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Milano Real Life (MRL) è il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Avrei voluto aprire la mia Dashboard quella sera, scrivere di getto. Ho tentennato un po’. La apro ora e tutto sommato non credo sia cambiato nulla rispetto alla sensazione strana che ho provato dopo aver appreso da Twitter che Bernardo Caprotti, classe 1925, è scomparso qualche giorno prima del suo 91esimo compleanno. Non è uno di quegli articoli che solitamente trovi in questo blog, è diverso, lo so bene, probabilmente non ti piacerà, potresti pensare che porto a casa visite sulla pelle altrui, ti sbagli ma poco mi importa, questa è casa mia, faccio un po’ quello che voglio e tutti sono i benvenuti, critiche costruttive comprese nel prezzo.

Non so bene come chiamarla, signor Caprotti. Dottore, patron, fondatore o chissà quale altro titolo guadagnato a ragion veduta, o semplicemente per rispetto della sua persona. Non ho mai avuto occasione di conoscerla, neanche di vederla dal vivo, credo sia meglio così perché non avrei avuto parole sufficientemente intelligenti e brillanti per stupire una persona come lei. Io mi limito a ringraziarla. Non sono un suo dipendente, né tanto meno un parente. Sono uno di chissà quanti clienti sparsi nella nostra penisola, uno di quelli che ha conosciuto Esselunga solo dopo aver messo piede a Milano, perché a Ravenna (dove ho trascorso buona parte della mia vita) il suo marchio non è mai arrivato. Qui in Romagna (e non solo) è tutto territorio di Coop e io, nonostante mille cose scritte a proposito della sua persona e del suo pensare, non voglio entrare nel merito né a difesa, né all’attacco di lavoratori della GDO di qualsivoglia sponda, anche perché la politica (almeno attuale) mi fa tutta un po’ schifo. Ho messo piede in uno dei suoi store perché in Lombardia sono ovunque, io che ero abituato a Conad, Carrefour e altri player del settore, io che per diversi anni ho lavorato anche nell’ambiente (seppur nell’ala IT) del gruppo Lombardini Holding.

Ho trovato un ambiente sereno, dipendenti disponibili, sorrisi anche quando probabilmente la giornata era andata storta e da sorridere -quindi- non c’era proprio nulla. Marchi conosciuti e non (compresi quelli rimarchiati con la sua catena), buona selezione e preparazione ai banchi del pesce, della carne e del pane / pasticceria. Sono diventato cliente fisso, attento alle novità felice di poter fare la spesa battendo tutto in autonomia e perdendo pochissimo così pochissimo tempo, componendo mano-mano le buste pronte già per essere infilate nel baule dell’automobile. Lei, e la sua catena fatta di moltissimi lavoratori, mi avete fatto abituare a una spesa differente, una spesa che mi piace, con le giuste offerte (e sconti) che non mancano ormai tra le tappe di una normale settimana lavorativa. Non so come ha fatto a mettere in piedi tutto questo, io posso solo apprezzarne oggi i risultati (di quella fatica) e ringraziarla davvero. Non mi importa se ogni tanto capita un disguido, non mi importa se ogni tanto posso incrociare un lavoratore con la luna storta (siamo umani, è normale che possa starci la giornata negativa), sento voci contrastanti e persone che disprezzano per un qualsivoglia motivo la sua creatura ma io no, io sono un cliente felice.

Ora non lo so ciò che succederà. Spero solo che questo gruppo, così ben avviato e oliato da molti anni ormai, continui a crescere per cercare di rimanere dalla parte del cliente, oltre che da quella di chi ci deve in qualche maniera guadagnare per pagare gli stipendi e gli mettere da parte gli utili. Dispiacerebbe veder tramontare una così bella storia italiana.

Sit tibi terra levis, Bernardo.

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Milano Real Life (MRL) è il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Esselunga, Carrefour, Auchan, e non solo!

Il momento della spesa è sacro. Contrariamente a tanti io lo apprezzo particolarmente. Prendersi una o due ore per fare quattro passi tra le corsie del supermercato o dell’ipermercato di turno mi rilassa, mi fa ragionare sull’economia casalinga e mi permette di sviluppare quel senso prettamente “femminile” della caccia (si veda alla voce: miglior prezzo, miglior resa, a costo di girare per due o più supermercati differenti).

Innanzi tutto, il dubbio amletico … chi –come me– arriva dall’Emilia Romagna, sa bene che esiste un solo grande gruppo che viene scelto nel 70% dei casi: Coop (il restante 30 corrisponde solitamente a Conad misto marchi minori, ndr). E’ un po’ come parlare dell’Esselunga qui in Lombardia, è fin troppo facile trovarsene una semplicemente girando la testa da un lato o dall’altro, indifferentemente.

Ti inizi a sentire “assorbito” quando nel tuo portafogli compare da un giorno all’alto la carta Fidaty, perché hai ceduto all’ennesima sottoscrizione di moduli e offerte che –effettivamente– non possono far altro che tornar comode alla fine dell’anno, quando il bilancio economico fatto dalle somme raccolte settimana dopo settimana, vede quegli sconti accumulati comporre insieme una discreta cifra, sicuramente gradita proprio perché risparmiata.

Sul territorio compare inoltre il gruppo francese Carrefour, presente con diversi market di piccole, medie e grandi dimensioni, estremamente comodi per la spesa settimanale o per ciò che ci si dimentica e di cui si necessita all’ultimo momento. Solo nei pressi di casa so di avere un supermarket, due market rapidi (piccoli) e un iper se mi sposto verso Assago, che aumentano di parecchio andando a fare una verifica sul loro sito web. Di tanto in tanto compare anche Auchan, con i suoi ipermercati.

Ma voi, come gestite la spesa?

La domanda è ora servita: voi come gestite la vostra lista spesa? Siete tipi da carta e penna? iPhone e applicazione Note? La solita mail inviata a se stessi con tutto quello che c’è da prendere?

Per gli iPhone-dotati consiglio la via migliore, quella che permette inoltre di poter condividere la lista con la consorte che può togliere o inserire punti nel caso in cui mi fossi dimenticato di qualcosa, direttamente da una comoda interfaccia web o dal suo dispositivo.

Si chiama OurGroceries ed è il nome del sito web ufficiale dell’applicazione, disponibile per i dispositivi iOS, Android e BlackBerry (uno dei suoi punti a favore). Ne esiste una versione PRO a pagamento che permette di rimuovere la pubblicità, non invasiva e che non preclude però alcuna funzione del programma originale.

Utilizzo estremamente intuitivo, possibilità di aggiungere liste della spesa differenti, prodotti e categorizzazioni per questi ultimi, set di prodotti per poter realizzare una particolare ricetta. Il tutto condito da un’ulteriore feature: registrazione di un account gratuito sul sito web dell’applicazione, così da poter gestire quanto necessario dal proprio PC portatile o fisso che sia, facendo tutto da se o affidando l’arduo compito alla propria fidanzata / moglie a patto che questa abbia il codice di autenticazione che sceglierete di assegnare all’utente.

E voi? Che metodo utilizzate? Cosa sentireste di consigliare agli altri lettori? :-)

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Ci ho pensato un po’ su e non ho trovato motivo alcuno per non buttare giù due righe su un’esperienza indubbiamente positiva vissuta una manciata di giorni fa. Riviera romagnola, casa mia, dalle parti però di Cesenatico, dove la vita al sabato sera è indubbiamente più interessante e gradevole di una semplice Marina di Ravenna a base di soliti locali conosciuti, alcool & co., almeno per il sottoscritto.

Insieme ad alcuni amici siamo andati a concludere la bella serata da Nuovo Fiore (qui su 4sq: it.foursquare.com/v/nuovo-fiore/4c5c49cf6147be9aacd48e09), una gelateria proprio sul lungomare dell’appena citata cittadina, forse una delle più buone e conosciute del posto.

Stavolta però niente gelato, la cena era stata abbondante e ci siamo limitati a prendere 5 cocktail identici per rinfrescarci vista la calura estiva. Sfortunatamente però erano decisamente “allungati” e ben poco gradevoli. Tante bollicine ma poco sapore di frutti che dovevano invece abbondare all’interno della creazione.

Abbiamo bevuto ugualmente visto il caldo era opprimente e siamo andati alla cassa per pagare quanto dovuto. Alla domanda del padrone (Tutto bene ragazzi? ndr) ho risposto con la massima tranquillità e serenità ciò che avevamo pensato e detto al tavolo: troppo selz, zero cocktail. La correttezza di questa persona l’ha fatta sentire in dovere di non farci pagare alcunché, nonostante l’insistenza del gruppo che aveva comunque consumato i cocktail.

So benissimo che secondo molti lettori questo è un atto dovuto, eppure oggi non sono molte le persone che ragionano in questo modo. Tantissimi commercianti o ristoratori pretendono in ogni caso di essere pagati a prescindere da ciò che ti portano o da quello che il consumatore afferma, e nonostante abbia visto come funziona dall’altro lato del mondo (America, ndr) dove si prostrano e si scusano in ogni modo possibile e immaginabile nel caso in cui qualcosa vada storto al cliente, qui non è così, non più, e non sono sicuro lo sia stato in passato ovunque.

E’ per questo che volevo ringraziare pubblicamente il gestore e fargli presente che sarà un piacere tornare nel suo locale e non smettere certo di consigliarlo per una “serata sfortunata“.

Giovanni

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Ditemi perché ancora oggi dobbiamo vedere certe schifezze ben esposte sui social network, a prescindere dal fatto che siano errori voluti o meno:

Siete delle persone pessime, piccole così, meritate tutto il disprezzo di questo mondo.

Anziché pensare alla pubblicità o a “devolvere” denaro dalle scrivanie, tiratevi su le maniche e andate ad aiutare chi realmente ne ha bisogno, senza pensare alle vacanze o alla prenotazione del ristorante o chissà a cos’altro. Non potete? Troppo lontani o impossibilitati da qualsiasi altro motivo? Pensate davvero che 1 euro sia sufficiente e che sia necessario farlo per ciascun deal acquistato?

Un errore può capitare a tutti, siamo umani, ed è proprio per questo che in momenti come quelli attuali NON dovremmo mai scrivere prima di aver acceso il cervello.

Non ho molte altre parole, solo brutti pensieri e tristezza infinita.

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Nessuno di noi ha passato un buon fine settimana, su questo nutro pochi dubbi. Nonostante i tifosi napoletani abbiano avuto di che essere contenti durante la notte (così come i tifosi del Torino e del Pescara o del buon Valentino Rossi finalmente sul podio dopo così tanto tempo, o altri accadimenti sportivi più o meno di rilievo), gli abitanti dell’Emilia Romagna ed in particolar modo della zona tra Modena e Bologna (epicentro del sisma e di tutte le scosse di assestamento che continuano incessanti) hanno trascorso due brutte notti e altrettanti giorni vivendo da protagonisti involontari un fenomeno naturale difficile da combattere, dove a farla da padrone è una totale impotenza umana in grado solo di rimettere in sesto le ferite della propria patria a “movimenti terminati“.

20 maggio 2012 - Il terremoto in Emilia Romagna

20 maggio 2012 - Il terremoto in Emilia Romagna

Ore 4.05 del 20/05/2012: sentire il letto muoversi, il lampadario oscillare e oggetti cadere dall’armadio o dalla scrivania è il peggior risveglio che possiate mai vivere:

E’ iniziato tutto così, senza sapere cosa stava accadendo alle strutture emiliane che crollavano inesorabilmente sotto la potenza del terremoto da 5.9 gradi della scala Richter, solo quattro punti più sotto di quello che ha messo in ginocchio l’Aquila.

Ho poi scoperto qualche ora più tardi ciò che era accaduto, attivando la “macchina di solidarietà sociale” fatta di live tweeting, telefonate, chat. Tutto quello che potevo fare durante una giornata di pioggia incessante che contribuiva a peggiorare la situazione già di per se deprimente e angosciante causata da questo inaspettato evento, seguito a ruota da una marea di scosse di assestamento, molte delle quali sentite anche dalle regioni adiacenti alla mia. Il solo Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ne ha registrati più di 170, raccogliendo i suoi documenti in questa pagina pubblica: comunicazione.ingv.it/primo-piano/terremoto-prov-modena/view.

E’ inutile provare a dire cosa fare o cosa no in questi casi, il panico è una brutta bestia e assale immediatamente ciascuno di noi, chi più e chi meno. Di certo però c’è un movimento solidale fatto dalle reti cittadine che si attiva nel più breve tempo possibile, lo stesso tempo che occorre alle autorità preposte per cercare di tenere sotto controllo e prevedere possibili altri danni e contemporaneamente adibire aree per ospitare gli sfollati, proprio come successo nel ferrarese o nel modenese. Nel frattempo ciascun coinvolto può cercare di tenere a mente alcune semplici regole proposte dalla Protezione Civile italiana: protezionecivile.gov.it/jcms/it/cosa_fare_sismico.wp.

Cosa posso fare io?

Oltre a dare una mano fisicamente se ci si trova sul posto o nelle dirette adiacenze? Poco.

Eppure ogni messaggio rimbalzato su Social Network o una telefonata ad amici e parenti coinvolti per offrire loro la più ovvia ospitalità possibile può essere d’aiuto. Come tanti lo hanno definito, questo è stato “il terremoto di Twitter“, il noto Social Network americano ha infatti contribuito a fare da cassa di risonanza per tutta una serie di messaggi utili, numeri di telefono, aggiornamenti in tempo reale e stati d’animo di chi questo evento lo ha vissuto.

Magari dico una stronzata galattica (e mi si passi il francesismo gratuito), ma anche lo sbloccare l’accesso alla rete WiFi di casa propria aiuta chi si trova in strada a rimanere connesso con la rete e ricevere informazioni potenzialmente utili, o magari inviarne! Esistono diversi modi per “liberare” la propria ADSL ma mi rendo conto che in quei momenti la cosa più semplice da fare è proprio rimuovere l’autenticazione e permettere l’accesso a tutti.

Volete qualche riferimento che potrebbe sempre tornarvi utile in questi casi? Basta poco: @INGVterremoti, @SkyTg24, @EARTHBROOK, @BreakingNews, @ItalyQuakes sono solo alcuni di quelli seguiti ieri, senza considerare le persone che hanno raggiunto i luoghi dell’evento (o già presenti e colpiti) per dare una mano e aggiornare tutti live.

Un grazie va anche a “Il Post” per aver costantemente tenuto aggiornato una pagina riepilogativa riguardante il terremoto.

Nello specifico, per la città di Ravenna segnalo queste letture:

ravennanotizie.it/main/index.php?id_pag=23&id_blog_post=55182
ravennanotizie.it/main/index.php?id_pag=23&id_blog_post=55187
ravennanotizie.it/main/index.php?id_pag=23&id_blog_post=55193
ravennanotizie.it/main/index.php?id_pag=23&id_blog_post=55192

Restare uniti in occasioni simili è il miglior modo per ripartire.

Un grande in bocca al lupo a tutti i conterranei in difficoltà.

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