Archives For Tom Clancy’s The Division

In attesa che la Open Beta faccia mostra di sé nei primi giorni di marzo, Ubisoft ha da poco chiuso l’accesso privato al nuovo capitolo dedicato allo sparatutto in terza persona di Massive Entertainment, The Division 2. Pur non avendo avuto occasione di giocare la Zona Nera e la missione Invasione (ero fuori città e non sono riuscito a dedicarmi anima, cuore e pallottole al titolo), ho potuto farmi un’idea delle novità alle quali avremo accesso e dalle quali (credo valga un po’ tutti, sicuramente vale per me) ci si aspetta parecchio in termini di miglioramenti e correzione – se così si può chiamare – dei problemi noti di The Division. Ho giocato The Division 2 in Private Beta sulla mia Xbox One X, qualsiasi riferimento è quindi pensato per la console di casa Microsoft ed è possibile che non corrisponda all’esperienza su PC o PlayStation.

Il caos e la Casa Bianca

Se Washington D.C. è la nuova destinazione degli agenti, è anche vero che la Casa Bianca può risultare essere la migliore base operativa per coloro che forniranno assistenza e fuoco ai civili sopravvissuti all’espansione dell’infezione che aveva precedentemente colpito New York, rendendola di fatto una città fantasma e con tassi di criminalità mai visti prima, dettati dall’evidente necessità di sopravvivenza di quelle persone rimaste a raccogliere quelle risorse sempre più scarse disponibili sul territorio. La SHD torna quindi a essere necessaria, forte di uno spirito a metà tra la “crocerossina” e la necessità di mettere ordine lì dove l’ordine non esiste più, soprattutto perché di JTF non se ne sente più parlare e perché quegli agenti di supporto sul campo di battaglia continuano a essere più inutili di un frigorifero per gli eschimesi.

Ubisoft The Division 2: storie da una Private Beta

Per arrivarci – alla Casa Bianca, nda – si dovrà attraversare un’area apparentemente vuota e chiaramente devastata (ma più verde di quanto siamo stati abituati a vedere in una New York così gotica da fare il pelo a Batman e alle sue storie su Gotham), la quale nasconde alcuni oggetti certamente preziosi (che ti consiglio quindi di recuperare anche in quella che sarà la prima missione del gioco finale e commercializzato sugli scaffali) per farsi largo tra quei piccoli gruppi di ribelli che ti ritroverai in fretta a fronteggiare, i quali non hanno intenzione alcuna di permetterti di arrivare alla tua destinazione. Nessuno ti potrà aiutare, il livello degli antagonisti è bilanciato rispetto al tuo, non preoccuparti ma non prendere neanche sotto gamba la cosa, non ti conviene (il perché lo capirai tra breve), prepara le armi e sii preciso, perché di colpi certamente ne hai, ma potresti perdere quell’attimo ideale per terminare lo scontro a tuo favore senza troppa fatica. Potresti fare qualche errore certo, e infatti il primo gruppo da affrontare è molto ristretto e ti permetterà di riprendere confidenza con il sistema di gioco e le sue combinazioni da controller.

Attraversato quel lembo di terra che ti separa dalla sicurezza di non ricevere pallottole alle spalle, potrai finalmente dare un’occhiata da vicino alla Casa Bianca, la quale risulterà seriamente danneggiata da quanto accaduto a Washington D.C., nulla però che non si possa ricostruire con tempo, risorse e chiaramente oggetti che recupererai durante le missioni che ti verranno proposte.

Un’occhiata alle missioni

Due principali come da storia (con armi, livellamenti e nemici che crescono insieme all’aumentare dell’esperienza del giocatore), e una terza “invasione” con massimi livelli negli armamenti e nelle squadre d’assalto, così da saggiare la validità della scelta futura e farsi un’idea del tipo di offensiva alla quale far fronte quando arriverà il giusto momento (a gioco ufficialmente rilasciato).

Il movimento e il controllo delle armi e dei ripari è rimasto pressoché invariato, certamente migliorato in risposta ma anche – in un certo senso – rallentato rispettando quella che è la fisica umana, perché non si è mai sufficientemente veloci per correre indisturbati dietro un riparo, e questo è apprezzabile ai fini della “realisticità” del titolo, volutamente virgolettata perché non esiste sulla faccia della terra, volendo metterlo sull’altro piatto della bilancia, che un nemico anche ben protetto non vada a terra con un paio di colpi ben assestati.

Ah già, a proposito dei colpi: fanno male stavolta, ma sul serio. Scordati quella malsana abitudine di lanciarti in mezzo alla mischia e aprire il fuoco come non ci fosse un domani o come se si stesse facendo il casting per il prossimo film americano tutto pallottole, esplosioni e Kaboom Rico, Kaboom, in The Division 2 (ammesso che la beta ricalchi ciò che troveremo su scaffali e store digitali il prossimo 15 marzo) nulla ti è più amico di un buon riparo o di una corazza che dovrai cercare di non farti abbattere rapidamente. I nemici tireranno più o meno bene in base al livello con il quale ti presenti davanti (o dietro) a loro, e sarà un crescendo di sofferenza, caricatori e medikit che avranno necessità di tre secondi circa per poterti rimettere in sesto, contrariamente a ciò che accadeva nel vecchio capitolo dove correndo potevi curarti e non andare quasi mai a terra (se giocavi bene le tue carte, chiaro).

Ubisoft The Division 2: storie da una Private Beta 2

L’azione, quella bella

The Division 2 mescola ciò che di più buono c’è stato nel precedente episodio della serie con ciò che si pensa essere la migliore scelta per questa avventura che ti / ci porterà a Washington D.C., questo è chiaro fin da subito. Sia affrontando da solo i gruppi di nemici sulla strada, sia ricostruendo quel gruppo di amici con il quale ho affrontato pressoché ogni sfida (o quasi) del primo The Division, mi è parso che i passi in avanti ci siano e che abbiano una certa consistenza. Come già detto qualche parola fa ho apprezzato molto la maggiore fragilità del protagonista controllato (nei movimenti più lenti ma anche nel non potersi più esporre in stile Rambo davanti al fuoco nemico, anche per quei pochi secondi che oggi rispetto a ieri possono essere fatali), alla quale si associa una migliore intelligenza nemica controllata dalla IA e alla quale si associano una serie di armi e oggetti che non aspettano altro che metterti nel mirino per raggiungerti e farti cessare il fuoco (oltre che il respiro).

Questo è ciò che permette di creare delle azioni di gioco appassionanti, coinvolgenti, giuste per ciò che io ho personalmente ricercato nel 2016 ma anche oggi, a distanza di 3 anni. Mi è capitato un paio di volte di distrarmi e ritrovarmi accerchiato dal nemico “imprevisto“, ma anche essere protagonista ancora una volta non desiderato di fuoco che teoricamente non ci sarebbe dovuto essere, perché è più semplice che ci si ritrovi ad assaltare un campo ostile dove a venirti incontro (più che altro contro!) non saranno solo le iene (nuovo nemico base che ritroverai nelle strade di Washington D.C., nda) di quel campo, ma anche gruppi che pattugliano le strade e che nulla c’entrano con quella specifica azione, ma che si infileranno all’interno di essa per far fronte comune contro il tuo gruppo.

Ubisoft The Division 2: storie da una Private Beta 3

Rapide osservazioni tecniche

Pur trattandosi di una versione beta, è chiaro che The Division 2 è ormai maturo per essere raccolto e giocato al meglio, sono certo che pur essendomi perso la Dark Zone e l’ultima grande missione queste siano state apprezzate da chi ha avuto modo di metterci piede e arma (ehi tu, ci hai giocato? Fatti vivo, sono curioso di conoscere il tuo parere nei commenti!), in attesa di poterlo fare anche io durante l’Open Beta del prossimo marzo. Se dal lato meramente fisico e di controllo non ho notato poi così tante differenze (anche se le armi sono state ben riprogettate e così i loro rinculi, caricatori, tempi di ricarica, ecc.), ciò che più disturba – evidentemente in modo voluto – è quella luminosità con la quale spesso ci si ritrova a fare i conti, perché non sempre a tuo vantaggio, un po’ come funziona con le zone più buie o più mal ridotte a causa dei gas velenosi che si propagano ancora per le strade.

Ubisoft The Division 2: storie da una Private Beta 4

The Division 2 in generale propone ambienti molto più ricchi e dettagliati, forse in alcuni casi anche troppo; rischiano di distrarti, farti perdere tempo e distogliere attenzione da ciò che realmente può interessarti. La base principale (la Casa Bianca) e i primi rifugi sono molto diversi rispetti al passato e questo non è necessariamente un bene, ma sono certo che prendendoci maggiore confidenza il mio giudizio cambierà e tenderà a migliorare. Lo stesso si può dire infatti per il menu giocatore, per le abilità speciali e per le armi secondarie, tutto organizzato in una maniera che dà un taglio netto al passato. In tutto ciò sono certo che avrai apprezzato la vastità della mappa e la quantità di missioni secondarie che sono state messe a disposizione di chi ha partecipato alla Beta Privata, e che probabilmente salteranno nuovamente fuori durante l’apertura al pubblico.

Insomma, lo avrai capito, voglio necessariamente farci “un altro giro” per poter realmente capire di cosa si sta parlando, di quanto sia realmente grande il passo in avanti compiuto da uno studio di sviluppo che non ha mai abbandonato la sua creatura, cresciuta nel tempo e modificatasi secondo richieste dei giocatori (punto a favore, sia chiaro).

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Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: ho effettuato l'iscrizione per l'accesso alla Private Beta qualche tempo fa. Ho ricevuto la chiave per il download del pacchetto di gioco e l'ho scaricata direttamente dallo Store Microsoft.
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Ho riassunto quanto necessario nel titolo dell’articolo. Sul serio. Dopo aver provato ed essermi innamorato della versione beta di The Division, mi sono calato in una New York devastata dal virus, in preda al panico, alla distruzione, al caos. Si riparte da zero, nulla di quanto fatto in quella 48 ore serve, potete in compenso recuperare al bancone un piccolo ringraziamento da parte dell’azienda, un po’ di abbigliamento e qualche kit per cominciare. Lo scopo? Riportare ordine, in qualche maniera, oppure uccidere tutti e raccogliere i frutti della vostra piazza pulita. Due facciate della stessa medaglia, tocca a voi capire per quale concorrere.

Tom Clancy's The Division: somme al termine della beta 23

The Division

Black Friday, un dollaro infetto, un’epidemia servita come neanche fossimo seduti alla stessa tavola della domenica, quella della nonna. Troppo facile, troppo scontato, una trama che (eccezione fatta per il Black Friday) è semplice, non certo nuova. Ma siamo seri: serve sul serio la trama? Ubisoft ha sapientemente mescolato quanto di già visto, giocato e vincente in titoli di precedente generazione. Si passa da Splinter Cell a Watch Dogs, si utilizzano movimenti di Assassin’s Creed, ci si spacca la faccia come in Far Cry, senza mai rinunciare alla giusta arma per mettere a tacere chi parla troppo e conclude poco. The Division è una droga, una di quelle brutte, ti prende e non ti molla più, rischiate di passare ore davanti al monitor senza neanche accorgervene, o almeno non voi, la vostra compagna se ne accorgerà eccome e non mancherà di farvelo notare (non parlo per sentito dire).

Non avrete mai un’arma abbastanza potente, non sarete mai appagati dalle missioni proposte, non vedrete l’ora di esplorare e affrontare quanto proposto nelle zone più difficili, magari facendovi dare una mano da una squadra che in media potrebbe togliervi le castagne dal fuoco senza mai rinunciare a dire la vostra, portando a casa punti, scorte preziose per la base e nuovi giocattoli da tenere sempre pronti all’uso. A proposito: datevi da fare nel reparto tecnologico, lo spazio nello zaino non basterà mai, soprattutto quando non fare molto spesso ritorno alla base.

Usate i rifugi, soprattutto per vendere ciò che non serve più o conservare armi non ancora pronte all’uso nella vostra scorta. Imparate a scegliere le migliori mod, montatele, migliorate costantemente. I nemici non vi chiederanno scusa per ogni singolo colpo inferto, anzi, tenderanno a circondarvi (quando possibile) per evitare che possiate passarla liscia troppo facilmente, è quello il bello delle squadre nemiche organizzate.

Tutto rose e fiori? Affatto. La ripetitività è uno dei punti critici che più mi hanno preoccupato durante il test della beta (e parte della redazione durante l’alpha). Inutile nasconderlo: scopri le zone, affronta i nemici, sopravvivi e porta a casa lo stipendio. Questo è certamente il riassunto di quanto va fatto. Eppure poco importa. Verrete trasportati in ambientazioni al limite del surreale, dettagliate, riuscirete quasi a sentire quel freddo brivido lungo la schiena quando affronterete locali abbandonati solo in apparenza, dove recuperare e liberare ostaggi mettendo al tappeto bande ribelli, vi sentirete parte di quella squadra che deve riuscire a recuperare quel poco che di vivo (e ragionevole) è rimasto nelle strade.

Nulla di semplice, almeno oltre la soglia del vostro livello, ma maledettamente adrenalinico. Sarà quello a farvi spingere nelle zone più pericolose, il divertimento comincia quando al posto del livello nemico comincerete a vedere triangoli caratterizzati da un logo molto chiaro: un teschio. Un errore, un medikit da utilizzare, figurarsi poi quando si ha a che fare con un cecchino o con più di un ribelle (quest’ultima variabile è in realtà molto poco variabile, nel 90% dei casi troverete come minimo una coppia o un trio ad attendervi).

Tornare indietro, una volta ottenuto un buon livello, armi e corazze migliori, vi metterà in una posizione privilegiata e in discesa per concludere le missioni previste dalla storia principale, affrontarle con più pelle dura e potenza di fuoco, farle quasi scivolare addosso (con una certa soddisfazione in confronto alle imprecazioni lanciate quando ancora non avevate abbastanza forza) e magari dare una mano a chi è appena partito, passando per quello figo del gruppo (o nave madre, che tanto suona male lo stesso). Vale anche rifarle, quelle missioni, perché si porta a casa qualcosa in ogni caso, male non fa certamente, soprattutto se un amico di Live ve lo chiede ;-)

Ah si, ci sono poi glitch (rarissimi) e schermate BSOD di Windows a fiumi, più qualche richiamo agli Apple Store che conosciamo oggi o improbabili manichini armati e armi che quasi toccano terra (viste addosso a un socio di avventura), non mancano neanche i due liocorni e si, nevica spesso, copritevi bene che là fuori fa freddo.

Best practices

The Division va vissuto, tutto, senza tralasciare le missioni secondarie o i recuperi dei materiali che possono tornare utili a ricostruire la storia completa del titolo. Le tecniche di sopravvivenza si imparano, la gestione del rinculo delle proprie armi forse un po’ più lentamente, ma vi conviene fare esperienza per tenere a bada le vostre tre migliori amiche, quelle che vi garantiscono la sopravvivenza, e occhio alle munizioni, non saranno mai abbastanza e potrebbero abbandonarvi nel momento peggiore possibile (e vi commuoverete quando senza munizioni terminerete il nemico di turno con la sola arma da fianco, caricatore ridotto compreso nel prezzo).

Altro consiglio? Non prendetevela se una missione andrà ripetuta più volte, fa parte del gioco e soprattutto delle capacità di una squadra, il feeling è molto importante, una chat audio anche più. Socializzate, conoscete nuovi giocatori da tutto il mondo, vi aiuteranno a gestire le situazioni più calde se parlerete loro, non affrontate la missione di petto, coprite e fatevi coprire le spalle, possibilmente agendo su fronti differenti, così da mettere in difficoltà i nemici e prendere qualche colpo in meno, portando la vittoria a casa, mai troppo distanti però, nel caso in cui andiate a terra vi servirà poter essere rianimati, dovrete raggiungere (o farvi raggiungere) un vostro compagno nel poco tempo a disposizione che vi separa dalla morte (e dal caricamento dall’ultimo checkpoint o rifugio).

Della Zona Nera ne vogliamo parlare?

Si, ma non troppo, non all’inizio almeno. È la parte più divertente e imprevedibile, ma è spesso il covo di coloro che hanno come obiettivo unico il tradire e mettervi i bastoni tra le ruote, per pura anarchia o sadica voglia di star lì a gruvierarsi senza pensare ad altro, o magari raggiungere il massimo livello di rinnegati ottenendo molti crediti. Guadagnerete tanta esperienza, nuove armi e componenti, ed è certamente questa la parte più interessante dell’intera area, imparerete a esportare dati da analizzare, materiale infetto, proteggere un obiettivo dalle ondate dei nemici (torna utile anche nelle missioni principali), è una festa alla quale partecipare per forza, solo quando vi sentirete pronti (e non c’è neanche la necessità di attendere la maturità, credetemi, ma è sempre utile appoggiarsi a squadre che contengano elementi dal buon livello di esperienza sulle spalle e pelo sullo stomaco), siate pronti ad affrontare altri agenti che potrebbero decidervi di rubare quanto conquistato con fatica.

Lo avete notato?

Ho sempre parlato di squadra perché sono fermamente convinto che non ci sia miglior modo di giocare The Division. Affrontare le missioni singolarmente è bello, ma non è la stessa cosa. I server reggono bene il carico e spostano i giocatori quando necessario, al resto ci pensa Xbox Live, a patto di avere una connessione ADSL (o superiore) decente a casa. Tutto funziona a dovere e quasi si riescono a sopportare i caricamenti medio lunghi dell’inizio partita o dei trasporti rapidi verso le location e i giocatori della propria squadra quando si resta troppo indietro, magari ci si ferma troppo a gestire il proprio inventario (si diventa scemi, manco fossimo delle donne che si preparano per il sabato sera).

Lo avrete capito. Si tratta solo di confidenza con le opzioni, le armi e tutti i dettagli di gioco, il resto verrà da se. A voi toccherà solo mettervi in prima linea, caricare il colpo in canna, citofonare alle porte dei vostri amici (anni ’90 e nostalgia a pacchi) e scendere in campo, la battaglia è dietro l’angolo, la festa attende solo voi.

The Division è una droga, se potete statene alla larga, altrimenti raggiungeteci in gioco, su Xbox Live mi trovate come gioxx85.

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Chiacchierato e poi annunciato ormai tre anni fa (E3 2013), lo avevamo visto tirato a lucido in occasione dell’E3 dello scorso anno, quando però quella voce di corridoio –da insider– è stata confermata, facendo slittare ulteriormente l’uscita del titolo, previsto (e atteso, una volta per tutte) per il prossimo 8 marzo. Nuovo motore grafico dedicato alle console next-gen (esclusa Wii U), addio alla Companion App e ampio spazio a una zona anarchica dove tutto è permesso, una Dark Zone. Lo abbiamo provato alla GamesWeek dello scorso anno, apprezzato ma non fino in fondo, quella zona di estrazione che non si era ben capito a cosa servisse realmente, un’arena di corpi a terra senza possibilità alcuna di capire realmente il da farsi.

Dopo una beta limitata e dedicata a coloro che hanno pre-ordinato il gioco, Ubisoft ha appena chiuso (con enorme successo) una fase beta pubblica che ci ha permesso di mettere mano a molti più elementi del gioco e missioni che ritroveremo nella versione completa. Questo è Tom Clancy’s The Division.

Tom Clancy's The Division: somme al termine della beta

Credo, in tutta onestà, che quanto provato sia maturo a sufficienza per regalare ottime ore di gioco. Mi sono fatto odiare dalla mia compagna perché sono stato letteralmente catturato dalle atmosfere e dalla qualità del gioco che ho potuto mettere alla prova lungo l’intero arco del fine settimana. Il carattere vincente del titolo non sta tanto nella trama, non certo banale ma neanche rivoluzionaria, quanto nella quantità di missioni (principali, secondarie e recupero di oggetti) e piccoli dettagli che rendono tutto estremamente fruibile, sempre attivo, seppur ripetitivo nelle zone dedicate al multiplayer (le Dark Zone), che vi terranno in ogni caso attivi e in allerta a causa della presenza di nemici generalmente ben carrozzati e pronti a far fronte alle armi che portate con voi. Se pensate che siano le armi il problema alla base della sopravvivenza, vi sbagliate di grosso. I kit medici non saranno mai abbastanza, un po’ come i proiettili e le granate che vi salveranno le natiche più e più volte, rigorosamente dalla distanza.

È tutto ben bilanciato. Non parlo della grafica ultra-dettagliata costantemente ricercata dai più pignoli (anche perché nella beta questa lasciava a desiderare negli elementi più distanti dal personaggio principale controllato), quanto della capacità di tenere a bada tutto ciò che è in movimento. Dai civili agli oggetti per strada, dalle porzioni di quartiere o semplici strade contaminate alle gang di ragazzini con il proiettile facile, il tutto senza mai perdere di vista la possibilità di interagire con altri soldati che stanno giocando la nostra stessa missione o che si trovano al pascolo nella Dark-Zone. Ciò che più ha colpito è stata proprio la capacità nel tenere a bada eventuali ritardi di connessione e personaggi in gioco durante le missioni più cruente, quelle in cui anche un singolo errore può farti ricominciare dal check-point, quelle in cui sei morto o colui che riporterà nel regno dei vivi quel compagno fondamentale perché fino ad allora ti ha costantemente coperto le spalle togliendoti le castagne dal fuoco. Si, mi ha convinto, se ancora non si fosse capito.

Ho rivisto in The Division ciò che più mi era piaciuto nell’ormai dimenticato Watch Dogs. Un buon sistema di combattimento con ottima reattività del puntamento che rimane in ogni caso a carico del giocatore, nulla è automatico (seppur assistito con qualche buona mod dell’arma), imparate a tenere a bada mirino e rinculo dell’arma, solo così potrete averla vinta nel momento del bisogno, in quella sottile linea che separa la vita dal check-point. Ricordatevi di coprire sempre le spalle al vostro compagno e di non tirarvi indietro quando il nemico avanza, potreste passare dall’essere predatori a prede in pochi istanti. Se poi vi trovate nella Dark-Zone beh, l’essere preda è solo questione di un colpo ben assestato nella testa, anche da parte di quello che fino a qualche momento fa consideravate la vostra spalla di supporto.

Ora non resta che attendere l’uscita ufficiale del gioco completo. Ciò che più mi seccherà sarà riportare al giusto livello il mio personaggio, armi comprese ;-(

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