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La prima volta che ho sentito parlare di Cubbit ho pensato si trattasse dell’ennesima soluzione di Cloud Storage fedele a una formula tanto vincente quanto vecchia, quella strettamente legata alla citazione There is No Cloud: It’s just someone else’s computer (e lo stesso dicasi per Babbo Natale o il coniglietto di Pasqua, mi spiace). Nonostante io affidi al Cloud molti dei miei dati ai quali tengo particolarmente (e che mantengo in backup anche su un NAS locale), sono sufficientemente consapevole che un attacco ben congegnato ai danni degli utilizzatori di uno o più servizi molto conosciuti possa fare reali e importanti danni (come già dimostrato e parzialmente successo in passato).

Cubbit è il Cloud distribuito che parla italiano

In cosa differisce quindi questo progetto nato in Italia? Nel fatto che quell’else’s computer si trasforma in una moltitudine di nodi distribuiti all’interno dei quali nessuno può sbirciare secondo quanto dichiarato, Cubbit viene presentato come un cloud peer-to-peer: zero necessità di conoscenze tecniche, zero abbonamenti ed ecocompatibile, da un team che ha sede a Bologna e Tel Aviv (in Israele) e che si ritrova a collaborare anche con il CERN. La compagnia è finanziata da Techstars, Barclays e dalla Commissione Europea tramite il programma H2020, così come dal progetto europeo “Climate Kic” dedicato all’ecosostenibilità.

Cubbit è il Cloud distribuito che parla italiano 3

Decentralizzazione

Cubbit è il Cloud distribuito e sicuro che parla italiano

È questa la parola chiave di un progetto che mira a eliminare quell’intermediario costituito oggi da una miriade di Data Center sparsi per il globo, all’interno dei quali trovano spazio i server che contengono i dati di ciascun utente che utilizza servizi competitor come Dropbox, Box o OneDrive di Microsoft (ma non solo, la lista è ormai lunga). La privacy è generalmente garantita da chi il servizio lo rende disponibile e si accerta che rimanga al riparo da ogni possibile abuso, accertandosi così che i dati di ciascun utente non vadano a finire in mano a degli sconosciuti non autorizzati, ma allo stato attuale nessuno può realmente garantire che questo accada (con la GDPR qualcosa si muove, almeno in Europa).

Ciò che Cubbit afferma di voler raggiungere è un rimescolamento delle carte, una decentralizzazione dei Data Center grazie a un hardware che chiunque può ospitare tra le mura di casa propria, risparmiando risorse inutilizzate (CPU, banda e storage) e garantendo una privacy dei dati che sta a cuore ormai a noi tutti.

Cubbit a oggi è poco più di un sito web e una sperimentazione software nell’attesa che la campagna KickStarter parta nel corso di questo mese e permetta di raccogliere i fondi necessari per la preparazione dell’hardware che consentirà a tutti di costruirsi il proprio Cloud in maniera alternativa, tramite le Cubbit Cell; è grazie a questa che – una volta collegata alla rete – si potrà iniziare a utilizzare il servizio in maniera completamente gratuita (sì, per sempre).

La Cubbit Cell

Cubbit è il Cloud distribuito che parla italiano 2

La cella permette di entrare a far parte della rete p2p di Cubbit e necessita di alimentazione e connessione di rete stabile (LAN) per funzionare. Premesso ciò, si avrà così accesso a:

  • (fino a) 4 account: all’utente vengono garantiti fino a 4 account (l’esigenza media di una famiglia). Nell’eventualità tu non avessi necessità di tutti gli account potrai sempre pensare di acquistare in gruppo la Cubbit Cell e dividere le spese, che male non fa.
  • Espandibilità: la Cubbit Cell è espandibile fino a 4 TB di spazio cloud semplicemente collegando un altro Hard Disk via USB. Per ogni GB di spazio fisico che l’utente aggiunge alla Cubbit Cell, metà di quello viene trasformato in cloud e reso disponibile all’utente. Occhio, è un passaggio importante per fare il giusto calcolo, ottenere 4 TB di spazio in Cloud ti costerà 8 TB di disco fisicamente attaccato alla cella. Questo è un passaggio attualmente obbligato che in futuro prossimo potrebbe però cambiare.
  • Zero-knowledge: la Cubbit Cell non salva i file dell’utente nella loro interezza, ma solo pezzi criptati dei dati che sono stati caricati (secondo un ragionamento che ti viene spiegato meglio qualche riga più in basso). Per completezza occorre specificare che la Cubbit Cell non salva neanche la tua password, da nessuna parte, il tutto per garantire un più alto livello di sicurezza.

Cubbit è il Cloud distribuito che parla italiano 4

Allo stato attuale Cubbit garantisce l’uso della sua soluzione tramite un’applicazione web che è chiaramente compatibile con Desktop e Mobile (lo stretto indispensabile per poter operare a oggi). Seppur non esista ancora nulla di pubblicamente accessibile, un video su YouTube ti permette di dare una sbirciata a ciò che c’è in cantiere (già funzionante).

Privacy

Leggo e riporto qui di seguito:

Con Cubbit, la privacy è un diritto fondamentale, non un optional a pagamento. Ogni file caricato sulla Cubbit Cell è criptato con AES-256, un protocollo di sicurezza militare, e poi spezzettato e distribuito in modo sicuro attraverso la rete p2p attraverso canali criptati end-to-end. Solo l’utente la chiave per decifrare e accedere ai suoi file. Inoltre, Cubbit rende i dati dell’utente indistruttibili, dal momento che essi risiedono su una rete distribuita, non in una banca dati centralizzata. Infine, l’architettura è 10 volte più ecocompatibile di un servizio di cloud storage tradizionale, con profonde implicazioni sull’inquinamento globale: per ogni 1000 terabyte di dati salvati su Cubbit, il mondo risparmia 100 tonnellate di CO2 ogni anno. In altre parole, ogni 4 terabyte Cubbit risparmia l’energia consumata da un frigo.

“È ora di alzare l’asticella del cloud – dice Stefano Onofri, CEO di Cubbit – con Hotmail abbiamo smesso di pagare per le email, con WhatsApp abbiamo smesso di pagare per gli sms. Con Cubbit smetteremo di pagare per il cloud storage.” Una visione realizzabile grazie alla tecnologia di Cubbit. “L’architettura dell’intero sistema è zero-knowledge – dice Marco Moschettini, CTO – perché è progettato per non avere accesso alla password dell’utente. Grazie a questo, i dati dentro Cubbit non possono essere rubati dal momento che sono distribuiti e protetti dai più avanzati strumenti crittografici.”

“Cubbit cambia l’infrastruttura del cloud” aggiunge Alessandro Cillario, COO. “Il nostro data center distribuito schiaccia le piattaforme cloud tradizionali in termini di costi, sicurezza ed efficienza energetica. Questa è la ragione per cui il nostro servizio cloud può contare su grandi vantaggi competitivi rispetto a giganti come Dropbox. “Grazie al nostro algoritmo di machine learning” commenta Lorenzo Posani, CSO, “evitiamo trasferimenti di dati sulle lunghe distanza che, in molti casi, consumano tanto quanto lo stesso storage. Paragonati con le piattaforme cloud centralizzate, Cubbit ha un impatto ambientale estremamente ridotto: -90% (dieci volte meno) sul mantenimento dati e – 50% (due volte meno) sul loro trasferimento. Fornisce dunque un esempio di come un cambio radicale di paradigma può beneficiare sia il consumatore finale che la società nel suo insieme.”

TL;DR per chi non vuole perdersi in quanto scritto nel comunicato stampa: Cubbit utilizza il protocollo AES-256 per proteggere i dati caricati online, i quali potranno essere decodificati esclusivamente tramite una chiave in possesso del solo proprietario dei dati stessi. Quei dati, per evitare il più classico dei Single Point of Failure, saranno spezzettati e caricati nella rete p2p creata dalle varie Cubbit Cell collegate a Internet e sparse per il globo, assicurandoti così che non si possano distruggere a causa di una rottura disco (cosa assai comune ai tempi d’oggi).

In conclusione

Tante domande e voglia di mettere alla prova questa tecnologia e la relativa applicazione, ancora poco a disposizione se non la speranza di avere tra le mani una Cubbit Cell appena possibile. Dopo aver preso contatto con il team di Cubbit dovrei avere presto accesso alla WebApp e a qualche GB a mia disposizione per iniziare a operare sulla piattaforma, così da capire pregi e difetti di un prodotto che vuole davvero rivoluzionare il modo di intendere il Personal Cloud, offrendo la possibilità a tutti di entrare in famiglia e rispettando la privacy dei dati.

A questo punto non mi resta che rimandarti al sito web ufficiale dove potrai – ancora per poco – iscriverti alla newsletter e ricevere un codice sconto che ti permetterà di risparmiare 100€ sull’acquisto della tua cella su Kickstarter (199€ anziché 299€). Sempre sul sito web della società troverai anche una serie di domande e risposte che potrebbero già oggi darti qualche informazione in più sul funzionamento di Cubbit e sulla sopravvivenza della rete p2p dedicata alla distribuzione, conservazione e protezione dei tuoi dati.

Se fai parte di coloro che sono già pronti ad acquistare la Cubbit Cell su KickStarter fammelo sapere con un commento a questo articolo, io dal canto mio tenterò di riportare aggiornamenti e novità sul progetto appena queste saranno disponibili! :-)

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Scaldo la voce e la tastiera, è la prima volta che collaboro ufficialmente con Huawei, e vale ciò che accade anche per le altre nuove collaborazioni, non si vuole mica fare brutta figura! Durante queste ultime settimane le pubblicazioni sono diminuite drasticamente, il lavoro d’ufficio assorbe ogni mia goccia di sudore, minuto, respiro, è un periodo molto intenso ma non per questo motivo è passata la voglia di provare nuovi gadget e raccontarti di loro su questo blog, tutt’altro, approfitto di questo fine settimana di riposo per buttare giù qualche riga e introdurti al P20 di Huawei, smartphone che è stato ormai presentato lo scorso marzo ma che è ancora saldamente al suo posto nel mercato di fascia medio-alta, scontrandosi con altri mostri sacri del settore, sua versione Pro in primis (il P20 pro, per l’appunto). Può ancora oggi essere considerato un acquisto conveniente?

Huawei P20 è ancora un acquisto conveniente? 1

Huawei P20

Realizzato ancora una volta in collaborazione con Leica, con una doppia fotocamera potenziata dall’intelligenza artificiale, Huawei è chiaramente schierata a favore dello smartphone in grado di sostituire (o quanto meno avvicinarsi il più possibile) la macchina fotografica più professionale, quella che generalmente scegli di portare con te quando osservi la tua città come turista, o ne visiti un’altra per catturare e conservare bei momenti e relativi ricordi sotto forma di scatti che rimarranno inalterati nel tempo, pronti per farti rivivere quelle sensazioni provate sul luogo qualche tempo prima. P20, così come l’ormai vecchio P10, può essere considerato un pioniere di settore, una bandiera definita “rinascimento della fotografia“. Fortunatamente per chi non non pensa che giri tutto intorno a uno scatto, Huawei P20 offre ulteriori punti di forza in diverse sue caratteristiche, lasciando però alcuni nervi scoperti che tenterò di snocciolare nelle prossime righe.

Huawei P20 è ancora un acquisto conveniente? 2

Costruzione

Huawei P20 propone uno schermo da 5,8″ (TFT, parliamo di un LCD) con una risoluzione massima di 2244 x 1080px e un peso di 165 grammi, si impugna bene e sta senza troppa difficoltà nella tasca dei pantaloni, senza farti provare quella sensazione della costrizione e del “oddio, lo rompo da un momento all’altro” che spesso mi capita di provare quando ho a che fare con smartphone dalle dimensioni più generose. C’è il notch (la tacca, per chi preferisce dirla o leggerla in italiano) ma è disattivabile dalle opzioni del Display, piccolo particolare molto apprezzato per chi proprio non sopporta la (ormai non più tanto) novità.

Huawei P20 risponde immediatamente ai comandi impartiti, è veloce, preciso, ha un bel monitor e adatta la sua luminosità in base all’ambiente in maniera precisa (il sole di agosto in spiaggia è stata un’ottima scusa per metterlo alla prova), è elegante da vedere e comodo da usare, anche senza custodia, che troverai comunque inclusa nella confezione del prodotto, ma non senza pellicola, che ti consiglio di prendere immediatamente in considerazione.

Monta un HUAWEI Kirin 970 octa-core, con configurazione quad-core a 2.36GHz (Cortex A73) coadiuvato dall’ulteriore quad-core a 1.8GHz (Cortex A53). 4 GB di RAM e 128 GB di memoria a tua e sua disposizione (dovrai infatti condividerli con il SO e i suoi aggiornamenti), la memoria non è espandibile, ma questo non costituisce un gran problema se come me fai molto uso delle tecnologie Cloud (e considera che il mio abituale taglio in cui faccio comodamente stare i miei dati si ferma a 64 GB). Buono, anzi buonissimo, anche il lettore di impronte che troverai nella parte frontale del monitor: lo prendi immediatamente (senza star lì a cercarlo come in altri smartphone), è reattivo e lo puoi chiamare in causa anche quando il P20 è appoggiato sulla scrivania. C’è la possibilità di sblocco con il volto, ma per ciò che mi riguarda continuo a preferire impronta o PIN.

Batteria da 3400 mAh che puoi ricaricare molto rapidamente (meno di due ore) utilizzando il caricabatterie in dotazione (22,5w), ti accompagna nel corso della giornata e nel caso di scarso utilizzo ti permette di arrivare anche alla successiva, chiaramente tirando la cinghia su qualche tua operazione. Il Kirin ne mette alla prova la resistenza, ma non scalda eccessivamente, permettendo anche una perdita inferiore alle aspettative.

Singolo lo slot per la SIM (nano), al contrario del doppio disponibile nella variante Pro. Connettività WiFi che abbraccia ogni sistema solitamente utilizzato (802.11 a / b / g / n / ac, 2,4 GHz e 5 GHz), così come il Bluetooth in versisone 4.2, con tecnologia aptX, aptX HD e LDAC. C’è il chip NFC e il connettore USB è di tipo C (USB Type-CTM, USB 3.1 Gen 1), il quale permette di trasmettere / ricevere dati in OTG, MTP, PTP, Audio, PD, DP.

Le cuffie incluse nella confezione hanno l’attacco USB-C, perché il jack audio manca all’appello, ed è subito iPhone (nella confezione troverai l’adattatore, che per tua convenienza ti toccherà lasciare attaccato al tuo set di auricolari preferito).

Software

È qui che risiede il mio personale tallone d’Achille. Parliamo di un Android Oreo 8.1, patch ferme a maggio di quest’anno (e l’ho restituito a fine agosto, quindi è effettivamente più indietro del dovuto), con relativa EMUI anch’essa in versione 8(.1). Sarà completa, sarà ricca, ma a me l’EMUI emoziona poco (per rimanere in tema con il nome della stessa), crea talvolta confusione e non mi piace quando mette mano all’organizzazione applicativa e stilistica della mia Home. Ho provato a modificarne l’aspetto attraverso i temi, ma anche loro possono poco e subiscono le imposizioni del launcher che Huawei ha pensato per i suoi smartphone, che spesso però non incontra le reali esigenze dell’utilizzatore “non alle prime armi“.

Capiamoci: ho scelto per mia madre un Huawei P8 lite (2017) che ancora oggi le regala soddisfazioni e con il quale si trova benissimo, ma lei non va oltre le chat di WhatsApp e Telegram (quest’ultimo principalmente), le telefonate e sporadicamente gli SMS. Naviga, si fa per dire, e scatta qualche fotografia senza chiedere più del dovuto. Per lei l’EMUI va più che bene, ma non è un utilizzatore “d’assalto“. Huawei P20 funziona bene, le Impostazioni sono davvero complete, posso pilotare quasi qualunque dettaglio del prodotto, posso fare ciò che solitamente non è possibile fare su un Android più puro, ma dopo due settimane di utilizzo EMUI sono tornato a usare Nova, e tutto si è normalizzato per la mia felicità.

So che c’è in ballo qualcosa di grande per EMUI, che potrebbe finalmente far cambiare idea ai suoi detrattori, non vedo l’ora che questo accada, sono davvero curioso di mettere mano su ciò che la grande società cinese ha pensato per il rilancio della sua interfaccia grafica. Non so se sia colpa o meno di EMUI, la tacca che è possibile disattivare tramite le impostazioni del Display non viene completamente digerita da alcune applicazioni che la rilevano ancora, facendo un pelo di confusione e nascondendo alla vista qualcosa che in realtà esiste. Si tratta di errori sporadici che ho notato in un più complesso e completo utilizzo dello smartphone e del suo sistema, che non inficiano ai fini della valutazione ultima di Huawei P20.

Multimedia

Reparto fotografico di assoluto rispetto per chi vuole imporsi nell’ambito della fotografia portata a livelli della professionale, ma ti ricordo che in questo caso il P20 pro è in grado di dare una spanna (e forse più) al già buon risultato prodotto da Huawei P20. Sul posteriore troverai una Leica doppia, Big Pixel 12MP RGB f1.8 insieme a una 20MP BW f1.6, 2x Ibrido Zoom, AIS, LED bicolore. Sull’anteriore trova spazio invece un 24MP, f2.0, indubbiamente una scelta molto più che sufficiente (stiamo sforando oltre la necessità) per gli autoscatti.

Ciò che in alcuni casi stona (volutamente lasciata attiva per metterla alla prova) è proprio l’intelligenza artificiale, che va a modificare il risultato finale di uno scatto che probabilmente sarebbe venuto meglio senza (in alcuni casi ho disattivato AI proprio per questo motivo). Se le fotografie scattate in ambienti ben illuminati sono più che accettabili, il risultato migliore lo si ottiene invece in situazioni di penombra, tramonti, soggetti che si vuole catturare e mostrare nella versione più romantica e “soffusa” possibile, come a voler fedelmente riprodurre ciò che l’occhio sta vedendo in quel momento, sapientemente miscelato a ciò che il cuore prova nel medesimo momento, qui di seguito ti propongo qualche scatto rubato in una zona di Milano che adoro:

Quella del tram l’adoro in maniera particolare, e dimostra che in alcuni casi l’intelligenza artificiale è in grado di metterci del suo per aiutare a riprodurre la situazione che si vuole davvero conservare e condividere con le altre persone che osserveranno poi la medesima fotografia. Avrei voluto mostrarti anche un video girato con Huawei P20, ma gli unici che ho includono persone che nulla hanno a che fare con la recensione, sbadatamente non ho creato un Demo ad-hoc.

In conclusione

Credo di averti dato tutte le informazioni necessarie per la valutazione di questo smartphone che trova oggi un posizionamento prezzo che ancora lo attesta nella fascia medio-alta, poiché acquistabile a circa 480€. Ho dato un’occhiata al suo andamento su PagoMeno e ho scaricato l’immagine aggiornata del grafico:

Huawei P20 è ancora un acquisto conveniente? 27

Se consideri che la variante Pro è attualmente presente sul mercato con un costo di circa 580€, è possibile che la bilancia possa pendere verso quest’ultima, considerando che le caratteristiche hardware cambiano sul fronte display (monitor AMOLED), fotografico (in maniera sensibile) e di impermeabilità, senza considerare (per chi ne fa uso) della possibilità di alloggiamento di una seconda scheda SIM. Diciamo che per un centinaio di euro il sacrificio, se stai pensando di cambiare smartphone e tenerlo per un po’ di tempo, puoi anche pensare di farlo. Nulla da togliere -in ogni caso- alla valutazione positiva che caratterizza Huawei P20. Io ho cercato per te qualche offerta su Amazon (compresa una relativa alla versione Pro di P20), la trovi qui di seguito:

Credo di aver ormai concluso. Ringrazio Huawei per la collaborazione e lascio a te l’area commenti nel caso in cui tu voglia parlare di questo terminale, segnalarmi punti sui quali non sei d’accordo o chiedere maggiori informazioni (spolvererò la memoria per rispondere dato che il telefono è stato ormai restituito) :-)

Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)
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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Huawei e già tornato all'ovile al termine delle mie ferie.
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Funziona così: se fai qualcosa di buono, la prossima volta –da cliente– mi aspetterò qualcosa di meglio, e onestamente non per quanto altro tempo ancora AVM possa continuare a migliorarsi nelle soluzioni messe a disposizione di una clientela -evidentemente- sempre più esigente. Qualcuno crede che io sia tutto scemo (a ragion veduta, aggiungerei io), eppure a me questi giochini al rialzo mi piacciono assai, il FRITZ!Box 6890 LTE viene incontro persino all’esigenza ultima di cui parlavo con chi con il brand ci lavora quotidianamente: il fallback su SIM senza ulteriori dispositivi attaccati in cascata.

AVM FRITZ!Box 6890 LTE: quel 7590 col tocco in più 11

La poesia è però presto rotta, nonostante il mio entusiasmo per un prodotto simile non scemi per questo –non tanto piccolo– dettaglio: il fallback su SIM automatico può avvenire solo se si sfrutta il 6890 LTE come modem ADSL e non come router in cascata (passando quindi per la porta WAN). Poco male mi ripeto, è comunque un prodotto fenomenale, ed è facile capire il perché di questa mia affermazione.

FRITZ!Box 6890 LTE

Impossibile non chiamarlo 7590 con qualcosa in più, perché in fondo si tratta della stessa ottima macchina pensata e realizzata dall’azienda tedesca leader di mercato, quella sulla quale sai già di poter fare affidamento mettendoci la mano sul fuoco. Il 6890 LTE propone le tecnologie che hanno fatto del 7590 un top di gamma infallibile (ne sono felicissimo proprietario), aggiungendo e togliendo punti in lista in base all’esigenza di poter stare fisicamente nello stesso tipo di chassis, modificando però la parte posteriore dedicata agli attacchi, all’interno della quale ora dovranno trovare spazio i due connettori per le antenne radio esterne montabili opzionalmente (che vanno quindi ad aggiungersi a quelle interne ben nascoste, le quali erogano il segnale WiFi del router) e l’alloggiamento della scheda SIM con molla (impossibile quindi bloccarla dentro o impazzire per tirarla fuori in caso di necessità / sostituzione), lasciando fuori dai giochi una delle due porte USB 3 (il 6890 LTE, a differenza del 7590, mette a disposizione una sola porta USB ad alta velocità).

La differenza in un solo colpo d’occhio è alquanto chiara:

Eppure, lascia che te lo dica, non ti peserà affatto l’assenza della seconda porta USB (ammesso che anche tu abbia preferito una diversa gestione di dispositivi terzi come NAS o stampanti di casa).

Packaging

Manco a dirlo, il FRITZ!Box 6890 LTE non differisce in maniera alcuna da quello che è il packaging del 7590, comprensivo quindi di un’abbondante dose di cavi e adattatori che in alcuni casi mai userai. Di sicuro troverai le antenne in più ad aspettarti nella parte superiore della scatola che tiene fermo lo chassis del prodotto, per il resto conosci già la storia:

Sotto al cofano

Ne sono consapevole, mi ripeto:

Un processore dual-core di ultima generazione per un routing ottimale di tutti i dati. FRITZ!Box 7590 permette di creare e propagare una rete senza fili a velocità Gigabit, sfruttando la tecnologia 4×4 MIMO multiutente, con punte di 1700 Mbit/s circa sulla frequenza a 5 GHz (non sai di cosa sto parlando? Dai un’occhiata qui). Si passa poi a ulteriori 800 Mbit/s che vanno ad aggiungersi sulla frequenza da 2,4 GHz. Otto (!) è il numero totale di antenne che permettono band steering, così da veicolare la trasmissione dei dati dei dispositivi connessi al FRITZ!Box permettendo loro di usare la migliore frequenza disponibile al momento (saltando dalla WiFi 2,4 GHz a quella a 5 GHz senza che tu debba fare alcunché).

Eppure è proprio così, continuerai a poter sfruttare l’ottima tecnologia di AVM già disponibile per il FRITZ!Box 7590, ora allargata e “spalmata” sui nuovi arrivati in famiglia, 6890 LTE compreso.

La differenza è chiaramente quella costituita dal collegamento via SIM, che in questo caso sfrutta un lettore che si aspetta un taglio di dimensione tradizionale (e non mini SIM come dichiarato in scheda tecnica, tieni a portata di mano eventuali adattatori come capitato al sottoscritto e come tu stesso puoi vedere dalle fotografie scattate e pubblicate poco sopra), il tutto per poter sfruttare un collegamento LTE (4G) con velocità fino a 300 Mbit/s e via UMTS/HSPA+ (3G) fino a 42 Mbit/s in supporto multibanda (5 frequenze LTE e 2 frequenze UMTS, LTE: banda 1, 3, 7, 8 e 20; UMTS: banda 1 e 8). A questa va aggiunta anche l’altra differenza, quella relativa alla porta modem DSL integrato per tutte le porte VDSL o DSL fino a 300 Mbit/s (adatta quindi anche a chi oggi sceglie un collegamento con TIM fino a 100 Mbit/s FTTC o FTTS).

A proposito di FRITZ!OS

Ultimo arrivato è il FRITZ!OS 6.84 (da poco approdato anche su 7590) che migliora e corregge lacune e bug del precedente OS (se di lacune possiamo poi parlare), arricchendo ulteriormente l’esperienza dell’amministratore che sceglie di configurare e personalizzare in maniera puntigliosa la rete di casa, non lasciando nulla al caso. È qui che noterai –chiaramente– le differenze anche per ciò che riguarda la configurazione e gestione del collegamento LTE / 3G:

Durante il mio test su strada ho sì provato il collegamento classico in cascata al FASTGate utilizzando la porta WAN, ma poi ho deciso di staccarmi dalla tetta materna per provare a viaggiare esclusivamente dietro SIM, sfruttando la rete messa a disposizione da Iliad (prima) e ho. mobile (dopo), e nessun dispositivo si è accorto di nulla fino a quando il tappo vero e proprio lo ha costituito la potenza di fuoco delle antenne (e relativo carico utenti serviti) o dei limiti imposti da operatore (nel caso di ho. mobile ci sono tetti massimi per velocità di download e upload). In ogni caso tutto ha funzionato a meraviglia e il FRITZ!Box 6890 LTE era semplicemente collegato a una presa di corrente e nulla più, soluzione quindi ideale e certamente molto robusta anche per coloro che non sono ancora raggiunti da collegamenti ADSL / fibra ad alta velocità (spero ormai pochi su territorio italiano, anche se la speranza in questi casi è la prima a morire, contrariamente a quanto affermato dal modo comune di dire).

In conclusione

Un prodotto per chi non accetta compromessi e per chi non può accontentarsi di avere tra le mani un 6820 LTE di cui ti avevo parlato poco tempo fa, studiato appositamente per soddisfare ogni esigenza (anche se manca ancora quel piccolo pizzico di malizia necessaria a tenere d’occhio il collegamento internet via porta WAN per far intervenire in fallback la SIM) e per permetterti di tenere sempre vivi e raggiungibili i dispositivi che hai collegato a esso (che si tratti di casa tua o del tuo ufficio, poco importa). Il costo è elevato per tanti, non lo metto in dubbio, ma sono abituato a macchine da guerra che sembrano davvero valere ogni singolo euro richiesto dal produttore, si parla stavolta di circa 330€, altalenanti le offerte che ho trovato nei vari store online, Amazon compreso:

Mi sembra non manchi null’altro, buon inizio settimana! :-)

 

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Prodotto: fornito da AVM, tornerà all'ovile al termine dei test.
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Partner per l’attività fisica in palestra o all’aperto, le Creative Outlier Sports sono auricolari in-ear wireless anti-traspirazione dal peso estremamente ridotto, pensati appositamente per tutto ciò che riguarda il movimento e la buona musica che fa da sfondo all’energia che vorrai metterci per perseguire un obiettivo. Sorelle maggiori e più specifiche delle Outlier One, le Outlier Sports sono anch’esse resistenti al sudore (IPX4) e permettono un uso più prolungato prima della necessaria ricarica della batteria (sempre e comunque in base al tuo utilizzo).

Creative Outlier Sports

Ho messo quindi da parte i miei attuali auricolari da palestra per confrontarmi seriamente con il nuovo prodotto della società singaporiana, ti racconto com’è andata.

Creative Outlier Sports

Collegamento bluetooth (per me un must al quale non posso rinunciare in palestra), peso estremamente ridotto (15 grammi, ancora meno del set usato fino a ora), 11 ore di batteria dichiarata: dopo averli caricati completamente a inizio settimana, sono riuscito ad arrivare al termine delle mie sessioni di allenamento (3 da circa 2 ore cadauna) senza avere la benché minima preoccupazione che la batteria potesse abbandonarmi, nonostante collegamenti multipli stabiliti con il mio S8 e con le macchine Technogym della palestra, con un volume spesso variabile a coprire eventuali rumori di fondo che mi distraevano, o più semplicemente per potermi godere al meglio la traccia del momento (una a caso).

Come quasi sempre capita in questi casi, il livello di batteria durante l’utilizzo lo si vede su iOS ma non Android, qui però Creative (così come le altre marche) nulla c’entra.

Il suono è buono e pulito, il basso colpisce bene, in maniera secca e senza distorsioni, con l’isolamento non pieno ma comunque sufficiente a lasciarti solo con i tuoi pensieri e il sudore che non esita a colare, ne esce fuori un risultato complessivo assolutamente valido.

Il cavo di collegamento tra i due auricolari prevede anche una “sosta” per i comandi e il microfono che permette di partecipare tranquillamente a una telefonata (o equivalente), senza quel difetto costituito dalla cattura voce in ambiente troppo aperto quando il microfono è posizionato su uno dei due auricolari (in questo caso puoi sempre avvicinare il telecomando alla bocca per avere più sicurezza in merito al giusto passaggio della tua voce verso la destinazione dall’altro lato della cornetta). La stessa porta di ricarica (microUSB) si trova anch’essa nel telecomando.

La scatola che racchiude il prodotto è completa di accessori e propone anche un astuccio con il quale trasportare comodamente le Outlier Sports, che puoi infilare nel borsone così da evitare di maltrattare gli auricolari e portarli a morte pressoché certa dopo poco tempo (la distrazione più classica è quella del tirare via qualcosa dalla borsa e strappare via anche il cavo degli auricolari, anche se a me fortunatamente non è mai successo). Troverai anche un piccolo cavo microUSB piatto (utile se sei fuori casa e vuoi ricaricare le Outlier Sports tramite batteria tampone di scorta) e gli ulteriori gommini per adattare al meglio il prodotto ai tuoi padiglioni auricolari.

Le Outlier Sports si indossano con estrema facilità, sono stabili, non si muovono, il cavo porta poco fastidio (anche durante esercizi che richiedono movimenti rapidi o fermi panca che ti vedono a sguardo semi-perso verso il soffitto) e il peso del telecomando che pensavo potesse influenzare il dondolio dell’archetto morbido (anche se di archetto vero e proprio non credo si possa parlare) non esiste affatto, non pone alcuna variabile all’interno dell’equazione. Lo avrai quindi capito: le Outlier Sports sono comode e una volta fissate correttamente lasciano passare bene l’audio senza perdita di qualità. La tecnologia bluetooth 4.1 aiuta sia in trasmissione (fino a 10 metri coperti in linea d’aria dalla sorgente, che comunque sconsiglio di mantenere per evitare di avere interruzioni audio o di mettere a dura prova la batteria del prodotto) che in risparmio energetico (altro importante particolare).

Creative Outlier Sports: attività in movimento secondo Creative

In conclusione

Un prodotto dalle indubbie capacità che è capace di accontentare –credo– ogni palato, occupando certamente ciò che nel rapporto sempre ricercato tra qualità e prezzo ci si fissa prima di ogni acquisto. Le Outlier Sports hanno infatti un prezzo di listino di circa 60€ (59,99, nda), ma si trovano abbastanza facilmente anche a qualcosina in meno, gironzolando tra i vari store online, Amazon compreso:

Scheda tecnica disponibile facendo clic qui, a te invece lascio la parola in caso di dubbi o necessità di ulteriori informazioni, l’area commenti è al solito posto :-)

Buon inizio settimana!

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Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Creative, ho potuto tenerlo al termine del test.
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Recita il sito web ufficiale: “Dism++ can be considered as a GUI frontend of DISM, but it is based on low-level Component Based Servicing (CBS) interface instead of DISM API or DISM Core API.” e, in effetti, si tratta di un’interfaccia grafica che va a operare con strumenti che hai già a disposizione nel tuo sistema operativo (DISM / CBS), ma che probabilmente non sai utilizzare al massimo delle loro potenzialità e muovendoti con quel pelo di sicurezza in più che vorresti avere. Dism++ ti permette di operare le tue modifiche e i tuoi interventi in maniera più controllata e meglio spiegata.

Dism++: pulizia e gestione profonda del disco e del tuo Windows 1

Dism++

Scaricabile gratuitamente e compatibile con sistemi Vista (!!), 7, 8.1 e 10 (qui il download diretto per 32 e 64 bit, da quel momento in poi il programma potrà aggiornarsi autonomamente su tua conferma senza necessità di andare a scaricare manualmente i nuovi pacchetti), Dism++ nasce come utility portable, senza necessità quindi di essere installata sul sistema che la ospita (comoda da avere a portata di mano su chiave USB o cartella Dropbox / di rete).

Una volta avviato, Dism++ ti permetterà di muoverti subito tra le voci di menu disponibili nella colonna di sinistra. Tra le più importanti sicuramente c’è quella relativa alla Pulizia disco per la rimozione di file di cui “puoi fare a meno“, l’Avvio Automatico e i Servizi, la gestione delle User Appx / Provisioned Appx, le applicazioni installate da Store o passate in provisioning da Windows 10 alla creazione di un nuovo utente locale (cosa solitamente gestibile via PowerShell, non per tutti), e molto (ma molto) altro ancora, anche strumenti che non ti aspetteresti di trovare in un tool di questo tipo (come l’estrazione / creazione dei file ISO partendo dal contenitore ESD).

Nell’Ottimizzazione Sistema potrai invece trovare diverse opzioni per la modifica del comportamento del SO, anche voci particolarmente delicate diversamente intoccabili per un Sistema pensato come “AAS” (As A Service) da Microsoft. Puoi intervenire sul comportamento di Windows Update, ma anche sul riavvio automatico in caso di problemi (BSOD) o l’avvio rapido. Voci attentamente raccolte e organizzate per categoria, alle quali dovrai prestare particolare attenzione (e ti consiglio di evitare modifiche a meno che tu non sappia molto bene cosa stai andando a fare). Da qui in poi la scalata verso Driver (e possibile rimozione completa), gestione delle applicazioni o delle funzionalità installate (molto simile a quella visibile via Pannello di Controllo) e gestione degli aggiornamenti installati è cosa del tutto prevedibile e naturale (ma pericolosa in ogni caso, sempre occhi ben aperti e mouse non troppo a portata di clic).

Prima di concludere, un doveroso passaggio per le funzionalità di riparazione dirette di DISM (già previste da riga di comando e parzialmente anche da GUI di Windows 10), quelle che potrai trovare facendo clic sulla voce Recupero. È da qui che potrai facilmente lanciare la ricerca di errori operata da DISM ed eventualmente la riparazione completa dell’immagine di sistema, così come potrai effettuare un backup o un restore dello stato attuale della tua macchina, utile –magari– prima di operare modifiche che potrebbero mettere a rischio la tua postazione, il tutto sfruttando comandi sempre disponibili da riga di comando, di cui spesso si ignora l’esistenza, o con i quali non ci si vuole mettere alla prova.

Dism++: pulizia e gestione profonda del disco e del tuo Windows 8

Lo avrai capito: Dism++ è un coltellino svizzero dall’indubbia utilità, che può davvero renderti la vita più facile e salvarti in situazioni critiche, ma che –come ogni lama– porta sempre con sé quel rischio intrinseco di un taglio non previsto, nonostante tutta l’attenzione dedicata alle operazioni lanciate. Tienilo a portata di mano e leggi attentamente le informazioni che ti presenterà davanti agli occhi e, nel caso non dovesse farlo, cerca in rete consigli e documentazioni che possano meglio esplicarti pro e contro di ogni operazione che vuoi portare a termine.

Buon lavoro.


In caso di problemi con il download del pacchetto ufficiale, puoi salvarne una copia prendendola dal mio account Box, che ospita la versione 10.1.1000.70 (CbsHost 10.1.1000.62, NCleaner 10.1.1000.62, WimGAPI 10.0.17134.1, disponibile all’URL app.box.com/s/0661r8e09hmmbtzxkm2iwf0sc63hi6am.

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