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Milano Real Life (MRL)

È il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Cosa c’entro io con dei tulipani? Assolutamente nulla e no, non ho il pollice verde o qualsivoglia specializzazione in scienze agrarie.

Tulipani-Italiani a Cornaredo

Quello di oggi è solo un articolo personale, un ringraziamento a quei ragazzi che hanno pensato di poter portare un po’ di Olanda in Italia, a due passi da Milano, realizzando un fantastico campo che ha ospitato (tutto terminerà tra qualche giorno) una vasta quantità di specie di boccioli, diventati splendidi tulipani in grado di colorare diversamente quello che solitamente è uno sfondo cittadino decisamente meno allegro e acceso.

In una giornata di sole e caldo (quello scoppiato ormai un paio di settimane fa), dopo il solito carico di ore di lavoro che possono buttarti giù quanto vuoi, ma senza toglierti quella voglia di andare a dare un’occhiata a qualcosa di diverso, il campo dei tulipani è stata una piacevole scoperta che consiglio a tutti di scoprire a propria volta (magari dal prossimo anno, considerando che ormai siamo agli sgoccioli e molti dei tulipani sono stati già raccolti o hanno terminato il loro ciclo di vita). Ho portato con me solo lo smartphone e tanta voglia di catturare qualche bel momento nel migliore dei modi, ho pubblicato gli scatti che ho scelto di tenere su Flickr, creando un album ad-hoc che ti propongo all’indirizzo flic.kr/s/aHskx1t6HH. Spiace solo (detto in tutta onestà, da visitatore comunque soddisfatto di quanto visto e raccolto, poi portato a casa per ricordarci di quel tardo pomeriggio passato al campo) che quegli attrezzi, quelle auto e quella gru abbiano in qualche maniera invaso una scena così tanto bella da sembrare una rappresentazione che forse siamo abituati a vedere solo negli sfondi di Windows! :-)

Per qualche riferimento in più ti rimando al sito web ufficiale dell’iniziativa, tulipani-italiani.it.

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Dopo aver terminato di giocare con la Canon SX540 HS, mi è stato permesso di passare a un differente tipo di macchina, per spaziare e dare un’occhiata anche a qualcosa di diverso dal solito. Dopo anni di Reflex, Canon mi ha messo a disposizione una Mirrorless, per la precisione una Canon EOS M10 (EF-M15-45 IS STM Kit).

Canon EOS M10: un'occhiata al mirrorless

Nera, rispetto alla foto qui sopra, ma completamente identica nel resto dei dettagli, la Canon EOS M10 si presenta come una compatta con un obiettivo molto più simile a quello che tanti sono abituati a vedere montato generalmente sulla propria reflex. Dato che, come l’ultima volta, non mi considero affatto un fotografo professionista o un appassionato con il pallino per lo scatto perfetto (sono molto più naturale e spensierato, mantenendo un hobby e nulla più), continuerò a parlare di questo tipo di prodotti come fossi il cliente qualsiasi, quello che va nel grande store d’elettronica a leggere qualche dettaglio e il prezzo, per poi consultare internet, interpellare gli amici che di fotografia ne masticano decisamente più di me, perché -senza offesa- spesso il ragazzo di corsia non è davvero preparato su quello che sta vendendo (ho detto spesso, non sempre, non sentirti preso all’interno di un unico fascio che non ho fatto, nel caso tu fossi uno di quei commessi).

Canon EOS M10

Corpo macchina, obiettivo, culla di ricarica per la batteria al litio inclusa, nastro per portare la macchina al collo, solita manualistica. La Canon EOS M10 ha un attacco per un treppiede come quello che utilizzo con la custodia ad-hoc dello smartphone o con il QX10 di Sony, riesce a tenersi in piedi senza necessità di prenderne uno più robusto o specifico. Nonostante non avessi mai avuto occasione di provarla prima, non si tratta di una macchina nuova, la EOS M10 è sul mercato dal termine dello scorso anno (circa).

Un sensore da 18 megapixel, un flash integrato che basta a far luce in un’area molto ristretta (e non c’è slitta per poterlo sostituire con qualcosa di più potente), WiFi e NFC per un rapido collegamento allo smartphone, un monitor integrato da 3 pollici con touch-screen che può essere ribaltato per potersi scattare selfie, se proprio devi ;-)

Batteria? Pessima (con le dovute pinze che stai per leggere), così come i tempi di ricarica della batteria tramite culla. Nonostante gli scatti dichiarati da Canon (250, secondo sito web), tenendo accesa la macchina e gironzolando per la città per scattare quando si vuole (vale anche per qualcosa che non sia il centro cittadino, fiere e feste comprese), si finirà per toccare il monitor tenendola sempre attiva, con quell’auto-focus sempre pronto a inquadrare al meglio il soggetto in primo piano. Chi è abituato alla reflex, si beccherà una prima sessione di fotografie molto breve, per il semplice errore dovuto al sopravvalutare una funzione di standby che non esiste. Come risolvere il problema? Spegni la fotocamera, tappa l’obiettivo anche senza ritrarlo completamente, ricordati di riaccendere tutto quando ti servirà, il boot è pressoché immediato e la macchina è subito utilizzabile.

Canon EOS M10: un'occhiata al mirrorless 1

I comandi sono pochi e immediati, anche per chi non è esperto e preferisce lo scatto completamente automatico. Anche questa, come la PowerShot SX540 HS, permette di fare ponte su uno smartphone per scaricare immediatamente il risultato delle proprie fatiche, se lo si desidera, vale anche per la pubblicazione immediata sul web.

Qualità dell’immagine

Soddisfacente, considerando le dimensioni assolutamente contenute di tutto il blocco corpo macchina e obiettivo. L’alternativa mirrorless di questa fascia (ne esistono di molto più professionali, Canon e non) è decisamente la via di mezzo perfetta tra la compatta per tutti e la reflex professionale, fermo restando che -se ne discuteva giusto qualche sera fa- molti fotografi (di professione) scelgono una mirrorless anche come macchina principale.

Ho realizzato gli scatti della Milan Games Week 2016 con la Canon EOS M10 (non tutti, ma la maggior parte si), in condizioni di luce non certo ottimali (dove volevo capire quanto potesse essere valida anche al buio), ho anche realizzato qualche scatto in giro per Trento a fine ottobre (mano mia ma non solo, ho voluto far provare il giocattolo), in occasione di un lieto evento (non mi sono sposato io, tranquillo), ho caricato anche questi su Flickr, ne ripropongo qui alcuni a più bassa risoluzione (vai a vedere gli originali però, sono nettamente superiori):

Qualche sopportabile rallentamento in fase di focus e la necessità (questa meno sopportabile, decisamente) di metterci una pezza manuale quando il fuoco non è davvero sul soggetto desiderato, con un risultato pessimo garantito. Sorvolo sulla parte video che non brilla affatto anche se parecchio valida sulla carta. I video sono infatti tendenti all’eccessivo contrasto e non fluidi come ci si aspetterebbe, a completare il tutto c’è un eccessivo consumo di batteria che se aggiunto a quanto già specificato prima, fa rima con “scappa, scappa ed evita di registrare video, non farlo!” (come fa a fare la rima? Non lo so, licenza poetica vale?).

Si ma quindi?

Quindi il concetto di Mirrorless a me sconosciuto fino a oggi ha finalmente trovato un significato. Risposte a domande che avevo posto ad amici e conoscenti che avevano già avuto modo di mettere mano su macchine di questo tipo, che in parte ho ritrovato anche in questo kit firmato Canon. Non ho ancora avuto modo di approfondire il panorama obiettivi, ma sono certo che ci sia solo l’imbarazzo della scelta e la possibilità di sfruttare punti in comune con il parco reflex (mica banale, se si sceglie di rimanere in famiglia), non ho attrezzatura fotografica Canon (sono uomo Nikon, lo ammetto).

Il prezzo è il neo per chi ama fotografare soggetti in movimento e non vuole i compromessi che bisogna trangugiare se si sceglie questo prodotto, si parla di circa 300€ per il kit completo, si scende a 250€ circa per il solo corpo (l’usato, secondo Keepa, si attesta sui circa 200€ per il corpo).

Cheeeeeeeeese!

G

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Canon, tornerà all'ovile come sempre.
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Facciamo che una volta tanto si cambia, mettiamo da parte tutti i tecnicismi, parliamo un po’ come se ci si trovasse ad andare al Media World vicino casa (o equivalente) a dare un’occhiata a una macchina fotografica, magari di quelle con cui partire, che la Reflex al momento è solo un traguardo al quale si vuole approdare appena ci si fa un pelo di esperienza e si cominciano realmente a ricercare maggiore qualità e pretese dalla propria dotazione, dai propri obiettivi. Ho potuto provare una Canon PowerShot SX540 HS, dopo anni di Reflex e dopo essere partito proprio da una PowerShot, diversi anni fa ormai.

Canon PowerShot SX540 HS

Al solito, per partire ti rimando alla scheda tecnica disponibile all’indirizzo canon.it/for_home/product_finder/cameras/digital_camera/powershot/powershot_sx540_hs, così ci siamo già tolti un pensiero. Ecco, ora possiamo partire sul serio e farci due chiacchiere come se in realtà tu fossi nello store e avessi necessità di capire cosa ti può tornare utile. Tornare indietro è strano in effetti, non sono più abituato a non avere un occhiello, a utilizzare un monitor così grande per capire cosa sto inquadrando, non modificare il fuoco dell’obiettivo per stabilire cosa inquadrare e cosa lasciare in secondo piano, molto cambia ma mi rendo conto che questa serie di facilitazioni possono tornarti utili davvero se devi partire, se devi ottenere un bel risultato con molta poca fatica. Il flash poi non parliamone, tirarlo su manualmente fa sorridere, ma tant’è.

Tanto di ciò che ho detto si risolve mettendo in modalità manuale la fotocamera, altro no, ma ricorda che stiamo parlando di una Bridge, non di una Reflex, e neanche di una semplice compatta da supermercato che si colloca in fascia tipicamente più bassa (sia per prezzo, sia per caratteristiche che mette a disposizione). La Canon PowerShot SX540 HS offre molte possibilità, uno zoom da 50x (grandangolare e ottico! Se conosci la differenza con lo zoom digitale allora capisci che è tanta roba) per riuscire a catturare anche gli elementi più lontani, registrazione dei video in Full HD (a 60fps, con microfono integrato e ben bilanciato, sa ascoltare anche audio dal volume limitato), la tecnologia Creative Shot permette di registrare piccoli video-scatti in 720p che mostrano come nasce uno scatto, in pratica questa cosa qui:

Test di scatto con Canon PowerShot SX540 HS

Cos’altro? Connettività, per esempio. La Canon PowerShot SX540 HS può connettersi a internet tramite una rete WiFi (protetta o no), caricando il risultato della tua fatica sul PC, o magari su Flickr, Google Drive, ma anche sui tuoi account sui Social Network. Ogni impostazione salvata nei Web Service di Canon Image Gateway potrà essere sincronizzato con la configurazione della macchina fotografica, così da sbloccare o bloccare le funzionalità di quest’ultima.

Canon PowerShot SX540 HS 1

Questo permette inoltre di appoggiarsi a uno smartphone (magari in tethering) sfruttando così anche la localizzazione GPS o magari mettendo a disposizione il controllo remoto delle funzionalità, così come funziona con i classici telecomandi a distanza delle Reflex, offrendo maggiore comodità e libertà a te che devi farlo, lo scatto. Prima che me lo dimentichi, ti anticipo che nella scatola del prodotto troverai tutto ciò che ti serve per partire ad eccezione della memoria (una normale SD che puoi acquistare su Amazon, tanto per dire): il corpo principale della macchina fotografica, la sua batteria (litio, viene spacciata con una durata pari a circa 205 scatti o 290 nella modalità eco, per la registrazione o riproduzione video si parla di 300 minuti circa) con relativa culla per la ricarica, il tappo per l’obiettivo e il laccetto per poterla portare più facilmente, al collo o semplicemente su una spalla.

Canon PowerShot SX540 HS 2

Ho voluto provare la Canon PowerShot SX540 HS in un paio di occasioni (oltre i primi scatti di test), con e senza luci naturali, in condizioni migliori e oggettivamente peggiori. Convinto da Ilaria, sono andato a dare un’occhiata al Festival dell’Oriente 2016, tappa di Milano, presso il parco espositivo di Novegro. Tralasciando ogni possibile parere sulla manifestazione, ho catturato qualche scatto lasciando la macchina fotografia in gestione automatica, spesso senza flash, sfruttando esclusivamente la luce solare che penetrava nei padiglioni dell’evento, cercando di mettere in primo piano splendidi vestiti caratteristici o scultore, talvolta anche protagonisti in movimento. Trovate tutti gli scatti che ho poi caricato su Flickr qui di seguito:

Festival dell'Oriente Milano 2016

Velocità di inquadratura, fuoco, scatto, stabilità assistita lato software, tutto risponde all’appello. Puoi scegliere se forzare l’utilizzo del flash semplicemente tirandolo su. Il risultato è immediatamente visibile e modificabile secondo strumenti basici che ti permetteranno di ritoccare eventuali errori senza perderci troppo tempo, chiaro che il lavoro sporco lo si può fare sempre tramite il programma che preferisci, sul PC di casa, quando avrai tempo.

Ho poi atteso qualche tempo, sono tornato nella patria Romagna e ho fatto un salto al “Mattoncini a Cervia“, un evento messo in piedi dal RomagnaLUG presso il Museo del Sale di Cervia, uno spettacolo per chi sente battere forte quel cuore da bambino, ormai i LEGO sono quasi più amati dagli adulti che dai bambini. Luci non troppo adatte alla fotografia, lontananza dalle realizzazioni (causa giusto transennamento), un mucchio di persone (molto contento quindi per gli organizzatori) e qualsiasi altra cosa non mi torna in mente in questo momento. Questo il risultato:

Mattoncini a Cervia 2016

Per entrambi i set ci sono filtri che non ho utilizzato, impostazioni manuali che ho voluto tralasciare per capire che effetto faceva una macchina fotografica simile in mano a una persona alle prime armi, appena tirata fuori dalla scatola e messa in funzione. Mi è sembrato di tornare indietro di 10 anni e tutto sommato non mi è dispiaciuto, ma sarebbe un peccato non imparare a fare qualcosa in più dato che è permesso :-)

Tutto questo ha chiaramente un costo perché può diventare potenziale soluzione da accoppiare alla Reflex per chi è già più esperto. Acquistare una Canon PowerShot SX540 HS significa spendere una cifra che può variare tra i 290 e i 320 euro circa, il listino del sito web ufficiale riporta 379,99€, con garanzia minima di due anni (si, puoi estenderla). Se sei un pelo più preparato e preferisci dare un’occhiata in autonomia alle specifiche complete per capire se ne vale la pena, ti rimando alla pagina canon.it/for_home/product_finder/cameras/digital_camera/powershot/powershot_sx540_hs/specification.aspx per poterle consultare. Se poi credi che il tuo futuro sia orientato verso Canon, potresti addirittura pensare di effettuare un altro acquisto e dare una possibilità alla Connect Station, un accessorio che permette di accedere e salvare più rapidamente gli scatti presenti sui tuoi dispositivi, con collegamenti rapidi in NFC, sembra interessante, per questo lo riporto nell’articolo (non ho avuto modo di provarlo però).

Se ti stai chiedendo chi sia la protagonista del video, beh, è quella che io e Ilaria riportiamo nei moduli di iscrizioni alle carte fedeltà del supermercato sotto la voce “Animale domestico“, la “Forti” ;-)

Test di scatto con Canon PowerShot SX540 HS

Buon divertimento!

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Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Canon, tornato all'ovile.
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Milano Real Life (MRL)

È il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Ladies and Gentlemen, è finita.

SopravvivExpo 2015: So Long, and Thanks for All the Fish 2

Immagine: www.expo2015.org/it

Lo dico già con un pizzico di nostalgia, tra una lettera e l’altra battuta su questa tastiera. 184 giorni di festa durante i quali Milano ha vissuto l’invasione pacifica di popoli provenienti da tutto il mondo. 6 mesi che sembrano essere passati in un battibaleno (e questo lo dico anche con quel pizzico di “Cazzo, ma è già passato così tanto tempo? Quindi è finito il 2015?“), che hanno portato una ventata di novità e innovazioni in una Milano mai così tanto in fermento nelle vie centrali (ma non solo), nuovi posti da non lasciarsi scappare, da scoprire, da vivere.

Kilometri di articoli sono già comparsi su qualsiasi testata e blog amatoriale come il mio. Numeri che si susseguono, ragionamenti sui biglietti venduti, sugli ingressi totalizzati, su quelli che invece ci si aspettava al primo di maggio o giù di lì, sulle spese che Expo ha “causato“, sul personale sottopagato, sulla quantità di peli presenti nelle zone pubiche delle ballerine dell’Uruguay, è stata scritta praticamente ogni cosa.

Uruguay, Expo 2015 Milano

Di articoli validi e spunti interessanti da leggere ce ne sono tanti, in alcuni casi sono nascosti in quantità di righe di contorno delle quali si sarebbe potuti fare a meno senza colpo ferire. Troppi i collegamenti da riportare, non basterebbe lo spazio nel mio database probabilmente. È facile arrivare a leggere tutto ciò che si desidera con una semplice ricerca piazzata in Google. Questo è e vuole essere il terzo e ultimo articolo dedicato a Expo nel mio blog (gli altri li trovate tutti sotto il tag Expo 2015, manco a dirlo) a fare da contenitore di ringraziamenti, osservazioni personali, e proporvi l’ultimo bulk di immagini caricate nell’album Flickr che supera così i 1300 scatti catturati nel luogo dell’esposizione universale di Milano.

Personali vincitori

Si traggono conclusioni a fine Expo, soprattutto dopo aver potuto visitare ogni padiglione in lungo e in largo, dopo essersi fatti kilometri di camminate più e più volte ripetute a cavallo tra il Decumano e il Cardo, dopo aver volutamente evitato di prendere la comoda navetta perimetrale gratuita che abbiamo sfruttato una sola volta per questioni di tempi (eravamo in ritardo per un appuntamento!).

Tanti hanno parlato degli Emirati Arabi Uniti o del Giappone. Quest’ultimo ha dovuto più volte chiudere la coda a causa dei tempi stimati per l’ingresso e la visita. Io e Ilaria ricordiamo bene quella coda, ne abbiamo fatta però una molto più ridotta, da poco meno di due ore in totale per poter varcare la soglia della prima sala chiusa del padiglione. Lo abbiamo visitato tutto, abbiamo preso parte alla cena virtuale a fine tour, siamo usciti con la stessa espressione di un bambino che guarda la mamma e chiede lei “e quindi? Tutto qui? La fila fatta sotto al sole e con la schiena ormai a pezzi per cosa?“. Intendiamoci: bello, fuori di dubbio, ma immeritevole di un’attesa che supera l’ora circa. L’ho scritto nel mio precedente articolo (un po’ tra le righe), lo ribadisco in questo conclusivo perché è ciò che abbiamo continuato a pensare entrambi.

Al confronto, ho molto apprezzato le bellezze della Cina, non fosse già per quello splendido panorama floreale prima dell’ingresso (senza nulla togliere al capolavoro di legno incastrato senza l’utilizzo di alcun chiodo in Giappone, nda). Una sensazione molto positiva provata poi anche in Germania, dove solo lo spettacolo finale vale l’intera attesa perché è stato in grado di coinvolgere e far sorridere ogni partecipante. Sempre lo spettacolo è stata la chiave della bellezza di padiglioni molto più piccoli come il Vietnam (ve ne avevo parlato nel primo articolo e trovate alcune fotografie nell’album su Flickr). Chi invece di spettacoli non ne offriva, preferendo una riflessione indotta e che abbiamo molto apprezzato, è stata la Svizzera. Nonostante una piccola folla di gente che continuava a passarci di fianco invitandoci a uscire dalla coda perché “Dentro non c’è nulla, andatevene” (cit.), noi siamo rimasti fino alla fine, soddisfatti di averlo fatto:

Hai paura di restare senza?

Mele - Padiglione Svizzero Acqua - Padiglione Svizzera

Una riflessione che dovrebbero fare in molti, soprattutto coloro che hanno anche avuto il coraggio di lamentarsi perché hanno fatto la coda “senza motivo“, come se ci si trovasse più in una grande sagra di paese, che in un luogo atto a far riflettere (almeno sulla carta) su un problema ben più importante che ancora oggi non è stato risolto (e non solo per farsi portare al tavolo un piatto caldo a caro prezzo, o magari acquistare il souvenir da portare all’anziana nonna che non è potuta essere presente).

Bellezza dei padiglioni a parte, il mio (in realtà il nostro, nda) vincitore è lui:

SopravvivExpo 2015: So Long, and Thanks for All the Fish 1

Ha dato spettacolo ininterrottamente per 6 mesi, più volte al giorno, con luci, suoni, giochi d’acqua e motivi che ormai i frequentatori assidui di Expo potrebbero fischiettare a memoria per ore, un po’ come al solfa degli sponsor che potrebbe essere ripetuta a memoria anch’essa. Resterà lì, presso lo spazio che lo ha ospitato e che lo ha visto “crescere“, sperando che il tempo e la scarsa manutenzione non ne rovinino la bellezza di cui ha potuto fare sfoggio in tutto questo tempo.

Spero che ci saranno altre occasioni per vederlo accendersi e riscaldare i cuori di tutti i presenti, magari non troppo in là con il tempo, che già la nostalgia del sincero abbraccio tra coppie di qualsiasi età e stupore dei bambini un po’ mi manca :-)

E ora cosa succede?

Questa è una bella domanda che va certamente oltre il materiale in fase di smantellamento, venduto o riportato a casa come raccontato dal Corriere qualche giorno fa: milano.corriere.it/cronaca/cards/rimontati-all-asta-o-distrutti-ecco-che-fine-faranno-padiglioni-expo-il-31-ottobre/cosa-rimane-sito-il-31-ottobre_principale.shtml.

Expo è stato prima di tutto il parco divertimenti per eccellenza di architetti provenienti da tutto il mondo, una cornucopia di sicuri guadagni per chi ci ha potuto lucrare sopra (nel bene e nel male). Abbiamo potuto vedere costruzioni che sarebbe difficile riprodurre in altro tipo di ambiente, talvolta di una bellezza disarmante, talvolta deludenti (come se fossero stati realizzati tanto perché c’era solo bisogno di farlo), è stato certamente bellissimo poter vedere in un solo luogo così tante idee contrastanti ma che nel loro complesso hanno fatto la “porca figura“.

Thailandia - Expo 2015

Rimane però l’interrogativo principale: è servito al suo scopo? Vi invito a dare un’occhiata al sito web ufficiale della Carta di Milano, che è stata spinta per prima dal Padiglione Italia, poi pubblicizzata in lungo e in largo per tutto il Decumano e il Cardo. Sarà lei la sola traccia concreta di questa splendida esposizione?

Noi a casa ci siamo potuti portare tante cose, non sempre belle, in ordine sparso ed esclusivamente per buttare lì un po’ di umorismo finto-inglese: fumo passivo dovuto alle abbondanti sigarette fumate lontano dalle apposite aree, finte pance per donne che non desideravano fare la fila ai padiglioni, stampelle o carrozzine per disabili a noleggio o ancora nipoti o bambini di amici già cresciuti ma portati nei passeggini per lo stesso identico motivo delle pance finte, chissà cos’altro che i nostri occhi non hanno visto.

L’unica cosa che avrei desiderato (facente parte dello stesso calderone, nda) è ciò che invece è mancato: le monete straniere. Mai visto in vita mia così tante euro (monete) di conio italiano, è più facile trovare le straniere negli abituali giri quotidiani tra una spesa al supermercato e un pieno di benzina dietro casa propria. Mio padre, collezionista amatoriale, non è stato affatto contento ;-p

In conclusione

È stato in ogni caso un successo. Sia che si sia trattato di sagra di paese, sia che si sia trattato “solo di uno sbaglio“. Impossibile sapere già oggi se sarà anche stato un successo in termini di crescita culturale, sul problema della nutrizione e della disponibilità del cibo per tutti i popoli del mondo, lo scopriremo solo tra qualche tempo.

Prima di chiudere definitivamente, tornando a parlare di Emirati Arabi, vi consiglio di dare un’occhiata al video girato da Le Iene riguardo i tempi di attesa biblici per entrare nei padiglioni durante il fine settimana (è solo per farsi una risata, si tratta di assoluta fuffa):

E ne approfitto inoltre fare i complimenti alla squadra di Marco Massarotto che, seduta dietro la scrivania di @AskExpo (per modo di dire, nda), ha sopportato e supportato una marea di utenti con le loro domande poste tramite Twitter, le cifre sono da rispetto assoluto, bravi ragazzi! :-)

Anche se i veri complimenti vanno fatti a tutti coloro che hanno lavorato duro in questi 6 mesi (e più, considerando l’organizzazione per preparare l’evento): volontari, forze dell’ordine, manutentori e tutti, ma proprio tutti, hanno permesso a noi visitatori di assistere a questo spettacolo.

Good luck Dubai 2020.

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Milano Real Life (MRL)

È il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Quasi ci siamo, non sono rimaste poi tante bracciate, manca meno di un mese al termine di Expo ed io ci sono ricascato, proponendovi la seconda parte (se così si può chiamare) di un più ampio articolo sull’esposizione universale, che sembra raccogliere sempre più consensi, alternati a critiche più o meno costruttive, d’altronde fa tutto parte del gioco, i gusti sono personali e difficilmente tutti potranno essere d’accordo sull’argomento.

#Expo2015: Distruzioni per il non uso 5

Stavolta non voglio focalizzarmi sulla prima visita (vi consiglio di leggere il mio primo articolo in merito), bensì sul tornarci, o sul fare i conti con un ingresso singolo e la necessità di dare un’occhiata a ciò che c’è di più bello, ma anche al mangiare arrangiandosi oppure sedendosi comodamente in balconata.

La sofferenza maggiore oggi è costituita dall’affluenza massiccia di persone cominciata nei primi giorni di agosto (circa) e che continua a protrarsi, in concomitanza con l’arrivo di offerte e coupon su internet (ma non solo) che hanno notevolmente aumentato la quantità di visitatori in fila presso ciascun padiglione, anche quelli potenzialmente meno interessanti che nei primi mesi di Expo erano quasi sempre vuoti. Portare molta (ma molta) pazienza è necessario se fate ancora parte di coloro che vogliono visitare l’Expo prima della sua conclusione, è importantissimo pianificare bene la visita, scegliendo come investire le ore che compongono la giornata di gita.

La premessa rimane sempre la stessa, la riporto identica dal precedente articolo.

Premessa

Sono un visitatore, lo sono stato già diverse volte e ancora lo sarò. Sono entusiasta di quanto realizzato e di quanto ancora si potrà realizzare e no, non conosco costi, contratti, bustarelle e null’altro di quanto si sia già abbondantemente scritto, parlato, polemizzato e chissà cos’altro. Abbiamo (tutti) quel maledetto vizio di voler spalare merda su qualsiasi cosa si faccia in Italia, anche quando più o meno si riesce a raggiungere un obbiettivo. Se passate da qui per criticare, sputare veleno e far partire un flame bussate alla porta dopo la mia. Al contrario chiunque voglia fare discussione o critica costruttiva è sempre il benvenuto. Vale anche chiedere informazioni, sono a totale disposizione per quello che ho già potuto vedere in maniera approfondita.

Chi ha parlato di cibo?

Voglio muovere una personale critica verso Expo. Copio e incollo una parte di testo presa dalla pagina ufficiale “Cos’è” dell’esposizione:

Per sei mesi Milano si trasforma in una vetrina mondiale in cui i Paesi mostrano il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri.

Troppi padiglioni sembrano non aver recepito correttamente il messaggio, alcuni sono semplici vetrine che raccontano monumenti, eventi e vita nel loro paese (un errato setup del padiglione può anche starci, perseverare nell’errore nel corso dei mesi però un po’ meno, soprattutto viste le continue modifiche di alcuni di questi per andare realmente incontro all’argomento principale dell’evento), altri hanno palesemente trasformato il loro spazio in un enorme ristorante lasciando meno spazio alla parte puramente espositiva. Posso capire che la spesa affrontata per essere presenti in Expo è stata estenuante, è comunque un peccato mandare “a tarallucci e vino” (fa molto Italia e si sposa bene con l’occasione) una buona idea di partenza (nonostante il recupero del banco alimentare a fine giornata e non solo).

Poi, a voler vedere il pelo nell’uovo, di quantità, qualità e relativi prezzi potremmo parlarne da ora fino a sera. Migliaia di caratteri su carta stampata e virtuale sono stati già ampiamente pubblicati e sono tutt’ora reperibili. Ho fatto un salto in Casa Corriere giusto una manciata di giorni fa e ho potuto dare un’occhiata ad una loro guida che molto racconta della cucina che è possibile provare in Expo nel kilometro e mezzo circa di Decumano che vede protagonisti una moltitudine di sapori ed esigenze da soddisfare.

Qualche consiglio

Potrei certamente dare qualche rapido consiglio, senza soffermarmi troppo sull’analisi che lascio a chi è decisamente più “food” di me. È così che allora mi passa per la testa di non mettere la firma su quell’Argentina che tanto rispetto ha guadagnato con la sua carne ma che in un singolo piatto misto da 20€ (dove possono assaggiare qualcosa anche due persone) ho trovato cibo non troppo caldo, ricco di grasso e un solo pezzo di pane (davvero piccolo) con scarsità di contorno. Peccato, davvero, magari abbiamo fatto parte di una serata sbagliata ma chiaramente è la prima impressione quella che conta per far tornare un cliente.

Non classificato neanche l’Azerbaigian. Ho mangiato benissimo, sulla loro balconata che ha una splendida vista sul Decumano e oltre. Il problema? Un menù che nulla ha avuto a che fare con il loro paese, cucinato e servito alla perfezione dallo staff di un catering tutto italiano.

Non entra in discussione neanche l’America, nulla è cambiato rispetto a quel mio tweet riguardo il loro Street Food che nulla ha a che fare con quello vero che ho potuto assaggiare negli Stati Uniti e che è sempre un capolavoro a metà tra il tossico e l’irresistibile, per chi vuole godersi l’unica vita che abbiamo a disposizione:

Battuta (l’America), per dirla tutta, persino da un quartiere olandese che di notte cambia faccia e tra musica a tutto volume e file kilometriche ai loro camioncini che propongono di tutto, dalla cena completa in balconata al dessert da mangiare comodamente in piedi durante la camminata. Se poi volete proprio mangiare un Hamburger posso consigliarvi BBQ Hooligans, ad un prezzo assolutamente onesto (8€) io e Ilaria abbiamo potuto gustare un buon 200 gr di carne di bufala con un pane accettabile e qualche patatina, oltre al danno la beffa, considerando il maggiore costo richiesto dallo Street Food made in USA.

Nulla da dire per il reparto italiano che si difende quasi su ogni aspetto, come ci si sarebbe comunque aspettati, una cucina che vede protagonista una quantità spropositata di nostre specialità, disponibile in più chioschi, botteghe, tra teoria e pratica. Dai ristoranti regionali di Eataly (per chi non ha mai assaggiato la nostra cucina più che per noi che siamo nati e cresciuti in questa splendida terra) alla Piada Romagnola non proprio a buon prezzo (di fianco al Padiglione Zero, mai pagata così tanto, davvero), passando per le degustazioni gastro-fighette di Slow Food in fondo alla passeggiata. Occhio alla Cascina Triulza, nasconde un piccolo (molto piccolo) chiosco siciliano che vi consentirà di assaggiare un cannolo difficile da trovare in altri luoghi, migliore di quello che viene servito nel Cluster BioMediterraneo (dove la Sicilia viene proposta in maniera più massiccia e dove non ci si spiega la presenza di S.Marino, ma tant’è), molto carino anche lo spettacolo che vi mostra come nasce una forma di Grana Padano, non vale leccare il vetro, non è gustoso come potrebbe sembrare.

Da provare se siete curiosi (noi lo abbiamo fatto) l’hamburger di coccodrillo e di zebra o di cammello che servono nello Zimbabwe, nel Cluster dei Cereali (personalmente ci siamo fermati alla zebra, un gusto particolare, sono tornato presto a quanto solitamente mangiato in Italia!). Tappa obbligatoria invece le patatine del Belgio o i tacos del Messico, ma di questo vi avevo già parlato, pur rimanendo ancora valido il consiglio di assaggiare quante più cucine possibili, dato che c’è questa possibilità (seppur non sempre a buon prezzo). Girate alla larga (per esperienza personale) da Varvello Experience. Se le loro farine possono essere il top in cucina (così si legge, poi ovviamente lascio spazio ai professionisti), non posso dire altrettanto dei loro tranci di pizza da €5 cad. (un trancio ragazzi, il classico quadratino di pizza) pieno di olio (troppo, davvero) e con il sapore tipico della cottura frettolosa di chi deve sfamare centinaia di affamati tutti insieme, con un sistema di pagamento e ritiro affascinante (riporto le parole della cassiera: noi ora passiamo l’ordine, tu appena esce qualcuno dalle cucine dicendo il nome del tuo trancio, urla e vattelo a prendere!, il tutto ignorando la folla davanti a quelle cucine).

02blog ha già pubblicato a inizio settembre un articolo dedicato ai padiglioni dove si mangia a un buon prezzo, se non addirittura gratis, tutto sommato vale ancora: 02blog.it/post/86643/expo-2015-milano-padiglioni-dove-si-mangia-spendendo-poco-gratis-economici.

Per cosa vale la pena fare fila?

Bella domanda. I gusti sono soggettivi ed è pressoché impossibile pensare che quello che è il mio pensiero possa essere anche il vostro. Tutti meritano una visita, non fosse altro che per portar rispetto alla loro stessa presenza e alla cordialità che grosso modo tutti hanno quando si entra dalla loro porta.

Dal bosco in città dell’Austria, che ormai non sembra più così puro come a maggio seppur sempre degno di visita, al divertimento dato dalla rete sospesa del Brasile, che spesso viene dichiarato come unico e solo motivo della visita. Il Kazakistan così come gli Emirati Arabi Uniti o il Giappone macinano ore di attese che superano anche le 4 ore (mi basta dare uno sguardo ai profili Facebook di amici che hanno visitato Expo in questi giorni, per vedere fotografie dei cartelli fila che superano anche le 5, specialmente in Giappone), poiché riservano visite guidate (o semi-guidate) che possono arrivare a durare anche 50 minuti, tra proiezioni e racconti. C’erano file mesi fa, ce ne sono ancora oggi, nettamente peggiorate.

Milano Expo 2015

Anche Palazzo Italia macina code per nulla invidiabili, anche a causa / grazie all’Albero della Vita che continua a stupire anche dopo aver visto lo spettacolo 15 o 20 volte, è tutto bello, continuo a credere che si tratti dell’esperienza più bella di Expo (ma che nulla ha a che fare con il motivo stesso dell’esistenza di questo evento, sia chiaro).

Le code

Quelle che sembravano meteore durante il periodo più caldo di agosto, si sono rivelate per quelle che sono: le nuove condizioni di un Expo che sta attraendo molta più attenzione oggi di quanto non ne abbia mai attratta nei suoi primi mesi di vita (e onestamente non me lo spiego, ma poco importa, sono contento per chi ha organizzato l’evento e lo tiene in piedi quotidianamente). Un paio di notizie lo avevano anticipato (milano.repubblica.it/expo2015/2015/08/22/news/expo_palazzo_italia_aperto_due_ore_in_piu_mini-show_per_la_folla_che_attende_in_coda-121376031 & milano.corriere.it/notizie/cronaca/15_agosto_12/milano-expo-l-invasione-pacifica-padiglioni-1c3c6b90-4129-11e5-a6d2-d8f2ee303642.shtml), oggi è un po’ come in fotografia, per rendere l’idea:

Milano Expo 2015

Scordatevi di poter arrivare all’ultimo momento, in special modo durante il fine settimana. Abbiamo visto code che voi umani non potete neanche immaginare già ai tornelli di ingresso (dove fortunatamente il Season Pass acquista ancora più valore), senza considerare ciò che succede nei padiglioni e nei Cluster. Nelle fotografie fatte nei primi mesi di apertura di Expo potrete notare molte persone sullo sfondo, ma mai una reale impossibilità di fare scatti puliti, cosa che oggi è diventata cosa assai rara (giusto per non scrivere qui “impossibile“, che suona tanto male).

Questa di seguito, in ogni caso, è la vostra migliore amica. Una mappa, che potrete chiedere anche ai volontari di Expo che troverete sia oltre i tornelli che nel cuore del Decumano, vi aiuterà a scoprire Padiglioni, Cluster, punti di ristoro, qualsiasi cosa vi possa tornare utile:

Il documento è scaricabile anche dal sito ufficiale di Expo, all’indirizzo expo2015.org/it/esplora/sito-espositivo.

Se dovesse servire altro, sono a vostra disposizione nell’area commenti di questo articolo.

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