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Durante la stesura dell’articolo dedicato a Iliad (pubblicato ormai circa un mese fa), ho avuto la necessità di controllare da dove passasse il mio traffico dati per poter confermare quanto scritto in giro (ovvero che nel primo periodo di vita di Iliad si passasse tutti dai suoi IP francesi anziché da quelli italiani). Ci sono tanti siti web che offrono la possibilità di controllare questi dati catturandoli direttamente da browser, ma tra pubblicità, controlli di sicurezza e altre menate varie diventa davvero seccante navigarli, è per questo motivo che ho creato “My Information“, una semplice pagina riepilogativa che potesse mostrarti le informazioni che cerchi e nulla più.

Iliad è arrivata in Italia, non senza problemi 17

My Information

No, non è ottimizzato al 100% per i dispositivi mobili (anche se si mostra correttamente ai tuoi occhi) e no, non è perfetto neanche nello stile presentato (perché si potrebbe fare molto di meglio), probabilmente ha anche un nome banale e poco attraente, eppure è esattamente ciò di cui forse necessiti anche tu. Il tuo browser trasmette dei dati a ogni sito web che visiti, per questo motivo ho potuto approfittare di qualche funzione PHP nativa e delle API messe a disposizione dal sito IPStack.com per elaborare quanto catturato, in diretta, senza salvare alcunché sul server (in pratica i tuoi dati li vedi solo tu), così siamo tutti più contenti e la Privacy ringrazia.

My Information è disponibile per tutti all’indirizzo public.gfsolone.com/tools/ip, e puoi raggiungerlo anche tramite l’alias go.gioxx.org/ip. Va ad aggiungersi agli altri tool pubblici che ho messo a disposizione tramite il mio sito web personale (li trovi tutti raccolti sul Wiki).

Un’occhiata dietro le quinte

È tutto molto semplice. Di suo PHP permette già di catturare alcune informazioni provenienti dal tuo browser, per questo motivo è necessario esclusivamente fargliele scrivere in pagina per potertele mostrare, questo vale certamente per il tuo IP ($_SERVER['REMOTE_ADDR']) o lo User-Agent del browser che stai utilizzando nel momento in cui visiti My Information ($_SERVER['HTTP_USER_AGENT']). Il resto, seppur in qualche maniera anch’esso recuperabile (non tutto), ho deciso di darlo in pasto a IPStack; questo mi restituisce una serie di dettagli interessanti che posso ulteriormente lavorare (o mostrare direttamente) per arricchire ancor più quanto messo a tua disposizione, come per esempio una mappa (libera, di OpenStreeMap, ma richiamata tramite Leaflet), l’hostname assegnato al tuo IP (se pubblico), il CAP, latitudine e longitudine rilevate, ecc.

Ti lascio dare un’occhiata al codice (semplicissimo) che racchiude buona parte delle informazioni mostrate poi a video:

Il puntatore su mappa è assolutamente migliorabile, non sempre latitudine e longitudine producono il risultato sperato, potrei certamente impostarlo sul CAP rilevato, ma si tratta di finezze che in fin dei conti poco servono probabilmente a te che hai bisogno di catturare un altro tipo di dati.

Il tool è online ormai dallo scorso giugno, ed è stato già visitato un buon numero di volte (strano, non l’ho neanche sponsorizzato), non ti resta che metterlo alla prova (nei limiti del concesso, sfrutto le API gratuite di IPStack che offrono un massimo di 10.000 richieste / mese, dovrebbero bastare, giusto? :-)).

Buon lavoro!

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Tra le discussioni quotidiane alla macchinetta del caffè c’è certamente quella relativa ai costi nascosti (e non) della telefonia mobile, protagonista indiscussa in un panorama che ha messo all’angolo anche il classico e superato telefono fisso di casa. Ciò che più forse ci colpisce da vicino è proprio quella serie di gabole che possono passare inosservate a prima vista, per poi ripresentarsi in maniera più sfacciata e molto meno carina in bolletta, con conseguente avvelenamento del fegato e interminabili minuti passati al telefono con il supporto commerciale.

Voglio provare a raccogliere tutti i più classici costi nascosti che potresti ritrovarti nel conto finale, quando ormai è troppo tardi per poter recriminare qualcosa, o per lo meno quando non vale più la pena perdere ore preziose del tuo tempo per cercare di ottenere un rimborso che arriverà sempre troppo tardi.

