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Impossibile mancare, ho segnato sul calendario il giorno di ferie e come ogni anno ho preso la metropolitana per raggiungere la fiera di Rho, destinazione Milan Games Week, l’edizione del 2019 è ora in corso di svolgimento e lo sarà fino a domenica sera. Complice lo sciopero indetto per la giornata odierna e il fatto che in linea di massima il venerdì è il più adatto alla stampa ma non agli studenti che teoricamente dovrebbero trovarsi a scuola (sottolineo il teoricamente, perché come sempre ce n’erano più del dovuto e nei prossimi giorni sarà pioggia di giustificazioni), posso dirti che l’affluenza è stata davvero bassa rispetto al solito standard al quale si è abituati, almeno per le prime ore del mattino.

Milan Games Week 2019

Anteprime succose? Poche, soprattutto quelle direttamente giocabili (pressoché inesistenti). Giochi che sono usciti in questi giorni o che sono già usciti da tempo, magari disponibili con i Game Pass delle grandi case come Microsoft, Ubisoft, EA. Scenografici alcuni stand, quello di PlayStation è sempre una garanzia in termini di ricchezza, colori e coinvolgimento, un po’ (tanto) meno quello di Microsoft con Xbox e l’aiuto di Ubisoft (quest’ultima a metà comunque con PlayStation, tenendo il piede in due differenti scarpe in base alle esclusive di gioco dei propri titoli), tanto PC Gaming (ed è sempre un piacevole trend degli ultimi anni) ma – soprattutto – tantissimo “nonsense” di contorno: molto food, una quantità non meglio definita di stand di magliette e gadget che si ripetono su ogni tavolo, una distilleria (?!?), collezionabili che in alcuni casi possono essere davvero inavvicinabili per i prezzi ben poco competitivi con il mercato online ma anche fisico per ciò che riguarda alcuni templi sacri che si trovano nelle belle città del nostro stivale (Milano compresa).

Milan Games Week è una fiera che sta perdendo quello spirito caldo che aveva nei suoi primi anni di vita quando era ospitata nelle mura della vecchia fiera di Milano città, quando i videogiochi la facevano da padrone e il collaterale c’era ma “non disturbava” più del dovuto. Se a maltrattarla così sia l’evento tedesco di agosto (che però ha uno scopo più europeo e chiaramente inattaccabile e inarrivabile per noi italiani) o la più ravvicinata Lucca Comics & Games che può vantare uno spettacolare centro storico ricco di fantasia, allegria e sana invasione di personaggi usciti dalle matite dei migliori autori internazionali questo non è dato saperlo, c’è di pressoché certo che quest’ultima citata continui ad avere numeri sempre crescenti e stupire ancora il visitatore che non l’ha mai vista prima, che sia un segno dei tempi?

Fortunatamente però Milan Games Week vuol dire anche Indie, vuol dire competizione ed eSports, vuol dire grande partecipazione da aziende che hanno deciso di investire seriamente in un campo che si dimostra essere in grandissima espansione e che genera un forte interesse sia negli adulti tanto quanto nei più scontati giovani. Le arene adibite a campo di battaglia per i videogiocatori professionisti o wannabe tali non mancano di certo, c’è quasi tutto il padiglione 16 che ti consiglio di visitare per assistere a qualche diretta live e vedere un Twitch o Mixer dal vivo anziché davanti al monitor del tuo PC comodamente seduto sulla poltrona di casa.

Per il resto mi spiace ma nulla rimane se non l’amaro in bocca. Si approfitta di questi eventi per rivedere amici e vecchi colleghi, aziende con le quali si collabora, si respira in ogni caso un’aria buona fatta di tanta curiosità e meno frasi fatte o storie preconfezionate su quanto male possa fare il videogioco. Immancabili gli YouTuber, il loro merchandiser, tutte le aziende che ci girano intorno, ma quello è ciò che evidentemente il mercato richiede e vuole trovare.

Milan Games (?) Week 2019: serve forse un reboot o cosa? 16

Più che un reboot quindi (per rispondere alla domanda posta nel titolo dell’articolo) serve ritrovare la via maestra che ha permesso la nascita dell’evento e la successiva evoluzione che sembra ormai un lontano ricordo almeno da quelli che usano il blog per lamentarsi come fosse uno sfogo da bar. Ci si rivede (forse) Milan Games Week, sarà per la prossima volta.

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Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: partecipo a Milan Games Week con accredito Blog.
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Scusa Giò, ma cos’è cambiato rispetto al primo episodio? Questa è la domanda più comune tra conoscenti e amici rispetto al secondo capitolo di The Division che non ho volutamente recensito fino a oggi perché già abbondantemente descritto nell’articolo dedicato alla sua Private Beta (Ubisoft The Division 2: storie da una Private Beta), eppure un altro articolo lo merita per forza, perché lo sforzo profuso per il suo sviluppo e costante miglioramento (comunque non indenne da difetti di percorso) è tanto, è un pelo difficile non riconoscerlo.

Ubisoft The Division 2: cosa rimane?

The Division 2

Il passaggio da New York a Washington D.C. non è stato del tutto indolore, qualcosa è cambiato seppur si tratti sempre e comunque di far valere la propria forza organizzata davanti a squadre del terrore che non intendono permettere una pacifica ricostruzione delle città colpite dal dramma del virus diffusosi durante quel Black Friday che ormai tutti i giocatori conoscono (vecchia e nuova guardia). The Division 2 ti trasporta in scene introduttive interattive e non che ti permetteranno di prendere nuovamente confidenza con il sistema (rinnovato) di controllo del tuo personaggio, ma di questo te ne avevo già chiaramente parlato.

Io quelle 30 e più ore di gioco per la completa riattivazione della rete SHADE e l’attraversamento della storia alla base di questo nuovo capitolo del titolo Ubisoft le ho vissute insieme alla mia squadra storica di amici, quelli con i quali ho portato a termine missioni, perso vite, guadagnato loot, irrobustito le spalle (del personaggio) e tirato in piedi una configurazione per certi versi molto simile a quella che mi ero creato nel primo The Division. Ciò che ho trovato davanti a me è un prodotto ben pensato e realizzato, molto solido con parecchi meno problemi rispetto al passato, Massive ha evidentemente ascoltato e fatto tesoro di parecchi insegnamenti del passato, senza considerare che ha reso per certi versi più appetibile una Zona Nera che mi aveva davvero stancato precedentemente, nella quale però faccio a meno di entrare ancora oggi (nonostante il loot sia nettamente più appetibile rispetto alla zona pubblica).

Non più muso duro, ma tattica

Maturità può essere un termine chiave per The Division 2, per certi versi ha costretto un po’ tutti ad abbandonare la via del muso duro attraverso la quale si poteva avanzare a petto fiero e poca cura del pericolo verso un nemico che inesorabilmente avrebbe tirato le cuoia rispetto al nostro arsenale e potenza di fuoco “ignorantemente” puntata al suo volto. Quello di oggi è un nemico più organizzato e meno stupido, che ragiona e cerca il metodo più adatto per aggirarti e colpirti alle spalle anche grazie al supporto di squadre di persone che sono pronte al suicidio pur di distrarti e farti abbassare la guardia. Certo non mancano i punti strategici da utilizzare come colli di bottiglia (talvolta utilizzati anche dal nemico, sia chiaro) e le ritirate un po’ azzardate (che ti danno quindi la possibilità di colpire duro), ma la maggior parte delle volte ti ritroverai a dover meglio ragionare la tua protezione e quella dei compagni, per cercare di portare a casa la missione con il minor numero di danni e perdite possibili, il che ti posso assicurare essere apprezzato dal giocatore più affezionato della serie.

La storia di The Division 2 (quella che dovrai vivere) è il risultato di missioni principali diligentemente mescolate con attività secondarie che ti porteranno a scoprire (e liberare) posti tattici all’interno di una mappa molto grande che potrai (e in alcuni casi dovrai) affrontare accompagnato da compagni veri o controllati dall’intelligenza artificiale, modificando così di volta in volta la valutazione da parte della stessa IA che dovrà capire e schierarti contro un certo numero di nemici dalle abilità più disparate, talvolta letali e fredde nell’esecuzione senza neanche salutarti con un buongiorno.

Scoprirai molto presto che crearsi una configurazione che possa calzare bene addosso al tuo personaggio e più in generale a ogni missione è cosa assai difficile, la squadra è tutto, l’organizzazione deve arrivare prima di ogni altra cosa (ed ecco perché continuo a pensare che senza una cuffia e un microfono questo gioco non possa essere goduto appieno). In generale il loot ti arriva dalle missioni principali e dalle secondarie, ma anche in maniera del tutto casuale da boss che potresti incontrare per strada nel peggiore dei momenti (anche quando stai eseguendo un’altra missione, tanto per aggiungere la ciliegina sulla torta), da posti nascosti da individuare e tenersi poi buoni in seguito (perché quei loot verranno ricaricati sempre nuovo a partire dalle 24h successive), da quegli eventi temporanei che ti consentiranno di mettere da parte progetti che potrai costruire tramite stazioni di costruzione e ricalibrazioni varie.

Evoluzione

Ubisoft The Division 2: cosa rimane? 7

Perché il gioco non può terminare, è un costante movimento più di quanto non sia capace di fare una tazza di latte nello stomaco di un intollerante, e credo di aver reso l’idea. Livellare il tuo personaggio (arrivare a completamento livello 30 con missione finale e secondarie precedentemente non accessibili) non vuol dire aver terminato la propria “carriera“, vorrà dire accedere a un mondo dal livello di accesso più complesso e ben difeso, fino a un massimo di cinque (Mondo 5, nda) all’interno del quale dovrai muoverti con una certa logica e capacità di ragionamento che ti permette una sopravvivenza degna del nome che ti sarai fatto nel frattempo.

Gli avamposti e i punti critici di mappa saranno continuamente messi in discussione, riconquistati da fazioni nemiche che dovrai quindi battere, con un sistema di allerta che andrà costantemente aumentando un po’ come già visto in passato in altri giochi (mi vengono in mente Assassin’s Creed o GTA), dettaglio affatto trascurabile considerando che questo costituirà motivo di maggiore attenzione da parte di un occhio nemico (o potenziale tale) anche da distanza più elevata, diciamo che passerai molto meno inosservato, ti toccherà metterti lì con tanta buona volontà e pazienza per riuscire a sconfiggere il plotone nemico che ti si presenterà davanti, il tutto cercando di non andare a terra, vendendo – se proprio devi – cara la tua pelle. In tuo aiuto arriverà una specializzazione che dovrai scegliere tra le 3 disponibili, si tratta di uno slot arma aggiuntivo, decisamente più letale rispetto a quello che hai già disponibile nel tuo zaino o nella tua fondina, dai proiettili più rari da trovare rigorosamente in gioco (durante le missioni in special modo), perché nessuna cassa presente in Casa Bianca o nelle case sicure potrà mai ricaricare quella cartucciera. La scelta non avverrà in maniera esclusiva, potrai sempre cambiare specializzazione e quindi arma, ma ti toccherà passare ogni volta dalla Casa Bianca per farlo.

In conclusione

Un gameplay parecchio rivisto che caratterizza un titolo precedentemente arrivato – in The Division quindi – a conclusione troppo presto, che ti permette di poter contare ora sulle 50 e più ore di gioco che si possono raggiungere (rispetto alle 30 circa della storia principale) cercando di affrontare tutto ciò che Massive ha pensato per sfidarti costantemente.

Probabilmente questo non risponde nella maniera che ti aspettavi alla domanda di apertura articolo, perché tutto sommato The Division è rimasto lo stesso anche nel secondo episodio della saga, sei un soldato, tale resti, tale sarà la tua missione e la spinta a proteggere chi è più debole di te, eppure sono convinto che anche coloro che avevano abbandonato The Division possano tornare fiduciosi a giocare questo forte rinnovamento voluto da Ubisoft e Massive Entertainment, che ha richiesto tanto sacrificio ma che sta certamente ripagando in quanto a soddisfazione del giocatore.

Capiamoci: il motore grafico proprietario Snowdrop è qualcosa di davvero complesso e appagante sotto molti aspetti, non ha quasi nulla a che vedere con il passato e ti metterà spesso in difficoltà in base all’ambientazione e alle condizioni climatiche che ti ritroverai a dover affrontare a prescindere dalla missione (sia essa complicata o meno, di giorno o di notte, dove quest’ultima non avrà pietà di te e della tua necessità di vederci chiaro quando avrai a che fare con avversari di un certo calibro), eppure io continuo a odiare l’utilizzo della luce in alcune particolari condizioni (come i bassifondi) o quei casi in cui il tuo personaggio decide di non riuscire a saltare via da ostacoli che potrebbe aggirare anche il Chihuahua del vicino, maledizione. Ti accorgerai (o ti sarai già accorto) molto probabilmente della medesima cosa quando hai avuto a che fare con boss finali e la loro intelligenza artificiale nettamente superiore rispetto al passato, quando quella macchina radiocomandata o quel drone hanno deciso di farti visita proprio mentre speravi di poterti curare per affrontare qualche colpo ancora, per poi cedere inevitabilmente al suolo nella speranza che un compagno possa venirti a rianimare quanto prima, perché ti trovi nell’area senza rientro.

A proposito di compagni: è proprio in The Division 2 che nascono i clan, una vera novità rispetto al passato, un mezzo come un altro per trovare giocatori amici in base agli interessi, alle disponibilità, al territorio e molto altro, è ciò che realmente ti serve per affrontare alcune delle missioni più importanti ma anche alcuni (se non tutti) gli scenari più complessi quali i Raid o i Conflitti. Nulla che tu stesso non possa portare a termine con un gruppo WhatsApp o Facebook sia chiaro, eppure è uno sforzo in più che facilita il passaggio.

Lo avrai capito (e nel frattempo io ho scritto delle conclusioni che da sole avrebbero potuto costituire un altro articolo sul blog), a me The Division 2 è piaciuto e piace ancora, lo sto giocando (meno che nei mesi scorsi, colpa anche del caldo e della poca voglia di starsene in casa davanti al televisore) e continuerò a farlo anche prossimamente, ho comprato il Season Pass e non vedo l’ora di mettere alla prova me e la squadra tutta con le future missioni che verranno rese disponibili.

E tu? Sei un agente in attività? Fammelo sapere tramite i commenti, sarà un piacere aggiungerti tra gli amici di Xbox Live (ammesso che la Xbox sia anche la tua console) e magari farci qualche sparo insieme. Se vuoi farti qualche risata (per la scemenza applicata) e / o in generale dare un’occhiata al giocato, ti lascio qui di seguito un box YouTube con alcuni dei video registrati durante le serate gioco con gli amici:

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Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: il gioco è stato fornito da Ubisoft che ringrazio come sempre per la gentilezza e la collaborazione massima.
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In attesa che la Open Beta faccia mostra di sé nei primi giorni di marzo, Ubisoft ha da poco chiuso l’accesso privato al nuovo capitolo dedicato allo sparatutto in terza persona di Massive Entertainment, The Division 2. Pur non avendo avuto occasione di giocare la Zona Nera e la missione Invasione (ero fuori città e non sono riuscito a dedicarmi anima, cuore e pallottole al titolo), ho potuto farmi un’idea delle novità alle quali avremo accesso e dalle quali (credo valga un po’ tutti, sicuramente vale per me) ci si aspetta parecchio in termini di miglioramenti e correzione – se così si può chiamare – dei problemi noti di The Division. Ho giocato The Division 2 in Private Beta sulla mia Xbox One X, qualsiasi riferimento è quindi pensato per la console di casa Microsoft ed è possibile che non corrisponda all’esperienza su PC o PlayStation.

Il caos e la Casa Bianca

Se Washington D.C. è la nuova destinazione degli agenti, è anche vero che la Casa Bianca può risultare essere la migliore base operativa per coloro che forniranno assistenza e fuoco ai civili sopravvissuti all’espansione dell’infezione che aveva precedentemente colpito New York, rendendola di fatto una città fantasma e con tassi di criminalità mai visti prima, dettati dall’evidente necessità di sopravvivenza di quelle persone rimaste a raccogliere quelle risorse sempre più scarse disponibili sul territorio. La SHD torna quindi a essere necessaria, forte di uno spirito a metà tra la “crocerossina” e la necessità di mettere ordine lì dove l’ordine non esiste più, soprattutto perché di JTF non se ne sente più parlare e perché quegli agenti di supporto sul campo di battaglia continuano a essere più inutili di un frigorifero per gli eschimesi.

Ubisoft The Division 2: storie da una Private Beta

Per arrivarci – alla Casa Bianca, nda – si dovrà attraversare un’area apparentemente vuota e chiaramente devastata (ma più verde di quanto siamo stati abituati a vedere in una New York così gotica da fare il pelo a Batman e alle sue storie su Gotham), la quale nasconde alcuni oggetti certamente preziosi (che ti consiglio quindi di recuperare anche in quella che sarà la prima missione del gioco finale e commercializzato sugli scaffali) per farsi largo tra quei piccoli gruppi di ribelli che ti ritroverai in fretta a fronteggiare, i quali non hanno intenzione alcuna di permetterti di arrivare alla tua destinazione. Nessuno ti potrà aiutare, il livello degli antagonisti è bilanciato rispetto al tuo, non preoccuparti ma non prendere neanche sotto gamba la cosa, non ti conviene (il perché lo capirai tra breve), prepara le armi e sii preciso, perché di colpi certamente ne hai, ma potresti perdere quell’attimo ideale per terminare lo scontro a tuo favore senza troppa fatica. Potresti fare qualche errore certo, e infatti il primo gruppo da affrontare è molto ristretto e ti permetterà di riprendere confidenza con il sistema di gioco e le sue combinazioni da controller.

Attraversato quel lembo di terra che ti separa dalla sicurezza di non ricevere pallottole alle spalle, potrai finalmente dare un’occhiata da vicino alla Casa Bianca, la quale risulterà seriamente danneggiata da quanto accaduto a Washington D.C., nulla però che non si possa ricostruire con tempo, risorse e chiaramente oggetti che recupererai durante le missioni che ti verranno proposte.

Un’occhiata alle missioni

Due principali come da storia (con armi, livellamenti e nemici che crescono insieme all’aumentare dell’esperienza del giocatore), e una terza “invasione” con massimi livelli negli armamenti e nelle squadre d’assalto, così da saggiare la validità della scelta futura e farsi un’idea del tipo di offensiva alla quale far fronte quando arriverà il giusto momento (a gioco ufficialmente rilasciato).

Il movimento e il controllo delle armi e dei ripari è rimasto pressoché invariato, certamente migliorato in risposta ma anche – in un certo senso – rallentato rispettando quella che è la fisica umana, perché non si è mai sufficientemente veloci per correre indisturbati dietro un riparo, e questo è apprezzabile ai fini della “realisticità” del titolo, volutamente virgolettata perché non esiste sulla faccia della terra, volendo metterlo sull’altro piatto della bilancia, che un nemico anche ben protetto non vada a terra con un paio di colpi ben assestati.

Ah già, a proposito dei colpi: fanno male stavolta, ma sul serio. Scordati quella malsana abitudine di lanciarti in mezzo alla mischia e aprire il fuoco come non ci fosse un domani o come se si stesse facendo il casting per il prossimo film americano tutto pallottole, esplosioni e Kaboom Rico, Kaboom, in The Division 2 (ammesso che la beta ricalchi ciò che troveremo su scaffali e store digitali il prossimo 15 marzo) nulla ti è più amico di un buon riparo o di una corazza che dovrai cercare di non farti abbattere rapidamente. I nemici tireranno più o meno bene in base al livello con il quale ti presenti davanti (o dietro) a loro, e sarà un crescendo di sofferenza, caricatori e medikit che avranno necessità di tre secondi circa per poterti rimettere in sesto, contrariamente a ciò che accadeva nel vecchio capitolo dove correndo potevi curarti e non andare quasi mai a terra (se giocavi bene le tue carte, chiaro).

Ubisoft The Division 2: storie da una Private Beta 2

L’azione, quella bella

The Division 2 mescola ciò che di più buono c’è stato nel precedente episodio della serie con ciò che si pensa essere la migliore scelta per questa avventura che ti / ci porterà a Washington D.C., questo è chiaro fin da subito. Sia affrontando da solo i gruppi di nemici sulla strada, sia ricostruendo quel gruppo di amici con il quale ho affrontato pressoché ogni sfida (o quasi) del primo The Division, mi è parso che i passi in avanti ci siano e che abbiano una certa consistenza. Come già detto qualche parola fa ho apprezzato molto la maggiore fragilità del protagonista controllato (nei movimenti più lenti ma anche nel non potersi più esporre in stile Rambo davanti al fuoco nemico, anche per quei pochi secondi che oggi rispetto a ieri possono essere fatali), alla quale si associa una migliore intelligenza nemica controllata dalla IA e alla quale si associano una serie di armi e oggetti che non aspettano altro che metterti nel mirino per raggiungerti e farti cessare il fuoco (oltre che il respiro).

Questo è ciò che permette di creare delle azioni di gioco appassionanti, coinvolgenti, giuste per ciò che io ho personalmente ricercato nel 2016 ma anche oggi, a distanza di 3 anni. Mi è capitato un paio di volte di distrarmi e ritrovarmi accerchiato dal nemico “imprevisto“, ma anche essere protagonista ancora una volta non desiderato di fuoco che teoricamente non ci sarebbe dovuto essere, perché è più semplice che ci si ritrovi ad assaltare un campo ostile dove a venirti incontro (più che altro contro!) non saranno solo le iene (nuovo nemico base che ritroverai nelle strade di Washington D.C., nda) di quel campo, ma anche gruppi che pattugliano le strade e che nulla c’entrano con quella specifica azione, ma che si infileranno all’interno di essa per far fronte comune contro il tuo gruppo.

Ubisoft The Division 2: storie da una Private Beta 3

Rapide osservazioni tecniche

Pur trattandosi di una versione beta, è chiaro che The Division 2 è ormai maturo per essere raccolto e giocato al meglio, sono certo che pur essendomi perso la Dark Zone e l’ultima grande missione queste siano state apprezzate da chi ha avuto modo di metterci piede e arma (ehi tu, ci hai giocato? Fatti vivo, sono curioso di conoscere il tuo parere nei commenti!), in attesa di poterlo fare anche io durante l’Open Beta del prossimo marzo. Se dal lato meramente fisico e di controllo non ho notato poi così tante differenze (anche se le armi sono state ben riprogettate e così i loro rinculi, caricatori, tempi di ricarica, ecc.), ciò che più disturba – evidentemente in modo voluto – è quella luminosità con la quale spesso ci si ritrova a fare i conti, perché non sempre a tuo vantaggio, un po’ come funziona con le zone più buie o più mal ridotte a causa dei gas velenosi che si propagano ancora per le strade.

Ubisoft The Division 2: storie da una Private Beta 4

The Division 2 in generale propone ambienti molto più ricchi e dettagliati, forse in alcuni casi anche troppo; rischiano di distrarti, farti perdere tempo e distogliere attenzione da ciò che realmente può interessarti. La base principale (la Casa Bianca) e i primi rifugi sono molto diversi rispetti al passato e questo non è necessariamente un bene, ma sono certo che prendendoci maggiore confidenza il mio giudizio cambierà e tenderà a migliorare. Lo stesso si può dire infatti per il menu giocatore, per le abilità speciali e per le armi secondarie, tutto organizzato in una maniera che dà un taglio netto al passato. In tutto ciò sono certo che avrai apprezzato la vastità della mappa e la quantità di missioni secondarie che sono state messe a disposizione di chi ha partecipato alla Beta Privata, e che probabilmente salteranno nuovamente fuori durante l’apertura al pubblico.

Insomma, lo avrai capito, voglio necessariamente farci “un altro giro” per poter realmente capire di cosa si sta parlando, di quanto sia realmente grande il passo in avanti compiuto da uno studio di sviluppo che non ha mai abbandonato la sua creatura, cresciuta nel tempo e modificatasi secondo richieste dei giocatori (punto a favore, sia chiaro).

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Prodotto: ho effettuato l'iscrizione per l'accesso alla Private Beta qualche tempo fa. Ho ricevuto la chiave per il download del pacchetto di gioco e l'ho scaricata direttamente dallo Store Microsoft.
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Cosa c’è di più antico, bramato e difeso a spada tratta del controllo? Il dominio, la conoscenza, la possibilità di sapere ogni cosa, controllare gli eventi, le persone, il destino. Avanzano gli anni ma la storia è un continuo racconto dell’inevitabile egoismo umano, delle lotte di classe, dei sotterfugi per arrivare a ottenere ciò che si desidera, senza fare la conta di ciò che ci si lascia dietro, quello poco importa. Assassin’s Creed Odyssey è il nuovo capitolo della storia Ubisoft, quello che racconta della storia di Sparta, Atene, dei suoi filosofi, dei suoi combattenti, dei suoi segreti più profondi. Un mondo davvero enorme che sfrutta le meccaniche di gioco rinnovate con il precedente titolo della saga, che mette alla prova il giocatore su più livelli ma che in alcuni casi finisce per essere ripetitivo, snoccioliamo insieme tutto quello che c’è da sapere.

Assassin's Creed Odyssey ci porta nelle battaglie tra Sparta e Atene 2

Assassin’s Creed Odyssey

Assassin's Creed Odyssey ci porta nelle battaglie tra Sparta e Atene

Assassin’s Creed Odyssey è immenso. Questo è il dato di fatto con il quale voglio partire a scrivere di un gioco che sconfina rispetto a qualsiasi suo predecessore, che permette di battagliare sulla terra ferma e in mare, campi di scontro molto lontani e diversi tra di loro, mancherebbe giusto qualche scontro tra i cieli, ma di certo questo non avrebbe poi nulla a che fare con la splendida ambientazione e periodo storico scelti. Ci troviamo nel 480 a.C., tutto parte con la battaglia di Leonida che –come i libri ci raccontano– morì per difendere la sua Terra, l’appartenenza a quel popolo spartano fiero che, in un ultimo disperato tentativo, provò a respingere la potenza persiana, un inizio di gioco che ci permette di prendere immediatamente confidenza con i comandi e che ci fa un po’ impettire per cercare di difendere quello che sappiamo già essere stato conquistato, almeno fino a quando questo termina e ci sposta in avanti di 50 anni, al 431 a.C., in una Grecia nuovamente involontaria protagonista di una faida interna che –incontrollata– diventa guerra tra Sparta e Atene.

Assassin's Creed Odyssey ci porta nelle battaglie tra Sparta e Atene 3

È in questo momento che conoscerai i protagonisti della storia, i quali non vivono esclusivamente bei momenti con la propria famiglia da ricordare in futuro (provo a non spoilerare, promesso), bensì approdano in una terra un po’ più lontana che li adotterà e formerà per diventare ciò che la storia e il loro destino vogliono. Parlo al plurale perché i protagonisti di Assassin’s Creed Odyssey in realtà sono due, e sarai tu a scegliere chi dei due portare avanti con il tuo controller, forgiandone il condottiero che tu vuoi che venga fuori, a mostrare muscoli, astuzia e capacità di sopravvivenza. Alexios e Kassandra sono due fratelli, non importa chi dei due sceglierai, vedrai entrambi nel corso della storia a ruoli invertiti rispetto alla tua selezione iniziale.

Cefalonia

La tua storia comincia realmente da qui, il tuo rapporto con il passato è burrascoso e lo sarà sempre più con l’avanzare della storia principale del gioco. A Cefalonia Marco, tuo patrigno adottivo, ti darà un tetto sotto il quale dormire e crescere, per diventare ciò che sei oggi, non certo evitando di cacciarti nei guai che lui procura, avendo a che fare con persone davvero poco raccomandabili e situazioni incresciose e rischiose dalle quale dovrai portare fuori la pelle e anche quei bottini che lo stesso Marco ti chiederà (e dei quali terrai una parte, ovvio, sei pur sempre un mercenario, un Misthios) e che tu potrai usare per migliorare l’attrezzatura a tua disposizione, per creare nuovi oggetti.

Assassin's Creed Odyssey ci porta nelle battaglie tra Sparta e Atene 4

Considera Cefalonia come un paese in grado di mettere alla prova la tua preparazione e il tuo modo di muoverti sul campo di battaglia, è qui che affronterai certamente le tue prime difficoltà e potrai permettere al tuo personaggio (nel mio caso Alexios) di ottenere nuove armi e capacità, di portare più in alto l’asticella della sua resistenza fisica, delle sue capacità di guerriero a petto fiero e assassino silenzioso, serviranno entrambe le “specialità” in base alle missioni affrontate. Fai in fretta però, perché il tempo è poco clemente, la storia deve andare avanti e conoscerai presto Elpenore, personaggio alquanto discutibile che –presto capirai– trae vantaggio da questo caos incontrollato. È a causa sua se alcuni spettri del passato torneranno a farsi prepotenti tra i tuoi ricordi e il tuo presente. A te toccherà cercare di mettere ordine, capire cosa sta accadendo, arrivando a qualche centimetro di distanza dal tuo vecchio “biologico” e a quella notizia che non ti aspetteresti: tua madre è viva, si trova in una posizione non meglio specificata all’interno delle isole greche, ed è –come non bastasse– in pericolo, perché una setta è sulle sue tracce, il Culto di Kosmos, gruppo che intende dominare di nascosto il mondo ellenico, tenendo in costante movimento pedine assai importanti.

Da ora in poi tutto ciò che farai, dirai e sceglierai di seguire contribuirà all’arrivo verso uno dei nove finali di gioco disponibili. Sì, hai letto bene, ci sono nove possibili modi di veder concludersi la storia di Assassin’s Creed Odyssey, tu arriverai solo a uno di questi (certo, potresti sempre decidere di giocare una nuova partita e prendere scelte differenti! ;-)). Questo tipo di modifica dinamica non tocca esclusivamente al finale, bensì a qualsiasi altro passaggio della nostra sessione di gioco: sei tu a decidere se risparmiare, uccidere o farti amici dei nemici; ognuna di queste scelte ha una conseguenza che può modificare le sorti della tua missione, che può portarti vantaggio in futuro o maggiore complessità nell’avanzamento della storia. Magari spesso si tratta di piccole modifiche di gioco, ma alcune volte possono aggiungere quel pepe sulla coda che probabilmente ti saresti evitato ben volentieri.

Istinto da esploratore

È quello che dovrà contraddistinguerti dal resto della massa. Durante la fase di setup di Assassin’s Creed Odyssey non ti limiterai a scegliere il tuo personaggio principale (impostazione che non potrai modificare in seguito), bensì la modalità di gioco a cui prenderai parte, l’assistenza. Sei abituato (un po’ come me) a giocare un Assassin’s Creed abbastanza lineare, certo da esplorare, ma con una linea temporale da poter seguire e degli indizi sulla mappa ben visibili. E se tutto questo sparisse e lasciasse spazio solo alle tue capacità di esploratore? Missioni secondarie ti permetteranno di perderti tra le terre greche e raggiungere obiettivi che vengono assegnati da personaggi che incontrerai durante la tua avventura, i quali ti indicheranno in maniera non troppo dettagliata che strada prendere, nulla più. Tocca a te porre massima attenzione a ciò che ti circonda, osservare qualsiasi dettaglio, soffermarti anche più del dovuto.

Durante il mio walkthrough (che poi tanto dettagliato non è, perché include anche errori e quel mio girovagare per scoprire un po’ il titolo nelle sue prime ore) ho preferito tenere Assassin’s Creed Odyssey a livello facile e senza la modalità di esplorazione senza indizi, per evitare di perdere troppo tempo e permetterti di guardare meglio con che tipo di titolo hai a che fare:

Ti capiterà abbastanza spesso di spostarti da un punto all’altro della mappa, incontrando indizi e persone con cui parlare che ti aiuteranno a chiudere anche missioni secondarie precedentemente accettate ma non immediatamente gestite, ma occhio ai tempi massimi di risoluzione a tua disposizione, talvolta fallirai senza volerlo, solo perché sei andato troppo oltre e non hai rispettato le condizioni di un contratto da te accettato.

E se ciò che si muove sulla terraferma non ti basta, ecco che Assassin’s Creed Odyssey torna prepotentemente a proporre epiche e violente battaglie anche in mare aperto, passaggio che certo non potrai perderti perché obbligato per potersi spostare più agilmente in terre diversamente inaccessibili a cavallo (in alcuni casi così non è, ma ci si impiega davvero una vita e si possono anche incontrare nemici di livello molto più alto, pronti a inseguirti per mettere fine alla parola “vita“, la tua). Dovrai equipaggiare quindi al meglio la tua imbarcazione, renderla sempre più resistente, assoldare ufficiali che potranno guardarti le spalle, aiutarti durante gli arrembaggi (che consiglio rispetto allo speronamento semplice, per portare a casa maggiori ricompense), resistere ad attacchi nemici molto prepotenti e in alcuni casi così incessanti da metterti in ginocchio e farti correre –doverosamente– ai ripari, per evitare di soccombere.

Una differenziazione nel combattimento

Lo avrai ormai capito: Assassin’s Creed Odyssey non è solo una mappa davvero molto estesa (ma parecchio, credimi), è anche combattimento, istinto, fiuto per gli indizi, scelte, situazioni e bivi ai quali prendere una posizione o scegliere di percorrere una via che non sai poi tanto bene dove ti porterà. Una delle particolarità aggiunta è proprio una molteplicità di situazioni all’interno delle quali ti ritroverai (per scelta tua o di altri), come le le Battaglie di Conquista, i mercenari messi sulle tue tracce (per terminarti, manco a dirlo) e la vera e propria Guerra al Culto.

La prima è forse quella più facilmente intuibile rispetto alle altre due che hai già in qualche maniera visto in passato o che ti aspetti di vedere in Assassin’s Creed Odyssey dopo aver letto la parte introduttiva di questo mio articolo. Ti ritrovi catapultato nella Guerra del Peloponneso, i territori appartengono agli ateniesi e agli spartani, sta a te mettere maggiore peso sul piatto della bilancia di uno o dell’altro schieramento, e potrai farlo proprio durante le Battaglie di Conquista, situazioni nelle quali verrà indebolito il dominio di uno o dell’altro esercito (sarai tu a farlo, attraverso le tue missioni o semplicemente perché ne hai voglia e capacità), con possibilità di scagliarsi quindi contro ciò che rimane e cercare di conquistare quella regione (o difenderla dall’imminente attacco, a te la scelta). Durante questa battaglia (che vivrai immediatamente da protagonista, la scena verrà tagliata e tu verrai portato immantinente nell’area dello scontro) avrai a che fare con decine di soldati (di ambo le fazioni) e tu dovrai sconfiggerne quanti più possibile nel minor tempo, attaccando anche i capitani e i mercenari più forti e meglio addestrati, portando così a casa la vittoria, i crediti (l’esperienza) e le attrezzature migliori. L’esito è tutt’altro che scontato, credimi, non dipenderà tutto da te (l’altra fazione attaccherà i tuoi alleati, non hai molto tempo a tua disposizione), cerca di muoverti bene e subito.

I mercenari, come già anticipato, sono personaggi controllati dalla IA, ben addestrati e pronti a raccogliere la taglia che qualcuno ha deciso di mettere sulla tua testa a causa del tuo comportamento. Portare a termine missioni, dare fastidio ai civili e ai soldati, distruggere scorte o rubare concorrerà a non farti passare inosservato come vorresti. Per questo motivo dovrai difenderti da questo tipo di imprevisto (non tanto imprevisto, a dirla tutta) che potrebbe comparire nel momento peggiore (durante una missione per esempio), rendendo più difficile la tua sopravvivenza e attaccandoti mentre lo stanno già facendo altri nemici, il tutto andandosi a sommare con una rabbia e caparbietà data dal livello del tuo oppositore (mercenario come te), dai suoi punti di forza e dal fatto che è in grado di raggiungerti molto rapidamente, insistendo molto nelle ricerche anche quando tendi a rimanere nell’ombra.

Hai qualche metodo pratico per far valere le tue ragioni con queste figure (che verranno -una volta viste in fase di gioco- mostrate sulla mappa e nel menu dei mercenari, dove potrai dare un’occhiata alla classifica e alle loro qualità): ucciderle in combattimento (e talvolta non vengono da sole, ma sono accompagnate dai loro fedeli a quattro zampe), uccidere chi ha messo la taglia sulla tua testa (questo viene indicato sulla mappa, e non è pressoché mai un obiettivo facilmente raggiungibile) o pagare, rimettendoci di tasca tua è vero, ma in alcuni casi può aiutare a non perdere tempo e andare avanti con quanto programmato.

Per concludere in bellezza, la Guerra di Culto è un po’ ciò che ho precedentemente anticipato, e riguarda il Culto di cui sei venuto a conoscenza, composto da elementi particolarmente importanti, pedine di livello medio-alto alle quali dovrai avvicinarti per ottenere informazioni, mettendo poi fine alle loro vite, scalando così una piramide affatto semplice con la quale confrontarsi. Un menu di gioco ti permetterà di tenere traccia di quanto già scoperto, identificare i successivi obiettivi, scoprirne di nuovi (tramite indizi o semplicemente avanzando con la storia principale di Assassin’s Creed Odyssey).

Scontrarsi con questi personaggi (ma in generale anche contro qualsiasi altro nemico presente sulla mappa) richiede che il tuo personaggio venga potenziato costantemente, nell’arsenale tanto quanto nelle sue capacità di cacciatore, guerriero e assassino; potrai farlo attraverso i bottini conquistati, da migliorare presso i fabbri che potranno incidere le armi e le difese rendendole migliori nelle caratteristiche, mentre grazie ai punti conquistati con l’avanzare dei tuoi livelli nel gioco potrai imparare nuove mosse e padroneggiarne sempre meglio di altre già precedentemente possedute, per diventare più forte e resistente. Se a tutto questo vai ad aggiungere il sistema di spostamento rapido tramite sincronizzazione (il tuo fedele compagno di viaggio da posizione privilegiata è Ikaros, il cavallo invece dipende dalla tua scelta!), non hai più scuse per non esplorare e fare tue la totalità delle terre greche riportate in vita da questo splendido titolo.

In conclusione

Un ricchissimo Open-World a totale disposizione fa di Assassin’s Creed Odyssey un titolo da non lasciarsi sfuggire, dalle tante sfaccettature che imparerai ad amare nel corso della tua personale avventura. Le ambientazioni sono affascinanti, i vari ambienti ben distinti tra di loro in quanto a realizzazione, ma amalgamati sapientemente per fondersi nella migliore maniera possibile. Il mare ti richiama, così come le spiagge e tutto ciò che le circonda, con le loro storie, i tesori affondati da scoprire e conquistare. Il sistema di combattimento è quello proposto in Origins, ci dovresti ormai essere abituato. Le missioni non mancano, la storia principale (e qualche inevitabile secondaria) ti richiederà circa 50 ore di gioco.

Dato però che non di soli giudizi positivi può vivere un titolo, Assassin’s Creed Odyssey non può fare certo eccezione, ed è in questo caso che è diventato fastidioso (dopo qualche ora di gioco) il dover affrontare diverse secondarie per portare il livello di Alexios più in alto rispetto a quello maturato durante la storia principale (che inevitabilmente diventerà poco affrontabile quando ci si scontra con nemici di maggiore esperienza e resistenza), così come altrettanto fastidioso può essere considerato quel guizzo mancante rispetto alle vere novità introdotte lo scorso anno con Origins, e tutto ciò nonostante si stia parlando di qualcosa di parecchio più ricco ed esplorabile. La storia di Alexios e Kassandra c’è, esiste, viene in qualche maniera vissuta, raccontata e scoperta progressivamente, ma è solo un dettaglio che non inficia ai fini della trama principale, del susseguirsi di corpi privi di vita che ci lasceremo alle spalle, di quelle Battaglie di Conquista che ho scoperto essere quasi del tutto inutili (il quasi l’ho usato perché servono pur sempre a guadagnare migliori armi e punti esperienza preziosi) e che lasciano un po’ il tempo che trovano.

Ciò detto, il giudizio è comunque positivo, incontrando un mio 4 su 5 e l’impossibilità a essere ignorato da un appassionato della serie.

Tu ci hai giocato? Cosa ne pensi? Sarei curioso di conoscere la tua opinione, l’area commenti è a tua totale disposizione :-)

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Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

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The Crew 2

Gioxx  —  26/07/2018 — Leave a comment

Di acqua sotto i ponti ne è passata dall’ormai lontano 2014, il figlio era buono ma non si applicava fino in fondo, almeno secondo alcune delle voci appartenenti ai giocatori e critici dell’epoca. Ivory Tower –a mio parere– ci aveva già visto giusto, proponendo qualcosa di nuovo all’interno di un mondo fatto di percorsi da A a B, dove fortunatamente Turn 10 dava già quel dettaglio in più nei titoli realizzati per conto di Microsoft, facendoci però mancare quella varietà di mezzi e sfondi che lo studio appartenente a Ubisoft voleva invece portare davanti agli occhi di tutti. Quel sogno sembra essere diventato realtà e si è concretizzato nell’abito che veste The Crew 2.

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The Crew 2

Una scusa qualsiasi, quella del programma basato sulla spettacolarità delle modalità di gioco disponibili, una triste realtà, quella del “più follower, più fama, più soldi“, insieme a una serie di sfide che progressivamente andranno a presentarsi su una vastissima mappa americana che ti permetterà di accontentare ogni tua voglia, basta che questa abbia a che fare con un motore, un acceleratore e del protossido di azoto (che avrai su qualsiasi mezzo da subito, non ci sarà bisogno di acquistarlo, tuttalpiù potenziarlo). Non importa se si tratta di velivolo, motoscafo, automobile o due ruote da off road, l’importante è divertirsi, far divertire e scalare chiaramente la piramide sociale fino a quando non si potrà andare a conquistare la vetta occupata da chi –in quella specifica disciplina o a bordo del mezzo giusto– sembrerà avere tutte le carte in tavola per non essere spodestato. The Crew 2 per certi versi può ricordarti il bel festival di Horizon (e non per nulla ti ho parlato di Turn 10 in apertura articolo) e del fatto che lo spettatore dall’altro lato debba potersi appagare di quanto da te trasmesso, è solo una mia impressione o forse anche la tua che hai provato magari entrambi i titoli?

Questione di Classe

Street Racing, Off Road, Freestyle e Pro Racing costituiscono il poker di classi principali, il quale potrà poi suddividersi in alcune altre sotto-categorie che ti permetteranno di provare altri mezzi di trasporto e discipline non necessariamente su strada.

The Crew 2 2

Lo Street Racing è forse quello con cui hai (come me) maggiore confidenza, e ti permette di sfrecciare in piena città con le vetture più belle e potenti che esistono oggi (e in parte anche ieri) sul mercato. È questa la classe che ti permetterà di metterti alla prova anche con gare di Drift, accelerazione o grandi traversate. L’Off Road è fatto di Raid Rally e Cross, rispettivamente basati sulla gara fatta di checkpoint –dai quali dovremo sì passare, ma decidendo noi che percorso intraprendere (il rischio è quello di allungare troppo e perdere terreno rispetto agli avversari)– o percorsi ben stabiliti da affrontare in sella alla due ruote.

Il Free Style è la valvola di sfogo fatta di acrobazie spettacolari in aria (velivoli), in acqua (motoscafi) o su strada (Monster Truck!), ma anche di Pro Racing che mette alla prova le tue abilità nel Power Boat (motoscafi), Touring Cars / Alpha GP (automobili) e Air Race (velivoli), con checkpoint da rispettare e tempi che possono improvvisamente diventare stretti (e nel mio caso ciò che più mi ha portato quasi al rage-quit è il tipo di acrobazie richieste!). Il risultato della somma di questo grande bacino di competizioni è la Live Xtrem Series, una “puntata in diretta” dello show per follower tuoi (e non solo), durante la quale sarai chiamato a pilotare più mezzi, uno in seguito all’altro, cercando di portare a casa il miglior risultato possibile.

Vincere è certamente la migliore delle opzioni, ma non è sempre necessario, spesso un piazzamento sul podio (primi 3 posti) sarà più che sufficiente per guadagnare crediti, follower e potenziamenti per il mezzo guidato al momento della sfida. Il tutto concorrerà a far salire la percentuale di completamento della disciplina, la quale –arrivata almeno al 70% di completamento– ti permetterà di andare a sfidare il campione della stessa, con la possibilità di chiudere al primo posto e prenderti le chiavi (e tutto il resto) del suo mezzo, che immagino possa farti gola.

Al di fuori della scalata, potrai metterti alla prova con rapide sfide basate su velocità di punta contro autovelox che immortaleranno il tuo passaggio, raccolta di bonus lasciati liberi per strada (le Live Rewards) e fotografie da scattare seguendo indicazioni che ti verranno date durante il free-roaming. Tutto, ma proprio tutto, è raggiungibile da mappa senza la necessità di spostarsi a bordo del proprio mezzo, un rapido salto alla tappa interessata ti permetterà di prendere immediatamente parte alla competizione successiva, senza la necessità di arrivarci “manualmente” (e forse questo toglie un po’ il bello dell’esplorazione libera e del mero divertimento nel sentire rombare la propria macchina, moto, scafo o velivolo).

Questione di feeling

Non è tutta guida Arcade e storia finita (anche se di questo stiamo parlando se si bada al mero meccanismo di base e all’impossibilità di riportare danni al mezzo usato). Ogni vettura ha le proprie peculiarità, vantaggi e svantaggi, modi di comportarsi e reazioni al tentato controllo da parte tua, ne ho pagato le conseguenze pensando di poter guidare la Mustang GT del 2015 come fosse una qualsiasi berlina e nulla più (te ne accorgerai dando un’occhiata alla video-cattura del giocato). È forse questo un grande pregio di The Crew 2, non “mollarla troppo facilmente“, quasi al limite della sopportazione per un casual-gamer che si avvicina al titolo per la prima volta e al quale mancano le basi.

The Crew 2 è spettacolarità sotto ogni condizione climatica e nell’arco delle intere 24h, in alcuni casi con seria difficoltà (credimi) nell’individuare il giusto percorso in mancanza di buona illuminazione (e questo, in tutta onestà, non l’ho realmente apprezzato); è quantità e qualità nei mezzi di trasporto e nelle ambientazioni proposte (perché ce n’è veramente per tutti i gusti), senza considerare che oltre le molte competizioni per la scalata nelle varie classi c’è anche tutta una base di free-roaming assolutamente previsto e messo a disposizione (seppur non per tutti i singoli dettagli, ma diversamente non ci avrei proprio creduto). Puoi davvero spaziare in ogni dove e mettendoti alla guida di qualsiasi mezzo tu conosca (persino di una macchina di Formula 1, alquanto inusuale in un titolo di questo genere, che non sia quindi specializzato e focalizzato sull’argomento).

Sì, ma quindi?

The Crew 2 5

Rispetto al primo episodio del gioco, in The Crew 2 trovo una localizzazione italiana migliorata (dialoghi e sottotitoli), così come una colonna sonora valida e gradevole che ti accompagna durante l’intera sessione di gioco. Buonissimi i caricamenti, estremamente rapidi (e non faccio riferimento alla velocità raggiunta grazie all’evoluzione di Microsoft per Xbox One X) e con possibilità di saltare ogni convenevole legato all’esplorazione forzata dell’ambiente (il famoso trasporto rapido di cui ti ho parlato prima). Viene a mancare una caratterizzazione maggiore del personaggio utilizzato (ma non sposta poi troppo l’asticella del risultato finale) e del metodo di avvicinamento al mezzo da scegliere (la camminata fatta in prima persona è al limite dell’osceno), ma anche di coloro che ti circondano e che ti accompagnano nel percorso di crescita, è evidente che i maggiori sforzi profusi dai ragazzi di Ivory Tower siano sbilanciati verso la cura del dettaglio dei mezzi usati, delle ambientazioni e delle possibilità di esplorazione del mondo libero.

Mi è piaciuto The Crew 2? Per certi versi è confusionario, con un sistema di progressione discutibile e con alcuni comportamenti e reazioni dei mezzi che non mi convincono, eppure l’evoluzione c’è e si vede, la quantità di mezzi che è possibile provare è davvero vasta e il divertimento è certamente assicurato. È quindi promosso, con quella riserva che avrai da solo capito dalle mie parole, ma che non cambia la sufficienza più che piena che si porta a casa (non arriva all’8, ma ci va molto vicino).

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Prodotto: copia gioco fornita da Ubisoft
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