Archives For API

Sì, Iliad è arrivata ufficialmente in Italia, attraversando le Alpi e imparando un nuovo idioma rispetto al francese madrelingua. Questo è un altro di quegli articoli che leggerai solo dopo qualche tempo rispetto alla mia stesura, perché ripresi più volte, aggiornati prima di essere resi pubblici, così da fornirti quanti più riscontri reali possibili, basati sulla mia esperienza e su ciò che ho trovato di più interessante in giro per il web.

Iliad è arrivata in Italia, non senza problemi

Iliad

Conferenza stampa in diretta streaming per tutti, giornalisti coinvolti (fisicamente presenti quindi al lancio) e distributore di SIM con pannello touch (con le sembianze da sportello bancomat, per capirci) per poter immediatamente ritirare il proprio nuovo fiammante numero su rete dell’operatore d’oltralpe (prefisso scelto in Italia è il 351). Un’offerta chiaramente più che competitiva come annunciato dalla società nei mesi antecedenti il lancio: 5,99€/mese per avere chiamate illimitate verso fissi e mobili internazionali (oltre 60 destinazioni, verso fissi in Europa e fissi e mobili in USA, Canada), SMS illimitati verso fissi (?) e mobile nazionali e 30GB di dati in 4G+ superati i quali puoi continuare a navigare a 0,90€ per 100MB (affatto vantaggioso).

In Europa, grandissimo errore di comunicazione in fase di conferenza stampa e anche per diverso tempo alla luce del sole sul sito web, 2 GB di dati da poter utilizzare al posto dei 30 su territorio italiano, e non 32 (30 + 2) come inizialmente detto (qui trovi un articolo che ne parla). Se provi a farti i conti, questi tornano senza colpo ferire: dopo aver scorporato l’IVA al 22% dalla tariffa pagata per il rinnovo mensile della tua offerta, dovrai dividere quel numero per 7,7 (7,7€ è il costo di un GB di dati all’ingrosso in UE), moltiplicando il risultato per 2 e ottenendo così la quantità di GB di dati che l’operatore dovrebbe metterti a disposizione quando non ti trovi su territorio italiano.

Applicando il calcolo all’offerta Iliad, risulterebbe quindi un 4,91/7,7 (0,64 circa) *2, che porta a 1,28 GB (arrotondato per eccesso), ben al di sotto dei 2 GB garantiti.

Trovi maggiori informazioni sul calcolo dei GB dati in roaming ai quali hai diritto nel sito web di AGCOM: agcom.it/roaming-internazionale. Se vuoi evitare di metterti lì a fare conti, puoi visitare una pagina del sito di Vodafone all’interno della quale troverai un modulo rapido per il calcolo: vodafone.it/portal/Privati/Tariffe-e-Prodotti/Tariffe/Estero/euroroaming, espandi i Dettagli e inserisci la tariffa pagata per ottenere il massimo dei GB disponibili all’estero.

Bada inoltre che io ho usato il costo del GB di dati non aggiornato, poiché i vecchi 7,70€ del 2017 sono passati oggi a 6€, la sostanza sul calcolo poco sopra però non cambia. Le cose potrebbero invece cambiare prossimamente, poiché dal 1 gennaio 2019 il costo per un GB di dati arriverà a quota 4,5€, dal 1 gennaio 2020 3,5€, dal 1 gennaio 2021 3€ e infine dal 1 gennaio 2022 raggiungerà il suo picco minimo di 2,50€. Ciò non è però sicuro, poiché l’operatore può sempre scegliere se seguire l’andamento del mercato (e del costo all’ingrosso dei GB di dati) oppure se fissare un tetto massimo quando si è fuori dalla propria nazione, Iliad potrebbe quindi scegliere di confermare 2 GB di dati in modalità roam like at home.

Panoramica sulla consegna

Ciò detto, passiamo alla consegna, che sto attualmente aspettando dopo aver ordinato la SIM tramite il sito web, al secondo terzo quarto tentativo, per problemi nell’accettazione di taluni codici fiscali e ICCID di SIM per le quali viene richiesta portabilità (quest’ultimo non è il mio caso ma è quello di un Paolo a caso che ha deciso di fare il salto nel vuoto e passare direttamente al nuovo operatore, senza prima metterlo alla prova con un secondo smartphone o tablet, o magari modem LTE), Iliad è diventato ormai argomento di discussione principale all’interno di un gruppo comune di Telegram composto da vecchie babbione glorie che parlano di tecnologia quando gli va.

La mia consegna, al contrario di altri componenti di quel gruppo, va decisamente a buon fine, senza lunghi tempi di attesa che caratterizzano invece alcune altre spedizioni che sembrano essersi perse nel vuoto pneumatico. Registro il mio utente, scelgo il mio nuovo numero di telefono (non faccio portabilità alcuna perché preferisco prima mettere alla prova l’operatore, la nuova SIM andrà a finire nell’Asus Zenfone 5 in prova e poi nel mio iPad Mini, o all’occorrenza nel mio modem LTE) e pago quanto dovuto (SIM e primo mese di servizio, per un totale di 15,98€) con la carta di credito, stabilendo inoltre che sarà questa il metodo di pagamento ricorrente per non rimanere mai appiedato (ma si poteva anche scegliere di ricaricare manualmente il credito, cosa che puoi fare ancora oggi). La cosa che mi lascia un attimo perplesso è il costo della SIM, 10€ quasi per che cosa? Avrei potuto dire “il corriere che te la consegna”, ma la medesima cifra è stata richiesta anche a chi non ha scelto quel metodo di consegna.

BRT ha preso in carico la mia SIM il giorno 30 maggio, il 31 ho catturato fotografie e screenshot che puoi vedere qui sopra, ho attivato con successo la mia SIM (sì, il sito web parla spesso francese anziché italiano, un errore che ancora oggi è presente) e l’ho inserita nello smartphone.

Configurazione

Una pena totale. Appena arrivata e inserita all’interno dell’Asus Zenfone 5 provato e recensito qualche giorno fa, telefono di nuova generazione che dovrebbe procedere alla configurazione automatica dell’APN senza ulteriori aiuti dall’esterno, questo non è stato capace di portare a termine il compito costringendomi all’installazione dell’applicazione ufficiale rilasciata dall’operatore, disponibile sul Play Store (e solo lì):

Mobile Config
Mobile Config
Developer: Iliad Italia SPA
Price: Free

Peccato che anche questa, con sorrisetto nervoso di sconfitta impresso nel volto del sottoscritto, porta nel sacco le pive: aggiornamento della SIM necessario ma Servizio non disponibile e, già che ci siamo, messaggio anche in francese, che sia mai che io non capisca la mia lingua madre:

Ho provato ovviamente a disattivare il WiFi, a cancellare la cache del programma e anche a disinstallarlo completamente per poi reinstallarlo dallo Store (come avevo in ogni caso fatto la prima volta, nda). Il nulla più completo. Scelta alquanto discutibile è anche il non inserire in pagina di configurazione le informazioni necessarie (da andare a mettere manualmente in caso di necessità, come questo) oltre al collegamento per l’applicazione Android:

Iliad è arrivata in Italia, non senza problemi 2

Le informazioni te le riporto quindi io, fortunatamente recuperate dalle decine di siti web che le hanno rese note a poche ore dal lancio dell’offerta in Italia.

  • APN: iliad
  • Centro MMS: http://mms.iliad.it
  • MCC: 222 (che dovresti già trovare come voce di default)
  • MNC: 50 (che dovresti già trovare come voce di default)
  • Tipo APN: default,mms
  • Tipo MVNO: GID
  • Valore MVNO: F003 (che dovresti già trovare come voce di default)
Update

Aggiornamento del 21/6/18: ringrazio Miki64 che, in area commenti, mi ha segnalato una modifica al tipo di APN per poter sfruttare anche la funzione di tethering (relativo al piano dati):

Tipo APN: default,supl,dun

Iliad è arrivata in Italia, non senza problemi 11

Una volta salvato l’APN, la SIM aggancerà la rete Iliad e potrà navigare correttamente.

Assistenza tecnica

La cosa che mi è poco –se non per nulla– chiara è però l’impossibilità di chiamare qualsivoglia numero di telefono. Provandoci, ho ottenuto un bell’errore a video:

Iliad è arrivata in Italia, non senza problemi 12

E medesimo destino per gli SMS che, così come per le chiamate, dovrebbero essere illimitate. Poi, l’illuminazione: nonostante io abbia pagato la SIM (come puro pezzo di plastica) e il primo mese di servizio, controllando nella mia area personale noto il credito azzerato. Molti operatori non permettono di fare alcunché con credito pari a zero, decido quindi di chiamare il supporto per delucidazioni. Oh, wait, che peccato: non posso, non almeno dallo smartphone che sfrutta la SIM Iliad. Prendo quindi in mano il mio S8 con TIM e provo a chiamare il 177, che risulta (giustamente) non essere raggiungibile da questa rete. Cerco quindi un riferimento diverso nel sito di Iliad, che non c’è.

Iliad è arrivata in Italia, non senza problemi 13

Lo trovo, quel riferimento, passando per tutt’altro sito, si tratta di un numero di telefonia mobile, che puoi quindi chiamare anche quando sei all’estero (dove ti ritroveresti nella medesima mia situazione, dato che il 177 non verrebbe interpretato dal tuo operatore in roaming): +39 351 8995177. Una manciata di minuti di attesa e riesco finalmente a parlare con una gentilissima operatrice che ringrazio, e con la quale mi scuso per aver buttato giù la telefonata per errore durante i nostri test. Abbiamo dapprima sbloccato la questione SMS e poi, grazie allo sblocco, messo a posto anche la parte voce con un SMS di autoconfigurazione.

Sembrerebbe che lo ZenFone 5 non sia stato capace di configurarsi il numero del centro servizi SMS, e che questo non sia raggiungibile (per la modifica) via Avanzate dell’applicazione Messaggi di Android. Ho quindi digitato (dall’applicazione Telefono) il codice *#*#4636#*#* che mi ha portato alla schermata di verifica per ottenere informazioni su scheda SIM e aggancio ai servizi, fatto l’aggiornamento forzato del numero del centro servizi SMS (+39 351 9999600) e riavviato lo smartphone.

A riavvio completato gli SMS che avevo inviato di test hanno cominciato a lasciare il recinto dello smartphone, arrivando finalmente a destinazione. Ho quindi approfittato della cosa per inviare un nuovo messaggio, stavolta contenente il testo “CONF” (senza virgolette) al 2049, ottenendo finalmente un messaggio di configurazione automatica che ha terminato l’opera permettendomi di sfruttare anche le funzioni voce della SIM.

Update

Aggiornamento del 21/6/18: Gianluigi mi segnala che Iliad ha finalmente reso disponibile una pagina dedicata all’Assistenza, ben più ricca di quanto disponibile fino a ora (e lo posso confermare). Puoi sfruttarla anche tu visitando l’indirizzo iliad.it/assistenza.

Rete dati

Non brillante, ma ha bisogno di tempo per migliorare, ne sono certo. Ho chiaramente eseguito più test di velocità, in più punti della città e per ora solo a Milano (avrò modo di metterla alla prova anche in altre località entro breve, anche all’interno di un modem LTE che recensirò quanto prima). Ti propongo qualche screenshot confrontato con TIM e Vodafone.

Ora, tralasciando l’imbarazzante divario creato da Vodafone che può vantare una rete dati davvero pazzesca in quanto a velocità (e i test Vodafone sono stati eseguiti con un vecchio iPhone 6, per dovere di cronaca), Iliad ha inizialmente preso schiaffi da ogni competitor. Nel corso del tempo le cose sono però migliorate, ho documentato altri test:

Il ping è sempre alto, ma è una colpa attribuibile al fatto che –ancora oggi– molte (troppe?) delle SIM stanno navigando passando per la Francia, dove evidentemente Iliad era già pronta a incanalare il traffico dati, in attesa di esserlo anche in Italia come annunciato e come in corso d’opera. Ricordiamoci inoltre che –in attesa di una più robusta rete di antenne nostrane– Iliad poggia diverso suo traffico su Wind-3, dalla quale ha anche acquistato parte di quelle antenne, dismesse durante la fusione delle due grandi società, così da dare quanta più copertura possibile (cosa vitale e obbligatoria da parte di un operatore non virtuale).

Allo stato attuale, la mia SIM passa ancora per la Francia (controllo ripetuto più volte anche dopo riavvio). Se vuoi, puoi testare la tua utilizzando un nuovo tool che ho messo a disposizione su Public: public.gfsolone.com/tools/ip

Iliad è arrivata in Italia, non senza problemi 17

In conclusione

Il lancio di Iliad, nonostante mesi di rumors, pubblicità dall’impatto “Wow” e promesse di rivoluzione, ha quel sapore di incompleto, di frettoloso e forse non ancora pronto a prendere senza rischi quell’onda quando fai male i calcoli con l’acqua mossa del mare, lanciandoti oltre la finestra consentita e prendendo uno schiaffo in faccia che la metà basta. Ciò non vuol dire che si tratti di una mossa sbagliata, ma solo che ci sarà più da correre e lavorare, cercando di mettere “in bolla” la creatura, utilizzando me e tutti gli altri early-adopters come cavie che possono fornire quanti più feedback possibili, senza la pretesa (da parte nostra, da clienti) di avere a disposizione la terra promessa, perché questa ancora non la vedo lì all’orizzonte, forse i miei occhi la scorgeranno tra qualche tempo.

L’offerta è valida, il sito web è valutabile al limite della sufficienza perché mancano ancora troppi dettagli (l’errore dell’embed di mappa Google oltre i limiti API gratuiti al lancio è stata una mossa forse davvero troppo banale e assai prevedibile, per dire), questo parla troppo spesso ancora francese anche quando si va a ritoccare le opzioni; alcune di queste sfociano in errori che non è possibile risolversi in autonomia costringendo il supporto a intervenire, insomma, non un bel vedere.

Iliad è arrivata in Italia, non senza problemi 25

In attesa che le cose inizino a prendere una piega migliore, il mio test della SIM termina qui per ciò che riguarda il bouquet dell’offerta completa. Passerà ora all’interno di un modem LTE che presto metterò alla prova e del quale ti parlerò :-)

Ora tocca a te. Hai già provato Iliad? Sei diventato cliente? La sceglierai in futuro? L’area commenti è a tua totale disposizione per discutere dell’operatore, dei problemi che riscontri, per condividere la tua esperienza.

Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Di come creare un bot di Telegram per poterlo utilizzare come ponte tra il tuo blog e il gruppo / canale che preferisci, te ne avevo già parlato qualche tempo fa. Quello di cui ti parlo oggi è un modo diverso per consegnare le ultime novità del blog (o qualsiasi altro sito web fornito di feed RSS) a Telegram, e va un po’ in contrasto con quanto ammesso nel 2016, perché nel frattempo le cose su IFTTT sono cambiate (e si sono stabilizzate e velocizzate).

Da WordPress a Telegram, passando per IFTTT

In funzione ormai da diversi mesi (quasi un anno, a dirla tutta), il bot di Gioxx’s Wall consegna –in un gruppo di amici “non aperto al pubblico”– le ultime pubblicazioni che compaiono qui dove tu stesso stai leggendo adesso l’articolo, prendendo URL e immagini di copertina dal feed RSS pubblico. Questo genera un’anteprima immediatamente selezionabile su Telegram, che i frequentatori del gruppo possono utilizzare per puntare il browser alla pagina dell’articolo, in attesa dell’approvazione del template di apertura rapida che ho finalizzato e sottoposto lo scorso gennaio.

L’applet

L’applet di IFTTT si basa su Webhook, e ricostruisce quindi un’azione scatenata da una nuova voce disponibile nel feed di cui ti parlavo prima, per poi catturarla e trasformarla in un URL da richiamare (e in quel caso, passo dalle API di Telegram).

Da WordPress a Telegram, passando per IFTTT 1

Cosa ti serve conoscere:

  • il token HTTP API che ti viene rilasciato da @BotFather (fai riferimento sempre a questo articolo se non hai ancora creato il tuo bot, paragrafo “Creazione del bot“),
  • l’ID del gruppo o del canale (chat_id), di cui ti parlo adesso.

Ricavare il chat_id

Fino a qualche tempo fa era il dato più ostico da ricercare per chi non è abituato a giocare con API e output JSON, oggi è facilmente ricavabile grazie all’utilizzo di un bot (giusto per rimanere in tema) :-) Io ti parlo di entrambi i metodi utilizzabili, scegli tu la via preferita. La prima è più manuale, la seconda è immediata ed evidentemente più comoda per tutti.

Manualmente

Invita il tuo bot all’interno del canale o gruppo che ti interessa “servire“, quindi collegati all’indirizzo https://api.telegram.org/bot<Token del bot>/getUpdates dove <Token del bot> andrà sostituito con il token HTTP API di cui si parlava poco fa. Un esempio pratico potrebbe essere questo: https://api.telegram.org/botjbd78sadvbdy63d37gda37bd8/getUpdates (quel token non esiste e otterrai un output di errore, è solo per fare un esempio). Accedendo alla pagina, ammesso che il token sia giusto, ti ritroverai davanti a una serie di dettagli in JSON che mostreranno i dettagli di ciò che il bot ha visto negli ultimi minuti, compreso l’ingresso nel gruppo / canale che hai portato tu a termine:

Da WordPress a Telegram, passando per IFTTT 2

Quell’ID evidenziato in rosso è proprio quello che identifica il gruppo / canale, dettaglio che a te serve per completare il lavoro, compreso di quel “” davanti, come fosse un numero negativo. Copialo negli appunti.

Automaticamente

Inserisci il bot @RawDataBot all’interno del tuo gruppo / canale. Appena entrato, questo risponderà fornendoti proprio quei dettagli JSON che tu avresti potuto vedere manualmente (spiegato sopra). Ti basterà individuare la riga id in corrispondenza di chat, quindi copiare il numero negativo riportato.

