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Recita il sito web ufficiale: “Dism++ can be considered as a GUI frontend of DISM, but it is based on low-level Component Based Servicing (CBS) interface instead of DISM API or DISM Core API.” e, in effetti, si tratta di un’interfaccia grafica che va a operare con strumenti che hai già a disposizione nel tuo sistema operativo (DISM / CBS), ma che probabilmente non sai utilizzare al massimo delle loro potenzialità e muovendoti con quel pelo di sicurezza in più che vorresti avere. Dism++ ti permette di operare le tue modifiche e i tuoi interventi in maniera più controllata e meglio spiegata.

Dism++: pulizia e gestione profonda del disco e del tuo Windows 1

Dism++

Scaricabile gratuitamente e compatibile con sistemi Vista (!!), 7, 8.1 e 10 (qui il download diretto per 32 e 64 bit, da quel momento in poi il programma potrà aggiornarsi autonomamente su tua conferma senza necessità di andare a scaricare manualmente i nuovi pacchetti), Dism++ nasce come utility portable, senza necessità quindi di essere installata sul sistema che la ospita (comoda da avere a portata di mano su chiave USB o cartella Dropbox / di rete).

Una volta avviato, Dism++ ti permetterà di muoverti subito tra le voci di menu disponibili nella colonna di sinistra. Tra le più importanti sicuramente c’è quella relativa alla Pulizia disco per la rimozione di file di cui “puoi fare a meno“, l’Avvio Automatico e i Servizi, la gestione delle User Appx / Provisioned Appx, le applicazioni installate da Store o passate in provisioning da Windows 10 alla creazione di un nuovo utente locale (cosa solitamente gestibile via PowerShell, non per tutti), e molto (ma molto) altro ancora, anche strumenti che non ti aspetteresti di trovare in un tool di questo tipo (come l’estrazione / creazione dei file ISO partendo dal contenitore ESD).

Nell’Ottimizzazione Sistema potrai invece trovare diverse opzioni per la modifica del comportamento del SO, anche voci particolarmente delicate diversamente intoccabili per un Sistema pensato come “AAS” (As A Service) da Microsoft. Puoi intervenire sul comportamento di Windows Update, ma anche sul riavvio automatico in caso di problemi (BSOD) o l’avvio rapido. Voci attentamente raccolte e organizzate per categoria, alle quali dovrai prestare particolare attenzione (e ti consiglio di evitare modifiche a meno che tu non sappia molto bene cosa stai andando a fare). Da qui in poi la scalata verso Driver (e possibile rimozione completa), gestione delle applicazioni o delle funzionalità installate (molto simile a quella visibile via Pannello di Controllo) e gestione degli aggiornamenti installati è cosa del tutto prevedibile e naturale (ma pericolosa in ogni caso, sempre occhi ben aperti e mouse non troppo a portata di clic).

Prima di concludere, un doveroso passaggio per le funzionalità di riparazione dirette di DISM (già previste da riga di comando e parzialmente anche da GUI di Windows 10), quelle che potrai trovare facendo clic sulla voce Recupero. È da qui che potrai facilmente lanciare la ricerca di errori operata da DISM ed eventualmente la riparazione completa dell’immagine di sistema, così come potrai effettuare un backup o un restore dello stato attuale della tua macchina, utile –magari– prima di operare modifiche che potrebbero mettere a rischio la tua postazione, il tutto sfruttando comandi sempre disponibili da riga di comando, di cui spesso si ignora l’esistenza, o con i quali non ci si vuole mettere alla prova.

Dism++: pulizia e gestione profonda del disco e del tuo Windows 8

Lo avrai capito: Dism++ è un coltellino svizzero dall’indubbia utilità, che può davvero renderti la vita più facile e salvarti in situazioni critiche, ma che –come ogni lama– porta sempre con sé quel rischio intrinseco di un taglio non previsto, nonostante tutta l’attenzione dedicata alle operazioni lanciate. Tienilo a portata di mano e leggi attentamente le informazioni che ti presenterà davanti agli occhi e, nel caso non dovesse farlo, cerca in rete consigli e documentazioni che possano meglio esplicarti pro e contro di ogni operazione che vuoi portare a termine.

Buon lavoro.


In caso di problemi con il download del pacchetto ufficiale, puoi salvarne una copia prendendola dal mio account Box, che ospita la versione 10.1.1000.70 (CbsHost 10.1.1000.62, NCleaner 10.1.1000.62, WimGAPI 10.0.17134.1, disponibile all’URL app.box.com/s/0661r8e09hmmbtzxkm2iwf0sc63hi6am.

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In ufficio stiamo lentamente adottando la versione Business di Dropbox, migrando (tra le altre cose) dati (movimentazione medio-bassa) in cartelle di Team che possono ospitare grandi moli di file. In particolare, alcuni di questi file, consistono nelle immagini master utilizzate per preparare le nostre macchine da lavoro. Si tratta di bomboloni che far muovere al client Dropbox installato su un qualsivoglia client, mettono in difficoltà il processo e rendono più duro il lavoro di CPU e RAM (da sempre talloni d’Achille del programma della società californiana), ed è per questo motivo che ho voluto cercare un’alternativa, trovandola in Dropbox Uploader.

Dropbox: upload dati da bash con Windows (WSL)

Sviluppato nel 2016, Dropbox Uploader altro non è che uno script bash, il quale ti permette di sfruttare lo spazio in Cloud muovendoti da riga di comando, perché questo parla direttamente con le API del servizio di storage. Nonostante il diffuso utilizzo, sembra però che Dropbox Uploader non venga più aggiornato, e le segnalazioni di problemi aperti su GitHub non ottiene grande riscontro, per questo motivo lo considero utile ma morto, un po’ uno zombie che è in grado di nutrirsi fino a quando la sua vittima glielo permetterà (nonostante gli ultimi aggiornamenti dei file fondamentali ospitati nella cartella di progetto siano stati aggiornati circa due mesi fa).

Attenzione: proprio a causa di questi mancati aggiornamenti dello script, ti anticipo che tale lavoro si appoggerà a un account Dropbox Pro personale, e che solo a upload completato (seppur parzialmente, un po’ alla volta, ti spiegherò meglio nei prossimi paragrafi) passerà a occupare lo spazio messo a disposizione dall’account Business. Se non hai un account Dropbox a pagamento e devi spostare grandi quantità di dati via riga di comando, puoi già rinunciare alla lettura dell’articolo (o puoi continuare per toglierti la curiosità in merito a una possibile alternativa al client ufficiale).

Ubuntu su Windows 10

Trattandosi di script bash, avrai bisogno di una mano per farlo girare su macchine Windows. Per poter raggiungere l’obiettivo, potrai sfruttare il WSL, Windows Subsystem for Linux, caratteristica nota ormai a chi possiede Windows 10 e non disprezza il mondo del pinguino, una fusione che Microsoft ha cominciato a rendere disponibile in beta ormai diverso tempo fa, e che con l’arrivo di Windows 10 1709 si è consolidata diventando stabile. Se vuoi approfondire, ti rimando a un articolo su un blog Microsoft datato ottobre 2017: blogs.msdn.microsoft.com/commandline/2017/10/11/whats-new-in-wsl-in-windows-10-fall-creators-update.

Una volta attivata la caratteristica tramite Pannello di Controllo, ho riavviato la macchina e poi scelto di installare il WSL Ubuntu che puoi trovare anche tu gratuitamente, sullo Store di Microsoft:

Ubuntu
Ubuntu
Developer: Canonical Group Limited
Price: Free

Dropbox: upload dati da bash con Windows (WSL) 2

Avviando per la prima volta il prompt di Ubuntu, ti verrà richiesto di scegliere uno username e una password, slegate da quelle che stai attualmente utilizzando sulla tua macchina Windows (con la quale però condividerai i permessi di accesso ai file in rete, tanto per fare un esempio):

Da ora in poi, potrai muoverti come se avessi a che fare con la bash di Linux, quasi a tutti gli effetti.

Dropbox Uploader: prima configurazione

Sei ora pronto per portare a bordo del tuo PC locale il necessario per il collegamento all’account di Dropbox e il primo utilizzo. Inizia clonando il repository GitHub tramite il comando git clone https://github.com/andreafabrizi/Dropbox-Uploader.git, quindi (appena terminato) spostati nella cartella di Dropbox Uploader e rendi eseguibile lo script dropbox_uploader.sh, ti basta lanciare un chmod +x dropbox_uploader.sh. A quel punto, eseguendo lo script per la prima volta, ti verrà richiesto di specificare i token necessari per comunicare con Dropbox:

Dropbox: upload dati da bash con Windows (WSL) 5

Dropbox: creazione del token per il collegamento

Per poter collegare Dropbox Uploader al tuo account di Dropbox, dovrai navigare verso l’indirizzo dropbox.com/developers/apps e creare una nuova applicazione personalizzata (Dropbox API app). Come anticipato in apertura articolo, lo script bash non sembra lavorare correttamente con l’account Business e i token che puntano alle cartelle di Team, per questo motivo ho fatto appoggio al mio account personale (Pro, 1 TB). Specifica un qualsiasi nome per l’applicazione e genera –quando possibile– un Access Token che darai in pasto a Dropbox Uploader:

Dropbox: upload dati da bash con Windows (WSL) 6

Copia il token appena generato e incollalo nella finestra di bash. La configurazione di Dropbox Uploader è completata.

Dropbox Uploader: muoversi da riga di comando

I comandi disponibili da riga di comando sono tutti descritti nella pagina GitHub del progetto, all’indirizzo github.com/andreafabrizi/Dropbox-Uploader. Tra i vari posso citarti certamente ./dropbox_uploader.sh list, l’equivalente del dir all’interno di DOS, oppure mkdir (stesso discorso sempre relativo a MS-DOS). Per muovere i file puoi usare i comandi di copy o move.

In base alla mia personale esperienza, ho copiato dei dati da una share di rete (NAS, nda) verso una cartella di Dropbox, creando dapprima il mountpoint in /mnt. Per capirci:

sudo mkdir /mnt/pcmaster

A quel punto ho potuto sfruttare la possibilità di montare un’unità di rete in WSL tramite DrvFs, come spiegato in questo articolo sui blog MSDN: blogs.msdn.microsoft.com/wsl/2017/04/18/file-system-improvements-to-the-windows-subsystem-for-linux. I permessi verso la cartella di rete sono parte del mio account di dominio Windows (ammesso che io ne usi uno):

sudo mount -t drvfs '\\NAS\PCMASTER' /mnt/pcmaster/

Fatto ciò, si parte con la vera e propria copia dei dati da NAS a Dropbox:

./dropbox_uploader.sh -s upload /mnt/pcmaster/Lenovo/ /Temp/Lenovo/

Questo comando inizierà a caricare i file dalla sorgente (/mnt/pcmaster/Lenovo) alla destinazione (/Temp/Lenovo), non sovrascrivendo file eventualmente già esistenti (il parametro -s) e ricreando strutture cartelle ad albero trovate durante la verifica della sorgente (per capirci, se sotto la cartella Lenovo dovesse esistere una sottocartella chiamata pippo, quest’ultima verrebbe creata anche sulla destinazione). La cartella di destinazione usata nell’esempio (la /Temp) dovrà esistere e trovarsi nella root dell’account Dropbox (nel caso tu avessi scelto di creare invece delle API senza accesso Full Dropbox, la cartella non si troverà nella root, bensì nelle cartelle App di Dropbox, nda).

A questo punto, una volta partito l’upload e solo se superiore a 150MB per file, questo mostrerà a video un punto (.) per ogni blocco di dati spostato correttamente sui server Dropbox (quindi ogni 150MB, nda), diversamente mostrerà un asterisco (*) e proverà nuovamente l’upload dell’ultimo blocco dati fallito (per un massimo di tre tentativi), così fino al termine dell’upload del file. Se vuoi, puoi aggiungere il parametro -p alla stringa per l’upload dati per modificare la visualizzazione dell’avanzamento a video.

Con questo metodo e una macchina virtuale lasciata accesa, in qualche giorno abbiamo potuto terminare il caricamento di alcuni TB di dati (l’ultima leggera impennata in ordine cronologico qui di seguito), senza sovraccaricare troppo le risorse della macchina:

Dropbox: upload dati da bash con Windows (WSL) 7

E al contrario?

Puoi usare Dropbox Uploader anche per scaricare dati dal servizio di storage in Cloud. Inutile dire che al posto del parametro upload userai il download, invertendo poi le cartelle sorgente e destinazione (la sorgente è ora lo spazio in Cloud, per capirci). Il resto rimane completamente invariato e potrai utilizzare i medesimi parametri spiegati nel paragrafo precedente dell’articolo.

Varie, eventuali e conclusioni

Oltre a Dropbox Uploader, nello stesso pacchetto precedentemente clonato da GitHub troverai anche dropShell, un diverso modo di esplorare e utilizzare Dropbox da riga di comando, il quale ho volutamente utilizzato poco e nulla visto ciò di cui avevo necessità. È comunque richiamabile (se vuoi giocarci un po’) da bash e –una volta dentro– simile a ciò che scriveresti in una qualsiasi finestra di terminale Linux. Trovi maggiori informazioni all’indirizzo github.com/andreafabrizi/Dropbox-Uploader/blob/master/README.md#dropshell

Dropbox: upload dati da bash con Windows (WSL) 8

Il mio esperimento (trasformatosi poi in soluzione) termina qui, se hai dubbi in merito puoi usare l’area commenti a tua disposizione. Io cercherò di aiutarti per quanto mi è possibile.

Buon lavoro!


fonti utilizzate:
blogs.msdn.microsoft.com/commandline/2017/10/11/whats-new-in-wsl-in-windows-10-fall-creators-update
blogs.msdn.microsoft.com/commandline/2017/07/28/windows-subsystem-for-linux-out-of-beta
blogs.msdn.microsoft.com/wsl/2017/04/18/file-system-improvements-to-the-windows-subsystem-for-linux
howtogeek.com/249966/how-to-install-and-use-the-linux-bash-shell-on-windows-10

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Ti ho parlato di rogne di Sysprep e upgrade in-place verso Windows 1709 giusto una manciata di giorni fa, facendo riferimento all’approfondimento che stai per leggere, dedicato a un problema specifico che ho avuto durante la chiusura di un’immagine, la quale mi ha generato un errore (poi compreso da log e risolto) riguardante MiracastView, una di quelle applicazioni installate insieme a Windows 10, non più presente su Windows 1709 (è rimasta al palo della 1703).

Appunti sparsi su Windows 10 1709, Sysprep e Upgrade in-place

MiracastView

Nel caso tu volessi capire cos’è Miracast:

Wi-Fi CERTIFIED Miracast™ enables seamless display of multimedia content between Miracast® devices. Miracast allows users to wirelessly share multimedia, including high-resolution pictures and high-definition (HD) video content between Wi-Fi devices, even if a Wi-Fi network is not available.

Continua su: wi-fi.org/discover-wi-fi/miracast

Appurato che la simpatica applicazione per lo streaming di immagini verso periferiche nella rete faceva parte di una installazione base di Windows 10 1703, questa non gode dello stesso trattamento nella versione 1709 dell’OS Microsoft, e in più impedisce una corretta chiusura dell’immagine (realizzata per upgrade da 1703 a 1709, chiaramente) che vede il suo completamento ultimo con un colpo di Sysprep prima dello spegnimento macchina (pronta poi alla clonazione). Questo è un esempio estrapolato da un mio setupact.log (che trovi nella cartella C:\Windows\system32\Sysprep\Panther):

Ci sono diversi metodi per affrontare il problema, li ho provati e ti racconto come puoi aggirare l’ostacolo e chiudere con successo la tua immagine.

Secondo Microsoft

Esiste una procedura descritta da Microsoft in un documento di supporto che puoi trovare anche tu all’indirizzo support.microsoft.com/en-us/help/4057974/miracastview-cause-sysprep-error-windows-10-version-1709, la quale mostra il problema che mi sono ritrovato ad affrontare e propone alcune possibili soluzioni.

Il problema che accomuna queste soluzioni consiste nel fatto che debba esistere sul PC la cartella del vecchio Windows precedentemente abbandonato (causa upgrade), la cartella Windows.old. Nel caso tu avessi già cancellato quella cartella, le soluzioni di Microsoft vengono a meno, e sarai costretto a passare al piano B.

Windows 10 1709: problemi di Sysprep a causa di MiracastView

Se provi a rimuovere l’applicazione da PowerShell, questo è l’errore che ottieni.

Piano B: cosa puoi fare senza Windows.old

Ciò che ti serve è il file XML contente i riferimenti del pacchetto MiracastView (Windows.MiracastView_6.3.0.0_neutral_neutral_cw5n1h2txyewy.xml) e un psexec per lanciarti un prompt dei comandi a livello System, entrambi gli oggetti sono disponibili sul mio spazio Box: go.gioxx.org/miracast-sysprep.

Scarica il contenuto della cartella sul tuo PC (possibilmente in una cartella facile da raggiungere, io prenderò come esempio C:\temp), quindi apri un prompt dei comandi come amministratore e spostati in C:\temp, quindi usa il comando:

psexec \\%COMPUTERNAME% -s -i cmd

Puoi fare copia e incolla direttamente sul tuo prompt, non c’è nulla da modificare. Premendo invio dopo aver inserito il comando sopra riportato dovrai accettare la licenza che ti verrà proposta, quindi ti si dovrebbe aprire un’altra finestra del Prompt dei comandi. Quest’ultima sta girando –salvo errori– con privilegio System. A questo punto dovrai nuovamente spostarti nella C:\temp e inserire questo ulteriore comando:

copy Windows.MiracastView_6.3.0.0_neutral_neutral_cw5n1h2txyewy.xml C:\ProgramData\Microsoft\Windows\AppRepository\

Questo comando –salvo errori– copierà il file XML di MiracastView all’interno della cartella usata da Windows per conservare tutti i file XML delle applicazioni installate da Store. Sei costretto a farlo con utenza System perché nonostante tu sia amministratore della macchina, la copia di dati all’interno della cartella AppRepository nella %ProgramData% ti è inibita.

Windows 10 1709: problemi di Sysprep a causa di MiracastView 1

Io avevo salvato il file XML su chiave USB, non considerare quello in immagine come l’esempio da seguire ;-)

Prova ora a disinstallare completamente il pacchetto di MiracastView via PowerShell, non dovresti riscontrare più anomalie, riuscendo così a sradicarlo completamente:

Windows 10 1709: problemi di Sysprep a causa di MiracastView 2

Sei ora pronto a chiudere l’immagine con Sysprep, ma fai prima pulizia (cleanmgr) così da evitare di lasciare sporcizia in giro.

In caso di dubbi inerenti questo specifico articolo, lascia un commento nell’area preposta in coda all’articolo, cercherò di darti una mano a risolvere la tua anomalia legata a MiracastView.


riferimenti:
social.technet.microsoft.com/Forums/windows/en-US/e610f718-b2d4-45a2-b4ff-ded8c755bdbb/unable-to-sysprep-after-fall-creator-update-due-to-miracast?forum=win10itprosetup
social.technet.microsoft.com/Forums/en-US/3267d7a5-14a1-4fe2-925c-1bf6a216d7ab/windows-10-1709-sysprep-fail?forum=win10itprosetup
support.microsoft.com/en-us/help/2769827/sysprep-fails-after-you-remove-or-update-windows-store-apps-that-inclu
deploymentresearch.com/Research/Post/615/Fixing-why-Sysprep-fails-in-Windows-10-due-to-Windows-Store-updates

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Parte tutto da un documento più che approfondito disponibile nel sito di supporto Office (support.office.com): support.office.com/en-us/article/use-network-upload-to-import-your-organization-s-pst-files-to-office-365-103f940c-0468-4e1a-b527-cc8ad13a5ea6, e questo altro non è che un articolo promemoria per ricordare a me (in futuro) e a te (che forse sei capitato da queste parti per caso) la serie di passaggi da portare a termine per eseguire il caricamento di un file PST (che forse hai salvato da qualche parte sul tuo disco locale) su Exchange Online, quindi sul tuo spazio Office 365.

Office 365: importazione PST da disco locale a Exchange Online

I passaggi sono diversi e in alcuni casi macchinosi, ma non sono difficili, ti toccherà semplicemente avere pazienza nei tempi apparentemente morti (diciamo che questa attività -a un certo punto- potrà proseguire in background senza che tu debba necessariamente star fermo lì ad attendere che termini).

Qualsiasi operazione da ora in poi andrà eseguita con un amministratore di Office 365, o per lo meno un livello che abbia tra i suoi ruoli “Mail Recipients” (vedi qui). Io ho usato un amministratore globale.

Carica i dati

Accedi a protection.office.com e spostati in Governance dei dati, quindi in Importa. Ammesso che sia la prima volta che stai per fare questa operazione, dovrai creare una nuova attività di importazione con relativa chiave / URL SAS. Fai clic sul pulsante preposto (Nuovo processo di importazione) e dai un nome al processo (tutto minuscolo, senza spazi), quindi fai presente che caricherai i dati via rete (upload diretto sui server Azure, nda).

Scarica il tool AzCopy in versione più aggiornata, direttamente dai server di Microsoft, e installalo. Ora fai clic su Mostra l’URL della firma di accesso condiviso per il caricamento in rete (nella pagina web dell’importazione) e copia il contenuto mostrato a video, ti servirà entro poco.

Apri un prompt dei comandi e spostati nella cartella di installazione di AzCopy (%ProgramFiles(x86)%\Microsoft SDKs\Azure\AzCopy), quindi avvia AzCopy seguendo poche regole fondamentali:

AzCopy.exe /Source:<CartellaPST> /Dest:<URL SAS> /V:<File di log> /Y
  • <CartellaPST> dovrà corrispondere alla cartella locale all’interno della quale hai posizionato i file PST (anche uno singolo eh, la storia non cambia).
  • <URL SAS> dovrà corrispondere all’URL che hai copiato “poco fa“, generato dalla pagina di importazione dati di Office 365.
  • <File di log> corrisponderà, se lo vuoi, alla posizione personalizzata del file di log sul tuo disco locale.

Volendo fare un esempio, potresti ottenere qualcosa di simile:

AzCopy.exe /Source:"C:\temp\Posta" /Dest:"https://3c3e5952a2764023ad14984.blob.core.windows.net/ingestiondata?sv=2012-02-12&se=9999-12-31T23%3A59%3A59Z&sr=c&si=IngestionSasForAzCopy201601121920498117&sig=Vt5S4hVzlzMcBkuH8bH711atBffdrOS72TlV1mNdORg%3D" /V:"c:\temp\upload.log" /Y

Una volta lanciato il comando, salvo errori, partirà l’upload dei dati verso Azure (ti ricordo che verranno caricati tutti i dati nella cartella sorgente, non fare il mio stesso errore lasciando in quella cartella anche i file di log, finiti anch’essi sullo spazio in cloud, inutilmente!):

Office 365: importazione PST da disco locale a Exchange Online 3

Specifica le corrispondenze

Una volta terminato potrai procedere con lo step successivo, la preparazione del file di corrispondenza tra ciò che tu hai caricato su Azure e la destinazione di ciascun file PST. Per capirci, potresti aver caricato uno, due o forse più file PST dal disco locale, che in realtà appartengono a un solo utente su Office 365. Grazie al file di mappatura (un normale CSV, nda) potrai fare in modo che il contenuto di quei dati finisca tutto nella mailbox di un solo utente.

Nel mio caso la corrispondenza era quella più semplice, 1:1, così come singolo era il file caricato su Azure per fare l’importazione di test (giusto per imparare a usare lo strumento). Tradotto in (pochi) soldoni, questo è il risultato d’esempio:

Workload,FilePath,Name,Mailbox,IsArchive,TargetRootFolder,ContentCodePage,SPFileContainer,SPManifestContainer,SPSiteUrl
Exchange,,CartelleLocali.pst,shared_mailbox@contoso.onmicrosoft.com,FALSE,/,,,,

Tu puoi scaricare il file di esempio e modificarlo partendo da qui. Rapidamente, come fatto per la stringa di upload di AzCopy, ti spiego le corrispondenze dei parametri principali:

  • Workload corrisponde a Exchange se devi importare dei file PST all’interno di caselle di posta ospitate su Office 365.
  • FilePath rimane vuoto se hai caricato i file PST all’interno dello spazio Azure senza specificare una particolare cartella di destinazione, in pratica la cartella radice.
  • Name deve essere sostituito con il vero nome del file PST caricato, occhio al case-sensitive (lettera maiuscola è diversa dalla stessa lettera minuscola). Nel mio esempio qui sopra, il file si chiama CartelleLocali.pst (andrebbe in errore se il file si chiamasse in realtà cartellelocali.pst)
  • Mailbox deve corrispondere alla casella di posta elettronica (personale o condivisa, poco importa) all’interno della quale verranno importati i contenuti del tuo file PST. Sostituisci quindi shared_mailbox@contoso.onmicrosoft.com con il vero indirizzo di posta corrispondente nel tuo Exchange online. Puoi anche importare i contenuti del PST in una Cartella Pubblica, in quel caso ti rimando alla documentazione di Microsoft.
  • IsArchive ti permette di indirizzare il caricamento dei dati verso la casella di posta viva o il suo archivio online (in-place Archive). Nel mio esempio impostata a FALSE, mi permetter di importare i dati del PST nella casella di posta “viva“.
  • TargetRootFolder ti permette di specificare in che cartella importare i contenuti del PST. Lasciando il campo vuoto verrà creata una cartella chiamata “Imported” all’interno della quale finiranno tutti i dati del PST. Diversamente, specificando “/” (sì, senza virgolette!), i contenuti finiranno nella cartella della Posta in arrivo. Puoi altrimenti forzare la cartella di destinazione specificandone il nome, per esempio “Backup” cercherebbe la cartella Backup allo stesso livello della Posta in arrivo, facendoci finire dentro tutti i dati. Se hai possibilità, meglio fare qualche test giusto per capire come funziona.

Scegli se e cosa filtrare, quindi termina

Il processo di importazione dei dati può ormai cominciare. Microsoft analizzerà quanto gli hai chiesto di trasferire e valuterà sulla base dell’età dei contenuti il miglior suggerimento da fornirti, per esempio potrebbe capitarti (come nel mio caso) che quei contenuti siano più vecchi di 12 mesi e che quindi potresti non volerli trasportare tutti online. A te la scelta, chiaramente puoi ignorare il suggerimento e procedere con un’importazione totale.

Non devi fare null’altro. Dovrai esclusivamente attendere il termine del processo, puoi chiudere la finestra e aspettare che venga consegnata una mail di fine lavori alla tua casella di posta elettronica, così da andare poi a verificare che non ci siano stati degli errori di importazione (e se sì, come risolverli). Apri la casella di posta che hai scelto come destinazione di quei contenuti e verifica che ci sia tutto :-)

Cos’altro c’è da sapere?

Una rapida curiosità riguardo i file caricati su Azure, perché volevo sapere come cancellarli, andando invece incontro a una FAQ già eloquente in merito. Copio e incollo:

After I upload my PST files to the Azure storage area, how long are they kept in Azure before they’re deleted?

When you use the network upload method to import PST files, you upload them to an Azure blob container named ingestiondata. If there are no import jobs in progress on the Import page in the Security & Compliance Center), then all PST files in the ingestiondata container in Azure are deleted 30 days after the most recent import job was created in the Security & Compliance Center. That also means you have to create a new import job in the Security & Compliance Center (described in Step 5 in the network upload instructions) within 30 days of uploading PST files to Azure.

This also means that after PST files are deleted from the Azure storage area, they’re no longer displayed in the list of files for a completed import job in the Security & Compliance Center. Although an import job might still be listed on the Import page in the Security & Compliance Center, the list of PST files might be empty when you view the details of older import jobs.

vedi: support.office.com/en-us/article/FAQ-about-importing-PST-files-to-Office-365-2fe71b05-f5a2-4182-ade7-4dc5cabdfd51?ui=en-US&rs=en-US&ad=US

Non dovrei aver dimenticato altro. Nell’eventualità ci fosse qualcosa di poco chiaro inerente lo specifico argomento, lascia pure un commento e cercherò di darti una mano più che volentieri.

Buona importazione!

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Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

Ma anche l’errore 0x800F0906 o 0x800F0907, perché in fondo portano allo stesso identico documento di Microsoft, questo per la precisione: support.microsoft.com/it-it/help/2734782/net-framework-3-5-installation-error-0x800f0906-0x800f081f-0x800f0907. La risoluzione, nonostante per molti siti web e forum possa essere alquanto fantasiosa, in realtà è più semplice del previsto, richiede solo due colpi di DISM e gli step per aggirare l’ostacolo dell’errore 0x800F0922.

.NET Framework 3.5 e Windows 10, come risolvere l'errore 0x800F081F

Per evitare di perdere tempo, ti riassumo la procedura in qualche passaggio, agevolando anche i file necessari per scavalcare l’ostacolo. Microsoft consiglia di scaricare la ISO di Windows 10 tramite il suo Media Creation Tool, ma alla fine della fiera ti servirà solo la cartella sxs contenuta nel file ISO.

Se stai usando Windows 10 1709, puoi scaricare il file ZIP della cartella sxs direttamente dal mio spazio box: app.box.com/s/j8qia81cibwb5d7z0f3ukgiyz6bvg6q6, scompattalo in C:\temp o dove più preferisci (io prenderò in esame C:\temp), ti servirà tra poco. Giusto per la cronaca: credo che la cartella contenuta nel file ZIP vada bene anche per le precedenti versioni di Windows 10, ma non ne ho certezza, quindi se la utilizzi e puoi darmene conferma nei commenti all’articolo, te ne sarei grato :-)

Installazione di .NET Framework 3.5

Come anticipato, farò riferimento a C:\temp\sxs come cartella di partenza. Se hai scompattato il file ZIP in altra posizione, cambiala di conseguenza anche nei comandi di seguito. Lancia un prompt dei comandi come amministratore, quindi esegui:

dism /online /enable-feature /featurename:netfx3 /all /source:c:\temp\sxs /limitaccess

Partirà così l’installazione del modulo che ti interessa. Al termine, rimetti a posto le cose con il comando:

dism /online /Cleanup-Image /RestoreHealth

Salvo errori, questa è la schermata che dovresti grosso modo ottenere:

.NET Framework 3.5 e Windows 10, come risolvere l'errore 0x800F081F 1

Vai ora a verificare tra le funzionalità di Windows, il .NET Framework 3.5 dovrebbe finalmente rispondere all’appello :-)

.NET Framework 3.5 e Windows 10, come risolvere l'errore 0x800F081F 2

Buon lavoro!

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