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Disco apparentemente inaccessibile e Windows 10 che non si avvia. Un recupero dei dati è ancora plausibile perché probabilmente si è danneggiato solo uno di quei file necessari al boot in seguito a un aggiornamento di sistema, i tuoi dati sono ancora custoditi correttamente all’interno del disco. Codice di Bitlocker a proteggere il tutto, è davvero tutto perduto? Ti sei chiuso fuori dalla porta? No, affatto. Ti basta un supporto avviabile con Windows a bordo (la solita chiave USB, nda) e un Prompt dei comandi per andare a sbloccare il Bitlocker.

Sbloccare un disco protetto da Bitlocker

Per partire dovrai creare un supporto di ripristino, ti consiglio di utilizzare il Microsoft Media Creation Tool, soluzione ufficiale suggerita in questo articolo:

Creare un supporto di ripristino di Windows 10

Una volta avviato il PC con il supporto di ripristino premi sulla tastiera la combinazione di tasti Shift + F10, in alternativa puoi fare clic su Avanti nella schermata dove ti viene proposta la lingua da installare / Formato ora e valuta / Layout di tastiera → Ripristina il computerRisoluzione dei problemiPrompt dei comandi. Tieni a portata di mano la tua chiave di recupero Bitlocker, mi auguro tu abbia avuto l’accortezza di stamparla o salvarla in un luogo sicuro. Se sei un utente casalingo è probabile che tu l’abbia sincronizzata e salvata nel tuo spazio account sul sito di Microsoft (account.microsoft.com/devices/recoverykey).

A questo punto dovrai semplicemente individuare la lettera assegnata al disco contenente l’installazione del tuo Windows 10 e i file che vorrai recuperare (potrebbe trattarsi della D:\). Se così fosse, ti basterà eseguire da riga di comando lo sblocco del disco passandogli come parametro la chiave di recupero:

manage-bde -unlock D: -RecoveryPassword $ChiaveDiRipristino

Sostituisci $ChiaveDiRipristino con la chiave di recupero che dovresti aver ormai recuperato dal tuo posto sicuro e attendi conferma a video (Sblocco del volume tramite password completato). A questo punto dovrai lanciare la decrittografia del disco che impiegherà un po’ di tempo (più è grande il disco, più tempo ti verrà richiesto di pazientare):

manage-bde -off D:

Al termine del processo potrai navigare tra i file del tuo disco e copiarli o spostarli dove preferisci, oppure (soluzione che personalmente trovo più comoda) staccare il disco dal suo alloggiamento, attaccarlo con un adattatore a un diverso PC (io utilizzo questo tipo di adattatore) ed esplorarlo come fosse un come Hard Disk esterno. Al termine del tuo recupero potrai sempre provare a riparare l’avvio tramite – ancora una volta – lo strumento di ripristino di Microsoft Windows 10 o – se preferisci – formattarlo e reinstallare da zero il Sistema Operativo.

In caso di problemi o per avere ulteriori informazioni, fammi un fischio utilizzando l’area commenti.


immagine di copertina: pexels.com/photo/silver-hard-drive-interals-33278

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Fidati, non tutti hanno la possibilità di stendere cavi in giro per casa, può quindi capitare che sia necessario adattarsi, collegare postazioni tramite WiFi. Nessun problema tu dirai, d’altronde siamo ormai abituati a lavorare tutti con il PC portatile, eppure anche in questo caso esistono delle eccezioni costituite da PC fissi che hanno la necessità di lavorare online in maniera decente, senza perdite di pacchetti (quanto più possibile) e con una buona velocità di comunicazione tra questi e il router. Ho messo alla prova un mio vecchio MediaCenter casalingo (collegato solitamente via ethernet) utilizzando l’AVM FRITZ!WLAN Stick AC860, adattatore WiFI USB in linea con gli standard di quanto prodotto dalla casa tedesca.

Come dici? Cosa c’entrano le caramelle e tutto il resto? Beh diamine, mi sembra ovvio: ho mangiato gli orsetti durante i test, meritavano uno spazio in foto! 😏😁

AVM FRITZ!WLAN Stick AC860

Scatola minimale e con la solita apertura facilitata. Al suo interno il FRITZ!WLAN Stick AC860, il materiale informativo compreso di guida rapida per l’utilizzo e una base con prolunga (chiaramente anch’essa USB) che ti permette di posizionare l’adattatore dove più preferisci. Si tratta di un accessorio in apparenza inutile ma che ho personalmente apprezzato moltissimo considerando che un’antenna WiFi tendenzialmente scalda durante l’utilizzo, è sconsigliato quindi tenere il dongle attaccato direttamente alla presa USB del PC e – già che ci sei – mettere il tutto in posizione privilegiata per una migliore ricezione del segnale.

Dopo aver connesso il FRITZ!WLAN Stick AC860 al PC potrai far partire il programma di installazione che si occuperà di caricare i driver necessari sul tuo Sistema Operativo. Al termine dell’operazione il prodotto verrà riconosciuto e tu vedrai una nuova scheda di rete senza fili tra quelle disponibili sul PC, potrai quindi collegarti alla tua WiFi e iniziare a fare tutti i test che desideri. Nel mio caso ho sostituito un dongle precedentemente installato sulla medesima macchina, il salto generazionale si è sentito eccome, non tanto in velocità Internet quanto nella comunicazione con le risorse presenti sulla stessa LAN (NAS e televisore in primis):

Tecnicamente parlando FRITZ!WLAN Stick AC860 offre la possibilità di connettersi alla propria rete WiFi con una velocità che può arrivare fino a 300 Mbit/s tramite lo standard N, compatibile sia con reti 2,4 che 5 GHz (dual band). La compatibilità è comunque garantita anche per tecnologie 802.11g/a (54 Mbit/s) e 802.11b (11 Mbit/s). Oltre all’installazione semplificata che richiede pochi minuti, troverai anche la facilitazione data dal supporto al WPS, anche se – come ti ho già detto più volte – continuo a preferire una connessione tramite password da inserire manualmente dopo aver selezionato la rete a cui collegarsi, tenendo quindi disabilitato WPS direttamente sul router.

La FRITZ!WLAN Stick AC860 ha necessità di una porta USB 2.0 ma è compatibile anche con USB 3.0. Per maggiori informazioni ti rimando alla pagina ufficiale del prodotto disponibile sul sito di AVM.

Il prezzo del prodotto è veramente basso, si parla di circa 30€, su Amazon la trovi facilmente anche a qualcosina in meno (ti lascio qui di seguito un riferimento diretto).

Non credo ci sia molto altro da aggiungere riguardo questo piccolo ma comodo prodotto che va ad aggiungersi al bouquet di quelli commercializzati da AVM. Il prossimo articolo (che spero di tirare fuori dal cilindro entro breve) lo dedicherò a un differente accessorio dello stesso vendor, rimani sintonizzato per saperne di più 😉

Nel frattempo se hai qualsiasi domanda riguardante FRITZ!WLAN Stick AC860 sentiti libero di lasciare un commento, sarà mia premura risponderti in tempi brevi.

Cheers!

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da AVM. Ho potuto tenerlo al termine dei test.
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Non è un nuovo articolo, chiariamolo subito. In molti dei miei pezzi dedicati a Windows 10 (e non solo) capita spesso di doversi appoggiare a un supporto di installazione da avviare in fase di accensione del PC. Avere una chiave USB pronta a disposizione è sempre consigliato ma è anche vero che – nel caso tu non l’avessi – puoi facilmente rimediare creandone una sul momento (a patto di avere un supporto con almeno 8 GB di spazio disponibile, perché i 4 GB non sono più sufficienti, insieme a una connessione veloce a Internet).

Ti riporto quindi le banali istruzioni per procedere, queste mi tornano utili per poterle richiamare laddove ne avessi ancora necessità.

Bloccare l'installazione driver su Windows 10

Media Creation Tool (ufficiale)

La soluzione ufficiale di Microsoft è anche la più semplice da mettere in piedi e utilizzare ogni volta che ne hai necessità, per questo motivo è la mia preferita, dovrebbe essere così anche per te 😏
Scarica lo strumento di creazione supporti di Windows 10 (Media Creation Tool) dal sito web di Microsoft (microsoft.com/it-it/software-download/windows10), avvialo e scegli di creare una chiave USB con tutto il necessario, attendi che il processo termini.

Windows 10: cambiare la password dell'amministratore 2

All’interno di questa chiave puoi sempre tenere altri strumenti da utilizzare secondo necessità. In una chiave USB con 8 GB di spazio, un po’ di questo rimane a tua disposizione per inserire ulteriori utilità che possono certamente tornare comode quando ti trovi in difficoltà, da richiamare anche da riga di comando.

In alternativa

Posso suggerirti diversi metodi, alcuni dei quali coinvolgono anche Grub, Linux e alternative a Windows che ti portano in ogni caso al raggiungimento dell’obiettivo. In questo caso gli articoli esistono già, mi basta richiamarli qui di seguito.

Windows 10: preparare una chiave avviabile (no-Media Tool Microsoft)

Installare Windows da chiave USB (WinToFlash)

WinSetupFromUSB: installare un sistema operativo da chiave

Questo è ciò che posso attualmente metterti a disposizione. Se hai ulteriori alternative da suggerire sappi che l’area commenti è a tua totale disposizione e che ogni contributo è ben accetto.

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Tranquillo, capisco possa trattarsi di un titolo molto ricco ma ti assicuro che il filone è unico e che lo si segue abbastanza agilmente. Il succo del discorso? Affrontare un ormai inevitabile (se ci tieni alla sicurezza e all’aggiornamento della tua postazione di lavoro) upgrade da Windows 7 a 10 sulle postazioni che sei solito utilizzare e che per qualche (buon?) motivo non hai ancora toccato. Windows 7 uscirà fuori dal supporto esteso tra una manciata di mesi (support.microsoft.com/it-it/help/4057281/windows-7-support-will-end-on-january-14-2020, ma anche blogs.windows.com/windowsexperience/2019/03/12/making-the-transition-to-windows-10-and-office-365), ha davvero senso tenerlo ancora in vita? (hint: no). Vediamo insieme che fare.

Bloccare l'installazione driver su Windows 10

Lunga vita a 7!

Lungi da me dal dirti cosa devi o non devi fare, posso comunque farti sapere che a mio parere (e non solo il mio, a dirla tutta) Windows 7 è definibile oggi come un Sistema Operativo ormai vecchio e abbondantemente superato. Siamo nuovamente arrivati a quel punto della storia che ha visto – e vede ancora oggi – Windows Xp fare la stessa identica fine, con una miriade di utenti che si sarebbero strappati ogni veste e capello in testa pur di non fare questo salto. Lo hanno fatto. Forse non tutti è vero (vedo ancora dei Windows Xp come il bambino del Sesto Senso vedeva la gente morta), eppure la maggior parte si è arresa davanti all’evidenza di un’evoluzione tecnologica del tutto naturale. Seven può finalmente andare in pensione ed essere ricordato come degno erede di un mai troppo amato Windows Xp (che a sua volta ha ereditato lo scettro di Windows 98 SE, impossibile da dimenticare, nda). Windows 10 è maturato tanto, è cambiato nel tempo e si è adattato alle esigenze dei suoi utilizzatori e ai tempi più moderni, dando un taglio netto con quel passato fatto di Tile e menu di Start prima abbandonati e poi tornati prepotentemente a occupare il loro spazio sul monitor (com’è giusto che sia, tranquillo, non faccio parte della schiera talebana che non voleva più il menu di Start).

Grazie Windows 7, sei stato compagno fedele a casa come in ufficio, ci sarà occasione di incontrarsi ancora – ne sono certo – ma è tempo di lasciare definitivamente il passo a Windows 10, chi te lo dice è un utilizzatore del “giovane” SO già dalla sua prima versione (luglio 2015), ormai soddisfatto di quanto cambiato in questi ultimi 4 anni.

Passaggio a Windows 10

Non mi voglio dilungare su questa particolare procedura, è maledettamente semplice e non ti sono necessario. Posso solo dirti che per fare un upgrade in-place (passare da Windows 7 a Windows 10 sulla macchina che stai attualmente utilizzando, ma anche su qualsiasi altra) ti basterà scaricare il Media Creation Tool (microsoft.com/it-it/software-download/windows10), avviarlo e chiedergli di aggiornare la macchina in uso. Fatto ciò ti basterà seguire le istruzioni a video e nulla più, è davvero a prova di ignorante informatico (e non penso tu lo sia).

Lo stesso strumento ti permette di creare una chiavetta USB che puoi inserire in qualsiasi macchina Windows 7 non connessa a internet e aggiornarla a Windows 10 con il minimo sforzo. La chiave USB partirà all’accensione del PC (in automatico o con il tuo aiuto) e seguirà poi lo stesso iter di aggiornamento che il Media Creation Tool seguirebbe se tu volessi aggiornare “in diretta” il Sistema Operativo, scaricando in quel momento tutto il necessario dai server di Microsoft.

Generic Product Keys (chiavi di licenza di default)

L'ecosistema "KeePass based": gestire password tra più sistemi

È in questo momento che può tornarti utile conoscere i Product Key di default di Windows 10, i quali ti permetteranno di affrontare un’installazione del Sistema Operativo passando indenne il passaggio relativo alla validità del prodotto, per poi metterti a posto con coscienza e legge in un secondo momento (quello dell’attivazione, da eseguire a sistema ormai installato e avviato). Perché dirlo ora? Perché nonostante Microsoft permetta ancora l’upgrade del proprio codice di licenza Windows 7 (trasformandolo in licenza digitale Windows 10 assolutamente legale e valida) conosco benissimo i miei polli e so bene che là fuori girano molti Windows 7 piratati ancora oggi.

  • Se utilizzi Windows 7 correttamente licenziato, Microsoft trasformerà quel codice in licenza digitale Windows 10 assolutamente valida e a te assegnata.
  • Se utilizzi Windows 7 pirata, probabilmente il codice di licenza non verrà accettato e ti verrà impedito di procedere con un normale upgrade, chiedendoti un Product Key da usare per procedere. È qui che entra in gioco un riferimento della documentazione ufficiale di Microsoft.

Le “Generic Product Keys” sono fatte proprio per questo. Puoi utilizzarle per installare il Sistema Operativo ma non per attivarlo, per quest’ultima operazione dovrai infatti acquistare e pagare regolare licenza (retail, ESD, ecc.). Uno specchietto di facile utilizzo è disponibile sul forum di tenforums all’indirizzo tenforums.com/tutorials/95922-generic-product-keys-install-windows-10-editions.html. Stabilita la versione di Windows che dovrai installare (o aggiornare) puoi pescare un codice da quella tabella e utilizzarlo per procedere.

Una volta approdato su Windows 10, ti verrà notificato che dovrai eseguire quanto prima l’attivazione del prodotto, così da sfruttare in maniera completa le potenzialità del tuo nuovo Sistema Operativo.

Licenze a basso costo (ESD)

Windows 10, licenze ESD e Product Key di default

source: unsplash.com / author: Hanson Lu

Ed ecco la soluzione a ogni possibile protesta di coloro che pretendono di non pagare lo sviluppo di un prodotto che sta alla base della piramide alimentare (escludendo il puro costo dell’hardware). Si chiama ESD ed è l’acronimo di Electronic Software Delivery, in parole povere si tratta di codici di licenza assolutamente legali che non sono associati ad alcun supporto ottico o scatola acquistabile negli store fisici. Non hai DVD di installazione di Windows, non hai la scatola da conservare tra le tue cose, non hai nulla a eccezione della Product Key utile all’attivazione del tuo nuovo Sistema Operativo, il costo è quindi molto più basso del normale, spesso inferiore anche a un codice OEM che segue la vendita di una specifica macchina (o produttore che ne acquista in blocco). Questo codice è in qualsiasi momento rivendibile se non più (o mai) utilizzato.

Prima che compaia qualche paladino della giustizia all’interno dell’area commenti, ti segnalo una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (C-128/2011) che parla dell’argomento (seppur trattando una causa di Oracle International Corp. contro UsedSoft GmbH) e che puoi liberamente consultare all’indirizzo eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:62011CJ0128&from=IT. Estraendo parte di quanto riportato, i passaggi più importanti sono quelli relativi al diritto di sfruttamento di una licenza e alla vendita della stessa come “seconda mano” con qualsivoglia mezzo, nello specifico:

L’articolo 4, paragrafo 2, della direttiva 2009/24/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, relativa alla tutela giuridica dei programmi per elaboratore, deve essere interpretato nel senso che il diritto di distribuzione della copia di un programma per elaboratore è esaurito qualora il titolare del diritto d’autore che abbia autorizzato, foss’anche a titolo gratuito, il download della copia su un supporto informatico via Internet abbia parimenti conferito, a fronte del pagamento di un prezzo diretto a consentirgli l’ottenimento di una remunerazione corrispondente al valore economico della copia dell’opera di cui è proprietario, il diritto di utilizzare la copia stessa, senza limitazioni di durata.

Gli articoli 4, paragrafo 2, e 5, paragrafo 1, della direttiva 2009/24 devono essere interpretati nel senso che, in caso di rivendita di una licenza di utilizzazione che implichi la rivendita di una copia di un programma per elaboratore scaricata dal sito Internet del titolare del diritto d’autore, licenza che era stata inizialmente concessa al primo acquirente dal titolare medesimo senza limitazione di durata ed a fronte del pagamento di un prezzo diretto a consentire a quest’ultimo di ottenere una remunerazione corrispondente al valore economico della copia della propria opera, il secondo acquirente della licenza stessa, al pari di ogni suo acquirente successivo, potrà avvalersi dell’esaurimento del diritto di distribuzione previsto dall’articolo 4, paragrafo 2, della direttiva medesima e, conseguentemente, potrà essere considerato quale legittimo acquirente di una copia di un programma per elaboratore, ai sensi del successivo articolo 5, paragrafo 1, di tale direttiva, beneficiando del diritto di riproduzione previsto da quest’ultima disposizione.

È per questo motivo che di store di licenze ESD ne sono spuntati quasi più che “Compro oro” nelle tante città d’Italia. È un business che può certamente essere remunerativo per chi lo mette in piedi ma anche per tutti coloro che vogliono corrispondere almeno una parte della cifra inizialmente richiesta (in questo caso da Microsoft) per lo sviluppo di un software. Questo si applica a qualsiasi tipo di software e di licenza, ivi compresi Windows e Office.

Ho già acquistato codici ESD che hanno correttamente attivato delle installazioni di Windows 10 (sia nuove che upgrade da sistema non correttamente licenziato) e posso quindi consigliarti di fare lo stesso se hai intenzione di fare questo salto. Ciò che mi preme dirti è che trattandosi di licenze già utilizzate, è bene fare acquisti solo attraverso piattaforme in grado di garantirti un rimborso della cifra spesa in caso di malfunzionamento del codice, siti web come Amazon o eBay con protezione degli acquisti PayPal quindi. Io personalmente tendo sempre a utilizzare il primo, la garanzia dalla A alla Z protegge più che bene anche questo tipo di “shopping“.

Qui di seguito ti lascio qualche riferimento a prodotti ESD su Amazon, anche se la lista è decisamente più nutrita. Occhio alla versione che acquisti e al tuo attuale sistema operativo se desideri pagare una licenza per upgrade.

Se stai usando Windows 7 Pro a 64 bit, posso consigliarti questo acquisto. In tutti i casi il codice di licenza ti verrà recapitato a mezzo posta elettronica (tramite sistema mail interno di Amazon) nel giro di qualche ora al massimo, dovrai solo pazientare un attimo. A te non resta che andare a inserirlo nel pannello Impostazioni di Windows 10 e procedere con l’attivazione (tra verifica e conferma impiegherai un minuto al massimo).

Siamo arrivati al termine di questo articolo. Come al solito per qualsiasi dubbio ti invito a lasciare un commento qui di seguito, la registrazione a Disqus non è affatto obbligatoria.

Buon lavoro!

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Lascia che te ne parli chi il telefono non lo riceve da Xiaomi ma lo compra direttamente su Amazon al Day-1 (che si fa molto prima), con tutta l’intenzione di utilizzare questo regalo di non compleanno per andare a sostituire un ormai acciaccato seppur glorioso e mai troppo apprezzato Samsung Galaxy S8, che personalmente ringrazio per quanto dato in questi anni. Xiaomi Mi 9 è lo smartphone che ho dallo scorso 1 marzo, un top di gamma per l’azienda cinese, un ottimo terminale che mostra talvolta un fianco che si può certamente giustificare per il prezzo di listino, un po’ meno per il segmento di mercato che va a occupare.

Xiaomi Mi 9: è davvero la terra promessa? 1

Xiaomi Mi 9

Non è la prima volta che porto uno Xiaomi in famiglia, anzi, a dirla tutta io sono l’ultimo componente che ancora non aveva scelto uno dei loro prodotti come terminale principale da tenere in tasca (giro sempre con due smartphone, ho un iPhone aziendale per tenere separate le due vite), la decisione è stata presa sicuramente sulla base delle caratteristiche tecniche dichiarate, mescolate a un pizzico di avventatezza e tranquillità mentale concessa da Amazon (che permette la restituzione semplice dell’acquisto nel primo mese di vita). Prezzo del carrello: 448,96€.

Un ottimo processore, tanta RAM (ne avevo bisogno, capirai il perché tra qualche riga) e una memoria libera a disposizione che va a ricalcare fedelmente quella del mio vecchio S8, non ho necessità alcuna dei 128 GB di spazio, ho molti dati in cloud (fotografie) e ascolto musica direttamente da Spotify, diciamo che riesco a rimanere sotto il tetto dei 40 GB occupati.

Costruzione

Il cuore che batte sotto la scocca di Mi 9 è Qualcomm, per la precisione si tratta dello Snapdragon 855: un octa-core che spinge fino a 2,84 GHz con GPU Adreno 640, 6GB LPDDR4x di RAM a 2133MHz in dual-channel, 64 i GB (della mia configurazione, come già scritto poco fa) di spazio disponibile a tua disposizione (esiste il modello da 128GB, entrambi montano memorie flash UFS2.1).

Il display è davvero molto bello, viene prodotto da Samsung e si tratta di un AMOLED Full Screen da 6.39″ con risoluzione 2340×1080 FHD+ e 403 PPI, una misura importante che in mano fa certamente la differenza rispetto al mio passato, che mi fa un po’ tornare alla memoria quei terminali di Sony che occupavano davvero del gran spazio (anche in tasca). La luminosità è giusta, anche contro luce diretta del sole, ho solo notato che in alcuni casi il sensore adattivo può fare confusione e cambiare le carte in tavola in maniera non sempre precisa, qualche sbavatura qua e là da controllare manualmente tramite il menu a tendina di Android. Sempre nel display segnalo il notch a goccia che non dà fastidio alcuno all’estetica complessiva dello smartphone, io arrivo da un terminale senza notch e ti assicuro che per Mi 9 è come non fosse lì.

Il lettore di impronte è posto sotto al vetro, luce verde pulsata come quella che ci si ritrova degli smart band per la misurazione del battito cardiaco. Nonostante le promesse fatte il lettore è lento, spesso impreciso, nulla che abbia a che fare con il lettore di impronte fisico al quale ero abituato e che tutto sommato non mi sarebbe dispiaciuto ritrovare pure su Mi 9 (a meno di proporre qualcosa di effettivamente più veloce, almeno tanto quanto quello classico). Sono molto deluso da questo punto, non sto dicendo che sia un completo fallimento (direi il falso, la lettura va a buon fine molto spesso e in alcuni casi anche molto rapidamente), ma talvolta preferisco inserire il codice di sblocco numerico per fare prima.

Per un lettore di impronte che vira verso un’evoluzione, un connettore cuffie fa esattamente il contrario: manca all’appello. C’è un adattatore ormai per tutto, mi sembra di ribadire quel concetto fatto proprio da Apple per dire alla clientela che “c’è un’app per tutto“. Passeremo la nostra vita ad adattare la qualunque, per accontentare un’industria che difficilmente sa mettersi d’accordo sul cosa utilizzare e quando. Xiaomi Mi 9 ha un unico attacco USB-C, servirà quindi per caricare la batteria, scambiare dati con un PC oppure ascoltare la musica (o chiacchierare con un proprio contatto) attraverso l’uso di auricolari non più tradizionali. A mio parere questo resta un punto a sfavore nonostante ciò che vuole farci pensare il mercato. Non si parla di drive ottico sui laptop, ormai scarsamente utilizzati, si parla di un paio di auricolari economici e che si possono trovare ovunque, che non potrai usare a meno di adattarli e trasformarli in USB-C.

La batteria è quella che mi sta dando forse più soddisfazioni rispetto agli ultimi smartphone messi in campo. Offre 3300mAh e sulla carta non dovrebbe essere la scelta vincente e definiva, eppure funziona molto bene e l’ottimizzazione in alcuni casi troppo violenta del software Xiaomi la preserva nel corso della giornata, permettendoti di arrivare di toccare durate anche di due giorni se non martelli il tuo smartphone con applicazioni molto esose di risorse come Facebook e affini. La batteria supporta la ricarica rapida via cavo USB-C (27W) e senza fili (20W) con protocollo QuickCharge 4.0. Il caricabatterie incluso nella confezione non è però all’altezza delle aspettative, fermandosi a 18W erogati (io l’ho lasciato praticamente in scatola).

In mano lo si tiene abbastanza tranquillamente ma con qualche difficoltà nella maneggevolezza e scivolosità da “nudo“, il consiglio è quello di utilizzare da subito la custodia gommata trasparente che troverai nella scatola di Mi 9, e di comprarne una che ti piace un po’ di più alla prima occasione utile (io l’ho già fatto, e pensa che nei primi tempi su Amazon non esistevano custodie per Mi 9!).

Software

Xiaomi Mi 9: è davvero la terra promessa? 61

Android 9 Pie, le patch a oggi sono quelle di febbraio 2019 ma è chiaro che mi aspetto un allineamento sempre molto rapido nel primo anno di vita del dispositivo (e spero in quelli futuri). La MIUI è la 10.2 Global, interfaccia grafica e launcher costruito in Xiaomi che è certamente fluido e buono come base di partenza per chi non pretende più di tanto, ma continua a essere all’opposto delle mie abitudini e della rapidità che solo Nova è in grado di darmi a oggi (ho resistito un paio di settimane, sono ora a bordo della beta di Nova, come mio solito).

Come anticipato è la MIUI a fare il lavoro sporco per ciò che riguarda ottimizzazioni della batteria e pulizia del sistema, in alcuni casi esagerando e necessitando di intervento da parte tua per rimettere a posto le cose. Mi è capitato infatti di dover modificare le impostazioni di Waze, Spotify e Android Auto. Quest’ultimo ha dato diversi problemi in vettura fino a quando non ho chiesto allo smartphone di ignorare i consumi della batteria e permettere alle applicazioni di partire da sole quando necessario.

Xiaomi Mi 9: è davvero la terra promessa? 62

Questo problema (se non hai ancora ritoccato le impostazioni batteria e avvio automatico) è il medesimo che può causare un errore simile su Android Auto quando si vuole far partire la musica direttamente dal monitor dell’automobile:

Xiaomi Mi 9: è davvero la terra promessa?

La soluzione è arrivata tramite il forum della Community, fortunatamente: en.miui.com/thread-1491073-1-1.html.

Altro grande assente è parte del comparto Google, del quale fanno certamente parte Google Smart Lock e Google AR. Il primo citato viene eseguito come modulo e funziona parzialmente, ma non sarà modificabile e richiamabile in alcun modo da parte tua (scelta che onestamente non capisco e non condivido con gli sviluppatori Xiaomi), il secondo manca completamente all’appello (vedi developers.google.com/ar/discover/supported-devices, e qui vai a capire cosa stanno aspettando considerando che nell’elenco compare il vecchio Mi 8). Non ho potuto godermi il lancio in beta chiusa delle mappe di Google (a piedi) in realtà aumentata, spero di poter sfruttare questa bellissima funzione (che nel frattempo ho testato grazie a S8) quando sarà disponibile per tutti.

Multimedia

Il comparto sul quale Xiaomi ha certamente convogliato tutte le forze del suo reparto Marketing e in parte di quello sviluppo. Fotocamera tripla Sony ultra-grandangolare da 48MP, una sporgenza abbastanza esagerata che bisogna in qualche maniera controllare solo tramite una buona custodia.

La fotocamera principale porta con sé 48MP grazie al sensore Sony IMX586 con apertura 0,8μm ƒ/1,75, il quale supporta la registrazione video in HD. La seconda fotocamera è in realtà un teleobiettivo da 12 megapixel con apertura 1,0μm ƒ/2,2 e supporto alla fotografia macro. Si conclude con l’obiettivo ultra-grandangolare da 16MP con apertura 1,0μm ƒ/2,2. Lo zoom è di tipo ottico 2x in modalità triple camera, al quale si associa lo zoom digitale 10x. La messa a fuoco è laser con rilevamento di fase e rilevamento a contrasto.

La fotocamera frontale porta con sé 20MP con apertura ƒ/2.0 da 0,9μm.

È un comparto di tutto rispetto con grandi punteggi su DxO, ma che messo in seria difficoltà ogni tanto mostra il fianco caricando un pelo troppo i colori e talvolta non ricalcando fedelmente la realtà, ma non c’è poi così tanto da lamentarsi a guardare i risultati che vado a mostrarti qui di seguito. Non ho avuto occasione di caricare alcun video, ma la registrazione è fluida e non mette il terminale in difficoltà (anche in termini di riscaldamento).

Illuminazione normale

Fotografie realizzate tra Milano e Como, con condizioni di luce normali (in alcune occasioni anche ottimali) e dei soggetti catturati con e senza zoom, con e senza grandangolare.

Scarsa illuminazione

Fotografie scattate qua e là a Milano, con condizioni di luce poco ottimali, soggetti talvolta in movimento catturati con e senza zoom, con e senza grandangolare, nella quasi totalità delle occasioni ho scelto di mettere in campo il profilo Notte offerto da Xiaomi e della sua applicazione Foto ufficiale.

Lascio trarre a te le conclusioni in merito ad ambo le situazioni.

In conclusione

Xiaomi Mi 9 è un terminale molto completo, veloce e dal prezzo indubbiamente competitivo rispetto agli altri top di gamma proposti dai maggiori protagonisti di mercato. Ha caratteristiche evidentemente da primo della classe ma in alcuni casi non si impegna esattamente come detto nella più classica delle situazioni professori-genitori. Sporadici talloni d’Achille ti fanno storcere il naso, su quelli avrei preferito maggiore attenzione.

Non pensavo, ma devo ammettere che un po’ mi manca l’impermeabilità e la spensieratezza di portare vicino all’acqua lo smartphone senza dovermene preoccupare. A questa ci aggiungerei certamente la nota storta sul sensore di luminosità così suscettibile, che viene totalmente ignorato quando si lancia un’applicazione che fa uso del lettore impronte nelle ore serali, causando l’uscita forzata dalla bassa luminosità ed eliminazione della luce blu, per permetterti la corretta lettura della tua impronta.

Tanto per non farci mancare nulla, segnalo che in un paio di casi ho dovuto riavviare Mi 9 dopo essere stato in posti dove non c’era ricezione di segnale alcuna (dei veri e propri bunker!), perché una volta uscito da lì lo smartphone non è stato più in grado di ricercare la prima antenna disponibile, condizione dalla quale non sono uscito neanche mettendolo manualmente in modalità aereo e riportandolo allo stato normale.

Trovi la scheda tecnica completa di Mi 9 sul sito web ufficiale di Xiaomi, punta il browser all’indirizzo mi.com/it/mi9/specs. Per tutto il resto dovresti già saperlo: l’area commenti è a tua disposizione, usala per chiedermi tutto quello che vuoi sapere sul prodotto 🙂

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Android's Corner
Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)
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Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato di tasca mia su Amazon. Preordinato quando annunciato e arrivato con un giorno di ritardo rispetto alla promessa fatta (consegna al Day-1), e ora eccoci qui!

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