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Fai fatica a credere al detto “chi fa da sé fa per tre“? Io no. Ora, fermo restando che la collaborazione è alla base di un mondo logico che funziona correttamente, è anche vero che il lavoro volontario può subire battute di arresto alle quali puoi difficilmente appellarti, succede a tutti (me compreso). È da qui che nasce tutto: HWS e NoCoin hanno subito la battuta di arresto che ha portato entrambe le liste a non essere più aggiornate per un certo periodo di tempo. Da una parte Malware Domain List è finito per essere quasi completamente abbandonato, dall’altro lato Keraf sembra aver mollato la presa sul suo progetto NoCoin, un vero peccato. Ho dovuto quindi rimettere mano alle sorgenti.

ABP X Files e Harmful WebSites: ecco come nascono

Al contrario di X Files che viene costantemente testata e mantenuta sui profili Firefox del sottoscritto, i moduli aggiuntivi dedicati al blocco di siti web potenzialmente pericolosi e quello che cerca di bloccare chi vuole fare mining a spese del tuo PC e dei relativi consumi in bolletta vengono generati più dinamicamente, partendo da lavori di altri volontari che alimentano un database che – almeno in passato – è sempre stato più che aggiornato. Cosa cambia quindi rispetto al passato? Che futuro prevedo per HWS e NoCoin?

Nuova vita per HWS

AdBlock: X Files 20130108 2Strada tutto sommato in discesa a dirla tutta. MDL (Malware Domain List, nda) è ancora oggi un buon database di siti web che non possono portare alcun vantaggio alla tua navigazione quotidiana, il problema sta nel fatto che questo database non viene più popolato come si deve, la sua manutenzione è inoltre lasciata al fato e alla voglia che la corrente ha di portare a riva qualcosa che può essere ancora salvato. È qui che corre in soccorso un progetto GitHub che ho trovato e amato dal primo momento, si tratta di Ultimate Hosts Blacklist, serve a togliere di mezzo la spazzatura, ciò che non è più evidentemente attivo e necessario: “We clean our input sources with the powerful combination of @funilrys/PyFunceble & Travis CI“.

Te la faccio semplice: PyFunceble è uno strumento in grado di verificare – tra le varie cose – se un dominio è ancora operativo o se non è più online e non è quindi necessario all’interno di una lista filtri che lo include ancora. Questo permette una migliore ottimizzazione della lista, di risparmiare spazio e far sì che il browser debba svolgere meno lavoro, guadagnandone in performance. Nonostante le risorse a nostra disposizione sono ormai più che abbondanti è da considerare all’interno dell’equazione anche il valore relativo all’occupazione disco dei file testuali, seppur differenti di pochi kB, filtri che il componente aggiuntivo operante sul browser deve in qualche maniera digerire.

Partendo da questo presupposto, Ultimate Hosts Blacklist monitora e pulisce una quantità abbastanza elevata di liste filtri disponibili attualmente sul web, tra cui quella di MDL e non solo. Lo stesso Anudeep utilizza PyFunceble per tenere in ordine le liste filtri che mette pubblicamente a disposizione (ti ho parlato di Anudeep negli articoli dedicati a Pi-hole e ph-whitelist, ricordi?). Detto ciò, sono partito da questa base per mettere insieme due fonti molto valide che hanno fatto parte della storia di HWS: Malware Domain List e ZeusTracker (nonostante quest’ultimo sia stato ufficialmente cessato).

Questo consente a HWS di continuare a vivere e permette a me di continuare a sviluppare lo script che utilizza le fonti esterne per arricchire ulteriormente questa lista, soprattutto vista la necessità di affacciarmi su qualcosa di mantenuto in vita ancora oggi, il lavoro non è certamente terminato, evolverà ancora, conto presto di mostrarti cosa è cambiato quindi sotto il motore di quell’ormai vecchio e non più in vita VBScript di cui ti parlavo diverso tempo fa.

Giusto per dire: avevo anche considerato l’impiego della mastodontica hpHosts curata da Malwarebytes ma ti assicuro che il risultante file di testo creato dal VBScript sarebbe stato davvero troppo difficile da digerire per un qualsivoglia componente aggiuntivo, è molto meglio pensare di impiegare quel tipo di lista per un Pi-hole che svolge meglio questo mestiere.

NoCoin

ABP X Files: NoCoinIl discorso qui invece cambia. Le liste filtri che tengono a bada il mercato del barbaro mining a tue spese non sono così tante come dovrebbero, mi rendo conto quindi che il lavoro di altri volontari deve meritare il giusto rispetto e attenzione da parte mia e tua. Ho fatto ricerche in merito e trovato il più completo operato di hoshsadiq, lo trovi qui: github.com/hoshsadiq/adblock-nocoin-list.

La lista filtri è già pronta e aggiornata. Quello che ho fatto qualche giorno fa è stato replicare integralmente il suo lavoro e portarlo dentro il file NoCoin.txt al quale probabilmente sei iscritto tramite il tuo componente aggiuntivo preferito. Quello che capiterà d’ora in poi è che nulla di tutto questo accadrà ancora, ti chiedo quindi di cessare la tua sottoscrizione a NoCoin e sostituirla quanto prima con quella di hoshsadiq. Per renderti la vita più semplice puoi farlo anche tramite il sito web ufficiale di X Files, punta il browser all’indirizzo xfiles.noads.it/#versions-recommended e fai clic su Sottoscrivi in corrispondenza della “NoCoin di hoshsadiq“.

Ringrazio tutti coloro che hanno deciso di utilizzare questa lista, Keraf per il lavoro svolto fino a oggi e per la possibilità che mi ha dato di portare in vita il modulo NoCoin di X Files, l’avventura di X Files: NoCoin termina qui 🙂

In conclusione

Per una lista che intraprende una nuova strada e – si spera – lunga nuova vita si è costretti a cessarne un’altra, l’ultima arrivata, la più giovane. X Files è un progetto che vive ancora grazie alla volontà del sottoscritto e di tutti coloro che hanno deciso di collaborare nel corso degli anni, un esperimento che ne ha passate tante ma che è finito per diventare qualcosa di grande e ben conosciuto, sono felice di poterci lavorare ancora sopra e di mettere a tua disposizione un web più pulito. Io nel frattempo ho fatto richiesta di integrazione dei moduli X Files nel controllo del progetto Dead-Hosts basato proprio su PyFunceble, il quale mi permetterà di andare a ottimizzare la lista filtri principale (e non solo) rimuovendo i domini non più attivi.

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Ringraziamenti in ordine sparso per le modifiche ai VBScript che generano le liste filtri che utilizzi (spero) anche tu:
stackoverflow.com/questions/2973136/download-a-file-with-vbs
compciv.org/recipes/cli/downloading-with-curl
vbsedit.com/html/6f28899c-d653-4555-8a59-49640b0e32ea.asp
robvanderwoude.com/vbstech_internet_download.php
devblogs.microsoft.com/scripting/can-i-combine-multiple-text-files-using-a-script
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Dimentichi da qualche parte le chiavi dell’auto, lo smartphone ti sparisce tra i cuscini del divano, non ricordi dove hai lasciato quella cosa che fino a 5 secondi fa avevi tra le mani. Un portachiavi intelligente sembra essere diventato un must have tra i gadget che oggigiorno si comprano senza pensarci troppo sopra. Io ne ho ricevuto uno in regalo durante un incontro con un fornitore che ho incontrato per lavoro, si tratta di un tile Mate, ho avuto modo di provarlo per qualche tempo, credo di poterne parlare per capire insieme quanto può tornare utile un simile accessorio nella quotidianità.

tile Mate: quanto è utile avere un portachiavi intelligente?

tile Mate

Un ciondolo, un portachiavi, una piastrina da attaccare su un dispositivo, tile Mate può essere tutto sommato descritto in vari modi, dipende dall’uso che intendi farne. È piccolo, leggerissimo, necessita di una batteria per funzionare (CR1632), quest’ultima chiaramente ha una lunga durata che può però variare in base all’utilizzo che si fa del prodotto. Il mio modello, antecedente il restyling del 2018, non prevede il cambio semplificato della batteria, è molto scomodo.

È un pulsante, un ricevitore/trasmettitore bluetooth e un piccolo speaker che insieme compongono una soluzione che dovrebbe permetterti di ritrovare facilmente un qualcosa che tendi a perdere di vista quando meno te lo aspetti, il mazzo di chiavi non è solo un modo per raffigurare il prodotto sulla scatola originale, è forse il componente più comune che completa il dinamico duo. Questo perché le chiavi vengono spesso smarrite, dimenticate, lasciate nei posti più impensabili anziché essere custodite al sicuro, un po’ quello che potenzialmente può accadere anche con uno smartphone o la borsa contenente il proprio laptop (ecco, quest’ultima è stata la mia cavia durante il periodo di test di tile Mate).

tile Mate è davvero semplice da installare e configurare. Lo si allaccia al portachiavi o a ciò che si vuole tenere sempre d’occhio, si apre l’applicazione dedicata per iOS o Android e lo si associa al proprio account (controllabile da smartphone, in parte anche da sito web), la procedura dura pochi minuti. Alcune delle funzioni potenzialmente più interessanti sono però disponibili a pagamento, non ti basterà quindi acquistare il prodotto fisico, dovrai mettere in conto la parte software a rinnovo che costa circa 30$ all’anno.

Tile
Tile
Developer: Tile Inc.
Price: Free+
‎Tile: trova chiavi e telefoni
‎Tile: trova chiavi e telefoni

Parliamo però del piano base, quello che offre la possibilità di contattare il tile Mate dallo smartphone o che – al contrario – permette dal tile Mate di far partire una suoneria sullo smartphone anche se questo si trova nello modalità silenzioso, utile per chi è solito smarrire in casa o in ufficio il proprio telefono. L’applicazione è estremamente intuitiva, c’è una mappa su cui verrà mostrata la posizione del proprio tile Mate e dello smartphone (che verrà ora riconosciuto come dispositivo tile anch’esso e che potrà essere individuato da web.thetileapp.com/find-your-phone, molto simile al Find my iPhone di Apple), tu potrai da qui verificare la raggiungibilità di tile Mate (la comunicazione avviene tramite Bluetooth, nda), farlo suonare e – in caso di furto o smarrimento – far partire la ricerca di ciò che hai perduto grazie alla rete costituita da tutti i possessori di tile. Sono questi che si attiveranno infatti per intercettare il tuo dispositivo e trasmettere al tuo smartphone la posizione non appena verrà rilevata, così che tu possa tornare in possesso di quanto perso.

Il tutto funziona quindi se la rete tile è ben nutrita in ogni zona della tua città, diversamente nulla di tutto ciò potrà realmente aiutarti. Aggiungo che la posizione viene rilevata dal GPS dello smartphone che comunica con il tile Mate e necessita che l’applicazione ufficiale di tile non venga sottoposta a risparmio energetico (come spesso accade con custom ROM che preservano lo stato della batteria), diversamente questa non potrà di tanto in tanto aggiornarsi e mostrarti l’indirizzo più recente rilevato, l’esempio sopra è palese, la comunicazione con il mio tile Mate è avvenuta l’ultima volta il 2 agosto, eppure lo zaino era con me qualche ora fa in ufficio. Io ho comunque segnalato come smarrito il mio dispositivo (seppur non vero) giusto per verificare il comportamento quando gli farò nuovamente rilevare il tile Mate.

Per verificare se nei tuoi dintorni ci sono altri possessori di tile puoi spostarti nella seconda scheda dell’applicazione (utilizzando il menu formato dalle 3 icone in basso) e scorrere verso destra, questo andrà a delimitare un’area abbastanza estesa all’interno della quale ti verrà segnalato il conteggio totale di utenti tile che potrebbero aiutarti a ritrovare il tuo oggetto smarrito:

tile Mate: quanto è utile avere un portachiavi intelligente? 14

Il funzionamento alla base di quanto appena scritto è parte integrante del video pubblicato dalla stessa azienda su YouTube, puoi dargli un’occhiata direttamente da qui:

Io credo ormai di averti detto tutto. La mia impressione è che un tile possa tornare comodo solo in alcune particolari occasioni e che le funzioni effettivamente più interessanti (come quella relativa al promemoria automatico per non dimenticare nulla a casa o in ufficio o la cronologia delle posizioni dove un dispositivo è stato rilevato nel corso del tempo) si trovino esclusivamente nel piano in abbonamento, che è un po’ come prendere in giro il cliente che ha appena speso dei soldi per comprare un hardware che non può essere considerato completo.

Certo c’è il periodo di prova dell’abbonamento Premium, è vero, eppure non riesco proprio a farmi piacere questo modo di intendere un gadget che si può trovare anche su un mercato parallelo, di diversa marca, che magari integra anche altra tecnologia in grado di rendersi autonoma e completamente staccata dallo smartphone, prezzo chiaramente diverso, eppure c’è da pensarci bene sopra.

Se sei curioso di provare tile posso anticiparti che il prodotto (in varie versioni o bulk) è disponibile su Amazon, ti lascio qualche riferimento qui di seguito.

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: si tratta di un regalo ricevuto durante un incontro con un fornitore aziendale.
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Ehi, ciao, bentrovato/a! Come sono andate le ferie? Qui abbastanza bene, non è semplice tornare in console ma ci si dovrà nuovamente abituare, credo sia meglio farlo in un periodo tranquillo come questo piuttosto che in altri momenti dell’anno ben più “trafficati” ?

So benissimo di averti già parlato in passato dell’argomento riportato nel titolo, eppure mi è capitato di avere a che fare con un Google Foto particolarmente recidivo al cambiamento (nativo su Android One, nda), per questo motivo ho dovuto utilizzare una via alternativa evidentemente percorribile anche da te che potresti ritrovarti nello stesso vicolo cieco. Andiamo con ordine e partiamo dalla base già tracciata:

Android: abilitare il riconoscimento facciale di Google Foto

Nell’articolo del 2015 ti parlavo di TunnelBear VPN e dell’opzione “Raggruppa volti simili” che compariva all’interno dell’applicazione dopo aver effettuato una connessione VPN con gli Stati Uniti d’America. Tieni per buono che questa cosa dovrebbe funzionare anche oggi, ma nel caso in cui non sia così dovrai semplicemente:

  • chiudere Google Foto anche senza necessità alcuna di cancellare i dati dell’applicazione (come precedentemente suggerito).
  • Aprire Google Chrome su Android e assicurarti che tu abbia effettuato il login ai servizi Google.
  • Puntare il browser all’indirizzo photos.google.com/settings e verificare che compaia la sezione Raggruppa visi simili, all’interno della quale potrai finalmente attivazione l’opzione Raggruppamento dei volti.

Riconoscimento facciale di Google Foto: abilitazione alternativa

Il salvataggio dell’opzione è immediato e non necessita di ulteriore conferma.

A questo punto potrai aprire nuovamente l’applicazione Google Foto su Android, dovresti notare la possibilità di ricercare facilmente Persone e animali all’interno della scheda Album. Lo stesso dicasi per le ricerche. Attenzione però: vale quanto detto nel 2015, il servizio di Google necessita di un po’ di tempo per poter analizzare le tue fotografie e cominciare così a raccogliere i volti da mostrarti in maniera così comoda, non stupirti quindi se inizialmente all’interno di “Persone e animali” non noterai alcun contenuto, torna a dargli un’occhiata dopo una manciata di ore, qualcosa dovrebbe essersi mosso nel frattempo, il pieno regime lo si raggiungerà nell’arco delle successive 24/48 ore.

Buona giornata!

× Android's Corner Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)
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Hai comprato la Mi Band 4? Sì, preordinata quando annunciata su Amazon e consegnata nei primissimi giorni di luglio. La recensione arriverà presto (la sto ancora mettendo sotto torchio e sto cercando di capire vantaggi e svantaggi del salto a questa nuova generazione, considerando inoltre consumi e durata batteria fuori dal dichiarato), nel frattempo posso però parlarti di una delle caratteristiche forse più carine, ereditata dagli altri dispositivi indossabili creati nelle fucine del gruppo Xiaomi e parenti vari (Huami in primis): il cambio della watchface.

Xiaomi Mi Band 4: caricare un nuovo quadrante 1

Cambiare volto al Mi Band 4

Chiamalo come ti pare: watchface o quadrante, poco importa, l’importante è che tu abbia capito che quella schermata principale che ti trovi davanti quando vuoi vedere che ora è può essere modificata a tuo piacimento, ne esistono di pronte (tante) ma puoi anche crearla da zero ammesso tu ne abbia le capacità e la pazienza, trovi tutte le istruzioni nella community Mi all’indirizzo c.mi.com/thread-2281025-1-0.html. Oggi diamo insieme un’occhiata al cambio watchface in due metodi, il secondo più comodo (parecchio) del primo, a te la scelta.

Cambio watchface: metodo manuale

Tutto ciò che ti serve è scaricare una watchface che ti interessa (per esempio da amazfitwatchfaces.com/mi-band-4/?lang=multilingual) e tenere al momento il file nella cartella Download del tuo smartphone. Servirà poi un File Manager (andrà benissimo anche quello predefinito del tuo Android) e un pelo di manualità. Nell’esempio da me proposto in questo articolo utilizzerò un paio di watchfaces che differiscono solo per il colore di sfondo, entrambe dedicate a Super Mario Odyssey:

Si trovano rispettivamente all’indirizzo amazfitwatchfaces.com/mi-band-4/view/537 e amazfitwatchfaces.com/mi-band-4/view/673. Per tua comodità ho creato due redirect rapidi e più semplici da digitare: go.gioxx.org/mariowf1 e go.gioxx.org/mariowf2. Il download del file bin avrà un nome stabilito dal sito web e verrà salvato nella cartella Download del tuo smartphone.

Apri l’applicazione Mi Fit originale di Xiaomi, spostati in ProfiloMi Smart Band 4Impostazioni display del braccialeDisplay bracciale. Seleziona una qualsiasi tra le proposte dell’applicazione e sincronizza il quadrante per applicarla. Attendi che l’operazione venga completata e apri il File Manager che preferisci.

Spostati nella cartella Android → data → com.xiaomi.hm.health → files → watch_skin_local. Se non hai mai installato prima alcun quadrante, troverai qui una sola cartella ad attenderti (la chiamo Cartella WF per comodità, tra poco capirai perché), entrandoci noterai un’immagine che riporta il quadrante che hai appena sincronizzato. Copia il nome del file bin che trovi qui dentro e ora rinominalo aggiungendo un .bak finale (ottenendo così – per esempio – 1563269694_6e55b7h937.bin.bak).

Spostati adesso nella cartella Download dello smartphone utilizzando sempre il File Manager, cerca e rinomina il file .bin che avevi precedentemente scaricato dal sito web di amazfitwatchfaces.com incollando al suo interno il testo che avevi copiato. Ora sposta questo file .bin all’interno della Cartella WF. Il risultato? Una cartella contenente un file .bin corretto, un .bin.bak e un file immagine che puoi ignorare tranquillamente.

Torna nell’applicazione Mi Fit, spostati nella schermata dedicata ai quadranti e sincronizza nuovamente quella di prima nonostante l’immagine non sia cambiata, otterrai così il risultato sperato.

Il metodo appena suggerito è lento, per alcune persone complesso e sicuramente lascia dello sporco in giro (quadranti con immagine non corretta è già una motivazione più che corretta), preferisco fare uso di applicazioni di terza parte che svolgono il mestiere in maniera molto più corretta.

Cambiare watchface: metodo semplificato

MiBand4 – WatchFace for Xiaomi Mi Band 4

Rokitskiy.DEV non è nuovo in quanto a sviluppo di applicazioni dedicate al cambio dei quadranti dei prodotti Xiaomi/Huami, non c’è quindi da stupirsi del fatto che abbia tirato fuori dal cappello la neonata “MiBand4 – WatchFace for Xiaomi Mi Band 4“, disponibile gratuitamente sul Play Store di Google e tutt’oggi ancora in sviluppo e costante modifica per l’introduzione di novità e miglioramenti, te la propongo più comodamente qui di seguito:

Puoi aprire l’applicazione, scorrere la lista dei quadranti disponibili per Mi Band 4 e scegliere quello che vuoi installare (ovviamente puoi scaricarne quanti ne vuoi, non c’è limitazione alcuna) passando tramite l’applicazione Mi Fit originale senza la quale non puoi completare l’operazione. La logica d’utilizzo è talmente banale che chiunque è già in grado di utilizzarla, cosa devi sapere?

  • Non tutti i quadranti sono disponibili in lingua italiana, quello che posso consigliarti è quindi l’utilizzo del filtro sulla lingua, per escludere tutto ciò che nasce esclusivamente in lingua russa (c’è molto materiale che arriva dalle fredde terre di Putin!).
  • Una volta scelto il quadrante che vuoi utilizzare sul tuo Mi Band 4 puoi selezionarlo, fare clic su Install (e confermare con un ulteriore clic sul pulsante OPEN MIFIT per passare all’applicazione ufficiale del prodotto), quindi spostarti in ProfiloMi Smart Band 4Impostazioni display del braccialeI miei display bracciale. È qui che troverai tutte le personalizzazioni che hai salvato. A questo punto ti basta selezionare la watchface che vuoi provare e fare clic su Sincronizza il quadrante.

Ho registrato un breve video esplicativo, noterai quanto semplice è percorrere questo metodo:

AmazFaces

Sulla falsa riga di quanto appena raccontato poco sopra, lo stesso amazfitwatchfaces.com ha aggiornato la sua applicazione AmazFaces disponibile gratuitamente sul Play Store:

AmazFaces
AmazFaces
Developer: GIK-Team's web
Price: Free

Installala e avviala senza necessità alcuna di creare un account (fai clic su Continue as guest), consenti l’accesso ai file memorizzati sul dispositivo (necessario per il salvataggio dei quadranti da passare a Mi Fit) e seleziona Mi Band 4 tra i prodotti compatibili con l’applicazione. Ora potrai cercare i quadranti che più ti interessano, filtrarli per lingua e molto altro. Anche in questo caso potrai selezionare una watchface e installarla immediatamente in Mi Fit per una più rapida sincronizzazione:

Il metodo semplificato per mezzo di un’applicazione di terza parte ti permette di non dover mettere mano ad alcun file, è certamente quello da preferire se sei meno esperto o se vuoi che l’operazione di cambio volto del tuo Mi Band 4 vada tutta in discesa.

A te non resta che divertirti ??

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Una pubblicità neanche tanto vecchia recitava grosso modo che quando una cosa funziona bene ti dimentichi di averla. Ecco, SMS Backup+ è forse l’applicazione che più di tutte ho utilizzato su qualsiasi mio smartphone o tablet Android. Dopo anni di onoratissimo servizio mi sono ritrovato in difficoltà con l’annuncio del lockdown delle API di Google entrato in vigore ufficialmente lo scorso 15 luglio (te ne avevo parlato anche in Letture per il (non) weekend: Google tra diritto alla Privacy e API dei programmi terza parte). Permettere a SMS Backup+ di continuare a fare il suo lavoro è possibile, ti spiego di seguito come.

SMS Backup+: nuova vita dopo il lockdown API di Google

SMS Backup+

Non volevo spendere troppe parole sul farti conoscere SMS Backup+ perché se non l’hai usato fino a oggi è molto probabile che non ti serva realmente creare una copia di backup di SMS e cronologia chiamate sul tuo account di posta Google, o forse sì? Forse non sai che SMS Backup+ è un’applicazione gratuita disponibile sullo store di Google per Android che ti permette di creare una copia dei tuoi messaggi di testo e dell’intera cronologia chiamate salvandola nell’account di posta (Gmail), permettendoti così una piena e immediata ricercabilità di testo e/o interlocutore, una comodità alla quale non ho mai voluto rinunciare nel corso degli anni.

SMS Backup+
SMS Backup+
Developer: Jan Berkel
Price: Free+

Una volta installata e connessa all’account Google tramite modern-authentication bastava dare una controllata (e non necessariamente modificare) agli intervalli di sincronizzazione con l’account Gmail lasciando al software l’incombenza di prima sincronizzazione, operazione che veniva poi seguita da ulteriori check decisamente meno pesanti rispetto al primo. Alla stessa maniera, cambiando dispositivo, è sempre stato possibile chiedere a SMS Backup+ di ripristinare tutto lo storico effettuando così l’operazione contraria. Mai avuto un problema, mai.

Post-lockdown

Post chiusura dell’accesso API per tutte quelle applicazioni che non sono realmente client di posta elettronica (calderone in cui è finita ovviamente anche SMS Backup+), l’applicazione su Android ha perso l’accesso a Gmail e di conseguenza non ha più potuto portare a termine il proprio lavoro. Lacrimucce a parte e messaggio di errore che non ha neanche avuto la decenza di chiedere permesso prima di mostrarsi a video, il work-around era già a portata di mano e segue un filone totalmente diverso che si spera Google non voglia andare a toccare (perché andrebbe a impattare anche su altro).

SMS Backup+: nuova vita dopo il lockdown API di Google 1

La soluzione si chiama IMAP e grosso modo ce l’hanno già tutti a disposizione. Se così non fosse il consiglio (se vuoi continuare a utilizzare SMS Backup+ è quella di andare ad abilitare l’accesso con questo protocollo dalle impostazioni di Gmail):

SMS Backup+: nuova vita dopo il lockdown API di Google 2

A questo punto non resta che modificare la configurazione di SMS Backup+ andando a ritoccare la modalità di accesso a Gmail. Per farlo ti basterà andare in Impostazioni avanzate → Impostazioni server IMAP e:

  • ritoccare Autenticazione selezionando Testo semplice al posto di XOAuth2 (Gmail),
  • verificare che l’indirizzo del server riporti imap.gmail.com:993,
  • verificare che l’indirizzo email / account IMAP riporti il tuo indirizzo di Gmail (corrispondente quindi allo username da utilizzare),
  • inserire la password che utilizzi per accedere al tuo account Gmail (*),
  • lasciare inalterate le voci Sicurezza e Trust all certificates.

Perché ho utilizzato un asterisco in corrispondenza della voce relativa alla password di Gmail? Perché qui hai due possibili vie da percorrere:

Se hai fatto tutto senza errori dovresti riuscire ora a far ripartire ogni normale attività di SMS Backup+ come nulla fosse mai accaduto:

Il tutto per la tua (e anche mia) felicità, con buona pace dell’accesso in modern-authentication di Google che avrei certamente preferito, ma che evidentemente non sarà più utilizzabile dall’autore dell’applicazione che è assolutamente informato e allineato sul problema, pur essendo impotente davanti alla scelta di big G. (con tanto di rifiuto alla richiesta specifica di accesso API per la sua applicazione), vedi il thread su GitHub all’indirizzo github.com/jberkel/sms-backup-plus/issues/959 e nello specifico questo commento: github.com/jberkel/sms-backup-plus/issues/959#issuecomment-505645577.

L’autenticazione IMAP con password in chiaro è chiaramente meno sicura rispetto all’autenticazione moderna, me ne rendo conto, ma generare un’app password per SMS Backup+ è certamente meglio che inserire la password che permette un totale accesso al proprio account Google. Ti prego, vai ad attivare l’autenticazione a due fattori se non lo hai ancora fatto, è davvero molto stupido rischiare così tanto (e non parlo solo di questo specifico caso).

Happy backup! ✌️


crediti: github.com/jberkel/sms-backup-plus/issues/959
immagine di copertina: unsplash.com / author: Web Hosting
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