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Un tempo era Napster, poi l’evoluzione ci ha travolti facendoci finire ai tempi d’oggi, quelli caratterizzati da Spotify, che è un po’ il nome che tutti grosso modo conoscono, perché di giocatori nel campo della distribuzione musicale ne esistono in realtà molti altri. Ecco, Qobuz è uno di quelli che fino al mese scorso non conoscevo, nonostante operi in questo mercato dal 2007 (solo da una manciata di tempo in Italia, nda).

Qobuz è l'audio ad alta definizione per l'alto ceto musicale

Qobuz

Nato in Francia (nel 2007, appunto), e quasi arrivato a un bivio che puzzava di chiusura nel 2015, Qobuz propone un catalogo musicale all’interno del quale potrai trovare tracce estratte da CD senza perdita di qualità (e non solo), che potrai ascoltare tramite qualsiasi tuo dispositivo (adatto) per un periodo di tempo limitato (quello della prova gratuita) o per sempre, ammesso di pagare l’abbonamento che a te più si confà. Qobuz Premium, Qobuz HiFi, Qobuz HiFi Sublime e Qobuz HiFi Sublime+ sono i quattro pacchetti disponibili per la tua scelta, rispettivamente a un costo di 9,99€/mese (o 99,99€/anno), 19,99€/mese (o 199,99€/anno), 219,99€/anno (non c’è pagamento mensile) e 349,99€/anno (non c’è anche in questo caso pagamento mensile). Costi che letti così sono proibitivi, ma ai quali corrisponde chiaramente una serie di possibilità di ascolto e download che i puristi musicali evidentemente possono pretendere (puristi che devono però avere un buon budget a disposizione). Questo perché Qobuz, insieme a Tidal, costituisce l’unica coppia dello streaming a qualità CD (FLAC 16-Bit/44.1kHz), non considerando il servizio Elite di Deezer riservato a chi possiede dispositivi Sonos.

Il Player

Disponibile per Windows e macOS, Android e iOS, Qobuz propone un player che ingloba al suo interno null’altro che una buona interfaccia web con la possibilità di essere soggetta alle leggi di qualsiasi altro programma installabile sui principali sistemi operativi. Tiene fuori Linux, sul quale però gira correttamente la versione Windows emulata da Wine. Bella quanto quella di Spotify? No, eppure si tratta grosso modo dello stesso tipo di mestiere e movimenti tipici (ti fornisco l’album, ti propongo la playlist, ecc.). Disponibile chiaramente anche via web puro, per ogni browser di vecchia e nuova generazione (ma la vecchia facciamo che la metti da parte e smetti di usarla, eh?): play.qobuz.com.

 

Puoi partire alla ricerca della singola traccia, aggiungendola alla tua coda, e la cosa vale anche per gli album interi, quelli che hai a disposizione e compresi nel tuo abbonamento, perché la cosa che non mi è del tutto chiara è la questione accordi / licenze e il perché alcuni di quegli album facciano ascoltare giusto un assaggio da 30 secondi, sopratutto perché Qobuz dichiara di possedere i diritti sia per le major, che per le etichette indipendenti in tutto il mondo. A tal proposito chiederò informazioni in merito e aggiornerò l’articolo per dare una risposta anche a te nel caso ti venga voglia di mettere alla prova il servizio.

Qobuz
Qobuz
Developer: Qobuz
Price: Free
Qobuz
Qobuz
Developer: Qobuz
Price: Free+

Il catalogo e le partnership

Ricco, fuori di dubbio, perché si parla di 40 milioni di brani di cui più di uno in alta definizione (quest’ultimo milione corrisponde a circa 80.000 album stimati). Io ho cercato di attraversare ogni genere che sono solito ascoltare, trovando quasi sempre buone risposte, spaziando poi per alcuni autori e generi che ascolto molto meno e scoprendo belle sorprese che ho certamente apprezzato anche per la qualità di trasmissione della traccia (che dà il suo bel da fare alla connessione quando si passa dalla qualità Hi-Res a 24 bit / 192 kHz Stereo rispetto al più ristretto MP3 tradizionale). Le novità rispondono anch’esse all’appello e non può che far piacere, il tutto anche scaricabile sul proprio PC (o altro dispositivo) per un ascolto offline in qualsiasi momento, con il plus della copia scaricata in maniera permanente (come se si possedesse il CD) a patto di avere l’abbonamento adatto (il Sublime+, nda), altrimenti ci si accontenta dell’evitare di consumare GB ma le tracce restano leggibili dal solo Player di Qobuz.

Qobuz è l'audio ad alta definizione per l'alto ceto musicale 4

Oltre alle singole tracce, in alcuni casi potrai anche dare un’occhiata ai booklet digitali dell’album, roba per veri feticisti, ma che va in qualche maniera ad arricchire ciò che stai pagando mensilmente / annualmente, non c’è dubbio. Se poi quel catalogo lo vuoi ascoltare esclusivamente a casa o in ufficio e hai un dispositivo compatibile Qobuz, puoi dare libero sfogo alla tua passione e pretesa riguardo la qualità, perché la società francese ha stretto accordi con partner di tutto rispetto, che ti permettono di portare il tuo abbonamento anche laddove altri non si sognano neanche di arrivare: Sony, Naim, JBL, Harman Kardon, LG, B&O Play, Philips, Vizio, Pioneer, Onkyo, Grundig, Polk, Raumfeld, oltre che sui sistemi audio multisala come Sonos, Yamaha MusicCast, Bluesound, Devialet, Linn and Samsung. Qobuz è utilizzabile con brand high-end come Mark Levinson, Auralic, Aurender, Lumin, T+A, AVM, Burmester, Esoteric e Sim Audio, e l’elenco può solo cresce in futuro.

Il booklet di cui ti parlavo prima non è però l’unica nota di finezza in più che Qobuz può vantare, perché c’è un intero staff editoriale dietro le scelte della società, ed è quello che cura tra l’altro le recensioni degli album, le biografie (chiamate Ritratti) che raccontano gli artisti e il loro modo di fare musica, le panoramiche su alcune delle più belle uscite (che hanno fatto la storia o che stuzzicano la curiosità odierna dei fruitori), come un grande blog che continua ad arricchirsi di interventi competenti tradotti anche nella nostra lingua (lavoro affatto banale e che porta via un mucchio di tempo, che ha quindi un costo anch’esso).

In conclusione

Insomma, l’idea me la sono fatta io che ho sfruttato a man bassa le fantastiche SONY WH-1000Xm2 (per poter dare giustizia all’ascolto delle tracce in Hi-Res, lo ammetto) e se la sono fatta tutti coloro che hanno già messo alla prova questo servizio: la qualità dei contenuti e di tutto l’ecosistema che gira attorno a Qobuz batte facilmente ciò che Tidal ancora propone e difende dall’alto del nome che si è potuto fare precedentemente.

Io che Tidal l’ho provato ormai diverso tempo fa non me la sento di metterli oggi a confronto seriamente (perché il servizio scandinavo potrebbe essere nel frattempo migliorato), ma di certo riconosco a Qobuz un grandissimo lavoro che va ben oltre l’interfaccia applicativa ancora migliorabile, perché le tracce suonano meravigliosamente (come se si fosse tornati ai bei tempi dell’impianto audio in casa senza i vicini che venivano a bussarti alla porta come se avessi appena ucciso qualcuno, e che saranno mai i Guns N’ Roses alle quattro del pomeriggio, dovreste ringraziarmi quasi!) e tutto ciò che c’è attorno a essere è presentato con competenza e occhio critico sempre apprezzabile, senza considerare che quella statistica relativa ai contenuti in qualità FLAC (quasi) CD contro le tracce in alta definizione non può che modificarsi prediligendo quest’ultima strada (con buona pace dei puristi e felicità di chi pretende che tutto fili più liscio della pelle di un neonato). Grande tallone d’Achille per il nuovo utilizzatore che non può capire la differenza dalla pura offerta testuale è certamente il prezzo affatto competitivo, ma qui aiuta il mese gratuito di prova e la costante da sempre esistente: la qualità ha un prezzo.

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: abbonamento 3 mesi al piano Sublime+ fornito da Qobuz che ringrazio. Al termine dei 3 mesi tutto torna alla normalità e dovrò pagare la cifra di listino se vorrò continuare a usare il servizio.
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Isolarsi dal mondo più che una velleità è una necessità imprescindibile in alcuni momenti della giornata o della più colpevole settimana lavorativa. In questo la musica è uno strumento che aiuta fin dalla notte dei tempi, cura molte ferite o per lo meno cerca di lenire quello che può essere il dolore o lo stress procurato dalla quantità di obiettivi da portare a termine in tempi non sempre generosi. Partner di questo blog da ormai tanto tempo è SONY, azienda per la quale ho speso tante belle parole in passato e che continua a sfornare prodotti dall’indubbia qualità, oggi ti parlo di uno di quelli, si tratta delle SONY WH-1000Xm2, cuffie dai grandi padiglioni che eliminano ogni rumore di fondo, quasi anche quello del tuo respiro e battito cardiaco.

SONY WH-1000Xm2: esisti solo tu e la musica nelle tue orecchie

Il quasi di prima non è riferito certo a ciò che senti con i tuoi timpani, quello è rumore che viene davvero eliminato, ciò che non puoi eliminare è invece ciò che senti dentro di te (quella sensazione di battito cardiaco accelerato nel petto o quel respiro affannoso dopo una corsa), ma magari ci stanno lavorando ;-D

SONY WH-1000Xm2

Il profumo della pelle, la cura del dettaglio, l’accessorio al quale distrattamente non badi fino a quando non realizzi quanto possa essere fondamentale. SONY mi ha abituato a tutto questo, il passo avanti compiuto dalle WH-1000Xm2 è dovuto non tanto alle conferme che incontrerai sul tuo percorso e delle quali ti accorgerai indossandole, bensì a quelle “piccolezze” (vogliamo chiamarle così?) che con altre cuffie non puoi avere: l’inutilità del volume alto (anche se ogni tanto tenderai comunque a picchiettare su quel “+“) la qualità dell’isolamento attivo che ti taglia completamente fuori da ogni scenario, l’audio Hi-Res con amplificazione S-Master HX (che finalmente riesco a provare sul serio, poi ti spiegherò come in un prossimo articolo) e l’intervento della tecnologia DSEE HX che aumenta la qualità dei file compressi generalmente ascoltati (file Mp3 o streaming di bassa-media qualità). A concludere il quadretto in connessione senza fili ci pensa la tecnologia LDAC che permette di trasmettere circa il triplo dei dati rispetto al più standard collegamento Bluetooth classico, migliorando (manco a dirlo) la qualità della traccia in riproduzione.

Costruzione

Ero e sono ancora serio: le SONY WH-1000Xm2 sono comode, leggere, belle. La pelle fodera quei padiglioni artificiali che prenderanno presto posto sui tuoi di padiglioni (auricolari), racchiudendoli nel profondo di un fantastico silenzio all’interno del quale potrai iniettare in punta di piedi la tua traccia musicale, la colonna sonora della tua giornata, la tua naturale droga, distrazione per portare a termine in scioltezza un compito prefissato (come scrivere questo articolo, per esempio), senza possibili distrazioni provenienti dall’esterno, anche se puoi facilmente interagire con le persone attorno a te semplicemente poggiando la mano destra sul relativo padiglione delle cuffie, facendo così abbassare il volume e permettendo di ascoltare ciò che ti viene detto (solo quando connesso in Bluetooth a un dispositivo).

275 grammi di peso totale, cavo da circa 1,5mt se non dovessi scegliere un collegamento senza fili, custodia che ti permette un facile e sicuro trasporto dell’oggetto (e ci sono anche le istruzioni per pilotare i comandi touch sul padiglione destro, nda) e all’interno della quale puoi anche tenere il cavo e l’adattatore jack per l’uso in volo. Il cavo è gommato e con uno spessore abbastanza importante, difficile che tu possa litigarci e renderlo un polpettone unico dal quale non riuscirai più a uscire.

Comandi

Sì perché –come anticipato– se le WH-1000Xm2 sono collegate a un dispositivo via Bluetooth, questo potrà essere comandato tramite l’intervento della tua mano sul padiglione destro delle cuffie, dal quale potrai decidere di alzare o abbassare il volume, mettere in pausa una traccia, avanzare verso la successiva o tornare indietro. C’è anche il doppio tocco dedicato alle chiamate che possono arrivarti sullo smartphone, che potrai agilmente controllare e alle quali potrai ovviamente rispondere sfruttando il microfono integrato (ma anche questo è uno standard consolidato di SONY e tanti altri produttori, anche se io onestamente continuo a preferire un microfono direzionale posizionato quanto più vicino alla bocca, tramite più classico e certamente antiestètico archetto).

SONY WH-1000Xm2: esisti solo tu e la musica nelle tue orecchie 6

C’è un però, e riguarda proprio quella che per forza di cose è certamente una comodità, ma che all’inizio forse ti farà diventare un pelo scemo (più di quanto, nel mio caso, io non lo sia già): se ti capita di toglierti le cuffie per qualsivoglia motivo (o di spostare solo un padiglione), potresti incappare nel prendere un controllo che non avresti voluto (una pausa, un play, o un avanzamento di traccia). Una, due, tre, forse quattro volte prima di non farlo più e iniziare ad abituarti a quello che deve essere il giusto movimento per trattare le SONY WH-1000Xm2, a me è successo spesso prima di scoprire che in collegamento Bluetooth mi sarebbe bastato appoggiare il palmo sul padiglione destro per abbassare dinamicamente il volume e dare retta a Ilaria senza il taglio del rumore e il sottofondo musicale scelto (e soprattutto senza togliere le cuffie dalle mie orecchie).

Ribadisco: è solo questione di abitudine, non devi però perderci la pazienza quando avrai a che fare con il prodotto nelle prime ore di utilizzo.

Qualità del suono

Uno di quei paragrafi che mi sta davvero molto a cuore. Ho l’animo tendente un po’ al tamarro, adoro la musica, mi piacciono molti generi e non sempre si finisce per ascoltare del buon Jazz o una traccia Rock di quelle che “levati da lì“, capita quindi di inserire in coda della commerciale o quel vecchio timbro elettronico / dance che non esiste più al giorno d’oggi (se hai la mia età o anche più, puoi capire cosa si prova a gettare nella mischia qualche esemplare di anni ’80 come si deve).

Ciò che ti fa dimenticare (o quasi) la necessità di maggiore volume è proprio questo tipo di prodotto: l’eliminazione del rumore di fondo e la qualità della sorgente creano una coppia realmente perfetta, una simbiosi, la quale con il giusto dosaggio ed equalizzazione ti permette di apprezzare quella medesima traccia che, ascoltata con un tipo diverso di cuffie (non necessariamente di diverso produttore), suona per forza di cause maggiore in maniera nettamente differente, dettaglio che non sfuggirebbe neanche a chi non possiede –come me– l’orecchio assoluto e quella spocchiosità audiofila che talvolta invidio. Là dove non arriva in maniera autonoma la SONY WH-1000Xm2 puoi arrivare tu, manualmente, modificandone il comportamento tramite un’applicazione rilasciata dal produttore sia per Android che iOS:

Se poi ti capita di passare su quella traccia elettronica di cui ti parlavo prima beh, apprezzerai certamente il basso secco e ben definito, un vero piacere sentirlo andare, finirai inesorabilmente per volerne di più, alzare il volume per non perderti neanche un passaggio della tua Power Track, probabilmente tornerai indietro alla fine e la riascolterai ancora una volta, e forse un’altra ancora. Tranquillo, ti capisco benissimo. Fatti avvolgere con precisione millimetrica dai padiglioni delle WH-1000Xm2 (come fossero cuciti sulle tue orecchie) e godi appieno dell’isolamento. Quando lo togli è quasi come stappare un vasetto di conserva tenuto sottovuoto fino a quel momento.

In conclusione

Con una buona portata del Bluetooth (coadiuvato anche dalla ormai assodata presenza e rapidità di NFC, dato per scontato sui prodotti SONY), messo alla prova anche a discreta distanza dal mio MacBook e con porte di corridoio chiuse che generalmente rompono le scatole durante l’allontanamento (senza considerare quanto può essere schizzinoso nativamente il Bluetooth dei MacBook Pro Early e Late 2013, nda), il prodotto offre una solida connettività che raggiunge comunque il suo apice quando collegato via cavo alla tua sorgente, panorama in cui quest’ultima diventa ancora più fondamentale considerando quanta ottima tecnologia di lavorazione ed esecuzione della traccia puoi realmente sfruttare.

Altro dettaglio non specificato nei paragrafi precedenti è certamente quello relativo alla batteria integrata, che può arrivare (dichiarato così nella scheda ufficiale del prodotto) a 30 ore di riproduzione. Io posso solo dirti che dopo averle caricate la prima volta (in fase di ricezione), non ho più dovuto attaccarle a una sorgente elettrica tramite cavo microUSB, questo anche grazie al fatto che il mio utilizzo è stato di tipo ibrido, a cavallo tra Bluetooth e cablaggio diretto al portatile o allo smartphone.

Sono rimasto estasiato dalle WH-1000Xm2 e, nonostante qualcuno mi abbia consigliato di volare più basso e accontentarmi delle sorelle minori in caso di acquisto (WH-H900N, nda), io credo che –ammesso il budget lo permetta– tu non debba accontentarti in caso ci si trovi davanti a un bivio, il classico e prevedibile dubbio riguardo la scelta quando il prezzo di listino non è esattamente dettaglio trascurabile. Le WH-1000Xm2 costano infatti (secondo sito web ufficiale) 380€. Tu puoi in alternativa già trovarle su Amazon, dove riusciresti a risparmiare qualche soldino, che male non può certo fare, giusto?

Io ringrazio ancora una volta SONY per la collaborazione e sono “pronto” (si fa per dire) a far tornare le WH-1000Xm2 all’ovile (ma devo proprio?) 😭

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Prodotto: Fornito da SONY, torna all'ovile al termine dei test.
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Prima di parlare di SRS-XB10, buongiorno e bentrovato. Nonostante qui tutte le attività lavorative siano ripartite già da una settimana, molti lettori (e forse anche tu) sono appena tornati davanti alla scrivania e al monitor, spero che le tue feste siano andate bene :-)

Se ti sei perso il vero protagonista della settimana da poco terminata (che protagonista lo rimarrà per molto altro tempo ancora, sfortunatamente), ti consiglio di dare un’occhiata a questo articolo.

Ma ora bando alle ciance. Ti avevo parlato del Sony SRS-X11 più di due anni fa, è stato per me compagno fedele di lavori di ristrutturazione mentre la nostra nuova casa prendeva forma, l’ho adorato perché ha sempre fatto il suo lavoro e ha accompagnato sottoscritto e operai in mezzo alla polvere e alla vernice, e funziona tutt’oggi anche se meno utilizzato (è nel garage di casa, dove ogni tanto lavoro e ascolto un po’ di buona musica). Sony mi ha ha permesso di mettere mano su un SRS-XB10, che a vederlo è un po’ quel “vecchio” cubo rivisitato, con un aspetto estetico meno spigoloso e la solita buona profondità di suono che contraddistingue il costruttore giapponese.

Sony SRS-XB10 è il degno erede dell'adorato Sony SRS-X11?

Speaker full-range mono da 46 mm racchiuso in un diametro da circa 7,5 cm e un’altezza inferiore ai 10 cm (9,1 secondo quanto dichiarato nelle specifiche tecniche), SRS-XB10 fa parte della linea Extra Bass di Sony che –ormai dovresti saperlo– va a stuzzicare quel piccolo essere tamarro che vive ancora nel mio corpo dopo circa 30 anni di esistenza. Il prodotto pesa (giusto per non allontanarci troppo dal suo predecessore) circa 260 grammi, assolutamente trasportabili in qualsiasi occasione e modo.

Ovviamente la connettività è quella alla quale ci ha abituati Sony, il pacchetto è il solito “completo” che comprende quindi NFC, Bluetooth e AUX (quest’ultimo stavolta nascosto alla vista, capirai tra breve perché), con pulsanti dal gradevole feed al tatto, che affondano leggermente prima di poter portare a termine il loro lavoro.

Ancora una volta ritroviamo la possibilità di utilizzare il dispositivo come vivavoce per lo smartphone (anche se in tal senso, continuo a sostenere che questa funzione non fa il suo dovere in maniera corretta, costringendo a spostare la telefonata sullo speaker e microfono del telefono). Presente all’appello anche l’accoppiamento con un altro speaker bluetooth della stessa serie, per ottenere un suono “stereo” e di maggiore impatto all’interno dello stesso ambiente.

La nota nuova di SRS-XB10 consiste invece nell’impermeabilità del prodotto, certificato IPX5, resistente quindi all’acqua ma non in grado di immergersi o galleggiare come succede per il Wonderboom di UE, motivo per il quale l’attacco AUX (IN) è ben protetto e “nascosto” insieme al microUSB e al foro di reset, sotto un tappo molto ben compresso, messo lì a lato dei controlli.

Riporto, per completezza:

IPX5 (grado di protezione contro spruzzi d’acqua): il sistema è stato testato e mantiene la propria funzionalità anche se esposto a spruzzi d’acqua da qualsiasi direzione utilizzando una bocchetta dal diametro interno di 6,3 mm in una quantità di circa 12,5 litri d’acqua al minuto per una durata di oltre 3 minuti da una distanza di circa 3 metri. Liquidi a cui si applicano le specifiche di prestazioni waterproof: acqua dolce, acqua di rubinetto, sudore. Le specifiche non si applicano a liquidi diversi da quelli elencati (acqua contenente detersivo, acqua di piscina, acqua di mare, ecc.).

La durata della batteria di SRS-XB10 viene stimata in circa 16 ore di autonomia, che possono variare (non mi stancherò mai di dirlo) in base al volume mantenuto e alle condizioni di utilizzo del prodotto (come la distanza dalla sua sorgente bluetooth, per esempio, o la temperatura dell’ambiente), ore oltre le quali dovrai tirare fuori il cavo (fornito nella scatola del prodotto) e collegarlo a una sorgente elettrica (il caricabatterie del tuo smartphone, oppure una porta USB del tuo PC, perché l’attacco a muro non è fornito).

Passa alla cassa

Paragrafo di conclusione che negli anni non può che riproporsi in questo tipo di articoli. Sony SRS-XB10 ha un prezzo di listino di 60€ secondo il sito web del produttore, ma puoi facilmente trovare sconti sul prodotto pari o superiori ai 20€. In questo momento di stesura dell’articolo, su Amazon si trova facilmente a 35€, ti propongo qui di seguito i link diretti per l’acquisto (e aggiungo 3 tipi di custodie per trasportare lo speaker facilmente, proteggendolo):

Il prodotto è bello esteticamente, costruito bene (a questo Sony ci ha ormai abituato, inutile negarlo), con un suono certamente gradevole e potente quanto basta (considerando dimensioni e capacità tecniche), adatto alle stanze di casa propria oppure la scrivania in ufficio (per diffondere buona musica e allietare anche i colleghi di lavoro, perché no), valido anche per seguirti altrove, magari in bicicletta durante una buona pedalata al parco. Il prezzo, passando da fornitore terzo, è parecchio interessante (ci sono competitor molto meno blasonati che arrivano a inserire prodotti di mercato intorno ai 20/25€, facci caso e tieni conto della differenza).

Quindi, giusto per concludere rispondendo alla domanda posta nel titolo dell’articolo beh, la risposta è no, e non certo per una mera questione tecnica (quella la passa con la promozione e buoni voti), ma per la questione affetto e nulla più! ;-)

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Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Sony, ho potuto tenerlo al termine del test.
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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Un articolo da tenermi stretto per il futuro, come un blocco appunti, che potrà tornare utile anche ad altri, insomma la solita storia. Ho avuto tra le mani uno Xiaomi Mi Pad 3, gran bel tablet che potrebbe facilmente prendere il posto del mio iPad Mini in futuro (chissà), ma che per una questione evidentemente legata alla sua gioventù, non propone un firmware Global, riducendosi così a un originale Xiaomi con solo la lingua inglese e cinese a bordo. Per ottenere l’italiano, non c’è altra alternativa che passare dal sostituire il firmware a bordo, un’operazione delicata ma che provo a documentarti tutta nel dettaglio, per evitarti di impazzire e trovare il da fare “a pezzi”, saltando di community in community.

Xiaomi Mi Pad 3: cambiare il firmware per ottenere la lingua italiana

Prima di partire, la solita raccomandazione, fondamentale per casi come questi dove si deve lavorare “a cuore aperto“:

ATTENZIONE: Prima di partire, il solito consiglio: occhio sempre a quello che tocchi e che rimuovi, effettua dei backup del tuo sistema per sicurezza, così potrai agilmente tornare indietro in caso di problemi. Io ti ho avvisato, non puoi dopo venire qui disperato a dire che è tutta colpa mia (che poi in realtà puoi, ma questo non cambierà le cose, e io non sarò certo lì per poterti consolare e aiutare!).

Se sei già esperto di modding Android e vuoi saltare tutta la parte relativa alla spiegazione dettagliata –con immagini– per l’installazione della nuova ROM, vai direttamente al paragrafo “L’angolo dello Sburone“, lì ti riepilogo tutti i passaggi da fare per installare la custom ROM europea su Mi Pad 3.

Xiaomi Mi Pad 3

Partiamo dal principio: Xiaomi Mi Pad 3 è un buon tablet per un uso quotidiano da ufficio o divano. Caratteristiche non eccellenti ma un carattere forte, con qualche pecca nella scelta stilistica (vedi il posizionamento delle casse stereo giusto dove solitamente mettiamo la mano per impugnare questo tipo di oggetti) ma con delle belle risorse a disposizione (buono il processore, la RAM e la batteria).

Avere il firmware con la lingua italiana non è obbligatorio, ma torna parecchio comodo per chi preferisce l’idioma nostrano. Fortunatamente, a tal proposito, la community di Miui.it fa un gran bel lavoro, e a noi tocca solo portarlo sul dispositivo.

Attrezzi del mestiere

Per portare a termine l’intero processo, io ho utilizzato un PC Windows 10 Pro x64, ma va bene anche una macchina con Windows 7. Se fai parte di quel gruppo che non vuole saperne nulla di perdere tempo, ho creato una cartella condivisa sul mio spazio MEGA dove ho caricato tutti i file utilizzati nell’articolo: mega.nz/#F!QEdkBRoJ

Cosa ti serve per partire:

Xiaomi Mi Pad 3: cambiare il firmware per ottenere la lingua italiana 1

Non manca altro. Il cavo USB-C lo hai già nella scatola del dispositivo, tu dovrai solo accenderlo e collegarlo al PC per permettere l’installazione dei driver e cominciare a mettere le mani nel cofano. Nel caso in cui qualcosa vada storto e i driver non si installino correttamente, puoi scaricare e installare l’utility ufficiale di Xiaomi per flashare il firmware (la trovi qui).

Si parte con Fastboot

Spegni il tablet (se lo avevi lasciato acceso) e riaccendilo in modalità Fastboot. Per farlo, dovrai tenere premuto contemporaneamente il tasto volume – e il tasto di accensione, fino ad arrivare a questa schermata:

Xiaomi Mi Pad 3: cambiare il firmware per ottenere la lingua italiana 3

A questo punto apri un prompt dei comandi come Amministratore, spostati nella cartella di installazione del Minimal ADB and Fastboot Tool (C:\Program Files (x86)\Minimal ADB and Fastboot) e lancia un fastboot devices per verificare che il tuo dispositivo venga riconosciuto correttamente. Puoi anche verificare che il bootloader di Mi Pad 3 sia nativamente sbloccato lanciando un fastboot getvar all (la risposta dovrebbe essere ):

Ora ti tocca di andare a scompattare il file d’archivio con la ROM Developer cinese originale che dovresti aver già scaricato. Una volta terminata l’opera, dovresti notare una cartella images contenente diversi file, tra cui boot.img, cache.img o ancora recovery.img. Trovata? Molto bene. Torna sul prompt dei comandi e lancia questa serie di comandi, attendendo sempre che ti venga data una conferma a video:

  • fastboot flash system C:\images\system.img
  • fastboot flash boot C:\images\boot.img
  • fastboot flash recovery C:\images\recovery.img
  • fastboot flash cache C:\images\cache.img
  • fastboot flash userdata C:\images\userdata.img

Al posto di C:\images, inserisci la posizione esatta delle immagini scompattate! Nel mio caso, erano tutte in una cartella temporanea (C:\temp\eccetera), dai un’occhiata alle mie schermate catturate durante il processo per capire meglio cosa intendo:

Al termine spegni il Mi Pad 3, quindi avvialo nuovamente in modalità Fastboot. A questo punto potrai fare un wipe completo (fastboot -w) e infine caricare l’immagine custom di Recovery che hai precedentemente scaricato, la TWRP (fastboot flash recovery C:\images\twrp.img). Occhio, anche in questo caso, il comando di flash della recovery deve puntare a un file esistente, nel mio caso in cartella temporanea (guarda lo screenshot di seguito) e rinominato più semplicemente in twrp.img:

TWRP, installazione nuova ROM

Non hai più bisogno di Fastboot, ormai hai terminato quello che dovevi fare. Puoi quindi spegnere il dispositivo e riaccenderlo mandandolo in Recovery. Per farlo, dovrai tenere premuto contemporaneamente il tasto volume + e il tasto di accensione, togliendo poi il dito da quello di accensione quando sarà comparsa la schermata iniziale di avvio tablet (quella con il logo Mi in centro). Salvo problemi, ti ritroverai davanti alla schermata principale di TWRP (dovrai far scorrere la barra inferiore per accedere al menu principale, nda).

Carica nel frattempo la ROM europea nella chiavetta USB OTG di cui ti ho parlato prima. Ti interessa spostare solo quel file ZIP, non scompattarlo. Fatto questo, da TWRP dovrai prima lanciare una pulizia della partizione di Cache e Dalvik, seleziona quindi la voce Wipe (dal menu principale) e scorri la barra inferiore per lanciare il comando:

Ora si passa al caricamento della ROM europea. Torna quindi al menu principale di TWRP, spostati in Install, inserisci la chiavetta USB con a bordo il file ZIP del nuovo sistema e quindi scegli il diverso Storage all’interno del quale leggere i dati (USB OTG), fai quindi clic su Ok. Dovresti ora riuscire a vedere il file ZIP precedentemente caricato, selezionalo e fai clic su Install Image, quindi effettua il solito Swipe nella schermata successiva per procedere (se ci sono i segni di spunta sulle due opzioni “Zip signature verification” e “Reboot after installation to complete“, toglili), al termine lancia nuovamente il Wipe di Dalvik e Cache:

Riavvia ora Mi Pad 3 manualmente.

Prima configurazione

Attendi che parta il nuovo sistema con la MIUI ancora calda :-), quindi configura il tuo account di Google e anche quello di Xiaomi. Fai tutto ciò che devi fare ma al termine dei passaggi iniziali, spegni il tablet, c’è ancora un ultimo step da fare. Avvia ora il tablet in modalità Recovery (ti ho già detto come fare, dai un’occhiata qualche riga più sopra) e in TWRP spostati in WipeAdvanced Wipe → seleziona la voce Data → fai clic su Repair or Change File System → scegli infine Resize File System.

Avvia ora il tuo tablet ancora una volta, sei pronto a utilizzarlo, completamente in italiano :-)

L’angolo dello Sburone

Che è quell’angolo dedicato a chi non sopporta le immagini, quello che parla solo in codice binario e conosce esattamente dove mettere le mani. In pratica ti ripeto i passaggi spiegati nel dettaglio sopra, senza troppi fronzoli.

  • Scarica la ROM ufficiale cinese per Developer da update.miui.com/updates/v1/fullromdownload.php?d=cappu&b=X&r=cn&n=
  • Scompatta il file scaricato e tieni da parte solo la cartella images.
  • Scarica la TWRP da eu.dl.twrp.me/mocha/twrp-3.1.1-0-mocha.img
  • Avvia il Mi Pad 3 in modalità Fastboot (tasto volume – e tasto accensione contemporaneamente) e verifica che sia connesso con il PC (fastboot devices), già che ci sei, assicurati che il bootloader sia sbloccato (fastboot getvar all).
  • Carica le immagini della ROM cinese:
    • fastboot flash system system.img
    • fastboot flash boot boot.img
    • fastboot flash recovery recovery.img
    • fastboot flash cache cache.img
    • fastboot flash userdata userdata.img
  • Riavvia il dispositivo (fastboot reboot) e torna in modalità Fastboot.
  • Fai Wipe completo con fastboot -w
  • Carica la TWRP di Recovery con fastboot flash recovery twrp.img
  • Scarica la ROM europea per Mi Pad 3 da androidfilehost.com/?fid=889764386195928251 e copiala su memoria USB OTG, senza scompattarla.
  • Riavvia il tablet in Recovery (tasto volume + e tasto accensione contemporaneamente, poi solo tasto volume + quando compare il logo Mi al centro del display) e fai Wipe di Dalvik e Cache.
  • Installa la ROM di Xiaomi.eu selezionando come storage la chiave USB OTG.
  • Rifai Wipe di Dalvik e Cache.
  • Avvia normalmente Mi Pad 3, effettua la prima configurazione e NON installare alcunché. Riavvia il dispositivo in modalità Recovery (si rientra in TWRP).
  • Naviga nel menu WipeAdvanced Wipe → seleziona la voce Data → fai clic su Repair or Change File System → scegli Resize File System.
  • Riavvia Mi Pad 3.

Xiaomi Mi Pad 3: cambiare il firmware per ottenere la lingua italiana 24

Benvenuto a bordo :-)

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Ieri come oggi, in palestra la cosa abbastanza fondamentale per concentrarsi e non farsi distrarre da ciò che ci circonda è quella di godere della propria playlist musicale, con i propri ritmi, le proprie canzoni preferite, quelle che ti danno la giusta carica per affrontare il tuo allenamento (cosa che succede anche per la corsa all’aperto, ne sono certo). Nel 2014 erano le WS613, oggi la batteria inizia ad accusare il colpo e io ho dovuto trovare un buon sostituto per evitare di rimanere appiedato, per questo ho valutato le in-ear MDR-XB50BS con tecnologia Extra-Bass.

SONY MDR-XB50BS (Extra Bass): compagni di palestra

Alla scoperta di MDR-XB50BS

Molto differenti dalle WS613 perché di certo non fanno parte della serie Walkman e non ti permettono di salvare musica a bordo dello stesso dispositivo, sono comunque pensate per chi è sempre in movimento, e possono permetterti di rimanere tranquillo nel caso in cui abbiano a che fare con il sudore o uno schizzo d’acqua.

Gettiamo quindi le basi:

  • ti stai allenando, ti serve perciò qualcosa che non stia in mezzo ai piedi, che non dia fastidio ai tuoi movimenti e che non ti leghi al dispositivo sorgente della musica. Via i cavi, non possono essere considerati nell’equazione (nonostante ne veda molti in sala, io fatico a sopportarli).
  • Il set non deve muoversi da lì. Deve chiaramente seguire i tuoi movimenti, certo, ma non puoi pensare di allenarti e sentir cadere anche solo un auricolare, finirebbe per tirare giù anche l’altro con il suo peso.
  • La batteria deve avere una buona durata, non devi vivere con il dubbio che non ricaricando il tuo headset al mattino, tu possa rimanere senza musica al pomeriggio, perché la dimenticanza può sempre capitare. Qualche ora in più di musica torna sempre comoda.

SONY MDR-XB50BS (Extra Bass): compagni di palestra 1

Leggerezza del set (circa 20 grammi) e comandi a disposizione sono assolutamente sufficienti, così come il blocco in silicone morbido per ancorare correttamente gli auricolari ai padiglioni delle orecchie. Accensione e collegamento in bluetooth sono molto rapidi, li ho collegati più volte anche alle macchine Technogym che ci sono in palestra, per poter vedere un po’ di televisione o qualche video su YouTube durante l’allenamento. NFC è solo un qualcosa in più, comodo ma non necessario, firma riconoscibile che SONY non fa mai mancare all’appello.

L’archetto morbido a malapena si sente, ma si nota tantissimo nel momento in cui si appoggia alle proprie spalle, su quel collo che si muove parecchio durante gli esercizi, che suda, si finirà per non sopportarlo, e il problema potrà essere risolto portando l’archetto davanti, facendolo poggiare sul petto anziché sulle spalle.

Il suono è coinvolgente, pieno, il basso è corposo e non disturba mai, tutto il contrario, isola perfettamente da ciò che ti circonda, ti permette di trovare la giusta concentrazione e affrontare i tuoi obiettivi. La durata della batteria è stimata in circa 8,5h di musica, da spalmare nell’arco della settimana e che può variare –come sempre– in base alla qualità del collegamento (distanza dalla sorgente, tanto per dire) e al volume medio mantenuto.

Certificato IPX4, il set sopporta gli schizzi d’acqua (può tornare comodo sotto la pioggia) e il sudore, ma non può chiaramente essere immerso in acqua (io sto continuando a fare il confronto con il mio precedente compagno di playlist, sia chiaro).

Una cosa non particolarmente funzionante c’è: la conversazione in telefonata. Nonostante la lodevole iniziativa di SONY nel voler mettere un microfono in corrispondenza dell’auricolare destro, così da permettere di rispondere a un’eventuale chiamata durante l’allenamento, questo non sembra riuscire ad adempiere al suo compito in maniera troppo impeccabile. Troppo rumore di fondo non pulito, troppo eco, in un ambiente abbastanza caotico l’interlocutore faticherà a sentire la tua voce, più volte confermato da diverse persone alle quali ho risposto tramite questo set. Se poi volessi proprio fare il puntiglioso, un ulteriore difetto potrebbe essere quello del livello batteria residuo, ben visibile e disponibile solo su sistemi iOS, ma diciamo che Android ci mette anche un po’ il suo zampino in tutto questo.

Trovi la scheda completa del prodotto sul sito web di Sony all’indirizzo sony.it/electronics/cuffie-intrauricolari/mdr-xb50bs, nel frattempo sappi che il prezzo di listino per portarsi a casa il prodotto si aggira intorno agli 80€. Come spesso accade, fortunatamente Amazon riserva qualche sconto che permette di accaparrarsi il set MDR-XB50BS con una ventina di euro in meno (più o meno, in base al colore che si sceglie).

La scatola originale include il set completo di cavo USB per la ricarica, i gommini di protezione degli auricolari lunghi in silicone ibrido (SS, S, M, L, un paio per ciascuno) e i sostegni ad arco (S, M, L, un paio per ciascuno anche in questo caso).

Insomma, come avrai capito, il prodotto è promosso con riserva. Se non avesse offerto la possibilità di utilizzarlo come sostituito di altoparlante e microfono del mio smartphone, non mi sarei neanche posto il problema, e invece vuole fare qualcosa che poi non porta correttamente a termine. Per forza di cose è un punto a sfavore che va a influenzare un risultato finale fino a ora più che buono. Prendila esattamente così com’è, una semplice critica che però non tocca la parte relativa alla resa audio, vero cardine del set MDR-XB50BS.

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da SONY, ho potuto tenerlo al termine del test.
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