Tu che sai tutto, che smartphone devo acquistare? 1

Piano tariffario di base

Ti sembra tanto stupido e banale? Non lo è. Il piano tariffario di base è quella serie di condizioni contrattuali che determinano le fondamenta del tuo rapporto con l’operatore telefonico. Seppur “sovrascritto” dal pacchetto di minuti, SMS (se presenti all’appello) e GB di dati da consumare entro il mese (con o senza soglie settimanali), questo può importi delle condizioni che potrebbero pesare sul conto da pagare in cassa. Ponendo il caso in cui tu finissi i minuti mensili a disposizione, andresti a pagare la cifra relativa allo scatto alla risposta (se prevista da contratto) seguita da tariffazione al minuto (spesso anticipato) proprio del tuo piano di base.

Poco tempo fa ti ho parlato dei piani PRIME go di TIM e di come poterli disattivare, perché io per primo sono stato vittima di quel piano tariffario di base che ha pesato di più sulla mia bolletta (ricarica mensile, ma poco cambia ai fini economici), fino a quando non sono passato ad altro (senza servizi in più non richiesti e fatturati in maniera quasi del tutto trasparente). Ciascun operatore ha un suo piano base che viene proposto al cliente quando sottoscrive un primo contratto, occhio quindi alle condizioni riportate e informati tramite siti web ufficiali su come poterlo cambiare nel caso in cui questo ti porti a pagare di più rispetto a ciò che hai realmente chiesto.

Credito residuo

Collegandomi a quanto appena scritto poco sopra, nel caso in cui la tua SIM preveda una ricarica mensile, forse ti conviene sapere che Vodafone richiede € 0,40 per ogni telefonata che fai al numero 414, quello che ti fornisce il tuo credito residuo, cosa che non accade con nessun altro operatore. I competitor, e Vodafone stessa, offrono il medesimo dato gratuitamente tramite applicazione ufficiale o sito internet, che ti consiglio caldamente di utilizzare:

My Vodafone Italia
My Vodafone Italia
MyTIM
MyTIM
Developer: TelecomItalia
Price: Free
My3 | Area Clienti 3
My3 | Area Clienti 3
Developer: Wind Tre S.p.A.
Price: Free
MyFastweb
MyFastweb
Developer: FASTWEB S.p.A
Price: Free

I collegamenti diretti proposti sopra puntano ad applicazioni Android, qui di seguito ti propongo i collegamenti verso le equivalenti disponibili per iOS:

My Vodafone Italia
My Vodafone Italia
Price: Free
MyTIM Mobile
MyTIM Mobile
Price: Free
My3 | Area Clienti 3
My3 | Area Clienti 3
Developer: Wind Tre S.p.A.
Price: Free
MyFastweb
MyFastweb
Developer: Fastweb Spa
Price: Free

Chiama ora / Ti ho cercato

Uno di quei servizi che abbiamo tutti sempre avuto, diventati poi a pagamento nel corso del tempo, seguendo l’onda delle tariffe sempre più competitive (alle quali togliere sempre più servizi aggiuntivi). TIM richiede € 1,90 al bimestre (qui maggiori informazioni), per Vodafone servono € 0,12 al giorno (solo se utilizzi il servizio, come meglio specificato qui), Wind € 0,19 a settimana (che verranno calcolati dalla ricezione del primo SMS di notifica di questo servizio, per un massimo di 7 giorni di copertura, appunto), e infine H3G che si attesa su € 1,50 al mese (qui maggiori informazioni).

Per disattivare i rispettivi servizi, ti rimando a qualche riferimento ben spiegato:

Segreteria telefonica

Serve davvero a qualcosa? Appurato che chi ha interesse nel cercarti ci proverà successivamente a un primo contatto fallito (quasi sicuramente, nda), la segreteria telefonica è uno di quei plus che quasi mai viene dato gratuitamente (ancora di più dopo la rimodulazione di tutti i servizi accessori). H3G lo fa pagare € 0,20 a chiamata a prescindere dalla durata di quest’ultima o dal reale ascolto dei messaggi che hai in coda, mentre per TIM il costo varia a seconda del piano tariffario; scalino più alto del podio per Vodafone, la quale addebita € 1,50 al giorno (solo in caso di utilizzo), per Wind si parla invece di 12,40 centesimi di euro a chiamata.

Come fatto per il precedente paragrafo, ecco cosa ti serve sapere per disattivare il servizio sul tuo numero telefonico:

Tethering

Diventato ormai più importante quasi delle chiamate, il servizio di tethering ti permette di utilizzare lo smartphone o il tablet come hotspot, ovvero creare una rete WiFi alla quale potrai far agganciare altri strumenti per navigare in internet (come un PC portatile, per fare un esempio). È storia ormai risaputa e che in passato ha scatenato non poche ire dei clienti: alcuni operatori hanno fatto pagare questo come fosse un servizio accessorio. Vodafone è uno di quelli che ne ha fatto quasi un cavallo di battaglia, diffidata lo scorso marzo dall’AGCOM.

Allo stato attuale non mi sembra ci sia evidenza di ulteriori operatori che giocano questo brutto scherzo (anche perché -per Vodafone- si parlava di 6€ al giorno per poter sfruttare la funzione di tethering, una cosa dell’altro mondo se pensiamo a come viene utilizzato lo strumento smartphone con relativa SIM), ma puoi sempre segnalarmi cosa mi sono perso utilizzando l’area commenti.

Recesso anticipato

Partiamo dalla doverosa premessa: se decidi di cessare un contratto in seguito a una delle tante (troppe) modifiche unilaterali imposte dal gestore telefonico, quest’ultimo NON può chiederti penale alcuna (che poi nessuno la chiamerà penale ma costo per la disattivazione del contratto, questo è altro discorso).

Ciò detto, occhio ai costi che ti vengono addebitati nel caso in cui tu decidi di non onorare più il contratto in essere prima di un certo numero di mesi “promessi” all’operatore. È il caso, per fare un esempio, di Tim Special Medium; 24 mesi di contratto pressoché obbligatorio per non pagare una penale di 39 euro. Succo del discorso identico con Wind (16 euro di penale se la si abbandona prima di 24 mesi) e con H3G, che obbliga al pagamento di 49 euro se si disdice anticipatamente il vincolo legato alla All-In Prime Special. Infine Vodafone, che con la promozione Vodafone Smart chiede di ricaricare il conto di almeno di 180 euro prima di passare ad altro operatore, per non incorrere nella penale di 26 euro.

Ho dimenticato qualcosa?

Potrei forse citarti il servizio Rete Sicura di Vodafone (vodafone.it/portal/Privati/Vantaggi-Vodafone/La-nostra-Rete-Veloce/Rete-Sicura/Vodafone-Rete-Sicura) al costo di 1€/mese dopo i primi due rinnovi offerti gratuitamente, ma non mi pare ci sia altro per cui rimanere sulla difensiva. Lo scorso febbraio DDAY aveva dedicato ai costi nascosti un buon articolo riepilogativo con tanto di tabella riportante i valori economici da sostenere per ciascun operatore, ne consiglio la lettura (seppur alcune cose sono cambiate nel frattempo).

Al solito, per qualsiasi ulteriore informazione o osservazione, sentiti libero di utilizzare l’area commenti qui di seguito. Più informazioni si hanno a disposizione, più è possibile difendersi da questo tipo di costi non sempre ben pubblicizzati (a voler usare un eufemismo).


immagine di copertina: unsplash.com / author: Alvaro Reyes

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Buongiorno e buon sabato mattina. Lo senti il profumo di caffè? Io lo adoro. Ora che ti sei messo comodo ti posso parlare del componente aggiuntivo che ti avevo parzialmente introdotto la scorsa settimana. Si tratta di un tool molto carino per Google Chrome, nulla da fare invece per Firefox nonostante io abbia provato a convertirlo in WebExtension per il browser di casa Mozilla (parzialmente funzionante, ma mancano dettagli importanti all’appello per considerarlo un buon porting), si tratta di Super Netflix.

Addons: Super Netflix

È un bel coltellino svizzero per quelle opzioni diversamente non modificabili perché solitamente gestite in maniera completamente autonoma dal noto servizio di streaming e produttore di contenuti originali. Trovi il componente aggiuntivo nel Chrome Store:

Super Netflix
Super Netflix
Developer: subflicks.com
Price: Free

Una volta installato, ti permetterà di modificare il comportamento standard del player, potrai ritoccare diversi parametri e forzare una visione ad alta definizione impeccabile (ammesso che la tua connessione lo permetta, occhio), così come saltare completamente le intro, avanzare o indietreggiare di 10 secondi, caricare sottotitoli diversi da quelli utilizzati da Netflix, ma non solo.

Addons: Super Netflix 1

Super Netflix è una piccola chicca da non lasciarsi sfuggire se si è soliti utilizzare il browser di big G e guardare Netflix sul proprio portatile. Inutile dire che tutto decade nel momento in cui si passa da tablet o smartphone, o browser di diverso sviluppatore. L’unica alternativa è quella di trasmettere direttamente verso una ChromeCast lasciando che sia il laptop a fare il lavoro sporco.

Addons: Super Netflix 2

Buona visione! :-)


immagine di copertina: unsplash.com / author: Jens Kreuter

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La risposta è chiaramente , anche se lo SpeedTest di Ookla è un’autorità indiscussa. Viene usato anche su siti web di terze parti, in versione personalizzata magari, ma pur sempre con la misurazione e lo standard qualitativo imposto dalla società di Seattle, Washington, lanciatasi in questo mercato ormai 12 anni fa (quasi). Scopo dell’articolo è quindi raccontare sì di SpeedTest, ma anche delle sue alternative da tirare fuori dal cilindro quando servono “ulteriori pareri“.

Test di velocità: esistono alternative a SpeedTest?

Prima di cominciare

Credo sia obbligatorio fissare alcuni punti chiave che valgono un po’ per tutti i prodotti e le situazioni. Ricordati che:

  • la velocità di allineamento del tuo modem NON è mai la velocità reale della tua connessione internet. Lo ribadisco perché continuo a sentire che la schermata del FastGate che mostra l’allineamento upload / download con la centrale corrisponde alla velocità di scaricamento e caricamento dati online, succede anche con clienti TIM (anch’essa propone il medesimo dato in schermata di gestione del modem proprietario). No, non è così. Ti rimando a questa lettura: assistenzatecnica.tim.it/at/portals/assistenzatecnica.portal?_nfpb=true&_pageLabel=InternetBook&radice=consumer_root&nodeId=/AT_REPOSITORY/632106.
  • Un test, per essere quanto più veritiero possibile, dovrebbe essere condotto tramite cavo di rete, non WiFi (perché questo è soggetto a molti fattori che possono variarne seriamente i risultati), possibilmente tenendo quest’ultima rete quanto più scarica possibile (niente cellulari connessi che stanno navigando o scaricando dati, niente console, decoder, ecc.). Più sarà scarica la tua rete, più sarà sensato il test via cavo.
  • Un solo test non è mai quello giusto. Ricordati che dall’altro lato c’è un server (con relativa banda internet) che sta facendoti scaricare e caricare dati ai fini della misurazione. Quel server potrebbe dover servire più persone contemporaneamente (lo fa, stanne certo) e non sei l’unico che in questo momento sta pensando di misurare la capacità della propria connessione internet. Cambia server, non selezionarlo troppo distante da te, ripeti il test più volte. La media dei risultati è generalmente un buon punto di partenza per capire se la tua connessione a internet sta facendo il suo dovere oppure no.

Molte delle cose che ti ho riportato qui sopra, vengono adottate anche per le misurazioni ufficiali di AGCOM, le uniche che possono aiutarti a chiudere un contratto -senza ulteriori spese (e magari anche con rimborso di quanto ingiustamente pagato)- con un fornitore che promette ma non mantiene. Dagli un’occhiata, male non può certo fare: misurainternet.it/download/nemesys.

SpeedTest

Indiscusso Re di ogni misurazione, viene adottato come standard da molti, anche dai provider che ne sfruttano i risultati come allegati in caso di disservizi lamentati dall’utente finale. Fastweb è certamente uno di questi, poi c’è TIM, e sono solo un paio di esempi tra i tanti possibili.

Test di velocità: esistono alternative a SpeedTest? 1

SpeedTest è un prodotto che è stato molto migliorato nel tempo, che ha pubblicato applicazioni, che ha sviluppato pagine accessibili (anche se solo negli ultimi anni, costretta dal costante –finalmente– affondare di Flash). I server che permettono i test sono sparsi nel mondo e hanno generalmente una potenza di fuoco importante, tendendo quindi a dare risposte sufficientemente veritiere quando si mette alla prova la propria connessione casalinga (o d’ufficio, ovviamente). Resta scontato quanto già specificato però nei punti chiave: non è la singola misurazione a determinare il risultato finale.

Su PC puoi raggiungere il servizio puntando il browser all’indirizzo speedtest.net, oppure puoi scaricare l’applicazione da installare, quest’ultima mi è utile e ho scelto di averla su ogni mia postazione, è uno strumento che si utilizza abbastanza spesso. Se vuoi evitare di installare un’ulteriore applicazione, puoi sempre aggiungere l’estensione a Google Chrome (no, nulla da fare per il momento per Firefox, ci ho provato ma ottengo errori nella conversione):

Speedtest by Ookla
Speedtest by Ookla
Developer: speedtest.net
Price: Free

Su mobile, Speedtest è presente su qualsiasi piattaforma (persino quelle dichiarate ben più che morte!):

Speedtest.net Speed Test
Speedtest.net Speed Test
Developer: Ookla
Price: Free+
Speedtest.net
Speedtest.net
Developer: Ookla
Price: Free+
Speedtest by Ookla
Speedtest by Ookla
Developer: Ookla
Price: Free
Speedtest.net
Speedtest.net
Developer: Ookla
Price: Gratis+

SpeedTest è la mia scelta, quella pressoché obbligata in qualsiasi occasione, quella che mi permette di selezionare server più vicini alla mia posizione (è possibile farla rilevare direttamente dal sito web o dall’applicazione) e ottenere così risposte certamente plausibili e ragionevolmente corrette, in una “media sulle 3“.

Fast

Forse il più conosciuto dopo SpeedTest, perché introdotto da Netflix qualche tempo dopo l’arrivo sui nuovi mercati europei. Fast.com permette di effettuare una misurazione della tua connessione internet, anche se solo in una direzione, quella in ingresso verso il tuo dispositivo. In pratica scambi dati con i server del noto provider di contenuti multimediali per cercare di capire se la fruizione dei contenuti possa essere soddisfacente. Fast.com è un po’ la base di quei risultati che Netflix pubblica di tanto in tanto, stilando una classifica dei migliori provider in circolazione (vedi: ispspeedindex.netflix.com/country/italy).

Test di velocità: esistono alternative a SpeedTest? 2

Presente sul web (puntando appunto all’indirizzo fast.com), è disponibile anche per dispositivi mobili, per iOS e Android:

FAST Speed Test
FAST Speed Test
Developer: Netflix, Inc.
Price: Free
FAST Speed Test
FAST Speed Test
Developer: Netflix, Inc.
Price: Free

Fast è certamente la mia seconda scelta (quella di backup, diciamo), alla ricerca della conferma delle misurazioni ottenute tramite SpeedTest.

Google

È dal settembre dello scorso anno che Google ha introdotto anche in Italia un risultato di ricerca (una keyword, come quelle di cui ti avevo già parlato in passato) che ti permette di effettuare un rapido test di velocità. Senza molta fantasia, ti basterà scrivere “speed test” (vale anche “test velocità internet“) all’interno del campo di ricerca, per vedere come prima proposta un box attraverso il quale potrai lanciare un rapido scambio dati in download e upload, così da ottenere una misurazione:

Test di velocità: esistono alternative a SpeedTest? 4

Facendo clic sul pulsante “Esegui test della velocità“, ti si aprirà un piccolo popup (che metterà in secondo piano tutto il resto della pagina) il quale scaricherà dapprima dei dati, poi li caricherà verso Google. Non ci sono applicazioni dedicate, puoi comunque fare riferimento all’applicazione generica di Google e lanciare la medesima ricerca anche su Mobile, per arrivare a ottenere la stessa possibilità di misurazione su smartphone e tablet.

Google
Google
Developer: Google LLC
Price: Free
Google
Google
Developer: Google LLC
Price: Free

Nonostante si faccia generico riferimento a un server situato a Milano (città che mi ospita), quindi ipoteticamente il più vicino alla mia connessione, Google non è certamente parte delle mie scelte personali. Le sue misurazioni sono quelle meno accurate, quelle che più discostano dalla reale velocità del Gigabit che c’è a casa, la stessa cosa succede nelle misurazioni fatte in ufficio dove la linea business è addirittura una Gigabit simmetrica (giusto per chiarire che non è evidentemente qualcosa di limitato alla configurazione del mio router, cosa comunque improbabile visti i test eseguiti con gli altri competitor).

nPerf

Scoperto un po’ per caso qualche tempo fa, nPerf è un altro strumento di misurazione della propria connessione, sviluppato bene anche se forse troppo caotico in home page (preferisco di gran lunga lo stile minimalista di Ookla). Lo puoi raggiungere puntando il browser all’indirizzo nperf.com/en, e facendo partire la misurazione dal tachimetro in bella vista (via cavo mi raccomando, non fare come me che durante la stesura dell’articolo ho usato il WiFi giusto per catturare qualche screenshot!). Anche in questo caso ti verrà proposto il server più vicino in base alla tua posizione (rilevata tramite browser previa tua autorizzazione, nda) e continua a valere inoltre la regola base dei 3 tentativi e media di questi.

Test di velocità: esistono alternative a SpeedTest? 5

nPerf è disponibile online, navigabile da qualsiasi browser (senza necessità di alcun plugin) ma anche tramite applicazioni specificatamente studiate per il mondo Mobile (iOS e Android). Particolarità molto gradita delle applicazioni è l’ulteriore possibilità di mettere alla prova la connessione 4G facendo eseguire delle misurazioni con il download / visione di filmati ad alta definizione, ascolto Mp3 e altro ancora (davvero un punto ulteriore a favore di questa soluzione alternativa).

nPerf internet speed test
nPerf internet speed test
Developer: nPerf SAS
Price: Free+
Speed Test Velocità e QoS 4G
Speed Test Velocità e QoS 4G
Developer: nPerf.com
Price: Free+

nPerf è sicuramente una validissima alternativa a SpeedTest di Ookla, da tenere a portata di clic su PC fissi e portatili, e come applicazione sui dispositivi mobili. È nella stessa cartella strumenti di SpeedTest e Fast (sul mio smartphone e pure su iPad), e non perde il suo posto da molto tempo ormai.

Prima di concludere

Spero di averti dato qualche spunto interessante riguardo le alternative a SpeedTest, ma sono certo che lì fuori ce ne saranno molti altri, anche di buona qualità. Per questo motivo ti invito caldamente a usare l’area commenti per proporre le tue alternative, quelle delle quali non puoi fare a meno, che propongono magari (come nPerf) qualcosa in più rispetto alla più classica misurazione della banda in download e upload.

Se vuoi, alla lista sopra discussa potresti aggiungere un’applicazione sviluppata dallo staff di OpenSignal, il grande progetto che mira a censire tutti i punti di accesso mobili in giro per il mondo (con un’applicazione pensata e sviluppata proprio per portare a termine questo complesso lavoro). Si chiama Meteor Speed Test ed è disponibile per iOS e Android:

Meteor: App speed test
Meteor: App speed test
Developer: OpenSignal, Inc
Price: Free
Meteor Speed test applicazioni
Meteor Speed test applicazioni

A me non resta che ringraziarti per aver letto questo articolo.

Buona navigazione! :-)


immagine di copertina: unsplash.com / author: Chris Liverani

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Oggi voglio proporti un articolo già scritto, rivisto e pubblicato su IF Magazine (piattaforma di BNP Paribas Cardif), con la quale collaboro. Quella che leggerai qui di seguito è la versione originale, quella che ricalca fedelmente le mie idee, senza tagli, ma che -soprattutto- si rivolge a te, come se ci stessimo facendo una chiacchierata alla macchina del caffè, proprio come piace a me :-)

Il tuo corpo è unico, o per lo meno è raro trovare in giro quella combinazione di tratti somatici, voce e impronte che, messi insieme, restituiscono un risultato che possa essere confuso anche dall’occhio più attento.

Dapprima il PIN (storico, sempre esistito anche sulle prime carte SIM degli anni ’90), poi le password più complesse, e così le combinazioni, le impronte, la voce, il volto e molto altro ancora. Un solo scopo: sbloccare nel minor tempo possibile l’accesso lecito al nostro smartphone, lasciando fuori le persone indesiderate.

Dal fingerprint al riconoscimento facciale, com’è cambiata la nostra interazione con i device tecnologici?

Torna indietro un attimo

Contrariamente agli anni ’90 e i primi Motorola approdati qui da noi, sui quali le schede del monopolista italiano cercavano di non farsi infastidire poi troppo da un nuovo competitor rappresentato da una splendida modella australiana (te lo ricordi, vero? Gli anni passano anche per te, fattene una ragione), il trascorrere del tempo ha cominciato a far sentire la crescente necessità di proteggere quei contenuti sensibili che oggi, su smartphone ben più evoluti, costituiscono buona parte della nostra base dati, conoscenze, appuntamenti, quotidianità.

Il PIN della SIM (quest’ultima costituiva l’unico spazio di memoria occupabile, te lo ricordo) era assolutamente sufficiente a tenere lontano coloro che non dovevano poter accedere alla nostra rubrica e a quei primi “short message” (SMS); bastava semplicemente riavviare il telefono per attivare la protezione. La prima vera evoluzione porta il nome di Nokia, pioniere e autorità in un campo dove oggi viene ricordato più per quanto fatto in passato, che per quanto in cantiere in ottica contemporanea e futura.

iPhone, seguito poi a ruota da Android, costituisce l’ulteriore passo in avanti, stavolta gigantesco, che impone la fine della memoria disponibile nella carta SIM. Quello che può essere volgarmente chiamato ferro è in realtà qualcosa che è possibile cambiare in qualsiasi momento, perché il proprio numero di telefono segue la scheda SIM (non necessariamente la stessa di 10 anni fa, tanto per aggiungere carne al fuoco), e tutto ciò che costituisce il nostro mondo digitale trova spazio su programmi installati nel PC, quelli che ti hanno permesso di fare backup anni prima dell’avvento del Cloud.

E quindi?

E quindi oggi tutto ciò che ti rappresenta trova spazio –prima di tutto– nel tuo smartphone. La tua mail, i tuoi contatti, i tuoi ricordi. Proteggere questi dati diventa fondamentale e sono quindi nate nuove tecniche che provano a impedire accessi non autorizzati ai nostri quotidiani compagni di viaggio (tendo ormai a considerare così smartphone, tablet, PC).

Dico “provano” perché ogni medaglia ha una seconda faccia, e ogni tecnologia nasce insicura per definizione, o per lo meno ci sarà sempre qualcuno che farà di tutto per aggirare l’ostacolo, legalmente o meno.

Affidiamo tutto ai metodi di sblocco dei nostri gadget, un PIN numerico o una combinazione alfanumerica più complessa, una sequenza di trascinamento, un’impronta digitale, un volto, un occhio, la voce. Ognuno di questi ha potenzialmente una falla, spesso causata da noi utilizzatori. Perché se è vero che un’impronta digitale è di più difficile riproduzione, sembra lo sia molto meno una fotografia che inganna un controllo approssimativo del volto, o magari una lente a contatto che va a sorpassare il controllo dell’iride, una voce registrata il microfono. Il PIN, possibilmente complesso da indovinare ma facile per te da ricordare, continua a rimanere la tecnica di protezione migliore, quella spiaggia che –tanto per voler andare “off topic”– in America nessuno ti potrà chiedere di inserire per sbloccare forzatamente il tuo smartphone (contrariamente invece all’impronta digitale o all’iride) :-)

In attesa quindi che un futuro prossimo ci permetta di utilizzare il cuore per sbloccare il nostro dispositivo (sto parlando di questa notizia relativamente nuova), e con la speranza che questo sia il più sicuro dei metodi, non ti resta che scegliere un codice di sblocco alfanumerico complesso, non mettendoti in scacco da solo, ovvero:

  • il codice deve essere sì complesso, ma ricorda che dovrai utilizzarlo ogni volta che avrai bisogno del tuo dispositivo, non esagerare, potresti arrivare facilmente all’esaurimento nervoso e tirarlo dalla finestra;
  • evita di utilizzare dati che è possibile scoprire con estrema facilità nell’era di Facebook e dell’homo social, la tua data di nascita (così come quella di tua moglie o di tuo figlio) è da evitare come il maglione d’estate in spiaggia, giusto per rendere l’idea, e la stessa cosa vale per numeri di telefono, civici di casa o targhe automobilistiche, e per qualsiasi altro dato così alla portata di chiunque;
  • ti devi basare sul principio universale secondo il quale una password robusta è qualcosa di molto distante dall’associazione randomica di lettere e numeri che non hanno connessione alcuna. Te la faccio semplice: “Il cavallo bianco di Napoleone” è più sicura che “Eq2187.!_saju%$” (per i feticisti: 122 bits contro 91, eppure la prima è decisamente più semplice da ricordare);
  • l’impronta è e resta una buonissima alternativa in terra nostrana, perché è immediata e trova il suo backup nel codice di cui sopra;

Tutto chiaro?

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