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Sì, Iliad è arrivata ufficialmente in Italia, attraversando le Alpi e imparando un nuovo idioma rispetto al francese madrelingua. Questo è un altro di quegli articoli che leggerai solo dopo qualche tempo rispetto alla mia stesura, perché ripresi più volte, aggiornati prima di essere resi pubblici, così da fornirti quanti più riscontri reali possibili, basati sulla mia esperienza e su ciò che ho trovato di più interessante in giro per il web.

Iliad è arrivata in Italia, non senza problemi

Iliad

Conferenza stampa in diretta streaming per tutti, giornalisti coinvolti (fisicamente presenti quindi al lancio) e distributore di SIM con pannello touch (con le sembianze da sportello bancomat, per capirci) per poter immediatamente ritirare il proprio nuovo fiammante numero su rete dell’operatore d’oltralpe (prefisso scelto in Italia è il 351). Un’offerta chiaramente più che competitiva come annunciato dalla società nei mesi antecedenti il lancio: 5,99€/mese per avere chiamate illimitate verso fissi e mobili internazionali (oltre 60 destinazioni, verso fissi in Europa e fissi e mobili in USA, Canada), SMS illimitati verso fissi (?) e mobile nazionali e 30GB di dati in 4G+ superati i quali puoi continuare a navigare a 0,90€ per 100MB (affatto vantaggioso).

In Europa, grandissimo errore di comunicazione in fase di conferenza stampa e anche per diverso tempo alla luce del sole sul sito web, 2 GB di dati da poter utilizzare al posto dei 30 su territorio italiano, e non 32 (30 + 2) come inizialmente detto (qui trovi un articolo che ne parla). Se provi a farti i conti, questi tornano senza colpo ferire: dopo aver scorporato l’IVA al 22% dalla tariffa pagata per il rinnovo mensile della tua offerta, dovrai dividere quel numero per 7,7 (7,7€ è il costo di un GB di dati all’ingrosso in UE), moltiplicando il risultato per 2 e ottenendo così la quantità di GB di dati che l’operatore dovrebbe metterti a disposizione quando non ti trovi su territorio italiano.

Applicando il calcolo all’offerta Iliad, risulterebbe quindi un 4,91/7,7 (0,64 circa) *2, che porta a 1,28 GB (arrotondato per eccesso), ben al di sotto dei 2 GB garantiti.

Trovi maggiori informazioni sul calcolo dei GB dati in roaming ai quali hai diritto nel sito web di AGCOM: agcom.it/roaming-internazionale. Se vuoi evitare di metterti lì a fare conti, puoi visitare una pagina del sito di Vodafone all’interno della quale troverai un modulo rapido per il calcolo: vodafone.it/portal/Privati/Tariffe-e-Prodotti/Tariffe/Estero/euroroaming, espandi i Dettagli e inserisci la tariffa pagata per ottenere il massimo dei GB disponibili all’estero.

Bada inoltre che io ho usato il costo del GB di dati non aggiornato, poiché i vecchi 7,70€ del 2017 sono passati oggi a 6€, la sostanza sul calcolo poco sopra però non cambia. Le cose potrebbero invece cambiare prossimamente, poiché dal 1 gennaio 2019 il costo per un GB di dati arriverà a quota 4,5€, dal 1 gennaio 2020 3,5€, dal 1 gennaio 2021 3€ e infine dal 1 gennaio 2022 raggiungerà il suo picco minimo di 2,50€. Ciò non è però sicuro, poiché l’operatore può sempre scegliere se seguire l’andamento del mercato (e del costo all’ingrosso dei GB di dati) oppure se fissare un tetto massimo quando si è fuori dalla propria nazione, Iliad potrebbe quindi scegliere di confermare 2 GB di dati in modalità roam like at home.

Panoramica sulla consegna

Ciò detto, passiamo alla consegna, che sto attualmente aspettando dopo aver ordinato la SIM tramite il sito web, al secondo terzo quarto tentativo, per problemi nell’accettazione di taluni codici fiscali e ICCID di SIM per le quali viene richiesta portabilità (quest’ultimo non è il mio caso ma è quello di un Paolo a caso che ha deciso di fare il salto nel vuoto e passare direttamente al nuovo operatore, senza prima metterlo alla prova con un secondo smartphone o tablet, o magari modem LTE), Iliad è diventato ormai argomento di discussione principale all’interno di un gruppo comune di Telegram composto da vecchie babbione glorie che parlano di tecnologia quando gli va.

La mia consegna, al contrario di altri componenti di quel gruppo, va decisamente a buon fine, senza lunghi tempi di attesa che caratterizzano invece alcune altre spedizioni che sembrano essersi perse nel vuoto pneumatico. Registro il mio utente, scelgo il mio nuovo numero di telefono (non faccio portabilità alcuna perché preferisco prima mettere alla prova l’operatore, la nuova SIM andrà a finire nell’Asus Zenfone 5 in prova e poi nel mio iPad Mini, o all’occorrenza nel mio modem LTE) e pago quanto dovuto (SIM e primo mese di servizio, per un totale di 15,98€) con la carta di credito, stabilendo inoltre che sarà questa il metodo di pagamento ricorrente per non rimanere mai appiedato (ma si poteva anche scegliere di ricaricare manualmente il credito, cosa che puoi fare ancora oggi). La cosa che mi lascia un attimo perplesso è il costo della SIM, 10€ quasi per che cosa? Avrei potuto dire “il corriere che te la consegna”, ma la medesima cifra è stata richiesta anche a chi non ha scelto quel metodo di consegna.

BRT ha preso in carico la mia SIM il giorno 30 maggio, il 31 ho catturato fotografie e screenshot che puoi vedere qui sopra, ho attivato con successo la mia SIM (sì, il sito web parla spesso francese anziché italiano, un errore che ancora oggi è presente) e l’ho inserita nello smartphone.

Configurazione

Una pena totale. Appena arrivata e inserita all’interno dell’Asus Zenfone 5 provato e recensito qualche giorno fa, telefono di nuova generazione che dovrebbe procedere alla configurazione automatica dell’APN senza ulteriori aiuti dall’esterno, questo non è stato capace di portare a termine il compito costringendomi all’installazione dell’applicazione ufficiale rilasciata dall’operatore, disponibile sul Play Store (e solo lì):

Mobile Config
Mobile Config
Developer: Iliad Italia SPA
Price: Free

Peccato che anche questa, con sorrisetto nervoso di sconfitta impresso nel volto del sottoscritto, porta nel sacco le pive: aggiornamento della SIM necessario ma Servizio non disponibile e, già che ci siamo, messaggio anche in francese, che sia mai che io non capisca la mia lingua madre:

Ho provato ovviamente a disattivare il WiFi, a cancellare la cache del programma e anche a disinstallarlo completamente per poi reinstallarlo dallo Store (come avevo in ogni caso fatto la prima volta, nda). Il nulla più completo. Scelta alquanto discutibile è anche il non inserire in pagina di configurazione le informazioni necessarie (da andare a mettere manualmente in caso di necessità, come questo) oltre al collegamento per l’applicazione Android:

Iliad è arrivata in Italia, non senza problemi 2

Le informazioni te le riporto quindi io, fortunatamente recuperate dalle decine di siti web che le hanno rese note a poche ore dal lancio dell’offerta in Italia.

  • APN: iliad
  • Centro MMS: http://mms.iliad.it
  • MCC: 222 (che dovresti già trovare come voce di default)
  • MNC: 50 (che dovresti già trovare come voce di default)
  • Tipo APN: default,mms
  • Tipo MVNO: GID
  • Valore MVNO: F003 (che dovresti già trovare come voce di default)
Update

Aggiornamento del 21/6/18: ringrazio Miki64 che, in area commenti, mi ha segnalato una modifica al tipo di APN per poter sfruttare anche la funzione di tethering (relativo al piano dati):

Tipo APN: default,supl,dun

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Una volta salvato l’APN, la SIM aggancerà la rete Iliad e potrà navigare correttamente.

Assistenza tecnica

La cosa che mi è poco –se non per nulla– chiara è però l’impossibilità di chiamare qualsivoglia numero di telefono. Provandoci, ho ottenuto un bell’errore a video:

Iliad è arrivata in Italia, non senza problemi 12

E medesimo destino per gli SMS che, così come per le chiamate, dovrebbero essere illimitate. Poi, l’illuminazione: nonostante io abbia pagato la SIM (come puro pezzo di plastica) e il primo mese di servizio, controllando nella mia area personale noto il credito azzerato. Molti operatori non permettono di fare alcunché con credito pari a zero, decido quindi di chiamare il supporto per delucidazioni. Oh, wait, che peccato: non posso, non almeno dallo smartphone che sfrutta la SIM Iliad. Prendo quindi in mano il mio S8 con TIM e provo a chiamare il 177, che risulta (giustamente) non essere raggiungibile da questa rete. Cerco quindi un riferimento diverso nel sito di Iliad, che non c’è.

Iliad è arrivata in Italia, non senza problemi 13

Lo trovo, quel riferimento, passando per tutt’altro sito, si tratta di un numero di telefonia mobile, che puoi quindi chiamare anche quando sei all’estero (dove ti ritroveresti nella medesima mia situazione, dato che il 177 non verrebbe interpretato dal tuo operatore in roaming): +39 351 8995177. Una manciata di minuti di attesa e riesco finalmente a parlare con una gentilissima operatrice che ringrazio, e con la quale mi scuso per aver buttato giù la telefonata per errore durante i nostri test. Abbiamo dapprima sbloccato la questione SMS e poi, grazie allo sblocco, messo a posto anche la parte voce con un SMS di autoconfigurazione.

Sembrerebbe che lo ZenFone 5 non sia stato capace di configurarsi il numero del centro servizi SMS, e che questo non sia raggiungibile (per la modifica) via Avanzate dell’applicazione Messaggi di Android. Ho quindi digitato (dall’applicazione Telefono) il codice *#*#4636#*#* che mi ha portato alla schermata di verifica per ottenere informazioni su scheda SIM e aggancio ai servizi, fatto l’aggiornamento forzato del numero del centro servizi SMS (+39 351 9999600) e riavviato lo smartphone.

A riavvio completato gli SMS che avevo inviato di test hanno cominciato a lasciare il recinto dello smartphone, arrivando finalmente a destinazione. Ho quindi approfittato della cosa per inviare un nuovo messaggio, stavolta contenente il testo “CONF” (senza virgolette) al 2049, ottenendo finalmente un messaggio di configurazione automatica che ha terminato l’opera permettendomi di sfruttare anche le funzioni voce della SIM.

Update

Aggiornamento del 21/6/18: Gianluigi mi segnala che Iliad ha finalmente reso disponibile una pagina dedicata all’Assistenza, ben più ricca di quanto disponibile fino a ora (e lo posso confermare). Puoi sfruttarla anche tu visitando l’indirizzo iliad.it/assistenza.

Rete dati

Non brillante, ma ha bisogno di tempo per migliorare, ne sono certo. Ho chiaramente eseguito più test di velocità, in più punti della città e per ora solo a Milano (avrò modo di metterla alla prova anche in altre località entro breve, anche all’interno di un modem LTE che recensirò quanto prima). Ti propongo qualche screenshot confrontato con TIM e Vodafone.

Ora, tralasciando l’imbarazzante divario creato da Vodafone che può vantare una rete dati davvero pazzesca in quanto a velocità (e i test Vodafone sono stati eseguiti con un vecchio iPhone 6, per dovere di cronaca), Iliad ha inizialmente preso schiaffi da ogni competitor. Nel corso del tempo le cose sono però migliorate, ho documentato altri test:

Il ping è sempre alto, ma è una colpa attribuibile al fatto che –ancora oggi– molte (troppe?) delle SIM stanno navigando passando per la Francia, dove evidentemente Iliad era già pronta a incanalare il traffico dati, in attesa di esserlo anche in Italia come annunciato e come in corso d’opera. Ricordiamoci inoltre che –in attesa di una più robusta rete di antenne nostrane– Iliad poggia diverso suo traffico su Wind-3, dalla quale ha anche acquistato parte di quelle antenne, dismesse durante la fusione delle due grandi società, così da dare quanta più copertura possibile (cosa vitale e obbligatoria da parte di un operatore non virtuale).

Allo stato attuale, la mia SIM passa ancora per la Francia (controllo ripetuto più volte anche dopo riavvio). Se vuoi, puoi testare la tua utilizzando un nuovo tool che ho messo a disposizione su Public: public.gfsolone.com/tools/ip

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In conclusione

Il lancio di Iliad, nonostante mesi di rumors, pubblicità dall’impatto “Wow” e promesse di rivoluzione, ha quel sapore di incompleto, di frettoloso e forse non ancora pronto a prendere senza rischi quell’onda quando fai male i calcoli con l’acqua mossa del mare, lanciandoti oltre la finestra consentita e prendendo uno schiaffo in faccia che la metà basta. Ciò non vuol dire che si tratti di una mossa sbagliata, ma solo che ci sarà più da correre e lavorare, cercando di mettere “in bolla” la creatura, utilizzando me e tutti gli altri early-adopters come cavie che possono fornire quanti più feedback possibili, senza la pretesa (da parte nostra, da clienti) di avere a disposizione la terra promessa, perché questa ancora non la vedo lì all’orizzonte, forse i miei occhi la scorgeranno tra qualche tempo.

L’offerta è valida, il sito web è valutabile al limite della sufficienza perché mancano ancora troppi dettagli (l’errore dell’embed di mappa Google oltre i limiti API gratuiti al lancio è stata una mossa forse davvero troppo banale e assai prevedibile, per dire), questo parla troppo spesso ancora francese anche quando si va a ritoccare le opzioni; alcune di queste sfociano in errori che non è possibile risolversi in autonomia costringendo il supporto a intervenire, insomma, non un bel vedere.

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In attesa che le cose inizino a prendere una piega migliore, il mio test della SIM termina qui per ciò che riguarda il bouquet dell’offerta completa. Passerà ora all’interno di un modem LTE che presto metterò alla prova e del quale ti parlerò :-)

Ora tocca a te. Hai già provato Iliad? Sei diventato cliente? La sceglierai in futuro? L’area commenti è a tua totale disposizione per discutere dell’operatore, dei problemi che riscontri, per condividere la tua esperienza.

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Per circa un giorno (qualcosina in più, in realtà), fuorigio.co è rimasto down a causa di OVH e dei problemi relativi agli storage che ospitano i database MySQL. No SLA, “no-excuses”, niente di niente. Una telefonata al supporto, un paio di pagine dedicate allo stato di “salute dei servizi” e a ciò che stanno facendo per riportare online (ancora adesso) un numero non meglio definito di siti web. Gli operatori non sanno più che raccontare, quasi sono stufi di stare a sentire l’ennesima lamentela di persona pagante che non può sfruttare il servizio, e non certo per “una manciata di minuti“.

Che cosa sta succedendo a Fuorigio.co (e OVH)?

Agevolo URL che passano da Google Translate per trasformare il francese in inglese (ma perché usare il francese per qualcosa che impatta mezzo mondo? Credo che l’inglese in questi casi sia un atto dovuto, nda):

113 VM with the databases were impacted.

We are sincerely sorry for this failure. The
The last breakdown of this magnitude dates from 2006 and
At the time, we questioned all the
Storage technologies that we use at Ovh.
This breakdown is one more lesson and we will
To communicate the changes that will take place
End of this incident to avoid relive the next
Breakdown of this magnitude in 10 years.

Che un danno simile non si verificasse dal 2006 è lodevole (anche se lo considero più che normale, quando si svolge questo tipo di lavoro e si ha a che fare con così tanti clienti), che tutte le buone intenzioni (“per evitare ulteriori disastri per almeno altri 10 anni”) ci siano lo è altrettanto, ma che un sito web non torni up&running in tempi più decenti proprio no. Il nostro è un progetto che gestiamo nel tempo libero, che portiamo avanti per pura passione, che non ci paga gli stipendi. Se fosse stato qualcosa di diverso, qualcosa che non necessitava delle risorse messe a disposizione da un server dedicato (VPS e famiglia) o un investimento più grande (necessario per salire lo scalino da hosting condiviso a dedicato), quanto sarebbe stato carino e cortese dire “Niente SLA, sono cose che possono succedere e non ci sarà rimborso alcuno“?

A questo punto non resta che aspettare. Il nostro piccolo progetto collaterale è ora online ma con una caterva di errori WordPress randomici dovuti alla mancata possibilità di scrivere nel database attualmente tornato inizialmente disponibile in sola lettura, con tanto di informazioni in bella vista che non posso andare a togliere se non oscurando completamente il sito web. Cambierò nome, password e qualsiasi altra informazione a quel database, per evitare possibili ulteriori problemi in futuro.

L’amaro in bocca me lo rimetto nel sacco, il tempo perso invece no, quello è certamente passato a miglior vita, ora non resta che lavorare.

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Immagine: jenusdinazareth.com

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Anche ieri mattina i clienti Aruba hanno avuto i loro bei problemi, stavolta non causati da attacchi mirati a parte delle loro macchine ma a causa di un errore umano dichiarato poi nelle notizie del loro sito web di assistenza:

Durante i lavori di ampliamento della Sala dati A della Nostra WebFarm 1 di Arezzo, a causa di un errore umano , si è verificato lo spegnimento di emergenza dell’impianto elettrico, con la conseguente momentanea irraggiungibilità dei servizi in essa ospitati.
La sala è stata immediatamente riattivata ed il down dei servizi si è limitato al tempo di riavvio dei server.Le altre Sale Dati del Data Center hanno, invece, continuato a funzionare regolarmente.
Ci scusiamo per i disagi arrecati e per la momentanea irreperibilità del nostro servizio assistenza on line, interessato in parte dai problemi di cui sopra.
Invitiamo i clienti che ancora dovessero avere dei problemi a comunicarcelo mediante l’apertura di un ticket di Assistenza.
Aruba S.p.A -Servizio Aruba.it

Discussioni su Aruba ne potete trovare migliaia in giro per il web, c’è chi lo odia, chi lo ama, chi lo sfrutta solo ed esclusivamente per la gestione dei DNS, chi ci si appoggia totalmente per il suo lavoro, la sua vita privata, il suo blog, il suo sito personale o aziendale che sia. Veder andare giù i server come pere cotte non è mai bello, non lo è mai. Io faccio parte della prima schiera citata, ho usato per qualche tempo Aruba (parlo di tanti anni fa) e dopo innumerevoli problemi ho deciso di portar via ciò che c’era di mio migrando verso altri provider (dapprima) ed in seguito su un server dedicato (ormai da diversi anni).

Ho voluto aprire una nuova discussione su Friendfeed. Un po’ per “sfottò” (senza alcun motivo particolare), un po’ per stuzzicare gli utenti che ancora oggi scelgono il provider di Arezzo come partner per la propria creatura sul web, qualunque essa sia:

friendfeed.com/gioxx/0bcd8b38/vedere-andare-down-aruba-e-notare-quanti-ancora

Ho poi ricevuto un tweet molto interessante di Donato via Twitter, per questo motivo ho deciso di provare a buttare giù due righe trattando uno degli argomenti più spinosi che esistano in questo panorama: la scelta del giusto piano hosting.

Qualità e quantità: il giusto prezzo

Il giusto prezzo per tutti non esiste. Toglietevelo dalla testa sin da subito. Non riuscirete mai e poi mai a mettere d’accordo nessuno sul prezzo per un piano di hosting, sia questo entry-level o professionale.

Quello che per me può essere un giusto compenso per ripagare chi mi offre spazio disco, banda e visibilità sul world wide web potrebbe essere “inarrivabile” per un altro utilizzatore con finanze più limitate o che semplicemente pensa di spendere troppo per ottenere un prodotto che “potrebbe costare di meno“.

Il costo del materiale hardware oggigiorno è decisamente più a buon mercato rispetto ad anni fa. Questo ha permesso a nuove aziende di nascere e introdursi nel mercato, nella competizione più sfrenata a chi più offre e meno vuole. Aziende low-cost (un esempio italiano è Tophost, oltre che la stessa Aruba) hanno iniziato a prendere piede e conquistare clientela che mai si sarebbe sognata di investire i propri soldi in un qualcosa di “immateriale“, che andrà poi rinnovato annualmente, che richiederà sacrifici, costante attenzione e aggiornamenti.

Eppure eccoci qui, nel fatato quanto complesso mondo delle tariffe e dei servizi messi a disposizione del cliente. Spazio disco, banda dedicata, traffico garantito, SLA e chi più ne ha più ne metta. Non è geroglifico, è solo un’infima parte della corposa lista che può comporre uno schema di pacchetto hosting acquistabile oggigiorno su internet. Ciò che fa la differenza è molto spesso il tipo di supporto offerto, le garanzie, la cura per il lavoro che portate avanti ogni giorno e che mai vorreste veder cadere inesorabilmente per cause altrui.

Qualità non si traduce con “soldi a catinelle“, non sempre almeno. Anche questa è una di quelle “leggende metropolitane” che andrebbe smentita una volta per tutte. Mi sembra chiaro che pacchetti di hosting professionale con una marea di garanzie e supporto erogato da personale qualificato possano costare parecchio, ma qui stiamo parlando di prodotti adatti a gente come me, quella desiderosa di tenere in piedi un blog, un sito personale, qualcosa che va indubbiamente preservato e protetto ma che potrebbe anche essere irraggiungibile per una manciata di minuti al mese che sarebbero tutto sommato sopportabili.

Lo scandalo Tophost scoppiato pochissimo tempo fa è l’esatta dimostrazione di quanto sia perfettamente inutile lamentarsi quando un provider perde tutto il vostro lavoro giustificandosi che è già tanto quello che vi viene dato e che non è affar loro tenere sotto backup parte del vostro lavoro (nella fattispecie, parte è sostituibile con database MySQL). E’ altrettanto difficoltoso magari combattere contro un provider che –facendo forza su mail generate automaticamente e supporto pressoché assente– chiude i rubinetti del vostro dominio senza alcun preavviso e lasciando in difficoltà chiunque non abbia competenze specifiche per potersela cavare, come successo ad Aurora pochi giorni fa.

Trovare l’ago nel pagliaio

Bene, hai fatto lo sborone, e ora cosa scelgo? Cosa mi consigli?

Tra blog di appassionati e siti web specializzati potrebbero saltare fuori un centinaio (se non più) di risposte possibili a questa domanda. E’ una richiesta che generalmente spiazza chiunque, anche perché ogni casistica meriterebbe uno studio a se. In linea di massima però si potrebbe provare ad identificare dei punti saldi che aiuterebbero a delineare un particolare tipo di offerta da confrontare tra i vari provider che si ha a disposizione.

Innanzi tutto: meglio l’Italia o meglio l’estero (America, Germania, Francia, ecc.)? E’ davvero necessario scegliere un provider italiano? Lo fate per il supporto in lingua madre? Lo fate perché potete in qualunque momento pretendere di andare a vedere il padre del vostro figlioccio sul web (il server fisico, per chi non lo avesse capito, ndr), lo fate per mandare avanti l’economia e sostenere il Made in Italy che Lapo adora così tanto propagandare in giro per il globo?

Si potrebbe pensare di partire da un semplice concetto: Italians not it better. E’ chiaramente un parere personale ma in tanti anni di permanenza e lavori a stretto contatto con provider di ogni tipo ho notato una sostanziale differenza tra gli italiani e il resto del mondo, identificando le migliori farm ed i migliori trattamenti in America e in Germania. Il server che ospita questo blog (e non solo) si trova a Norimberga, montato in uno dei tanti armadi messi a disposizione e costantemente controllati da Hetzner. Mozilla Italia (tanto per fare un altro esempio che probabilmente in tanti conoscono) si appoggia a Dreamhost.

In passato ho utilizzato con soddisfazione (e lo uso tutt’oggi per un progetto non troppo esigente) OVH, francese di origine ma sbarcato anche in Italia ultimamente con un sito web ufficiale ed un supporto dedicato in lingua nostrana, con offerte che molto somigliano a quelle proposte da Aruba ma degni di maggiore fiducia in quanto forse più presenti e più interessati alla felicità del cliente (sempre ed esclusivamente da mie esperienze, sia chiaro).

Concludo la lista inserendo un italiano di fascia media sul quale io e Andrea ci poggiamo molto spesso: WebPerTe. Lavoro sulle loro macchine da un anno circa e fino ad ora non posso lamentare alcun problema davvero bloccante. Ho trovato un supporto sempre pronto a portare a termine le mie richieste in tempi brevi  e la massima disponibilità in caso di difficoltà. Succede però che in alcuni casi potrebbero sorgere incomprensioni ed evidenti scontri che portano inevitabilmente alla chiusura del rapporto di collaborazione cliente-fornitore, come successo a Dania.

Chiaro che ciascun utilizzatore ha esigenze differenti, così come le soglie di sopportazione per i down non programmati e la pazienza nell’attesa che qualcuno con diritti di amministrazione maggiori dei suoi risolva un problema quando necessario. Se a questo aggiungete le tempistiche forse eccessive per un trasferimento da un provider ad un altro come successo poco tempo fa ai due blog di Myriam (e descritto in un mio articolo) potete ottenere un risultato che comprende le casistiche più comuni di problemi che si possono incontrare sulla propria via.

Come posso dire la mia?

Ho voluto realizzare una pagina della Wiki GxWare per tentare di raccogliere testimonianze e pareri riguardo i provider di tutto il mondo da voi quotidianamente utilizzati. Mi farebbe molto piacere se i miei lettori (occasionali o abitudinari) si registrassero e dicessero la loro:

dev.gxware.org/wiki/doku.php?id=collaborare:proposte_di_hosting

Mi pare non manchi nulla. Spero di aver fatto cosa gradita a tutti introducendo per l’ennesima volta la spinosa questione, con la speranza di aiutarsi e cercare sempre di ottenere il meglio per i propri siti web.

Buon lavoro! ;)

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LaBrute.fr è uno di quei siti “perditempo” da sfruttare per una pausa caffè o per “sfogarsi virtualmente” con personaggi pronti a menar le mani come non mai! Conosciuto attraverso un post del perditempo migliore che io conosca :P non l’ho più abbandonato (anche perché richiede davvero 3 minuti di tempo ogni 24 ore).

Il funzionamento è assolutamente elementare e richiede poco intervento da parte dell’utente, se non fosse per la scelta dello sfidante ed eventuali iscrizioni a tornei si potrebbe dire che “fa tutto lui, tu pensa a star comodo“. Si sceglie il nome da dare al proprio personaggio, la “skin” e via, la registrazione è vincolata ad una password segreta che permette di accedere nei successivi giorni alla scheda del personaggio e combattere in arena.

Incontro a suon di pugni, armi raccattate durante “la gavetta” o per caratteristica “di base” del personaggio scelto, esperienza che aumenta sia per vittoria che per sconfitta (in questo caso chiaramente si guadagnano meno punti), 3 sfide al giorno (6 in fase di iscrizione), tutto qui!

A questo punto non resta che provare. Per voi metto a disposizione due personaggi sfidabili. Il primo già con esperienza, quinto livello (in questo momento, ndr), armato e arrabbiato. Il secondo più “piccino“, di secondo livello (in questo momento, ndr), armato anch’esso.

Gli URL diretti sono i seguenti:

E’ comunque possibile cercare e trovare i miei personaggi tramite l’Arena, così come in figura:

Il sito è completamente in francese, lingua “nativa” della piattaforma. Non escludo che in futuro possa essere tradotto nelle restanti lingue internazionali. La sua semplicità è comunque disarmante, giocare è possibile anche senza conoscere una sola parola della lingua “cugina“.

Curiosi di vedere lo svolgimento di un combattimento?

A voi la sfida, vi aspetto!

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