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Recita il sito web ufficiale: “Dism++ can be considered as a GUI frontend of DISM, but it is based on low-level Component Based Servicing (CBS) interface instead of DISM API or DISM Core API.” e, in effetti, si tratta di un’interfaccia grafica che va a operare con strumenti che hai già a disposizione nel tuo sistema operativo (DISM / CBS), ma che probabilmente non sai utilizzare al massimo delle loro potenzialità e muovendoti con quel pelo di sicurezza in più che vorresti avere. Dism++ ti permette di operare le tue modifiche e i tuoi interventi in maniera più controllata e meglio spiegata.

Dism++: pulizia e gestione profonda del disco e del tuo Windows 1

Dism++

Scaricabile gratuitamente e compatibile con sistemi Vista (!!), 7, 8.1 e 10 (qui il download diretto per 32 e 64 bit, da quel momento in poi il programma potrà aggiornarsi autonomamente su tua conferma senza necessità di andare a scaricare manualmente i nuovi pacchetti), Dism++ nasce come utility portable, senza necessità quindi di essere installata sul sistema che la ospita (comoda da avere a portata di mano su chiave USB o cartella Dropbox / di rete).

Una volta avviato, Dism++ ti permetterà di muoverti subito tra le voci di menu disponibili nella colonna di sinistra. Tra le più importanti sicuramente c’è quella relativa alla Pulizia disco per la rimozione di file di cui “puoi fare a meno“, l’Avvio Automatico e i Servizi, la gestione delle User Appx / Provisioned Appx, le applicazioni installate da Store o passate in provisioning da Windows 10 alla creazione di un nuovo utente locale (cosa solitamente gestibile via PowerShell, non per tutti), e molto (ma molto) altro ancora, anche strumenti che non ti aspetteresti di trovare in un tool di questo tipo (come l’estrazione / creazione dei file ISO partendo dal contenitore ESD).

Nell’Ottimizzazione Sistema potrai invece trovare diverse opzioni per la modifica del comportamento del SO, anche voci particolarmente delicate diversamente intoccabili per un Sistema pensato come “AAS” (As A Service) da Microsoft. Puoi intervenire sul comportamento di Windows Update, ma anche sul riavvio automatico in caso di problemi (BSOD) o l’avvio rapido. Voci attentamente raccolte e organizzate per categoria, alle quali dovrai prestare particolare attenzione (e ti consiglio di evitare modifiche a meno che tu non sappia molto bene cosa stai andando a fare). Da qui in poi la scalata verso Driver (e possibile rimozione completa), gestione delle applicazioni o delle funzionalità installate (molto simile a quella visibile via Pannello di Controllo) e gestione degli aggiornamenti installati è cosa del tutto prevedibile e naturale (ma pericolosa in ogni caso, sempre occhi ben aperti e mouse non troppo a portata di clic).

Prima di concludere, un doveroso passaggio per le funzionalità di riparazione dirette di DISM (già previste da riga di comando e parzialmente anche da GUI di Windows 10), quelle che potrai trovare facendo clic sulla voce Recupero. È da qui che potrai facilmente lanciare la ricerca di errori operata da DISM ed eventualmente la riparazione completa dell’immagine di sistema, così come potrai effettuare un backup o un restore dello stato attuale della tua macchina, utile –magari– prima di operare modifiche che potrebbero mettere a rischio la tua postazione, il tutto sfruttando comandi sempre disponibili da riga di comando, di cui spesso si ignora l’esistenza, o con i quali non ci si vuole mettere alla prova.

Dism++: pulizia e gestione profonda del disco e del tuo Windows 8

Lo avrai capito: Dism++ è un coltellino svizzero dall’indubbia utilità, che può davvero renderti la vita più facile e salvarti in situazioni critiche, ma che –come ogni lama– porta sempre con sé quel rischio intrinseco di un taglio non previsto, nonostante tutta l’attenzione dedicata alle operazioni lanciate. Tienilo a portata di mano e leggi attentamente le informazioni che ti presenterà davanti agli occhi e, nel caso non dovesse farlo, cerca in rete consigli e documentazioni che possano meglio esplicarti pro e contro di ogni operazione che vuoi portare a termine.

Buon lavoro.


In caso di problemi con il download del pacchetto ufficiale, puoi salvarne una copia prendendola dal mio account Box, che ospita la versione 10.1.1000.70 (CbsHost 10.1.1000.62, NCleaner 10.1.1000.62, WimGAPI 10.0.17134.1, disponibile all’URL app.box.com/s/0661r8e09hmmbtzxkm2iwf0sc63hi6am.

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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Complice l’arrivo della SIM Iliad (se vorrai, potrai leggere il mio articolo riepilogativo mercoledì mattina, nda), ho potuto mettere in pista due prodotti in un colpo solo, l’altro è il protagonista di questo pezzo di apertura settimana dopo un weekend non esattamente da ricordare: Asus ZenFone 5.

Asus Zenfone 5 (ZE620KL) 1

Archiviato il capitolo Roma e ZenFone 4 (qui la recensione dello smartphone messo in commercio meno di un anno fa), Asus propone un’evoluzione sulla base del “non posso farne a meno, stagione 2018“, quella serie di caratteristiche che ormai ci si aspetta (seppur non sia necessariamente un bene) da un medio-alto di gamma: dal notch alla doppia fotocamera, passando per l’all-screen design e l’ormai immancabile (inevitabile?) intelligenza artificiale.

Asus ZenFone 5

Con la conferma della linea “We Love Photo” Asus ci riprova con ZenFone 5, cercando di migliorare e correggere quanto –rispettivamente– fatto ed errato sul precedente modello che –ancora oggi– può considerarsi un buon fascia media così come avevo segnalato in chiusura del mio pezzo (con quell’inevitabile cammino verso uno street-price più competitivo e appetibile per il cliente finale che deve cambiare smartphone).

Costruzione

Lo ZenFone 5 porta sul mercato il suo ampio display da 6,2″ con risoluzione in 19:9 (Super IPS Full HD+ a 2246 x 1080 pixel ma senza HDR) con un notch davvero inutile e non disattivabile dalle Impostazioni (qui trovi il work-around), esteticamente brutto quando si va a utilizzare un’applicazione non compatibile che ne lascia quindi fuori uno sfondo che nulla c’entra con il resto delle informazioni a video. Il monitor è brillante e reagisce bene anche sotto la luce del sole cocente di questo periodo che non sa ancora bene come comportarsi, regolando la luminosità in maniera abbastanza efficiente e rapida (in alcuni casi esita, è vero, ma nella media il risultato è positivo).

Scocca bella da vedere, elegante, con i pulsanti laterali (solo sulla destra, perché sulla sinistra troverai il carrello SIM, dual o con espansione memoria fino a 2 TB, partendo dalla base con 64 GB già difficilmente riempibili nell’era Cloud) in leggero rilievo così come le fotocamere posteriori in verticale, con subito sotto il loro flash LED. I vetri sono Corning Gorilla e la presa è sufficientemente sicura, non lo si perde sbadatamente dalla mano ma può scivolare se lo si lascia senza custodia su superficie liscia (occhio), e tende a diventare scomodo quando lo si usa per più tempo con una sola mano (quella presa non tanto scomoda inizialmente tende poi a diventare innaturale e stancante). Complessivamente si ha a che fare con un terminale lungo 153mm, largo 75.65mm e profondo 7.7mm, con un peso di appena 155 grammi (niente male considerando il generoso polliciaggio).

Oltre ai 64 GB di memoria di base di cui ti ho parlato qualche riga più sopra, ZenFone 5 monta un Qualcomm Snapdragon 636 Octa-core a 64 bit, il comparto grafico è affidato all’Adreno 509. Al solito, ho catturato le specifiche direttamente via CPU-Z (in cui dovresti notare un Adreno 512 che non so quanto sia realmente montato su scheda madre, suppongo si tratti di un problema lato CPU-Z come già accaduto raramente in passato):

La memoria RAM può arrivare fino a 6 GB (LPDDR4X), nel mio caso ho provato un modello con un paio di GB in meno (4 in totale, in media ne ho usati 3 quasi sempre).

Spazio poi al fingerprint reader, posto centralmente in alto, in corrispondenza del flash, non sempre facile da raggiungere e non sempre infallibile, in generale non troppo veloce per lo standard a cui oggi io (e quasi certamente anche tu) sono abituato, mi ha costretto in alcuni casi a utilizzare il mio PIN di sblocco (non guasta e permette di ricordarlo facilmente, ma è questione di comodità). Questo è il solo metodo funzionante per far riprendere il telefono dallo standby (oltre chiaramente alla pressione del tasto di accensione laterale destro), non esiste infatti un doppio tap sul monitor per farlo riprendere (o un tasto virtuale attivabile con una pressione più forte come previsto sui Galaxy S8/9 di Samsung, per esempio). C’è anche il riconoscimento facciale ma, come detto, non faccio parte dei suoi sostenitori.

Infine, una rapida nota sulla ricarica dello smartphone, Boost Master di Asus tramite alimentatore a muro 5V 2A 10W, non brilla come avrei pensato, ma puoi avere il 50% di batteria in circa mezz’ora di carica (3300mAh è la capienza della batteria al litio integrata e non rimovibile), e puoi sempre sostituire l’alimentatore con qualcosa di più carrozzato, fino a 18W.

Nella confezione del prodotto, oltre all’alimentatore di cui ti ho parlato, troverai anche un cavo USB-C, gli auricolari (sufficienza raggiunta) e una cover morbida per proteggerlo (che però non ho trovato nel mio sample, nda).

Software

Android Oreo 8.0 con patch aggiornate a marzo 2018 (siamo un pelo indietro, decisamente). La ZenUI è la 5, porta con sé una serie di applicazioni di fabbrica non invasive che rispettano l’ottimo lavoro fatto da Asus con i suoi ultimi terminali, sempre meno ricchi di bloatware che verrebbero diversamente disinstallati (o per lo meno ignorati) dall’utente; si può (si deve) ancora lavorarci sopra, ma non posso chiedere la luna, me ne rendo conto (e sicuramente qualcos’altro cambierà in futuro).

Asus Zenfone 5 (ZE620KL) 10

La confusione tra le voci di menu è ancora presente, così come le icone volutamente renderizzate in maniera differente rispetto a un’esperienza più stock che –seppur più spartana– è quasi sempre più chiara e semplice per qualsivoglia livello di utilizzatore. Bisognerebbe provare seriamente a standardizzarsi più di quanto si sia voluto fare fino a oggi, per il bene del cliente finale e della sua pazienza (soprattutto quando si deve cercare una particolare voce che sparisce da ogni radar, motore di ricerca interno compreso).

Carine alcune piccole “chiccherie” introdotte, come la possibilità di cambiare il posizionamento dei tasti virtuali (multitasking / home / indietro invertendo quindi multitasking e indietro) o di scattare un’istantanea del monitor semplicemente tenendo premuto il tasto relativo al multitasking, meno appetibile è invece quella del volume (basso) che richiama la fotocamera solo se ci si trova in modalità standby e senza Spotify –o equivalente lettore multimediale– avviato (diversamente, abbasserà il volume, ignorando la scorciatoia verso la fotocamera, com’è logico che sia).

C’è –come per ZenFone 4– un set di impostazioni che rileva i consumi ed eventuali anomalie da parte delle applicazioni installate e in uso, per evitare che queste pretendano più del dovuto o vadano seriamente a impattare sulle prestazioni dello smartphone che, per alcuni versi e in alcuni momenti, mostra il fianco quando viene messo sotto sforzo, con un utilizzo un pelo più elevato rispetto alla semplice navigazione o “passeggiata tra i Social Network“. C’è l’AI Boost, vero, ma non può fare miracoli (interviene, non posso negarlo, ma non sposta l’asse terrestre e causa anche un lieve surriscaldamento che di certo non può fare bene alla batteria).

Confermato anche per ZenFone 5 il solito abbonamento a Google Drive con 100GB di spazio di archiviazione gratuito (per 1 anno, oltre il quale sarà necessario pagare o smettere di sfruttare lo spazio in Cloud), con possibilità di sfruttarlo in fase di prima preparazione del sistema.

Se posso dirla chiaramente, non noto il passo da gigante che mi sarei aspettato rispetto a quanto già raccontato per ZenFone 4 e il relativo ZenUI a bordo.

Multimedia

Inevitabile arrivare a questo punto, fotocamera principale con sensore di immagine dual-pixel flagship Sony IMX363 da 12MP e dimensioni 1/2.55″ (con dimensione specifica del pixel da 1.4µm), apertura F1.8 per un campo visivo di 83°. Per aiutare chi non ha la mano esattamente ferma, Asus propone 4 assi, stabilizzazione ottica dell’immagine e 4 stop. A questo va ad associarsi l’ormai immancabile grandangolare da 120° con 12 mm di lunghezza focale (equivalente a una fotocamera o telecamera da 35 mm). L’ottica grandangolare viene esclusa (in realtà viene suggerito di farlo) in notturna o più genericamente in caso di scarsa illuminazione, lasciando quindi il compito più gravoso al sensore Sony principale.

In tutto questo ho notato un buon risultato di media (non nettamente più valido di quello notato nello ZenFone 4) ma una qualità non eccelsa quando si scala in modalità video, il quale non mi ha soddisfatto poi troppo in condizioni di illuminazione medio-scarsa. Qui è dove Asus ci fa sapere che i video possono essere girati in 4K UHD (3840×2160) a 30 fps con la fotocamera principale posteriore, la registrazione video in 1080p FHD avviene a 30/60 fps e quella a 720p è invece in HD a 30 fps. EIS a 3 assi per le fotocamere posteriori, così da stabilizzare il risultato (via software) un po’ più di quanto non si sia capaci a mano libera.

Concludo con una nota sull’audio stereo grazie all’utilizzo della capsula auricolare che però, nonostante tutta la buona volontà, diventa inutile nel momento in cui si tappa il mono fianco USB-C, facendo capire quanto realmente spinge uno rispetto all’altro. Migliora la situazione se modificando il volume si attiva l’opzione “All’aperto“, prerogativa di Asus da qualche tempo, che dona maggiore potenza al dinamico duo andando così a guadagnare qualche punto in più nella cella in fondo a destra nella scheda di valutazione prodotto. C’è il jack (ormai bisogna specificarlo) per le cuffie.

In conclusione

Si tratta di un medio gamma bilanciato in ogni sua componente, che non brilla in nessuna di queste in particolare, ma che continua a tracciare e rendere riconoscibile quella strada che Asus ha scelto di percorrere ormai da tempo. La ZenUI ha ancora tanto da ritoccare e migliorare, l’hardware è di buon livello ma in alcuni casi mostra il fianco e –in tutta onestà– inizia a non poterselo più permettere in un mercato che ha visto arrivare sulle nostre spiagge altri competitor che possono e sanno fare di meglio allo stesso prezzo o quasi. Non è IP67/68 ma non è un dettaglio che ne varia il giudizio finale.

Lo ZenFone 5 si trova a un prezzo di listino di circa 400€ e, chiaramente, va a combattere con i medio gamma di blasonati competitor che in parte ho già citato nell’articolo, e di altri facilmente intuibili.


In memoria della nostra piccola grande creatura, Forti.

Asus Zenfone 5 (ZE620KL)

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Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: Sample fornito da Asus, torna all'ovile giusto nel giorno di pubblicazione dell'articolo.
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Sì, l’ho fatto. Come anticipato la scorsa settimana in tutt’altro articolo, ho restituito le Logitech Wireless Headset H800 dopo essere arrivato a saturare la pazienza per quella durata di batteria che definisco pressoché ingiustificabile. 6 ore di autonomia nel corso di una giornata lavorativa non servono a nessuno, e si sarebbero potute effettuare altre scelte per portare a casa un risultato nettamente migliore, in un circolo di rapporto qualità-prezzo che avrebbe premiato l’oggetto venduto dalla nota marca svizzera. Sono passato a tutt’altra parrocchia, approdando sulle Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0, andando così ad aumentare il parco accessori –della società di Singapore– posseduto.

Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0

Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0

Definite dal mio capo come “cuffie da elicotterista“, cambiano totalmente il terreno di gioco sul quale scontrarsi, me ne rendo conto, eppure rispettano quelle richieste di base che mi sono imposto quando ho cominciato a scegliere il nuovo set cuffie / microfono da tenere sulla testa durante le ore di lavoro, quando ho bisogno di stare al telefono con un utente (e non solo) o isolarmi dal rumore di fondo tipico da open space, o più semplicemente diventare un tutt’uno con mouse, tastiera e musica di sottofondo che aiuta a concentrarsi.

Le condizioni –come detto– sono quindi le stesse che avevo trovato nelle Logitech restituite:

  • connessione senza fili (senza necessità di bluetooth) con dongle USB dedicato (così da evitare interferenze o di dipendere dal chip bluetooth integrato nel laptop),
  • buoni padiglioni (non necessariamente coprenti),
  • microfono direzionale e non omnidirezionale (per evitare di catturare voci che non hanno nulla a che fare con la mia telefonata o sessione di videoconferenza),
  • batteria in grado di reggere il peso della giornata di lavoro (uno standard che ogni tanto supera anche le otto ore),
  • prezzo inferiore ai 100€, perché diversamente andrei su tutt’altro tipo di prodotto e fornitore.

Considera che tutto è partito con un prodotto che non raggiungeva neanche i 50€ di costo (sotto offerta, se devo essere onesto), di una marca sconosciuta ma curato nei dettagli, ma con il grandissimo difetto dell’avere un microfono davvero pessimo e omnidirezionale, restituito dopo una manciata di ore per lasciare spazio proprio alle cuffie di Logitech.

È qui che comincia la storia delle Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0, che rispettano ciascuno dei punti sopra riportati, con un prezzo di listino ufficiale Creative per una volta inferiore a quello operato su Amazon (ti ricordo però che ufficialmente Creative non è una delle marche vendute da Amazon, sulle quali nel 99% dei casi non è applicato un buon prezzo d’uscita): 69,99€ ufficiali contro i circa 80€ dello Store di Jeff Bezos.

Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 1

Nello specifico

Comode, coprono l’intero padiglione auricolare avvolgendolo nella pelle morbida che entra a contatto con la tua epidermide, da mettere alla prova (quella vera) quando arriveranno i caldi importanti, quelli per i quali anche il sistema di condizionamento aziendale ogni tanto perde qualche colpo facendo soffrire il dipendente alla scrivania. Sui padiglioni trovi poi alcuni dei comandi chiave per delle cuffie, come l’accensione / spegnimento delle stesse o la regolazione del volume, quest’ultima collegata in maniera diretta a quella del sistema Windows, in maniera del tutto trasparente e perfettamente funzionante.

Isolano sufficientemente bene dal rumore pur non proponendo un sistema attivo di cancellazione dello stesso (non mi interessava averlo, basta un lieve sottofondo musicale per togliere dai giochi qualsiasi disturbo esterno) e hanno un livellamento più che soddisfacente della sorgente audio in ingresso, permettendo un buon ascolto della musica (Spotify a massima qualità grazie all’utenza Premium, nda) mentre si lavora, per poi passare alla chiamata (in priorità, che abbassa quindi gli altri volumi di sistema) VoIP quando serve, comportandosi in egual modo quando si partecipa a videoconferenze (Zoom, WebEx, cose così).

Driver immediatamente scaricati e installati da Windows 10, senza necessità di passare dal sito web del produttore (parte tutto all’inserimento del Dongle USB, incluso nella confezione), la periferica sarà pilotabile dal nuovo pannello Impostazioni del sistema Microsoft e diventerà predefinita rispetto a tutto il resto (salvo diversa configurazione personalizzata del tuo sistema).

Il microfono non è montato in maniera fissa nel corpo cuffia, bensì è possibile collegarlo e scollegarlo a piacimento (puoi quindi usare le Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 solo per ascoltare una sorgente audio e nulla più, una funzione assolutamente base) grazie all’attacco AUX. È morbido e flessibile, l’audio verso la destinazione dicono essere di qualità (ho fatto qualche test di self-record con successivo riascolto e chiesto un po’ alle persone in telefonata se mi sentissero chiaramente) ed è di qualità anche la distanza entro la quale le cuffie lavorano correttamente (mi sono alzato dalla scrivania in telefonata per prendere una stampa e tornare al mio posto senza smettere di parlare, si tratta di circa una decina di metri di distanza dal Dongle).

Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 2

A proposito di Dongle: contrariamente a quanto mi aspettavo (perché abituato a quelli visti precedentemente), quello in coppia con le Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 è decisamente più importante, arrivando a occupare lo spazio di una vecchia memoria USB removibile, con tanto di LED colorati (quei graffi rossi che vedi in immagine qui sopra, nda) e pulsante di connessione alle cuffie se per qualsiasi motivo queste dovessero perdere l’aggancio già effettuato da fabbrica.

Già i LED, non si trovano solo sul Dongle USB, ricordati che hai a che fare pur sempre con una cuffia nata per il gioco (il Dongle USB dovrebbe renderle compatibili con PlayStation 4 e Xbox One, la prima dichiarata anche sulla scatola, per la seconda mi aspetto grosso modo lo stesso comportamento). All’interno dei padiglioni trovano spazio altri LED colorati (rosso/blu/verde) che possono variare in base al momento e all’azione, prevalentemente li vedrai in rosso pulsante, molto similmente al LED di stato di un vecchio MacBook quando viene messo in Sleep Mode (simula quindi il respiro di una persona a riposo durante la notte). Fortunatamente grazie alla luce del giorno o a quelle artificiali in ufficio, questa cosa si nota un pelo meno e può -ci si prova almeno- passare inosservata (se invece hai a che fare con una console di gioco, considera che la tecnologia SB Prism ti dovrebbe permettere di pilotare quel set di colori e farli crescere vertiginosamente).

E la batteria? Pensavi forse che me sarei dimenticato? È stato l’ago della bilancia dell’acquisto, in barba a quell’anima tamarra che queste Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 sprigionano da ogni loro poro (hanno i pori? Vabè, ormai è andata). La durata della batteria è sopra le aspettative anche dopo essere stata messa alla prova. Creative dichiara 16 ore di autonomia massime in continuo utilizzo. Io, che le uso accendendole al mattino e spegnendole alla sera (facendo la medesima cosa anche prima di andare in pausa pranzo, un’assenza di un’ora che incide eccome), ci sono arrivato a 3 giorni di lavoro senza battere ciglio alcuno (quindi devi considerare le 8 ore lavorative moltiplicate per 3, guadagnando su quanto promesso ulteriori 8 ore che non mi aspettavo). Sono certo che questo valore con il tempo si attenuerà, ma al momento non posso fare altro che godermelo e pensare che sarebbe stata la stessa cosa sulle precedenti, partendo però dal presupposto che quelle ragionavano sulle 6h/giorno). Puoi sempre ricaricare la batteria integrata anche durante l’utilizzo delle cuffie, semplicemente collegandole a una fonte di alimentazione tramite il cavo microUSB fornito nella scatola (gommato e colorato anch’esso, per non farsi mancare nulla).

In conclusione

Un acquisto che, prendendo atto dell’esigua differenza prezzo rispetto alle Logitech con le quali ho fatto il confronto (mi erano costate circa 65€, contro i 69,99€ di listino per le Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0) pur trattandosi di due target nettamente differenti, credo sia assolutamente azzeccato per questo tipo di lavoro e –in futuro probabilmente, nel caso in cui l’azienda provveda a dotarci di cuffie senza fili di diverso tipo– un eventuale riutilizzo su console di gioco, nonostante in quel reparto io sia già abbastanza ben dotato (sempre appoggiandomi a Creative, tra l’altro, ma passando dall’ingresso AUX del controller e usando la sua batteria).

Ciò che forse mi è mancato nella scatola prodotto è la solita serie di accessori “finezza” che non credo possano poi incidere così tanto sul prezzo finale imposto al cliente: non c’è nulla che tuteli e possa far trasportare comodamente le cuffie (penso a una custodia morbida o rigida, poco importa) e non c’è modo di tenere agganciato il Dongle USB per evitare che venga perso (penso a un astuccio, o magari un modo per incastrarlo all’interno delle cuffie, anche se questo risulterebbe alquanto difficile viste le sue dimensioni). Una pecca che non varia però il giudizio complessivamente molto positivo che ho di questo prodotto.

Come anticipato grosso modo a inizio articolo, le Creative Sound Blaster Tactic3D Rage Wireless V2.0 hanno un prezzo di listino che è inferiore a quello visibile su Amazon, ed è per questo motivo che ti consiglio l’acquisto passando per lo Store ufficiale della società che te le consegnerà anche a costo zero se non hai particolare fretta (l’acquisto arriva dal Belgio, impiega meno di 5 giorni per arrivare a casa tua se non abiti in zone poco servite, nel mio caso ne sono bastati 3), altrimenti c’è sempre la possibilità di ottenerle in tempi più rapidi, ma pagando una spedizione a parte che esula dai circa 70€ richiesti per il prodotto.

Scheda e possibilità di acquisto coincidono con l’indirizzo della pagina web prodotto: it.creative.com/p/gaming-headsets/sound-blaster-tactic3d-rage-wireless-v2 (il prezzo viene segnalato come “In Promozione” rispetto ai 99,99€ richiesti, ma questa promozione sembra essere lì da parecchio tempo, senza intenzione alcuna di cessare).

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato di tasca mia sullo Store di Creative, a un prezzo di listino ben diverso rispetto a quello Amazon (si parla di una differenza di circa 10€, costi di consegna compresi).
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Da diversi anni ormai le telefonate d’ufficio sono progressivamente migrate dalla classica cornetta tenuta ferma tra testa e spalla (scomodo oltre ogni limite), alla configurazione cuffie / microfono grazie all’utilizzo di software VoIP che si appoggiano generalmente allo stesso centralino del telefono fisso, destino comune a moltissime aziende (quasi tutte, direi) e che -anche cambiando fornitore e prodotto- sfruttano protocolli medesimi e possibilità di espansione. Oggi ti parlo di un prodotto che ho voluto comprare per cercare di fare un’ulteriore passo in avanti: dalle cuffie con microfono dotate di cavo, volevo essere completamento libero da vincoli e fili, ho messo sul banco prova le Logitech Wireless Headset H800.

Logitech Wireless Headset H800

Un incauto acquisto ha dato il via a tutto

Con quella forte spinta psicologica per l’abbandono dei cavi e delle limitazioni palesi durante i movimenti tra una scrivania e l’altra, mi sono fidato di un parere avventato di un collega che aveva da poco acquistato un paio di cuffie bluetooth con microfono integrato, quest’ultimo però senza asta dedicata, posto quindi su uno dei padiglioni (il destro, nda) e di conseguenza ambientale. Prezzo giusto per una marca praticamente sconosciuta e una buona qualità dei materiali valutata positivamente dopo la consegna del prodotto, troppo bello per essere vero, il microfono infatti non era per nulla all’altezza delle aspettative. Voce catturata male, confusa con altre che mi circondavano e a tratti metallica, problema forse dovuto alla trasmissione bluetooth. Ho immediatamente preparato e fatto partire il reso.

Mi sono quindi messo alla ricerca di un prodotto con microfono direzionale e non ambientale, con collegamento bluetooth o tramite dongle dedicato, cercando di rimanere –grosso modo– nel range di prezzo del primo acquisto portato a casa.

Logitech Wireless Headset H800

Questo mercato e la specifica esigenza non trovano poi molte risposte nel bacino delle offerte (Amazon, ma anche eBay), non almeno in una fascia di prezzo che potesse giustificare l’investimento di tasca mia anziché aziendale (in quest’ultimo caso, mi sarei rivolto a qualcuno come Jabra, tanto per dire). Volendo rimanere sotto ai 100€, le Logitech Wireless Headset H800 hanno risposto all’appello con una spesa pari a 64,99€ e una serie di punti forti e deboli che provo a raccontarti dopo circa un mese di utilizzo (le ho acquistate via Prime Now lo scorso 4 aprile).

Uso quotidiano

L’utilizzo che faccio delle cuffie in ufficio è quello comune a molti altri lì fuori, forse te compreso: partecipo a meeting video (Cisco WebEX, Zoom, tanto tempo fa Skype, di tanto in tanto anche altri programmi / servizi), ricevo e faccio telefonate (VoIP, Cisco Jabber), ascolto musica o guardo contenuti multimediali quando necessario o nel pressoché inesistente tempo libero (Spotify, YouTube, ecc.). Il turno è quello d’ufficio: dalle 8:30 alle 17:30 circa, con l’altrettanto classica ora di pausa dalle 13:00 alle 14:00. Ti dico questo per un buon motivo, quello legato alla durata della batteria al litio integrata nel prodotto, ci arriviamo tra poco.

Qualità del pacchetto e del prodotto

Leggère, archetto regolabile, il braccetto dedicato al microfono si trova nel padiglione destro, puoi posizionarlo come meglio credi. Nel padiglione destro troverai anche i comandi rapidi per accensione / pairing, volume, avanzamento tra le tracce, il Play permette anche di rispondere o terminare le chiamate quando le cuffie sono connesse a uno smartphone, hai la possibilità di mettere in muto il microfono con un tocco.

Logitech Wireless Headset H800 2

Le Logitech Wireless Headset H800 possono essere parzialmente ripiegate su loro stesse per una più semplice trasportabilità. Non hanno particolari rifiniture o accortezze estetiche, sono molto spartane per certi versi, forse indegnamente definibili come troppo plasticose. Le imbottiture dei padiglioni e dell’archetto sono in materiale sintetico, le prime facilmente sostituibili, contrariamente alla seconda. Rispetto alle altre rimandate indietro c’è meno cura (e questo un pelo dispiace e lascia ragionare, considerando la consistente differenza di prezzo), c’è anche meno attenzione per quegli extra che -seppur non richiesti- fanno bella figura quando presenti, come per esempio un sacchetto per trasportare più facilmente il prodotto e il cavo di ricarica USB incluso all’interno della confezione.

Dongle dedicato

Fortunatamente scegliere Logitech vuol dire anche puntare in maniera certa su alcuni vantaggi, primo tra i quali il sapersi interfacciarsi con i dispositivi in più modi, per permetterti di usare questo kit con lo smartphone tanto quanto con il PC, anche quando quest’ultimo è sprovvisto di bluetooth nativo (non è il mio caso, ma ha comunque aiutato, e tra poco capirai il perché).

Le Logitech Wireless Headset H800 vengono proposte in scatola con dongle USB aggiuntivo che, quando non utilizzato, può trovare posto nel padiglione sinistro (ti basta ruotare leggermente la copertura esterna, così da sbloccarla). Io ho optato per l’utilizzo di quest’ultimo perché, durante l’utilizzo via connessione bluetooth diretta con il PC, le riconnessioni post-ibernazione o standby del sistema non andavano sempre a buon fine, costringendomi a riavviare Windows (o rimetterlo in ibernazione e svegliarlo subito dopo, come a chiedere di “riprovarci“). Ciò non accade se le cuffie vengono collegate allo smartphone, do quindi la colpa al chip bluetooth del mio Lenovo T440s, e non mi stupirei nell’avere ragione (non per immodestia, ma perché questo modello Lenovo ha mostrato più volte segni di squilibrio dovute all’hardware scelto dall’importante assemblatore cinese).

Batteria

Forse il più brutto tallone d’Achille delle Logitech Wireless Headset H800, con una durata che fatica a raggiungere le 6 ore di utilizzo continuato, lasciandomi così potenzialmente scoperto per almeno un’ora lavorativa al giorno, e questo perché ho imparato a spegnerle quando mi assento per la pausa pranzo e per andare a prendere il caffè a metà mattina (o pomeriggio) con i colleghi. Fortunatamente la ricarica non ne impedisce l’utilizzo contemporaneo, e in caso di emergenza potrai quindi allacciarti alla più vicina porta USB continuando ad ascoltare la musica o parlare al telefono, o ancora partecipare attivamente al meeting in corso.

Non è però questa una giustificazione, ed è giusto che passi come un difetto di progettazione per un prodotto che -probabilmente aggiungendo del peso o dell’ingombro, o magari entrambi, avrebbe potuto far crescere quel valore tanto basso per qualsivoglia occasione, a meno di voler prendere questo tipo di accessorio per fare un paio di telefonate e forse un meeting massimo al giorno. Ci sono kit di questo tipo che garantiscono (e dimostrano sul campo) più del doppie delle ore messe a segno da Logitech, fatico davvero a spiegarmi il perché di questo dettaglio affatto trascurabile.

In conclusione

Un prodotto che -per forza di cose- funziona meglio di quello precedentemente provato, ma che comunque non riesce a soddisfarmi completamente. Sono ancora in dubbio se rimandarlo indietro per inadeguate caratteristiche oppure no, ma d’altro canto occorre capire chi potrebbe sostituirlo senza esagerare con il prezzo, considerando inoltre che -rispetto alla data del mio acquisto- oggi trovi le Logitech Wireless Headset H800 a quasi 20€ in più rispetto alla media degli ultimi 3 mesi di vendita, abbastanza inspiegabilmente.

Se hai suggerimenti in merito ben vengano, l’area commenti è a tua totale disposizione per parlarne insieme, ricorda però che per questo mio specifico caso il microfono è assolutamente importante e deve poter catturare la mia voce escludendo -quanto più possibile- tutto il resto. Come possa fare questo non è importante (direzionale, noise cancelling, ecc.), basta che lo faccia :-) (e, ovviamente, non posso mettere a budget personale nulla che vada verso le spiagge BOSE & affini).

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato di tasca mia su Amazon, per valutare la possibilità di fare a meno dei cavi durante le ore di lavoro.
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Filtrando il tag dedicato al Sysprep ti troverai davanti a diversi articoli che parlano di questa pratica e dei vari problemi riscontrati nel corso delle versioni di Windows. Sysprep è un tool tanto bello quanto potenzialmente stronzo (sì, tanto per chiarire subito le cose), molto suscettibile e per certi versi delicato. L’ho imparato ancora una volta con Windows 10 1709, versione attualmente stabile del sistema operativo di Microsoft che verrà presto sostituita dalla Spring Update 2018 (1803).

Quello di oggi vuole essere il solito articolo “blocco appunti“, da rispolverare in caso di necessità (che magari torna utile anche a te che sei finito su questi lidi, non si sa mai).

Reinstallare Windows OEM quando il supporto di Recovery non c'è 7

Sysprep con Windows 1709

Da cosa partivo

Ti faccio il punto della situazione: con diversi modelli di PC Desktop e Laptop distribuiti all’interno del gruppo, siamo soliti tenere delle immagini master che possiamo facilmente clonare quando occorre preparare nuove postazioni, così da risparmiare tempo ed evitare facili errori dovuti alla distrazione. In questo modo ogni macchina è uguale all’altra (di base, con personalizzazioni software solo se giustificate e realmente necessarie).

La base di partenza era l’immagine di una nostra macchina con Windows 10 1703 (la Creators Update), pulita quanto basta, senza la robusta quantità di applicazioni installate da Store e con un parco software di terza parte “stretto indispensabile“. Chiaramente ho le immagini pre-sysprep da lavorare / modificare e chiudere all’occorrenza per la clonazione.

Cosa volevo ottenere

Un’immagine con upgrade in-place a 1709, perché quella 1703 era nata da zero, potevo quindi permettermi il lusso di lavorare su un aggiornamento anziché rifare tutto nuovamente da zero.

Cosa ho scoperto

Che –come già successo in passato– ci sono alcune accortezze da non lasciarsi sfuggire, perché comprometterebbero la corretta chiusura dell’immagine di sistema, particolare affatto simpatico dopo ore di lavoro. Sì perché c’è di mezzo ancora una volta l’installazione automatica di applicazioni UWP da parte dello Store (non richieste), suggerimenti (anch’essi non richiesti) e tutto ciò che in generale è legato alla chiave AutoDownload in HKLM\NewOS\Microsoft\Windows\CurrentVersion\WindowsStore\WindowsUpdate e alla DisableWindowsConsumerFeatures in HKLM\Software\Policies\Microsoft\Windows\CloudContent.

Puoi trovare diverse informazioni in merito a questi argomenti su alcuni siti web di terza parte e su GitHub (dove ho trovato diversi spunti validi dedicati agli upgrade via SCCM, adattabili anche a utilizzi “one-shot” da chiave USB o rete:

A voler bloccare le installazioni non richieste su una macchina collegata in rete, che stai lavorando per aggiornare l’immagine “master” (pratica comunemente sconsigliata, proprio perché porta con sé rischi legati ad aggiornamenti che si scaricano e installano senza dirti nulla), potresti pensare di agire direttamente via batch sul registro:

:BloccoUpdate
:: Disable Windows Store Updates
:: 2 = always off
:: 4 = always on
REG ADD HKEY_LOCAL_MACHINE\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\WindowsStore\WindowsUpdate /v AutoDownload /t REG_DWORD /d 2 /f
:: Disable Consumer Experience
:: 1 = Off (disabled)
:: 0 = On (enabled)
REG ADD HKEY_LOCAL_MACHINE\Software\Policies\Microsoft\Windows\CloudContent /v DisableWindowsConsumerFeatures /t REG_DWORD /d 1 /f

Fai ora tutto quello di cui hai bisogno: aggiorna le applicazioni, aggiorna Windows, ritocca ciò che più ritieni opportuno, quindi grazie all’aiuto dell’Assistente aggiornamento Windows fai upgrade a 1709 e completa le prime operazioni necessarie. Quando sarai pronto, fai partire il Clean Manager per pulire i file non necessari sul disco del sistema, poi utilizza il mio script di PowerShell per togliere tutto l’inutile da Windows 10 (vedi qui) e rimetti a posto le chiavi di registro che hai precedentemente ritoccato:

:SbloccoUpdate
:: Disable Windows Store Updates
:: 2 = always off
:: 4 = always on
::REG ADD HKEY_LOCAL_MACHINE\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\WindowsStore\WindowsUpdate /v AutoDownload /t REG_DWORD /d 4 /f
:: Disable Consumer Experience
:: 1 = Off (disabled)
:: 0 = On (enabled)
REG ADD HKEY_LOCAL_MACHINE\Software\Policies\Microsoft\Windows\CloudContent /v DisableWindowsConsumerFeatures /t REG_DWORD /d 0 /f

A questo punto, salvo ulteriori problemi, sei pronto a chiudere l’immagine master e lanciare il Sysprep. È qui che potresti avere a che fare con un errore dovuto a MiracastView, sto finendo un articolo ad-hoc che verrà pubblicato nei primi giorni della prossima settimana (presumibilmente martedì), per dare continuità a quanto raccontato con questo pezzo.

Upgrade in-place verso Windows 1709

Ho perso il conto di quante macchine (sia aziendali che private) ho aggiornato senza il benché minimo problema a Windows 1703 (e prima ancora a 1607, nda). Con Windows 1709, almeno negli ultimi tempi, le cose non sono andate proprio nella stessa maniera. Su più configurazioni (macchine di diversi vendor) ho sempre sbattuto il muso contro un vicolo cieco oltre il quale non sono mai riuscito ad andare: quello del controllo pre-verifica spazio disco.

Appunti sparsi su Windows 10 1709, Sysprep e Upgrade in-place 3

Non sono stato il solo a scontrarmi con la dura realtà, sono in ottima compagnia: google.com/search?q=making+sure+you%27re+ready+to+install (e qui un thread a caso sul forum di Microsoft: answers.microsoft.com/en-us/windows/forum/windows_10-windows_install/upgrading-to-windows-10-stuck-at-making-sure-youre/0386fe6e-1570-45e3-b560-03512026e196).

Per fartela breve, perché immagino tu non voglia perdere lo stesso tempo che ho perso io, il metodo certamente funzionante è quello del doppio salto. Utilizzare quindi una chiave USB con a bordo Windows 1703, la quale riuscirà a effettuare l’upgrade dell’OS portandolo a Windows 10, per poi saltare internamente (tramite Assistente aggiornamento Windows) a Windows 1709.

Creare un supporto d’installazione Windows 1703

L’immagine di Windows 1703 è ritenuta vecchia e superata, e per questo motivo è un pelo più difficile trovarla (neanche tanto eh, ma di certo non è più così in bella vista). Per scaricarla, puoi appoggiarti a windowsiso.net, sito web che raccoglie lo storico delle installazioni Windows (da 7 in poi). Per andare al dunque, puoi puntare il browser all’indirizzo windowsiso.net/windows-10-iso/windows-10-creators-update-1703-download-build-15063/windows-10-creators-update-1703-iso-download-standard e scegliere lingua e architettura (x86 italiana, x64 italiana), se ci fai caso, i collegamenti sono diretti a server Microsoft, si tratta di immagini pulite e senza rischi (dovrai giusto sopportare la pubblicità all’interno del sito web e al clic del tasto Download, se non usi Adblock).

Diversamente, potresti seguire quanto spiegato sul forum Microsoft, senza passare da siti web di terze parti (procedura da me provata e perfettamente funzionante): answers.microsoft.com/en-us/windows/forum/windows_10-windows_install-winpc/how-to-download-official-windows-10-iso-files/35cde7ec-5b6f-481c-a02d-dadf465df326.

Una volta scaricata l’immagine, potrai appoggiarti a uno dei tanti tool esistenti per la creazione di chiavi USB installabili. Io, dato che lo avevo già tra le mani, ho usato il vecchio “Strumento di download in USB/DVD per Windows 7“, che al contrario del nome non è assolutamente limitato alla creazione di supporti per l’installazione del vecchio OS Microsoft, digerisce qualsiasi ISO. Si trova facilmente sui server di Microsoft (microsoft.com/it-it/download/windows-usb-dvd-download-tool e microsoft.com/en-us/download/details.aspx?id=56485),ma ne ho caricato anche una copia completa (fatta di URL ed eseguibili nelle varie lingue) nel mio spazio Box: app.box.com/s/r3j2rmcxl7nysazehfn8mvq2egqnltty.

Hai ora il file ISO e il tool per poter proseguire, cerca una memoria USB sufficientemente capiente (maggiore di 4 GB, nda).

Apri l’utility di Microsoft e seleziona il file ISO precedentemente scaricato, quindi procedi per poterlo andare a copiare su chiave USB e ottenere il tuo supporto per l’installazione su qualsiasi macchina (impiegherà un po’ di tempo al termine del passaggio 4, porta pazienza).

A lavoro terminato, espelli la chiave USB e utilizzala sul sistema che intendi migrare a Windows 10.

In conclusione

Spero di non aver dimenticato nulla per strada, mal che vada modificherò prossimamente l’articolo per integrare ciò che può mancare all’appello. Se hai dubbi in merito a quanto spiegato, lascia pure un messaggio in area commenti, cercherò di darti una mano se ne sarò in grado. Considera che -spero ormai a stretto giro- sarà disponibile per tutti Windows 1803, che potrebbe correggere gli ultimi problemi mostrati dall’upgrade in-place del 1709 facendoci risparmiare così tempo e imprecazioni (lo spero).

Per quanto riguarda l’argomento Sysprep, se hai ulteriori suggerimenti da integrare sei sempre il benvenuto, più informazioni ci si scambia, meglio è :-)

Buon lavoro!


ulteriori riferimenti: Andre Da Costa mantiene costantemente aggiornata una discussione / guida nel forum di Microsoft, sui vari passaggi necessari per aggiornare Windows 10 (nelle più disparate modalità), la trovi all’indirizzo answers.microsoft.com/en-us/windows/forum/windows_10-windows_install-winpc/how-to-upgrade-to-windows-10-version-1709-fall/617a37da-8fc0-4f33-a3eb-59fe9082f925

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