Archives For Fastweb

Utilitaria” e “alto livello” forse non stanno poi così tanto bene nella stessa frase, eppure credo che ciò costituisca quello scontro in grado di descrivere al meglio un FRITZ!Box 7530. Arrivato ormai qualche mese fa a casa (dicembre 2018), è rimasto per diverso tempo a fare da ripetitore per la rete Mesh, per poi passare a fare da router primario e primo master Mesh, così da permettermi di vederlo operare in ogni condizione, per farmi un’idea chiara e necessaria a stendere questo articolo e raccontarti la mia esperienza con questo piccolo gioiello di AVM.

AVM FRITZ!Box 7530: un utilitaria di alto livello

FRITZ!Box 7530

Caratteristiche da capo della classe ma con le forme più esili e meno generose del fratello maggiore 7590, questo perché all’appello manca la porta WAN dedicata, ma anche alcune altre piccole caratteristiche che in molti casi non sono necessarie per la tua configurazione casalinga. La scheda tecnica del prodotto la trovi all’indirizzo it.avm.de/prodotti/fritzbox/fritzbox-7530/dati-tecnici.

AVM FRITZ!Box 7530: un utilitaria di alto livello 15

Noterai che al momento del confronto molte delle voci sono comuni ad ambo i prodotti (magari con qualche piccola variazione):

  • Modem ADSL/ADSL2+ e VDSL (con disponibilità del profilo VDSL Supervectoring 35b).
  • Rete wireless Dual (2,4 e 5GHz) con uno spunto in più sul 7590 che può arrivare a un massimo di 1.733 + 800 Mbit/s (contro i 866 + 400 Mbit/s del 7530).
  • Centralino e relativa Telefonia VoIP/HD con Segret./Fax e Base DECT.
  • Media server (nel caso tu non lo volessi far fare a un NAS o altro dispositivo della tua rete).
  • 4 le porte LAN Gigabit per entrambi, ma sul 7530 se ne perde una se vuoi sfruttare la LAN 1 come porta WAN, come anticipato qualche riga fa.
  • Porta USB: una sul 7530, due sul 7590.

Il 7590 ha in più tutta la parte relativa alla gestione della rete analogica (la porta analogica c’è comunque anche sul 7530, ci mancherebbe) e fissa ISDN, e un po’ di memoria interna da poter sfruttare. Puoi sempre dare un’occhiata alla scheda comparativa dei prodotti AVM puntando il browser all’indirizzo it.avm.de/prodotti/prodotti-avm-a-confronto/fritzbox/tutte-le-connessioni.

La scatola è quella solita di AVM: comoda e completa. Aprendola accederai al prodotto principale, ai fogli illustrativi e guida rapida per la prima installazione e configurazione, ai cavi che AVM ti mette immediatamente a disposizione (alimentazione, LAN, RJ11 per connessione rame ADSL). Il sistema preinstallato è il FRITZ!OS in versione 7, io ho dovuto portarlo alla 7.02 (in un paio di clic). La configurazione guidata ti permette di allacciarti a svariate reti già conosciute, puoi sempre dirgli di prendere connettività da LAN oppure da segnale WiFi già esistente (comodissimo per trasformarlo immediatamente in repeater).

Rete Mesh

Mi rendo conto oggi che ti sto parlando di rete Mesh da mesi senza mai però averti spiegato cosa si intende realmente per Mesh e perché questo porta vantaggi tangibili all’interno della tua rete.

Se te la volessi riassumere in un colpo solo potrei dirti che la rete Mesh altro non è che Peer-to-Peer applicato in maniera del tutto semplice e lineare al concetto di estensione della portata del tuo segnale WiFi.

La rete casalinga per come la conosciamo in tanti è un router con funzione di Access Point Wireless che tiene in piedi ogni cosa, questo vuol dire che trasmette il nome (SSID) della tua rete WiFi e che tutti i dispositivi possono collegarsi a questa (PC, smartphone, tablet, ecc.). Tutti su un punto solo, e se quel punto crolla, crollano tutti i dispositivi, il tutto senza minimamente considerare la lontananza dal router stesso (è cosa nota che un dispositivo nelle dirette vicinanze dell’Access Point WiFi abbia migliore connettività di uno posto ben più lontano). Perché quindi la rete Mesh può risolvere questo problema? Provo a spiegartelo prima con un’immagine:

AVM FRITZ!Box 7530: un utilitaria di alto livello 14

Il router continuerà a esistere e sarà lui a trasmettere il segnale originale della tua rete senza fili, ma ogni nodo di quella rete diventa un ripetitore di segnale, permettendo così di estenderlo e coprire un’area ben più grande e consentire a un qualsivoglia dispositivo di percorrere a ritroso la strada verso il router in maniera intelligente, impiegando meno nodi possibili (o per lo meno utilizzando quelli che possono portarlo al collegamento a Internet in maniera più rapida), e tu di questo non devi assolutamente preoccuparti o occuparti (ogni nodo dispone di una sua intelligenza per portare a termine questo compito). Il segnale sarà così pieno in ogni ambiente, e pur cambiando stanza il dispositivo continuerà a rimanere collegato alla stessa rete (quindi stesso nome, SSID), senza mai “crollare” (questo perché se un nodo dovesse venire a mancare, gli altri costruiranno comunque una strada per poter mantenere viva la comunicazione con il router).

La tecnologia è di origine militare e applicandola alle reti casalinghe (o aziendali) è possibile ottenere migliori prestazioni e stabilità anche in ambienti “ostili” (pensa alle vecchie costruzioni con muri molto spessi o villette con più piani dove il router non può certamente trasmettere un segnale così potente da coprire ogni piano!).