Da WordPress a Telegram, passando per IFTTT 3

IFTTT: completare la configurazione

Hai i due dettagli fondamentali che servono per completare la configurazione dell’Applet su IFTTT. Attiva (su IFTTT, se non lo hai già fatto) il servizio di RSS e anche quello di web request, quindi crea la nuova Applet con questi dettagli:

  • New feed item: indica l’URL del tuo feed (es. https://gioxx.org/feed)
  • Make a web request: inserisci all’interno dell’URL il richiamo alle API di Telegram (un po’ come fatto prima se hai scelto il metodo manuale per ricavare il chat_id) ma stavolta citando l’azione di invio nuovo messaggio, https://api.telegram.org/botjbd78sadvbdy63d-37gda37bd8/sendMessage.
    Il Method dovrà essere di tipo POST e il Content Type di tipo application/json.
    All’interno del Body potrai finalmente specificare il contenuto di ciò che il bot dovrà inviare all’interno del gruppo / canale, io ho inserito questo contenuto:
{"chat_id":"-123456789","text":"{{EntryTitle}} - {{EntryUrl}}/?utm_source=telegram&utm_medium=group"}

Dovrai chiaramente sostituire -123456789 con il vero chat_id ricavato precedentemente, mentre il resto potrebbe anche rimanere identico. L’articolo verrà infatti servito nella modalità “Titolo – URL“, quest’ultimo seguito da alcuni parametri per me utili a fini statistici (e monitorati da Google Analytics, nda).

Ti propongo alcuni ritagli della schermata di IFTTT per permetterti di capire meglio i vari passaggi (in realtà si tratta di un grande blocco in pagina unica):

Salva ora la tua configurazione e attiva l’Applet (se IFTTT non lo ha già fatto autonomamente), quindi attendi che il tutto cominci a funzionare (dovrai pubblicare un nuovo articolo sul tuo blog).

Se vuoi effettuare un test

Ho messo insieme qualche riga di PHP per permetterti di effettuare dei test prima di andare “in produzione“, trovi il risultato all’indirizzo mobile.gfsolone.com/tgram_public.php:

Da WordPress a Telegram, passando per IFTTT 7

Compila il form con i veri dettagli del tuo bot (Token) e del canale / gruppo che vuoi raggiungere (ChatID), quindi inserisci il testo che vuoi inviare e fai clic su “Invia messaggio“. Salvo errori, vedrai comparire il tuo messaggio su Telegram.

Da WordPress a Telegram, passando per IFTTT 8

Lo so, il messaggio è stupido, era per dire che ho migrato mobile.gfsolone.com a HTTPS :-p

Ora dovresti praticamente avere tutto a tua disposizione per replicare una configurazione funzionante, non ti resta che iniziare a sperimentare.

Buon inizio settimana breve! :-)


credits: stackoverflow.com/questions/32423837/telegram-bot-how-to-get-a-group-chat-id

Un doveroso ringraziamento anche a Napolux che tempo addietro mi aveva suggerito di adottare questo metodo passando da IFTTT.

Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Stamattina mi trovavo in giro per Milano per un paio di appuntamenti. Ho ingannato l’attesa dando un’occhiata a Twitter, e ho fatto caso ad alcuni strani movimenti decisamente poco avvezzi all’essere autorizzati dai relativi proprietari, si trattava di stati clonati tra di loro, tutti più o meno pubblicati in una stessa fascia oraria, un evidente attacco a tappeto. Si è trattato di un vero e proprio sfacelo, di quelli che da qualche tempo non se ne vedevano più, pare che colpa sia stata di un’applicazione di terza parte con autorizzazioni di lettura e scrittura sugli account Twitter dei suoi utilizzatori.

Di Twitter, Turchia e accessi indesiderati

Ho visto per primi i tweet di Paolo Attivissimo, che è solito ricevere, verificare e rilanciare materiale solo se non si tratta di bufale (che in realtà combatte da sempre e stronca sul nascere). Uno, poi un altro, poi altri ancora e così via, sembra che account non collegati tra di loro abbiano pubblicato stati pro-Erdoğan (il presidente turco):

Il tweet contiene una svastica, alcuni hashtag che si riferiscono al nazismo, un video celebrativo del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e varie scritte fra cui “ci vediamo il 16 aprile”. È la data del referendum costituzionale in Turchia che deciderà se rafforzare i poteri del presidente, una riforma promossa e sponsorizzata dallo stesso Erdoğan. I riferimenti al nazismo e ai Paesi Bassi si legano probabilmente ai diversi litigi diplomatici che Erdoğan ha avuto con alcuni leader europei la scorsa settimana, dopo che in diversi paesi ai membri del governo turco è stato impedito di tenere comizi politici in vista del referendum (probabilmente perché non vogliono legittimare un governo autoritario e ultra-nazionalista come quello di Erdoğan).

vedi: ilpost.it/2017/03/15/attacco-hacker-twitter-turchia

I tweet si susseguono, l’attacco dilaga e gli account violati aumentano, basta dare un’occhiata a questo piccolo elenco di tweet, che in realtà sono poi diventati ancora di più, ma non posso certo star lì a recuperarli tutti ;-) (ci vuole ben poco in realtà):

Impossibile fare diversamente, Paolo cala l’asso e consiglia caldamente l’utilizzo della 2FA (l’autenticazione a due fattori, per la quale combatto e scrivo da sempre):

Twitter aveva attivato l’autenticazione a due fattori tramite SMS già nella prima metà del 2013, evolutasi e passata ad autenticazione (sempre a due fattori) tramite la sua stessa applicazione pochi mesi dopo. Dal 2013 le cose sono ulteriormente cambiate e ci sono stati altri miglioramenti. Ora è possibile anche generare codici temporanei utilizzando applicazioni di terze parti come Google Authenticator o Authy. Non hai quindi più scuse per perdere tempo, attivala subito.

È solo dopo un’ora circa dai primi attacchi (orario italiano) che si scopre che il problema non è Twitter, né tanto meno una password troppo debole degli utilizzatori colpiti. Il cavallo di Troia si chiama TwitterCounter, un servizio (a ora che sto scrivendo l’articolo è down per manutenzione) che permette di rilevare diverse statistiche riguardo il proprio utente Twitter. Per utilizzarlo è necessario autenticarsi tramite il proprio user Twitter (sfruttando le API) e dargli accesso in lettura e scrittura. La seconda ACL è quella che ha causato il danno più visibile, evidentemente.

Paolo ha raccolto diverse informazioni e le ha messe a disposizione di tutti nell’articolo che potrai leggere all’indirizzo attivissimo.blogspot.it/2017/03/violazioni-di-massa-di-account-twitter.html.

Da lì a poco anche Matteo è entrato in gioco e ha fornito dettagliate statistiche che mostrano l’evoluzione dell’attacco e gli account colpiti, con relativi rimbalzi, visualizzazioni e chi più ne ha più ne metta. Trovi tutto il materiale all’indirizzo matteoflora.com/a-social-media-analysis-of-the-turkish-%E5%8D%90-nazialmanya-attack-294ff653085c#.mxnysyvy7.

Nel frattempo, anche Gizmodo ha raccolto ulteriori informazioni e le ha inserite all’interno del loro articolo riepilogativo (gizmodo.com/twitter-accounts-hacked-with-swastikas-through-third-pa-1793286451). I passaggi più importanti sono quelli relativi alle affermazioni di Twitter e del servizio di terza parte TwitterCounter, che riporto:

Update, 5:36am: Twitter just sent us this statement:

We are aware of an issue affecting a number of account holders this morning. Our teams are working at pace and taking direct action on this issue. We quickly located the source which was limited to a third party app. We removed its permissions immediately. No additional accounts are impacted. Advice on keeping your account secure can be found here.

vedi: support.twitter.com/articles/76036 (consigli di sicurezza che tutto sommato riportano quanto già detto da me, da Paolo e da molti altri, mille volte)

Da lì a poco, inevitabile il tweet di TwitterCounter:

Ciò vuol dire che, almeno per il momento, nulla si può muovere tramite TwitterCounter, il quale ha anche modificato la sua chiave privata per sfruttare le API di Twitter, così da evitare (si spera) ulteriori attacchi. Se e quando verrà scoperta la falla beh, questo non è ancora dato saperlo (ma salterà sicuramente fuori nelle prossime ore, o almeno tutti ce lo auguriamo).

Occhio a chi hai autorizzato

Il mio consiglio, oltre a quello di andare ad attivare l’autenticazione a due fattori e rimuovere immediatamente l’accesso all’applicazione TwitterCounter (ammesso tu l’abbia mai autorizzata) da twitter.com/settings/applications, è quello di verificare quante altre applicazioni possono accedere al tuo account Twitter, e fare una pulizia di primavera in leggero anticipo, per evitare che chiunque possa sfruttare falle che esulano da Twitter o dalla tua capacità di proteggere l’account con una robusta password e un corretto metodo di verifica.

Se non utilizzi più un’applicazione, se non ne riconosci il nome, se pensi di non averci nulla a che fare, rimuovi il suo accesso. Ricorda che potrai sempre ridarglielo in un secondo momento, senza conseguenze (dovrai semplicemente riautenticarti a Twitter). Fai distinzione tra lettura e scrittura, e prediligi l’eliminazione immediata di chi ha accesso in scrittura al tuo account, guarda la differenza in questa immagine catturata dal mio account:

Di Twitter, Turchia e accessi indesiderati 1

Ricorda solo che, nel caso tu utilizzi iOS o macOS abitualmente (sistemi operativi di casa Apple), revocare i diritti di accesso non è immediatamente banale, devi pensare più in grande e toglierli all’intero sistema, come spiegato nella documentazione ufficiale di Twitter.

Non perdere altro tempo, dai un’occhiata alle tue impostazioni di sicurezza e fai in modo da proteggerti il più possibile da accessi (e utilizzi) indesiderati.

Cheers.

G

Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

L’esigenza dalla quale è poi nato questo articolo è molto semplice. Per pubblicare tutte le ultime notizie (e non solo) di Fuorigio.co, utilizziamo un account Twitter comune. Buona abitudine (se ci si tiene, non obbligatorio in nessun caso) è quella di rilanciare i tweet dell’account comune utilizzando quello personale, di ciascun membro di redazione.

Twitter: replicare velocemente i cinguettii :-) 1

Le alternative sono due: si utilizza uno strumento (quello di cui ti parlerò è gratuito entro certi limiti) che possa fare questo mestiere al posto tuo, “non presidiato“, fidandoti ciecamente delle pubblicazioni dell’account comune, il secondo invece è parzialmente manuale, lasciandoti tutto il margine di scelta riguardo il rilancio, basterà avere a portata di mano l’applicazione ufficiale di Twitter per Android o iOS:

Twitter
Twitter
Developer: Twitter, Inc.
Price: Free
Twitter
Twitter
Developer: Twitter, Inc.
Price: Free

Ora ti spiego come procedere, in maniera automatica con RoundTeam o manuale con il client di Twitter.

Automatico: RoundTeam

Si tratta di roundteam.co, è un sito web che sfrutta le API di Twitter e l’accesso al tuo utente per effettuare il retweet delle fonti che vuoi dargli in pasto. Nel mio caso ho scelto di creare una lista utenti popolata (oggi) dal solo account di @fuorigiocoit, il quale verrà rilanciato in maniera del tutto trasparente a intervalli di tempo regolari (ammesso che nel frattempo quell’account abbia pubblicato qualcosa, ovvio no?). Si procede in maniera molto semplice. Una volta registrati al sito web (ci si autentica con il proprio utente Twitter, nda) si potrà selezionare il metodo di RT, proprio come nell’immagine di seguito (dove, come anticipato, ho scelto la modalità di lettura da lista utenti pubblica):

Twitter: replicare velocemente i cinguettii :-)

Le impostazioni applicate sul metodo lista sono semplici: massimo 3 hashtag o menzioni all’interno del tweet e nessun rilancio di Retweet che vengono eseguiti dall’utente @fuorigiocoit, il tutto per un massimo di 10 rilanci all’ora (e mai RT doppi), il tutto come da immagine di seguito.

Twitter: replicare velocemente i cinguettii :-) 2

Da questo momento in poi potete anche dimenticarvi dell’automatismo, penserà a tutto lui, il vostro utente Twitter rilancerà i contenuti pubblicati dalla lista seguita, voi dovrete solo ricordarvi di averlo fatto nel caso in cui dobbiate disattivare il ponte ;-)

Manuale: Twitter App

Ormai da molto tempo, l’applicazione di Twitter offre la possibilità di monitorare determinati account, affinché si possa venir avvisati di nuove pubblicazioni in Timeline. Dalle Impostazioni dell’applicazione si potrà accedere a quelle del proprio account, quindi selezionare Notifiche → Notifiche su cellulare (iOS) o Notifiche push (Android) → Tweet, qui occorrerà inserire o togliere dalla lista gli utenti interessati.

Su Android e iOS i menu sono molti simili, cambiano giusto le voci come appena riportato. Per inserire o togliere qualcuno dalla lista delle notifiche ti basterà fare clic sull’icona ingranaggio dell’utente da seguire (da cui ricevere le notifiche di nuova pubblicazione) su iOS, altrimenti selezionare l’icona a forma di stella su Android. Inserisco qui alcune schermate catturate da iOS per renderti la vita un pelo più semplice e farti notare che, una volta selezionato l’utente da tenere d’occhio, dovrai andare in Impostazioni (di Twitter) AccountNotifiche sul cellulareTweet e abilitare qui le Push Notifications, facendo attenzione che sia abilitato l’utente precedentemente selezionato :-)

Così facendo, ogni volta che quell’utente in evidenza pubblicherà un nuovo contenuto, riceverai una notifica. Potrai rapidamente aprire il contenuto pubblicato e scegliere di rilanciarlo, citarlo o semplicemente “preferirlo” con l’icona a cuore del Social Network cinguettante. Una soluzione che ha costo zero, se non quello relativo alla fatica di aprire l’ennesima notifica a monitor dello smartphone o del tablet :-)

E tu lì fuori che leggi, hai altri suggerimenti per raggiungere lo stesso scopo? Si? Allora perché non ne parliamo insieme nell’area commenti? ;-)

Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Siete copywriter, traduttori, correttori di bozze? Come freelance arrotondate le vostre entrate oppure siete dei professionisti nel settore della comunicazione? TextMaster è la community dove si vendono e comprano servizi di scrittura, traduzione e revisione di testi, e non essere presenti è una mancanza imperdonabile. Ora con questo plugin, gratuito e già online, sarà semplice collegare il vostro sito in WordPress al vostro account di TextMaster.

Wordpress: Multi-language

Grosso modo comincia così la presentazione aziendale di TextMaster, ciò che fa immagino sia abbastanza intuibile. In realtà ciò che più mi ha interessato tra le varie scelte è la possibilità di consegnare a loro un testo in italiano e lasciarselo tradurre in altre lingue senza la necessità di conoscerle così bene (parlo in principale modo dell’inglese, spesso conosciuto in maniera superficiale), per i testi in outsourcing a meno di aver perso per strada l’ispirazione non vedo invece una reale utilità, non almeno per i blog personali come questo.

Prezzi, condizioni e tutti i dettagli dei prodotti sono disponibili sul sito web ufficiale: it.app.textmaster.com/clienti/prezzi, c’è tutto ciò di cui potreste aver bisogno, grosso modo a fasce di prezzo accessibili più per piccole e medie aziende che per privati (anche se uno strappo alla regola di tanto in tanto si potrebbe anche fare!).

Andiamo quindi al sodo e vediamo la parte tecnica e l’offerta che hanno riservato per i lettori di questo blog e no, giusto per essere chiari sin da subito: non ho preso soldi per la pubblicazione di questo articolo e non ho avuto benefit da sfruttare, a dirla tutta sono diventato autore della piattaforma nel caso in cui qualcuno abbia bisogno di un lavoro di copywriting in lingua locale nei campi da me conosciuti.

Dato però che spesso mi viene chiesto come è possibile mettere in piedi blog multilingua senza l’utilizzo di plugin semi-automatici basati su traduttori spesso erranti ho pensato che questa potrebbe essere una valida soluzione al giusto prezzo.

Il plugin per WordPress

Potete trovare il plugin qui, scaricarlo e quindi copiarlo nella cartella apposita sul vostro spazio, vale anche  la solita ricerca e installazione di TextMaster dalla sezione plugin della dashboard del vostro WordPress. Allo stato attuale non è possibile installarlo nel caso abbiate un blog gratuito su wordpress.com.

Fatto questo, attivate il plugin. La casella “TextMaster” apparirà, se avete il blog in lingua italiana, nel menù “Impostazioni”. Da qui potrete attivare le API per collegare il vostro account a quello di WordPress. È semplice e immediato, basta cliccare sul link presente e seguire le istruzioni per avere le key. Una volta fatto tutto ciò potete inserire il codice API nella sezione Generale, per avere accesso diretto al vostro account TextMaster. Ecco la sezione di redazione, traduzione e proofreading direttamente sul vostro WordPress.

Gestirete ogni cosa dal vostro sito, a cominciare dai progetti. Infatti si attiverà poco più in alto (proprio sotto la sezione Articoli) la nuova opzione “TextMaster”, la potete riconoscere dall’icona rossa.

Da qui potete facilmente aggiungere i vostri progetti e semplificare enormemente il vostro lavoro, connettendo il vostro sito con la piattaforma di TextMaster. Vi sfugge come? Sarà sufficiente cliccare su “Add new”, il classico “Aggiungi”.

Il plugin TextMaster è certamente uno strumento che permetterà sia a voi che alla community di crescere. Certo, ci sono ancora alcune cose da sistemare: prima di tutto, la lingua. Per chi è nel mondo delle traduzioni, chi ha installato la piattaforma WordPress e ha un minimo di dimestichezza non avrà difficoltà ad utilizzare questo plugin in inglese o francese, ma una versione localizzata potrebbe rendere più immediato l’utilizzo di questo strumento sicuramente utile per evitare qualche passaggio di troppo.

In ogni caso si tratta di una piccola barriera linguistica che di certo non sarà un ostacolo nell’utilizzo del plugin. Una volta avute le chiavi API, è alla portata di tutti, neofiti compresi.

L’offerta

TextMaster offre ai visitatori un codice di sconto “gioxxswall” che dà diritto al 10% di bonus sul primo acquisto. Utilizzate questo codice di affiliazione: it.textmaster.com/?pid=520342664ec13c0002000531 e una volta seguita la procedura di registrazione e inizio dell’acquisto otterrete lo sconto promesso (basterà indicarlo nella casella apposita dedicata ai codici promozionali), che male non penso faccia :-)

p.s. bentornati dalle vacanze, nel caso in cui le aveste fatte e stamattina sia ricominciata la vita da ufficio!

Condividi l'articolo con i tuoi contatti: