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Ok, ci siamo, ho scavalcato la recinzione e ho scoperto quanto diversa possa essere la tana del bianconiglio dalla parte opposta della barricata. Ho comprato un Echo Dot di terza generazione durante il periodo di forte sconto su Amazon (era arrivato a costare 20€). L’ho portato a casa, configurato con il mio account, tenuto in test per qualche mese e scoperto che tutto sommato i pro e i contro con Google Home sono forse troppo sottili per determinare la vittoria predominante di uno sull’altro. Quello che voglio fare oggi è prendere la mia recensione di Google Home e confrontarla direttamente con Echo Dot evidenziandone vantaggi e svantaggi.

L’assistente in casa: Amazon Echo Dot (terza generazione)

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Developer: AMZN Mobile LLC
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Amazon Echo Dot Mini (3rd Gen)

Uno dei rari casi in cui non ho scattato qualche fotografia durante lo spacchettamento e montaggio, lo ammetto e me ne dispiaccio. Ciò detto, nulla di chissà quanto diverso rispetto a Google Home Mini. Amazon Echo Dot è corredato dal suo materiale informativo e rapide istruzioni d’uso, il corpo principale dal peso che si fa certamente sentire sul palmo della mano e da un caricabatterie decisamente generoso se si considera che quello di Google può facilmente essere sostituito da qualsivoglia cavo microUSB disponibile in casa (e collegato così a una ciabatta elettrica o placchetta a muro che preveda l’ingresso diretto), costringendoti quindi a cercargli un posto innegabilmente più ingombrante rispetto al competitor di pari fascia, il cavo resta di tipo gommato (come Google Home Mini).

L’assistente in casa: Amazon Echo Dot (terza generazione) 1

fonte immagine: lifewire

Una volta acceso dovrai associare Echo Dot alla rete casalinga. Contrariamente alla Fire TV Stick ho dovuto fare tutto manualmente (la prima citata mi è arrivata già configurata in parte, basata sul mio account Amazon e con la necessità di doverla solo collegare alla WiFi privata, quella dedicata alla famiglia e ai dispositivi da non far utilizzare direttamente agli ospiti), la procedura può essere completata tramite smartphone e applicazione dedicata (ti ho proposto i badge in apertura articolo, sia per Android che iOS, nda). Nulla di complesso o troppo lungo sia chiaro, in questo i due prodotti si somigliano moltissimo, Google però vince perché ovviamente può leggere la configurazione di rete dallo smartphone Android e la eredita facendoti risparmiare del tempo prezioso.

Un rapido aggiornamento se presente, un riavvio, una partenza con tutti i servizi pronti per essere configurati e aggiunti insieme alle “Skill”, le applicazioni che si interfacciano con la struttura di Alexa e con la possibilità di controllare con la voce tutto ciò che ti serve. Ecco, forse in questo caso ho trovato un po’ più macchinoso cercare e abilitare ciò che mi serviva, ho cercato di ricreare un ambiente molto simile a quello che ho costruito in Google Home, il mio Echo Dot si trova nella stanza che attualmente utilizzo come studio, l’ho collocato “fisicamente e virtualmente lì“, gli ho associato il necessario più vicino tralasciando magari il resto della casa (non mi importa che controlli il lampadario dell’ingresso se per chiederglielo devo prima arrivare fino allo studio!), una condizione che ho modificato poi nel corso del tempo solo perché può capitare di voler pilotare qualcosa tramite smartphone, arrivando quindi anche laddove la voce non può.

Hai un bel sound!

È tamarro, dal basso prepotente per un piccoletto così, è decisamente agli antipodi di Google Home Mini, Echo Dot sa farsi sentire, sa disturbare ma finisce per esagerare facilmente, supera abbondantemente la soglia per la quale un basso non lascia più ascoltare a dovere la voce, bisognerà intervenire (se lo vorrai) nelle impostazioni di equalizzazione audio del dispositivo (accessibili sempre tramite applicazione, chiaro).

Così come il competitor anche lui può fare gioco di squadra e creare gruppi di altoparlanti dello stesso tipo che – se nella stessa rete e preferibilmente nella stessa stanza – ti permettono addirittura di fare gruppo audio con tanto di subwoofer, cosa assolutamente non pensata e non prevista da Google. Non ho potuto provare personalmente questa opzione ma l’ho sentita suonare a casa altrui, senza avere idea di che tipo di impostazioni il mio conoscente tenesse, ma posso dirti che faceva una buona figura senza troppo sforzo.

Inserirei nello stesso paragrafo tutto ciò che riguarda il comparto voce e riconoscimento della stessa con separazione dei poteri. Ho creato il mio modello vocale e quasi mi ero scocciato di rispondere a tutti gli input forniti da Amazon (e in un certo senso obbligati per poter arrivare al traguardo) eppure avevo torto. Il riconoscimento della mia voce è impeccabile, non fallisce un colpo a qualsiasi volume della voce, anche tentando un disturbo volutamente infilato in conversazione con il dispositivo, sono molto colpito e allo stesso tempo amareggiato perché una casa totalmente basata su Google Home non ottiene il medesimo risultato e talvolta mi obbliga a dover dire più volte un comando, una cosa che – se pensi alla comodità di poter sfruttare la voce come tramite – è assai penalizzante per i prodotti della grande G.

Così come Google Home anche Amazon Alexa ed Echo Dot possono interfacciarsi con i servizi musicali quali Spotify o Apple Music (da poco entrato in scuderia), con possibilità di modificare il predefinito da utilizzare. Tutto funziona bene, la ricerca nel catalogo, la selezione delle playlist ma anche il consiglio “automagicamente selezionato” in base al momento o all’umore. Ho avuto l’occasione di provare Amazon Music libero, senza abbonamento, non è poi così male, pensavo peggio in tutta onestà.

Di automatismi e capacità

L’assistente in casa: Amazon Echo Dot (terza generazione) 5

Così come il prodotto di Google, anche quello di Amazon si interfaccia senza troppi problemi con il servizio messo a disposizione da IFTTT, seppur io debba riconoscere un merito al lavoro che sta facendo Amazon da quando è arrivata sul mercato: cercare di dialogare maggiormente in maniera nativa con tutti i servizi che a oggi conosciamo e che stanno continuamente nascendo. C’è una comunità di sviluppatori che ingolosita dalla possibilità di portarsi a casa dispositivi gratuitamente (maggiori informazioni qui, per fare giusto un esempio, ma anche qui per una più ampia panoramica) è pronta a darsi da fare per approdare sull’assistente vocale del monopolio (a oggi) del commercio digitale su scala internazionale.

È su Alexa che ho trovato la possibilità di dialogare con la mia Xbox, sempre con Alexa ho creato la mia prima skill attualmente al vaglio, in grado di leggere gli ultimi titoli degli articoli pubblicati su questo blog. È solo un piccolo primo passo, ma potenzialmente espandibile in mille modi diversi.

Alexa può collegarsi a TuneIn e mandare in streaming Radio Deejay o m2o. Ora però non fraintendermi, se sulla seconda posso comprendere il tuo sguardo schifato per la maranza spicciola che può scorrere potente in me (rispetto al passato è nulla, posso assicurartelo), sulla prima un po’ mi spiace per l’assistente di Google (che usa TuneIn anch’esso, vorrei ricordartelo), la mia radio preferita è 105 ma in alcune fasce orarie difficilmente la sopporto, preferendo di gran lunga l’emittente con Linus a capo della direzione artistica.

Puoi trovare ed esplorare tutte le skill all’indirizzo go.gioxx.org/alexaskill.

In conclusione

Un prodotto che è assolutamente interessante e per nulla inferiore a quello realizzato da Google. Per certi verso l’ho trovato migliore e questo un po’ mi spiace dopo aver ormai scelto Google come partner per l’automazione casalinga e aver sparso Home Mini un po’ ovunque. L’Echo Dot è più tronfio e pieno di sé quando c’è da fare un po’ di baccano ma si dimostra anche affidabile e puntuale quando si ha bisogno di una mano con un semplice comando vocale. La piattaforma di Amazon è – secondo me e secondo tutti i test eseguiti – parecchio più veloce di quella di Google, anche quando si tratta di accendere una semplice lampadina, pur tenendo conto che di Google sfrutto i rilasci del firmware ancora in beta (quindi papabilmente problematici).

Quando il prezzo inizia a raggiungere una media accettabile (non minimi storici magari irripetibili, ma comunque quelli che toccano cifre intorno ai 35/40€) io credo che un nuovo progetto di “smart house” possa prendere in seria considerazione la scelta di Alexa come assistente vocale, non perdendo di vista però il punto fondamentale che riguarda la privacy e l’evidentemente inevitabile necessità di ascolto a campione dei messaggi che si inviano ai server di Amazon (vedi: pcprofessionale.it/news/alexa-spia-dipendenti-amazon-ascoltano-trascrivono), cosa che certamente accade con Google ma anche con Apple (anche in questo caso è semplice risalire a notizie già pubblicate e comportamenti nel frattempo modificati).

Buon inizio settimana! 👋


immagine di copertina: unsplash.com / author: Andres Urena
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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato in autonomia durante una delle promozioni Amazon che piazzavano Echo Dot a 19€ circa. Un affare considerando tutto. Lo acquisterei ancora? Molto probabilmente sì.
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È il fine settimana del Gran Premio d’Italia di Formula 1 a Monza, le trasmissioni riprenderanno a partire da inizio prossima settimana, grazie per la comprensione, dlin-dlon. Seguimi su Instagram e Twitter per dare un’occhiata da vicino anche tu! Nel frattempo ti lascio qualche vecchio e nuovo collegamento a cui dare una sbirciatina.

Letture per il weekend: 10

Ultime novità

  • Desperate Spammers Are Targeting Calendars With ‘Meeting’ Invites: (ENG) argomento quanto più attuale (lo noto anche dalla mia Timeline su Twitter). Lo SPAM raggiunge qualsiasi luogo e qualsiasi lago pur di rompere le scatole altrui (e sono anche educato a dire solo così). Google Calendar (ma vale anche per qualsiasi altro tipo di servizio Calendar) viene così riempito di schifezze inenarrabili che non possono fare altro che infastidire. Hint: Impostazioni del Calendario Google → Impostazioni generaliImpostazioni eventoAggiunti automaticamente gli invitiNo, mostra solo gli inviti a cui ho risposto.
  • Android 10: (ENG) è arrivato. Il più aggiornato Sistema Operativo Google per smartphone è ora disponibile pubblicamente. Esce dal tunnel dolciario che ha vissuto fino a oggi e può essere utilizzato da tutti coloro che possiedono uno smartphone compatibile con – appunto – Android 10. Se vuoi puoi dare un’occhiata a questo articolo di TuttoAndroid dove si elencano gli smartphone che riceveranno certamente l’ultima versione del robottino verde.

Privacy e Sicurezza

  • Cracking My First Password: (ENG) di quella volta che ti spediscono un PDF protetto da password, la dichiarano, è sbagliata, e si fa prima a craccarla anziché attendere che la stampa fisica del documento raggiunga casa tua.
  • How to spot a phishing email?: (ENG) ci hai a che fare tutti i giorni ma non sempre è così semplice capire che quella che hai davanti è un’email contenente un tentativo di phishing. Nell’articolo trovi un’analisi semplice da comprendere per migliorare il tuo “fiuto” a riguardo, in attesa che io butti giù qualche riga dedicata a questo tipo di attacco e come non cascarci.

Dai un’occhiata anche a …

  • It’s Facebook Official, Dating Is Here: (ENG) Facebook prende tutto, è un po’ il motto che potrebbe essere infilato in qualsiasi brochure commerciale che i commerciali dello Zuccherino portano con sé per acquisire nuovi clienti sul territorio internazionale. Facebook possiede i nostri dati (anche quelli non direttamente forniti da me, ma certamente messi a disposizione dai miei amici e conoscenti) e tra breve anche il veto sulle relazioni che fino a oggi seguivano magari iter differenti (come uno scambio di battute su Messenger). È un octopus ormai inarrestabile. È forse un addio a tutte la alternative che fino a oggi gli utilizzatori hanno installato e usato tramite i loro smartphone?
  • The history of Tetris randomizers: (ENG) un’analisi sulla randomizzazione dei lancio blocchi di uno dei più famosi giochi di sempre, il Tetris. Pura pornografia per programmatori, “al limite del” per le persone malate come me (ciao nerd!).
  • Evolution Of The GTA Franchise: (ENG) nessuna analisi dal punto di vista dei programmatori ma semplicemente una passeggiata nella storia del grande franchise di GTA. Ti dico solo che al termine della lettura dell’articolo ho avuto quella malsana voglia di scaricarmi la prima versione del gioco, non so quando e se riuscirò a passarci del tempo, mal che vada registrerò un video 😛
  • Verdure di Stagione – Il calendario completo mese per mese: (ITA) un calendario completo con le verdure “di stagione“. Al supermercato è impossibile non trovare ciò che desideri, anche in periodi dell’anno che in realtà non dovrebbero poter mettere a nostra disposizione determinati frutti. Ci si è imbolsiti e spesso per questioni di velocità si preferisce la grande distribuzione al piccolo negozio ortofrutticolo di quartiere, e si finisce per acquistare merce che arriva da altre nazioni e altri climi, volendo evitare tutto questo ho deciso di tenere d’occhio questo calendario che mi mostra cosa dovrei trovare e quando. Sto lavorando anche a un documento Word riepilogativo, lo caricherò online non appena terminato.
  • The 20 Best Chrome Extensions: (ENG) pur non essendo d’accordo con l’intera lista, questo articolo mette in mostra molti componenti aggiuntivi validi che potresti installare sul tuo Google Chrome, vale la pena dargli un’occhiata.

immagine di copertina: unsplash.com / author: JESHOOTS.COM
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Un altoparlante intelligente in ogni camera di casa, in fondo è un po’ questo l’obiettivo di chi produce questo tipo di prodotti, a prescindere che si chiami Google, Amazon o Apple. La versione complottistica dell’osservazione prevede che chiunque ci spii e conosca le nostre abitudini e i nostri gusti per piazzare al meglio le pubblicità, ma questo è altro tipo di argomento, io vado alla ciccia e preferisco mettere alla prova questi prodotti per capire se possono tornare utili nella quotidianità, ecco quindi che oggi ti parlo di Google Home Mini, l’altoparlante intelligente compatto di Google.

L'assistente in casa: Google Home Mini

Google Home
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Developer: Google LLC
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Google Home Mini

Approfittando di un’ottima offerta di Unieuro, ho deciso di acquistare un paio di Google Home Mini da installare in casa e tenere sotto la lente di ingrandimento, andando così a completare un quadro che stava prendendo forma già via assistente sugli smartphone Android di famiglia, condizione però un pelo più scomoda perché richiede comunque che tu debba andare a recuperare uno dei telefoni che hai lasciato da qualche parte in casa o in borsa. Installare Google Home Mini avrebbe permesso di tenere sempre viva una sentinella azionabile tramite voce e senza necessità di sblocco tramite impronta o PIN. Nella peggiore delle ipotesi, ricordo bene di averlo detto, rivenderò quanto acquistato perdendoci il meno possibile; non è successo.

Google Home Mini è caratterizzato dalle sue ridotte dimensioni e peso, è davvero molto compatto e necessita solo di un’alimentazione via cavo microUSB che è incluso nella confezione facendo tutt’uno con il caricabatterie da muro, con cavo gommato anti-intreccio e un paio di fermi removibili che aiutano a raccoglierlo al meglio, una soluzione elegante e che calza a pennello. All’interno della stessa scatola troverai anche un piccolo opuscolo che ti istruisce al primo avvio prodotto. Una volta acceso, Google Home Mini eseguirà un rapido boot che ti permetterà poi di intercettarlo tramite smartphone grazie al rilevamento di prossimità (un po’ come succede con Chromecast o qualsiasi altro accessorio Google). Prendi quindi il tuo smartphone Android e fai clic sulla voce di notifica che sarà nel frattempo comparsa per cominciare l’operazione di configurazione, questa utilizzerà il tuo account Google (ma va?) e ti consentirà in seguito di aggiungere altri utilizzatori così da rendere Google Home Mini un vero assistente vocale per la tua famiglia.

Ciò che contraddistingue invece in maniera più negativa questo piccolo giocattolo è la sua prestazione musicale sul campo. Google Home Mini è prima di tutto uno speaker attraverso il quale ascoltare musica, quel suo essere così compatto non porta a nulla di buono sul fronte dei bassi, fondamentali senza dovere di esagerazione (come in altri casi e produttori), ma quasi del tutto assenti se non si va a ritoccare un pelino l’equalizzazione tramite applicazione Home, cosa che comunque porta a un risultato accettabile più che brillante.

Fortunatamente ci si può mettere una pezza con l’intervento di una terza parte, uno speaker bluetooth che –seppur non nativamente compatibile con Google Home– potrai collegare al Google Home Mini scegliendo di utilizzarlo come fonte primaria per l’output audio in riproduzione. Questo non vuol dire che la voce dell’assistente uscirà dall’altoparlante scelto, bensì che l’audio riprodotto lo sarà su questa terza parte, lasciando al Google Home Mini il compito di farti da puro assistente vocale.

Questione di lingua

Una volta impostato il mio modello vocale (l’ho rifatto da zero, andando e eliminare quello già studiato e riconosciuto dal mio smartphone), ho avuto accesso a quanto già configurato in passato dentro casa, dalla lampadina smart di Yeelight alle valvole termostatiche di tado°, il tutto parlando con l’assistente in maniera del tutto naturale, senza formazione alcuna o libretto di istruzioni, facendo poi riferimento all’abbondante documentazione Google ufficiale quando ho voluto approfondire un attimo l’argomento e capire fino a dove potessi spingermi. Dall’ascolto (banale) della musica trasmessa dal mio account Spotify Premium (che così facendo può essere sfruttato da tutti, ma che ha anche qualche svantaggio che ti descriverò più avanti) al cambio di temperatura in una determinata stanza, passando per l’invio di un messaggio Telegram o l’annuncio vocale trasmesso in un solo colpo a ogni altoparlante di casa come se si utilizzare un interfono.

IFTTT

In linea di massima non ci sono limiti anche grazie all’integrazione con IFTTT e la possibilità quindi di insegnare nuove frasi al proprio Google Home Mini (e perciò anche all’assistente vocale richiamabile sullo smartphone). Sfruttando questa potenzialità ho creato pubblicato tre semplicissime applet che ti consentono –giusto per fare un esempio– di parlare con l’assistente Google interagendo con il bulbo intelligente di Yeelight:

Vantaggi e svantaggi della condivisione

Un paragrafo che si scrive da solo e che non credo serva approfondire più di tanto. I Google Home Mini installati in casa si appoggiano al mio account (come già specificato qualche riga più sopra). Ciò vuol dire che se in questo momento Ilaria decide di ascoltare della musica su Spotify, lo farà utilizzando il mio account Premium, senza che io possa usarlo su un’altra postazione. In soldoni: o tutti ascoltiamo la stessa cosa, oppure qualcuno in casa deve ascoltare dell’altro proveniente da diversa sorgente.

Lo stesso scenario si prospetta per Netflix, ma in quello specifico caso ci pensa l’abbonamento da due sessioni contemporaneamente a mettere a disposizione contenuti differenti in altrettante stanze e relative Chromecast.

Nulla di tutto questo accade invece con le radio, le quali passano per TuneIn senza necessità alcuna di registrare un account sul noto sito web. Ciascuno può chiedere al Google Home Mini più vicino di fargli ascoltare lo streaming che preferisce, c’è quindi chi ascolta Radio 105, chi Deejay, e via così.

Non ho invece avuto modo di testare e verificare gli altri account collegabili come Deezer o YouTube Music, che probabilmente dovranno sottostare alle stesse regole di Spotify (o magari no, se tu che mi stai leggendo lì fuori sei in grado di illuminarmi, fallo pure, l’area commenti è a tua totale disposizione!).

Cos’altro può fare?

Ho collegato al mio “Home” un bulbo Yeelight (come già detto), le valvole termostatiche intelligenti di tado° (detto anche questo), la Chromecast di terza generazione (che ha da poco sostituito la gloriosa e ancora perfettamente funzionante seconda generazione, spero di parlartene quanto prima) e infine un paio di prese intelligenti che sfruttano il WiFi e Google Assistant per essere completamente pilotabili. Ho da poco acquistato un interruttore Sonoff che però devo ancora decidere bene come sfruttare (l’idea iniziale è sfumata, devo quindi trovare un’alternativa).

In generale il mondo dell’assistenza Google è già grande e in continua espansione, trovi un nutrito catalogo di compatibilità, prodotti e comandi disponibili sul sito ufficiale di riferimento: assistant.google.com/explore?hl=it_it, e se non dovesse bastarti puoi anche dare un’occhiata a YouTube e alle sue decine di video amatoriali (e non) dedicati a chi ha sperimentato integrazioni di ogni tipo con Google Home (Mini e non).

In generale, posto un primo periodo di conoscenza reciproca, troverai l’utilizzo della tua voce una cosa estremamente naturale e logica per controllare ciò che di domotico hai installato o installerai all’interno di casa tua, lo darai per scontato e inizierai a non apprezzare particolarmente l’uso delle mani per interagire con quanto ti circonda, è un “brutto vizio” al quale farai presto l’abitudine, non fosse per la comodità di accendere una luce al rientro a casa con le buste della spesa o la carrozzina del pargolo, o magari il mettere in pausa, avanzare o indietreggiare rapidamente in un video che stai guardando sul televisore di casa, senza mai toccare il telecomando. Altro utilizzo molto comune (per gli sbadati, giusto Valentina e Luca?) è quello di rintracciare lo smartphone facendolo squillare a volume massimo, ovunque si trovi disperso in borsa o chissà dove.

Qualche esempio pratico?

  • Ehi Google, dove ho messo il mio telefono? Questo è esattamente ciò di cui ti ho parlato nelle due righe precedenti. Google Home, se confermerai l’operazione, farà squillare a volume massimo il tuo smartphone, anche se questo è stato precedentemente messo in modalità silenzioso. Comodo, sul serio.
  • Ehi Google, trasmetti a tutti. Ammesso tu abbia uno o più Google Home Mini (e non) in casa, questo comando ti permetterà di specificare un messaggio che verrà riprodotto su tutti gli speaker contemporaneamente, anche a distanza (lo puoi fare dallo smartphone mentre sei fuori casa, nessun problema!), funzione assai comoda se vuoi effettivamente avvisare qualcuno del tuo arrivo, ma non solo.
  • Ehi Google, parla con Esselunga. Ora, che tu sia milanese trapiantato o D.O.C., Esselunga è un’autorità che non può non trovare spazio nella tua quotidianità. Una volta collegato il tuo account con l’assistente Google potrai aggiungere prodotti alla lista della spesa, operazione che puoi comunque effettuare anche senza passare da Esselunga semplicemente dicendo un “Ehi Google, aggiungi il latte alla lista della spesa“, facendolo poi finire su shoppinglist.google.com, spazio che puoi condividere con la tua famiglia così come sei abituato a fare con un appuntamento di calendario :-)

In conclusione

Non credere che sia finita qui, c’è molto altro da dire riguardo l’assistente Google e più in generale Google Home Mini e il suo fratello maggiore o la versione più ristretta integrata nello smartphone, è che dopo aver raggiunto le 1400 parole forse è il caso di tagliare corto e rimandare alla prossima puntata un approfondimento sulle routine e non solo. Google Home Mini è un prodotto ben bilanciato con un costo non esattamente corretto, diventa un best-buy nel momento in cui Google o un rivenditore di terza parte decide di scontarlo.

Contando che lo si acquista anche per la musica oltre che per la pura assistenza vocale, direi che la mancanza di bassi di cui ti ho parlato nel bel mezzo dell’articolo gioca uno scherzo neanche tanto bello, ma puoi far fronte a questa mancanza collegando in bluetooth un differente speaker con migliori caratteristiche, e qui nel blog te ne ho proposti molti in passato. C’è solo da capire, nel tuo specifico caso, quanto questo influisca nella tua valutazione finale d’acquisto. Nel mio caso è certamente un “contro” importante, ma non a tal punto da farmi desistere dall’acquistare gli altri Google Home Mini mancanti all’appello (che portano così il servizio nelle altre stanze di casa).

Occhio alle offerte

Se l’articolo ti ha convinto a provare uno degli accessori Google (che si tratti di Google Home Mini o qualsiasi altro) sappi che big G. ha già in programma l’abbassamento prezzi in occasione del Black Friday, questo è uno screenshot catturato oggi dal sito web ufficiale, porta quindi pazienza e approfittane già dal prossimo 22 novembre. Per accessori o altro ancora riguardante questo mondo, puoi tenere d’occhio Amazon e seguire i consigli che ti ho dato nell’articolo riguardante il prossimo Black Friday!

L'assistente in casa: Google Home Mini 10

Ora tocca a te: se hai dubbi o commenti riguardanti l’articolo, Google Assistant o Google Home Mini, usa l’area a tua totale disposizione in fondo all’articolo, NON necessita di registrazione!

Buon inizio settimana :-)

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Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
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Prodotto: comprati tutti dal sottoscritto.
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Ci sono poche certezze nella vita di un milanese medio, l’Esselunga è certamente una di queste. Tutti pensati e realizzati con una logica ormai consolidata, buone offerte, qualche modifica non proprio gradevole nel post-Caprotti (che continua a mancarci tantissimo), il Presto Spesa, la cassiera che ti sorride quando è in buona, i suoi banchi del fresco.

Dall’altro lato Satispay, nata da cuore e menti italiane, con investimenti internazionali che stanno permettendole di crescere rapidamente e catturare l’attenzione di ulteriori commercianti (e gruppi) che decidono di accettare i pagamenti portati a termine tramite l’applicazione disponibile sulle piattaforme mobile più diffuse (Android, iOS, Windows Phone). Si dice che l’unione faccia la forza, giusto?

Ho fatto la spesa all'Esselunga con Satispay (un sacco bello)

Da un paio di settimane circa, l’Esselunga dove io e Ilaria siamo soliti fare la spesa, ha aggiornato i propri terminali includendo la possibilità di pagare con Satispay, e noi ne abbiamo approfittato immediatamente. Utilizzavo già Satispay, più sporadicamente, perché non propriamente circondato da esercizi commerciali che si appoggiavano a lui per il pagamento elettronico, ma con l’arrivo di Esselunga mi è toccato pure aumentare il budget settimanale da tenere sempre sotto ricarica!

Regole del gioco: quelle che durano ormai da qualche tempo. Il pagamento è sempre erogabile, ma per alcuni esercizi commerciali c’è in più quel cashback che ti permette di recuperare parte della spesa, subito dopo aver pagato. Esempio pratico? Pagamento di 100€ con cashback al 20%, 20€ tornano immediatamente nel budget di Satispay. Un modo come un altro per invogliare gli utilizzatori a passare dall’applicazione anziché dai contanti o dalle carte di pagamento.

Ho fatto la spesa all'Esselunga con Satispay (un sacco bello) 1

Ma perché Satispay?

Perché è comodo, funziona su iPhone ma anche sul mio Galaxy S8, su entrambi condivido l’account e non importa quale telefono sto utilizzando nello specifico momento. Un amico dice che Apple Pay è più comodo, in realtà credo e sostengo che si tratti di due metodi di pagamento molto differenti, dove il primo citato è dedicato esclusivamente ai clienti della mela, escludendo tutto il resto del mondo. Apple Pay si appoggia sulla propria carta di credito (ammesso questa sia compatibile), Satispay sul conto corrente bancario (o una carta con IBAN).

Satispay, una volta sbloccato con la propria impronta digitale o il PIN scelto in fase di installazione e prima configurazione, permetterà di inviare denaro al negozio preferito o all’amico che l’altra sera ha anticipato per tutti pagando il conto in pizzeria. È molto veloce (pressoché immediato, giusto il tempo della preparazione del pagamento) e preciso, tutto fila liscio e spero che continuerà a evolvere nel corso del tempo.

L’iscrizione al servizio è gratuita, così come ogni operazione eseguita. Se utilizzi il codice GIOVANNISOLO ottieni anche 5€ come “bonus di benvenuto” al completamento delle operazioni di riconoscimento e invio delle fotografie del tuo documento di identità. Il processo porterà via qualche giorno, potrai poi impostare il budget da tenere sempre a portata di clic e ricaricare ogni settimana (solo quando necessario).

‎Satispay
‎Satispay
Developer: Satispay S.p.A
Price: Free
Satispay
Satispay
Developer: SATISPAY S.P.A.
Price: Free

Ti iscriverai? :-)

× MRL: Milano Real Life

Milano Real Life (MRL)

È il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!
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Avrei voluto aprire la mia Dashboard quella sera, scrivere di getto. Ho tentennato un po’. La apro ora e tutto sommato non credo sia cambiato nulla rispetto alla sensazione strana che ho provato dopo aver appreso da Twitter che Bernardo Caprotti, classe 1925, è scomparso qualche giorno prima del suo 91esimo compleanno. Non è uno di quegli articoli che solitamente trovi in questo blog, è diverso, lo so bene, probabilmente non ti piacerà, potresti pensare che porto a casa visite sulla pelle altrui, ti sbagli ma poco mi importa, questa è casa mia, faccio un po’ quello che voglio e tutti sono i benvenuti, critiche costruttive comprese nel prezzo.

Non so bene come chiamarla, signor Caprotti. Dottore, patron, fondatore o chissà quale altro titolo guadagnato a ragion veduta, o semplicemente per rispetto della sua persona. Non ho mai avuto occasione di conoscerla, neanche di vederla dal vivo, credo sia meglio così perché non avrei avuto parole sufficientemente intelligenti e brillanti per stupire una persona come lei. Io mi limito a ringraziarla. Non sono un suo dipendente, né tanto meno un parente. Sono uno di chissà quanti clienti sparsi nella nostra penisola, uno di quelli che ha conosciuto Esselunga solo dopo aver messo piede a Milano, perché a Ravenna (dove ho trascorso buona parte della mia vita) il suo marchio non è mai arrivato. Qui in Romagna (e non solo) è tutto territorio di Coop e io, nonostante mille cose scritte a proposito della sua persona e del suo pensare, non voglio entrare nel merito né a difesa, né all’attacco di lavoratori della GDO di qualsivoglia sponda, anche perché la politica (almeno attuale) mi fa tutta un po’ schifo. Ho messo piede in uno dei suoi store perché in Lombardia sono ovunque, io che ero abituato a Conad, Carrefour e altri player del settore, io che per diversi anni ho lavorato anche nell’ambiente (seppur nell’ala IT) del gruppo Lombardini Holding.

Ho trovato un ambiente sereno, dipendenti disponibili, sorrisi anche quando probabilmente la giornata era andata storta e da sorridere -quindi- non c’era proprio nulla. Marchi conosciuti e non (compresi quelli rimarchiati con la sua catena), buona selezione e preparazione ai banchi del pesce, della carne e del pane / pasticceria. Sono diventato cliente fisso, attento alle novità felice di poter fare la spesa battendo tutto in autonomia e perdendo pochissimo così pochissimo tempo, componendo mano-mano le buste pronte già per essere infilate nel baule dell’automobile. Lei, e la sua catena fatta di moltissimi lavoratori, mi avete fatto abituare a una spesa differente, una spesa che mi piace, con le giuste offerte (e sconti) che non mancano ormai tra le tappe di una normale settimana lavorativa. Non so come ha fatto a mettere in piedi tutto questo, io posso solo apprezzarne oggi i risultati (di quella fatica) e ringraziarla davvero. Non mi importa se ogni tanto capita un disguido, non mi importa se ogni tanto posso incrociare un lavoratore con la luna storta (siamo umani, è normale che possa starci la giornata negativa), sento voci contrastanti e persone che disprezzano per un qualsivoglia motivo la sua creatura ma io no, io sono un cliente felice.

Ora non lo so ciò che succederà. Spero solo che questo gruppo, così ben avviato e oliato da molti anni ormai, continui a crescere per cercare di rimanere dalla parte del cliente, oltre che da quella di chi ci deve in qualche maniera guadagnare per pagare gli stipendi e gli mettere da parte gli utili. Dispiacerebbe veder tramontare una così bella storia italiana.

Sit tibi terra levis, Bernardo.

× MRL: Milano Real Life

Milano Real Life (MRL)

È il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!
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