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Ho scaricato una quantità elevata di video e fotografie da vecchi supporti ottici, tutti scatti di amici e famiglia che non ho mai organizzato in Libreria Foto di Apple o caricato su Flickr (dal quale toccherà levare le tende quanto prima, ma questo è un altro argomento di cui discutere), con l’intenzione di metterli a posto e tenerli sotto un backup un pelo più affidabile.
Mi sono ritrovato con cartelle difficilmente esplorabili e utilizzabili da Finder (su macOS), ho quindi cercato di saltare l’ostacolo riorganizzando quei file in gruppi di 300 immagini o 50 video per ciascuna cartella, appoggiandomi a degli script di bash che ho avviato sul NAS, dove ho inizialmente spostato il materiale.

Bash: riorganizzazione rapida di immagini e video

picsMover.sh e vidsMover.sh si occupano rispettivamente di rinominare i file JPEG/JPG/jpeg in jpg (case sensitive) e MP4 in mp4 (medesima sorte), quindi spostarli in cartelle che verranno create automaticamente, 300 immagini o 50 video per ciascuna di queste (chiamate PICS_X e VID_X, dove X è il numero progressivo della cartella).

Ho caricato entrambi gli script su Gist, così che tu possa recuperarli facilmente e riutilizzarli come meglio credi.

picsMover.sh

vidsMover.sh

Provati tutti e due sul mio Synology DS216j, il quale ha portato a termine il suo mestiere. Per entrambi i codici valgono crediti e ringraziamenti a chi mi ha inconsapevolmente messo sulla via giusta per ottenere il risultato sperato:

Buon lavoro! :-)

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Pillole

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Conosco e sfrutto da moltissimi anni ormai le soluzioni di Cloud Storage più famose al mondo, per scopi personali (Dropbox Plus da 1 TB circa e Box free con 50 GB di spazio lifetime) e anche lavorativi (Dropbox for Business, spazio illimitato), ognuna di queste con i propri punti di forza e debolezza, con un occhio di riguardo alla tecnologia, alle novità e alla sicurezza dei dati (chi più, chi meno), e poi arriva lui, pCloud, un terzo player che sembra farsi spazio tra i grandi e che nell’ultimo anno ha anche guadagnato una menzione d’onore tra i migliori servizi di Cloud Storage al mondo. Ma di che si tratta esattamente?

pCloud salta fuori studiando alternative a Dropbox o Box

pCloud

Si tratta dell’ennesimo spazio disco sul PC di qualcun altro, che poi è il concetto alla base del Cloud Storage. Ora, tolto di mezzo il tipico modo di dire che tutti noi ormai conosciamo (e che alla lunga stufa, davvero), posso affermare che pCloud è una soluzione pensata per aggiungere spazio a quelle macchine che non ne hanno più, andando a offrire soluzioni e tagli / abbonamenti a prezzi molto ragionevoli (soprattutto se comparati a quelli di Drobox che sono solito pagare ogni anno), condendo il tutto con ulteriori proposte che possono far la differenza sul piatto della bilancia, ma andiamo con ordine.

Da cosa si parte?

Dalla base che ormai è giusto dare per scontato: un sito web, un client PC disponibile per ogni sistema operativo (e anche un paio di plugin per browser e software di terze parti), applicazioni per Android (qui l’APK diretto) e iOS. Manca all’appello un WebDav funzionante (almeno nel mio caso, con autenticazione a due fattori attiva) e un’integrazione con QNap e Synology, e questo è davvero un peccato.

pCloud salta fuori studiando alternative a Dropbox o Box 1

C’è la creazione dei collegamenti pubblici ai file, c’è la cartella Public (da qualche tempo abbandonata da Dropbox) con la possibilità di ospitare siti web HTML semplici, c’è una visualizzazione apposita per le tracce audio che si caricano nel proprio spazio (come fosse una sorta di libreria / player meglio organizzato rispetto a una cartella semplice). Manca (assurdo ma vero) il Drag and Drop tra file e cartelle nell’interfaccia web, sostituito da una selezione multipla che poi lascia il passo alle voci di menu specifico che si caricheranno (tra cui quella relativa allo spostamento di ciò che è stato selezionato, appunto).

C’è la funzione di “Rewind“, per il recupero delle versioni precedenti dei tuoi file ma non solo:

pCloud Rewind ti permette di ripristinare tutto il contenuto del tuo account a una precedente versione fino a 180 giorni. Puoi navigare liberamente attraverso tutti i tuoi file non criptati, ripristinarli o scaricarli.
Se decidi di ripristinare i tuoi file, saranno copianti nella cartella Rewind nella principale directory della struttura delle cartelle. Per esempio, se ripristini 5 file da 01/02/2017 alle 1 e 30 p.m, troverai una sottocartelle nella cartella “Rewind” nominata “5 file ripristinati dal 1 Febbraio 2017 13:30”. Puoi quindi spostare i i file dove desideri nel tuo account.

vedi: pcloud.com/it/help/general-help-center/what-is-pcloud-rewind

pCloud salta fuori studiando alternative a Dropbox o Box 2

Tale funzione è però limitata a 15 giorni di profondità se si utilizza un account gratuito, su Dropbox ti ricordo che è pari a quella offerta a un account Plus (non Pro, quella è già più alta), quindi 30 giorni.

Offre da subito, e in più rispetto ad altri competitor, il montaggio di un drive che ufficialmente non risiede (e quindi non occupa spazio) sul tuo PC e simula così la funzione Smart Sync di Dropbox, disponibile -quest’ultima- solo per i clienti Pro e Business (uno dei grandissimi punti a sfavore del gigante californiano). Oltre questa funzione di “Smart Sync” nativa, offre la possibilità di aggiungere la tecnologia pCloud Crypto che permette di criptare e decriptare automaticamente ogni file caricato in una specifica cartella del proprio account (crittografia lato client, nda), con un costo aggiuntivo ma con il vantaggio del non dover conoscere assolutamente nulla in merito all’argomento, una soluzione chiavi in mano.

Risponde all’appello, come per Dropbox e non solo, la creazione di un collegamento di upload file (dal mondo internet verso di te, scegliendo una specifica cartella del tuo account pCloud) che potrai pilotare impostando una data di scadenza e un limite di caricamento:

Lo stesso dicasi per la condivisione verso internet, che propone qualche opzione in più anche all’account gratuito (cosa che invece non è possibile fruire sul suo maggiore competitor, neanche con un account Plus!):

Pensando a una possibile migrazione dati da altro Cloud Storage, pCloud permette di connettersi agli account dei servizi che hai già sottoscritto, facilitando così il passaggio da uno all’altro, evitando l’uso di uno strumento di terza parte o un tuo lavoro più manuale e certamente seccante. Questo è certamente un gesto gradito. A questa particolare schermata si aggiungono anche Facebook e Instagram, facendo così diventare pCloud il tuo spazio di backup ufficiale per la “vita Social” costruita sui prodotti di Zuckerberg.

Quel ragionamento “al contrario”

È forse ciò che più mi piace di pCloud, quel ragionare al contrario in merito al caricamento dei file sul Cloud, senza necessariamente tenerne una copia sulla propria macchina. È stata un po’ l’idea vincente di Dropbox e del suo Smart Sync, anche se a oggi questa caratteristica funziona non senza qualche difficoltà (non ne ho mai parlato pubblicamente, ma qualche tempo fa in azienda abbiamo individuato un bug e lo abbiamo fatto correggere, eppure questo oggi esiste ancora e lo si può far attivare in maniera differente, cosa già discussa con Dropbox privatamente e in fase di correzione, nuovamente). pCloud ti fa da disco fisso finto, come fosse una mappatura di rete diretta, come un Virtual Drive al pari di VeraCrypt & Co., funziona, è di immediato utilizzo eppure quei file non risiedono sul tuo PC, è facile da capire e da fartelo entrare nell’ottica della quotidianità, la cache che pCloud crea sul tuo PC serve un po’ a fare da tampone a eventuali problemi di lentezza di scaricamento dati dalla loro rete (cosa che io in tutto il periodo di test non ho notato, nda).

Potrai sempre decidere in un secondo momento di creare un collegamento che scatenerà invece la copia costante della cartella all’interno del tuo PC, una cartella sorgente e una di destinazione che vivranno in simbiosi e che -per forza- saranno soggette al medesimo destino scelto dall’utilizzatore. Se si cancella un file nella cartella sorgente, questo sparisce anche dalla destinazione, e viceversa, come fosse una copia speculare (a quel punto potrai effettuare un recupero tramite la funzione di Rewind di pCloud).

In conclusione

Un prodotto che ha chiaramente dei vantaggi e qualche svantaggio forse dovuto alla sua gioventù, forse a un’altra visione del mondo degli utilizzatori di Cloud Storage rispetto ad altri giocatori della stessa scacchiera. pCloud è certamente un’alternativa da tenere in conto quando di sceglie un possibile sbocco e posto dove conservare copie dei propri file. L’account gratuito (se correttamente sbloccato) offre 10 GB di spazio per cominciare, oltre i quali sarà necessario valutare l’upgrade verso le offerte a pagamento. Nota di merito per la Lifetime che permette un pagamento one-shot di una quota certamente importante, ma che non toccherà rinnovare negli anni.

La mancata comunicazione -a oggi- con il mio NAS ne costituisce grave pecca per la quale dubito molto fortemente di abbandonare Dropbox, ma è chiaro che il prezzo pagato per quest’ultimo è ormai fuori mercato quando i competitor iniziano a giocare duro sullo stesso terreno, senza considerare che l’arrivo ormai annunciato delle soluzioni One di Google potrebbero rimescolare ancora una volta le carte e dare linfa nuova alla sfida. Io per il momento rimango sul mio account gratuito, con il quale continuerò a sperimentare e tenere d’occhio la crescita del pargolo svizzero. Per me si va con una votazione di 3.5 punti su un massimo di 5, il margine di miglioramento c’è sicuramente ed è abbastanza largo.


C’è un extra ulteriore in conclusione di questo mio articolo, che va a porsi subito sullo stesso piano di un competitor ben più conosciuto e importante, WeTransfer, nel caso di pCloud questo si chiama semplicemente Transfer, e permette di inviare file (anche di grandi dimensioni, fino a 5 GB) senza necessità di registrazione e con possibilità di proteggere i file con una password, lo trovi all’indirizzo transfer.pcloud.com (ci sono capitato per caso e certamente lo userò prossimamente).

Tu hai già utilizzato pCloud o è la prima volta che ne senti parlare? Pensi di registrarti gratuitamente al servizio? Fammelo sapere tramite l’area commenti sotto questo articolo e parliamo insieme di questo diverso competitor in una terra già “proprietà” di alcuni mostri sacri difficilmente attaccabili.

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: ho provato pCloud di mia sponte, sto usando un account gratuito. L'articolo non è in alcun modo sponsorizzato.
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No, non è un nuovo servizio inventato da Mozilla, è semplicemente un’ulteriore freccia all’arco di quell’azienda che sta progressivamente (sempre più) muovendosi in una direzione ben precisa, più dedicata alla libertà, educazione e sicurezza della navigazione, lasciando un po’ da parte quello che era il core business fatto di corsa alle statistiche di utilizzo del proprio browser e ulteriori applicativi disponibili nel bouquet. Oggi si parla quindi di Firefox Monitor, strumento che può tornarti utile per sapere se i tuoi dati e –ancora peggio– le tue credenziali sono finite in mani sbagliate, per cercare di correre ai ripari nel più breve tempo possibile.

Firefox Monitor ti avvisa in caso di furto credenziali

Firefox Monitor

Tutto parte da HIBP

Si chiama “have i been pwned?” (HIBP, per l’appunto), ed è il sito web che ha dato inizio a tutto, pensato, voluto, sviluppato e mantenuto da Troy Hunt, il quale permette un’operazione molto complicata se non si conosce dove mettere le mani: partendo da un indirizzo di posta elettronica (dato fondamentale per la registrazione a qualsivoglia servizio nel 99% dei casi), il sito è in grado di interrogare un database contenente una mole di dati enorme, generalmente sottratti ad aziende che non li hanno protetti a dovere, esposti in seguito sul web, messi a disposizione di un mercato nero che con questo tipo di materiale ci va a nozze (materiale che può servire diversi scopi, così come diversi sono i modi di venderlo e reperirlo anche in un secondo momento, quando le acque si calmano), facendoci sapere se siamo vittime impotenti e spesso inconsapevoli di quegli attacchi.

A spiegare il perché e il come di HIBP è proprio Troy Hunt nella pagina About del sito web ufficiale: haveibeenpwned.com/About. Io ho interrogato diversi indirizzi di posta elettronica appartenenti al sottoscritto, l’ho fatto ormai qualche anno fa, e ho approfittato della possibilità di iscriversi al servizio di alert per ricevere successive comunicazioni in caso di nuovi attacchi contenenti i miei dati personali. In quei dati possono esserci riferimenti alla persona e alla sua posizione (indirizzo di residenza, ufficio, ecc.) ma non solo (password, IBAN, potenzialmente anche riferimenti alle carte di pagamento, seppur privi di date di scadenza e CVV2). Nel tempo si sono susseguiti miglioramenti della piattaforma e ricerca anche per dominio colpito, ma il cuore pulsante è e rimane il servizio basato sull’interrogazione dell’indirizzo di posta elettronica e alert impostabile per futuri attacchi.

Cos’è quindi Firefox Monitor?

Firefox Monitor è un po’ la personalizzazione di un servizio che forse non tutti conoscono, ma che continua a svolgere il suo prezioso lavoro ogni giorno. In collaborazione con HIBP, un apposito nuovo sito web (monitor.firefox.com, manco a volerlo rendere troppo complicato) si occuperà di lanciare l’interrogazione e mostrare i risultati a video (oltre che notificarli a mezzo posta elettronica, se lo vorrai), tutto minuziosamente spiegato nell’articolo pubblicato lo scorso 25 settembre sul blog della società:

Introducing Firefox Monitor, Helping People Take Control After a Data Breach

Io ho ovviamente fatto qualche test con alcuni dei miei account, ottenendo i medesimi risultati che conoscevo già (in seguito ai quali ho chiaramente cambiato password dove e quando necessario):

Anche in questo caso potrai iscriverti per futuri aggiornamenti automatici (Firefox Monitor Protection), che ti verranno consegnati a mezzo posta elettronica dai server di Mozilla, rendendo il tutto un po’ più ufficiale e forse fidato rispetto al progetto autonomo di Troy (che comunque, continuo a ribadire, è il primo ed è in fin dei conti quello che ci mette le ricerche, le API e tutto ciò che serve per analizzare i dati recuperati dopo gli attacchi e individuare al loro interno il tuo account di posta elettronica). Ciò che tu dovrai fare in seguito alla consultazione dei risultati è seguire quanto suggerito dal sito web e, per non saper né leggere né scrivere, andare a cambiare la password degli account colpiti. Mozilla usa il nuovo sito web per riepilogare le mosse da intraprendere, tutte abbastanza comprensibili nonostante non siano ancora localizzate in italiano:

Firefox Monitor ti avvisa in caso di furto credenziali 3

Ciò che posso consigliarti è dare un’occhiata al mio vecchio –seppur ancora valido– articolo dedicato alla scelta di una password robusta e sempre diversa per ogni tuo servizio, pubblicato in occasione dell’ultimo attacco a Twitter e a molti dei suoi account:

Tanto va la gatta al lardo, che ci lascia la password di Twitter

Al solito, per qualsiasi dubbio o informazione riguardante l’argomento discusso in questo articolo, l’area commenti è a tua totale disposizione, così come il forum di Mozilla Italia dove –se ti va– possiamo approfondire l’argomento relativo a Firefox Monitor.

Buon proseguimento :-)

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Che si tratti di testo e non, talvolta ti può capitare di dover o voler mettere in evidenza un particolare all’interno di un’immagine che stai caricando sul blog, o magari inserendo all’interno di un documento che intendi condividere con qualcuno a cui spiegare una determinata cosa. Per fare ciò utilizzando GIMP, c’è un metodo abbastanza rapido che richiede solo qualche passaggio e un nuovo livello da applicare all’immagine che stai lavorando. Ti spiego rapidamente come fare.

macOS: Gimp 2.10 (non ufficiale)

Le immagini e il video che vedrai fanno riferimento a McGimp su macOS (che ho usato durante la stesura dell’articolo e la registrazione del monitor), ma nulla cambia rispetto alla versione ufficiale che utilizzi abitualmente sulla tua macchina Windows.

Evidenziare un particolare

Do per scontato che tu abbia già scelto il colore che utilizzerai per evidenziare il particolare che ti interessa sull’immagine in lavorazione (in caso contrario fai clic sul colore primario nella colonna di sinistra, e modifica la tua scelta puntando il colore con il mouse o inserendo manualmente il codice HEX che desideri), io ho scelto molto banalmente un giallo pieno, non in stile evidenziatore (#ffff00).

Fatto ciò, utilizza lo strumento di selezione dell’area e raccogli al suo interno ciò che vuoi mettere in evidenza. Fai ora clic con il tasto destro su quest’area e applica un nuovo livello all’immagine, quindi trascina il colore primario al suo interno; questa operazione applicherà un colore all’area che coprirà anche il testo posto sotto. Ora, assicurandoti che il livello sia ancora selezionato, fai clic sul menu Modalità (nella colonna di destra, in alto) e scegli la voce Moltiplica. Questo ti permetterà di riportare nuovamente in primo piano il testo che avevi precedentemente coperto, lasciando però che quell’area rimanga evidenziata, che poi è esattamente (spero) ciò che volevi ottenere come risultato.

Per rendere la spiegazione più semplice, ho catturato il mio monitor durante l’operazione di preparazione di un’immagine che mi serviva inserire all’interno di un articolo del blog (quello dedicato al Mi Band 3, che ti consiglio di leggere se non lo hai ancora fatto!), realizzando così un video che ho caricato sul mio canale YouTube, te lo mostro qui di seguito:

L’operazione è davvero molto semplice e veloce, inutile dire che allo stesso nuovo livello immagine potrai aggiungere ulteriori aree da mettere in evidenza (non serve assolutamente creare più livelli) all’interno della stessa immagine in lavorazione. In caso di dubbi puoi sempre usare l’area commenti qui di seguito, io ringrazio a mia volta chi il metodo l’ha spiegato pubblicamente (in lingua originale, inglese), dal quale ho tratto la versione localizzata sul mio blog.


fonte: gimplearn.net/viewtopic.php/Highlighting-an-image-text-in-GIMP?t=49

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Seppur rientrato da qualche giorno ormai, le ferie ti portano ad avere quegli strascichi difficili da scrollarsi di dosso, e la medesima carica di un lombrico che deve scalare l’Everest, senza considerare la gran quantità di posta elettronica e questioni da riprendere in mano dopo l’assenza. Per questo motivo le trasmissioni ufficiali sono rimandate alla prossima settimana, e nell’attesa non posso fare altro che proporti qualche piccola pillola, più semplice da digerire :-)

Quella di oggi in realtà è una nota di Chrome, il browser di Google, il quale si integra ancora più con le notifiche di sistema (nel mio caso Windows 10, ma potrei dirti lo stesso per Linux e macOS) grazie all’utilizzo –oggi– di un flag sperimentale, il quale passerà prossimamente a essere comportamento predefinito di questo software.

Chrome: passare alle notifiche native di sistema (Windows 10)

Per poter abilitare la nuova funzione aggiorna il tuo Chrome all’ultima versione, quindi “visita” l’URL chrome://flags/#enable-native-notifications e modifica la voce del menu a tendina portandola su Enabled.

Chrome: passare alle notifiche native di sistema (Windows 10) 2

La modifica è immediatamente operativa, le notifiche compariranno ora in basso a destra come qualsiasi altra legata al sistema operativo e alle altre applicazioni di terze parti precedentemente integrate. Potrai controllarle direttamente dal gestore notifiche di Windows 10 (e la medesima cosa, come già detto in apertura articolo) potrai farla da Linux o macOS.

Buon proseguimento di giornata! :-)

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