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Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

Sono una persona abbastanza abitudinaria per alcuni aspetti, uno tra questi riguarda l’affezionarmi al software che funziona bene nel corso degli anni, perché cambiare qualcosa che sta lavorando esattamente come tu desideri? Il ragionamento vale in linea di massima anche per quelle utility che mi porto avanti su Mac da quando ne ho memoria, Keka faceva parte di quel gruppo. Dico faceva dopo aver provato qualche attimo di panico dovuto alla mancata apertura corretta dei file RAR, costringendomi a dare un’occhiata fuori dalla finestra alla scoperta del motivo e della possibile alternativa da utilizzare.

Dopo aver risolto il problema con Keka, che aveva deciso di non aggiornarsi in autonomia e per il quale è bastato passare al nuovo pacchetto 1.1.3, ho comunque dato un’occhiata al mercato, imbattendomi in The Unarchiver, tool gratuito al pari di Keka, estremamente minimale, comodo, rapido, utilizzabile come sempre con un clic destro (Apri con) del mouse. L’ho scaricato, gli ho dato un’occhiata e ho deciso di mantenerlo installato, affiancandolo a quello che da sempre è il mio tool per compattare / scompattare archivi su Mac, e che continuerà a mantenere quel posto –spero– per molto altro tempo ancora.

The Unarchiver per macOS

Tu che strumento utilizzi per lavorare con gli archivi compressi? Suggerimenti che esulino da queste due alternative? Considera che io sono solito utilizzare con 7-Zip su sistemi Windows, ed è per questo motivo che ho adottato Keka dalla notte dei tempi su Mac :-)

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Una manciata di settimane fa ti ho parlato della possibilità di provare in anteprima le nuove versioni di iOS per iPhone (e non solo). L’articolo è andato piuttosto bene e vedo (dalle statistiche) che continua ad attirare l’interesse dei lettori, forse te compreso. Per questo motivo torno sull’argomento e ti parlo di un possibile “problema” dovuto al mancato aggiornamento automatico di iOS 12 attualmente rilasciato in beta sui melafonini. Mi è capitato di trovarmi davanti a questa schermata:

Quando iOS 12 non vuole saperne di aggiornarsi automaticamente

Il mio iOS 12 è impostato per eseguire automaticamente gli aggiornamenti nel caso in cui questi vengano resi disponibili da Cupertino, eppure quel messaggio compariva inesorabilmente a ogni sblocco, senza che fosse presente all’appello alcun aggiornamento, almeno secondo il pannello delle Impostazioni di iPhone. Per questo motivo ho ripreso in mano l’articolo precedentemente scritto, visitato il sito web che mette a disposizione i certificati di installazione delle versioni beta dei firmware della mela e rifatto l’installazione di questo.

Provare le nuove versioni di iOS (e non solo) con un clic

Al successivo riavvio del telefono l’aggiornamento era lì ad aspettarmi, mi è bastato lanciarlo per approdare sulla versione 11 (di iOS 12), quella che qualche giorno dopo avrebbe lasciato il posto alla GM annunciata durante l’ultima conferenza di Apple dello scorso 12 settembre, esattamente ciò che c’è a bordo del mio iPhone 8 oggi:

Ti ricordo che secondo l’annuncio di Apple, iOS 12 sarà disponibile per tutti a partire da lunedì 17 settembre.

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L’apertura mentale e pratica di Apple da qualche tempo a questa parte, prevede che ci possa iscrivere a programmi di beta testing pubblici relativi ai nuovi firmware realizzati per i vari dispositivi della mela.

Questi, contrariamente a quelli riservati agli sviluppatori, seguono un filone ovviamente più lento e sicuro, per evitare di incorrere in brutti scherzi generalmente addossati agli “early-adopters“, persone disposte a sopportare il disservizio pur di mettere mano immediatamente alle novità che il marchio di Cupertino ci riserva per il futuro (con -generalmente- segnalazione e log dell’anomalia riscontrata così da permetterne la correzione). Essere sviluppatori ha però un costo annuale e non tutti sono disposti a coprire quelle spese. Per questo esistono alternative come thuthuatios.com e il suo portale dedicato all’installazione delle beta non pubbliche.

Provare le nuove versioni di iOS (e non solo) con un clic

È tutto molto semplice: tramite l’installazione di un certificato generalmente riservato agli sviluppatori, Apple permette al dispositivo che stai usando (iPhone, Mac, AppleTV, ecc.) di accorgersi della presenza di un nuovo firmware (quello beta, non pubblico), lasciandoti così procedere con l’installazione. Il sito web è di origine vietnamita, ed è l’equivalente nostrano delle community più conosciute che parlano del mondo Apple (tipo melamorsicata.it, tanto per citarne una); lo stesso ha messo online la pagina protagonista del mio screenshot pubblicato poco sopra, raggiungibile all’indirizzo beta.thuthuatios.com/en (o, più semplicemente, go.gioxx.org/ios-beta).

Visita il collegamento con Safari installato sul dispositivo interessato, così da poter immediatamente scaricare e installare il profilo che desideri, ti verrà richiesto un riavvio non appena portata a termine questa operazione (che non funziona con altri browser, giusto per completezza).

La pagina è in continua evoluzione (puoi vederlo tu stesso dando un’occhiata al changelog), seguendo l’onda dei rilasci Apple per i suoi dispositivi. Il metodo è testato e funzionante al 100%, ma come al solito il mio consiglio è quello di evitare di abusarne se non hai la benché minima idea di cosa tu stia facendo, peggio ancora se credi di poter ottenere subito le nuove caratteristiche di sistemi non ancora ufficialmente rilasciati, quindi potenzialmente instabili.

Giusto giocare e dare in pasto quanta più esperienza possibile alla propria curiosità, ma sempre con l’ancora di salvataggio e l’esser pronti a tornare sui propri passi ;-)

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Time Machine, quando opportunamente configurato, lavora un po’ come un orologio svizzero. Intervalli da lui stabiliti, backup quando la macchina è alimentata e collegata alla rete (WiFi o LAN poco importa) e con la funzione di Power Nap attiva, in pratica è un po come emulare il backup sui dispositivi portatili (iPhone o iPad). Tutto fa brodo e serve a proteggersi quanto più possibile da perdite di dati che possono cogliere impreparati. Ma se il backup su Time Machine diventa oneroso per le risorse della tua macchina durante le ore di lavoro più stressanti, cosa puoi fare per cambiare la situazione? Un metodo c’è, ed è anche di semplice percorrenza.

macOS: modificare la schedulazione di Time Machine

Il metodo ha un nome, e per fartela quanto più semplice possibile lo si applica sotto forma di applicazione gratuita, si chiama TimeMachineEditor:

TimeMachineEditor is a software for OS X that lets you change the default one-hour backup interval of Time Machine. You can change the interval or create a more sophisticated scheduling (see screenshots below).
This is useful if you don’t need to backup every hour and don’t want the performance penalty. This is also especially useful if you manipulate lots of data within one hour as you would spend the whole day backing up.
tclementdev.com/timemachineeditor

TimeMachineEditor

TimeMachineEditor, una volta installato e avviato, ti permette di mettere mano alla schedulazione dei tuoi backup eseguiti tramite Time Machine, facendo entrare in funzione quest’ultimo quando vuoi tu, e non quando deciso dal sistema operativo (come normalmente avviene).

