NYC

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Non so neanche da dove cominciare, a malapena ricordo come si fa.
Non scrivo da queste parti, intendo sul serio, da troppo tempo. Lavoro e famiglia necessitano della maggior parte delle mie ore di veglia, e nel frattempo mi è tornata la passione per la scrittura del codice, soprattutto per creare soluzioni che aiutano prima di tutto me e i miei cari (ma che poi spesso finiscono per essere rese completamente Open), anche grazie all’avvento degli LLM che mi hanno facilitato la vita non poco, velocizzato e corretto laddove ho dovuto un po’ “tornare a imparare come si pedala“, e questo ha inevitabilmente tolto tempo al blog, come con una coperta che da qualche parte comincia e poi finisce, quella che spesso non copre proprio tutto tutto.

Ti scrivo dal JFK di New York, sono in attesa del volo di rientro in Italia. Quando leggerai questo articolo (soprattutto se hai il mio blog tra i feed o sei uno/a di quelli che si accorge immediatamente di una nuova pubblicazione) dovrei nel frattempo essere atterrato a Malpensa e trovarmi – spero – sulla A8 direzione Milano. Sono stati giorni intensi, uno switch-off pianificato con neanche tanto anticipo, e che per fortuna ha subito pure un micro-slittamento che ha permesso di evitare la grande nevicata di febbraio, quella che ha coperto NYC per intero. Alla fine, nonostante il grigiume e il frizzante frescolino, è stata una NYC che si è lasciata amare con tutte le sue sfaccettature, onestamente non saprei neanche da dove cominciare.

Provo a buttare qui di getto parole, che poi vorrei provare a mettere un po’ più in ordine: odori, colori, sapori, erba, piscio, povertà contrapposta a grande ricchezza (spesso ostentata senza nessun tipo di problema o remora, e fondamentalmente va bene così), posti meravigliosi adatti a tutti ma anche piccole chicche proprio da Instagram, palazzi, grande civiltà che si alterna abbastanza spesso anche con chi l’ha dimenticata a casa o decide di non volerla usare. Di termini ne potrei tirare fuori molti altri, ma voglio provare a buttare giù qualcosa così, a caldo, nonostante sarebbe stato bello farlo per ogni notte passata a NYC, un po’ come sorta di rito della buonanotte, ma la ‘cottura‘ del corpo era in stadio avanzato a fine giornata, e sono praticamente andato a coricarmi quasi sempre prima della mezzanotte ora locale.

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Benvenuti nella City

Frase che per qualche motivo riascolto nella mia testa e sento arrivare dalla bocca di Germano Lanzoni, in riferimento a Milano, ma che fa molto più al caso di NYC, che di “big” ha proprio tutto.
Ti accorgi di essere in America già da come ti squadrano, ti parlano, ti fanno capire che sei già in ritardo su una task-list evidentemente inesistente, ma quella sensazione – almeno in aeroporto e durante i controlli per poter entrare ufficialmente su suolo americano – te la fanno sentire tutta. E per fortuna solo lì. Sì perché, una volta approdato poi nel cuore della città, quella sensazione svanisce, sei una goccia nell’oceano e al tempo stesso importante per tutto e per tutti.

Si alternano saluti e sorrisi a inespressività totali, fondamentalmente perché tu esisti ma non esisti allo stesso tempo, la libertà di poter fare (quasi) qualsiasi cosa qui è sacrosanta e un po’ te ne accorgi quando nessuno si scandalizza (e l’ho adorato, davvero) per come parli, come ti vesti, per come ti comporti in mezzo alla gente. Questo non vuol dire mancanza di rispetto per l’altrui persona, tutto il contrario, questo vuol dire che non c’è pregiudizio e costante malizia nel dire e nel fare, ed è una cosa che invidio e mi mancherà molto, nonostante Milano (e pochi altri luoghi, almeno in Italia) da questo punto di vista sta cercando di crescere almeno un po’, pur con grandissime difficoltà.

Ecco, forse però una nota sulla ‘maria‘ io qui la lascerei.
Perché sì, pur vivendo in una grande metropoli (parlo di Milano) dove sono tutto sommato abituato alla puzza di piscio nei classici punti che tutti un po’ si aspettano (un grandissimo saluto alle stazioni della rete metropolitana o della Centrale, o anche Rogoredo e Garibaldi 👋🏻) e allo spinello lontano da occhi indiscreti, quella della marijuana – che a NYC (e non solo) tutti possono fumare tranquillamente – ti porterà inesorabilmente a non sopportarla più in tempi rapidi. Penso di non averne mai passivamente inalata così tanta come in questa occasione, e pur in una situazione per me non ideale (perché non siamo qui a discutere di gusti) la mia testa è andata sulla questione della libertà: puoi farlo, nessuno ti darà contro, nessuno ti guarderà male per questo, e comunque tutti in generale rispettano le buone regole di convivenza civile, magari spegnendo il joint prima di scendere in metropolitana (un obbligo, tra l’altro), o più semplicemente non fumandotela addosso. Per me è stato un po’ un battesimo del fuoco, uno degli odori più pesanti che NYC ha da offrire oltre a quelli che già ti aspetteresti da qualsiasi altra grande metropoli.

Hai sete?

Poco meno di 30 chilometri nella prima vera giornata completa a NYC, replicati e leggermente migliorati nella seconda, poi ancora una ventina circa nella terza (dove abbiamo accusato un po’ di più il colpo): camminare a NYC è bellissimo ma parecchio stancante, impossibile negarlo.

Il territorio è vastissimo e di cose da vedere ce ne sono tante. Il numero di giorni da dedicare a questa città cambia completamente le carte in tavola ma – fortunatamente – c’è sempre la possibilità di usare i mezzi di trasporto pubblici (che funzionano perfettamente) oppure noleggiare una bicicletta, o ancora chiamare un Uber o un taxi classico, tutto ciò può accorciare di molto i tempi e le distanze tra i POI, la scelta è tua. Noi abbiamo optato – nella maggior parte dei casi – per i piedi, e quello che ho notato, e che mi è piaciuto moltissimo, è stata la facilità con la quale si possono trovare fontanelle pubbliche, sia per strada che nei luoghi pubblici al chiuso (compresi monumenti importanti quali il MOMA o il museo del Memoriale per il 9/11), in questi ultimi casi troverai molto facilmente anche la possibilità di ricaricare borracce e bottiglie. Considerato il costo dell’acqua in bottiglia, il “free-refill” è qualcosa che poi giustifica quasi del tutto l’acquisto. Quello che posso consigliarti in merito, è di fare un salto presso una qualsiasi catena locale di supermercati per poter risparmiare qualche centesimo, perché acquistare lo stesso prodotto presso i chioschetti in strada o nei negozi che vendono solo bibite e snack, inevitabilmente finirà per costarti di più per motivi tutt’altro che validi.

Sei nel paese dove la soda – in generale, vale quindi per qualsiasi bibita gassata – costa sempre meno di una bottiglia d’acqua naturale che non contenga null’altro che acqua, solo stramaledettissima acqua.

Hai fame?

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Fatti avanti, ma non pensare di spendere poco. In linea generale la vita ha un costo medio-alto, non importa quindi se mangerai un panino dal lurido (definizione tipicamente milanese quando si pensa al camioncino dei panini fuori dallo stadio) o se sceglierai di prendere posto al ristorante, servito e riverito. Più punti in alto, più spendi, quello vale ovunque, qui di più. Ti ‘salvi’ solo andando a mangiare nelle classiche catene (anche se non tutte applicano lo stesso taglio prezzi e ragionamento): andare a mangiare uno smash da Five Guys, anche senza bibita (il nostro caso, come ti dicevo poco sopra), magari solo con delle patatine ‘regular’, arriverà a costare all’incirca 40€ (circa 47$). La stessa ordinazione, in Italia, ti sarebbe costata un pelino di più: 42,40€, ho appena simulato un ordine “da remoto” con pick-up nella sede di via Dante (a Milano, appunto).

Se abbandoni però questa via (e te lo consiglio, per goderti appieno la cucina del luogo, seppur non esista realmente ma sia fatta da “più cucine del mondo“), allora scoprirai che tutto sommato – comparata a una Milano – i prezzi ti risulteranno familiari, e sicuramente la cosa mi ha fatto pensare un po’ (del tipo che a Milano i prezzi sono ormai davvero fuori da un sensato standard). L’acquisto più sensato in tal senso? Ecco. Se hai in previsione di passare da queste parti e ti piace il pesce, devi per forza fare un salto al Chelsea Market (qui), e in particolare al Lobster Place: un Maine Lobster Roll da 4oz lo paghi $28.00, mentre da 6oz ti costerà $38.00, sono stati i migliori 38 dollari spesi – in cibo – da qui a parecchio tempo che io ricordi. Le tue papille gustative ti ringrazieranno, il portafogli forse un pelo meno.

Per il resto, ecco, fai un po’ come ti pare: esistono mille guide, diecimila consigli, otto fantastilioni di influencer che popolano Instagram, TikTok e probabilmente pure la carta con incartare i regali del negozio di giocattoli all’angolo. Tutti esperti, e si finisce poi per non fare un salto in bettole o posti ultra-caratteristici non mainstream, non sponsorizzati, che poi finiscono per lasciarti la bocca in festa e un ricordo meraviglioso che ti porterai fino al prossimo viaggio, quando potrai dire all’amico, alla compagna, a tuo figlio: vieni, ti porto in un posto che spacca.

Con questo voglio evitare che tu vada a prenderti una slice da Joe o un panino al pastrami da Katz? No, ma voglio solo dirti che “oltre alle gambe c’è di più” (cit.), e persino un gelato preso vicino al Brooklyn Bridge può diventare qualcosa che potrei tornare a prendermi, prima o poi (se sei curioso come una faina, fai clic qui e segnatelo).

Mi vuoi sposare? Ti vuoi spostare?

Google Maps ti è amico. E in linea generale lo è anche una eSIM con 20 GB di traffico, che poi è quella che mi sono attivato e che sto ancora usando facendo hotspot per il mio Mac. Pensavo che non avrei consumato mai quel piano, mi sbagliavo.

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Il mio è evidentemente un caso ‘estremo‘ (definizione forse esagerata, ma è giusto per farti capire), perché non ho voluto / dovuto utilizzare nessuna rete pubblica, eppure la città ne mette a disposizione una quantità esagerata, motivo per il quale non sarei mai riuscito a consumare tutti questi GB (lo screenshot non è aggiornato proprio all’ultimo minuto, magari lo sostituisco una volta tornato in Italia con il valore finale ora è aggiornato!). Quello che ti serve è – e lo faccio senza pubblicizzare proprio nessuno, perché quel club fatico a sopportarlo – una buona VPN per cercare di ‘proteggere‘ le tue query DNS e il tuo traffico dati, solo nel caso in cui – appunto – tu decida di utilizzare reti WiFi libere aperte come delle cozze fresche servite lungo l’East River. La favola della VPN sempre accesa anche su reti non pubbliche eviterei volentieri di raccontarla in giro, è paranoia al chilogrammo.

Venire a NYC senza uno smartphone con piano dati è un po’ come volersela cercare. Le indicazioni non mancano e in generale ci si orienta davvero molto facilmente, ma con uno smartphone, un piano dati attivo e Google Maps alla mano ti diventerà tutto immediatamente più semplice e accessibile. Vale per i percorsi a piedi tanto quanto per quelli con i mezzi pubblici. Maps ci ha permesso di ottenere con precisione millimetrica indicazioni riguardo direzioni, numeri dei mezzi pubblici da prendere, minuti di attesa e molto, molto altro ancora. Di sicuro un’arma da avere a portata di mano manco fosse un coltellino svizzero, e nell’altra mano non dimenticarti una power bank, che finirà per servirti per forza uscendo dall’albergo al mattino e rientrandoci solo alla sera quando – prima o poi – il tuo corpo dovrà arrendersi a doccia e nanna.

Per il piano dati io ho personalmente scelto Nomad, ma tu puoi fare un po’ come ti pare. L’unico “lusso” che decido di prendermi, se posso permettermi (e se non posso, amen, siamo pur sempre a casa mia!), è quello di metterti in guardia da “eSIM io”: quando mi sono messo alla ricerca di un possibile fornitore eSIM per l’estero, mi è capitato di intravedere la loro pubblicità – soprattutto su Instagram – molto insistentemente. Come da tradizione, spesso questi casi di pubblicità aggressiva via social network si traduce in scam. Magari non uno scam tradizionale, ma è bastata qualche ricerca online e qualche lettura su Reddit per incontrare esperienze parecchio negative. Perché cercarsela se lì fuori esistono alternative ben più testate e affidabili?

Maps, e poi concludo, ti tornerà molto utile anche solo per tracciare un percorso-giornata cercando di ottimizzare le fermate, le visite, ed evitare di procurarti chilometri aggiuntivi da mettere sul conto dei tuoi piedi che di certo non ne avranno bisogno oltre quella quantità già ‘concordata‘ in maniera poco democratica dal tuo voler fare e vedere tutto. Cerca di mescolare POI di tuo reale interesse – anche solo per sfizio – a quelli che per ovvi motivi sono “obbligatori” per non sprecare un viaggio nella grande mela. Questo vuol dire che so per certo che nel tuo percorso infilerai l’Empire State Building o il memoriale dell’11 settembre, ma nessuno se ne avrà a male se in mezzo ci metterai una capatina al negozio di action figure in Times Square, al Google/Microsoft/Apple Store o al Nintendo Store. Ecco, anche perché poi alcune di queste ‘frivolezze commerciali‘ in Italia non esistono, e quindi è del tutto sensato visitarle se ti trovi da queste parti.

Divertiti e scopri

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Fai quello che ti piace, quello che ti fa stare bene, cerca di ragionare e pensare che questa potrebbe essere la tua prima e ultima volta a NYC, ma lascia comunque spazio alla tua fantasia, cerca di essere ottimista e dire “dai, questo lo vado a guardare la prossima volta“, è stato un po’ il mio mantra nel momento in cui ho scoperto che no, non sarei potuto andare proprio dappertutto nonostante le buonissime intenzioni e la forza di volontà quasi ferrea (e in alcuni casi pure stupida, soprattutto quando i dolori e le vesciche mi facevano ciao con la manina). Legoland l’ho lasciata alla ‘prossima volta‘, avrebbe necessitato di troppo tempo, eppure posso dirti – senza nessuna vergogna – di aver pagato per ben due volte la visita all’Empire State Building solamente perché durante la prima visita è scesa una nebbia pazzesca che non ha permesso di avere vista alcuna dall’affacciata all’ottantaseiesimo piano. Perché farlo? La domanda è: perché no? Un monumento di importanza così storica a NYC lo meritava, ed è valso ogni dollaro (il portafogli si è dissociato a questa mia affermazione, nel frattempo).

Vuoi metterti a parlare con un perfetto sconosciuto incontrato per strada o in metropolitana? Fallo, ma sii rispettoso, si sta aprendo con te e spesso si intavolano belle chiacchiere, e si finisce per scoprire cose nuove della città e della cultura che la popola, è meraviglioso. Riuscirai persino a sopportare quel modo di fare molto swaaaaaaaaaaaaaaag che non ti appartiene sicuramente, ma che qui è la normalità, così come è normale notare scene in cui due perfette sconosciute si incontrano per la prima volta, magari si incrociano solo per un momento, ma comunque si faranno un complimento a vicenda che finirà per strappare un sorriso e magari dare una migliore svolta alla giornata, non c’è malizia, non c’è invidia, c’è solo voglia di godersi la vita.

Qui tutto è così: se sono in buona, e non troppo presi sul serio da un qualche problema, ti sorridono e parlano pure gli agenti di polizia. Belle le uniformi, belli i mezzi (i più disparati), li trovi praticamente ovunque (i poliziotti, ma anche un po’ i mezzi di trasporto), non è difficile incontrarli nei supermercati piuttosto che in pasticceria, magari solo per buttare un occhio, magari pure per prendersi un caffè e mangiare qualcosa facendo una piccola pausa durante il loro pattugliamento, ce ne sono ovunque, qualcuno (io?) potrebbe fare facili battute e dire che ‘escono dalle fottute pareti‘ (cit.) ma ti assicuro che è tutto vero. Se pensi possano incutere timore beh, hai ragione, potrebbe succedere, almeno fino a quando non ci fai l’abitudine. Ho notato invece che i local spesso li sopportano a fatica e, in almeno un paio di casi, ho anche partecipato – da spettatore – a scenate che in Italia non so quanto potrebbero accadere, discussioni in cui a fare la voce alta è il cittadino, anche quando però non si ha la ragione dalla propria. Vittoria a mani basse? I pompieri, ma per quelli nutro una stima e un affetto differente e più profondo, dagli uomini e le donne che compongono le squadra (qui ultra rispettate), tutti armadi dell’Ikea che però non possono essere montati, al massimo sono loro che smontano te, ai mezzi di trasporto che sono imponenti e bellissimi, veri protagonisti in strada in caso di emergenza. Ho fatto la foto davanti al Ghostbusters Headquarters che in realtà è una stazione dei vigili in attività? Ovvio, mi pare il minimo (e mi viene da piangere al solo pensare che si è aperta per un attimo per poi richiudersi subito dopo!).

E quindi?

E quindi è meglio che smetto di scrivere, perché nel frattempo il tempo è volato.
Lui, perché noi invece stiamo ancora aspettando il nostro volo di rientro, in ritardo di circa 57 minuti rispetto al previsto, ma pure questa cosa la voglio ‘leggere‘ positivamente perché mi sta aiutando a fare qualcosa che non facevo da tempo: ti sto tediando con questo racconto (ammesso che tu sia arrivato a leggere fino a qui: sei un po’ un eroe, ma pure un masochista mica male).

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Potrei continuare così per molto ancora, ho visto tanto e sono stra-felice di aver creato esperienza e memoria, di portare via con me un pezzo di NYC visto dai miei occhi e vissuto sulla mia pelle e con mio cuore (piedi e ginocchia si stanno ora dissociando da queste affermazioni).
Non ci sono (non ci vogliono essere) consigli oltre quei pochi che ti ho messo qui sopra, di guide ne è abbastanza pieno l’Internet e ti dirò che una vale più o meno l’altra, sono tutti e tutte abbastanza standardizzate. E se è vero che ci sono luoghi che non puoi non visitare (perché sarebbe veramente uno spreco d’occasioni e per questo motivo potresti prendere schiaffoni pure da remoto), è altrettanto vero che ognuno può e deve fare un po’ quello che gli pare. Vuoi andare a NYC, inchiodarti in albergo e poi dire a tutti che stai chattando da lì? Fare un paio di fotografie chiave e vantarti con il mondo subito prima di rientrare a casa? Fallo, nessuno te lo vieta, se è quello che vuoi. NYC è molto più della solita inquadratura a Times Square, in fondo quella piazza è quasi la più banale da spuntare nell’elenco delle cose da fare. Spingiti più in là, perditi tra i vicoli (magari non durante la notte!), esplora e apprezza ogni sfaccettatura, a me è pianto il cuore perché ho visto un Central Park davvero molto spento e ancora molto invaso dalla neve e dal ghiaccio non ancora scioltisi, ma è inutile negare che si tratti comunque di una delle cose splendide da vedere, ho apprezzato da morire la ‘sosta forzata‘ a Strawberry Fields Memorial ascoltando artisti di strada esibirsi e ricordare nella migliore maniera un artista come John Lennon.

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Grazie NYC, ci vediamo la prossima volta, spero presto.
E tu che mi stai leggendo, grazie pure a te, e scusami per i refusi che sicuramente avrò lasciato pressoché ovunque in questo mio racconto, ma l’ho lasciato uscire di getto dalle mie mani, e ora sono molto felice di averlo fatto :-)

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