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E parto mettendo le mani in avanti: la mia è chiaramente un’opinione personale basata sui test eseguiti, sulla facilità di registrazione e fruizione dei contenuti del sito web ufficiale (e della relativa applicazione mobile) e sulla qualità del supporto (completamente bocciata rispetto a Iliad). Ti racconto quindi com’è andata scendendo un pelo di più nel dettaglio, come già fatto con Iliad qualche settimana fa.

ho. mobile è l'alternativa (secondo me migliore) a Iliad 2

ho. mobile

Sorvolando totalmente su quella che è la scelta del nome e dei vari cambi subìti fino al lancio, ho. mobile è il modo in cui si è presentata sul mercato italiano la società VEI S.r.l., MVNO già presente in Europa, operatore low-cost di Vodafone. Offerta pressoché identica a quella proposta da Iliad, permette di effettuare chiamate illimitate e mandare SMS con la stessa formula, per poi concludere il tutto con 30 GB di traffico dati in 4G da consumare come meglio preferisci (all’interno di uno smartphone, di un tablet, di un router portatile per fare semplice hotspot), con un limite imposto a 2 GB per i dati in roaming europeo (e una serie piuttosto importante per ciò che riguarda il tariffario chiamate / SMS quando si va fuori unione europea). Tutto ciò al costo di 6,99€/mese, un euro in più rispetto a quanto richiesto dall’operatore francese, comodamente ricaricabile e interrompibile quando più ritieni opportuno, senza vincolo alcuno. Giusto aggiungere anche che, rispetto a Iliad, ho. mobile non scala credito in caso di superamento dei 30 GB di traffico dati, blocca semplicemente la navigazione e permette così all’utente di accorgersene e di poter ricaricare un nuovo bundle mensile, facendo ricominciare il conto alla rovescia, evitando così brutte sorprese sulla carta di credito.

Costo della SIM e relativa attivazione a 9,99€ (quello che sono solito considerare un furto grosso modo legalizzato, e vale per ogni operatore), spedizione gratuita (io sono andato a recuperarla presso un’edicola dopo averla prenotata da sito web, nda) e prima ricarica di 7€, per un totale di 16,99€ che ti permettono di entrare nel mondo di ho. mobile.

ho. mobile è l'alternativa (secondo me migliore) a Iliad

Panoramica sulla consegna

Niente di più semplice: ho ordinato la mia SIM online ma, data l’altissima richiesta, sono stato costretto ad andarla a ritirare presso un’edicola da me scelta. Poco male nel mio specifico caso, Milano è ben servita e non ho avuto difficoltà alcuna nel recupero (e relativo pagamento in loco), cosa che non si può però dire per tutte le restanti località della nostra nazione, nel gruppo Telegram di amici sparsi un po’ per il nord Italia ho ben letto lamentele (e imprecazioni varie) per i chilometri necessari al recupero della SIM ordinata. Qui trovi i punti di ritiro comodamente organizzati su una mappa esplorabile, così puoi farti un’idea prima di muovere qualsiasi altro passo. Esiste, dopo un primo periodo critico, la possibilità di ordinare e farsi spedire la SIM fino a un massimo di 500 al giorno (e contrariamente al periodo iniziale, oggi questo limite sembra un po’ più di manica larga, seppur non troppo), tetto massimo che riparte da zero alla mezzanotte di ogni giorno.

Giusto per essere puntigliosi e rompiscatole: considera che sto facendo giusto ora un nuovo tentativo di acquisto e mi ritrovo davanti a questa situazione (che definire al limite del ridicolo credo sia poco, ma tant’è):

ho. mobile è l'alternativa (secondo me migliore) a Iliad 3

Io fortunatamente ho ormai superato questa fase e già messo mano da un mese circa sulla mia SIM, che ho torturato quanto basta.

ho. mobile è l'alternativa (secondo me migliore) a Iliad 4

Configurazione, applicazione, rete dati

Nulla che abbia a che fare con il calvario di Iliad. La SIM funziona immediatamente e sbaglia esclusivamente APN dati (verificato su più dispositivi), puntando a quelli di Vodafone quando in realtà dovrebbe bussare alle porte dei propri. Per questo motivo ti basterà sapere che dovrai modificare web.omnitel.it (o mobile.vodafone.it) con web.ho-mobile.it

ho. mobile è l'alternativa (per certi versi migliore) a Iliad

Se dovessi riscontrare dei problemi di navigazione mettendo il dispositivo iOS / Android in Hotspot, prova a cambiare l’APN (solo quello Hotspot Personale) inserendo internet.ho-mobile.it

Così facendo ho potuto immediatamente navigare e mettere alla prova la qualità della rete che poggia totalmente sulla struttura Vodafone, la migliore che io conosca in termini di velocità e stabilità del vero 4G (anche più di TIM, e lo dico con un po’ di rabbia perché sono cliente di ambo gli operatori e mi accorgo nettamente delle differenze).

Ai tradizionali test fatti di SpeedTest e Fast.com ho anche aggiunto in coda un “nuovo segnalato“: si tratta di compari.tech/speed, progetto portato alla mia attenzione per “spingere” il suo uso e devolvere qualche soldino in beneficenza (si tratta di poca roba, ma è pur sempre meglio di nulla):

For each user that runs the broadband speed test, Comparitech donates one cent (US$0.01) to either the Electronic Frontier Foundation (EFF), a non-profit digital rights advocacy group, or Computers 4 Africa, which funds access to computers in developing nations on said continent. The leading online speed test is run 3 billion times per year. If we can get just one percent of those people to use our broadband speed test, we could raise millions for charity.

ho. mobile è l'alternativa (per certi versi migliore) a Iliad 10

Risultati assolutamente giusti considerando che si tratta di un operatore MVNO che ha dichiarato sin da subito di poter mettere a disposizione del cliente finale un download da 60 Mbit/s e upload fino a 52 Mbit/s (come dichiarato nel PDF dedicato alla trasparenza). A questa trasparenza già di per sé giusta, si va ad aggiungere anche quella relativa all’eventuale sovraccarico di rete, che ovviamente permette a ho. mobile di salvaguardare la “propria” struttura limitando così le risorse a disposizione dei clienti:

Quando il carico della rete è particolarmente elevato, ho. può introdurre dei meccanismi temporanei e non discriminatori volti a garantire l’integrità e la sicurezza della rete, come la limitazione della velocità di connessione. Questo meccanismo viene attuato in via prioritaria sulle applicazioni che comportano un maggior consumo di banda (es. peer to peer o file sharing).

Vedi: ho-mobile.it/condizioni-generali.html

Applicazione

Grandissimo vantaggio nativo rispetto a Iliad, ma altrettanto grande tallone d’Achille per la prima registrazione senza attivazione della SIM. Le SIM ordinate via internet e consegnate direttamente a mezzo corriere / posta devono essere attivate tramite videochiamata (come spiegato qui), contrariamente a quelle recuperate in edicola o punto vendita che vengono più comodamente attivate in fase di ritiro e pagamento.

ho.
ho.
Developer: VEI s.r.l.
Price: Free
ho.
ho.
Developer: ho.
Price: Free

Ho saltato a piè pari quella che tanti affermano essere un’attivazione complicata e spesso malfunzionante (dato l’alta richiesta, bene ricordarlo) e ho quindi scaricato l’applicazione su iPad (non nativa, è quella di iPhone allargata a schermo quasi pieno) per poter creare l’utenza con la quale controllare i consumi e ricaricare agilmente il credito, riscontrando serie difficoltà legate alla consegna del messaggio SMS (che non può avvenire su iPad). Sono stato quindi costretto a spostare temporaneamente la SIM in S8, solo per poter recuperare il codice e terminare così la registrazione, che in ogni caso non è andata a buon fine al primo tentativo, costringendomi ad aspettare il giorno successivo per “eccessivo invio di SMS in un arco di tempo ristretto“.

