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In seguito all’aggiornamento del pacchetto PHP 7 su Synology, mi sono accorto che il bot di Telegram non mi informava più riguardo il cambiamento di stato dell’Home Mode di casa. Ho dato un’occhiata al problema e scoperto che i moduli .so non erano più al loro posto. Ho quindi rimesso in ordine e tutto è tornato a funzionare come riportato nel mio vecchio articolo, questo di seguito:

Synology Surveillance Station: Home Mode automatico tramite WiFi

Per questo motivo ho deciso di scrivere qualche riga di codice che rendesse l’operazione più semplice nel caso in cui mi ricapiti lo stesso scenario. Ho poi condiviso con tutti lo script, caricandolo nel mio spazio GitHub all’interno del progetto (github.com/gioxx/AVM-FRITZ-Box-Synology-Surveillance-Home-Mode-Automation). Lo script si chiama molto banalmente php7ModEnabler.sh e ti posso rapidamente dire che:

  • Verifica l’esistenza del pacchetto PHP 7 sul NAS Synology, quindi:
    • Se non esiste il file /usr/local/lib/php70/modules/openssl.so lo recupera dal pacchetto PHP 7 (/volume1/@appstore/PHP7.0/usr/local/lib/php70/modules).
    • Fa la stessa cosa con /usr/local/lib/php70/modules/curl.so e /usr/local/lib/php70/modules/soap.so (che utilizzo anche per altro, e male non fa).
    • Modifica il php.ini di PHP 7 (/usr/local/etc/php70/php.ini) e “inietta” l’uso dei 3 moduli se questo non è stato precedentemente fatto (baso il mio controllo sull’esistenza della riga extension=openssl.so generalmente sotto extension_dir = "/usr/local/lib/php70/modules".
    • Riavvio PHP 7 (synoservicecfg -restart pkgctl-PHP7.0) per poter caricare correttamente il file php.ini modificato.

Ti basterà copiare lo script all’interno della tua home sul NAS, quindi renderlo eseguibile (chmod +x php7ModEnabler.sh) e lanciarlo con privilegi elevati (sudo ./php7ModEnabler.sh).

È una logica molto banale ma funzionante e utile per accelerare i tempi di configurazione del PHP 7 e relativi moduli su Synology. Ho modificato l’articolo originale per poter includere anche questa nuova possibilità. Ringrazio tutte le fonti utilizzate (quindi i relativi utenti che hanno fornito l’aiuto), tutte riportate all’interno dello script bash. Sentiti libero di suggerire delle alternative nei commenti o – se preferisci – di forkare direttamente il mio codice GitHub e proporre così possibili miglioramenti, correzioni o ulteriori controlli.

Buon lavoro.

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Tutto parte da un computer. È piccolo, consuma poco, è affidabile in linea con la capacità di poter rimanere acceso ininterrottamente e perdersi per strada quasi sempre non per colpa sua, quanto per la fragilità che può avere una tradizionale scheda microSD sulla lunga distanza. Si chiama Raspberry Pi (raspberrypi.org) e se non hai mai sentito prima questo nome, vuol dire che tutto sommato dell’argomento tecnologia e informatica forse non sei realmente appassionato (e qui qualche fischio in fondo alla sala lo sento arrivare eccome).

Raspberry Pi: la base di partenza

RPi3

Eppure secondo me è proprio così, non prenderla sul personale o come attacco diretto. Di Raspberry Pi se ne parla ormai da tanti anni (è stata presentata come single-board computer nel 2011, nda) e oggi siamo ormai arrivati a poter sfruttare la sua terza generazione, nel modello B+ (che è quello che inizia a diffondersi sempre più). Io ci ho giocato in passato, ma non ne ho mai posseduto e tenuto uno in casa, fino a ora. Per “colpa” (se così si può chiamare) dei ragazzi di Cubbit ho deciso di acquistare proprio un RPi3 B+ da mettere in casa e nascondere nel ripostiglio, dove tengo anche il vecchio Media Center basato su Windows 7 e Plex (che tutto sommato svolge ancora il suo lavoro) e dove ho potuto portare dei cavi di rete che comunicano direttamente con il mio router (7590).