Il problema è che ogni produttore tende a rendere la comunicazione Mesh proprietaria, offrendo così la possibilità di estenderne capacità e potenza utilizzando prodotti propri. La Wi-Fi Alliance sta già muovendosi in tal senso, per spingere l’utilizzo di EasyMesh (wi-fi.org/discover-wi-fi/wi-fi-easymesh) e certificare i vendor che ne permettono l’implementazione. FRITZ!OS a partire dalla versione 7 permette di creare reti Mesh con una facilità pazzesca ma non è ancora certificato EasyMesh.

Se vuoi approfondire questo aspetto puoi leggere un paio di articoli in italiano oppure fare riferimento a Wikipedia (o cercare ulteriori fonti su Google, non ne mancano di certo):

7530 e rete Mesh

FRITZ!Box 7530 può chiaramente creare una rete Mesh (grazie al suo FRITZ!OS) o farne parte come nodo, la decisione sta a te. Di certo credo sia un po’ sprecato fargli fare il nodo, ma nel mio specifico caso ho voluto provare e l’ho fatto dialogare con il mio 7590, il quale gli ha distribuito connettività tramite la rete WiFi a 5 GHz, poi rimbalzata dal 7530 verso gli apparati che occupano la seconda metà di casa (la zona notte), il tutto senza che io mi dovessi più occupare di nulla, ma soprattutto senza che i dispositivi si accorgessero di nulla (se non giovandone in velocità massima toccata nella zona notte).

A quel punto ho invece staccato il client IP (quindi il nodo) dalla Mesh principale e ho voluto provare a creare una seconda rete che passa comunque dalla prima utilizzando WiFi:

AVM FRITZ!Box 7530: un utilitaria di alto livello 16

Ho cercato di ipotizzare (e verificare) ogni tipo d’uso (dal più normale al più malato, me ne rendo conto) senza mai riscontrare una difficoltà che fosse una, continuando così a sfruttare la rete di casa per navigare e lavorare senza problemi. Puoi espandere in qualsiasi momento la tua rete Mesh installando un ripetitore o un ulteriore router, anche se ovviamente la soluzione da me consigliata è la prima citata (a prescindere che si tratti di un rilancio senza fili o cablato tramite Powerline), io ho fatto un test che ha chiamato in causa il 1750E di cui ti ho parlato un anno fa circa (AVM FRITZ!WLAN Repeater 1750E: estendi la tua rete WiFi su più livelli).

Utilizzo come modem principale

Domanda che mi aspetto e alla quale cerco di rispondere sin da subito. Sì. Il FRITZ!Box 7530 è pensato anche per fungere da modem router principale per la tua abitazione, ma molto dipende dall’operatore e dal tipo di tecnologia che arriva in casa (FTTH / FTTC / VULA / ecc.). Ci sono miriadi di discussioni a riguardo sui forum (specializzati e non), molti clienti sfruttano il 7530 senza problemi, poi ci sono quelli che riscontrano ancora difficoltà con l’utilizzo del VoIP e che sono quindi costretti a tenerlo come router a cascata rispetto al principale fornito da TIM o Fastweb (e non solo).

Ogni operatore pubblica i requisiti necessari e le opportune configurazioni per cercare di favorire la diffusione del “Modem libero” così come impone l’AGCOM ormai da un po’. Provo a fornirti qualche riferimento utile:

Nell’articolo dedicato al FASTGate di Fastweb (Una panoramica sul FASTGate di Fastweb) e al 7590 (AVM FRITZ!Box 7590: addio al passato) che ho pubblicato in passato si è sviluppata nel corso dei mesi una buona discussione con molti lettori che hanno cercato di scavalcare le difficoltà imposte dagli operatori italiani per provare a utilizzare un solo prodotto per il collegamento a Internet e per continuare a utilizzare la tecnologia VoIP (su quest’ultimo aspetto ci sono sempre le maggiori difficoltà), prova a dargli un’occhiata se ti va.

In conclusione

Il FRITZ!Box 7530 è certamente un prodotto da tenere d’occhio nel caso in cui tu stia valutando di dare una svecchiata alla rete casalinga per passare alla tecnologia Mesh e/o per valutare l’utilizzo di un solo dispositivo per il collegamento a Internet. Fratello di sangue del 7590 seppur con qualcosa ancora “da imparare“, ti offre comunque la possibilità di sfruttare un ottimo sistema operativo alla base e personalizzare l’esperienza in base a ciò che realmente ti serve. I Megabit/s che mancano all’appello della rete WiFi non costituiscono forse il tallone d’Achille in grado di giustificare la differenza di prezzo che c’è con il top della gamma del costruttore tedesco.

Per me è certamente un quattro e mezzo pieno su cinque, risponde infatti alle esigenze di tutti coloro che non hanno bisogno di “tutto” (e lo dice un soddisfatto proprietario di 7590 che – in ogni caso – non mi offre la possibilità di staccarmi definitivamente dal FASTGate di Fastweb a causa della porta WAN non adatta alle specifiche richieste dall’operatore!).

Trovi FRITZ!Box 7530 su Amazon, nello stesso gruppo prezzi infilerei certamente il 7590 (per permetterti un confronto diretto e successiva valutazione) e il repeater di cui ti ho parlato nell’articolo (il 1750E, sicuramente un ottimo prodotto per coprire meglio casa tua, anche su più piani).

L’area commenti è a tua totale disposizione per dubbi e domande, ti ricordo che non è necessario registrarsi a Disqus per partecipare.

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da AVM che ringrazio come sempre per la collaborazione. Non ho notizie in merito al rientro del prodotto.
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Funziona così: se fai qualcosa di buono, la prossima volta –da cliente– mi aspetterò qualcosa di meglio, e onestamente non per quanto altro tempo ancora AVM possa continuare a migliorarsi nelle soluzioni messe a disposizione di una clientela -evidentemente- sempre più esigente. Qualcuno crede che io sia tutto scemo (a ragion veduta, aggiungerei io), eppure a me questi giochini al rialzo mi piacciono assai, il FRITZ!Box 6890 LTE viene incontro persino all’esigenza ultima di cui parlavo con chi con il brand ci lavora quotidianamente: il fallback su SIM senza ulteriori dispositivi attaccati in cascata.

AVM FRITZ!Box 6890 LTE: quel 7590 col tocco in più 11

La poesia è però presto rotta, nonostante il mio entusiasmo per un prodotto simile non scemi per questo –non tanto piccolo– dettaglio: il fallback su SIM automatico può avvenire solo se si sfrutta il 6890 LTE come modem ADSL e non come router in cascata (passando quindi per la porta WAN). Poco male mi ripeto, è comunque un prodotto fenomenale, ed è facile capire il perché di questa mia affermazione.

FRITZ!Box 6890 LTE

Impossibile non chiamarlo 7590 con qualcosa in più, perché in fondo si tratta della stessa ottima macchina pensata e realizzata dall’azienda tedesca leader di mercato, quella sulla quale sai già di poter fare affidamento mettendoci la mano sul fuoco. Il 6890 LTE propone le tecnologie che hanno fatto del 7590 un top di gamma infallibile (ne sono felicissimo proprietario), aggiungendo e togliendo punti in lista in base all’esigenza di poter stare fisicamente nello stesso tipo di chassis, modificando però la parte posteriore dedicata agli attacchi, all’interno della quale ora dovranno trovare spazio i due connettori per le antenne radio esterne montabili opzionalmente (che vanno quindi ad aggiungersi a quelle interne ben nascoste, le quali erogano il segnale WiFi del router) e l’alloggiamento della scheda SIM con molla (impossibile quindi bloccarla dentro o impazzire per tirarla fuori in caso di necessità / sostituzione), lasciando fuori dai giochi una delle due porte USB 3 (il 6890 LTE, a differenza del 7590, mette a disposizione una sola porta USB ad alta velocità).

La differenza in un solo colpo d’occhio è alquanto chiara:

Eppure, lascia che te lo dica, non ti peserà affatto l’assenza della seconda porta USB (ammesso che anche tu abbia preferito una diversa gestione di dispositivi terzi come NAS o stampanti di casa).

Packaging

Manco a dirlo, il FRITZ!Box 6890 LTE non differisce in maniera alcuna da quello che è il packaging del 7590, comprensivo quindi di un’abbondante dose di cavi e adattatori che in alcuni casi mai userai. Di sicuro troverai le antenne in più ad aspettarti nella parte superiore della scatola che tiene fermo lo chassis del prodotto, per il resto conosci già la storia:

Sotto al cofano

Ne sono consapevole, mi ripeto:

Un processore dual-core di ultima generazione per un routing ottimale di tutti i dati. FRITZ!Box 7590 permette di creare e propagare una rete senza fili a velocità Gigabit, sfruttando la tecnologia 4×4 MIMO multiutente, con punte di 1700 Mbit/s circa sulla frequenza a 5 GHz (non sai di cosa sto parlando? Dai un’occhiata qui). Si passa poi a ulteriori 800 Mbit/s che vanno ad aggiungersi sulla frequenza da 2,4 GHz. Otto (!) è il numero totale di antenne che permettono band steering, così da veicolare la trasmissione dei dati dei dispositivi connessi al FRITZ!Box permettendo loro di usare la migliore frequenza disponibile al momento (saltando dalla WiFi 2,4 GHz a quella a 5 GHz senza che tu debba fare alcunché).

Eppure è proprio così, continuerai a poter sfruttare l’ottima tecnologia di AVM già disponibile per il FRITZ!Box 7590, ora allargata e “spalmata” sui nuovi arrivati in famiglia, 6890 LTE compreso.

La differenza è chiaramente quella costituita dal collegamento via SIM, che in questo caso sfrutta un lettore che si aspetta un taglio di dimensione tradizionale (e non mini SIM come dichiarato in scheda tecnica, tieni a portata di mano eventuali adattatori come capitato al sottoscritto e come tu stesso puoi vedere dalle fotografie scattate e pubblicate poco sopra), il tutto per poter sfruttare un collegamento LTE (4G) con velocità fino a 300 Mbit/s e via UMTS/HSPA+ (3G) fino a 42 Mbit/s in supporto multibanda (5 frequenze LTE e 2 frequenze UMTS, LTE: banda 1, 3, 7, 8 e 20; UMTS: banda 1 e 8). A questa va aggiunta anche l’altra differenza, quella relativa alla porta modem DSL integrato per tutte le porte VDSL o DSL fino a 300 Mbit/s (adatta quindi anche a chi oggi sceglie un collegamento con TIM fino a 100 Mbit/s FTTC o FTTS).

A proposito di FRITZ!OS

Ultimo arrivato è il FRITZ!OS 6.84 (da poco approdato anche su 7590) che migliora e corregge lacune e bug del precedente OS (se di lacune possiamo poi parlare), arricchendo ulteriormente l’esperienza dell’amministratore che sceglie di configurare e personalizzare in maniera puntigliosa la rete di casa, non lasciando nulla al caso. È qui che noterai –chiaramente– le differenze anche per ciò che riguarda la configurazione e gestione del collegamento LTE / 3G:

Durante il mio test su strada ho sì provato il collegamento classico in cascata al FASTGate utilizzando la porta WAN, ma poi ho deciso di staccarmi dalla tetta materna per provare a viaggiare esclusivamente dietro SIM, sfruttando la rete messa a disposizione da Iliad (prima) e ho. mobile (dopo), e nessun dispositivo si è accorto di nulla fino a quando il tappo vero e proprio lo ha costituito la potenza di fuoco delle antenne (e relativo carico utenti serviti) o dei limiti imposti da operatore (nel caso di ho. mobile ci sono tetti massimi per velocità di download e upload). In ogni caso tutto ha funzionato a meraviglia e il FRITZ!Box 6890 LTE era semplicemente collegato a una presa di corrente e nulla più, soluzione quindi ideale e certamente molto robusta anche per coloro che non sono ancora raggiunti da collegamenti ADSL / fibra ad alta velocità (spero ormai pochi su territorio italiano, anche se la speranza in questi casi è la prima a morire, contrariamente a quanto affermato dal modo comune di dire).

In conclusione

Un prodotto per chi non accetta compromessi e per chi non può accontentarsi di avere tra le mani un 6820 LTE di cui ti avevo parlato poco tempo fa, studiato appositamente per soddisfare ogni esigenza (anche se manca ancora quel piccolo pizzico di malizia necessaria a tenere d’occhio il collegamento internet via porta WAN per far intervenire in fallback la SIM) e per permetterti di tenere sempre vivi e raggiungibili i dispositivi che hai collegato a esso (che si tratti di casa tua o del tuo ufficio, poco importa). Il costo è elevato per tanti, non lo metto in dubbio, ma sono abituato a macchine da guerra che sembrano davvero valere ogni singolo euro richiesto dal produttore, si parla stavolta di circa 330€, altalenanti le offerte che ho trovato nei vari store online, Amazon compreso:

Mi sembra non manchi null’altro, buon inizio settimana! :-)

 

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da AVM, tornerà all'ovile al termine dei test.
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Tra le discussioni quotidiane alla macchinetta del caffè c’è certamente quella relativa ai costi nascosti (e non) della telefonia mobile, protagonista indiscussa in un panorama che ha messo all’angolo anche il classico e superato telefono fisso di casa. Ciò che più forse ci colpisce da vicino è proprio quella serie di gabole che possono passare inosservate a prima vista, per poi ripresentarsi in maniera più sfacciata e molto meno carina in bolletta, con conseguente avvelenamento del fegato e interminabili minuti passati al telefono con il supporto commerciale.

Voglio provare a raccogliere tutti i più classici costi nascosti che potresti ritrovarti nel conto finale, quando ormai è troppo tardi per poter recriminare qualcosa, o per lo meno quando non vale più la pena perdere ore preziose del tuo tempo per cercare di ottenere un rimborso che arriverà sempre troppo tardi.

Tu che sai tutto, che smartphone devo acquistare? 1

Piano tariffario di base

Ti sembra tanto stupido e banale? Non lo è. Il piano tariffario di base è quella serie di condizioni contrattuali che determinano le fondamenta del tuo rapporto con l’operatore telefonico. Seppur “sovrascritto” dal pacchetto di minuti, SMS (se presenti all’appello) e GB di dati da consumare entro il mese (con o senza soglie settimanali), questo può importi delle condizioni che potrebbero pesare sul conto da pagare in cassa. Ponendo il caso in cui tu finissi i minuti mensili a disposizione, andresti a pagare la cifra relativa allo scatto alla risposta (se prevista da contratto) seguita da tariffazione al minuto (spesso anticipato) proprio del tuo piano di base.

Poco tempo fa ti ho parlato dei piani PRIME go di TIM e di come poterli disattivare, perché io per primo sono stato vittima di quel piano tariffario di base che ha pesato di più sulla mia bolletta (ricarica mensile, ma poco cambia ai fini economici), fino a quando non sono passato ad altro (senza servizi in più non richiesti e fatturati in maniera quasi del tutto trasparente). Ciascun operatore ha un suo piano base che viene proposto al cliente quando sottoscrive un primo contratto, occhio quindi alle condizioni riportate e informati tramite siti web ufficiali su come poterlo cambiare nel caso in cui questo ti porti a pagare di più rispetto a ciò che hai realmente chiesto.

Credito residuo

Collegandomi a quanto appena scritto poco sopra, nel caso in cui la tua SIM preveda una ricarica mensile, forse ti conviene sapere che Vodafone richiede € 0,40 per ogni telefonata che fai al numero 414, quello che ti fornisce il tuo credito residuo, cosa che non accade con nessun altro operatore. I competitor, e Vodafone stessa, offrono il medesimo dato gratuitamente tramite applicazione ufficiale o sito internet, che ti consiglio caldamente di utilizzare:

My Vodafone Italia
My Vodafone Italia
MyTIM
MyTIM
Developer: TelecomItalia
Price: Free
My3 | Area Clienti 3
My3 | Area Clienti 3
Developer: Wind Tre S.p.A.
Price: Free
MyFastweb
MyFastweb
Developer: FASTWEB S.p.A
Price: Free

I collegamenti diretti proposti sopra puntano ad applicazioni Android, qui di seguito ti propongo i collegamenti verso le equivalenti disponibili per iOS:

My Vodafone Italia
My Vodafone Italia
Price: Free
MyTIM
MyTIM
Price: Free
MyWind (App ufficiale Wind)
MyWind (App ufficiale Wind)
My3 | Area Clienti 3
My3 | Area Clienti 3
Developer: Wind Tre S.p.A.
Price: Free
MyFastweb
MyFastweb
Developer: Fastweb Spa
Price: Free

Chiama ora / Ti ho cercato

Uno di quei servizi che abbiamo tutti sempre avuto, diventati poi a pagamento nel corso del tempo, seguendo l’onda delle tariffe sempre più competitive (alle quali togliere sempre più servizi aggiuntivi). TIM richiede € 1,90 al bimestre (qui maggiori informazioni), per Vodafone servono € 0,12 al giorno (solo se utilizzi il servizio, come meglio specificato qui), Wind € 0,19 a settimana (che verranno calcolati dalla ricezione del primo SMS di notifica di questo servizio, per un massimo di 7 giorni di copertura, appunto), e infine H3G che si attesa su € 1,50 al mese (qui maggiori informazioni).

Per disattivare i rispettivi servizi, ti rimando a qualche riferimento ben spiegato:

Segreteria telefonica

Serve davvero a qualcosa? Appurato che chi ha interesse nel cercarti ci proverà successivamente a un primo contatto fallito (quasi sicuramente, nda), la segreteria telefonica è uno di quei plus che quasi mai viene dato gratuitamente (ancora di più dopo la rimodulazione di tutti i servizi accessori). H3G lo fa pagare € 0,20 a chiamata a prescindere dalla durata di quest’ultima o dal reale ascolto dei messaggi che hai in coda, mentre per TIM il costo varia a seconda del piano tariffario; scalino più alto del podio per Vodafone, la quale addebita € 1,50 al giorno (solo in caso di utilizzo), per Wind si parla invece di 12,40 centesimi di euro a chiamata.

Come fatto per il precedente paragrafo, ecco cosa ti serve sapere per disattivare il servizio sul tuo numero telefonico:

Tethering

Diventato ormai più importante quasi delle chiamate, il servizio di tethering ti permette di utilizzare lo smartphone o il tablet come hotspot, ovvero creare una rete WiFi alla quale potrai far agganciare altri strumenti per navigare in internet (come un PC portatile, per fare un esempio). È storia ormai risaputa e che in passato ha scatenato non poche ire dei clienti: alcuni operatori hanno fatto pagare questo come fosse un servizio accessorio. Vodafone è uno di quelli che ne ha fatto quasi un cavallo di battaglia, diffidata lo scorso marzo dall’AGCOM.

Allo stato attuale non mi sembra ci sia evidenza di ulteriori operatori che giocano questo brutto scherzo (anche perché -per Vodafone- si parlava di 6€ al giorno per poter sfruttare la funzione di tethering, una cosa dell’altro mondo se pensiamo a come viene utilizzato lo strumento smartphone con relativa SIM), ma puoi sempre segnalarmi cosa mi sono perso utilizzando l’area commenti.

Recesso anticipato

Partiamo dalla doverosa premessa: se decidi di cessare un contratto in seguito a una delle tante (troppe) modifiche unilaterali imposte dal gestore telefonico, quest’ultimo NON può chiederti penale alcuna (che poi nessuno la chiamerà penale ma costo per la disattivazione del contratto, questo è altro discorso).

Ciò detto, occhio ai costi che ti vengono addebitati nel caso in cui tu decidi di non onorare più il contratto in essere prima di un certo numero di mesi “promessi” all’operatore. È il caso, per fare un esempio, di Tim Special Medium; 24 mesi di contratto pressoché obbligatorio per non pagare una penale di 39 euro. Succo del discorso identico con Wind (16 euro di penale se la si abbandona prima di 24 mesi) e con H3G, che obbliga al pagamento di 49 euro se si disdice anticipatamente il vincolo legato alla All-In Prime Special. Infine Vodafone, che con la promozione Vodafone Smart chiede di ricaricare il conto di almeno di 180 euro prima di passare ad altro operatore, per non incorrere nella penale di 26 euro.

Ho dimenticato qualcosa?

Potrei forse citarti il servizio Rete Sicura di Vodafone (vodafone.it/portal/Privati/Vantaggi-Vodafone/La-nostra-Rete-Veloce/Rete-Sicura/Vodafone-Rete-Sicura) al costo di 1€/mese dopo i primi due rinnovi offerti gratuitamente, ma non mi pare ci sia altro per cui rimanere sulla difensiva. Lo scorso febbraio DDAY aveva dedicato ai costi nascosti un buon articolo riepilogativo con tanto di tabella riportante i valori economici da sostenere per ciascun operatore, ne consiglio la lettura (seppur alcune cose sono cambiate nel frattempo).

Al solito, per qualsiasi ulteriore informazione o osservazione, sentiti libero di utilizzare l’area commenti qui di seguito. Più informazioni si hanno a disposizione, più è possibile difendersi da questo tipo di costi non sempre ben pubblicizzati (a voler usare un eufemismo).


immagine di copertina: unsplash.com / author: Alvaro Reyes

Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Mi sono preso del tempo, come faccio sempre quando ci sono novità importanti in questo campo, anche se all’apparenza questa non possa sembrarlo a primo impatto (d’altronde, cambiano solo dei DNS, giusto? :-) ). La notizia è del primo aprile, abbiamo un po’ tutti pensato al più classico dei pesci, e invece no, la cosa era sera e lo è ancora tutt’oggi: Cloudflare ha lanciato i suoi nuovi DNS pubblici, in collaborazione con APNIC, mettendo a disposizione del mondo gli IP 1.1.1.1 e 1.0.0.1 (rispettivamente DNS primario e secondario).

1.1.1.1 è la vera risposta a 8.8.8.8?

I DNS sicuri di Cloudflare

We will never log your IP address (the way other companies identify you). And we’re not just saying that. We’ve retained KPMG to audit our systems annually to ensure that we’re doing what we say.

Frankly, we don’t want to know what you do on the Internet—it’s none of our business—and we’ve taken the technical steps to ensure we can’t.

