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È capitato a un amico, si trattava del solito messaggio che lo avvisava riguardo un fantastico e irrinunciabile servizio al quale si era appena abbonato. Peccato che non lo abbia mai voluto fare, ha solo sfiorato uno di quei banner pubblicitari che si trovano nelle applicazioni o nei siti web caricati da mobile, che in un nanosecondo permettono a società parassite di iniziare a scalare del credito dalla propria ricaricabile (o caricare quella spesa sull’abbonamento mensile). Ci sono decine di articoli che ne parlano e una marea di imprecazioni contro i carrier telefonici. Di cosa si tratta e come si blocca questo comportamento sul nascere?

Barring SMS

Servizi a pagamento non richiesti

Cito un cappello introduttivo di Altro Consumo che ha già trattato in passato l’argomento in maniera completa:

Si nascondono dietro nomi ogni volta diversi. Compaiono in bolletta in mezzo al resto dei costi, cercando di camuffarsi tra le altre voci. Sono i servizi non richiesti: abbonamenti di cui non si era mai sentito parlare prima di vederli comparire sulla bolletta mensile. Lo avete segnalato in tanti: mentre si naviga dallo smartphone, sfiori accidentalmente un banner pubblicitario e ti ritrovi abbonato in men che non si dica. Oppure, mentre stai giocando sul telefono, nell’intento di chiudere una finestra di pop-up, scatta la sottoscrizione ai servizi più disparati. Spesso capita anche che credi di navigare utilizzando le soglie previste dal tuo piano tariffario e, invece, poi scopri che non ti hanno rinnovato la promozione e stai spendendo soldi senza neanche rendertene conto. O che inizi a ricevere sms di vario genere, con contenuti a pagamento, senza aver mai richiesto alcuna attivazione.

Si va dallo spacciatore delle migliore suonerie per cellulari (fa molto anni ’90, nda) a quello che ti permette di stringere amicizie con nuove persone, magari anche a fini di relazione sentimentale. Fanno leva sulla curiosità, talvolta sulla pura e mera distrazione dell’utente che –dopo aver scaricato l’ennesimo gioco fotocopia– va a fare clic sul banner che compare a tradimento nell’avanzamento tra un livello e l’altro. Fosse per me, nonostante non sia mai caduto nella trappola, andrei a prendere a badilate in faccia coloro che abusano dell’ignoranza degli utilizzatori non molto esperti per estorcere denaro guadagnato con il sudore. È capitato tra amici, è capitato anche a Ilaria che -non facendolo certo apposta- ha fatto clic su un banner di un’applicazione di ricette, può succedere davvero a chiunque.

Formazione, consigli, ho fatto di tutto e cerco di tenere sempre allineato mio padre (che ha uno smartphone e una tariffa dati), lo stesso vale per mia madre, non è mai abbastanza, basta un secondo e la frittata è fatta (e via i primi 5€ nel frattempo, senza neanche battere ciglio).

Chiedere aiuto all’operatore

Quando succede un episodio legato a servizi a pagamento non richiesti, è necessario quanto prima contattare il proprio operatore e chiedere aiuto. Nel caso di TIM (ciò che ho dovuto fare io per mettere al riparo Ilaria) il numero è il 119. Prima di procedere ed essere sicuro di quanto accaduto, mi sono collegato all’area clienti del sito web ufficiale e ho dato una sbirciata ai servizi attivi, trovando quello relativo al SMS di notifica ricevuto qualche minuto prima:

Barring SMS: difendersi dai servizi a pagamento non richiesti

I primi 5€ erano stati già scalati dal credito, tanto per gradire. Prima di comporre il numero dell’assistenza e perderci nella labirintica scalata all’operatore in grado di aiutarci, ho anche inviato un SMS di risposta a quello di notifica, utilizzando il comando di STOP per provare a disattivare manualmente l’abbonamento mai voluto. A questo punto, senza aspettare ulteriormente, ho chiamato il 119. Dopo 800 possibili deviazioni, due salti carpiati e tuffo nel vuoto sono riuscito a parlare con un umano, ho spiegato la situazione e ho chiesto ulteriori dettagli.

La conferma è arrivata immediatamente. Il servizio non richiesto aveva già fatto il suo dovere infilandosi tra le spese ricorsive, senza conferma alcuna, un chiavi in mano davvero poco gradevole perché in grado di fare una rapida escalation quasi al pari di un root in shell Linux. Fatta partire la richiesta di rimborso del credito, abbiamo richiesto il barring per ogni tipo di servizio simile a quello che si era attivato per Ilaria.

Ti riporto un pezzo dell’articolo scritto da Luigi Cigliano sul suo blog, che ho trovato curiosando dopo aver terminato di parlare con il supporto del 119:

Ad ogni modo, è bene sapere che la legge è comunque dalla nostra parte. Con l’articolo 5, comma 4 dell’allegato A alla Delibera 418/07/CONS l’AGCOM infatti dispone che:

“… gli operatori della telefonia disattivino immediatamente i servizi a sovrapprezzo in abbonamento ed interrompano i conseguenti addebiti a decorrere dalla semplice richiesta telefonica dell’utente mediante chiamata al numero di assistenza clienti, nonché mediante eventuali ulteriori modalità telematiche messe a disposizione dall’operatore…”

Per non rischiare più di attivare servizi a pagamento indesiderati via SMS o MMS, come ultima spiaggia è possibile ora richiedere l’attivazione del Barring SMS, una funzione che blocca a monte questo genere di messaggi a pagamento, di solito provenienti da particolari numeri che iniziano con il 4 (in particolar modo le decadi 44, 45, 46, 47, 48).
Nella maggior parte dei casi per beneficiare del barring è sufficiente telefonare al servizio clienti del proprio gestore telefonico e farne domanda all’operatore (in alto trovate la lista dei vari recapiti).
Il rovescio della medaglia del servizio di barring SMS è quello di andare poi a bloccare anche tutti qui servizi SMS attivati volontariamente, come ad esempio quelli inviati dalla banca per notificare l’utilizzo della carta di credito.

In realtà, per mia esperienza, non ho riscontrato alcun tipo di problemi con gli SMS della banca che, pur avendo il barring attivo, continuano ad arrivare regolarmente sul telefono della mia compagna, è evidente che per evitare spiacevoli confusioni e mancati recapiti si siano tutelate (forse alcune, forse tutte) e facciano arrivare i loro messaggi tramite altri tipi di gateway.

Tutto si è concluso nel giro di pochi minuti, il rimborso è arrivato dopo qualche giorno, il barring continua a essere il metodo unico e solo per evitare che questi spiacevoli inconvenienti si verifichino ancora, fermo restando che considero altamente scorretta la sola possibilità di eseguire questo tipo di abbonamenti senza la reale conferma dell’utente finale.

Siamo circondati

Non è la prima che succede una cosa simile. È successo a Ilaria, è successo ad altri amici, ricordo (seppur ormai a fatica) che successe anche a me quando ancora esistevano Omnitel e nascevano i primi servizi per “chattare” tra contatti conosciuti e non (a quell’epoca però era decisamente più difficile parlare del problema con l’operatore e pretendere il rimborso).

Riporto solo due casi di persone che leggo (Enrico lo conosco anche dal vivo, ma tant’è) che hanno lamentato poco tempo fa la stessa anomalia (?) e che hanno avuto a che fare con i call center spesso non davvero pronti a servire un cliente in difficoltà e che fa notare una truffa bella e buona ai suoi danni (il primo dei due link qui di seguito è davvero epico):

Estote parati (cit.)

G

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Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

È dalla notte dei tempi che produttori di hardware, in accordo con operatori telefonici, possono bloccare i loro dispositivi per evitare che questi vengano utilizzati con SIM di competitor, primi tra tutti sono i modem portatili (3G / 4G). Uno degli articoli più commentati di questo blog è proprio quello dedicato allo sblocco di un Huawei E585 marchiato (e bloccato da) 3 Italia, ma che attualmente utilizzo come backup del mio modem LTE principale, quando magari serve una seconda connessione di backup, con SIM Ringo Mobile (presto ti parlerò anche di questo nuovo operatore virtuale, nda). Quasi tutti i commenti riguardano richieste di codici di sblocco partendo dall’IMEI del proprio prodotto. Non facciamo prima se ti dico dove io li genero? :-)

HWCALC: sbloccare il tuo modem 3G/4G HUAWEI 1

Si chiama HWCALC, è disponibile online la versione 3.3 (V1 + V2 + V3 algo, fixed 201 bug), e permette di calcolare i codici di sblocco per ogni algoritmo oggi conosciuto nel panorama Huawei. Non è infallibile, non è adatto a tutti i prodotti Huawei ma certamente fino a oggi ha permesso lo sblocco di tantissimi di quelli presenti sul mercato e di tanti di quelli riportati nei commenti qui sul blog.

Lo script non è mio e non è fisicamente ospitato su un server da me controllato, per questo motivo non posso assolutamente sapere se e fino a quando sarà disponibile online. Nel frattempo puoi godere dei suoi benefici senza dare retta alcuna ai siti web che promettono sblocco immediato del tuo dispositivo facendo pagare una quota in denaro.

HWCALC Online

Per poter utilizzare il tool, dovrai puntare il browser all’indirizzo bb5.at/huawei.php, il quale ti presenterà un semplice campo nel quale dovrai inserire il codice IMEI del tuo prodotto. Potrai richiamare lo stesso tool passandogli direttamente nella barra URL il tuo IMEI, nella modalità bb5.at/huawei.php?imei=123456789012347.

Otterrai 3 tipi di codice, ciascuno calcolato con un diverso algoritmo che si è aggiornato nel tempo. Dato che non è mai semplice capire con che algoritmo è stato protetto il tuo dispositivo, provali tutti partendo dal primo (ed escludi il codice Flash, non ti serve per sbloccarlo). Se tutti e 3 i codici non permettono lo sblocco del dispositivo, evidentemente non fa parte della lista compatibilità con questo tool, non ho però alternative da proporti (se non quella di sentire direttamente il supporto dell’operatore che aveva fornito l’hardware).

Cheers!

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Vodafone Smart Platinum 7 è parte importante dei nati in casa Vodafone, lo definirei un concreto salto di qualità, messo in commercio da pochissimo tempo (giugno scorso), va a occupare un posto di tutto rispetto nelle fasce solitamente dedicate ai top di gamma, a prezzi ben differenti dai grandi giocatori, più in linea invece con quelli fissati dal colosso inglese fino a oggi (anche se comunque superiori a ciò che abbiamo visto fino a ora).

Ho potuto provarlo per un paio di settimane circa, ti racconto com’è andata evidenziandone pregi e difetti ai quali ho fatto caso.

Vodafone Smart Platinum 7 (VF900)

Nato con Android 6.0.1 Marshmallow, in questi giorni in cui Google ha cominciato a distribuire lentamente la nuova versione 7 Nougat, ha un hardware che può sicuramente sopportare la novità. La speranza è sempre quella che sia il produttore a continuare a dare seguito ai rilasci software (sia di sicurezza, sia di innovazione) che spesso invece vengono trascurati, cosa che è capitata –per esempio– con lo Smart Ultra 6, mai approdato alla versione 6 del SO di Google (non riceverà ulteriori aggiornamenti in futuro, nda), vuoi per cause dovute all’hardware non certo troppo performante, vuoi perché semplicemente non ne valesse la pena per la quantità di venduto sul territorio (da quando l’ho ricevuto, ricordo a memoria circa 3 o 4 update che lo hanno portato a 5.0.2 con alcune patch di sicurezza importanti).

La scheda dettagli di Vodafone Smart Platinum 7 (disponibile sul sito UK all’indirizzo vodafone.com/content/index/what/devices/smartplatinum7.html e italiano con scelta del piano tariffario da associare su vodafone.it/portal/Privati/Tariffe-e-Prodotti/Prodotti/Smartphone/Scheda-Vodafone-Smart-platinum-) riporta caratteristiche da primo della classe, soprattutto considerando ciò che ho avuto tra le mani fino a ora (smartphone appartenenti alla stessa carrier telefonico, intendo) e relative evoluzioni disegnate da Vodafone e realizzate da player terze parti.

Giusto per farla breve, Vodafone Smart Platinum 7 monta un processore Qualcomm MSM8976 Octa-core a 64 bit, 4x A72 1.8GHz + 4x A53 1.4GHz, corredato da 3GB di RAM (ormai irrinunciabili per una costante fluidità nella fruizione di contenuti e utilizzo delle applicazioni installate), e una batteria che fortunatamente arriva agli ormai necessari 3000mAh, per permettere di utilizzare lo smartphone per un giorno e poco più, ammesso che non ci si giochi tutto il tempo, in quel caso tutto decade, come se non bastasse già quello che fanno i Play Services di Google che su Android 6.0 tendono sempre a percentuali poco simpatiche nella scheda Batteria. Ho catturato qualche screenshot da CPU-Z che riepiloga tutta la serie di caratteristiche tecniche del prodotto:

Ora che l’abbondante cappello è stato affrontato,  imposto il pezzo così come già fatto in passato, che a cambiare squadra che vince non è mai buona cosa! :-)

Cosa convince

L’estetica e la sua fisicità, Vodafone Smart Platinum 7 ha dimensioni contenute, si impugna bene (anche provando a lavorare con una sola mano, non del tutto semplice ma affrontabile con un pelo di attenzione) ed è estremamente elegante. 154 x 75.65 x 6.99 mm, per un totale di 155 grammi e con un buon display da 5,5″ al quale tornerei a occhi chiusi, noto tanto la differenza a oggi con il mio Samsung Galaxy S6 (di cui presto ti parlerò), davvero. Per poter evitare di rovinare il dispositivo, consiglio una custodia (anche trasparente e sottile) da comprare prima di subito, nonostante il Gorilla Glass che l’azienda ha utilizzato (e che di certo non metterò alla prova, sembra quasi che io possa danneggiarlo con il solo sguardo! ;-)).

Vodafone Smart Platinum 7 (VF900) 8

Il lettore di impronte. Preciso, rapido, maledettamente comodo in quella posizione. Lo so, non è certo Vodafone ad averlo inventato e non sarà l’ultima azienda a scegliere di inserirlo in quella posizione. Dico solo che funziona, funziona molto bene, più preciso e veloce di quello che ho sul mio S6, al pari della validità di quello che ho su iPhone 6. Posso sbloccare il telefono senza neanche svegliarlo dallo standby, posso effettuare pagamenti (quando previsto dall’applicazione in uso), posso velocizzare autenticazioni in 2-Step per le quali la mia impronta digitale può sostituire un codice o una password da me stabilita. È una comodità introdotta e digerita “a fatica” qualche anno fa, oggi viene data per scontato, lieto che Vodafone lo sappia e abbia considerato il suo inserimento in questo terminale.

Lo spazio disco. Facciamo insieme “la conta“: uno smartphone dei giorni nostri deve permettermi di avere a disposizione le applicazioni che utilizzo quotidianamente, accesso ai dati e alla musica perché utilizzo rispettivamente Dropbox e Spotify, deve poter contenere temporaneamente le mie fotografie, fino a quando non saranno salvate in cloud su Google Photos per poi essere cancellate fisicamente dal dispositivo, non è più necessario (e non acquisterei più) un taglio di memoria troppo abbondante. Ricordo ancora bene le facce dei commessi ai negozi TIM e H3G quando chiesi l’iPhone 3GS da 32 GB (andava per la maggiore il 16) e iPhone 4S da 64 GB (il 32 veniva dato per “eccessivo“, sarebbe stato rimosso in seguito). Vodafone Smart Platinum 7 nasce con 32 GB di memoria interna di cui solo 23,57 disponibili per i dati utente. Ammesso che non bastino, c’è la possibilità di espanderla fino a 256 GB tramite microSD (non ho trovato informazioni in merito sul sito di Vodafone, ma c’è qualcosa su GSM Arena).

Vodafone Smart Platinum 7 (VF900) 9

Fuori dai 3 punti principali, posso ancora una volta ringraziare Vodafone per aver scelto un sistema pulito (una pressoché pura Android Experience) con due o tre applicazioni a bordo (alle quali si può rinunciare prima di subito) e i 3 tasti virtuali ora illuminati di bianco (molto meglio rispetto a quel blu scelto per il vecchio Ultra 6), posizionati nel giusto ordine (cosa che non accade con Samsung) e un led di notifica molto discreto.

Comparto fotografico

Piccolo paragrafo all’interno di quello principale perché convince ma senza lode e senza infamia. La fotocamera posteriore da 16 Megapixel e doppio led per il flash fa coppia con quella anteriore a 5, “perfetta per i selfie” a dire dell’azienda (dato che ormai abbiamo gente che cerca solo questo, ahinoi). Fotocamera ricca di opzioni valide anche per la parte video, può essere controllata in Manuale, per i puristi, sufficientemente brillante e definita anche quando si aumenta lo zoom (senza esagerare), per assurdo, si fatica talvolta più sulle distanze ravvicinate che non per quelle più in là. Pochi scatti, giusto per permetterti di farti un’idea:

A cosa bisognerà fare l’abitudine

Al quel maledetto doppio tocco su monitor. Perché Vodafone Smart Platinum 7 propone, in configurazione di default, un doppio tocco che porta rapidamente all’ora attuale e alle ultime notifiche di sistema, in scala di grigi, per evitare di consumare batteria e avere una sorta di riepilogo su ciò che sta succedendo sullo smartphone. Il telefono lo si sblocca quindi tramite pulsante di accensione laterale (sulla destra) oppure direttamente tramite impronta digitale sul sensore posteriore (cosa che però piace assai al sottoscritto, come specificato nel paragrafo dedicato al lettore, alcune righe più su).

A una batteria che soffre troppo le ire dei Play Services. Puoi sostituire i Play Services con qualsiasi altra applicazione sotto uso intensivo o magari con un sensore di luminosità che tende a tenere il monitor forse troppo vivo anche quando non necessario. La luminosità adattiva fa parte delle caratteristiche di ogni terminale, questo non fa certo eccezione, eppure ho notato qualche piccola incertezza nel suo utilizzo. Tutto ciò si ripercuote sulla batteria che, nonostante la sua capienza, a fatica supera la giornata di lavoro con un utilizzo normale delle risorse dello smartphone. Peccato, servirebbe maggiore ottimizzazione e sono certo che si potrebbe così arrivare a superare la 24 ore di “Le utent” (non è francese, è stupido maccheronico). Per la cronaca: la seconda applicazione che non si lascia ottimizzare da Android 6, oltre ai Play Services, è proprio di Vodafone:

Vodafone Smart Platinum 7 (VF900) 15

In conclusione

Innegabile: si tratta certamente di un buon terminale che non fa mancare nulla o quasi all’utilizzatore, almeno secondo i canoni odierni.

Ha le sue pecche, un po’ come tutti (credo, e forse lo credi anche tu, che il terminale perfetto non esista ancora), che possono certamente essere corrette con qualche buon intervento software (forse non per tutto, ma per una parte ne sono convinto). Il prezzo non è accessibile come per le fasce entry-level e mid dello stesso gruppo, Vodafone Smart Platinum 7 costa infatti 430€ (429,99) se svincolato da un piano tariffario associato al marchio rosso che ne permetterebbe una rateizzazione mensile ammortizzata dal pacchetto voce-sms-dati. Secondo te questo può essere un buon prezzo, basato su ciò che offre il terminale?

Io faccio ormai parte della schiera di persone che difficilmente vuole superare i 400€ per un rinnovamento del proprio parco smartphone Android, ma è chiaro che un pacchetto completo fatto di hardware, software e ingegnerizzazione può arrivare a costare di più. Le alternative esistono, ce ne sono certamente di molto valide (allo stesso prezzo o poco più) e la scelta dipende esclusivamente da ciò che si vuole avere al proprio fianco (un po’ come succede per tutti i prodotti che si acquistano). Questo è il pensiero personale, lascio spazio alle tue considerazioni o domande (l’area commenti è a totale disposizione) nel limite di ciò che posso conoscere, il telefono tornerà entro breve all’ovile, sarà quindi difficile fornire supporto ;-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Vodafone, tornato all'ovile.
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Vi ricordate di Vodafone Exclusive? Cambia l’operatore, resta il comportamento scorretto. Pare che la grande compagnia di bandiera abbia cominciato a tartassare i propri clienti inserendoli in maniera coatta all’interno dell’offerta Prime. Di cosa si tratta? Presto detto:

TIM: disattivare l’offerta Prime che arriva via SMS (Promemoria)

In pratica si parla delle stesse condizioni (o quasi) di Vodafone. Fantomatici vantaggi di cui non riuscirete più a fare a meno, biglietti per il cinema, supporto telefonico prioritario, la velocità della rete 4G e un numero amico con il quale parlare per tutto il tempo che volete. La cosa più divertente? Quella relativa alle condizioni della propria tariffa. Io ho già la navigazione 4G, ho già il numero amico, vado al cinema raramente e quando lo faccio utilizzo gli sconti della carta UCI Cinema (chiaramente non tutti hanno UCI Cinema nella propria città, ci mancherebbe).

In pratica andrei a pagare una cifra aggiuntiva rispetto alla mia attuale offerta per ottenere nulla, o quasi. Funziona un po’ come quei servizi che da gratuiti sono passati a pagamento. Arriva il classico messaggio SMS che avvisa del cambio di rotta, l’utente distratto legge un po’ di fretta (o non legge affatto) e si ritrova addebiti non previsti, per qualcosa che magari non desidera neanche. Il tutto condito da messaggi (in seguito alla disattivazione di questi servizi) che gli ricordano che solo pagando l’ulteriore balzello può venire a conoscenza di chi lo ha chiamato, un po’ a farlo pentire di ciò che a fatto, suona come un “hai visto cosa ti sei perso?“. È seccante, parecchio, soprattutto per un servizio che pago e che dovrebbe quindi evitare di farmi sentire un cliente di serie B.

Di sicuro in tutto questo c’è una denuncia dell’ADUC datata 26 febbraio in cui si fa notare un comportamento scorretto e pubblicità ingannevole all’ennesimo operatore che sceglie al posto dei suoi clienti. Ovviamente, la stessa associazione, ha pubblicato alcuni consigli utili per casi simili, con particolare focus sull’offerta Prime: aduc.it/articolo/tim+prime+come+vodafone+exclusive+pratica_24021.php

Posso disattivare il servizio?

Ovviamente si.

Entro la data riportata nel sms ricevuto puoi rinunciare a TIM Prime e mantenere le attuali condizioni del profilo tariffario chiamando il 409162. In ogni caso TIM prime è disattivabile in qualsiasi momento anche dopo la suddetta data. Inoltre, in base all’articolo 70 comma 4 del Decreto Legislativo 259 del 2003, tutti i clienti interessati dalla modifica delle condizioni economiche del profilo tariffario, hanno diritto di recedere dal contratto, o passare ad altro operatore, senza penali entro la data riportata nel sms ricevuto.

TIM ha pubblicato tutti i dettagli di Prime all’indirizzo tim.it/assistenza/per-i-consumatori/info-consumatori-mobile/comunicazioni-e-news/modifica-profili-tariffari-tim, per disattivare l’opzione si potrà chiamare il numero 409162 e seguire la voce guida, oppure (se si è registrati al sito web tim.it), andare all’indirizzo tim.it/browse/gadgets/acquistaDiretto.jsp?skuId=smSku220277&productId=prod1010005&prcAcquisto=CB e completare il check-out di rinuncia al servizio.

La richiesta viene generalmente presa in carico ed evasa entro una giornata lavorativa. Occhio però: fatelo prima del prossimo mese di aprile, così da non dover pagare alcunché e mantenere il vostro attuale profilo tariffario.

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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

L’ho definito in tanti modi dopo i primi 10 minuti insieme, sono le stesse definizioni che darei oggi dopo averci avuto a che fare per molto più tempo, forse ritrattando su qualcosina (che vi spiegherò più in dettaglio). Motorola Moto X Force è il nuovo smartphone di fascia alta, realizzato dall’omonima e intramontabile azienda americana, assorbita da Lenovo due anni fa circa.

È uno smartphone dalle molteplici sfaccettature, per molti versi tradizionale, per altri sicuramente innovativo. È molto elegante, bello, indubbiamente rapido in ogni sua operazione, merito di un hardware parecchio ricercato e sicuramente ben bilanciato, per soddisfare ogni richiesta dell’Android a bordo e dell’utilizzatore finale. Monta il sistema operativo di Google nella sua versione 5.1.1 (ed è strano, a dirla tutta, considerando che ormai sono diversi i produttori ad aver fatto partire gli aggiornamenti a Marshmallow e alcuni ci nascono direttamente), in attesa quindi di un aggiornamento.

Una rapida panoramica

Qualcomm Snapdragon 810 octa-core da 2.0GHz (MSM8994), con una GPO Adreno 430 @600MHz, 3GB di RAM di tipo LPDDR4, 32GB di memoria integrata (di cui 24 disponibili, per lasciare spazio al sistema operativo) ma sempre espandibili tramite microSD, un comparto fotografico di tutto rispetto che passa dai 5M anteriori (con flash) ai 21 posteriori (sempre con flash, stavolta Dual), il tutto tenuto a bada da una batteria da 3760mAh che dovrebbe garantire fino a due giorni di autonomia (non ci si arriva utilizzandolo spesso), che sarà possibile caricare in tempi rapidissimi grazie alla tecnologia TurboPower di Motorola.

Capite bene che con una dotazione di questo livello è impossibile lamentarsi, a meno di andare a montare una personalizzazione del sistema operativo troppo invasiva. Fortunatamente Motorola, come tanti altri competitor, sceglie una Android Experience pulita, che lascia quindi ampio spazio a ciò che Google ritiene essere migliore per l’hardware attualmente sul mercato, anziché un qualcosa di nettamente più pachidermico come da anni Samsung sceglie di fare per i suoi device (tanto per citarne una). L’interfaccia monta lo stretto indispensabile e si basa su quello che Marshmallow propone. Rapidi passaggi da una schermata all’altra del multitasking, menu, applicazioni scelte. Sarà vostra cura decidere cos’altro montare e inserire come predefinito nell’utilizzo quotidiano dello smartphone. Ho personalmente scelto (come faccio sempre) Nova Launcher (caldamente consigliato) e ho quindi ripristinato il mio solito ambiente lasciato giusto qualche minuto prima sul mio smartphone personale.

Nova Launcher Prime
Nova Launcher Prime
Price: 4,50 €

Scelto il launcher, è tempo di restore delle applicazioni, configurazioni e utilizzo quotidiano. Tralasciando la prima parte che sarà oggetto di articolo dedicato (giusto per fare il punto della situazione: “migrazione a nuovo smartphone”), Moto X Force è ovviamente nato per tenere a bada qualsiasi capriccio dell’utilizzatore, così come ogni applicazione, fotografia, video. Lo spazio a disposizione è quello adatto a muoversi senza preoccuparsi che la memoria integrata finisca troppo presto, così come la possibilità di spostare qualche applicazione (o tutte quelle possibili) su scheda SD esterna. A tal proposito: l’alloggiamento della scheda microSD è nello stesso carrello della SIM, la scatola di Moto X Force include infatti la solita graffetta (scuola Apple) per rimuovere il carrellino superiore che scoprirete così poter contenere due Nano SIM e una microSD (come già detto), questo hardware potrebbe quindi essere quello giusto per chi desidera avere un solo smartphone sempre con sé, pur avendo due numeri (con relative tariffe) da gestire.

Indistruttibile il vetro, non il resto

Faccio un mea culpa per qualcosa che solitamente non faccio mai: lasciare lo smartphone nella stessa tasca delle chiavi di casa e della macchina. Dopo aver lavorato tutto il giorno in questa condizione, soprattutto in quello che è il cantiere del nuovo appartamento, senza mai stare fermo un secondo, ho ripreso in mano il telefono e ho scoperto l’amara sorpresa: un carico di righe sul monitor che non sarei stato capace di fare neanche con una caduta ad alta velocità, a metri di distanza e con la stessa violenza di Hulk nei confronti di Thor. Amareggiato e anche un po’ arrabbiato per quanto accaduto (con me stesso, ovviamente), le righe si fanno notare solo in controluce e a monitor spento, fortunatamente, ma è comunque il caso di chiedere scusa pubblicamente a Motorola (che ha fornito il telefono) per quanto successo, mi sembra il minimo.

Altro fattore: ricordate che Moto X Force non è impermeabile, è solo resistente ai liquidi ma nulla più, dovrete immediatamente correre ai ripari nel caso questo si bagni (no, stavolta non è successo nulla di male, ci mancava pure questa!). Insomma: è ben carrozzato ma non indistruttibile, tutti hanno un tallone d’Achille, sempre.

A proposito di tallone d’Achille: non provate a lanciare il telefono a terra. Siamo tutti d’accordo sull’ammettere che la tecnologia ShatterShield di Motorola lo protegga benissimo, ma eviterei di fare allegri test con gli amici, potreste sempre colpirlo nel punto di rottura ideale e pentirvene così subito dopo. L’azienda è la prima ad ammettere che questa novità nel campo è certamente rivoluzionaria e permette di preservare il buono stato di salute dello smartphone, ma resta evidente che non è a prova di urti né è stato progettato per resistere a tutti i danni da caduta”, non di solo vetro è realizzato questo tipo di device, occorre forse ricordarlo? Magari quello che ricorderei io a Motorola (se posso permettermi) è di non abusare di questa proprietà per spingere sul marketing e sul suo posizionamento (vedi immagini di seguito), creano aspettativa:

Maneggevolezza: non all’altezza delle aspettative

Sono abituato a fare sempre lo stesso test con ogni smartphone mi passi tra le mani: è utilizzabile senza l’ausilio di ambo le mani? Sia chiaro: da un certo numero di pollici in poi è chiaramente impensabile utilizzarlo con una sola mano per fare ogni cosa, ma per lo meno dovreste riuscire ad arrivare nei punti più critici per poter portare a termine le operazioni di base e chiedere l’ausilio della mano non dominante di tanto in tanto. Così come monitor della stessa categoria, anche Moto X Force è utilizzabile con la sola mano destra (nel mio caso, nda) ma non è sempre facile tenerlo fermo perché la scelta del materiale utilizzato per il suo dorso è tanto bella (esteticamente) quanto potenzialmente scivolosa.

Altro punto da discutere è la scelta dei pulsanti laterali per accensione / spegnimento e modifica dei livelli volume. Belli, ovviamente, ma scomodi quando li si cerca di fretta. Forse troppo sottili, forse troppo poco profondi, è questione di abitudine, ci si prende confidenza dopo qualche giorno di utilizzo (e si continua a sbagliare di tanto in tanto). L’ergonomia non ne esce vincitrice fino in fondo, è strano considerando il tipo e la fascia di questo device.

Di autonomia e TurboPower

È la tecnologia Motorola che consente di avere un telefono sempre pronto a uscire con voi di casa (o dall’ufficio) con la giusta carica per non lasciarvi appiedati quando più ne avete bisogno. Utilizzando il caricabatterie fornito nella confezione (pezzo unico; non troverete quindi il cavo di collegamento a PC, un normalissimo microUSB) si raggiunge il 20% di carica in 10 minuti circa, il 70% in mezz’ora e il 92% in un’ora. Solo per quel 8% residuo, che lo separa dalla carica completa, ci si impiega tra i 20 e i 25 minuti. Moto X Force è già pronto per la ricarica Wireless con apposito accessorio.

L’autonomia, come anticipato nella panoramica iniziale, è alta, ma potreste essere costretti a una ricarica al giorno nel caso in cui utilizziate un po’ più del dovuto lo smartphone. Tenendo acceso Waze in un viaggio da due ore circa, ho visto scendere “la lancetta” della batteria più velocemente di quella dell’automobile spinta ai 220 Km/h. È chiaro che la continua ricerca e roaming tra reti voce / dati non aiuta, in nessun caso. Moto X Force è in grado di allacciarsi alla rete 4G+ con molta facilità, laddove possibile, così come è in grado di restare in edge nelle zone meno coperte, soprattutto in alcuni coni d’ombra autostradali.

Software

Android 5.1.1, pochissime le applicazioni della casa installate a bordo, per lo più personalizzazioni che dipendono dai sensori posti sul telefono. Moto Assist (help.motorola.com/hc/3200/42/verizon/it-it/jcb0702131223.html?topic=jcb0702131223), Moto Actions (motorola-global-portal.custhelp.com/app/answers/detail/a_id/101022/related/1), Moto Voice (motorola.com/us/Moto-X-Features-Touchless-Control/motox-features-2-touchless.html) e Moto Display (motorola-global-portal.custhelp.com/app/answers/detail/a_id/103951/related/1), tanto per citarne quattro sicuramente presenti all’appello.

Sono tutte scaricabili anche tramite Play Store (così da poter essere montate su altri tipi di cellulare dello stesso produttore):

Motorola Assist
Motorola Assist
Price: Free
Moto Actions
Moto Actions
Price: Free
Moto Voice
Moto Voice
Price: Free
Moto Display
Moto Display
Price: Free

L’ultima, per certi versi, è la versione di casa (più leggera e reattiva) di AcDisplay alla quale avevo dato un’occhiata qualche tempo fa. Permette al telefono di essere sempre reattivo all’arrivo di una nuova notifica, ma anche al vostro movimento (ancora una volta grazie ai sensori posti e nascosti sulla parte frontale del telefono), dandovi immediata visibilità di ciò che è in attesa di essere letto o verificato, quindi di spostare il dito sul monitor in base a ciò che desiderate fare (aprire l’applicazione che ha segnalato la notifica o sbloccare semplicemente il dispositivo, o magari tenere premuto sull’icona del programma che mostra la notifica per ottenere una semplice e sempre comoda anteprima). La prima cosa che mi è venuta in mente quando ho cominciato a utilizzare questa particolare funzione è stata questa:

Cane dormiente

È un po’ come se il vostro fedele amico non riuscisse mai a dormire davvero. Come se lo teneste sempre in allerta, pronto a risvegliarsi dal letargo in una frazione di secondo. Provate a tenere Moto X Force in auto, sul cruscotto (con apposito accessorio) senza navigatore attivo. Qualsiasi movimento della testa o del vostro braccio lo farà risvegliare, diciamo che non riuscirete a perdere mai d’occhio l’orario e che la batteria proprio non ringrazierà (a voler vedere il bicchiere mezzo pieno) ;-)

Giusto per i più paranoici: nessuna delle applicazioni Motorola è vitale per il telefono. Potrete decidere di tenerle installate ma non utilizzarle mai, non configurarle, escluderle totalmente dalla vostra esperienza d’uso. In questo elenco è chiaramente compresa la modalità di eterno “ready2go”, assente giustificata (dato il diverso modo di pensare il risveglio del telefono) la funzione di sblocco in due tocchi, tipica LG e non solo (si veda i telefoni fatti realizzare da Vodafone che ho già recensito in passato).

Comparto fotografico

Notevole, non c’è altro modo per definirlo. Con l’applicazione fotografica leggermente ritoccata per offrire una migliore esperienza di scatto, tutto il comparto fotografico di Moto X Force è davvero valido, sia per quello che riguarda la fotocamera anteriore (evidentemente studiata per ottenere ottimi selfie, e lasciamo perdere i commenti a tal proposito), sia per la posteriore che riesce a scattare buone foto anche in condizioni pessime, in manuale (per quanto possibile) o in automatico, vi propongo qualche scatto catturato diverse sere fa a Milano (tra Duomo, Galleria e locali) con la nebbia a farla da padrona, e poi a Rimini in occasione di una mostra dedicata al mondo LEGO:

Si può fare certamente di meglio e ritoccare ulteriormente il risultato, ma già (nonostante la poca bravura di chi sta dietro l’obbiettivo), i risultati sono assolutamente validi. I video vengono girati in HD (1080p) di default, potete scegliere in alternativa il rallentatore a 720p o il video in 4K a 2160p, occhio però allo spazio occupato in memoria (e quindi nel backup), non si scherza con video così definiti.

Non è però così in discesa la strada di cotanta potenza: provate voi a farvi una full-immersion al forum di Assago, finale di X Factor, una foto che tira l’altra e un upload continuo per una cronaca quasi live su Twitter, un’abitudine malsana (me ne rendo conto) ma che ormai è diventata abitudine (continuo a sapere che non è un bene, non c’è bisogno che lo ripetiate, vi sento). Sostituite l’evento suggerito con qualsiasi altra serie di fotografie in successione (e relativa pubblicazione sul Social preferito): noterete un surriscaldamento e un progressivo rallentamento nel salto da un’applicazione all’altra (anche se non eccessivo, quest’ultimo). In tutta onestà, a un certo punto, ho preferito tirare fuori l’iPhone 6 aziendale che su questo non tradisce mai (lui, il problema di surriscaldamento, ce l’ha durante la conversazione, giusto per non fargliela passare del tutto liscia). Fastidioso? Si.

Concludendo

Nonostante le ottime premesse che hanno costituito la parte principale dell’articolo, la robustezza del monitor è il vero punto di forza per il quale Motorola ha speso parole e sviluppo in laboratorio. Viene garantito per 4 anni (a prescindere dalla garanzia di due anni posta sul telefono), nessun altro a oggi sarebbe in grado di farlo. Questo vorrà dire che ci saranno meno telefoni da portare in assistenza, a patto di acquistare un Moto X Force che di economico ha forse solo il nome (in termini di conteggio caratteri). In esclusiva Vodafone per l’Italia almeno fino al prossimo anno, il suo prezzo è di 749,99€, lo si può trovare a 699 (senza troppa fatica), ma resta comunque un prezzo alto (considerando qualche difetto riscontrato e la mancanza di un sensore per la lettura delle impronte digitali.

Good job, anyway.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Motorola. Tornato all'ovile.
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