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Non di solo Telepass sembra essere fatta la sosta comoda della propria vettura, eppure io ci ho fatto l’abitudine, penso che il servizio possa contare su alcune killer-features e apprezzo in maniera netta la possibilità di pagare ciò che devo in fattura trimestrale senza preoccuparmi di null’altro (stessa cosa dicasi per Area C a Milano), eppure. L’eppure è diventato d’obbligo nel momento in cui ho lasciato la mia comfort-zone cittadina per godermi qualche giorno di sacrosanto riposo in Romagna, dove ho trascorso le ferie d’agosto e dove Telepass Pay non c’è (senza voler scendere nei dettagli).

È per questo motivo che ho approfondito nuovamente l’argomento e mi sono rivolto a due competitor che mi hanno offerto grosso modo la stessa possibilità di pagamento delle soste, con alcuni pro e contro che provo a raccogliere e raccontarti di seguito.

Un'occhiata ai sistemi di pagamento della sosta 1

myCicero

Non è bella, per certi specifici versi neanche intuitiva per chi magari si ritrova alle “prime armi” (non pensare a me, pensa a tuo babbo o tua mamma!), eppure funziona a dovere. myCicero è l’applicazione che senza troppe scuse ti garantisce la possibilità di pagare le soste della tua vettura nelle strisce blu, di prendere i biglietti dell’autobus, della metropolitana o del treno, navette per raggiungere centri commerciali, aeroporti e imbarcazioni, è indubbiamente un coltellino svizzero del trasporto, e include anche ulteriori informazioni come luoghi di interesse ed eventi che si trovano nei paraggi della tua posizione (rilevata via GPS).

Un'occhiata ai sistemi di pagamento della sosta 2

myCicero-Sosta Treno Bus Metro
myCicero-Sosta Treno Bus Metro

Più una WebApp correttamente riadattata al monitor che un qualcosa di costruito ad-hoc per il tuo smartphone, myCicero prevede la registrazione di un account personale, il quale avrà a sua disposizione un borsellino all’interno del quale caricare un credito che verrà usato per pagare i servizi che si intende usufruire. Questo è secondo me un punto a sfavore del software, perché costringe a tenere sempre da parte qualcosa. Sì, è molto comoda la ricarica tramite Satispay o PayPal, eppure è fastidioso non poter pagare esclusivamente quello che si usufruisce.

Tornando all’argomento principale dell’articolo e a myCicero, posso confermare con piacere che troverai molto facilmente i cartelli contenenti il codice dell’area di sosta, posti generalmente sotto quelli generici e informativi riguardo orari e giorni durante i quali è necessario pagarla, informazione che troverai inoltre sul parchimetro più vicino, per evitare qualsiasi tipo di errore dovuto –per esempio– a un rilevamento GPS errato, dato che talvolta una differenze di pochi metri può determinare due tariffe differenti applicate (e la possibile multa che bene certo non fa).

Un'occhiata ai sistemi di pagamento della sosta 7

Non ci sono costi ulteriori da sostenere, l’applicazione svolge quindi il suo compito avvisandoti per tempo di soste che stanno per terminare (così da poterle prolungare in caso di necessità), mantenendo un pieno controllo così come offerto dal competitor Telepass Pay, con la relativa tranquillità di passare indenne controlli da parte delle autorità (o poter fare contestazione in opportuna sede dimostrando date e orari del pagamento della sosta). Messa alla prova sul lungomare di Punta Marina Terme (RA), myCicero è tornata utile e mi ha permesso di rilassarmi, correggendo una sola volta il tiro (ho prolungato la sosta quasi all’ultimo minuto, quando ci siamo decisi a rimanere ancora un po’ in spiaggia anziché tornare in città).

La medesima applicazione usata invece a Rimini per pagare il trasporto pubblico ha superato brillantemente la prova relativa all’acquisto del ticket, forse un pelo meno quella relativa all’obliterazione che –sostituendo la tradizionale macchina appositamente montata sugli autobus con un QR Code stampato su carta adesivanon è sempre operazione semplice da portare a termine: riflessi, calca all’interno del mezzo di trasporto e guida dell’autista che non attende certo te per ripartire possono rendere complicato confermare l’inizio del tuo viaggio e metterti al riparo da possibili multe da parte dei controllori di bordo. Promossa, seppur con qualche riserva.

EasyPark

Ultima non certo per importanza, EasyPark è la terza opzione se consideriamo Telepass Pay e myCicero. Anch’essa ben presente sul territorio (per lo meno quello da me visitato e a cui sono abituato, da verificare un pelo più a sud se queste tecnologie sono disponibili, dimmelo pure nei commenti!), EasyPark propone lo stesso modello di myCicero per ciò che riguarda la sosta del tuo veicolo nelle aree di parcheggio della città.

Un'occhiata ai sistemi di pagamento della sosta 8

EasyPark
EasyPark
Developer: EasyPark AS
Price: Free
EasyPark
EasyPark
Developer: EasyPark
Price: Free

Non ci sono mezzi pubblici, non ci sono eventi, non c’è nulla oltre la sosta del tuo mezzo di trasporto personale. EasyPark è immediata, facile da capire e utilizzare, fastidiosa tanto quanto myCicero per ciò che riguarda il portafogli personale che dovrai in qualche maniera riempire per usufruire del servizio in aree coperte, senza possibilità di scalare i soldi direttamente da un tuo conto PayPal / Satispay o carta di credito. Un’idea di business ben precisa, che tenta di trovare riparo economico anche in altre voci di servizio definite extra, ma che in un’epoca come la nostra hanno tanto il sapore di anomalo (forse non tanto il messaggio SMS quanto la mail, vedi immagine 3 di seguito):

Intelligente e certamente comoda l’idea e possibilità di aggiungere un conto aziendale all’interno delle forme di pagamento accettate dall’applicazione, permettendo così a realtà con personale assunto (immagino agenti di commercio e professionisti che macinano chilometri ogni settimana) di pagare le soste e tenerle d’occhio, evitando note spese e possibili raggiri, con un’immediata visibilità da parte di un ufficio amministrativo pronto a tenere tutto in ordine.

Apri EasyPark, individua il codice di zona (funziona alla stessa identica maniera di myCicero, troverai nel 90% dei casi un’indicazione bene in vista sul parchimetro più vicino o direttamente sotto le targhe informative piantate a terra nelle dirette adiacenze del parcheggio), regola i tempi della tua sosta e falla partire, potrai interromperla in qualsiasi momento (se arrivi prima del previsto all’automobile), potrai prolungarla chiedendo all’applicazione di avvisarti prima della scadenza (troverai la possibilità di modificare il tempo di avviso all’interno delle Impostazioni del programma):

In conclusione

Due ottime alternative che pareggiano i conti in quelle zone non coperte dal servizio offerto da Autostrade per l’Italia attraverso la soluzione Telepass Pay, che in ogni caso continuo a preferire per i tanti motivi sopra riportati (e non solo). Hanno entrambe (myCicero e EasyPark) il medesimo punto a sfavore che le accomuna: un credito da ricaricare e che rischia di rimanere lì a far la muffa fino a oltranza, senza possibilità di riscattarlo per poterlo rimettere in un diverso borsellino rispetto a quello dell’applicazione: il proprio. Non ci sono altre osservazioni negative a loro carico, ma restano per me una seconda scelta (a pari merito) con alcuni margini di miglioramento, ancore di salvataggio –anyway– quando ci si deve arrendere alla non-presenza del servizio principale.

Se hai qualche dubbio o commento da fare, qualche alternativa da proporre, qualche ulteriore suggerimento, l’area commenti è a tua totale disposizione, sono certo che ci siano altre soluzioni per pagare la sosta della vettura, magari qualcuna di queste addirittura migliore di Telepass Pay e le ulteriori due sopra riportate, fatti avanti!

Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)
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Bentornato Michele! Ospite gradito di Gioxx’s Wall dapprima come lettore, poi come autore sporadico di articoli di sicuro interesse, soprattutto per una generazione più appartenente a quella dei miei genitori, un punto di vista diverso dal mio che non può assolutamente far male.
Quello che leggerai, più che articolo classico, è al pari di un tutorial passo-passo da seguire, non ne scrivevo o leggevo da tempo. Ah, non prendertela per l’abuso della parola “anziano“, si tratta di un argomento importante e senza discriminazione alcuna, lo ritengo davvero interessante per tutti coloro che hanno a che fare con le esigenze di un padre avanti con l’età o (per chi ha ancora la fortuna di averli) un nonno.
Buona lettura :-)

Lo sbaglio per eccellenza di quando si prepara uno smartphone da far utilizzare a un parente anziano (ma qui per anziano dobbiamo intendere persone con problemi alla vista, problemi all’udito, problemi motori o persone con difficoltà a usare la tecnologia moderna) è quello di riciclare un prodotto usato, visto che molto spesso si tratta di un oggetto ormai giunto alla fine della sua vita pratica: batteria esaurita, display piccolo, accessori troppo sfruttati.

Caratteristiche tecniche fondamentali

A un anziano serve principalmente un telefono con un display grande (più è grande, meglio è; un anziano non si fa problemi di miniaturizzazione, anzi!), molto robusto, con una batteria quanto più capiente possibile e molto facile da caricare, con dei tasti virtuali grandi visto il disagio che trova nel non poter utilizzare tasti fisici, con menu semplici e grandi che rappresentano per lui la vera differenza rispetto ai menu da navigare dei tradizionali telefoni non smartphone, quelli cioè dotati di tasti fisici.

Il secondo sbaglio è quello di installare tutte quelle applicazioni alle quali si potrebbe benissimo rinunciare, ma in nome dell’onnipresente pensiero “io lo installo, un domani potrebbe tornarmi utile” ecco che si va a complicare incredibilmente la fruibilità del telefono stesso. A un anziano servono davvero Facebook o Whatsapp? Utilizza realmente gli SMS? Fa spesso fotografie con la fotocamera incorporata? Ha voglia di utilizzare la galleria multimediale per vedere i video girati dai suoi parenti? Occorre installare, quindi, le applicazioni strettamente indispensabili.

Ultimo sbaglio, e qui entra in ballo questo articolo, è quello di dotare lo smartphone per anziano di un’interfaccia sbagliata, sì insomma di quella che si chiama Graphical User Interface (GUI) sui PC Windows, Desktop Environment (DE) su Linux o Launcher su Android.

Quindi, dopo questa lunga premessa, veniamo al sodo: quale Launcher occorre installare per interfacciarsi con la persona anziana?

Preparazione dello smartphone

Considero Big Launcher il migliore in assoluto (al quale va associato il Big Launcher  ABC Icon Pack). Finito qui l’articolo: Big Launcher fa la differenza, sovrasta tutti e basta! Ma non è proprio così.

BIG Launcher
BIG Launcher
Developer: BIG Launcher
Price: 9,99 €
BL ABC Icon Pack
BL ABC Icon Pack
Developer: BIG Launcher
Price: Free

La versione free di Big Launcher soffre di un paio di limitazioni che a mio avviso rendono questa applicazione poco funzionale: i tasti personalizzabili sono davvero pochi e inoltre vi è una oggettiva difficoltà nell’impostare determinate funzioni sui tasti (per tacere che ad ogni riavvio richiede di essere il launcher predefinito, ma questa è più una limitazione del sistema operativo…), visto che tra le altre cose la funzione di personalizzazione a un certo punto sembra letteralmente sparire e costringe a personalizzare nuovamente il tutto.

Se però si acquista la versione Pro a 9,99€, Big Launcher rimane l’app preferita per gli anziani. Tuttavia, un’alternativa gratis valida c’è e si chiama Large Launcher. È di questa app che voglio trattare e poiché un’immagine vale più di mille parole, ecco che lo screenshot dello smartphone sotto riprodotto dice tutto: informazioni essenziali e grandi, semplici e ben distinguibili.

Large Launcher

Smartphone per anziani: che tipo acquistare e quali app installare

In alto abbiamo le informazioni essenziali di Android (tipo e intensità segnale, carica residua batteria, orario), sotto segue l’orologio con datario e purtroppo un’annessa pubblicità animata abbastanza fastidiosa, ma questo è l’unico neo dell’applicazione, al centro dello schermo dei grandi pulsanti per chiamare istantaneamente i propri contatti più frequenti, infine sotto i tre classici pulsanti fissi personalizzati con credito residuo (se l’utilizzatore ha un contratto a consumo, altrimenti si accederà alle informazioni dei dati del proprio gestore telefonico), lista delle applicazioni installate e per concludere la tastiera telefonica per le altre chiamate. Tutto qui, semplice e chiaro!

Quella vista sopra è quindi la home page che si può impostare per un anziano, ma insegnandogli a scorrere lo schermo si può replicarla sulle altre pagine, con lievi differenze tipo l’accesso a diversi contatti oppure l’accesso a ulteriori pulsanti verso funzionalità come quella del soccorso o delle impostazioni globali. Infatti, con questo launcher è possibile inserire un pulsante per le emergenze grazie alle sue facili impostazioni. Quando si preme il pulsante corrispondente a un contatto (vedi nelle immagini sotto), ecco che questo appare bene in evidenza, con possibilità di visualizzare il suo numero di telefono, di inviargli un messaggio o di chiamarlo direttamente. Facile, no?

Con questo launcher l’anziano deve solo apprendere il funzionamento di pochi pulsanti e soprattutto il funzionamento dei tre pulsanti fissi inferiori di Android (indietro, home e lista app aperte)! Sotto vengono riportati gli screenshot di ciò che appare all’avvio di una chiamata e alla ricezione della stessa, mentre, per ciò che riguarda la tastiera telefonica, i numeri non sono grandi e colorati come quelli proposti da Big Launcher, ma si vedono ugualmente molto bene:

Altre applicazioni

Dalle impostazioni, sezione “Tools” è possibile personalizzare le applicazioni che presumibilmente verranno più utilizzate da una persona anziana. La sezione “App” gestisce invece in maniera classica tutte le applicazioni installate sullo smartphone. In giallo sono evidenziate quelle che si presumono essere utili per un anziano: “Advanced Protection per AppLock” e “AppLock” (servono a impedire che l’anziano possa mettere mano a determinate applicazioni o impostazioni), “ClevCalc” (una formidabile, completa e funzionale calcolatrice utile anche a chi non è anziano, molto più funzionale di quella che Android ha di serie), “Colors” (semplice e piccola applicazione che consente di scegliere un colore uniforme per lo sfondo, cosa che Android non propone di serie).

Abbiamo poi un “File Manager” per gestire i file sul dispositivo e “Firefox”, da me preferito per molti buoni motivi, cito il riordino delle schede in sequenza, la possibilità di immediata connessione alla nuova scheda aperta dal link, Firefox Sync per sincronizzare le attività  – schede, segnalibri, password, eccetera –  con il browser installato sul PC, schede in incognito gestite in maniera molto più efficiente su diversi terminali, possibilità immediata di riaprire la scheda erroneamente chiusa, traduzione dell’interfaccia molto più accurata, privacy nettamente migliore, AdBlock che funziona mille volte meglio, e molto altro ancora.

Advanced Protection ☞ AppLock
Advanced Protection ☞ AppLock
Serratura(AppLock)
Serratura(AppLock)
Developer: DoMobile Lab
Price: Free+
ClevCalc - Calcolatrice
ClevCalc - Calcolatrice
Developer: Cleveni Inc.
Price: Free+
Firefox, il browser riservato
Firefox, il browser riservato
Developer: Mozilla
Price: Free

Seguono “Large Launcher” stesso, ovviamente, poi l’immancabile tastiera “SwiftKey Keyboard” che nelle sue personalizzazioni consente facilmente di adottare layout più evidenti e tasti più grandi, infine un’applicazione indispensabile per gestire il volume del dispositivo, e infine l’unico tocco di superfluo costituito dall’applicazione “Zoom Cloud Meetings”, per stupire il nostro utente anziano con un videomeeting in contemporanea con i suoi cari (assieme a Firefox, per me questa è un’altra applicazione che dà un senso all’utilizzo di uno smartphone!).

SwiftKey Keyboard
SwiftKey Keyboard
Developer: SwiftKey
Price: Free
ZOOM Cloud Meetings
ZOOM Cloud Meetings
Developer: zoom.us
Price: Free

Nelle impostazioni di Large Launcher, sezione “Widget”, vanno utilizzate le funzioni “Contatti 1×1” per far partire immediatamente una chiamata, poi altri widget se l’anziano li utilizza. Nel menu a tendina di Android è invece consigliabile lasciare la visualizzazione del segnale WiFi e togliere la connessione ai dispositivi Bluetooth se l’anziano non li utilizza (risparmiando così anche qualcosa sulla carica della batteria). È bene ricordarsi di attivare sempre la modalità di visualizzazione verticale per non fare impazzire il povero anziano con improvvise e sgradite rotazioni involontarie dello schermo.

Comparto audio e video

Superfluo specificare (seppur lo abbia già fatto in apertura articolo) che per le persone anziane occorre comprare uno smartphone con un audio abbastanza potente e impostare i volumi delle suonerie al massimo. Considerate inoltre che queste impostazioni dei volumi vanno bloccate. Ovviamente anche le impostazioni del display sono importantissime e sotto sono riportati i settaggi a mio parere migliori. A questi si aggiungono poi le impostazioni migliori (evidenziate in giallo) per sveglie, suonerie, vibrazione, batteria.

Si conclude il tutto con l’attivazione della geolocalizzazione dell’anziano (tralascio volutamente di parlare di applicazioni per rintracciare le persone come “GeoZilla” perché meriterebbero un articolo a parte).

Ulteriori impostazioni

Nelle immagini sotto, altre impostazioni suggerite per l’utilizzo dello smartphone da parte di un anziano: nessun blocco schermo, backup dati e launcher, accessibilità, impostazioni specifiche del launcher.

In conclusione: anche se non si utilizza il launcher suggerito, penso che questo articolo possa ritenersi molto utile per configurare uno smarphone Android per l’utilizzo specifico da parte di una persona anziana.

Alla prossima!

Aggiungo: alcuni dei suggerimenti dati possono essere certamente messi in pratica anche per limitare l’uso di uno smartphone Android a persone che dovrebbero toccarlo o averci a che fare il meno possibile, stai pensando anche tu ai bambini? :-)

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Scaldo la voce e la tastiera, è la prima volta che collaboro ufficialmente con Huawei, e vale ciò che accade anche per le altre nuove collaborazioni, non si vuole mica fare brutta figura! Durante queste ultime settimane le pubblicazioni sono diminuite drasticamente, il lavoro d’ufficio assorbe ogni mia goccia di sudore, minuto, respiro, è un periodo molto intenso ma non per questo motivo è passata la voglia di provare nuovi gadget e raccontarti di loro su questo blog, tutt’altro, approfitto di questo fine settimana di riposo per buttare giù qualche riga e introdurti al P20 di Huawei, smartphone che è stato ormai presentato lo scorso marzo ma che è ancora saldamente al suo posto nel mercato di fascia medio-alta, scontrandosi con altri mostri sacri del settore, sua versione Pro in primis (il P20 pro, per l’appunto). Può ancora oggi essere considerato un acquisto conveniente?

Huawei P20 è ancora un acquisto conveniente? 1

Huawei P20

Realizzato ancora una volta in collaborazione con Leica, con una doppia fotocamera potenziata dall’intelligenza artificiale, Huawei è chiaramente schierata a favore dello smartphone in grado di sostituire (o quanto meno avvicinarsi il più possibile) la macchina fotografica più professionale, quella che generalmente scegli di portare con te quando osservi la tua città come turista, o ne visiti un’altra per catturare e conservare bei momenti e relativi ricordi sotto forma di scatti che rimarranno inalterati nel tempo, pronti per farti rivivere quelle sensazioni provate sul luogo qualche tempo prima. P20, così come l’ormai vecchio P10, può essere considerato un pioniere di settore, una bandiera definita “rinascimento della fotografia“. Fortunatamente per chi non non pensa che giri tutto intorno a uno scatto, Huawei P20 offre ulteriori punti di forza in diverse sue caratteristiche, lasciando però alcuni nervi scoperti che tenterò di snocciolare nelle prossime righe.

Huawei P20 è ancora un acquisto conveniente? 2

Costruzione

Huawei P20 propone uno schermo da 5,8″ (TFT, parliamo di un LCD) con una risoluzione massima di 2244 x 1080px e un peso di 165 grammi, si impugna bene e sta senza troppa difficoltà nella tasca dei pantaloni, senza farti provare quella sensazione della costrizione e del “oddio, lo rompo da un momento all’altro” che spesso mi capita di provare quando ho a che fare con smartphone dalle dimensioni più generose. C’è il notch (la tacca, per chi preferisce dirla o leggerla in italiano) ma è disattivabile dalle opzioni del Display, piccolo particolare molto apprezzato per chi proprio non sopporta la (ormai non più tanto) novità.

Huawei P20 risponde immediatamente ai comandi impartiti, è veloce, preciso, ha un bel monitor e adatta la sua luminosità in base all’ambiente in maniera precisa (il sole di agosto in spiaggia è stata un’ottima scusa per metterlo alla prova), è elegante da vedere e comodo da usare, anche senza custodia, che troverai comunque inclusa nella confezione del prodotto, ma non senza pellicola, che ti consiglio di prendere immediatamente in considerazione.

Monta un HUAWEI Kirin 970 octa-core, con configurazione quad-core a 2.36GHz (Cortex A73) coadiuvato dall’ulteriore quad-core a 1.8GHz (Cortex A53). 4 GB di RAM e 128 GB di memoria a tua e sua disposizione (dovrai infatti condividerli con il SO e i suoi aggiornamenti), la memoria non è espandibile, ma questo non costituisce un gran problema se come me fai molto uso delle tecnologie Cloud (e considera che il mio abituale taglio in cui faccio comodamente stare i miei dati si ferma a 64 GB). Buono, anzi buonissimo, anche il lettore di impronte che troverai nella parte frontale del monitor: lo prendi immediatamente (senza star lì a cercarlo come in altri smartphone), è reattivo e lo puoi chiamare in causa anche quando il P20 è appoggiato sulla scrivania. C’è la possibilità di sblocco con il volto, ma per ciò che mi riguarda continuo a preferire impronta o PIN.

Batteria da 3400 mAh che puoi ricaricare molto rapidamente (meno di due ore) utilizzando il caricabatterie in dotazione (22,5w), ti accompagna nel corso della giornata e nel caso di scarso utilizzo ti permette di arrivare anche alla successiva, chiaramente tirando la cinghia su qualche tua operazione. Il Kirin ne mette alla prova la resistenza, ma non scalda eccessivamente, permettendo anche una perdita inferiore alle aspettative.

Singolo lo slot per la SIM (nano), al contrario del doppio disponibile nella variante Pro. Connettività WiFi che abbraccia ogni sistema solitamente utilizzato (802.11 a / b / g / n / ac, 2,4 GHz e 5 GHz), così come il Bluetooth in versisone 4.2, con tecnologia aptX, aptX HD e LDAC. C’è il chip NFC e il connettore USB è di tipo C (USB Type-CTM, USB 3.1 Gen 1), il quale permette di trasmettere / ricevere dati in OTG, MTP, PTP, Audio, PD, DP.

Le cuffie incluse nella confezione hanno l’attacco USB-C, perché il jack audio manca all’appello, ed è subito iPhone (nella confezione troverai l’adattatore, che per tua convenienza ti toccherà lasciare attaccato al tuo set di auricolari preferito).

Software

È qui che risiede il mio personale tallone d’Achille. Parliamo di un Android Oreo 8.1, patch ferme a maggio di quest’anno (e l’ho restituito a fine agosto, quindi è effettivamente più indietro del dovuto), con relativa EMUI anch’essa in versione 8(.1). Sarà completa, sarà ricca, ma a me l’EMUI emoziona poco (per rimanere in tema con il nome della stessa), crea talvolta confusione e non mi piace quando mette mano all’organizzazione applicativa e stilistica della mia Home. Ho provato a modificarne l’aspetto attraverso i temi, ma anche loro possono poco e subiscono le imposizioni del launcher che Huawei ha pensato per i suoi smartphone, che spesso però non incontra le reali esigenze dell’utilizzatore “non alle prime armi“.

Capiamoci: ho scelto per mia madre un Huawei P8 lite (2017) che ancora oggi le regala soddisfazioni e con il quale si trova benissimo, ma lei non va oltre le chat di WhatsApp e Telegram (quest’ultimo principalmente), le telefonate e sporadicamente gli SMS. Naviga, si fa per dire, e scatta qualche fotografia senza chiedere più del dovuto. Per lei l’EMUI va più che bene, ma non è un utilizzatore “d’assalto“. Huawei P20 funziona bene, le Impostazioni sono davvero complete, posso pilotare quasi qualunque dettaglio del prodotto, posso fare ciò che solitamente non è possibile fare su un Android più puro, ma dopo due settimane di utilizzo EMUI sono tornato a usare Nova, e tutto si è normalizzato per la mia felicità.

So che c’è in ballo qualcosa di grande per EMUI, che potrebbe finalmente far cambiare idea ai suoi detrattori, non vedo l’ora che questo accada, sono davvero curioso di mettere mano su ciò che la grande società cinese ha pensato per il rilancio della sua interfaccia grafica. Non so se sia colpa o meno di EMUI, la tacca che è possibile disattivare tramite le impostazioni del Display non viene completamente digerita da alcune applicazioni che la rilevano ancora, facendo un pelo di confusione e nascondendo alla vista qualcosa che in realtà esiste. Si tratta di errori sporadici che ho notato in un più complesso e completo utilizzo dello smartphone e del suo sistema, che non inficiano ai fini della valutazione ultima di Huawei P20.

Multimedia

Reparto fotografico di assoluto rispetto per chi vuole imporsi nell’ambito della fotografia portata a livelli della professionale, ma ti ricordo che in questo caso il P20 pro è in grado di dare una spanna (e forse più) al già buon risultato prodotto da Huawei P20. Sul posteriore troverai una Leica doppia, Big Pixel 12MP RGB f1.8 insieme a una 20MP BW f1.6, 2x Ibrido Zoom, AIS, LED bicolore. Sull’anteriore trova spazio invece un 24MP, f2.0, indubbiamente una scelta molto più che sufficiente (stiamo sforando oltre la necessità) per gli autoscatti.

Ciò che in alcuni casi stona (volutamente lasciata attiva per metterla alla prova) è proprio l’intelligenza artificiale, che va a modificare il risultato finale di uno scatto che probabilmente sarebbe venuto meglio senza (in alcuni casi ho disattivato AI proprio per questo motivo). Se le fotografie scattate in ambienti ben illuminati sono più che accettabili, il risultato migliore lo si ottiene invece in situazioni di penombra, tramonti, soggetti che si vuole catturare e mostrare nella versione più romantica e “soffusa” possibile, come a voler fedelmente riprodurre ciò che l’occhio sta vedendo in quel momento, sapientemente miscelato a ciò che il cuore prova nel medesimo momento, qui di seguito ti propongo qualche scatto rubato in una zona di Milano che adoro:

Quella del tram l’adoro in maniera particolare, e dimostra che in alcuni casi l’intelligenza artificiale è in grado di metterci del suo per aiutare a riprodurre la situazione che si vuole davvero conservare e condividere con le altre persone che osserveranno poi la medesima fotografia. Avrei voluto mostrarti anche un video girato con Huawei P20, ma gli unici che ho includono persone che nulla hanno a che fare con la recensione, sbadatamente non ho creato un Demo ad-hoc.

In conclusione

Credo di averti dato tutte le informazioni necessarie per la valutazione di questo smartphone che trova oggi un posizionamento prezzo che ancora lo attesta nella fascia medio-alta, poiché acquistabile a circa 480€. Ho dato un’occhiata al suo andamento su PagoMeno e ho scaricato l’immagine aggiornata del grafico:

Huawei P20 è ancora un acquisto conveniente? 27

Se consideri che la variante Pro è attualmente presente sul mercato con un costo di circa 580€, è possibile che la bilancia possa pendere verso quest’ultima, considerando che le caratteristiche hardware cambiano sul fronte display (monitor AMOLED), fotografico (in maniera sensibile) e di impermeabilità, senza considerare (per chi ne fa uso) della possibilità di alloggiamento di una seconda scheda SIM. Diciamo che per un centinaio di euro il sacrificio, se stai pensando di cambiare smartphone e tenerlo per un po’ di tempo, puoi anche pensare di farlo. Nulla da togliere -in ogni caso- alla valutazione positiva che caratterizza Huawei P20. Io ho cercato per te qualche offerta su Amazon (compresa una relativa alla versione Pro di P20), la trovi qui di seguito:

Credo di aver ormai concluso. Ringrazio Huawei per la collaborazione e lascio a te l’area commenti nel caso in cui tu voglia parlare di questo terminale, segnalarmi punti sui quali non sei d’accordo o chiedere maggiori informazioni (spolvererò la memoria per rispondere dato che il telefono è stato ormai restituito) :-)

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× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Huawei e già tornato all'ovile al termine delle mie ferie.
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La comunicazione sta ormai raggiungendo tutti coloro che utilizzano WhatsApp su Android, e riguarda lo spazio di backup che il noto programma di messaggistica istantanea va a utilizzare, facendolo venire a meno di quei piani gratuiti Google (15 GB di spazio condiviso tra GMail, Foto e Drive) che fino a oggi hanno probabilmente “accusato il colpo” (cosa successa parzialmente o proprio per nulla a chi ha scelto un diverso piano storage a pagamento). Ebbene ci siamo: un accordo tra big G e la società di Zuckerberg permetterà a tutti di recuperare quello spazio diversamente inutilizzabile:

Cambiamento che interessa i backup di WhatsApp su Google Drive

Il backup di WhatsApp ha sempre trovato posto (per chi lo ha abilitato) nella medesima cartella Drive dei backup del proprio smartphone, quella che tu stesso puoi esplorare punto il browser verso drive.google.com/drive e selezionando la voce “Copie di backup“:

Cambiamento che interessa i backup di WhatsApp su Google Drive 1

Lo spazio occupato da quel backup è visualizzabile invece andando nelle impostazioni di Drive (l’icona a forma di ingranaggio in alto a destra, nda), selezionando “Gestisci applicazioni” e scorrendo fino a trovare la voce relativa a WhatsApp:

Cambiamento che interessa i backup di WhatsApp su Google Drive 2

Cosa fare adesso?

Tutti i backup più vecchi di un anno verranno eliminati, in seguito alla novità, a partire dal prossimo 12 novembre. Per questo motivo è importante verificare che il proprio backup sia correttamente impostato, e può essere vantaggioso lanciarne uno manualmente già oggi per poter usufruire della nuova formula d’occupazione. Per poterlo fare accedi alle Impostazioni del tuo WhatsApp su Android, quindi seleziona ChatBackup delle chat. Qui potrai notare l’ultima data di esecuzione del salvataggio dati e le dimensioni del backup. Approfittane –già che ci sei– per modificare il comportamento dello stesso e fai in modo che venga eseguito una volta al giorno, solo sotto rete WiFi (fondamentale se non hai sufficienti GB di traffico dati compresi nella tua offerta), includendo anche i video, ti basta dare un’occhiata all’immagine qui di seguito, catturata dalla mia attuale condizione (occhio però, io ho scelto anche di usare il traffico dati!):

Cambiamento che interessa i backup di WhatsApp su Google Drive 4

Nulla di tutto ciò cambia invece la condizione di backup di iOS, sul quale lo spazio occupato da chat, immagini e video WhatsApp continuerà a intaccare i GB a tua disposizione sull’account iCloud (gratuito o con estensione a pagamento, poco importa), almeno fino a future comunicazioni ufficiali.

Buon proseguimento! :-)

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Non è certo una novità, ne avrai per forza già sentito parlare, avevo in canna l’articolo da qualche tempo ma non l’avevo mai terminato corredandolo di screenshot, ho recuperato durante il fine settimana: i Messaggi di Android (SMS) sono finalmente diventati gestibili anche da web. Il metodo sfrutta quanto già sperimentato e visto con WhatsApp, necessita quindi che il telefono sia collegato a internet e che si trovi nella stessa rete dalla quale stai tentando di utilizzare il servizio via PC. Se le premesse ci sono tutte, il gioco è già praticamente fatto.

La WhatsApp-mania contagia anche gli SMS: Messaggi Web per Android

Messaggi
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Developer: Google LLC
Price: Free

Appartiene ormai a diversi aggiornamenti di applicazione fa, la funzione che puoi tu stesso trovare e usare dal menu a panino (in alto a destra) di “Messaggi” → Messaggi per il Web. Necessita della scansione di un codice QR che viene creato sul momento visitando (da PC) il sito web messages.android.com. Una volta fatto questo passaggio, approderai sull’interfaccia web corrispondente ai messaggi che hai già sul tuo smartphone. Potrai quindi mandarne di nuovi o rispondere a quelli ricevuti, inoltre potrai ricevere notifiche (del browser) ogni volta che te ne arriverà uno nuovo.

Qui di seguito qualche screenshot catturato durante il test:

Quanto hai fatto permette già di gestire al meglio i tuoi messaggi. Se vuoi ritoccare le impostazioni dell’interfaccia, ti basta fare clic sul pulsante a panino (quello composto dai 3 pallini, in alto a destra nella colonna di sinistra) e modificare ciò che ti interessa:

La WhatsApp-mania contagia anche gli SMS: Messaggi Web per Android 4

Il gioco è fatto, non serve null’altro. Un ultimo (comodo) colpo di coda per quegli SMS definiti ormai morti? :-)

Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)
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