Archives For Vodafone

Che è un po’ un titolo “tirato per il collo“, me ne rendo conto, perché in realtà la porta OBD comunica allo smartphone ciò che la nuova versione del gadget automobilistico Vodafone, il V-Auto, rileva. Esso permette, tra le altre cose, di non perdere mai d’occhio la tua automobile, dandoti la possibilità di ritrovarla in un grande parcheggio oppure di seguirla in caso di furto (facendo i dovuti scongiuri), ma anche di lanciare un segnale SOS in caso di incidente. Il costo del prodotto è di 79€ e può essere sfruttato pagando un abbonamento di 5€ (ogni 4 settimane) che puoi disattivare quando desideri.

V-Auto by Vodafone: la porta OBD comunica con lo smartphone

Magari non te lo ricordi, ma qualcosa di simile esisteva già, e parlo sempre di un prodotto Vodafone, anche se i tempi erano quelli del “lab” e il gadget si chiamava “Driverxone” (si trova ancora qualcosa in giro, come questo vecchio thread sul forum della community). Avevo anche provato (nel 2014) a chiederne un sample, ma trattandosi di un prodotto in beta chiusa veniva venduto agli interessati e non c’è stato un vero e proprio lancio stampa, quindi ho dovuto rimandare il tutto e arrivare –finalmente!– oggi ad avere tra le mani la versione rivista e perfezionata, ufficialmente lanciata sul mercato.

V-Auto

V-Auto è un accessorio che si attacca alla porta OBD dell’automobile (cos’è la porta OBD?) e ne cattura alcune informazioni che possono tornare utili durante un’ispezione di officina, ma anche all’applicazione ufficiale del prodotto che è possibile scaricare dagli store di riferimento:

V-Auto by Vodafone
V-Auto by Vodafone
Developer: Vodafone
Price: Free
V-Auto by Vodafone
V-Auto by Vodafone
Developer: Vodafone
Price: Free

L’installazione si fa tutta tramite procedura guidata e richiede che si utilizzi una SIM ricaricabile Vodafone, limitazione importante che nel mio caso non avrei potuto superare senza l’aiuto di una SIM di test fornita dall’operatore stesso (ho una SIM business Vodafone, attualmente non compatibile con il servizio).

V-Auto by Vodafone: la porta OBD comunica con lo smartphone 4

C’è un nutrito elenco di marche e modelli selezionabili dall’elenco compatibilità di V-Auto, anche se ho notato che in alcuni casi mancano all’appello vetture certamente compatibili ma tenute fuori per altri motivi (per esempio, un restyling che manca all’appello, come nel mio caso):

Cosa fare in questi casi? Seppur non si tratti di qualcosa di certificato e sicuramente compatibile, puoi provare a selezionare un modello successivo al tuo, verificando in seguito (entro qualche giorno) che l’applicazione faccia correttamente il suo lavoro, per evitare di pagare a vuoto il servizio. Generalmente il work-around funziona se si tratta di modelli vicini tra di loro (data di produzione), perché i dati rilevati dal V-Auto sono “pochi” e facili da recuperare da quella porta nella tua vettura, non dovresti incontrare grandi difficoltà.

Procedi quindi con la compilazione dei dati richiesti a video (una volta superata la fase della scelta veicolo, nda) e dai la conferma a procedere con il pagamento dei primi 5€ (fatturazione ogni 4 settimane, te lo ricordo!) che verranno scalati direttamente dal credito residuo della SIM. Una volta ricevuta la conferma, dovrai spostarti verso l’automobile, si procede con l’installazione vera e propria.

Questa richiede:

  • che tu conosca dove si trova la porta OBD della tua vettura (non ti preoccupare, l’applicazione propone fotografie e istruzioni dettagliate per ogni modello compatibile!).
  • Che la tua automobile si trovi fuori dal garage (se sotterraneo), perché in caso contrario non ci sarebbe rilevazione della posizione via GPS (quello di V-Auto, nda), né tanto meno sarebbe possibile agganciarsi a una cella Vodafone.

Ciò che devi fare è parcheggiare l’automobile in una piazzola di sosta scoperta e NON accendere il motore.

V-Auto possiede infatti una batteria tampone al litio che può durare anche diverse settimane in assenza di energia (presa dalla batteria auto quando quest’ultima è accesa e in movimento), così da garantire il pieno funzionamento dell’alloggiamento SIM e del suo GPS integrato. Ciò sarà fondamentale in caso di incidente o di fermi prolungati della vettura (e inserirei anche i casi di furto).

Uso dell’applicazione

C’è ancora poco, ed è tutto sommato intuitivo, sicuramente ci sarà spazio in futuro per aggiungere nuovi dati e funzionalità a un oggetto che potrebbe per esempio dirci il livello di carburante nel serbatoio, o magari se c’è qualche altro errore o avviso che ci siamo persi quando abbiamo guardato l’ultima volta il cruscotto. Vodafone ha esperienza in questo settore, la sua tecnologia è già a bordo di vetture di tipo premium (come BMW o Porsche), ma anche in qualche modo connessa a qualcosa di più “terra“, come le FIAT 500 del servizio Enjoy, il potenziale c’è quindi tutto, si tratta solo di capire quanto spingersi in là e quanto questo servizio faccia reale breccia nei cuori dei suoi utilizzatori.

Ciò che certamente non mi è piaciuto è l’insistenza e lo scadere rapido delle sessioni di login che richiedono un’autenticazione a due fattori che passa necessariamente da un SMS inviato sul numero che paga l’abbonamento (lo considero ormai superato, e preferirei un’applicazione 2FA più rapida per confermare la mia identità, come Authy e soci), ma anche la scarsità di dettagli della schermata di Guida Sicura (un livello calcolato sulla base del proprio stile di guida, velocità media, chilometri percorsi), c’è certamente ampio margine per arricchire il tutto, ma ci vuole tempo.

Essenziale invece, ma già corretta, la schermata riepilogativa che propone i percorsi fatti con relativo giorno, velocità media, tempo impiegato e tappe toccate. Ti propongo qualche schermata catturata dall’applicazione di V-Auto:

In conclusione

V-Auto è un bell’accessorio, lo ammetto, ero curioso già della sua prima versione nel 2014, questa nuova progettazione basata su 3 anni di feedback e ulteriore sviluppo è stata pensata e realizzata per un pubblico certamente più ampio, rimodulando anche il prezzo del servizio (i 3€ dell’epoca sono diventati oggi 5, con fatturazione ogni quattro settimane anziché mensile), che diventa parte importante di un monte spesa annuale che va a sommarsi con qualsiasi altro costo a rinnovo (Spotify, Netflix, ecc.).

Può essere il giusto alleato per accompagnare la vettura che compri per tuo figlio, ma anche una finestra sui tuoi spostamenti con possibilità di tracciare facilmente tempi e chilometraggi (comodissimo soprattutto per i rimborsi spese), con un occhio di riguardo alla sicurezza costituita dal plus del servizio SOS di Vodafone che viene gestito da sede, che interviene autonomamente in caso di incidente grave, mandando soccorsi nel più breve tempo possibile (cosa della quale io mi devo fidare rispetto a quanto mi ha detto Vodafone, perché di certo non ho intenzione di provarla volontariamente!).

Il gioco può valere la candela? Ciascun caso va analizzato a compartimenti stagni, non ho un parere secco che possa calzare in maniera universale. L’applicazione può e deve migliorare, credo che già a livello firmware (aggiornando il V-Auto connesso alla porta OBD) si possa fare più di quanto a disposizione oggi, ma sono certo che le carte verranno scoperte con il tempo.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Vodafone, ho potuto tenerlo al termine dei test. Anche la SIM di test è stata fornita da Vodafone, viste le attuali limitazioni legate all'operatore (questa torna all'ovile).
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Oggi voglio proporti un articolo già scritto, rivisto e pubblicato su IF Magazine (piattaforma di BNP Paribas Cardif), con la quale collaboro. Quella che leggerai qui di seguito è la versione originale, quella che ricalca fedelmente le mie idee, senza tagli, ma che -soprattutto- si rivolge a te, come se ci stessimo facendo una chiacchierata alla macchina del caffè, proprio come piace a me :-)

Il tuo corpo è unico, o per lo meno è raro trovare in giro quella combinazione di tratti somatici, voce e impronte che, messi insieme, restituiscono un risultato che possa essere confuso anche dall’occhio più attento.

Dapprima il PIN (storico, sempre esistito anche sulle prime carte SIM degli anni ’90), poi le password più complesse, e così le combinazioni, le impronte, la voce, il volto e molto altro ancora. Un solo scopo: sbloccare nel minor tempo possibile l’accesso lecito al nostro smartphone, lasciando fuori le persone indesiderate.

Dal fingerprint al riconoscimento facciale, com’è cambiata la nostra interazione con i device tecnologici?

Torna indietro un attimo

Contrariamente agli anni ’90 e i primi Motorola approdati qui da noi, sui quali le schede del monopolista italiano cercavano di non farsi infastidire poi troppo da un nuovo competitor rappresentato da una splendida modella australiana (te lo ricordi, vero? Gli anni passano anche per te, fattene una ragione), il trascorrere del tempo ha cominciato a far sentire la crescente necessità di proteggere quei contenuti sensibili che oggi, su smartphone ben più evoluti, costituiscono buona parte della nostra base dati, conoscenze, appuntamenti, quotidianità.

Il PIN della SIM (quest’ultima costituiva l’unico spazio di memoria occupabile, te lo ricordo) era assolutamente sufficiente a tenere lontano coloro che non dovevano poter accedere alla nostra rubrica e a quei primi “short message” (SMS); bastava semplicemente riavviare il telefono per attivare la protezione. La prima vera evoluzione porta il nome di Nokia, pioniere e autorità in un campo dove oggi viene ricordato più per quanto fatto in passato, che per quanto in cantiere in ottica contemporanea e futura.

iPhone, seguito poi a ruota da Android, costituisce l’ulteriore passo in avanti, stavolta gigantesco, che impone la fine della memoria disponibile nella carta SIM. Quello che può essere volgarmente chiamato ferro è in realtà qualcosa che è possibile cambiare in qualsiasi momento, perché il proprio numero di telefono segue la scheda SIM (non necessariamente la stessa di 10 anni fa, tanto per aggiungere carne al fuoco), e tutto ciò che costituisce il nostro mondo digitale trova spazio su programmi installati nel PC, quelli che ti hanno permesso di fare backup anni prima dell’avvento del Cloud.

E quindi?

E quindi oggi tutto ciò che ti rappresenta trova spazio –prima di tutto– nel tuo smartphone. La tua mail, i tuoi contatti, i tuoi ricordi. Proteggere questi dati diventa fondamentale e sono quindi nate nuove tecniche che provano a impedire accessi non autorizzati ai nostri quotidiani compagni di viaggio (tendo ormai a considerare così smartphone, tablet, PC).

Dico “provano” perché ogni medaglia ha una seconda faccia, e ogni tecnologia nasce insicura per definizione, o per lo meno ci sarà sempre qualcuno che farà di tutto per aggirare l’ostacolo, legalmente o meno.

Affidiamo tutto ai metodi di sblocco dei nostri gadget, un PIN numerico o una combinazione alfanumerica più complessa, una sequenza di trascinamento, un’impronta digitale, un volto, un occhio, la voce. Ognuno di questi ha potenzialmente una falla, spesso causata da noi utilizzatori. Perché se è vero che un’impronta digitale è di più difficile riproduzione, sembra lo sia molto meno una fotografia che inganna un controllo approssimativo del volto, o magari una lente a contatto che va a sorpassare il controllo dell’iride, una voce registrata il microfono. Il PIN, possibilmente complesso da indovinare ma facile per te da ricordare, continua a rimanere la tecnica di protezione migliore, quella spiaggia che –tanto per voler andare “off topic”– in America nessuno ti potrà chiedere di inserire per sbloccare forzatamente il tuo smartphone (contrariamente invece all’impronta digitale o all’iride) :-)

In attesa quindi che un futuro prossimo ci permetta di utilizzare il cuore per sbloccare il nostro dispositivo (sto parlando di questa notizia relativamente nuova), e con la speranza che questo sia il più sicuro dei metodi, non ti resta che scegliere un codice di sblocco alfanumerico complesso, non mettendoti in scacco da solo, ovvero:

  • il codice deve essere sì complesso, ma ricorda che dovrai utilizzarlo ogni volta che avrai bisogno del tuo dispositivo, non esagerare, potresti arrivare facilmente all’esaurimento nervoso e tirarlo dalla finestra;
  • evita di utilizzare dati che è possibile scoprire con estrema facilità nell’era di Facebook e dell’homo social, la tua data di nascita (così come quella di tua moglie o di tuo figlio) è da evitare come il maglione d’estate in spiaggia, giusto per rendere l’idea, e la stessa cosa vale per numeri di telefono, civici di casa o targhe automobilistiche, e per qualsiasi altro dato così alla portata di chiunque;
  • ti devi basare sul principio universale secondo il quale una password robusta è qualcosa di molto distante dall’associazione randomica di lettere e numeri che non hanno connessione alcuna. Te la faccio semplice: “Il cavallo bianco di Napoleone” è più sicura che “Eq2187.!_saju%$” (per i feticisti: 122 bits contro 91, eppure la prima è decisamente più semplice da ricordare);
  • l’impronta è e resta una buonissima alternativa in terra nostrana, perché è immediata e trova il suo backup nel codice di cui sopra;

Tutto chiaro?

Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

È capitato a un amico, si trattava del solito messaggio che lo avvisava riguardo un fantastico e irrinunciabile servizio al quale si era appena abbonato. Peccato che non lo abbia mai voluto fare, ha solo sfiorato uno di quei banner pubblicitari che si trovano nelle applicazioni o nei siti web caricati da mobile, che in un nanosecondo permettono a società parassite di iniziare a scalare del credito dalla propria ricaricabile (o caricare quella spesa sull’abbonamento mensile). Ci sono decine di articoli che ne parlano e una marea di imprecazioni contro i carrier telefonici. Di cosa si tratta e come si blocca questo comportamento sul nascere?

Barring SMS

Servizi a pagamento non richiesti

Cito un cappello introduttivo di Altro Consumo che ha già trattato in passato l’argomento in maniera completa:

Si nascondono dietro nomi ogni volta diversi. Compaiono in bolletta in mezzo al resto dei costi, cercando di camuffarsi tra le altre voci. Sono i servizi non richiesti: abbonamenti di cui non si era mai sentito parlare prima di vederli comparire sulla bolletta mensile. Lo avete segnalato in tanti: mentre si naviga dallo smartphone, sfiori accidentalmente un banner pubblicitario e ti ritrovi abbonato in men che non si dica. Oppure, mentre stai giocando sul telefono, nell’intento di chiudere una finestra di pop-up, scatta la sottoscrizione ai servizi più disparati. Spesso capita anche che credi di navigare utilizzando le soglie previste dal tuo piano tariffario e, invece, poi scopri che non ti hanno rinnovato la promozione e stai spendendo soldi senza neanche rendertene conto. O che inizi a ricevere sms di vario genere, con contenuti a pagamento, senza aver mai richiesto alcuna attivazione.

Si va dallo spacciatore delle migliore suonerie per cellulari (fa molto anni ’90, nda) a quello che ti permette di stringere amicizie con nuove persone, magari anche a fini di relazione sentimentale. Fanno leva sulla curiosità, talvolta sulla pura e mera distrazione dell’utente che –dopo aver scaricato l’ennesimo gioco fotocopia– va a fare clic sul banner che compare a tradimento nell’avanzamento tra un livello e l’altro. Fosse per me, nonostante non sia mai caduto nella trappola, andrei a prendere a badilate in faccia coloro che abusano dell’ignoranza degli utilizzatori non molto esperti per estorcere denaro guadagnato con il sudore. È capitato tra amici, è capitato anche a Ilaria che -non facendolo certo apposta- ha fatto clic su un banner di un’applicazione di ricette, può succedere davvero a chiunque.

Formazione, consigli, ho fatto di tutto e cerco di tenere sempre allineato mio padre (che ha uno smartphone e una tariffa dati), lo stesso vale per mia madre, non è mai abbastanza, basta un secondo e la frittata è fatta (e via i primi 5€ nel frattempo, senza neanche battere ciglio).

Chiedere aiuto all’operatore

Quando succede un episodio legato a servizi a pagamento non richiesti, è necessario quanto prima contattare il proprio operatore e chiedere aiuto. Nel caso di TIM (ciò che ho dovuto fare io per mettere al riparo Ilaria) il numero è il 119. Prima di procedere ed essere sicuro di quanto accaduto, mi sono collegato all’area clienti del sito web ufficiale e ho dato una sbirciata ai servizi attivi, trovando quello relativo al SMS di notifica ricevuto qualche minuto prima:

Barring SMS: difendersi dai servizi a pagamento non richiesti

I primi 5€ erano stati già scalati dal credito, tanto per gradire. Prima di comporre il numero dell’assistenza e perderci nella labirintica scalata all’operatore in grado di aiutarci, ho anche inviato un SMS di risposta a quello di notifica, utilizzando il comando di STOP per provare a disattivare manualmente l’abbonamento mai voluto. A questo punto, senza aspettare ulteriormente, ho chiamato il 119. Dopo 800 possibili deviazioni, due salti carpiati e tuffo nel vuoto sono riuscito a parlare con un umano, ho spiegato la situazione e ho chiesto ulteriori dettagli.

La conferma è arrivata immediatamente. Il servizio non richiesto aveva già fatto il suo dovere infilandosi tra le spese ricorsive, senza conferma alcuna, un chiavi in mano davvero poco gradevole perché in grado di fare una rapida escalation quasi al pari di un root in shell Linux. Fatta partire la richiesta di rimborso del credito, abbiamo richiesto il barring per ogni tipo di servizio simile a quello che si era attivato per Ilaria.

Ti riporto un pezzo dell’articolo scritto da Luigi Cigliano sul suo blog, che ho trovato curiosando dopo aver terminato di parlare con il supporto del 119:

Ad ogni modo, è bene sapere che la legge è comunque dalla nostra parte. Con l’articolo 5, comma 4 dell’allegato A alla Delibera 418/07/CONS l’AGCOM infatti dispone che:

“… gli operatori della telefonia disattivino immediatamente i servizi a sovrapprezzo in abbonamento ed interrompano i conseguenti addebiti a decorrere dalla semplice richiesta telefonica dell’utente mediante chiamata al numero di assistenza clienti, nonché mediante eventuali ulteriori modalità telematiche messe a disposizione dall’operatore…”

Per non rischiare più di attivare servizi a pagamento indesiderati via SMS o MMS, come ultima spiaggia è possibile ora richiedere l’attivazione del Barring SMS, una funzione che blocca a monte questo genere di messaggi a pagamento, di solito provenienti da particolari numeri che iniziano con il 4 (in particolar modo le decadi 44, 45, 46, 47, 48).
Nella maggior parte dei casi per beneficiare del barring è sufficiente telefonare al servizio clienti del proprio gestore telefonico e farne domanda all’operatore (in alto trovate la lista dei vari recapiti).
Il rovescio della medaglia del servizio di barring SMS è quello di andare poi a bloccare anche tutti qui servizi SMS attivati volontariamente, come ad esempio quelli inviati dalla banca per notificare l’utilizzo della carta di credito.

In realtà, per mia esperienza, non ho riscontrato alcun tipo di problemi con gli SMS della banca che, pur avendo il barring attivo, continuano ad arrivare regolarmente sul telefono della mia compagna, è evidente che per evitare spiacevoli confusioni e mancati recapiti si siano tutelate (forse alcune, forse tutte) e facciano arrivare i loro messaggi tramite altri tipi di gateway.

Tutto si è concluso nel giro di pochi minuti, il rimborso è arrivato dopo qualche giorno, il barring continua a essere il metodo unico e solo per evitare che questi spiacevoli inconvenienti si verifichino ancora, fermo restando che considero altamente scorretta la sola possibilità di eseguire questo tipo di abbonamenti senza la reale conferma dell’utente finale.

Siamo circondati

Non è la prima che succede una cosa simile. È successo a Ilaria, è successo ad altri amici, ricordo (seppur ormai a fatica) che successe anche a me quando ancora esistevano Omnitel e nascevano i primi servizi per “chattare” tra contatti conosciuti e non (a quell’epoca però era decisamente più difficile parlare del problema con l’operatore e pretendere il rimborso).

Riporto solo due casi di persone che leggo (Enrico lo conosco anche dal vivo, ma tant’è) che hanno lamentato poco tempo fa la stessa anomalia (?) e che hanno avuto a che fare con i call center spesso non davvero pronti a servire un cliente in difficoltà e che fa notare una truffa bella e buona ai suoi danni (il primo dei due link qui di seguito è davvero epico):

Estote parati (cit.)

G

Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

È dalla notte dei tempi che produttori di hardware, in accordo con operatori telefonici, possono bloccare i loro dispositivi per evitare che questi vengano utilizzati con SIM di competitor, primi tra tutti sono i modem portatili (3G / 4G). Uno degli articoli più commentati di questo blog è proprio quello dedicato allo sblocco di un Huawei E585 marchiato (e bloccato da) 3 Italia, ma che attualmente utilizzo come backup del mio modem LTE principale, quando magari serve una seconda connessione di backup, con SIM Ringo Mobile (presto ti parlerò anche di questo nuovo operatore virtuale, nda). Quasi tutti i commenti riguardano richieste di codici di sblocco partendo dall’IMEI del proprio prodotto. Non facciamo prima se ti dico dove io li genero? :-)

HWCALC: sbloccare il tuo modem 3G/4G HUAWEI 1

Si chiama HWCALC, è disponibile online la versione 3.3 (V1 + V2 + V3 algo, fixed 201 bug), e permette di calcolare i codici di sblocco per ogni algoritmo oggi conosciuto nel panorama Huawei. Non è infallibile, non è adatto a tutti i prodotti Huawei ma certamente fino a oggi ha permesso lo sblocco di tantissimi di quelli presenti sul mercato e di tanti di quelli riportati nei commenti qui sul blog.

Lo script non è mio e non è fisicamente ospitato su un server da me controllato, per questo motivo non posso assolutamente sapere se e fino a quando sarà disponibile online. Nel frattempo puoi godere dei suoi benefici senza dare retta alcuna ai siti web che promettono sblocco immediato del tuo dispositivo facendo pagare una quota in denaro.

HWCALC Online

Per poter utilizzare il tool, dovrai puntare il browser all’indirizzo bb5.at/huawei.php, il quale ti presenterà un semplice campo nel quale dovrai inserire il codice IMEI del tuo prodotto. Potrai richiamare lo stesso tool passandogli direttamente nella barra URL il tuo IMEI, nella modalità bb5.at/huawei.php?imei=123456789012347.

Otterrai 3 tipi di codice, ciascuno calcolato con un diverso algoritmo che si è aggiornato nel tempo. Dato che non è mai semplice capire con che algoritmo è stato protetto il tuo dispositivo, provali tutti partendo dal primo (ed escludi il codice Flash, non ti serve per sbloccarlo). Se tutti e 3 i codici non permettono lo sblocco del dispositivo, evidentemente non fa parte della lista compatibilità con questo tool, non ho però alternative da proporti (se non quella di sentire direttamente il supporto dell’operatore che aveva fornito l’hardware).

Cheers!

Update

Aggiornamento agosto 2017:

In caso di down del primo sito web riportato, puoi provare a utilizzare anche huaweiunlockcalculator.com/huawei-old-algo per il vecchio algoritmo di calcolo, mentre huaweiunlockcalculator.com/huawei-new-algo per il nuovo, in base al tuo modello di modem (prova il vecchio algoritmo se non sei sicuro e, in caso di codice non accettato, passa al nuovo).

Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Vodafone Smart Platinum 7 è parte importante dei nati in casa Vodafone, lo definirei un concreto salto di qualità, messo in commercio da pochissimo tempo (giugno scorso), va a occupare un posto di tutto rispetto nelle fasce solitamente dedicate ai top di gamma, a prezzi ben differenti dai grandi giocatori, più in linea invece con quelli fissati dal colosso inglese fino a oggi (anche se comunque superiori a ciò che abbiamo visto fino a ora).

Ho potuto provarlo per un paio di settimane circa, ti racconto com’è andata evidenziandone pregi e difetti ai quali ho fatto caso.

Vodafone Smart Platinum 7 (VF900)

Nato con Android 6.0.1 Marshmallow, in questi giorni in cui Google ha cominciato a distribuire lentamente la nuova versione 7 Nougat, ha un hardware che può sicuramente sopportare la novità. La speranza è sempre quella che sia il produttore a continuare a dare seguito ai rilasci software (sia di sicurezza, sia di innovazione) che spesso invece vengono trascurati, cosa che è capitata –per esempio– con lo Smart Ultra 6, mai approdato alla versione 6 del SO di Google (non riceverà ulteriori aggiornamenti in futuro, nda), vuoi per cause dovute all’hardware non certo troppo performante, vuoi perché semplicemente non ne valesse la pena per la quantità di venduto sul territorio (da quando l’ho ricevuto, ricordo a memoria circa 3 o 4 update che lo hanno portato a 5.0.2 con alcune patch di sicurezza importanti).

La scheda dettagli di Vodafone Smart Platinum 7 (disponibile sul sito UK all’indirizzo vodafone.com/content/index/what/devices/smartplatinum7.html e italiano con scelta del piano tariffario da associare su vodafone.it/portal/Privati/Tariffe-e-Prodotti/Prodotti/Smartphone/Scheda-Vodafone-Smart-platinum-) riporta caratteristiche da primo della classe, soprattutto considerando ciò che ho avuto tra le mani fino a ora (smartphone appartenenti alla stessa carrier telefonico, intendo) e relative evoluzioni disegnate da Vodafone e realizzate da player terze parti.

Giusto per farla breve, Vodafone Smart Platinum 7 monta un processore Qualcomm MSM8976 Octa-core a 64 bit, 4x A72 1.8GHz + 4x A53 1.4GHz, corredato da 3GB di RAM (ormai irrinunciabili per una costante fluidità nella fruizione di contenuti e utilizzo delle applicazioni installate), e una batteria che fortunatamente arriva agli ormai necessari 3000mAh, per permettere di utilizzare lo smartphone per un giorno e poco più, ammesso che non ci si giochi tutto il tempo, in quel caso tutto decade, come se non bastasse già quello che fanno i Play Services di Google che su Android 6.0 tendono sempre a percentuali poco simpatiche nella scheda Batteria. Ho catturato qualche screenshot da CPU-Z che riepiloga tutta la serie di caratteristiche tecniche del prodotto:

Ora che l’abbondante cappello è stato affrontato,  imposto il pezzo così come già fatto in passato, che a cambiare squadra che vince non è mai buona cosa! :-)

Cosa convince

L’estetica e la sua fisicità, Vodafone Smart Platinum 7 ha dimensioni contenute, si impugna bene (anche provando a lavorare con una sola mano, non del tutto semplice ma affrontabile con un pelo di attenzione) ed è estremamente elegante. 154 x 75.65 x 6.99 mm, per un totale di 155 grammi e con un buon display da 5,5″ al quale tornerei a occhi chiusi, noto tanto la differenza a oggi con il mio Samsung Galaxy S6 (di cui presto ti parlerò), davvero. Per poter evitare di rovinare il dispositivo, consiglio una custodia (anche trasparente e sottile) da comprare prima di subito, nonostante il Gorilla Glass che l’azienda ha utilizzato (e che di certo non metterò alla prova, sembra quasi che io possa danneggiarlo con il solo sguardo! ;-)).

Vodafone Smart Platinum 7 (VF900) 8

Il lettore di impronte. Preciso, rapido, maledettamente comodo in quella posizione. Lo so, non è certo Vodafone ad averlo inventato e non sarà l’ultima azienda a scegliere di inserirlo in quella posizione. Dico solo che funziona, funziona molto bene, più preciso e veloce di quello che ho sul mio S6, al pari della validità di quello che ho su iPhone 6. Posso sbloccare il telefono senza neanche svegliarlo dallo standby, posso effettuare pagamenti (quando previsto dall’applicazione in uso), posso velocizzare autenticazioni in 2-Step per le quali la mia impronta digitale può sostituire un codice o una password da me stabilita. È una comodità introdotta e digerita “a fatica” qualche anno fa, oggi viene data per scontato, lieto che Vodafone lo sappia e abbia considerato il suo inserimento in questo terminale.

Lo spazio disco. Facciamo insieme “la conta“: uno smartphone dei giorni nostri deve permettermi di avere a disposizione le applicazioni che utilizzo quotidianamente, accesso ai dati e alla musica perché utilizzo rispettivamente Dropbox e Spotify, deve poter contenere temporaneamente le mie fotografie, fino a quando non saranno salvate in cloud su Google Photos per poi essere cancellate fisicamente dal dispositivo, non è più necessario (e non acquisterei più) un taglio di memoria troppo abbondante. Ricordo ancora bene le facce dei commessi ai negozi TIM e H3G quando chiesi l’iPhone 3GS da 32 GB (andava per la maggiore il 16) e iPhone 4S da 64 GB (il 32 veniva dato per “eccessivo“, sarebbe stato rimosso in seguito). Vodafone Smart Platinum 7 nasce con 32 GB di memoria interna di cui solo 23,57 disponibili per i dati utente. Ammesso che non bastino, c’è la possibilità di espanderla fino a 256 GB tramite microSD (non ho trovato informazioni in merito sul sito di Vodafone, ma c’è qualcosa su GSM Arena).

Vodafone Smart Platinum 7 (VF900) 9

Fuori dai 3 punti principali, posso ancora una volta ringraziare Vodafone per aver scelto un sistema pulito (una pressoché pura Android Experience) con due o tre applicazioni a bordo (alle quali si può rinunciare prima di subito) e i 3 tasti virtuali ora illuminati di bianco (molto meglio rispetto a quel blu scelto per il vecchio Ultra 6), posizionati nel giusto ordine (cosa che non accade con Samsung) e un led di notifica molto discreto.

Comparto fotografico

Piccolo paragrafo all’interno di quello principale perché convince ma senza lode e senza infamia. La fotocamera posteriore da 16 Megapixel e doppio led per il flash fa coppia con quella anteriore a 5, “perfetta per i selfie” a dire dell’azienda (dato che ormai abbiamo gente che cerca solo questo, ahinoi). Fotocamera ricca di opzioni valide anche per la parte video, può essere controllata in Manuale, per i puristi, sufficientemente brillante e definita anche quando si aumenta lo zoom (senza esagerare), per assurdo, si fatica talvolta più sulle distanze ravvicinate che non per quelle più in là. Pochi scatti, giusto per permetterti di farti un’idea:

A cosa bisognerà fare l’abitudine

Al quel maledetto doppio tocco su monitor. Perché Vodafone Smart Platinum 7 propone, in configurazione di default, un doppio tocco che porta rapidamente all’ora attuale e alle ultime notifiche di sistema, in scala di grigi, per evitare di consumare batteria e avere una sorta di riepilogo su ciò che sta succedendo sullo smartphone. Il telefono lo si sblocca quindi tramite pulsante di accensione laterale (sulla destra) oppure direttamente tramite impronta digitale sul sensore posteriore (cosa che però piace assai al sottoscritto, come specificato nel paragrafo dedicato al lettore, alcune righe più su).

A una batteria che soffre troppo le ire dei Play Services. Puoi sostituire i Play Services con qualsiasi altra applicazione sotto uso intensivo o magari con un sensore di luminosità che tende a tenere il monitor forse troppo vivo anche quando non necessario. La luminosità adattiva fa parte delle caratteristiche di ogni terminale, questo non fa certo eccezione, eppure ho notato qualche piccola incertezza nel suo utilizzo. Tutto ciò si ripercuote sulla batteria che, nonostante la sua capienza, a fatica supera la giornata di lavoro con un utilizzo normale delle risorse dello smartphone. Peccato, servirebbe maggiore ottimizzazione e sono certo che si potrebbe così arrivare a superare la 24 ore di “Le utent” (non è francese, è stupido maccheronico). Per la cronaca: la seconda applicazione che non si lascia ottimizzare da Android 6, oltre ai Play Services, è proprio di Vodafone:

Vodafone Smart Platinum 7 (VF900) 15

In conclusione

Innegabile: si tratta certamente di un buon terminale che non fa mancare nulla o quasi all’utilizzatore, almeno secondo i canoni odierni.

Ha le sue pecche, un po’ come tutti (credo, e forse lo credi anche tu, che il terminale perfetto non esista ancora), che possono certamente essere corrette con qualche buon intervento software (forse non per tutto, ma per una parte ne sono convinto). Il prezzo non è accessibile come per le fasce entry-level e mid dello stesso gruppo, Vodafone Smart Platinum 7 costa infatti 430€ (429,99) se svincolato da un piano tariffario associato al marchio rosso che ne permetterebbe una rateizzazione mensile ammortizzata dal pacchetto voce-sms-dati. Secondo te questo può essere un buon prezzo, basato su ciò che offre il terminale?

Io faccio ormai parte della schiera di persone che difficilmente vuole superare i 400€ per un rinnovamento del proprio parco smartphone Android, ma è chiaro che un pacchetto completo fatto di hardware, software e ingegnerizzazione può arrivare a costare di più. Le alternative esistono, ce ne sono certamente di molto valide (allo stesso prezzo o poco più) e la scelta dipende esclusivamente da ciò che si vuole avere al proprio fianco (un po’ come succede per tutti i prodotti che si acquistano). Questo è il pensiero personale, lascio spazio alle tue considerazioni o domande (l’area commenti è a totale disposizione) nel limite di ciò che posso conoscere, il telefono tornerà entro breve all’ovile, sarà quindi difficile fornire supporto ;-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Vodafone, tornato all'ovile.
Condividi l'articolo con i tuoi contatti: