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Oggi voglio proporti un articolo già scritto, rivisto e pubblicato su IF Magazine (piattaforma di BNP Paribas Cardif), con la quale collaboro. Quella che leggerai qui di seguito è la versione originale, quella che ricalca fedelmente le mie idee, senza tagli, ma che -soprattutto- si rivolge a te, come se ci stessimo facendo una chiacchierata alla macchina del caffè, proprio come piace a me :-)

Il tuo corpo è unico, o per lo meno è raro trovare in giro quella combinazione di tratti somatici, voce e impronte che, messi insieme, restituiscono un risultato che possa essere confuso anche dall’occhio più attento.

Dapprima il PIN (storico, sempre esistito anche sulle prime carte SIM degli anni ’90), poi le password più complesse, e così le combinazioni, le impronte, la voce, il volto e molto altro ancora. Un solo scopo: sbloccare nel minor tempo possibile l’accesso lecito al nostro smartphone, lasciando fuori le persone indesiderate.

Dal fingerprint al riconoscimento facciale, com’è cambiata la nostra interazione con i device tecnologici?

Torna indietro un attimo

Contrariamente agli anni ’90 e i primi Motorola approdati qui da noi, sui quali le schede del monopolista italiano cercavano di non farsi infastidire poi troppo da un nuovo competitor rappresentato da una splendida modella australiana (te lo ricordi, vero? Gli anni passano anche per te, fattene una ragione), il trascorrere del tempo ha cominciato a far sentire la crescente necessità di proteggere quei contenuti sensibili che oggi, su smartphone ben più evoluti, costituiscono buona parte della nostra base dati, conoscenze, appuntamenti, quotidianità.

Il PIN della SIM (quest’ultima costituiva l’unico spazio di memoria occupabile, te lo ricordo) era assolutamente sufficiente a tenere lontano coloro che non dovevano poter accedere alla nostra rubrica e a quei primi “short message” (SMS); bastava semplicemente riavviare il telefono per attivare la protezione. La prima vera evoluzione porta il nome di Nokia, pioniere e autorità in un campo dove oggi viene ricordato più per quanto fatto in passato, che per quanto in cantiere in ottica contemporanea e futura.

iPhone, seguito poi a ruota da Android, costituisce l’ulteriore passo in avanti, stavolta gigantesco, che impone la fine della memoria disponibile nella carta SIM. Quello che può essere volgarmente chiamato ferro è in realtà qualcosa che è possibile cambiare in qualsiasi momento, perché il proprio numero di telefono segue la scheda SIM (non necessariamente la stessa di 10 anni fa, tanto per aggiungere carne al fuoco), e tutto ciò che costituisce il nostro mondo digitale trova spazio su programmi installati nel PC, quelli che ti hanno permesso di fare backup anni prima dell’avvento del Cloud.

E quindi?

E quindi oggi tutto ciò che ti rappresenta trova spazio –prima di tutto– nel tuo smartphone. La tua mail, i tuoi contatti, i tuoi ricordi. Proteggere questi dati diventa fondamentale e sono quindi nate nuove tecniche che provano a impedire accessi non autorizzati ai nostri quotidiani compagni di viaggio (tendo ormai a considerare così smartphone, tablet, PC).

Dico “provano” perché ogni medaglia ha una seconda faccia, e ogni tecnologia nasce insicura per definizione, o per lo meno ci sarà sempre qualcuno che farà di tutto per aggirare l’ostacolo, legalmente o meno.

Affidiamo tutto ai metodi di sblocco dei nostri gadget, un PIN numerico o una combinazione alfanumerica più complessa, una sequenza di trascinamento, un’impronta digitale, un volto, un occhio, la voce. Ognuno di questi ha potenzialmente una falla, spesso causata da noi utilizzatori. Perché se è vero che un’impronta digitale è di più difficile riproduzione, sembra lo sia molto meno una fotografia che inganna un controllo approssimativo del volto, o magari una lente a contatto che va a sorpassare il controllo dell’iride, una voce registrata il microfono. Il PIN, possibilmente complesso da indovinare ma facile per te da ricordare, continua a rimanere la tecnica di protezione migliore, quella spiaggia che –tanto per voler andare “off topic”– in America nessuno ti potrà chiedere di inserire per sbloccare forzatamente il tuo smartphone (contrariamente invece all’impronta digitale o all’iride) :-)

In attesa quindi che un futuro prossimo ci permetta di utilizzare il cuore per sbloccare il nostro dispositivo (sto parlando di questa notizia relativamente nuova), e con la speranza che questo sia il più sicuro dei metodi, non ti resta che scegliere un codice di sblocco alfanumerico complesso, non mettendoti in scacco da solo, ovvero:

  • il codice deve essere sì complesso, ma ricorda che dovrai utilizzarlo ogni volta che avrai bisogno del tuo dispositivo, non esagerare, potresti arrivare facilmente all’esaurimento nervoso e tirarlo dalla finestra;
  • evita di utilizzare dati che è possibile scoprire con estrema facilità nell’era di Facebook e dell’homo social, la tua data di nascita (così come quella di tua moglie o di tuo figlio) è da evitare come il maglione d’estate in spiaggia, giusto per rendere l’idea, e la stessa cosa vale per numeri di telefono, civici di casa o targhe automobilistiche, e per qualsiasi altro dato così alla portata di chiunque;
  • ti devi basare sul principio universale secondo il quale una password robusta è qualcosa di molto distante dall’associazione randomica di lettere e numeri che non hanno connessione alcuna. Te la faccio semplice: “Il cavallo bianco di Napoleone” è più sicura che “Eq2187.!_saju%$” (per i feticisti: 122 bits contro 91, eppure la prima è decisamente più semplice da ricordare);
  • l’impronta è e resta una buonissima alternativa in terra nostrana, perché è immediata e trova il suo backup nel codice di cui sopra;

Tutto chiaro?

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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Un articolo da tenermi stretto per il futuro, come un blocco appunti, che potrà tornare utile anche ad altri, insomma la solita storia. Ho avuto tra le mani uno Xiaomi Mi Pad 3, gran bel tablet che potrebbe facilmente prendere il posto del mio iPad Mini in futuro (chissà), ma che per una questione evidentemente legata alla sua gioventù, non propone un firmware Global, riducendosi così a un originale Xiaomi con solo la lingua inglese e cinese a bordo. Per ottenere l’italiano, non c’è altra alternativa che passare dal sostituire il firmware a bordo, un’operazione delicata ma che provo a documentarti tutta nel dettaglio, per evitarti di impazzire e trovare il da fare “a pezzi”, saltando di community in community.

Xiaomi Mi Pad 3: cambiare il firmware per ottenere la lingua italiana

Prima di partire, la solita raccomandazione, fondamentale per casi come questi dove si deve lavorare “a cuore aperto“:

ATTENZIONE: Prima di partire, il solito consiglio: occhio sempre a quello che tocchi e che rimuovi, effettua dei backup del tuo sistema per sicurezza, così potrai agilmente tornare indietro in caso di problemi. Io ti ho avvisato, non puoi dopo venire qui disperato a dire che è tutta colpa mia (che poi in realtà puoi, ma questo non cambierà le cose, e io non sarò certo lì per poterti consolare e aiutare!).

Se sei già esperto di modding Android e vuoi saltare tutta la parte relativa alla spiegazione dettagliata –con immagini– per l’installazione della nuova ROM, vai direttamente al paragrafo “L’angolo dello Sburone“, lì ti riepilogo tutti i passaggi da fare per installare la custom ROM europea su Mi Pad 3.

Xiaomi Mi Pad 3

Partiamo dal principio: Xiaomi Mi Pad 3 è un buon tablet per un uso quotidiano da ufficio o divano. Caratteristiche non eccellenti ma un carattere forte, con qualche pecca nella scelta stilistica (vedi il posizionamento delle casse stereo giusto dove solitamente mettiamo la mano per impugnare questo tipo di oggetti) ma con delle belle risorse a disposizione (buono il processore, la RAM e la batteria).

Avere il firmware con la lingua italiana non è obbligatorio, ma torna parecchio comodo per chi preferisce l’idioma nostrano. Fortunatamente, a tal proposito, la community di Miui.it fa un gran bel lavoro, e a noi tocca solo portarlo sul dispositivo.

Attrezzi del mestiere

Per portare a termine l’intero processo, io ho utilizzato un PC Windows 10 Pro x64, ma va bene anche una macchina con Windows 7. Se fai parte di quel gruppo che non vuole saperne nulla di perdere tempo, ho creato una cartella condivisa sul mio spazio MEGA dove ho caricato tutti i file utilizzati nell’articolo: mega.nz/#F!QEdkBRoJ

Cosa ti serve per partire:

Xiaomi Mi Pad 3: cambiare il firmware per ottenere la lingua italiana 1

Non manca altro. Il cavo USB-C lo hai già nella scatola del dispositivo, tu dovrai solo accenderlo e collegarlo al PC per permettere l’installazione dei driver e cominciare a mettere le mani nel cofano. Nel caso in cui qualcosa vada storto e i driver non si installino correttamente, puoi scaricare e installare l’utility ufficiale di Xiaomi per flashare il firmware (la trovi qui).

Si parte con Fastboot

Spegni il tablet (se lo avevi lasciato acceso) e riaccendilo in modalità Fastboot. Per farlo, dovrai tenere premuto contemporaneamente il tasto volume – e il tasto di accensione, fino ad arrivare a questa schermata:

Xiaomi Mi Pad 3: cambiare il firmware per ottenere la lingua italiana 3

A questo punto apri un prompt dei comandi come Amministratore, spostati nella cartella di installazione del Minimal ADB and Fastboot Tool (C:\Program Files (x86)\Minimal ADB and Fastboot) e lancia un fastboot devices per verificare che il tuo dispositivo venga riconosciuto correttamente. Puoi anche verificare che il bootloader di Mi Pad 3 sia nativamente sbloccato lanciando un fastboot getvar all (la risposta dovrebbe essere ):

Ora ti tocca di andare a scompattare il file d’archivio con la ROM Developer cinese originale che dovresti aver già scaricato. Una volta terminata l’opera, dovresti notare una cartella images contenente diversi file, tra cui boot.img, cache.img o ancora recovery.img. Trovata? Molto bene. Torna sul prompt dei comandi e lancia questa serie di comandi, attendendo sempre che ti venga data una conferma a video:

  • fastboot flash system C:\images\system.img
  • fastboot flash boot C:\images\boot.img
  • fastboot flash recovery C:\images\recovery.img
  • fastboot flash cache C:\images\cache.img
  • fastboot flash userdata C:\images\userdata.img

Al posto di C:\images, inserisci la posizione esatta delle immagini scompattate! Nel mio caso, erano tutte in una cartella temporanea (C:\temp\eccetera), dai un’occhiata alle mie schermate catturate durante il processo per capire meglio cosa intendo:

Al termine spegni il Mi Pad 3, quindi avvialo nuovamente in modalità Fastboot. A questo punto potrai fare un wipe completo (fastboot -w) e infine caricare l’immagine custom di Recovery che hai precedentemente scaricato, la TWRP (fastboot flash recovery C:\images\twrp.img). Occhio, anche in questo caso, il comando di flash della recovery deve puntare a un file esistente, nel mio caso in cartella temporanea (guarda lo screenshot di seguito) e rinominato più semplicemente in twrp.img:

TWRP, installazione nuova ROM

Non hai più bisogno di Fastboot, ormai hai terminato quello che dovevi fare. Puoi quindi spegnere il dispositivo e riaccenderlo mandandolo in Recovery. Per farlo, dovrai tenere premuto contemporaneamente il tasto volume + e il tasto di accensione, togliendo poi il dito da quello di accensione quando sarà comparsa la schermata iniziale di avvio tablet (quella con il logo Mi in centro). Salvo problemi, ti ritroverai davanti alla schermata principale di TWRP (dovrai far scorrere la barra inferiore per accedere al menu principale, nda).

Carica nel frattempo la ROM europea nella chiavetta USB OTG di cui ti ho parlato prima. Ti interessa spostare solo quel file ZIP, non scompattarlo. Fatto questo, da TWRP dovrai prima lanciare una pulizia della partizione di Cache e Dalvik, seleziona quindi la voce Wipe (dal menu principale) e scorri la barra inferiore per lanciare il comando:

Ora si passa al caricamento della ROM europea. Torna quindi al menu principale di TWRP, spostati in Install, inserisci la chiavetta USB con a bordo il file ZIP del nuovo sistema e quindi scegli il diverso Storage all’interno del quale leggere i dati (USB OTG), fai quindi clic su Ok. Dovresti ora riuscire a vedere il file ZIP precedentemente caricato, selezionalo e fai clic su Install Image, quindi effettua il solito Swipe nella schermata successiva per procedere (se ci sono i segni di spunta sulle due opzioni “Zip signature verification” e “Reboot after installation to complete“, toglili), al termine lancia nuovamente il Wipe di Dalvik e Cache:

Riavvia ora Mi Pad 3 manualmente.

Prima configurazione

Attendi che parta il nuovo sistema con la MIUI ancora calda :-), quindi configura il tuo account di Google e anche quello di Xiaomi. Fai tutto ciò che devi fare ma al termine dei passaggi iniziali, spegni il tablet, c’è ancora un ultimo step da fare. Avvia ora il tablet in modalità Recovery (ti ho già detto come fare, dai un’occhiata qualche riga più sopra) e in TWRP spostati in WipeAdvanced Wipe → seleziona la voce Data → fai clic su Repair or Change File System → scegli infine Resize File System.

Avvia ora il tuo tablet ancora una volta, sei pronto a utilizzarlo, completamente in italiano :-)

L’angolo dello Sburone

Che è quell’angolo dedicato a chi non sopporta le immagini, quello che parla solo in codice binario e conosce esattamente dove mettere le mani. In pratica ti ripeto i passaggi spiegati nel dettaglio sopra, senza troppi fronzoli.

  • Scarica la ROM ufficiale cinese per Developer da update.miui.com/updates/v1/fullromdownload.php?d=cappu&b=X&r=cn&n=
  • Scompatta il file scaricato e tieni da parte solo la cartella images.
  • Scarica la TWRP da eu.dl.twrp.me/mocha/twrp-3.1.1-0-mocha.img
  • Avvia il Mi Pad 3 in modalità Fastboot (tasto volume – e tasto accensione contemporaneamente) e verifica che sia connesso con il PC (fastboot devices), già che ci sei, assicurati che il bootloader sia sbloccato (fastboot getvar all).
  • Carica le immagini della ROM cinese:
    • fastboot flash system system.img
    • fastboot flash boot boot.img
    • fastboot flash recovery recovery.img
    • fastboot flash cache cache.img
    • fastboot flash userdata userdata.img
  • Riavvia il dispositivo (fastboot reboot) e torna in modalità Fastboot.
  • Fai Wipe completo con fastboot -w
  • Carica la TWRP di Recovery con fastboot flash recovery twrp.img
  • Scarica la ROM europea per Mi Pad 3 da androidfilehost.com/?fid=889764386195928251 e copiala su memoria USB OTG, senza scompattarla.
  • Riavvia il tablet in Recovery (tasto volume + e tasto accensione contemporaneamente, poi solo tasto volume + quando compare il logo Mi al centro del display) e fai Wipe di Dalvik e Cache.
  • Installa la ROM di Xiaomi.eu selezionando come storage la chiave USB OTG.
  • Rifai Wipe di Dalvik e Cache.
  • Avvia normalmente Mi Pad 3, effettua la prima configurazione e NON installare alcunché. Riavvia il dispositivo in modalità Recovery (si rientra in TWRP).
  • Naviga nel menu WipeAdvanced Wipe → seleziona la voce Data → fai clic su Repair or Change File System → scegli Resize File System.
  • Riavvia Mi Pad 3.

Xiaomi Mi Pad 3: cambiare il firmware per ottenere la lingua italiana 24

Benvenuto a bordo :-)

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Su consiglio di Andrea, ho acquistato questo “coso” qualche tempo fa su Amazon, approfittando di una promozione che ne aveva fatto scendere ulteriormente il prezzo già tutto sommato basso. Perché acquistarlo? Perché è comodo e permette alcune interessanti cose, tra cui la condivisione di una rete cablata (che trasformerà in WiFi da 2.4GHz di tipo 802.11b/g/n) o di contenuti da chiave o disco USB esterno a lui attaccato (fino a 4 TB). Piccolo, leggerissimo, alimentato tramite porta micro USB (quindi può essere attaccato anche al PC, nda), sufficientemente semplice da configurare anche per chi ha poca confidenza con gadget e apparati di rete.

Hootoo (HT-TM02): dati e WiFi in mobilità

Inizia tutto dall’alimentazione. Per il momento puoi anche evitare di attaccare alcunché al piccolo TM02, lo farai in seguito alla primissima configurazione. Se sei uno a cui piace “studiare” (si fa per dire), puoi fare riferimento al manuale ufficiale del prodotto, altrimenti c’è sempre la strada dell’avanzo e scopro passo-passo. Di default infatti, TM02 andrà a creare una rete WiFi sua, nella quale potrai collegarti tramite password che trovi sul retro del prodotto, nella sua etichetta. Lì troverai anche le credenziali amministrative (admin senza password, la prima volta, nda) e il tipo di indirizzamento IP utilizzato (su rete 10).

Entrando nella sua Dashboard, scoprirai che è nettamente più semplice del previsto, e che l’interfaccia è molto intuitiva (se sei abituato a giocare con questo tipo di prodotti, ovviamente). Puoi scegliere (e ti viene proposto) di seguire un piccolo Wizard che ti permetterà di andare a modificare i dettagli più importanti, come il nome e la relativa password della rete WiFi creata dal TripMate, oppure la password di amministratore dell’interfaccia.

Hootoo (HT-TM02): dati e WiFi in mobilità 1

Una volta scelte le impostazioni di base, ti verrà richiesto di riavviare il TripMate. Dovrai ovviamente ricollegarti nella sua WiFi quando tornerà a essere disponibile. A questo punto, prendendo come esempio il mio specifico caso, ho scelto di usare il TM02 per condividere (molto facilmente) i dati salvati su un disco esterno USB. L’utente (admin) e la password scelta, corrisponderanno alla stessa coppia di credenziali utili alla mappatura del disco (che verrà ora riconosciuto come disco di rete).

Puoi collegare la penna (o disco USB esterno) al TM02 in qualsiasi momento, lui penserà a riconoscerlo e prepararlo per la condivisione (non lo formatterà, tranquillo), tu lo vedrai come volume dall’interfaccia di amministrazione di Hootoo:

Hootoo (HT-TM02): dati e WiFi in mobilità 2

Ogni impostazione del TripMate è modificabile, una volta ritoccati i parametri di rete (ricorda che per passare a rete cablata da WiFi o viceversa devi utilizzare il piccolo interruttore fisico presente nello stesso lato dell’attacco micro USB per l’alimentazione, nda) puoi completamente integrarlo nella tua rete pre-esistente, perché magari hai solo necessità di rendere “di rete” un disco che non lo è nativamente (il mio caso, appunto), dargli un indirizzo preciso tramite reservation del DHCP, amministrarlo come fosse uno dei tanti apparati connessi, ecc. Mi viene da pensare che -date le informazioni a video- potrebbe persino accettare un hub in ingresso, al quale collegare più dispositivi di memoria USB (dovrei provarci).

Anche se non precedentemente specificato, sappi che il dispositivo ha un servizio a bordo che lo rende visibile in DLNA, così che tu possa esplorare il contenuto del disco anche da televisore o ulteriore apparato compatibile, guardandoti così i film senza necessità di ulteriore fatica (o senza dover montare un server PLEX o equivalente nella stessa rete LAN).

Tienilo aggiornato

Dubito ce ne saranno altre versioni in futuro (spero di sbagliarmi), ma ricorda che rispetto alla versione in commercio, Hootoo ha rilasciato un firmware più aggiornato, disponibile all’indirizzo hootoo.com/downloads-81-88001-006.html#downloads-2000. L’operazione di update è banale (qui se vuoi trovi un documento in caso di difficoltà) ma manda in reset la configurazione della WiFi, dovrai quindi ricollegarti e rimettere a posto le cose. TM02 mantiene invariata la tua password amministrativa e la condivisione del tuo disco dati, quelle sono cose che non dovrai quindi andare a ritoccare.

Il nuovo firmware introduce, tra le novità, la possibilità di bloccare l’accesso all’amministrazione del TripMate da una rete che non sia quella erogata da lui stesso, a meno di andarlo a riabilitare nei servizi (Wan port Service, nda).

A questo punto, un veloce riepilogo per punti:

Potrebbe valerne la pena perché

  • Maledettamente compatto, lo porti proprio ovunque e lo alimenti persino con una batteria tampone (che per forza di causa maggiore ti porti dietro per non rimanere mai appiedato con il cellulare), immagina quindi il suo utilizzo in macchina, quando i bambini o la mamma vogliono vedere contenuti diversi sui loro dispositivi, magari tutti memorizzati in una chiave USB o un disco esterno da alloggiare nel porta oggetti della vettura, per risparmiare prezioso piano dati. Spettacolare.
  • Costa poco, offre più del giusto. Personalmente considero sempre il fattore prezzo e possibile ritorno dell’investimento (se così si può chiamare).

Potrebbe non valerne la pena perché

  • Un sistema non immediato per chi è davvero alle prime armi, seppure il Wizard tamponi parecchio e colmi un gap che non tutti potrebbero essere capaci di colmare in autonomia. Lo switch per selezionare da rete cablata a WiFi sull’apparecchio aiuta. Se lo si lascia così com’è, si può utilizzare direttamente la rete e la password di default.
  • Se per qualsivoglia motivo il router principale dovesse riavviarsi o perdere temporaneamente la connettività, il TripMate scomparirà dalla rete e non riuscirà più a recuperare il suo indirizzo IP (e quindi tornare operativo) a meno che non lo si riavvii (togliendo e ridando alimentazione via micro USB), parecchio scomodo, soprattutto se non è facilmente raggiungibile o se non si torna a casa per qualche tempo.
  • Sarebbe stato bello poter avere uno slot SIM integrato nel dispositivo, per rendere il tutto più completo (sai che combo?).

I miei personalissimi punti focali sono quelli poco sopra.

Tu cosa ne pensi? Dubbi? Domande? Curiosità? Utilizza l’area commenti, proverò a risponderti nel limite del provato (o del provabile) :-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato di mia tasca su Amazon, lo puoi acquistare anche tu facendo clic qui.
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Mettetevi comodi, questo è uno di quei pezzi lunghi. Una comparativa, una di quelle classiche. Ho due prodotti, vorrei capire perché tenerne uno o l’altro, cosa c’è da preferire, cosa da criticare, il bouquet su cui poggiare, la qualità nella loro complessità. Utilizzatori di Sky Online e Mediaset Infinity a me, cerchiamo insieme di capire cosa sia meglio consigliare a chi non ha mai avuto occasione di provare a fondo nessuno dei due servizi (o anche solo uno), io li ho entrambi, vi descrivo la mia esperienza.

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Di cosa si tratta?

Dei servizi tipicamente offerti sotto abbonamento ai propri clienti resi pubblici grazie a dei piccoli pacchetti prepagati che possono essere rinnovati o abbandonati in qualsiasi momento. Nessun impegno da ambo le parti, tutto funziona ed è fruibile solo fino a quando l’utente deciderà di pagare, poi amici come prima, in pratica si tratta della naturale evoluzione (che non esclude l’esistenza) di Premium Play di Mediaset o Sky Go per gli abbonati Sky. Un portale accessibile tramite qualsiasi (o quasi) piattaforma o applicazione dedicata che permette così da avere una raccolta di contenuti a propria disposizione, serie televisive o film, documentari, approfondimenti, potenzialmente qualsiasi cosa nel bouquet delle società in gioco.

È ciò che ci sarebbe dovuto essere da sempre e che spero possa prendere ancora più piede con l’aumentare della copertura ADSL (fibra o rame) in Italia (nel resto del mondo nella maggior parte dei casi sono già molto più avanti e non si parla certo di cose nuove per loro). È la possibilità di fruire dei contenuti che si desiderano nel preciso istante in cui li si desiderano passando dalla piattaforma che si ha a disposizione in quello specifico istante. Non ha importanza se per guardare un film utilizzerò il mio iPad, il mio PC portatile o la console, ha importanza solo la mia necessità, è la TV che deve potersi adattare a noi, non il contrario.

L’offerta

Due pacchetti disponibili per Sky Online, uno solo per Mediaset Infinity, quest’ultimo però non include costi aggiuntivi che sarà necessario tirare in ballo nel caso in cui si voglia accedere a particolari contenuti. Il primo prevede diversi canali in diretta in ambo i pacchetti (oltre il live necessario per gli eventi sportivi, separato dalle offerte standard), il secondo no. Il primo offre il meglio delle serie televisive targate FOX, il secondo insegue con le esclusive che si è accaparrato il colosso di Cologno Monzese. Si ma nello specifico?

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Sky Online prevede un ticket da 9,90€ al mese per accedere a tutto quello che è l’intrattenimento delle serie FOX e Sky Atlantic, oltre i canali live come Sky Uno con i programmi della prima serata (siano essi originali e realizzati per l’Italia o tradotti e importati dall’estero), il tutto disponibile anche in lingua originale per i puristi. Incluso nell’offerta (di base o più completa) c’è sempre Sky TG24 che ormai è disponibile in ogni lago e in ogni luogo. All’intrattenimento si può aggiungere il pacchetto cinema dal costo di 14,90€ al mese, questo vi darà accesso alla ricca libreria sotto licenza Sky, aggiornata frequentemente e rifornita con contenuti che solo qualche mese fa sono stati disponibili per il grande schermo. Così come per il pacchetto di base (intrattenimento) anche per il cinema viene dato accesso ad alcuni canali live, più numerosi stavolta, con l’ulteriore “bonus” del canale che ogni tanto Sky sceglie di dedicare a una particolare ricorrenza o serie (ad esempio in questi primi giorni del 2015 si ha accesso al canale dedicato ai film di Indiana Jones, ndr). La società garantisce 10 nuovi titoli alla settimana non specificando però se si tratta di novità o grandi classici. Anche in questo caso tutti i contenuti sono disponibili anche in lingua originale.

Una delle pecche che a fatica mando giù? La non disponibilità di alcuni titoli in diretta con il satellite. Potrebbe capitare (accade spesso, sia per l’intrattenimento che per il cinema) che un film mandato in onda su Sky Cinema 1 non possa essere acceduto da Sky Online. Questo sarà invece disponibile già dal secondo giorno,  in pratica il “Day 1” è dedicato all’abbonato con il classico decoder in salotto. Rivolgo quindi la domanda a Sky stessa (che cercherò poi di contattare per fargli leggere questo articolo): perché? Sono forse l’abbonato di serie B rispetto a quello che ha deciso di legarsi a voi con l’offerta classica? E se non avessi la possibilità di installare la parabola? O magari mi trovo fuori sede e voglio comunque accedere ad un qualcosa che ho pagato?

Per coloro che invece amano lo sport e vivono solo per quello Sky Online non riserva alcun ticket a forfait. Ogni evento va pagato singolarmente o si può scegliere di pagare una stagione intera se messa a disposizione da Sky stessa tra le selezionabili nella pagina dedicata: skyonline.it/sport/index.shtml. Qui il prezzo lievita e di parecchio, si fa leva sulla necessità del calcio dell’italiano medio, ma anche della Formula 1 o della MotoGP per chi le segue (sottoscritto compreso). Rispetto all’accessibilità della tariffa di intrattenimento il cinema è appena sopportabile, lo sport proprio no. Pensare di pagare un singolo evento sportivo quanto la metà di un abbonamento mensile di intrattenimento (e più in alcuni casi) fa rabbrividire al solo scriverlo, la convenienza (se di questa si può parlare) si piazza ovviamente sui bouquet multi-evento per un’intera stagione di Formula 1 o magari di una Champions League. Questi pacchetti spesso includono anche la più classica delle caramelle alla cassa del ristorante: un periodo “gratuito” di accesso all’offerta base (intrattenimento).

Eccezione fatta per lo sport, Sky Online è fratello gemello di uno Sky Go per gli abbonati tradizionali di Sky. Di certo non c’è la stessa quantità di canali live ma è comunque possibile accedere ai contenuti di Sky On Demand, anch’esso dedicato inizialmente ai soli abbonati alla TV satellitare e finalmente aperto anche a chi ha scelto (per volere o per impedimenti tecnici) di approfittare delle offerte tradizionali del big di Rogoredo. Un’ottima mossa che con il tempo non può fare altro che crescere arricchendosi e arricchendo chi sceglie di continuare a pagare uno o più pacchetti andando così a far “compagnia” agli altri abbonamenti mensili a basso costo, come già accade per Spotify ad esempio.

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Mediaset Infinity è l’alternativa meno costosa e la prima ad essere stata così accessibile (anche da console, anche se inizialmente si parlava solo di PlayStation 4). Per poter usufruire di (quasi) ogni suo contenuto richiede il pagamento di un ticket unico da 4,99€, da rinnovare mensilmente (ad oggi che l’articolo viene pubblicato, in teoria il prezzo pieno di listino sarebbe di 6,99€). Si, è nettamente inferiore alla somma dei due pacchetti di Sky Online (intrattenimento e cinema insieme costerebbero -di listino- 24,80€ mensili) e no, non è proprio così completo.

Infinity propone un bouquet di film, serie televisive e cartoni animati non indifferente, un archivio davvero molto molto esteso, qualcosa che è difficile da reperire diversamente ma che soprattutto farebbe invidia a quasi qualunque collezione privata di contenuti fisici e virtuali, sicuramente un vanto ma non certo per le novità. Infinity ha tutti i contenuti, anche quelli più recenti, previo pagamento del singolo noleggio. Entro, voglio farmi due risate, un film leggero, toh guarda è appena stato reso disponibile l’ultimo di Cameron Diaz, Sex Tape, oh fermo, è un contenuto a noleggio, poco male, vediamo di quanto si tratta:

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Oh bella, 4,49€ in offerta anziché a 5,50€ riservato ai clienti Infinity! Ora, vi prego parliamone: per poter vedere il contenuto bisogna essere clienti Infinity, non potrei neanche fornirvi il collegamento alla scheda del film perché il progetto Mediaset prevede una vetrina come quelle dei locali di massaggi cinesi all’interno dei quali non potete dare un’occhiata se non entrando perché completamente coperti da adesivi che descrivono l’attività (almeno quella ufficiale) e insegne luminose a corredo per convincervi ad entrare. Facciamo un rapido calcolo: pressoché tutte le novità di Infinity hanno un costo di noleggio che varia tra i 4 e i 6 euro circa, se siete come me che vi concedete più di due film al mese (ma facciamo due giusto per semplicità) la somma è presto fatta: 4,49€ (a voler mantenere l’offerta attuale) per due (8,98) che si vanno ad aggiungere alla quota fissa di ingresso mensile (4,99€ oggi, a listino pieno si parla di 6,99€) si arriva ad un totale che quasi raggiunge l’offerta di Sky Online (si parla davvero di un nulla a mantenere esclusivamente i prezzi in offerta) che però ha valenza per un intero mese (e per Sky si parla di listino pieno, senza alcuna promozione o sconto). Dal terzo film novità in poi avete automaticamente superato la cifra, perdendo la convenienza del ticket unico più basso per l’accesso a tutto ciò che è in libreria “compresa nella sottoscrizione“. L’alternativa è quella di perdersi nella sconfinata giungla di titoli già compresi a listino, sono tanti, tantissimi, grosso modo incontrano tutti i tipi di gusti.

Fortunatamente Infinity è fatto anche per gli amanti delle serie televisive e propone bei titoli a stagioni piene che potete quindi vedere in qualsiasi momento. A queste vanno aggiunte le fiction acquistate e localizzate (quindi trasmessi sui propri canali liberi) o direttamente prodotte, da Squadra Antimafia a L’Onore e il Rispetto passando per I Cesaroni, non mi metto a discutere gusti personali (questo è altro tipo di argomento piuttosto soggettivo). Al contrario di Sky Online spesso le licenze che permettono di tenere online intere stagioni sono decisamente meno restrittive, tanto per fare un esempio è ancora disponibile la quarta stagione di The Big Bang Theory che è molto vecchia e che su Sky Online non trovereste probabilmente più online da mesi, al contrario magari degli ultimi episodi della settima in attesa dell’inizio dell’ottava previsto tra qualche giorno:

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Grandi “giocatori” come –appunto– The Big Bang Theory, Breaking Bad o ancora Orange is the new black fanno parte già della sottoscrizione, al contrario molte altre serie di interesse più o meno alto non le troverete qui, no signori miei, quelle sono riservate a Mediaset Premium e Premium Play. Questo è per me uno sciocco errore del quale ovviamente non posso che ignorarne il motivo che sarà ovvio per i ragazzi di Mediaset (e molto meno per i comuni mortali, sarebbe bello saperne di più), ho lanciato una ricerca banale su Royal Pains, attualmente in onda su Premium, disponibile solo nell’area Play:

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Unica eccezione assolutamente gradita di questo periodo è la nuova “The Musketeers” che sta andando in onda in queste settimane su Italia 1 e che è stata pubblicata in blocco su Infinity lo scorso primo dicembre (con la speranza che non sia solo la prima e l’ultima ad ottenere questo trattamento).

Sui cartoni animati nulla da dire, non c’è competizione in quanto si tratta di un contenuto attualmente trattato dal solo Infinity. Una libreria sufficientemente ricca di titoli a disposizione immediata dell’utilizzatore, il Sacro Graal per i genitori che necessitano di tenere buoni il pargolo mentre preparano la cena o per godersi una serata alternativa permettendo ai più piccini di scegliere i programmi una volta tanto. Questo è l’unico punto che a differire da Sky Online e la stessa cosa vale per il competitor che offre la parte Sport (a gestione e pagamento separato come già sottolineato) qui non presente.

Per completezza di informazioni (prima di chiudere il paragrafo completamente dedicato a Infinity) vi dico che il servizio di Mediaset possiede una voce denominata “Cinema Live“, accessibile tramite interfaccia principale (io ho personalmente provato da PC, ndr) ma questa non propone alcuna informazione riguardo il video mandato “in diretta”, non si capisce a che canale di Mediaset faccia riferimento e non mi è stato quindi possibile approfondire più di tanto la questione. Forse un test? Una fase beta prima di un rilascio vero e proprio? Spero di poter aggiornare l’articolo in futuro :-)

Fruibilità dei contenuti, dubbi, assistenza

Entrambi i competitor hanno un cono d’ombra all’interno della propria offerta: vantaggi e svantaggi, limitazioni più o meno chiare e seccature perché a noi di fare le cose chiare e che diano accesso realmente a tutto evidentemente non piace. Questo è uno dei casi per i quali mi piacerebbe “imparare dall’America“, vedere l’episodio della serie che sto seguendo e che mi sono perso direttamente dal sito web del produttore, aprire Netflix e accedere a una videoteca in grado di far impallidire la vecchia Blockbuster e cose così e invece no, bisogna attendere ancora prima di poter arrivare a questo stadio.

Vediamo il bicchiere mezzo pieno, è un passo, un passo importante. Entrambi i siti web gestiscono correttamente una quantità di richieste molto alta, il primo (Sky Online) è fatto molto bene, è elegante, essenziale, si è in grado di trovare ciò che interessa in poco tempo, si va dritti al punto. Il secondo pecca un pelo di più a causa di una sua organizzazione per genere o tipo di raccolta che in qualche caso diventa superfluo e fa perdere più tempo del previsto. In entrambi i casi il campo di ricerca interno sarà la vostra ancora di salvezza per andare dritti al punto. La gestione dell’abbonamento, dei rinnovi e del proprio utente (con preferenze e opzioni) è fatta meglio ancora una volta su Sky Online ma Infinity ha comunque tutto ciò che ci serve. L’assistenza (che ho avuto modo di provare per entrambi) è sempre a disposizione e preparata, risponde puntualmente alle domande anche in orari “non di ufficio” e nel caso di Infinity ho potuto constatare una disponibilità e una gentilezza davvero lodevoli, non ho avuto bisogno (perché non ho riscontrato grossi problemi, quindi non posso essere così preciso) per ciò che riguarda Sky Online, nel loro caso mi sono limitato a sciogliere dubbi o mettere a posto codici che avevo riscattato senza però vedere variazioni nelle date di abbonamento al servizio, cose che oggi non capitano più con il crescere della piattaforma.

Quasi di pari passo le applicazioni. Anche qui le differenze ci sono e si vedono. Se Sky Online pecca forse di user-experience un po’ più scarsa su Xbox One ma si riprende su PC o iPad, Mediaset Infinity si mostra nello stesso modo ovunque anche se con differenze (minuscole). Una volta collegati con il vostro Gamertag (continuo a parlarvi dell’esperienza console, ndr) potrete fare login in entrambe le applicazioni e memorizzare le credenziali così da godere in futuro di tutti i contenuti messi a disposizione senza perdere ulteriore tempo. Sky Online propone il suo catalogo oltre i canali live separati per sezione, Mediaset Infinity cerca di organizzare alla stessa maniera del sito web il suo catalogo, concedendo inoltre l’utilizzo dei tag ma peccando parecchio sulla ricerca titolo tramite nome o altro dettaglio. Sky Online modifica la qualità dello streaming nel caso in cui la rete abbia qualche problema (molto comodo) ed esce addirittura dal flusso streaming e dall’applicazione mostrando un messaggio di errore nel caso in cui non possa più mostrare il video (molto molto scomodo, spesso si tratta di un errore temporaneo di Sky Online stessa e basta rientrare immediatamente nel canale o nel contenuto precedentemente in onda, peccato però aver perso secondi o minuti preziosi nel caso in cui si tratti di un canale in diretta).

Se poi non vogliamo parlare di console la lista è presto fatta. Sky Online è attualmente fruibile da PC, tablet, alcune SmartTV, PlayStation (sia 3 che 4) e Xbox (sia 360 che One). Mediaset Infinity aggiunge anche Chromecast di Google, oltre ad una serie di diversi tablet o SmartTV, tutti visibili nella pagina di Help dedicata, contrariamente a quanto affermato da quest’ultima vi confermo che l’applicazione è inoltre disponibile per Xbox.

La prova con un vantaggio in più

Entrambe le piattaforme permettono l’iscrizione con prova gratuita o quasi. Sky Online offre la possibilità di fruire di due settimane di ticket cinema e intrattenimento a solo un euro, Mediaset Infinity propone una prova completamente gratuita del suo ticket unico per le stesse due settimane. Ho scelto (ormai diversi mesi fa) di dare fiducia a Sky Online e contemporaneamente di provare Infinity. Sul primo ho seguito tutto X Factor (eccezione fatta per la finale seguita dal vivo, ndr) e continuo a seguire i miei programmi preferiti e i film, sul secondo ho potuto finalmente terminare di vedere (o allinearmi) con diverse serie televisive o ritrovare film del passato che ho voluto guardare ancora una volta con piacere.

Scopri-Infinity

Per entrambi, ancora per poco tempo, potrete inoltre approfittare di pacchetti pensati e realizzati per questo periodo di feste ormai quasi del tutto passato. Sky ha proposto il suo “Sky Online Magic App“, 90 giorni di ticket intrattenimento e cinema al prezzo di 39€ in totale, stiamo parlando di contenuti che diversamente arriverebbero a costare quasi 75€. Si tratta di un codice riscattabile sia per un nuovo utente che per uno già presente sul sistema. Si acquista fino al prossimo 8 gennaio dal sito di Sky Online oppure potete mettere il prodotto nel carrello del vostro account Amazon!

Occhio però: ogni codice acquistato (non da sito di Sky Online dove verrà applicato immediatamente al vostro utente) dovrà essere riscattato / attivato entro e non oltre il 30 giugno di quest’anno. Oltre Magic App, Sky Online propone altre offerte in collaborazione con i propri partner, generalmente raccolte in una pagina apposita del sito web.

Diverso invece il ragionamento alla base dell’Infinity Pass, l’equivalente di Magic App ma dedicato ovviamente a Mediaset Infinity, acquistabile per sempre (così da non dover utilizzare una carta di credito o un account PayPal sul sito web) e in promozione fino al prossimo 11 gennaio. Come spiegato nell’articolo sul sito ufficiale il punto di forza sta nel prezzo (come Sky) e nella possibilità di raddoppiare i mesi di visione acquistati (entro il termine dell’11/1): si passa quindi dal taglio 1/3/12 mesi a 2/6/18 mesi (si, l’ultimo cresce ma non raddoppia). Il prezzo va dai 9,99€ ai 79€. Potete acquistare le card anche da web (è un controsenso rispetto a quanto pensato da Mediaset, lo so, ma tant’è!): mygiftcard.it/infinity_pass_24_99 (potete sostituire il 24_99 nell’URL con 79 o 9_99 per accedere alle altre card, il mio era giusto un esempio).

C’è dell’altro?

Sky Online e Mediaset Infinity non possono competere, non del tutto almeno, sono l’arma combinata perfetta (e legale, non trascuriamo il dettaglio) per avere più o meno tutto quello che ha da offrire la nostra TV per come la conosciamo oggi. Ho trovato pro e contro in entrambe, entrambe hanno voglia di crescere e sicuramente lo faranno, correggeranno le pecche, arricchiranno le offerte, diversamente non si sopravvive all’interno dello stesso stagno. Per ciò che mi riguarda vanno a completarsi e fin quando potrò cercherò di tenerle attive entrambe, anche se per poco tempo e tenendo a preferire la prima tra le due per la ricchezza di contenuti FOX che personalmente adoro (e ribadisco il personalmente).

Non c’è molto altro da dire (e di non detto fino ad ora) ma le conclusioni dell’articolo stavolta dovete trarle voi. Ho cercato di mettervi a disposizione tutto ciò che dovrebbe servire per fare la giusta scelta, quella dettata dalle esigenze più che dai pro e contro della singola piattaforma

Nel caso in cui abbia omesso qualcosa, dimenticato, sbagliato o chissà cos’altro non esitate a segnalarmelo tramite l’area commenti. Fate domande, cercherò di dar loro risposta (se si tratta di qualcosa di poco chiaro, tanto per fare un esempio). Come già detto ho entrambe le piattaforme attualmente disponibili e sottoscritte, posso fare tutti i test che desiderate o quasi ;-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fatta eccezione per l'abbonamento Infinity, fornito da Mediaset, quello di Sky è a carico della mia tasca.
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