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Si legga il sottotitolo “fino a quando non vi beccano“. Sì perché oggi si torna a ospitare amici sulle frequenze web di questo blog. Non capitava da qualche tempo e fa sempre piacere. Brava persona, sviluppatore, alto, biondo e con gli occhi azzurri (ci credi?), manterrà l’anonimato perché –come me e tanti altri– ci tiene a lasciar sopravvivere i suoi account. Io che ho invece un rapporto travagliato con le creature legate a Zuckerberg sorrido, strizzo l’occhiolino e spero che si rimanga un po’ amici come prima (lo siamo mai stati Marchino?).

A te la parola, GianGiacom…oh wait.

Come automatizzare il proprio account Instagram e vivere felici

Disclaimer

Non siamo (né io, né Gioxx) responsabili per qualunque cosa possa succedere al tuo account Instagram se applicherai le tecniche descritte in questo articolo.

Ovviamente utilizzare un bot che simuli l’uso di un account reale è contro le condizioni d’uso di Instagram, quindi, occhio, rischi di perdere i tuoi account, per davvero.

Ringrazio Gioxx per l’ospitalità sul suo blog, e sì, non mi firmo, non mi interessa.

Instagram e i bot

Parliamoci chiaro. Instagram (ma anche Facebook, Twitter, ecc…) è strapiena di bot.

Dai, non mi dire che non te ne eri accorto.

La maggior parte di questi sono bot dedicati palesemente allo spam, altri no, ma andiamo con ordine.

Esistono almeno tre tipologie di bot, e una di queste è al 100% umana. :P

Lo spam umano

Partiamo dagli account “più in basso” nella gerarchia dello spam: gli spammer umani. Di solito si tratta di persone, coinvolte in schemi piramidali, che seguono “a manina” migliaia di account, commentano post proponendo diete, succhi, trucchi, ecc..

Il loro obiettivo? Venderti quel prodotto che tanto pubblicizzano.

Ovviamente non ci riescono: l’effort è veramente troppo grosso. Di solito abbandonano dopo un po’.

Su Facebook è pieno di questi personaggi (di solito donne, sempre che non siano profili creati appositamente), Instagram si sta riempiendo piano piano.

Come automatizzare il proprio account Instagram e vivere felici 1

Buona fortuna se sei donna e hai un account Instagram

Non vogliamo parlare di questo oggi.

Gli spambot

Saliamo di un livello. Ecco gli spambot veri e propri.

Ti seguono, ti taggano, ti richiedono l’amicizia: il loro obiettivo? Venderti un servizio o un prodotto (di solito di bassa qualità o inutile, come i like sul tuo account, o illegale, tipo il viagra).

Sono gestiti da serverfarm in paesi come Cina, India, ma anche in Europa.

Come automatizzare il proprio account Instagram e vivere felici 2

Sono talmente “scarsi” che gli utenti, anche i meno preparati, li individuano, li bloccano e (si spera) li segnalano.

Questi bot giocano sulla quantità, non sulla qualità. I personaggi dietro questi bot creano ogni giorno centinaia di migliaia di account, spammano milioni di utenti e così via.

A chi gestisce questi bot perdere account non interessa: non puntano a far crescere un account ma puntano a far sì che i loro account siano “visti”.

Hai presente quell’account babe123456789, una tipa scosciata con 10 foto, che ti ha appena aggiunto su Instagram?

Ecco, ti svelo un segreto, non è veramente una tipa scosciata. Molto più probabilmente si tratta di un nerd brufoloso che ha creato migliaia di account che cominciano tutti per babe.

Bot dedicati ad un singolo account

Altri bot sono più subdoli ed è qui che casca l’asino.

Sono bot dedicati unicamente alla crescita di un account. Agiscono in due modi:

  • Mettono like ai contenuti dell’account che vogliono far crescere in modo che siano più “visibili” su Instagram
  • Mettono like, seguono e commentano altri account a nome dell’account originale, in modo che venga conosciuto e seguito dagli utenti (veri questa volta) che sono raggiunti dal bot.

In entrambi i casi questi bot sfruttano script creati appositamente (o pubblici, ne parleremo più avanti) per simulare l’attività di un account su Instagram.

Nel primo caso, ad esempio, recuperano liste di account compromessi sul “dark web” e li usano, effettuando il login in un account alla volta, per mettere like al nuovo contenuto dell’account da far crescere.

È la tecnica descritta in questo articolo.

Nel secondo caso il bot effettua il login all’account da far crescere e “a suo nome” va in giro per instagram a lasciare like e commenti.

Come funzionano questi bot?

Le API di Instagram sono così “chiuse” che non permettono di seguire account o mettere like facilmente. Gli script di questi bot in genere lanciano un browser (o parsano direttamente le pagine di Instagram) per poi loggarsi ed effettuare alcune operazioni.

Che browser usano? Di solito browser come Chrome Headless, tramite le API esposte da Puppeteer o soluzioni simili.

Quindi immagina che il tuo bot sia in realtà un utente che clicca una pagina di Instagram, si collega, mette like e poi sparisce.

Se ti senti più tecnico, puoi dare un’occhiata a questo video che ti permetterà di approfondire l’argomento: https://www.youtube.com/watch?v=WSnfGQFZ2F0

Il bot finge (tramite uno user agent noto) di essere un cellulare, se si “comporta” bene, è tendenzialmente indistinguibile da un utente normale.

Siamo davvero certi che funzionino?

Sì, funzionano. In 5 giorni, senza far nulla, ho fatto crescere un account Instagram da zero a 100 follower, e non mi sono impegnato più di tanto.

Come automatizzare il proprio account Instagram e vivere felici 3

100 follower presumibilmente reali (la certezza non c’è mai, vedi https://socialdraft.com/how-to-identify-fake-likes-and-followers/), che hanno deciso di seguire il mio account volontariamente e senza alcun obbligo.

Ok, voglio farlo anche io

Ok, te lo racconto. Ma occhio, se ti fai ingolosire troppo, Instagram potrebbe accorgersi del tuo bot e operare in questo modo:

  • Bannare l’account.
  • Disabilitare la possibilità di mettere like e commentare (o altre restrizioni).

Da qui il disclaimer ad inizio articolo che ripetiamo per i duri d’orecchio: non siamo (né io, né Gioxx) responsabili per qualunque cosa possa succedere al tuo account Instagram se applichi le tecniche descritte in questo articolo

Instabot.py

Lo script che uso di solito è InstaBot, uno script Python, che ha i seguenti pregi:

  • È facile da configurare.
  • Funziona. (non banale).
  • C’è una community attiva, il codice è aggiornato spesso.
  • Gira su Mac, Windows, Linux e anche su Raspberry Pi.

Le istruzioni che seguono sono per computer Apple, ma sulla pagina del progetto ci sono i link ai video per il setup in ambiente Windows.

Cosa ci serve

Non serve molto per lanciare Instabot.py.

