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Meglio conosciuto come Parental Control o Filtro Famiglia, questo permette generalmente di limitare la visione di contenuti non adatti ai più piccoli di casa. Seppur non presente all’appello (il piccolo in casa, intendo), l’argomento è certamente interessante e merita qualche riga (ne bastano davvero poche). Netflix ha aggiunto la caratteristica da una manciata di giorni, permettendo adesso di specificare un PIN di protezione e un livello di contenuti che è possibile filtrare.

Netflix: abilitare il PIN per la visione dei contenuti 2

Ti basterà puntare il browser all’indirizzo netflix.com/YourAccount e, una volta autenticato, selezionare la voce Filtro famiglia. Da qui ti sarà possibile specificare un PIN a 4 cifre e la soglia oltre la quale quel PIN sarà necessario per poter sbloccare la visualizzazione del contenuto, come già succede con il decoder di Sky o altri dispositivi simili:

Netflix: abilitare il PIN per la visione dei contenuti

Un clic su Salva per confermare la modifica ed è fatta, immediatamente operativa e con la caratteristica fondamentale dell’ignorare il livello impostato sui profili creati sotto lo stesso account (non importa più essere bambino o adulto, qui la legge è uguale per tutti, tanto se si è autorizzati si conosce e inserisce il PIN, il gioco è fatto).


immagine di copertina: unsplash.com / author: Charles Deluvio

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Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!
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In un periodo storico particolarmente delicato per TLC e clienti infuriati, per aumenti di prezzo ben poco giustificati (ma ben studiati a tavolino, come fosse un cartello tra operatori di telefonia / internet / tv satellitare, tutto da dimostrare), io faccio parte di quella cerchia di imbecilli che si è lasciata sfuggire una modifica del proprio piano tariffario di base, la quale ha portato nelle casse di TIM ulteriori soldi che avrei volentieri evitato di fargli arrivare.

I piani PRIME go sono quelli che promettono faville e che hanno un costo settimanale di rinnovo, una “sciocchezza” per far parte di un esclusivo club di vantaggi che “anche no“. Ti spiego rapidamente di cosa si tratta, potresti non esserti accorto anche tu della modifica (e non lo faccio certo per accoglierti in quella cerchia di cui parlavo prima!).

TIM: disattivare un piano PrimeGo per evitare le spese settimanali

I fantastici e irrinunciabili vantaggi dei piani PRIME go sono elencati nella pagina tim.it/primego e, nonostante la mia facile ironia da scemo, potrebbero realmente tornare utili a qualcuno, per questo motivo non sempre è male ciò che viene settimanalmente fatto pagare. Io, rispetto a ciò che viene offerto, non ho un ritorno realmente vantaggioso, motivo per il quale ho scelto di cambiare piano base ed evitare di depositare 50 centesimi di euro ogni settimana nelle casse di TIM (oltre quanto già richiesto per rinnovare la mia offerta completa di minuti e traffico dati).

Anche tu puoi variare questo particolare con un paio di clic, ti basta essere registrato sul sito di TIM (così eviti di dover passare da un centro fisico dell’operatore). Le alternative al piano PRIME si chiamano TIM BASE NEW e TIM SEMPLICE, la differenza è ovviamente nei costi. Facendo clic su ogni nome d’offerta approderai sui relativi file PDF che ne elencano caratteristiche e prezzi, scoprendo così che il secondo citato è decisamente più costoso del primo, tenendo come punto saldo il fatto che si tratta di prezzi che si applicano solo nel caso in cui tu vada a sforare dal tuo pacchetto personalizzato (quello che –come già detto prima– comprende già minuti di chiamata, SMS e traffico dati).

