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Se sei cliente Prime, Amazon consegna i tuoi ordini anche al sabato. Per molti di noi clienti, il sabato è off limits perché l’indirizzo principale impostato sul portale di e-commerce è quello dell’ufficio. Se l’ufficio chiude il venerdì sera, la consegna del sabato mattina (o pomeriggio) fallirà, e ti farà trovare il classico bigliettino che avvisa del passaggio e mancato recapito del pacchetto.

Amazon permette quindi di modificare le opzioni di consegna escludendo il sabato. Vai su amazon.it/a/addresses?ref_=ya_manage_address_book, modifica il tuo indirizzo principale (puoi farlo anche con qualsiasi altro indirizzo, sia chiaro) e imposta (in fondo alla pagina) di non consegnare i tuoi ordini al sabato:

Amazon: bloccare le consegne al sabato

Salva la modifica appena operata e dormi sonni tranquilli :-)

× A piccoli passi, la serie di articoli dedicata a chi muove ancora i primi passi nel mondo della tecnologia

A piccoli passi

A piccoli passi è una serie di articoli dedicata a chi non è solito districarsi tra termini tecnici e procedure troppo complesse. Righe di testo di facile comprensione corredate di immagini, semplici procedure che tutti possono imparare e mettere subito in pratica.
Eredità di un vecchio esperimento nel frattempo abbandonato e chiuso, ma con uno storico che non intendo perdere e che preferisco pubblicare nel corso del fine settimana.
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Oggi torno a parlarti di Telegram, niente adesivi però, stavolta l’argomento principale si sposta sui bot. Conosci già i bot? Sono stati una vera e propria rivoluzione per il client di messaggistica istantanea. Lo stesso blog ufficiale della piattaforma ne ha diffusamente parlato, focalizzando l’attenzione su due articoli in particolare: telegram.org/blog/bot-revolution e telegram.org/blog/bots-2-0 (se ti va, puoi dare anche un’occhiata a telegram.org/blog/inline-bots). Esistono centinaia di bot, tutti partono da una buona idea (alcuni proprio no, ma tendiamo a tenere esclusi proprio questi), alcuni entrano in top 10 per la loro indiscutibile utilità.

Puoi pensare ai bot come a più volti di una stessa medaglia. Un client di messaggistica, un device (o anche più, poco importa) e mille differenti utilizzi, è un po’ come portarsi dietro un coltellino svizzero, sempre utile in caso di necessità!

Telegram: caccia ai bot più utili

Che poi di bot ce ne sono davvero per tutti i gusti. Si va da quello che è in grado di ricordarti cosa devi acquistare quando vai a fare la spesa (sostituendo i sempre inutili bigliettini scritti a mano), a quello che ti dice quali sono gli ultimi contenuti caricati su Netflix, passando per quello che riesce a darti le informazioni sulla sala cinematografica più vicina alla tua posizione e dirti gli orari degli spettacoli. Se poi invece cerchi qualcosa di più complesso, puoi sempre affidarti a un traduttore che in maniera estremamente veloce saprà trasformare, in maniera comprensibile, testo in lingue differenti dalla tua.

Tanti hanno provato a stilare una lista dei migliori bot da tenere a portata di mano, io voglio provare a stilarne una mia, basata più che altro sulle quotidiane esigenze, suggerendo possibili alternative e magari tenendo aperta la porta ai vostri commenti (sempre preziosissimi) così da scoprire insieme nuovi bot interessanti da testare e tirare fuori dal cappello al momento opportuno :-)

Start Your Engine

Parti da un presupposto: esiste un concentratore per tutti i bot di Telegram, un censimento in grado di farti vedere tutto ciò che è disponibile e sfruttabile via client di messaggistica istantanea, il sito web risponde all’URL storebot.me. Al suo interno troverai anche un motore di ricerca e delle viste rapide che ti daranno massima libertà di movimento, potrai da subito scegliere ciò che più ti aggrada, ciò di cui hai veramente necessità. La classifica dei migliori bot Telegram è assolutamente soggettiva, le esigenze cambiano da persona a persona, non servo mica io per dire questa ovvietà :-)

Intrattenimento

Ho individuato un paio di bot sicuramente utili allo scopo. Ho anticipato qualcosa di entrambi in apertura articolo, servono rispettivamente a seguire le nuove uscite di Netflix e andare a colpo sicuro verso lo spettacolo che si intende andare a guardare nella sala cinematografica più vicina alla propria posizione (o anche no, non è certo necessario).

telegram.me/netflixnewsbot permette di seguire (una volta iscritti) tutte le uscite pubblicate su Netflix, in riferimento alla località del proprio abbonamento (io ho un abbonamento italiano, ma conosco diverse persone che sfruttano account Netflix esteri per una maggiore ricchezza di catalogo, tanto per dire). Il comando /region (Add a Region per aggiungere l’Italia, Remove a Region per eliminarsi dalle notifiche di default, quelle americane, Done with Regions per terminare la configurazione, nda) servirà a impostare su cosa puntare la lente di ingrandimento. Da questo momento sarai iscritto al flusso di notizie riguardante i rilasci.

telegram.me/CinemasBot permette invece di cercare sale cinematografiche, spettacoli, orari. Servirà inviare la location, toccherà quindi utilizzare un dispositivo in grado di inviarla (non potrai utilizzare il client Telegram per PC). A quel punto otterrai una lista delle sale più abbordabili e la lista dei film disponibili in questo momento. Per ciascun film selezionato, otterrai gli orari di proiezione, il gioco è fatto!

telegram.me/MuseiMibactBot è tutto un programma, permette di ottenere tutte le informazioni disponibili su musei e mostre nei diretti dintorni o presso una location da specificare manualmente al bot. Funziona bene, le ricerche fanno sempre centro e i dati sono abbastanza aggiornati (ma questo esula dallo sviluppatore, che si appoggia su basi dati disponibili pubblicamente, nda). In molti casi riuscirai a ottenere informazioni preziose quali orari di apertura e contatti dei musei che potresti voler visitare durante una tua visita turistica o nel fine settimana da passare nella tua città. Questo è solo uno di tanti bot sviluppati dalla stessa identica persona, si tratta di Francesco Piero Paolicelli (@Piersoft), evidentemente innamorato degli OpenData e pronto a rendere più accessibili informazioni già disponibili in rete, ma (troppo) spesso non conosciute o comunque non sfruttate a dovere, trovate gli altri all’indirizzo piersoft.it/?p=626.

Quotidianità

telegram.me/rifiutariobot è il classico vorrei ma non posso. Bella l’idea (fa bene all’ambiente e a noi tutti), buona la base, manca probabilmente il tempo per seguirla a dovere e ascoltare (forse) i suggerimenti degli utenti. Ho provato a dare del lavoro in pasto al bot, cercando prodotti credo semplici, come una lampadina o una busta, ottenendo però la classica risposta del “non ce l’ho ma ti prometto che lo avrò presto“. Non occorre forse perderci altro tempo, spero solo che possa (il progetto) riprendersi e arricchire sempre più il suo database di corrispondenza per un corretto riciclo dei rifiuti!

telegram.me/Grocerylistbot è ciò che probabilmente ti salverà dalle ire della moglie quando verrai spedito al supermercato con una sola missione: acquistare tutto ciò di cui c’è bisogno in casa senza dimenticare nulla. Il funzionamento è chiaramente banale: si potranno aggiungere prodotti, toglierli, visualizzare una lista completa. Nelle opzioni (del bot) potrai modificare il suo comportamento nei tuoi confronti. Il miglior utilizzo? Inserire il bot all’interno di un gruppo di amici (o della famiglia) per utilizzarlo tutti insieme e mettere così a punto una lista della spesa che non manchi di nulla per il classico pranzo della domenica o per la grigliata tra amici.

Shopping

telegram.me/PriceTrackBot è il bot di cui ti ho parlato qualche giorno fa nell’articolo dedicato ad Amazon e al suo Prime Day, quello in cui ti ho raccontato come capire se hai fatto o meno un affare (oggi, ma anche in futuro) attraverso l’utilizzo di un plugin per il browser, oppure proprio di questo bot. Ti rimando direttamente all’articolo, all’URL gioxx.org/2016/07/22/amazon-prime-day-ho-fatto-un-buon-affare. Utilizzare il bot è davvero semplice: basterà chiedergli di tenere traccia di un prodotto, notificandovi ogni variazione di prezzo. Quel prodotto rimarrà in lista fino a quando lo vorrai, potrai eliminarlo in ogni momento.

telegram.me/TrackBot è invece un po’ come il fratello maggiore. L’acquisto è fatto, stai attendendo il pacchetto e ormai fremi per mettere le mani sul nuovo giocattolo. Conosco bene questa sensazione, sono cliente Prime e puoi facilmente comprendere come qualsiasi cosa vada oltre il giorno di consegna mi riporta ai tempi di eBay e di quando facevo contrattazione, acquisto e preghiere che tutto arrivasse a destinazione, pagando magari qualcosa in più per un corriere assicurato. TrackBot, dato un numero di spedizione, ti permetterà di seguirne il percorso, fatta eccezione per quelle entry che lo stesso corriere non ha ancora inserito a sistema. Un esempio? Bartolini lo fa un giorno si e l’altro pure, o quasi. Ti basterà mettere sotto osservazione in ogni caso il numero di spedizione, compariranno le informazioni non appena disponibili.

Ok, basta stickers e bot!

All’indirizzo inten.to/?q=&p=true&lng=it&t=c potrai trovare una lista dei canali italiani più frequentati su Telegram. Spesso avrai a che fare con piazze parecchio frequentate dove Youtubers famosi distribuiscono saggezza popolare ai loro fan (si nota l’ironia?), in altri casi potrai effettivamente conoscere canali realmente utili (anche se meno invasi), in linea generale un maggiore numero di persone iscritte a un canale non vuol dire necessariamente che da quelle parti la qualità sia poi così eccelsa (e non ci vuole certo una laurea per dirlo!).

Tu hai per caso ulteriori suggerimenti in merito? Sentiti libero di parlarne nell’area commenti! :-)

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The Godfather: la BlogosferaBlogosfera: è un argomento che ciclicamente –un po’ come la moda– torna in auge, viene discusso, viene criticato e continuamente preso come centro della polemica da chi i blog li vive, li porta avanti (con fatica, posso assicurarvelo) o li legge semplicemente, da quei giornalisti che sputano sentenze senza conoscere bene l’argomento o che pensano di avere in mano il pieno controllo della comunicazione su carta stampata (e qui hanno senza dubbio ragione) e sul web (ed è qui che casca l’asino, la presunzione non aiuta in questo campo).

Non è fortunatamente il caso di Valerio Visintin e del suo articolo-intervista che trovate all’indirizzo mangiare.milano.corriere.it/2013/06/18/foodblogger-opere-e-omissioni e che mi ha riportato alla mente le infinite discussioni con conoscenti e amici riguardo questo mondo, quello di chi possiede un blog, contatti e visibilità nel web, delle agenzie che ti cercano così come le aziende a patto (non scritto e spesso neanche detto, sottinteso, per l’appunto) che tu sia il loro volto, le parole, la credibilità nel quartiere della città, nella discussione al bar tra amici, quella tra colleghi, nella vita insomma.

L’articolo fa riferimento al mondo del foodblogging, ha preso molto piede negli ultimi tempi creando una sempre più grande macchia d’olio che probabilmente come tale verrà pulita tra qualche tempo, un po’ com’è successo con il blog tradizionale, quello dove sto scrivendo io, che di anni sulle spalle ne ha tanti e che è stato genericamente dichiarato morto molto spesso, e un po’ è vero, se penso a quanti “colleghi” avevo in passato e quanti ne ritrovo oggi, quelli che non demordono e decidono di investire il proprio tempo libero in scrittura e pensieri liberi che come tali vengono affidati al web, nella speranza di incontrare quelli dei propri lettori fedeli o occasionali che siano, così da instaurare un rapporto, lanciare una discussione.

Ciò che più mi lascia perplesso (e che ho poi ritrovato nei commenti dell’articolo originale, ndr) è lo stupirsi o lo “scoprire solo adesso” quanto le aziende e le grandi agenzie siano disponibili a mandare prodotti da testare con la speranza (spesso la quasi certezza) di ottenere tutto ciò che si lega al nuovo modo di fare informazione: tweet, stati di Facebook, fotografie su Instagram, articoli sui blog o su Tumblr o chissà cos’altro, in unico pacchetto facilmente “acquistabile“. Lo stesso dicasi per aperitivi, serate, viaggi fuori porta e chi più ne ha, più ne metta, cose che i giornalisti della carta stampata (o televisivi) conoscono bene già da molto tempo. Dato che come ho già detto l’argomento non è affatto nuovo seppur da poco (relativamente) applicato al foodblogging (inutile dire che la stessa cosa viene applicata ad ogni campo trattato dalle voci del web), la vera onestà sta tutta nelle mani (nelle dita, se penso alla tastiera ed al mouse) di chi quelle fotografie, quegli articoli e quegli stati li scatta o li scrive.

Da sempre ho voluto personalmente mettere in chiaro una costante valida con qualsiasi agenzia e qualunque azienda: parlerò di un prodotto solo ed esclusivamente se lo ritengo opportuno e in ogni caso il mio giudizio sarà imparziale ed in grado di mettere in evidenza pregi e difetti, mai e poi mai permetterò a nessuno di acquistare l’articolo su misura perché ho lettori che si fidano di me, del mio nome, della mia firma. Il blogger o “influencer“, come va molto di moda etichettarlo ultimamente, dovrebbe avere bene fisso in testa che per guadagnarsi una piccola o grande platea di lettori serve tanto sudore, tempo, costanza e qualità di ciò che viene prodotto, è un crescendo che non finisce mai (se vado a leggere i post del 2007 ho roba di cui vergognarmi, mi piace pensare che questo calderoni dimostri una maturità guadagnata proprio nel tempo) ma che a perdere quella platea bastano pochi minuti e un articolo falso, costruito, facilmente smentibile da qualcuno che ha la forza di commentare e dire la sua, e non è certo cancellando il commento o moderando quelli che vengono al seguito che si risolve il problema.

Non facciamo di tutta l’erba un fascio, cerchiamo di premiare le persone vere che qui sul web possono davvero generare un valore aggiunto per le aziende, le stesse che possono così porsi meglio e rendersi più raggiungibili, più a portata di cliente, è il cliente infatti che fa la loro vera forza.

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Pur non riponendo in MCC tutta la stima di questo mondo (parere squisitamente personale, ndr), bisogna ammettere che il polverone alzato è notevole e la discussione che occupa oggi le prime pagine delle testate giornalistiche online è interessante seppur esagerata.

Tutto sommato non ha fatto altro che rispolverare cose sapute, come la scoperta dell’acqua calda che passa da una ben definita cerchia di persone informate ad un più vasto pubblico, al mainstream.

Che le aziende acquistino o meno proseliti direttamente o per mezzo di agenzie è più o meno affar loro, non si può realmente stabilire se quella fantomatica statistica tirata fuori dal cappello sia reale o messa li “tanto per fare numero e attirare l’attenzione“. I siti web riportati in questo articolo del corriere corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_maggio_16/compravendita-follower-fan-facebook-twitter_1d5ee5ec-9f8e-11e1-b258-f2fcbb76be58.shtml sono già “noti” da diverso tempo, altri non sono stati nominati, così come altri tipi di acquisti che possono essere portati a termine da chi lo desidera (l’acquisto non si ferma certo a fan di Facebook o followers di Twitter).

Chi non ce la fa con le proprie forze può decidere di “investire” sull’acquisto di notorietà virtuale, pur continuando a produrre contenuti di scarso interesse o più semplicemente interessanti solo per un gruppo estremamente ristretto di reali fan, probabilmente clienti di uno specifico marchio o servizio soddisfatti o meno del prodotto in loro possesso.

Il mio dubbio resta però uno solo: sulla base di cosa MCC stabilisce che l’80% delle aziende hanno acquistato o continuano a farlo regolarmente, oltre tutto consenzienti nel caso in cui queste si appoggino ad agenzie esterne? Conosco qualche agenzia del settore, persone che lavorano sodo ogni giorno e non ricorrono a metodi più semplici per ottenere un risultato… quante altre agenzie più o meno valide ci sono la fuori? Ma soprattutto quante invece ricorrono a metodi poco ortodossi per raggiungere il traguardo?

Non che io approvi questo tipo di scorciatoie, eppure la cosa non mi meraviglia affatto, in un mondo dove per tutto ” il resto c’è Mastercard” questo è uno dei tanti servizi messi a disposizione del cliente finale, pensare di poter basare la propria credibilità sul numero di fan su una sterile pagina Facebook o i “discepoli” raccolti tramite Twitter è fondamentalmente stupido.

La vera reputazione online o offline che sia è costituita e continuamente costruita dai clienti, quelli che in prima linea sanno dirti esattamente se quel marchio li rispetta e propone loro buoni prodotti e un’assistenza precisa e puntuale. Facebook e Twitter sono solo due tra i tanti strumenti messi loro a disposizione per raggiungere il cliente, per avere un rapporto più diretto, immediato, più facilmente sfruttabile al giorno d’oggi.

Sprecare 50$ per dimostrare quanto sia semplice acquistare dei fantasmi non serve a nessuno, chi ne spende ancora di più e sfrutta quel valore per vendersi (e magari ci riesce anche) viene puntualmente scoperto e messo in un angolo, è davvero così vantaggioso prendere la scorciatoia?

My 2 cents.

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