Archives For Ubisoft

The Crew 2

Gioxx  —  26/07/2018 — Leave a comment

Di acqua sotto i ponti ne è passata dall’ormai lontano 2014, il figlio era buono ma non si applicava fino in fondo, almeno secondo alcune delle voci appartenenti ai giocatori e critici dell’epoca. Ivory Tower –a mio parere– ci aveva già visto giusto, proponendo qualcosa di nuovo all’interno di un mondo fatto di percorsi da A a B, dove fortunatamente Turn 10 dava già quel dettaglio in più nei titoli realizzati per conto di Microsoft, facendoci però mancare quella varietà di mezzi e sfondi che lo studio appartenente a Ubisoft voleva invece portare davanti agli occhi di tutti. Quel sogno sembra essere diventato realtà e si è concretizzato nell’abito che veste The Crew 2.

The Crew 2 1

The Crew 2

Una scusa qualsiasi, quella del programma basato sulla spettacolarità delle modalità di gioco disponibili, una triste realtà, quella del “più follower, più fama, più soldi“, insieme a una serie di sfide che progressivamente andranno a presentarsi su una vastissima mappa americana che ti permetterà di accontentare ogni tua voglia, basta che questa abbia a che fare con un motore, un acceleratore e del protossido di azoto (che avrai su qualsiasi mezzo da subito, non ci sarà bisogno di acquistarlo, tuttalpiù potenziarlo). Non importa se si tratta di velivolo, motoscafo, automobile o due ruote da off road, l’importante è divertirsi, far divertire e scalare chiaramente la piramide sociale fino a quando non si potrà andare a conquistare la vetta occupata da chi –in quella specifica disciplina o a bordo del mezzo giusto– sembrerà avere tutte le carte in tavola per non essere spodestato. The Crew 2 per certi versi può ricordarti il bel festival di Horizon (e non per nulla ti ho parlato di Turn 10 in apertura articolo) e del fatto che lo spettatore dall’altro lato debba potersi appagare di quanto da te trasmesso, è solo una mia impressione o forse anche la tua che hai provato magari entrambi i titoli?

Questione di Classe

Street Racing, Off Road, Freestyle e Pro Racing costituiscono il poker di classi principali, il quale potrà poi suddividersi in alcune altre sotto-categorie che ti permetteranno di provare altri mezzi di trasporto e discipline non necessariamente su strada.

The Crew 2 2

Lo Street Racing è forse quello con cui hai (come me) maggiore confidenza, e ti permette di sfrecciare in piena città con le vetture più belle e potenti che esistono oggi (e in parte anche ieri) sul mercato. È questa la classe che ti permetterà di metterti alla prova anche con gare di Drift, accelerazione o grandi traversate. L’Off Road è fatto di Raid Rally e Cross, rispettivamente basati sulla gara fatta di checkpoint –dai quali dovremo sì passare, ma decidendo noi che percorso intraprendere (il rischio è quello di allungare troppo e perdere terreno rispetto agli avversari)– o percorsi ben stabiliti da affrontare in sella alla due ruote.

Il Free Style è la valvola di sfogo fatta di acrobazie spettacolari in aria (velivoli), in acqua (motoscafi) o su strada (Monster Truck!), ma anche di Pro Racing che mette alla prova le tue abilità nel Power Boat (motoscafi), Touring Cars / Alpha GP (automobili) e Air Race (velivoli), con checkpoint da rispettare e tempi che possono improvvisamente diventare stretti (e nel mio caso ciò che più mi ha portato quasi al rage-quit è il tipo di acrobazie richieste!). Il risultato della somma di questo grande bacino di competizioni è la Live Xtrem Series, una “puntata in diretta” dello show per follower tuoi (e non solo), durante la quale sarai chiamato a pilotare più mezzi, uno in seguito all’altro, cercando di portare a casa il miglior risultato possibile.

Vincere è certamente la migliore delle opzioni, ma non è sempre necessario, spesso un piazzamento sul podio (primi 3 posti) sarà più che sufficiente per guadagnare crediti, follower e potenziamenti per il mezzo guidato al momento della sfida. Il tutto concorrerà a far salire la percentuale di completamento della disciplina, la quale –arrivata almeno al 70% di completamento– ti permetterà di andare a sfidare il campione della stessa, con la possibilità di chiudere al primo posto e prenderti le chiavi (e tutto il resto) del suo mezzo, che immagino possa farti gola.

Al di fuori della scalata, potrai metterti alla prova con rapide sfide basate su velocità di punta contro autovelox che immortaleranno il tuo passaggio, raccolta di bonus lasciati liberi per strada (le Live Rewards) e fotografie da scattare seguendo indicazioni che ti verranno date durante il free-roaming. Tutto, ma proprio tutto, è raggiungibile da mappa senza la necessità di spostarsi a bordo del proprio mezzo, un rapido salto alla tappa interessata ti permetterà di prendere immediatamente parte alla competizione successiva, senza la necessità di arrivarci “manualmente” (e forse questo toglie un po’ il bello dell’esplorazione libera e del mero divertimento nel sentire rombare la propria macchina, moto, scafo o velivolo).

Questione di feeling

Non è tutta guida Arcade e storia finita (anche se di questo stiamo parlando se si bada al mero meccanismo di base e all’impossibilità di riportare danni al mezzo usato). Ogni vettura ha le proprie peculiarità, vantaggi e svantaggi, modi di comportarsi e reazioni al tentato controllo da parte tua, ne ho pagato le conseguenze pensando di poter guidare la Mustang GT del 2015 come fosse una qualsiasi berlina e nulla più (te ne accorgerai dando un’occhiata alla video-cattura del giocato). È forse questo un grande pregio di The Crew 2, non “mollarla troppo facilmente“, quasi al limite della sopportazione per un casual-gamer che si avvicina al titolo per la prima volta e al quale mancano le basi.

The Crew 2 è spettacolarità sotto ogni condizione climatica e nell’arco delle intere 24h, in alcuni casi con seria difficoltà (credimi) nell’individuare il giusto percorso in mancanza di buona illuminazione (e questo, in tutta onestà, non l’ho realmente apprezzato); è quantità e qualità nei mezzi di trasporto e nelle ambientazioni proposte (perché ce n’è veramente per tutti i gusti), senza considerare che oltre le molte competizioni per la scalata nelle varie classi c’è anche tutta una base di free-roaming assolutamente previsto e messo a disposizione (seppur non per tutti i singoli dettagli, ma diversamente non ci avrei proprio creduto). Puoi davvero spaziare in ogni dove e mettendoti alla guida di qualsiasi mezzo tu conosca (persino di una macchina di Formula 1, alquanto inusuale in un titolo di questo genere, che non sia quindi specializzato e focalizzato sull’argomento).

Sì, ma quindi?

The Crew 2 5

Rispetto al primo episodio del gioco, in The Crew 2 trovo una localizzazione italiana migliorata (dialoghi e sottotitoli), così come una colonna sonora valida e gradevole che ti accompagna durante l’intera sessione di gioco. Buonissimi i caricamenti, estremamente rapidi (e non faccio riferimento alla velocità raggiunta grazie all’evoluzione di Microsoft per Xbox One X) e con possibilità di saltare ogni convenevole legato all’esplorazione forzata dell’ambiente (il famoso trasporto rapido di cui ti ho parlato prima). Viene a mancare una caratterizzazione maggiore del personaggio utilizzato (ma non sposta poi troppo l’asticella del risultato finale) e del metodo di avvicinamento al mezzo da scegliere (la camminata fatta in prima persona è al limite dell’osceno), ma anche di coloro che ti circondano e che ti accompagnano nel percorso di crescita, è evidente che i maggiori sforzi profusi dai ragazzi di Ivory Tower siano sbilanciati verso la cura del dettaglio dei mezzi usati, delle ambientazioni e delle possibilità di esplorazione del mondo libero.

Mi è piaciuto The Crew 2? Per certi versi è confusionario, con un sistema di progressione discutibile e con alcuni comportamenti e reazioni dei mezzi che non mi convincono, eppure l’evoluzione c’è e si vede, la quantità di mezzi che è possibile provare è davvero vasta e il divertimento è certamente assicurato. È quindi promosso, con quella riserva che avrai da solo capito dalle mie parole, ma che non cambia la sufficienza più che piena che si porta a casa (non arriva all’8, ma ci va molto vicino).

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: copia gioco fornita da Ubisoft
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Perché stai leggendo solo ora questo mio pezzo? Perché -lo ammetto- ho volutamente evitato di giocare il nuovo Assassin’s Creed prima dell’arrivo di Xbox One X. Lo avevo provato sulla nuova console Microsoft in Games Week a Milano, mi sono innamorato e ho voluto attendere un attimo per poter replicare l’esperienza. Il resto è storia e ore di gioco (che sto cercando di catturare tutte per poi caricarle sull’account YouTube di Fuorigio.co). Ti racconto il mio Assassin’s Creed Origins.

Assassin's Creed Origins: pronto a vivere l'Antico Egitto? 4

Assassin’s Creed Origins

Non l’ho ancora terminato (la campagna principale è davvero ricca di episodi e non tutti possono essere affrontati a cuor leggero, tutt’altro), ma credo di essermi fatto una buona idea di quello che è il nuovo capitolo che Ubisoft ha scelto di sviluppare ulteriormente, fermandosi per un anno (il 2016 non ha visto sul mercato alcun nuovo episodio della saga, “fortunatamente” aggiungerei) e portandolo poi su PC e console in tutto lo splendore che l’Antico Egitto è in grado di trasmettere al giocatore.

La storia parte in maniera un pelo forse confusa e apparentemente spoglia di quei dettagli che -in seguito- ti permetteranno di capirla meglio, di apprezzarla, di farle giustizia secondo i canoni degli Assassini. L’anno che corre è all’incirca il 49 a.C., il grande regno d’Egitto è comandato da Tolomeo e Cleopatra, anche se quest’ultima verrà mandata in esilio proprio dal primo citato perché in grado di guadagnare una popolarità sempre crescente, di difficile gestione.

Bayek è il nome invece del vero protagonista di questo nuovo Assassin’s Creed, è il Medjay della città di Siwa, protettore del popolo bisognoso di assistenza e di giustizia, marito di Aya (altra guerriera tutto pepe che potrai poi controllare in gioco) e padre dello scomparso Khemu, ucciso da un gruppo di persone mascherate alle quali occorrerà dare volto e nome (oltre quello in codice che ti verrà rivelato abbastanza agilmente) nel corso della storia principale, per ottenere giustizia. Mentre Aya si metterà al servizio di Cleopatra (affatto collaborativa nei confronti del suo esilio, come potrai immaginare), tu dovrai indagare, scoprire nuovi luoghi, lasciare dietro le tue spalle una scia di sangue per un bene comune più grande oltre che per la sterile vendetta di una vita spezzata ormai impossibile da riportare sulla Terra.

Ti accorgerai presto che quella sensazione di già visto e vissuto che stai avendo leggendo fino a ora l’articolo sparirà, lasciando spazio a una profonda modifica del titolo Ubisoft, perché Assassin’s Creed Origins di modifiche ne ha subite davvero tante, per certi versi spiazzano nella prima ora di gioco, per poi diventare più digeribili e pilotabili, destreggiandosi rapidamente tra le opzioni disponibili e smettendola -ma davvero- di andare a muso duro contro il nemico, perché questo sarà in grado di stenderti molte più volte di quante tu possa immaginare (a tratti frustrante, se il tuo approccio è meno Stealth del dovuto o se non hai considerato tutte le variabili in gioco, anche in modalità facile).

Un modo non subito a tua disposizione

Assassin's Creed Origins: pronto a vivere l'Antico Egitto? 1

La mappa all’interno della quale potrai spostarti esplorando e portando a termine missioni principali e secondarie è davvero estesa (ma tanto!), potrai immediatamente vederla dal menu di pausa ma noterai che questa è suddivisa in livelli che corrispondono a quello del tuo personaggio, il quale crescerà solo affrontando missioni sempre più pericolose e complesse, NON solo principali (anzi, le principali diventeranno come boss battle che potrai affrontare solo dopo esserti fatto le ossa con le secondarie più ricche), un po’ come voler far capire a tutti che il gioco merita ore della tua attenzione e rispetto massimo per chi lo ha realizzato (tanti in passato hanno giocato Assassin’s Creed seguendo esclusivamente la missione principale, e non vale solo per il titolo Ubisoft, nda).

Il problema è che non sei solo tu a guadagnare un livello per poter mettere in difficoltà il prossimo. Anche i nemici (boss in primis) portano il peso di quel livello, lo sentirai presto sulla tua schiena se non imparerai a difenderti e contrattaccare, cercando di tenere bene a mente che un colpo richiesto in questo momento, potrebbe non andare in porto entro breve, andando in coda a quella lista “da eseguire “che nel frattempo vede arrivare in tackle la sferrata altrui (io stesso faccio ancora molta fatica), non dare nulla per scontato, mai, e impara a valutare bene le armi che porterai con te (peso, velocità, punti ferita, tipo di attacco, ecc.).

Insieme a te, fortunatamente, avrai un destriero da poter sfruttare per i lunghi spostamenti (cambialo appena possibile, perché un cavallo è decisamente più rapido e affidabile di un cammello, nda), ma anche un compagno dalla vista infallibile che spessissimo ti permetterà di non finire in mezzo allo scontro impreparato, è Senu, aquila che condivide l’intera avventura con Bayek, non lasciandolo mai solo, sempre pronta a tenere d’occhio la situazione dall’alto, sia essa per individuare i nemici o più semplicemente per scegliere prede da abbattere per recuperare materiale utile (qualcuno ha detto Assassin’s Creed III?). Nel caso in cui Senu non possa accedere l’area interessata (una caverna, una gola, una piramide, ecc.), potrai affidarti all’impulso dell’Animus, il quale cercherà di darti qualche traccia priva degli spettri nemici, quindi ben lontana però dalla precisione dell’alato compagno (pur sempre meglio di niente …).

Dovrai perciò fare molta attenzione, perché un conteggio nemici errato è potenzialmente un grande tallone d’Achille per la tua sincronizzazione e sopravvivenza.

Scendi da lì e combatti, scimmia!

Assassin's Creed Origins: pronto a vivere l'Antico Egitto? 3

Perché in effetti è così che verrai additato (come scimmia, appunto) ogni volta che proverai a smarcarti rapidamente da combattimenti che ti vedono come il bersaglio preferito di grandi gruppi di nemici che -stavolta- attaccheranno contemporaneamente senza perdere tempo, e senza darti neanche la possibilità di parare e schivare / contrattaccare su più fronti (d’altronde, sei sempre uno contro tanti, vale il principio di base). Ogni appiglio è tuo amico nel relativo frangente durante il quale un arciere nemico non riuscirà a puntarti e scoccare la sua freccia, giocati bene ogni occasione, ogni secondo è prezioso, così come un attacco dall’alto seppur non più in maniera furtiva (sarà plateale, e ti piacerà, questo è certo).

Livello e barra vita di ogni nemico sono sempre bene in vista, ciascun tuo attacco farà calare la seconda citata, e potrai subito avere un’anteprima del danno causato dall’arma che hai intenzione di utilizzare (comodo, soprattutto con i nemici che ancora non si sono accorti di te e sui quali stai per puntare il tuo cursore dalla distanza). Ricorda che in caso di livello superiore al tuo non basterà tutta la tua forza, dovrai giocare di rapidità e astuzia, meglio ancora se coadiuvata da oggetti di terze parti che vanno ben oltre il tuo arsenale (scoprirai e apprezzerai le balestre montate nei punti alti delle fortezze, ne sono certo). In ogni caso, un nemico più forte colpito di nascosto o alle spalle, subirà sempre più danni rispetto a quelli che sarai in grado di fare vis-a-vis.

Bayek avrà a disposizione un’intera mappa di miglioramenti (Guerriero, Cacciatore, Veggente) appositamente studiata per essere sbloccata tramite vicinanza alla caratteristica scelta sul momento, tramite l’utilizzo di punti abilità che guadagnerai con il passaggio di livello. Il mio consiglio è quello di dare un’occhiata approfondita a ogni singola caratteristica, perché ce ne sono alcune molto interessanti che costano 2 punti abilità anziché 1, bisogna tenerne conto e pazientare senza spendere immediatamente il bottino faticosamente guadagnato.

Bayek a tutto tondo

Assassin's Creed Origins: pronto a vivere l'Antico Egitto?

Il protagonista è il tuo punto di riferimento a 360 gradi e potrà -rispetto al passato- imparare molto di più, mettendo a frutto tutta la tua capacità di assassino. Sembra essere il risultato del “meglio” visto fino a ora, con alcuni segni distintivi che ricordano alcuni dei capitoli precedenti della saga (se ci hai fatto caso, ho già parlato di un riferimento ad Assassin’s Creed III).

I tanti cespugli o più in generale l’erba alta a disposizione permetterà di migliorare sempre più l’aspetto Stealth del gioco. Il nuoto stavolta prevede l’immersione, che tornerà utile in più occasioni e che va a introdurre un nuovo pericolo costituito dagli animali selvaggi che non saranno affatto simpatici e affabili. I combattimenti in mare speronando imbarcazioni altrui riportano inevitabilmente la mente a quel capitolo completamente basato sull’attività pirata (Assassin’s Creed IV, nda). Quel sistema di guida a terra tanto odiato da tutti (ricordo ancora la noia mortale nel primo Assassin’s Creed) guadagna finalmente la possibilità di impostare un pilota automatico in grado di seguire la strada principale (facendoci scoprire nuovi luoghi, i quali rilasceranno XP sempre preziosi per la crescita del livello di Bayek) e portarci a destinazione senza toccare il controller (se non per bloccare il destriero e deviare dal percorso per un buon motivo).

E sempre a proposito del destriero, capirai quanto è migliorata questa esperienza nel momento in cui dovrai tirare fuori le armi e combattere senza mai scendere da cavallo (per non perdere il contatto con il nemico), a prescindere che si tratti da arma da distanza (l’arco, nda) o da fianco (spada, lance, bastoni pesanti, ecc.), grazie Ubisoft.

L’Egitto, lo sfarzo, lo splendore

Assassin's Creed Origins: pronto a vivere l'Antico Egitto? 2

Ambientare questo capitolo in Egitto ha permesso agli sviluppatori di Ubisoft di mettere davvero alla prova l’hardware a disposizione. Ogni singolo dettaglio è splendido, curato, nonostante quei piccoli glitch ancora presenti quando ci si va a scontrare con sbavature tecniche che fanno scontrare cavalli tra di loro, così come altre persone in gioco o lo stesso Bayek contro ostacoli che potrebbe superare anche a occhi chiusi (il più clamoroso è stato il soldato nemico in mare, senza imbarcazione sotto ai piedi, un po’ Gesù Cristo prima del suo avvento, evidentemente).

Credimi, sono episodi sporadici che possono starci in confronto alla vastità del mondo messo a disposizione, il risultato è meraviglioso a ogni occhio, senza le pippe mentali degli fps e della risoluzione massima mantenuta.

Pensa che –un po’ per vanto, un po’ per periodo storico attuale (non certo quello dell’Egitto a.C.)– potrai persino metterti in posa per un selfie, piuttosto che per uno scatto ben lontano dalla mania odierna, ti basterà scegliere il posto giusto e scattare (joystick di sinistra e destra affondati insieme ti danno la possibilità di accedere alla modalità di scatto), e la tua realizzazione rimarrà persino disponibile nella mappa per poter essere vista e apprezzata dai tuoi amici di Xbox Live.

Nota a margine

Che probabilmente non merita un paragrafo ad-hoc ma potrebbe cogliere di sorpresa. Sì, esistono delle micro-transazioni non obbligatorie che permettono di acquistare in gioco Dracme e crediti Helix. Servono rispettivamente per l’acquisto di materiale dai venditori e per l’acquisto di dotazioni di alta gamma senza passare dal via. Come già detto: NON sono obbligatorie, e ci tengo a sottolinearlo perché se non fossi entrato per mera curiosità nel menu Negozio (dal menu di Pausa → freccia destra per Negozio) non me ne sarei neanche accorto, e di armi potenziate così come materiale ne trovi ovunque, dalle casse che potrai / dovrai aprire negli accampamenti nemici (e non solo) agli immensi lembi di natura incontaminata dove ti basterà fare qualche vittima per portare a casa la giusta ricompensa. Ho semplicemente chiuso il menu, me ne dimenticherò presto.

Oltre a questa appena detta, anche se sarebbe dovuta essere l’unica, inserisco anche la localizzazione italiana. Non è compresa nel disco di gioco e dovrà essere scaricata al primo avvio dallo Store di riferimento. È fatta molto bene e non ho nulla da ridire su di essa, piuttosto sul modo un pelo anomalo per potersela godere (immagino quei rari casi di Xbox One non collegate a internet).

In conclusione

Un titolo che dopo avermi confuso inizialmente, ho potuto apprezzare in tutta la sua maestosità. Imparare i nuovi modi di combattere e difendere il proprio corpo non è semplice, lo ammetto, ma è solo uno degli spunti che sono serviti per riconquistare l’amore scemato per una serie che fino a oggi ha snaturato il suo modo di essere a causa di capitoli pubblicati una volta all’anno per “non far perdere l’abitudine“.

Sono rimasto inoltre piacevolmente stupito dalla quantità e qualità di missione secondarie che rispetto al passato danno un taglio alle ripetizioni e alla noia (un po’ come il trasporto del primo AC, appunto), le quali vanno a intrecciarsi molto bene con la storia principale, che permettono così di dare quella continuità che fatica a mostrare l’evidenza che tu abbia voluto (o dovuto) abbandonare temporaneamente l’avanzamento della missione che poggia sulle fondamenta di Assassin’s Creed Origins (la vendetta per un figlio perduto, nda).

Giusto, anche se forse troppo corto, ciò si vede e capisce della protagonista fuori dall’Animus, Layla, ricercatrice evidentemente fuori dagli schemi che ha scelto di vivere i ricordi di Bayek e Aya portando con sé una versione portatile dello strumento Abstergo, tenendo temporaneamente nascosta la sua ricerca autonoma, con una compagna dall’altro lato della cornetta che le permetterà di non perdere del tutto il contatto con la realtà. Sono certo che potremo vederla in futuro, non fosse per il semplice fatto che in tutto questo capitolo si fa davvero poco (se non nullo) riferimento al culto degli Assassini.

Assassin’s Creed Origins è forse un nuovo inizio per una saga che meritava una scossa. Si tratta di un base già più che valida da poter utilizzare ancora in futuro, grazie al suo livellamento e modo di far crescere il protagonista, con la speranza di non doverci avere a che fare nuovamente ogni 365 giorni, perché a quanto pare l’attesa paga, e a questo punto io sono uno di quelli che preferisce aspettare e riscuotere qualcosa di davvero solido.

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Me la sono presa comoda? Si, pure troppo, e ci ho pure provato gusto. Non tanto per l’attesa del pezzo (che a qualche lettore potrebbe sovvenire facile lo stiCa), quanto per ritagliare il tempo necessario da dedicare a Ghost Recon Wildlands, cercando di alternare un avanzamento (non l’ho ancora finito, lo chiarisco subito) che mi permettesse di giocare un po’ in single player, un po’ in cooperativa con amici (ovviamente incastrando in maniera alquanto fantasiosa il tempo libero di tutti, cosa assai complessa), e capire realmente cosa Ubisoft è stata in grado di mettere in piedi. Mettiti comodo, se sei un giocatore di questo titolo, non sei affatto il benvenuto in Bolivia.

Ghost Recon Wildlands: (non siete i) benvenuti in Bolivia 1

Fatte le dovute premesse, la storia probabilmente la conosci già: uno Stato completamente controllato da narcotrafficanti e menti particolarmente brillanti ma prestate al “lato oscuro della forza armata“, in grado di allargare i tentacoli e basare la propria economia sulla polvere bianca, portando sul libro paga militari specializzati, forze di polizia, politici, ma anche quei singoli cittadini che non riescono proprio a trovare una luce in fondo al tunnel.

Ghost Recon Wildlands è un titolo pressoché enorme, un Open World che ti permette di andare ovunque, di scegliere il tuo destino e -spesso- quello della tua squadra. Seppur virtuale, la Bolivia del gioco ti immerge in un mondo che sembra quasi reale, spinto e arrivato al limite, in cui assaporerai in maniera quasi masochistica quella difficoltà di dover portare a terra (volente o nolente) le ginocchia di un nemico che fatichi a mettere nel mirino, ma che dal suo lato ti vedrà al primo accenno di errore, alla prima titubanza o errore nella pressione del tasto che ti fa alzare rispetto alla tua posizione china.

Acqua, terra e mare sono i tuoi obbiettivi, i primi almeno, perché è da lì che passa la cocaina, ciò che genera soldi e potere, tenendo saldamente al proprio posto tutta l’organizzazione, El Sueno in primis (il leader dell’intero “fan-club” della Santa Muerte). Dovrai destabilizzare, attaccare e radere al suolo (quest’ultima l’ho aggiunta io, è divertente) ogni cosa, fatta eccezione per quelle missioni per le quali è richiesto assoluto silenzio, quando nessuno oltre te dovrà sapere che ti trovi lì. Tu, parte di una squadra composta da 4 fantasmi (Ghosts), potrai fare affidamento suoi tuoi compagni (ovviamente), ma anche ad alcuni ribelli locali che evidentemente non riescono più a sopportare questo monopolio non desiderato, stabilito dal narcotraffico. Per scalare la piramide hai a disposizione qualsiasi mezzo di trasporto, il metodo di intervento lo scegli tu, l’importante è l’obiettivo finale, ed è abbastanza chiaro che per arrivare alle pedine grandi dovrai prima passare da quelle più piccole, un colpo alla volta.

Ghost Recon Wildlands: (non siete i) benvenuti in Bolivia 2

Tutta questione di dettagli

Ciò che più colpisce sin da subito è la quantità di personalizzazioni a disposizione del giocatore. Il suo alter ego virtuale può essere plasmato secondo il proprio gusto, curando ogni singolo dettaglio, estetico ma anche riguardante la dotazione e gli accessori. Ogni arma può essere modificata in base a pezzi che è possibile recuperare e integrare portando a termine missioni secondarie del gioco (o esplorando posti apparentemente abbandonati, spesso sorvegliati da qualche soldato che bisognerà neutralizzare). Ogni ulteriore aiuto (dalla più banale granata all’esplosivo C4, passando per una mina da piazzare a protezione di un percorso che ti distanzia dal pericolo) può essere continuamente sviluppato, migliorato, evoluto tecnologicamente. Il drone diventerà uno dei tuoi migliori amici (e imparerai a utilizzarlo sempre più, fatta eccezione per le occasioni in cui le interferenze dovute alle difese nemiche lo costringeranno nell’angolo), così come la visione notturna e il binocolo, soprattutto quando gli amici si trovano in posti tattici dai quali non ci si può muovere agilmente.

Dal giorno alla notte

Il motore grafico di Ghost Recon Wildlands (AnvilNext, nda) è molto avanzato e si comporta benissimo pressoché in ogni occasione, regalando animazioni particolarmente riuscite, dettagli che non ci si aspetterebbe e che chiaramente non si danno per scontati, ma che è un piacere vedere quando ci si mostrano davanti agli occhi (uno tra tutti la bellezza del volo in elicottero, molto più del viaggio in motocicletta, quest’ultimo ha qualche piccolo difetto se consideriamo la ricchezza del primo citato). Il giorno rincorrerà la notte e viceversa, le condizioni climatiche non ti saranno sempre favorevoli (affatto) e renderanno talvolta più difficile controllare il proprio mezzo di trasporto (tanto per fare un esempio), ma anche tenere a bada mira e movimento del proiettile una volta sparato dal tuo fucile di precisione (le sfide più belle sono ovviamente quelle sulla lunga distanza).

Non puoi permetterti di fare errori, soprattutto quando intendi rimanere nell’ombra, perché i nemici si allertano facilmente, e ti verranno a cercare (spesso chiamando rinforzi).

Un amore a (quasi) prima vista

È quello che ho provato per Ghost Recon Wildlands, dopo mesi di intenso gioco multiplayer sull’altro titolo Ubisoft che mi ha regalato serate a suon di imprecazioni e risate con gli amici (The Division) da un lato, quintali di odio da parte della mia signora dall’altro.

Ghost Recon Wildlands: (non siete i) benvenuti in Bolivia 3

Ghost Recon Wildlands però è diverso, profondamente, ma condivide con The Division quella necessità di diventare una simbiosi completa con i propri amici, quelli di gioco (o anche di birra), perché non c’è nulla di meglio che portare a termine una missione dietro l’altra cercando di coprirsi le spalle a vicenda, magari tirarsi su dopo una cazzata (ce l’hai presente quella che fai quando credi di poter affrontare qualsiasi nemico a petto nudo, villico, da bravo pirla?), perché nella modalità single player (accompagnato quindi dall’intelligenza artificiale) tutto diventa più difficile, macchinoso, scene in cui devi realmente essere il protagonista prendendoti i rischi in prima persona, quando non sai se puoi realmente contare su un compagno nelle tue vicinanze (quando ti tocca magari tornare indietro a neutralizzare un cecchino che neanche ti aveva visto!).

Sempre a proposito di intelligenza artificiale, nota di merito per quel genio di sviluppatore (che sia singolo o che si tratti dell’intero team) che ha ben pensato di favorire incontri e scambi di opinioni poco pacati tra pattuglie di polizia e Unidad, quelli che generalmente sfociano in colpi che volano ovunque, che prendono in pieno qualche innocente abitante che si trovava a passare per caso da quelle parti e che, non sempre, favoriscono una tua intromissione in veste di grande guastatore, passando quasi inosservato nonostante il silenzio sia solo un concetto abbandonato in un vocabolario tenuto sotto la gamba di un tavolo che stava ballando. Inutile dirlo (l’ho già detto), non sempre questa cosa è favorevole allo scopo, ma è alquanto divertente e lascia che quella tua vena ignorante faccia saltare in aria qualche mezzo di trasporto che favorisce il propagarsi di un falò che neanche alla grigliata di ferragosto al mare.

La parte relativa al matchmaking funziona abbastanza bene, ma fatica a farti incontrare giocatori della stessa nazionalità (sarebbe bello), senza considerare quei sporadici (e parecchio fastidiosi) problemi che ti portano ad andare fuori dai server di Ubisoft, nonostante una linea in fibra che non perde un colpo e un NAT completamente aperto. Si risolve facilmente unendosi alla partita di un amico che è ancora dentro, sia chiaro, ma resta una perdita di tempo che in momenti delicati è assai controproducente.

Vorrei aggiungere ulteriori righe sul sistema di guida che bisogna imparare a padroneggiare dopo diverse ore di gioco e sui tanti piccoli bug minori (uno tra tutti la posizione rispetto alle casse di rifornimento che non fa attivare le opzioni di interazione), ma si tratta di difetti che passano immediatamente in secondo piano quando si guarda Ghost Recon Wildlands nel suo complesso. Si tratta di un gioco davvero molto complesso, un titolo che lascia una libertà pressoché assoluta (pur rimanendo nei limiti di una sua trama e storia che prima o poi dovrà far comparire i titoli di coda), una pura goduria anche per chi non ama esclusivamente questo tipo di esperienza videoludica.

Ho più volte pensato a questo pezzo, credo di non aver scritto abbastanza ma ho già abusato fin troppo della tua pazienza. Ciò che tu puoi fare è approfittare di una qualche prossima offerta, acquistare la tua copia ed entrare a far parte dei fantasmi che girano la Bolivia per liberarla dall’oppressione del narcotraffico. El Sueno ha le ore contate.

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Ho giocato, ho iniziato a scrivere, ho chiuso il MacBook e poi ho giocato ancora, ho rimandato parecchie volte questa pubblicazione e credo di essere tra gli ultimi a parlarne. Ogni volta notavo un piccolo difetto, qualcosa che non mi convinceva fino in fondo. Spesso ho pensato di essere io in errore, di dovermi aspettare un determinato comportamento che poi non riscontravo nel gioco. Su questo Watch_Dogs 2 avevo puntato molto, ero stato tra i (forse) pochi ad apprezzare realmente il primo capitolo, la novità, quella malsana storia di vendetta pura che animava il precedente protagonista (Aiden Pierce).

WATCH_DOGS 2: OMG!!! It's DedSec! 2

E invece no. Tutto cambia, anche W_D è cambiato. Vestirai i panni di Retr0, all’anagrafe Marcus Holloway, un giovane ragazzo capace di far danni più o meno con qualsiasi cosa si ritrovi per le mani, seppur principalmente si parli (al solito) di smartphone, PC e qualsiasi altra dotazione informatica penetrabile (state malpensando, tornate qui e state buoni). Tutto qui? Negativo. Cambia anche tutto il contesto. Qui di vendetta ce n’è ben poca, si parla piuttosto di follower, Social Network, identità digitali costantemente in pericolo, guerra tra hacker (paragonabili quasi alle faide in Messico tra cartelli). Tutto gira intorno all’essere paladini della libertà e della informazione non manipolata del mainstream. Il DedSec è diventato un po’ quel club elitario che tutti possono seguire, in pochi possono entrarci. L’unica cosa che un po’ assomiglia al passato è quella -ovvia- necessità di doversi cancellare dal sistema, di essere completamente invisibili.

Togliamoci subito il dente

Dato che ci piace farci del male, togliamoci subito il dente, così che dopo il dolore ci possa concentrare su altro: il sistema di guida è sempre mediocre, la carica dello smartphone necessaria a generare vero caos è sempre troppo poca (soprattutto nel momento del bisogno), quando si scappa non c’è mai abbastanza capacità di parkour che tenga, prenderete più pallottole voi che una gruviera (e dovrete reagire in tempi molto più che rapidi).

Che poi, a proposito di parkour, non bastano anni di esperienza che vanno da Assassin’s Creed a The Division (tanto per citarne due agli estremi ma che includono entrambi evoluzioni in corsa), ci saranno sempre problemi, alternerete evoluzioni da togliere il fiato per saltare un marciapiede da 10 centimetri e non riuscirete a lanciarvi da un balcone al primo piano senza riportare ferite e cacciare un’imprecazione a random perché rallenterete una fuga, mettetevi il cuore in pace. Tanto per aggiungere carne al fuoco, molto probabilmente maledirete anche il costante martellamento della possibilità di hacking durante la stessa fase, perché spesso punterete (in maniera assistita) su mezzi di trasporto (che possono essere mandati fuori strada) anziché sulle persone (che invece procurano soldi e carica dello smartphone, la seconda decisamente più utile).

Ok, credo che il peggio lo abbia tirato fuori.

E allora cos’è che ti convince?

In realtà non tutto il male viene per nuocere. Perché nonostante alcuni passaggi di chiaro-scuro e scatti inaspettati nelle azioni più concitate, Marcus funziona, funzionano anche i nuovi amici che si stringeranno intorno a lui (Wrench in particolare, per molti versi più dello stesso Marcus) e funziona persino quella faccia conosciuta, quella di Raymond “T-Bone” Kenney (e non solo, ma non dico altro per non spoilerare ulteriormente a chi ancora il gioco non lo ha provato e sta aspettando Natale per ricevere o farsi un regalo). Funziona tutto ciò che aveva catturato la mia attenzione nel primo capitolo, con quelle novità che sono per forza di cosa gradite, perché vi assicuro che chiamare la Polizia per svolgere il lavoro più sporco, ed entrare in maniera trionfale dando due ceffoni all’ultimo sopravvissuto, è piacevole tanto quanto affondare bocca e naso in un cupcake che sborda crema di formaggio ovunque. Tutto è connesso (anche troppo, qualcuno direbbe), tutto è potenzialmente insicuro, sistemi delle autorità per primi (sono anche quelli generalmente più messi alla prova).

WATCH_DOGS 2: OMG!!! It's DedSec! 1

Alla dotazione di default, condita dalle graditissime new entry di cui ho parlato poco sopra e dalla possibilità di controllare e pilotare ogni mezzo di trasporto anche dalla distanza, si aggiungono anche giocattoli tecnologici compagni di viaggio, utilissimi in determinate situazioni, quelle in cui serve farsi vedere molto poco e concludere parecchio in tempi stretti. Una stampante 3D ci aiuterà a portare a casa un Jumper e un Quadricottero, che potranno poi essere migliorati con il tempo e con i punti esperienza.

Si, punti esperienza, quelli che servivano anche nel primo capitolo per migliorare le tecniche di combattimento o di hacking, ma anche per aggiungere nuove tacche di carica allo smartphone e imparare a costruire nuovi gadget utili a creare caos (bombe in primis). Watch_Dogs 2 propone un sistema di combattimento al quale siamo abituati, in terza persona, con sistemi di protezione del protagonista (che si nasconderà ovunque potrà per non dare nell’occhio, a vostro comando ovviamente), con puntamento dell’arma (letale o no) o sfoggiando tecniche offensive basate sul corpo a corpo, con l’aiuto di un’arma fatta in casa grazie a un pezzo di corda e una palla 8 da biliardo.

Traiamo le conclusioni

WATCH_DOGS 2: OMG!!! It's DedSec!

A me il titolo continua a convincere per la sua idea di base, per il voler esplorare un mondo sconosciuto a tanti, per il volersi mettere in gioco e perché tutto sommato non si discosta da una realtà che è possibile (quasi del tutto) anche oggi, si spera forse un pelo meno devastata dagli attacchi del web (soprattutto perché in gioco ci sono identità vere, e il gioco di parole non era neanche voluto).

San Francisco è bellissima, la si può esplorare, la si vive nella sua quotidianità e si respira persino quell’atmosfera da nerd della prima ora quando si arriva a Silicon Valley. Si può prendere un’auto o una motocicletta (onestamente la preferisco, soprattutto quella da cross, si possono fare evoluzioni che MXGP levati) e passare interminabili minuti a gironzolare ovunque. È bello padroneggiarla e scoprire ogni angolo nascosto, dove far infilare magari il Jumper per recuperare denaro o modifiche sfruttabili. Tutto sommato sopporto anche l’andare a fare a pugni contro il criminale di quartiere per sottrargli un bottino precedentemente protetto (fanno quasi pena).

Giocato -durante tutta la fase di test- nella sua missione principale. Ho sfiorato a malapena le secondarie e ho dato poco spazio al multiplayer, perché ho sempre preferito fare il solitario e giocare la mia storia, con il mio modo di fare a metà tra Stealth, Hacking e quella giusta punta di cattiveria offensiva che ogni tanto ci sta per dare una svolta alla missione (sempre ammesso di non creare più caos di quello gestibile). Tutto il resto è noia.

Promosso quindi, forse non a pieni voti, ma pur sempre promosso.

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Ho riassunto quanto necessario nel titolo dell’articolo. Sul serio. Dopo aver provato ed essermi innamorato della versione beta di The Division, mi sono calato in una New York devastata dal virus, in preda al panico, alla distruzione, al caos. Si riparte da zero, nulla di quanto fatto in quella 48 ore serve, potete in compenso recuperare al bancone un piccolo ringraziamento da parte dell’azienda, un po’ di abbigliamento e qualche kit per cominciare. Lo scopo? Riportare ordine, in qualche maniera, oppure uccidere tutti e raccogliere i frutti della vostra piazza pulita. Due facciate della stessa medaglia, tocca a voi capire per quale concorrere.

Tom Clancy's The Division: somme al termine della beta 23

The Division

Black Friday, un dollaro infetto, un’epidemia servita come neanche fossimo seduti alla stessa tavola della domenica, quella della nonna. Troppo facile, troppo scontato, una trama che (eccezione fatta per il Black Friday) è semplice, non certo nuova. Ma siamo seri: serve sul serio la trama? Ubisoft ha sapientemente mescolato quanto di già visto, giocato e vincente in titoli di precedente generazione. Si passa da Splinter Cell a Watch Dogs, si utilizzano movimenti di Assassin’s Creed, ci si spacca la faccia come in Far Cry, senza mai rinunciare alla giusta arma per mettere a tacere chi parla troppo e conclude poco. The Division è una droga, una di quelle brutte, ti prende e non ti molla più, rischiate di passare ore davanti al monitor senza neanche accorgervene, o almeno non voi, la vostra compagna se ne accorgerà eccome e non mancherà di farvelo notare (non parlo per sentito dire).

Non avrete mai un’arma abbastanza potente, non sarete mai appagati dalle missioni proposte, non vedrete l’ora di esplorare e affrontare quanto proposto nelle zone più difficili, magari facendovi dare una mano da una squadra che in media potrebbe togliervi le castagne dal fuoco senza mai rinunciare a dire la vostra, portando a casa punti, scorte preziose per la base e nuovi giocattoli da tenere sempre pronti all’uso. A proposito: datevi da fare nel reparto tecnologico, lo spazio nello zaino non basterà mai, soprattutto quando non fare molto spesso ritorno alla base.

Usate i rifugi, soprattutto per vendere ciò che non serve più o conservare armi non ancora pronte all’uso nella vostra scorta. Imparate a scegliere le migliori mod, montatele, migliorate costantemente. I nemici non vi chiederanno scusa per ogni singolo colpo inferto, anzi, tenderanno a circondarvi (quando possibile) per evitare che possiate passarla liscia troppo facilmente, è quello il bello delle squadre nemiche organizzate.

Tutto rose e fiori? Affatto. La ripetitività è uno dei punti critici che più mi hanno preoccupato durante il test della beta (e parte della redazione durante l’alpha). Inutile nasconderlo: scopri le zone, affronta i nemici, sopravvivi e porta a casa lo stipendio. Questo è certamente il riassunto di quanto va fatto. Eppure poco importa. Verrete trasportati in ambientazioni al limite del surreale, dettagliate, riuscirete quasi a sentire quel freddo brivido lungo la schiena quando affronterete locali abbandonati solo in apparenza, dove recuperare e liberare ostaggi mettendo al tappeto bande ribelli, vi sentirete parte di quella squadra che deve riuscire a recuperare quel poco che di vivo (e ragionevole) è rimasto nelle strade.

Nulla di semplice, almeno oltre la soglia del vostro livello, ma maledettamente adrenalinico. Sarà quello a farvi spingere nelle zone più pericolose, il divertimento comincia quando al posto del livello nemico comincerete a vedere triangoli caratterizzati da un logo molto chiaro: un teschio. Un errore, un medikit da utilizzare, figurarsi poi quando si ha a che fare con un cecchino o con più di un ribelle (quest’ultima variabile è in realtà molto poco variabile, nel 90% dei casi troverete come minimo una coppia o un trio ad attendervi).

Tornare indietro, una volta ottenuto un buon livello, armi e corazze migliori, vi metterà in una posizione privilegiata e in discesa per concludere le missioni previste dalla storia principale, affrontarle con più pelle dura e potenza di fuoco, farle quasi scivolare addosso (con una certa soddisfazione in confronto alle imprecazioni lanciate quando ancora non avevate abbastanza forza) e magari dare una mano a chi è appena partito, passando per quello figo del gruppo (o nave madre, che tanto suona male lo stesso). Vale anche rifarle, quelle missioni, perché si porta a casa qualcosa in ogni caso, male non fa certamente, soprattutto se un amico di Live ve lo chiede ;-)

Ah si, ci sono poi glitch (rarissimi) e schermate BSOD di Windows a fiumi, più qualche richiamo agli Apple Store che conosciamo oggi o improbabili manichini armati e armi che quasi toccano terra (viste addosso a un socio di avventura), non mancano neanche i due liocorni e si, nevica spesso, copritevi bene che là fuori fa freddo.

Best practices

The Division va vissuto, tutto, senza tralasciare le missioni secondarie o i recuperi dei materiali che possono tornare utili a ricostruire la storia completa del titolo. Le tecniche di sopravvivenza si imparano, la gestione del rinculo delle proprie armi forse un po’ più lentamente, ma vi conviene fare esperienza per tenere a bada le vostre tre migliori amiche, quelle che vi garantiscono la sopravvivenza, e occhio alle munizioni, non saranno mai abbastanza e potrebbero abbandonarvi nel momento peggiore possibile (e vi commuoverete quando senza munizioni terminerete il nemico di turno con la sola arma da fianco, caricatore ridotto compreso nel prezzo).

Altro consiglio? Non prendetevela se una missione andrà ripetuta più volte, fa parte del gioco e soprattutto delle capacità di una squadra, il feeling è molto importante, una chat audio anche più. Socializzate, conoscete nuovi giocatori da tutto il mondo, vi aiuteranno a gestire le situazioni più calde se parlerete loro, non affrontate la missione di petto, coprite e fatevi coprire le spalle, possibilmente agendo su fronti differenti, così da mettere in difficoltà i nemici e prendere qualche colpo in meno, portando la vittoria a casa, mai troppo distanti però, nel caso in cui andiate a terra vi servirà poter essere rianimati, dovrete raggiungere (o farvi raggiungere) un vostro compagno nel poco tempo a disposizione che vi separa dalla morte (e dal caricamento dall’ultimo checkpoint o rifugio).

Della Zona Nera ne vogliamo parlare?

Si, ma non troppo, non all’inizio almeno. È la parte più divertente e imprevedibile, ma è spesso il covo di coloro che hanno come obiettivo unico il tradire e mettervi i bastoni tra le ruote, per pura anarchia o sadica voglia di star lì a gruvierarsi senza pensare ad altro, o magari raggiungere il massimo livello di rinnegati ottenendo molti crediti. Guadagnerete tanta esperienza, nuove armi e componenti, ed è certamente questa la parte più interessante dell’intera area, imparerete a esportare dati da analizzare, materiale infetto, proteggere un obiettivo dalle ondate dei nemici (torna utile anche nelle missioni principali), è una festa alla quale partecipare per forza, solo quando vi sentirete pronti (e non c’è neanche la necessità di attendere la maturità, credetemi, ma è sempre utile appoggiarsi a squadre che contengano elementi dal buon livello di esperienza sulle spalle e pelo sullo stomaco), siate pronti ad affrontare altri agenti che potrebbero decidervi di rubare quanto conquistato con fatica.

Lo avete notato?

Ho sempre parlato di squadra perché sono fermamente convinto che non ci sia miglior modo di giocare The Division. Affrontare le missioni singolarmente è bello, ma non è la stessa cosa. I server reggono bene il carico e spostano i giocatori quando necessario, al resto ci pensa Xbox Live, a patto di avere una connessione ADSL (o superiore) decente a casa. Tutto funziona a dovere e quasi si riescono a sopportare i caricamenti medio lunghi dell’inizio partita o dei trasporti rapidi verso le location e i giocatori della propria squadra quando si resta troppo indietro, magari ci si ferma troppo a gestire il proprio inventario (si diventa scemi, manco fossimo delle donne che si preparano per il sabato sera).

Lo avrete capito. Si tratta solo di confidenza con le opzioni, le armi e tutti i dettagli di gioco, il resto verrà da se. A voi toccherà solo mettervi in prima linea, caricare il colpo in canna, citofonare alle porte dei vostri amici (anni ’90 e nostalgia a pacchi) e scendere in campo, la battaglia è dietro l’angolo, la festa attende solo voi.

The Division è una droga, se potete statene alla larga, altrimenti raggiungeteci in gioco, su Xbox Live mi trovate come gioxx85.

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.
Condividi l'articolo con i tuoi contatti: