Archives For E-Commerce

Gioxx’s Wall apre ancora una volta le sue porte, per ospitare chi vuole parlare di argomenti inerenti gli stessi miei interessi e passioni. Oggi ti faccio conoscere Opinioni.cloud, un progetto nato per raccogliere i pareri degli acquirenti che popolano il web, per metterti a disposizione ogni possibile aiuto nel caso tu non ti senta tranquillo nello sfruttare un sito di e-commerce che vende un prodotto che ti interessa.
Buona lettura :-)

Acquistare online prodotti di ogni genere è ormai una pratica di uso comune. I siti di shopping online proliferano e crescono sensibilmente nel numero e nella varietà degli articoli proposti. Pur avendo a disposizione diversi strumenti di tutela, è preferibile consultare sempre le opinioni online, relative sia ai siti su cui si vuole acquistare, sia agli articoli che ci interessano.

Opinioni.cloud: l'analisi intelligente delle opinioni

Avrai notato che lo stesso prodotto è spesso presente su diversi siti, in genere con prezzi differenti. Ti sei chiesto il perché? A volte sono le spese di spedizione ad incidere, altre volte il sito non è troppo affidabile e dietro un prezzo vantaggioso può esserci un articolo difettoso o contraffatto. Le armi più potenti a tua disposizione sono proprio le opinioni online, ma queste vanno valutate, perché può capitare che siano pilotate da venditori poco onesti per invogliarti all’acquisto.

Opinioni.cloud nasce proprio per racchiudere tutte le caratteristiche necessarie per aiutarti a districarti nello spinoso mondo delle opinioni online!

Come funziona Opinioni.cloud

Il sito riesce a confrontare e ad analizzare in modo intelligente numerose recensioni dello stesso prodotto pubblicate su svariati siti, evitando la possibilità di incappare nelle sole opinioni positive che un e-commerce potrebbe mettere in risalto al fine di incentivare all’acquisto. Attingendo a un bacino molto ampio di fonti, avrai la possibilità di avere un giudizio basato su recensioni eterogenee e quindi più attendibili e veritiere.

Lo stato d’animo del recensore

Opinioni.cloud analizza il sentiment di chi ha scritto l’opinione, al fine di verificarne l’autenticità non solo in base al contenuto, ma anche considerando il reale grado di soddisfazione dell’acquirente. Parole e frasi usate sono spesso sterili, mentre tramite questo modo di analizzarle si riesce a capire se il feedback positivo trova riscontro nella felicità usata per descriverlo; di contro, un’opinione negativa sarà più verosimilmente genuina se chi la scrive è realmente deluso o arrabbiato.

Le caratteristiche principali

Analizzando le recensioni di tutti gli utenti, Opinioni.cloud riesce a mettere in evidenza gli aspetti che più possono interessarti, facendoti capire quali sono le peculiarità dell’articolo che cerchi: ad esempio, può dirti se gli utenti lo apprezzano per il costo contenuto, oppure se il suo punto di forza è il rapporto qualità prezzo, e ancora se la maggior parte degli acquirenti non è soddisfatta di alcune caratteristiche, come la dimensione o la confezione.

Oltre le semplici opinioni

Come avrai avuto modo di vedere, il sito in questione non si limita a riportare semplicemente le recensioni di altre piattaforme, ma le analizza in maniera critica ed approfondita. Un’altra funzione molto utile e particolare è il controllo giornaliero del prezzo del prodotto, che mostra il trend dell’ultimo periodo e ti offre la possibilità di capire se stai acquistando ad un prezzo conveniente o se, in quel momento, il costo è elevato.

Opinioni.cloud, in definitiva, è uno strumento estremamente valido che ti supporta in maniera adeguata e completa nella scelta degli articoli da acquistare online, pesando per te la validità delle recensioni online ed orientandoti verso un acquisto soddisfacente.

Cosa ne penso?

Ho avuto modo di utilizzare il sito web, metterlo alla prova. La base è buona, ma la strada è ancora lunga. Di prodotti recensiti ne troverai già migliaia (quasi 500.000, secondo quanto dichiarato da Opinioni.cloud), ma credo che si possa migliorare molto l’aspetto riguardante la catalogazione dei prodotti stessi.
Essendo disponibili online più configurazioni di uno stesso prodotto, troverai la medesima trasposizione anche su questo nuovo servizio, non andando così a creare un comune contenitore per capire se quel prodotto (anche senza una configurazione custom) possa fare al caso tuo.
Ti faccio un esempio pratico: ho cercato il mio Synology DS216j, ho trovato più schede di prodotto e quindi più analisi dell’opinione pubblica. Il NAS, preso così com’è, rimane lo stesso identico prodotto a prescindere dal tipo di dischi che monta al suo interno.
Da cliente, avrei potuto apprezzare un contenitore unico, con -al massimo- la proposta di andare ad aprire le analisi delle opinioni sulle configurazioni non standard. Allo stato attuale, una singola scheda opinioni (di ciascuna configurazione) sembrerebbe poco capace di includere le schede realmente correlate. Nel mio tentativo, una delle configurazione del Synology non mostra come correlate le altre, bensì competitor che propongono lo stesso tipo di prodotto.
Molto comodo -e promosso- il grafico dell’andamento prezzi, che va a fare il lavoro sporco che solitamente si assegna a un componente aggiuntivo installato nel browser.

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Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

Prodotto visto o acquistato? Terreno fertile per Amazon che –chiaramente– te lo riproporrà tramite newsletter, banner pubblicitari (ovunque) o ricerche all’interno del suo stesso motore. Tutto sopportabile se hai avuto la necessità di ricercare il tuo attuale smartphone comprato un mese fa, oppure se hai dato un’occhiata ai piatti nuovi per la mamma. Molto (ma molto) meno se un collega ti ha chiesto prodotti strani o che nulla c’entrano con la tua quotidianità, immagina addirittura se hai cercato un prodotto intimo.

Amazon: eliminare la cronologia dei "prodotti visti"

La cronologia di Amazon è uno dei punti cardine della pubblicità del grande distributore, viene utilizzata per personalizzare e mirare con assoluta precisione l’utente finale, mostrandogli prodotti che evidentemente hanno a che fare con lui. C’è però -come anticipato- chi utilizza Amazon anche per acquistare prodotti per diverse persone, magari sfruttando l’abbonamento Prime con consegna il giorno dopo, andando però a intaccare quella che è la propria “carta d’identità” salvata sui server della creatura di Jeff Bezos.

La tua cronologia di navigazione e ricerca si trova nell’area personale, quella che si accede dalla pagina principale facendo clic sul collegamento Amazon.it di Giovanni (nel mio caso), in alto a sinistra nella pagina:

Amazon: eliminare la cronologia dei "prodotti visti" 1

Spostati ora in Consigliato in base alla cronologia di navigazione:

Amazon: eliminare la cronologia dei "prodotti visti" 2

È da qui che puoi rimuovere un singolo prodotto visto o cancellare l’intera cronologia (Gestisci cronologiaRimuovi tutti gli articoli, nda).

Amazon: eliminare la cronologia dei "prodotti visti" 4

Se vuoi, puoi far prima e andare direttamente all’indirizzo amazon.it/gp/history/ref=sv_ys_0

Ora tocca a te fare pulizia! ;-)

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Chi sguazza quotidianamente nella rete saprà benissimo che ieri Twitter è rimasto sotto attacco DDOS per diverse ore, tornando ad essere nuovamente fruibile solo nelle ore serali. Classica pagina impossibile da caricare, comunicazione ufficiale nel blog del servizio e utenti riversati quasi completamente su friendfeed.

Nulla di preoccupante o nuovo se non fosse che –dato il recente boom mediatico smosso– Twitter è ora conosciuto a livello mondiale anche dalle testate giornalistiche e dalle agenzie stampa, italiane comprese.

Vorrei quindi focalizzare la vostra attenzione su un articolo uscito su Repubblica.it che parla proprio dell’accaduto:

repubblica.it/2009/06/sezioni/tecnologia/twitter/twitter-tilt/twitter-tilt.html

Nel caso in cui sparisca o venga ritoccata la versione originale, propongo un PNG fresco fresco dell’intera pagina web:

images.gxware.org/articoli/italia/twitter_ddos-repubblica.it_07082009.png

L’ignoranza che galoppa

Vorrei riproporre due passaggi dell’articolo e vi pregherei di fare attenzione a quanto riportato, leggete attentamente:

Quello lanciato dagli hacker è stato un attacco in piena regola, che ha costretto i gestori del network a sospendere il servizio. Dagli Stati Uniti al Brasile all’Europa il servizio elettronico è andato in tilt lasciando senza comunicazione milioni di utenti. A chi ha cercato di collegarsi via web è andata ancora peggio: il server ha rifiutato l’accesso costringendo a riavviare i computer per il pericolo di infezioni.

Pericolo di infezioni? Chi ha mai parlato di infezioni all’interno del sito web? L’attacco portato a compimento da “sconosciuti acari della polvere” (l’abuso del termine hacker in Italia è moda da sempre) ha semplicemente fatto cedere i server per il carico di richieste eccessivo.

Provate ad immaginare che effetto farebbero 2 milioni o più di utenti (tanto per sparare un numero a caso) collegati contemporaneamente su un unico sito web: esattamente ciò che è accaduto a Twitter. Nessuno ha “bucato” il loro spazio web inserendo codice malevolo che si sarebbe scaricato sulle macchine di ignari utenti capitati per caso da quelle parti.

E, come se non bastasse:

I responsabili del servizio hanno dovuto riconoscere di essere oggetto di un attacco rivelando al contempo anche la vulnerabilità di un sistema a cui milioni di persone affidano le proprie informazioni. Subito sul web si sono moltiplicati gli alert e gli inviti a non procedere con gli acquisti e le comunicazioni elettroniche che utilizzano questo servizio. Proprio l’ecommerce è stato uno dei volani principali del successo di Twitter. “Non potremo riprendere prima di aver assicurato la sicurezza ai nostri utenti”, hanno specificato dall’ufficio newyorchese

Qualcuno ha mai visto pagine dedicate all’e-commerce su Twitter? Io no, e forse neanche i milioni di utenti che lo utilizzano quotidianamente. Twitter è un sistema di microblogging, non un mirror di MediaShopping del “Papi“, a meno che il giornalista de La Repubblica non stia usando una versione Alpha di Twitter che uscirà nei prossimi anni.

La cosa ridicola e preoccupante allo stesso momento è sempre la stessa: ignari utenti che navigano sporadicamente nel web e magari hanno aperto tempo fa un account su Twitter perché costretti dal figlio / nipote / fratello / sorella / altro individuo, sentiranno quel sottile brivido percorrere la schiena per la paura di aver regalato i propri dati sensibili all’uomo nero, alzeranno la cornetta e chiameranno l’amico dell’amico che “è tanto bravo coi compiutérrrr e lo tortureranno con domande stupide per cercare di capire il da farsi, come se fosse successo chissà cosa.

Repubblica … un consiglio spassionato: magari fate aprire al giornalista un account sul noto Social Network, capirà da solo che razza di puttanate ha scritto, magari già che ci siete cambiate anche revisore, così forse certi articoli muoiono ancora prima di essere accettati e pubblicati sul web, dove “anarchici blogger saccenti pensano di saperne più di voi e osano correggere ciò che voi predicate“.

Con tanta stima e affetto.

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