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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

È tempo di tirare qualche somma, tempo che, dopo la presentazione ufficiale del 21 settembre scorso a Roma, anche questo nuovo ZenFone 4 possa trovare il suo spazio tra le recensioni di casa mia. Preparato e portato con me al posto del Galaxy S8, ho messo quotidianamente alla prova ogni suo dettaglio, ZenUI di nuova generazione compresa, con conseguente sistema più pulito e personalizzato rispetto al passato.

ASUS ZenFone 4 (ZE554KL)

Prima di partire, un doveroso ringraziamento: Asus ha organizzato uno splendido evento nella città eterna, prendendosi cura di centinaia di giornalisti, blogger e appassionati di settore che hanno potuto mettere sin da subito le mani sui nuovi dispositivi, intervistare chi quei prodotti li ha pensati e realizzati, godere di una serata esclusiva e fantastica, che ci ha un po’ riportato ai tempi della gita delle scuole medie. Questo è il mio pubblico ringraziamento per voi tutti, è stato bello poterci essere.

Ora, superata la fase “You Are Awesome“, si torna con i piedi per terra e si tira fuori il solito schema d’analisi basato sull’articolo pubblicato su questi lidi, cercando di buttare giù una panoramica quanto più completa possibile. Ti racconto la mia esperienza con Asus ZenFone 4.

Asus ZenFone 4

Il nuovo ZenFone 4 di Asus nasce e adotta uno slogan chiaro sin da subito: We Love Photo. Doppia fotocamera (con posizionamento posteriore o anteriore in base al prodotto) per ogni modello di questa nuova serie che conta 6 diversi dispositivi, considerando anche le varianti Pro, e tenendo fuori il “Live”. Un segnale molto chiaro, una caratteristica che evidentemente lo contraddistingue dagli altri competitor all’interno delle diverse fasce, certo tenendo da parte per il momento quello che è il Pro puro in range “Top“, che non tutti possono chiaramente permettersi (e anche io ricado facilmente in quel gruppo) visto il prezzo di lancio scelto.

In generale, credo che la fascia prezzi di ZenFone 4 –rinnovata anch’essa per l’occasione-, abbia preso le distanze con il passato, andando a seguire quella massa che sta dettando sempre più delle cifre di partenza ben lontane da quelle che ci si aspetterebbe (valutandole in base al prodotto che si ottiene), e forse è proprio questo il tallone d’Achille dell’intera nuova serie ZenFone. Questo risponde già al primo punto della mia lista, così da smorzare da subito ogni possibile entusiasmo. Per avvicinarti alla serie quattro, dovrai mettere mano al portafogli e spendere almeno 230€ per approdare sul modello Max, in fascia medio-bassa (qui trovi tutti i codici telefono, tradotti per noi comuni mortali).

Sostanza sotto al cofano

Android 7.1.1 con promessa di aggiornamento in tempi relativamente rapidi a Oreo (8). Patch aggiornate (a ora che scrivo l’articolo) al primo agosto 2017. ZenUI 4.0 che volta le spalle al passato e finalmente ascolta la voce degli utilizzatori, mia compresa, che chiedevano da tempo qualcosa di più leggero, utilizzabile, reattivo, privo di quella quantità di bloatware davvero troppo imbarazzante.

Nel mio specifico caso (si parla di ZenFone 4 ZE554KL) un display IPS da 5,5″, con un peso complessivo di soli 165 grammi, maneggiandolo ti sembrerà davvero leggerissimo, troppo grande però da utilizzare con una sola mano, e per certi versi scivoloso perché probabilmente pensato per un grip posteriore non tale da farti dormire sonni tranquilli, caratteristica che avrebbe tolto punti alla sua bellezza ed eleganza quando lo si osserva.

Immediato l’acquisto di una buona cover che non ne sacrifichi le dimensioni ridotte e una pellicola in vetro per sentirsi un pelo più tranquilli, anche se si dovrà rinunciare a quel bellissimo effetto cometa posteriore. Il processore è uno Snapdragon 630 (64 bit) con una GPU Adreno 508. Detta in soldoni, un processore che scalda molto poco, che consuma molto poco, ma che fornisce buoni risultati nell’utilizzo quotidiano, e ricorda che io tengo sempre fuori il discorso del mobile gaming

4 i GB di RAM a disposizione (non pochi, oggi potrebbero essere definiti il giusto, bilanciati per accontentare pressoché ogni esigenza), 64 i GB di memoria integrata messi a disposizione, espandibili a 256 GB utilizzando una microSD da inserire nello slot dedicato alla seconda SIM.

Al solito, Asus offre gratuitamente ulteriori 100 GB di spazio nel Cloud di Google per un anno, da aggiungere al proprio account (già nella prima fase di setup dello smartphone).

Multimedia

Parliamo subito della connettività, così possiamo passare all’argomento chiave dell’introduzione. WLAN 802.11 a/b/g/n/ac che però in casa si allaccia autonomamente alla rete WiFi 2.4 GHz anziché alla 5, senza possibilità di modifica, cosa che ovviamente non gli permette di sfruttare completamente la potenza di fuoco della fibra ottica, senza alcun senso. Bene, ma non benissimo.

Bluetooth 5.0, che fa certamente bella figura nelle specifiche tecniche della scheda prodotto pubblicamente disponibile, meno però quando si tratta di utilizzarlo nella quotidianità. Non completamente compatibile con le vecchie versioni del protocollo, lo smartphone non può essere pilotato in modalità di bluetooth audio, non permette quindi di cambiare traccia dai classici comandi al volante, e non passa le informazioni della traccia all’autoradio, bentornati negli anni dell’AUX attaccata all’iPod. Bocciato con grave disonore (io abuso di Spotify in macchina, e utilizzare Ok Google per cambiare una traccia è alquanto triste).

Reparto audio per chi non si accontenta, almeno sulla carta. Doppio speaker, considerando anche quello frontale alto, con uscita audio Hi-Res 192kHz/24-bit e tecnologia DTS Headphone:X™ 7.1, per simulare un sorround (virtuale) in cuffia. Doppio anche il microfono, che in entrambi i casi sfrutta la tecnologia NoiseZero di Asus per pulire la comunicazione ed evitare che questa venga disturbata dal rumore di fondo che ci circonda. Piccoli problemi di compatibilità ancora una volta con Spotify (che sfrutta solo lo speaker basso) e un equalizzazione che in bluetooth audio (tanto per continuare a girare il coltello nella piaga) lascia parecchio a desiderare. Rimandato a settembre, con debito da recuperare.

Software e usabilità

Tu, che forse mi conosci già da qualche tempo e che più o meno sai cosa utilizzo per sfruttare al meglio Android, dovresti anche sapere quanti io odi utilizzare un launcher che non sia Nova, vero? Ok, ciò detto, ho messo alla prova questa nuova versione di ZenUI, che prometteva grandi novità, snellendo di parecchio l’esperienza utente -ormai disperato- alle prese con il software di Asus.

Lui, contrariamente a molte altre cose di questo Asus ZenFone 4, è promosso, seppur non a pieni voti. Nato con ben poche applicazioni “necessariamente a bordo” (dai un’occhiata alla scheda del telefono sul sito di Asus e fai scroll verso il basso, così da capire cosa c’è a bordo di ZenUI 4.0), si fa apprezzare per rapidità nella risposta ma non certo per alcune scelte stilistiche riguardo le gesture che hai a disposizione.

I tasti retroilluminati finalmente ci sono, quasi non ci credevo, e per poco non mi sono commosso. Per poco eh, perché in realtà sei tu che devi specificare nelle impostazioni che questi dovranno rimanere accesi durante l’utilizzo, a dimostrazione che evidentemente in Asus faticano ancora a credere che questa opzione serva a qualcosa, magari non utilizzano il loro ZenFone di notte :-)

Giusta invece l’intensità e l’insistenza del led integrato per le notifiche (che può essere anche tenuto sempre spento, se vuoi), secondo me più comodo rispetto al passato, mai troppo invasivo, soprattutto nelle ore da dedicare al sonno.

Il sensore di lettura delle impronte, virtuale ma delineato nel vetro del telefono, è molto veloce e parecchio affidabile, riconoscendo pressoché immediatamente l’impronta (o le impronte) registrata, e sbloccando così lo smartphone, decisamente meno schizzinoso di molti altri suoi competitor attualmente sul mercato. Per portare però a patta i due piatti della stessa bilancia, il punto a sfavore riguarda il medesimo pulsante centrale, che non sveglia lo smartphone quando questo viene inserito nella più classica delle fasce da braccio (in palestra, o fuori per strada), rendendo decisamente più seccante e difficile il passaggio, che serve a dare un’occhiata rapida all’orario o alle notifiche, ti servirà arrivare alla pressione del tasto di accensione laterale. NCS: Non Ci Siamo.

Stessa sorte (NCS, intendo) per il Dialer di Asus, rimasto lo stesso rispetto al passato, se non addirittura peggiorato. Ricerca a tutto tondo (anche di dati che nulla c’entrano con i numeri in rubrica) e nessun tipo di raggruppamento, troverai contatti duplicati, triplicati e forse più, anche se in realtà si tratta sempre della stessa persona, raggiungibile in più modi.

Qualche paura riguardo il GPS, perso “per strada” (è proprio il caso di dirlo) durante una navigazione abbastanza semplice in città, nulla che un rapido riavvio di sistema non possa stavolta correggere, fortunatamente. C’è stato giusto quell’attimo di panico che ha strizzato un occhiolino a quel passato fatto di scelte forse sbagliate, qualcuno se le ricorderà ancora.

La tastiera integrata, così come il Dialer, rimane per me pessima, e contrariamente al launcher ZenUI 4.0 che ho visto più di buon occhio (e che sto ancora utilizzando), questa è stata dopo poco sostituita dalla mia SwiftKey, non aggiungo altro (ma spero che si possa fare qualcosa in merito in un prossimo futuro, d’altronde in questi casi basta un aggiornamento software OTA).

Non del tutto convinto per ciò che riguarda l’ottimizzazione della memoria e gli alert inermi riguardanti le applicazioni che consumano batteria (perché rimaste aperte in background). L’applicazione che si occupa della manutenzione ordinaria dello smartphone ormai ce l’hanno quasi tutti i grandi produttori, la differenza la fanno i dettagli e la capacità di preservare le risorse a disposizione dell’utilizzatore. La base buona c’è, va molto migliorata per ottenere i migliori risultati, riparliamone:

#WeLovePhoto

Pulisci tutto, metti da parte quanto raccontato fino a ora e parliamo insieme di fotografie, di ricordi salvati nel Cloud o nella tua Galleria personale in locale, sulla scheda microSD. Asus ZenFone 4 è #WeLovePhoto, il tag ufficialmente scelto per il suo lancio tutto italiano.

Doppia la fotocamera di Asus ZenFone 4, con un’ottica principale da 12 Megapixel (il sensore è un ottimo Sony IMX362 con apertura F1.8 e 25 mm di lunghezza focale, che equivalgono a circa 35 mm di una telecamera standard), 83° è il campo visuale che cattura grazie alle sue 6 lenti e una rapida messa a fuoco. La stabilizzazione è ottica e sfrutta 3 assi, così da evitare –quanto più possibile– di ottenere foto mosse, che verrebbero quindi inevitabilmente scartate (trovi l’intera scheda tecnica sul sito web di Asus).

Questo è qualche scatto catturato dalla fotocamera principale, che di grandangolo ne parliamo tra poco:

Colori talvolta un po’ troppo carichi, focus pressoché sempre perfetto, ma infallibile solo nel corto raggio, perché si sgrana alquanto andando a utilizzare lo zoom digitale messo a disposizione:

ASUS ZenFone 4 (ZE554KL) 21

L’ottica grandangolare è fantastica quando si vuole catturare più del dovuto, immortalando così ricordi più ricchi di dettagli, una gradita sorpresa dello ZenFone 4. 8 i Megapixel, con un angolo visivo di 120° e 12 mm di lunghezza focale. Ti propongo anche stavolta qualche scatto dei giorni passati con ZenFone 4:

Ancora una volta noterai precisione negli scatti corti, meno nei lunghi (dove lo zoom software non è così infallibile). In ogni fotografia, che arrivi dall’ottica principale o dalla grandangolare, noterai l’effetto di scontornamento (in licenza poetica) che mette in primo piano il soggetto inquadrato rendendo tutto il resto sfumato, anche questo è un piccolo trucco applicato via software, quindi potresti notare delle imperfezioni, soprattutto in mancanza di una buona luce ambientale.

Ti propongo adesso un paio di piccoli set, ho voluto mettere alla prova la dotazione di ZenFone 4 in un ambiente poco illuminato e, in seguito, un altro illuminato decisamente troppo (25esimo piano della torre Unicredit in Piazza Gae Aulenti a Milano), alternando fotocamera principale e grandangolare:


Se vuoi mettere a confronto fotocamera principale e grandangolare, in un contesto poco illuminato, questa è la differenza che noterai catturando lo stesso soggetto:

Il software della fotocamera mi piace, è ricchissimo di opzioni e permette di sfruttare in qualsiasi momento la modalità Pro, che lascia scegliere a te ogni dettaglio riguardante lo scatto, concedendo al fotografo professionista che vive nel tuo corpo di stabilire le sorti di quell’attimo da catturare e conservare per gli anni a venire.

Prima di concludere, la nota a margine per chi vive di Instagram & Co.: la fotocamera frontale propone un sensore da 8 Megapixel, apertura F2.0 e 24 mm di lunghezza focale, con un campo di visuale di 84°. In questo caso non vedrai miei selfie, non sono il tipo :-)

In conclusione

Giuro che non ce l’ho con il nuovo ZenFone, non ne avrei motivo, ma sono convinto di aver riportato molte critiche costruttive che chiunque sarebbe in grado di rilevare dopo qualche settimana di utilizzo, perché negarlo?

Si tratta di un buon telefono di fascia media che propone belle novità, una buona stabilità di sistema e un corredo hardware di tutto rispetto, ma che non trova il mio favore in quello che è il suo prezzo finale di listino, non almeno fino a quando non ci sarà quella naturale svalutazione di mercato, che lo farà “accomodare” in una fascia diversa, che potrebbe incontrare il favore di qualche futuro cliente che potrà sostituire il suo vecchio smartphone, magari nel periodo natalizio (perché no?!?). Molto si può correggere via software (e alcune cose sono già cambiate nel corso del tempo, ci sono stati ben 3 rilasci OTA per aggiornamenti vari nelle ultime quattro settimane circa).

La scatola dell’Asus ZenFone 4, per i veri feticisti, include un cavo USB-C, il caricabatterie rapido da 5V 2A 10W (per la ricarica rapida dello smartphone) e gli auricolari Asus con microfono integrato.

Finale nascosto in perfetto stile Marvel: non ho avuto molto tempo per giocare con la versione top di gamma (Asus ZenFone 4 Pro), l’unico a montare un processore di nuova generazione che promette reali faville, ma sono certo che grazie alla base -tutto sommato solida- gettata con la quarta generazione, può riservare belle sorprese a chi lo sceglierà, sarei curioso di conoscere almeno un parere (che non sia il mio, chiaro!) in merito.