Per quello che mi riguarda, se non lamenti rallentamenti di macchina dovuti al processo di backup, ti sconsiglio di modificarne allora le schedulazioni originali, permetti a Time Machine di fare il suo lavoro quando lo desidera. In caso contrario, TimeMachineEditor può essere la giusta soluzione per operare su qualcosa di così delicato senza però grandi e irreparabili danni, perché tutto sommato ti trovi in “ambiente controllato” e con possibilità di tornare indietro in qualsiasi momento:

macOS: modificare la schedulazione di Time Machine 1

La finestra è basilare così come la vedi qui sopra, puoi decidere tu stesso quando far entrare in funzione Time Machine, mantenendo se vuoi il parametro “Quando inattivo” (così come proposto in maniera predefinita dal programma), oppure agendo sul calendario (specificando quindi giorni precisi e ora in cui far partire Time Machine), o ancora impostando intervalli più regolari (ogni ora / settimana / mese), mantenendo -io l’ho fatto- la creazione locale di snapshot che ti faranno da ancora di salvataggio in caso di emergenza, sono come delle ciambelle che potrai usare in caso il Time Machine non avesse effettuato backup nell’intervallo in cui tu hai danneggiato o perso qualche dato importante.

Qualsiasi tua modifica sarà immediatamente operativa nel momento in cui farai clic sul pulsante Applica in basso a destra nella finestra principale del programma.

E per tornare indietro?

Dalla finestra principale di TimeMachineEditor ti basterà togliere il segno di spunta all’opzione “Back up“, questo permetterà a Time Machine di tornare a operare così come in origine.

Questo è quanto, mi sembra (e spero) di averti detto tutto :-)

Cheers.

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Quella di GIMP sui sistemi Apple è una storia abbastanza travagliata, fatta di interfacce X11 in passato, poi fortunatamente diventate inutili qualche tempo dopo, fino a diventare un pacchetto DMG normalmente distribuito dal sito web ufficiale. Il problema è che quel pacchetto DMG, contrariamente a Windows o Linux, rimane generalmente indietro sui sistemi della mela.

macOS: Gimp 2.10 (non ufficiale)

Meno di un mese fa è stato rilasciato il nuovissimo GIMP 2.10 (gimp.org/news/2018/04/27/gimp-2-10-0-released) e –manco a dirlo– su Windows è stata installazione e amore (quasi) a prima vista (ho giusto messo a posto qualche impostazione ora predefinita che però non mi piaceva). Il tassello è però completamente mancante su macOS, creando quel vuoto già generato dalla release 2.8.22 ufficiale, rimasta comunque più indietro rispetto a quella Windows di generazione precedente.

Fortunatamente però un pacchetto esiste, segue il filone ufficiale e porta in dono anche la lingua italiana (si parte in inglese, dovrai modificare la lingua dalle Impostazioni e questa avrà effetto dal successivo avvio dell’applicazione). Lo ha realizzato Partha Bagchi (non la prima volta, perché a quanto pare lo fa da un pezzo) e lo distribuisce tramite il suo sito web personale, partha.com. Il download diretto per McGimp 2.10 (questo il nome della versione portata su macOS, anche se ricorda un po’ il nome di un panino della nota catena di ristorazione a basso costo) si avvia tramite partha.com/downloads/McGimp-2.10-std.app.zip, io ho salvato il file ZIP anche sul mio spazio Box, puoi trovarlo all’indirizzo go.gioxx.org/mcgimp2-10. Sul sito di Partha puoi anche trovare ulteriori distribuzioni modificate (anche di altre versioni di GIMP) e diverse risorse aggiuntive, alle quali ti consiglio di dedicare una tua occhiata.

Io ho già provveduto all’installazione dell’applicazione (scompatta il file ZIP e sposta in Applications, nda), la quale però necessita di sblocco da parte tua perché chiaramente lo sviluppatore non è verificato (puoi sbloccare l’esecuzione dal solito pannello Sicurezza e PrivacyGenerali.

Il gioco è fatto, bentrovato GIMP:

macOS: Gimp 2.10 (non ufficiale) 1

Ora tocca a te, va e installa l’ultima versione dell’editor gratuito! :-)

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