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Conosco e sfrutto da moltissimi anni ormai le soluzioni di Cloud Storage più famose al mondo, per scopi personali (Dropbox Plus da 1 TB circa e Box free con 50 GB di spazio lifetime) e anche lavorativi (Dropbox for Business, spazio illimitato), ognuna di queste con i propri punti di forza e debolezza, con un occhio di riguardo alla tecnologia, alle novità e alla sicurezza dei dati (chi più, chi meno), e poi arriva lui, pCloud, un terzo player che sembra farsi spazio tra i grandi e che nell’ultimo anno ha anche guadagnato una menzione d’onore tra i migliori servizi di Cloud Storage al mondo. Ma di che si tratta esattamente?

pCloud salta fuori studiando alternative a Dropbox o Box

pCloud

Si tratta dell’ennesimo spazio disco sul PC di qualcun altro, che poi è il concetto alla base del Cloud Storage. Ora, tolto di mezzo il tipico modo di dire che tutti noi ormai conosciamo (e che alla lunga stufa, davvero), posso affermare che pCloud è una soluzione pensata per aggiungere spazio a quelle macchine che non ne hanno più, andando a offrire soluzioni e tagli / abbonamenti a prezzi molto ragionevoli (soprattutto se comparati a quelli di Drobox che sono solito pagare ogni anno), condendo il tutto con ulteriori proposte che possono far la differenza sul piatto della bilancia, ma andiamo con ordine.

Da cosa si parte?

Dalla base che ormai è giusto dare per scontato: un sito web, un client PC disponibile per ogni sistema operativo (e anche un paio di plugin per browser e software di terze parti), applicazioni per Android (qui l’APK diretto) e iOS. Manca all’appello un WebDav funzionante (almeno nel mio caso, con autenticazione a due fattori attiva) e un’integrazione con QNap e Synology, e questo è davvero un peccato.

pCloud salta fuori studiando alternative a Dropbox o Box 1

C’è la creazione dei collegamenti pubblici ai file, c’è la cartella Public (da qualche tempo abbandonata da Dropbox) con la possibilità di ospitare siti web HTML semplici, c’è una visualizzazione apposita per le tracce audio che si caricano nel proprio spazio (come fosse una sorta di libreria / player meglio organizzato rispetto a una cartella semplice). Manca (assurdo ma vero) il Drag and Drop tra file e cartelle nell’interfaccia web, sostituito da una selezione multipla che poi lascia il passo alle voci di menu specifico che si caricheranno (tra cui quella relativa allo spostamento di ciò che è stato selezionato, appunto).

C’è la funzione di “Rewind“, per il recupero delle versioni precedenti dei tuoi file ma non solo:

pCloud Rewind ti permette di ripristinare tutto il contenuto del tuo account a una precedente versione fino a 180 giorni. Puoi navigare liberamente attraverso tutti i tuoi file non criptati, ripristinarli o scaricarli.
Se decidi di ripristinare i tuoi file, saranno copianti nella cartella Rewind nella principale directory della struttura delle cartelle. Per esempio, se ripristini 5 file da 01/02/2017 alle 1 e 30 p.m, troverai una sottocartelle nella cartella “Rewind” nominata “5 file ripristinati dal 1 Febbraio 2017 13:30”. Puoi quindi spostare i i file dove desideri nel tuo account.

vedi: pcloud.com/it/help/general-help-center/what-is-pcloud-rewind

pCloud salta fuori studiando alternative a Dropbox o Box 2

Tale funzione è però limitata a 15 giorni di profondità se si utilizza un account gratuito, su Dropbox ti ricordo che è pari a quella offerta a un account Plus (non Pro, quella è già più alta), quindi 30 giorni.

Offre da subito, e in più rispetto ad altri competitor, il montaggio di un drive che ufficialmente non risiede (e quindi non occupa spazio) sul tuo PC e simula così la funzione Smart Sync di Dropbox, disponibile -quest’ultima- solo per i clienti Pro e Business (uno dei grandissimi punti a sfavore del gigante californiano). Oltre questa funzione di “Smart Sync” nativa, offre la possibilità di aggiungere la tecnologia pCloud Crypto che permette di criptare e decriptare automaticamente ogni file caricato in una specifica cartella del proprio account (crittografia lato client, nda), con un costo aggiuntivo ma con il vantaggio del non dover conoscere assolutamente nulla in merito all’argomento, una soluzione chiavi in mano.

Risponde all’appello, come per Dropbox e non solo, la creazione di un collegamento di upload file (dal mondo internet verso di te, scegliendo una specifica cartella del tuo account pCloud) che potrai pilotare impostando una data di scadenza e un limite di caricamento:

Lo stesso dicasi per la condivisione verso internet, che propone qualche opzione in più anche all’account gratuito (cosa che invece non è possibile fruire sul suo maggiore competitor, neanche con un account Plus!):

Pensando a una possibile migrazione dati da altro Cloud Storage, pCloud permette di connettersi agli account dei servizi che hai già sottoscritto, facilitando così il passaggio da uno all’altro, evitando l’uso di uno strumento di terza parte o un tuo lavoro più manuale e certamente seccante. Questo è certamente un gesto gradito. A questa particolare schermata si aggiungono anche Facebook e Instagram, facendo così diventare pCloud il tuo spazio di backup ufficiale per la “vita Social” costruita sui prodotti di Zuckerberg.

Quel ragionamento “al contrario”

È forse ciò che più mi piace di pCloud, quel ragionare al contrario in merito al caricamento dei file sul Cloud, senza necessariamente tenerne una copia sulla propria macchina. È stata un po’ l’idea vincente di Dropbox e del suo Smart Sync, anche se a oggi questa caratteristica funziona non senza qualche difficoltà (non ne ho mai parlato pubblicamente, ma qualche tempo fa in azienda abbiamo individuato un bug e lo abbiamo fatto correggere, eppure questo oggi esiste ancora e lo si può far attivare in maniera differente, cosa già discussa con Dropbox privatamente e in fase di correzione, nuovamente). pCloud ti fa da disco fisso finto, come fosse una mappatura di rete diretta, come un Virtual Drive al pari di VeraCrypt & Co., funziona, è di immediato utilizzo eppure quei file non risiedono sul tuo PC, è facile da capire e da fartelo entrare nell’ottica della quotidianità, la cache che pCloud crea sul tuo PC serve un po’ a fare da tampone a eventuali problemi di lentezza di scaricamento dati dalla loro rete (cosa che io in tutto il periodo di test non ho notato, nda).

Potrai sempre decidere in un secondo momento di creare un collegamento che scatenerà invece la copia costante della cartella all’interno del tuo PC, una cartella sorgente e una di destinazione che vivranno in simbiosi e che -per forza- saranno soggette al medesimo destino scelto dall’utilizzatore. Se si cancella un file nella cartella sorgente, questo sparisce anche dalla destinazione, e viceversa, come fosse una copia speculare (a quel punto potrai effettuare un recupero tramite la funzione di Rewind di pCloud).

In conclusione

Un prodotto che ha chiaramente dei vantaggi e qualche svantaggio forse dovuto alla sua gioventù, forse a un’altra visione del mondo degli utilizzatori di Cloud Storage rispetto ad altri giocatori della stessa scacchiera. pCloud è certamente un’alternativa da tenere in conto quando di sceglie un possibile sbocco e posto dove conservare copie dei propri file. L’account gratuito (se correttamente sbloccato) offre 10 GB di spazio per cominciare, oltre i quali sarà necessario valutare l’upgrade verso le offerte a pagamento. Nota di merito per la Lifetime che permette un pagamento one-shot di una quota certamente importante, ma che non toccherà rinnovare negli anni.

La mancata comunicazione -a oggi- con il mio NAS ne costituisce grave pecca per la quale dubito molto fortemente di abbandonare Dropbox, ma è chiaro che il prezzo pagato per quest’ultimo è ormai fuori mercato quando i competitor iniziano a giocare duro sullo stesso terreno, senza considerare che l’arrivo ormai annunciato delle soluzioni One di Google potrebbero rimescolare ancora una volta le carte e dare linfa nuova alla sfida. Io per il momento rimango sul mio account gratuito, con il quale continuerò a sperimentare e tenere d’occhio la crescita del pargolo svizzero. Per me si va con una votazione di 3.5 punti su un massimo di 5, il margine di miglioramento c’è sicuramente ed è abbastanza largo.


