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Cosa c’è di più antico, bramato e difeso a spada tratta del controllo? Il dominio, la conoscenza, la possibilità di sapere ogni cosa, controllare gli eventi, le persone, il destino. Avanzano gli anni ma la storia è un continuo racconto dell’inevitabile egoismo umano, delle lotte di classe, dei sotterfugi per arrivare a ottenere ciò che si desidera, senza fare la conta di ciò che ci si lascia dietro, quello poco importa. Assassin’s Creed Odyssey è il nuovo capitolo della storia Ubisoft, quello che racconta della storia di Sparta, Atene, dei suoi filosofi, dei suoi combattenti, dei suoi segreti più profondi. Un mondo davvero enorme che sfrutta le meccaniche di gioco rinnovate con il precedente titolo della saga, che mette alla prova il giocatore su più livelli ma che in alcuni casi finisce per essere ripetitivo, snoccioliamo insieme tutto quello che c’è da sapere.

Assassin's Creed Odyssey ci porta nelle battaglie tra Sparta e Atene 2

Assassin’s Creed Odyssey

Assassin's Creed Odyssey ci porta nelle battaglie tra Sparta e Atene

Assassin’s Creed Odyssey è immenso. Questo è il dato di fatto con il quale voglio partire a scrivere di un gioco che sconfina rispetto a qualsiasi suo predecessore, che permette di battagliare sulla terra ferma e in mare, campi di scontro molto lontani e diversi tra di loro, mancherebbe giusto qualche scontro tra i cieli, ma di certo questo non avrebbe poi nulla a che fare con la splendida ambientazione e periodo storico scelti. Ci troviamo nel 480 a.C., tutto parte con la battaglia di Leonida che –come i libri ci raccontano– morì per difendere la sua Terra, l’appartenenza a quel popolo spartano fiero che, in un ultimo disperato tentativo, provò a respingere la potenza persiana, un inizio di gioco che ci permette di prendere immediatamente confidenza con i comandi e che ci fa un po’ impettire per cercare di difendere quello che sappiamo già essere stato conquistato, almeno fino a quando questo termina e ci sposta in avanti di 50 anni, al 431 a.C., in una Grecia nuovamente involontaria protagonista di una faida interna che –incontrollata– diventa guerra tra Sparta e Atene.

Assassin's Creed Odyssey ci porta nelle battaglie tra Sparta e Atene 3

È in questo momento che conoscerai i protagonisti della storia, i quali non vivono esclusivamente bei momenti con la propria famiglia da ricordare in futuro (provo a non spoilerare, promesso), bensì approdano in una terra un po’ più lontana che li adotterà e formerà per diventare ciò che la storia e il loro destino vogliono. Parlo al plurale perché i protagonisti di Assassin’s Creed Odyssey in realtà sono due, e sarai tu a scegliere chi dei due portare avanti con il tuo controller, forgiandone il condottiero che tu vuoi che venga fuori, a mostrare muscoli, astuzia e capacità di sopravvivenza. Alexios e Kassandra sono due fratelli, non importa chi dei due sceglierai, vedrai entrambi nel corso della storia a ruoli invertiti rispetto alla tua selezione iniziale.

Cefalonia

La tua storia comincia realmente da qui, il tuo rapporto con il passato è burrascoso e lo sarà sempre più con l’avanzare della storia principale del gioco. A Cefalonia Marco, tuo patrigno adottivo, ti darà un tetto sotto il quale dormire e crescere, per diventare ciò che sei oggi, non certo evitando di cacciarti nei guai che lui procura, avendo a che fare con persone davvero poco raccomandabili e situazioni incresciose e rischiose dalle quale dovrai portare fuori la pelle e anche quei bottini che lo stesso Marco ti chiederà (e dei quali terrai una parte, ovvio, sei pur sempre un mercenario, un Misthios) e che tu potrai usare per migliorare l’attrezzatura a tua disposizione, per creare nuovi oggetti.

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Considera Cefalonia come un paese in grado di mettere alla prova la tua preparazione e il tuo modo di muoverti sul campo di battaglia, è qui che affronterai certamente le tue prime difficoltà e potrai permettere al tuo personaggio (nel mio caso Alexios) di ottenere nuove armi e capacità, di portare più in alto l’asticella della sua resistenza fisica, delle sue capacità di guerriero a petto fiero e assassino silenzioso, serviranno entrambe le “specialità” in base alle missioni affrontate. Fai in fretta però, perché il tempo è poco clemente, la storia deve andare avanti e conoscerai presto Elpenore, personaggio alquanto discutibile che –presto capirai– trae vantaggio da questo caos incontrollato. È a causa sua se alcuni spettri del passato torneranno a farsi prepotenti tra i tuoi ricordi e il tuo presente. A te toccherà cercare di mettere ordine, capire cosa sta accadendo, arrivando a qualche centimetro di distanza dal tuo vecchio “biologico” e a quella notizia che non ti aspetteresti: tua madre è viva, si trova in una posizione non meglio specificata all’interno delle isole greche, ed è –come non bastasse– in pericolo, perché una setta è sulle sue tracce, il Culto di Kosmos, gruppo che intende dominare di nascosto il mondo ellenico, tenendo in costante movimento pedine assai importanti.

Da ora in poi tutto ciò che farai, dirai e sceglierai di seguire contribuirà all’arrivo verso uno dei nove finali di gioco disponibili. Sì, hai letto bene, ci sono nove possibili modi di veder concludersi la storia di Assassin’s Creed Odyssey, tu arriverai solo a uno di questi (certo, potresti sempre decidere di giocare una nuova partita e prendere scelte differenti! ;-)). Questo tipo di modifica dinamica non tocca esclusivamente al finale, bensì a qualsiasi altro passaggio della nostra sessione di gioco: sei tu a decidere se risparmiare, uccidere o farti amici dei nemici; ognuna di queste scelte ha una conseguenza che può modificare le sorti della tua missione, che può portarti vantaggio in futuro o maggiore complessità nell’avanzamento della storia. Magari spesso si tratta di piccole modifiche di gioco, ma alcune volte possono aggiungere quel pepe sulla coda che probabilmente ti saresti evitato ben volentieri.

Istinto da esploratore

È quello che dovrà contraddistinguerti dal resto della massa. Durante la fase di setup di Assassin’s Creed Odyssey non ti limiterai a scegliere il tuo personaggio principale (impostazione che non potrai modificare in seguito), bensì la modalità di gioco a cui prenderai parte, l’assistenza. Sei abituato (un po’ come me) a giocare un Assassin’s Creed abbastanza lineare, certo da esplorare, ma con una linea temporale da poter seguire e degli indizi sulla mappa ben visibili. E se tutto questo sparisse e lasciasse spazio solo alle tue capacità di esploratore? Missioni secondarie ti permetteranno di perderti tra le terre greche e raggiungere obiettivi che vengono assegnati da personaggi che incontrerai durante la tua avventura, i quali ti indicheranno in maniera non troppo dettagliata che strada prendere, nulla più. Tocca a te porre massima attenzione a ciò che ti circonda, osservare qualsiasi dettaglio, soffermarti anche più del dovuto.

Durante il mio walkthrough (che poi tanto dettagliato non è, perché include anche errori e quel mio girovagare per scoprire un po’ il titolo nelle sue prime ore) ho preferito tenere Assassin’s Creed Odyssey a livello facile e senza la modalità di esplorazione senza indizi, per evitare di perdere troppo tempo e permetterti di guardare meglio con che tipo di titolo hai a che fare:

Ti capiterà abbastanza spesso di spostarti da un punto all’altro della mappa, incontrando indizi e persone con cui parlare che ti aiuteranno a chiudere anche missioni secondarie precedentemente accettate ma non immediatamente gestite, ma occhio ai tempi massimi di risoluzione a tua disposizione, talvolta fallirai senza volerlo, solo perché sei andato troppo oltre e non hai rispettato le condizioni di un contratto da te accettato.

E se ciò che si muove sulla terraferma non ti basta, ecco che Assassin’s Creed Odyssey torna prepotentemente a proporre epiche e violente battaglie anche in mare aperto, passaggio che certo non potrai perderti perché obbligato per potersi spostare più agilmente in terre diversamente inaccessibili a cavallo (in alcuni casi così non è, ma ci si impiega davvero una vita e si possono anche incontrare nemici di livello molto più alto, pronti a inseguirti per mettere fine alla parola “vita“, la tua). Dovrai equipaggiare quindi al meglio la tua imbarcazione, renderla sempre più resistente, assoldare ufficiali che potranno guardarti le spalle, aiutarti durante gli arrembaggi (che consiglio rispetto allo speronamento semplice, per portare a casa maggiori ricompense), resistere ad attacchi nemici molto prepotenti e in alcuni casi così incessanti da metterti in ginocchio e farti correre –doverosamente– ai ripari, per evitare di soccombere.

Una differenziazione nel combattimento

Lo avrai ormai capito: Assassin’s Creed Odyssey non è solo una mappa davvero molto estesa (ma parecchio, credimi), è anche combattimento, istinto, fiuto per gli indizi, scelte, situazioni e bivi ai quali prendere una posizione o scegliere di percorrere una via che non sai poi tanto bene dove ti porterà. Una delle particolarità aggiunta è proprio una molteplicità di situazioni all’interno delle quali ti ritroverai (per scelta tua o di altri), come le le Battaglie di Conquista, i mercenari messi sulle tue tracce (per terminarti, manco a dirlo) e la vera e propria Guerra al Culto.

La prima è forse quella più facilmente intuibile rispetto alle altre due che hai già in qualche maniera visto in passato o che ti aspetti di vedere in Assassin’s Creed Odyssey dopo aver letto la parte introduttiva di questo mio articolo. Ti ritrovi catapultato nella Guerra del Peloponneso, i territori appartengono agli ateniesi e agli spartani, sta a te mettere maggiore peso sul piatto della bilancia di uno o dell’altro schieramento, e potrai farlo proprio durante le Battaglie di Conquista, situazioni nelle quali verrà indebolito il dominio di uno o dell’altro esercito (sarai tu a farlo, attraverso le tue missioni o semplicemente perché ne hai voglia e capacità), con possibilità di scagliarsi quindi contro ciò che rimane e cercare di conquistare quella regione (o difenderla dall’imminente attacco, a te la scelta). Durante questa battaglia (che vivrai immediatamente da protagonista, la scena verrà tagliata e tu verrai portato immantinente nell’area dello scontro) avrai a che fare con decine di soldati (di ambo le fazioni) e tu dovrai sconfiggerne quanti più possibile nel minor tempo, attaccando anche i capitani e i mercenari più forti e meglio addestrati, portando così a casa la vittoria, i crediti (l’esperienza) e le attrezzature migliori. L’esito è tutt’altro che scontato, credimi, non dipenderà tutto da te (l’altra fazione attaccherà i tuoi alleati, non hai molto tempo a tua disposizione), cerca di muoverti bene e subito.

I mercenari, come già anticipato, sono personaggi controllati dalla IA, ben addestrati e pronti a raccogliere la taglia che qualcuno ha deciso di mettere sulla tua testa a causa del tuo comportamento. Portare a termine missioni, dare fastidio ai civili e ai soldati, distruggere scorte o rubare concorrerà a non farti passare inosservato come vorresti. Per questo motivo dovrai difenderti da questo tipo di imprevisto (non tanto imprevisto, a dirla tutta) che potrebbe comparire nel momento peggiore (durante una missione per esempio), rendendo più difficile la tua sopravvivenza e attaccandoti mentre lo stanno già facendo altri nemici, il tutto andandosi a sommare con una rabbia e caparbietà data dal livello del tuo oppositore (mercenario come te), dai suoi punti di forza e dal fatto che è in grado di raggiungerti molto rapidamente, insistendo molto nelle ricerche anche quando tendi a rimanere nell’ombra.

Hai qualche metodo pratico per far valere le tue ragioni con queste figure (che verranno -una volta viste in fase di gioco- mostrate sulla mappa e nel menu dei mercenari, dove potrai dare un’occhiata alla classifica e alle loro qualità): ucciderle in combattimento (e talvolta non vengono da sole, ma sono accompagnate dai loro fedeli a quattro zampe), uccidere chi ha messo la taglia sulla tua testa (questo viene indicato sulla mappa, e non è pressoché mai un obiettivo facilmente raggiungibile) o pagare, rimettendoci di tasca tua è vero, ma in alcuni casi può aiutare a non perdere tempo e andare avanti con quanto programmato.

Per concludere in bellezza, la Guerra di Culto è un po’ ciò che ho precedentemente anticipato, e riguarda il Culto di cui sei venuto a conoscenza, composto da elementi particolarmente importanti, pedine di livello medio-alto alle quali dovrai avvicinarti per ottenere informazioni, mettendo poi fine alle loro vite, scalando così una piramide affatto semplice con la quale confrontarsi. Un menu di gioco ti permetterà di tenere traccia di quanto già scoperto, identificare i successivi obiettivi, scoprirne di nuovi (tramite indizi o semplicemente avanzando con la storia principale di Assassin’s Creed Odyssey).

Scontrarsi con questi personaggi (ma in generale anche contro qualsiasi altro nemico presente sulla mappa) richiede che il tuo personaggio venga potenziato costantemente, nell’arsenale tanto quanto nelle sue capacità di cacciatore, guerriero e assassino; potrai farlo attraverso i bottini conquistati, da migliorare presso i fabbri che potranno incidere le armi e le difese rendendole migliori nelle caratteristiche, mentre grazie ai punti conquistati con l’avanzare dei tuoi livelli nel gioco potrai imparare nuove mosse e padroneggiarne sempre meglio di altre già precedentemente possedute, per diventare più forte e resistente. Se a tutto questo vai ad aggiungere il sistema di spostamento rapido tramite sincronizzazione (il tuo fedele compagno di viaggio da posizione privilegiata è Ikaros, il cavallo invece dipende dalla tua scelta!), non hai più scuse per non esplorare e fare tue la totalità delle terre greche riportate in vita da questo splendido titolo.

In conclusione

Un ricchissimo Open-World a totale disposizione fa di Assassin’s Creed Odyssey un titolo da non lasciarsi sfuggire, dalle tante sfaccettature che imparerai ad amare nel corso della tua personale avventura. Le ambientazioni sono affascinanti, i vari ambienti ben distinti tra di loro in quanto a realizzazione, ma amalgamati sapientemente per fondersi nella migliore maniera possibile. Il mare ti richiama, così come le spiagge e tutto ciò che le circonda, con le loro storie, i tesori affondati da scoprire e conquistare. Il sistema di combattimento è quello proposto in Origins, ci dovresti ormai essere abituato. Le missioni non mancano, la storia principale (e qualche inevitabile secondaria) ti richiederà circa 50 ore di gioco.

Dato però che non di soli giudizi positivi può vivere un titolo, Assassin’s Creed Odyssey non può fare certo eccezione, ed è in questo caso che è diventato fastidioso (dopo qualche ora di gioco) il dover affrontare diverse secondarie per portare il livello di Alexios più in alto rispetto a quello maturato durante la storia principale (che inevitabilmente diventerà poco affrontabile quando ci si scontra con nemici di maggiore esperienza e resistenza), così come altrettanto fastidioso può essere considerato quel guizzo mancante rispetto alle vere novità introdotte lo scorso anno con Origins, e tutto ciò nonostante si stia parlando di qualcosa di parecchio più ricco ed esplorabile. La storia di Alexios e Kassandra c’è, esiste, viene in qualche maniera vissuta, raccontata e scoperta progressivamente, ma è solo un dettaglio che non inficia ai fini della trama principale, del susseguirsi di corpi privi di vita che ci lasceremo alle spalle, di quelle Battaglie di Conquista che ho scoperto essere quasi del tutto inutili (il quasi l’ho usato perché servono pur sempre a guadagnare migliori armi e punti esperienza preziosi) e che lasciano un po’ il tempo che trovano.

Ciò detto, il giudizio è comunque positivo, incontrando un mio 4 su 5 e l’impossibilità a essere ignorato da un appassionato della serie.

Tu ci hai giocato? Cosa ne pensi? Sarei curioso di conoscere la tua opinione, l’area commenti è a tua totale disposizione :-)

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Perché stai leggendo solo ora questo mio pezzo? Perché -lo ammetto- ho volutamente evitato di giocare il nuovo Assassin’s Creed prima dell’arrivo di Xbox One X. Lo avevo provato sulla nuova console Microsoft in Games Week a Milano, mi sono innamorato e ho voluto attendere un attimo per poter replicare l’esperienza. Il resto è storia e ore di gioco (che sto cercando di catturare tutte per poi caricarle sull’account YouTube di Fuorigio.co). Ti racconto il mio Assassin’s Creed Origins.

Assassin's Creed Origins: pronto a vivere l'Antico Egitto? 4

Assassin’s Creed Origins

Non l’ho ancora terminato (la campagna principale è davvero ricca di episodi e non tutti possono essere affrontati a cuor leggero, tutt’altro), ma credo di essermi fatto una buona idea di quello che è il nuovo capitolo che Ubisoft ha scelto di sviluppare ulteriormente, fermandosi per un anno (il 2016 non ha visto sul mercato alcun nuovo episodio della saga, “fortunatamente” aggiungerei) e portandolo poi su PC e console in tutto lo splendore che l’Antico Egitto è in grado di trasmettere al giocatore.

La storia parte in maniera un pelo forse confusa e apparentemente spoglia di quei dettagli che -in seguito- ti permetteranno di capirla meglio, di apprezzarla, di farle giustizia secondo i canoni degli Assassini. L’anno che corre è all’incirca il 49 a.C., il grande regno d’Egitto è comandato da Tolomeo e Cleopatra, anche se quest’ultima verrà mandata in esilio proprio dal primo citato perché in grado di guadagnare una popolarità sempre crescente, di difficile gestione.

Bayek è il nome invece del vero protagonista di questo nuovo Assassin’s Creed, è il Medjay della città di Siwa, protettore del popolo bisognoso di assistenza e di giustizia, marito di Aya (altra guerriera tutto pepe che potrai poi controllare in gioco) e padre dello scomparso Khemu, ucciso da un gruppo di persone mascherate alle quali occorrerà dare volto e nome (oltre quello in codice che ti verrà rivelato abbastanza agilmente) nel corso della storia principale, per ottenere giustizia. Mentre Aya si metterà al servizio di Cleopatra (affatto collaborativa nei confronti del suo esilio, come potrai immaginare), tu dovrai indagare, scoprire nuovi luoghi, lasciare dietro le tue spalle una scia di sangue per un bene comune più grande oltre che per la sterile vendetta di una vita spezzata ormai impossibile da riportare sulla Terra.

Ti accorgerai presto che quella sensazione di già visto e vissuto che stai avendo leggendo fino a ora l’articolo sparirà, lasciando spazio a una profonda modifica del titolo Ubisoft, perché Assassin’s Creed Origins di modifiche ne ha subite davvero tante, per certi versi spiazzano nella prima ora di gioco, per poi diventare più digeribili e pilotabili, destreggiandosi rapidamente tra le opzioni disponibili e smettendola -ma davvero- di andare a muso duro contro il nemico, perché questo sarà in grado di stenderti molte più volte di quante tu possa immaginare (a tratti frustrante, se il tuo approccio è meno Stealth del dovuto o se non hai considerato tutte le variabili in gioco, anche in modalità facile).

Un modo non subito a tua disposizione

Assassin's Creed Origins: pronto a vivere l'Antico Egitto? 1

La mappa all’interno della quale potrai spostarti esplorando e portando a termine missioni principali e secondarie è davvero estesa (ma tanto!), potrai immediatamente vederla dal menu di pausa ma noterai che questa è suddivisa in livelli che corrispondono a quello del tuo personaggio, il quale crescerà solo affrontando missioni sempre più pericolose e complesse, NON solo principali (anzi, le principali diventeranno come boss battle che potrai affrontare solo dopo esserti fatto le ossa con le secondarie più ricche), un po’ come voler far capire a tutti che il gioco merita ore della tua attenzione e rispetto massimo per chi lo ha realizzato (tanti in passato hanno giocato Assassin’s Creed seguendo esclusivamente la missione principale, e non vale solo per il titolo Ubisoft, nda).

Il problema è che non sei solo tu a guadagnare un livello per poter mettere in difficoltà il prossimo. Anche i nemici (boss in primis) portano il peso di quel livello, lo sentirai presto sulla tua schiena se non imparerai a difenderti e contrattaccare, cercando di tenere bene a mente che un colpo richiesto in questo momento, potrebbe non andare in porto entro breve, andando in coda a quella lista “da eseguire “che nel frattempo vede arrivare in tackle la sferrata altrui (io stesso faccio ancora molta fatica), non dare nulla per scontato, mai, e impara a valutare bene le armi che porterai con te (peso, velocità, punti ferita, tipo di attacco, ecc.).

Insieme a te, fortunatamente, avrai un destriero da poter sfruttare per i lunghi spostamenti (cambialo appena possibile, perché un cavallo è decisamente più rapido e affidabile di un cammello, nda), ma anche un compagno dalla vista infallibile che spessissimo ti permetterà di non finire in mezzo allo scontro impreparato, è Senu, aquila che condivide l’intera avventura con Bayek, non lasciandolo mai solo, sempre pronta a tenere d’occhio la situazione dall’alto, sia essa per individuare i nemici o più semplicemente per scegliere prede da abbattere per recuperare materiale utile (qualcuno ha detto Assassin’s Creed III?). Nel caso in cui Senu non possa accedere l’area interessata (una caverna, una gola, una piramide, ecc.), potrai affidarti all’impulso dell’Animus, il quale cercherà di darti qualche traccia priva degli spettri nemici, quindi ben lontana però dalla precisione dell’alato compagno (pur sempre meglio di niente …).

Dovrai perciò fare molta attenzione, perché un conteggio nemici errato è potenzialmente un grande tallone d’Achille per la tua sincronizzazione e sopravvivenza.

Scendi da lì e combatti, scimmia!

Assassin's Creed Origins: pronto a vivere l'Antico Egitto? 3

Perché in effetti è così che verrai additato (come scimmia, appunto) ogni volta che proverai a smarcarti rapidamente da combattimenti che ti vedono come il bersaglio preferito di grandi gruppi di nemici che -stavolta- attaccheranno contemporaneamente senza perdere tempo, e senza darti neanche la possibilità di parare e schivare / contrattaccare su più fronti (d’altronde, sei sempre uno contro tanti, vale il principio di base). Ogni appiglio è tuo amico nel relativo frangente durante il quale un arciere nemico non riuscirà a puntarti e scoccare la sua freccia, giocati bene ogni occasione, ogni secondo è prezioso, così come un attacco dall’alto seppur non più in maniera furtiva (sarà plateale, e ti piacerà, questo è certo).

Livello e barra vita di ogni nemico sono sempre bene in vista, ciascun tuo attacco farà calare la seconda citata, e potrai subito avere un’anteprima del danno causato dall’arma che hai intenzione di utilizzare (comodo, soprattutto con i nemici che ancora non si sono accorti di te e sui quali stai per puntare il tuo cursore dalla distanza). Ricorda che in caso di livello superiore al tuo non basterà tutta la tua forza, dovrai giocare di rapidità e astuzia, meglio ancora se coadiuvata da oggetti di terze parti che vanno ben oltre il tuo arsenale (scoprirai e apprezzerai le balestre montate nei punti alti delle fortezze, ne sono certo). In ogni caso, un nemico più forte colpito di nascosto o alle spalle, subirà sempre più danni rispetto a quelli che sarai in grado di fare vis-a-vis.

Bayek avrà a disposizione un’intera mappa di miglioramenti (Guerriero, Cacciatore, Veggente) appositamente studiata per essere sbloccata tramite vicinanza alla caratteristica scelta sul momento, tramite l’utilizzo di punti abilità che guadagnerai con il passaggio di livello. Il mio consiglio è quello di dare un’occhiata approfondita a ogni singola caratteristica, perché ce ne sono alcune molto interessanti che costano 2 punti abilità anziché 1, bisogna tenerne conto e pazientare senza spendere immediatamente il bottino faticosamente guadagnato.

Bayek a tutto tondo

Assassin's Creed Origins: pronto a vivere l'Antico Egitto?

Il protagonista è il tuo punto di riferimento a 360 gradi e potrà -rispetto al passato- imparare molto di più, mettendo a frutto tutta la tua capacità di assassino. Sembra essere il risultato del “meglio” visto fino a ora, con alcuni segni distintivi che ricordano alcuni dei capitoli precedenti della saga (se ci hai fatto caso, ho già parlato di un riferimento ad Assassin’s Creed III).

I tanti cespugli o più in generale l’erba alta a disposizione permetterà di migliorare sempre più l’aspetto Stealth del gioco. Il nuoto stavolta prevede l’immersione, che tornerà utile in più occasioni e che va a introdurre un nuovo pericolo costituito dagli animali selvaggi che non saranno affatto simpatici e affabili. I combattimenti in mare speronando imbarcazioni altrui riportano inevitabilmente la mente a quel capitolo completamente basato sull’attività pirata (Assassin’s Creed IV, nda). Quel sistema di guida a terra tanto odiato da tutti (ricordo ancora la noia mortale nel primo Assassin’s Creed) guadagna finalmente la possibilità di impostare un pilota automatico in grado di seguire la strada principale (facendoci scoprire nuovi luoghi, i quali rilasceranno XP sempre preziosi per la crescita del livello di Bayek) e portarci a destinazione senza toccare il controller (se non per bloccare il destriero e deviare dal percorso per un buon motivo).

E sempre a proposito del destriero, capirai quanto è migliorata questa esperienza nel momento in cui dovrai tirare fuori le armi e combattere senza mai scendere da cavallo (per non perdere il contatto con il nemico), a prescindere che si tratti da arma da distanza (l’arco, nda) o da fianco (spada, lance, bastoni pesanti, ecc.), grazie Ubisoft.

L’Egitto, lo sfarzo, lo splendore

Assassin's Creed Origins: pronto a vivere l'Antico Egitto? 2

Ambientare questo capitolo in Egitto ha permesso agli sviluppatori di Ubisoft di mettere davvero alla prova l’hardware a disposizione. Ogni singolo dettaglio è splendido, curato, nonostante quei piccoli glitch ancora presenti quando ci si va a scontrare con sbavature tecniche che fanno scontrare cavalli tra di loro, così come altre persone in gioco o lo stesso Bayek contro ostacoli che potrebbe superare anche a occhi chiusi (il più clamoroso è stato il soldato nemico in mare, senza imbarcazione sotto ai piedi, un po’ Gesù Cristo prima del suo avvento, evidentemente).

Credimi, sono episodi sporadici che possono starci in confronto alla vastità del mondo messo a disposizione, il risultato è meraviglioso a ogni occhio, senza le pippe mentali degli fps e della risoluzione massima mantenuta.

Pensa che –un po’ per vanto, un po’ per periodo storico attuale (non certo quello dell’Egitto a.C.)– potrai persino metterti in posa per un selfie, piuttosto che per uno scatto ben lontano dalla mania odierna, ti basterà scegliere il posto giusto e scattare (joystick di sinistra e destra affondati insieme ti danno la possibilità di accedere alla modalità di scatto), e la tua realizzazione rimarrà persino disponibile nella mappa per poter essere vista e apprezzata dai tuoi amici di Xbox Live.

Nota a margine

Che probabilmente non merita un paragrafo ad-hoc ma potrebbe cogliere di sorpresa. Sì, esistono delle micro-transazioni non obbligatorie che permettono di acquistare in gioco Dracme e crediti Helix. Servono rispettivamente per l’acquisto di materiale dai venditori e per l’acquisto di dotazioni di alta gamma senza passare dal via. Come già detto: NON sono obbligatorie, e ci tengo a sottolinearlo perché se non fossi entrato per mera curiosità nel menu Negozio (dal menu di Pausa → freccia destra per Negozio) non me ne sarei neanche accorto, e di armi potenziate così come materiale ne trovi ovunque, dalle casse che potrai / dovrai aprire negli accampamenti nemici (e non solo) agli immensi lembi di natura incontaminata dove ti basterà fare qualche vittima per portare a casa la giusta ricompensa. Ho semplicemente chiuso il menu, me ne dimenticherò presto.

Oltre a questa appena detta, anche se sarebbe dovuta essere l’unica, inserisco anche la localizzazione italiana. Non è compresa nel disco di gioco e dovrà essere scaricata al primo avvio dallo Store di riferimento. È fatta molto bene e non ho nulla da ridire su di essa, piuttosto sul modo un pelo anomalo per potersela godere (immagino quei rari casi di Xbox One non collegate a internet).

In conclusione

Un titolo che dopo avermi confuso inizialmente, ho potuto apprezzare in tutta la sua maestosità. Imparare i nuovi modi di combattere e difendere il proprio corpo non è semplice, lo ammetto, ma è solo uno degli spunti che sono serviti per riconquistare l’amore scemato per una serie che fino a oggi ha snaturato il suo modo di essere a causa di capitoli pubblicati una volta all’anno per “non far perdere l’abitudine“.

Sono rimasto inoltre piacevolmente stupito dalla quantità e qualità di missione secondarie che rispetto al passato danno un taglio alle ripetizioni e alla noia (un po’ come il trasporto del primo AC, appunto), le quali vanno a intrecciarsi molto bene con la storia principale, che permettono così di dare quella continuità che fatica a mostrare l’evidenza che tu abbia voluto (o dovuto) abbandonare temporaneamente l’avanzamento della missione che poggia sulle fondamenta di Assassin’s Creed Origins (la vendetta per un figlio perduto, nda).

Giusto, anche se forse troppo corto, ciò si vede e capisce della protagonista fuori dall’Animus, Layla, ricercatrice evidentemente fuori dagli schemi che ha scelto di vivere i ricordi di Bayek e Aya portando con sé una versione portatile dello strumento Abstergo, tenendo temporaneamente nascosta la sua ricerca autonoma, con una compagna dall’altro lato della cornetta che le permetterà di non perdere del tutto il contatto con la realtà. Sono certo che potremo vederla in futuro, non fosse per il semplice fatto che in tutto questo capitolo si fa davvero poco (se non nullo) riferimento al culto degli Assassini.

Assassin’s Creed Origins è forse un nuovo inizio per una saga che meritava una scossa. Si tratta di un base già più che valida da poter utilizzare ancora in futuro, grazie al suo livellamento e modo di far crescere il protagonista, con la speranza di non doverci avere a che fare nuovamente ogni 365 giorni, perché a quanto pare l’attesa paga, e a questo punto io sono uno di quelli che preferisce aspettare e riscuotere qualcosa di davvero solido.

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Mettetevi l’anima in pace: non c’è nulla all’infuori della battaglia tra Assassini e Templari. È così da sempre, è così ancora una volta nell’ultimo dei capitoli di AC, non fa certo eccezione Assassin’s Creed Syndicate. La vera differenza? Il carisma del duo protagonista di questo episodio: Jacob ed Evie Frye.

Assassin's Creed Syndicate 1

Benvenuti a Londra, anno 1868, è tutto un fermento e un costante evolversi della tecnologia che l’uomo scopre, inventa, plasma, fa sua traendone ogni beneficio possibile a discapito dei più deboli, di coloro che mai potrebbero sperare in qualcosa di migliore quando si è in netta minoranza. Non sono passati poi molti anni dagli eventi di Unity, cambia però tutto il contorno e molto dei personaggi e in ciò che li circonda. Mi è sembrato di scorgere idee (e relative realizzazioni) che in passato hanno permesso al titolo di raccogliere consensi e fan del day-1, così come alcuni errori che è impossibile non riprodurre, evidentemente.

D’altronde “chi regna su Londra, regna su tutto il mondo“, ed è ciò che più spinge i Templari verso quel senso di vittoria che li pervade, senza paura nelle strade a difendere ogni singola zona, laddove gli Assassini sembrano essersi ritirati, spaventati, quasi impossibile farsi vedere in quei vicoli e quelle piazze perché in netta minoranza rispetto a coloro che sostengono la fede sbagliata. Sarà compito di Jacob ed Evie, gemelli eterozigoti che abbandonano tutto per raggiungere Londra, riportare l’ago della bilancia dal giusto lato a suon di cazzotti e oggetti che diventeranno improvvisamente contundenti, è evidente sin dalle loro prime uscite, e da quella costante voglia di sfidare a muso duro chiunque gli si ponga davanti, a prescindere dalla difficoltà o dalla quantità di persone che desidererebbero solo vederli stesi, possibilmente privi di vita.

Simili forse fisicamente, opposti caratterialmente, anche in parte delle loro abilità. Spavaldi per certi versi, ma certi che in qualche maniera si possano risolvere i problemi causati dalla banda dei Blighters che invade le strade senza nessuno in grado di contrastarli. È per questo che nascono i Rooks, ed è proprio da qui che parte una guerra tra bande, manco ci trovassimo in America ai tempi di The Warriors nel ’79. È tutto molto “bulli fuori dalla scuola” e, se devo essere onesto, non mi dispiace neanche poi tanto. Un sistema di combattimento rinnovato e molto più rapido permette a entrambi i protagonisti (a voi la scelta di chi impersonare, potrete in ogni caso switchare tra i due in qualsiasi momento) di sfoggiare ottime combo e mosse conclusive al limite “della fascia protetta“. Stavolta il sangue si vede, e un effetto a rallentatore permette quasi di godere in maniera sadica della poca gentilezza riservata dagli Assassini per coloro che si saranno messi sulla strada tra loro e l’obiettivo finale, piace, piace eccome.

Assassin's Creed Syndicate 6

Jacob non se lo farà ripetere due volte e sarà sempre pronto a fare a pugni (e incassarli), Evie sarà sempre più cauta e saprà attaccare al meglio dai punti più nascosti, è un quadro che finalmente delinea due stili di gioco che sono sempre esistiti in coloro che hanno scelto di acquistare questo titolo a singolo protagonista. Forse è inutile dire che per la maggior parte ho utilizzato con soddisfazione Jacob, vero?

Partendo da Whitechapel dovrete riconquistare poi le zone di Westminster, City of London, Lameth, Southwark, The Strand e Thames, tutte caratterizzate dalla presenza di un cattivo molto ben protetto che non si lascerà mettere le mani in faccia poi così facilmente, a voi servirà eseguire quante più combo possibili cercando di evitare attacchi diretti e affondando con violenza quando possibile ogni arma in vostro possesso. La quantità di missioni secondarie, ladri da catturare e ulteriori motivi per abbandonare la missione principale abbondano, non abbiate paura per la longevità di un titolo che evidentemente sarebbe troppo corto per qualsiasi appassionato della serie. Al contempo, la quantità di guardie e bulli di quartiere ai quali fare una sorpresa alle spalle, aumenterà in base ai quartieri che starete visitando in un particolare momento, non meravigliatevi quindi se alcuni dei vicoli peggiori della città rimarrà quasi sempre scoperto da forze di polizia ma invaso da brutti ceffi che meritano solo di essere messi al loro posto.

Assassin's Creed Syndicate 5

Non c’è molto altro da dire. La storia di Assassin’s Creed Syndicate è abbastanza lineare e sarà un piacere viverla, senza mai farsi mancare la giusta dose di adrenalina ma anche di precauzione nel caso in cui vi troviate in netta minoranza. La vita a disposizione del protagonista scelto non è certo molta, potrebbe capitare di trovarvi in situazioni calde nelle quali diventa impossibile far fronte a tutti gli attacchi dei nemici, e il destino unico possibile è quello di un’evasione miracolosa o della morte certa (quanto vi sentite fortunati?).

Inutile dire che le qualità di entrambi i protagonisti in fatto di corsa, scalata ed esplorazione dall’alto sono quelle maturate nel corso di tutte queste uscite, ulteriormente migliorate, è fortunatamente più raro bloccarsi tra un salto e l’altro (anche in successioni molto rapide), in compenso non è capitato poche volte di “piantarsi” in un muretto o un albero (o chissà cos’altro) che nella realtà avrebbe potuto evitare anche il mio criceto, ma tant’è (sempre nei momenti peggiori poi, quelli di una fuga o di un attacco che da stealth si trasforma in un pranzo domenicale dalla suocera). Alla lista dei bug potrete aggiungere qualche compenetrazione qua e là e una serie di capelli naturali tanto quanto una parrucca di Platinette, giusto per non farsi mancare nulla.

Assassin's Creed Syndicate 8

Tutto da buttare quindi? Affatto. Gli sforzi fatti per realizzare Assassin’s Creed Syndicate sono tanti e posso assicurarvi che sono ottimi, sicuramente ulteriormente migliorabili nel corso del tempo grazie a qualche patch che spero Ubisoft voglia concedere ai giocatori, ma già pienamente godibile in ogni sua sfaccettatura. In ogni caso credo sia abbastanza improbabile replicare quel disastro fatto con Unity lo scorso anno, davvero. Una nota però positiva di quello Unity c’era: la modalità cooperativa. Fatemi capire: due personaggi giocabili e nessuno che abbia alzato la mano per permettere una co-op tra due console? E ora chi la ferma la compagna che sta chiedendo a gran voce di entrare in gioco con me e rapire l’Evie della mia coppia? Peccato non averne approfittato.

È un po’ come aver dichiarato un 1-1 e palla al centro per tutti. Brava Ubisoft, contenti i fan, ancora lontani dal poter ridare vita (in maniera incisiva) alla saga. Io faccio parte dei fan, sono contento e posso tornare a giocare. Se volessi dare un voto a questo titolo (e sapete che qui i voti non sono i benvenuti) sarebbe sicuramente un 8,5 (per l’impegno).

E ora (giusto per non farci mancare nulla) qualche immagine del gioco:

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Non accendo così spesso la mia Xbox 360, è sempre bello farlo, l’ho fatto per un buon motivo: stavolta è toccato ad Assassin’s Creed Rogue che dopo un parere nel complesso non positivo riservato al fratello maggiore Unity (almeno fino a prossima risoluzione dei vari bug ancora ben visibili) tenta di accontentare anche coloro che ancora non hanno fatto il salto alla next-gen, vediamo insieme com’è andata.

Assassin's Creed Rogue: l'ultima conferma di una solida old-gen 1

La storia

Lui è Shay Patrick Cormac ed è il motivo per il quale l’Abstergo vi costringerà a prendere il solito posto in una realtà ben lontana da quella fatta di uffici, PC con difese da superare e tablet contenenti informazioni utili a ricomporre una storia fatta di assassini e templari, è così che comincia tutto.

Ci si trova in quell’America del Nord del XVIII° secolo quando il caos e la violenza la facevano da padrone nelle colonie, l’unica certezza consiste in quel personaggio di grande rilievo come Benjamin Franklin che aiuterà a mandare avanti una storia che in quel precedente capitolo sempre preso a modello come confronto vedeva un Leonardo da Vinci dietro tutte le invenzioni più geniali e le tecniche adottate per portare a termine la missione con il minor rischio possibile (e la migliora tattica). Lo stesso Franklin, all’oscuro del come e in che ambiti vengano usate le sue invenzioni e le sue scoperte, continuerà a sfornare buone idee che potranno tornare molto utili nel corso del gioco.

Vivrete poi -con un attimo di pazienza ed avanzamento della storia principale- quella che è la goccia che farà traboccare il vaso di Shay, facendo crescere forte in lui la necessità di abbandonare quel credo che fino all’ultimo giorno da assassino lo ha accompagnato mostrandogli la via giusta da percorrere. Ma era davvero così giusta? È così che le necessità cambiano, così che i doveri si modificano, così che gli obiettivi diventano coloro che fino a quel momento erano alleati.

Persino quella nota finale (mi permetto di non dettagliarla per coloro che non apprezzano spoiler) che permette di allacciarsi poi alla storia ben più articolata e complessa di Unity è un tocco di classe da apprezzare particolarmente, un modo come un altro per non permettere a quell’ormai lungo filo che unisce tutti i capitoli della saga di spezzarsi.

Il gioco

Quando comincerete a giocare ad Assassin’s Creed Rogue riconoscerete gli ambienti, le modalità, molto di quanto già visto in passato perché Ubisoft (i ragazzi di Sofia stavolta, la collaudata Montreal si ferma ad osservare) sembra aver preso il meglio (non necessariamente sulla carta quanto sul continuo buzz dei giocatori) mescolandolo insieme a delle giuste revisioni dei sistemi più comuni come il combattimento (con controattacco e parata, scuola Unity molto gradita in questo specifico caso), lo stealth, la navigazione ma non solo. Shay è un personaggio per molti versi simile a quell’ormai lontano Ezio Auditore. Spavaldo, impulsivo, tenace e spesso avventato ma pur sempre con l’obiettivo finale ben impresso in testa, che si faccia parte di uno schieramento o dell’altro. Ho potuto apprezzare i movimenti tutto sommato fluidi, la possibilità di interagire con ciò che circonda la nostra sessione di gioco e –nonostante a me non piaccia poi così tanto– la possibilità di migliorare sempre più la propria nave che consentirà al suo capitano di attraversare la grande mappa a disposizione (per trattarsi di un capitolo della “vecchia saga”).

Shay crescerà parecchio durante l’avanzamento del gioco, potrete scegliere per lui un complesso e completo arsenale di armi che non farà altro che prendere il meglio di ambo le fazioni, si andrà a plasmare un personaggio estremamente forte, aggressivo e preparato ad ogni evenienza. Forse le ambientazioni in alcuni casi peccano per dettaglio ma non possiamo chiedere più di tanto ad una console che ha fatto (e per alcuni versi continua a fare) la storia dell’intrattenimento videoludico casalingo, è un dettaglio assolutamente sopportabile perché a corto raggio con il protagonista tutto è come dovrebbe essere. Tante cose verranno ripescate e riproposte prendendole direttamente dai capitoli III e (IV) Black Flag della serie, impossibile non farci caso, sicuramente una bella novità per chi non ha mai giocato un Assassin’s Creed, forse a prima vista un “sapore di vecchio” per chi invece non si è lasciato sfuggire alcun capitolo.

In alcuni casi ho notato un’imperfezione nella presenza scenica (se così possiamo definirla) di chi ci circonda, magari una traduzione mancante alla bottega dove ricaricare ogni nostra munizione (ma molto probabilmente voluta), un’indifferenza totale da parte di comuni abitanti nonostante scene poco rassicuranti tra guardie e rivoluzionari, in alcuni casi al limite del credibile o ancora un mancato difendersi delle guardie a bordo di una nave appena attaccata e abbordata. In ogni caso ancora una volta è la totalità del titolo a vincere con la sua qualità. Quelle giuste modifiche di cui vi ho parlato prima faranno da collante tra tutti i pro e i contro di Assassin’s Creed Rogue.

In conclusione

Assassin's Creed Rogue: l'ultima conferma di una solida old-gen

Convince, lo fa nella maniera più giusta, nasce dall’esperienza di tanti Assassin’s Creed passati ma introduce quella novità che nessuno ha mai effettivamente potuto provare. Si passa da un lato della barricata all’altro, si comincia assassino (e neanche tanto stimato, con tanta strada da fare davanti per guadagnarsi il proprio posto), si finisce da templare, nemico giurato di coloro che un tempo erano considerati e chiamati fratelli. Una serpe in seno, la voglia di scoprire la verità, una verità probabilmente scomoda e nascosta dal credo che sta alla base di tutto, della confraternita: l’obbligo morale di non affondare mai la lama nella carne di innocenti, nascondersi sempre bene in vista e non compromettere mai proprio quella confraternita che vi ha allevato sin dal primo momento. In questo caso non si poteva chiedere di meglio ad Ubisoft, credo si tratti (ammesso che questo sia l’ultimo capitolo sviluppato per la precedente generazione) della conclusione più che degna per una serie gloriosa nata ormai 7 anni fa e che ora è davvero pronta a rinnovarsi.

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Sto scrivendo questo articolo dopo diverse ore di gioco passate in compagnia della mia Xbox One e quella copia di Unity che ho bramato per tanto tempo, forse per troppo. Ho volutamente creato un calderone di aspettative capace di inghiottire al suo interno terreni vasti quanto l’America o forse più. Ho sperato, provato in anteprima, guardato i trailer di Ubisoft in religioso silenzio pronto a intavolare supercazzole con gli amici su quanto quel team di sviluppo che stimo profondamente avesse finalmente deciso di ridare una doverosa sferzata ad un titolo che dal quel secondo capitolo non ha più saputo catturarmi allo stesso modo, non ci sarà mai più un Ezio Auditore, tutti lo abbiamo amato, nessuno come lui. Basterà la Rivoluzione Francese a rianimare gli animi perduti?

Assassin's Creed Unity: Liberté, Égalité e Fraternité non bastano 1

Siamo sinceri e diretti dando una chiara risposta alla domanda posta subito prima dell’immagine (stupenda, non trovate?): NO (e non mi sto riferendo all’immagine). Non ho mai affondato la lama in nessuno degli Assassin’s Creed che hanno composto la saga fino ad oggi, non pesantemente almeno, nessun lavoro ad opera umana può considerarsi perfetto, chi vive nel grande regno dell’informatica e della tecnologia può ben sapere che siamo noi “addetti ai lavori” i primi a commettere errori (disse quel 50% di System Administrator che è in me), talvolta banali, altre volte un po’ meno, l’informatica è una brutta bestia, tutta, lo ripeto spesso.

Assassin’s Creed Unity è frutto del lavoro degli studi di Montreal, una conferma negli anni (oltre alle collaborazioni con tutti gli altri studi Ubisoft che non possono più mancare all’appello), più di 3 anni di sacrifici, idee, tutto per battere quell’impegno profuso fino ad ora per non deludere mai le aspettative, non troppo almeno. È il primo titolo interamente pensato e sviluppato per la next-gen ed è su questa che deve (non dovrebbe, qui non c’è condizionale) dare il meglio di se, far scendere quella tipica bava da Homer Simpson lungo la bocca a coloro che non hanno avuto la fortuna o la possibilità di saltare ancora a bordo. E invece no. Assassin’s Creed Unity, il titolo di punta di una Ubisoft ormai nell’occhio del ciclone è lo stesso gioco che è capace all’interno di un solo disco (e della classica patch al day-1) di racchiudere la bellezza del credo assassino ed errori madornali che neanche su Xbox 360 sono stato capace di vedere mai nonostante le inferiori risorse hardware a disposizione. Qui non si tratta di fare il pippone (passatemi questa tamarra licenza poetica) su FPS, risoluzione e chi ce lo ha più lungo tra PlayStation 4 e Xbox One (vi ricordo che se viene venduto come bundle insieme a One un motivo ci sarà, haters, prendetene e sparlatene tutti), ho sempre pensato che questa eterna lotta tra le casate appartenga molto più a un Game of Thrones e non alla schiera di chi ama i videogiochi realmente, quelli a cui non frega un accidente di che controller hanno in mano, possono farci la battuta certo, ma non si andrà oltre quella, per il fanatismo la porta è a portata del vostro clic, basta chiudere questa tab del browser.

Assassin’s Creed Unity è un gioco stupendo se preso dal punto di vista della storia di Arno Dorian, adoro la sua capacità di muoversi agilmente su qualsiasi terreno, la possibilità altissima di personalizzazione che metto a confronto diretto con quel Santo Graal che è stato AC2, la caparbietà tipica di un assassino con una personalità molto forte che va a prendere sempre più possesso di un ragazzo strappato alla sua famiglia e che cresce non sapendo ciò che realmente lo aspetta, la bellezza di quella Parigi sconfinata vanto di un team di sviluppo al quale posso solo fare i complimenti per quel dettaglio, quella cura dei particolari (anche se non proprio in ogni caso per cause di forza maggiore), quella insopportabile cadenza così ben riprodotta nei quartieri della città, nelle discussioni tra la massaia e il suo uomo o tra quelli lì, quei tipi seduti sulla panca sotto a Notre-Dame. Per certi versi mi reputo molto soddisfatto anche della svecchiata data all’Animus e all’Abstergo tutta, oggi riproposta in una chiave molto più commerciale, fa molto marketing dei giorni nostri e ci sta molto molto bene, calza a pennello e su questo non c’è pecca da parte di chi ci ha pensato e lo ha realizzato, quegli spot si cuciono poi benissimo all’avventura che il protagonista oltre il monitor si trova a giocare tramite il controller.

È tutto molto curato, tutto molto affascinante, senza tempo per alcuni attimi. È punto di forza e debolezza nello stesso momento quando si ripercorrono i ricordi di Arno e tutto ad un tratto ci si ritrova a fare una mossa che subirà un ritardo di visualizzazione che –seppur non infinito– è molto più che “percepibile”, è interminabile, una roba che vorresti “averci visto male” ma che invece no, ci hai visto benissimo, fin troppo bene, un grande problema in un gioco di questo livello, in una realizzazione così costosa in termini più di sacrifici che di “semplice budget” (il budget non è mai nulla di semplice, ndr). Una caratteristica chiave di Assassin’s Creed Unity che diventa insopportabile anche durante i caricamenti degli stessi ricordi, secondi infiniti, senza più neanche la possibilità far vagare l’assassino nel perfetto nulla come nei titoli precedenti, forse inutile e sicuramente stupido ma non snervante tanto quanto lo schermo completamente nero e due linee di caricamento laterali che talvolta sembrano essere andate in loop e portano a credere che forse sia il caso di tornare in Dashboard e riavviare il gioco.

Poi tutto ad un tratto questo svanisce, ci si ritrova catapultati in un universo in cui finalmente l’intelligenza artificiale porta più rispetto alla parola stessa perché di reale “intelligenza” nei capitoli precedenti non ce n’era poi così tanta. Finalmente ci si dovrà davvero difendere, c’è maggiore diffidenza in coloro che ci circondano, nelle guardie tanto quanto nei teppisti di strada, nelle persone che spaventeremo e che non vorranno rimanerci accanto un attimo di più, in quelle urla pronte a scatenarsi per chiamare soccorsi nel caso in cui le nostre azioni non fossero “nella norma”. C’è quella capacità di stupire, di subire violenza certo, ma non senza restituirla con gli interessi al mittente (e non solo), c’è la possibilità di farsi le ossa con le missioni secondarie, c’è quella modalità cooperativa che non ho potuto giocare bene durante questi giorni che ci hanno separato dal lancio ufficiale di Assassin’s Creed Unity e della quale spero di potervi parlare quanto prima (promesso), c’è tutta una serie di finezze che non passano certo inosservate. Il prodotto vale la pena di essere giocato ma tutto ad un tratto ecco, il ricordo è terminato e lo sconforto torna prepotente in voi, ci saranno ancora attese, ci saranno ancora stranezze inspiegabili, ci saranno una serie di errori che dopo essere stati fortemente criticati nel neanche tanto vecchio Watch Dogs non dovevano assolutamente esserci in questo nuovo capitolo della saga degli assassini, bisognava (e bisogna sempre) fare errore dei propri sbagli per far si che questi non possano più essere commessi.

Assassin's Creed Unity: Liberté, Égalité e Fraternité non bastano 2

Oggi è il giorno di Assassin’s Creed Unity, oggi è il giorno in cui le vendite saliranno alle stelle perché come sempre Ubisoft sa come catturare l’attenzione dei propri giocatori e anche di coloro che non hanno mai avuto a che fare con le loro realizzazioni fino ad ora. Teaser trailer, spot nelle reti televisive nazionali (immagino anche all’estero ma ovviamente parlo “per noi”), indiscrezioni, registrazioni di giocato in anteprima e molto altro ancora, Assassin’s Creed Unity è un prodotto favoloso rovinato da distrazioni e sciocchezze che –forse– con qualche mese in più di lavorazione e magari una fase beta più “tosta” a base di feedback continui avrebbe potuto fare la differenza rendendolo il prodotto perfetto. Ogni promessa è debito e sicuramente tornerò sul titolo per parlare di eventuali novità ma soprattutto della modalità cooperativa sulla quale ho altrettante aspettative, con la speranza -almeno stavolta- di non rimanere così deluso.

Ubisoft, basta una patch, ne sono certo, almeno per quelle grossolane criticità da mettere a posto, non ti resta che “fare la magia” e renderci tutti un po’ più felici.

Oggi è anche il giorno di Assassin’s Creed Rogue, titolo nato appositamente per Xbox 360 e PlayStation 3 del quale vi parlerò quanto prima.

Credits: il primo Arno Dorian (immagine ad inizio articolo) è di tincek-marincek. L’immagine di Arno ed Elise in copertina è stata reperita su Wikia.

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