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Ok, tutto è stato svelato. I rumors ancora una volta non erano solo rumors, le innovazioni non erano troppo innovative, il dado non è del tutto tratto, bla, bla, bla. Questo è il mio solito sproloquio che riservo a ogni evento importante di Apple, facendo regolarmente passare quel bagaglio di ore necessario affinché gli animi si calmino e trovino la pace interiore (almeno in parte).

Prima di partire, ti propongo il solito chiarimento: non sono un fanboy e non mi schiero con una o l’altra fazione e, soprattutto, ognuno è libero di fare quel cacchio che vuole con i propri soldi. Tutto chiaro? Bene, cominciamo.

One more thing, storie di iPhone X e faide popolari 1

Non visitare Facebook, limita al massimo l’accesso a Twitter e fai un bel respiro prima di aprire il tuo feed reader, perché per almeno una settimana (ho detto almeno), non si parlerà di altro. Tutto questo trambusto è causato dal più appariscente di casa, vero erede di un iPhone 7 che lascia spazio a una versione 8 passata quasi del tutto inosservata, ignorata, buttata giù come fosse una bambola. Apple presenta la decima, che “salta la prossima generazione” per presentare qualcosa di più innovativo, più bello, più Wow, “il miglior iPhone di sempre” (cit.), e che poi risulta essere proprio così per il cliente medio di Apple.

Metto subito le mani avanti e ti ricordo che, secondo il mio personale punto di vista, Apple continuerà a essere passi avanti al mercato concorrente perché:

  • è “in grado di fare di più, utilizzando meno: la sua accoppiata CPU e RAM sembra impallidire al cospetto dei top di gamma Android disponibili sul mercato, eppure è capace di reggere un gran quantitativo di lavoro. Questo perché hardware e software formano una simbiosi unica. Un iPhone non potrebbe far girare fluidamente Android, potresti accorgerti di malfunzionamenti e instabilità che in iOS non noti (se non in rare occasioni). L’ecosistema vince, e questo –per chi ha provato entrambi i prodotti– è oggettivo.
  • Ha una rete di assistenza che mette il cliente al centro dell’attenzione. Qui potrebbe intervenire il mio amico Alberto dicendo che la pacchia è finita e che non è più lineare come una volta. È vero, gli Apple Store (e anche i centri di assistenza autorizzati) hanno iniziato a non essere più di manica così larga, facendo maggiori controlli e resistenza alla richiesta di una riparazione o di un cambio alla pari, alzando dove possibile le tariffe in caso di rotture e danneggiamenti causati dall’utilizzatore. Resta però, volente o nolente, una rete specializzata che “non ti lascia mai a piedi“, contrariamente a diversi produttori che montano Android e che pretendono che lo smartphone danneggiato venga inviato al centro di assistenza europeo, per essere poi rispedito al cliente dopo 20 giorni di attesa (non sempre, talvolta si va anche molto oltre).
  • Nonostante gli anni sulle spalle, gli iPhone rimangono oggetti con il più alto valore di vendita sul mercato dell’usato. Non è una cosa scritta nella bibbia oppure inventata dal tuo vicino che “capisci a me, ci penso io“, è oggettivamente dimostrabile dando un’occhiata a siti web che vendono ricondizionati, a siti d’annunci dove chiunque può disfarsi di un oggetto non più utilizzato, o magari da esperienze personali che hai avuto in passato. Vendere il tuo vecchio iPhone è facile e quasi sempre remunerativo (non ci guadagnerai, ma riuscirai anche a non perderci molto rispetto al divario che si crea sui top di gamma Android).
  • Il supporto è garantito per molti anni a venire. Allo stato attuale delle cose, è proprio Apple quella che sta garantendo il maggior periodo di supporto per i propri prodotti e sistemi operativi. È dell’anno scorso l’articolo del Wall Street Journal che analizza il cutoff di iOS sul parco macchine della mela, e vale ancora oggi: graphics.wsj.com/the-ios-cutoff/?mod=e2tw. Se vuoi seguire poi le evoluzioni e gli aggiornamenti sulle compatibilità, prova a dare un’occhiata a iossupportmatrix.com (aggiornato a iOS 11).

Ora, tolto questo, ti dico perché non c’è nulla di realmente innovativo oltre la tecnologia FaceID (che, come da tradizione, ha fallito la prima demo pubblica a causa del codice non immesso per il primo sblocco post-accensione) che prende il posto del vecchio (?) TouchID. Non c’è nulla perché di doppie fotocamere ne abbiamo già viste, così come abbiamo già visto i monitor edge-to-edge e la carica a induzione, abbiamo visto le certificazioni IP67 e anche le 68, non ancora disponibili per gli smartphone della mela. Se poi vogliamo buttarla sul goliardico beh, allora potrei dirti che le nuove Animoji sono spettacolari, e non vedo l’ora di mandare a cagare qualcuno facendolo dire alla faccina più adatta a vincere l’oscar come migliore attrice protagonista.

Mano al portafogli

Il nuovo giocattolo ha un costo importante, soprattutto qui da noi. iPhone X parte da 1189€ e arriva fino a 1359€ per il taglio di memoria da 256 GB. Ciò è la dimostrazione di quanto una costante leva economica applicata da Apple, ma anche da Samsung, colpisce nel segno e incontra l’approvazione pubblica che, dopo aver tirato fuori dal cilindro decine di lamentele di rito (cosa che si confà a noi italiani in particolar modo), corre poi a scovare e sfruttare il miglior modo per ottenere il neonato dispositivo cercando di ammortizzarne quanto più possibile i costi, dilazionandoli all’infinito magari. Dal ragionamento restano esclusi chiaramente tutti coloro che sono già pronti a mettersi in fila davanti agli Apple Store di tutto il mondo, la carta di credito trema già.

Se non fosse però stato abbastanza chiaro il mio incipit, te lo ripeto: i soldi sono i tuoi, puoi farci quello che vuoi e nessuno (nessuno, l’ho già detto?) potrà dirti come meglio spenderli.

Sulla qualità del prodotto in sé non dobbiamo neanche discuterne. Che tu sia già un cliente Apple o che tu voglia diventarlo per la prima volta (però, che gran battesimo!), iPhone X rappresenta il meglio che a oggi ha da offrire la società della mela, coadiuvata da una pomposità che appartiene al DNA dell’ufficio Marketing (e relativi rappresentanti) che continueranno a ripeterti quanto tu sia fortunato nel poter possedere un tale gioiello di tecnologia, facendoti credere che tutto sia nuovo, tutto sia fico e che tutto sia stato inventato da Pippo Baudo Apple, anche quando così non è.

Il dado è realmente tratto e i passi in avanti della tecnologia ci hanno ormai abituato a non poter più provare l’effetto Wow, perché non c’è più nulla di realmente importante da scoprire. La vera rivoluzione l’abbiamo già vissuta, e porta la firma di Steve Jobs, apposta circa 10 anni fa. L’evoluzione ci consente di migliorare la nostra vita quotidiana, di renderla sempre più comoda, su questo non può esserci dubbio. A questo punto, l’unica vera differenza sta nella qualità del servizio, nel supporto, nell’assistenza tecnica; e su questi aspetti fondamentali ancora molti (troppi) devono sedersi sui banchi di scuola e dare retta alla maestra.

Calma quindi il sangue freddo, ragiona e scegli il prodotto che fa realmente per te, io posso solo aiutarti a fissare dei punti d’analisi che possono portarti a un buon risultato finale.

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Milano Real Life (MRL) è il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

L’ultimo aggiornamento sul mondo del Car Sharing porta la data del 10 ottobre scorso (se escludo la rapida nota sul Piaggio Mp3 di Enjoy andato in pensione). È passato quasi un anno da quando ti ho parlato di DriveNow e del suo arrivo a Milano. Di novità ce ne sono state tante, e molte altre arriveranno tra una manciata di ore ormai, in concomitanza con l’avvio del mese di settembre. Io ho iniziato a utilizzare un po’ meno il servizio, ma lo ritengo pur sempre una tra le comodità innegabili di questa grande città.

Car Sharing: bentornati sui banchi di scuola!

Crediti immagine: omniauto.it

Share’nGo

Nonostante l’immagine appena inserita in articolo (creata dai ragazzi di Omniauto, nda) raffiguri 3 player importanti, manca quel quarto apparentemente indifeso, quello che “o tutto elettrico, o nulla“, Share’nGo, che sta vedendo crescere sempre più il suo bacino d’utenza e che continua a investire per approdare anche in Europa, dopo aver popolato il suo bagaglio d’esperienza in Italia. È proprio di qualche giorno fa l’articolo di approfondimento de Il Foglio, pubblicato all’indirizzo ilfoglio.it/economia/2017/08/24/news/ecco-la-flotta-delle-piccole-elettriche-gialle-che-va-benone-in-italia-149583, che racconta com’è nato il progetto e che tipo di scelte sono state fatte (e perché).

Car Sharing: bentornati sui banchi di scuola! 1

La loro newsletter è una di quelle più puntuali, che racconta novità riguardanti il futuro della società e della sua flotta, con alcuni dettagli che già ci dicono cosa accadrà in questo mese di “restart” post-ferie estive: un nuovo restyling dell’applicazione (assolutamente necessario, è certamente la meno accattivante tra tutte quelle ufficiali), il completamento della manutenzione del parco auto (necessario anch’esso, considerando le condizioni in cui si trovano alcune delle vetture sparse per il territorio) e 300 nuovi quadricicli tra Roma e Milano.

Car2Go

Dopo la chiusura del programma “PrendiMi” del febbraio scorso, hanno cercato di farsi perdonare (?) con alcune novità, tra le quali forse la più importante riguardante la validazione della patente online, ora possibile tramite applicazione. Ah no, aspetta, non è proprio così. Te la racconto tutta.

Il programma PrendiMi ha messo una pezza (se così si può dire) al barbaro aumento di tariffa applicato a coloro che portavano la vettura in una zona “di periferia“, cosa che ho ben descritto in un articolo dedicato: Car Sharing: che combinano car2go ed Enjoy?, che ancora oggi cambia le carte in tavola rispetto a Enjoy e Share’nGo, perché DriveNow ha fatto la stessa identica scelta con la loro mappa di copertura del servizio. Chiuso, con ringraziamenti per coloro che fino all’ultimo giorno hanno scelto di “riportare in centro” i mezzi, null’altro, nessuna informazione più specifica.

Per fortuna però ecco arrivare la validazione online della patente, ora disponibile via applicazione! Contrariamente a DriveNow, Share’nGo o Enjoy –infatti– Car2Go ha sempre necessitato della validazione fisica presso un punto vendita. Il tutto viene descritto in un articolo del blog ufficiale che trovi qui: blog.car2go.com/it/2017/05/29/16146, peccato che la novità riguardi esclusivamente i nuovi iscritti, come da risposta fornita a un utente in attesa di validazione per la sua patente rinnovata, stessa condizione nella quale si trova Ilaria:

Come si risolve il problema? Facile, si va in un punto di validazione fisico, rispettando orari d’ufficio spesso identici a quelli di ciascuno di noi (un cane che si morde la coda, in pratica).

Prima di chiudere, l’ultima nota è dedicata alle modifiche contrattuali che entreranno in vigore dal 13 settembre prossimo, le quali riguardano un nuovo tariffario e diverse modifiche al contratto stipulato tra la società e chi utilizza le vetture sul territorio. Introdotti inoltre i nuovi pacchetti minuti che sarà possibile pagare in anticipo: 2, 4, 6 o 24 ore, a prezzi ovviamente più vantaggiosi. Rinnovo anche per la flotta attualmente presente in città, che vedrà equilibrarsi i due modelli di Smart a 2 e 4 porte, questi ultimi dovrebbero passare da 50 a 400.

Allego qui entrambi i PDF inviati ai clienti, che potrebbero esserti sfuggiti: car2go – 2017_09_13_IT_FeePolicy (tariffario) e car2go – 2017_09_13_IT_Terms-and-Conditions_markup (modifiche al contratto, ben evidenziate).

DriveNow

Programma PrendiMi che vai, Drive’n Save che trovi. Sì perché DriveNow ha introdotto ciò che Car2Go ha eliminato, permettendo il noleggio a prezzo inferiore (o che vanno a regalarti minuti che potrai utilizzare successivamente):

Car Sharing: bentornati sui banchi di scuola! 4

Con Drive’n Save potete guidare alcune delle nostre BMW e MINI ad un prezzo speciale, a partire da 20 ct/min.
Vi basta controllare sull’app le auto nella area operativa verde identificate con il simbolo di %. Aprendo i dettagli dell’auto vi verrà indicato il prezzo scontato per il vostro noleggio su quella vettura.
Troverete BMW e MINI al costo di 20 ct/min e altre al costo di 24 ct/min.
Il programma Drive’n Save aiuta a rendere il sistema di free-floating sempre più efficiente, permettendo a voi di guidare auto speciali ad un prezzo davvero speciale.

L’articolo completo è disponibile all’indirizzo drive-now.com/it/it/blog/Drivensave. Io nel frattempo ho provato le loro auto (diversi modelli) trovandomi maledettamente bene, ma pagando ogni volta il dazio della zona non centrale.

E Ubeeqo?

Te lo ricordi GuidaMi di ATM? È passato a miglior vita lasciando spazio a Ubeeqo. Più orientato verso il noleggio a medio / lungo termine (inteso sulla base oraria), copre diverse città, Milano compresa (ma va?): ubeeqo.com/it & ubeeqo.com/it/carsharing-milano.

Car Sharing: bentornati sui banchi di scuola! 5

La tariffa si compone in base a tipo di vettura, durata del noleggio e pacchetto chilometrico da far comprendere nel prezzo finale, da aggiungere a un canone mensile che potrai pagare per mantenere un basso prezzo di noleggio orario (2€ / mese il più economico), anche se puoi scegliere di tenere l’account gratuito (ma facendo aumentare il prezzo orario). Trovi una tabella più che esaustiva qui: ubeeqo.com/it/carsharing-milano/tariffe.

Mettiamola così: tenersi una macchina di piccole dimensioni per una giornata intera ti costa 50€ da abbonato, con 50 Km inclusi, oltre i quali dovrai pagarli extra. Carburante, area C e parcheggio su strisce blu e gialle sono invece compresi. La storia cambia nel caso in cui si voglia tenere la vettura per una settimana, che con il carburante compreso parte facilmente da 225€ per la categoria più economica, totale al quale aggiungere il costo del pacchetto chilometrico scelto.

Car Sharing: bentornati sui banchi di scuola! 6

Insomma, non certo un servizio da considerare alla pari di quelli a noleggio breve e “flottante“, perché la macchina andrà sempre riportata là dove l’hai presa, all’inizio del tuo noleggio.

Aggiornamenti costanti

Un rapido consiglio prima di terminare questo già abbondante articolo (e grazie a te che sei arrivato a leggere fino a qui). Oltre la mail c’è di più, e non sempre questi giocatori del mondo del Car Sharing inviano le comunicazioni e le curiosità tramite le loro newsletter.

Ricorda di seguire i blog delle rispettive società, e se usi Twitter, aggiungi alla tua lista l’account dell’applicazione Urbi, che pubblica spesso le novità del settore, raccogliendole dai vari protagonisti:

A me sembra che non manchi nulla. Per dubbi, anomalie o segnalazioni di errori, citofonare l’area commenti, come al solito! :-)

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Mi scrive Marika, di CopyTrans (ho parlato del loro software qualche tempo fa), introducendomi un nuovo prodotto, qualcosa di relativo alla sicurezza e che continua a rimanere nel perimetro Apple. Si chiama CopyTrans Cloudly:

A while ago you wrote about CopyTrans, so we thought you might be interested in our latest app, CopyTrans Cloudly. It can delete and download photos from iCloud to PC all at once. This is as opposed to icloud.com, which requires you to go one-by-one.

We also have a unique feature developed by our programmers that allows us to recover permanently deleted photos. It actually helped us discover some serious Apple privacy breach. You can read about it here: copytrans.net/blog/like-the-titanic-icloud-photos-are-easy-to-sync-but-might-stay-there-forever

CopyTrans Cloudly: cancellare definitivamente le foto di iCloud

Riepilogando: le fotografie, seppur cancellate dai propri dispositivi, vengono spostate nel cestino di iOS, una sorta di soft-delete dei file, che possono così essere facilmente recuperati già dal proprio smartphone, tablet o PC. Questo però lo si sapeva già da tempo.

Il problema nasce nel momento in cui la fotografia viene cancellata definitivamente, anche dal cestino, ordinando così ad Apple di distruggerla dai loro server, cosa che secondo CopyTrans non accade per almeno un anno (circa). Per questo motivo, un’applicazione rilasciata gratuitamente (CopyTrans Cloudly, chiaramente), permette di metterci una pezza e fare quello che andava fatto sin da subito, cancellando definitivamente i file precedentemente eliminati, o permettendone il recupero nel caso in cui torni utile questa “svista” (?) di Apple.

Ho provato a utilizzare l’applicazione ma, nel mio caso, ha ben poca utilità. Io ho disabilitato (su ambo gli account che utilizzo) l’upload delle fotografie nel Cloud. Non l’ho fatto per paranoia o perché non sia comodo. Sono un utente Google e spesso cerco di utilizzare suite di prodotti di uno stesso sviluppatore, e nello specifico credo che Google Photo sia un ottimo prodotto che si sta evolvendo parecchio nel corso dei mesi, e che ha superato già da tempo la iCloud Photo Library. Le fotografie scattate da iOS o Android finiscono nel mio account Google, fine dei giochi.

CopyTrans Cloudly: cancellare definitivamente le foto di iCloud 1

Ho quindi riabilitato il servizio sul mio iPad e fatto qualche prova, e in effetti va esattamente come dice CopyTrans. Ho catturato qualche screenshot di test, dagli un’occhiata (fai clic sulla prima fotografia per aprire la galleria e leggere la descrizione completa dei passaggi):

L’applicazione funziona su sistemi Windows, si scarica gratuitamente da copytrans.net/copytranscloudly e non necessita di installazione, funziona da subito ed è perfettamente compatibile con l’autenticazione a due fattori. Le credenziali non vengono (credo volutamente) memorizzate: se chiudi l’applicazione e la riapri, sei costretto ad autenticarti ancora. È un tool che puoi tenere sicuramente a portata di mano, utile a chi necessita di disintossicarsi da iCloud e non vuole aspettare i tempi di pulizia di Apple.

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Milano Real Life (MRL) è il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Ci sono poche certezze nella vita di un milanese medio, l’Esselunga è certamente una di queste. Tutti pensati e realizzati con una logica ormai consolidata, buone offerte, qualche modifica non proprio gradevole nel post-Caprotti (che continua a mancarci tantissimo), il Presto Spesa, la cassiera che ti sorride quando è in buona, i suoi banchi del fresco.

Dall’altro lato Satispay, nata da cuore e menti italiane, con investimenti internazionali che stanno permettendole di crescere rapidamente e catturare l’attenzione di ulteriori commercianti (e gruppi) che decidono di accettare i pagamenti portati a termine tramite l’applicazione disponibile sulle piattaforme mobile più diffuse (Android, iOS, Windows Phone). Si dice che l’unione faccia la forza, giusto?

Ho fatto la spesa all'Esselunga con Satispay (un sacco bello)

Da un paio di settimane circa, l’Esselunga dove io e Ilaria siamo soliti fare la spesa, ha aggiornato i propri terminali includendo la possibilità di pagare con Satispay, e noi ne abbiamo approfittato immediatamente. Utilizzavo già Satispay, più sporadicamente, perché non propriamente circondato da esercizi commerciali che si appoggiavano a lui per il pagamento elettronico, ma con l’arrivo di Esselunga mi è toccato pure aumentare il budget settimanale da tenere sempre sotto ricarica!

Regole del gioco: quelle che durano ormai da qualche tempo. Il pagamento è sempre erogabile, ma per alcuni esercizi commerciali c’è in più quel cashback che ti permette di recuperare parte della spesa, subito dopo aver pagato. Esempio pratico? Pagamento di 100€ con cashback al 20%, 20€ tornano immediatamente nel budget di Satispay. Un modo come un altro per invogliare gli utilizzatori a passare dall’applicazione anziché dai contanti o dalle carte di pagamento.

Ho fatto la spesa all'Esselunga con Satispay (un sacco bello) 1

Ma perché Satispay?

Perché è comodo, funziona su iPhone ma anche sul mio Galaxy S8, su entrambi condivido l’account e non importa quale telefono sto utilizzando nello specifico momento. Un amico dice che Apple Pay è più comodo, in realtà credo e sostengo che si tratti di due metodi di pagamento molto differenti, dove il primo citato è dedicato esclusivamente ai clienti della mela, escludendo tutto il resto del mondo. Apple Pay si appoggia sulla propria carta di credito (ammesso questa sia compatibile), Satispay sul conto corrente bancario (o una carta con IBAN).

Satispay, una volta sbloccato con la propria impronta digitale o il PIN scelto in fase di installazione e prima configurazione, permetterà di inviare denaro al negozio preferito o all’amico che l’altra sera ha anticipato per tutti pagando il conto in pizzeria. È molto veloce (pressoché immediato, giusto il tempo della preparazione del pagamento) e preciso, tutto fila liscio e spero che continuerà a evolvere nel corso del tempo.

L’iscrizione al servizio è gratuita, così come ogni operazione eseguita. Se utilizzi il codice GIOVANNISOLO ottieni anche 5€ come “bonus di benvenuto” al completamento delle operazioni di riconoscimento e invio delle fotografie del tuo documento di identità. Il processo porterà via qualche giorno, potrai poi impostare il budget da tenere sempre a portata di clic e ricaricare ogni settimana (solo quando necessario).

Satispay
Satispay
Developer: Satispay S.p.A
Price: Free
Satispay
Satispay
Developer: SATISPAY S.P.A.
Price: Free

Ti iscriverai? :-)

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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Oggi voglio proporti un articolo già scritto, rivisto e pubblicato su IF Magazine (piattaforma di BNP Paribas Cardif), con la quale collaboro. Quella che leggerai qui di seguito è la versione originale, quella che ricalca fedelmente le mie idee e che ha un paragrafo in meno (come potrai notare), ma che -soprattutto- si rivolge a te, come se ci stessimo facendo una chiacchierata alla macchina del caffè, proprio come piace a me :-)

Ammettilo. Per un teorema matematico che non saprei spiegare o dimostrare, sei –per forze di causa maggiore– il figlio di un genitore, il nipote di uno zio o di un nonno, l’amico dell’amico del genero del suocero che per un quarto o quinto grado si avvicina alla stirpe che ha dato origine al tuo cognome o chissà cos’altro.

Sai, conoscevo tuo $parenteapiacere” (cit.) e altre amenità che possano servire a gettare le basi di un discorso, una chiacchierata, un ponte che porterà inevitabilmente alla fatidica domanda alla quale non potrai sottrarti neanche fingendo un attacco di dissenteria imprevisto: “Senti ma, tu che capisci tutto (e qui già dovresti sentire la puzza di bruciato), che smartphone mi consigli di acquistare?” (e sono stato fin troppo ottimista, perché la parola smartphone difficilmente salta fuori, ci si ferma a un più generico ed evidentemente accessibile telefonino).

Tu che sai tutto, che smartphone devo acquistare?

La risposta universale non esiste. Fai in modo che non possa uscire dalle labbra del tuo interlocutore, bloccala finché sei in tempo, cerca di zittirlo prima promettendo che porterai fuori il suo cane, gratuitamente. Si perché è un po’ come chiedere a un qualsiasi professionista del settore IT perché il computer ha “smesso di funzionare“, senza fornire nessun altro dettaglio.

Perché quindi non proviamo ad analizzare qualche caso insieme, cercando di mettere in risalto caratteristiche che non bisognerebbe mai sottovalutare? Nel grande bacino tecnologico mobile a nostra disposizione, bisogna fare attenzione a ogni singolo dettaglio, cercando di portare a casa un acquisto durevole nel tempo, che possa farti ritenere soddisfatto e non ti porti all’esasperazione a causa di lentezze o limitazioni, un prodotto che venga supportato nel tempo, che abbia magari una comunità di utilizzatori che possa tornare utile in caso di necessità, che ci possa permettere di spendere “il giusto“, anche se in realtà quel parametro può sensibilmente variare in base alla propria disponibilità economica, me ne rendo conto.

Non ci sono marchi, non ci sono modelli precisi (salvo quando diventa necessario per un confronto secco), ci sono punti chiave da identificare, posso darti una mano a farlo, basandomi su mie esperienze passate, è qualcosa che torna utile sempre per i futuri acquisti.

Quanto sei disposto a spendere?

Lo so, è una domanda venale, che probabilmente ti saresti aspettato al termine della lista. Credo che in realtà sia giusto proporla come primo punto chiave, perché è davvero inutile pensare in grande se sai già di non avere un budget medio-alto a disposizione. Ci sono alcuni smartphone con prezzi di listino troppo vicini (talvolta anche superiori) a quelli di PC portatili di fascia media. Non farti del male, davvero, è peggio che pensare di potersi permettere una dieci giorni a Miami all-inclusive e doversi poi rintanare a fare la “bella vita” a Casalpusterlengo.

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Se hai davvero necessità di cambiare smartphone, fissa un limite in base a quello che puoi spendere oggi, altrimenti metti da parte un po’ alla volta e pensa più in grande tra qualche mese. Non sempre, credimi, spendere tanto equivale ad acquistare un top di gamma infallibile, ci sono tanti bei cigni anche in un piccolo stagno che nessuno si sognerebbe di frequentare.

Da quale lato della barricata?

Con la dipartita del sistema operativo di Microsoft (in versione mobile), restano in campo i due giganti dell’eterna competizione: iOS e Android. Ancora una volta è l’esperienza personale a parlare. Sono stato utilizzatore iOS per tanti anni, un early-adopter che non smetterà mai di ringraziare l’oggettiva e innegabile genialità di un team capitanato da una grande persona che ci ha lasciato ormai qualche anno fa (ciao Steve), e che ha dato il via a una più che sana rincorsa al continuo migliorarsi, per il bene del consumatore finale. Ho due smartphone, uno personale e l’altro aziendale, rispettivamente Android e iOS.

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Ho imparato ad apprezzare tantissimo il sistema operativo di Google, ha fatto passi da gigante in pochissimo tempo, per alcuni versi credo abbia superato il sistema Apple, ma ciò che più devi tenere bene a mente, è che Apple ha creato un ecosistema accessibile a tutti, non tanto per la fascia di prezzo, quanto per la facilità nell’utilizzo. Uno smartphone basato su iOS può essere utilizzato da chiunque con il minimo sforzo, è a prova di scimmia, adatto quindi all’attempato genitore tanto quanto al ragazzo desideroso di mischiarsi alla folla. Android sa però comportarsi molto bene e, con la giusta confidenza padroneggiabile in una manciata di giorni, saprà rispondere a ogni tua esigenza.

Dimensioni

Le dimensioni contano (cit.). Ok, ora che ho tirato fuori la frase fatta senza neanche sforzarmi, in realtà posso confermarti che le dimensioni hanno un loro peso all’interno del panorama dei punti chiave che restituiscono un risultato finale. Il palmo della tua mano potrebbe essere troppo piccolo per acquistare uno smartphone con lo schermo più grande di 5 pollici, o magari no, perché potresti far parte di quel gruppo di papabili acquirenti che “sotto il phablet non è amore” (il phablet definisce quella fascia di dispositivi che non possono essere definiti smartphone, ma neanche tablet, una via di mezzo per grandezza del monitor e prestazioni). Apple è dovuta tornare sui suoi passi tempo addietro, quando nell’aria c’era quella voglia di abbandonare il 4,7″ in favore di qualcosa di più grande. I produttori di smartphone Android hanno invece vita più semplice, e lo sanno bene i clienti, che possono sbizzarrirsi all’interno di un parco dimensioni decisamente più ampio.

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Io ho avuto smartphone militanti nella fascia 4,7″-6″, probabilmente il 5,2″ è stato quello più apprezzato, a oggi ho l’accoppiata 4,7″ & 5,1″, con la quale mi trovo davvero molto bene. Ricordati che uno smartphone passa molto tempo in tasca, cerca di pensare alla sua corretta sopravvivenza, alla delicatezza che può avere un monitor in relazione a movimenti bruschi, a comportamenti non propriamente delicati (spesso accade che si finisca per sedersi “sopra” il proprio smartphone), ad azioni che possono mettere a repentaglio il portafogli, perché è difficile rinunciare a un compagno di vita che è ormai la scatola nera della nostra esistenza.

Prestazioni

Se fino a ora abbiamo parlato di budget e particolari esteriori del tuo prossimo smartphone, la ciccia vera è certamente quella costituita dal trio prestazioni, durata della batteria e quantità di memoria interna. Il mondo dei chipset non è mai cosa semplice, me ne rendo conto, ma ti assicuro che basta poco per capire che tipo di instradamento deve poter prendere il tuo ragionamento. Se per iOS e (ciò che è stato e che spero sarà in futuro) Windows Mobile la coppia processore e RAM non è mai stata un reale problema (sistemi molto ottimizzati per lavorare al meglio con una configurazione sempre identica, o quasi), per Android le cose sono diverse, e bisogna effettivamente ragionare su qualcosa che sia in grado di sopportare e supportare il susseguirsi delle tue richieste ed esigenze, rapportati alla pesantezza delle personalizzazioni operate sul sistema del robot verde di Mountain View.

Tu che sai tutto, che smartphone devo acquistare? 4

Prova a ricordarti un paio di nomi: SnapDragon e MediaTek. Si tratta di due famiglie di chipset completi (che integrano quindi le funzionalità aggiuntive di uno smartphone, come la connettività, la sicurezza, la gestione della batteria, ecc.) che propongono prestazioni più o meno alte, che si riflettono ovviamente sulla reattività dello smartphone, sulla durata della batteria, sulla qualità nell’utilizzo quotidiano del prodotto. Se per Snapdragon bisogna tenere d’occhio le serie 800 (quelle più performanti) o le 600 (ottime per il rapporto qualità-prezzo), nel campo Mediatek gli Helio P e gli Helio X la fanno da padrone (in quanto a performance), ma il giusto rapporto tra qualità e prezzo sta probabilmente nelle serie MT67 e MT65. Samsung fa eccezione e porta avanti la ricerca e lo sviluppo di un suo processore, si chiama Exynos e fornisce la linfa vitale della serie top di gamma del produttore coreano.

La scelta di un processore è spesso vincolata al produttore e alle sue valutazioni, non è possibile sceglierlo ma solo cercare quello più adatto in base alle esigenze quotidiane. Se non sei un giocatore mobile accanito non è necessario ricercare un processore performante al top della catena alimentare. Questo componente gioca un ruolo importante, ma non è l’unico asso nella manica da tenere a portata di mano.

Memoria interna

Siamo partiti con smartphone con poca memoria interna e slot microSD (per poterli espandere abbastanza facilmente) a scatole completamente sigillate, senza possibilità di espansione alcuna, senza la possibilità di accedere al vano batteria (anche quella non facilmente sostituibile), con un taglio di memoria standard e confini ben definiti entro i quali rimanere. 8, 16, 32, 64 e 128 GB in alcuni casi. Più memoria si desidera, più si paga, in maniera abbastanza sbilanciata rispetto al costo della stessa se si dovesse scegliere di acquistare una card microSD.

Tu che sai tutto, che smartphone devo acquistare? 5

Tra Dropbox, OneDrive, Google Drive e altri servizi simili si tende ormai a spostare tutto in cloud. Dalle fotografie ai documenti, senza dimenticarsi della musica. Anni fa ho avuto necessità di acquistare uno smartphone con 64 GB di memoria interna, l’avevo usata quasi tutta, cercavo di movimentare album, playlist e fotografie salvando queste ultime altrove, altrimenti “non ci si stava“. Oggi grazie a Spotify non occupo più spazio per gli Mp3, passando da Google Photos non ho bisogno di mantenere gli scatti originali in memoria, Dropbox conserva la maggior parte dei miei documenti, consultabili in qualsiasi momento e luogo.

Il taglio di memoria adatto a chi fa un uso misto del proprio smartphone è quello da 32 GB (se il produttore lo vende), altrimenti occorrerà salire di livello e andare su un 64 GB. Valuta anche il 16 GB se pensi non ti serva poi molto spazio, ma ricorda che sarebbe bene scegliere qualcosa di facilmente espandibile tramite microSD in caso di necessità. Evita come la peste i tagli da 8GB, non possono essere sufficienti per un motivo assai semplice: parte della memoria viene occupata dal sistema operativo e dai suoi aggiornamenti, è una fetta spesso importante che ti viene sottratta e che non potrai usare per ospitare applicazioni e dati personali. Occhio.

Batteria

Nulla è possibile senza di lei, e in base al proprio lavoro (o stile di vita) bisogna cercare di pretenderla il più adatta possibile. Occhio però: avere una fantastica e duratura batteria, spesso vuol dire accettare un compromesso e doversi “accontentare” di un processore più lento (mi vengono in mente alcuni esempi oggi commercializzati nella fascia Android medio-bassa), insieme (anche se in netto calo, finalmente) a una quantità di RAM non sempre sufficiente (1 GB è poco, questo non è un consiglio, è un dato di fatto). In media una batteria deve avere una buona capacità ma evitare di appesantire troppo lo smartphone, deve poter occupare uno spazio non troppo esoso (a meno di scegliere un dispositivo con un polliciaggio più alto, che consenta quindi di prendersela un po’ più comoda).

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Ci sono smartphone che ancora oggi montano batterie inferiori ai 2000 mAh, ma che grazie a un po’ di ottimizzazione riescono ad affrontare una giornata non troppo impegnativa (in consumo di risorse, ovviamente). In media si trovano più facilmente batterie intorno ai 2500 mAh o che arrivano a sfiorare i 3000 nella migliore delle ipotesi. Poi ci sono quelli che sfociano nel nucleare, che arrivano a superare abbondantemente i 3000 mAh e quasi arrivano a toccare i 5000 (si, c’è anche chi arriva a 6000 mAh, ma quella è un’altra storia).

In questo caso i top di gamma hanno sicuramente una marcia in più, ma ti assicuro che ti basterà una rapida ricerca per far saltare fuori delle piccole perle che in molti non considerano, ma che possono dare parecchie soddisfazioni, che ti mettono quindi a disposizione quel giusto rapporto tra prestazioni, memoria interna e batteria.

Una buona batteria, escludendo il mondo Apple, non deve scendere sotto ai 2500 mAh, considerando che dovrai comunque effettuare una ricarica al giorno (o anche due, nel caso in cui il tuo lavoro ti porti ben distante dal tuo ufficio, dal tuo caricabatterie lasciato lì e dalla tranquillità di poter usare più un telefono fisso che un cellulare). Se poi sei un tipo che ama giocare e perdere tempo sui Social Network beh, valuta qualcosa che offra almeno 3000 mAh o giù di lì.

Ciò che manca all’appello

Dual SIM, lettore di impronte digitale, fotocamera, ma non solo. Sono tutti dettagli da non sottovalutare ma che –secondo un mio soggettivo punto di vista– non fanno parte della lista dei punti chiave che voglio rimangano sempre ben focalizzati.

Ci sono smartphone che puntano molto sulla loro qualità fotografica, ottenuta mescolando sapientemente ottiche e ottimizzazioni software (che provano a colmare il gap che si crea rispetto a uno zoom ottico, cosa rara da trovare su uno smartphone), altri che prediligono la tecnologia applicata all’accessibilità, altri ancora che sfociano in alternative nate da un marketing estremamente fantasioso, quello che generalmente insegue la moda del momento e punta ogni riflettore sulla singola caratteristica spesso sopravvalutata (non vorrai dirmi che valuti uno smartphone dalla qualità dei selfie che sarà in grado di scattare, a meno che tu non sia un cliente molto giovane, giusto?).

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Ormai lo avrai capito. Lo smartphone perfetto e universale non esiste, esiste il dispositivo che cercherà di adattarsi al meglio alle tue esigenze, ma che tu devi essere in grado di identificare con un ragionevole margine di errore, basandoti ovviamente sul budget e sul tempo che impiegherai per acquistarlo (ricordi quello che ho detto all’inizio riguardo il mettere da parte qualche soldino in più prima della scelta finale?).

Se poi non puoi proprio resistere beh, assilla qualcuno con la fatidica domanda, mal che vada ti rimanderà a questo articolo (o da tutt’altra parte, ma quello è un altro argomento) ;-)

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