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Quando ho deciso di spendere quei 40€ per l’acquisto di una Amazon Fire TV Stick, l’intenzione era quella di provarla e capire se potesse fare al caso dell’ambiente cucina e living poco smart dei miei genitori, con televisori collegati –fino a oggi– ai piccoli Roku targati e personalizzati NOW TV, abbastanza limitati nei movimenti, ormai non al passo con i tempi. Ti racconto com’è andata e perché potresti farci anche tu un pensierino, se l’intenzione è quella di poter personalizzare (di molto, rispetto al semplice Cast) il tuo rapporto con il televisore e i contenuti video.

Amazon Fire TV Stick | Basic Edition: ha senso l'acquisto? 1

Amazon Fire TV Stick

Parto con il dirti che sono stato utilizzatore di Google Chromecast per anni, e ancora prima di Apple TV (subito prima che il TvOS lasciasse il giusto spazio allo Store e alle applicazioni di terze parti, quando statisticamente in casa Android ha preso il sopravvento), questo mi è sempre bastato, streaming diretto dai miei dispositivi e decoder satellitare per tutto il resto. Amazon Fire TV Stick non era prevista, così come un qualsiasi altro box TV Android più carrozzato e specifico. Amazon Fire TV Stick può collocarsi in una fascia di mercato medio-bassa, dedicata a chi vuole rendere smart il proprio televisore, completandolo con applicazioni che sei abituato a usare quotidianamente su smartphone o tablet (entro i limiti hardware imposti dal prodotto).

Nella sua versione Basic Edition, Amazon Fire TV Stick propone la chiave da collegare alla porta HDMI del televisore (con relativa prolunga, per farla un pelo più assomigliare a Chromecast e per aiutare chi ha posizionato il televisore a corta distanza dal muro), un cavo microUSB e un comune adattatore da inserire in una presa per l’alimentazione, inclusi anche telecomando Fire TV e 2 batterie AAA (il telecomando può essere “sostituito” dall’applicazione Fire TV per Android e iOS).

Amazon Fire TV
Amazon Fire TV
Price: Free
Amazon Fire TV
Amazon Fire TV
Developer: AMZN Mobile LLC
Price: Free

Ho iniziato a configurarlo, installare nuove applicazioni approfittando delle proposte Amazon in primo piano, per poi perdermi in un mondo di personalizzazioni fatto perlopiù di alternative realizzate da terzi, ben distanti dalla raccolta organizzata in malo modo dal big del commercio (sì, non sopporto davvero l’organizzazione delle categorie e suddivisione delle applicazioni proposte da Amazon, oltre il “Primo piano” si entra in un pozzo di confusione più unico che raro).

Acquistare una Amazon Fire TV Stick oggi vuol dire riuscire a portare sullo schermo di casa Amazon Prime Video, servizio altrimenti non “castabile” (fa schifo, lo so, è per fartela rapida) a causa della solita annosa questione legata all’antipatia tra Google e Amazon (la stessa che ha causato la magica sparizione dell’applicazione YouTube proprio da Fire TV Stick, ora accessibile solo tramite browser, nda). Fino a oggi, l’unico modo che avevo per guardare Prime Video oltre l’utilizzo dell’iPad Mini (limitato quindi dalla sua massima diagonale di monitor) era accendere la Xbox One X e utilizzare l’applicazione installata dallo Store di Microsoft:

Amazon Prime Video
Amazon Prime Video
Developer: Amazon Development Centre (London) Ltd
Price: Gratis

L’interfaccia, fatta eccezione per l’organizzazione delle applicazioni installabili in un secondo momento (come già detto qualche riga più su), è sufficientemente valida e semplice da utilizzare, si può intuire quanto basta come e dove muoversi, ma si potrebbe fare di gran lunga meglio (qui Netflix può solo fare scuola, così come in generale un qualsivoglia buon launcher per Android).

Posso dirti che rispetto a Chromecast, Amazon Fire TV Stick è certamente più comoda per una questione di libertà rispetto ai dispositivi posseduti, ma scomoda per quello che riguarda il controllo dello streaming (un Plex che trasmette a Chromecast può essere facilmente controllato dall’area notifiche dello smartphone, per mettere in pausa o muoversi in avanti / indietro rispetto al momento che si sta visualizzando con un solo clic), con però il minimo comune denominatore dovuto alla compatibilità con un numero limitato di applicazioni, cosa che con Amazon Fire TV Stick si nota molto meno, grazie alla possibilità di personalizzazione (più ampia rispetto al concetto espresso da Amazon stessa).

Personalizzazione

È forse questo il paragrafo più interessante per il cliente finale, soprattutto con quello che adora mettere le mani sotto al cofano senza accontentarsi di ciò che che viene proposto dal libretto di istruzioni. Ciò che ti serve avere a disposizione per poter procedere con questa parte di articolo è uno smartphone o tablet Android (ultima spiaggia è un emulatore installato sul tuo PC, come BlueStacks), che ti renda la vita maggiormente comoda grazie all’applicazione Apps2Fire:

Apps2Fire
Apps2Fire
Developer: Koni
Price: Free

Prima di partire: modalità sviluppatore

Per poter operare su Fire TV Stick in totale (o quasi) libertà, ti servirà attivare la modalità sviluppatore e la comunicazione ADB (quest’ultima fondamentale per lo scambio dati via IP con Apps2Fire). Per effettuare la modifica dovrai andare nel menu Impostazioni, spostarti in Dispositivo, quindi Opzioni sviluppatore, e infine attivare Debug ADB e Applicazioni da fonti sconosciute.

Configurazione di Apps2Fire

Ora che la Fire TV Stick è pronta, apri Apps2Fire così da poterla configurare. Spostati nella schermata di Setup (l’ultima) e inserisci l’indirizzo IP della tua Fire TV Stick. Se non conosci quest’ultimo, vai nelle Impostazioni di Fire TV Stick, spostati sotto DispositivoInformazioni → Rete, leggi sulla destra i dettagli e riporta l’indirizzo IP nell’applicazione:

Fai clic su Save, verrà tentata la connessione alla tua Fire TV Stick. Fatto ciò, si può procedere con qualche piccolo esperimento.

Mediaset Infinity

Altro servizio che ho sempre mandato in streaming via Chromecast e che, con l’aiuto di Apps2Fire, è possibile installare su Fire TV Stick anche se non dichiarato compatibile (e quindi non disponibile nelle applicazioni proposte nell’elenco ufficiale di Amazon). Tutto nasce da un thread all’interno del forum di XDA, dicembre dello scorso anno: forum.xda-developers.com/fire-tv/themes-apps/app-mediaset-infinity-apk-android-tv-t3715377.

Sky Online o Mediaset Infinity? La verità sta sempre nel mezzo 5

La procedura di installazione è semplice e te la riporto qui di seguito (già verificata con successo).

Via Smartphone (e Apps2Fire)

  • Scarica tramite smartphone (tablet o Android su PC) il file APK di Infinity per TV che trovi su XDA. Per tua comodità, ne ho salvato una copia all’indirizzo gioxx.org/fire/apk/Infinity_1.0.5.apk.
  • Apri Apps2Fire, spostati sotto Fire TV Apps e fai clic sull’icona Upload (quella con la freccia rivolta verso l’alto) per iniziare la procedura di caricamento APK. Salvo errori, il pacchetto di Infinity si troverà all’interno della cartella Download del tuo smartphone, fai clic su di esso e lascia che Apps2Fire faccia il resto, caricando sulla Stick Infinity e installandola.

Avvia l’applicazione ed effettua il login, goditi ora il catalogo Mediaset al quale hai accesso.

Via Fire TV Stick

  • Installa Downloader (programma suggerito già alla prima installazione di Amazon Fire TV Stick), aprilo e puntalo all’indirizzo go.gioxx.org/infinityapk, questo ti permetterà di scaricare l’APK di Infinity nella memoria di Fire TV Stick, dovrai solo installare manualmente l’applicazione.

C’è solo Infinity?

Amazon Fire TV Stick (Basic Edition): è un acquisto sensato? 3

Affatto. C’è TIMVision, ma anche SkyGo o RaiPlay, APK che trovi facilmente tramite GitHub, puntando il browser all’indirizzo github.com/TheMiguelBi/APP_for_Amazon-Fire-Tv-Stick_BasicEdition e che puoi installare con gli stessi metodi che ti ho riportato sopra per Infinity.

La RAI, per esempio, preferisco richiamarla tramite Kodi (e insieme a lei anche La7, Mediaset On Demand e altro ancora).

Kodi per Fire TV Stick

Il mondo che include altri mondi, Kodi è il Media Player che da anni monopolizza i Media Center di molti salotti o semplici postazioni da lavoro portatili. Puoi installarlo anche su Fire TV Stick, è semplice e puoi farlo rapidamente tramite Downloader. Ti ho creato un collegamento rapido che punta alla giusta versione per l’architettura utilizzata dalla Stick di Amazon: go.gioxx.org/firekodi.

Amazon Fire TV Stick (Basic Edition): è un acquisto sensato? 4

Una volta installato, puoi espandere i confini del semplice Media Player locale arricchendolo di plugin che puoi facilmente reperire online, chiaramente aggiungendo sorgenti sorgenti esterne.

Prima di continuare

Ti tocca abilitare l’installazione di plugin di terze parti da fonti sconosciute, un po’ come fatto prima per l’installazione degli APK in Fire TV Stick. Vai nelle Impostazioni e spostati in Add-ons, quindi abilita l’opzione Fonti sconosciute (nella parte di destra, come in immagine di seguito seppur in lingua inglese):

Amazon Fire TV Stick (Basic Edition): è un acquisto sensato? 6

Ora puoi procedere

Per farlo vai nelle ImpostazioniFileAggiungi Sorgente, quindi fai clic su <Nessuno> e imposta l’URL verso il repository dei plugin (e non solo) da installare, per esempio https://gioxx.org/fire, spazio personale che ho creato per raccogliere alcuni plugin sicuramente funzionanti e testati, messi anche a tua disposizione. Una volta dato un nome e aggiunta la sorgente esterna, potrai richiamarla per l’installazione di file ZIP.

Spostati nella schermata degli Add-on e scegli di installarne da Repository (Installa da repository), quindi fai clic su “..” (è la prima voce in alto in ordine alfabetico, servirà per salire di un livello) → Installa da un file zip.

Amazon Fire TV Stick (Basic Edition): è un acquisto sensato? 5

Scegli ora il repository esterno che hai precedentemente inserito in Kodi e seleziona il file ZIP da installare. Nella sorgente esterna che ti ho messo a disposizione troverai alcuni plugin potenzialmente interessanti anche per te, come quello dedicato alla Rai, Mediaset On-Demand, La7 e altri ancora, devi solo prenderti un po’ di tempo per effettuare i tuoi test.

In conclusione

Da qui in poi, ti basterà qualche ricerca Google e del tempo libero perché di grandi limiti associati a Kodi io non ne ho trovati. C’è tanto da scoprire, e Amazon Fire TV Stick ti offre la possibilità di farlo a un giusto prezzo, per lo meno fino a quando non deciderai di crescere (alzare l’asticella dai, mica mi riferisco alla tua età anagrafica!) e guardare con interesse al mercato dei box Android che offrono maggiori prestazioni (processori, RAM e memoria disponibile dai tagli decisamente più alti rispetto alla configurazione comunque valida di Fire TV Stick).

Acquistare Amazon Fire TV Stick per un cliente Prime vuol dire spendere circa 40€ (39,99€), che diventano 60 (59,99€) per chi cliente Prime non lo è. Il mio consiglio è quello di acquistare il prodotto se sei cliente Prime, o farlo fare al collega di lavoro (o amico) che lo è e che potrà acquistarne fino a due con il proprio account, perché per 60€ probabilmente punterei su altro (o conserverei quel budget per aggiungerci qualcosina e acquistare un box più performante).

Di certo c’è che l’esperienza rispetto a Google Chromecast cambia parecchio, e devo rimangiarmi la parola (basata un po’ sulla fiducia) verso coloro ai quali avevo detto che acquistare Amazon Fire TV Stick era inutile se si possedeva già Chromecast. Si possono fare maggiori esperimenti e far funzionare applicazioni non compatibili con Chromecast, senza metterci di mezzo una terza parte costituita dagli smartphone o tablet che mandavano il loro Cast verso il televisore, talvolta rimettendoci in qualità e stabilità di segnale (con Plex queste cose si notavano parecchio, soprattutto su flussi streaming esosi).

Per qualsiasi dubbio o ulteriore informazione inerente l’articolo, ti ricordo che l’area commenti è a tua totale disposizione :-)

Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)
× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato di tasca mia per capire se potesse fare al caso dei miei genitori, ho finito per tenerlo, personalizzandolo per le esigenze di casa mia e di Ilaria!
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Questo è un altro di quegli articoli già pronti da tempo, ma che tu leggerai solo in seguito al verificarsi di una particolare condizione, in questo caso si trattava di semplice attesa, sono rimasto in standby fino a quando il prodotto non è stato ufficialmente presentato alla stampa. Ora tocca anche a me, che ci ho “vissuto” gli ultimi mesi insieme.

Si chiama Sky Q, ed è probabilmente il futuro che molti sceglieranno di vivere per la fruizione dei contenuti che più adorano, Regole non più dettate né tanto meno scritte, un taglio netto con il passato, migliorando persino quella che fino a oggi è stata la già importante funzione del play on-demand impensabile per molti fino a qualche anno fa (prima che Sky introducesse sulla TV più tradizionale il concetto di Restart o download e visione in differita, o anche pausa e recupero tramite registrazione tampone su disco).

Sky Q: il futuro della fruizione dei contenuti TV

Sky Q

Non chiamarlo Decoder, lo è ma sarebbe riduttivo. È un Media Center per certi versi rivoluzionario rispetto a quanto siamo stati abituati a vedere e usare in questi ultimi anni. Se sei un cliente Sky e vivi la simbiosi con il telecomando che ormai sei abituato a vedere in una marea di case italiane, scorda tutto e inizia a fare spazio per le novità.

Quello che ho fatto, nel tempo, è stato raccogliere impressioni, esperienze, racconti da diario di bordo, che poi è stato un po’ il minimo comune denominatore dell’avventura Sky Q iniziata ormai diversi mesi fa, in un periodo di test durante il quale il silenzio doveva necessariamente regnare sovrano, e le uniche persone che hanno potuto vedere in azione il nuovo giocattolo erano quelle che ci venivano a trovare a casa nostra.

Quello che oggi ti propongo è un succo (bello denso) di ciò che fino a oggi io e Ilaria abbiamo potuto vedere, provare, tentare di piegare alle nostre esigenze talvolta perdendo lo scontro, talvolta vincendolo. Un prodotto che è pronto per il mercato (lo dimostra la sua commercializzazione ufficialmente ai nastri di partenza il prossimo 29 novembre), ma che ancora qualche piccola zona d’ombra ce l’ha, risultato brillante che comunque non viene poi molto inficiato, perché in tutta onestà ho già ammesso che non tornerei più indietro.

Installazione

Sky Q: il futuro della fruizione dei contenuti TV 3

Una telefonata con il Call Center di Roma, un appuntamento, un tecnico dedicato e 3 ore di slot durante le quali sarebbe stato necessario adeguare l’impianto (condominiale, nda) e sostituire il nostro decoder MySky HD, perdendo ogni registrazione salvata su esso. Insieme al nuovo decoder principale (quello che poi si scoprirà essere il Platinum della nuova offerta Sky Q), verrà installato uno Sky Q Mini, ricevitore “client” che prende ogni dato dall’unità principale e che –quindi– non ha più bisogno di un cavo satellitare dedicato, né tanto meno di una Smart Card. Ciao e grazie per tutto il pesce, Multivision (una gran bella novità per coloro che hanno dovuto rinunciarci in passato, proprio a causa della limitazione del cablaggio casalingo).

Sky Q installato e funzionante, subito in rete perché cablato diretto sul router di casa, Sky Q Mini installato e sincronizzato abbastanza rapidamente, è servito qualche minuto in più per scaricare un firmware più aggiornato e allineare sia l’unità principale che la periferica (è Sky Q che distribuisce poi il firmware ai Mini che trova in giro per la casa, nda). Smart Card nuovamente riattivata e finalmente Sky TG 24 sul monitor, canale di default del bouquet base. Certo qualche intoppo c’è stato, causato da una instabilità sommaria dei firmware ancora in beta chiusa, ma tutto si è risolto per il meglio tramite opportune segnalazioni e aggiornamenti arrivati in seguito.

Una rapida panoramica su tutte le nuove funzioni e sull’interfaccia rinnovata, una configurazione del telecomando di Sky per pilotare anche il televisore. Un caffè e due chiacchiere, l’intervento poteva considerarsi concluso.

Specifiche tecniche

Sky Q: il futuro della fruizione dei contenuti TV 6

Puro spettacolo per chi possiede più pacchetti e più membri della famiglia pronti a registrare qualsiasi programma, film o serie televisiva. Ciò che manca all’appello del nuovo Sky Q è il promemoria per l’inizio di un evento, per questo motivo la registrazione diventa protagonista fondamentale di tutto. Le contemporaneità considerando anche il canale che si sta visionando diventano 5, un numero impressionante considerando il passato.

Tutto questo viene permesso dai 12 tuner satellitari totali presenti nel prodotto. 4 vengono utilizzati per le registrazioni contemporanee, 5 per la visione dei canali in diretta, uno per il televisore collegato all’unità principale, due per gli Sky Q Mini presenti in casa (che possono al massimo essere 4, nda), ulteriori due per altrettanti dispositivi mobili. Ne restano fuori 3, uno dei quali serve per il minischermo dell’EPG, uno al canale di aggiornamento di sistema e l’ultimo è attualmente disoccupato (verrà utilizzato in futuro).

Il tuner digitale terrestre è di tipo DVB-T2 (codifiche in HEVC), già compatibile con le nuove specifiche previste per il 2020/2022. Forse inutile dire che anche i programmi dei canali DTT potranno essere registrati e conservati sul disco locale di Sky Q (uno al massimo per volta però, perché se si vuole intercettarne due salterà fuori un avviso di impossibilità).

Sky Q Mini è invece (come avrai intuito) poco più di un client stupido, in grado di ricevere ogni contenuto dall’unità principale e nulla più (senza di quella, lui non servirà assolutamente a niente, il collegamento alla rete WiFi 5 GHz nascosta creata dallo Sky Q principale diventa così fondamentale). Tutti i contenuti inviati in streaming verso Sky Q Mini sono codificati in H.264 con risoluzione Full HD.

L’interfaccia

Sky Q: il futuro della fruizione dei contenuti TV 2

Completamente rinnovata, per certi versi ispirandosi all’esperienza già vista in passato su Sky Online / NowTV. Intuitiva, facile da utilizzare sin dal primo minuto, il tasto Esci del telecomando diventerà il tuo peggior nemico, dovrai abituarti quanto prima a premere il tasto indietro nella ghiera centrale. I raggruppamenti e le ricerche, inizialmente un pelo disorganizzate e dispersive, sono ora decisamente più fruibili e meglio schierate per venire incontro alle tue esigenze (novità dell’ultimo firmware disponibile da una manciata di giorni rispetto all’annuncio pubblico).

Tutto è profondamente integrato e interconnesso su ogni sistema, l’esperienza d’utilizzo è standardizzata ovunque, potrai fruire i tuoi contenuti senza mai perdere un secondo del tuo programma in diretta o della tua registrazione, anche cambiando stanza di casa, o magari uscendo proprio da questa e continuando la visione sui mezzi pubblici (per esempio). Se stai utilizzando Sky Q, altra cosa che mi è molto piaciuta, potrai navigare facilmente nei canali (senza spostarti da quello che stai guardando in diretta) un po’ come succedeva già in passato, ma ottenendo ora un’anteprima live di ciascuno di essi, oltre alle solite informazioni riguardanti inizio / fine / trama / ecc.

Altrettanto bello è il modo di collegare tra di loro gli episodi di una serie televisiva, permettendo in qualsiasi momento di saltare a quello precedente o successivo con un paio di clic del telecomando, a prescindere che l’episodio sia stato già registrato e conservato nel decoder oppure che si trovi nell’area On Demand (ammesso che sia ancora disponibile), così come la proposta totalmente autonoma di andare avanti con il binge watching se non si interviene da telecomando (stile Netflix).

Ciò che mi piace meno è invece la nuova barra di avanzamento rapido della registrazione, perché in alcuni casi (sui canali Fox, nda) va a coprire il countdown della pubblicità, dettaglio importante di usabilità che forse è stato trascurato, perché non di solo On Demand (senza pubblicità) è fatto il mondo dei contenuti televisivi (soprattutto quando manca la licenza per tenerli lì disponibili successivamente).

Altro errore che c’era e che è invece stato risolto, era quello relativo alla collezione di contenuti di uno stesso titolo. Capitava che le stagioni, durante la ricerca di un contenuto, si fondessero tra di loro creando molta confusione (episodio 1, episodio 1 e ancora episodio 1, ma guardando attentamente si notava che rispettivamente appartenevano a stagione 1, stagione 2 e stagione 3, nda), fortunatamente risolto con l’arrivo del (a oggi) penultimo firmware del sistema.

Assente, per il momento, la possibilità di voto tramite tasto verde del telecomando durante i live delle trasmissioni come X Factor, 4 Ristoranti e via discorrendo. Presente all’appello invece il Mosaico (che usa lo stesso pulsante) per gli eventi sportivi di MotoGP e Formula 1 (conclusi entrambi, ma c’erano, te lo assicuro :-)).

Dovrebbero arrivare entro brevissimo le applicazioni Android e iOS ufficiali. Qui un assaggio di quella iOS in azione (via programma TestFlight):

C’è tanto spazio

Sky Q: il futuro della fruizione dei contenuti TV 4

Che in realtà è riferito in particolare a Sky Q in offerta Platinum, grazie ai 2 TB di spazio disco messi a disposizione (meccanico, niente SSD, i costi salirebbero alle stelle e in effetti non sembra esserci affatto bisogno di un disco ad alta velocità), i quali dovranno bastare al decoder principale e anche a tutti gli Sky Q Mini sparsi per la casa. Le ore di registrazione dichiarate sono 1000 in alta definizione, e non fatico a crederci.

Considera poi che –altra bella novità– qui “gli errori sono riparabili“, esiste infatti l’equivalente del Cestino su sistemi Windows (e non solo), che ti permetterà di recuperare in tutta tranquillità i contenuti video che hai cancellato (volutamente o per sbaglio), arma a doppio taglio di un’occupazione apparentemente troppo alta rispetto ai contenuti che ancora devono essere guardati, ti servirà quindi fare un salto in quello spazio di memoria a fare pulizia di tanto in tanto (qui mi riprometto di chiedere delucidazioni al supporto per capire se esiste un Grace Period o simile oltre il quale parte automaticamente una pulizia, aggiornerò l’articolo in seguito).

Alla stessa maniera, ma non certo per questioni di recupero file eliminati, esiste anche un’ulteriore vista chiamata “Memoria“, la quale ti permetterà a colpo d’occhio di capire quali sono i contenuti che occupano maggiore spazio disco, permettendoti inoltre di cancellarli tutti in un solo colpo (per esempio, un’intera stagione di una serie televisiva che hai appena terminato di vedere). Questo perché, se utilizzassi solo la vista “Iniziati“, essa ti permetterebbe di nascondere l’episodio già visto, proponendoti sempre il successivo da vedere, cosa assai comoda per chi non fa uso di applicazioni che tracciano l’avanzamento delle serie televisive (roba di cui ho già parlato qui e di cui presto parlerò ancora).

Buono, tanto per chiudere in bellezza, il cuscinetto a disposizione nel caso in cui tu non abbia lanciato o programmato una registrazione. Se stai guardando il contenuto, potrai tornare molto più indietro rispetto a prima, per rivedere ciò a cui hai fatto poca attenzione (senza esagerare però, di certo non registra l’ultima mezz’ora di contenuto andato in onda!).

In conclusione

Sky Q: il futuro della fruizione dei contenuti TV 5

Un buon progetto che ha ancora molto da “imparare” dal suo predecessore, nonostante sia partito alla grandissima e con delle novità che avresti solo potuto sognarti fino a qualche tempo fa. La TV è sempre più sotto il controllo di chi la guarda, e non il contrario. Nasce così un’estrema personalizzazione basati su gusti e abitudini del cliente finale, che è evidentemente lo scopo ultimo e maggiore di Sky e di questo grande investimento.

Ci saranno certamente altre occasioni di parlare di Sky Q (non fosse per nuovi rilasci di firmware e funzioni da riportare a bordo del nuovo Media Center dell’azienda di Rogoredo), resta quindi sintonizzato (tanto per rimanere in tema).

Ora, volendola buttare in caciara e risata di chiusura pezzo, quando mi ridate la possibilità di inserire i promemoria per i programmi che mi interessa vedere in diretta senza far partire la registrazione? :-)


Per approfondire ulteriormente: tg24.sky.it/spettacolo/2017/11/22/nuovo-sky-q.html

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Proprio così. Amazon allarga il bouquet di servizi messi a disposizione degli utenti, introducendo il loro servizio di streaming video, Amazon Prime Video, ritagliandosi (ci prova, solo il tempo ci dirà se ci riuscirà o meno) il suo piccolo spazio tra i grandi player di settore, come Sky, Mediaset, Netflix ma non solo. Il tutto risponde all’URL primevideo.com.

Amazon Prime Video approda in Italia

Amazon Prime Video

Sbloccato per l’Italia e per ulteriori 199 paesi (noi facciamo parte dei 200 totali, tanto per dirla in altra maniera) solo qualche giorno prima di Natale, vanta serie televisive originali e film concessi in licenza. Interfaccia non ancora localizzata (è in inglese, nda), propone però sottotitoli e doppiaggio anche in italiano (per buona parte del catalogo, non ancora per tutto).

Come ogni servizio di streaming attualmente disponibile sul mercato, propone un periodo di prova gratuita (7 giorni, contrariamente al mese proposto da Netflix per esempio), un prezzo mensile di 5,99€ (ma per i primi 6 mesi di abbonamento potrai usufruire di uno sconto del 50% e pagare 2,99€), compreso invece (e quindi a costo zero, per il momento) per gli utenti Amazon Prime. Dubito fortissimamente possa rimanere tale per molto tempo, in America l’abbonamento Prime di Amazon include altri servizi e arriva a costare quasi 100$ all’anno (qui da noi si arriva a malapena ai 19,90€).

Cosa serve

Una connessione a banda larga da almeno 900 Kbit/s, anche se i contenuti in HD necessitano almeno di 3.5 Mbit/s. Servirà un tablet o uno smartphone, ma anche un televisore che possa sfruttare l’app scaricabile dal proprio store, o magari una console (e relativo store anche in quel caso, anche se su One non è ancora disponibile nello store Microsoft italiano e si è costretti a passare da un’alternativa, come quella US). È chiaro che l’obiettivo finale di Amazon (come è stato per i competitor in passato) è rendersi disponibile ovunque, su ogni dispositivo.

Amazon Prime Video approda in Italia 1

Di base si può utilizzare Amazon Prime Video su ogni browser: da Firefox a Chrome, passando per Internet Explorer e qualsiasi altra alternativa compatibile HTML5, o almeno in grado di eseguire Silverlight (5.1 o superiore). Su mobile è necessario almeno Android 4 o iOS 8, sono compatibili (manco a dirlo) i tablet Fire della stessa Amazon.

Amazon Prime Video
Amazon Prime Video
Developer: AMZN Mobile LLC
Price: Free+
Amazon Prime Video
Amazon Prime Video
Price: Free+

Se invece hai un televisore connesso a internet puoi pensare di scaricare direttamente su di lui l’applicazione (Samsung conferma la compatibilità con i modelli 2015 e quelli 2016 con sistema operativo Tizen. LG conferma la compatibilità con le serie G6, E6, C6, B6, UH9500, UH8500, UH7700, UH7500, UH 6500, UH 6300, UH 6100 con a bordo WebOS 3.0, e le serie EG960V, EF950V, EG920V, EG910V, UC9V, UB980V, UF950V, UG870V, UF8507, UF7787, UF7767, UF6807, UF6407, LF652V, LF630V, UF776V, UF850V del 2015 che sfruttano ancora WebOs 2.0).

Peccato che

Nonostante la compatibilità con così tanti dispositivi, non potrai utilizzare direttamente AppleTV o ChromeCast. Già solo questa pecca vale tutta la candela e abbassa drasticamente il giudizio finale del servizio, almeno per quanto mi riguarda.

Così facendo, viene completamente a meno la qualità video pensata per il servizio: si parte dalla qualità DVD di base (576p), che viene automaticamente alzata fino a 2160p (corrispondente all’UltraHD) e supporto HDR, ammesso che tu abbia a disposizione una connessione in grado di sopportare un carico di 15 MBit/s (nulla di inarrivabile per la fibra ottica, forse meno per chi sfrutta le classiche 20 Mbit/s in rame). In mezzo troverai anche la più abbordabile 1080p (Blu-Ray), anche con audio in multi canale 5.1 e non solo MPEG.

Limiti

Ti ho già parlato di cosa serve e cosa c’è che non va proprio. Torniamo a parlare di limiti (leciti): possono essere connessi (e avviare lo streaming, nda) all’account Prime Video fino a tre dispositivi contemporaneamente (niente male davvero, considerando che per Netflix serve l’account più costoso per averne fino a 4), ma solo uno può eseguire un determinato video, gli altri due dovranno guardare altro.

Devo abbonarmi?

Mah. In tutta onestà non c’è una risposta secca che sono in grado di darti. Più che altro valuterei le opzioni a disposizione:

Potrebbe valerne la pena perché

  • Il servizio funziona e propone già una buona quantità di contenuti, la localizzazione in italiano mancante e la forzatura all’inglese può non essere a portata di tutti, alcuni potrebbero ritenerla addirittura più fastidiosa del previsto, ma sono certo che Amazon risolverà questo problema entro breve.
  • Il fatto che il servizio venga offerto ai clienti Amazon Prime in maniera gratuita è sicuramente un plus (anche se ho paura che ciò farà lievitare quanto prima la cifra richiesta a fine anno a noi abbonati, spero si possa scegliere di staccare un determinato prodotto dal bouquet e scegliere di pagare la stessa cifra di oggi).

Potrebbe non valerne la pena perché

  • Un servizio già esistente in America deve poter arrivare preparato sui mercati restanti, soprattutto quando fa un lancio in “pompa magna” e lancia il guanto di sfida ai competitor già robusti e pronti a difendersi. Non puoi non avere già a disposizione l’applicazione su ogni store e la piena compatibilità con AppleTV e ChromeCast. Fare streaming del monitor del proprio smartphone fa schifo per questo tipo di contenuti, e onestamente l’applicazione scaricata dallo store USA su Xbox One non funziona ancora perfettamente.

Fai la tua valutazione, pensaci sopra. Sfrutta un abbonamento Prime già esistente o creane uno nuovo (ricorda di disattivare il rinnovo automatico, altrimenti pagherai l’abbonamento per intero già al secondo mese di attivazione), oppure prenditi quei 7 giorni senza account Prime, poi dimmi cosa ne pensi e se credi che valga la pena essere iscritto all’ennesimo servizio di streaming video.

Di certo, in tutto questo, c’è un pensiero comune di tanti, me compreso, che ha espresso Ciro giusto qualche giorno fa:

Perché se aggiungo anche Sky (la sua offerta satellitare per me e l’abbonamento online per i miei genitori) allora sì, la lotta alla pirateria ha vinto con le regole che il popolo del web suggeriva già tanti anni fa (che poi tanto i pirati continuano a esistere e continueranno in futuro, ma poco importa, una gran fetta è ormai stata resa acqua passata).

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Non fa parte della categoria Streaming che sono solito trattare qui sul blog. Non fa parte neanche di quelle offerte che richiedono chissà quali installazioni e tecnici specializzati da far passare a casa propria. È Mediaset Premium. Usufruirne è semplice, e in commercio si trova anche un nuovo tipo di scheda che abilita funzioni aggiuntive certamente interessanti.

L'alternativa? Un'occhiata al natale di Mediaset Premium

Porta con sé un bouquet di canali che mandano in onda ciò che ormai siamo abituati a dare per scontato e pretendere: film, serie televisive e documentari (oltre lo sport, del quale faccio a meno se si tratta di calcio, meno quando si parla di motori). Ciò che da cliente Sky mi manca, è quella serie di pellicole che il piccolo colosso di Rogoredo non può mandare in onda, perché facenti parte di un accordo con major cinematografiche che hanno concesso le loro realizzazioni in esclusiva a Mediaset, almeno per il momento.

Premium viene definito come un “multisala” esclusivo, all’interno del quale si possono trovare le diverse prime TV, tipicamente mandate in onda su Premium Cinema, ma anche tutto quello che è il palinsesto dei canali Premium Crime, Premium Stories, Premium Joi e Premium Action, canali che possono vantare serie come The Big Bang Theory (in onda la nona stagione in quasi contemporanea con gli USA) e l’ormai attesa e acclamata Mr Robot (per chi ancora non ha visto le puntate in lingua originale e desidera godersi il doppiaggio nostrano).

L'alternativa? Un'occhiata al natale di Mediaset Premium 1

A quanto già riportato dovrete aggiungere ovviamente la gestione della parte mobile e on-demand: Premium Play è generalmente incluso nelle offerte Mediaset, la Premium Smart Cam (di cui vi parlavo prima) vi permetterà di accedere facilmente a tutto il parco su richiesta, secondo i vostri orari, le vostre necessità e comodità, un piacere al quale difficilmente rinuncerei oggi che posso decidere io cosa guardare e quando, mai il contrario.


Mediaset Premium ha riservato un’offerta dedicata al Natale. Lo fanno tutti, l’azienda di Cologno Monzese non fa eccezione. A 19€ / mese (fino al 31/5/2016) è possibile accedere al pacchetto più ricco (tutto incluso, a eccezione del bouquet bambini per il quale sarà necessario spendere ulteriori 5€), che comprende inoltre le opzioni HD, Premium Play e Premium Smart Cam. Nello stessa offerta è compreso l’accesso a Infinity, che invece fa parte di quei servizi che sono abituato a utilizzare e recensire.

L'alternativa? Un'occhiata al natale di Mediaset Premium 2

Il costo dell’offerta a listino è di 42€ (allo stato attuale, nda), e dovrete pagare quella cifra (se sceglierete di mantenere tutto il pacchetto) già da giugno del prossimo anno. Occhio però: nel caso in cui foste interessati a procedere, ricordate che dovrete pagare una fee di ingresso (una tantum) pari a 69€. Come al solito, c’è da farsi i conti in tasca prima di procedere. Di buono c’è sicuramente il fatto che l’offerta cinema e serie / documentari costa quanto un abbonamento di sole serie televisive su Sky.

A voi la scelta.

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La regia si prende un piccolo break e vi lascia ai consigli per gli acquisti, articoli scritti sempre e comunque dal proprietario della baracca (o da ospiti di vecchia data) ma -contrariamente al solito- sponsorizzati.
Il giudizio è e sarà sempre imparziale come il resto delle pubblicazioni. D'accordo pagare le spese di questo blog, ma mai vendere giudizi positivi se non meritati.

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Il primo mese è passato (quello della mia prova gratuita, nda) ed è tempo di tirare una riga e riportarvi qualche impressione riguardo Netflix, re incontrastato della nuova televisione, quella on-demand, sempre disponibile, sempre pronta a seguire le esigenze del cliente, approdato in Italia lo scorso 22 ottobre dopo anni di esperienza sulle spalle maturata negli USA.

Netflix: è tempo di nuovi competitor nel campo streaming

Gli ingredienti sono sempre gli stessi: un buon divano, un paio di ciotole di pop-corn che non vanno assolutamente condivisi con la propria signora (il mio tesssssoro, cit.) e il telecomando. Sì perché non serve nient’altro, non serve neanche preoccuparsi per capire come noi possiamo arrivare a Netflix, sarà Netflix ad arrivare a noi, questo grazie al suo essere disponibile per quasi ogni piattaforma esistente. Netflix in un solo colpo ha fatto ciò che altri hanno impiegato mesi a fare, merito di quanto già fatto in altre nazioni e che è stato semplicemente messo a disposizione anche degli IP italiani.

Smart TV, PlayStation, Xbox, Chromecast, Apple TV, lettori Blu-ray, smartphone, tablet e ovviamente PC (la lista è lunga, non ho riportato tutte le piattaforme), Netflix è la reincarnazione perfette dello slogan di un noto operatore telefonico, di qualche tempo fa: “è tutto intorno a te“.

Accordi commerciali, offerte personalizzate, mesi di prova gratuiti che si susseguono e che possono essere guadagnati; un nuovo competitor all’interno di questo mercato che anni fa potevamo solo ipotizzare e sperare di vivere (ancora sorrido pensando a quando ne parlavo con amici e conoscenti, io che cercavo costantemente fonti video alternative al tradizionale cavo dell’antenna utilizzando le prime versioni di VLC, nda) può solo far bene al cliente finale. Sono contento di poterlo vivere, contento di farne parte e ancora più contento di poter usufruire di contenuti originali, in diretta e storici che sono sotto il mio totale controllo (i miei orari, le mie pause, i miei gusti), a portata di telecomando, connessione e legalità che mi ha fatto quasi dimenticare come si usa Torrent.

Cosa cambia quindi per noi tutti? Vediamolo insieme.

Netflix

Bello, facile da usare, apprende costantemente da ciò che si guarda, propone e mette a disposizione un catalogo ricco di titoli originali e sotto licenza. Non è ancora perfetto per il mercato italiano perché perde alcuni dei titoli più interessanti che sono stati concessi in licenza a player già presenti sul nostro territorio da più anni (Sky e Mediaset), ma con una grande voglia di fare bene, crescere e giustificare il balzello mensile richiesto ai clienti, offrendo una qualità che altri possono ancora sognare. Ha dei pro e dei contro come ogni prodotto, che ho provato a raccogliere in un piccolo elenco:

  • Bello, comodo, facile da usare, anche insieme: non serve poi molto tempo per imparare a muoversi nell’ecosistema Netflix, l’ho già detto a inizio paragrafo e lo ribadisco. Si crea il proprio utente, si crea il proprio profilo (utile per poter condividere l’abbonamento, possibile dall’offerta media) e si parte con la visione dei contenuti basata sui propri gusti (vi verrà chiesto di selezionare qualche titolo che si ritiene potenzialmente interessante per stilare una prima lista). Il tutto anche tenendo due (o più) profili attivi contemporaneamente, ovvero il tallone d’Achille dei competitor che invece pretendono che un solo account possa essere utilizzato su un solo dispositivo alla volta. Io posso guardare un contenuto sul televisore, la mia compagna potrebbe fare lo stesso sull’iPad in un’altra camera di casa, tanto per dire, devo aggiungere altro riguardo questa killer-feature?
  • L’interfaccia controlla ogni cosa: cosa abbiamo visto e quando, stato di avanzamento della stagione (cosa dobbiamo quindi guardare: addio alle amnesie o alla necessità di tracciare ciò che si guarda, costantemente), a prescindere che si tratti di serie televisive o film. Da una puntata all’altra viene automaticamente rimossa l’eventuale sigla così da passare direttamente “alla ciccia“, noi potremo solo rifiutarci di continuare la visione della serie.
  • Sempre uguale: che venga acceduto tramite iPhone, Apple TV o console, Netflix è sempre lo stesso. Corrispondono le voci, corrisponde il contenuto, corrisponde ogni cosa. Magari l’interfaccia su Apple TV (3, quella sulla quale ho effettuato parte del test) è leggermente diversa per scelte dell’azienda di Cupertino, ma capirete immediatamente come muovervi, senza troppa fatica.
  • Non ho tempo ora, riprendo dopo: state guardando una puntata della vostra serie televisiva preferita ma dovete recarvi a un appuntamento, magari in metropolitana o bus. Fermate lo streaming, spegnete il televisore, chiudete casa. Ora che siete saliti sul mezzo di trasporto scelto, nessuno vi impedirà di prendere il telefono e continuare a fare ciò che stavate facendo prima. Giusto per rendere l’idea, questo è successo durante una delle code dell’ultimo giorno di Expo 2015:
  • Titoli originali: la punta di diamante dell’offerta. Serie televisive realizzate direttamente da Netflix, pubblicate in un solo colpo, dando così al cliente la possibilità di vedere gli episodi che compongono la stagione quando meglio crede. Da Daredevil a Jessica Jones passando per Narcos, il catalogo ne può vantare diverse, spesso molto valide (tutto dipende dai gusti, ovviamente).

Non tutto oro è, però, ciò che luccica. Se da una parte adoro Netflix perché fa esattamente ciò che gli viene chiesto ed è nato per esaudire i desideri di chi è appassionato di serie televisive e film, dall’altra ha qualche pecca che in tutta onestà non comprendo.

Adoro, a-do-ro la qualità in HD che può addirittura spingersi fino ai 4K nell’offerta più costosa e ricca del pacchetto (in termini di connessioni contemporanee), ma non riesco a comprendere il perché (tanto per fare un esempio banale) io debba dare le mie credenziali di accesso anche alla persona con la quale condivido l’abbonamento. Nel mio caso si tratta di mia sorella (io e Ilaria utilizziamo un solo profilo), d’accordo, nulla quindi di preoccupante. Ma se volessi dividere l’abbonamento con un amico e non volessi permettergli di modificare le preferenze dell’account? Entrando con quella coppia di credenziali non verrà posto alcun limite alla modifica di account e profili configurati. Mia sorella potrebbe tranquillamente disattivare l’abbonamento, eliminare il mio profilo (facendomi perdere tutto lo storico), ritoccare il metodo di pagamento o, “piccolezza“, modificare la password di accesso e fare il logout delle mie sessioni. Comodo, eh?

E se questo tipo di accesso fosse ipoteticamente alla portata di mio figlio, cosa gli impedirebbe di rimuovere ogni filtro di parental-control sul suo profilo? Un PIN numerico potrebbe mettervi al riparo da possibili problemi? Vi rispondo io: no, non basta.

Altra particolarità negativa: perché pensare a un sistema di attivazione delle sessioni tramite PIN temporaneo, se poi sono costretto a inserire la password su ogni dispositivo? Basterebbe generare un codice di accoppiamento sul nuovo dispositivo e farlo confermare da un altro già connesso, o magari da PC, tutto pur di non re-inserire ogni volta una password kilometrica che protegge l’accesso al mio account. Lo fanno già molti altri software, perché Netflix non lo permette ancora, nonostante tutta la sua esperienza nel campo? A quando un’eventuale autenticazione in 2-step (volendo continuare sulla falsa riga dell’argomento discusso)?

Netflix: è ora di passare alla videoteca americana?

Altri difetti clamorosi, in tutta onestà, non sono stato in grado di trovarne, fatta forse eccezione per la necessità di un plugin Silverlight (su Mozilla Firefox, utilizzato anche lui durante i test) per poter gestire i contenuti protetti da DRM, fastidioso e costoso in termini di risorse utilizzate dal PC, nonostante tutti i passi in avanti fatti con HTML5.

Come tenersi al passo con le novità?

Non è difficile, di siti web e comunità che tengono d’occhio Netflix ce ne sono tanti. Potreste tenere d’occhio le nuove pubblicazioni tramite whatsnewonnetflix.com/italy (in inglese, ma facilmente consultabile anche da chi non mastica la lingua straniera), tanto per fare un esempio. Oppure, se volete aggiungere una possibile fonte al vostro profilo Facebook (che tanto si è abituati a utilizzare forse più volte al giorno), potreste pensare di seguire la pagina “Nuove uscite Netflix Italia“, o farvi aggiungere al gruppo “Utenti Netflix Italia“. Si tratta di fonti che possono dare consigli, calendari sulle nuove uscite (programmate e non), uno spazio dove parlare, confrontarsi, magari chiedere supporto per qualcosa che non è ancora chiaro per voi.

Ho poi trovato, e vi segnalo, un articolo completo che parla di trucchi, estensioni e scorciatoie per l’utilizzo di Netflix, su SmartWorld.it: smartworld.it/audio-e-video/netflix-estensioni-app-sottotitoli-scorciatoie-e-siti-web.html.

Cosa cambia per i competitor?

Apparentemente nulla, qualcosa però c’è se si scende nei particolari. Sono cambiate le politiche sui periodi di prova, ora sono gratuiti i primi 30 giorni anche per Sky Online, per esempio. C’è poi la nuova stagione di The Big Bang Theory in contemporanea USA e rilasciata puntata dopo puntata su Infinity (c’era stata anche una prima stagione di The Musketeers rilasciata tutta in blocco, qualche tempo fa, sempre su piattaforma Mediaset) e dietro la regia si stanno facendo quei piccoli e grandi movimenti di marketing per mettere in risalto le proprie caratteristiche, come fosse una danza di accoppiamento per cercare la femmina adatta a procreare. Non c’è nulla di male, è giusto, bisogna però essere estremamente rispettosi e trasparenti nei confronti dei clienti, senza mai dimenticarsi che il proprio successo è determinato proprio da questi. È quindi necessario innovare, migliorarsi, sempre, senza mai fermarsi, bisogna farlo per sé stessi e per i clienti, sono loro che ne scoveranno altri per voi e sono sempre la migliore pubblicità, non di solo marketing è fatto il mondo.

Dare ascolto ai clienti ed essere sempre presenti è la chiave di volta.

Perché sceglierne più di uno?

Non c’è motivo alcuno, non sarò io certamente a dirvi perché abbonarvi o non abbonarvi a più servizi contemporaneamente. Io posso solo dirvi che ho scelto di essere un abbonato dei servizi in streaming che mi permettono di accedere a un catalogo pressoché infinito. Mi piacerebbe risparmiare qualche soldino? Certamente, impossibile metterlo in dubbio, ma sono soddisfatto e posso guardare qualsiasi cosa io voglia in qualunque momento, ciò mi basta, è lo stesso ragionamento alla base del mio abbonamento mensile di Spotify, considerando che ho abbattuto completamente la libreria di iTunes e tutti gli Mp3 che avevo nei miei dischi. Se oggi dovessi fare il conteggio delle possibili spese a fine anno (acquisto di musica e noleggio di contenuti video, cinema, ecc.) supererei abbondantemente la spesa totale generata da ogni abbonamento che pago mese dopo mese.

C’è un vincitore?

No, nessuno in particolare almeno. Ci sono buoni motivi per amare o odiare (un parolone, in realtà) ciascuno dei competitor. Si passa dal target più anziano a quello più giovane, cercando poi una via di mezzo che possa accontentare un po’ tutti. Prendete Sky Online, ha qualcosa che nessun altro ha almeno fino a ora: gli show. Sembrerà una sciocchezza, ma quando in casa ci si diverte insieme guardando e commentando una puntata di X Factor oppure Masterchef, è giusto riconoscere che sia Sky a realizzarla e trasmetterla, anche tramite la sua piattaforma Online.

Netflix: è tempo di nuovi competitor nel campo dello streaming

Certo questa ha delle pecche, un problema di banda di tanto in tanto (no, non è la linea di casa totalmente scarica, fidatevi) e un’interfaccia che diventa immediatamente “banale e piena di mancanze” quando si è abituati a usare poi quella di Netflix (e la stessa sorte tocca a Infinity, giusto per essere chiari) ma propone contenuti che altri non hanno, in diretta e on-demand. Ecco perché non rinuncerei a Sky Online. Il catalogo è giovane, le serie televisive di Fox sono quelle che seguo di più e AXN è forse l’unico che manca all’appello del bouquet (insieme ai canali Comedy, a dirla tutta). La speranza? Quella che anche Sky Online possa imparare da Netflix e non solo per il periodo di prova gratuito, ma anche per l’interfaccia e per dare ascolto ai suoi clienti, migliorando costantemente le offerte a disposizione così come i canali, sono quelli la vera forza della piattaforma, anche se spesso so che si tratta di problemi legati alle licenze.

E ora torno a guardarmi Jessica Jones, con permesso, e complimenti per essere arrivati a leggere fino a qui.

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: abbonamenti di Netflix e Sky di tasca mia. Per Infinity ho un abbonamento messo a disposizione da Mediaset.
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