[…] 1.1.1.1/#explanation

L’obiettivo della coppia (Cloudflare e APNIC, nda) è chiaro da subito, ed è quello di fornire un servizio alternativo a quelli già presenti sul mercato, mettendoci del proprio, cercando di assicurare all’utente finale una privacy che altri probabilmente non possono / vogliono offrire per questione di business o per mancanza di interesse verso la “beneficenza” (questo tipo di struttura ha un costo, e generalmente non è quello equivalente alla paghetta settimanale che la nonna ti dava all’epoca della gioventù pre-adolescenziale). Cosa si ottiene in cambio è pubblicamente riportato dal blog di APNIC, più precisamente in questo estratto:

In setting up this joint research program, APNIC is acutely aware of the sensitivity of DNS query data. We are committed to treat all data with due care and attention to personal privacy and wish to minimise the potential problems of data leaks. We will be destroying all “raw” DNS data as soon as we have performed statistical analysis on the data flow. We will not be compiling any form of profiles of activity that could be used to identify individuals, and we will ensure that any retained processed data is sufficiently generic that it will not be susceptible to efforts to reconstruct individual profiles. Furthermore, the access to the primary data feed will be strictly limited to the researchers in APNIC Labs, and we will naturally abide by APNIC’s non-disclosure policies.

[…] labs.apnic.net/?p=1127

La posizione dominante della struttura CDN di Cloudflare è certo garanzia di qualità e stabilità, perché estremamente capillare e facile da raggiungere da qualsivoglia posizione nel globo, questi due nuovi DNS includono tra l’altro la sicurezza del “nuovo” (si fa per dire) trasporto dati DNS-over-TLS, permettendo alle informazioni di transitare in maniera criptata, che completa il quadro sicurezza grazie al DNS-over-HTTPS (già compatibile con Chrome, nda), il quale supporta diverse tecnologie di crittografia come QUIC o HTTP/2 Server Push, ed è quindi già pronto per un futuro che dovrebbe progressivamente abbandonare la risoluzione dei nomi a dominio per come noi tutti la conosciamo e per come l’abbiamo “vissuta” fino a oggi (stiamo parlando di una tecnologia che è vecchia quanto l’internet o quasi, e che nella realtà può essere comparata alla rubrica telefonica che le persone anziane tengono di fianco al telefono analogico messo in bella vista nel salotto buono).

La prova sul campo

I fatti raccontano ciò che sei, la teoria è bella ma rimane spesso a far compagnia all’aria fritta. Dopo anni di utilizzo del (da tanti considerato) nemico Google (8.8.8.8/8.8.4.4), ho scelto di modificare la configurazione di una macchina Windows (questa) forzandola a risolvere i nomi a dominio tramite il nuovo servizio. Velocità e stabilità assolutamente corrette, risoluzione pressoché immediata anche partendo da una sessione browser completamente pulita, senza cache, senza dati precedentemente memorizzati, confermando quei tempi anche tramite un prompt dei comandi aperto contemporaneamente.

1.1.1.1 è la vera risposta a 8.8.8.8? 1

In pratica la nuova coppia di DNS sembrano mantenere le promesse tanto decantate da Cloudflare in primis, confermate ufficialmente anche da DNSPerf.com, progetto (quest’ultimo) di terza parte, che da anni mette alla prova –tra le altre cose– i resolver DNS disponibili in tutto il mondo, lo stesso che misura anche le performance del servizio offerto da Google, il quale arriva a occupare la quarta casella sul tracciato, dietro Cloudflare (al primo posto), OpenDNS (che appartiene a Cisco ormai dal 2015) e Quad9 (free, open e private anche lui, in collaborazione con IBM, Global Cyber Alliance e Packet Clearing House).

Ma poi …

Se si va a filtrare la qualità del DNS anziché la velocità di risoluzione, Cloudflare occupa l’ultimo posto (97,22% in Europa, 94,81% globalmente), risultato tutt’altro che valido, di cui certo non vantarsi troppo ad alta voce. In Europa sembra che la qualità massima appartenga ai DNS di Comodo, Google si posiziona in questo caso al sesto posto (oltre la metà della classifica). Giusto per dare il metro di giudizio, la qualità è definita così da DNSPerf:

“Quality” shows the uptime of nameservers. For example if a provider has 4 NS and 1 fails then quality is 75% for that location and benchmark. This means even though the provider is marked as down a real user could still get an answer thanks to the round robin algorithm used by DNS. “Quality” does not represent the real uptime of a provider

Ciò non vuol quindi dire che il servizio DNS in sé non risponda, ma più semplicemente che la tua richiesta viene consegnata a una macchina in quel momento accesa e pronta a lavorare, facendoti perdere un attimo più di tempo per arrivare a destinazione, ed è quello che è già capitato al servizio di Cloudflare che –solo a dirlo– fa un po’ sorridere considerando il principale business dell’azienda (la lotta al downtime, servendo e mostrando qualcosa di sempre reperibile anche se così non è nella realtà specifica del sito web e del relativo database in uso). Ho volutamente analizzato questo dato perché quello relativo all’uptime (parlando sempre di DNSPerf) è pressoché inutile al giorno d’oggi:

“Uptime” shows the real uptime of DNS provider. A provider is marked as down only if all nameservers go down at the same time. (in the select location)

È davvero difficile (se non quasi impossibile) che un servizio di questo tipo vada completamente offline, soprattutto considerando che dietro ci sono importantissime aziende che possono vantare infrastrutture complesse, ridondate, che hanno dato il giusto peso al Disaster Recovery e che possono quindi deviare il traffico verso strutture di backup pronte a rispondere quando la situazione si fa calda.