Starter Kit

Ho acquistato un modello completo, che propone anche il case, la scheda microSD e ulteriori accessori, lo prepara la ABOX, lo puoi trovare anche tu su Amazon:

Io ho scelto lo Starter Kit un pelo più costoso, ma con la scheda di memoria da 32 GB, così da non avere problemi di spazio per qualche tempo (sì, scoprirai che con RPi quei GB di spazio possono essere anche più che sufficienti). Tutto arrivato con i soliti rapidi tempi di Amazon, quindi montato e preparato per la prima installazione (che tra breve ti spiegherò come modificare rispetto all’originale prevista). RPi, se volessi fartela molto breve e chiara, è un ambiente di laboratorio, test, sviluppo, nuove scoperte.

Non è e non potrà mai sostituire il tuo PC di casa o il tuo laptop, ma potrà certamente farti da concentratore per la gestione della domotica, da server DNS con possibilità di oscurare le pubblicità invasive (e di questo ne parliamo in un prossimo articolo), da server Plex (con diverse limitazioni, occhio) o da piattaforma di gioco retrò e chissà quanta altra roba ancora, tutto racchiuso nel palmo di una mano e con una spesa tutto sommato limitata.

Partendo dal presupposto che tu abbia scelto un RPi3 B+, le caratteristiche della single-board dovrebbero più o meno essere queste:

  • CPU Broadcom BCM2837B0, Quad-Core a 64-bit 1.4 GHz con 1 GB di SDRAM LPDDR2.
  • WiFi e Bluetooth a doppia banda (2,4 GHz e 5 GHz IEEE 802.11.b/g/n/ac, versione bluetooth 4.2, BLE).
  • Velocità massima dell’attacco ethernet 300 Mbps, supporto Power-over-Ethernet (PoE) tramite HAT PoE separato rispetto allo Starter Kit.

A ciò va sempre associato un alimentatore capace di erogare 5V/ 3A per rimanere tranquilli e non incorrere nel più classico degli alert a video che lamentano una scarsa alimentazione (che potrebbe non essere sufficiente per servire anche hard disk esterni USB e simili) e, per le configurazioni un pelo più complesse in grado di tenere in piedi software più esosi, un paio di dissipatori in rame da poter installare secondo esigenza (tieni quindi a portata di mano la cara vecchia pasta termoconduttiva se pensi di voler fare cose turche con il tuo nuovo giocattolo!).

Cerca di avere sempre a che fare con microSD di qualità, classe 10 di nuova generazione possibilmente. Nel caso tu stessi acquistando il mio stesso Starter Kit, questo arriverà con una microSD sulla quale troverai già installato NOOBS (New Out Of Box Software), “an easy operating system installation manager for the Raspberry Pi“, in pratica è un bivio verso il tuo Sistema Operativo preferito, ma senza che questi ti obblighi a sceglierne per forza uno.

Io la microSD però l’ho formattata, e ci ho messo esclusivamente Raspbian:

Raspbian is a free operating system based on Debian optimized for the Raspberry Pi hardware. An operating system is the set of basic programs and utilities that make your Raspberry Pi run. However, Raspbian provides more than a pure OS: it comes with over 35,000 packages, pre-compiled software bundled in a nice format for easy installation on your Raspberry Pi.

Puoi farlo anche tu: è supportata, è parecchio comune tra proprietari di RPi e quindi gode di una comunità in grado di aiutarti e di portarci sopra sempre più software e utilità che potrebbero tornare utili anche a te, senza considerare la moltitudine di progetti che per la propria installazione consigliano e preparano procedure semplici proprio per questa distribuzione Linux ottimizzata. Io ti spiego quindi che fare se anche tu vuoi seguire il mio percorso.