Modifica del piano dati

Accedi al sito di TIM e collegati con l’utenza relativa al tuo numero di telefono. Scorrendo la pagina riepilogativa del tuo piano verso il basso, arriverai al box che riporta le informazioni del tuo piano base:

TIM: disattivare un piano PRIME go per evitare le spese settimanali

Facendo clic sul tasto Modifica, accederai al primo di 3 passaggi che costituiscono il cambio tariffa e la conferma a video (arriverà poi un ulteriore SMS di conferma sul tuo smartphone quando l’operazione sarà andata a buon fine, generalmente 24 ore dopo la richiesta sul sito web, nda). Scegli la tua nuova tariffa base e conferma quanto selezionato, fino ad arrivare al terzo passaggio, dove non farai altro che chiudere la finestra (l’alternativa è quella di stampare il contenuto della pagina!).

Salvo errori, l’operazione è terminata, e mi sono servite più righe di testo su questo blog rispetto ai secondi impiegati per fare il cambio e per tornare a mantenere i costi sotto controllo, almeno fino al prossimo cambio contrattuale unilaterale vantaggiosissimo.

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Questo è un altro di quegli articoli già pronti da tempo, ma che tu leggerai solo in seguito al verificarsi di una particolare condizione, in questo caso si trattava di semplice attesa, sono rimasto in standby fino a quando il prodotto non è stato ufficialmente presentato alla stampa. Ora tocca anche a me, che ci ho “vissuto” gli ultimi mesi insieme.

Si chiama Sky Q, ed è probabilmente il futuro che molti sceglieranno di vivere per la fruizione dei contenuti che più adorano, Regole non più dettate né tanto meno scritte, un taglio netto con il passato, migliorando persino quella che fino a oggi è stata la già importante funzione del play on-demand impensabile per molti fino a qualche anno fa (prima che Sky introducesse sulla TV più tradizionale il concetto di Restart o download e visione in differita, o anche pausa e recupero tramite registrazione tampone su disco).

Sky Q: il futuro della fruizione dei contenuti TV

Sky Q

Non chiamarlo Decoder, lo è ma sarebbe riduttivo. È un Media Center per certi versi rivoluzionario rispetto a quanto siamo stati abituati a vedere e usare in questi ultimi anni. Se sei un cliente Sky e vivi la simbiosi con il telecomando che ormai sei abituato a vedere in una marea di case italiane, scorda tutto e inizia a fare spazio per le novità.

Quello che ho fatto, nel tempo, è stato raccogliere impressioni, esperienze, racconti da diario di bordo, che poi è stato un po’ il minimo comune denominatore dell’avventura Sky Q iniziata ormai diversi mesi fa, in un periodo di test durante il quale il silenzio doveva necessariamente regnare sovrano, e le uniche persone che hanno potuto vedere in azione il nuovo giocattolo erano quelle che ci venivano a trovare a casa nostra.

Quello che oggi ti propongo è un succo (bello denso) di ciò che fino a oggi io e Ilaria abbiamo potuto vedere, provare, tentare di piegare alle nostre esigenze talvolta perdendo lo scontro, talvolta vincendolo. Un prodotto che è pronto per il mercato (lo dimostra la sua commercializzazione ufficialmente ai nastri di partenza il prossimo 29 novembre), ma che ancora qualche piccola zona d’ombra ce l’ha, risultato brillante che comunque non viene poi molto inficiato, perché in tutta onestà ho già ammesso che non tornerei più indietro.

Installazione

Sky Q: il futuro della fruizione dei contenuti TV 3

Una telefonata con il Call Center di Roma, un appuntamento, un tecnico dedicato e 3 ore di slot durante le quali sarebbe stato necessario adeguare l’impianto (condominiale, nda) e sostituire il nostro decoder MySky HD, perdendo ogni registrazione salvata su esso. Insieme al nuovo decoder principale (quello che poi si scoprirà essere il Platinum della nuova offerta Sky Q), verrà installato uno Sky Q Mini, ricevitore “client” che prende ogni dato dall’unità principale e che –quindi– non ha più bisogno di un cavo satellitare dedicato, né tanto meno di una Smart Card. Ciao e grazie per tutto il pesce, Multivision (una gran bella novità per coloro che hanno dovuto rinunciarci in passato, proprio a causa della limitazione del cablaggio casalingo).

Sky Q installato e funzionante, subito in rete perché cablato diretto sul router di casa, Sky Q Mini installato e sincronizzato abbastanza rapidamente, è servito qualche minuto in più per scaricare un firmware più aggiornato e allineare sia l’unità principale che la periferica (è Sky Q che distribuisce poi il firmware ai Mini che trova in giro per la casa, nda). Smart Card nuovamente riattivata e finalmente Sky TG 24 sul monitor, canale di default del bouquet base. Certo qualche intoppo c’è stato, causato da una instabilità sommaria dei firmware ancora in beta chiusa, ma tutto si è risolto per il meglio tramite opportune segnalazioni e aggiornamenti arrivati in seguito.

Una rapida panoramica su tutte le nuove funzioni e sull’interfaccia rinnovata, una configurazione del telecomando di Sky per pilotare anche il televisore. Un caffè e due chiacchiere, l’intervento poteva considerarsi concluso.

Specifiche tecniche

Sky Q: il futuro della fruizione dei contenuti TV 6

Puro spettacolo per chi possiede più pacchetti e più membri della famiglia pronti a registrare qualsiasi programma, film o serie televisiva. Ciò che manca all’appello del nuovo Sky Q è il promemoria per l’inizio di un evento, per questo motivo la registrazione diventa protagonista fondamentale di tutto. Le contemporaneità considerando anche il canale che si sta visionando diventano 5, un numero impressionante considerando il passato.

Tutto questo viene permesso dai 12 tuner satellitari totali presenti nel prodotto. 4 vengono utilizzati per le registrazioni contemporanee, 5 per la visione dei canali in diretta, uno per il televisore collegato all’unità principale, due per gli Sky Q Mini presenti in casa (che possono al massimo essere 4, nda), ulteriori due per altrettanti dispositivi mobili. Ne restano fuori 3, uno dei quali serve per il minischermo dell’EPG, uno al canale di aggiornamento di sistema e l’ultimo è attualmente disoccupato (verrà utilizzato in futuro).

Il tuner digitale terrestre è di tipo DVB-T2 (codifiche in HEVC), già compatibile con le nuove specifiche previste per il 2020/2022. Forse inutile dire che anche i programmi dei canali DTT potranno essere registrati e conservati sul disco locale di Sky Q (uno al massimo per volta però, perché se si vuole intercettarne due salterà fuori un avviso di impossibilità).

Sky Q Mini è invece (come avrai intuito) poco più di un client stupido, in grado di ricevere ogni contenuto dall’unità principale e nulla più (senza di quella, lui non servirà assolutamente a niente, il collegamento alla rete WiFi 5 GHz nascosta creata dallo Sky Q principale diventa così fondamentale). Tutti i contenuti inviati in streaming verso Sky Q Mini sono codificati in H.264 con risoluzione Full HD.

L’interfaccia

Sky Q: il futuro della fruizione dei contenuti TV 2

Completamente rinnovata, per certi versi ispirandosi all’esperienza già vista in passato su Sky Online / NowTV. Intuitiva, facile da utilizzare sin dal primo minuto, il tasto Esci del telecomando diventerà il tuo peggior nemico, dovrai abituarti quanto prima a premere il tasto indietro nella ghiera centrale. I raggruppamenti e le ricerche, inizialmente un pelo disorganizzate e dispersive, sono ora decisamente più fruibili e meglio schierate per venire incontro alle tue esigenze (novità dell’ultimo firmware disponibile da una manciata di giorni rispetto all’annuncio pubblico).

Tutto è profondamente integrato e interconnesso su ogni sistema, l’esperienza d’utilizzo è standardizzata ovunque, potrai fruire i tuoi contenuti senza mai perdere un secondo del tuo programma in diretta o della tua registrazione, anche cambiando stanza di casa, o magari uscendo proprio da questa e continuando la visione sui mezzi pubblici (per esempio). Se stai utilizzando Sky Q, altra cosa che mi è molto piaciuta, potrai navigare facilmente nei canali (senza spostarti da quello che stai guardando in diretta) un po’ come succedeva già in passato, ma ottenendo ora un’anteprima live di ciascuno di essi, oltre alle solite informazioni riguardanti inizio / fine / trama / ecc.

Altrettanto bello è il modo di collegare tra di loro gli episodi di una serie televisiva, permettendo in qualsiasi momento di saltare a quello precedente o successivo con un paio di clic del telecomando, a prescindere che l’episodio sia stato già registrato e conservato nel decoder oppure che si trovi nell’area On Demand (ammesso che sia ancora disponibile), così come la proposta totalmente autonoma di andare avanti con il binge watching se non si interviene da telecomando (stile Netflix).

Ciò che mi piace meno è invece la nuova barra di avanzamento rapido della registrazione, perché in alcuni casi (sui canali Fox, nda) va a coprire il countdown della pubblicità, dettaglio importante di usabilità che forse è stato trascurato, perché non di solo On Demand (senza pubblicità) è fatto il mondo dei contenuti televisivi (soprattutto quando manca la licenza per tenerli lì disponibili successivamente).

Altro errore che c’era e che è invece stato risolto, era quello relativo alla collezione di contenuti di uno stesso titolo. Capitava che le stagioni, durante la ricerca di un contenuto, si fondessero tra di loro creando molta confusione (episodio 1, episodio 1 e ancora episodio 1, ma guardando attentamente si notava che rispettivamente appartenevano a stagione 1, stagione 2 e stagione 3, nda), fortunatamente risolto con l’arrivo del (a oggi) penultimo firmware del sistema.

Assente, per il momento, la possibilità di voto tramite tasto verde del telecomando durante i live delle trasmissioni come X Factor, 4 Ristoranti e via discorrendo. Presente all’appello invece il Mosaico (che usa lo stesso pulsante) per gli eventi sportivi di MotoGP e Formula 1 (conclusi entrambi, ma c’erano, te lo assicuro :-)).

Dovrebbero arrivare entro brevissimo le applicazioni Android e iOS ufficiali. Qui un assaggio di quella iOS in azione (via programma TestFlight):

C’è tanto spazio

Sky Q: il futuro della fruizione dei contenuti TV 4

Che in realtà è riferito in particolare a Sky Q in offerta Platinum, grazie ai 2 TB di spazio disco messi a disposizione (meccanico, niente SSD, i costi salirebbero alle stelle e in effetti non sembra esserci affatto bisogno di un disco ad alta velocità), i quali dovranno bastare al decoder principale e anche a tutti gli Sky Q Mini sparsi per la casa. Le ore di registrazione dichiarate sono 1000 in alta definizione, e non fatico a crederci.

Considera poi che –altra bella novità– qui “gli errori sono riparabili“, esiste infatti l’equivalente del Cestino su sistemi Windows (e non solo), che ti permetterà di recuperare in tutta tranquillità i contenuti video che hai cancellato (volutamente o per sbaglio), arma a doppio taglio di un’occupazione apparentemente troppo alta rispetto ai contenuti che ancora devono essere guardati, ti servirà quindi fare un salto in quello spazio di memoria a fare pulizia di tanto in tanto (qui mi riprometto di chiedere delucidazioni al supporto per capire se esiste un Grace Period o simile oltre il quale parte automaticamente una pulizia, aggiornerò l’articolo in seguito).

Alla stessa maniera, ma non certo per questioni di recupero file eliminati, esiste anche un’ulteriore vista chiamata “Memoria“, la quale ti permetterà a colpo d’occhio di capire quali sono i contenuti che occupano maggiore spazio disco, permettendoti inoltre di cancellarli tutti in un solo colpo (per esempio, un’intera stagione di una serie televisiva che hai appena terminato di vedere). Questo perché, se utilizzassi solo la vista “Iniziati“, essa ti permetterebbe di nascondere l’episodio già visto, proponendoti sempre il successivo da vedere, cosa assai comoda per chi non fa uso di applicazioni che tracciano l’avanzamento delle serie televisive (roba di cui ho già parlato qui e di cui presto parlerò ancora).

Buono, tanto per chiudere in bellezza, il cuscinetto a disposizione nel caso in cui tu non abbia lanciato o programmato una registrazione. Se stai guardando il contenuto, potrai tornare molto più indietro rispetto a prima, per rivedere ciò a cui hai fatto poca attenzione (senza esagerare però, di certo non registra l’ultima mezz’ora di contenuto andato in onda!).

In conclusione

Sky Q: il futuro della fruizione dei contenuti TV 5

Un buon progetto che ha ancora molto da “imparare” dal suo predecessore, nonostante sia partito alla grandissima e con delle novità che avresti solo potuto sognarti fino a qualche tempo fa. La TV è sempre più sotto il controllo di chi la guarda, e non il contrario. Nasce così un’estrema personalizzazione basati su gusti e abitudini del cliente finale, che è evidentemente lo scopo ultimo e maggiore di Sky e di questo grande investimento.

Ci saranno certamente altre occasioni di parlare di Sky Q (non fosse per nuovi rilasci di firmware e funzioni da riportare a bordo del nuovo Media Center dell’azienda di Rogoredo), resta quindi sintonizzato (tanto per rimanere in tema).

Ora, volendola buttare in caciara e risata di chiusura pezzo, quando mi ridate la possibilità di inserire i promemoria per i programmi che mi interessa vedere in diretta senza far partire la registrazione? :-)


Per approfondire ulteriormente: tg24.sky.it/spettacolo/2017/11/22/nuovo-sky-q.html

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Ovviamente la risposta è nulla, ma era un modo come un altro per dare un titolo a un articolo ovviamente ironico (o che almeno ci prova), un vomito completo delle impressioni (quasi) a caldo sull’ultima pellicola di Toretto e soci. Si perché un paio di sere fa sono andato a vedere Fast & Furious 8 (The Fate of the Furious, in originale), e ho sentito la magia allontanarsi a gambe levate da quella bolla che mi ero creato, quella fantasia partita 16 anni fa (ripeto: 16 anni fa), morta insieme a Paul Walker.

Cosa si impara guardando Fast 8

Ci ho provato, giuro, ho cercato di non ridere, e non parlo certo delle battute decise a tavolino per Tyrese Gibson, parlo di ogni singola scena (circa). Inutile negarlo. Sono cresciuto a pane ed elaborazioni automobilistiche (alcuni amici lo ricorderanno bene), ho visto tutti i film che compongono la saga di Fast & Furious, i primi li ho adorati (persino Tokyo Drift, che alcuni continuano a rinnegare con fermezza), gli altri li ho digeriti e tutto sommato apprezzati a sangue un pelo più freddo (con le dovute eccezioni, perché ancora mi viene da piangere se penso a quella Giulietta in grado di tenere a terra un aeroplano).

Si ma ora basta, voglio provare a riepilogare i passaggi più belli che hanno segnato la mia visione di F8, quindi da ora in poi c’è l’allerta spoiler, leggi a tuo rischio e pericolo.

Cosa impari guardando Fast 8

  • Puoi pensare di battere Vettel in 500 Abarth, a marcia indietro, mentre lui guida la sua monoposto partendo con 800 metri di vantaggio, tu ovviamente finisci la benzina ma hai una lattina e una smisurata cultura di come si beve una Coca Cola originale, rutto compreso, riutilizzandola come parte per l’elaborazione del tuo mezzo. Puoi vincere, se ci credi fino in fondo.
  • C’è sempre una bionda in grado di rovinarti la festa, funziona un po’ come il maggiordomo, ma il maggiordomo è generalmente molto meno affascinante di Charlize Theron. Quella bionda, tanto per non farci mancare nulla, è in grado di violare tutto: dalla penna biro al pallone di gomma di tuo figlio, persino la Moleskine che hai lasciato incustodita sulla tua scrivania, il tutto con due soli clic e pressione di tasti a caso, un tanto al chilogrammo.
  • Ogni vettura ha l’autopilota. Tu non lo sai, lo hai pagato ma non è attivo. È un maledetto complotto, non c’è dubbio. Ovviamente, sempre la bionda di prima, può attivarlo a distanza, e fare con la tua vettura dei danni, tanti danni, il tutto mettendoti in seri casini con la tua assicurazione, per disattivare l’autopilota della tua macchina ti consigliamo di staccare la batteria ogni sera, quando torni a casa e la parcheggi in garage.
  • In America tutte le macchine sono oggettivamente più fighe delle nostre. Vale anche per le FIAT, che in questa pellicola hanno il sound di una 458 Italia appena uscita dalla linea di produzione. Ovviamente anche lei ha l’autopilota (come detto prima), qui da noi al massimo c’è la porta UConnect per Windows Phone. Tutte fighe, come detto, tranne la Lamborghini, nella pellicola è palesemente ufficiale il divorzio con la casa di Sant’Agata Bolognese, a prescindere che la produzione di F&F lo sappia o meno (ancora piango se penso a quanto sia stata maltrattata).
  • Sempre a proposito di differenze a chi ce lo ha più lungo, ricorda che al di sotto dei 5000 cavalli non è amore. Forse anche 6000, 7000 se credi che le prime due alternative non bastino. Sono 5500 signora, che faccio, lascio?
  • I sottomarini hanno il teletrasporto, perché non sarebbe giusto nei confronti delle macchine con l’autopilota, basta semplicemente un cambio di scena ed ecco la magia, tu non te ne sei accorto ma dalla terra ferma si passa all’acqua, e si arriva poi al fondo ghiacciato e a quelle distanze tra sottomarino e vetture che neanche in Formula 1 con un rettilineo eterno e un’ala mobile spalancata, in zona DRS.
  • Il fuoco non passa sotto le macchine, mai. Perché? Ce lo siamo chiesti anche noi. Se tu hai la risposta, ben venga nell’area commenti.

Cosa impari guardando Fast 8 2

Prima di terminare ho però una lamentela importante da avanzare. Contrariamente a quanto facente già parte della statistica di Bloomberg, tutti abbiamo notato pochi culi femminili e muscoli maschili durante l’intera proiezione, non ci si può accontentare di una (spettacolare) donzella nei primi minuti e degli armadi impiantati nelle braccia di The Rock per tutto il resto del tempo (per non parlare delle sue canottiere, di 3 o 4 misure più piccole per accentuare l’effetto Hulk).

Ora, su consiglio di Lorenzo, tutti a vedere The Fast and the Furious per riequilibrare il karma.

Cosa impari guardando Fast 8 3

Sì, la prossima volta vado a guardare qualcosa di culturalmente molto più elevato ;-p

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Ricevo quasi quotidianamente dei comunicati stampa di Codacons, l’associazione nata nel 1986 per difendere l’ambiente e i diritti dei consumatori. Si tratta per lo più di concentrati di parole che mi portano alla mente forconi e caccia alle streghe, ma questo è esclusivamente un parere soggettivo basato su quei testi, perché in realtà credo che associazioni come questa possano avere una loro utilità, soprattutto quando il cittadino e cliente finale, quello piccolo che “non conta nulla” per le grandi aziende, si trova in difficoltà e senza arma alcuna per far valere i propri diritti di consumatore.

Codacons: qui nessuno è esperto.

La regola è sempre la stessa: io guadagno uno stipendio con sudore e dedizione al lavoro, perché dovrei tacere di fronte ad abusi, scarso potere d’acquisto e truffe ben mascherate da aziende forti? Il Codacons (e non solo lui) ha un ruolo in tutto questo. Nota bene: sto sorvolando su nomi precisi e su “accuse” ridicole come quelle relative a Pokémon GO di qualche tempo fa.

Tolto il dovuto cappello per mettere a tacere eventuali troll della prima ora, voglio proporti parte del testo ricevuto una manciata di giorni fa:

Il Codacons mette in guardia tutti gli utenti dalle truffe online: “tutti i giorni siamo bersagliati da un numero incredibile di mail spam e truffaldine che ci raggiungono tramite indirizzo e-mail – afferma il Presidente Marco Maria Donzelli del Codaconse da cui dobbiamo ben guardarci per evitare di cadere vittima di malfattori che ci sottraggono i nostri dati personali.”  Ecco il decalogo anti-truffa del Codacons:

1) Mai diffondere il proprio indirizzo e-mail principale su forum, blog, messaggi o altri siti internet.
2) Evitare di iscriversi col proprio indirizzo e-mail ai siti web sconosciuti.
3) Utilizzare uno dei migliori servizi di posta ossia Gmail, Yahoo Mail ecc.
4) Nel caso di invio di e-mail a più persone, spedirle sempre con gli indirizzi dei destinatari in chiaro, ma nascosti in CCN, per evitare di entrare in mailing list o catene di sant’Antonio molto fastidiose.
5)  Con tutte le e-mail di spam che si ricevono, andare a difendersi facendo denunce per ciascuna di esse, potrebbe essere un lavoro davvero impegnativo e, probabilmente, senza risultati.
Difficilmente infatti la polizia postale darà retta a queste denunce che, per la maggior parte dei casi, rimarranno solo un numero statistico.
6) Non rispondere mai alle e-mail di spam perché esse provengono da indirizzi fasulli.
7) Dotarsi di un antivirus sicuro e che svolga automaticamente un controllo dei contenuti del computer, per evitare che esse venga infettato nel caso di apertura di e-mail di spam.
8) Prestare la massima attenzione e non cliccare su pop-up che vengono visualizzati quando apriamo una mail o una pagina internet.
9) Navigare sempre su siti internet sicuri e con connessione protetta. Non andare su siti identificati come pericolosi.
10) Non inserire mai i propri dati personali se non si è del tutto certi della pagina che abbiamo aperto.

Ho letto la mail e ho riso su un paio di punti, in particolar modo sul terzo, in seguito al quale lanciato un tweet un po’ da pirla (lo ammetto):

Pentito a corto raggio dell’aver messo online una polemica abbastanza sterile senza spiegare in alcun modo il perché del mio ridere, ho aggiunto informazioni in coda al primo tweet, senza aspettarmi una risposta da Codacons, o per lo meno aspettandomene forse una più politicamente corretta:

È chiaro che io abbia fatto un primo gesto errato, ma non è servito a nulla aggiungere informazioni, se non a prendersi una risposta al limite del “ti vedo dall’alto verso il basso“. Ora, dato che non mi piacciono le polemiche sterili e lasciate un po’ a metà, vorrei chiedere a Codacons di mettersi nei panni dell’utente finale, spesso molto ignorante in materia informatica, e provare a mettere in pratica quello che suggeriscono nel decalogo stilato da chissà quale esperto in sicurezza informatica probabilmente assunto nei loro uffici. Vorrei poter rispondere (nonostante io non mi definisca certo un esperto, pur svolgendo un mestiere che mi porta a rimanere particolarmente informato) punto per punto, dove necessario, per confrontarmi con l’esperto dall’altro lato del monitor:

  1. Chiedere di non diffondere l’indirizzo e-mail “principale” all’utente è alquanto improbabile. Moduli delle carte fedeltà del supermercato sotto casa, whois su un dominio registrato per la propria attività, una scuola, un progetto personale, iscrizione a Facebook, rubriche di amici e parenti e chissà cos’altro. In passato (e succederà ancora in futuro) alcuni dei provider che mettono a disposizione il servizio di mailbox gratuita sono i primi a vendere quegli indirizzi a chi lo spam lo mangia e invia a colazione (parliamo di email.it, Hotmail, o magari Libero e compari vari). Là fuori è pieno di persone che non hanno neanche un indirizzo di posta elettronica (e non lo vogliono), figurarsi un master e uno slave.
  2. Ogni sito web è potenzialmente sconosciuto. Fatta eccezione per Google, Amazon e altri nomi altisonanti che più o meno tutti conoscono, il resto è sconosciuto per definizione. L’utente medio non ha idea di chi ci sia dall’altro lato, i suoi dati sono sempre e comunque in “pericolo“, vale anche per i “big“.
  3. Migliori servizi di posta. È quello che mi ha fatto più ridere. Viene citato Yahoo. Davvero non leggete cosa succede su internet? Qui trovate l’articolo scritto da Graham Cluley: grahamcluley.com/yahoo-confirms-500-million-accounts-hacked-2014-data-breach, basta lanciare una ricerca Google per trovare tutti gli altri.
  4. Prima di inviare una mail, soprattutto con molti destinatari (ciò che succede soprattutto quando si parla di newsletter e simili) è bene controllare possibili errori di battitura. Qui si tratta solo di banalità: si consiglia di mettere gli indirizzi di più destinatari in chiaro, poi si corregge il tiro parlando della copia carbone nascosta. Le catene di S.Antonio non piacciono a nessuno, peccato che ancora oggi ne saltino fuori parecchie, alcune volta causate anche da finti esperti.
  5. Tutto corretto. Inutile far perdere tempo alle forze dell’ordine.
  6. Difficile. Gli spammer sono sempre più furbi e i sistemi automatici di invio delle mail pubblicitarie (e non solo, qui c’è di mezzo anche il phishing) sempre più validi. I più classici errori dovuti a un italiano errato iniziano a diventare sempre meno. Le mail che arrivano agli utenti finali sono tutto sommato corrette, possono trarre in inganno. Combatto ogni giorno con quelle mail, cerco più e più volte di formare gli utenti, qualcuno scappa sempre, qualcuno apre quelle bollette dalle cifre spropositate che si rivelano poi essere tentativi di infezione (fortunatamente bloccati da buoni antivirus e sistemi di protezione perimetrale), un po’ quello che dice il punto 7. Non esiste nulla che possa bloccare il 100% di queste mail, esiste solo il buon senso e la generica sfiducia, con conseguente telefonata al reparto IT o all’amico che ha il figlio diplomato o laureato in informatica.
  7. Hai letto il punto 6?
  8. Auguri. I siti web non invasi dalla pubblicità e dai pop-up aperti a tradimento si possono contare sulle dita di una mano. Ci sono soluzioni alternative, si parte dall’utilizzo di browser che non vengano sviluppati da Microsoft all’utilizzo di componenti aggiuntivi come Adblock e simili. Nel mio piccolo –da non esperto– posso solo mantenere la lista X Files, compatibile con i browser più comunemente utilizzati.
  9. Impossibile. L’italiano medio è quello che cerca l’ultimo film uscito al cinema su internet, neanche due ore dopo dalla messa in onda della prima, in italiano, in qualità BluRay, con audio Dolby. Chiaramente quel file non esiste, ma lo cercherà e scaricherà qualsiasi schifezza esistente sulla faccia della terra, probabilmente infettandosi, probabilmente in barba a un buon antivirus sempre aggiornato, probabilmente regalando accesso al suo indirizzo di posta principale aggirando quindi l’ostacolo mentalmente posto dal punto 1. Il problema dell’utente poco informato e inesperto è sempre lo stesso, sta tra la tastiera e la poltrona, è se stesso.
  10. Si rifà un po’ al punto 2.

Ora credo di aver dettagliato il mio punto di vista, per quello che vale. Nessuno qui è esperto, al massimo ci si permette di dare dei consigli, per evitare che informazione certamente non falsa, ma neanche correttamente dettagliata, possa finire in giro per il web, che ne è già sufficientemente pieno. Magari, ammesso ci siano fondi spendibili, perché non investirne qualcuno per pagare un esperto che metta in scacco tutti e ci salvi dalla infezione eterna?

Ora posso tornare nel mio loculo.

Cheers.

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