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Se pensi che un top di gamma faccia sempre la differenza, ti stai sbagliando. In questo periodo ho messo mano su diversi prodotti AVM, alcuni facenti parte della nuova serie da poco lanciata, tutti di qualità, tutti con una loro storia e una ricerca tecnologica importante. In alcuni casi però serve ridimensionarsi perché –in base all’esigenza– nella botte piccola c’è il vino buono, è per questo motivo che ho messo alla prova il FRITZ!Box 4040 ;-)

AVM FRITZ!Box 4040

Solito stile inconfondibile, colori, qualità costruttiva, tutto. Un FRITZ!Box va oltre la scocca che siamo abituati a vedere quando si apre la sua scatola (che per la cronaca, adoro, si apre e chiude con facilità ogni volta), FRITZ!Box è disponibilità di porte, è sistema operativo (FRITZ!Os è ciò su cui voglio focalizzarmi un po’ di più), è possibilità di condividere facilmente una stampante o un disco fisso USB senza avere un NAS (perché lo emula basandosi sul drive esterno), è WiFi a 2,4 e 5 GHz, dove quest’ultima offre (come forse già saprai) un segnale migliore, più stabile, più pulito (grazie alla quantità di canali a disposizione), più veloce.

Pronto, chi è?!?

Metto subito le mani avanti e te lo dico chiaramente: non ho mai montato un telefono fisso in casa nostra, non ho mai voluto farlo e mai (spero) lo farò, è una cosa che mi sono lasciato alle spalle, a casa dei genitori. Ritengo che casa propria debba mettere sempre a disposizione un’ottima copertura di rete internet (in fibra ottica) e LAN (cablata dove possibile), ma per le telefonate preferisco fare uso degli smartphone (ne abbiamo 3 sotto lo stesso tetto, bastano e –in realtà– avanzano).

FRITZ!Box 4040, al contrario del suo fratello maggiore 7560 (di cui presto ti parlerò), non offre porte DECT, pace all’anima loro direbbe qualcuno. Il FRITZ!Box 4040 è ufficialmente un router da cascata.

Router da che?

Posso capirti se ti verrà da storcere il naso, ma è molto più semplice di ciò che potresti arrivare a pensare tramite ragionamenti contorti. Molto spesso, salvo il risultato messo a punto (e in commercio) da Fastweb con il neonato FASTGate, sul quale spero di poter mettere mano quanto prima, molti dei router scelti, talvolta personalizzati e poi commercializzati dagli operatori di linea fissa non sono adatti alle nuove esigenze. Problemi di copertura WiFi, potenza di calcolo non adatta, riavvii che diventano più comuni degli starnuti per un allergico in primavera. L’hardware invecchia, è inevitabile, spesso nasce già vecchio e viene spacciato per ideale per l’esigenza media, il problema nasce quando si va fuori da quella media, da qui in poi è un susseguirsi di inutili telefonate al supporto tecnico (all’estero, nda), senza apparente luce in fondo al tunnel.

È proprio per questo motivo che spesso si opta per l’acquisto di un router di fascia ben più alta, da collegare a quello fornito dall’operatore, sarà “l’unico client” e si prenderà cura a sua volta di tutto il resto della ciurma. Sarà lui a fornire il segnale WiFi (a te, ma anche agli ospiti che verranno separati dalle risorse della rete locale), sempre lui a essere realmente amministrato, l’altro continuerà a rimanere la “porta verso internet“. Questo ragionamento ti libera dai vincoli legati all’operatore. A prescindere da chi esso sia, la tua rete continuerà a rimanere configurata così come l’hai pensata, con le tue reservation sul DHCP, con i servizi, con tutto (preso con le dovute pinze, ovviamente).

FRITZ!Box 4040

AVM FRITZ!Box 4040 1

4 porte LAN in Gigabit che possono essere utilizzare anche in 10/100 per risparmiare energia (e per quegli apparati un po’ più vecchi, evidentemente), una porta USB 3.0 che può essere utilizzata per scambiare dati con un disco esterno molto rapidamente, lasciando alla porta USB 2.0 (presente anch’essa, ma lateralmente) alla stampante da condividere sui PC e smartphone della famiglia. Contrariamente a un modem completo, la porta WAN qui è separata (nasce appositamente per questo, come già detto qualche riga fa), non dovrai quindi sacrificarne una LAN. Per una particolare configurazione dell’OS, puoi pensare di lasciare la LAN4 a un allaccio ethernet ospite, un po’ come funziona con una qualsivoglia WiFi Guest.

Un pulsante per il collegamento rapido dei dispositivi (WPS) che per scelta tendo sempre a disabilitare, uno per spegnere rapidamente i segnali WiFi erogati dal router (anche questo, salvo nel caso in cui tu sia paranoico riguardo le onde radio, può rimanere sempre disattivato).

È tutta questione di OS

Se per le donne oltre le gambe c’è di più, lo stesso principio può valere per un router, fermo restando che al posto delle gambe qui c’è una scocca di plastica dura. Il vero cuore di un FRITZ!Box è il suo sistema operativo, ciò che tutto muove e che cerca di adattarsi quanto più possibile alle esigenze del suo utilizzatore. FRITZ!OS, nella sua versione 6.55 che è già stata superata (ma non ancora disponibile su questo FRITZ!Box, nda), permette di controllare ogni dettaglio della rete.

Nello specifico caso (router a cascata) ti basterà collegare il FRITZ!Box 4040 a una qualunque porta del router fornito dal provider. A quel punto lascia che sia lui a cercare la strada verso internet, prendendo un IP auto-assegnato (da Internet → Dati di accesso):

AVM FRITZ!Box 4040 2

Non serviranno altri dati di accesso, potrai al massimo specificare la velocità massima di download e upload subito sotto. Una volta applicata la modifica, il router dovrebbe collegarsi a internet (attendi giusto qualche secondo). Puoi, spostandoti sulla scheda Server DNS, impostare diversi server DNS rispetto a quelli stabiliti dal provider, io ad esempio ho scelto quelli di Google.

Puoi, sempre da questa area, gestire il Parental Control, la priorità delle applicazioni (chi potrà chiedere maggiore velocità di rete, chi meno quando c’è più saturazione), i profili di accesso per autorizzare (o negare) determinate azioni, programmi, con e senza limitazioni di tempo (molto utile per ospiti, o per figli particolarmente testardi che continuano a preferire chiudersi in casa anziché uscire a giocare con gli amici).

Ma FRITZ!OS è anche monitoraggio, in particolar modo di tutto ciò che si allaccia alla rete e che richiede connettività. Un vero addetto ai lavori potrebbe provare piacere (un po’ mi è successo, lo ammetto e torno a nascondermi) nel vedere chi chiede cosa. Tutti i dispositivi, in una schermata riepilogativa, corrispondono a una quantità di Megabit al secondo che stanno utilizzando, per cercare di capire al meglio di cosa ha realmente bisogno la tua configurazione casalinga.

AVM FRITZ!Box 4040 3

È grosso modo sempre da qui che potrai anche gestire porte (da abilitare, magari per un accesso dall’esterno utilizzando l’IP pubblico del router del provider internet), gestire i dettagli di ciascun prodotto e, nel caso in cui nella rete ci sia un altro dispositivo FRITZ!, aggiornargli il firmware in pochi clic :-)

È che in realtà queste sono solo alcune delle mille funzioni messe a disposizione dal FRITZ!OS, per spiegarle tutte non basterebbe un manuale (che esiste, certo, ma nulla sostituisce la pratica e la configurazione adatta a te). Mal che vada, in caso di emergenza e l’apparente danno fatto (tipo non so, chiuderti fuori dalla porta principale e pure quella di servizio), c’è sempre l’IP di emergenza (trovi qui il documento ufficiale che ti spiega come fare, anche se è stato pensato e scritto per un diverso prodotto).

Ci si trova qualche difetto?

Beh si, come in tutte le cose. Si può spaziare dalla banalità più stupida (quella legata alla pura estetica dell’oggetto, che può non piacere a tutti) a quella un po’ meno stupida, come l’impossibilità di pilotare i led che segnalano lo stato del router (cosa che avevo sul precedente prodotto, facilmente implementabile) e che possono essere fastidiose se qualcuno dorme nella stessa stanza del router.

Certo posso controllare ogni dispositivo FRITZ!, aggiornarlo, verificare che tutto vada liscio, ma è anche vero che una nuova versione del sistema operativo deve poter arrivare (secondo me) quasi subito anche sui prodotti di serie inferiore (vedi il caso del FRITZ!Box 4040 e del 7560).

Tutto comunque evapora in una nuvola di fumo quando puoi scendere nel dettaglio e modificare la velocità delle porte, verificare i consumi (anche energetici, non banale), modificare la priorità di applicazioni e protocolli utilizzato all’interno della rete e altro ancora.

Se poi pensi che ci sia un po’ più di difficoltà nel trovare voci banali come le reservation DHCP o il Port Forwarding beh, potresti aver ragione. Ho visto fare di meglio (in usabilità) da altri produttori, ma è anche vero che una bilancia deve poter avere due piatti e non sempre li si riesce ad allineare perfettamente. Se togli da un lato, probabilmente metti qualcosa in più sull’altro piatto.

Trovo che FRITZ!Box 4040 sia un prodotto completo e affidabile. Adatto a svolgere il lavoro pesante e prendersi cura di casa tua, della sua connettività interna ed esterna, coccolando quanto basta i tuoi dispositivi, senza mai fargli mancare nulla (a meno che non sia tu a volerlo, e quindi impostarlo). Il prezzo, che è un fattore che tendo a tenere sempre alla fine di ogni mio pezzo (o quasi) è commisurato a ciò che si ottiene. Comprando FRITZ!Box 4040 su Amazon si spendono poco meno di 100€ (99 di listino, circa 87 il prezzo applicato al pubblico). Giusto per completare il quadretto, sappi che il mio nuovo 4040 lavora in coppia con il set Powerline 1220E di cui ti ho già parlato:

Sei già abituato a utilizzare FRITZ!OS? Hai già un dispositivo FRITZ! in casa? Se si, come ti trovi? E quale prodotto hai? Parliamone nei commenti! :-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da AVM Italia, ho potuto tenerlo al termine del test.

Su consiglio di Andrea, ho acquistato questo “coso” qualche tempo fa su Amazon, approfittando di una promozione che ne aveva fatto scendere ulteriormente il prezzo già tutto sommato basso. Perché acquistarlo? Perché è comodo e permette alcune interessanti cose, tra cui la condivisione di una rete cablata (che trasformerà in WiFi da 2.4GHz di tipo 802.11b/g/n) o di contenuti da chiave o disco USB esterno a lui attaccato (fino a 4 TB). Piccolo, leggerissimo, alimentato tramite porta micro USB (quindi può essere attaccato anche al PC, nda), sufficientemente semplice da configurare anche per chi ha poca confidenza con gadget e apparati di rete.

Hootoo (HT-TM02): dati e WiFi in mobilità

Inizia tutto dall’alimentazione. Per il momento puoi anche evitare di attaccare alcunché al piccolo TM02, lo farai in seguito alla primissima configurazione. Se sei uno a cui piace “studiare” (si fa per dire), puoi fare riferimento al manuale ufficiale del prodotto, altrimenti c’è sempre la strada dell’avanzo e scopro passo-passo. Di default infatti, TM02 andrà a creare una rete WiFi sua, nella quale potrai collegarti tramite password che trovi sul retro del prodotto, nella sua etichetta. Lì troverai anche le credenziali amministrative (admin senza password, la prima volta, nda) e il tipo di indirizzamento IP utilizzato (su rete 10).

Entrando nella sua Dashboard, scoprirai che è nettamente più semplice del previsto, e che l’interfaccia è molto intuitiva (se sei abituato a giocare con questo tipo di prodotti, ovviamente). Puoi scegliere (e ti viene proposto) di seguire un piccolo Wizard che ti permetterà di andare a modificare i dettagli più importanti, come il nome e la relativa password della rete WiFi creata dal TripMate, oppure la password di amministratore dell’interfaccia.

Hootoo (HT-TM02): dati e WiFi in mobilità 1

Una volta scelte le impostazioni di base, ti verrà richiesto di riavviare il TripMate. Dovrai ovviamente ricollegarti nella sua WiFi quando tornerà a essere disponibile. A questo punto, prendendo come esempio il mio specifico caso, ho scelto di usare il TM02 per condividere (molto facilmente) i dati salvati su un disco esterno USB. L’utente (admin) e la password scelta, corrisponderanno alla stessa coppia di credenziali utili alla mappatura del disco (che verrà ora riconosciuto come disco di rete).

Puoi collegare la penna (o disco USB esterno) al TM02 in qualsiasi momento, lui penserà a riconoscerlo e prepararlo per la condivisione (non lo formatterà, tranquillo), tu lo vedrai come volume dall’interfaccia di amministrazione di Hootoo:

Hootoo (HT-TM02): dati e WiFi in mobilità 2

Ogni impostazione del TripMate è modificabile, una volta ritoccati i parametri di rete (ricorda che per passare a rete cablata da WiFi o viceversa devi utilizzare il piccolo interruttore fisico presente nello stesso lato dell’attacco micro USB per l’alimentazione, nda) puoi completamente integrarlo nella tua rete pre-esistente, perché magari hai solo necessità di rendere “di rete” un disco che non lo è nativamente (il mio caso, appunto), dargli un indirizzo preciso tramite reservation del DHCP, amministrarlo come fosse uno dei tanti apparati connessi, ecc. Mi viene da pensare che -date le informazioni a video- potrebbe persino accettare un hub in ingresso, al quale collegare più dispositivi di memoria USB (dovrei provarci).

Anche se non precedentemente specificato, sappi che il dispositivo ha un servizio a bordo che lo rende visibile in DLNA, così che tu possa esplorare il contenuto del disco anche da televisore o ulteriore apparato compatibile, guardandoti così i film senza necessità di ulteriore fatica (o senza dover montare un server PLEX o equivalente nella stessa rete LAN).

Tienilo aggiornato

Dubito ce ne saranno altre versioni in futuro (spero di sbagliarmi), ma ricorda che rispetto alla versione in commercio, Hootoo ha rilasciato un firmware più aggiornato, disponibile all’indirizzo hootoo.com/downloads-81-88001-006.html#downloads-2000. L’operazione di update è banale (qui se vuoi trovi un documento in caso di difficoltà) ma manda in reset la configurazione della WiFi, dovrai quindi ricollegarti e rimettere a posto le cose. TM02 mantiene invariata la tua password amministrativa e la condivisione del tuo disco dati, quelle sono cose che non dovrai quindi andare a ritoccare.

Il nuovo firmware introduce, tra le novità, la possibilità di bloccare l’accesso all’amministrazione del TripMate da una rete che non sia quella erogata da lui stesso, a meno di andarlo a riabilitare nei servizi (Wan port Service, nda).

A questo punto, un veloce riepilogo per punti:

Potrebbe valerne la pena perché

  • Maledettamente compatto, lo porti proprio ovunque e lo alimenti persino con una batteria tampone (che per forza di causa maggiore ti porti dietro per non rimanere mai appiedato con il cellulare), immagina quindi il suo utilizzo in macchina, quando i bambini o la mamma vogliono vedere contenuti diversi sui loro dispositivi, magari tutti memorizzati in una chiave USB o un disco esterno da alloggiare nel porta oggetti della vettura, per risparmiare prezioso piano dati. Spettacolare.
  • Costa poco, offre più del giusto. Personalmente considero sempre il fattore prezzo e possibile ritorno dell’investimento (se così si può chiamare).

Potrebbe non valerne la pena perché

  • Un sistema non immediato per chi è davvero alle prime armi, seppure il Wizard tamponi parecchio e colmi un gap che non tutti potrebbero essere capaci di colmare in autonomia. Lo switch per selezionare da rete cablata a WiFi sull’apparecchio aiuta. Se lo si lascia così com’è, si può utilizzare direttamente la rete e la password di default.
  • Se per qualsivoglia motivo il router principale dovesse riavviarsi o perdere temporaneamente la connettività, il TripMate scomparirà dalla rete e non riuscirà più a recuperare il suo indirizzo IP (e quindi tornare operativo) a meno che non lo si riavvii (togliendo e ridando alimentazione via micro USB), parecchio scomodo, soprattutto se non è facilmente raggiungibile o se non si torna a casa per qualche tempo.
  • Sarebbe stato bello poter avere uno slot SIM integrato nel dispositivo, per rendere il tutto più completo (sai che combo?).

I miei personalissimi punti focali sono quelli poco sopra.

Tu cosa ne pensi? Dubbi? Domande? Curiosità? Utilizza l’area commenti, proverò a risponderti nel limite del provato (o del provabile) :-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato di mia tasca su Amazon, lo puoi acquistare anche tu facendo clic qui.

Il protagonista della richiesta di supporto sono io, giusto per chiarire, e inizio a scrivere questo articolo oggi che ho notato il problema (segnalandolo al supporto tramite canali ufficiali). Lo aggiornerò man mano che avrò novità e lo pubblicherò al termine dell’assistenza, così da riepilogare e permetterti di leggere cosa è successo, cosa ho dovuto fare e com’è andata.

Fitbit Charge HR: cronache da una richiesta di supporto

Di cosa si tratta? Di un prodotto che ho acquistato meno di un anno fa e che mi ha già dato problemi, coperto quindi da garanzia e che ha ceduto in una parte non elettronica, parlo del mio Fitbit Charge HR, protagonista di un articolo Banco Prova di qualche tempo fa:

Fitbit Charge HR: tutto (purtroppo) parte dal polso

Con Fitbit non è stato amore a prima vista, tanti i difetti e le piccolezze che mi hanno fatto storcere il naso, soprattutto quelle relative alla durata della batteria se tenuto in connessione al dispositivo, alla lentezza delle notifiche su Android e altro ancora, vale tutto sommato ciò che ho scritto nell’articolo precedente. A oggi questi problemi non sono stati del tutto risolti. Su alcuni c’è stata (fortunatamente) messa “una pezza” sopra nel corso del tempo e degli aggiornamenti rilasciati, su altri tutto tace ancora.

Ciò che forse meno mi aspettavo era la delicatezza del dispositivo e dei suoi accessori. Un prodotto di questo tipo viene indossato spesso giorno e notte, deve poter vivere insieme a noi, resistendo a ciò che accade. Ricordo bene che dopo pochi mesi (due o tre al massimo) avevo già danneggiato il cavo di ricarica semplicemente tenendolo nella mia borsa (piegato più del dovuto, esattamente come il cavo Lightning del mio iPhone o il microUSB del mio Android che però non hanno mai mostrato segni di cedimento nel tempo), acquistato poi su Amazon e tenuto in teca d’oro con accesso dell’iride per evitare ulteriori scherzi (meglio riderci sopra). Oggi aggiungiamo il bracciale in gomma che custodisce e crea un tutt’uno con il monitor del Fitbit Charge HR, che ha deciso di scollarsi nella sua parte superiore:

Fitbit Charge HR: cronache da una richiesta di supporto 1

22/8/16 – Prima telefonata

Ho chiamato il Call Center di Fitbit al numero pubblicato sul loro sito web (indirizzo: help.fitbit.com/?l=it&cu=1&fs=ContactUs), lo 02 36 009 815, disponibile nella fascia L-V 9:00 – 18:00. Mi ha risposto una gentilissima operatrice che ha aperto immediatamente il caso (dopo una sommaria descrizione del problema e aver verificato il dispositivo associato alla mailbox registrata sul servizio Fitbit) e mi ha indicato gli step da seguire, per la precisione:

  • Fotografia del danno e foglio bianco subito sotto sul quale scrivere il numero del caso che arriverà comodamente via mail (esattamente la foto che vedi poco sopra).
  • Prova di acquisto (ho scaricato la fattura di Amazon e l’ho allegata alla mail di risposta).
  • Qualche dato su di te. Ti viene inviata una lista (all’interno della stessa mail di apertura caso) di domande secche a cui rispondere. Nome, cognome, indirizzo di spedizione, ma soprattutto il colore e la misura del prodotto che Fitbit invierà a destinazione.

Si perché, ammesso che il prodotto sia sotto garanzia, l’azienda ne manda uno nuovo all’indirizzo da te fornito, a costo zero. Io ho incontrato la prima sfiga di percorso, notificata via mail dalla stessa operatrice che ha aperto il mio caso:

Purtroppo in questo momento non abbiamo disponibile la misura L di Charge HR di colore nero o blu. Dovra’ aspettare 2-3 settimane per aver la sostituzione di colore nero.

Se non vuole aspettare puoi scegliere tra gli altri colori.

Poco male. Ho scelto di aspettare il tempo necessario perché vorrei ottenere lo stesso colore e la stessa misura del mio attuale bracciale. Se tu invece pensi di voler cambiare colore beh, il piatto è già praticamente servito! :-)

A conferma della mia scelta, ecco comparire dopo poco una mail del supporto:

Gentile Giovanni,
L’ordine del tuo Charge HR (nero L) e’  in corso di elaborazione. Il numero di conferma è XXXXXXXXX

A breve riceverai un’altra e-mail da Fitbit.com con un collegamento dello stato dell’ordine. Quando l’ordine viene spedito, puoi visualizzare il tracking number. Il rilevatore dovrebbe arrivare entro 5-7 giorni lavorativi dalla data di spedizione.

Ti suggeriamo di smaltire il dispositivo difettoso attraverso il programma di riciclaggio dei componenti elettronici locale.

Non esitare a contattarci per eventuali domande.
Buona giornata.

Ora non devo fare altro che attendere ulteriori aggiornamenti.

19/9/16 – C’è nessuno?

Ieri sera ho inviato una mail, allacciandomi all’ultima ricevuta dal supporto, per richiedere a che punto fosse la spedizione del mio nuovo Fitbit Charge HR. Sono ormai passato a Mi Band 2, non ho fretta, ma ci tengo comunque a essere informato. Ho atteso qualche ora e alle 7:45 del 19/9 ho ricevuto una risposta:

Ciao Giovanni,
Grazie mille per contattarci sarà un piacere dargli l’informazione del suo ordine.

Il ordine QBPREZJ3B è stato spedito il 15 settembre verso le 11:26 del mattino il numero di tracciamento verso DHL è JVGL0596510800028125.

Non tarderà in ricevere il Fitbit di sostituzione, ringraziandola della sua pazienza.

Porgiamo i nostri più disntinti saluti.

Cordialmente,
Paola Gi e il team di Fitbit

Ho immediatamente controllato sul sito di DHL e tutto combacia. A questo punto manca poco, ho sguinzagliato Trackbot per tenere traccia degli spostamenti del pacchetto e in serata ho già ricevuto un aggiornamento, la consegna sta transitando verso Milano, credo che domani il mio Fitbit Charge HR sostitutivo arriverà a destinazione!

Fitbit Charge HR: cronache da una richiesta di supporto 2

20/9/16 – “Replacement Band

Talvolta neanche le tasse sono così puntuali, di certo non si sorride quando si riceve una cartella esattoriale o qualcosa di simile. Il corriere ha consegnato il mio pacco, lo dice anche Trackbot in tempo pressoché reale. Il pezzo di ricambio è arrivato a destinazione e io sono felice che tutto sia filato abbastanza liscio, tempi di attesa a parte (che comunque erano stati messi in conto nel momento in cui ho richiesto la sostituzione con un altro dispositivo di colore nero, non disponibile nel loro magazzino quando ho aperto la segnalazione di “guasto“).

Tutto il contenuto della scatola originale rimane quindi lo stesso in tuo possesso già precedentemente, viene cambiato esclusivamente lo smartband, che dovrà essere ora associato al proprio account Fitbit (lo si fa direttamente da applicazione su iOS o Android) andando a sostituire quello attuale, che potrà essere pensionato (smaltito in modo corretto). Il prodotto dovrebbe arrivare con una carica minima in grado di sopportare queste prime operazioni, dovrai poi caricarlo completamente in un secondo momento.

Fitbit
Developer: Fitbit, Inc.
Price: Free
Fitbit
Developer: Fitbit, Inc.
Price: Free

Un ringraziamento quindi al supporto di Fitbit per aver gestito così correttamente la richiesta (in realtà 3 in totale, considerando che il mio capo ha fatto due richieste di assistenza identiche alla mia, per problemi legati comunque al cinturino anche nel suo caso, evidentemente nato male su questo prodotto).

Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

Ultra ISO IconVi ho parlato solo qualche giorno fa di WinSetupFromUSB e della possibilità di creare così supporti di memoria USB avviabili, utili come un coltellino svizzero quando si ha più necessità di levare “le castagne dal fuoco“, ancora di più oggi che si ha sempre più a che fare con PC che non hanno più un lettore DVD integrato.

Nella pillola di oggi vi propongo ISO2Disc, un software gratuito che permette di ottenere lo stesso scopo, ma passando per un’interfaccia decisamente più snella e semplice da comprendere. Se non volete scaricare la versione installabile, ho creato un pacchetto che è immediatamente utilizzabile una volta scaricato e scompattato, l’ho reso disponibile per tutti all’indirizzo mega.nz/#!xQkTVLbC!yGS5abSMJrEqA75Hir–7iaCDVFgawcPXbgtO6t0pSg.

La finestra principale propone già ciò che è necessario: la sorgente dalla quale prendere il file ISO, il supporto sul quale portare l’immagine da rendere avviabile e la scelta del tipo di partizione:

ISO2Disc: un'alternativa ridotta per i "non addetti"

Per far partire il processo di preparazione della chiave basterà fare clic su “Start Burn“. Il vero difetto? Un supporto, una sola immagine ISO. Non sarà possibile, al contrario di WinSetupFromUSB, inserire più immagini ISO all’interno della stessa chiave. Un grandissimo svantaggio quando si ha a che fare con chiavi USB capienti e immagini non troppo grandi. Valutate voi se valga realmente la pena facilitarvi (di molto) la vita ma rinunciare alle possibilità offerte da un programma decisamente più completo ;-)

Cheers.

Mi sono arrivate diverse richieste, l’ultima solo qualche sera fa, ho quindi deciso di scrivere un paio di righe su un software che uso da diversi anni ormai, che permette di preparare in maniera estremamente semplice supporti USB per l’installazione di Windows o Linux senza la necessità di avere a disposizione CD o DVD, spesso inutili e inutilizzabili per la mancanza di lettori nei portatili di ultima generazione (capita anche nei PC fissi dalle dimensioni ridotte). Si chiama WinSetupFromUSB, è gratuita e viene continuamente sviluppata per integrare miglioramenti e correzione di eventuali bug.

ISO WinSetupFromUSB: installare un sistema operativo da chiave

Potete scaricare il software dalla pagina winsetupfromusb.com/downloads, l’ultima versione (a oggi) è la 1.6, uscita ormai dalla fase beta e completamente stabile (lo era anche durante la fase beta, a essere onesti!). Non serve installarlo. Una volta scompattato l’archivio zip sarà già pronto per essere utilizzato, sia su sistemi a 32 che a 64 bit (ci sono due eseguibili nella cartella principale del software, corrispondono allo stesso programma ma sono stati fatti apposta per x86 e x64).

Le opzioni sono molte, ma in realtà c’è poco che dobbiate realmente conoscere per poter partire. Procuratevi una memoria USB che destinerete al boot e all’installazione del sistema operativo scelto, vi consiglio di procacciarne una da almeno 2GB, sarebbe meglio da 4 in su, considerando poi che su una stessa chiave USB potrete copiare più ISO (i file immagine di un disco di installazione, formato diffusissimo e recuperabile in mille modi differenti).

L’immagine del sistema da caricare su memoria USB, come appena specificato, dovrà essere di tipo ISO. Che dobbiate scaricare Microsoft Windows 10 tramite sistema di creazione del supporto (qui l’ottima spiegazione di Michele Nasi da ilSoftware.it) o da abbonamento MSDN, o magari un altro sistema (tipo o versione, poco cambia ai fini del nostro gioco), o ancora l’ultima versione dell’immagine boot di Acronis True Image (qui il mio articolo), non ha importanza alcuna, l’importante sarà avere quel file ISO a portata di mano.

Lanciate WinSetupFromUSB, collegate il supporto di memoria USB e attendete che questo venga mostrato nel menu a discesa del programma. A questo punto sarà necessario formattarlo e prepararlo a diventare un nuovo disco di boot (quindi evitate di utilizzare chiavi USB contenenti dati che non volete perdere!), contestualmente sarà possibile iniettare già la prima immagine ISO. Per fare tutto questo dovrete scegliere di formattare il supporto con FBinst (Auto format it with FBinst), lasciando inalterato quanto proposto (FAT32, align, copy BPB), quindi selezionare l’opzione in corrispondenza del tipo di ISO da caricare, sfogliare le cartelle fino a scegliere quella che vi interessa, quindi utilizzare un nome più riconoscibile:

WinSetupFromUSB: installare un sistema operativo da chiave 1

Nota per i più curiosi: il nome della ISO riporta una versione 2014 di Acronis. Errore mio nel box di rinomina, ma l’importante è aver capito come procedere, no? :-)

Quando sarete pronti, fate clic su “GO” per cominciare l’operazione di formattazione e, in seguito, copia della ISO. Al termine del lavoro (che vi verrà notificato a video, nda) il risultato dovrebbe essere molto simile a quello nella finestra dell’Esplora Risorse qui di seguito. Ovviamente la vostra immagine ISO sarà contenuta all’interno della omonima cartella.

WinSetupFromUSB: installare un sistema operativo da chiave

Come già detto, nel caso in cui la memoria USB lo permetta, potrete ospitare più immagini ISO all’interno della stessa. Questo vi permetterà di avere sempre a disposizione una sorta di coltellino svizzero (immaginate una chiave USB con tutte ISO di manutenzione o recovery di sistema, una tra le cose più utili in assoluto, ve lo garantisco) da utilizzare alla bisogna.

Occhio però: non tutte le immagini ISO possono essere correttamente digerite dal programma, date un’occhiata alla lista delle sorgenti supportate all’indirizzo winsetupfromusb.com/supported-sources.

Non c’è null’altro da imparare. Potrete continuare a inserire immagini sui vostri supporti di memoria USB quando lo desiderate, a patto di non arrivare a tappo con lo spazio. In tal caso vi consiglio di ricominciare l’opera (fate formattare il supporto e iniettate le immagini ISO necessarie al vostro lavoro). Ciò che fa WinSetupFromUSB è una serie di operazioni che è possibile fare manualmente da molto tempo ormai, offrendo però la semplicità e l’accessibilità alle stesse anche a chi non ha troppa esperienza ma necessita di creare un supporto di boot.

Vi ricordo che se siete invece alla ricerca di un metodo per installare OS X da chiave USB, ho scritto un altro articolo poco tempo fa, è ancora valido.

In caso di dubbi potete lasciare un commento di seguito all’articolo, senza alcuna registrazione (si può sempre commentare come ospiti).