moltiplicatore a fine manovra). Confermata la presenza della ruota della fortuna, per portarsi a casa facilmente crediti o vetture. Contrariamente al precedente capitolo, è evidente che io stia antipatico all’attuale, non sono riuscito a portarmi a casa neanche una vettura in premio! :-(

Ah si, confermata anche la presenza dei reperti storici su quattro ruote, i Gioielli Dimenticati, opportunamente nascosti in luoghi difficilmente raggiungibili senza un’indicazione di massima sulla mappa, così come le gare bonus sviluppate da PlayGround, quelle che ci porteranno a gareggiare con una Jeep trasportata da un elicottero (quasi subito nel single player), o contro treni e motoscafi (ma sempre a bordo della propria vettura, sia chiaro) e ancora le gare appartenenti alla Lista dei Desideri, durante le quali occorrerà eccellere in una specialità (drift, gara a tempo, evoluzioni particolari) per portarsi a casa l’obiettivo, crediti e punti abilità.

Amici, anche su strada

Ti ricordi dei dravatar? Ci sono, sono sempre migliori, più simili alle capacità di ciascuno di noi, e grazie a Forza Horizon 3 potranno far parte del nostro gruppo durante l’esplorazione o il raggiungimento di una particolare tappa del festival. Il clacson, fino a ora piccolo particolare molto carino ma perfettamente inutile, potrà essere suonato per attrarre l’attenzione di un drivatar sulla nostra strada, e convincerlo a far parte della nostra carovana. Questo porterà a casa crediti e possibilità di sfide all’ultima curva, utili anche loro per aumentare i fan del festival e per scoprire nuove strade (servono per un achievement, ricordi?).

È tutto maledettamente naturale, fluido, come nulla fosse, come ci fossero connessi i nostri amici di Live e questi si integrassero perfettamente con i giocatori immessi dalla IA per chi ha poche persone da poter rivedere nel gioco, è tutto previsto, studiato a tavolino e ben realizzato. Saranno sempre i Drivatar (e gli ulteriori giocatori controllati dalla IA) a sfidarvi in gare uno contro uno per sbloccare il mondo delle gare clandestine, spettacolari e notturne, come da tradizione, a bordo di vetture rigorosamente elaborate. Tutto, sempre, a ritmo di musica, quella proposta dalle playlist che caratterizzano le 8 stazioni radio che potrai sbloccare nel corso del gioco (partendo da una piccola base, che andrà poi ad allargarsi).

Multiplayer

Tutto come da programma, tutto come già visto in Forza Horizon 2 e migliorato laddove utile, soprattutto in termini di fluidità. Tornano i raduni, la possibilità di fondare il proprio club con amici e perfetti sconosciuti, free-roaming per scoprire nuove strade dello sconfinato territorio australiano, non manca davvero nulla, neanche i due liocorni, e nel prezzo magari ci infiliamo un canguro omaggio. Torna anche l’Arena, quella nella quale dare libero sfogo all’ignoranza colata più che alla bravura al volante, la destrezza e la furbizia servono ancora e sarà meglio farne buon bagaglio da spendere in occasioni giuste, come quelle relative alla fuga dagli infetti ;-)

Lo compro?

Non c’è dubbio. Forza Horizon 3 è la conferma che un seguito può esistere e fare ancora meglio del suo predecessore, già considerato al limite della perfezione. Nessuno toccherà mai il classico 10 che eravamo abituati (forse) a prendere alle scuole elementari per aver stupito la maestra, ma non c’è niente di più vicino come questa saga, che permette di divertirsi e godere di splendide realizzazioni meccaniche ed elettroniche che ti fanno diventare un tutt’uno con l’asfalto (dove presente, altrimenti ci si accontenta della sabbia o dello sterrato), senza star lì a cercare la perfezione e la sbavatura che si è abituati a dover evitare nel titolo “maggiore” Forza Motorsport.

Non è possibile avanzare lamentele sul sistema di guida, né tanto meno su quello relativo alla realizzazione e all’arricchimento dei dettagli del paesaggio, al limite del maniacale. Se dovessi avanzare una sola critica su tutto il titolo, sarebbe quella relativa alla lingua, sono molto deluso per l’assenza del doppiaggio italiano. È tutto localizzato e sottotitolato, ovviamente, così come i menu (in italiano anche loro), ma restano fuori tutte le scene “cinematografiche“, le telefonate di Keira e del meccanico, le risposte dell’assistenza Anna (il navigatore, che accetterà comunque i comandi vocali in italiano che arrivano da Kinect).

Buon divertimento.

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