Gli altri parametri utilizzati dal servizio di misurazione sono molto chiari ed equi per tutti i giocatori sul campo:

  • All DNS providers are tested every minute from 200+ locations around the world.
  • Only IPv4 is used.
  • A 1 second timeout is set. If a query takes longer, its marked as timeout.
  • “Raw Performance” is the speed when quering each nameserver directly.
  • The data is updated once per hour.

Difetti di gioventù? Possibile, eppure è proprio in quel momento che devi cercare di avere la maggiore potenza di fuoco possibile, perché la curiosità attira le persone, e queste proveranno il tuo servizio mettendoti in seria difficoltà se non hai fatto i giusti conti con l’oste. È una cosa del tutto naturale, che può sfuggire di mano e che può portare a ottenere l’effetto contrario, quello tipico da vanto al bar, presto però fatto tacere da qualcuno che dimostra tutto il contrario.

Ho modificato la configurazione del mio Fritz!Box 7590 variando DNS primario e secondario, da Google a Cloudflare, ottenendo –una sera di qualche giorno dopo– un blackout parziale di rete durato (in realtà sopportato) circa 30 minuti, durante i quali caricavo a singhiozzo risorse internet. Ed è proprio in quel momento che ho riportato la situazione alla precedente configurazione, rimettendo al loro posto i DNS di big G., riprendendo così a navigare correttamente con ogni dispositivo connesso alla rete di casa. Ti metto a tacere se in questo momento stai pensando potesse trattarsi di un problema relativo al router o alla fibra di Fastweb, perché tutto funzionava perfettamente se la risorsa esterna era stata già precedentemente agganciata (senza necessità di ulteriore risoluzione DNS), dandomi rogne esclusivamente con le nuove, senza considerare che alla variazione dei resolver tutto è tornato immediatamente a funzionare come nulla fosse mai successo.

Il dettaglio del comportamento misurato di 1.1.1.1 lo trovi all’indirizzo dnsperf.com/dns-resolver/1-1-1-1, noterai tu stesso delle altalene comprensibili e ovviamente nella norma nel corso del tempo. C’è una costanza quasi incredibile invece per il servizio di Google (tenendo ben presente che non si può brillare ovunque, e che bisognerebbe scegliere dei DNS in grado di avere e dimostrare buone performance in base a dove ci si trova fisicamente per più tempo).

In conclusione

Darò certamente una seconda possibilità a Cloudflare, per me è molto importante che tutto funzioni egregiamente in casa, ci tengo, tanti servizi girano e servono me e la mia famiglia anche fuori da qui (su smartphone e non solo), poter vedere contenuti multimediali, navigare, usare la posta elettronica è ormai considerato uno standard quasi al pari di trovare una bottiglia d’acqua in dispensa (lo so, non è proprio la stessa cosa, ma è per farti capire il metro di giudizio secondo il mio malato neurone). Litigare ancora oggi con una risoluzione nomi che quasi ti fa pentire i tempi delle modifiche al proprio file hosts non è cosa normale.

Lascio fare questo servizio a chi sa come farlo (ancora scende la lacrimuccia pensando al servizio FoolDNS lanciato da Matteo così tanti anni fa), ma pretendo che funzioni bene e senza tutte quelle barriere imposte da chi può permettersi il lusso di dire cosa posso o non posso visitare (DNS dei provider di connettività italiana, cosa che accade anche all’estero con gli oscuramenti assai discutibili), rispondendo in tempi ragionevoli e portando il mio browser (ma non solo) dove volevo atterrare, non un centimetro più in là. Sui termini della privacy e raccolta dati di Cloudflare e APNIC posso limitarmi a raccontarti quanto apprendo da loro, sperando che non ci siano secondi fini a noi sconosciuti.

Ti ricordo che, da qualche tempo ormai, sul forum di Mozilla Italia viene mantenuta aggiornata una discussione in cui si parla proprio di DNS e dei loro comportamenti, con ogni riferimento che può tornarti utile. Trovi la discussione all’indirizzo forum.mozillaitalia.org/index.php?topic=59932.msg406060#msg406060.

Se ci si vuole affidare alla storia, dare alla luce un servizio il primo di aprile sembra aver portato bene a Google e al suo (mai troppo adorato) GMail, che possa Cloudflare sperare di replicare quel successo?

E tu, hai cambiato i tuoi DNS per navigare tramite 1.1.1.1/1.0.0.1 oppure hai tenuto quelli che avevi prima? Cosa hai scelto? Ti va di raccontarmelo nei commenti e dirmi il perché della tua scelta? :-)


fonti:
blog.cloudflare.com/announcing-1111
dnsperf.com/#!dns-resolvers

immagine di copertina: unsplash.com / author: Himesh Kumar Behera

Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Dopo uno sfortunato primo impatto con un WLAN Repeater 1750E difettoso (di fabbrica), sono riuscito a mettere le mani su un pari modello anch’esso ancora imballato, ma stavolta perfettamente funzionante, il quale mi ha riservato delle gradite sorprese nell’estendere la rete di casa con una facilità davvero disarmante. Ti presento quindi l’AVM FRITZ!WLAN Repeater 1750E, prodotto di punta della famiglia AVM dedicato a coloro che hanno necessità di creare nuovi ponti senza fili per la propria rete casalinga (o d’ufficio), per raggiungere ogni stanza (soprattutto quando si ha a che fare con più livelli).

AVM FRITZ!WLAN Repeater 1750E: estendi la tua rete WiFi su più livelli

Te lo avevo promesso che sarebbe arrivata “la seconda parte” del test ;-)

FRITZ!WLAN Repeater 1750E

Lo scopo del prodotto è chiaro, così come il suo target. Difficilmente chi abita in un appartamento di “nuova generazione” (quelli costruiti dopo gli anni ’60 direi, a sparare nel mucchio) su un livello singolo ne avrà bisogno. Penso invece a coloro che hanno a che fare con muri molto spessi (vecchio stampo, mano santa per l’isolamento acustico che oggi viene sempre più tralasciato) o più piani, persone che si lamentano –giustamente– di non riuscire a navigare decentemente perché il router si trova nella zona living e le camere da letto al piano di sopra (per non parlare della mansarda). Ecco, credo che il FRITZ!WLAN Repeater 1750E faccia proprio al caso tuo, che vivi questa situazione appena descritta.

Un ponte senza fili aggiunto a quello già presente in casa, sapientemente replicato dall’originale e senza arrecargli fastidio alcuno, per ottenere il vantaggio di poter prendere quel “poco che arriva” e creare una nuova bolla a potenza decisamente maggiore rispetto a prima, così che si possa leggere qualcosa sul tablet, o guardare sul televisore qualcosa in streaming da Netflix.

Il FRITZ!WLAN Repeater 1750E si alimenta da presa europea 2 poli 10A (anche se la miglior collocazione la trova in una presa tedesca, per poter tenere in posizione verticale il dispositivo, nda) e permette di capire “le condizioni di salute” a occhio nudo, grazie al set di led posti sulla parte frontale, i quali riportano lo stato di alimentazione, di connessione alla rete senza fili esistente e la potenza di quest’ultima, mettendoti inoltre a disposizione un pulsante WPS per l’associazione rapida dei dispositivi (ma come sai, questa è una funzione che personalmente odio e sconsiglio se non strettamente necessaria). A chiudere il cerchio e mettere la ciliegina sulla torta ci pensa la porta di rete LAN posta sul fondo, che puoi usare per collegare un dispositivo con cavo nelle vicinanze del ripetitore, se dovessi mai averne la necessità.

Trovi ogni dettaglio di FRITZ!WLAN Repeater 1750E nella sua scheda prodotto disponibile all’indirizzo it.avm.de/prodotti/fritzwlan/fritzwlan-repeater-1750e/.

Installazione e configurazione

Come anticipato in apertura articolo, è davvero –ma tanto– banale installare e configurare FRITZ!WLAN Repeater 1750E. Il software è sempre lui, ci sei abituato e forse sei anche stufo di sentirne parlare, eppure il FRITZ!OS svolge a meraviglia i suoi compiti, arrivato alla versione 06.93 anche per questo specifico prodotto.

  • Inserisci il FRITZ!WLAN Repeater 1750E nella presa elettrica (trovane una che difficilmente utilizzi, perché ruberà facilmente un paio di posti, cosa inevitabile viste le dimensioni un pelo generose), quindi attendi che esegua l’avvio e che mostri all’interno delle reti WiFi disponibili il suo nome (intendo proprio il nome prodotto, nome che sparirà a configurazione avvenuta), quindi collegati al suo interno con la password 00000000.
  • Salvo problemi, potrai accedere alla gestione del FRITZ!WLAN Repeater 1750E dall’indirizzo IP 192.168.178.2 o dall’indirizzo interno fritz.repeater (apri una nuova scheda del tuo browser, quindi digita quell’indirizzo IP o fritz.repeater all’interno della barra dell’URL per arrivare all’interfaccia di amministrazione). Specifica la lingua da utilizzare e il paese dove ti trovi, quindi conferma la scelta e attendi che il FRITZ!WLAN Repeater 1750E venga riavviato. Appena fatto, ricollegati alla sua WiFi temporanea e torna nella pagina di prima.
  • Scegli ora una password di amministrazione del dispositivo, quindi segui i passaggi richiesti per poter portare a termine la configurazione. Ciò che lui suggerisce costituisce già un buon piano d’azione per fare tutto come si deve, fidati del prodotto (salvo per casi in cui tu debba fare configurazioni particolari).

Ti propongo una panoramica degli scatti catturati durante la configurazione e l’aggiornamento del prodotto (con descrizioni al seguito):

Conclusioni

Un prodotto che mi è molto piaciuto e che ha fatto il suo sporco lavoro (rilanciando molto bene la mia rete 5 GHz che –notoriamente– è più delicata e debole di una 2,4 GHz che però perde in velocità di picco) con una fatica di installazione ridotta a zero e una immediatezza di utilizzo che lo fa finire di diritto tra quei prodotti che potrebbero essere installati anche dalla casalinga di Voghera, perché realmente chiavi in mano pronto a partire come fosse un qualsiasi Plug & Play.

Il FRITZ!WLAN Repeater 1750E può collocarsi in realtà miste già esistenti, fatte di router (di qualsiasi tipo) e adattatori Powerline (anch’essi di qualsivoglia produttore). Ha cambiato il mio modo di vedere questo tipo di dispositivi, fino a ora maltrattati (lo ammetto) e messi in secondo piano, probabilmente perché arrivavo da oggetti dal prezzo più basso e qualitativamente meno pronti di questo Repeater (anche se averne ricevuto uno nuovo e già difettoso continua a farmi storcere il naso, e non certo per colpa di AVM).

Parlando appunto di prezzo, il FRITZ!WLAN Repeater 1750E peserà un po’ più di quello che ti aspetteresti sul tuo portafogli: 79,90€ acquistandolo su Amazon (con spedizione Prime). Fai bene i tuoi conti e, se credi che questo possa risolvere un problema che senti di avere quotidianamente, butta il prodotto nel carrello e prosegui con il pagamento, ne vale la pena.

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da AVM, tornerà all'ovile al termine dei test.
Condividi l'articolo con i tuoi contatti: