Di quell’ultima fetta di pizza con l’ananas, la chiusura di Domino.

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Bentrovatə! Oggi riprendono le “trasmissioni” su questo blog.
Con una certa calma però, non c’è fretta, che immagino basti già l’ufficio per farti “salire la nostalgia da vacanza”.

Se n’è fatto un gran parlare e posso dirti che mi è spiaciuto moltissimo leggere i festeggiamenti dei tanti che hanno detto che non si può venire a insegnare agli italiani come fare la pizza. In parte può anche essere vero, in equivalente e secondo me più pesante parte è pur vero però che non mi sembrava di aver letto da nessuna parte che Domino – azienda multinazionale di successo – fosse entrata nel mercato italiano per insegnare ai pizzaioli nostrani come fare una pizza. Gioco? Progetto ambizioso? Azzardo? Suicidio annunciato?

Tu chiamalo un po’ come ti pare, resta il fatto che la storia insegna che la pizza napoletana è arte, ciò però non vuol dire che molti di noi non acquistino la pizza presso locali che hanno a comando della pala e del fuoco bravi ragazzi di origini egiziane, marocchine o di altri paesi che con la terra di Pulcinella hanno molto poco a che fare, senza stare lì a scomodare eventuali trisavoli o chissà che altro livello parentale da riportare alla luce facendo uso dell’albero genealogico.

Domino’s Pizza

Parlavo per la prima volta di Domino nel 2017, quando ho cominciato a servirmi della pizzeria di via della Martinella, la prima che è stata aperta a Milano (Di pizza e riflessioni sui servizi d’asporto). Ci ho avuto a che fare innumerevoli volte per altrettanti ordini e – salvo qualche disagio sporadico – ho sempre ricevuto pizza calda, in tempi davvero brevi e un prodotto finito del quale non abbiamo mai (né io, né mia moglie, né nessun altro invitato a casa nostra) potuto davvero lamentarci.

Di pizze e riflessioni sui servizi di asporto

Siamo stati coinvolti tempo addietro in un test di evoluzione del prodotto (insieme ad altri affezionati clienti) e di cambio di alcuni degli ingredienti utilizzati che ha portato successivamente a una modifica della pizza di Domino (almeno su Milano), che ha ulteriormente migliorato il risultato già precedentemente raggiunto.

Ora, lungi da me dal dire che una pizza napoletana è tutt’altra cosa (in ogni senso possibile, e non sempre necessariamente migliore), ma quello che Domino era stato capace di realizzare, era un prodotto fatto e finito in grado di soddisfare delle semplici regole di base che molte altre pizzerie “mangia e non fare domande” non sono state capaci a oggi di raggiungere. Questo, unito alla rapidità nella consegna (e quindi alla temperatura della pizza), hanno fatto di Domino un punto fermo su cui poter contare in caso di emergenza (ma non solo), una routine che ci ha accompagnato fino alla triste data di chiusura delle pizzerie sul territorio.

Festeggiare? No, non sono così stupido o pusillanime da stappare una bottiglia per una storia che non è andata come doveva, come qualcuno si augurava. Pizza italiana che batte pizza americana? Ehi genio, forse quello che non sapevi è che l’intera produzione di Domino (almeno per Milano) si trovava a Buccinasco, nella periferia del capoluogo lombardo, gli ingredienti utilizzati erano di qualità, i locali puliti (almeno quelli che io ho avuto occasione di vedere) e all’interno delle varie sedi ci lavoravano un mucchio di ragazzi giovani, volenterosi e professionali.

Puoi dire lo stesso della pizzeria che hai sotto casa e che vende ogni sorta di prodotto, pizza compresa, utilizzando ingredienti dalla discutibile qualità per poter mantenere un prezzo popolare? Domino ha fatto errori? Certamente, come molti altri, e in alcuni casi ha anche azzardato delle mosse che un ignorante in materia come il sottoscritto ha definito “altamente discutibili” (uno tra tanti l’esorbitante costo di consegna imposto a prescindere dallo scontrino raggiunto con la sola ordinazione), eppure a me quella pizza piaceva, era diversa e piacevole, e ho sempre evitato scrupolosamente di ordinare quella con prosciutto cotto e ananas perché non era certamente un obbligo di legge farlo (ma la critica scherzosa in mezzo alle chiacchiere da bar ci stava sempre bene).

Lascio fuori da questo discorso tutto ciò che è stato fatto dalla dirigenza e i comportamenti scorretti nei confronti dei dipendenti, perché credo ci siano luoghi ben più adatti dove discutere di queste cose, io mi limito a buttare nel mucchio la mia, basata sui tanti commenti intrisi d’odio e superficiale superiorità che ho avuto modo di leggere facendo zapping tra i vari Social Network.

Grazie per quanto fatto Domino, a me mancherai, per quel che vale.

#StaySafe


Un paio di riferimenti verso gli articoli di Dissapore, ma se fai un giro con Google ne troverai molti altri:
dissapore.com/ristoranti/la-fine-silenziosa-di-dominos-pizza-in-italia
dissapore.com/ristoranti/perche-dominos-pizza-chiude-in-italia-e-perche-non-lo-ha-detto

Milano Real Life (MRL)

MRL: Milano Real Life

È il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine.
Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa.
La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!
Se vuoi leggere gli altri articoli dedicati alla "vita milanese" fai clic qui.

Di quell'ultima fetta di pizza con l'ananas, la chiusura di Domino. 1 GWall

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