Un po’ di pazienza e una sana dormita hanno risolto il problema, il giorno dopo sono riuscito a registrare il mio account e oggi posso controllare dall’area riservata (sito web o applicazione) i miei consumi, la mia offerta e altro ancora.

Supporto

È in questa occasione che ho provato a sfruttare il supporto dell’operatore, trovandomi in realtà davanti a un vicolo cieco. Sito web di supporto contenente molti documenti relativi a domande per le quali avevo già risposta, nessun numero telefonico da poter contattare (l’ho poi scoperto in seguito: 192121 da SIM ho. mobile, 800 688788 da qualsiasi altro operatore, dal lunedì al venerdì dalle 09:00 alle 22:00, sabato e domenica dalle 09:00 alle 20:00), supporto dalla pagina Facebook non pervenuto (e a tutt’oggi non ho ricevuto risposto alla domanda che avevo lasciato lì, posta a quella che dall’altro lato dovrebbe essere la loro interfaccia di supporto Social).

Bocciato su ogni fronte direi, almeno nel suo primo periodo di vita, certamente difficile ma critico anche per quei clienti che scelgono di cambiare operatore o affidare una nuova utenza che poi probabilmente useranno ogni giorno (e dalla quale si aspettano che tutto il meccanismo sia oliato e funzionante). Per questo specifico aspetto devo ammettere che mi ero trovato molto meglio con Iliad.

In conclusione

Un’offerta più costosa ma sicuramente più interessante per certi aspetti (mia soggettiva valutazione), senza considerare che puoi sfruttare la rete voce e dati Vodafone, dettaglio affatto trascurabile quando dall’altro lato (parlo di Iliad) hai ancora oggi a che fare con antenne di proprietà “inesistenti” (poche, non tutte ancora operative, dislocate male se consideriamo la totalità del territorio) e roaming spesso limitato sulla rete più robusta di Wind-Tre. La possibilità di effettuare un “reset” della mensilità quando lo si desidera (pagando un nuovo pacchetto da 6,99€) è certamente un vantaggio per tutti coloro che non riescono a stare dentro il tetto dei 30GB dati/mese (perle mi auguro rare, che magari non hanno a disposizione una connessione cablata in ufficio o a casa).

Questa scarsa disponibilità di SIM tra sito web e punti di ritiro / vendita è certamente però un punto a sfavore del “nuovo” MVNO, soprattutto in questo periodo storico fatto di winback che picchiano forte su tutti coloro che hanno abbandonato il loro precedente operatore (magari fisico) scegliendo la nuova alternativa ancora troppo debole per potersi permettere di fare contro-offerte che “non si possono rifiutare” (senza considerare che questo non è affatto il loro core-business, non per nulla l’offerta di ho. mobile così come Iliad è unica e uguale per tutti).

Approfitto del paragrafo di chiusura per dirti che, se sei in cerca della procedura di migrazione del tuo numero di telefono attuale (portabilità), la puoi affrontare direttamente via applicazione, seguendo quanto riportato da un ottimo articolo di WebNews.

Ora tocca a te. Hai già provato ho. mobile? Sei diventato cliente? La sceglierai in futuro? L’area commenti è a tua totale disposizione per discutere dell’operatore, dei problemi che riscontri, per condividere la tua esperienza.

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Sì, Iliad è arrivata ufficialmente in Italia, attraversando le Alpi e imparando un nuovo idioma rispetto al francese madrelingua. Questo è un altro di quegli articoli che leggerai solo dopo qualche tempo rispetto alla mia stesura, perché ripresi più volte, aggiornati prima di essere resi pubblici, così da fornirti quanti più riscontri reali possibili, basati sulla mia esperienza e su ciò che ho trovato di più interessante in giro per il web.

Iliad è arrivata in Italia, non senza problemi

Iliad

Conferenza stampa in diretta streaming per tutti, giornalisti coinvolti (fisicamente presenti quindi al lancio) e distributore di SIM con pannello touch (con le sembianze da sportello bancomat, per capirci) per poter immediatamente ritirare il proprio nuovo fiammante numero su rete dell’operatore d’oltralpe (prefisso scelto in Italia è il 351). Un’offerta chiaramente più che competitiva come annunciato dalla società nei mesi antecedenti il lancio: 5,99€/mese per avere chiamate illimitate verso fissi e mobili internazionali (oltre 60 destinazioni, verso fissi in Europa e fissi e mobili in USA, Canada), SMS illimitati verso fissi (?) e mobile nazionali e 30GB di dati in 4G+ superati i quali puoi continuare a navigare a 0,90€ per 100MB (affatto vantaggioso).

In Europa, grandissimo errore di comunicazione in fase di conferenza stampa e anche per diverso tempo alla luce del sole sul sito web, 2 GB di dati da poter utilizzare al posto dei 30 su territorio italiano, e non 32 (30 + 2) come inizialmente detto (qui trovi un articolo che ne parla). Se provi a farti i conti, questi tornano senza colpo ferire: dopo aver scorporato l’IVA al 22% dalla tariffa pagata per il rinnovo mensile della tua offerta, dovrai dividere quel numero per 7,7 (7,7€ è il costo di un GB di dati all’ingrosso in UE), moltiplicando il risultato per 2 e ottenendo così la quantità di GB di dati che l’operatore dovrebbe metterti a disposizione quando non ti trovi su territorio italiano.

Applicando il calcolo all’offerta Iliad, risulterebbe quindi un 4,91/7,7 (0,64 circa) *2, che porta a 1,28 GB (arrotondato per eccesso), ben al di sotto dei 2 GB garantiti.

Trovi maggiori informazioni sul calcolo dei GB dati in roaming ai quali hai diritto nel sito web di AGCOM: agcom.it/roaming-internazionale. Se vuoi evitare di metterti lì a fare conti, puoi visitare una pagina del sito di Vodafone all’interno della quale troverai un modulo rapido per il calcolo: vodafone.it/portal/Privati/Tariffe-e-Prodotti/Tariffe/Estero/euroroaming, espandi i Dettagli e inserisci la tariffa pagata per ottenere il massimo dei GB disponibili all’estero.

Bada inoltre che io ho usato il costo del GB di dati non aggiornato, poiché i vecchi 7,70€ del 2017 sono passati oggi a 6€, la sostanza sul calcolo poco sopra però non cambia. Le cose potrebbero invece cambiare prossimamente, poiché dal 1 gennaio 2019 il costo per un GB di dati arriverà a quota 4,5€, dal 1 gennaio 2020 3,5€, dal 1 gennaio 2021 3€ e infine dal 1 gennaio 2022 raggiungerà il suo picco minimo di 2,50€. Ciò non è però sicuro, poiché l’operatore può sempre scegliere se seguire l’andamento del mercato (e del costo all’ingrosso dei GB di dati) oppure se fissare un tetto massimo quando si è fuori dalla propria nazione, Iliad potrebbe quindi scegliere di confermare 2 GB di dati in modalità roam like at home.

Panoramica sulla consegna

Ciò detto, passiamo alla consegna, che sto attualmente aspettando dopo aver ordinato la SIM tramite il sito web, al secondo terzo quarto tentativo, per problemi nell’accettazione di taluni codici fiscali e ICCID di SIM per le quali viene richiesta portabilità (quest’ultimo non è il mio caso ma è quello di un Paolo a caso che ha deciso di fare il salto nel vuoto e passare direttamente al nuovo operatore, senza prima metterlo alla prova con un secondo smartphone o tablet, o magari modem LTE), Iliad è diventato ormai argomento di discussione principale all’interno di un gruppo comune di Telegram composto da vecchie babbione glorie che parlano di tecnologia quando gli va.

La mia consegna, al contrario di altri componenti di quel gruppo, va decisamente a buon fine, senza lunghi tempi di attesa che caratterizzano invece alcune altre spedizioni che sembrano essersi perse nel vuoto pneumatico. Registro il mio utente, scelgo il mio nuovo numero di telefono (non faccio portabilità alcuna perché preferisco prima mettere alla prova l’operatore, la nuova SIM andrà a finire nell’Asus Zenfone 5 in prova e poi nel mio iPad Mini, o all’occorrenza nel mio modem LTE) e pago quanto dovuto (SIM e primo mese di servizio, per un totale di 15,98€) con la carta di credito, stabilendo inoltre che sarà questa il metodo di pagamento ricorrente per non rimanere mai appiedato (ma si poteva anche scegliere di ricaricare manualmente il credito, cosa che puoi fare ancora oggi). La cosa che mi lascia un attimo perplesso è il costo della SIM, 10€ quasi per che cosa? Avrei potuto dire “il corriere che te la consegna”, ma la medesima cifra è stata richiesta anche a chi non ha scelto quel metodo di consegna.

BRT ha preso in carico la mia SIM il giorno 30 maggio, il 31 ho catturato fotografie e screenshot che puoi vedere qui sopra, ho attivato con successo la mia SIM (sì, il sito web parla spesso francese anziché italiano, un errore che ancora oggi è presente) e l’ho inserita nello smartphone.

Configurazione

Una pena totale. Appena arrivata e inserita all’interno dell’Asus Zenfone 5 provato e recensito qualche giorno fa, telefono di nuova generazione che dovrebbe procedere alla configurazione automatica dell’APN senza ulteriori aiuti dall’esterno, questo non è stato capace di portare a termine il compito costringendomi all’installazione dell’applicazione ufficiale rilasciata dall’operatore, disponibile sul Play Store (e solo lì):

Mobile Config
Mobile Config
Developer: Iliad Italia SPA
Price: Free

Peccato che anche questa, con sorrisetto nervoso di sconfitta impresso nel volto del sottoscritto, porta nel sacco le pive: aggiornamento della SIM necessario ma Servizio non disponibile e, già che ci siamo, messaggio anche in francese, che sia mai che io non capisca la mia lingua madre:

Ho provato ovviamente a disattivare il WiFi, a cancellare la cache del programma e anche a disinstallarlo completamente per poi reinstallarlo dallo Store (come avevo in ogni caso fatto la prima volta, nda). Il nulla più completo. Scelta alquanto discutibile è anche il non inserire in pagina di configurazione le informazioni necessarie (da andare a mettere manualmente in caso di necessità, come questo) oltre al collegamento per l’applicazione Android:

Iliad è arrivata in Italia, non senza problemi 2

Le informazioni te le riporto quindi io, fortunatamente recuperate dalle decine di siti web che le hanno rese note a poche ore dal lancio dell’offerta in Italia.

  • APN: iliad
  • Centro MMS: http://mms.iliad.it
  • MCC: 222 (che dovresti già trovare come voce di default)
  • MNC: 50 (che dovresti già trovare come voce di default)
  • Tipo APN: default,mms
  • Tipo MVNO: GID
  • Valore MVNO: F003 (che dovresti già trovare come voce di default)
Update

Aggiornamento del 21/6/18: ringrazio Miki64 che, in area commenti, mi ha segnalato una modifica al tipo di APN per poter sfruttare anche la funzione di tethering (relativo al piano dati):

Tipo APN: default,supl,dun

Iliad è arrivata in Italia, non senza problemi 11

Una volta salvato l’APN, la SIM aggancerà la rete Iliad e potrà navigare correttamente.

Assistenza tecnica

La cosa che mi è poco –se non per nulla– chiara è però l’impossibilità di chiamare qualsivoglia numero di telefono. Provandoci, ho ottenuto un bell’errore a video:

Iliad è arrivata in Italia, non senza problemi 12

E medesimo destino per gli SMS che, così come per le chiamate, dovrebbero essere illimitate. Poi, l’illuminazione: nonostante io abbia pagato la SIM (come puro pezzo di plastica) e il primo mese di servizio, controllando nella mia area personale noto il credito azzerato. Molti operatori non permettono di fare alcunché con credito pari a zero, decido quindi di chiamare il supporto per delucidazioni. Oh, wait, che peccato: non posso, non almeno dallo smartphone che sfrutta la SIM Iliad. Prendo quindi in mano il mio S8 con TIM e provo a chiamare il 177, che risulta (giustamente) non essere raggiungibile da questa rete. Cerco quindi un riferimento diverso nel sito di Iliad, che non c’è.

Iliad è arrivata in Italia, non senza problemi 13

Lo trovo, quel riferimento, passando per tutt’altro sito, si tratta di un numero di telefonia mobile, che puoi quindi chiamare anche quando sei all’estero (dove ti ritroveresti nella medesima mia situazione, dato che il 177 non verrebbe interpretato dal tuo operatore in roaming): +39 351 8995177. Una manciata di minuti di attesa e riesco finalmente a parlare con una gentilissima operatrice che ringrazio, e con la quale mi scuso per aver buttato giù la telefonata per errore durante i nostri test. Abbiamo dapprima sbloccato la questione SMS e poi, grazie allo sblocco, messo a posto anche la parte voce con un SMS di autoconfigurazione.

Sembrerebbe che lo ZenFone 5 non sia stato capace di configurarsi il numero del centro servizi SMS, e che questo non sia raggiungibile (per la modifica) via Avanzate dell’applicazione Messaggi di Android. Ho quindi digitato (dall’applicazione Telefono) il codice *#*#4636#*#* che mi ha portato alla schermata di verifica per ottenere informazioni su scheda SIM e aggancio ai servizi, fatto l’aggiornamento forzato del numero del centro servizi SMS (+39 351 9999600) e riavviato lo smartphone.

A riavvio completato gli SMS che avevo inviato di test hanno cominciato a lasciare il recinto dello smartphone, arrivando finalmente a destinazione. Ho quindi approfittato della cosa per inviare un nuovo messaggio, stavolta contenente il testo “CONF” (senza virgolette) al 2049, ottenendo finalmente un messaggio di configurazione automatica che ha terminato l’opera permettendomi di sfruttare anche le funzioni voce della SIM.

Update

Aggiornamento del 21/6/18: Gianluigi mi segnala che Iliad ha finalmente reso disponibile una pagina dedicata all’Assistenza, ben più ricca di quanto disponibile fino a ora (e lo posso confermare). Puoi sfruttarla anche tu visitando l’indirizzo iliad.it/assistenza.

Rete dati

Non brillante, ma ha bisogno di tempo per migliorare, ne sono certo. Ho chiaramente eseguito più test di velocità, in più punti della città e per ora solo a Milano (avrò modo di metterla alla prova anche in altre località entro breve, anche all’interno di un modem LTE che recensirò quanto prima). Ti propongo qualche screenshot confrontato con TIM e Vodafone.

Ora, tralasciando l’imbarazzante divario creato da Vodafone che può vantare una rete dati davvero pazzesca in quanto a velocità (e i test Vodafone sono stati eseguiti con un vecchio iPhone 6, per dovere di cronaca), Iliad ha inizialmente preso schiaffi da ogni competitor. Nel corso del tempo le cose sono però migliorate, ho documentato altri test:

Il ping è sempre alto, ma è una colpa attribuibile al fatto che –ancora oggi– molte (troppe?) delle SIM stanno navigando passando per la Francia, dove evidentemente Iliad era già pronta a incanalare il traffico dati, in attesa di esserlo anche in Italia come annunciato e come in corso d’opera. Ricordiamoci inoltre che –in attesa di una più robusta rete di antenne nostrane– Iliad poggia diverso suo traffico su Wind-3, dalla quale ha anche acquistato parte di quelle antenne, dismesse durante la fusione delle due grandi società, così da dare quanta più copertura possibile (cosa vitale e obbligatoria da parte di un operatore non virtuale).

Allo stato attuale, la mia SIM passa ancora per la Francia (controllo ripetuto più volte anche dopo riavvio). Se vuoi, puoi testare la tua utilizzando un nuovo tool che ho messo a disposizione su Public: public.gfsolone.com/tools/ip

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In conclusione

Il lancio di Iliad, nonostante mesi di rumors, pubblicità dall’impatto “Wow” e promesse di rivoluzione, ha quel sapore di incompleto, di frettoloso e forse non ancora pronto a prendere senza rischi quell’onda quando fai male i calcoli con l’acqua mossa del mare, lanciandoti oltre la finestra consentita e prendendo uno schiaffo in faccia che la metà basta. Ciò non vuol dire che si tratti di una mossa sbagliata, ma solo che ci sarà più da correre e lavorare, cercando di mettere “in bolla” la creatura, utilizzando me e tutti gli altri early-adopters come cavie che possono fornire quanti più feedback possibili, senza la pretesa (da parte nostra, da clienti) di avere a disposizione la terra promessa, perché questa ancora non la vedo lì all’orizzonte, forse i miei occhi la scorgeranno tra qualche tempo.

L’offerta è valida, il sito web è valutabile al limite della sufficienza perché mancano ancora troppi dettagli (l’errore dell’embed di mappa Google oltre i limiti API gratuiti al lancio è stata una mossa forse davvero troppo banale e assai prevedibile, per dire), questo parla troppo spesso ancora francese anche quando si va a ritoccare le opzioni; alcune di queste sfociano in errori che non è possibile risolversi in autonomia costringendo il supporto a intervenire, insomma, non un bel vedere.

Iliad è arrivata in Italia, non senza problemi 25

In attesa che le cose inizino a prendere una piega migliore, il mio test della SIM termina qui per ciò che riguarda il bouquet dell’offerta completa. Passerà ora all’interno di un modem LTE che presto metterò alla prova e del quale ti parlerò :-)

Ora tocca a te. Hai già provato Iliad? Sei diventato cliente? La sceglierai in futuro? L’area commenti è a tua totale disposizione per discutere dell’operatore, dei problemi che riscontri, per condividere la tua esperienza.

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Tra le discussioni quotidiane alla macchinetta del caffè c’è certamente quella relativa ai costi nascosti (e non) della telefonia mobile, protagonista indiscussa in un panorama che ha messo all’angolo anche il classico e superato telefono fisso di casa. Ciò che più forse ci colpisce da vicino è proprio quella serie di gabole che possono passare inosservate a prima vista, per poi ripresentarsi in maniera più sfacciata e molto meno carina in bolletta, con conseguente avvelenamento del fegato e interminabili minuti passati al telefono con il supporto commerciale.

Voglio provare a raccogliere tutti i più classici costi nascosti che potresti ritrovarti nel conto finale, quando ormai è troppo tardi per poter recriminare qualcosa, o per lo meno quando non vale più la pena perdere ore preziose del tuo tempo per cercare di ottenere un rimborso che arriverà sempre troppo tardi.

Tu che sai tutto, che smartphone devo acquistare? 1

Piano tariffario di base

Ti sembra tanto stupido e banale? Non lo è. Il piano tariffario di base è quella serie di condizioni contrattuali che determinano le fondamenta del tuo rapporto con l’operatore telefonico. Seppur “sovrascritto” dal pacchetto di minuti, SMS (se presenti all’appello) e GB di dati da consumare entro il mese (con o senza soglie settimanali), questo può importi delle condizioni che potrebbero pesare sul conto da pagare in cassa. Ponendo il caso in cui tu finissi i minuti mensili a disposizione, andresti a pagare la cifra relativa allo scatto alla risposta (se prevista da contratto) seguita da tariffazione al minuto (spesso anticipato) proprio del tuo piano di base.

Poco tempo fa ti ho parlato dei piani PRIME go di TIM e di come poterli disattivare, perché io per primo sono stato vittima di quel piano tariffario di base che ha pesato di più sulla mia bolletta (ricarica mensile, ma poco cambia ai fini economici), fino a quando non sono passato ad altro (senza servizi in più non richiesti e fatturati in maniera quasi del tutto trasparente). Ciascun operatore ha un suo piano base che viene proposto al cliente quando sottoscrive un primo contratto, occhio quindi alle condizioni riportate e informati tramite siti web ufficiali su come poterlo cambiare nel caso in cui questo ti porti a pagare di più rispetto a ciò che hai realmente chiesto.

Credito residuo

Collegandomi a quanto appena scritto poco sopra, nel caso in cui la tua SIM preveda una ricarica mensile, forse ti conviene sapere che Vodafone richiede € 0,40 per ogni telefonata che fai al numero 414, quello che ti fornisce il tuo credito residuo, cosa che non accade con nessun altro operatore. I competitor, e Vodafone stessa, offrono il medesimo dato gratuitamente tramite applicazione ufficiale o sito internet, che ti consiglio caldamente di utilizzare:

My Vodafone Italia
My Vodafone Italia
MyTIM Mobile
MyTIM Mobile
Developer: TelecomItalia
Price: Free
My3 | Area Clienti 3
My3 | Area Clienti 3
Developer: Wind Tre S.p.A.
Price: Free
MyFastweb
MyFastweb
Developer: FASTWEB S.p.A
Price: Free

I collegamenti diretti proposti sopra puntano ad applicazioni Android, qui di seguito ti propongo i collegamenti verso le equivalenti disponibili per iOS:

My Vodafone Italia
My Vodafone Italia
Price: Free
MyTIM Mobile
MyTIM Mobile
Price: Free
My3 | Area Clienti 3
My3 | Area Clienti 3
Developer: Wind Tre S.p.A.
Price: Free
MyFastweb
MyFastweb
Developer: Fastweb Spa
Price: Free

Chiama ora / Ti ho cercato

Uno di quei servizi che abbiamo tutti sempre avuto, diventati poi a pagamento nel corso del tempo, seguendo l’onda delle tariffe sempre più competitive (alle quali togliere sempre più servizi aggiuntivi). TIM richiede € 1,90 al bimestre (qui maggiori informazioni), per Vodafone servono € 0,12 al giorno (solo se utilizzi il servizio, come meglio specificato qui), Wind € 0,19 a settimana (che verranno calcolati dalla ricezione del primo SMS di notifica di questo servizio, per un massimo di 7 giorni di copertura, appunto), e infine H3G che si attesa su € 1,50 al mese (qui maggiori informazioni).

Per disattivare i rispettivi servizi, ti rimando a qualche riferimento ben spiegato:

Segreteria telefonica

Serve davvero a qualcosa? Appurato che chi ha interesse nel cercarti ci proverà successivamente a un primo contatto fallito (quasi sicuramente, nda), la segreteria telefonica è uno di quei plus che quasi mai viene dato gratuitamente (ancora di più dopo la rimodulazione di tutti i servizi accessori). H3G lo fa pagare € 0,20 a chiamata a prescindere dalla durata di quest’ultima o dal reale ascolto dei messaggi che hai in coda, mentre per TIM il costo varia a seconda del piano tariffario; scalino più alto del podio per Vodafone, la quale addebita € 1,50 al giorno (solo in caso di utilizzo), per Wind si parla invece di 12,40 centesimi di euro a chiamata.

Come fatto per il precedente paragrafo, ecco cosa ti serve sapere per disattivare il servizio sul tuo numero telefonico:

Tethering

Diventato ormai più importante quasi delle chiamate, il servizio di tethering ti permette di utilizzare lo smartphone o il tablet come hotspot, ovvero creare una rete WiFi alla quale potrai far agganciare altri strumenti per navigare in internet (come un PC portatile, per fare un esempio). È storia ormai risaputa e che in passato ha scatenato non poche ire dei clienti: alcuni operatori hanno fatto pagare questo come fosse un servizio accessorio. Vodafone è uno di quelli che ne ha fatto quasi un cavallo di battaglia, diffidata lo scorso marzo dall’AGCOM.

Allo stato attuale non mi sembra ci sia evidenza di ulteriori operatori che giocano questo brutto scherzo (anche perché -per Vodafone- si parlava di 6€ al giorno per poter sfruttare la funzione di tethering, una cosa dell’altro mondo se pensiamo a come viene utilizzato lo strumento smartphone con relativa SIM), ma puoi sempre segnalarmi cosa mi sono perso utilizzando l’area commenti.

Recesso anticipato

Partiamo dalla doverosa premessa: se decidi di cessare un contratto in seguito a una delle tante (troppe) modifiche unilaterali imposte dal gestore telefonico, quest’ultimo NON può chiederti penale alcuna (che poi nessuno la chiamerà penale ma costo per la disattivazione del contratto, questo è altro discorso).

Ciò detto, occhio ai costi che ti vengono addebitati nel caso in cui tu decidi di non onorare più il contratto in essere prima di un certo numero di mesi “promessi” all’operatore. È il caso, per fare un esempio, di Tim Special Medium; 24 mesi di contratto pressoché obbligatorio per non pagare una penale di 39 euro. Succo del discorso identico con Wind (16 euro di penale se la si abbandona prima di 24 mesi) e con H3G, che obbliga al pagamento di 49 euro se si disdice anticipatamente il vincolo legato alla All-In Prime Special. Infine Vodafone, che con la promozione Vodafone Smart chiede di ricaricare il conto di almeno di 180 euro prima di passare ad altro operatore, per non incorrere nella penale di 26 euro.

Ho dimenticato qualcosa?

Potrei forse citarti il servizio Rete Sicura di Vodafone (vodafone.it/portal/Privati/Vantaggi-Vodafone/La-nostra-Rete-Veloce/Rete-Sicura/Vodafone-Rete-Sicura) al costo di 1€/mese dopo i primi due rinnovi offerti gratuitamente, ma non mi pare ci sia altro per cui rimanere sulla difensiva. Lo scorso febbraio DDAY aveva dedicato ai costi nascosti un buon articolo riepilogativo con tanto di tabella riportante i valori economici da sostenere per ciascun operatore, ne consiglio la lettura (seppur alcune cose sono cambiate nel frattempo).

Al solito, per qualsiasi ulteriore informazione o osservazione, sentiti libero di utilizzare l’area commenti qui di seguito. Più informazioni si hanno a disposizione, più è possibile difendersi da questo tipo di costi non sempre ben pubblicizzati (a voler usare un eufemismo).


immagine di copertina: unsplash.com / author: Alvaro Reyes

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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Quando ho deciso di spendere quei 40€ per l’acquisto di una Amazon Fire TV Stick, l’intenzione era quella di provarla e capire se potesse fare al caso dell’ambiente cucina e living poco smart dei miei genitori, con televisori collegati –fino a oggi– ai piccoli Roku targati e personalizzati NOW TV, abbastanza limitati nei movimenti, ormai non al passo con i tempi. Ti racconto com’è andata e perché potresti farci anche tu un pensierino, se l’intenzione è quella di poter personalizzare (di molto, rispetto al semplice Cast) il tuo rapporto con il televisore e i contenuti video.

Amazon Fire TV Stick | Basic Edition: ha senso l'acquisto? 1

Amazon Fire TV Stick

Parto con il dirti che sono stato utilizzatore di Google Chromecast per anni, e ancora prima di Apple TV (subito prima che il TvOS lasciasse il giusto spazio allo Store e alle applicazioni di terze parti, quando statisticamente in casa Android ha preso il sopravvento), questo mi è sempre bastato, streaming diretto dai miei dispositivi e decoder satellitare per tutto il resto. Amazon Fire TV Stick non era prevista, così come un qualsiasi altro box TV Android più carrozzato e specifico. Amazon Fire TV Stick può collocarsi in una fascia di mercato medio-bassa, dedicata a chi vuole rendere smart il proprio televisore, completandolo con applicazioni che sei abituato a usare quotidianamente su smartphone o tablet (entro i limiti hardware imposti dal prodotto).

Nella sua versione Basic Edition, Amazon Fire TV Stick propone la chiave da collegare alla porta HDMI del televisore (con relativa prolunga, per farla un pelo più assomigliare a Chromecast e per aiutare chi ha posizionato il televisore a corta distanza dal muro), un cavo microUSB e un comune adattatore da inserire in una presa per l’alimentazione, inclusi anche telecomando Fire TV e 2 batterie AAA (il telecomando può essere “sostituito” dall’applicazione Fire TV per Android e iOS).

App Telecomando Fire TV
App Telecomando Fire TV
Amazon Telecomando Fire TV
Amazon Telecomando Fire TV

Ho iniziato a configurarlo, installare nuove applicazioni approfittando delle proposte Amazon in primo piano, per poi perdermi in un mondo di personalizzazioni fatto perlopiù di alternative realizzate da terzi, ben distanti dalla raccolta organizzata in malo modo dal big del commercio (sì, non sopporto davvero l’organizzazione delle categorie e suddivisione delle applicazioni proposte da Amazon, oltre il “Primo piano” si entra in un pozzo di confusione più unico che raro).

Acquistare una Amazon Fire TV Stick oggi vuol dire riuscire a portare sullo schermo di casa Amazon Prime Video, servizio altrimenti non “castabile” (fa schifo, lo so, è per fartela rapida) a causa della solita annosa questione legata all’antipatia tra Google e Amazon (la stessa che ha causato la magica sparizione dell’applicazione YouTube proprio da Fire TV Stick, ora accessibile solo tramite browser, nda). Fino a oggi, l’unico modo che avevo per guardare Prime Video oltre l’utilizzo dell’iPad Mini (limitato quindi dalla sua massima diagonale di monitor) era accendere la Xbox One X e utilizzare l’applicazione installata dallo Store di Microsoft:

Amazon Prime Video
Amazon Prime Video
Developer: Amazon Development Centre (London) Ltd
Price: Free

L’interfaccia, fatta eccezione per l’organizzazione delle applicazioni installabili in un secondo momento (come già detto qualche riga più su), è sufficientemente valida e semplice da utilizzare, si può intuire quanto basta come e dove muoversi, ma si potrebbe fare di gran lunga meglio (qui Netflix può solo fare scuola, così come in generale un qualsivoglia buon launcher per Android).

Posso dirti che rispetto a Chromecast, Amazon Fire TV Stick è certamente più comoda per una questione di libertà rispetto ai dispositivi posseduti, ma scomoda per quello che riguarda il controllo dello streaming (un Plex che trasmette a Chromecast può essere facilmente controllato dall’area notifiche dello smartphone, per mettere in pausa o muoversi in avanti / indietro rispetto al momento che si sta visualizzando con un solo clic), con però il minimo comune denominatore dovuto alla compatibilità con un numero limitato di applicazioni, cosa che con Amazon Fire TV Stick si nota molto meno, grazie alla possibilità di personalizzazione (più ampia rispetto al concetto espresso da Amazon stessa).

Personalizzazione

È forse questo il paragrafo più interessante per il cliente finale, soprattutto con quello che adora mettere le mani sotto al cofano senza accontentarsi di ciò che che viene proposto dal libretto di istruzioni. Ciò che ti serve avere a disposizione per poter procedere con questa parte di articolo è uno smartphone o tablet Android (ultima spiaggia è un emulatore installato sul tuo PC, come BlueStacks), che ti renda la vita maggiormente comoda grazie all’applicazione Apps2Fire:

Apps2Fire (Original)
Apps2Fire (Original)
Developer: Koni
Price: Free

Prima di partire: modalità sviluppatore

Per poter operare su Fire TV Stick in totale (o quasi) libertà, ti servirà attivare la modalità sviluppatore e la comunicazione ADB (quest’ultima fondamentale per lo scambio dati via IP con Apps2Fire). Per effettuare la modifica dovrai andare nel menu Impostazioni, spostarti in Dispositivo, quindi Opzioni sviluppatore, e infine attivare Debug ADB e Applicazioni da fonti sconosciute.

Configurazione di Apps2Fire

Ora che la Fire TV Stick è pronta, apri Apps2Fire così da poterla configurare. Spostati nella schermata di Setup (l’ultima) e inserisci l’indirizzo IP della tua Fire TV Stick. Se non conosci quest’ultimo, vai nelle Impostazioni di Fire TV Stick, spostati sotto DispositivoInformazioni → Rete, leggi sulla destra i dettagli e riporta l’indirizzo IP nell’applicazione:

Fai clic su Save, verrà tentata la connessione alla tua Fire TV Stick. Fatto ciò, si può procedere con qualche piccolo esperimento.

Mediaset Infinity

Altro servizio che ho sempre mandato in streaming via Chromecast e che, con l’aiuto di Apps2Fire, è possibile installare su Fire TV Stick anche se non dichiarato compatibile (e quindi non disponibile nelle applicazioni proposte nell’elenco ufficiale di Amazon). Tutto nasce da un thread all’interno del forum di XDA, dicembre dello scorso anno: forum.xda-developers.com/fire-tv/themes-apps/app-mediaset-infinity-apk-android-tv-t3715377.

Sky Online o Mediaset Infinity? La verità sta sempre nel mezzo 5

La procedura di installazione è semplice e te la riporto qui di seguito (già verificata con successo).

Via Smartphone (e Apps2Fire)

  • Scarica tramite smartphone (tablet o Android su PC) il file APK di Infinity per TV che trovi su XDA. Per tua comodità, ne ho salvato una copia all’indirizzo gioxx.org/fire/apk/Infinity_1.0.5.apk.
  • Apri Apps2Fire, spostati sotto Fire TV Apps e fai clic sull’icona Upload (quella con la freccia rivolta verso l’alto) per iniziare la procedura di caricamento APK. Salvo errori, il pacchetto di Infinity si troverà all’interno della cartella Download del tuo smartphone, fai clic su di esso e lascia che Apps2Fire faccia il resto, caricando sulla Stick Infinity e installandola.

Avvia l’applicazione ed effettua il login, goditi ora il catalogo Mediaset al quale hai accesso.

Via Fire TV Stick

  • Installa Downloader (programma suggerito già alla prima installazione di Amazon Fire TV Stick), aprilo e puntalo all’indirizzo go.gioxx.org/infinityapk, questo ti permetterà di scaricare l’APK di Infinity nella memoria di Fire TV Stick, dovrai solo installare manualmente l’applicazione.

C’è solo Infinity?

Amazon Fire TV Stick (Basic Edition): è un acquisto sensato? 3

Affatto. C’è TIMVision, ma anche SkyGo o RaiPlay, APK che trovi facilmente tramite GitHub, puntando il browser all’indirizzo github.com/TheMiguelBi/APP_for_Amazon-Fire-Tv-Stick_BasicEdition e che puoi installare con gli stessi metodi che ti ho riportato sopra per Infinity.

La RAI, per esempio, preferisco richiamarla tramite Kodi (e insieme a lei anche La7, Mediaset On Demand e altro ancora).

Kodi per Fire TV Stick

Il mondo che include altri mondi, Kodi è il Media Player che da anni monopolizza i Media Center di molti salotti o semplici postazioni da lavoro portatili. Puoi installarlo anche su Fire TV Stick, è semplice e puoi farlo rapidamente tramite Downloader. Ti ho creato un collegamento rapido che punta alla giusta versione per l’architettura utilizzata dalla Stick di Amazon: go.gioxx.org/firekodi.

Amazon Fire TV Stick (Basic Edition): è un acquisto sensato? 4

Una volta installato, puoi espandere i confini del semplice Media Player locale arricchendolo di plugin che puoi facilmente reperire online, chiaramente aggiungendo sorgenti sorgenti esterne.

Prima di continuare

Ti tocca abilitare l’installazione di plugin di terze parti da fonti sconosciute, un po’ come fatto prima per l’installazione degli APK in Fire TV Stick. Vai nelle Impostazioni e spostati in Add-ons, quindi abilita l’opzione Fonti sconosciute (nella parte di destra, come in immagine di seguito seppur in lingua inglese):

Amazon Fire TV Stick (Basic Edition): è un acquisto sensato? 6

Ora puoi procedere

Per farlo vai nelle ImpostazioniFileAggiungi Sorgente, quindi fai clic su <Nessuno> e imposta l’URL verso il repository dei plugin (e non solo) da installare, per esempio https://gioxx.org/fire, spazio personale che ho creato per raccogliere alcuni plugin sicuramente funzionanti e testati, messi anche a tua disposizione. Una volta dato un nome e aggiunta la sorgente esterna, potrai richiamarla per l’installazione di file ZIP.

Spostati nella schermata degli Add-on e scegli di installarne da Repository (Installa da repository), quindi fai clic su “..” (è la prima voce in alto in ordine alfabetico, servirà per salire di un livello) → Installa da un file zip.

Amazon Fire TV Stick (Basic Edition): è un acquisto sensato? 5

Scegli ora il repository esterno che hai precedentemente inserito in Kodi e seleziona il file ZIP da installare. Nella sorgente esterna che ti ho messo a disposizione troverai alcuni plugin potenzialmente interessanti anche per te, come quello dedicato alla Rai, Mediaset On-Demand, La7 e altri ancora, devi solo prenderti un po’ di tempo per effettuare i tuoi test.

In conclusione

Da qui in poi, ti basterà qualche ricerca Google e del tempo libero perché di grandi limiti associati a Kodi io non ne ho trovati. C’è tanto da scoprire, e Amazon Fire TV Stick ti offre la possibilità di farlo a un giusto prezzo, per lo meno fino a quando non deciderai di crescere (alzare l’asticella dai, mica mi riferisco alla tua età anagrafica!) e guardare con interesse al mercato dei box Android che offrono maggiori prestazioni (processori, RAM e memoria disponibile dai tagli decisamente più alti rispetto alla configurazione comunque valida di Fire TV Stick).

Acquistare Amazon Fire TV Stick per un cliente Prime vuol dire spendere circa 40€ (39,99€), che diventano 60 (59,99€) per chi cliente Prime non lo è. Il mio consiglio è quello di acquistare il prodotto se sei cliente Prime, o farlo fare al collega di lavoro (o amico) che lo è e che potrà acquistarne fino a due con il proprio account, perché per 60€ probabilmente punterei su altro (o conserverei quel budget per aggiungerci qualcosina e acquistare un box più performante).

Di certo c’è che l’esperienza rispetto a Google Chromecast cambia parecchio, e devo rimangiarmi la parola (basata un po’ sulla fiducia) verso coloro ai quali avevo detto che acquistare Amazon Fire TV Stick era inutile se si possedeva già Chromecast. Si possono fare maggiori esperimenti e far funzionare applicazioni non compatibili con Chromecast, senza metterci di mezzo una terza parte costituita dagli smartphone o tablet che mandavano il loro Cast verso il televisore, talvolta rimettendoci in qualità e stabilità di segnale (con Plex queste cose si notavano parecchio, soprattutto su flussi streaming esosi).

Per qualsiasi dubbio o ulteriore informazione inerente l’articolo, ti ricordo che l’area commenti è a tua totale disposizione :-)

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato di tasca mia per capire se potesse fare al caso dei miei genitori, ho finito per tenerlo, personalizzandolo per le esigenze di casa mia e di Ilaria!
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Mi sono preso del tempo, come faccio sempre quando ci sono novità importanti in questo campo, anche se all’apparenza questa non possa sembrarlo a primo impatto (d’altronde, cambiano solo dei DNS, giusto? :-) ). La notizia è del primo aprile, abbiamo un po’ tutti pensato al più classico dei pesci, e invece no, la cosa era sera e lo è ancora tutt’oggi: Cloudflare ha lanciato i suoi nuovi DNS pubblici, in collaborazione con APNIC, mettendo a disposizione del mondo gli IP 1.1.1.1 e 1.0.0.1 (rispettivamente DNS primario e secondario).

1.1.1.1 è la vera risposta a 8.8.8.8?

I DNS sicuri di Cloudflare

We will never log your IP address (the way other companies identify you). And we’re not just saying that. We’ve retained KPMG to audit our systems annually to ensure that we’re doing what we say.

Frankly, we don’t want to know what you do on the Internet—it’s none of our business—and we’ve taken the technical steps to ensure we can’t.

[…] 1.1.1.1/#explanation

L’obiettivo della coppia (Cloudflare e APNIC, nda) è chiaro da subito, ed è quello di fornire un servizio alternativo a quelli già presenti sul mercato, mettendoci del proprio, cercando di assicurare all’utente finale una privacy che altri probabilmente non possono / vogliono offrire per questione di business o per mancanza di interesse verso la “beneficenza” (questo tipo di struttura ha un costo, e generalmente non è quello equivalente alla paghetta settimanale che la nonna ti dava all’epoca della gioventù pre-adolescenziale). Cosa si ottiene in cambio è pubblicamente riportato dal blog di APNIC, più precisamente in questo estratto:

In setting up this joint research program, APNIC is acutely aware of the sensitivity of DNS query data. We are committed to treat all data with due care and attention to personal privacy and wish to minimise the potential problems of data leaks. We will be destroying all “raw” DNS data as soon as we have performed statistical analysis on the data flow. We will not be compiling any form of profiles of activity that could be used to identify individuals, and we will ensure that any retained processed data is sufficiently generic that it will not be susceptible to efforts to reconstruct individual profiles. Furthermore, the access to the primary data feed will be strictly limited to the researchers in APNIC Labs, and we will naturally abide by APNIC’s non-disclosure policies.

[…] labs.apnic.net/?p=1127

La posizione dominante della struttura CDN di Cloudflare è certo garanzia di qualità e stabilità, perché estremamente capillare e facile da raggiungere da qualsivoglia posizione nel globo, questi due nuovi DNS includono tra l’altro la sicurezza del “nuovo” (si fa per dire) trasporto dati DNS-over-TLS, permettendo alle informazioni di transitare in maniera criptata, che completa il quadro sicurezza grazie al DNS-over-HTTPS (già compatibile con Chrome, nda), il quale supporta diverse tecnologie di crittografia come QUIC o HTTP/2 Server Push, ed è quindi già pronto per un futuro che dovrebbe progressivamente abbandonare la risoluzione dei nomi a dominio per come noi tutti la conosciamo e per come l’abbiamo “vissuta” fino a oggi (stiamo parlando di una tecnologia che è vecchia quanto l’internet o quasi, e che nella realtà può essere comparata alla rubrica telefonica che le persone anziane tengono di fianco al telefono analogico messo in bella vista nel salotto buono).

La prova sul campo

I fatti raccontano ciò che sei, la teoria è bella ma rimane spesso a far compagnia all’aria fritta. Dopo anni di utilizzo del (da tanti considerato) nemico Google (8.8.8.8/8.8.4.4), ho scelto di modificare la configurazione di una macchina Windows (questa) forzandola a risolvere i nomi a dominio tramite il nuovo servizio. Velocità e stabilità assolutamente corrette, risoluzione pressoché immediata anche partendo da una sessione browser completamente pulita, senza cache, senza dati precedentemente memorizzati, confermando quei tempi anche tramite un prompt dei comandi aperto contemporaneamente.

1.1.1.1 è la vera risposta a 8.8.8.8? 1

In pratica la nuova coppia di DNS sembrano mantenere le promesse tanto decantate da Cloudflare in primis, confermate ufficialmente anche da DNSPerf.com, progetto (quest’ultimo) di terza parte, che da anni mette alla prova –tra le altre cose– i resolver DNS disponibili in tutto il mondo, lo stesso che misura anche le performance del servizio offerto da Google, il quale arriva a occupare la quarta casella sul tracciato, dietro Cloudflare (al primo posto), OpenDNS (che appartiene a Cisco ormai dal 2015) e Quad9 (free, open e private anche lui, in collaborazione con IBM, Global Cyber Alliance e Packet Clearing House).

Ma poi …

Se si va a filtrare la qualità del DNS anziché la velocità di risoluzione, Cloudflare occupa l’ultimo posto (97,22% in Europa, 94,81% globalmente), risultato tutt’altro che valido, di cui certo non vantarsi troppo ad alta voce. In Europa sembra che la qualità massima appartenga ai DNS di Comodo, Google si posiziona in questo caso al sesto posto (oltre la metà della classifica). Giusto per dare il metro di giudizio, la qualità è definita così da DNSPerf:

“Quality” shows the uptime of nameservers. For example if a provider has 4 NS and 1 fails then quality is 75% for that location and benchmark. This means even though the provider is marked as down a real user could still get an answer thanks to the round robin algorithm used by DNS. “Quality” does not represent the real uptime of a provider

Ciò non vuol quindi dire che il servizio DNS in sé non risponda, ma più semplicemente che la tua richiesta viene consegnata a una macchina in quel momento accesa e pronta a lavorare, facendoti perdere un attimo più di tempo per arrivare a destinazione, ed è quello che è già capitato al servizio di Cloudflare che –solo a dirlo– fa un po’ sorridere considerando il principale business dell’azienda (la lotta al downtime, servendo e mostrando qualcosa di sempre reperibile anche se così non è nella realtà specifica del sito web e del relativo database in uso). Ho volutamente analizzato questo dato perché quello relativo all’uptime (parlando sempre di DNSPerf) è pressoché inutile al giorno d’oggi:

“Uptime” shows the real uptime of DNS provider. A provider is marked as down only if all nameservers go down at the same time. (in the select location)

È davvero difficile (se non quasi impossibile) che un servizio di questo tipo vada completamente offline, soprattutto considerando che dietro ci sono importantissime aziende che possono vantare infrastrutture complesse, ridondate, che hanno dato il giusto peso al Disaster Recovery e che possono quindi deviare il traffico verso strutture di backup pronte a rispondere quando la situazione si fa calda.

Gli altri parametri utilizzati dal servizio di misurazione sono molto chiari ed equi per tutti i giocatori sul campo:

  • All DNS providers are tested every minute from 200+ locations around the world.
  • Only IPv4 is used.
  • A 1 second timeout is set. If a query takes longer, its marked as timeout.
  • “Raw Performance” is the speed when quering each nameserver directly.
  • The data is updated once per hour.

Difetti di gioventù? Possibile, eppure è proprio in quel momento che devi cercare di avere la maggiore potenza di fuoco possibile, perché la curiosità attira le persone, e queste proveranno il tuo servizio mettendoti in seria difficoltà se non hai fatto i giusti conti con l’oste. È una cosa del tutto naturale, che può sfuggire di mano e che può portare a ottenere l’effetto contrario, quello tipico da vanto al bar, presto però fatto tacere da qualcuno che dimostra tutto il contrario.

Ho modificato la configurazione del mio Fritz!Box 7590 variando DNS primario e secondario, da Google a Cloudflare, ottenendo –una sera di qualche giorno dopo– un blackout parziale di rete durato (in realtà sopportato) circa 30 minuti, durante i quali caricavo a singhiozzo risorse internet. Ed è proprio in quel momento che ho riportato la situazione alla precedente configurazione, rimettendo al loro posto i DNS di big G., riprendendo così a navigare correttamente con ogni dispositivo connesso alla rete di casa. Ti metto a tacere se in questo momento stai pensando potesse trattarsi di un problema relativo al router o alla fibra di Fastweb, perché tutto funzionava perfettamente se la risorsa esterna era stata già precedentemente agganciata (senza necessità di ulteriore risoluzione DNS), dandomi rogne esclusivamente con le nuove, senza considerare che alla variazione dei resolver tutto è tornato immediatamente a funzionare come nulla fosse mai successo.

Il dettaglio del comportamento misurato di 1.1.1.1 lo trovi all’indirizzo dnsperf.com/dns-resolver/1-1-1-1, noterai tu stesso delle altalene comprensibili e ovviamente nella norma nel corso del tempo. C’è una costanza quasi incredibile invece per il servizio di Google (tenendo ben presente che non si può brillare ovunque, e che bisognerebbe scegliere dei DNS in grado di avere e dimostrare buone performance in base a dove ci si trova fisicamente per più tempo).

In conclusione

Darò certamente una seconda possibilità a Cloudflare, per me è molto importante che tutto funzioni egregiamente in casa, ci tengo, tanti servizi girano e servono me e la mia famiglia anche fuori da qui (su smartphone e non solo), poter vedere contenuti multimediali, navigare, usare la posta elettronica è ormai considerato uno standard quasi al pari di trovare una bottiglia d’acqua in dispensa (lo so, non è proprio la stessa cosa, ma è per farti capire il metro di giudizio secondo il mio malato neurone). Litigare ancora oggi con una risoluzione nomi che quasi ti fa pentire i tempi delle modifiche al proprio file hosts non è cosa normale.

Lascio fare questo servizio a chi sa come farlo (ancora scende la lacrimuccia pensando al servizio FoolDNS lanciato da Matteo così tanti anni fa), ma pretendo che funzioni bene e senza tutte quelle barriere imposte da chi può permettersi il lusso di dire cosa posso o non posso visitare (DNS dei provider di connettività italiana, cosa che accade anche all’estero con gli oscuramenti assai discutibili), rispondendo in tempi ragionevoli e portando il mio browser (ma non solo) dove volevo atterrare, non un centimetro più in là. Sui termini della privacy e raccolta dati di Cloudflare e APNIC posso limitarmi a raccontarti quanto apprendo da loro, sperando che non ci siano secondi fini a noi sconosciuti.

Ti ricordo che, da qualche tempo ormai, sul forum di Mozilla Italia viene mantenuta aggiornata una discussione in cui si parla proprio di DNS e dei loro comportamenti, con ogni riferimento che può tornarti utile. Trovi la discussione all’indirizzo forum.mozillaitalia.org/index.php?topic=59932.msg406060#msg406060.

Se ci si vuole affidare alla storia, dare alla luce un servizio il primo di aprile sembra aver portato bene a Google e al suo (mai troppo adorato) GMail, che possa Cloudflare sperare di replicare quel successo?

E tu, hai cambiato i tuoi DNS per navigare tramite 1.1.1.1/1.0.0.1 oppure hai tenuto quelli che avevi prima? Cosa hai scelto? Ti va di raccontarmelo nei commenti e dirmi il perché della tua scelta? :-)


fonti:
blog.cloudflare.com/announcing-1111
dnsperf.com/#!dns-resolvers

immagine di copertina: unsplash.com / author: Himesh Kumar Behera

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