C’è un extra ulteriore in conclusione di questo mio articolo, che va a porsi subito sullo stesso piano di un competitor ben più conosciuto e importante, WeTransfer, nel caso di pCloud questo si chiama semplicemente Transfer, e permette di inviare file (anche di grandi dimensioni, fino a 5 GB) senza necessità di registrazione e con possibilità di proteggere i file con una password, lo trovi all’indirizzo transfer.pcloud.com (ci sono capitato per caso e certamente lo userò prossimamente).

Tu hai già utilizzato pCloud o è la prima volta che ne senti parlare? Pensi di registrarti gratuitamente al servizio? Fammelo sapere tramite l’area commenti sotto questo articolo e parliamo insieme di questo diverso competitor in una terra già “proprietà” di alcuni mostri sacri difficilmente attaccabili.

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: ho provato pCloud di mia sponte, sto usando un account gratuito. L'articolo non è in alcun modo sponsorizzato.
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No, non è un nuovo servizio inventato da Mozilla, è semplicemente un’ulteriore freccia all’arco di quell’azienda che sta progressivamente (sempre più) muovendosi in una direzione ben precisa, più dedicata alla libertà, educazione e sicurezza della navigazione, lasciando un po’ da parte quello che era il core business fatto di corsa alle statistiche di utilizzo del proprio browser e ulteriori applicativi disponibili nel bouquet. Oggi si parla quindi di Firefox Monitor, strumento che può tornarti utile per sapere se i tuoi dati e –ancora peggio– le tue credenziali sono finite in mani sbagliate, per cercare di correre ai ripari nel più breve tempo possibile.

Firefox Monitor ti avvisa in caso di furto credenziali

Firefox Monitor

Tutto parte da HIBP

Si chiama “have i been pwned?” (HIBP, per l’appunto), ed è il sito web che ha dato inizio a tutto, pensato, voluto, sviluppato e mantenuto da Troy Hunt, il quale permette un’operazione molto complicata se non si conosce dove mettere le mani: partendo da un indirizzo di posta elettronica (dato fondamentale per la registrazione a qualsivoglia servizio nel 99% dei casi), il sito è in grado di interrogare un database contenente una mole di dati enorme, generalmente sottratti ad aziende che non li hanno protetti a dovere, esposti in seguito sul web, messi a disposizione di un mercato nero che con questo tipo di materiale ci va a nozze (materiale che può servire diversi scopi, così come diversi sono i modi di venderlo e reperirlo anche in un secondo momento, quando le acque si calmano), facendoci sapere se siamo vittime impotenti e spesso inconsapevoli di quegli attacchi.

A spiegare il perché e il come di HIBP è proprio Troy Hunt nella pagina About del sito web ufficiale: haveibeenpwned.com/About. Io ho interrogato diversi indirizzi di posta elettronica appartenenti al sottoscritto, l’ho fatto ormai qualche anno fa, e ho approfittato della possibilità di iscriversi al servizio di alert per ricevere successive comunicazioni in caso di nuovi attacchi contenenti i miei dati personali. In quei dati possono esserci riferimenti alla persona e alla sua posizione (indirizzo di residenza, ufficio, ecc.) ma non solo (password, IBAN, potenzialmente anche riferimenti alle carte di pagamento, seppur privi di date di scadenza e CVV2). Nel tempo si sono susseguiti miglioramenti della piattaforma e ricerca anche per dominio colpito, ma il cuore pulsante è e rimane il servizio basato sull’interrogazione dell’indirizzo di posta elettronica e alert impostabile per futuri attacchi.

Cos’è quindi Firefox Monitor?

Firefox Monitor è un po’ la personalizzazione di un servizio che forse non tutti conoscono, ma che continua a svolgere il suo prezioso lavoro ogni giorno. In collaborazione con HIBP, un apposito nuovo sito web (monitor.firefox.com, manco a volerlo rendere troppo complicato) si occuperà di lanciare l’interrogazione e mostrare i risultati a video (oltre che notificarli a mezzo posta elettronica, se lo vorrai), tutto minuziosamente spiegato nell’articolo pubblicato lo scorso 25 settembre sul blog della società:

Introducing Firefox Monitor, Helping People Take Control After a Data Breach

Io ho ovviamente fatto qualche test con alcuni dei miei account, ottenendo i medesimi risultati che conoscevo già (in seguito ai quali ho chiaramente cambiato password dove e quando necessario):

Anche in questo caso potrai iscriverti per futuri aggiornamenti automatici (Firefox Monitor Protection), che ti verranno consegnati a mezzo posta elettronica dai server di Mozilla, rendendo il tutto un po’ più ufficiale e forse fidato rispetto al progetto autonomo di Troy (che comunque, continuo a ribadire, è il primo ed è in fin dei conti quello che ci mette le ricerche, le API e tutto ciò che serve per analizzare i dati recuperati dopo gli attacchi e individuare al loro interno il tuo account di posta elettronica). Ciò che tu dovrai fare in seguito alla consultazione dei risultati è seguire quanto suggerito dal sito web e, per non saper né leggere né scrivere, andare a cambiare la password degli account colpiti. Mozilla usa il nuovo sito web per riepilogare le mosse da intraprendere, tutte abbastanza comprensibili nonostante non siano ancora localizzate in italiano:

Firefox Monitor ti avvisa in caso di furto credenziali 3

Ciò che posso consigliarti è dare un’occhiata al mio vecchio –seppur ancora valido– articolo dedicato alla scelta di una password robusta e sempre diversa per ogni tuo servizio, pubblicato in occasione dell’ultimo attacco a Twitter e a molti dei suoi account:

Tanto va la gatta al lardo, che ci lascia la password di Twitter

Al solito, per qualsiasi dubbio o informazione riguardante l’argomento discusso in questo articolo, l’area commenti è a tua totale disposizione, così come il forum di Mozilla Italia dove –se ti va– possiamo approfondire l’argomento relativo a Firefox Monitor.

Buon proseguimento :-)

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Non di solo Telepass sembra essere fatta la sosta comoda della propria vettura, eppure io ci ho fatto l’abitudine, penso che il servizio possa contare su alcune killer-features e apprezzo in maniera netta la possibilità di pagare ciò che devo in fattura trimestrale senza preoccuparmi di null’altro (stessa cosa dicasi per Area C a Milano), eppure. L’eppure è diventato d’obbligo nel momento in cui ho lasciato la mia comfort-zone cittadina per godermi qualche giorno di sacrosanto riposo in Romagna, dove ho trascorso le ferie d’agosto e dove Telepass Pay non c’è (senza voler scendere nei dettagli).

È per questo motivo che ho approfondito nuovamente l’argomento e mi sono rivolto a due competitor che mi hanno offerto grosso modo la stessa possibilità di pagamento delle soste, con alcuni pro e contro che provo a raccogliere e raccontarti di seguito.

Un'occhiata ai sistemi di pagamento della sosta 1

myCicero

Non è bella, per certi specifici versi neanche intuitiva per chi magari si ritrova alle “prime armi” (non pensare a me, pensa a tuo babbo o tua mamma!), eppure funziona a dovere. myCicero è l’applicazione che senza troppe scuse ti garantisce la possibilità di pagare le soste della tua vettura nelle strisce blu, di prendere i biglietti dell’autobus, della metropolitana o del treno, navette per raggiungere centri commerciali, aeroporti e imbarcazioni, è indubbiamente un coltellino svizzero del trasporto, e include anche ulteriori informazioni come luoghi di interesse ed eventi che si trovano nei paraggi della tua posizione (rilevata via GPS).

Un'occhiata ai sistemi di pagamento della sosta 2

myCicero-Sosta Treno Bus Metro
myCicero-Sosta Treno Bus Metro

Più una WebApp correttamente riadattata al monitor che un qualcosa di costruito ad-hoc per il tuo smartphone, myCicero prevede la registrazione di un account personale, il quale avrà a sua disposizione un borsellino all’interno del quale caricare un credito che verrà usato per pagare i servizi che si intende usufruire. Questo è secondo me un punto a sfavore del software, perché costringe a tenere sempre da parte qualcosa. Sì, è molto comoda la ricarica tramite Satispay o PayPal, eppure è fastidioso non poter pagare esclusivamente quello che si usufruisce.

Tornando all’argomento principale dell’articolo e a myCicero, posso confermare con piacere che troverai molto facilmente i cartelli contenenti il codice dell’area di sosta, posti generalmente sotto quelli generici e informativi riguardo orari e giorni durante i quali è necessario pagarla, informazione che troverai inoltre sul parchimetro più vicino, per evitare qualsiasi tipo di errore dovuto –per esempio– a un rilevamento GPS errato, dato che talvolta una differenze di pochi metri può determinare due tariffe differenti applicate (e la possibile multa che bene certo non fa).

Un'occhiata ai sistemi di pagamento della sosta 7

Non ci sono costi ulteriori da sostenere, l’applicazione svolge quindi il suo compito avvisandoti per tempo di soste che stanno per terminare (così da poterle prolungare in caso di necessità), mantenendo un pieno controllo così come offerto dal competitor Telepass Pay, con la relativa tranquillità di passare indenne controlli da parte delle autorità (o poter fare contestazione in opportuna sede dimostrando date e orari del pagamento della sosta). Messa alla prova sul lungomare di Punta Marina Terme (RA), myCicero è tornata utile e mi ha permesso di rilassarmi, correggendo una sola volta il tiro (ho prolungato la sosta quasi all’ultimo minuto, quando ci siamo decisi a rimanere ancora un po’ in spiaggia anziché tornare in città).

La medesima applicazione usata invece a Rimini per pagare il trasporto pubblico ha superato brillantemente la prova relativa all’acquisto del ticket, forse un pelo meno quella relativa all’obliterazione che –sostituendo la tradizionale macchina appositamente montata sugli autobus con un QR Code stampato su carta adesivanon è sempre operazione semplice da portare a termine: riflessi, calca all’interno del mezzo di trasporto e guida dell’autista che non attende certo te per ripartire possono rendere complicato confermare l’inizio del tuo viaggio e metterti al riparo da possibili multe da parte dei controllori di bordo. Promossa, seppur con qualche riserva.

EasyPark

Ultima non certo per importanza, EasyPark è la terza opzione se consideriamo Telepass Pay e myCicero. Anch’essa ben presente sul territorio (per lo meno quello da me visitato e a cui sono abituato, da verificare un pelo più a sud se queste tecnologie sono disponibili, dimmelo pure nei commenti!), EasyPark propone lo stesso modello di myCicero per ciò che riguarda la sosta del tuo veicolo nelle aree di parcheggio della città.

Un'occhiata ai sistemi di pagamento della sosta 8

EasyPark
EasyPark
Developer: EasyPark AS
Price: Free
EasyPark
EasyPark
Developer: EasyPark
Price: Free

Non ci sono mezzi pubblici, non ci sono eventi, non c’è nulla oltre la sosta del tuo mezzo di trasporto personale. EasyPark è immediata, facile da capire e utilizzare, fastidiosa tanto quanto myCicero per ciò che riguarda il portafogli personale che dovrai in qualche maniera riempire per usufruire del servizio in aree coperte, senza possibilità di scalare i soldi direttamente da un tuo conto PayPal / Satispay o carta di credito. Un’idea di business ben precisa, che tenta di trovare riparo economico anche in altre voci di servizio definite extra, ma che in un’epoca come la nostra hanno tanto il sapore di anomalo (forse non tanto il messaggio SMS quanto la mail, vedi immagine 3 di seguito):

Intelligente e certamente comoda l’idea e possibilità di aggiungere un conto aziendale all’interno delle forme di pagamento accettate dall’applicazione, permettendo così a realtà con personale assunto (immagino agenti di commercio e professionisti che macinano chilometri ogni settimana) di pagare le soste e tenerle d’occhio, evitando note spese e possibili raggiri, con un’immediata visibilità da parte di un ufficio amministrativo pronto a tenere tutto in ordine.

Apri EasyPark, individua il codice di zona (funziona alla stessa identica maniera di myCicero, troverai nel 90% dei casi un’indicazione bene in vista sul parchimetro più vicino o direttamente sotto le targhe informative piantate a terra nelle dirette adiacenze del parcheggio), regola i tempi della tua sosta e falla partire, potrai interromperla in qualsiasi momento (se arrivi prima del previsto all’automobile), potrai prolungarla chiedendo all’applicazione di avvisarti prima della scadenza (troverai la possibilità di modificare il tempo di avviso all’interno delle Impostazioni del programma):

In conclusione

Due ottime alternative che pareggiano i conti in quelle zone non coperte dal servizio offerto da Autostrade per l’Italia attraverso la soluzione Telepass Pay, che in ogni caso continuo a preferire per i tanti motivi sopra riportati (e non solo). Hanno entrambe (myCicero e EasyPark) il medesimo punto a sfavore che le accomuna: un credito da ricaricare e che rischia di rimanere lì a far la muffa fino a oltranza, senza possibilità di riscattarlo per poterlo rimettere in un diverso borsellino rispetto a quello dell’applicazione: il proprio. Non ci sono altre osservazioni negative a loro carico, ma restano per me una seconda scelta (a pari merito) con alcuni margini di miglioramento, ancore di salvataggio –anyway– quando ci si deve arrendere alla non-presenza del servizio principale.

Se hai qualche dubbio o commento da fare, qualche alternativa da proporre, qualche ulteriore suggerimento, l’area commenti è a tua totale disposizione, sono certo che ci siano altre soluzioni per pagare la sosta della vettura, magari qualcuna di queste addirittura migliore di Telepass Pay e le ulteriori due sopra riportate, fatti avanti!

Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)
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Che poi tanto nuova non è, ma questo dipende esclusivamente dal mio tempo libero e dalla possibilità di scrivere qui sul blog. Instagram ha finalmente abbandonato (anche se non in via esclusiva, bensì solo a richiesta dell’utente finale) la verifica in due fattori con il messaggio (SMS) post-autenticazione. Dalla notte dei tempi (in realtà da sempre), il messaggio di testo recapitato sullo smartphone non garantisce affatto la sicurezza che questo venga letto esclusivamente dal proprietario del dispositivo (e quindi proprietario anche dell’account Instagram), progressivamente questa forma di verifica sta andando –meglio tardi che mai– in pensione, lasciando spazio a soluzioni alternative più robuste.

Sicurezza: la nuova 2-step verification di Instagram

Bando alle ciance, è ora di togliere di mezzo il vecchio SMS, procediamo insieme all’abilitazione dell’autenticazione a due fattori tramite codice generato randomicamente o autorizzazione tramite diversa applicazione (nel mio caso ho usato Duo, della quale ti ho parlato in questo articolo).

  • Apri Instagram e spostati nelle Impostazioni del tuo account.
  • Sotto alla voce Privacy e sicurezza seleziona Autenticazione a due fattori.
  • Abilita la voce “App di autenticazione” quindi segui le istruzioni a video. Io, senza doverlo specificare, ho potuto procedere con “Duo Security“, in quanto l’applicazione è già installata sul mio Android per fare da tramite verso l’area amministrativa di WordPress, mi è quindi bastato confermare il tutto (e farmi riconoscere da Duo) per completare l’operazione. Tu, in alternativa, puoi selezionare la voce “Configura manualmente” (in basso nella schermata), accederai così alla configurazione che già certamente conosci per la verifica a due fattori, quella composta dal solito QR code da dare in pasto a Google Authenticator o Authy per ottenere il codice generato randomicamente.
  • Non dimenticare, in fase di termine attivazione, di accedere ai tuoi codici di backup, prendendone nota (o catturando uno screenshot), ti serviranno per eludere il controllo via 2FA nel caso in cui il tuo telefono (o applicazione di creazione codici) non sia disponibile.

Un consiglio in chiusura articolo: se vuoi, disattiva la verifica in due passaggi tramite SMS, così facendo l’unico metodo utilizzabile sarà quello basato sull’applicazione che genera i codici random, quello che generalmente bisognerebbe adottare nella totalità dei casi.

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Xiaomi è fatta così: la ami, la odi, puoi scegliere di appartenere a un gruppo che preferisce la via di mezzo e che si diverte a modificare quanto realizzato da questa splendida squadra cinese che ha deciso di scendere in campo per fare la differenza rispetto ai grandi giocatori. La Mi Home Security Camera 360° è un altro degli esempi disponibili sul mercato, piccolo occhio vigile con la capacità di tenere d’occhio un intero ambiente casalingo.

Mi Home Security Camera 360°

Mi Home Security Camera 360°

Un prodotto dalle giuste pretese, a un prezzo contenuto (stiamo pur sempre parlando di circa 50€ considerando l’altalenarsi di prezzi che Keepa ha osservato tenendo d’occhio Amazon), che si spaccia per IPCam ma che poi nella realtà dei fatti si propone come soluzione chiusa e apparentemente accessibile solo tramite programma e servizio di Xiaomi / Miija, rendendo di fatto difficile (attualmente pressoché impossibile) un interfacciamento con soluzioni di controllo centralizzate come possono essere DSCam o IP Cam Viewer su Android.

Mi Home Security Camera 360° 3

La Mi Home Security Camera 360° ti viene consegnata nella sua scatola completa di cavo microUSB, alimentatore da muro e l’attacco necessario se vuoi montarla su una parete anziché tenerla appoggiata su un piano differente (tipo il mobile del televisore in sala, per fare un esempio). È poco pesante (si parla di circa 250 grammi), essenziale nell’aspetto e tutto sommato bella da vedere, con quel suo led che ti permette di capire quando è in funzione (ma che puoi scegliere di spegnere nelle opzioni dell’applicazione di controllo) e con l’alloggiamento della microSD (non inclusa nella confezione, nda) che si trova sotto all’obiettivo principale del prodotto, per arrivarci ti toccherà far sollevare l’inquadratura quanto più possibile e infine inserire la scheda di memoria. Occhio a ciò che acquisti, la Mi Home Security Camera 360° supporta al massimo una scheda da 32 GB.

Mi Home Security Camera 360° 1

Risoluzione di ripresa che puoi spingere fino al full HD da 1920×1080px, con apertura focale f1.8 e uno zoom digitale 4x (che può sgranare progressivamente e che ti consiglio quindi di non mettere troppo alla prova). Il suo corpo a forma di palla che può spaziare nei 360° di osservazione dell’ambiente è dotato anche di Night Vision, Sound e Motion Detection, con microfono e altoparlante che puoi usare sia per ascoltare cosa accade nell’ambiente, sia per far arrivare la tua voce dall’altro lato ed essere ascoltato. Connettività esclusivamente WiFi 802.11 b/g/n a 2,4GHz, scordati la banda 5, che ancora sembra costituire uno dei più grandi tallone d’Achille di queste soluzioni che ci arrivano dal paese della bandiera rossa a cinque stelle. Questa tecnologia è certamente più affidabile sulla lunga distanza, ma soffre ormai troppo la saturazione dei canali dovuta alla molteplicità di segnali e SSID trasmessi dai vicini di casa (e forse anche da te, che se mi faccio un esame di coscienza mi rendo conto che solo io spingo 3 SSID diversi dai router di casa!).

Un’occhiata alla configurazione e all’utilizzo

Di facile configurazione, la Mi Home Security Camera 360° ti costringerà a scaricare e utilizzare l’applicazione Mi Home, disponibile sia per iOS che Android:

Mi Home
Mi Home
Developer: Xiaomi Inc.
Price: Free

Si tratta dell’applicazione che il produttore cinese sviluppa per tenere sotto controllo tutti i dispositivi Xiaomi che possono trovarsi all’interno di casa tua, un minimo comune denominatore attraverso il quale tu puoi pilotare la “domotica” che scegli di installare tra le mura che ospitano le tue ore di meritato riposo e condivisione del tempo con la famiglia. Ti verrà chiesto di creare un account (nel caso tu non lo avessi) e di avvicinare all’obiettivo della telecamera di sicurezza un codice QR che questa potrà leggere, per far partire poi una configurazione automatica durante la quale non ti verrà richiesto di fare assolutamente nulla (le informazioni sulla WiFi da usare, la relativa password e altro ancora verranno passate proprio da quel QR code). Non sempre infallibile e veloce, è comunque ben sviluppata e pensata per dare un senso agli ambienti, alle possibili configurazioni, alle tue esigenze, può inoltre gestire una serie di comandi d’automazione che puoi imporre con la formula dell’If, Then (un po’ come sei forse già abituato a fare con il servizio di terza parte IFTTT, giocatore che però non si interfaccia con il prodotto in questo caso).

Nello specifico caso della Mi Home Security Camera 360°, hai a disposizione tutti quei controlli che servono chiaramente a muovere l’obiettivo, ma anche a modificare la risoluzione del video in streaming (che non necessita di configurazione alcuna sul tuo router, poggiando completamente sulla struttura Cloud di Xiaomi), a catturare una singola fotografia o registrare un video (solo se hai una microSD montata al suo interno), a parlare con chi c’è dall’altro lato della telecamera e molto altro ancora.

Mi Home Security Camera 360° 2

Tra le opzioni disponibili nell’applicazione, troverai anche la possibilità di verificare l’indirizzo IP (rete locale) del prodotto, l’impostazione della modalità Sleep (una sorta di modalità Privacy durante la quale la Mi Home Security Camera 360° non terrà conto dei movimenti o rumori rilevati, girandosi dall’altro lato rispetto al puntamento dell’obiettivo, “non vedo, non sento“), quella della Night Vision (visione notturna) e del relativo comportamento (se entrare in funzione automaticamente o forzatamente, o magari non entrarci affatto), la sensibilità dell’allarme (riguardo movimenti e rumori rilevati), attivare una password (ma anche l’impronta, se lo smartphone lo permette) per accedere al flusso video che sta catturando Mi Home Security Camera 360°.

Di Storage e NAS

E a proposito di flusso video, ecco che una delle funzioni comprese nell’applicazione (e quindi compatibili con Mi Home Security Camera 360°) si presenta e rende disponibile solo nel caso in cui tu scelga di inserire una microSD nel dispositivo: la registrazione h24 su NAS, la quale sposta dalla scheda di memoria a quelli del tuo NAS, permettendo così di salvare più dati e magari andare indietro nel tempo molto più di quanto non sia possibile fare con soli 32 GB di memoria massima (quelli della microSD). Nonostante sia tutto stato configurato ad-hoc e l’account del NAS venga accettato, non viene vista alcuna cartella SMB da poter utilizzare per effettuare la copia dati, un problema che rilevo esclusivamente con l’applicazione Mi Home e che non sono riuscito a superare, bocciato (e non intendo me medesimo).

Appunti sparsi su DSCam e Xiaomi / Miija

È per questo motivo che ho voluto quindi provare a cambiare direzione e approfondire l’argomento flusso video e DSCam / Video Surveillance di Synology, che utilizzo già quotidianamente con altri tipi di prodotti (D-Link, per la cronaca), sbattendo però ancora una volta contro un muro difficile da sorpassare, perché pieno di dubbi e soluzioni che non trovano reale risposta alle mie esigenze. Ti lascio più che volentieri il materiale reperito e le fonti consultate, dalle quali però non sono riuscito a estrarre una chiave di volta realmente funzionante e ideale per i miei scopi (ben vengano quindi i consigli nell’area commenti, se sei a conoscenza di work-around e metodi per far dialogare le due soluzioni tra di loro):

In conclusione

Come avrai forse capito, non è la qualità video o audio a preoccuparmi, quella è accettabile e posso lasciarla passare indenne da giudizio se rapportata al prezzo di una soluzione chiaramente casalinga e realizzata per chi non ha grosse pretese. Ciò che più mi delude è questa chiusura mentale che non appartiene solitamente a Xiaomi, questo mancato dialogo con altre soluzioni, piattaforme, protocolli più che rodati e stabili, al limite della stupidità e dell’incapacità di guardare oltre il proprio naso, forse il primo prodotto che realmente delude le aspettative.

Mi Home Security Camera 360° va bene per essere acquistata, configurata e posizionata dove più ti interessa, poi controllata esclusivamente dalla sua applicazione che tra l’altro non offre (almeno su Android) neanche un widget per poter avere un flusso streaming continuo (o fotografie a intervalli precedentemente stabiliti, come accade per esempio con IP Cam Viewer Pro) e buttare un occhio su cosa accade tra le proprie mura. Quella che altri come me definirebbero una “black-box” che potrà funzionare fino a quando Xiaomi manterrà in vita la propria struttura Cloud. È davvero questo il compromesso a cui si vuole scendere con il cliente finale?

A te la parola per dubbi, domande o semplici chiacchierate a proposito del sempre più ampio argomento della sicurezza in casa, sorveglianza e prodotti “intelligenti“.

Update

Magari può tornarti utile, ho trovato e scaricato il manuale PDF del prodotto. Ne ho caricato una copia sul mio spazio Box, ti lascio qui il collegamento diretto per il download.

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
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Prodotto: acquistato di tasca mia all'inaugurazione del primo Mi Store milanese, più per sfizio che reale necessità, a dirla tutta.
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