Al solito, non dovrei aver dimenticato nulla (forse, o almeno spero), ma ricorda che l’area commenti è sempre lì a tua disposizione per qualsiasi dubbio, domanda, curiosità o critica costruttiva riguardo il mio articolo, i pareri contrari (se giustamente motivati) sono sempre i benvenuti :-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: un regalo che Asus ha consegnato ai giornalisti che hanno partecipato all'evento di lancio a Roma, di cui ti ho parlato a inizio articolo.
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Un articolo da tenermi stretto per il futuro, come un blocco appunti, che potrà tornare utile anche ad altri, insomma la solita storia. Ho avuto tra le mani uno Xiaomi Mi Pad 3, gran bel tablet che potrebbe facilmente prendere il posto del mio iPad Mini in futuro (chissà), ma che per una questione evidentemente legata alla sua gioventù, non propone un firmware Global, riducendosi così a un originale Xiaomi con solo la lingua inglese e cinese a bordo. Per ottenere l’italiano, non c’è altra alternativa che passare dal sostituire il firmware a bordo, un’operazione delicata ma che provo a documentarti tutta nel dettaglio, per evitarti di impazzire e trovare il da fare “a pezzi”, saltando di community in community.

Xiaomi Mi Pad 3: cambiare il firmware per ottenere la lingua italiana

Prima di partire, la solita raccomandazione, fondamentale per casi come questi dove si deve lavorare “a cuore aperto“:

ATTENZIONE: Prima di partire, il solito consiglio: occhio sempre a quello che tocchi e che rimuovi, effettua dei backup del tuo sistema per sicurezza, così potrai agilmente tornare indietro in caso di problemi. Io ti ho avvisato, non puoi dopo venire qui disperato a dire che è tutta colpa mia (che poi in realtà puoi, ma questo non cambierà le cose, e io non sarò certo lì per poterti consolare e aiutare!).

Se sei già esperto di modding Android e vuoi saltare tutta la parte relativa alla spiegazione dettagliata –con immagini– per l’installazione della nuova ROM, vai direttamente al paragrafo “L’angolo dello Sburone“, lì ti riepilogo tutti i passaggi da fare per installare la custom ROM europea su Mi Pad 3.

Xiaomi Mi Pad 3

Partiamo dal principio: Xiaomi Mi Pad 3 è un buon tablet per un uso quotidiano da ufficio o divano. Caratteristiche non eccellenti ma un carattere forte, con qualche pecca nella scelta stilistica (vedi il posizionamento delle casse stereo giusto dove solitamente mettiamo la mano per impugnare questo tipo di oggetti) ma con delle belle risorse a disposizione (buono il processore, la RAM e la batteria).

Avere il firmware con la lingua italiana non è obbligatorio, ma torna parecchio comodo per chi preferisce l’idioma nostrano. Fortunatamente, a tal proposito, la community di Miui.it fa un gran bel lavoro, e a noi tocca solo portarlo sul dispositivo.

Attrezzi del mestiere

Per portare a termine l’intero processo, io ho utilizzato un PC Windows 10 Pro x64, ma va bene anche una macchina con Windows 7. Se fai parte di quel gruppo che non vuole saperne nulla di perdere tempo, ho creato una cartella condivisa sul mio spazio MEGA dove ho caricato tutti i file utilizzati nell’articolo: mega.nz/#F!QEdkBRoJ

Cosa ti serve per partire:

Xiaomi Mi Pad 3: cambiare il firmware per ottenere la lingua italiana 1

Non manca altro. Il cavo USB-C lo hai già nella scatola del dispositivo, tu dovrai solo accenderlo e collegarlo al PC per permettere l’installazione dei driver e cominciare a mettere le mani nel cofano. Nel caso in cui qualcosa vada storto e i driver non si installino correttamente, puoi scaricare e installare l’utility ufficiale di Xiaomi per flashare il firmware (la trovi qui).

Si parte con Fastboot

Spegni il tablet (se lo avevi lasciato acceso) e riaccendilo in modalità Fastboot. Per farlo, dovrai tenere premuto contemporaneamente il tasto volume – e il tasto di accensione, fino ad arrivare a questa schermata:

Xiaomi Mi Pad 3: cambiare il firmware per ottenere la lingua italiana 3

A questo punto apri un prompt dei comandi come Amministratore, spostati nella cartella di installazione del Minimal ADB and Fastboot Tool (C:\Program Files (x86)\Minimal ADB and Fastboot) e lancia un fastboot devices per verificare che il tuo dispositivo venga riconosciuto correttamente. Puoi anche verificare che il bootloader di Mi Pad 3 sia nativamente sbloccato lanciando un fastboot getvar all (la risposta dovrebbe essere ):

Ora ti tocca di andare a scompattare il file d’archivio con la ROM Developer cinese originale che dovresti aver già scaricato. Una volta terminata l’opera, dovresti notare una cartella images contenente diversi file, tra cui boot.img, cache.img o ancora recovery.img. Trovata? Molto bene. Torna sul prompt dei comandi e lancia questa serie di comandi, attendendo sempre che ti venga data una conferma a video:

  • fastboot flash system C:\images\system.img
  • fastboot flash boot C:\images\boot.img
  • fastboot flash recovery C:\images\recovery.img
  • fastboot flash cache C:\images\cache.img
  • fastboot flash userdata C:\images\userdata.img

Al posto di C:\images, inserisci la posizione esatta delle immagini scompattate! Nel mio caso, erano tutte in una cartella temporanea (C:\temp\eccetera), dai un’occhiata alle mie schermate catturate durante il processo per capire meglio cosa intendo:

Al termine spegni il Mi Pad 3, quindi avvialo nuovamente in modalità Fastboot. A questo punto potrai fare un wipe completo (fastboot -w) e infine caricare l’immagine custom di Recovery che hai precedentemente scaricato, la TWRP (fastboot flash recovery C:\images\twrp.img). Occhio, anche in questo caso, il comando di flash della recovery deve puntare a un file esistente, nel mio caso in cartella temporanea (guarda lo screenshot di seguito) e rinominato più semplicemente in twrp.img:

TWRP, installazione nuova ROM

Non hai più bisogno di Fastboot, ormai hai terminato quello che dovevi fare. Puoi quindi spegnere il dispositivo e riaccenderlo mandandolo in Recovery. Per farlo, dovrai tenere premuto contemporaneamente il tasto volume + e il tasto di accensione, togliendo poi il dito da quello di accensione quando sarà comparsa la schermata iniziale di avvio tablet (quella con il logo Mi in centro). Salvo problemi, ti ritroverai davanti alla schermata principale di TWRP (dovrai far scorrere la barra inferiore per accedere al menu principale, nda).

Carica nel frattempo la ROM europea nella chiavetta USB OTG di cui ti ho parlato prima. Ti interessa spostare solo quel file ZIP, non scompattarlo. Fatto questo, da TWRP dovrai prima lanciare una pulizia della partizione di Cache e Dalvik, seleziona quindi la voce Wipe (dal menu principale) e scorri la barra inferiore per lanciare il comando:

Ora si passa al caricamento della ROM europea. Torna quindi al menu principale di TWRP, spostati in Install, inserisci la chiavetta USB con a bordo il file ZIP del nuovo sistema e quindi scegli il diverso Storage all’interno del quale leggere i dati (USB OTG), fai quindi clic su Ok. Dovresti ora riuscire a vedere il file ZIP precedentemente caricato, selezionalo e fai clic su Install Image, quindi effettua il solito Swipe nella schermata successiva per procedere (se ci sono i segni di spunta sulle due opzioni “Zip signature verification” e “Reboot after installation to complete“, toglili), al termine lancia nuovamente il Wipe di Dalvik e Cache:

Riavvia ora Mi Pad 3 manualmente.

Prima configurazione

Attendi che parta il nuovo sistema con la MIUI ancora calda :-), quindi configura il tuo account di Google e anche quello di Xiaomi. Fai tutto ciò che devi fare ma al termine dei passaggi iniziali, spegni il tablet, c’è ancora un ultimo step da fare. Avvia ora il tablet in modalità Recovery (ti ho già detto come fare, dai un’occhiata qualche riga più sopra) e in TWRP spostati in WipeAdvanced Wipe → seleziona la voce Data → fai clic su Repair or Change File System → scegli infine Resize File System.

Avvia ora il tuo tablet ancora una volta, sei pronto a utilizzarlo, completamente in italiano :-)

L’angolo dello Sburone

Che è quell’angolo dedicato a chi non sopporta le immagini, quello che parla solo in codice binario e conosce esattamente dove mettere le mani. In pratica ti ripeto i passaggi spiegati nel dettaglio sopra, senza troppi fronzoli.

  • Scarica la ROM ufficiale cinese per Developer da update.miui.com/updates/v1/fullromdownload.php?d=cappu&b=X&r=cn&n=
  • Scompatta il file scaricato e tieni da parte solo la cartella images.
  • Scarica la TWRP da eu.dl.twrp.me/mocha/twrp-3.1.1-0-mocha.img
  • Avvia il Mi Pad 3 in modalità Fastboot (tasto volume – e tasto accensione contemporaneamente) e verifica che sia connesso con il PC (fastboot devices), già che ci sei, assicurati che il bootloader sia sbloccato (fastboot getvar all).
  • Carica le immagini della ROM cinese:
    • fastboot flash system system.img
    • fastboot flash boot boot.img
    • fastboot flash recovery recovery.img
    • fastboot flash cache cache.img
    • fastboot flash userdata userdata.img
  • Riavvia il dispositivo (fastboot reboot) e torna in modalità Fastboot.
  • Fai Wipe completo con fastboot -w
  • Carica la TWRP di Recovery con fastboot flash recovery twrp.img
  • Scarica la ROM europea per Mi Pad 3 da androidfilehost.com/?fid=889764386195928251 e copiala su memoria USB OTG, senza scompattarla.
  • Riavvia il tablet in Recovery (tasto volume + e tasto accensione contemporaneamente, poi solo tasto volume + quando compare il logo Mi al centro del display) e fai Wipe di Dalvik e Cache.
  • Installa la ROM di Xiaomi.eu selezionando come storage la chiave USB OTG.
  • Rifai Wipe di Dalvik e Cache.
  • Avvia normalmente Mi Pad 3, effettua la prima configurazione e NON installare alcunché. Riavvia il dispositivo in modalità Recovery (si rientra in TWRP).
  • Naviga nel menu WipeAdvanced Wipe → seleziona la voce Data → fai clic su Repair or Change File System → scegli Resize File System.
  • Riavvia Mi Pad 3.

Xiaomi Mi Pad 3: cambiare il firmware per ottenere la lingua italiana 24

Benvenuto a bordo :-)

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Milano Real Life (MRL) è il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

La comunicazione a mezzo mail dovrebbe essere arrivata a tutti i clienti, ma cerco di riepilogare un po’, nero su bianco per ciò che cambia per te che –come me– utilizzi già Telepass Pyng, l’applicazione di cui ti avevo parlato ormai diverso tempo fa e che facilita la sosta nelle strisce blu (per le città coperte dal servizio), che nel frattempo ti si sarà aggiornata e sarà cambiata in Pyng+.

Telepass: da Pyng a Pyng+, cosa cambia per il cliente

La mail originale e completa è attualmente consultabile qui (fino a quando non verrà spazzata via). Le principali novità riportate sono:

  • L’app Pyng di Telepass diventa Pyng+ di Telepass Pay (come detto in apertura articolo):
Pyng+
Pyng+
Developer: Telepass Pay
Price: Free
  • Fino al 31 ottobre 2017 puoi continuare ad utilizzare l’attuale app Pyng di Telepass per pagare la sosta sulle strisce blu.
  • Dal 1 novembre 2017 per usufruire del servizio di pagamento della sosta sulle strisce blu dovrai aderire all’offerta Telepass Pay. Le condizioni contrattuali del servizio Telepass riferite al pagamento del pedaggio, dei parcheggi in struttura, dei traghetti e dell’Area C non subiscono variazioni.
  • Se attiverai con Telepass Pay solo il servizio di pagamento delle strisce blu non ti sarà addebitato alcun costo aggiuntivo.
  • Se vorrai utilizzare tutti i nuovi servizi offerti da Telepass Pay consulta per maggiori informazioni il Foglio Informativo (scorri la schermata, troverai tutti i documenti scaricabili).

Il sito web del nuovo servizio è disponibile all’indirizzo telepass.com/it/telepass-pay, e permette di aderire all’offerta in maniera gratuita fino al 31/12/2017 (almeno per il momento). Il canone sarà poi di 1,50€ / mese per continuare a utilizzare tutto ciò che è collegato a Pyng+. In caso contrario, potrai passare al piano free e continuare a pagare la sosta nelle strisce blu gratuitamente, cosa che probabilmente io farò.

Telepass: da Pyng a Pyng+, cosa cambia per il cliente 3

La scelta è attualmente basata sull’unico servizio extra disponibile (pagamento carburante, nda) e dal tipo di accordo che Telepass ha stretto con i gestori delle stazioni di servizio autostradali. La possibilità di effettuare il pieno pagando tramite fattura Telepass è infatti limitato al solo “Servito, notoriamente più costoso del già troppo esoso prezzo richiesto per il litro di carburante. Se preferisci quindi fermarti al Self Service, dovrai continuare a ricorrere alla solita carta di credito presso l’ufficio del gestore, piuttosto che al bancomat accettato dalla colonnina a fianco del distributore stesso.

La storia cambia (e parecchio) quando invece si rimane in città. In quel caso potrai utilizzare l’applicazione Pyng+ per pagare il carburante anche in modalità Self Service (a prezzi più che accettabili rispetto alla rete autostradale), ed è di una manciata di giorni fa questa mia fotografia scattata in un’area Q8, che già accetta questo tipo di pagamento (sono sempre avanti, te ne avevo già parlato!):

Telepass: da Pyng a Pyng+, cosa cambia per il cliente 2

Come funziona?

Funziona che dal momento in cui fai richiesta di attivazione dei servizi di Pyng+ (firma del contratto, copia del documento, ecc. tutto da sito web, nda), ti viene aperto un nuovo contratto online che va ad affiancarsi al tuo già esistente, e ti viene migrato l’account sulla nuova Dashboard di Telepass. Ciò però andrà anche a rendere temporaneamente inaccessibili i servizi legati alla tua utenza precedentemente funzionante, che tornerà tale solo dopo che un operatore avrà attivato il tuo nuovo contratto (a ora che sto scrivendo, sto ancora aspettando che questa cosa accada).

Telepass: da Pyng a Pyng+, cosa cambia per il cliente 4

Telepass (fisico) e Pyng+ sul telefono non dovrebbero smettere di funzionare, ma non prevedo grossi spostamenti in questo weekend (che poi sarà lo scorso, quando leggerai l’articolo!), anche per evitare possibili rogne in merito.

e il rifornimento?

Ecco, questo è proprio il pezzo che andrò a completare riportandoti la mia esperienza quando il nuovo servizio sarà attivo, non ti resta quindi che aspettare :-)

Telepass: da Pyng a Pyng+, cosa cambia per il cliente 6

Update

Ho avuto accesso alla mia nuova Dashboard, tutto trasferito e funzionante. Il serbatoio dell’auto è circa al termine della sua autonomia, stazione di servizio Q8, quella che uso di tanto in tanto rientrando dalla tangenziale (dove ho scattato la fotografia pubblicata in questo articolo), pagamento con Pyng+, ed ecco com’è andata.

A contratto finalmente verificato e attivato, l’applicazione di Pyng+ sullo smartphone ha chiesto l’accettazione delle condizioni d’uso, una sequenza numerica inviata via SMS al numero di cellulare dichiarato nel contratto (come una verifica in due passaggi) e un codice PIN che dovrà essere utilizzato a ogni avvio dell’applicazione stessa (giusta mossa, considerando che è possibile spendere soldi che verranno poi addebitati sul proprio conto corrente). Da questo momento in poi, anche la funzione di rifornimento carburante da applicazione è sfruttabile.

Spostandomi nell’opzione dedicata, ho potuto verificare da mappa quale fosse la stazione di servizio più vicina a me (ovviamente ero già arrivato), selezionandola per il rifornimento (occhio: occorre prima farci clic sopra fino a far comparire la conferma del metodo di pagamento via App, quindi schiacciare “Nuovo rifornimento“), ecco qualche immagine:

Un punto a favore che si nota immediatamente è il tetto massimo che si può raggiungere per fare il pieno, ben 150€, al contrario invece della carta di debito o del bancomat che hanno quella pre-transazione di 100€ massimi. Nel mio caso non mi cambia la vita, non ho mai messo più di 100€ nel serbatoio dell’auto, ma è comunque qualcosa in più rispetto al solito. Ciò che invece suona un pelo male è quel tetto massimo di 10 minuti per sfruttare il codice generato, non ne capisco il motivo.

A questo punto, mi è bastato chiedere alla colonnina di pagamento automatica di farmi inserire il codice di pagamento (stesso pulsante dedicato al codice cliente per la raccolta punti Q8) e, una volta terminato, avere la disponibilità massima dei 150€ per fare il pieno!

Terminata l’operazione, ho ricevuto una notifica di pagamento sullo smartphone, la classica ricevuta cartacea stampata dalla colonnina e, in seguito, ho potuto visualizzare transazione e relativa ricevuta anche tramite App e sul sito web di Telepass:

Telepass: da Pyng a Pyng+, cosa cambia per il cliente (aggiornato) 9

Insomma, per farla breve, tutto è regolarmente funzionante e abbastanza lineare (crash alla prima ricerca stazione di servizio di Pyng+ a parte). Ho trovato però il pagamento un po’ macchinoso, molto più di quanto non lo sia il tirare fuori la carta di credito dal portafogli. Se però si va ad analizzare oggettivamente il servizio, si capisce che può fare da sostituto proprio di quel portafogli, forse dimenticato, forse senza la carta di credito, agilmente sfilata dalla moglie magari. Non è poi di molto tempo fa un episodio di un amico che ha lasciato il portatogli a casa –Torino– ed era a secco di carburante a Milano, dopo una giornata di lavoro.

Il pagamento del carburante altro non è che una nuova variante del servizio già esistente nelle stazioni di servizio Q8, basato però su PayPal anziché su Telepass. Funziona, è rodato, è giusto che qualcuno voglia approfittare di una tecnologia già presente sul mercato, “rimarchiandola” e permettendo a un bacino molto esteso di clienti di approfittarne, rendendogli il tutto più facile.

Una pre-conclusione

Ogni nuova facilitazione per chi deve usare servizi di rifornimento carburante, car-sharing, mezzi pubblici (e così via) è sempre ben accetta. Se poi a metterla in campo è una società con la quale si è già abituati ad avere a che fare, tanto meglio. Meno siti web dove inserire le proprie coordinate bancarie, meno sbattimento per verificare decine di fatture, più tranquillità e rapidità nell’accesso a ciò di cui si necessita concretamente.

Vedo di buon occhio Pyng+, almeno per il momento, ma tutto dipenderà dalla velocità con la quale i servizi accessori verranno attivati, ma soprattutto dai prezzi / maggiorazioni che verranno applicate per poter salire sul carro della comodità e dimenticarsi davvero il portafogli a casa. Non dimentichiamo inoltre la “compatibilità” con il territorio, fondamentale anch’essa. Perché se è vero che anni fa ING Direct (faccio un esempio pratico basato su esperienza personale) ha sostituito la carta Bancomat con una di debito (circuito V-Pay) promettendo zero problemi, è altrettanto vero che la quasi totalità delle stazioni di servizio sparse tra i nostri paesi e città non accettano quel tipo di carta per i rifornimenti in Self Service, cosa che mi fa tuffare di testa nei primi anni 2000, quando si impazziva per cercare l’attività commerciale che accettava il pagamento con la carta Banco Posta.

Dopo l’area C di Milano (con quell’addebito automatico su fattura Telepass che mi ha salvato un paio di volte) e il pagamento delle strisce blu accettato sempre più, ora tocca nuovamente a te, Telepass, fai la prossima mossa.

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Lo scorso 30 giugno Authy (fai clic qui se non sai di cosa sto parlando) ha annunciato la disponibilità di una prima versione beta del suo client per PC Windows e macOS:

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Dopo anni passati tra smartphone (o tablet) e la sola estensione per Google Chrome, sembra che finalmente si sia arrivati a un’intenzione concreta, per portare l’autenticazione a due fattori più vicino a ciò che spesso la richiede, un PC. Ci si autentica al servizio desiderato e si ottiene il codice direttamente con un ALT + TAB (Windows, ovviamente, su macOS ⌘⇥), il tutto risparmiando preziosi secondi ed escludendo l’ingaggio di uno smartphone che spesso si vorrebbe lasciare in tasca, o nel cassetto della scrivania.

Il pacchetto di installazione si scarica dal sito web ufficiale e Authy invita gli utilizzatori a inviare ogni feedback all’indirizzo di posta elettronica beta@authy.com, per permettere agli sviluppatori di correggere rapidamente errori e sviste, ma anche di introdurre quanto prima tutte le funzioni già disponibili sul ben più stabile e ricco client per Android e iOS.

La funzione di OneTouch Authentication, che è una tra le cose più interessanti e comode dell’applicazione Mobile, arriverà anche su questa beta PC / macOS di Authy, insieme alla versione del programma per i sistemi Linux. Ciò che nel frattempo puoi già fare e che consiglio caldamente, è proteggere (ulteriormente) i tuoi accessi 2-Step tramite codice di sblocco del nuovo software beta (la Master Password, stesso concetto messo in atto sul software mobile).

In attesa che vengano rilasciate nuove versioni di Authy PC (da capire se riuscirà questa ad aggiornarsi in autonomia o se sarà necessario scaricare e installare manualmente un nuovo pacchetto prendendolo dal sito web dell’azienda), a te non resta che tenerti una copia installata sul tuo smartphone e mettere in funzione anche la versione PC, così da avere sempre a portata di mano i tuoi codici di autenticazione randomici.

Authy
Authy
Developer: Authy Inc.
Price: Free
Authy 2-Factor Authentication
Authy 2-Factor Authentication
Developer: Authy
Price: Free

esc.

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Se con Outlook e più in generale con i client di posta elettronica installati sul tuo PC è certamente più semplice, con GMail e la sua interfaccia web, programmare l’invio di una mail (o più) non è certamente permesso by-design. Ne ho avuto necessità per andare incontro all’esigenza di rispettare un determinato orario di invio, tutto ha funzionato e ho utilizzato poi il trucco ancora un paio di volte. Ti basta un addon.

SMTP di GMail: l'utilizzo tramite app 2

L’articolo ha circa un anno di vita ed è del solito Amit Agarwal, che di componenti aggiuntivi costruiti su base fogli elettronici di Google Drive (e non solo) ne fa una religione. Ha realizzato uno scheduler (in versione gratuita limitata, perfetta per l’utilizzo casalingo, ma anche in versione completa a pagamento) facile da utilizzare e che farà lo sporco lavoro a partire dalle bozze della proprio casella di posta elettronica.

Tutto dettagliato all’interno dell’articolo originale (in inglese) che trovi all’indirizzo labnol.org/internet/schedule-gmail-send-later/24867. Te la faccio più semplice:

  • il vantaggio di questo addon è che funziona a prescindere dal tuo browser e dalla tua presenza online quando hai bisogno di far partire la tua mail, non è un’estensione installata a bordo macchina (come succede invece per Boomerang o Sidekick).
  • Il codice di base è pubblico (puoi quindi controllarne la bontà e che non “nasconda alcunché ai tuoi occhi“), lo trovi su ctrlq.org/code/19716-schedule-gmail-emails.
  • Puoi installare lo Scheduler andando su chrome.google.com/webstore/detail/email-scheduler/jnieijnfljjknbiniealpiihfjhmglkn e facendo clic su Installa (in alto a destra, nda), occorrerà dargli i permessi per accedere alla tua casella e per effettuare delle operazioni in autonomia (lettura e invio di posta, per l’appunto).

A questo punto il più è fatto. Troverai il componente aggiuntivo all’interno del tuo Drive, potrai lanciarlo in qualsiasi momento con un semplice doppio clic. Una volta aperto il “foglio di calcolo” fai clic sulla voce “Componenti aggiuntivi” (nella barra menu), quindi Email SchedulerConfigure. Ci sei, seleziona dal popup di destra la mail che ti interessa spedire (il componente aggiuntivo va a controllare le tue bozze, è lì che dotrai tenere ferme le mail in attesa di invio), scegli giorno e ora di spedizione, conferma il tutto. Verrà aggiunta una linea di log al foglio (non modificarla manualmente, pena il mancato funzionamento dello script) e troverai la schedulazione tra quelle fissate, sempre nel popup di destra:

Schedulare l'invio della posta (se usi GMail)

Salvo problemi (che fino a oggi non ho riscontrato), la tua mail partirà con circa 15 minuti di anticipo o ritardo in base alla tua schedulazione, ma nulla più di questo compromesso.

Ricorda di, nel momento in cui questo tool non ti servirà più, andare a disattivare i permessi che hai precedentemente concesso, mai lasciare porte aperte che non sfrutti più: myaccount.google.com/permissions

Schedulare l'invio della posta (se usi GMail) 1

Ora ti lascio alla tue schedulazioni :-)

Buon lavoro!

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