Prima installazione

Inserisci la microSD nel tuo PC (io ho utilizzato il mio MacBook, ma i software che ho utilizzato sono disponibili anche per gli altri sistemi operativi), quindi scarica l’immagine di Raspbian che intendi utilizzare, io ho scelto quella completa di interfaccia grafica e qualche software di base (pesa un pelo di più ma ti permette di andare oltre l’uso del terminale e della connessione e amministrazione via SSH): raspberrypi.org/downloads/raspbian (il collegamento diretto alla versione che ho utilizzato è questo: downloads.raspberrypi.org/raspbian_full_latest).

Scarica ora il software gratuito balenaEtcher, ti permetterà di portare l’immagine di Raspbian su microSD e renderla avviabile, gli darai i pasto il file ZIP che hai scaricato qualche secondo fa. Non è necessario installarlo se usi Windows, puoi scaricare la versione portable (mentre su macOS io l’ho installato). Avvialo, ti si presenterà davanti la sua schermata principale, tu dovrai solo indicargli dove prendere il file ZIP contenente il sistema operativo da portare su microSD, selezionare quest’ultima e poi fare clic su Flash, è una procedura estremamente semplice (devi solo portare la necessaria pazienza affinché termini l’operazione).

Senza rimuovere la microSD dal PC, una volta chiuso balenaEtcher, dobbiamo abilitargli la possibilità di connetterci in SSH al Raspberry quando questo sarà in funzione. Per farlo hai metodi diversi in base al tuo sistema operativo. Come già detto, io ho eseguito tutta la procedura da macOS, ma ti fornisco anche un’alternativa Windows.

Abilita SSH

  • Se hai macOS, apri un Terminale e spostati nella microSD (cd /Volumes/NomeScheda, aiutati con il tabulatore), quindi – una volta dentro – crea un file vuoto chiamato ssh (touch ssh). Rimuovi correttamente la microSD da macOS, inseriscila nel Raspberry e avvialo.
  • Se hai Windows, apri un Prompt dei comandi e spostati nella microSD (verifica che lettera di unità è stata assegnata da Computer, quindi nel prompt digitala seguita dai due punti, esempio e:, premi invio), quindi – una volta dentro – crea un file vuoto chiamato ssh (echo ""> ssh). Rimuovi correttamente la microSD da Windows, inseriscila nel Raspberry e avvialo.

Cerca il Raspberry e collegati

Che tu abbia macOS o Windows poco importa, scarica PiFinder, un’utilità gratuita che cerca all’interno della tua rete il Raspberry e ti permette di collegarti rapidamente tramite un terminale. La trovi su GitHub all’indirizzo github.com/adafruit/Adafruit-Pi-Finder/releases/latest. Non si installa, si avvia e si utilizza immediatamente, in maniera del tutto semplice: cerchi e ti colleghi.

La password di default di una nuova installazione è sempre raspberry, ti verrà chiesto di cambiarla al primo accesso. Il sistema è immediatamente funzionante, noterai che collegandoti con un VNC potrai già operare sull’interfaccia grafica di Raspbian, modificare le proprietà del Desktop e lanciare i programmi installati. Sei a bordo.

E ora?

C’è un mondo davanti a te. RPi è collegato nella tua rete ed è pronto a lavorare per te. Solo facendo qualche ricerca Google arriverai a mille possibili utilizzi del nuovo giocattolo, l’importante è metterci della pazienza, della testa e della voglia di imparare. Nei prossimi articoli ti parlerò certamente di alcune delle possibilità che hai a tua disposizione, dal backup dei dati fatto tramite Raspberry e un NAS disponibile nella tua rete (io ho montato le unità del mio Synology) all’utilizzo come DNS server veloce e in grado di ripulire il web da possibili minacce, proteggendo te, la tua famiglia e sicuramente i più piccoli. Io attualmente lo sto usando come nodo Cubbit (per sperimentare il software in attesa delle Cubbit Cell) ma non solo, presto ne saprai di più.

Per me il Raspberry è certamente un giocattolo molto divertente in grado di portare via del lavoro al Media Center e forse anche al NAS, consumando meno risorse e dandomi la possibilità di imparare cose nuove. È un “esperimento” che sento di consigliare a tutti i patiti della materia che ancora non hanno fatto l’incauto acquisto.

Sei possessore anche tu di Raspberry? Cosa gli fai fare? Utilizziamo insieme l’area commenti per parlarne, e ricorda che non serve registrarsi a Disqus per poter lasciare il tuo contributo, dai un’occhiata qui.

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato di tasca mia su Amazon, esattamente un giorno prima che lo Starter Kit andasse in forte sconto (la mia solita botta di fortuna).
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YOURLS in installazione self-hosted propone un proprio logo in alto a destra con relativo titolo (H1) bene in evidenza e, contrariamente per esempio a DokuWiki, non permette nativamente di modificarlo o eliminarlo (né il logo, né il titolo); avevo per questo motivo modificato manualmente il file PHP che inserisce il titolo e richiama l’immagine / logo, inserendo la mia icona e nulla più, “una roba un pelo più pulita“, inutile dire che questa soluzione è sconsigliata e da non percorrere (per svariati motivi che ti spiego tra un attimo), ecco perché alla fine ho deciso di scrivere un plugin per YOURLS che ti permette di fare tutto questo senza sporcarti le mani.

YOURLS: cambiare il logo con un plugin (GWallChangeLogo) YOURLS: cambiare il logo con un plugin (GWallChangeLogo) 1

GWallChangeLogo

Perché non modificare manualmente la pagina PHP?

Per svariati motivi, te ne cito un paio fondamentali (il secondo più del primo):

  • se non hai ben presente cosa stai facendo e dove stai mettendo le mani, potresti fare danni anche solo modificando una virgola;
  • ogni modifica operata manualmente verrà certamente sovrascritta al prossimo aggiornamento del software che installerai per questioni di sicurezza (vero che lo farai?), vuoi davvero andare a modificare ogni volta quel richiamo logo e titolo? Suggerimento: No.

È per questo che ho scritto un plugin: gratuito, codice pubblicamente disponibile (puoi lavorarci anche tu, che schifo non mi farebbe), facile da installare e configurare, puoi disattivarlo quando ti pare e decidere di tornare al logo originale di YOURLS, come nulla fosse mai accaduto, pillola azzurra.

Scarica il file PHP del plugin dallo spazio GitHub che gli ho dedicato (questo: github.com/gioxx/YOURLS-GWallChangeLogo), quindi caricalo nella cartella user/plugins del tuo YOURLS così ritrovarlo nella console amministrativa (contoso.com/admin/plugins.php dove contoso.com dovrà essere sostituito con l’URL della tua installazione YOURLS, ovviamente) e attivalo.

A questo punto spostati nella voce di menu GWall Change Logo Plugin Config e specifica i 3 parametri richiesti: URL dell’immagine da utilizzare al posto del logo originale, tag Alt e Title:

YOURLS: cambiare il logo con un plugin (GWallChangeLogo) 2

Non c’è limitazione sull’Image URL, il plugin proverà in ogni caso a fare l’img src dell’indirizzo che gli darai in pasto, occhio quindi a cosa gli riporti all’interno. I tag Alt e Title possono non essere specificati, ma per una questione di standard ti consiglio di farlo inserendo un testo alternativo all’immagine nel caso in cui questa non venisse trovata all’indirizzo specificato. Quando hai terminato, fai clic su Update values per confermare e permettere al plugin di terminare il suo lavoro.

Questo è quanto. Per qualsiasi dubbio l’area commenti è a tua disposizione così come l’area supporto / Issue di GitHub dove potrai segnalare malfunzionamenti o richiedere modifiche al plugin. Crediti e fonti utilizzate sono riportate all’interno del file PHP del plugin, grazie a chi mi ha permesso di imparare qualcosa in più su questo aspetto di YOURLS.


immagine di copertina: rawpixel.com from Pexels
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Se non conosci YOURLS, è perché evidentemente non ti è mai servito e forse mai ti servirà, questo è il classico post tecnico dedicato a coloro che invece hanno già avuto a che fare con questo software e la sua necessità di aggiornamento old-school: “Scarica, scompatta, carica su FTP e sovrascrivi“. Un po’ sulla falsa riga di quanto fatto in passato con DokuWiki (DokuWiki: upgrade dell’installazione, poi non più necessario grazie all’implementazione nativa e alla disponibilità del file diff sul sito web dello sviluppatore), oggi torno sull’argomento e ti parlo del file diff di YOURLS.

YOURLS: upgrade dell’installazione (file diff) 1

YOURLS stands for Your Own URL Shortener. It is a small set of PHP scripts that will allow you to run your own URL shortening service (a la TinyURL or Bitly).

Running your own URL shortener is fun, geeky and useful: you own your data and don’t depend on third-party services. It’s also a great way to add branding to your short URLs, instead of using the same public URL shortener everyone uses.

Due file ZIP (quello contenente la vecchia versione, quello con all’interno la nuova) che si scaricano direttamente dallo spazio GitHub del progetto, un terminale di Linux (qualsiasi). Si scompattano entrambi i file ZIP (ex.: unzip 1.7.3.zip) nella stessa cartella, quindi il comando per il confronto tra le due directory rimane quasi lo stesso di quello usato per l’articolo del DokuWiki (non fosse che stavolta il mio Terminale è in lingua italiana):

diff -rs $1 $2 | awk '/sono identici/{print $5}' | xargs rm -v

Uso $1 e $2 perché sono variabili che posso dare in pasto a uno script di bash molto semplice, questo:

Il risultato è già pronto, si trova infatti all’interno del repository SomePublicStuff che tengo su GitHub, trovi la release più aggiornata all’indirizzo github.com/gioxx/SomePublicStuff/releases/tag/YOURLS-diff. Scarica il file ZIP, scompattalo e caricane il contenuto all’interno del tuo spazio FTP, dove tieni l’installazione di YOURLS.

Buon lavoro.


immagine di copertina: unsplash.com / author: Thomas Jensen
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Ormai ci siamo. Dal 2016 a oggi i ragazzi di Cubbit hanno percorso quella strada che gli ha permesso di prendere l’importante decisione di esporsi in pubblica piazza, su KickStarter, per dare via alla loro campagna di crowdfunding necessaria alla realizzazione in serie del prodotto che intendono lanciare per permettere a ogni utente di costruirsi un proprio spazio Cloud sicuro e protetto, ma soprattutto distribuito e non dipendente da quello che in gergo tecnico chiamiamo “Single Point of Failure“: la Cubbit Cell.

Cubbit è pronto a lanciare la campagna di Crowdfunding

Ti ho parlato del progetto una manciata di giorni fa in un articolo dedicato (Cubbit è il Cloud distribuito e sicuro che parla italiano), nel frattempo ho personalmente investito (e sto continuando a farlo) ore del mio tempo (e una piccola spesa per l’hardware necessario) per cercare di provare la soluzione quanto più possibile, identificando bug e segnalandoli tempestivamente, affinché un prodotto finito e pronto per il mercato non contenga grossolane anomalie che potrebbero inficiarne il giudizio finale e la semplicità d’uso da parte di chiunque.

Quello di oggi è un articolo più da birra e chiacchiere con chi in Cubbit ci ha messo anima, competenze e cuore (oltre che tempo e denaro). Ho chiesto ad Alessandro, uno dei fondatori, di raccontarmi com’è nato tutto questo, questo è un po’ il risultato della nostra chiacchierata virtuale:

Cubbit è nata nel marzo 2016 con l’ambiziosa idea di costruire il primo cloud senza data center proprietari. Siamo quattro soci con differenti background ma accomunati dalla passione per le novità e da tanta voglia di fare.

Potremmo dire che all’interno di Cubbit convivono due anime, quella tecnologica – rappresentata da Marco e Lorenzo che lavorano instancabilmente al software e all’architettura di rete – e l’anima più business oriented – rappresentata da me e Stefano, appassionati di innovazione e da tempo conoscitori del mondo startup.

Dopo aver avuto l’idea iniziale eravamo consci che il lavoro da fare sarebbe stato lungo e che la complessità del progetto avrebbe richiesto un impegno full time. Per questo motivo abbiamo aspettato la fine degli studi di tutti e quattro: a marzo 2016 dopo la laurea abbiamo concretamente iniziato a lavorare al progetto, investendo inizialmente 15.000 euro che ci avrebbero garantito la possibilità di avvalerci delle competenze di altri collaboratori necessarie per effettuare una fase esplorativa durata 4 mesi.

Essendo quattro giovani ragazzi appena usciti dal percorso universitario le difficoltà non sono mancate. All’inizio, ci siamo dovuti appoggiare ad una casa che era il nostro ufficio durante il giorno e un Airbnb di notte (dovevamo pur sempre pagare le bollette!). Non è stato facile, anzi, sono stati mesi duri ma il nostro progetto ha cominciato a prendere forma.

Mentre, lato tech, si scriveva notte e giorno il codice sorgente, io e Stefano, lato business, partecipavamo a numerosi bandi. Le soddisfazioni sono arrivate presto a ripagare gli sforzi di tutti noi. Prima abbiamo vinto il bando di Aster, poi il Myllennium Award, ottenendo 10.000 euro di premio e un viaggio al Boston Innovation Gateway che ci ha permesso di entrare in contatto con lo stimolante ambiente hi-tech statunitense. A dicembre 2016 è poi arrivata la “consacrazione” del progetto con la vittoria del Premio Nazionale Innovazione.

Da lì non ci siamo più fermati, e anzi abbiamo continuato a presentare il nostro progetto anche in ambienti internazionali. Siamo stati finanziati dall’Unione Europea tramite il programma Horizon2020 e subito dopo siamo stati i primi italiani ad essere investiti e accelerati da Barclays, banca UK, e Techstars a Tel Aviv in Israele, un ecosistema straordinario per le startup tecnologiche nascenti e che cerca sempre di premiare tecnologie che siano veramente “​distruptive​”.

Negli anni abbiamo ricevuto diverse proposte di trasferire la nostra sede all’estero (es. Tel Aviv) ci hanno detto spesso che spostandoci dall’Italia le nostre chance di successo sarebbero aumentate ma noi vogliamo dare il nostro contributo al nostro Paese. Siamo profondamente legati a questo: ci ha offerto un’ottima formazione e tante opportunità di crescita. Siamo convinti che il futuro del cloud possa essere made in Italy, e per questo abbiamo scelto di gettare le nostre basi a Bologna.

Ci piace pensare che il futuro del cloud possa essere made in Italy.

A inizio articolo ti parlavo del 2006 perché è proprio da lì che parte il team, volendo infatti riassumere le tappe più importanti della crescita del progetto Cubbit si potrebbe determinare una timeline di questo tipo:

  • Marzo 2016 – Cubbitnasce da quattro founders: Marco Moschettini, Lorenzo Posani, Alessandro Cillario e Stefano Onofri.
  • Dic 2016 Cubbit vince il premio nazionale italiano per l’innovazione (PNI), la ricompensa più significativa per le startup hi-tech del paese. Il mondo inizia a conoscere la nostra tecnologia, anche se è ancora scritta in C ++ e questo cambierà presto.
  • Febbraio 2017​– Cubbit va a Boston. Come parte del Myllennium Award vinto un paio di mesi prima, seguiti da un team internazionale di esperti in innovazione entriamo in contatto con lo stimolante ambiente hi-tech statunitense.
  • Giugno 2017​– Il software Cubbit è pronto per essere testato: viene lanciato un primo alpha test! Il primo neonato swarm di Cubbit è composto da 50 Raspberry Pi 3 sparsi per l’Italia.
  • Dicembre 2017 ​– Alla European MakerFaire di Roma comunichiamo pubblicamente il nostro alpha test e raccogliamo adesioni di appassionati di informatica e tecnologia che vogliono aiutarci a rimodellare il futuro del cloud. Il nostro stand è sopraffatto dalla folla e l’ultimo giorno di fiera ci viene assegnato il premio ​Maker of Merit​.
  • Gennaio 2018​– Più di 250 persone provenienti da 8 paesi si uniscono allo sciame degli Alpha tester. Grazie alla loro disponibilità e collaborazione i nostri programmatori riescono a testare il servizio e a migliorare l’user experience del software.
  • Apr 2018 L’Unione Europea riconosce l’innovazione e l’eco-sostenibilità del nostro cloud distribuito: Cubbit vince la prima fase del prestigioso programma Horizon2020.
  • Maggio 2018 Una grande notizia!. Dopo un lungo processo di selezione, Cubbit è stata scelta come innovazione all’avanguardia su cybersecurity da Techstars, uno dei 3 migliori acceleratori di startup al mondo, e Barclays, banca UK che sceglie di investire sul progetto. Il team vola a Tel Aviv per 4 mesi di un programma di altissimo livello condotto da mentor globali.
  • Ottobre 2018​– Un anno dopo, scegliamo ancora la Maker Faire Rome come luogo per annunciare il prossimo grande passo: la campagna di crowdfunding di Cubbit prevista per fine febbraio 2019.
  • Febbraio 2019 Lancio della campagna di crowdfunding su Kickstarter

In attesa della campagna

In attesa che la campagna abbia inizio (sarà mia cura aggiornare questo articolo e rilanciarlo su Twitter, LinkedIn e Reddit), quello che io posso fare è invitare uno dei lettori a provare la versione Alpha del software, a patto che questa persona abbia già a sua disposizione un Raspberry Pi 3 e un disco USB esterno, o almeno una chiave (sempre USB) con qualche GB di spazio da utilizzare esclusivamente per Cubbit (non meno di 16 ti direi, capirai in seguito il perché).

Ti inviterò all’interno di un forum attualmente privato dove troverai tutte le istruzioni per installare Cubbit sul Raspberry, così da poter cominciare da subito a giocare con il software e creare il tuo spazio sicuro in Cloud. Credo fermamente che i contributi possano aiutare a migliorare qualsiasi tipo di esperienza o prodotto, un paio di occhi e mani in più non possono certamente fare male. Ho un solo invito disponibile, dimmi perché dovrei scegliere proprio te, lascia un commento a questo articolo 😉 (mi rendo conto che il tempo è poco e che alcuni lettori vedranno questo articolo in seguito, mi spiace davvero, ma presto Cubbit sarà disponibile per tutti!).

A questo punto non mi resta che augurare a tutti un buon inizio di settimana.

26/2/19

L’ora della campagna KickStarter è stata annunciata!

Il tempo è terminato, non ti resta che partecipare alla campagna KickStarter che verrà lanciata ufficialmente oggi, alle 17:30! Se anche tu come me ti sei mosso “prima del dovuto” registrandoti sul sito di Cubbit per ottenere novità e promozioni in questa fase della campagna, allora potrai accedere a un particolare vantaggio sicuramente graidito. Copio e incollo riportando dalla mail originale (ovviamente evitando di fornire ulteriori dettagli per non sminuire ciò che è stato fatto dai “precursori“:

Siamo felici di annunciarti un vantaggio esclusivo, riservato solo a coloro che come te hanno deciso di entrare in contatto con Cubbit ancora prima di Kickstarter.

Scegli il pledge della tua Cubbit Cell su Kickstarter entro le prime 24h dal lancio e otterrai 50GB di spazio cloud extra sul tuo account!

Cubbit è pronto a lanciare la campagna di Crowdfunding 2

Per non arrivare tardi all’ora di lancio puoi tenere d’occhio il canale Telegram ufficiale del progetto (go.gioxx.org/cubbit-telegram) o decidere di farti recapitare i messaggi all’interno del tuo Facebook Messenger (go.gioxx.org/cubbit-messenger).

26/2/19

La campagna è Live!

Ci siamo, la campagna KickStarter è partita ufficialmente e le offerte per i Super Early Bee sono davvero molto allettanti (€199 per la Cubbit Cell con 512 GB di spazio disco a tua disposizione, €279 per quella da 1 TB). Puoi consultare tutti i dettagli all’indirizzo kickstarter.com/projects/cubbit/cubbit-reinventing-the-cloud.

In bocca al lupo ragazzi :-)

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