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C’è una location, c’è una squadra e anche una trama che si rifà per certi versi al mito costruito negli anni (non solo dalla serie Need for Speed). Need for Speed Payback è l’ultimo dei capitoli della lunghissima storia dedicata alle quattroruote truccate che scendono a competere in strada, infrangendo una quantità non meglio definita di leggi e sfidando a muso duro le forze dell’ordine, spesso impotenti davanti all’evidente sovrabbondanza di cavalli e manico contenute rispettivamente da mezzo e pilota che si generalmente davanti al loro muso, apprezzandone tuttalpiù il paraurti posteriore e gli scarichi.

Need for Speed Payback: accendi il motore e scendi in strada 2

Tyler Morgan, Sean Mc Alister, Jessica Miller e Lina Navarro. Questi sono i 4 nomi che leggerai o sentirai durante l’intero corso della tua sfida da zero al cento per cento del completamento della storia principale che ti permetterà di correre su pressoché ogni terreno, anche se principalmente avrai a che fare con sterrato e asfalto, salvo voler fare il giardiniere di tanto in tanto, andando in piena erba alta e cercando di controllare per quanto possibile il tuo mezzo di trasporto. I primi 3 nomi corrispondono a personaggi che potrai e dovrai controllare in base alle missioni da affrontare, ciascuno specializzato in un particolare metodo di guida e relativa vettura più adatta alla sfida, l’ultimo nome è invece quello della figura traditrice, della pecora nera che volta le spalle alla famiglia pur di realizzare il proprio interesse.

Il nemico comune ha un nome apparentemente altisonante (La Loggia, nda), anche se in realtà scoprirai (se avrai modo di giocare a Need for Speed Payback) che la localizzazione italiana è sì completa e ben sincronizzata, ma tutt’altro che curata e poco coinvolgente rispetto a quella che probabilmente era la reale intenzione degli sviluppatori (ancora sorrido pensando all’incipit introduttivo di una crew che sfida la morte su autostrada ai 160 km/h, figlia di una traduzione probabilmente differente dalle 160 miglia all’ora, ben più pericolose e molto più distanti da ciò che chiunque di noi può comunemente realizzare, magari in un sorpasso su corsia doppia per senso di marcia!).

Già, le Crew, altra cosa che –a tradurre dal testo compreso nel gioco– non rispecchia esattamente ciò che viene poi detto. Sono loro che bisognerà affrontare sui diversi terreni di competizione e relative vetture, cercando di mettere a tacere ogni dubbio riguardo le capacità dei piloti che andranno a comporre nuovamente una squadra andata precedentemente alla deriva dopo il tradimento di Navarro.

Quello che forse non sai di Lina è che il suo tradimento era organizzato proprio dalla Loggia, che la tiene a libro paga e che la userà in svariate future occasioni, perché a Fortune Valley nulla è reale, tutto è truccato (d’altronde le sue strade non si discostano poi molto dal gioco d’azzardo che caratterizza nella realtà un paese come Las Vegas), e ciò che rimane è un pugno di resistenze che in qualche maniera si alleeranno per combattere questo monopolio mai richiesto, tu sei solo uno dei protagonisti che dovrà farsi strada scalando le classifiche verso la punta della piramide.

Corsa, accelerazione, derapata, fuoristrada e fuga sono le 5 “discipline” che dovrai affrontare, alzando il tiro sempre di più con il passare del tempo e delle crew sconfitte, perché il tuning estetico è solo uno dei tasselli del gioco, non quello decisivo (ma quello certamente più bello e tamarro che tira fuori tutto l’istinto “levati” che puoi avere in corpo), perché quello spetta alla meccanica, e ti troverai ad affrontare il problema legato ai fondi mai sufficienti abbastanza spesso se non sei scommettitore. Ogni gara porta infatti con sé una possibile scommessa che pagherà –se vincerai rispettando le condizioni– più volte la tua posta. Ho accettato di scommettere poche volte, quasi sempre ho perso, sono tornato a guadagnarmi la pagnotta senza rimetterci ulteriori denari (rendendomi però la vita più difficile, non c’è dubbio). Più alto è il livello del raccomandato, più difficile sarà vincere la gara se il tuo mezzo si trova lontano da quel livello (abbastanza prevedibile), ma non farti problemi se il divario non supera le 10 lunghezze, con l’impegno puoi portartela comunque a casa.

Le cose più belle e difficili, forse, sono proprio quelle dedicate a Jess e alla fuga, perché qui entra in gioco la Polizia con tutti i suoi mezzi, che potrai / dovrai (in base alle richieste) distruggere e portare a KO tecnico per poter risolvere le beghe nelle quali ti ritroverai immischiato a causa delle persone che caricherai a bordo (qualcuno ha detto Transporter lì in fondo alla sala?). Ho apprezzato, a tal proposito, gli stage in cui affrontare il nemico comune alternando più vetture, più tracciati e più protagonisti in un solo colpo, un buon punto a favore del gioco.

Buono anche lo spunto dedicato a Ravindra ‘Rav‘ Chaudhry, meccanico dalle mani d’oro che aiuterà i protagonisti del gioco e che potrà resuscitare veri e propri catorci che possono essere recuperati in aree della mappa (dopo aver sconfitto il boss di una qualsivoglia crew), un po’ come succede nella serie di Forza Motorsport (per chi ha console o PC Microsoft), ma che si differenzia per la necessità di andare a ricercare anche 4 parti principali che serviranno a Rav per tirare fuori dal cilindro la soluzione che più preferisci, permettendoti di far rinascere quel mezzo nella categoria che più ti interessa (fuoristrada, fuga, ecc.).

La mappa, sia per quello che riguarda il recupero dei catorci e le loro parti, sia per i numerosissimi punti di interesse e trasporto rapido (ti toccherà comprare qualche garage per muoverti più in fretta nella mappa, così come aumentare gli slot a disposizione del tuo garage personale), è davvero molto molto vasta. Ti concederà di andare avanti con la missione principale (ammesso tu possa supportare la spesa di upgrade del mezzo adatto alle sfide), ma ti permetterà anche di sfidare piloti nomadi, distruggere oggetti e lanciarti in sfide molto rapide per mostrare le tue capacità di velocità massima (autovelox o percorsi ad alta velocità) o di derapata, o ancora di salto.

Tutto –ma proprio tuttoutilizzando uno stile di guida completamente arcade, molto da freno a mano e curva impostata al massimo delle tue capacità per risolvere ogni situazione o quasi. Non c’è realismo alcuno (fatta eccezione per l’ottimo dettaglio delle auto), non c’è botta che possa fermarti (al massimo perderai qualche secondo per rimetterti in pista correttamente e ricominciare a correre), anzi c’è pure qualche glitch che ti salverà quando penserai di aver fatto la cazzata atomica della sessione (tipo andare contro un auto nel momento più brutto, scoprendo che in realtà non si trovava lì, riuscendo a passarci dentro come nulla fosse!). Sempre rimanendo in tema glitch, è quasi insopportabile quello dedicato alla Polizia che compare dietro di noi a caso, senza arrivare da strada alcuna, semplicemente per dare inizio alla vera missione o alla fuga dopo aver rubato una cassa messa lì apposta come Honeypot. Che il tanto amato Frostbite non sia ancora pronto a tutto questo?

Al solito, le mie stupidate vengono messe in bella vista in alcuni video catturati e trasmessi nel mio canale Mixer in sessione di gioco live, senza taglio alcuno e senza alcuna imprecazione, che se ti dessi accesso al mio microfono probabilmente pregheresti per me e per la salvezza della mia anima! Tutto caricato e inserito in playlist YouTube disponibile sul canale di Fuorigio.co:

Ho trovato una marea di riferimenti a opere diverse da quelle viste fino a oggi nella serie di Need for Speed, e non è certo un male, sia chiaro. Probabilmente però, alla lunga, i possibili riferimenti termineranno, così come la necessità di replicare un titolo che toglie e mette sempre qualche dettaglio ogni anno, pur di mostrarsi sempre diverso ma sempre uguale. Il motore grafico, punta di diamante di altri titoli di EA, qui non sembra aiutare fino in fondo. Altre piccole sbavature concorrono a un risultato finale che –pur se pienamente sufficiente– lascia un amaro in bocca difficile da togliere.

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Non è semplice, non lo è mai, nonostante ormai ci si sia abituati al suo arrivare puntuale in corrispondenza dell’autunno. Confrontarsi con un mostro sacro del calcio giocato su PC e console può richiamare l’attenzione di fan e detrattori con una facilità pazzesca, sopratutto perché non c’è mai una vera svolta, non può esserci, è pur sempre calcio ed è quindi ovvio che gli 11 protagonisti porteranno sul campo la tua esperienza e la capacità di mandare quella palla nel 7 (giusto per fare quelli che sanno far soffrire il portiere). FIFA 17 porta con sé una serie di novità nel reparto grafico e in quello della storia del single player, vediamole insieme.

FIFA 17 (Il viaggio di) 5

FIFA 17 è Frostbite

FIFA 17 è voglia di cambiamento in un contesto che tipicamente non lo permette, non in maniera così incisiva per lo meno. EA si vuole mettere in gioco proponendo il proprio motore Frostbite piegato alle necessità di riprodurre fedelmente giocatori, campi da calcio, pubblico. Si tratta di una mossa rischiosa perché fino a oggi, quel motore, lo abbiamo visto all’opera per tenere a bada prevalentemente titoli sparatutto (con eccezioni nel campo dell’automobilismo e anche del golf, primo vero esperimento sportivo probabilmente), decisamente più frenetici e meno statici (per ciò che riguarda gli scenari e le ambientazioni). La teoria dice quindi che il risultato dovrebbe essere splendido, impeccabile, da leccarsi i baffi, e invece no.

Non è proprio un no completo, è quel classico no che alle scuole superiori tuo padre o tua madre si beccavano da quella professoressa che adorava dire di te frasi fatte, in perfetto stile “suo figlio è bravo ma non si impegna“. FIFA 17 pecca di gioventù in quanto a utilizzo del Frostbite, alternando riproduzioni molto fedeli a set di giocatori fotocopia, per non parlare di un pubblico che nonostante l’ormai eterna buona volontà, continuerà a essere tutto troppo uguale, difficile da far risaltare, una costante alla quale ci si è ormai affezionati (affezionarsi non equivale a giustificare, giusto per essere chiari).

Nulla da eccepire invece per ciò che riguarda le animazioni in attesa del caricamento della partita, così come la parte relativa all’allenamento e a tute le possibili fonti di fastidio (giuste, sia chiaro) mentre si gioca, San Siro nelle prime ore del pomeriggio ne è la più chiara dimostrazione, ed è così anche dal vivo, quindi apprezzo -sempre- la volontà del team EA nel voler riprodurre nei minimi dettagli i campi da gioco. Arbitro? Presente anche lui, e salvo qualche piccola sciocchezza nei movimenti, è diventato molto più raro beccarselo in mezzo alla propria azione di gioco, per la felicità dei miei tiki-taka atti a stancare l’avversario e cercare di arrivare in area senza troppa fatica.

Nulla cambia invece nei menu, così come nella telecronaca. La coppia Nava-Pardo è pressoché esente da errori di riproduzione audio (almeno durante le mie sessioni di gioco) e la si gradisce perché non va mai oltre le righe, al massimo c’è Pardo che esagera e infastidisce sporadicamente in alcuni passaggi, così come nella realtà, non ci si può certo lamentare per la fedele riproduzione ;-)

I dominatori

Non esistono, fortunatamente. Non puoi prendere palla e pensare di andare a bucare la difesa avversaria uscendone con tutte le ossa al proprio posto e la palla tra i piedi. Il minimo sindacale sarà un fallo subito, la normalità prevederà uno scontro e un furto corretto di palla tramite la fisicità dell’avversario che ci si ritrova davanti, anche se proverai ad utilizzare quell’armadio a due ante dell’Ikea come può essere Zlatan Ibrahimović. Apprezzo, molto, e continuo a preferire questo approccio al classico Cristiano Ronaldo che è in grado di fare uno zero-cento in meno secondi che un’Audi R8 V10. Ho voluto ritagliare un piccolissimo paragrafo per questa specifica caratteristica, alla quale tengo personalmente soprattutto quando si va a giocare online, contro ragazzini pronti a umiliarti dopo essersi preparati 12 ore non-stop di allenamento e trattenute di palla tramite l’apposita combinazione proposta in FIFA 17 (che imparerai a utilizzare al meglio). Che poi io continui a non saper tirare decentemente i rigori, questa è altra questione (e le imprecazioni volano, ma tant’è).

Hi. My name is Alex Hunter.

Questa è la vera novità, perché se da un lato i campionati e le coppe per single e multiyer rispondono all’appello come ci si aspetta, dall’altro FUT catalizzerà l’attenzione di coloro che oltre a vivere il calcio giocato, desiderano costruire il miglior team possibile a colpi di cartellini di un certo livello. E se io volessi invece fare carriera? Eccola la risposta, è Alex.

FIFA 17 (Il viaggio di) 6

Alex è giovane, vive di belle speranza e con un peso da portare sulle spalle, costituito dal successo del nonno sui campi da gioco, seguito poi dal padre, più sfortunato perché costretto ad abbandonare passione (e lavoro) dopo un grave infortunio. A fargli da sfondo c’è la complessa scalata alla Premier League inglese, uno dei campionati più belli e difficili che ci si diverte a guardare in TV quando si ha un attimo libero nel fine settimana. Nel mezzo, moltissimi spezzoni che ricercano una sorta di cinematograficità che servirà a mettere ogni tassello al proprio posto, costruendo così la crescita del giovane ragazzo.

A volerla vedere spicciola, si tratta della vecchia carriera, ora completamente rivista e riscritta, da vivere tutta in prima persona, arrabbiandosi per le delusioni riservate ad Alex e sorridendo quando si infila la palla in porta, in barba all’allenatore che non ci sceglie come titolari quando lo riteniamo opportuno. Tutto molto bello, riesco a sopportare persino quel frame di finto Twitter dove uno stesso utente pubblica due tweet che si contraddicono tra di loro, nello stesso giorno (si, perché se fosse in giorni diversi potrei anche capirlo, ma chissenefrega).

A completare la scelta e la costruzione della novità, c’è la triplice via nella quale poter spingere Alex. 3 le possibili risposte a ogni domanda che ci viene posta, dalla più pacata a quella più infiammata, per conquistare nuovi fan o mettersi in evidenza agli occhi dell’allenatore, quello che decide da che lato della bilancia andrà l’ago, la persona chiave che sceglierà se schierare Alex come titolare o meno, soprattutto in base ai risultati ottenuti negli allenamenti proposti tra una partita e l’altra. Crescita, cessioni, nuove conquiste, fa tutto parte di un calderone che mi è piaciuto tanto e che continuo a giocare volentieri, preferendolo all’ordinario campionato italiano (all’interno del quale mancano alcuni dettagli a causa di accordi e licenze non rinnovate per tempo, evidentemente) o allo straniero.

È giusto dire che, ancora una volta, c’è quella giusta quantità di possibilità che si adatta facilmente a qualsiasi tipo di giocatore. Ce n’è per tutti, non ti resta che scegliere che tipo di sfida di attende una volta inserito il disco di gioco e preso in mano il controller.

Questo è il vero viaggio di FIFA 17.

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La notte: questa lunga, inesauribile, ricca di sirene della polizia e sportellate (solo per cominciare) tra chi la strada la vive fino all’ultimo grammo di gomma rimasta attaccata al cerchione, rigorosamente non di fabbrica. È così che EA intende riportare Need for Speed a quello che forse era l’apice del suo essere adrenalinico, illegale al punto giusto, senza necessità alcuna di preoccuparsi di che fine potesse fare il proprio mezzo, perché alla fine di tutto ci sarebbe sempre stata un’officina pronta a rimettere a posto ogni cosa.

Ne è passata di acqua sotto ai ponti da quell’ormai lontano 2003, e l’esperienza sembra farsi per certi versi sentire, per altri forse un po’ meno, errori dettati da obiettivi odierni che dovrebbero rasentare la perfezione nel più breve tempo possibile, un binomio che non sempre funziona, che non sempre genera il risultato sperato quando è il momento delle promesse verso i giocatori. Need for Speed è un reboot che volta pagina rispetto alla ripetitività degli anni passati, e che cerca di unire i punti di forza di una serie così storica che è impossibile pensare di stare senza.

Need for Speed: stasera si va a correre! 10

Installazione eseguita, gioco avviato e subito la necessaria connessione ai server di EA, il punto critico di tutte le sessioni, un SPoF (Single Point of Failure) che ho più volte mandato giù a fatica, tra una disconnessione senza motivo alcuno a messaggi ripetuti di manutenzione del server con il conto alla rovescia. Sono un tecnico di mestiere, conosco bene di cosa stiamo parlando, e non oso immaginare la quantità di connessioni da tenere a bada, contemporaneamente, con ogni risorsa di gioco, missione, messaggio e qualsiasi altro particolare contenuto nel titolo. Niente connessione? Niente storia o sfide in strada (io prima vedere cammello, cit.), un peccato considerando che l’Italia non brilla certo per diffusione di connessioni a internet correttamente funzionanti.

Ipotizziamo che la connessione a internet non sia il vostro problema, e che possiate ottenere una buona sessione di gioco senza interruzioni (se non forzate da casa madre, nda), tutto ha inizio dal Need for Speed Network: un hub che permetterà di accedere a ogni voce principale del gioco in maniera decisamente intuitiva. Dalla mappa contenente missioni, possibili sfidanti (connessi nella vostra stessa partita) e punti chiave, allo smartphone che –rigorosamente connesso in un 5G che oggi è solo speranza nella realtà– vi permetterà di ricevere chiamate dai vostri compagni di avventura in ogni momento, oltre che fare da segreteria con archivio così che possiate accumulare le gare da portare a termine nel corso delle ore di gioco. Ora che le dovute presentazioni sono state fatte, passiamo alla ciccia.

Need for Speed: stasera si va a correre! 15

Cosa mi ha convinto

Tutto il sistema di guida funziona, ammesso che si impari a controllare il proprio mezzo (da scegliere, come sempre, ad avvio del titolo) nel corso delle prime gare organizzate proprio per farvi prendere confidenza con tutto il sistema di questo reboot. Funzionano anche le inquadrature che seguiranno le derapate e i cambi repentini di direzione, anche se non sarà subito facile abituarsi. A prescindere da come andranno le cose, sarete comunque i vincitori morali che permetteranno alla storia di andare avanti, non crucciatevi e continuate a tenere le mani su quel controller.

Need for Speed: stasera si va a correre! 9

A proposito di storia: molto bello il lavoro dei ragazzi di Ghost Games (studio della stessa EA) che hanno scelto di fondere realtà e finzione grazie a sequenze filmate che vivrete in prima persona, con una tale naturalezza che vi sembrerà quasi di essere lì (attrici un po’ troppo finte a parte, nda), con la possibilità di vedere sullo sfondo la propria vettura come se si trovasse proprio in quell’officina.

La polizia. Più cattivi sarete, più proverà a fermarvi con ogni mezzo possibile. Bentornati quindi ai posti di blocco e alle vetture più robuste che saranno in grado di chiudervi nell’angolo. È quello che ormai avete imparato a fare meglio nel corso del tempo: scappate, a meno di non fermare subito l’auto per pagare un’ammenda assolutamente sopportabile per le vostre tasche. Se invece pensate (o sapete) di avere un mezzo più rapido di quelli messi a loro disposizione, ingranate la marcia e dateci dentro. Guadagnerete così ulteriore reputazione, soldi e sbloccherete ulteriori potenziamenti per la vostra automobile.

La personalizzazione è la chiave di tutto. Un’intera officina a vostra disposizione, pezzi che arrivano continuamente, che potrete vincere nelle sfide o sbloccare accumulando punti e reputazione. Estetica e meccanica si fondono, il vostro gusto (o la quantità di maranza non meglio definita, quella che tenete sepolta da qualche parte lì) e le capacità di assemblare solo il meglio che ha da offrire un mercato in continua evoluzione. Correte, vincete (o fate del vostro meglio), tornate all’officina di tanto in tanto per rimettere in sesto la carrozzeria e montare nuovi pezzi, ne guadagnerà la vostra autostima quando dovrete sfidare automobili messe decisamente meglio della vostra. L’open-world messo a disposizione degli sviluppatori è grande, complesso, per alcuni versi nuovo anche se in realtà ha lo stesso sapore di “già visto, anche a causa delle missioni di cui sono ricche le strade che si tende a usare più spesso.

Need for Speed: stasera si va a correre! 16

L’intera portata, per concludere in bellezza questa sfilza di punti a favore, ha un contorno musicale di tutto rispetto. Peccato solo che venga valorizzato come si deve nei momenti giusti del gioco. Salvo modificare le impostazioni audio del titolo e mettervi addosso delle ottime cuffie (collegate direttamente al controller), ascolterete l’ottima playlist scelta solo a tratti, come un buon sottofondo e nulla più, lasciando ampio spazio a telefonate (singole o di gruppo) e al motore e ai tubi di scarico del vostro mezzo. Capiamoci, il secondo citato è assai gradito, tutto il resto può passare anche in secondo piano se mi mandano in quel momento “Go” dei Chemical Brothers :-)

L’amaro in bocca

Non sono tutte rose e fiori, sia chiaro. Il lavoro nel suo complesso è ottimo, convince. Buono il sistema di guida (che è il punto focale per un titolo come questo, ovviamente), buone le sfide e l’adrenalina in grado di scatenare nel giocatore. Buona la resa della vettura e ogni sua personalizzazione, vanno persino bene le missioni, a catena una dopo l’altra.

Certo non mancano i poligoni che si intersecano l’uno con l’altro (vedi immagine qui di seguito), ma è tutto sommato sopportabile. Lo è meno, molto meno, il palo che non si riesce ad abbattere quando si è lanciati a velocità folli e che improvvisamente diventa più robusto di uno scoglio in mare. Fastidioso anche l’essere lanciati in fuga dalla polizia e, con il controller scarico, non poter fare assolutamente nulla se non essere arrestati perché il gioco non va in pausa automatica limitandosi solo a dire che non c’è un controller collegato.

Need for Speed: stasera si va a correre! 17

Il non plus-ultra di tutto questo è quella disconnessione della quale vi ho già parlato all’inizio dell’articolo, a gioco ormai lanciato sugli scaffali è dura da sopportare, non siamo più in fase beta né tanto meno sotto embargo giornalistico quando si possono ancora fare (più o meno) tutti i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria su quei server che dopo il lancio non dovrebbero perdere un colpo. Tutte sciocchezze forse (anche se la disconnessione non la considero tale), ma accumulate tra loro possono generare un parere non troppo positivo. Questo perché le cose belle siamo abituati a darle per scontato (sbagliando), le brutte finiscono sempre per essere ricordate, anche dopo molto tempo.

In ogni caso il titolo non delude, e finalmente accontenta anche quelli che desideravano da tempo di poter sporcarsi nuovamente le mani in officina, me per primo. La parte più lunga e bella è proprio quella della personalizzazione, che è in grado di rendere ogni vettura diversa dalle altre, anche in strada, dove poi è il pilota che conta.

A voi non resta che scendere in strada e accettare la sfida.

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La demo di FIFA 16 è arrivata sui rispettivi store di Sony e Microsoft, e ci si prepara ormai a quella che è la solita battaglia annuale tra i due titoli calcistici per eccellenza, come anticipato nell’articolo dedicato a PES 2016 che esce giusto oggi in versione completa. FIFA 16 rinnova così il suo guanto di sfida apportando diversi miglioramenti nella parte relativa al controllo di palla, nelle caratteristiche peculiari di alcuni titolari ben noti ma soprattutto nella fisica della palla più che mai incerta e potenzialmente imprevedibile, ben lontana da quell’essere infallibile durante un passaggio anche sporco o non ben bilanciato nella sua potenza, così come accadeva anni fa (sembra sia passata una vita, non è così).

FIFA 16: uno sguardo alla Demo 8

Un’amichevole obbligatoria contro il Barcellona ci porta dritti al centro di un El Clásico che ci vedrà quindi seduti nella sedia da regista del Real Madrid di Cristiano Ronaldo. Questo servirà a prendere confidenza con ogni tipo di controllo della palla, delle tecniche e della nuova funzione “Radar” che serve a ricordare le combinazioni di tasti a nostra disposizione per poter giocare la nostra partita da protagonisti. Una guida assistita che non potrà certo fare male, soprattutto ai nuovi arrivati.

Solo al termine del match sarà possibile accedere al menu di gioco e scegliere così la nostra configurazione tasti, tallone d’Achille per coloro che arrivano da anni di scuola PES e che si ostinano a volere il tiro sulla X e non sulla B (presente!), motivo della maggior parte delle imprecazioni in area di rigore quando si è pronti a sorpassare l’ultimo difensore e si finisce per sparare un pallonetto in tribuna degno del più brutto dei cucchiai di Totti.

Unica italiana presente all’appello delle big giocabili è l’Inter. Oltre i soliti noti la demo permette inoltre di provare quella che è la novità più pubblicizzata di questo nuovo FIFA 16: le squadre di calcio femminili. Due le possibilità: Germania e USA, a voi la scelta, io ho preferito rimanere in Europa. Le donne sono agguerrite, rapide e spesso molto precise. Per le facili battute vi rimando alla serata pizza-birra-FIFA con gli amici, qui si vedono i fatti, quelli sul campo, un po’ come questa azione da gol che non mi sarei aspettato di concludere con la Germania.

Qualche partita ancora, una rapida sfida a due controller e la demo può essere ora accantonata con soddisfazione. La scelta è solo rimandata, per ora ci accontentiamo di godere delle peculiarità di ambo le demo, in attesa dei titoli definitivi ormai alle porte, previsti entrambi per questa seconda metà di settembre. A voi la scelta tra l’estrema cura dei tatuaggi di Messi o i festeggiamenti a base di selfie di Francesco Totti.

Al solito, prima di concludere, screenshot e video disponibili (fino a naturale scadenza) nella mia area profilo Xbox, via web accessibile all’indirizzo xboxdvr.com/gamer/gioxx85.

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Provateci voi a prendere il titolo di calcio più apprezzato degli ultimi anni, portarlo sulla Next Gen e in particolare su quella Xbox One scelta come partner di lancio della versione “più sburona” rispetto alle console di generazione precedente e zittire ogni critica, ogni lamentela, ogni possibile competitor. FIFA 14 è sulla buona strada ma non è quello che chiunque di noi si sarebbe aspettato, non nella sua completezza, e provo a giustificarvi questo mio essere più bastian contrario del giudizio comune.

FIFA 14: il calcio della Next Gen

Nuovo motore, nuove potenzialità, una nuova vita, tutto ciò su cui è possibile “spingere l’acceleratore” si traduce con FIFA 14 su Xbox One (ma anche PS4). La prima volta che io e Andrea abbiamo avuto la possibilità di mettere mani e controller sul titolo siamo rimasti molto soddisfatti. La classica partita uno contro uno, resa ancora più classica dalla scelta delle squadre di club del “classico più conosciuto al mondo”, Barcellona contro Real Madrid in 90 (e più) minuti virtuali di partita parecchio bilanciata e chiusa solo ai rigori.

Ho avuto modo di ragionarci su, di prendere la mia One, scaricare la mia copia di FIFA 14, giocare, giocare e giocare ancora. Ora, a parte il fatto che togliere la possibilità di selezionare i tornei in locale non mi è sembrata tutta questa grande idea (in base a quali statistiche dannazione? E i tornei ad-hoc fatti nelle serate tra amici o colleghi di lavoro? Non si risolve mica tutto con delle “amichevoli” a raffica!) è chiaro che EA abbia voluto concentrare la maggior parte degli sforzi per migliorare le modalità più apprezzate da chi vuole cominciare una propria carriera (seppur virtuale) o realizzare la squadra dei propri sogni (e budget, nda) per portarla online e affrontare le stagioni che la separano dal podio. Ci è riuscita piuttosto bene ed è sempre più bello quell’angolo -che piccolo non è più da tempo- dedicato a FUT, alle aste e al contratto da rinnovare che puntualmente ci si dimentica, costringendoci a correre ai ripari e batterci nell’arena (o pagare a prezzo pieno).

FIFA 14: il calcio della Next Gen 1

A tal proposito mi viene in mente l’affermazione di un amico (mi piace considerarlo tale anche se per me è un maestro): “FUT ogni anno fa piangere e alleggerire il portafogli, quello reale, perché solo così non si scende a compromessi e ci si gode davvero la squadra dei propri sogni”. Sarebbe bello poter pensare ad un FUT in continua evoluzione con le edizioni del titolo, portare con se la propria creazione da un FIFA all’altro, idea irrealizzabile?

Una Demo decisamente ben realizzata

Ho volutamente saltato a piè pari la recensione dello stesso titolo su Xbox 360 ma credo di aver fatto male. Mancano diversi dettagli all’appello e sinceramente mai me lo sarei aspettato dopo tutto l’hype creato per la versione Next-Gen. Provare FIFA 14 su Xbox 360 o su PlayStation 3 significa andare a colmare lacune per me importanti, anche se -ovviamente- non si potranno pretendere miracoli dal fattore grafica che sulle nuove console alza nettamente la soglia del “cosa mi aspetto da ora in poi“. Sembra quasi una Demo davvero ben realizzata in attesa che esca il titolo completo, lo stesso per il quale non vedevo l’ora che arrivasse la One a casa.

FIFA 14: il calcio della Next Gen 2

Chiariamo subito la situazione e diamo quindi a Cesare quel che è di Cesare: vedere il pubblico esultare insieme a me dopo il gol, le luci dello stadio, la nitidezza del campo, riuscire quasi a distinguere il singolo filo d’erba e godersi le espressioni facciali di Messi o El Shaarawy dopo aver sbagliato un tiro semplice o aver preso in pieno il sette cambiando l’esito della partita al 90esimo è da “Uao” spontaneo. Il motore reattivo, più realistico ogni anno sempre più, i movimenti, i trucchi del mestiere in base al giocatore utilizzato e le sfide online rendono il “nuovo” FIFA 14 un ottimo titolo ma resto in ogni caso in attesa del resto.

Un vero peccato. Divertente, bello, bravo, bravo, ma per me … è no.

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