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Non è la prima volta che ti parlo di Gmvault, ricordi bene. Il primo articolo a riguardo è datato 5 aprile del 2017 e ti spiega (poiché valido ancora oggi) come effettuare un backup programmato di tutto il contenuto della tua casella di posta Gmail su Windows, sfruttando il progetto Open di @zoobert (disponibile su GitHub). Si installa il necessario, si impara a fare piccoli movimenti in prompt dei comandi (una Shell modificata per gestire proprio Gmvault) e il gioco è fatto, ti dimentichi di averlo fino a quando non sarà necessario ripristinare qualcosa di cancellato. Ti rinfresco la memoria proponendoti qui di seguito il rilancio all’articolo originale.

Un backup in locale di Gmail con Gmvault

Oggi però parliamo di Raspberry Pi e della possibilità di migrare questo lavoro sul tuo RPi, interfacciandolo (come extra) con il NAS di casa (nel mio caso si tratta del Synology DS216j) e tenendo quindi il backup sui dischi sotto costante backup. Certo tu puoi farne a meno sia chiaro, ti spiegherò quindi come agire in ambo i casi e lasciare che RPi svolga un lavoro a basso carico di risorse utilizzate ma estremamente importante per dormire sonni tranquilli.

Abilitare NFS su Synology

Un NAS per casa: Synology DS216j

Puoi saltare questo paragrafo se intendi effettuare il backup della tua posta sulla memoria SD (o su una risorsa esterna collegata tramite USB) del RPi.

Prima di partire con il lavoro su RPi ti consiglio di abilitare NFS sul NAS e rendere così la cartella utente personale accessibile in lettura e scrittura montando l’unità su Linux (autorizzando il solo IP del tuo RPi, per rendere la cosa più sicura). Tutto è spiegato correttamente – corredato da immagini esplicative – nella documentazione ufficiale del prodotto disponibile all’indirizzo synology.com/it-it/knowledgebase/DSM/tutorial/File_Sharing/How_to_access_files_on_Synology_NAS_within_the_local_network_NFS#t4.

Fatto ciò, potrai passare all’installazione di Gmvault su RPi, comune ad ambo gli utilizzi (salvataggio dati su NAS o su memoria SD / esterna collegata a RPi).

Installazione Gmvault su RPi

SMTP di GMail: l'utilizzo tramite app 2

Cosa abbastanza semplice se segui passo-passo una procedura già testata e verificata sul mio RPi. Ci sono alcune dipendenze (Python) da portare a bordo del tuo Raspberry, superato questo passaggio il resto è abbastanza in discesa. Ho raccolto la procedura in un file MD pubblicato sul mio spazio GitHub, lo trovi all’indirizzo github.com/gioxx/SomePublicStuff/blob/master/RPi/scripts/rpi_install-Gmvault.md. Nello specifico installa le dipendenze necessarie:

sudo apt-get install python-dev python-pip python-virtualenv python-setuptools

Al termine spostati nella cartella home di pi, ottieni il pacchetto più recente di Gmvault e installalo creando prima un virtualenv:

cd /home/pi/
wget https://bitbucket.org/gaubert/gmvault-official-download/downloads/gmvault-v1.9.1-src.tar.gz
tar -xvzf gmvault-v1.9.1-src.tar.gz
virtualenv gmvault
cd gmvault-v1.9.1/
~/gmvault/bin/python setup.py install

Ci sei quasi, creati un file Bash che richiami l’esecuzione di Gmvault indicando l’account da portare in backup (lo script di Bash potrai poi richiamarlo anche in Crontab molto facilmente):

#!/bin/bash
/home/pi/gmvault/bin/gmvault sync -d /home/pi/backup/gmvault-db user@gmail.com

Questo prevederà da parte tua un’autenticazione verso la casella di Gmail. Puoi in ogni caso utilizzare il metodo già visto su Windows (quello che fa partire una finestra del browser per l’autenticazione e rilascio del token da riutilizzare anche successivamente) o addirittura copiare e incollare nella cartella /root/.gmvault su RPi (stessa location dove verrà creato il file di configurazione di Gmvault, gmvault_defaults.conf). Lanciando il file di Bash partirà il processo di verifica e download della posta elettronica da Gmail verso la cartella di destinazione da te scelta (che nel mio caso utilizza il NAS e un puntamento da /mnt, nda), salvo errori avrai migrato il backup della tua casella di posta da Windows a RPi, comodo e meno esoso in termini di risorse di corrente, CPU e RAM.

Da questo momento potrai tornare – volendo – a utilizzare il gmvault sync -t quick utente@gmail.com -p -d /mnt/Gmailvault. Se per qualsiasi motivo tu dovessi riscontrare delle anomalie nell’utilizzo di Gmvault dai un’occhiata a questa discussione sviluppatasi su Github: github.com/gaubert/gmvault/issues/335.

Buon inizio settimana! 👋


immagine di copertina: unsplash.com / author: Kristina Tripkovic
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Ci hai mai pensato? Utilizzi una casella di Google come principale. Probabilmente ci fai arrivare qualsiasi tua e-mail, che sia personale o di lavoro, senza pensarci su due volte. È capitato solo una manciata di giorni fa che una mia collega di lavoro si sia chiusa la porta dietro le spalle. Un banale cambio password che, per un motivo o l’altro, dopo un soffio è scappato via. Ha dimenticato quella password appena modificata perché il processo non era andato a buon fine al primo colpo. Una scemenza? Certo che sì. Una cosa che non potrebbe mai capitare a te? Forse. C’è modo di rimediare al detto “il backup è quella cosa di cui ti preoccupi dopo aver fatto il danno“? Si.

SMTP di GMail: l'utilizzo tramite app 2

Prima di arrivare alla situazione attuale ho provato diverse alternative. Non vorrei perdere da un giorno all’altro l’accesso al mio indirizzo e alla cronistoria scritta. Per il primo non c’è problema (il dominio è mio, posso facilmente reindirizzare la posta in ingresso), per il secondo un po’ meno, serve giusto il tempo di fare restore verso una diversa casella. Questo grazie a Gmvault, programma gratuito che funziona su più sistemi.

Senza scendere troppo nel dettaglio, puoi scaricare e installare facilmente Gmvault sul tuo PC. A quel punto dovrai semplicemente autenticarti e iniziare la prima sincronizzazione che creerà una copia di tutte le tue e-mail all’interno di una directory da te scelta.

Autenticazione

Una volta avviata la shell di Gmvault, potrai semplicemente lanciare un gmvault sync tuoaccount@gmail.com per chiedere al software di far partire una nuova finestra del browser tramite la quale autenticarti sul tuo account di posta elettronica, quindi tornare indietro con il token che autorizza l’azione e procedere con la prima sincronizzazione. Tutto viene riportato nella documentazione ufficiale, e nello specifico all’indirizzo gmvault.org/in_depth.html#authentication

Un backup in locale di GMail con Gmvault

Se hai un’autenticazione in due fattori e preferisci passare da una password specifica per applicazione, puoi lanciare un gmvault sync tuoaccount@gmail.com -p, ti verrà richiesto di inserire la password a video subito dopo. Aggiungendo in coda il parametro --store-passwd potrai chiedere a Gmvault di salvare quella password nelle sue impostazioni così da non doverla specificare successivamente (basterà un -p senza null’altro, Gmvault utilizzerà la password memorizzata), ma ricorda che seppur offuscata è pur sempre rischioso.

Dove salvare

Gmvault, salvo diversa specifica da parte tua, salverà ogni singola mail in formato eml, con un ulteriore file .meta in cui inserirà ulteriori informazioni (utili per un successivo restore, se mai dovesse servire), il tutto all’interno di una cartella predefinita chiamata gmail-db che troverai nella tua cartella utente di Windows. Per questo motivo ho preferito sin da subito modificare il puntamento di quella cartella, stessa cosa che puoi fare anche tu con il parametro -d. Tanto per farla completa, potrai lanciare Gmvault passandogli il giusto parametro per l’autenticazione e modificare la directory dove effettuare il salvataggio, per esempio gmvault sync tuoaccount@gmail.com -p -d C:\BackupGmail

Da qui in poi è solo attesa e velocità della connessione per scaricare tutto il contenuto della tua casella di posta elettronica.

Un backup in locale di GMail con Gmvault 1

Ora manca solo uno step, quello che riguarda la costanza.

Schedulazione

Ammirevole voler effettuare un backup ora che il disastro è stato sfiorato (nel caso della mia collega abbiamo fatto un redirect temporaneo verso un’altra casella grazie a un’ultima sessione viva collegata ancora al suo account principale, poi recuperato l’accesso dopo circa tre settimane di attesa e innumerevoli tentativi di farsi riconoscere da Google), ma ciò che è davvero importante è continuare a essere costanti, ripetere l’operazione nel tempo, basta una schedulazione :-)

Sul PC dove è stato installato e utilizzato per la prima volta Gmvault, ti basterà aprire l’Utilità di Pianificazione di Windows, quindi creare una nuova attività di base. Pubblico qui di seguito una galleria che ti permette di vedere tutti i passaggi, dopo riporto ciò che c’è da sapere / copiare per rendere tutto più semplice:

Crea una nuova attività di base e programmala per partire quando credi di averne necessità (io, visto il carico di posta ricevuta e inviata, ho programmato un job alle 20:30, 4 volte alla settimana), seleziona l’avvio di un programma e scegli gmvault.bat, lo trovi in %LocalAppdata%\gmvault (ti ricordo che %LocalAppData% corrisponde alla cartella C:\Users\TUONOME\AppData\Local), aggiungi un comando in coda (quindi specificalo nella riga “Aggiungi argomenti”) che permette al batch di lanciare la sincronizzazione:

sync -t quick TUOACCOUNT@gmail.com -d C:\BackupGMail

Tranne la prima parte (dove ritoccare solo il tuo indirizzo di posta elettronica), la seconda è del tutto modificabile. Il -d dovrà essere utilizzato solo per variare la directory dove salvare le nuove mail trovate sul tuo account. Ovviamente, alla stessa maniera, potrai specificare il -p se hai inserito e memorizzato precedentemente una password, e così via (vale quanto già raccontato nel paragrafo relativo al backup, ma anche ogni diverso riferimento riportato nella documentazione ufficiale del programma).

Se vuoi verificare di aver fatto tutto per bene, puoi provare ad avviare manualmente il job (tasto destro sull’operazione schedulata, un clic su Esegui), quindi dare un’occhiata alla finestra che ti comparirà a video, la quale dovrebbe portare a termine il lavoro in maniera del tutto automatica, per poi chiudersi.

Tutto funziona bene, i file EML li puoi aprire con Outlook (o altri programmi compatibili) e il tutto è fatto perché un domani tu possa recuperare ciò che hai perso eseguendo un restore con la stessa facilità del backup, anche se non te lo auguro! ;-)

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Togliamoci il dente subito: non si può. Non è così semplice (semplice poi, tecnicamente forse, non burocraticamente) come collegarsi al proprio server Exchange on-premise e fare un reset di IIS. Con Office 365 questa via non si può percorrere, e a nulla servono i mille accorgimenti e blocchi che si può ritoccare tramite ECP o PowerShell.

Office 365 (Exchange in Cloud): disabilitare l'Autodiscover (HTTPS)

Se ne parla anche su Reddit, in una discussione molto articolata e fatta di mille risposte che partono da un ironico “The glory of multi-tenant cloud services!“. Che poi è vero: se su Google Apps questa è un’operazione che si riesce a portare a termine in due clic, su Office manca. Grave, davvero. Pensate a chi ha una quantità abbastanza ingente di utenti da gestire, con tutti i problemi che questi possono avere. Si va dal furto di credenziali al furto di un dispositivo che scarica (e invia, ovviamente) la posta elettronica, in mezzo c’è solo Dio sa cosa.

Potete (dovete, nda) cambiare la password e negare l’accesso alle risorse per il dispositivo rubato, certo, ma come fate a buttare fuori la sessione ancora viva? Tutto ciò che andrete a modificare sull’utente avverrà per le successive configurazioni, non per quelle già portate a termine e vive in cache (non serve a nulla quindi un Set-CASMailbox username -OWAEnabled $False o un Set-CASMailbox username -ActiveSyncEnabled $False, né tanto meno un Set-CASMailbox -identity username -imapenabled $false -popenabled $false per andare a bloccare futuri accessi IMAP e POP3).

Office 365: terminare una sessione attiva su Exchange

Forse avete già capito ma sarò più chiaro: dovete cancellare la casella di posta elettronica da Exchange. Tutte le sessioni attive vengono infatti terminate nel momento in cui la casella di posta viene cancellata su server.

Niente panico. Lasciate passare 15 minuti (o poco più, a vostra scelta), e spostatevi negli utenti rimossi di ECP (Exchange Control Panel, per chi ancora non conoscesse la sigla), quindi recuperate l’account interessato. La licenza verrà ripristinata, così come tutti i contenuti della casella. Dovete ora cambiare password di accesso e consegnare all’utilizzatore quanto preso precedentemente in ostaggio, con la speranza che non si tuffi di testa (nuovamente) nei problemi!

Se Reddit è una delle fonti disponibili (già citata, reddit.com/r/sysadmin/comments/24vywl/in_office_365_how_do_you_kick_a_terminated/), potete trovare spunti di discussione anche sul forum della community di Office 365 (community.office365.com/en-us/f/148/t/78234) e non solo, una banale ricerca Google vi aprirà un vaso di Pandora che spero Microsoft possa richiudere un giorno o l’altro, questa è una pecca di sistema sicuramente importante.

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Sembra una banalità e molto spesso tendo a dare per scontato cose apparentemente elementari nonostante esistano persone che continuano a chiedere una mano per configurare le proprie caselle di posta elettronica sotto lo stesso tetto, magari quello offerto da GMail (o da un qualsiasi altro competitor, Outlook.com compreso).

Un passato basato su caselle di posta contenenti nickname strani, un presente / futuro verso l’ormai classico e sicuramente più elegante nome.cognome@gmail.com (o @propriodominio.com, opportunamente “nascosto” dietro il servizio di posta di big G.), vediamo insieme come fare, un articolo leggero dedicato davvero a chiunque, giusto per questi ultimi giorni d’estate così per come la conosciamo un po’ tutti!

Gmail-Banner

Quando si parla di caselle di posta gratuite di vecchia generazione si parla di Virgilio, Tiscali, Libero e chi più ne ha più ne metta, me potremmo anche parlare di qualcosa di più nuovo o di personalizzato: un dominio personale o di lavoro con un nome particolare. Tutto può essere portato, amministrato e utilizzato quotidianamente nella casella di Google. Un unico concentratore, una sola password, più identità per ricevere e inviare posta elettronica. Saltando in tronco quella che è la semplice registrazione di un nuovo account GMail (cominciate da qui, nda), andiamo a catturare tramite GMail tutto quello che è presente in una casella di posta già esistente su un diverso server.

Impostare la ricezione da GMail

Se avete a disposizione una casella POP3 / SMTP potete farla gestire a GMail così che tutte le vecchie e nuove e-mail vengano prelevate dal servizio. Per farlo basterà accedere alle Opzioni di GMail (icona a forma di ingranaggio in alto a destra nella schermata) quindi selezionare la voce Impostazioni:

gmail-Impostazioni

A questo punto occorrerà spostarsi nella tab “Account” ed in corrispondenza di “Controlla la posta da altri account (utilizzando POP3)” fare clic su “Aggiungi un tuo account di posta POP3“:

gmail-AddAccountPOP3

Si aprirà a questo punto un popup per chiedere i dettagli della casella, prima di tutti l’indirizzo di posta elettronica per provare a rilevare così i dettagli del server di posta:

gmail-popupPOP1

Tutto ciò che non viene automaticamente rilevato verrà richiesto, compreso il nome utente (spesso l’indirizzo di posta completo di chiocciola e dominio o semplicemente la parte prima della chiocciola) e la password:

gmail-popupPOP2

Sarà possibile –dalla stessa finestra– specificare se lasciare una copia dei messaggi sul server (tipicamente la risposta sarà no, dato che utilizzerete da ora in poi GMail per gestire il tutto), se usare una connessione protetta (questo varia da provider a provider ed è solitamente specificato nei documenti di configurazione della casella di posta che vi vengono messi a disposizione, non è bloccante, potete lasciare l’opzione così com’è) e se applicare una particolare etichetta alle mail che riceverete su quell’indirizzo così da riconoscerle immediatamente a prima vista (vi consiglio di farlo per questioni di praticità se avete molte caselle da far gestire a GMail).

A questo punto vi verrà richiesto (se tutto è andato a buon fine) se intendete mandare messaggi di posta elettronica tramite il nuovo indirizzo importato, ovviamente a voi la scelta (per me è generalmente un si):

gmail-popupPOP3

Se si procede occorrerà confermare a GMail l’identità della persona, l’indirizzo di posta da utilizzare come mittente e se si tratta o meno di alias (qui i dettagli sulla differenza tra alias e non). Eventualmente è possibile specificare un diverso indirizzo per le risposte, affinché il client dall’altro lato sia “forzato” a rispondere ad un indirizzo di posta elettronica diverso da quello appena importato (utile quando con più caselle di posta elettronica volete cominciare a convogliare tutta la corrispondenza verso un solo indirizzo di posta elettronica considerato definitivo).

gmail-popupPOP4

Andrà ora fatta la scelta riguardo il server SMTP. E’ possibile scegliere di utilizzare direttamente GMail per la consegna della vostra posta a destinazione o continuare ad utilizzare il server SMTP del vostro provider o fornitore di servizio. Nel caso in cui sceglieste Google vi basterebbe confermare e saltare il prossimo passaggio descritto:

gmail-popupPOP5

In caso contrario si potrà specificare ogni dettaglio riguardo il server SMTP un po’ come fatto con quello POP3. Anche in questo caso andranno inseriti il nome utente, la password ed eventuali preferenze di protezione della connessione e dettagli tipicamente specificati nei documenti di configurazione del gestore del servizio:

gmail-popupPOP6

Manca l’ultimo passaggio: una mail verrà inviata al vostro “vecchio” indirizzo di posta elettronica per confermare la vostra identità e la possibilità di inviare mail a nome di quell’indirizzo (appunto, scusate la ripetizione!). Potete chiudere tranquillamente questa finestra e attendere che arrivi la mail, questa conterrà infatti un collegamento diretto alla conferma:

gmail-popupPOP7

Una volta arrivata la mail fate clic sul collegamento contenuto al suo interno:

gmail-CodiceConfermaAlias

a questo punto avrete confermato la proprietà dell’indirizzo e la possibilità di utilizzarlo per inviare posta elettronica verso l’esterno!

gmail-ConfermaAliasRiuscita

Un’ultima verifica nelle Impostazioni della vostra nuova casella GMail confermerà la corretta configurazione dell’indirizzo di posta elettronica importato. Più è ricco il vostro archivio di posta da importare, più tempo occorrerà per effettuare l’operazione. Non vi preoccupate più di nulla: l’importazione è completamente automatica, verrà effettuata da Google e terminerà con la dovuta calma spesso imposta da chi offre la casella di posta “vecchia” (un limite di mail scaricabili per volta, nda):

gmail-VerificaRicezionePOP3SMTPAlias

Il gioco è fatto, potrete ora ricevere e inviare posta non solo dall’account GMail ma anche da quello appena importato rimanendo però nella stessa interfaccia.

Dove trovo i parametri di connessione della mia casella?

All’atto della registrazione di una nuova casella di posta elettronica gratuita (ma vale anche per quelle con dominio personalizzato) dovreste ricevere una documentazione (o un collegamento a una guida online) contenente tutti i dettagli di collegamento. In caso contrario potete cercare i dettagli di connessione sul web, con una semplice ricerca in Google. Tra i servizi più utilizzati ci sono certamente Tiscali (qui i dettagli), Virgilio (qui i dettagli) o Libero (qui i dettagli), almeno per l’Italia.

Tipicamente vi basterà andare su Google e digitare “nomeprovider configurazione posta” (esempio: virgilio configurazione posta) per ottenere già nei primi risultati dei collegamenti validi per imparare a configurare la vostra casella di posta elettronica su un apposito programma o su GMail (è la stessa identica cosa).

E se volessi gestire il tutto da Mobile?

GMailNessun problema. Per chi possiede uno smartphone Android o iOS Google ha reso da tempo disponibile l’applicazione GMail liberamente scaricabile (è gratuita) che vi permetterà di leggere e inviare la posta elettronica sfruttando ogni vostro indirizzo. La trovate su Play Store (per i device Google) e AppStore (per i device Apple).

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Casistica che non avevo mai visto prima, capitata sul netbook di Ilaria durante il fine settimana. Mozilla Thunderbird 3.0.4 aggiornato giusto una manciata di tempo fa, forti rallentamenti causati da CPU costantemente fissata al 50% di utilizzo per il processo thunderbird.exe e RAM in costante aumento con picchi di quasi 700 MB!

Una veloce ricerca su Google mi ha permesso di arrivare a diversi post che descrivono lo stesso identico problema su GetSatisfaction.com. Il sunto? La funzione di indicizzazione dei messaggi di posta elettronica è sicuramente comoda (soprattutto quando si va a cercare una particolare mail in un mare di posta), un mezzo disastro invece per coloro che hanno decine di migliaia di mail da scaricare dai server di Google (in IMAP) dopo la prima configurazione del programma. Non è proprio il caso di Ilaria ma l’operazione (valida per alcune centinaia di messaggi) metteva comunque in difficoltà CPU e RAM della macchina.

A questo punto, se non si ha necessità di impiegare pochissimi secondi durante la ricerca di una particolare mail, si potrà tranquillamente disabilitare l’indicizzazione preventiva dei messaggi, facendo rientrare completamente lo spreco di memoria e di potenza di calcolo della macchina. Per poterlo fare basterà andare in Strumenti / Opzioni / Avanzate / Generale e togliere il segno di spunta dalla voce:

Attiva la ricerca globale e l’indicizzazione

Per poter completare l’operazione si potrà anche cancellare il DB con l’indicizzazione eseguita fino a quel punto. Chiudere Thunderbird e –nella cartella del proprio profilo– andare a rimuovere il file:

global-messages-db.sqlite

Ora sarà possibile riaprire Mozilla Thunderbird  e godersi quei pochi MB di RAM consumata, CPU al 2% massimo (e non sempre) ;-)

Buon lavoro.

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