Archives For Gaming Online

Scusa Giò, ma cos’è cambiato rispetto al primo episodio? Questa è la domanda più comune tra conoscenti e amici rispetto al secondo capitolo di The Division che non ho volutamente recensito fino a oggi perché già abbondantemente descritto nell’articolo dedicato alla sua Private Beta (Ubisoft The Division 2: storie da una Private Beta), eppure un altro articolo lo merita per forza, perché lo sforzo profuso per il suo sviluppo e costante miglioramento (comunque non indenne da difetti di percorso) è tanto, è un pelo difficile non riconoscerlo.

Ubisoft The Division 2: cosa rimane?

The Division 2

Il passaggio da New York a Washington D.C. non è stato del tutto indolore, qualcosa è cambiato seppur si tratti sempre e comunque di far valere la propria forza organizzata davanti a squadre del terrore che non intendono permettere una pacifica ricostruzione delle città colpite dal dramma del virus diffusosi durante quel Black Friday che ormai tutti i giocatori conoscono (vecchia e nuova guardia). The Division 2 ti trasporta in scene introduttive interattive e non che ti permetteranno di prendere nuovamente confidenza con il sistema (rinnovato) di controllo del tuo personaggio, ma di questo te ne avevo già chiaramente parlato.

Io quelle 30 e più ore di gioco per la completa riattivazione della rete SHADE e l’attraversamento della storia alla base di questo nuovo capitolo del titolo Ubisoft le ho vissute insieme alla mia squadra storica di amici, quelli con i quali ho portato a termine missioni, perso vite, guadagnato loot, irrobustito le spalle (del personaggio) e tirato in piedi una configurazione per certi versi molto simile a quella che mi ero creato nel primo The Division. Ciò che ho trovato davanti a me è un prodotto ben pensato e realizzato, molto solido con parecchi meno problemi rispetto al passato, Massive ha evidentemente ascoltato e fatto tesoro di parecchi insegnamenti del passato, senza considerare che ha reso per certi versi più appetibile una Zona Nera che mi aveva davvero stancato precedentemente, nella quale però faccio a meno di entrare ancora oggi (nonostante il loot sia nettamente più appetibile rispetto alla zona pubblica).

Non più muso duro, ma tattica

Maturità può essere un termine chiave per The Division 2, per certi versi ha costretto un po’ tutti ad abbandonare la via del muso duro attraverso la quale si poteva avanzare a petto fiero e poca cura del pericolo verso un nemico che inesorabilmente avrebbe tirato le cuoia rispetto al nostro arsenale e potenza di fuoco “ignorantemente” puntata al suo volto. Quello di oggi è un nemico più organizzato e meno stupido, che ragiona e cerca il metodo più adatto per aggirarti e colpirti alle spalle anche grazie al supporto di squadre di persone che sono pronte al suicidio pur di distrarti e farti abbassare la guardia. Certo non mancano i punti strategici da utilizzare come colli di bottiglia (talvolta utilizzati anche dal nemico, sia chiaro) e le ritirate un po’ azzardate (che ti danno quindi la possibilità di colpire duro), ma la maggior parte delle volte ti ritroverai a dover meglio ragionare la tua protezione e quella dei compagni, per cercare di portare a casa la missione con il minor numero di danni e perdite possibili, il che ti posso assicurare essere apprezzato dal giocatore più affezionato della serie.

La storia di The Division 2 (quella che dovrai vivere) è il risultato di missioni principali diligentemente mescolate con attività secondarie che ti porteranno a scoprire (e liberare) posti tattici all’interno di una mappa molto grande che potrai (e in alcuni casi dovrai) affrontare accompagnato da compagni veri o controllati dall’intelligenza artificiale, modificando così di volta in volta la valutazione da parte della stessa IA che dovrà capire e schierarti contro un certo numero di nemici dalle abilità più disparate, talvolta letali e fredde nell’esecuzione senza neanche salutarti con un buongiorno.

Scoprirai molto presto che crearsi una configurazione che possa calzare bene addosso al tuo personaggio e più in generale a ogni missione è cosa assai difficile, la squadra è tutto, l’organizzazione deve arrivare prima di ogni altra cosa (ed ecco perché continuo a pensare che senza una cuffia e un microfono questo gioco non possa essere goduto appieno). In generale il loot ti arriva dalle missioni principali e dalle secondarie, ma anche in maniera del tutto casuale da boss che potresti incontrare per strada nel peggiore dei momenti (anche quando stai eseguendo un’altra missione, tanto per aggiungere la ciliegina sulla torta), da posti nascosti da individuare e tenersi poi buoni in seguito (perché quei loot verranno ricaricati sempre nuovo a partire dalle 24h successive), da quegli eventi temporanei che ti consentiranno di mettere da parte progetti che potrai costruire tramite stazioni di costruzione e ricalibrazioni varie.

Evoluzione

Ubisoft The Division 2: cosa rimane? 7

Perché il gioco non può terminare, è un costante movimento più di quanto non sia capace di fare una tazza di latte nello stomaco di un intollerante, e credo di aver reso l’idea. Livellare il tuo personaggio (arrivare a completamento livello 30 con missione finale e secondarie precedentemente non accessibili) non vuol dire aver terminato la propria “carriera“, vorrà dire accedere a un mondo dal livello di accesso più complesso e ben difeso, fino a un massimo di cinque (Mondo 5, nda) all’interno del quale dovrai muoverti con una certa logica e capacità di ragionamento che ti permette una sopravvivenza degna del nome che ti sarai fatto nel frattempo.

Gli avamposti e i punti critici di mappa saranno continuamente messi in discussione, riconquistati da fazioni nemiche che dovrai quindi battere, con un sistema di allerta che andrà costantemente aumentando un po’ come già visto in passato in altri giochi (mi vengono in mente Assassin’s Creed o GTA), dettaglio affatto trascurabile considerando che questo costituirà motivo di maggiore attenzione da parte di un occhio nemico (o potenziale tale) anche da distanza più elevata, diciamo che passerai molto meno inosservato, ti toccherà metterti lì con tanta buona volontà e pazienza per riuscire a sconfiggere il plotone nemico che ti si presenterà davanti, il tutto cercando di non andare a terra, vendendo – se proprio devi – cara la tua pelle. In tuo aiuto arriverà una specializzazione che dovrai scegliere tra le 3 disponibili, si tratta di uno slot arma aggiuntivo, decisamente più letale rispetto a quello che hai già disponibile nel tuo zaino o nella tua fondina, dai proiettili più rari da trovare rigorosamente in gioco (durante le missioni in special modo), perché nessuna cassa presente in Casa Bianca o nelle case sicure potrà mai ricaricare quella cartucciera. La scelta non avverrà in maniera esclusiva, potrai sempre cambiare specializzazione e quindi arma, ma ti toccherà passare ogni volta dalla Casa Bianca per farlo.

In conclusione

Un gameplay parecchio rivisto che caratterizza un titolo precedentemente arrivato – in The Division quindi – a conclusione troppo presto, che ti permette di poter contare ora sulle 50 e più ore di gioco che si possono raggiungere (rispetto alle 30 circa della storia principale) cercando di affrontare tutto ciò che Massive ha pensato per sfidarti costantemente.

Probabilmente questo non risponde nella maniera che ti aspettavi alla domanda di apertura articolo, perché tutto sommato The Division è rimasto lo stesso anche nel secondo episodio della saga, sei un soldato, tale resti, tale sarà la tua missione e la spinta a proteggere chi è più debole di te, eppure sono convinto che anche coloro che avevano abbandonato The Division possano tornare fiduciosi a giocare questo forte rinnovamento voluto da Ubisoft e Massive Entertainment, che ha richiesto tanto sacrificio ma che sta certamente ripagando in quanto a soddisfazione del giocatore.

Capiamoci: il motore grafico proprietario Snowdrop è qualcosa di davvero complesso e appagante sotto molti aspetti, non ha quasi nulla a che vedere con il passato e ti metterà spesso in difficoltà in base all’ambientazione e alle condizioni climatiche che ti ritroverai a dover affrontare a prescindere dalla missione (sia essa complicata o meno, di giorno o di notte, dove quest’ultima non avrà pietà di te e della tua necessità di vederci chiaro quando avrai a che fare con avversari di un certo calibro), eppure io continuo a odiare l’utilizzo della luce in alcune particolari condizioni (come i bassifondi) o quei casi in cui il tuo personaggio decide di non riuscire a saltare via da ostacoli che potrebbe aggirare anche il Chihuahua del vicino, maledizione. Ti accorgerai (o ti sarai già accorto) molto probabilmente della medesima cosa quando hai avuto a che fare con boss finali e la loro intelligenza artificiale nettamente superiore rispetto al passato, quando quella macchina radiocomandata o quel drone hanno deciso di farti visita proprio mentre speravi di poterti curare per affrontare qualche colpo ancora, per poi cedere inevitabilmente al suolo nella speranza che un compagno possa venirti a rianimare quanto prima, perché ti trovi nell’area senza rientro.

A proposito di compagni: è proprio in The Division 2 che nascono i clan, una vera novità rispetto al passato, un mezzo come un altro per trovare giocatori amici in base agli interessi, alle disponibilità, al territorio e molto altro, è ciò che realmente ti serve per affrontare alcune delle missioni più importanti ma anche alcuni (se non tutti) gli scenari più complessi quali i Raid o i Conflitti. Nulla che tu stesso non possa portare a termine con un gruppo WhatsApp o Facebook sia chiaro, eppure è uno sforzo in più che facilita il passaggio.

Lo avrai capito (e nel frattempo io ho scritto delle conclusioni che da sole avrebbero potuto costituire un altro articolo sul blog), a me The Division 2 è piaciuto e piace ancora, lo sto giocando (meno che nei mesi scorsi, colpa anche del caldo e della poca voglia di starsene in casa davanti al televisore) e continuerò a farlo anche prossimamente, ho comprato il Season Pass e non vedo l’ora di mettere alla prova me e la squadra tutta con le future missioni che verranno rese disponibili.

E tu? Sei un agente in attività? Fammelo sapere tramite i commenti, sarà un piacere aggiungerti tra gli amici di Xbox Live (ammesso che la Xbox sia anche la tua console) e magari farci qualche sparo insieme. Se vuoi farti qualche risata (per la scemenza applicata) e / o in generale dare un’occhiata al giocato, ti lascio qui di seguito un box YouTube con alcuni dei video registrati durante le serate gioco con gli amici:

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: il gioco è stato fornito da Ubisoft che ringrazio come sempre per la gentilezza e la collaborazione massima.
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

In attesa che la Open Beta faccia mostra di sé nei primi giorni di marzo, Ubisoft ha da poco chiuso l’accesso privato al nuovo capitolo dedicato allo sparatutto in terza persona di Massive Entertainment, The Division 2. Pur non avendo avuto occasione di giocare la Zona Nera e la missione Invasione (ero fuori città e non sono riuscito a dedicarmi anima, cuore e pallottole al titolo), ho potuto farmi un’idea delle novità alle quali avremo accesso e dalle quali (credo valga un po’ tutti, sicuramente vale per me) ci si aspetta parecchio in termini di miglioramenti e correzione – se così si può chiamare – dei problemi noti di The Division. Ho giocato The Division 2 in Private Beta sulla mia Xbox One X, qualsiasi riferimento è quindi pensato per la console di casa Microsoft ed è possibile che non corrisponda all’esperienza su PC o PlayStation.

Il caos e la Casa Bianca

Se Washington D.C. è la nuova destinazione degli agenti, è anche vero che la Casa Bianca può risultare essere la migliore base operativa per coloro che forniranno assistenza e fuoco ai civili sopravvissuti all’espansione dell’infezione che aveva precedentemente colpito New York, rendendola di fatto una città fantasma e con tassi di criminalità mai visti prima, dettati dall’evidente necessità di sopravvivenza di quelle persone rimaste a raccogliere quelle risorse sempre più scarse disponibili sul territorio. La SHD torna quindi a essere necessaria, forte di uno spirito a metà tra la “crocerossina” e la necessità di mettere ordine lì dove l’ordine non esiste più, soprattutto perché di JTF non se ne sente più parlare e perché quegli agenti di supporto sul campo di battaglia continuano a essere più inutili di un frigorifero per gli eschimesi.

Ubisoft The Division 2: storie da una Private Beta

Per arrivarci – alla Casa Bianca, nda – si dovrà attraversare un’area apparentemente vuota e chiaramente devastata (ma più verde di quanto siamo stati abituati a vedere in una New York così gotica da fare il pelo a Batman e alle sue storie su Gotham), la quale nasconde alcuni oggetti certamente preziosi (che ti consiglio quindi di recuperare anche in quella che sarà la prima missione del gioco finale e commercializzato sugli scaffali) per farsi largo tra quei piccoli gruppi di ribelli che ti ritroverai in fretta a fronteggiare, i quali non hanno intenzione alcuna di permetterti di arrivare alla tua destinazione. Nessuno ti potrà aiutare, il livello degli antagonisti è bilanciato rispetto al tuo, non preoccuparti ma non prendere neanche sotto gamba la cosa, non ti conviene (il perché lo capirai tra breve), prepara le armi e sii preciso, perché di colpi certamente ne hai, ma potresti perdere quell’attimo ideale per terminare lo scontro a tuo favore senza troppa fatica. Potresti fare qualche errore certo, e infatti il primo gruppo da affrontare è molto ristretto e ti permetterà di riprendere confidenza con il sistema di gioco e le sue combinazioni da controller.

Attraversato quel lembo di terra che ti separa dalla sicurezza di non ricevere pallottole alle spalle, potrai finalmente dare un’occhiata da vicino alla Casa Bianca, la quale risulterà seriamente danneggiata da quanto accaduto a Washington D.C., nulla però che non si possa ricostruire con tempo, risorse e chiaramente oggetti che recupererai durante le missioni che ti verranno proposte.

Un’occhiata alle missioni

Due principali come da storia (con armi, livellamenti e nemici che crescono insieme all’aumentare dell’esperienza del giocatore), e una terza “invasione” con massimi livelli negli armamenti e nelle squadre d’assalto, così da saggiare la validità della scelta futura e farsi un’idea del tipo di offensiva alla quale far fronte quando arriverà il giusto momento (a gioco ufficialmente rilasciato).

Il movimento e il controllo delle armi e dei ripari è rimasto pressoché invariato, certamente migliorato in risposta ma anche – in un certo senso – rallentato rispettando quella che è la fisica umana, perché non si è mai sufficientemente veloci per correre indisturbati dietro un riparo, e questo è apprezzabile ai fini della “realisticità” del titolo, volutamente virgolettata perché non esiste sulla faccia della terra, volendo metterlo sull’altro piatto della bilancia, che un nemico anche ben protetto non vada a terra con un paio di colpi ben assestati.

Ah già, a proposito dei colpi: fanno male stavolta, ma sul serio. Scordati quella malsana abitudine di lanciarti in mezzo alla mischia e aprire il fuoco come non ci fosse un domani o come se si stesse facendo il casting per il prossimo film americano tutto pallottole, esplosioni e Kaboom Rico, Kaboom, in The Division 2 (ammesso che la beta ricalchi ciò che troveremo su scaffali e store digitali il prossimo 15 marzo) nulla ti è più amico di un buon riparo o di una corazza che dovrai cercare di non farti abbattere rapidamente. I nemici tireranno più o meno bene in base al livello con il quale ti presenti davanti (o dietro) a loro, e sarà un crescendo di sofferenza, caricatori e medikit che avranno necessità di tre secondi circa per poterti rimettere in sesto, contrariamente a ciò che accadeva nel vecchio capitolo dove correndo potevi curarti e non andare quasi mai a terra (se giocavi bene le tue carte, chiaro).

Ubisoft The Division 2: storie da una Private Beta 2

L’azione, quella bella

The Division 2 mescola ciò che di più buono c’è stato nel precedente episodio della serie con ciò che si pensa essere la migliore scelta per questa avventura che ti / ci porterà a Washington D.C., questo è chiaro fin da subito. Sia affrontando da solo i gruppi di nemici sulla strada, sia ricostruendo quel gruppo di amici con il quale ho affrontato pressoché ogni sfida (o quasi) del primo The Division, mi è parso che i passi in avanti ci siano e che abbiano una certa consistenza. Come già detto qualche parola fa ho apprezzato molto la maggiore fragilità del protagonista controllato (nei movimenti più lenti ma anche nel non potersi più esporre in stile Rambo davanti al fuoco nemico, anche per quei pochi secondi che oggi rispetto a ieri possono essere fatali), alla quale si associa una migliore intelligenza nemica controllata dalla IA e alla quale si associano una serie di armi e oggetti che non aspettano altro che metterti nel mirino per raggiungerti e farti cessare il fuoco (oltre che il respiro).

Questo è ciò che permette di creare delle azioni di gioco appassionanti, coinvolgenti, giuste per ciò che io ho personalmente ricercato nel 2016 ma anche oggi, a distanza di 3 anni. Mi è capitato un paio di volte di distrarmi e ritrovarmi accerchiato dal nemico “imprevisto“, ma anche essere protagonista ancora una volta non desiderato di fuoco che teoricamente non ci sarebbe dovuto essere, perché è più semplice che ci si ritrovi ad assaltare un campo ostile dove a venirti incontro (più che altro contro!) non saranno solo le iene (nuovo nemico base che ritroverai nelle strade di Washington D.C., nda) di quel campo, ma anche gruppi che pattugliano le strade e che nulla c’entrano con quella specifica azione, ma che si infileranno all’interno di essa per far fronte comune contro il tuo gruppo.

Ubisoft The Division 2: storie da una Private Beta 3

Rapide osservazioni tecniche

Pur trattandosi di una versione beta, è chiaro che The Division 2 è ormai maturo per essere raccolto e giocato al meglio, sono certo che pur essendomi perso la Dark Zone e l’ultima grande missione queste siano state apprezzate da chi ha avuto modo di metterci piede e arma (ehi tu, ci hai giocato? Fatti vivo, sono curioso di conoscere il tuo parere nei commenti!), in attesa di poterlo fare anche io durante l’Open Beta del prossimo marzo. Se dal lato meramente fisico e di controllo non ho notato poi così tante differenze (anche se le armi sono state ben riprogettate e così i loro rinculi, caricatori, tempi di ricarica, ecc.), ciò che più disturba – evidentemente in modo voluto – è quella luminosità con la quale spesso ci si ritrova a fare i conti, perché non sempre a tuo vantaggio, un po’ come funziona con le zone più buie o più mal ridotte a causa dei gas velenosi che si propagano ancora per le strade.

Ubisoft The Division 2: storie da una Private Beta 4

The Division 2 in generale propone ambienti molto più ricchi e dettagliati, forse in alcuni casi anche troppo; rischiano di distrarti, farti perdere tempo e distogliere attenzione da ciò che realmente può interessarti. La base principale (la Casa Bianca) e i primi rifugi sono molto diversi rispetti al passato e questo non è necessariamente un bene, ma sono certo che prendendoci maggiore confidenza il mio giudizio cambierà e tenderà a migliorare. Lo stesso si può dire infatti per il menu giocatore, per le abilità speciali e per le armi secondarie, tutto organizzato in una maniera che dà un taglio netto al passato. In tutto ciò sono certo che avrai apprezzato la vastità della mappa e la quantità di missioni secondarie che sono state messe a disposizione di chi ha partecipato alla Beta Privata, e che probabilmente salteranno nuovamente fuori durante l’apertura al pubblico.

Insomma, lo avrai capito, voglio necessariamente farci “un altro giro” per poter realmente capire di cosa si sta parlando, di quanto sia realmente grande il passo in avanti compiuto da uno studio di sviluppo che non ha mai abbandonato la sua creatura, cresciuta nel tempo e modificatasi secondo richieste dei giocatori (punto a favore, sia chiaro).

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: ho effettuato l'iscrizione per l'accesso alla Private Beta qualche tempo fa. Ho ricevuto la chiave per il download del pacchetto di gioco e l'ho scaricata direttamente dallo Store Microsoft.
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

HP OMEN 17-w102nl

Gioxx  —  18/06/2018 — Leave a comment

Dopo aver avuto a che fare con un portatile estremamente orientato al business o all’appassionato che vuole avere un prodotto dai molteplici comportamenti e facilmente trasportabile senza troppe rinunce (hardware), oggi ti parlo nuovamente di HP, ma mi sposto nel reparto Gaming, per dare nuova linfa a questa sezione da poco tornata ufficialmente sul mio blog, ti presento HP OMEN 17-w102nl.

HP OMEN 17-w102nl

HP OMEN 17-w102nl

Laptop di fascia alta dedicato al videogiocatore che non vuole vincolarsi al più classico degli spazi in casa (generalmente nella propria camera), HP OMEN 17-w102nl è definibile come postazione “portabile” (dato il suo peso e le generose dimensioni) che può tranquillamente prendere il posto del PC fisso più volte modificato per stare al passo con tempi dettati da chi i giochi li sviluppa, sfruttando ogni tecnologia disponibile di ultima generazione.

Quello dei portatili da gioco è un mercato che ha attratto molto l’attenzione negli ultimi anni, che convince sempre più coloro che non vogliono perdere tempo nella scelta e costruzione del proprio asset videoludico e che hanno la possibilità di investire diversi soldini a ripetizione nell’arco di qualche anno (questo portatile, per fare un esempio, ha più di un anno di vita sulle spalle, con un ottimo processore però fermo alla sesta generazione, con l’ottava già sugli scaffali).

Costruzione

Con una scocca estremamente solida e in grado certamente di sopportare qualche colpo (anche se non è un esperimento che intendo eseguire su questo sample fornitomi), HP OMEN 17-w102nl si contraddistingue per il logo della omonima serie realizzata da HP, pensata appositamente per i videogiocatori fedeli ancora al sistema operativo di casa Microsoft (che poi è lo stesso alla base di Xbox One X, sapientemente modificato e snellito) e alle potenzialità che Windows 10 può esprimere con hardware di alto livello. Monitor da 17,3 pollici con una risoluzione di 1920×1080 pixel a 127 PPI in 16:9 (non è lucido, per la felicità mia e di molti altri utilizzatori). Monta un Intel Core i7-6700HQ (sesta generazione dell’era moderna, Skylake, 12esima se consideriamo la storia complessiva di Intel), con 16 GB di RAM DDR4-2133 (due banchi da 8 GB cadauno) e un’ancora fantastica NVIDIA GeForce GTX 1070 (Laptop) con a bordo 8 GB di RAM dedicati in GDDR5, hardware di elevata qualità che permette di avviare e settare i titoli installati a bordo disco tenendo pressoché tutto al massimo (e non preoccupandosene poi troppo).

Insieme alla dotazione base cito anche il doppio disco (1 TB meccanico, con una memoria PCIe NVMe M.2 SSD da 256 GB).

HP OMEN 17-w102nl 9

Connettività completa di attacco RJ45 LAN (10/1000/1000), WiFi 802.11 a/b/g/n/ac (a/b/g/n/ac) e Bluetooth 4.2, con 3 porte USB 3.1 di seconda generazione, 1 porta HDMI e 1 DisplayPort. C’è anche un lettore di card microSD sulla destra, dove trovi anche l’attacco dell’alimentazione. Jack microfono e cuffie separati (come non ero più abituato a vederli da un po’ di tempo ormai).

La tastiera è estesa, con tastierino numerico e alcuni posizionamenti di HP che non mi hanno mai convinto (e non parlo della serie OMEN, parlo più in generale), retroilluminazione rossa che è possibile disattivare ma non regolare (c’è o non c’è, a risposta secca), certamente accattivante e che forse stona con quel led bianco del pulsante di accensione, un po’ fuori dal coro. Touchpad con giusto affondo ma al quale mancano i due pulsanti di selezione tipici (sinistro / destro, chiaramente) che va un po’ in contrasto con la mia idea di comodità durante l’utilizzo (soprattutto durante un trascinamento).

Audio Bang & Olufsen, con tecnologia HP Audio Boost e ben quattro altoparlanti, posso assicurarti che la resa è davvero ottima considerando che non si ha a che fare con altoparlanti esterni o sistemi ben più complessi.

Gioco

Ho messo alla prova HP OMEN 17-w102nl con alcuni titoli a cui tengo parecchio (Forza Horizon 3 e Forza Motorsport 7) ma anche con una novità che ho iniziato a giocare proprio in questi giorni e che ancora deve entrarmi nelle corde: Fortnite.

In ogni caso ho sempre usato qualità massima del dettaglio e nessun compromesso, mettendo sotto stress la macchina e il relativo sistema di raffreddamento che va a fare da colonna sonora un po’ di tutta la sessione di gioco e registrazione Clip. A tal proposito, ti propongo qui di seguito un paio di video catturati in gioco, avrei voluto caricare anche il terzo ma durante l’esecuzione di Forza Horizon 3 ho avuto diversi problemi di stabilità e non mi è mai riuscita, un dettaglio assolutamente seccante che non mi sarei aspettato. In tutti i casi ho sempre usato Windows 10 aggiornato all’ultima versione stabile (1803) e i controlli integrati di Xbox Layer richiamabili tramite la combinazione tasto Windows + G. Ah già, a proposito di Xbox: ho collegato e usato sempre uno dei miei controller Xbox One (che Windows 10 ha immediatamente riconosciuto e installato).

In conclusione

Una macchina dalle prestazioni ancora oggi molto più che accettabili (il livello è ancora più elevato di tante altre macchine presenti lì fuori sul mercato), e con un prezzo che rispecchia il tipo di hardware che ci si sta portando a casa, pagando pegno anche per il fatto di scegliere una macchina più facilmente trasportabile rispetto all’impacchettare tutta la propria “strumentazione fissa“. HP OMEN 17-w102nl balla intorno ai 2000€ “chiavi in mano ed è ancora disponibile in tante catene di commercio della grande distribuzione ma anche online (Amazon in primis).

Scheda tecnica completa disponibile sul sito web ufficiale di HP all’indirizzo support.hp.com/it-it/product/omen-by-hp-17-w100-laptop-pc/12499486/document/c05346014, io mi ritengo abbastanza soddisfatto (salvo quelle piccole pecche di cui ti ho già parlato, alle quali forse aggiungerei la configurazione ibrida con un SSD oggi ormai piccolo) e sono pronto a farlo tornare all’ovile, dopo essermi divertito a rimettere in pista quella modalità di gioco che ormai da tanti anni ho abbandonato (diciamo che la valvola di sfogo predefinita è Xbox, che trova spazio sotto al televisore della sala) :-)

Alla prossima!

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da HP, torna all'ovile al termine del test.
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Sì, l’ho fatto. Come anticipato la scorsa settimana in tutt’altro articolo, ho restituito le Logitech Wireless Headset H800 dopo essere arrivato a saturare la pazienza per quella durata di batteria che definisco pressoché ingiustificabile. 6 ore di autonomia nel corso di una giornata lavorativa non servono a nessuno, e si sarebbero potute effettuare altre scelte per portare a casa un risultato nettamente migliore, in un circolo di rapporto qualità-prezzo che avrebbe premiato l’oggetto venduto dalla nota marca svizzera. Sono passato a tutt’altra parrocchia, approdando sulle Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0, andando così ad aumentare il parco accessori –della società di Singapore– posseduto.

Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0

Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0

Definite dal mio capo come “cuffie da elicotterista“, cambiano totalmente il terreno di gioco sul quale scontrarsi, me ne rendo conto, eppure rispettano quelle richieste di base che mi sono imposto quando ho cominciato a scegliere il nuovo set cuffie / microfono da tenere sulla testa durante le ore di lavoro, quando ho bisogno di stare al telefono con un utente (e non solo) o isolarmi dal rumore di fondo tipico da open space, o più semplicemente diventare un tutt’uno con mouse, tastiera e musica di sottofondo che aiuta a concentrarsi.

Le condizioni –come detto– sono quindi le stesse che avevo trovato nelle Logitech restituite:

  • connessione senza fili (senza necessità di bluetooth) con dongle USB dedicato (così da evitare interferenze o di dipendere dal chip bluetooth integrato nel laptop),
  • buoni padiglioni (non necessariamente coprenti),
  • microfono direzionale e non omnidirezionale (per evitare di catturare voci che non hanno nulla a che fare con la mia telefonata o sessione di videoconferenza),
  • batteria in grado di reggere il peso della giornata di lavoro (uno standard che ogni tanto supera anche le otto ore),
  • prezzo inferiore ai 100€, perché diversamente andrei su tutt’altro tipo di prodotto e fornitore.

Considera che tutto è partito con un prodotto che non raggiungeva neanche i 50€ di costo (sotto offerta, se devo essere onesto), di una marca sconosciuta ma curato nei dettagli, ma con il grandissimo difetto dell’avere un microfono davvero pessimo e omnidirezionale, restituito dopo una manciata di ore per lasciare spazio proprio alle cuffie di Logitech.

È qui che comincia la storia delle Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0, che rispettano ciascuno dei punti sopra riportati, con un prezzo di listino ufficiale Creative per una volta inferiore a quello operato su Amazon (ti ricordo però che ufficialmente Creative non è una delle marche vendute da Amazon, sulle quali nel 99% dei casi non è applicato un buon prezzo d’uscita): 69,99€ ufficiali contro i circa 80€ dello Store di Jeff Bezos.

Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 1

Nello specifico

Comode, coprono l’intero padiglione auricolare avvolgendolo nella pelle morbida che entra a contatto con la tua epidermide, da mettere alla prova (quella vera) quando arriveranno i caldi importanti, quelli per i quali anche il sistema di condizionamento aziendale ogni tanto perde qualche colpo facendo soffrire il dipendente alla scrivania. Sui padiglioni trovi poi alcuni dei comandi chiave per delle cuffie, come l’accensione / spegnimento delle stesse o la regolazione del volume, quest’ultima collegata in maniera diretta a quella del sistema Windows, in maniera del tutto trasparente e perfettamente funzionante.

Isolano sufficientemente bene dal rumore pur non proponendo un sistema attivo di cancellazione dello stesso (non mi interessava averlo, basta un lieve sottofondo musicale per togliere dai giochi qualsiasi disturbo esterno) e hanno un livellamento più che soddisfacente della sorgente audio in ingresso, permettendo un buon ascolto della musica (Spotify a massima qualità grazie all’utenza Premium, nda) mentre si lavora, per poi passare alla chiamata (in priorità, che abbassa quindi gli altri volumi di sistema) VoIP quando serve, comportandosi in egual modo quando si partecipa a videoconferenze (Zoom, WebEx, cose così).

Driver immediatamente scaricati e installati da Windows 10, senza necessità di passare dal sito web del produttore (parte tutto all’inserimento del Dongle USB, incluso nella confezione), la periferica sarà pilotabile dal nuovo pannello Impostazioni del sistema Microsoft e diventerà predefinita rispetto a tutto il resto (salvo diversa configurazione personalizzata del tuo sistema).

Il microfono non è montato in maniera fissa nel corpo cuffia, bensì è possibile collegarlo e scollegarlo a piacimento (puoi quindi usare le Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 solo per ascoltare una sorgente audio e nulla più, una funzione assolutamente base) grazie all’attacco AUX. È morbido e flessibile, l’audio verso la destinazione dicono essere di qualità (ho fatto qualche test di self-record con successivo riascolto e chiesto un po’ alle persone in telefonata se mi sentissero chiaramente) ed è di qualità anche la distanza entro la quale le cuffie lavorano correttamente (mi sono alzato dalla scrivania in telefonata per prendere una stampa e tornare al mio posto senza smettere di parlare, si tratta di circa una decina di metri di distanza dal Dongle).

Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 2

A proposito di Dongle: contrariamente a quanto mi aspettavo (perché abituato a quelli visti precedentemente), quello in coppia con le Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 è decisamente più importante, arrivando a occupare lo spazio di una vecchia memoria USB removibile, con tanto di LED colorati (quei graffi rossi che vedi in immagine qui sopra, nda) e pulsante di connessione alle cuffie se per qualsiasi motivo queste dovessero perdere l’aggancio già effettuato da fabbrica.

Già i LED, non si trovano solo sul Dongle USB, ricordati che hai a che fare pur sempre con una cuffia nata per il gioco (il Dongle USB dovrebbe renderle compatibili con PlayStation 4 e Xbox One, la prima dichiarata anche sulla scatola, per la seconda mi aspetto grosso modo lo stesso comportamento). All’interno dei padiglioni trovano spazio altri LED colorati (rosso/blu/verde) che possono variare in base al momento e all’azione, prevalentemente li vedrai in rosso pulsante, molto similmente al LED di stato di un vecchio MacBook quando viene messo in Sleep Mode (simula quindi il respiro di una persona a riposo durante la notte). Fortunatamente grazie alla luce del giorno o a quelle artificiali in ufficio, questa cosa si nota un pelo meno e può -ci si prova almeno- passare inosservata (se invece hai a che fare con una console di gioco, considera che la tecnologia SB Prism ti dovrebbe permettere di pilotare quel set di colori e farli crescere vertiginosamente).

E la batteria? Pensavi forse che me sarei dimenticato? È stato l’ago della bilancia dell’acquisto, in barba a quell’anima tamarra che queste Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 sprigionano da ogni loro poro (hanno i pori? Vabè, ormai è andata). La durata della batteria è sopra le aspettative anche dopo essere stata messa alla prova. Creative dichiara 16 ore di autonomia massime in continuo utilizzo. Io, che le uso accendendole al mattino e spegnendole alla sera (facendo la medesima cosa anche prima di andare in pausa pranzo, un’assenza di un’ora che incide eccome), ci sono arrivato a 3 giorni di lavoro senza battere ciglio alcuno (quindi devi considerare le 8 ore lavorative moltiplicate per 3, guadagnando su quanto promesso ulteriori 8 ore che non mi aspettavo). Sono certo che questo valore con il tempo si attenuerà, ma al momento non posso fare altro che godermelo e pensare che sarebbe stata la stessa cosa sulle precedenti, partendo però dal presupposto che quelle ragionavano sulle 6h/giorno). Puoi sempre ricaricare la batteria integrata anche durante l’utilizzo delle cuffie, semplicemente collegandole a una fonte di alimentazione tramite il cavo microUSB fornito nella scatola (gommato e colorato anch’esso, per non farsi mancare nulla).

In conclusione

Un acquisto che, prendendo atto dell’esigua differenza prezzo rispetto alle Logitech con le quali ho fatto il confronto (mi erano costate circa 65€, contro i 69,99€ di listino per le Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0) pur trattandosi di due target nettamente differenti, credo sia assolutamente azzeccato per questo tipo di lavoro e –in futuro probabilmente, nel caso in cui l’azienda provveda a dotarci di cuffie senza fili di diverso tipo– un eventuale riutilizzo su console di gioco, nonostante in quel reparto io sia già abbastanza ben dotato (sempre appoggiandomi a Creative, tra l’altro, ma passando dall’ingresso AUX del controller e usando la sua batteria).

Ciò che forse mi è mancato nella scatola prodotto è la solita serie di accessori “finezza” che non credo possano poi incidere così tanto sul prezzo finale imposto al cliente: non c’è nulla che tuteli e possa far trasportare comodamente le cuffie (penso a una custodia morbida o rigida, poco importa) e non c’è modo di tenere agganciato il Dongle USB per evitare che venga perso (penso a un astuccio, o magari un modo per incastrarlo all’interno delle cuffie, anche se questo risulterebbe alquanto difficile viste le sue dimensioni). Una pecca che non varia però il giudizio complessivamente molto positivo che ho di questo prodotto.

Come anticipato grosso modo a inizio articolo, le Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 hanno un prezzo di listino che è inferiore a quello visibile su Amazon, ed è per questo motivo che ti consiglio l’acquisto passando per lo Store ufficiale della società che te le consegnerà anche a costo zero se non hai particolare fretta (l’acquisto arriva dal Belgio, impiega meno di 5 giorni per arrivare a casa tua se non abiti in zone poco servite, nel mio caso ne sono bastati 3), altrimenti c’è sempre la possibilità di ottenerle in tempi più rapidi, ma pagando una spedizione a parte che esula dai circa 70€ richiesti per il prodotto.

Scheda e possibilità di acquisto coincidono con l’indirizzo della pagina web prodotto: it.creative.com/p/gaming-headsets/sound-blaster-tactic3d-rage-wireless-v2 (il prezzo viene segnalato come “In Promozione” rispetto ai 99,99€ richiesti, ma questa promozione sembra essere lì da parecchio tempo, senza intenzione alcuna di cessare).

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato di tasca mia sullo Store di Creative, a un prezzo di listino ben diverso rispetto a quello Amazon (si parla di una differenza di circa 10€, costi di consegna compresi).
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Con Android spesso è tutto più semplice, non ha particolari restrizioni nei confronti dell’utente finale e si riescono a fare cose che su iOS attualmente non sono consentite (mi viene subito in mente il controllo remoto, tanto per fare un esempio). L’articolo di oggi parla di un prodotto utile per aggirare l’ostacolo della registrazione del monitor, per realizzare tutorial video o catturare sessioni di gioco da poter poi pubblicare su YouTube (argomento che spesso interessa i più giovani).

Si chiama –senza troppa fantasiaiPhone Screen Recorder, e lo sviluppa la AceThinker.

iPhone Screen Recorder di AceThinker

iPhone Screen Recorder sfrutta la tecnologia AirPlay di Apple per farsi trovare da iOS, e ne cattura l’output. Questo vuol dire che, sul monitor del PC, potrai vedere e registrare qualsiasi cosa accada su iPhone o iPad, audio compreso. Al termine della registrazione, otterrai un video con la qualità e il formato precedentemente stabilito. Il programma nasce evidentemente per Windows, ma è disponibile anche per il più recente macOS, quest’ultimo propone però meno opzioni rispetto a quelle disponibili su sistema Microsoft, ed è la versione che ho provato per scrivere l’articolo.

La configurazione del programma è davvero semplice (e già pronto per funzionare subito dopo l’installazione, senza necessità di particolari impostazioni). Ti basterà cercare dispositivi disponibili per la trasmissione AirPlay dal menu basso di iOS e il gioco è fatto, noterai subito l’applicazione in esecuzione:

Fai clic per trasmettere verso il dispositivo di duplicazione, partirà il mirroring del monitor all’interno dell’applicazione lanciata su PC. Potrai mostrare “la diretta” durante una proiezione, registrare un video o catturare facilmente screenshot, tutto a portata di clic, puoi anche scegliere di mettere a tutto schermo ciò che in quel momento stai facendo sul dispositivo. Ho voluto fare un paio di test con due giochi, dato che la società di sviluppo punta molto su questo aspetto.

Ti lascio vedere il risultato finale mettendo a confronto Super Mario Run e Fallout Shelter, due titoli molto diversi tra di loro, anche per lo sfruttamento delle risorse del dispositivo (un iPhone 6 con a bordo iOS aggiornato). A te la (per forza piccola) playlist:

Avrai certamente notato una mancata sincronizzazione (fluida) tra video e audio del primo e sì, non è colpa della conversione YouTube, e dubito possa essere colpa del mio MacBook (perché ho fatto un altro test passando per QuickTime). Quella mancata simbiosi si nota molto meno nella registrazione di Fallout Shelter, eseguita con l’identico hardware e software. Il programma in realtà dà il meglio di sé quando si chiede di registrare la normale attività del sistema, o magari un passo-passo di una qualche applicazione che non sia ludica, lo ritengo un utilissimo braccio destro per realizzare dei tutorial da mettere a disposizione degli utenti (anche in azienda), meno per pensare di mettermi a fare lo Youtuber imprecando e urlando sull’ultimo titolo disponibile in AppStore.

Giusto per completezza, ho registrato e caricato un terzo video, registrato con la versione per Windows che, come anticipato, integra alcune altre opzioni riguardo il formato video (e non solo). Ho selezionato prima un diverso livello del gioco, per poi tornare sul livello 1-1 per replicare la registrazione fatta nel primo video catturato dal MacBook.

iPhone Screen Recorder di AceThinker 3

Se ingrandisci l’immagine (ti basterà selezionarla con un clic), noterai una bassa qualità dell’anteprima, cosa che per fortuna sparisce nella registrazione video ad alta qualità.

La licenza (a oggi, che sto pubblicando l’articolo) costa l’equivalente di poco meno di 30€, e permette di sbloccare completamente l’applicazione che stai già provando (magari) sul tuo PC, permettendoti di registrare video lunghi e senza alcun logo all’interno. Una possibile alternativa di fascia alta è AirServer, che avevo provato con risultati molto soddisfacenti in passato, e che propone una licenza meno costosa (meno della metà di quella di iPhone Screen Recorder, nda), con diversi punti a favore e qualche piccola pecca (baso però il mio giudizio su una versione di qualche tempo fa, che potrebbe quindi essere ulteriormente migliorata), e in realtà corrisponderebbe alla mia scelta se dovesse servirmi un software di cattura monitor di iOS.

Esistono ulteriori alternative? Certamente. Con alcuni altri del “settore” bisogna però scendere a compromessi, quelli che a un cliente pagante non piacciono mai (è un po’ più facile mandare giù la pillola amara quando si sfrutta qualcosa gratuitamente, e neanche in tutti i casi).

Condividi l'articolo con i tuoi contatti: