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La ghiaia è l’unica cosa che davvero non manca in quello che è il titolo scelto da Milestone per riportarti sulle quattro ruote dopo un paio di anni di assenza (se consideriamo Sébastien Loeb Rally Evo, pubblicato nel 2016), il mio personale benvenuto quindi a Gravel.

Gravel: pronto a rotolarti nel fango? 13

Gravel

Ho deciso di affrontare questo nuovo nascituro voltando ogni possibile pagina relativa alla storia di Milestone e delle sue ultime uscite non propriamente andate benissimo in queste pagine (anche se si faceva riferimento alle due ruote e non alle quattro), ho quindi approcciato Gravel positivamente, con quello spirito di scoperta e sana curiosità, facendo galoppare velocemente la mia sfrenata e sfrontata passione per quello che alcuni vedono solo come mero mezzo di locomozione, siete ignobili e vi meritate la Fiat Panda, gnè.

Gravel parte dalle basi, dal fango, e propone immediatamente una sfida (con una sua storia dietro, spiegata a inizio gioco) che ti permetterà di prendere confidenza con il sistema di guida, con le misure del tuo veicolo e il fastidio procurato da chi proverà a starti davanti o speronarti dal fianco non favorendo certo quella che in realtà sarebbe una vista poco pulita (cosa che stranamente manca all’appello nella trasposizione virtuale, in realtà me la sarei aspettata eccome, come elemento di disturbo sul parabrezza).

Un campionato (Off-Road Masters) con una piramide da scalare e una virtuale copertura televisiva con personaggi reali ripresi in ammiccamenti da veri poser e sguardo duro un tanto al chilogrammo, con un avanzo di tute da piloti recuperate da qualche parte lì in magazzino, prive di sponsor e credibilità (lo so, l’ho appoggiata piano, me ne rendo conto, ma ho faticato a non sorridere guardando questo frangente narrato). 15 episodi di passaggio (che corrispondono a singoli eventi o a gruppi di eventi, comunque limitati nella durata) in cui affrontare 7 contendenti oltre te, i quali ti porteranno a 5 episodi in stile “boss-battle“, durante i quali dovrai affrontare gli specialisti delle varie modalità, nei tracciati stabiliti dall’intelligenza artificiale e cercando di portarla a casa al meglio delle 3. Ad aspettarti sul trono di quella piramide troverai il texano Sean Walker.

Il tempo a tua disposizione e l’esperienza maturata dando fondo allo pneumatico ti permetteranno di ottenere nuove vetture e sbloccare più tracciati (e relative specialità) in cui dare spettacolo, togliendo il velo nel corso dell’avanzamento da grandi capolavori del passato come la Lancia Delta S4 o la Toyota Celica, o ancora la Renault R5, tutti “ferri” duri a morire che hanno vinto tutto. Il dettaglio è sufficiente (parlo di quello delle vetture) per far scatenare in te quel giusto senso di nostalgia e di occhio umidiccio. Gravel però lascia spazio anche a capolavori della tecnologia più moderna, come la Focus RS o la Mini X-Raid All4 Racing. Ogni tuo risultato ottenuto nella carriera singola atta alla scalata piramidale, sbloccherà di conseguenza i tracciati in modalità libera, all’interno dei quali potrai scegliere il mezzo che desideri (adatto allo scopo, ovviamente) e fare un tempo migliore per poterlo confrontare con quello degli altri giocatori sparsi di Gravel nel mondo.

Tutto, in qualsiasi modalità, è sempre “venduto in coppia” con il tasto rewind, il quale chiaramente ti permetterà di mettere una pezza a eventuali sbavature volute o non (sì, ogni tanto ci sono anche quelle volute, fatte per cercare di capire dove sta il limite di quella derapata nel fango, che quest’ultimo aiuta parecchio a tenere il traverso).

Tirando le somme?

Le possibilità di dare sfogo alla tua voglia di accelerazione e competizione non mancano. Nell’affrontare i 4 tipi di sfida hai a disposizione più tracciati e papabili modi di attaccare la classifica per mettere al sicuro la tua posizione anche nel caso in cui tu avessi scelto il mezzo di trasporto meno adatto (sì, mi è capitato, e sono subito tornato su certezze che mi hanno precedentemente coadiuvato nel compito di chiudere in testa, se non ricordo male una la vedrai chiaramente nel video registrato durante la prima sessione di gioco).

Gravel: pronto a rotolarti nel fango? 14

L’Off-Road non spaventa, anzi aiuta a riprendere anche il controllo (non tanto della vettura quanto degli sfidanti) in caso di errore perché non tutto corrisponde alla realtà, è pur sempre un gioco profondamente arcade e con uno scarso livello di attenzione a ciò che circonda l’automobile utilizzata e -a malapena- quelle che cercano di guadagnarne la posizione prevaricandola quando si trova in testa. Le ambientazioni sono buone, appena sufficiente invece la soglia di dettaglio che in alcuni casi non risponde neanche “all’appello del professore“, ho faticato davvero a guidare al buio nelle gallerie scavate nella roccia (e non è necessariamente corretto, considerando che una stessa ambientazione su titoli sviluppati da diversi team propone un ottimo senso claustrofobico che però non manca di illuminazione proiettata dai fanali della propria quattro ruote). Le cose migliorano in mezzo alla neve o alla nebbia, ma anche sotto la scrosciante pioggia.

Gravel è un buon gioco che non brilla per nessuna delle sue caratteristiche. Se la cava, fa divertire il tanto che basta, ma probabilmente è qualcosa di cui ci dimenticheremo tra qualche tempo.

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C’è una location, c’è una squadra e anche una trama che si rifà per certi versi al mito costruito negli anni (non solo dalla serie Need for Speed). Need for Speed Payback è l’ultimo dei capitoli della lunghissima storia dedicata alle quattroruote truccate che scendono a competere in strada, infrangendo una quantità non meglio definita di leggi e sfidando a muso duro le forze dell’ordine, spesso impotenti davanti all’evidente sovrabbondanza di cavalli e manico contenute rispettivamente da mezzo e pilota che si generalmente davanti al loro muso, apprezzandone tuttalpiù il paraurti posteriore e gli scarichi.

Need for Speed Payback: accendi il motore e scendi in strada 2

Tyler Morgan, Sean Mc Alister, Jessica Miller e Lina Navarro. Questi sono i 4 nomi che leggerai o sentirai durante l’intero corso della tua sfida da zero al cento per cento del completamento della storia principale che ti permetterà di correre su pressoché ogni terreno, anche se principalmente avrai a che fare con sterrato e asfalto, salvo voler fare il giardiniere di tanto in tanto, andando in piena erba alta e cercando di controllare per quanto possibile il tuo mezzo di trasporto. I primi 3 nomi corrispondono a personaggi che potrai e dovrai controllare in base alle missioni da affrontare, ciascuno specializzato in un particolare metodo di guida e relativa vettura più adatta alla sfida, l’ultimo nome è invece quello della figura traditrice, della pecora nera che volta le spalle alla famiglia pur di realizzare il proprio interesse.

Il nemico comune ha un nome apparentemente altisonante (La Loggia, nda), anche se in realtà scoprirai (se avrai modo di giocare a Need for Speed Payback) che la localizzazione italiana è sì completa e ben sincronizzata, ma tutt’altro che curata e poco coinvolgente rispetto a quella che probabilmente era la reale intenzione degli sviluppatori (ancora sorrido pensando all’incipit introduttivo di una crew che sfida la morte su autostrada ai 160 km/h, figlia di una traduzione probabilmente differente dalle 160 miglia all’ora, ben più pericolose e molto più distanti da ciò che chiunque di noi può comunemente realizzare, magari in un sorpasso su corsia doppia per senso di marcia!).

Già, le Crew, altra cosa che –a tradurre dal testo compreso nel gioco– non rispecchia esattamente ciò che viene poi detto. Sono loro che bisognerà affrontare sui diversi terreni di competizione e relative vetture, cercando di mettere a tacere ogni dubbio riguardo le capacità dei piloti che andranno a comporre nuovamente una squadra andata precedentemente alla deriva dopo il tradimento di Navarro.

Quello che forse non sai di Lina è che il suo tradimento era organizzato proprio dalla Loggia, che la tiene a libro paga e che la userà in svariate future occasioni, perché a Fortune Valley nulla è reale, tutto è truccato (d’altronde le sue strade non si discostano poi molto dal gioco d’azzardo che caratterizza nella realtà un paese come Las Vegas), e ciò che rimane è un pugno di resistenze che in qualche maniera si alleeranno per combattere questo monopolio mai richiesto, tu sei solo uno dei protagonisti che dovrà farsi strada scalando le classifiche verso la punta della piramide.

Corsa, accelerazione, derapata, fuoristrada e fuga sono le 5 “discipline” che dovrai affrontare, alzando il tiro sempre di più con il passare del tempo e delle crew sconfitte, perché il tuning estetico è solo uno dei tasselli del gioco, non quello decisivo (ma quello certamente più bello e tamarro che tira fuori tutto l’istinto “levati” che puoi avere in corpo), perché quello spetta alla meccanica, e ti troverai ad affrontare il problema legato ai fondi mai sufficienti abbastanza spesso se non sei scommettitore. Ogni gara porta infatti con sé una possibile scommessa che pagherà –se vincerai rispettando le condizioni– più volte la tua posta. Ho accettato di scommettere poche volte, quasi sempre ho perso, sono tornato a guadagnarmi la pagnotta senza rimetterci ulteriori denari (rendendomi però la vita più difficile, non c’è dubbio). Più alto è il livello del raccomandato, più difficile sarà vincere la gara se il tuo mezzo si trova lontano da quel livello (abbastanza prevedibile), ma non farti problemi se il divario non supera le 10 lunghezze, con l’impegno puoi portartela comunque a casa.

Le cose più belle e difficili, forse, sono proprio quelle dedicate a Jess e alla fuga, perché qui entra in gioco la Polizia con tutti i suoi mezzi, che potrai / dovrai (in base alle richieste) distruggere e portare a KO tecnico per poter risolvere le beghe nelle quali ti ritroverai immischiato a causa delle persone che caricherai a bordo (qualcuno ha detto Transporter lì in fondo alla sala?). Ho apprezzato, a tal proposito, gli stage in cui affrontare il nemico comune alternando più vetture, più tracciati e più protagonisti in un solo colpo, un buon punto a favore del gioco.

Buono anche lo spunto dedicato a Ravindra ‘Rav‘ Chaudhry, meccanico dalle mani d’oro che aiuterà i protagonisti del gioco e che potrà resuscitare veri e propri catorci che possono essere recuperati in aree della mappa (dopo aver sconfitto il boss di una qualsivoglia crew), un po’ come succede nella serie di Forza Motorsport (per chi ha console o PC Microsoft), ma che si differenzia per la necessità di andare a ricercare anche 4 parti principali che serviranno a Rav per tirare fuori dal cilindro la soluzione che più preferisci, permettendoti di far rinascere quel mezzo nella categoria che più ti interessa (fuoristrada, fuga, ecc.).

La mappa, sia per quello che riguarda il recupero dei catorci e le loro parti, sia per i numerosissimi punti di interesse e trasporto rapido (ti toccherà comprare qualche garage per muoverti più in fretta nella mappa, così come aumentare gli slot a disposizione del tuo garage personale), è davvero molto molto vasta. Ti concederà di andare avanti con la missione principale (ammesso tu possa supportare la spesa di upgrade del mezzo adatto alle sfide), ma ti permetterà anche di sfidare piloti nomadi, distruggere oggetti e lanciarti in sfide molto rapide per mostrare le tue capacità di velocità massima (autovelox o percorsi ad alta velocità) o di derapata, o ancora di salto.

Tutto –ma proprio tuttoutilizzando uno stile di guida completamente arcade, molto da freno a mano e curva impostata al massimo delle tue capacità per risolvere ogni situazione o quasi. Non c’è realismo alcuno (fatta eccezione per l’ottimo dettaglio delle auto), non c’è botta che possa fermarti (al massimo perderai qualche secondo per rimetterti in pista correttamente e ricominciare a correre), anzi c’è pure qualche glitch che ti salverà quando penserai di aver fatto la cazzata atomica della sessione (tipo andare contro un auto nel momento più brutto, scoprendo che in realtà non si trovava lì, riuscendo a passarci dentro come nulla fosse!). Sempre rimanendo in tema glitch, è quasi insopportabile quello dedicato alla Polizia che compare dietro di noi a caso, senza arrivare da strada alcuna, semplicemente per dare inizio alla vera missione o alla fuga dopo aver rubato una cassa messa lì apposta come Honeypot. Che il tanto amato Frostbite non sia ancora pronto a tutto questo?

Al solito, le mie stupidate vengono messe in bella vista in alcuni video catturati e trasmessi nel mio canale Mixer in sessione di gioco live, senza taglio alcuno e senza alcuna imprecazione, che se ti dessi accesso al mio microfono probabilmente pregheresti per me e per la salvezza della mia anima! Tutto caricato e inserito in playlist YouTube disponibile sul canale di Fuorigio.co:

Ho trovato una marea di riferimenti a opere diverse da quelle viste fino a oggi nella serie di Need for Speed, e non è certo un male, sia chiaro. Probabilmente però, alla lunga, i possibili riferimenti termineranno, così come la necessità di replicare un titolo che toglie e mette sempre qualche dettaglio ogni anno, pur di mostrarsi sempre diverso ma sempre uguale. Il motore grafico, punta di diamante di altri titoli di EA, qui non sembra aiutare fino in fondo. Altre piccole sbavature concorrono a un risultato finale che –pur se pienamente sufficiente– lascia un amaro in bocca difficile da togliere.

Next.

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Dopo 4 anni dall’ultimo LEGO Marvel Super Heroes (qui il pezzo di Fabio del 2013, lo aveva provato su PlayStation 3), TT Games e Warner Bros ci restituiscono l’attesa comprensiva di interessi, sintetizzando in un solo grande capitolo tutto ciò che compone il sempre troppo vasto universo Marvel per come molti lo conoscono oggi, grazie alle ormai numerose realizzazioni tra cinema e piccolo schermo (Netflix, Fox, ecc.). Un controller e la tua console, al resto ci pensano i mattoncini più famosi del mondo con LEGO Marvel Super Heroes 2!

LEGO Marvel Super Heroes 2

Per poter dare un unico tetto a così tanti supereroi e più epoche, TT Games ha ben pensato di riportare in auge l’idea del multiverso, utilizzando come minimo comune denominatore Kang il Conquistatore, il quale viaggerà attraverso ogni città base degli eroi Marvel per fondere il tutto in un unico grande luogo denominato Chronopolis. Manco a dirlo, lo scopo dei buoni è quello di impedire a Kang di portare a termine il suo diabolico piano, incontrando sulla propria strada la stessa quantità di cattivi rispetto alle città attraversate, che a noi le cose troppo semplici non piacciono mica ;-p

Come per ogni capitolo della saga LEGO, anche LEGO Marvel Super Heroes 2 è caratterizzato da un sistema di controllo semplice, lineare, che in alcuni casi fa però a botte con la sequenza di azioni lanciate da controller o con un sistema di aiuto testuale non immediato (come se gli mancassero delle informazioni), ma trattandosi di un titolo adatto a tutta la famiglia, porterà tutta la pazienza possibile nei tuoi confronti, permettendoti di prendere confidenza nei tempi che ti sono necessari, per controllare bene il tuo personaggio. Sempre a proposito di personaggio: ne avrai a disposizione quasi sempre due o tre, da poter controllare direttamente o da condividere con il secondo controller, in modalità split screen (che ha sempre funzionato egregiamente nei titoli di TT Games dedicati al mattoncino danese). 18 i luoghi da esplorare e portare a termine in missione principale, ognuno con il suo gruppo di eroi misto (calcola che potrai arrivare a scoprire 200 e più personaggi dell’universo Marvel, anche inventati appositamente per questo nuovo capitolo di gioco, davvero notevole).

La quantità di missioni secondarie messe a disposizione è sufficiente, e verrà popolata grazie ai messaggi video di Nick Fury che continuerà a contattare il palazzo dei vendicatori, ammesso tu voglia abbandonare di tanto in tanto il filone principale della storia. Nello stesso palazzo troverai inoltre la stanza di Gwenpool, che ti permetterà di acquistare o sbloccare delle missioni bonus, utilizzare cheat code (Dio, non ne utilizzo da una vita, che tuffo nel passato!), acquistare mattoncini rosa (servono per i bonus, nda). Potrai inoltre allenarti nel Lottatorium, così da sbloccare nuove caratteristiche dei tuoi personaggi, o più semplicemente provare l’ebrezza del gioco a 4 (controller) per organizzare sfide tutti contro tutti o a squadre (2 contro 2).

Nonostante non ne abbia ancora parlato, c’è ancora una volta quel punto in comune che siamo abituati ad apprezzare nei titoli TT Games dedicati ai LEGO, quella comicità spicciola di ogni personaggio, buono o cattivo che sia; una caratterizzazione che non potrebbe mai e poi mancare, un tratto che ti permette di capire anche a occhi chiusi chi ha realizzato quel lavoro. Ciò si sposa –ancora una volta– benissimo con una trama diversa dal solito e fuori dallo schema seguito sul grande schermo, originale perché pensato e realizzato esclusivamente per LEGO Marvel Super Heroes 2.

Basta però quella storia originale e la ricchezza dei personaggi Marvel a farmi dire che LEGO Marvel Super Heroes 2 è il capitolo che certamente stavamo aspettando? In tutta onestà, no, un giudizio sofferto nonostante la qualità di questa realizzazione. La quantità di pubblicazioni TT Games e Warner dedicata al mondo dei mattoncini Made in Denmark è forse arrivata a saturazione del mercato e dei suoi giocatori, anche quelli più affezionati, problema comune anche ad altri titoli, dove un po’ di sano “Stop” e hype per un futuro rientro negli scaffali può far solo bene.

In parole povere: “bene, ma non benissimo” (cit.)

Qui di seguito ti lascio l’embed del video YouTube registrato durante la mia prima fase di gioco (ho registrato e caricato circa un paio di ore dall’inizio della partita, con sequenza di intro, ecc.):

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Perché stai leggendo solo ora questo mio pezzo? Perché -lo ammetto- ho volutamente evitato di giocare il nuovo Assassin’s Creed prima dell’arrivo di Xbox One X. Lo avevo provato sulla nuova console Microsoft in Games Week a Milano, mi sono innamorato e ho voluto attendere un attimo per poter replicare l’esperienza. Il resto è storia e ore di gioco (che sto cercando di catturare tutte per poi caricarle sull’account YouTube di Fuorigio.co). Ti racconto il mio Assassin’s Creed Origins.

Assassin's Creed Origins: pronto a vivere l'Antico Egitto? 4

Assassin’s Creed Origins

Non l’ho ancora terminato (la campagna principale è davvero ricca di episodi e non tutti possono essere affrontati a cuor leggero, tutt’altro), ma credo di essermi fatto una buona idea di quello che è il nuovo capitolo che Ubisoft ha scelto di sviluppare ulteriormente, fermandosi per un anno (il 2016 non ha visto sul mercato alcun nuovo episodio della saga, “fortunatamente” aggiungerei) e portandolo poi su PC e console in tutto lo splendore che l’Antico Egitto è in grado di trasmettere al giocatore.

La storia parte in maniera un pelo forse confusa e apparentemente spoglia di quei dettagli che -in seguito- ti permetteranno di capirla meglio, di apprezzarla, di farle giustizia secondo i canoni degli Assassini. L’anno che corre è all’incirca il 49 a.C., il grande regno d’Egitto è comandato da Tolomeo e Cleopatra, anche se quest’ultima verrà mandata in esilio proprio dal primo citato perché in grado di guadagnare una popolarità sempre crescente, di difficile gestione.

Bayek è il nome invece del vero protagonista di questo nuovo Assassin’s Creed, è il Medjay della città di Siwa, protettore del popolo bisognoso di assistenza e di giustizia, marito di Aya (altra guerriera tutto pepe che potrai poi controllare in gioco) e padre dello scomparso Khemu, ucciso da un gruppo di persone mascherate alle quali occorrerà dare volto e nome (oltre quello in codice che ti verrà rivelato abbastanza agilmente) nel corso della storia principale, per ottenere giustizia. Mentre Aya si metterà al servizio di Cleopatra (affatto collaborativa nei confronti del suo esilio, come potrai immaginare), tu dovrai indagare, scoprire nuovi luoghi, lasciare dietro le tue spalle una scia di sangue per un bene comune più grande oltre che per la sterile vendetta di una vita spezzata ormai impossibile da riportare sulla Terra.

Ti accorgerai presto che quella sensazione di già visto e vissuto che stai avendo leggendo fino a ora l’articolo sparirà, lasciando spazio a una profonda modifica del titolo Ubisoft, perché Assassin’s Creed Origins di modifiche ne ha subite davvero tante, per certi versi spiazzano nella prima ora di gioco, per poi diventare più digeribili e pilotabili, destreggiandosi rapidamente tra le opzioni disponibili e smettendola -ma davvero- di andare a muso duro contro il nemico, perché questo sarà in grado di stenderti molte più volte di quante tu possa immaginare (a tratti frustrante, se il tuo approccio è meno Stealth del dovuto o se non hai considerato tutte le variabili in gioco, anche in modalità facile).

Un modo non subito a tua disposizione

Assassin's Creed Origins: pronto a vivere l'Antico Egitto? 1

La mappa all’interno della quale potrai spostarti esplorando e portando a termine missioni principali e secondarie è davvero estesa (ma tanto!), potrai immediatamente vederla dal menu di pausa ma noterai che questa è suddivisa in livelli che corrispondono a quello del tuo personaggio, il quale crescerà solo affrontando missioni sempre più pericolose e complesse, NON solo principali (anzi, le principali diventeranno come boss battle che potrai affrontare solo dopo esserti fatto le ossa con le secondarie più ricche), un po’ come voler far capire a tutti che il gioco merita ore della tua attenzione e rispetto massimo per chi lo ha realizzato (tanti in passato hanno giocato Assassin’s Creed seguendo esclusivamente la missione principale, e non vale solo per il titolo Ubisoft, nda).

Il problema è che non sei solo tu a guadagnare un livello per poter mettere in difficoltà il prossimo. Anche i nemici (boss in primis) portano il peso di quel livello, lo sentirai presto sulla tua schiena se non imparerai a difenderti e contrattaccare, cercando di tenere bene a mente che un colpo richiesto in questo momento, potrebbe non andare in porto entro breve, andando in coda a quella lista “da eseguire “che nel frattempo vede arrivare in tackle la sferrata altrui (io stesso faccio ancora molta fatica), non dare nulla per scontato, mai, e impara a valutare bene le armi che porterai con te (peso, velocità, punti ferita, tipo di attacco, ecc.).

Insieme a te, fortunatamente, avrai un destriero da poter sfruttare per i lunghi spostamenti (cambialo appena possibile, perché un cavallo è decisamente più rapido e affidabile di un cammello, nda), ma anche un compagno dalla vista infallibile che spessissimo ti permetterà di non finire in mezzo allo scontro impreparato, è Senu, aquila che condivide l’intera avventura con Bayek, non lasciandolo mai solo, sempre pronta a tenere d’occhio la situazione dall’alto, sia essa per individuare i nemici o più semplicemente per scegliere prede da abbattere per recuperare materiale utile (qualcuno ha detto Assassin’s Creed III?). Nel caso in cui Senu non possa accedere l’area interessata (una caverna, una gola, una piramide, ecc.), potrai affidarti all’impulso dell’Animus, il quale cercherà di darti qualche traccia priva degli spettri nemici, quindi ben lontana però dalla precisione dell’alato compagno (pur sempre meglio di niente …).

Dovrai perciò fare molta attenzione, perché un conteggio nemici errato è potenzialmente un grande tallone d’Achille per la tua sincronizzazione e sopravvivenza.

Scendi da lì e combatti, scimmia!

Assassin's Creed Origins: pronto a vivere l'Antico Egitto? 3

Perché in effetti è così che verrai additato (come scimmia, appunto) ogni volta che proverai a smarcarti rapidamente da combattimenti che ti vedono come il bersaglio preferito di grandi gruppi di nemici che -stavolta- attaccheranno contemporaneamente senza perdere tempo, e senza darti neanche la possibilità di parare e schivare / contrattaccare su più fronti (d’altronde, sei sempre uno contro tanti, vale il principio di base). Ogni appiglio è tuo amico nel relativo frangente durante il quale un arciere nemico non riuscirà a puntarti e scoccare la sua freccia, giocati bene ogni occasione, ogni secondo è prezioso, così come un attacco dall’alto seppur non più in maniera furtiva (sarà plateale, e ti piacerà, questo è certo).

Livello e barra vita di ogni nemico sono sempre bene in vista, ciascun tuo attacco farà calare la seconda citata, e potrai subito avere un’anteprima del danno causato dall’arma che hai intenzione di utilizzare (comodo, soprattutto con i nemici che ancora non si sono accorti di te e sui quali stai per puntare il tuo cursore dalla distanza). Ricorda che in caso di livello superiore al tuo non basterà tutta la tua forza, dovrai giocare di rapidità e astuzia, meglio ancora se coadiuvata da oggetti di terze parti che vanno ben oltre il tuo arsenale (scoprirai e apprezzerai le balestre montate nei punti alti delle fortezze, ne sono certo). In ogni caso, un nemico più forte colpito di nascosto o alle spalle, subirà sempre più danni rispetto a quelli che sarai in grado di fare vis-a-vis.

Bayek avrà a disposizione un’intera mappa di miglioramenti (Guerriero, Cacciatore, Veggente) appositamente studiata per essere sbloccata tramite vicinanza alla caratteristica scelta sul momento, tramite l’utilizzo di punti abilità che guadagnerai con il passaggio di livello. Il mio consiglio è quello di dare un’occhiata approfondita a ogni singola caratteristica, perché ce ne sono alcune molto interessanti che costano 2 punti abilità anziché 1, bisogna tenerne conto e pazientare senza spendere immediatamente il bottino faticosamente guadagnato.

Bayek a tutto tondo

Assassin's Creed Origins: pronto a vivere l'Antico Egitto?

Il protagonista è il tuo punto di riferimento a 360 gradi e potrà -rispetto al passato- imparare molto di più, mettendo a frutto tutta la tua capacità di assassino. Sembra essere il risultato del “meglio” visto fino a ora, con alcuni segni distintivi che ricordano alcuni dei capitoli precedenti della saga (se ci hai fatto caso, ho già parlato di un riferimento ad Assassin’s Creed III).

I tanti cespugli o più in generale l’erba alta a disposizione permetterà di migliorare sempre più l’aspetto Stealth del gioco. Il nuoto stavolta prevede l’immersione, che tornerà utile in più occasioni e che va a introdurre un nuovo pericolo costituito dagli animali selvaggi che non saranno affatto simpatici e affabili. I combattimenti in mare speronando imbarcazioni altrui riportano inevitabilmente la mente a quel capitolo completamente basato sull’attività pirata (Assassin’s Creed IV, nda). Quel sistema di guida a terra tanto odiato da tutti (ricordo ancora la noia mortale nel primo Assassin’s Creed) guadagna finalmente la possibilità di impostare un pilota automatico in grado di seguire la strada principale (facendoci scoprire nuovi luoghi, i quali rilasceranno XP sempre preziosi per la crescita del livello di Bayek) e portarci a destinazione senza toccare il controller (se non per bloccare il destriero e deviare dal percorso per un buon motivo).

E sempre a proposito del destriero, capirai quanto è migliorata questa esperienza nel momento in cui dovrai tirare fuori le armi e combattere senza mai scendere da cavallo (per non perdere il contatto con il nemico), a prescindere che si tratti da arma da distanza (l’arco, nda) o da fianco (spada, lance, bastoni pesanti, ecc.), grazie Ubisoft.

L’Egitto, lo sfarzo, lo splendore

Assassin's Creed Origins: pronto a vivere l'Antico Egitto? 2

Ambientare questo capitolo in Egitto ha permesso agli sviluppatori di Ubisoft di mettere davvero alla prova l’hardware a disposizione. Ogni singolo dettaglio è splendido, curato, nonostante quei piccoli glitch ancora presenti quando ci si va a scontrare con sbavature tecniche che fanno scontrare cavalli tra di loro, così come altre persone in gioco o lo stesso Bayek contro ostacoli che potrebbe superare anche a occhi chiusi (il più clamoroso è stato il soldato nemico in mare, senza imbarcazione sotto ai piedi, un po’ Gesù Cristo prima del suo avvento, evidentemente).

Credimi, sono episodi sporadici che possono starci in confronto alla vastità del mondo messo a disposizione, il risultato è meraviglioso a ogni occhio, senza le pippe mentali degli fps e della risoluzione massima mantenuta.

Pensa che –un po’ per vanto, un po’ per periodo storico attuale (non certo quello dell’Egitto a.C.)– potrai persino metterti in posa per un selfie, piuttosto che per uno scatto ben lontano dalla mania odierna, ti basterà scegliere il posto giusto e scattare (joystick di sinistra e destra affondati insieme ti danno la possibilità di accedere alla modalità di scatto), e la tua realizzazione rimarrà persino disponibile nella mappa per poter essere vista e apprezzata dai tuoi amici di Xbox Live.

Nota a margine

Che probabilmente non merita un paragrafo ad-hoc ma potrebbe cogliere di sorpresa. Sì, esistono delle micro-transazioni non obbligatorie che permettono di acquistare in gioco Dracme e crediti Helix. Servono rispettivamente per l’acquisto di materiale dai venditori e per l’acquisto di dotazioni di alta gamma senza passare dal via. Come già detto: NON sono obbligatorie, e ci tengo a sottolinearlo perché se non fossi entrato per mera curiosità nel menu Negozio (dal menu di Pausa → freccia destra per Negozio) non me ne sarei neanche accorto, e di armi potenziate così come materiale ne trovi ovunque, dalle casse che potrai / dovrai aprire negli accampamenti nemici (e non solo) agli immensi lembi di natura incontaminata dove ti basterà fare qualche vittima per portare a casa la giusta ricompensa. Ho semplicemente chiuso il menu, me ne dimenticherò presto.

Oltre a questa appena detta, anche se sarebbe dovuta essere l’unica, inserisco anche la localizzazione italiana. Non è compresa nel disco di gioco e dovrà essere scaricata al primo avvio dallo Store di riferimento. È fatta molto bene e non ho nulla da ridire su di essa, piuttosto sul modo un pelo anomalo per potersela godere (immagino quei rari casi di Xbox One non collegate a internet).

In conclusione

Un titolo che dopo avermi confuso inizialmente, ho potuto apprezzare in tutta la sua maestosità. Imparare i nuovi modi di combattere e difendere il proprio corpo non è semplice, lo ammetto, ma è solo uno degli spunti che sono serviti per riconquistare l’amore scemato per una serie che fino a oggi ha snaturato il suo modo di essere a causa di capitoli pubblicati una volta all’anno per “non far perdere l’abitudine“.

Sono rimasto inoltre piacevolmente stupito dalla quantità e qualità di missione secondarie che rispetto al passato danno un taglio alle ripetizioni e alla noia (un po’ come il trasporto del primo AC, appunto), le quali vanno a intrecciarsi molto bene con la storia principale, che permettono così di dare quella continuità che fatica a mostrare l’evidenza che tu abbia voluto (o dovuto) abbandonare temporaneamente l’avanzamento della missione che poggia sulle fondamenta di Assassin’s Creed Origins (la vendetta per un figlio perduto, nda).

Giusto, anche se forse troppo corto, ciò si vede e capisce della protagonista fuori dall’Animus, Layla, ricercatrice evidentemente fuori dagli schemi che ha scelto di vivere i ricordi di Bayek e Aya portando con sé una versione portatile dello strumento Abstergo, tenendo temporaneamente nascosta la sua ricerca autonoma, con una compagna dall’altro lato della cornetta che le permetterà di non perdere del tutto il contatto con la realtà. Sono certo che potremo vederla in futuro, non fosse per il semplice fatto che in tutto questo capitolo si fa davvero poco (se non nullo) riferimento al culto degli Assassini.

Assassin’s Creed Origins è forse un nuovo inizio per una saga che meritava una scossa. Si tratta di un base già più che valida da poter utilizzare ancora in futuro, grazie al suo livellamento e modo di far crescere il protagonista, con la speranza di non doverci avere a che fare nuovamente ogni 365 giorni, perché a quanto pare l’attesa paga, e a questo punto io sono uno di quelli che preferisce aspettare e riscuotere qualcosa di davvero solido.

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Mi siedo, respiro, appoggio le dita sulla tastiera e comincio a “buttare tutto giù“. Chi mi conosce da anni, sa benissimo quale profonda stima io nutra nei confronti del lavoro di Turn 10 e dei Microsoft Studios tutti. Hanno dato alla luce dei capolavori motoristici che –per ciò che mi riguarda– spazzano via senza troppi problemi il seppur enorme lavoro del competitor di maggiore prestigio (sull’altro lato della sponda). Cosa porta con sé questa settima edizione del titolo simulativo ufficiale di casa Redmond? Questa è l’idea che mi sono fatto giocando sulla vecchia e cara “fat” Xbox One, attendendo l’arrivo di Xbox One X e riprovando il titolo su di essa, per cercare le differenze!

Sali a bordo del nuovo Forza Motorsport 7

Forza Motorsport 7

Un anno è passato, la Ford è un lontano ricordo ormai, ha lasciato spazio a una spettacolare Porsche 911 GT2 RS (che aveva lasciato il segno anche sul palco dell’ultimo E3 a Los Angeles, nda), portabandiera di uno dei capi più saldi della storia di Microsoft Xbox, un compito importante e per nulla scontato. Forza Motorsport si presenta in lingua inglese con sottotitoli completamente in italiano (non sempre sincronizzati perfettamente con il parlato), e qui mi tolgo già il sassolino dalla scarpa, perché dopo anni di doppiaggio in lingua nostrana rimango davvero deluso e amareggiato da una scelta che ha caratterizzato qualche tempo fa Forza Horizon, e che ora ha infettato il titolo principale della serie Forza. Nessun motivo al mondo può farmi cambiare idea rispetto al fatto che un titolo di questo tipo debba assolutamente avere parlato e scritto in lingua locale.

Ciò che va immediatamente chiarito, oltre il doppiaggio mancante, è un punto a vantaggio, ed è quello che riguarda la concezione e realizzazione di questo settimo capitolo della storia, che mai mostra il fianco seppur fatto girare su Xbox One, e anzi, ti dirò anche di più: fatto girare su Xbox One e da disco USB esterno, perché mi sono ormai preparato a fare lo switch di console mettendomi nella condizione di non voler reinstallare nulla. Video catturati in gioco e immagini pubblicate da Microsoft nel corso di questi mesi (evidentemente mettendo in risalto l’hardware di Xbox One X) sono per il momento inarrivabili, è vero, ma non noterai alcunché di sbagliato, nulla fuori posto, nulla con il cappio al collo o rallentato (salvo un meno immediato recupero delle piste sulle quali scontrarsi, cosa che nel frattempo ti permette di mettere a punto il settaggio macchina e quello del pilota con i suoi miglioramenti).

Tu, la tua tuta, la tua compagna

Scegli il sesso del pilota, scegli la tuta e parti, le chiavi delle prime macchine non devi neanche mettercele tu, perché per prendere confidenza con il nuovo titolo guiderai 3 diversi tipi di compagna di viaggio, affrontando quindi tipi differenti di piloti guidati dalla IA e condizioni meteo non sempre ottimali (tutt’altro), è la prova del fuoco per te che vuoi affrontare poi una robusta campagna singola in attesa di poterti dedicare al multiplayer di Forza Motorsport 7.

I tracciati sono tanti, i più belli sono quelli sui quali probabilmente hai già corso in passato, e portare al limite una vettura su quelli di casa nostra fa sempre un certo effetto, il Mugello me lo sento nelle vene, mi scorre dentro e affondo l’acceleratore non preoccupandomi di quello che sta per arrivare, di quella curva che riesco già a scorgere all’orizzonte e che so bene mi metterà in difficoltà all’ultimo secondo, quando mi toccherà andarci giù pesante con un colpo di freno e forse con una inevitabile derapata da tenere a bada, quella ti caricherà come un mulo in salita.

Prima di tutto questo c’è però la pratica, e dovrai farla emulando le gesta di campioni che hanno scritto il proprio nome in quella che è la storia dell’automobilismo (e non solo), cercando di far fronte alle prime difficoltà, a quelle imprecazioni che tirerai quasi certamente quando la pioggia o l’acqua che si tira su da una pozzanghera colpita a piena velocità prenderà possesso di buona parte della tua veduta principale, quella che ti serve per evitare di fare clamorose puttanate (passami il francesismo), ed è una cosa che mi piace assai, devo ammetterlo.

È solo allora, alla fine del tracciato e -possibilmente- sul gradino del podio valido per portare a casa buoni punti in classifica, che potrai scegliere con che automobile iniziare a scalare la tua personale vetta, dare una buona impronta a quella che sarà la tua carriera virtuale (e lì mi spiace, ma la mia fedeltà è verso la casa tedesca). Mia la Golf e il suo essere così poco delicata.

Da ora in poi, sarà tutto un crescendo e una più che buona scusa per collezionare nuovi mezzi (da portare anche in pista, secondo il tuo umore e voglia di metterti in gioco), affrontare campionati, battere gli avversari più tosti e troppo poco propensi a lasciarti strada libera. Alcuni di quei mezzi dovrai conquistarteli, altri potrai acquistarli, altri ancora cominceranno a essere disponibili solo tramite vendita specializzata o con una base acquisti precedente che dovrai già aver portato a termine, serve a fare da vetrina per gli oltre 700 modelli riprodotti fedelmente in gioco, e su questo c’è ben poco da discutere, resta solo il poter apprezzare in religioso silenzio.

Forse ciò che meno mi piace sono quelle casse premio che possono includere sì belle mod (ti serviranno per migliorare punteggi e guadagni a fine gara, senza spreco perché si disattivano solo una volta raggiunto l’obiettivo) e automobili rare (o per lo meno non così facili da ottenere), ma che ti porteranno via crediti che ti sarebbero potuti servire per fare altro, e te ne accorgerai sempre troppo tardi (mannaggia a me e a quando decido di comprare vetture storiche che adoro, senza aspettare un attimo!). Niente micro-transazioni però, fortunatamente, altro punto a favore del titolo (ti servirà solo della pazienza e della bravura per continuare a vincere crediti attraverso le gare di campionato o le semplici esibizioni).

La ricerca del dettaglio

Te ne ho già parlato prima ma voglio farlo ancora: se c’è una cosa che ho adorato in Forza Motorsport 7 è quella maniacale ricerca del dettaglio, cosa che in realtà ha sempre contraddistinto il titolo sin dai primi albori. Vuoi le più di 700 auto disponibili, vuoi le condizioni meteo che possono farti passare dinamicamente dalla giornata più soleggiata a quella catastroficamente caratterizzata dall’acqua che toglie visibilità e controllo della vettura, con un susseguirsi di giorno e notte (e anche in quest’ultimo caso la visibilità ne risente parecchio, facendoti sudare la vittoria o la testa della gara per alcuni giri), Forza Motorsport 7 non lascia niente al caso (e se lo fa, è perché è stato programmato per farlo!).

Se noterai come me (e tantissimi altri giocatori) l’alzarsi della polvere in tracciati sabbiosi (causati dall’elicottero delle riprese sopra la tua testa) o quell’orizzonte disturbato come se stessi vedendo un vecchio televisore (causato quindi dal caldo emanato dall’asfalto) non preoccuparti, non ci vedi doppio, stai solo ammirando una perfezione artistica fedelmente riprodotta. Un orgasmo persino per i fissati dei 1080p a 60fps costanti, senza dimenticare mai qual è la vera natura del titolo, a metà tra arcade e simulativo per permettere a tutti di divertirsi, senza la pressione del dover fare tutto senza sbavatura alcuna, senza quel fiato sul collo e la scure pronta a mettere la parola fine alla tua gara. Potrai sempre recuperare, dovrai solo metterci un po’ più di impegno, che generalmente equivale a tirare nel pentolone quell’ingrediente che è il maggiore divertimento e il senso di sfida da cogliere al volo.

Nulla cambia rispetto al passato per chi ti accompagnerà in pista, e non ci sarebbe motivo di farlo. I drivatar funzionano perfettamente e sono i giusti compagni per le tue gare, quando gli amici non sono connessi a Xbox Live per poter gareggiare realmente contro di te. Errori, sbavature, tempi da favola, fa tutto parte di uno schema imprevedibile e che ricalca fedelmente il modo di giocare di chi sei abituato a sfidare o avere dalla tua parte, e sai meglio di me che squadra che vince non si cambia.

Si può quindi parlare di capolavoro? No. Non perché gli manchi qualcosa (c’è anche troppa carne al fuoco), ma perché quei pochi difetti che porta in dote hanno un loro peso specifico, impossibile da ignorare. E sì, io la questione del doppiaggio me la sono realmente legata al dito.

E su Xbox One X?

Ho volutamente procrastinato la pubblicazione di questo mio pezzo benché pronto, solo per aspettare che mi arrivasse la Xbox One X, con la quale rimettere alla prova Forza Motorsport 7. Mi sono accorto di qualche differenza? Sì, diverse, e vanno ulteriormente a migliorare un risultato già ben oltre la sufficienza piena, un voto che a scuola qualcuno di noi poteva solo sognarsi. Potrei parlarti della maggiore velocità nel caricamento delle piste e di ogni loro dettaglio, della bellezza e della cura degli interni delle auto o delle loro carrozzerie che reagiscono ai diversi punti luce, degli effetti creati dopo un dritto in piena curva, nel ghiaione (qui i romagnoli possono capire bene).

Di sicuro decido di dirti una cosa: dagli un’occasione, non te ne puoi pentire in nessun caso, soprattutto se il genere ti attira più di quanto non faccia il miele con l’orso. E poi, se avanza qualche minuto del tuo tempo, puoi sempre farti due risate con i video registrati in gioco (no, non vale prendermi per il culo, l’ho già fatto da solo punendomi e mettendomi in ginocchio sui ceci).

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
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