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Ok, tutto è stato svelato. I rumors ancora una volta non erano solo rumors, le innovazioni non erano troppo innovative, il dado non è del tutto tratto, bla, bla, bla. Questo è il mio solito sproloquio che riservo a ogni evento importante di Apple, facendo regolarmente passare quel bagaglio di ore necessario affinché gli animi si calmino e trovino la pace interiore (almeno in parte).

Prima di partire, ti propongo il solito chiarimento: non sono un fanboy e non mi schiero con una o l’altra fazione e, soprattutto, ognuno è libero di fare quel cacchio che vuole con i propri soldi. Tutto chiaro? Bene, cominciamo.

One more thing, storie di iPhone X e faide popolari 1

Non visitare Facebook, limita al massimo l’accesso a Twitter e fai un bel respiro prima di aprire il tuo feed reader, perché per almeno una settimana (ho detto almeno), non si parlerà di altro. Tutto questo trambusto è causato dal più appariscente di casa, vero erede di un iPhone 7 che lascia spazio a una versione 8 passata quasi del tutto inosservata, ignorata, buttata giù come fosse una bambola. Apple presenta la decima, che “salta la prossima generazione” per presentare qualcosa di più innovativo, più bello, più Wow, “il miglior iPhone di sempre” (cit.), e che poi risulta essere proprio così per il cliente medio di Apple.

Metto subito le mani avanti e ti ricordo che, secondo il mio personale punto di vista, Apple continuerà a essere passi avanti al mercato concorrente perché:

  • è “in grado di fare di più, utilizzando meno: la sua accoppiata CPU e RAM sembra impallidire al cospetto dei top di gamma Android disponibili sul mercato, eppure è capace di reggere un gran quantitativo di lavoro. Questo perché hardware e software formano una simbiosi unica. Un iPhone non potrebbe far girare fluidamente Android, potresti accorgerti di malfunzionamenti e instabilità che in iOS non noti (se non in rare occasioni). L’ecosistema vince, e questo –per chi ha provato entrambi i prodotti– è oggettivo.
  • Ha una rete di assistenza che mette il cliente al centro dell’attenzione. Qui potrebbe intervenire il mio amico Alberto dicendo che la pacchia è finita e che non è più lineare come una volta. È vero, gli Apple Store (e anche i centri di assistenza autorizzati) hanno iniziato a non essere più di manica così larga, facendo maggiori controlli e resistenza alla richiesta di una riparazione o di un cambio alla pari, alzando dove possibile le tariffe in caso di rotture e danneggiamenti causati dall’utilizzatore. Resta però, volente o nolente, una rete specializzata che “non ti lascia mai a piedi“, contrariamente a diversi produttori che montano Android e che pretendono che lo smartphone danneggiato venga inviato al centro di assistenza europeo, per essere poi rispedito al cliente dopo 20 giorni di attesa (non sempre, talvolta si va anche molto oltre).
  • Nonostante gli anni sulle spalle, gli iPhone rimangono oggetti con il più alto valore di vendita sul mercato dell’usato. Non è una cosa scritta nella bibbia oppure inventata dal tuo vicino che “capisci a me, ci penso io“, è oggettivamente dimostrabile dando un’occhiata a siti web che vendono ricondizionati, a siti d’annunci dove chiunque può disfarsi di un oggetto non più utilizzato, o magari da esperienze personali che hai avuto in passato. Vendere il tuo vecchio iPhone è facile e quasi sempre remunerativo (non ci guadagnerai, ma riuscirai anche a non perderci molto rispetto al divario che si crea sui top di gamma Android).
  • Il supporto è garantito per molti anni a venire. Allo stato attuale delle cose, è proprio Apple quella che sta garantendo il maggior periodo di supporto per i propri prodotti e sistemi operativi. È dell’anno scorso l’articolo del Wall Street Journal che analizza il cutoff di iOS sul parco macchine della mela, e vale ancora oggi: graphics.wsj.com/the-ios-cutoff/?mod=e2tw. Se vuoi seguire poi le evoluzioni e gli aggiornamenti sulle compatibilità, prova a dare un’occhiata a iossupportmatrix.com (aggiornato a iOS 11).

Ora, tolto questo, ti dico perché non c’è nulla di realmente innovativo oltre la tecnologia FaceID (che, come da tradizione, ha fallito la prima demo pubblica a causa del codice non immesso per il primo sblocco post-accensione) che prende il posto del vecchio (?) TouchID. Non c’è nulla perché di doppie fotocamere ne abbiamo già viste, così come abbiamo già visto i monitor edge-to-edge e la carica a induzione, abbiamo visto le certificazioni IP67 e anche le 68, non ancora disponibili per gli smartphone della mela. Se poi vogliamo buttarla sul goliardico beh, allora potrei dirti che le nuove Animoji sono spettacolari, e non vedo l’ora di mandare a cagare qualcuno facendolo dire alla faccina più adatta a vincere l’oscar come migliore attrice protagonista.

Mano al portafogli

Il nuovo giocattolo ha un costo importante, soprattutto qui da noi. iPhone X parte da 1189€ e arriva fino a 1359€ per il taglio di memoria da 256 GB. Ciò è la dimostrazione di quanto una costante leva economica applicata da Apple, ma anche da Samsung, colpisce nel segno e incontra l’approvazione pubblica che, dopo aver tirato fuori dal cilindro decine di lamentele di rito (cosa che si confà a noi italiani in particolar modo), corre poi a scovare e sfruttare il miglior modo per ottenere il neonato dispositivo cercando di ammortizzarne quanto più possibile i costi, dilazionandoli all’infinito magari. Dal ragionamento restano esclusi chiaramente tutti coloro che sono già pronti a mettersi in fila davanti agli Apple Store di tutto il mondo, la carta di credito trema già.

Se non fosse però stato abbastanza chiaro il mio incipit, te lo ripeto: i soldi sono i tuoi, puoi farci quello che vuoi e nessuno (nessuno, l’ho già detto?) potrà dirti come meglio spenderli.

Sulla qualità del prodotto in sé non dobbiamo neanche discuterne. Che tu sia già un cliente Apple o che tu voglia diventarlo per la prima volta (però, che gran battesimo!), iPhone X rappresenta il meglio che a oggi ha da offrire la società della mela, coadiuvata da una pomposità che appartiene al DNA dell’ufficio Marketing (e relativi rappresentanti) che continueranno a ripeterti quanto tu sia fortunato nel poter possedere un tale gioiello di tecnologia, facendoti credere che tutto sia nuovo, tutto sia fico e che tutto sia stato inventato da Pippo Baudo Apple, anche quando così non è.

Il dado è realmente tratto e i passi in avanti della tecnologia ci hanno ormai abituato a non poter più provare l’effetto Wow, perché non c’è più nulla di realmente importante da scoprire. La vera rivoluzione l’abbiamo già vissuta, e porta la firma di Steve Jobs, apposta circa 10 anni fa. L’evoluzione ci consente di migliorare la nostra vita quotidiana, di renderla sempre più comoda, su questo non può esserci dubbio. A questo punto, l’unica vera differenza sta nella qualità del servizio, nel supporto, nell’assistenza tecnica; e su questi aspetti fondamentali ancora molti (troppi) devono sedersi sui banchi di scuola e dare retta alla maestra.

Calma quindi il sangue freddo, ragiona e scegli il prodotto che fa realmente per te, io posso solo aiutarti a fissare dei punti d’analisi che possono portarti a un buon risultato finale.

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Non è affatto semplice tornare in console e ricominciare a scrivere. Prima della consueta pausa estiva (ehilà! Bentrovato/a! Passate buone ferie? Già finite, le stai ancora facendo oppure devi ancora partire?) il ritmo era quello giusto, quello di sempre, quello che poi finisce inesorabilmente con il toccare la velocità zero al rientro, perché le cose da recuperare sono tante, anche se vorresti scrivere chilometri di testi e avrei decine di cose di cui parlare.

Ora che ho riepilogato il mio delirio da “voglia di tornare subito in vacanza“, spezzo questa settimana di silenzio con un qualcosa di molto leggero, dedicato a un’esperienza da poco conclusasi con TrenDevice. Per chi non lo conoscesse: si tratta di una società (quindi sito web) che vende iPhone e iPad ricondizionati, e che ne acquista di usati da comuni mortali come me e te. Dato che anche Ilaria è passata al lato oscuro della forza (Android), ho deciso che era arrivato il momento di vendere l’ultimo smartphone Apple rimasto in casa (tranquillo, ho ancora un iPad, e ora scrivo dal MacBook, tanto per dire, quindi fa un respiro profondo).

Di quando ho venduto un iPhone a TrenDevice

iPhone 5S in condizioni da usato, tra le mani di una ragazza che lo ha ereditato già con qualche piccolo graffio (non sul monitor) e un lieve difetto di scocca che non ne ha mai inficiato il corretto funzionamento. Era certamente da rimettere in sesto, ma con un iOS che ancora portava a termine tranquillamente il suo lavoro. Valutazione da sito web con “extra-valutazione” dovuta a un codice promo valido per qualche giorno, 110 euro.

Dato che la valutazione mi stava bene, ho inserito i dettagli per il ritiro (gratuito, a domicilio), poi ho solo dovuto aspettare:

Di quando ho venduto un iPhone su TrenDevice

Mail di rito per riepilogare quanto fatto, telefonata dal supporto di TrenDevice per spiegarmi come imballare al meglio l’oggetto e confermare ancora una volta il ritiro (copie delle bolle di trasporto e fotocopia del documento di identità da allegare, ecc.). Da quando il corriere è passato per il ritiro alla mail di conferma valutazione è passato giusto qualche giorno, con l’extra-valutazione non ho però fortuna, 90€ è la loro contro-offerta, i difetti sono “troppo evidenti“. A quel punto si hanno due vie percorribili: si richiede la spedizione del prodotto così che possa tornare all’ovile (ma queste sono a tuo carico), oppure si accetta la valutazione del tecnico di TrenDevice.

Io ho optato per la seconda strada, perché tutto sommato non avevo più bisogno di quel telefono, e i suoi difetti c’erano eccome. Ho accettato l’offerta direttamente tramite portale, a quel punto ho atteso circa quattro giorni prima di veder comparire il bonifico sul conto corrente (contro i 7 riportati sul sito web).

Posso quindi ritenermi soddisfatto? Sì. Tutto il processo è filato liscio, o quasi. Di certo mi sarebbe piaciuto molto di più mettere le mani sull’equivalente della prima valutazione, ma potevo (e dovevo) aspettarmi qualcosa di meno, perché il cliente tende sempre a chiedere più del dovuto quando deve vendere qualcosa di personale.

Pro e Contro dell’esperienza sono ben isolabili:

  • è comodo perché non si perde tempo. Si valuta in linea di massima il proprio dispositivo (tanto servirà conferma dalla società) e se entrambe le parti sono d’accordo, si procede verso lo step finale (d’altronde il dispositivo è già in mano loro), il pagamento tramite bonifico.
  • Il ritiro del dispositivo è gratuito, ma la spedizione per la restituzione del dispositivo nel caso in cui la contro-offerta di TrenDevice non soddisfi è a tuo carico. Uno a uno, palla al centro.
  • Visto il punto subito qui sopra, direi che occorre farsi bene i conti in tasca prima di richiedere il ritiro dello smartphone (o del tablet). La faccio semplice: se la valutazione è troppo bassa per te, evita di spedire lo smartphone, potrebbe abbassarsi ulteriormente (nell’ordine dei 20€ circa, nda) e quasi certamente non vorrai lasciare loro il dispositivo, quindi andresti a pagare la spedizione di rientro (una decina di euro circa). Sicuro di voler diventare protagonista del detto “tradito e bastonato“? (sì, l’ho addolcito un po’).
  • Il prezzo non può variare (che poi torno a battere nuovamente sullo stesso ferro, me ne rendo conto), funziona diversamente rispetto alla contrattazione tra privati. Non stai pubblicando un annuncio su uno dei numerosi siti web ad-hoc, stai parlando con qualcuno che dovrà necessariamente fare margine su ciò che stai vendendo (per guadagnarci a sua volta). Impossibile quindi pensare a un tira e molla che si incontra in quella via di mezzo che solitamente sta bene ad ambo le parti.

Consiglierei quindi il servizio ad altre persone? Tutto sommato sì, ma ribadisco: occorre fare bene i conti prima di chiedere al carrozzone di partire, perché la destinazione potrebbe non piacere a tutti.

Tu hai già utilizzato questo tipo di servizi in passato? Se sì, a chi ti sei affidato? Ti sei trovato bene? Raccontami qualcosa nell’area commenti, sono curioso di sapere se c’è può fare di meglio (ovviamente dal punto di vista del cliente finale ;-)).

ESC.

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Messaggi modificabili, sempre più bot in grado di soddisfare ogni esigenza, API più veloci, chiamate video in alta definizione, la competizione tra applicazioni di messaggistica istantanea genera una sana gara a chi ce lo ha più lungo, e a noi tutto questo fa solo comodo, siamo onesti. È di poco tempo fa la notizia del boom di nuovi utenti su Telegramcausato” da un down del grande WhatsApp in Brasile:

Telegram è il programma di messaggistica istantanea che preferisco in assoluto. Veloce, leggero, multi-piattaforma, sincronizzato ovunque io ne abbia necessità, sempre disponibile in mobilità così come a casa, non ci sono santi che tengano o alternative che possano riportarmi su lande che ormai sono riuscito ad abbandonare quasi del tutto. Cosa c’è di meglio di un articolo “cazzeggio-based” che possa riportare in auge l’argomento Stickers? Il primo articolo pubblicato sull’argomento raccoglie approvazioni e lettori ancora oggi.

Telegram: gli stickers non bastano mai?

Stupidi (in alcuni casi), inutili (sicuramente), ma divertenti (tanto), soprattutto per andare a sostituire testo che non darebbe lo stesso impatto visivo di un’immagine ben pensata e realizzata, Line ci ha fottuto tutti, inutile negarlo (ricordo ancora le critiche che ho avanzato all’epoca del lancio in Italia), lieto di ammettere l’errore sul lungo termine e aver contemporaneamente cambiato idea riguardo WhatsApp.

Figli della Marvel

Telegram: gli stickers non bastano mai? 1

Bando alle ciance, ne abbiamo (ho) fatte fin troppe. Se anche voi siete figli della Marvel, in lacrime e adrenalina per ogni nuova uscita partorita dalla malata mente di Stan Lee, non potete non addobbare la vostra chat con qualsiasi cosa possa ricordarli. Faccio una rapida carrellata su quelli che ho installato e che abitualmente utilizzo, tra pro e contro un po’ (tanto) in soggettiva, ogni commento, suggerimento o protesta pacata (ho detto pacata, altrimenti faccio uscire gli energumeni che tengo sempre a portata di mano nello sgabuzzino di casa) è ben accetta e potrà essere pubblicata in area commenti.

Chi ha detto Avengers?

I simpatici eroi (per alcuni, per altri casinisti senza possibilità di essere tenuti al guinzaglio), ereditati proprio dalla collezione Line e impacchettati appositamente per Telegram, sono disponibili per l’installazione e l’uso prolungato (almeno fino a quando tutti i vostri amici non vi bloccheranno perché tenterete di sostituire il testo con una diversa immagine ogni volta. Un assaggio? Si, sono preparato anche per questo:

(Si, non ho messo a caso Iron Man e Captain America vicini, avevate dubbi?) Il pacchetto sticker è disponibile all’indirizzo telegram.me/addstickers/MarvelPack.

It’s me, Deadpool!

Esclamazione gentilmente presa in prestito da Mario, Deadpool è tutto tranne che un eroe, definiamolo più semplicemente come un egocentrico stronzo geneticamente modificato, in grado di resistere a qualsivoglia attacco e continuare a prenderti contemporaneamente per il culo e a schiaffi in faccia. Ho reso l’idea? Come dite? Ho utilizzato un linguaggio poco consono? No, dico, conoscete sul serio Deadpool? In caso contrario vi invito a farvi una cultura (ci può stare bene anche il film a lui dedicato, uscito poco tempo fa).

Telegram: gli stickers non bastano mai? 13

Esiste un piccolo sticker pack che mi piace e utilizzo abitualmente (il primo nelle anteprime di seguito), in compagnia poi di altri resi disponibili da diversi autori che non apprezzo in maniera particolare ma che a qualcuno potrebbero andare a genio.

I pacchetti sono disponibili (in ordine di anteprima) agli indirizzi telegram.me/addstickers/DeadpoolEM, telegram.me/addstickers/ladyftdpool e telegram.me/addstickers/Deadpool_Emojis_By_Osmer.

Balalala!

Alzi la mano chi ancora non sa che in realtà questo splendido cartone animato fa parte anch’esso della scuderia Marvel, perché in realtà credo ce ne siano ben pochi lì fuori (di appassionati) a non saperlo. Sto parlando ovviamente di Big Hero 6, realizzazione Walt Disney Animation Studios del 2014 (davvero sono passati già due anni? Mother of God!), che vede come protagonisti dei ragazzi dalla grande intelligenza, coraggio e ingegno, che danno origine a una imprevedibile squadra di supereroi improvvisati. Spero lo abbiate già visto, in caso contrario correte ad acquistare il titolo in blu-ray.

Potete portare un po’ di Big Hero 6 anche su Telegram, grazie a un simpatico sticker pack che contiene 19 immagini corredate di esclamazioni (in alcuni casi non sarebbero servite, ma tant’è).

Telegram: gli stickers non bastano mai? Eccone altri!

Il pacchetto è disponibile all’indirizzo telegram.me/addstickers/BigHero6_by_Oybek

Una questione di impero

Lo avrete capito, sto parlando di Star Wars ovviamente, e come ovvio che ci si aspetti sull’argomento di Sticker Pack ne è pieno il web. Io ho posato lo sguardo su uno di questi in particolare (dedicato) e su un altro che ne integra alcune (di immagini) dedicate al verde protagonista, e che la forza sia con voi!

Si tratta rispettivamente di Star Wars Imperial e The PlayRoom. Il secondo contiene di tutto e di più, un po’ come una cameretta dei giochi dove trovare la console, o magari i personaggi Lego, o ancora il bollino di approvazione di Chuck Norris sulla testa di un Minion, chi lo sa ;-)

Trovate i due pacchetti agli indirizzi telegram.me/addstickers/SWImperial e telegram.me/addstickers/PlayRoom.

1-Up, dai 16 bit in su ;-)

Prima ho preso in prestito il famoso “It’s me“, non posso certo ripetermi, maledizione! Tutto questo perché in realtà uno sticker pack dedicato al mondo di Super Mario Bros c’è (e non solo quello), ed è anche piuttosto bello, almeno per quello che mi riguarda. Si chiama “SMB” (evidentemente l’autore ha ben pensato di accorciare il titolo) e contiene tutti i personaggi principali del fantastico mondo firmato Nintendo, con primi disegni e restyling che abbiamo visto comparire nei diversi capitoli del titolo principale made in Kyoto.

46 splendide immagini, vi propongo di seguito una piccolissima anteprima:

Telegram: gli stickers non bastano mai? 14

Il pacchetto è disponibile all’indirizzo telegram.me/addstickers/SuperMarioBros.

Puntare, caricare, fuoco!

E se non siete tipi da Super Mario (davvero? E c’è ancora qualcuno che vi rivolge la parola?) spero lo siate almeno di titoli che hanno fatto la storia della Sala Giochi, come Metal Slug, al quale è stato dedicato un pacchetto di sticker davvero interessante e dal sapore assolutamente vintage, irresistibile!

Telegram: gli stickers non bastano mai? Eccone altri! 3

Un po’ di nazional-popolare

Che si traduce con “Sticker Pack dal sapore puramente italiano“. La nostra comunità sembra essere molto attiva, produce infatti diversi pacchetti interessanti, alcuni di questi davvero ben realizzati, dedicati al mezzo televisivo e ai suoi grandi protagonisti, tra cui il grosso Bud Spencer e il grande Totò! :-)

Il primo consigliato è Mix Italia, un enorme calderone di personaggi che hanno fatto (e fanno ancora oggi) la storia della televisione pubblica, spesso in espressioni imbarazzanti, altre coadiuvate da esclamazioni che siamo abituati a sentire (e alcune volte ripetere) anche quotidianamente, disponibile all’indirizzo telegram.me/addstickers/MixItalia. Gli altri due set dedicati sono invece disponibili rispettivamente all’indirizzo telegram.me/addstickers/BudSpencerTop e telegram.me/addstickers/TotoStickerPack.

Ne servono davvero altri?

Vi ho suggerito diversi pacchetti, che messi insieme raggiungono il migliaio di immagini che potreste avere a disposizione, a portata di clic nel client di messaggistica. Ognuno ha però i propri gusti ed esigenze, alcuni di voi lì fuori non sopportano neanche gli sticker, limitandosi a malapena all’utilizzo delle emoticons che ogni sistema propone di base, altri abusano degli sticker per sostituire frasi banali che si possono rapidamente scrivere con qualche rapida volata su tastiera.

Da qui in poi potete quindi camminare con le vostre gambe, i siti web dedicati agli sticker di Telegram sono aumentati a dismisura, il problema che c’era un tempo (difficoltà oggettiva nel trovare il pacchetto desiderato) oggi non c’è quasi più, grazie a indici continuamente aggiornati, con la speranza che possa essere proprio Telegram a rendere disponibile un catalogo ufficiale (popolabile anche dai suoi utilizzatori) dove reperire ciò che si cerca.

E voi? Che pacchetti utilizzate? L’area commenti è a vostra totale disposizione, magari riusciamo a creare insieme un nuovo articolo :-)

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Negli ultimi tempi sto mettendo mano a macchine OS X trattate alla “meno peggio“, che mostrano anomalie poco simpatiche da trattare e risolvere. Una di queste ha coinvolto il MAS (Mac App Store) in fase di post-aggiornamento al Capitano. In fase di download di un aggiornamento per un programma presente sul disco ho ottenuto un errore 503 per servizio non disponibile:

MAS (Mac App Store): Errore 503 (plist)

Sono cose che possono succedere, a chiunque. Per questo motivo ho deciso prima di fare un salto a verificare lo stato di salute dei servizi di Apple (apple.com/it/support/systemstatus), perdendomi però in una landa verde che lasciava ben poca speranza al fatto che potesse trattarsi di un problema relativo a loro e non al MacBook sotto le mie mani. Lo avevo già sospettato, quando c’è un problema sui servizi erogati da Apple compaiono decine di notifiche feedly sul mio Firefox in pochi minuti, un tam-tam di “breaking news” di minori e maggiori siti di informazione sul mondo di Cupertino, lo avrei visto subito.

C’è un apposito richiamo in documentazione Apple che riguarda i problemi che MAS può dare (apple.com/it/support/mac/app-store/troubleshooting), ma nessuno ha sortito il risultato cercato. Nonostante ne abbia provate molte, tutte le applicazioni messe in download continuavano a dare il messaggio di errore 503. Ho quindi cercato un’alternativa nel forum di supporto e ho trovato una discussione che mi ha portato fuori dal tunnel: discussions.apple.com/thread/7317860?start=0&tstart=0.

Riepilogo quanto fatto per maggiore rapidità e comodità.

Ho chiuso App Store e ho aperto Monitoraggio Attività e ho terminato i seguenti processi (mettendoli in ordine alfabetico, altrimenti l’altalenarsi di richieste di risorse ve li farà perdere facilmente di vista!):

Storeuid
Storelegacy
Storedownload
Storeassetd
Storeaccount

Sono tutti processi legati al vostro account Apple e al MAS. Sono certamente fondamentali per la macchina ma non la manderanno in crash se terminati con un’uscita forzata.

Una volta chiusi, ho lanciato un Terminale e ho fatto piazza pulita di questi file e contenuto delle cartelle:

~Library/ApplicationSupport/AppStore/updatedjurnal.plist
~Library/Caches *
~Library/LaunchAgents **
~Library/Saved Application State ***

Attenzione agli asterischi, hanno chiaramente un significato molto preciso. Ho evitato scrupolosamente di fare il “talebano” cancellando ogni contenuto delle cartelle riportate. Ho infatti lanciato un ls -la per esplodere il contenuto di ciascuna e andare così a eliminare esclusivamente ciò che potesse essere legato al MAS e al mio problema (rm -r di una intera cartella o semplice rm di un singolo file). Giusto per rendere l’idea, questa l’ho catturata durante l’opera:

MAS (Mac App Store): Errore 503 (plist) 1

Al termine sarà necessario riavviare il MacBook senza l’opzione di riapertura delle applicazioni lasciate aperte precedentemente (così da partire completamente puliti). Provate ora a riaprire Mac App Store e scaricare l’aggiornamento disponibile, dovreste riuscire a centrare l’obiettivo. Se così non dovesse essere (già capitato ad altre persone), cancellate dal disco della macchina l’applicazione che segnala la disponibilità di un aggiornamento, quindi fate partire un download pulito da MAS, stavolta non dovrebbe più avere scuse ;-)

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Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox) 7

As such, we have made the difficult decision to discontinue our Copy and CudaDrive services. We certainly do not take this lightly, and we appreciate the millions of customers who have used the service, as well as the hard work and dedication of our product team over the past 4+ years.

Comincia tutto così. Siamo fighi, siamo belli, abbiamo grandi progetti di conquista del mondo e quindi, già che ci siamo, chiudiamo un servizio di cloud storage che magari avete scelto di utilizzare come ancora di salvezza per tutti i vostri file che siete soliti tenere su un solo disco esterno, single point of failure da evitare come la peste bubbonica. Fortunatamente non è il mio caso (sono utente Dropbox Pro dalla notte dei tempi e spero di rimanere tale ancora per molto, nda), ma immagino tutti coloro che avevano provato e apprezzato Copy (di cui vi avevo parlato in questo articolo), scegliendolo come compagno di viaggio.

Copy è morto, lunga vita a Copy, ma adesso cosa si fa? Si trasferiscono i dati, se di questi non avete più un backup locale sulla vostra macchina. Si chiede al client di copiare tutto in un vostro disco fisso, o magari si sceglie di traslocare il materiale da Copy a Dropbox (o altro servizio di cloud storage) come nel mio caso. Su Copy ho conservato per molto tempo le ISO dei miei CD e DVD di installazione software. Da Windows a Office, passando per Acronis e molto altro ancora. Tutti file sacrificabili, che potrei ricostruire in poco tempo, ma che ovviamente vorrei poter migrare senza perdite ancora oggi che sono in tempo.

Mover

Semplice, pulito, gratuito. Mover è un’applicazione web che permette di eseguire un’operazione molto semplice e fondamentale in questi casi: copiare o spostare dati da un servizio all’altro. Sfrutta le API di Copy, di Dropbox, di molti altri servizi di cloud storage che siamo abituati a utilizzare quotidianamente, per account casalinghi o per quelli professionali (offerte business quindi, non le pro che vengono comunque riconosciute come fossero casalinghe in molti casi).

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox) 3

Dalla sorgente alla destinazione, senza la necessità di utilizzare il proprio PC, la propria connessione, tempo e risorse che chiaramente diventerebbero troppo aleatorie e costose. Non occorrerà quindi installare alcunché, né tanto meno veder crollare la RAM a causa delle finestre del browser sempre aperte sui due servizi di storage che intendete mettere in trasfusione. Create un account gratuito su Mover.io e iniziate a selezionare la sorgente dati dalla quale copiare i file (Source). Date un nome alla prima connessione, autenticatevi e permettere a Mover di ottenere diritti di lettura e scrittura:

Fate lo stesso con la destinazione, arriverete così a poter mettere a confronto le due e scegliere quindi dove posizionare i vostri file:

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox) 2

L’operazione di setup è talmente semplice che ho stentato a credere che bastassero così pochi clic, manco fosse un comando lanciato in un prompt di DOS. Una volta fatto attivato il pulsante Start Copy, si accederà alla schermata di attività (Activity Logs) che mostrerà l’operazione in corso, l’ora e la data di avvio, la sorgente, la destinazione e il progresso (comprensivo di quantità di MB o GB scaricati e caricati). Questa potrà essere aggiornata manualmente per verificare l’andamento della stessa, oppure potrete scegliere di chiudere la tab e attendere un risultato a mezzo posta elettronica.

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox)

Già, a mezzo posta elettronica. Perché Mover, al termine dell’operazione richiesta, vi invierà un report sulla vostra casella e-mail includendo le informazioni di base della copia del file e l’esito, allegando eventualmente un log più dettagliato riguardo errori di copia (e possibilità quindi di individuare i file incriminati e rilanciarne lo spostamento), un po’ come successo a me:

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox) 6

Ho lanciato l’operazione di copia dei file alle 14:42 del 2 febbraio, è arrivata la mail di conferma alle 02:59 del 3 febbraio. 11254 file portati su Dropbox, per un totale di 56,6GB. Non sono poi molti (i GB) ma si trattava per lo più di piccoli file (infatti il conteggio è abbastanza corposo), per questo motivo la copia è certamente durata più di quanto avessi previsto, ma volete mettere la comodità di lanciare un job da eseguire e dimenticarsene? La possibilità di lasciarlo andare a prescindere che ci sia o meno una macchina con i client di entrambi i servizi installati da lasciare accesa a scaricare per poi ricaricare online tutto? Una risposta presa dalla Knowledge Base del servizio calza a pennello:

That being said, by the time you’ve read this article, you could’ve moved more than a few gigabytes.

It can be difficult to predict how long a given transfer will take.  Depending on the number of directories, the number of files, and the size of those files, and the source/destination it can sometimes take longer than expected to move your data.

What may be surprising is how large of an impact factors other than the size of the data you are moving can have. For example, it is not uncommon for there to be 0.5-1 second of overhead per file being moved.  If you are trying to move 200,000 files, this would be 100,000 – 200,000 seconds, or up to two and a half days of overhead alone!

Regardless, Mover is going to be consistently faster than dragging and dropping or doing a transfer manually from your home. You also won’t need to keep the app or your browser open, or remain online for the transfers.

In grassetto ho voluto evidenziare il passaggio fondamentale. Non ha importanza quanto tempo impiegherà per voi Mover, è tutto tempo che voi non perderete.

Al termine dell’operazione, nel caso non vogliate lasciare aperta la porta del vostro servizio di cloud storage, potrete sempre rimuovere l’accesso a Mover (nell’immagine di seguito, l’esempio catturato nella scheda sicurezza del mio profilo Dropbox):

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (a Dropbox o altro servizio)

Addio Copy, e grazie per tutto il pesce.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.
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