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Non è la prima volta che mi viene chiesto, scrivo e pubblico un pezzo rapido così che sia più semplice per tutti capire se è arrivato il momento di cambiare la batteria del proprio iPhone, così da uscire (almeno nella teoria) dal tunnel della depotenziazione confermata da Apple qualche tempo fa (lo sanno anche i muri, credo sappia anche tu di cosa sto parlando). Ciò che ti serve è un Mac (iMac o Macbook, non ha importanza) o, nel caso in cui tu non lo abbia, un’applicazione da scaricare e installare su iPhone direttamente da AppStore.

iPhone: come posso capire se devo cambiare la mia batteria?

In generale, uno stato di usura batteria che porta la carica massima sfruttabile al pari (o al di sotto) dell’80% è da considerarsi già papabile per la riparazione (sostituzione della batteria).

Detto ciò, ecco le due alternative che ti suggerisco.

Mac e coconutBattery

coconutBattery è uno di quei tool che esistono da sempre, e che devono essere sempre tenuti a portata di clic, perché tanto piccoli quanto fantastici quando ce n’è bisogno. Si scarica gratuitamente dal sito web ufficiale coconut-flavour.com/coconutbattery, e ne esiste una versione Plus che è nata per sostenere il progetto in futuro, introducendo alcune ulteriori funzionalità davvero niente male.

In origine è stato sviluppato per tenere d’occhio l’usura della batteria del MacBook (e l’ho scaricato qualche anno fa proprio per questo motivo), per poi introdurre in seguito il controllo della batteria di iPhone e iPad (oltre che iPod, se ne possiedi ancora uno). Una volta collegato il tuo iPhone via cavo al Macbook (o iMac), autorizza il PC a connettersi allo smartphone (ti comparirà la solita richiesta di conferma a video su iPhone), quindi apri coconutBattery e spostati nella scheda relativa al tuo iPhone per verificarne la capacità di batteria e l’usura attuale:

iPhone: come posso capire se devo cambiare la mia batteria? 1

iPhone e Battery Life

Altra accoppiata scoperta per caso un paio di anni fa circa, poi suggerita più e più volte, costituisce la concreta e unica alternativa al collegamento tra iPhone (o iPod / iPad) e Mac, senza neanche inserire in equazione la visita presso l’Apple Store più vicino (perché ti ricordo che, prendendo appuntamento, puoi far controllare lo stato di usura della tua batteria anche in Apple Store o centro autorizzato).

Battery Life è un’applicazione gratuita (guadagna sulla pubblicità che ti mostra all’interno di ogni sua schermata, nda) che puoi scaricare direttamente da AppStore, oppure utilizzando il badge qui di seguito:

Battery Life
Battery Life
Developer: RBT Digital LLC
Price: Free+

Estremamente chiara e semplice da utilizzare, una volta installata e avviata ti mostrerà immediatamente le informazioni relative alla batteria e alla sua usura, fornendo inoltre grafici, cronologia e calcoli che ti permetteranno di capire quante ore di vita ha a disposizione lo smartphone se continuerai a utilizzarlo. Ti mostro qualche screenshot catturato dall’applicazione (il telefono è il mio iPhone 6 aziendale):

Condizioni imposte da Apple

Te le riporto qui di seguito, così che possano tornarti immediatamente comode. In linea di massima, se dovesse servirti qualche altra informazione, ti rimando al documento ufficiale di Apple che trovi all’indirizzo support.apple.com/it-it/iphone/repair/battery-power:

Fino al 31 dicembre 2018, il prezzo dell’intervento di assistenza per le batterie fuori garanzia è di € 29 per tutti i modelli idonei iPhone 6 o successivi. L’intervento di assistenza per la batteria al prezzo di € 29 è limitato a una riparazione per iPhone.

I problemi causati da danni accidentali non sono coperti dalla garanzia limitata Apple. I prezzi si applicano solo alle riparazioni della batteria eseguite da Apple. Altri service provider potrebbero stabilire prezzi diversi. Aggiungeremo un costo di spedizione di € 12,20 se la riparazione richiede la spedizione e non è coperta da garanzia o da AppleCare+. Tutti i costi sono espressi in euro e sono comprensivi di IVA.

In conclusione

Ora dovresti avere tutte le informazioni necessarie per poterti muovere e capire se è arrivato il momento di approfittare del cambio batteria a 29€ presso l’Apple Store più vicino a te! In caso di dubbi, come al solito, puoi utilizzare l’area commenti che trovi qui di seguito.

Cheers.


Immagine di copertina di Radovan on Unsplash
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Apparentemente una funzione banale e assai semplice a parlarne con il collega alla macchinetta del caffè, cosa che però nella pratica cambia, perché non esiste a oggi nulla che ti permetta di fare un merge tra librerie fotografiche gestite dal noto programma di Apple, incluso nel suo Sistema Operativo. Meglio ancora se uno dei player fa parte di un vecchio portatile, mai aggiornato magari (te lo ricordi iPhoto?).

Photo by Trevor Brown

Sì perché parrebbe che una vera funzione di merge disponibile in Foto non sia ancora stata prevista, e che tocca quindi fare un giro strano (mettendo mano al portafogli, anche se si tratta di qualche spicciolo), perché richiede spazio iCloud, e quasi certamente i tuoi 5 GB gratuiti non basteranno.

A volerla sintetizzare, caricheremo le nostre fotografie (quelle raccolte nella libreria che a oggi stai utilizzando quotidianamente, e che forse alimenti anche da iPhone e iPad) nello spazio Cloud di Apple, per poi rendere primaria una diversa libreria fotografica, la quale si sincronizzerà a sua volta con i server di Cupertino, allineando quindi tutti i nostri scatti, raccogliendoli in un solo posto.

Nello specifico

Sposta le librerie fotografiche che vuoi unire sotto una stessa cartella (Immagini andrà benissimo), o tieni tutto su disco esterno, poco male, l’importante è mettere sul piatto tutto quello che c’è da fare. Apri Foto e assicurati che la libreria attualmente utilizzata vada già a finire nel Cloud di Apple. Puoi vederlo dalle PreferenzeiCloud:

macOS: unire più librerie fotografiche 1

Se l’opzione “Libreria foto di iCloud” non è attiva, attivala. È qui che il programma ti notificherà la mancanza di spazio sul tuo account Cloud gratuito se le fotografie sono più del dovuto (ti verrà fornita l’occupazione totale della libreria e –di conseguenza– il piano suggerito per l’upgrade). Considera che questa operazione può avere un costo “one-shot“, paghi solo il mese in cui stai eseguendo il lavoro (non c’è periodo di tempo inferiore al mese), poi potrai immediatamente effettuare il downgrade per tornare all’account gratuito.

Attento però: se l’occupazione totale delle librerie supera lo spazio suggerito per l’upgrade, scegli l’offerta superiore (aumenta sì l’investimento per quel mese, ma anche lo spazio a disposizione). Per capire con che dimensioni stai “giocando“, fai clic con il tasto destro del mouse su ogni libreria che possiedi, quindi verifica dalle informazioni lo spazio occupato sul disco fisso. Sommando tutte le occupazioni, capirai che piano acquistare. Tutto chiaro?

Il dazio è pagato, procediamo con i tecnicismi

Ora che la tassa è stata pagata (hai già effettuato il downgrade? Puoi farlo anche subito, lo spazio rimarrà lì a tua disposizione fino allo scadere del mese pagato, non preoccuparti), puoi cominciare l’upload delle fotografie. L’operazione potrebbe durare molto tempo, quindi porta pazienza. Più sono le fotografie, più dovrai attendere (in tal senso, i server di Apple non hanno un gran bocchettone in ricezione per questo tipo di backup, gioca anche molto la tua velocità di connessione in Upload):

macOS: unire più librerie fotografiche 2

Al termine del primo caricamento

Se tutte le fotografie sono state caricate nel tuo spazio iCloud, chiudi Foto. Ora apri con un doppio clic una diversa libreria fotografica, Foto dovrebbe mostrarti quest’ultima. Entra nelle Preferenze e quindi iCloud. Dovresti trovarti davanti all’apparente inesorabile messaggio di impossibilità di caricare i tuoi scatti online:

macOS: unire più librerie fotografiche 3

Cosa che chiaramente cambia nel momento in cui torni alla tab precedente (la Generale) per far diventare questa la tua nuova libreria principale di sistema. Fai clic su Usa come libreria foto di sistema e confermalo quando a video comparirà il messaggio di avviso che ti mette in guardia riguardo la disattivazione del backup in iCloud:

Dopo aver confermato, torna nel pannello dedicato a iCloud e riattiva il caricamento della libreria, così che tutte le foto già caricate vengano sincronizzate con il tuo Mac, mentre quelle non ancora caricate verranno inviate al tuo account in Cloud. Fai la medesima cosa con le altre librerie, fino a quando arriverai all’ultima, che manterrai poi come quella predefinita di sistema, e sarà questa a contenere tutti i tuoi scatti.

Le controindicazioni del foglietto illustrativo

Che stavolta non compaiono e che non troverai quindi scritte in Verdana 2 grigio chiaro in fondo a un foglio. Le controindicazioni ci sono certamente, e sono facilmente intuibili anche solo leggendo l’articolo (in parte te ne ho parlato):

  • è un metodo che richiede un piccolo investimento, anche per un solo mese di servizio.
  • È lento per definizione, perché il caricamento delle fotografie su iCloud da Mac non è veloce, ma con la pazienza (e una buona connessione internet) puoi tutto.
  • Tutti i dispositivi collegati al medesimo account iCloud riceveranno gli scatti che stai caricando dalle librerie che vuoi unire, occhio quindi al piano dati di quei dispositivi, potrebbe risentirne parecchio.
  • Più sono le librerie, più queste occuperanno spazio su disco, perché se è vero che continuerai a caricare scatti mancanti su iCloud, è anche vero che questo porterà sul tuo disco locale una copia delle fotografie mancanti alla libreria sulla quale stai lavorando in quel momento. Hai terminato la migrazione di una libreria? Bene, buttala nel Cestino, inizia a fare pulizia da subito.
  • Fotografie vecchie risulteranno appena caricate nello Stream fotografico di Apple. Vuol dire che se si utilizza quella vista su iPhone noterai vecchi scatti come fossero gli ultimi disponibili, fotografie più nuove rimarranno “indietro“. Poco male invece se utilizzi (come me) la visualizzazione per anno, luogo o altra caratteristica chiave.

In conclusione

Il metodo è testato e funzionante, non è certo il più comodo in assoluto ma è quello che mi ha permesso di fare un buon merge di –parecchie– fotografie e utilizzare oggi una sola libreria Foto alquanto cicciona. Se conosci altri metodi altrettanto stabili (e magari più semplici) sei il benvenuto, parliamone insieme nei commenti, magari la prossima volta mi tornerà molto utile (e ci si scrive volentieri un articolo su).

Ah, già, giusto: so bene che si potrebbe passare per un esporta-importa da vecchia a nuova libreria, ma così facendo si vanno a perdere i metadati delle fotografie, e la cosa mi scoccerebbe alquanto.

Buon lavoro!


Credits: blog.macsales.com/40866-rocket-yard-guide-combine-multiple-photos-libraries-into-a-single-library

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EaseUS ha rilasciato un nuovo programma dedicato a tutti i possessori di sistemi Windows e dispositivi della Mela (iPhone e iPad, per capirci). Si tratta di EaseUS MobiMover, applicazione che promette di eseguire facili salvataggi e ripristini dei tuoi dati nel momento in cui ti toccherà cambiare il tuo smartphone o tablet.

EaseUS MobiMover: backup e ripristino degli "iDevice"

Stranamente disponibile solo per Windows, questa è completamente gratuita ma priva di supporto tecnico (quello è compreso nella sua versione Pro a pagamento, la licenza ha un costo di circa 40$ e promette anche aggiornamenti gratuiti a vita), puoi scaricarla tu stesso all’indirizzo easeus.com/phone-transfer/mobimover-free.html.

EaseUS MobiMover

Nonostante la localizzazione italiana non molto precisa, l’applicazione è immediatamente intuibile e semplice da utilizzare, anche perché le funzioni a disposizione sono 4, due delle quali permettono proprio il backup e il restore dei dati appoggiandosi al PC in uso (quello dove stai eseguendo MobiMover).

EaseUS MobiMover: backup e ripristino degli "iDevice" 1

Se devo pensare a un suo possibile utilizzo oltre quello del singolo utente che deve effettuare backup all’infuori di iCloud o iTunes (e in quest’ultimo caso lo capirei moltissimo, considerando la parchidermicità del prodotto Apple portato sui sistemi Microsoft!), tornerebbe molto comodo anche a chi deve –per lavoro o per mantenere rapporti familiari– effettuare più migrazioni di contenuti senza sporcare il proprio profilo o senza prendersi assegnazioni non corrette di dispositivi altrui (cosa che succede utilizzando iPhone / iPad non tuoi ma collegati al tuo iTunes).

Le operazioni sono tutte molto veloci ma non tutte funzionano come dovrebbero. Spostandoti infatti nell’ultima opzione disponibile nella schermata principale (quella chiamata “Costume“, nda), potrai esplorare e lavorare sulle singole voci che il programma è in grado di gestire, alcune delle quali inaccessibili perché bloccate dal fatto che tu faccia passare quei dati da iCloud (il programma chiede di disattivarlo temporaneamente o permanentemente se lo desideri, io lo sconsiglio caldamente se non sai quello che stai facendo), altre invece apparentemente senza spiegazione, come i messaggi SMS ricevuti / inviati e la cronologia di Safari, dati che non passano da iCloud:

Funzionano invece bene le voci relative a immagini (anch’esse solo se non soggette a Libreria iCloud sotto costante backup) e video, che potrai facilmente esportare sul PC o re-importare più comodamente rispetto alla classica cartella condivisa (ma in sola lettura) tramite iTunes, in questo caso è un nulla da eccepire.

Lanciando il backup dello smartphone (ho provato con il mio iPhone 6 aziendale) è stato ribadito il messaggio riguardante l’impossibilità di accedere ai contatti (e non solo) perché facenti parte del pacchetto in gestione a iCloud, ma è comunque potuto andare avanti (e a buon fine) portando fuori tutti gli altri dati, certo, a eccezione –confermata– di quelli che non mi spiego perché manchino all’appello:

EaseUS MobiMover è una soluzione ancora acerba per molti versi, che si basa su una buona idea seppur non ancora del tutto chiara e –soprattutto– non nuova rispetto al mercato dei numerosi competitor che mettono a disposizione prodotti di pari valore economico (quindi gratuiti, con magari un’offerta a pagamento che offre qualcosa in più) e già disponibili su più sistemi (penso a macOS, nda). La semplicità di EaseUS MobiMover è certamente un punto a suo completo favore, ma si può (e si deve) fare di meglio con la localizzazione (sarebbe carino) ma soprattutto con il corretto funzionamento di ogni singola voce dedicata ai dispositivi della mela morsicata.

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Oggi voglio proporti un articolo già scritto, rivisto e pubblicato su IF Magazine (piattaforma di BNP Paribas Cardif), con la quale collaboro. Quella che leggerai qui di seguito è la versione originale, quella che ricalca fedelmente le mie idee, senza tagli, ma che -soprattutto- si rivolge a te, come se ci stessimo facendo una chiacchierata alla macchina del caffè, proprio come piace a me :-)

Il tuo corpo è unico, o per lo meno è raro trovare in giro quella combinazione di tratti somatici, voce e impronte che, messi insieme, restituiscono un risultato che possa essere confuso anche dall’occhio più attento.

Dapprima il PIN (storico, sempre esistito anche sulle prime carte SIM degli anni ’90), poi le password più complesse, e così le combinazioni, le impronte, la voce, il volto e molto altro ancora. Un solo scopo: sbloccare nel minor tempo possibile l’accesso lecito al nostro smartphone, lasciando fuori le persone indesiderate.

Dal fingerprint al riconoscimento facciale, com’è cambiata la nostra interazione con i device tecnologici?

Torna indietro un attimo

Contrariamente agli anni ’90 e i primi Motorola approdati qui da noi, sui quali le schede del monopolista italiano cercavano di non farsi infastidire poi troppo da un nuovo competitor rappresentato da una splendida modella australiana (te lo ricordi, vero? Gli anni passano anche per te, fattene una ragione), il trascorrere del tempo ha cominciato a far sentire la crescente necessità di proteggere quei contenuti sensibili che oggi, su smartphone ben più evoluti, costituiscono buona parte della nostra base dati, conoscenze, appuntamenti, quotidianità.

Il PIN della SIM (quest’ultima costituiva l’unico spazio di memoria occupabile, te lo ricordo) era assolutamente sufficiente a tenere lontano coloro che non dovevano poter accedere alla nostra rubrica e a quei primi “short message” (SMS); bastava semplicemente riavviare il telefono per attivare la protezione. La prima vera evoluzione porta il nome di Nokia, pioniere e autorità in un campo dove oggi viene ricordato più per quanto fatto in passato, che per quanto in cantiere in ottica contemporanea e futura.

iPhone, seguito poi a ruota da Android, costituisce l’ulteriore passo in avanti, stavolta gigantesco, che impone la fine della memoria disponibile nella carta SIM. Quello che può essere volgarmente chiamato ferro è in realtà qualcosa che è possibile cambiare in qualsiasi momento, perché il proprio numero di telefono segue la scheda SIM (non necessariamente la stessa di 10 anni fa, tanto per aggiungere carne al fuoco), e tutto ciò che costituisce il nostro mondo digitale trova spazio su programmi installati nel PC, quelli che ti hanno permesso di fare backup anni prima dell’avvento del Cloud.

E quindi?

E quindi oggi tutto ciò che ti rappresenta trova spazio –prima di tutto– nel tuo smartphone. La tua mail, i tuoi contatti, i tuoi ricordi. Proteggere questi dati diventa fondamentale e sono quindi nate nuove tecniche che provano a impedire accessi non autorizzati ai nostri quotidiani compagni di viaggio (tendo ormai a considerare così smartphone, tablet, PC).

Dico “provano” perché ogni medaglia ha una seconda faccia, e ogni tecnologia nasce insicura per definizione, o per lo meno ci sarà sempre qualcuno che farà di tutto per aggirare l’ostacolo, legalmente o meno.

Affidiamo tutto ai metodi di sblocco dei nostri gadget, un PIN numerico o una combinazione alfanumerica più complessa, una sequenza di trascinamento, un’impronta digitale, un volto, un occhio, la voce. Ognuno di questi ha potenzialmente una falla, spesso causata da noi utilizzatori. Perché se è vero che un’impronta digitale è di più difficile riproduzione, sembra lo sia molto meno una fotografia che inganna un controllo approssimativo del volto, o magari una lente a contatto che va a sorpassare il controllo dell’iride, una voce registrata il microfono. Il PIN, possibilmente complesso da indovinare ma facile per te da ricordare, continua a rimanere la tecnica di protezione migliore, quella spiaggia che –tanto per voler andare “off topic”– in America nessuno ti potrà chiedere di inserire per sbloccare forzatamente il tuo smartphone (contrariamente invece all’impronta digitale o all’iride) :-)

In attesa quindi che un futuro prossimo ci permetta di utilizzare il cuore per sbloccare il nostro dispositivo (sto parlando di questa notizia relativamente nuova), e con la speranza che questo sia il più sicuro dei metodi, non ti resta che scegliere un codice di sblocco alfanumerico complesso, non mettendoti in scacco da solo, ovvero:

  • il codice deve essere sì complesso, ma ricorda che dovrai utilizzarlo ogni volta che avrai bisogno del tuo dispositivo, non esagerare, potresti arrivare facilmente all’esaurimento nervoso e tirarlo dalla finestra;
  • evita di utilizzare dati che è possibile scoprire con estrema facilità nell’era di Facebook e dell’homo social, la tua data di nascita (così come quella di tua moglie o di tuo figlio) è da evitare come il maglione d’estate in spiaggia, giusto per rendere l’idea, e la stessa cosa vale per numeri di telefono, civici di casa o targhe automobilistiche, e per qualsiasi altro dato così alla portata di chiunque;
  • ti devi basare sul principio universale secondo il quale una password robusta è qualcosa di molto distante dall’associazione randomica di lettere e numeri che non hanno connessione alcuna. Te la faccio semplice: “Il cavallo bianco di Napoleone” è più sicura che “Eq2187.!_saju%$” (per i feticisti: 122 bits contro 91, eppure la prima è decisamente più semplice da ricordare);
  • l’impronta è e resta una buonissima alternativa in terra nostrana, perché è immediata e trova il suo backup nel codice di cui sopra;

Tutto chiaro?

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Ok, tutto è stato svelato. I rumors ancora una volta non erano solo rumors, le innovazioni non erano troppo innovative, il dado non è del tutto tratto, bla, bla, bla. Questo è il mio solito sproloquio che riservo a ogni evento importante di Apple, facendo regolarmente passare quel bagaglio di ore necessario affinché gli animi si calmino e trovino la pace interiore (almeno in parte).

Prima di partire, ti propongo il solito chiarimento: non sono un fanboy e non mi schiero con una o l’altra fazione e, soprattutto, ognuno è libero di fare quel cacchio che vuole con i propri soldi. Tutto chiaro? Bene, cominciamo.

One more thing, storie di iPhone X e faide popolari 1

Non visitare Facebook, limita al massimo l’accesso a Twitter e fai un bel respiro prima di aprire il tuo feed reader, perché per almeno una settimana (ho detto almeno), non si parlerà di altro. Tutto questo trambusto è causato dal più appariscente di casa, vero erede di un iPhone 7 che lascia spazio a una versione 8 passata quasi del tutto inosservata, ignorata, buttata giù come fosse una bambola. Apple presenta la decima, che “salta la prossima generazione” per presentare qualcosa di più innovativo, più bello, più Wow, “il miglior iPhone di sempre” (cit.), e che poi risulta essere proprio così per il cliente medio di Apple.

Metto subito le mani avanti e ti ricordo che, secondo il mio personale punto di vista, Apple continuerà a essere passi avanti al mercato concorrente perché:

  • è “in grado di fare di più, utilizzando meno: la sua accoppiata CPU e RAM sembra impallidire al cospetto dei top di gamma Android disponibili sul mercato, eppure è capace di reggere un gran quantitativo di lavoro. Questo perché hardware e software formano una simbiosi unica. Un iPhone non potrebbe far girare fluidamente Android, potresti accorgerti di malfunzionamenti e instabilità che in iOS non noti (se non in rare occasioni). L’ecosistema vince, e questo –per chi ha provato entrambi i prodotti– è oggettivo.
  • Ha una rete di assistenza che mette il cliente al centro dell’attenzione. Qui potrebbe intervenire il mio amico Alberto dicendo che la pacchia è finita e che non è più lineare come una volta. È vero, gli Apple Store (e anche i centri di assistenza autorizzati) hanno iniziato a non essere più di manica così larga, facendo maggiori controlli e resistenza alla richiesta di una riparazione o di un cambio alla pari, alzando dove possibile le tariffe in caso di rotture e danneggiamenti causati dall’utilizzatore. Resta però, volente o nolente, una rete specializzata che “non ti lascia mai a piedi“, contrariamente a diversi produttori che montano Android e che pretendono che lo smartphone danneggiato venga inviato al centro di assistenza europeo, per essere poi rispedito al cliente dopo 20 giorni di attesa (non sempre, talvolta si va anche molto oltre).
  • Nonostante gli anni sulle spalle, gli iPhone rimangono oggetti con il più alto valore di vendita sul mercato dell’usato. Non è una cosa scritta nella bibbia oppure inventata dal tuo vicino che “capisci a me, ci penso io“, è oggettivamente dimostrabile dando un’occhiata a siti web che vendono ricondizionati, a siti d’annunci dove chiunque può disfarsi di un oggetto non più utilizzato, o magari da esperienze personali che hai avuto in passato. Vendere il tuo vecchio iPhone è facile e quasi sempre remunerativo (non ci guadagnerai, ma riuscirai anche a non perderci molto rispetto al divario che si crea sui top di gamma Android).
  • Il supporto è garantito per molti anni a venire. Allo stato attuale delle cose, è proprio Apple quella che sta garantendo il maggior periodo di supporto per i propri prodotti e sistemi operativi. È dell’anno scorso l’articolo del Wall Street Journal che analizza il cutoff di iOS sul parco macchine della mela, e vale ancora oggi: graphics.wsj.com/the-ios-cutoff/?mod=e2tw. Se vuoi seguire poi le evoluzioni e gli aggiornamenti sulle compatibilità, prova a dare un’occhiata a iossupportmatrix.com (aggiornato a iOS 11).

Ora, tolto questo, ti dico perché non c’è nulla di realmente innovativo oltre la tecnologia FaceID (che, come da tradizione, ha fallito la prima demo pubblica a causa del codice non immesso per il primo sblocco post-accensione) che prende il posto del vecchio (?) TouchID. Non c’è nulla perché di doppie fotocamere ne abbiamo già viste, così come abbiamo già visto i monitor edge-to-edge e la carica a induzione, abbiamo visto le certificazioni IP67 e anche le 68, non ancora disponibili per gli smartphone della mela. Se poi vogliamo buttarla sul goliardico beh, allora potrei dirti che le nuove Animoji sono spettacolari, e non vedo l’ora di mandare a cagare qualcuno facendolo dire alla faccina più adatta a vincere l’oscar come migliore attrice protagonista.

Mano al portafogli

Il nuovo giocattolo ha un costo importante, soprattutto qui da noi. iPhone X parte da 1189€ e arriva fino a 1359€ per il taglio di memoria da 256 GB. Ciò è la dimostrazione di quanto una costante leva economica applicata da Apple, ma anche da Samsung, colpisce nel segno e incontra l’approvazione pubblica che, dopo aver tirato fuori dal cilindro decine di lamentele di rito (cosa che si confà a noi italiani in particolar modo), corre poi a scovare e sfruttare il miglior modo per ottenere il neonato dispositivo cercando di ammortizzarne quanto più possibile i costi, dilazionandoli all’infinito magari. Dal ragionamento restano esclusi chiaramente tutti coloro che sono già pronti a mettersi in fila davanti agli Apple Store di tutto il mondo, la carta di credito trema già.

Se non fosse però stato abbastanza chiaro il mio incipit, te lo ripeto: i soldi sono i tuoi, puoi farci quello che vuoi e nessuno (nessuno, l’ho già detto?) potrà dirti come meglio spenderli.

Sulla qualità del prodotto in sé non dobbiamo neanche discuterne. Che tu sia già un cliente Apple o che tu voglia diventarlo per la prima volta (però, che gran battesimo!), iPhone X rappresenta il meglio che a oggi ha da offrire la società della mela, coadiuvata da una pomposità che appartiene al DNA dell’ufficio Marketing (e relativi rappresentanti) che continueranno a ripeterti quanto tu sia fortunato nel poter possedere un tale gioiello di tecnologia, facendoti credere che tutto sia nuovo, tutto sia fico e che tutto sia stato inventato da Pippo Baudo Apple, anche quando così non è.

Il dado è realmente tratto e i passi in avanti della tecnologia ci hanno ormai abituato a non poter più provare l’effetto Wow, perché non c’è più nulla di realmente importante da scoprire. La vera rivoluzione l’abbiamo già vissuta, e porta la firma di Steve Jobs, apposta circa 10 anni fa. L’evoluzione ci consente di migliorare la nostra vita quotidiana, di renderla sempre più comoda, su questo non può esserci dubbio. A questo punto, l’unica vera differenza sta nella qualità del servizio, nel supporto, nell’assistenza tecnica; e su questi aspetti fondamentali ancora molti (troppi) devono sedersi sui banchi di scuola e dare retta alla maestra.

Calma quindi il sangue freddo, ragiona e scegli il prodotto che fa realmente per te, io posso solo aiutarti a fissare dei punti d’analisi che possono portarti a un buon risultato finale.

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