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The Crew 2

Gioxx  —  26/07/2018 — Leave a comment

Di acqua sotto i ponti ne è passata dall’ormai lontano 2014, il figlio era buono ma non si applicava fino in fondo, almeno secondo alcune delle voci appartenenti ai giocatori e critici dell’epoca. Ivory Tower –a mio parere– ci aveva già visto giusto, proponendo qualcosa di nuovo all’interno di un mondo fatto di percorsi da A a B, dove fortunatamente Turn 10 dava già quel dettaglio in più nei titoli realizzati per conto di Microsoft, facendoci però mancare quella varietà di mezzi e sfondi che lo studio appartenente a Ubisoft voleva invece portare davanti agli occhi di tutti. Quel sogno sembra essere diventato realtà e si è concretizzato nell’abito che veste The Crew 2.

The Crew 2 1

The Crew 2

Una scusa qualsiasi, quella del programma basato sulla spettacolarità delle modalità di gioco disponibili, una triste realtà, quella del “più follower, più fama, più soldi“, insieme a una serie di sfide che progressivamente andranno a presentarsi su una vastissima mappa americana che ti permetterà di accontentare ogni tua voglia, basta che questa abbia a che fare con un motore, un acceleratore e del protossido di azoto (che avrai su qualsiasi mezzo da subito, non ci sarà bisogno di acquistarlo, tuttalpiù potenziarlo). Non importa se si tratta di velivolo, motoscafo, automobile o due ruote da off road, l’importante è divertirsi, far divertire e scalare chiaramente la piramide sociale fino a quando non si potrà andare a conquistare la vetta occupata da chi –in quella specifica disciplina o a bordo del mezzo giusto– sembrerà avere tutte le carte in tavola per non essere spodestato. The Crew 2 per certi versi può ricordarti il bel festival di Horizon (e non per nulla ti ho parlato di Turn 10 in apertura articolo) e del fatto che lo spettatore dall’altro lato debba potersi appagare di quanto da te trasmesso, è solo una mia impressione o forse anche la tua che hai provato magari entrambi i titoli?

Questione di Classe

Street Racing, Off Road, Freestyle e Pro Racing costituiscono il poker di classi principali, il quale potrà poi suddividersi in alcune altre sotto-categorie che ti permetteranno di provare altri mezzi di trasporto e discipline non necessariamente su strada.

The Crew 2 2

Lo Street Racing è forse quello con cui hai (come me) maggiore confidenza, e ti permette di sfrecciare in piena città con le vetture più belle e potenti che esistono oggi (e in parte anche ieri) sul mercato. È questa la classe che ti permetterà di metterti alla prova anche con gare di Drift, accelerazione o grandi traversate. L’Off Road è fatto di Raid Rally e Cross, rispettivamente basati sulla gara fatta di checkpoint –dai quali dovremo sì passare, ma decidendo noi che percorso intraprendere (il rischio è quello di allungare troppo e perdere terreno rispetto agli avversari)– o percorsi ben stabiliti da affrontare in sella alla due ruote.

Il Free Style è la valvola di sfogo fatta di acrobazie spettacolari in aria (velivoli), in acqua (motoscafi) o su strada (Monster Truck!), ma anche di Pro Racing che mette alla prova le tue abilità nel Power Boat (motoscafi), Touring Cars / Alpha GP (automobili) e Air Race (velivoli), con checkpoint da rispettare e tempi che possono improvvisamente diventare stretti (e nel mio caso ciò che più mi ha portato quasi al rage-quit è il tipo di acrobazie richieste!). Il risultato della somma di questo grande bacino di competizioni è la Live Xtrem Series, una “puntata in diretta” dello show per follower tuoi (e non solo), durante la quale sarai chiamato a pilotare più mezzi, uno in seguito all’altro, cercando di portare a casa il miglior risultato possibile.

Vincere è certamente la migliore delle opzioni, ma non è sempre necessario, spesso un piazzamento sul podio (primi 3 posti) sarà più che sufficiente per guadagnare crediti, follower e potenziamenti per il mezzo guidato al momento della sfida. Il tutto concorrerà a far salire la percentuale di completamento della disciplina, la quale –arrivata almeno al 70% di completamento– ti permetterà di andare a sfidare il campione della stessa, con la possibilità di chiudere al primo posto e prenderti le chiavi (e tutto il resto) del suo mezzo, che immagino possa farti gola.

Al di fuori della scalata, potrai metterti alla prova con rapide sfide basate su velocità di punta contro autovelox che immortaleranno il tuo passaggio, raccolta di bonus lasciati liberi per strada (le Live Rewards) e fotografie da scattare seguendo indicazioni che ti verranno date durante il free-roaming. Tutto, ma proprio tutto, è raggiungibile da mappa senza la necessità di spostarsi a bordo del proprio mezzo, un rapido salto alla tappa interessata ti permetterà di prendere immediatamente parte alla competizione successiva, senza la necessità di arrivarci “manualmente” (e forse questo toglie un po’ il bello dell’esplorazione libera e del mero divertimento nel sentire rombare la propria macchina, moto, scafo o velivolo).

Questione di feeling

Non è tutta guida Arcade e storia finita (anche se di questo stiamo parlando se si bada al mero meccanismo di base e all’impossibilità di riportare danni al mezzo usato). Ogni vettura ha le proprie peculiarità, vantaggi e svantaggi, modi di comportarsi e reazioni al tentato controllo da parte tua, ne ho pagato le conseguenze pensando di poter guidare la Mustang GT del 2015 come fosse una qualsiasi berlina e nulla più (te ne accorgerai dando un’occhiata alla video-cattura del giocato). È forse questo un grande pregio di The Crew 2, non “mollarla troppo facilmente“, quasi al limite della sopportazione per un casual-gamer che si avvicina al titolo per la prima volta e al quale mancano le basi.

The Crew 2 è spettacolarità sotto ogni condizione climatica e nell’arco delle intere 24h, in alcuni casi con seria difficoltà (credimi) nell’individuare il giusto percorso in mancanza di buona illuminazione (e questo, in tutta onestà, non l’ho realmente apprezzato); è quantità e qualità nei mezzi di trasporto e nelle ambientazioni proposte (perché ce n’è veramente per tutti i gusti), senza considerare che oltre le molte competizioni per la scalata nelle varie classi c’è anche tutta una base di free-roaming assolutamente previsto e messo a disposizione (seppur non per tutti i singoli dettagli, ma diversamente non ci avrei proprio creduto). Puoi davvero spaziare in ogni dove e mettendoti alla guida di qualsiasi mezzo tu conosca (persino di una macchina di Formula 1, alquanto inusuale in un titolo di questo genere, che non sia quindi specializzato e focalizzato sull’argomento).

Sì, ma quindi?

The Crew 2 5

Rispetto al primo episodio del gioco, in The Crew 2 trovo una localizzazione italiana migliorata (dialoghi e sottotitoli), così come una colonna sonora valida e gradevole che ti accompagna durante l’intera sessione di gioco. Buonissimi i caricamenti, estremamente rapidi (e non faccio riferimento alla velocità raggiunta grazie all’evoluzione di Microsoft per Xbox One X) e con possibilità di saltare ogni convenevole legato all’esplorazione forzata dell’ambiente (il famoso trasporto rapido di cui ti ho parlato prima). Viene a mancare una caratterizzazione maggiore del personaggio utilizzato (ma non sposta poi troppo l’asticella del risultato finale) e del metodo di avvicinamento al mezzo da scegliere (la camminata fatta in prima persona è al limite dell’osceno), ma anche di coloro che ti circondano e che ti accompagnano nel percorso di crescita, è evidente che i maggiori sforzi profusi dai ragazzi di Ivory Tower siano sbilanciati verso la cura del dettaglio dei mezzi usati, delle ambientazioni e delle possibilità di esplorazione del mondo libero.

Mi è piaciuto The Crew 2? Per certi versi è confusionario, con un sistema di progressione discutibile e con alcuni comportamenti e reazioni dei mezzi che non mi convincono, eppure l’evoluzione c’è e si vede, la quantità di mezzi che è possibile provare è davvero vasta e il divertimento è certamente assicurato. È quindi promosso, con quella riserva che avrai da solo capito dalle mie parole, ma che non cambia la sufficienza più che piena che si porta a casa (non arriva all’8, ma ci va molto vicino).

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: copia gioco fornita da Ubisoft
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HP OMEN 17-w102nl

Gioxx  —  18/06/2018 — Leave a comment

Dopo aver avuto a che fare con un portatile estremamente orientato al business o all’appassionato che vuole avere un prodotto dai molteplici comportamenti e facilmente trasportabile senza troppe rinunce (hardware), oggi ti parlo nuovamente di HP, ma mi sposto nel reparto Gaming, per dare nuova linfa a questa sezione da poco tornata ufficialmente sul mio blog, ti presento HP OMEN 17-w102nl.

HP OMEN 17-w102nl

HP OMEN 17-w102nl

Laptop di fascia alta dedicato al videogiocatore che non vuole vincolarsi al più classico degli spazi in casa (generalmente nella propria camera), HP OMEN 17-w102nl è definibile come postazione “portabile” (dato il suo peso e le generose dimensioni) che può tranquillamente prendere il posto del PC fisso più volte modificato per stare al passo con tempi dettati da chi i giochi li sviluppa, sfruttando ogni tecnologia disponibile di ultima generazione.

Quello dei portatili da gioco è un mercato che ha attratto molto l’attenzione negli ultimi anni, che convince sempre più coloro che non vogliono perdere tempo nella scelta e costruzione del proprio asset videoludico e che hanno la possibilità di investire diversi soldini a ripetizione nell’arco di qualche anno (questo portatile, per fare un esempio, ha più di un anno di vita sulle spalle, con un ottimo processore però fermo alla sesta generazione, con l’ottava già sugli scaffali).

Costruzione

Con una scocca estremamente solida e in grado certamente di sopportare qualche colpo (anche se non è un esperimento che intendo eseguire su questo sample fornitomi), HP OMEN 17-w102nl si contraddistingue per il logo della omonima serie realizzata da HP, pensata appositamente per i videogiocatori fedeli ancora al sistema operativo di casa Microsoft (che poi è lo stesso alla base di Xbox One X, sapientemente modificato e snellito) e alle potenzialità che Windows 10 può esprimere con hardware di alto livello. Monitor da 17,3 pollici con una risoluzione di 1920×1080 pixel a 127 PPI in 16:9 (non è lucido, per la felicità mia e di molti altri utilizzatori). Monta un Intel Core i7-6700HQ (sesta generazione dell’era moderna, Skylake, 12esima se consideriamo la storia complessiva di Intel), con 16 GB di RAM DDR4-2133 (due banchi da 8 GB cadauno) e un’ancora fantastica NVIDIA GeForce GTX 1070 (Laptop) con a bordo 8 GB di RAM dedicati in GDDR5, hardware di elevata qualità che permette di avviare e settare i titoli installati a bordo disco tenendo pressoché tutto al massimo (e non preoccupandosene poi troppo).

Insieme alla dotazione base cito anche il doppio disco (1 TB meccanico, con una memoria PCIe NVMe M.2 SSD da 256 GB).

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Connettività completa di attacco RJ45 LAN (10/1000/1000), WiFi 802.11 a/b/g/n/ac (a/b/g/n/ac) e Bluetooth 4.2, con 3 porte USB 3.1 di seconda generazione, 1 porta HDMI e 1 DisplayPort. C’è anche un lettore di card microSD sulla destra, dove trovi anche l’attacco dell’alimentazione. Jack microfono e cuffie separati (come non ero più abituato a vederli da un po’ di tempo ormai).

La tastiera è estesa, con tastierino numerico e alcuni posizionamenti di HP che non mi hanno mai convinto (e non parlo della serie OMEN, parlo più in generale), retroilluminazione rossa che è possibile disattivare ma non regolare (c’è o non c’è, a risposta secca), certamente accattivante e che forse stona con quel led bianco del pulsante di accensione, un po’ fuori dal coro. Touchpad con giusto affondo ma al quale mancano i due pulsanti di selezione tipici (sinistro / destro, chiaramente) che va un po’ in contrasto con la mia idea di comodità durante l’utilizzo (soprattutto durante un trascinamento).

Audio Bang & Olufsen, con tecnologia HP Audio Boost e ben quattro altoparlanti, posso assicurarti che la resa è davvero ottima considerando che non si ha a che fare con altoparlanti esterni o sistemi ben più complessi.

Gioco

Ho messo alla prova HP OMEN 17-w102nl con alcuni titoli a cui tengo parecchio (Forza Horizon 3 e Forza Motorsport 7) ma anche con una novità che ho iniziato a giocare proprio in questi giorni e che ancora deve entrarmi nelle corde: Fortnite.

In ogni caso ho sempre usato qualità massima del dettaglio e nessun compromesso, mettendo sotto stress la macchina e il relativo sistema di raffreddamento che va a fare da colonna sonora un po’ di tutta la sessione di gioco e registrazione Clip. A tal proposito, ti propongo qui di seguito un paio di video catturati in gioco, avrei voluto caricare anche il terzo ma durante l’esecuzione di Forza Horizon 3 ho avuto diversi problemi di stabilità e non mi è mai riuscita, un dettaglio assolutamente seccante che non mi sarei aspettato. In tutti i casi ho sempre usato Windows 10 aggiornato all’ultima versione stabile (1803) e i controlli integrati di Xbox Layer richiamabili tramite la combinazione tasto Windows + G. Ah già, a proposito di Xbox: ho collegato e usato sempre uno dei miei controller Xbox One (che Windows 10 ha immediatamente riconosciuto e installato).

In conclusione

Una macchina dalle prestazioni ancora oggi molto più che accettabili (il livello è ancora più elevato di tante altre macchine presenti lì fuori sul mercato), e con un prezzo che rispecchia il tipo di hardware che ci si sta portando a casa, pagando pegno anche per il fatto di scegliere una macchina più facilmente trasportabile rispetto all’impacchettare tutta la propria “strumentazione fissa“. HP OMEN 17-w102nl balla intorno ai 2000€ “chiavi in mano ed è ancora disponibile in tante catene di commercio della grande distribuzione ma anche online (Amazon in primis).

Scheda tecnica completa disponibile sul sito web ufficiale di HP all’indirizzo support.hp.com/it-it/product/omen-by-hp-17-w100-laptop-pc/12499486/document/c05346014, io mi ritengo abbastanza soddisfatto (salvo quelle piccole pecche di cui ti ho già parlato, alle quali forse aggiungerei la configurazione ibrida con un SSD oggi ormai piccolo) e sono pronto a farlo tornare all’ovile, dopo essermi divertito a rimettere in pista quella modalità di gioco che ormai da tanti anni ho abbandonato (diciamo che la valvola di sfogo predefinita è Xbox, che trova spazio sotto al televisore della sala) :-)

Alla prossima!

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Prodotto: fornito da HP, torna all'ovile al termine del test.
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Non sei impazzito, né tu, né il feed, né tanto meno io (oddio, non più del solito almeno). Hai notato qualcosa di nuovo, seppur vecchio. Occhio di falco, non ti sfugge nulla, hai perfettamente ragione e mi scuso per questa invasione di materiale d’archivio che è comparsa inaspettata tra le tue letture se usi un feed reader particolarmente schizzinoso e attento. Ho portato sul mio blog circa 200 tra recensioni di giochi, approfondimenti e prove prodotto, frutto di 5 anni di lavoro sul progetto Fuorigio.co, quello che –nato per tutti il 3/3/13volge per me al termine in questi giorni, dopo un lungo ragionamento e sofferta decisione.

Che sta succedendo al feed?

Notti in bianco, eventi, risate, pizze e birra, cazzate (tante) e ogni buona occasione sfruttata per incontrarci. Porto con me qualcosa di bellissimo e che ripeterei se dovessi tornare indietro, nascondendo sotto al tappeto ciò che c’è stato di meno bello, perché non voglio dargli importanza. Fuorigio.co è nato per caso, ho voluto salvare l’immagine di quell’articolo che ho scritto a un mese dalla sua nascita:

Fuorigio.co è nato tra una birra e una chiacchierata tra amici, pensato e voluto ma mai concretizzato fino ad un mese fa. Di idee ne sono state tirate fuori tante e molte di queste probabilmente vedranno la luce con il tempo, ammesso che il progetto abbia quel minimo di successo prefissato (siamo piccoli pesci in una vasca di squali ma l’intenzione è quella di sopravvivere!).

Gli amici restano, il tempo vola via ed è sempre più tiranno, si scontra con le esigenze che ognuno di noi ha nel quotidiano, con il lavoro, con la famiglia. Fuorigio.co è stato per me foglio bianco dove far volare liberamente la mia penna, per scrivere di una delle mie passioni più vecchie e belle, quella che mi tiene legato al mio io da bambino, perché nonostante la carta d’identità dica il contrario, non si cresce mai sul serio, mai completamente, si impara passo dopo passo, ci si evolve e si abbandona il vecchio per il nuovo.

Sono cresciuto insieme ai videogiochi, figlio di un’epoca che ha potuto osservare i passi da gigante fatti dai grandi geni che hanno permesso a tutti di poter stringere tra le mani un controller, staccarsi dalla realtà in maniera sana e divertente per qualche ora. Non ho mai smesso di giocare e mai smetterò, cercherò di trasmettere questa passione anche alle prossime generazioni della mia famiglia e continuerò a parlarne su questo blog. Il mio non è un addio, è un voler preservare il mio piccolo spazio sul web riportando a casa anche questo argomento che avevo staccato dal blog personale per renderlo comune al progetto cercato e realizzato insieme ai miei compagni di viaggio.

Oggi Fuorigio.co viene sempre meno aggiornato, e quegli amici stanno lentamente mollando il colpo per cause di forza maggiore. Ho cercato di tenerlo a galla quanto più possibile ma lo sforzo non basta, non riesco a stare al passo. Cercherò quindi di resistere e continuare -quando potrò- a giocare, e raccontarti che bella esperienza può essere per tutti, lo farò qui, dove sei già abituato a leggermi.

È per questo motivo che nella colonna di destra del blog (lo si vede solo visitando gioxx.org) potrai notare un nuovo widget che riporta l’estratto del testo relativo all’ultimo gioco provato o editoriale videoludico scritto (e relativo collegamento ad articolo completo), e poco più in basso un blocco “G:Gaming&Tech/News” che ti riporterà alle ultime notizie riguardanti questo mondo (comunicati stampa e simili). Se mi leggi via feed otterrai ora le recensioni dei giochi (articoli come tutti gli altri, nda), altrimenti potrai decidere di seguire specificatamente questi due nuovi filoni puntando il tuo Feed Reader verso gioxx.org/category/games/feed (per le recensioni) e gaming.gioxx.org/rss (notizie e comunicati stampa).

Salvo nuovi subentri per la parte tecnica (sempre portata avanti dal sottoscritto) e grafica (con a capo Lorenzo), Fuorigio.co chiuderà i suoi battenti il prossimo novembre, in concomitanza con la scadenza dell’abbonamento hosting. Un esperimento fantastico che a oggi conta più di 6000 articoli, quasi 30000 file multimediali, circa 30 GB di backup (senza contare il database), dal quale ho imparato tanto e al quale ho dato tantissimo.

Grazie ragazzi, a voi tutti, è stato davvero bello.

I’m out.

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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Quando ho deciso di spendere quei 40€ per l’acquisto di una Amazon Fire TV Stick, l’intenzione era quella di provarla e capire se potesse fare al caso dell’ambiente cucina e living poco smart dei miei genitori, con televisori collegati –fino a oggi– ai piccoli Roku targati e personalizzati NOW TV, abbastanza limitati nei movimenti, ormai non al passo con i tempi. Ti racconto com’è andata e perché potresti farci anche tu un pensierino, se l’intenzione è quella di poter personalizzare (di molto, rispetto al semplice Cast) il tuo rapporto con il televisore e i contenuti video.

Amazon Fire TV Stick | Basic Edition: ha senso l'acquisto? 1

Amazon Fire TV Stick

Parto con il dirti che sono stato utilizzatore di Google Chromecast per anni, e ancora prima di Apple TV (subito prima che il TvOS lasciasse il giusto spazio allo Store e alle applicazioni di terze parti, quando statisticamente in casa Android ha preso il sopravvento), questo mi è sempre bastato, streaming diretto dai miei dispositivi e decoder satellitare per tutto il resto. Amazon Fire TV Stick non era prevista, così come un qualsiasi altro box TV Android più carrozzato e specifico. Amazon Fire TV Stick può collocarsi in una fascia di mercato medio-bassa, dedicata a chi vuole rendere smart il proprio televisore, completandolo con applicazioni che sei abituato a usare quotidianamente su smartphone o tablet (entro i limiti hardware imposti dal prodotto).

Nella sua versione Basic Edition, Amazon Fire TV Stick propone la chiave da collegare alla porta HDMI del televisore (con relativa prolunga, per farla un pelo più assomigliare a Chromecast e per aiutare chi ha posizionato il televisore a corta distanza dal muro), un cavo microUSB e un comune adattatore da inserire in una presa per l’alimentazione, inclusi anche telecomando Fire TV e 2 batterie AAA (il telecomando può essere “sostituito” dall’applicazione Fire TV per Android e iOS).

App Telecomando Fire TV
App Telecomando Fire TV
Amazon Telecomando Fire TV
Amazon Telecomando Fire TV

Ho iniziato a configurarlo, installare nuove applicazioni approfittando delle proposte Amazon in primo piano, per poi perdermi in un mondo di personalizzazioni fatto perlopiù di alternative realizzate da terzi, ben distanti dalla raccolta organizzata in malo modo dal big del commercio (sì, non sopporto davvero l’organizzazione delle categorie e suddivisione delle applicazioni proposte da Amazon, oltre il “Primo piano” si entra in un pozzo di confusione più unico che raro).

Acquistare una Amazon Fire TV Stick oggi vuol dire riuscire a portare sullo schermo di casa Amazon Prime Video, servizio altrimenti non “castabile” (fa schifo, lo so, è per fartela rapida) a causa della solita annosa questione legata all’antipatia tra Google e Amazon (la stessa che ha causato la magica sparizione dell’applicazione YouTube proprio da Fire TV Stick, ora accessibile solo tramite browser, nda). Fino a oggi, l’unico modo che avevo per guardare Prime Video oltre l’utilizzo dell’iPad Mini (limitato quindi dalla sua massima diagonale di monitor) era accendere la Xbox One X e utilizzare l’applicazione installata dallo Store di Microsoft:

The app was not found in the store. :-(

L’interfaccia, fatta eccezione per l’organizzazione delle applicazioni installabili in un secondo momento (come già detto qualche riga più su), è sufficientemente valida e semplice da utilizzare, si può intuire quanto basta come e dove muoversi, ma si potrebbe fare di gran lunga meglio (qui Netflix può solo fare scuola, così come in generale un qualsivoglia buon launcher per Android).

Posso dirti che rispetto a Chromecast, Amazon Fire TV Stick è certamente più comoda per una questione di libertà rispetto ai dispositivi posseduti, ma scomoda per quello che riguarda il controllo dello streaming (un Plex che trasmette a Chromecast può essere facilmente controllato dall’area notifiche dello smartphone, per mettere in pausa o muoversi in avanti / indietro rispetto al momento che si sta visualizzando con un solo clic), con però il minimo comune denominatore dovuto alla compatibilità con un numero limitato di applicazioni, cosa che con Amazon Fire TV Stick si nota molto meno, grazie alla possibilità di personalizzazione (più ampia rispetto al concetto espresso da Amazon stessa).

Personalizzazione

È forse questo il paragrafo più interessante per il cliente finale, soprattutto con quello che adora mettere le mani sotto al cofano senza accontentarsi di ciò che che viene proposto dal libretto di istruzioni. Ciò che ti serve avere a disposizione per poter procedere con questa parte di articolo è uno smartphone o tablet Android (ultima spiaggia è un emulatore installato sul tuo PC, come BlueStacks), che ti renda la vita maggiormente comoda grazie all’applicazione Apps2Fire:

Apps2Fire (Original)
Apps2Fire (Original)
Developer: Koni
Price: Free

Prima di partire: modalità sviluppatore

Per poter operare su Fire TV Stick in totale (o quasi) libertà, ti servirà attivare la modalità sviluppatore e la comunicazione ADB (quest’ultima fondamentale per lo scambio dati via IP con Apps2Fire). Per effettuare la modifica dovrai andare nel menu Impostazioni, spostarti in Dispositivo, quindi Opzioni sviluppatore, e infine attivare Debug ADB e Applicazioni da fonti sconosciute.

Configurazione di Apps2Fire

Ora che la Fire TV Stick è pronta, apri Apps2Fire così da poterla configurare. Spostati nella schermata di Setup (l’ultima) e inserisci l’indirizzo IP della tua Fire TV Stick. Se non conosci quest’ultimo, vai nelle Impostazioni di Fire TV Stick, spostati sotto DispositivoInformazioni → Rete, leggi sulla destra i dettagli e riporta l’indirizzo IP nell’applicazione:

Fai clic su Save, verrà tentata la connessione alla tua Fire TV Stick. Fatto ciò, si può procedere con qualche piccolo esperimento.

Mediaset Infinity

Altro servizio che ho sempre mandato in streaming via Chromecast e che, con l’aiuto di Apps2Fire, è possibile installare su Fire TV Stick anche se non dichiarato compatibile (e quindi non disponibile nelle applicazioni proposte nell’elenco ufficiale di Amazon). Tutto nasce da un thread all’interno del forum di XDA, dicembre dello scorso anno: forum.xda-developers.com/fire-tv/themes-apps/app-mediaset-infinity-apk-android-tv-t3715377.

Sky Online o Mediaset Infinity? La verità sta sempre nel mezzo 5

La procedura di installazione è semplice e te la riporto qui di seguito (già verificata con successo).

Via Smartphone (e Apps2Fire)

  • Scarica tramite smartphone (tablet o Android su PC) il file APK di Infinity per TV che trovi su XDA. Per tua comodità, ne ho salvato una copia all’indirizzo gioxx.org/fire/apk/Infinity_1.0.5.apk.
  • Apri Apps2Fire, spostati sotto Fire TV Apps e fai clic sull’icona Upload (quella con la freccia rivolta verso l’alto) per iniziare la procedura di caricamento APK. Salvo errori, il pacchetto di Infinity si troverà all’interno della cartella Download del tuo smartphone, fai clic su di esso e lascia che Apps2Fire faccia il resto, caricando sulla Stick Infinity e installandola.

Avvia l’applicazione ed effettua il login, goditi ora il catalogo Mediaset al quale hai accesso.

Via Fire TV Stick

  • Installa Downloader (programma suggerito già alla prima installazione di Amazon Fire TV Stick), aprilo e puntalo all’indirizzo go.gioxx.org/infinityapk, questo ti permetterà di scaricare l’APK di Infinity nella memoria di Fire TV Stick, dovrai solo installare manualmente l’applicazione.

C’è solo Infinity?

Amazon Fire TV Stick (Basic Edition): è un acquisto sensato? 3

Affatto. C’è TIMVision, ma anche SkyGo o RaiPlay, APK che trovi facilmente tramite GitHub, puntando il browser all’indirizzo github.com/TheMiguelBi/APP_for_Amazon-Fire-Tv-Stick_BasicEdition e che puoi installare con gli stessi metodi che ti ho riportato sopra per Infinity.

La RAI, per esempio, preferisco richiamarla tramite Kodi (e insieme a lei anche La7, Mediaset On Demand e altro ancora).

Kodi per Fire TV Stick

Il mondo che include altri mondi, Kodi è il Media Player che da anni monopolizza i Media Center di molti salotti o semplici postazioni da lavoro portatili. Puoi installarlo anche su Fire TV Stick, è semplice e puoi farlo rapidamente tramite Downloader. Ti ho creato un collegamento rapido che punta alla giusta versione per l’architettura utilizzata dalla Stick di Amazon: go.gioxx.org/firekodi.

Amazon Fire TV Stick (Basic Edition): è un acquisto sensato? 4

Una volta installato, puoi espandere i confini del semplice Media Player locale arricchendolo di plugin che puoi facilmente reperire online, chiaramente aggiungendo sorgenti sorgenti esterne.

Prima di continuare

Ti tocca abilitare l’installazione di plugin di terze parti da fonti sconosciute, un po’ come fatto prima per l’installazione degli APK in Fire TV Stick. Vai nelle Impostazioni e spostati in Add-ons, quindi abilita l’opzione Fonti sconosciute (nella parte di destra, come in immagine di seguito seppur in lingua inglese):

Amazon Fire TV Stick (Basic Edition): è un acquisto sensato? 6

Ora puoi procedere

Per farlo vai nelle ImpostazioniFileAggiungi Sorgente, quindi fai clic su <Nessuno> e imposta l’URL verso il repository dei plugin (e non solo) da installare, per esempio https://gioxx.org/fire, spazio personale che ho creato per raccogliere alcuni plugin sicuramente funzionanti e testati, messi anche a tua disposizione. Una volta dato un nome e aggiunta la sorgente esterna, potrai richiamarla per l’installazione di file ZIP.

Spostati nella schermata degli Add-on e scegli di installarne da Repository (Installa da repository), quindi fai clic su “..” (è la prima voce in alto in ordine alfabetico, servirà per salire di un livello) → Installa da un file zip.

Amazon Fire TV Stick (Basic Edition): è un acquisto sensato? 5

Scegli ora il repository esterno che hai precedentemente inserito in Kodi e seleziona il file ZIP da installare. Nella sorgente esterna che ti ho messo a disposizione troverai alcuni plugin potenzialmente interessanti anche per te, come quello dedicato alla Rai, Mediaset On-Demand, La7 e altri ancora, devi solo prenderti un po’ di tempo per effettuare i tuoi test.

In conclusione

Da qui in poi, ti basterà qualche ricerca Google e del tempo libero perché di grandi limiti associati a Kodi io non ne ho trovati. C’è tanto da scoprire, e Amazon Fire TV Stick ti offre la possibilità di farlo a un giusto prezzo, per lo meno fino a quando non deciderai di crescere (alzare l’asticella dai, mica mi riferisco alla tua età anagrafica!) e guardare con interesse al mercato dei box Android che offrono maggiori prestazioni (processori, RAM e memoria disponibile dai tagli decisamente più alti rispetto alla configurazione comunque valida di Fire TV Stick).

Acquistare Amazon Fire TV Stick per un cliente Prime vuol dire spendere circa 40€ (39,99€), che diventano 60 (59,99€) per chi cliente Prime non lo è. Il mio consiglio è quello di acquistare il prodotto se sei cliente Prime, o farlo fare al collega di lavoro (o amico) che lo è e che potrà acquistarne fino a due con il proprio account, perché per 60€ probabilmente punterei su altro (o conserverei quel budget per aggiungerci qualcosina e acquistare un box più performante).

Di certo c’è che l’esperienza rispetto a Google Chromecast cambia parecchio, e devo rimangiarmi la parola (basata un po’ sulla fiducia) verso coloro ai quali avevo detto che acquistare Amazon Fire TV Stick era inutile se si possedeva già Chromecast. Si possono fare maggiori esperimenti e far funzionare applicazioni non compatibili con Chromecast, senza metterci di mezzo una terza parte costituita dagli smartphone o tablet che mandavano il loro Cast verso il televisore, talvolta rimettendoci in qualità e stabilità di segnale (con Plex queste cose si notavano parecchio, soprattutto su flussi streaming esosi).

Per qualsiasi dubbio o ulteriore informazione inerente l’articolo, ti ricordo che l’area commenti è a tua totale disposizione :-)

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Prodotto: acquistato di tasca mia per capire se potesse fare al caso dei miei genitori, ho finito per tenerlo, personalizzandolo per le esigenze di casa mia e di Ilaria!
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La ghiaia è l’unica cosa che davvero non manca in quello che è il titolo scelto da Milestone per riportarti sulle quattro ruote dopo un paio di anni di assenza (se consideriamo Sébastien Loeb Rally Evo, pubblicato nel 2016), il mio personale benvenuto quindi a Gravel.

Gravel: pronto a rotolarti nel fango? 13

Gravel

Ho deciso di affrontare questo nuovo nascituro voltando ogni possibile pagina relativa alla storia di Milestone e delle sue ultime uscite non propriamente andate benissimo in queste pagine (anche se si faceva riferimento alle due ruote e non alle quattro), ho quindi approcciato Gravel positivamente, con quello spirito di scoperta e sana curiosità, facendo galoppare velocemente la mia sfrenata e sfrontata passione per quello che alcuni vedono solo come mero mezzo di locomozione, siete ignobili e vi meritate la Fiat Panda, gnè.

Gravel parte dalle basi, dal fango, e propone immediatamente una sfida (con una sua storia dietro, spiegata a inizio gioco) che ti permetterà di prendere confidenza con il sistema di guida, con le misure del tuo veicolo e il fastidio procurato da chi proverà a starti davanti o speronarti dal fianco non favorendo certo quella che in realtà sarebbe una vista poco pulita (cosa che stranamente manca all’appello nella trasposizione virtuale, in realtà me la sarei aspettata eccome, come elemento di disturbo sul parabrezza).

Un campionato (Off-Road Masters) con una piramide da scalare e una virtuale copertura televisiva con personaggi reali ripresi in ammiccamenti da veri poser e sguardo duro un tanto al chilogrammo, con un avanzo di tute da piloti recuperate da qualche parte lì in magazzino, prive di sponsor e credibilità (lo so, l’ho appoggiata piano, me ne rendo conto, ma ho faticato a non sorridere guardando questo frangente narrato). 15 episodi di passaggio (che corrispondono a singoli eventi o a gruppi di eventi, comunque limitati nella durata) in cui affrontare 7 contendenti oltre te, i quali ti porteranno a 5 episodi in stile “boss-battle“, durante i quali dovrai affrontare gli specialisti delle varie modalità, nei tracciati stabiliti dall’intelligenza artificiale e cercando di portarla a casa al meglio delle 3. Ad aspettarti sul trono di quella piramide troverai il texano Sean Walker.

Il tempo a tua disposizione e l’esperienza maturata dando fondo allo pneumatico ti permetteranno di ottenere nuove vetture e sbloccare più tracciati (e relative specialità) in cui dare spettacolo, togliendo il velo nel corso dell’avanzamento da grandi capolavori del passato come la Lancia Delta S4 o la Toyota Celica, o ancora la Renault R5, tutti “ferri” duri a morire che hanno vinto tutto. Il dettaglio è sufficiente (parlo di quello delle vetture) per far scatenare in te quel giusto senso di nostalgia e di occhio umidiccio. Gravel però lascia spazio anche a capolavori della tecnologia più moderna, come la Focus RS o la Mini X-Raid All4 Racing. Ogni tuo risultato ottenuto nella carriera singola atta alla scalata piramidale, sbloccherà di conseguenza i tracciati in modalità libera, all’interno dei quali potrai scegliere il mezzo che desideri (adatto allo scopo, ovviamente) e fare un tempo migliore per poterlo confrontare con quello degli altri giocatori sparsi di Gravel nel mondo.

Tutto, in qualsiasi modalità, è sempre “venduto in coppia” con il tasto rewind, il quale chiaramente ti permetterà di mettere una pezza a eventuali sbavature volute o non (sì, ogni tanto ci sono anche quelle volute, fatte per cercare di capire dove sta il limite di quella derapata nel fango, che quest’ultimo aiuta parecchio a tenere il traverso).

Tirando le somme?

Le possibilità di dare sfogo alla tua voglia di accelerazione e competizione non mancano. Nell’affrontare i 4 tipi di sfida hai a disposizione più tracciati e papabili modi di attaccare la classifica per mettere al sicuro la tua posizione anche nel caso in cui tu avessi scelto il mezzo di trasporto meno adatto (sì, mi è capitato, e sono subito tornato su certezze che mi hanno precedentemente coadiuvato nel compito di chiudere in testa, se non ricordo male una la vedrai chiaramente nel video registrato durante la prima sessione di gioco).

Gravel: pronto a rotolarti nel fango? 14

L’Off-Road non spaventa, anzi aiuta a riprendere anche il controllo (non tanto della vettura quanto degli sfidanti) in caso di errore perché non tutto corrisponde alla realtà, è pur sempre un gioco profondamente arcade e con uno scarso livello di attenzione a ciò che circonda l’automobile utilizzata e -a malapena- quelle che cercano di guadagnarne la posizione prevaricandola quando si trova in testa. Le ambientazioni sono buone, appena sufficiente invece la soglia di dettaglio che in alcuni casi non risponde neanche “all’appello del professore“, ho faticato davvero a guidare al buio nelle gallerie scavate nella roccia (e non è necessariamente corretto, considerando che una stessa ambientazione su titoli sviluppati da diversi team propone un ottimo senso claustrofobico che però non manca di illuminazione proiettata dai fanali della propria quattro ruote). Le cose migliorano in mezzo alla neve o alla nebbia, ma anche sotto la scrosciante pioggia.

Gravel è un buon gioco che non brilla per nessuna delle sue caratteristiche. Se la cava, fa divertire il tanto che basta, ma probabilmente è qualcosa di cui ci dimenticheremo tra qualche tempo.

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