Basta, non serve altro.

Configurare il tuo bot

Scarica il pacchetto di Instabot. Apri il file example.py con un qualsiasi editor di testo e cerca questa sezione:

bot = InstaBot(
    login="username",
    password="password",
    like_per_day=1000,
    comments_per_day=0,
    tag_list=['follow4follow', 'f4f', 'cute'],
    tag_blacklist=['rain', 'thunderstorm'],
    user_blacklist={},
    max_like_for_one_tag=50,
    follow_per_day=300,
    follow_time=1 * 60,
    unfollow_per_day=300,
    unfollow_break_min=15,
    unfollow_break_max=30,
    log_mod=0,
    proxy='',
    # List of list of words, each of which will be used to generate comment
    # For example: "This shot feels wow!"
    comment_list=[["this", "the", "your"],
                  ["photo", "picture", "pic", "shot", "snapshot"],
                  ["is", "looks", "feels", "is really"],
                  ["great", "super", "good", "very good", "good", "wow",
                   "WOW", "cool", "GREAT","magnificent", "magical",
                   "very cool", "stylish", "beautiful", "so beautiful",
                   "so stylish", "so professional", "lovely",
                   "so lovely", "very lovely", "glorious","so glorious",
                   "very glorious", "adorable", "excellent", "amazing"],
[".", "..", "...", "!", "!!", "!!!"]],

Cambia il campo login e password con quelli del tuo account. Lascia a 1000 il valore di like_per_day e porta il valore di comments_per_day a 200, così non sarai troppo “spammoso“.

Guarda poi il campo comment_list. È qui che genererai i tuoi commenti. Si tratta di una lista di array che il bot userà, una parola alla volta, per generare un commento “casuale”.

Vediamo un esempio.

comment_list=[["Che bella questa", "Mi piace molto questa"],
              ["foto", "immagine"],
              ["!", "!!"]]

Con questa lista, i commenti che sarà possibile generare saranno:

  • Che bella questa foto!
  • Che bella questa foto!!
  • Che bella questa immagine!
  • Che bella questa immagine!!
  • Mi piace molto questa foto!
  • Mi piace molto questa foto!!
  • Mi piace molto questa immagine!
  • Mi piace molto questa immagine!!

Ovviamente le combinazioni possibili aumentano esponenzialmente man mano che aggiungerai contenuti alla variabile comment_list. Ti consiglio CALDAMENTE di elaborare quante più combinazioni possibili, in modo da variare spesso i commenti ed evitare la falce dei ban di Instagram.

Ok, hai impostato i tuoi commenti… Passiamo alla scelta delle foto che vuoi commentare. Sceglierai le foto in base ai tag.

La sezione da cambiare è tag_list: anche in questo caso vediamo un esempio.

tag_list=['follow4follow', 'f4f', 'cute'],

Anche qui, inserirai quanti più tag possibili. L’unico suggerimento che mi sento di dare è di puntare a tag “italiani”, se il tuo account è italiano, tag più internazionali se il tuo account è di respiro globale.

Ultimo tocco, per dare un po’ più di sicurezza…

Aggiungi subito sotto la riga log_mod queste due righe:

start_at_h=9,
end_at_h=22,

Diranno al bot di commentare e mettere like dalle 9 alle 22, così si comporterà più da “umano” che da “bot” ;)

Ok, siamo pronti per partire.

Lanciare lo script

Abbiamo cambiato il nostro file, abbiamo installato PIP e Python. Eccoci pronti.

  • Andiamo nella cartella dello script
  • Digita: pip install -r requirements.txt. Questo comando installerà i pacchetti richiesti dallo script Instabot.py
  • Lancia lo script: python example.py.

Vedrai che lo script comincerà a collegarsi a Instagram, a mettere like e scrivere commenti. Se lo lascerai girare per “sempre”, ad esempio su un server sempre online o su un Raspberry Pi, continuerà a lavorare in silenzio per te!

Come automatizzare il proprio account Instagram e vivere felici 4

Alcuni suggerimenti

  • Fai girare lo script su un computer sempre acceso, così sarà più efficace.
  • Ogni tanto collegati all’account che stai pompando anche dal cellulare, per rendere il tuo account “più reale”.
  • Ricordati che c’è il rischio di perdere l’account. Non esagerare cambiando il valore di like e commenti con valori troppo alti. Pochi ma buoni, dice il proverbio.
  • Ogni tanto dai un’occhiata all’output dello script. A volte si incarta e va ucciso il processo di Python CTRL+C più volte su Linux/MacOS. Puoi poi farlo ripartire.
  • Puoi lanciare più istanze del bot, se hai più account da gestire… Basta copiare example.py e cambiare le credenziali di accesso.

Buona fortuna!


immagine di copertina: unsplash.com / author: Jakob Owens

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Gioxx’s Wall apre ancora una volta le sue porte, per ospitare chi vuole parlare di argomenti inerenti gli stessi miei interessi e passioni. Oggi ti faccio conoscere Opinioni.cloud, un progetto nato per raccogliere i pareri degli acquirenti che popolano il web, per metterti a disposizione ogni possibile aiuto nel caso tu non ti senta tranquillo nello sfruttare un sito di e-commerce che vende un prodotto che ti interessa.
Buona lettura :-)

Acquistare online prodotti di ogni genere è ormai una pratica di uso comune. I siti di shopping online proliferano e crescono sensibilmente nel numero e nella varietà degli articoli proposti. Pur avendo a disposizione diversi strumenti di tutela, è preferibile consultare sempre le opinioni online, relative sia ai siti su cui si vuole acquistare, sia agli articoli che ci interessano.

Opinioni.cloud: l'analisi intelligente delle opinioni

Avrai notato che lo stesso prodotto è spesso presente su diversi siti, in genere con prezzi differenti. Ti sei chiesto il perché? A volte sono le spese di spedizione ad incidere, altre volte il sito non è troppo affidabile e dietro un prezzo vantaggioso può esserci un articolo difettoso o contraffatto. Le armi più potenti a tua disposizione sono proprio le opinioni online, ma queste vanno valutate, perché può capitare che siano pilotate da venditori poco onesti per invogliarti all’acquisto.

Opinioni.cloud nasce proprio per racchiudere tutte le caratteristiche necessarie per aiutarti a districarti nello spinoso mondo delle opinioni online!

Come funziona Opinioni.cloud

Il sito riesce a confrontare e ad analizzare in modo intelligente numerose recensioni dello stesso prodotto pubblicate su svariati siti, evitando la possibilità di incappare nelle sole opinioni positive che un e-commerce potrebbe mettere in risalto al fine di incentivare all’acquisto. Attingendo a un bacino molto ampio di fonti, avrai la possibilità di avere un giudizio basato su recensioni eterogenee e quindi più attendibili e veritiere.

Lo stato d’animo del recensore

Opinioni.cloud analizza il sentiment di chi ha scritto l’opinione, al fine di verificarne l’autenticità non solo in base al contenuto, ma anche considerando il reale grado di soddisfazione dell’acquirente. Parole e frasi usate sono spesso sterili, mentre tramite questo modo di analizzarle si riesce a capire se il feedback positivo trova riscontro nella felicità usata per descriverlo; di contro, un’opinione negativa sarà più verosimilmente genuina se chi la scrive è realmente deluso o arrabbiato.

Le caratteristiche principali

Analizzando le recensioni di tutti gli utenti, Opinioni.cloud riesce a mettere in evidenza gli aspetti che più possono interessarti, facendoti capire quali sono le peculiarità dell’articolo che cerchi: ad esempio, può dirti se gli utenti lo apprezzano per il costo contenuto, oppure se il suo punto di forza è il rapporto qualità prezzo, e ancora se la maggior parte degli acquirenti non è soddisfatta di alcune caratteristiche, come la dimensione o la confezione.

Oltre le semplici opinioni

Come avrai avuto modo di vedere, il sito in questione non si limita a riportare semplicemente le recensioni di altre piattaforme, ma le analizza in maniera critica ed approfondita. Un’altra funzione molto utile e particolare è il controllo giornaliero del prezzo del prodotto, che mostra il trend dell’ultimo periodo e ti offre la possibilità di capire se stai acquistando ad un prezzo conveniente o se, in quel momento, il costo è elevato.

Opinioni.cloud, in definitiva, è uno strumento estremamente valido che ti supporta in maniera adeguata e completa nella scelta degli articoli da acquistare online, pesando per te la validità delle recensioni online ed orientandoti verso un acquisto soddisfacente.

Cosa ne penso?

Ho avuto modo di utilizzare il sito web, metterlo alla prova. La base è buona, ma la strada è ancora lunga. Di prodotti recensiti ne troverai già migliaia (quasi 500.000, secondo quanto dichiarato da Opinioni.cloud), ma credo che si possa migliorare molto l’aspetto riguardante la catalogazione dei prodotti stessi.
Essendo disponibili online più configurazioni di uno stesso prodotto, troverai la medesima trasposizione anche su questo nuovo servizio, non andando così a creare un comune contenitore per capire se quel prodotto (anche senza una configurazione custom) possa fare al caso tuo.
Ti faccio un esempio pratico: ho cercato il mio Synology DS216j, ho trovato più schede di prodotto e quindi più analisi dell’opinione pubblica. Il NAS, preso così com’è, rimane lo stesso identico prodotto a prescindere dal tipo di dischi che monta al suo interno.
Da cliente, avrei potuto apprezzare un contenitore unico, con -al massimo- la proposta di andare ad aprire le analisi delle opinioni sulle configurazioni non standard. Allo stato attuale, una singola scheda opinioni (di ciascuna configurazione) sembrerebbe poco capace di includere le schede realmente correlate. Nel mio tentativo, una delle configurazione del Synology non mostra come correlate le altre, bensì competitor che propongono lo stesso tipo di prodotto.
Molto comodo -e promosso- il grafico dell’andamento prezzi, che va a fare il lavoro sporco che solitamente si assegna a un componente aggiuntivo installato nel browser.

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Era da qualche tempo che non ospitavo più un “Guest blogger” su Gioxx’s Wall. È tornato a farmi visita Michele, ha già scritto in passato, è un collega del forum di Mozilla Italia e grande curioso del World Wide Web. Si diletta a realizzare di tanto in tanto articoli che descrivano le sue esperienze alle prese con sistemi non sempre performanti e di ultima generazione, che lo costringono quindi a ricercare work-around che possano garantire un certo livello di soddisfazione. Stavolta si parla di un’alternativa a Mozilla Firefox, buona lettura :-)

E la Luna bussò, alle porte dei browserPerché provare Pale Moon

Dopo avere provato SeaMonkey e averne spiegato le ragioni nel topic di Mozilla Italia “Seamonkey, l’alternativa ad un Firefox che vi piace sempre di meno“, tocca adesso ad un altro browser alternativo.
Questa volta il mio ricercare un browser alternativo a Firefox (che rimane il mio browser preferito, sia ben chiaro!) è dovuto ad una semplice ma inevitabile esigenza: con il tempo un mio PC è diventato obsoleto e poiché – causa configurazione hardware – in esso utilizzo anche Windows XP (cosa che vi sconsiglio di fare per i noti problemi di abbandono degli aggiornamenti di sicurezza) all’improvviso anche il mio Firefox – così come è accaduto a tanti altri utenti con Windows XP nel forum di Mozilla Italia – ha iniziato a navigare in maniera penosa…

Quindi, ISP a parte, ho cercato di capire come rimediare a questa lentezza generale (Windows + Firefox).

SeaMonkey è più o meno sullo stesso gradino di lentezza, però all’improvviso ho letto questo articolo di Navigareweb.net e incuriosito ho voluto provare il browser Pale Moon derivato da Firefox, anche perché spesso si trovano sul Web dei trucchi su come ottimizzare Firefox ed alleggerirlo di orpelli inutili e io stesso ne sconsiglio l’applicazione.

Scaricare Pale Moon

Stavolta però la tentazione, mista soprattutto a curiosità, era forte ed ecco che ho scaricato la versione PORTATILE dedicata a Windows XP.
E sì, perché Pale Moon ha un grande rispetto anche per i poveri utenti parsimoniosi, tirchi e/o morti di fame (come me): ci ha dedicato un browser pure per il nostro antidiluviano sistema.

C’è Pale Moon per Linux (32 e 64 bit), Windows (32 e 64 bit, ricordo che per Windows XP o i processori Atom c’è una versione specifica e c’è anche, fornita direttamente da loro, la versione portatile), BSD e Android.

Avrei potuto provare anche dei cloni di Chrome/Chromium? Sì, ma grazie io – sono razzista, lo ammetto – mi tengo lontano dagli adbrowser di Microsoft, di Google e di Facebook (infatti, se tanto mi dà tanto mi sa che tra non molto ci sarà pure ‘sto nuovo browser). Inoltre Pale Moon – come Firefox e SeaMonkey – ha il vantaggio di creare diversi profili di navigazione, cosa che trovo indispensabile in tutti i miei PC.

Prime sorprese all’avvio di Pale Moon

Dopo avere scaricato Pale Moon ed averlo avviato ecco la prima sorpresa: uno splash screen. C’è chi lo ama, chi no, chi lo utilizza per fini promozionali e chi ci cincischia per sbizzarrirsi con la fantasia; ebbene lo splash screen di Pale Moon è personalizzabile con la semplice sostituzione dell’immagine di default, non occorre un apposito programma come invece accade con le versioni PortableApps.

Ma c’è la seconda piacevole sorpresa che decisamente mi ha ben predisposto verso questo browser: l’articolo non lo dice, ma si apre una bella home page, eccola nell’immagine sotto.

E la Luna bussò, alle porte dei browser 1

Come vedete, la home page è personalizzabile (“costruibile”, direi) con i link che si desiderano, utilizzando widget e cosine di questo genere. Per me si è trattata della prima volta che mi capitava una cosa simile, magari tanti browser ce l’hanno già questa caratteristica ma per uno che nel 2002 si è dovuto costruire la propria home page a mano con i link in HTML pur non masticandolo… beh, è proprio una bella cosa! Mozilla… che cosa aspetti a fare una cosa del genere anche tu? Mica le buone idee vengono solo da Chrome…

Non so poi quanti altri browser abbiano una guida (momentaneamente in inglese) della personalizzazione di questa home page addirittura animata nella pagina web stessa!

Ed ecco una sorpresa dopo avere aperto un po’ di schede: provate a fare clic sul pulsante all’estrema destra “Elenco di tutte le schede” (oppure Ctrl + Maiusc + Tab oppure Ctrl + Tab): avrete questo risultato:

E la Luna bussò, alle porte dei browser 2

Le schede sono spostabili tramite “drag and drop”. Hanno il tastino per chiuderle (appare passandoci sopra il mouse). E come se non bastasse c’è la ricerca su tutte le schede, quelle visualizzate diminuiscono man mano che il termine cercato restringe il numero dei siti possibili!

Non ricordo di avere mai visto di default una cosa del genere su Firefox! Molto più pratica che trascinare le schede facendole scorrere sulla barra delle schede o cercare un termine passando di scheda in scheda!

Il Language Pack di Pale Moon

Proseguiamo: la prima cosa che faremmo tutti è scaricare il language pack, no? Beh, purtroppo tutto questo fa parte di un punto debole di Pale Moon:

  • si può scaricare una sola versione di browser per il proprio s.o ed è in inglese;
  • esiste un language pack italiano, scaricabile da qui, ma la traduzione è incompleta (ho trovato anche un language pack non ufficiale, qui e funziona pure meglio, ve lo consiglio);
  • anche se scaricate la traduzione, potreste ritrovarvi misteriosamente l’interfaccia sempre in inglese e a nulla serviranno i numerosi riavvii o le ricerche di chissà quale nascosta opzione;
  • semplicemente occorre installare l’estensione Zing, che “provides a quick, easy, and reliable way to switch your browser between different locales that are available to it”. Damn! Ma in un browser così “utentecentrico” non potevano installare quell’estensione di default?

Altra cosa che non mi è piaciuta: alla chiusura di Pale Moon non viene chiesto se salvare la sessione… bruttissimo vizio ereditato da Firefox 4, per fortuna facilmente aggirabile.

Proseguiamo.

Importare il proprio profilo in Pale Moon

Dopo il language pack, copio e incollo brutalmente il contenuto del mio profilo nella cartella Palemoon\User\Palemoon\Profiles\Default e al riavvio trovo tutto come sono solito trovare: segnalibri, password, moduli precompilati ma… una piccola delusione (minore che in SeaMonkey, comunque) arriva dalle estensioni che mi sono portato appresso, leggete quindi il prossimo capitolo riguardante proprio le estensioni.

Pale Moon e le estensioni

Passiamo al capitolo estensioni. Prima di tutto c’è Pale Moon Addons con la sua pagina di guida alle estensioni.

Vi sono quindi:

  • estensioni per Firefox gran parte sono già compatibili anche su Pale Moon;
  • estensioni specifiche che funzionano solo su Pale Moon;
  • estensioni che non sono compatibili nella loro ultima versione ma che lo diventano se sono installate in una versione precedente;
  • estensioni che non sono comunque compatibili delle quali va cercata una alternativa;
  • estensioni non più compatibili con Firefox che però funzionano su Pale Moon (quasi tutte quelle abbandonate con l’avvento di Australis). Fare attenzione perché quelle tabelle nella pagina delle estensioni, create con il supporto degli utenti, sono in costante evoluzione. Nel dubbio fate voi stessi una verifica, tenendo anche presente che le vecchie guide delle estensioni potrebbero ritornare ad essere molto utili.

Infine esiste una speciale estensione Pale Moon Commander che mette in bella copia e facilita l’impostazione dei principali parametri in about:config. Con tanto di guida in pdf. Peccato sia tutto solo in inglese. Ecco un’immagine di uno dei suoi 27 pannelli di impostazioni.

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Per quanto mi riguarda, l’importazione brutale del mio profilo da Firefox a Pale Moon mi ha fatto sbattere un po’ per le poche estensioni non funzionanti, per le quali il rimedio è stato semplicemente utilizzare una versione più vecchia (ma alcune estensioni che ho installato per sopperire a funzioni mancanti in Firefox qui non servono proprio! Bello, eh?).

Quindi anche per voi probabilmente il riscontro sarà meno deludente di quanto appare.

Per quanto riguarda la vitale ma “non funzionante” AdBlock Plus, però, c’è la possibilità di installare AdBlock Latitude (fork di ABP, che non prevede pubblicità non invasiva neanche a volerla, infatti “ABL is more than that. It intends to also replace Adblock Edge by removing the hard coded Acceptable Ads feature” ).

Riepilogo la situazione delle mie estensioni:

  • AdBlock Plus: non funziona, ma è egregiamente sostituita da AdBlock Latitude.
  • Boss Key: funziona.
  • Classic Theme Restorer: non serve perché la funzione non è stata soppressa in Pale Moon.
  • Clippings: non funziona ma funziona la versione 4.1.2.
  • Extension List Dumper revived: non funziona ma funziona la versione originale (non la “Revived” o la “2”).
  • FAYT Revived: non serve perché la funzione non è stata soppressa in Pale Moon.
  • Lazarus Form Recovery: funziona.
  • Nuke Anything Enhanced: funziona.
  • ProfilePassword-Firefox: funziona.
  • User Agent Overrider: non funziona ma funziona la versione 0.2.4.

Quello che Firefox non ha più o che non ha mai avuto

Navigando più a fondo, non ho l’impressione che la velocità di navigazione e di avvio del programma sia nettamente migliore di Firefox desktop installer, portable o SeaMonkey, tuttavia le sorprese positive non mancano.

  • Nella libreria c’è l’opzione per visualizzare il percorso completo al segnalibro, annoso problema di Firefox, mai affrontato.
  • C’è una opzione per vietare i cross-site scripting. Senza estensioni!
  • “Abbandona questa pagina” e “Rimani in questa pagina”: opzione in about:config per rimuovere questo avviso, ottimo per non essere tediati da finestre pubblicitarie invadenti o compromettenti.
  • Possibilità di installare estensioni fatte in casa oppure estensioni senza firma.
  • Gestione personalizzata della velocità di scrolling. Senza estensioni!
  • L’estensione Classic Theme Restorer (che ripristina l’interfaccia di Firefox prima della versione 29-Australis) non serve. Niente icone grigio topo. Il pulsante della home page è lì a sinistra, dove è sempre stato dai tempi di Netscape Navigator. C’è un tasto per andare avanti e uno per tornare indietro, niente unico pulsante che già mi fa impazzire per azzerare il contakm della mia automobile (puntualmente azzero l’orologio…). I tasti dell’interfaccia sono tutti spostabili, nessun tasto inamovibile o in posizione obbligata. Questi tasti hanno poi il loro contorno ben definito, non sembrano appiccicati tutti assieme sulla barra di navigazione. Niente scimmiottamento perverso di Chrome. Niente ciclo di rapid release. Nessuna funzione miracolosa sviluppata con mille fatiche… per di più non apprezzata… non funzionante… in seguito rimossa… (ogni riferimento a “Gruppi di Schede” è puramente casuale…).
  • L’estensione Downloads Window (che ripristina una finestra separata per i download, c’è però di default in SeaMonkey) non serve.
  • L’estensione Stylish (che permette di personalizzare l’aspetto dei siti e dell’interfaccia utente del browser) non è indispensabile.
  • Telemetria e Healthreport non sono disattivabili… semplicemente perché questi impicci sono stati rimossi del tutto all’origine!
  • Le schede si possono posizionare in alto o in basso come vuole l’utente; poi c’è la rimozione della barra delle schede con solo una scheda aperta. Schede squadrate così ci vanno più caratteri. Scheda attiva ben evidenziata. Tutto questo senza estensioni!
  • Non fatevi sfuggire le possibilità offerte da una voce che Firefox non ha in “Strumenti -> Opzioni barra di stato”!. :shock: Altro che sopprimere la barra di stato! Altro che estensioni per riattivare la barra di stato!

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  • Chi ha mai letto questa discussione? Disabilitare javascript solo per qualche sito. Da un paio di anni il trucco suggerito dal moderatore gialloporpora su Firefox non va più, serve una estensione. Su Pale Moon, oggi 11 febbraio 2016, funziona! Un’altra estensione in meno.
  • E se volessi cambiare useragent? Il parametro per cambiare useragent solo per un sito: general.useragent.override.”nome.del.sito” = “specifico user agent”. Per esempio, per il sito PSC occorre creare questo parametro di tipo stringa: general.useragent.override.peugeotscootersclub.it valore se si preferisce apparire come Linux: Mozilla/5.0 (X11; Linux i686; rv:38.0) Gecko/20100101 Firefox/38.0 valore se si preferisce apparire come Windows: Mozilla/5.0 (Windows NT 5.1; rv:38.0) Gecko/20100101 Firefox/38.0. È stato rimosso da Firefox due anni fa, su Pale Moon c’è ancora e funziona. Un’altra estensione in meno!
  • Altre raffinatezza: il parametro browser.padlock.style cambia la posizione del lucchetto, valori da 1 a 10. browser.padlock.urlbar_background; 0 non fa nulla; 1 mette una cornice verde o blu alla barra degli indirizzi in caso di domini verificati o identità verificate. Senza estensioni e senza userChrome!
  • Scopro con gioia che quando digito un termine di ricerca, quello rimane inchiodato laggiù dove appare anche se cambio milleduecento schede o passano ventidue ore, senza costringermi a ridigitare lo stesso termine per milleduecento volte.
  • Esiste il parametro browser.urlbar.rss nell’about:config per avere o non avere l’icona dei feed nella barra degli indirizzi. Nessun bisogno di userChrome per rimuoverla. A parte che da poco l’hanno rimossa del tutto da Firefox Questo parametro non era presente neanche sulla mitica versione 3.6.28.
  • Esiste il servizio Pale Moon Sync Service, per chi utilizza questo servizio (io no).
  • Probabilmente Pale Moon ha anche altre chicche, però io lo sto utilizzando da poco tempo e comunque già da parecchie versioni ho talmente personalizzato il mio Firefox (per di più in versione ESR) che non so se nel frattempo siano state perdute altre opzioni col rilascio rapido…

Vi chiederete allora: visto che Pale Moon conserva funzioni soppresse o disattivate in Firefox chissà quanto “pesa” poiché il suo codice non è ottimizzato come il browser di casa Mozilla? Sorpresa!

La Luna nel pozzo: Pale Moon è più completo di Firefox, ma anche più leggero

La sorpresa è questa. La dimensione della mia cartella di SeaMonkey PortableApps è di 846 MB. Se tolgo dalla cartella tutti (o quasi) i file relativi al client email- che in effetti non mi serve – sono ben 477 MB di cartelle di posta in meno e quindi il peso scende a 369 MB. Firefox ESR Portable MozUp ha invece una dimensione di 266 MB. Pale Moon invece, con lo stesso mio profilo dei due precedenti browser, ha una dimensione di appena 112 MB!

Se facciamo un confronto sui file di installazione, poi, scopriamo che per Windows il file firefox setup 43.0.1.exe “pesa” 45,1 MB, il file SeaMonkey Setup 2.39.exe “pesa” 34,1 MB e il file palemoon_26.0.3win64.installer.exe“pesa” 23,5 MB. Confrontando le varie versioni dei file di installazione dei diversi sistemi operativi si scopre che la differenza tra Firefox e Pale Moon si aggira sempre sui 21 MB… lascio a voi le relative considerazioni.

Un’altra curiosità. In C:\Documents and Settings\Michele\Dati applicazioni\Moonchild Productions\Pale Moon\Profiles non viene salvato nessun file, quindi il progetto portable è di chiara derivazione WinPenPack.

Ultima curiosità: con le stesse schede aperte ecco un test che non mi interessa mai molto, il consumo di risorse.

E la Luna bussò, alle porte dei browser 5

Mi spiace però non aver fatto il confronto anche con SeaMonkey aperto, ma avevo l’unità esterna ove risiede il mio SeaMonkey temporaneamente scollegata.

Non voglio mica la luna: Pale Moon è sviluppato sulle esigenze degli utenti

Cosa vedo? Un browser sviluppato sulle esigenze degli utenti. Mi ricorda Firefox di un bel po’ di tempo fa…

Così intendo io lo sviluppo di Firefox. Rincorrere Chrome, copiandolo in tutto, è una sfida persa in partenza e senza senso. A quel punto un utente utilizza direttamente Chrome. Mozilla invece, le critiche non dovrebbe lasciarle perdere, dovrebbe continuare per la propria strada, mettere in conto di perdere utenti però gli utenti che le resteranno saranno soddisfatti, avranno qualcosa che sentiranno veramente loro e veramente alternativo. Non staranno tutto il giorno a lamentarsi di quanto era bello Firefox 3.6.28 ma aiuteranno attivamente allo sviluppo. Non come certi utenti che ogni volta che esce una nuova funzione si mettono a scrivere una guida su come rimuoverla. Oppure perdono tempo, ogni volta che viene soppressa una funzione, a scrivere una guida su come ripristinarla.

Tutto questo pur considerando che in Pale Moon ci sono varie cose perfettibili, ma teniamo presente che queste cose perfettibili sono dovute al fatto che questa nuova generazione di Pale Moon è recentissima, del 26 gennaio scorso, quindi il programma avrà bisogno di tempo per perfezionarsi.

Comunque, recandosi tra le pagine web di Mozilla, in special modo su quella delle estensioni, appare l’avviso “Sembra che tu stia utilizzando una vecchia versione di Firefox”. La ragione è che Pale Moon in quelle pagine si fa passare per Firefox 24. Questo è un trucco per fare in modo che le estensioni siano installabili direttamente dal sito, altrimenti andrebbero scaricate e installate da file, a mano.

Altri link “Lunatici”

  • Pagina Release Notes, molto interessante per capire la linea di sviluppo. Con la recentissima versione 26 sono passati dal motore di rendering Gecko a Goanna (molto imparentati), per poter continuare a vivere se Mozilla dovesse fare altre sciocchezze. Tipo abolire i temi o cambiare la tecnologia delle estensioni (ad oggi sopravviverebbero forse solo NoScript e AdBlock).
  • Pagina delle FAQ.
  • Pagina del forum di supporto dove gli interessati potranno cercare e chiedere informazioni (in inglese): forum.palemoon.org. Ricordo che il forum di Mozilla Italia in ogni caso NON fornisce supporto a Pale Moon.

Curiosità finale: dietro Pale Moon c’è Moonchild, al secolo M.C. Straver, un olandese di 45 anni che vive in Svezia. Quindi la sede di Pale Moon è in Svezia, Europa. Europei come tutti noi, insomma. Noi che abbiamo piene le scatole di questo giovane invadente americano :-)

Update

Aggiornamento del 12/2/16 11:00
Includo direttamente qui quanto riportato nel commento di Miki (gioxx.org/2016/02/12/palemoon/#comment-2509604210):Non salvando le password importanti nel browser, non mi ero accorto prima che in effetti Pale Moon salva le password con la vecchia accoppiata di file (key3.db + signons.sqlite) mentre ovviamente Firefox a partire dalla versione 32 le salva con la nuova accoppiata di file key3.db + logins.json. In Firefox c’è (e fin quando ci sarà non lo so) una preferenza in about:config

signon.importedFromSqlite

per importare le password. Si va a utilizzare questa procedura:

  • Parametro true.
  • Chiudere Firefox
  • Spostare in una cartella diversa da quella del profilo il file logins.json
  • Incollare nel profilo di Firefox il file signons.sqlite di Pale Moon
  • Riavviare Firefox: importazione delle password di Pale Moon su Firefox

Forse è meglio questa estensione, che dovrebbe permettere pure il processo inverso: addons.mozilla.org/it/firefox/addon/password-exporter. Uno dei due autori è l’amministratore di Mozilla Addons, saprà come fare e se non lo sa lui…

Per completezza includo anche un video:

Su Pale Moon va messa la versione 1.2.1.1, il changelog di quelle più recenti mi sembra che non riporti nulla di rilevante. La versione 1.2.1.1 e la versione 1.3.1.1 dovrebbero “parlarsi” (addons.mozilla.org/it/firefox/addon/password-exporter/versions).

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Come già suggerisce il nome, il BOSE SoundDock Serie III è una cassa con attacco dock per tutti i dispositivi iOS dotati di connettore Lightning, iPhone 5 e superiori o iPod di ultima generazione. Oltre a distinguersi per la qualità di costruzione e la resa sonora, la limited edition provata aggiunge un tocco di colore e di allegria alla stanza in cui è posizionata.

La semplicità del setup è disarmante: basta togliere dall’imballo cassa, alimentatore, telecomando e attaccare il proprio device al dock. Un semplice click vi permetterà di capire che tutto è stato collegato nel modo giusto, il dispositivo verrà tenuto in piedi dal supporto verticale posizionato dietro il dock, inizierà a caricarsi e riprodurrà da subito la musica dalla fonte che preferite (l’applicazione di sistema, Spotify o qualsiasi altra applicazione che vi permetta di conservare o raggiungere via internet file musicali).

La cassa può essere controllata o direttamente dallo schermo dell’iPhone o a distanza tramite il piccolo e comodo telecomando. Oltre ai classici tasti di riproduzione e del volume, ha anche un tasto dedicato al cambio di playlist (per passare a quella successiva, ammesso che sia presente nell’iPhone) e di spegnimento.

Il BOSE SoundDock Serie III offre un suono in linea con l’esperienza BOSE: ricco, fa eco nella stanza, con dei bassi pieni ma non eccessivi né fastidiosi. Anche la potenza non lascia spazio a dubbi e vi farà rimanere più che soddisfatti, durante questi giorni di prova -pur esagerando- non ho mai sentito la necessità di puntare il volume oltre la metà del consentito (anche se si, è stato difficile con alcuni titoli!).

L’avere solo un connettore Lightning al momento credo sia una pecca, riduce pesantemente il numero di device che è possibile utilizzare, ricaricare e gestire direttamente. Per sopperire a questa mancanza nel retro della cassa è presente anche un più comune ingresso AUX che permette di riprodurre musica da qualsiasi dispositivo (per il passaggio da una sorgente all’altra basta premere a lungo il tasto play/pausa del telecomando, il device eventualmente connesso al dock continuerà comunque ad essere ricaricato).

Le sue dimensioni e il peso ridotto permettono di trasportare l’unità da una stanza all’altra della casa in caso di necessità, ma -avendo comunque bisogno di una presa di corrente- non lo rendono un prodotto portatile al 100%. Sul sito web potete trovare una scheda tecnica che spiega ogni piccolo dettaglio dell’apparato: bose.it/IT/it/home-and-personal-audio/bluetooth-ipod-speakers/sounddock-systems-for-iphone-and-ipod/sounddock-series-III-digital-music-system. L’attuale prezzo di listino ufficiale si aggira sui 260€ (non sono affatto pochi) ma è possibile trovarlo anche a meno facendo il più classico dei giri sui siti web che vendono questo tipo di prodotti.

Riassumendo: ottima qualità costruttiva, un suono caldo e coinvolgente, un prodotto che fa (e bene) quello che promette, questo è il BOSE SoundDock Serie III.

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da BOSE, tornato all'ovile.
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Pare che l’iniziativa di ospitare un “Guest blogger” su Gioxx’s Wall sia piaciuta in passato, riproporla di tanto in tanto mi sembra quindi giusto. Oggi l’argomento è particolarmente delicato ed interessante: proteggere la navigazione dei minori. Nonostante l’argomento sia “trito e ritrito” a parlarne è un “esperto“, diventato tale proprio per necessità. Ci sono ottimi spunti di riflessione e suggerimenti che potranno aiutarvi nella scelta per raggiungere un unico obiettivo: proteggere i più piccoli da quello che il web può “tirare fuori dal cappello“, buona lettura :-)

Sul forum di Mozilla Italia, nel topic Navigazione protetta dei  minori, troverete una guida per utilizzare l’estensione ProCon Latte di Firefox che permette di bloccare siti di contenuto esplicito per adulti.

Vi siete mai chiesti, però, perché uno degli autori di quel tutorial (io) ha utilizzato proprio quell’estensione e non un altro sistema?

Internet pullula di soluzioni per proteggere i nostri piccoli dalle insidie di Internet stessa, ma non c’è una guida univoca che analizzi tutte le soluzioni proposte e che alla fine decreti la soluzione migliore: in questo blog ho tentato di farlo io, quindi iniziamo subito a confrontare le varie proposte.

Router

La prima soluzione, a monte, è quella di filtrare i contenuti direttamente dal router, cioè da quell’apparecchio – posto tra la presa telefonica della linea ADSL e la presa ethernet del PC  – che permette il collegamento ad Internet.

Sembra un’ottima soluzione, ma non lo è, per me presenta troppi svantaggi e troppe limitazioni anche se talvolta si tratta di filtri accurati, proposti direttamente dai grandi costruttori di router (D-Link, Netgear, eccetera). E poi io non sono uno che ama mettere le mani in un programma non proprio user friendly come la gestione del proprio router… basta un nonnulla per bloccare chissà che cosa e addio connessione…

Riepilogo quindi i vantaggi (pochi) e gli svantaggi  (per me tanti) di questa soluzione.

Vantaggi: filtro totale (ma potrebbe essere uno svantaggio per gli adulti), filtro permanente (anche questo potrebbe essere uno svantaggio per gli adulti), non comporta costi aggiuntivi.

Svantaggi: impostazioni non semplici se non si è esperti di software del router, disattivazione del filtro non immediata (bisogna daccapo entrare nelle impostazioni del router), limita la navigazione degli adulti, le impostazioni non sono migrabili ad un altro router (a meno che non si utilizzi lo stesso identico modello), le impostazioni si possono perdere in caso di cambio del router (ad esempio, cambiando un gestore telefonico con un altro che obbliga a utilizzare un proprio router).

DNS (Domaine Name System)

La seconda soluzione, a monte, è quella di filtrare i contenuti direttamente dai DNS, cioè – perdonatemi la descrizione grossolana e approssimativa – da quei database di connessione che permettono il dialogo tra il router e il nostro PC e quindi il collegamento ad Internet.

Utilizzare dei DNS “sicuri” (cioè forniti da società specializzate nella sicurezza come ad esempio Comodo) è una garanzia di aggiornamenti e accuratezza dei contenuti; inoltre esistono persino DNS dedicati allo specifico problema della salvaguardia dei minori sul Web, come ad esempio i DNS di ScrubIt.

Sembra anche questa un’ottima soluzione, ma non lo è, per me presenta ancora troppi svantaggi e troppe limitazioni anche se si tratti di DNS “robusti”. Prima di tutto anche qui bisogna mettere le mani in un programma non proprio user friendly come la gestione dei propri DNS (via sistema operativo o via o router); insomma basta un piccolo errore di trascrizione di un numero, ad esempio, per causare blocchi indesiderati, anche se porvi rimedio è molto semplice (bisogna sovrascrivere i dati numerici e confermare).

Vantaggi: filtro totale, filtro permanente, non comporta costi aggiuntivi.

Svantaggi: impostazioni non proprio semplici se non si è almeno volenterosi  nel gestire il software del sistema operativo,  disattivazione del filtro non immediata (bisogna daccapo entrare nelle impostazioni del sistema operativo), limita la navigazione degli adulti, le impostazioni non sono migrabili ad un altro PC (anche se si fa parte di una rete).

Sistema operativo: controllo parentale

La terza soluzione, a monte, è quella di affidarsi agli strumenti che il proprio sistema operativo mette a disposizione.

All’epoca della mia ricerca, sei anni fa, non c’era un sistema operativo che fosse realmente efficace nel filtrare determinati contenuti (il problema non è tanto filtrare i contenuti illeciti… quanto non fare bloccare i contenuti leciti!). Poco tempo fa ho letto qualcosa dei controlli parentali del nuovo sistema operativo di Microsoft, il successore di Windows 7 (forse si chiamerà Windows 8). Orbene, sono stato impressionato favorevolmente, sembra tutto un altro pianeta rispetto ai Linux Mint o ai Windows XP che utilizzo attualmente, ma ovviamente è troppo presto per presentarvi i vantaggi e gli svantaggi di questa soluzione.

A proposito: un utente con Tiger (Mac OS X) mi ha scritto tempo fa che  comunque la soluzione Firefox + ProCon Latte è di gran lunga migliore della funzione “Controlli Censura” del suo sistema operativo e questo è molto significativo.

Programmi dedicati

La quarta soluzione – ed entriamo nell’area dei programmi “a valle” –  è quella di utilizzare programmi dedicati al blocco della navigazione su determinati siti web.

Qui si apre un mondo quasi infinito: programmi di controllo parentale inclusi nelle varie suite di sicurezza (Avast, Norton, eccetera), programmi che permettono di controllare quello che viene eseguito sui PC in rete (casa o, meglio, ufficio), programmi che prevengono la navigazione su siti pericolosi o per adulti, programmi che limitano il tempo di navigazione o impediscono solo la connessione a determinati siti (Facebook, YouTube, eBay, chat varie…), programmi che agiscono a livello di hosts, eccetera.

Tanti programmi sono freeware, ma tanti sono anche a pagamento (ed in più disponibili solo in inglese). Alcuni programmi di controllo dei bambini, poi, si comportano come keylogger e quindi provocano falsi positivi negli allarmi degli antivirus.

Esempi: AnyWebLock, Cyberpatrol, Cybersitter, K9 Web Protection (per molti il migliore), KidLoggerInternet Security Controller, Limity PC, Net Nanny, PGsurfer, PicBlock (software molto particolare poiché possiede una funzione di sfocatura automatica di foto con contenuti per adulti) e altri.

Ovviamente, data la mia secolare antipatia per le toolbar, ho volutamente omesso queste ultime da ogni considerazione.

Vantaggi: filtro totale (ma potrebbe essere uno svantaggio per gli adulti),  filtro permanente (ma potrebbe essere uno svantaggio per gli adulti), facilità (relativa) di utilizzo.

Svantaggi: alcuni software (ad esempio il celebre Naomi, del quale non ho più un link valido) non vengono più aggiornati nel tempo oppure sono in un “limbo” di incertezza dello sviluppo (SurfWatch), molti software free sono solo in inglese, alcuni software rallentano la navigazione, generalmente questi software non sono multipiattaforma (funzionano cioè su un determinato sistema operativo e se si cambia sistema operativo bisogna trovare un software simile poiché lo stesso di prima non esiste), i software non distinguono nel bloccare la navigazioni dei vari browser o dei vari profili, generalmente questi software non sono freeware, questi software possono essere attaccati da virus in ambiente Windows, non sono software portatili e pertanto le impostazioni non sono migrabili ad un altro PC, codice chiuso (per cui un determinato software, se abbandonato, anche se è valido non può essere sviluppato da nessun’altra persona).

Browser dedicato: la soluzione migliore

La quinta soluzione, per me la migliore, è quella di utilizzare un browser dedicato al blocco della navigazione su determinati siti web.

Mi sembra logico, infatti, che se lo strumento per navigare è un browser allora è proprio quello (il browser) che bisogna utilizzare e non altri escamotage…

Ovviamente per la mia scelta non ho preso in considerazione browser insicuri, dall’incerto sviluppo, in inglese, non multipiattaforma. Quindi il candidato n° 1 non può che essere Firefox con l’estensione ProCon Latte e la lista Miele, comunque voglio descrivervi anche una soluzione alternativa, visto che in questo campo occorre essere obiettivi e non sempre di parte (seguo l’assistenza di Firefox e quindi non posso che parlarne bene).

L’alternativa italiana è un browser di nome Il Veliero, che si basa sul concetto di navigazione guidata esclusivamente tra un elenco di siti selezionati e catalogati.

Credo che sia un buon prodotto, tanto che nonostante tanto tempo esiste ancora, creato da  una onlus che fornisce anche un filtro che opera sulla connessione escludendo l’accesso a siti inadatti e sconvenienti, Davide. Tuttavia non è open source, è a pagamento (ma è un’inezia: 24 € per un anno, come dire 2 euro al mese…) ma soprattutto è un browser che opera solo su Windows.

Per la navigazione dei più piccoli è forse da preferire a Firefox con ProCon, ma parliamoci chiaro: quando i nostri bambini hanno da 3 a 6-7 anni, secondo me, la loro navigazione deve essere sempre assistita da un adulto, non c’è filtro, browser o altro che tenga… I rischi di una navigazione senza l’assistenza di un adulto vanno da un eccessivo tempo di navigazione (per la gioia degli ottici infantili…) a un possibile attacco di crisi epilettica (il PC diventa davvero un ossessione per i più piccoli). Quindi, riepilogo fino ad annoiarvi, per me, Davide sarà pure un ottimo strumento, ma senza la presenza di un adulto non dovrebbe mai essere utilizzato se si hanno bambini da 3 a 6-7 anni.

Tornando quindi alla premessa iniziale (la guida per utilizzare ProCon latte di Firefox che permette di bloccare siti di contenuto esplicito per adulti) ecco che quindi siamo arrivati al motivo razionale di tale scelta.

Firefox + ProCon Latte significa avere un browser sicuro, dallo sviluppo costante , in italiano, multipiattaforma e per di più dalle caratteristiche facilmente esportabili su un altro PC e addirittura su un altro sistema operativo!

Vantaggi: filtro (profilo di navigazione) dedicato ad un determinato utente,  relativa facilità di utilizzo, filtro personalizzabile, multipiattaforma (nel caso di Firefox), non comporta costi aggiuntivi (nel caso di estensioni di Firefox), aggiornamento costante e futuro (il codice è aperto),  le impostazioni sono migrabili ad un altro PC (con qualunque sistema operativo).

Svantaggi: i browser possono essere attaccati da virus in ambiente Windows, impostazioni iniziali non immediatamente facili.

Dopo avere capito i motivi che ci spingono alla scelta finale, eccovi delle varie considerazioni.

  • L’uso di PICS (Platform for Internet Content Selection) consiste in protocolli in linea creati da diverse organizzazioni (religiose, civili e educative) che catalogano il materiale presente sulla rete, segnalandone la maggiore o minore affidabilità e adeguatezza alla consultazione da parte dei minori. Questo servizio non è stato preso però da me in considerazione perché è attualmente in una fase di sperimentazione.
  • La lista Miele è una specie di  lista X-Files per l’estensione AdBlock Plus, cioè è una lista italiana pensata per i bambini italiani che navigano in prevalenza su siti italiani. Non è una lista infallibile, miracolosa, onnisciente, ma la sto utilizzando da sei anni con successo. Potrete partire da questa lista per crearne una vostra personalizzata, eventualmente da mettere in una chiavetta USB e da utilizzare su PC di altri amici del vostro bimbo.
  • La lista Miele è adatta per bambini da 7 anni fino a 14 anni circa. Perché questa impostazione? Sia perché è questa la fascia attuale dei miei bambini e sia perché prima dei 7 anni occorre sempre la presenza di un genitore durante la navigazione, mentre dopo il filtro inizia ad essere troppo rigido in determinate attività del bambino (si pensi a ricerche scolastiche o a letture di quotidiani online). Ah, non dovrei dirlo, ma ci sono bambini scaltri che a 14 anni riescono a scavalcare qualsiasi filtro… per fortuna che a scuola oggi determinati argomenti non sono più vietati e vengono quindi discussi con i professori, rendendo i ragazzi più consapevoli. Aggiungo, con mio sommo dispiacere, che a 14 anni è quasi impossibile riuscire a frenare il proprio figliuolo a iscriversi ad un social network, con tutto il materiale che ne consegue; quindi il profilo della lista Miele rischia di essere bypassato (leggasi  inutilizzato) dal minore smanioso di apparire sul suo social network preferito… Che poi io sia riuscito a frenare i miei figli da questo “bisogno impellente” è tutto un altro discorso…
  • So perfettamente che non bisognerebbe mai lasciare i propri figli davanti al PC, poiché il PC non è una baby-sitter coscienziosa. Ma so anche perfettamente che è molto difficile fare coincidere gli orari di navigazione dei bambini con il tempo libero dei genitori che lavorano.
  • Non scrivete per dirci: “Ho letto la guida di ProCon Latte su Mozilla Italia, ma è troppo difficile per me, non sono esperto di PC, mi date una mano?”. Io vi risponderei così: “Caro genitore di uno sfortunato minore, sappi che la guida è scritta nella maniera più semplice possibile del mondo! Se non vuoi sbatterti un po’ per tuo figlio, perché magari sei impegnato a rimbambire con i programmi televisivi del digitale terrestre o a caricare le tue stupidissime foto delle vacanze su Facebook, allora fai una cosa: spegni il PC e lascia che tuo figlio diventi un ignorante informatico quanto vuoi esserlo tu!”. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire: nell’articolo sono spiegate – in maniera semplice e completa – tante cose utili che non fanno mai male conoscere (creazione di un nuovo account del sistema operativo, creazione di un profilo, trasformare un determinato profilo creato in un profilo predefinito, inibizione degli altri profili ad aprire file .html).

È tutto dal vostro “blogger nomade“…

gfsolone.Com ospita una pagina dedicata alla lista Miele, con le specifiche e il collegamento diretto alla sottoscrizione:

mozilla.gfsolone.com/procon

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