iOS 8.1: la storia che si ripete in casa Apple, consigli per la sopravvivenza quotidiana

iOS_TurboDa quando Apple ha rilasciato la versione 8.1.1 del suo sistema operativo mobile alcuni dei dispositivi più anziani hanno ripreso a funzionare meglio ma non certo in maniera così fluida come ci si sarebbe aspettati. Rispetto alla scorsa volta (iOS 7 verso il 7.1) il tempo impiegato da Apple per tirare fuori dal cilindro questa nuova release del suo sistema è stato molto minore e ovviamente è mancata la possibilità di rifinirlo in maniera completa, di adattarlo al meglio alle potenzialità (hardware) dei vecchi iPhone 4 e 4S, costringendo l’utente ad una sopportazione quanto mai da guru ritiratosi in meditazione sulle lontane pendici dell’Himalaya.

iOS 8.1 continua ad essere lento (certo più del neonato 8.1.1), goffo, insopportabile quando si va ad aprire un’applicazione sia essa banale o più complessa, che sia già compresa nel sistema o scaricata “after-market”. Alcuni non si sono mai lamentati (neanche quando è avvenuto il passaggio a 8), altri invece -come il sottoscritto- hanno notato un cedimento completo delle potenzialità di un telefono che è sicuramente datato ma non così anziano da meritare la rottamazione. Ho applicato qualche vecchio escamotage permesso dal sistema operativo per evitare di consumare così tanta batteria e cercare di velocizzare alcune operazioni che altrimenti diventerebbero cibo kriptonite per gente che muore nelle attese.

No 3G, no party

Questa non è certo nuova ma è una mano santa per la durata della vostra batteria: la rete 3G uccide l’autonomia dello smartphone pur essendo quella più adatta alla navigazione e al download dei grandi contenuti. Non so nel vostro, ma nel mio specifico caso l’iPhone passa più tempo sotto copertura WiFi che “all’aria aperta e non connessa“, ciò vuol dire che non ho alcuna necessità di tenere attiva la ricerca di una rete 3G e che -in quei rari casi di passaggio da un access point all’altro- posso permettermi il “lusso” di far arrivare mail, messaggi e poco altro anche sotto rete edge dato che la compagnia telefonica lo permette. Questo consiglio non è valido per chi utilizza H3G che non ha rete 2G, torna invece sempre comodo con TIM e Vodafone.

L’impostazione è modificabile da Impostazioni / Cellulare / Abilita 3G:

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Ribadisco il concetto: tutto continuerà a funzionare regolarmente, semplicemente varierà la velocità dei vostri download (diminuirà drasticamente). Se avete necessità di scaricare una mole importante di dati (aggiornamenti di applicazioni e simili) potrete temporaneamente riabilitare l’opzione e andare a toglierla al termine dell’attività.

Suggerimenti predittivi

Una delle nuove funzioni di iOS 8, permette di completare più rapidamente testi di messaggi e mail imparando e modellandosi in base al vostro utilizzo e modo di scrivere. Sicuramente comoda, una funzione che tramite Swiftkey su Android (e anche su iOS) ho avuto modo di apprezzare ma in alcuni casi rallenta il telefono e porta più svantaggi che benefici. Toglierla non vi cambierà la vita soprattutto perché fino a qualche tempo fa avete utilizzato le semplici correzioni e i completamenti da “T9 avanzato” che iOS ci ha abituato ad avere sin dalla notte dei tempi (o quasi).

L’impostazione è modificabile in Impostazioni / Generali / Tastiera / Suggerimenti predittivi:

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Utilizzo batteria

Dare la colpa al solo sistema operativo può nuocere gravemente alla salute ma soprattutto potrebbe non essere la risposta a tutti i vostri mali. Spesso una sola applicazione può davvero rendere vano ogni sforzo di ottimizzazione e intervenendo su di essa si potrebbero risolvere la maggior parte delle magagne. Come si fa a capire di chi è la colpa? Semplice, con la nuova sezione dedicata all’utilizzo batteria di iOS. L’analisi viene effettuata nell’arco delle ultime 24 ore e negli ultimi 7 giorni. Una volta individuata l’app più esosa potrete cercare una soluzione al problema. Nel mio specifico caso ho notato che il push di più account di posta elettronica porta il telefono a consumare più del previsto, ne ho ridotto la quantità e ho messo in download a tempo l’unico account che realmente mi interessa.

La funzione è accessibile da Impostazioni / Generali / Utilizzo / Utilizzo batteria:

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Aggiornamento app in background

Ne avevo già parlato quindi non mi dilungherò, vi ricordo che potete (e secondo me dovete) andare a regolare l’attività delle vostre applicazioni che possono lavorare in background, lasciando attive solo quelle che davvero vi interessano e togliendo la possibilità a quelle che non necessitate nel caso in cui dobbiate passare da un’applicazione all’altra tramite il tasto Home.

La funzione è accessibile da Impostazioni > Generali > Aggiornamento app in background.

Riduci movimento

Come sopra, anche questo contribuisce non tanto alla salvaguardia della batteria quanto della vostra pazienza durante i passaggi da un’applicazione all’altra o nel semplice scroll delle schermate. Molto bello ma sostanzialmente inutile e spesso più odiato che amato:

Potete modificare questo nuovo comportamento standard da Impostazioni > Generali > Accessibilità > Riduci movimento, l’opzione andrà attivata.

In conclusione

I consigli non sono mai abbastanza e ogni caso è diverso dall’altro, se così non fosse avremmo certamente a che fare con un telefono perfetto che però almeno per ora perfetto non è. Io spero semplicemente di avervi dato una mano, un’idea di massima da adottare e vi rimando anche ai vecchi articoli nei quali ho parlato dello stesso argomento e dove potete ancora trovare dei buoni consigli riguardo l’ottimizzazione dei consumi e l’impostazione del sistema per evitare inutili sprechi di tempo e di risorse. Fanno rispettivamente riferimento ad iOS 5 e 7.1 (ma ripeto: ancora alcuni consigli sono validi) ;-)

Firefox Developer Edition (ex Aurora): un paio di consigli utili

Siete tra gli utilizzatori di Firefox Aurora, versione meno stabile della ormai utilizzatissima “beta” ma già migliore rispetto alle “Nightly” che ogni giorno cambiano includendo errori e novità forse in pari peso? Come avrete certamente notato, dallo scorso 10 novembre Aurora non esiste più, al suo posto Mozilla ha dato vita al primo browser pensato completamente per gli sviluppatori e tutti coloro che non ce la fanno a seguire la massa sul web: Firefox Developer Edition. Si tratta di un concentrato di strumenti sempre a disposizione dell’utilizzatore e di colui che deve verificare che il proprio lavoro sia perfettamente visibile / visitabile in qualunque condizione (qui il post sul blog ufficiale di Hacks: hacks.mozilla.org/2014/11/mozilla-introduces-the-first-browser-built-for-developers-firefox-developer-edition).

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Avete perso tutti i dati? Non esattamente.

Il vostro nuovo Firefox Developer Edition si è aggiornato automaticamente e avete perso all’improvviso anni di vita quando una volta avviato non avete più visto segnalibri, tab aperte e tutto ciò che avete lasciato l’ultima volta. Niente panico, avrete certamente risolto nel frattempo, è già uscito infatti un articolo (in inglese, nella knowledge base ufficiale) che vi permette di capire di cosa si tratta: support.mozilla.org/en-US/kb/recover-lost-bookmarks-firefox-developer-edition, intervenire è davvero molto semplice (e personalmente ho preferito utilizzare la gestione profili e collegamenti diretti a questi, ma ognuno fa quello che vuole in casa propria!).

Passare dal tema “total-black” a quello più chiaro

Altro punto importante per alcuni è il tema di base del browser. Chi non utilizza temi personalizzati avrà fatto i conti con un tema “total-black” come quello in immagine:

FirefoxPortableDeveloper-BlackTheme

Se proprio non vi va giù sappiate che potete passare ad un tema decisamente più chiaro in scala di grigi. L’opzione però non si trova nelle Impostazioni (come si arriverebbe a pensare con un po’ di logicità) ma nel pannello di sviluppo che potete richiamare con F12 (o facendo clic con il tasto destro su qualsiasi oggetto in una pagina web e selezionando “Analizza elemento”). Una volta aperto fate clic sull’icona a forma di ingranaggio nella parte alta a destra e finalmente accederete alle opzioni, tra le quali la possibilità di passare al Tema chiaro:

FirefoxDevEdition-StrumentiDev

Una volta fatto clic la modifica è immediata, non sarà necessario riavviare.

Un po’ più contenti? Ne sono lieto. In ogni caso vi ricordo che le versioni inferiori alla beta sono appositamente pensate e realizzate per utilizzatori esperti, non sono assolutamente consigliate per utenti alle prime armi o navigati fruitori del web. Sono versioni di sviluppo, potenzialmente instabili che potrebbero mettere in pericolo i vostri dati, fate sempre un backup e cercate di non urlare troppo sul nostro forum di assistenza nel caso in cui qualcosa esploda ;-)

Sony Xperia Z3: l’evoluzione della specie

Non è semplice parlare di Xperia Z3, non lo è affatto perché solo poco tempo fa ho ampiamente scritto del suo predecessore che ancora oggi uso quotidianamente e del quale sono più che soddisfatto (grazie a Sony) tanto da aver abbandonato il mio fido iPhone senza grossi riampianti. Xperia Z3 è stato presentato durante l’IFA di Berlino dello scorso settembre ed è una semplice evoluzione di Z2 che va ulteriormente a migliorare l’esperienza dell’utente che deve poter scegliere uno smartphone ricco, performante e fluido sotto ogni punto di vista. Impermeabilità, qualità della fotocamera, possibilità di portare sempre con sé la propria sessione di gioco (vedremo nel corso dell’articolo come), una batteria che anche sotto stress arriva a durare due giorni completi contro ogni tendenza attuale che prevede ormai l’utilizzo di batterie tampone sempre tenute in tasca o nel borsello.

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Evoluzione della specie, non per tutti però

Prendiamo in esame i punti chiave che SONY spinge per convincervi a scegliere questa famiglia di device qualitativamente superiori:

  • Batteria: la batteria del mio Z2 arriva tranquillamente a durare 2 giorni facendo un uso più o meno intensivo dello smartphone. Ci sono persone che la mettono a durissima prova e che non arrivano a completare il giorno e mezzo di autonomia. Z3 garantisce i due giorni di durata (completi, le 48 ore per capirci) grazie all’ottimizzazione effettuata sul sistema (Android KitKat 4.4.4, da poco rilasciato anche per Z2) e i risultati che è capace di ottenere abilitando STAMINA per la gestione dei consumi nonostante la batteria scelta per questo nuovo gioiello nipponico sia da 3100 mAh (contro i precedenti 3200 mAh di Z2).
  • Dimensioni e peso: Z3 è il fratello più palestrato e magro di Z2, dimensioni e peso variano migliorandosi e permettendovi di utilizzare un telefono di poco più piccolo (sottile, ndr) e leggero (152 grammi contro i precedenti 163 di Z2), chi ha usato o provato almeno una volta Xperia Z2 lo noterà immediatamente prendendo in mano Xperia Z3, è una differenza minima ma pur sempre gradevole dato che ormai di peso addosso ogni giorno ne abbiamo fin troppo. Ne guadagnerete anche in peso totale con una eventuale custodia che oltre a non farlo diventare molto più grande continuerà a rimanere nel peso che fino ad oggi apparteneva allo smartphone di precedente generazione.
  • Potenza di fuoco: con i suoi 3 GB di RAM a disposizione confermati nel corso del tempo (li ha anche Xperia Z2) il nuovo Xperia Z3 propone un processore Snapdragon subito successivo al vecchio MSM8974-AB (Z3 monta infatti un MSM8974-AC) che permetterà al dispositivo di sfruttare quattro core a 2.5 GHz contro i precedenti a 2.3. La memoria interna non cambia, si resta ancora una volta sui 16 GB nativi espandibili in un secondo momento tramite microSD fino a 128.
  • Enorme!: che fa molto pubblicità dell’iPhone, solo che qui lo è realmente. Monitor confermato, con i suoi 5,2″ e risoluzione full-HD, squadra che vince non si cambia, è il giusto approccio fatto suo da SONY e riproposto anche con Xperia Z3. Lo stesso vale per la fotocamera posteriore (sempre a 20,7 Mpixel con risoluzione massima 5253 x 3940) e anteriore (2,2 Mpixel, abbondanti per le videochiamate da smartphone o una semplice “selfie” che va tanto di moda …).
  • Impermeabilità: se fate parte di quel gruppo di persone che porterebbero ovunque lo smartphone, vasca di casa o della piscina compresa, sappiate che Xperia Z3 migliora ulteriormente questa sua caratteristica passando da una certificazione IP58 (Xperia Z2) a una IP68, consentendovi così di andare fino ad un metro e mezzo di profondità in acqua dolce per 30 minuti (al massimo) e continuare ad utilizzare ogni applicazione installata, principalmente si parlerà di fotocamera (non pensate subito male!), l’importante è continuare ad essere certi di aver chiuso ogni porta e parte di cover, occhio a non dimenticarlo sotto il getto d’acqua ad alta pressione della vostra idropulitrice però, da quello potrebbe non uscirne vittorioso ;-)
  • Xperia fa rima con PlayStation: no, non è vero, ma tutto sommato il risultato è quello. Xperia Z3 permette di portare sempre con sé la sessione di gioco se qualche familiare ha invaso e preso completo possesso del televisore in salotto. Così come fatto tempo fa da Nintendo, anche SONY oggi consente di utilizzare il proprio smartphone (ma anche il tablet con un monitor più grande, forse la soluzione migliore) come monitor remoto dei propri giochi, basta far si che la PlayStation ed il dispositivo scelto (Xperia Z3, Z3 Compact e Z3 Tablet Compact) stiano nella stessa rete WiFi. A quel punto con un controller Dualshock 4 collegato si potrà continuare a giocare senza necessità di stare sul divano e con il televisore davanti! :-)
  • Estensione del proprio corpo: insieme ai dispositivi indossabili come lo SmartBand (SWR10) che ho utilizzato in accoppiata (ereditandolo da Xperia Z2), SONY ha realizzato i nuovi SmartBand Talk SWR30 e SmartWatch SWR50, che potrebbero andare a sostituire così il vecchio SmartBand o il vostro orologio, certo non a prezzo di costo considerando che un Pebble standard lo si trova ormai a listino con 99€ (aggressivo) permettendovi di gestire quasi tutto il vostro mondo. Qui è questione di scelta, dovrete decidere se mantenere un ecosistema monobrand e utilizzare quindi anche le applicazioni appositamente create (Lifelog, tanto per citarne una) oppure crearvi un misto passando anche da applicazioni di terze parti, fortunamente nel mondo Android (ma anche in quello iOS) non ci sono limiti imposti di scelta.

Tutto oro ciò che luccica quindi? Dipende. Se possedete già un telefono con queste caratteristiche (o poco meno) fare un salto che costa l’investimento attuale (prezzi che oscillano tra i 500 e i 700 euro circa) potrebbe non essere una buona idea. Se invece state ancora utilizzando uno smartphone che per partire necessita di carbonella e olio di gomito e che non reagisce a nessun tipo di manutenzione o ripristino a valori di fabbrica con conseguente selezione di applicazioni e personalizzazioni necessarie (evitando cose superflue o provate e mai più utilizzate in seguito) allora il gioco potrebbe valere la candela, considerando che vi sto parlando di un telefono davvero molto bello, elegante, robusto, stabile, performante e realizzato secondo me con quel giusto equilibrio tra hardware e software, da acquistare presso un rivenditore terzo che magari non applica quel prezzo di listino che in ogni caso non è accessibile da qualsiasi tasca.

Di sicuro c’è che se avete in tasca un SONY Xperia Z2 passare allo Z3 è pressoché inutile e fprse stupido, non si parla di rivoluzione ma di prevedibile crescita in linea con la componentistica attualmente disponibile sul mercato. SONY ha fatto un grandissimo lavoro creando un ottimo telefono che dal maggio di quest’anno (Xperia Z2, ndr) ha raccolto più approvazioni che lamentele spesso stupide e immotivate. Con l’ultimo aggiornamento ad Android KitKat 4.4.4 SONY ha anche risolto quei piccoli fastidi che nella quotidianità potevano tediare e mettere a dura prova la pazienza umana facendo decadere -di fatto- gli ultimi paletti che un nuovo utente alle prese con i classici consigli da blog e forum si è potuto porre in quella fase di valutazione di un nuovo telefono da acquistare.

Avrebbero potuto quindi aspettare qualche mese in più prima di tirare fuori lo Z3? Probabile, sarebbe stato sicuramente più sensato ma sfortunatamente è il mercato che impone queste nuove scadenze oltre le quali “se non sei fuori con un nuovo modello sei già obsoleto“. Se volete davvero rendervi conto di ciò che sto dicendo vi consiglio di fare un salto su un qualsiasi comparatore per mettere a confronto i due telefoni, io ne ho usati diversi e posso consigliarvi quello di AndroidWorld, questo il risultato: androidworld.it/schede/confronto.php?id1=0564&id2=0640&.

Nel frattempo io il salto da iOS l’ho fatto, voi non ne siete ancora convinti? Paura di perdere qualcosa, qui c’è un documento di SONY che vi fa capire quanto possa essere semplice migrare tutti i dati e non avere problemi: http://www.sonymobile.com/it/apps-services/xperia-transfer/from-iphone-or-ipad/

Offerta mordi & fuggi

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Prima di chiudere l’articolo sul serio: alla particolarità del monitor remoto per il gioco va anche aggiunta un’offerta di TIM e SONY che vi permetterà di usufruire di uno sconto di 150€ su una nuova PlayStation 4 se acquistate un nuovo Xperia Z3, non so quanto durerà ma magari potrebbe essere un ottima scusa per fare un doppio regalo di natale (immagino la scena del tipo “A me il nuovo telefono, a mio figlio la PlayStation 4, tanto poi ci gioco anche io”): eshop.sonymobile.com/it/campaign/xperiaz3tim :-)

Vecchi driver della Terratec sempre disponibili tramite il loro FTP

Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

Qualche tempo fa ho sostituito una vecchia macchina Xp alla quale c’era attaccato un altrettanto vecchio Terratec G3, si tratta di un dispositivo di acquisizione / video editing per Windows e OS X. Dovendolo far ereditare a Windows 7 ho provato a cercare i driver del dispositivo in giro per il web dopo aver visto fallire inesorabilmente Windows Update. Sfortunatamente però la stessa azienda ha ritirato il prodotto e -almeno in via ufficiale- anche la pagina contenente i suoi driver.

Giusto per evitare che qualcuno impazzisca e non riesca ad uscire dal labirinto, Terratec ha un suo server FTP pubblicamente accessibile dove tra l’altro potrete trovare i driver di G3 per Windows 7 (e anche 8): ftp://ftp.terratec.com/Video/TerraTec/G3/Updates/

La cartella è stata aggiornata abbastanza recentemente, non escludo possano pubblicare tra qualche tempo driver che rendano compatibile il vecchio dispositivo con Yosemite ;-)

Microsoft Surface Pro 3

Non chiamatelo “evoluzione“, non lo è, non almeno come intendereste voi. È una completa rivisitazione, è la necessità di offrire al mercato qualcosa che possa collocarsi in maniera più che corretta a metà tra la soluzione completa fatta Notebook e la praticità del Tablet, è quel segmento che ha saputo occupare tutto sommato bene con Surface e Surface 2, lui è Surface Pro 3 ed è il “tabletbook” definitivo secondo Microsoft, ma lo è anche secondo l’utilizzatore?

SurfacePro3

Sono abituato a maneggiare i Surface di Microsoft, è il terzo che metto sotto torchio, il terzo che mi sopporta e mi supporta durante i test. In ciascuno di questi ho trovato vantaggi e svantaggi, punti di forza e difetti non sempre ignorabili. Il continuo studio ha portato Microsoft a rielaborare la propria idea di praticità in mobilità cercando di puntare al meglio e partorendo non sempre il risultato migliore, in entrambi i precedenti Surface ho sempre trovato gli stessi difetti e quel grande tallone d’Achille chiamato 3G (ormai LTE), assente ingiustificato in una macchina che diversamente ha ben poco senso portare al parco come si vede nelle immagini di propaganda utilizzate da Microsoft stessa. Si certo, possiamo fare uso di “comode” chiavi-modem USB o magari di un MiFi che possa liberarci da cavi e protuberanze antiestetiche e pericolosamente a portata di strappo ma si tratta comunque di qualcosa in più da portare in borsa, ulteriori batterie da tenere sotto carica e peso (anche se quasi nullo), non è questo il concetto di “all-in-one” che voglio, almeno non io.

Surface Pro 3 è una macchina estremamente soddisfacente nella sua totalità, partita con il piede giusto e una solida base di punti di forza ereditati da un’ormai lontana prima versione Pro e dalla sua seconda rivisitazione della quale vi ho parlato poco tempo fa (in poco elegante ritardo). Cosa cambia allora? Cambia il modo in cui Microsoft intende definire una postazione di lavoro mobile, Surface Pro 3 ha una diagonale di 12″ che supera (anche se di poco) quella disponibile su un qualsiasi Macbook Air tradizionale attualmente in commercio (per tradizionale intendo l’ormai storico e diffusissimo 11 pollici) e piazzandosi subito sotto la sua nuova versione 13″ che non può comunque essere definita un ibrido in quanto notebook assolutamente fatto e finito. La sua risoluzione tocca quota 2160 x 1440 px permettendo di sfruttare al meglio tutto lo spazio a nostra disposizione sia in verticale che in orizzontale secondo l’orientamento desiderato e impostato. Cambia anche il pennino che passa dalla produzione Wacom a quella N-Trig per la felicità dei grafici che acquistano Surface per i propri disegni, difficilmente questo impatterà sul lavoro quotidiano di un qualsiasi altro utilizzatore.

Cambia ovviamente il comparto hardware di base che andando avanti con gli anni può permettersi di saltare generazioni di ricerca e realizzazione in campo processori, RAM, memorie a stato solido. Surface Pro 3 monta core Intel di quarta generazione (a partire dagli i3 fino ad arrivare ovviamente agli i7) con tagli di memoria SSD da 64, 128, 256 o addirittura 512 GB (senza considerare la possibilità di espansione ulteriore offerta dallo slot microSD), con 4 o 8 GB di RAM. Una porta di collegamento USB 3 (mi pare un po’ poco a dirla tutta) e il solito jack per le cuffie oltre l’uscita in DisplayPort, la stessa che Microsoft propone nella Docking Station di cui vi parlerò tra pochissimo. Manco a dirlo Surface Pro 3 monta Windows 8.1 e sono abbastanza fiducioso che sia “ready2go” per il salto a Windows 10 utilizzando l’installazione da chiave USB (e qualche piccolo workaround, anche non ci ho voluto provare sulla postazione demo che mi è stata fornita!).

Quello che non cambia è l’utilità assolutamente giustificata della tastiera (type cover) che con un piccolo ritocco è diventata nel frattempo ancora più precisa e comoda da utilizzare, ma sempre e comunque non inclusa nella scatola originale. Non cambia neanche l’appoggio in metallo che Surface offre da sempre (assolutamente gradito), non cambia -di tanto- il peso (circa 800 grammi, è comunque un discreto vitellino considerando che molti lo definiscono un tablet avanzato) così come non cambia il grandissimo difetto che si riassume in una sola parola: costi.

Aziendalmente parlando (cit.)

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Ho chiesto a Microsoft di fornirmi una postazione completa che potesse trovare il suo spazio all’interno di un’azienda. Come alcuni di voi ricorderanno, con la seconda versione di Surface Pro Microsoft ha reso inizialmente disponibili delle docking station per il suo prodotto (fermandone la produzione in un secondo momento, facendo slittare le richieste verso terze parti, ndr). Le docking station, per quei pochi che non dovessero sapere di cosa sto parlando, sono delle baie che permettono di replicare le porte del PC consentendovi di trasformare un comune notebook (o in questo caso un Surface) in una postazione “fissa” da scrivania. Voi collegate alla Docking Station un monitor, una tastiera, un mouse e qualsiasi altro dispositivo, il portatile -una volta inserito / collegato alla Docking- si collegherà a tutto ciò che troverà connesso in un solo colpo. La comodità sta nel fatto che il mio ufficio è il mio portatile: posso decidere di utilizzarlo nella maniera classica che tutti conoscono o collegarlo alla sua Docking Station che si trova nel mio ufficio e godere così della comodità di una tastiera, un mouse e un monitor da 24″ (tanto per citare 3 fondamentali).

Ho quindi avuto modo di mettere alla prova una configurazione d’ufficio grazie ad un accessorio che ritengo ormai fondamentale dopo anni di utilizzo. La Docking Station (come anticipato) ha l’uscita video di tipo DisplayPort, toccherà quindi prevedere l’acquisto di un adattatore nel caso in cui il vostro monitor abbia uscite solo HDMI / DVI / VGA (le più comuni), fa uso di un alimentatore tutto suo (com’è giusto che sia, permettendovi così di tenere l’alimentatore del Surface in borsa e non dimenticarlo in ufficio) e obbliga ad inserire l’ibrido di Microsoft con il monitor rivolto verso di voi e collegandosi alla porta laterale (la stessa dalla quale prende alimentazione). Potrete quindi decidere di estendere il Desktop (tenendo una o più finestre sul monitor del Surface e altre sul monitor più grande) oppure duplicarlo (sconsigliato). La batteria integrata nel tablet (difficile dare un termine preciso per descrivere il prodotto di Microsoft eh?) resterà così sempre carica e sarà pronta per l’utilizzo fuori dalla Docking Station, secondo le stime del produttore si parla di circa 9 ore di autonomia in navigazione internet, ovviamente queste potranno sensibilmente aumentare o diminuire in base al vostro utilizzo (scordatevi di giocare ad Asphalt 8 o simili per così tanto tempo, al contrario non ci saranno rischi di rimanere appiedati se si sta lavorando con la suite Office).

Costi, avete ragione, li ho descritti come il peggiore dei difetti di questa soluzione ed è giusto quantificare “di che morte morire“. Vi faccio un rapido conteggio di ciò che ho avuto tra le mani durante il periodo di test: un Surface Pro 128 GB i5 da 1019€, una type cover da 134,99€ e una Docking Station da 204,99€ per un totale di 1358,98€. In alcuni rari casi capita ancora oggi di trovarsi in aziende dove non c’è la disponibilità di reti WiFi costringendoci così a mettere in conto un adattatore ethernet dal costo di 44,99€ che vanno chiaramente ad aggiungersi al totale riportato poco fa superando agilmente i 1400€ totali, non esattamente accessibile a tutti, ancora meno per coloro che pensano di acquistare un tablet, ancora più da pazzi se si pensa che quel prezzo andrebbe moltiplicato per il numero di utenti che un’azienda vuole dotare di postazione di lavoro.

Secondo “indiscrezioni” (fa molto figo dirlo, ho sempre sognato di farlo) pare che Microsoft abbia in ballo la possibilità di tirare fuori delle offerte molto più vantaggiose proprio per le aziende che eviterebbero così di spendere una fortuna, non ho ulteriori dettagli in merito ma è sicuramente una via d’uscita da percorrere se pensate di sostituire il vostro vecchio parco macchine con qualcosa di molto più agile, performante e facilmente trasportabile.

Promosso quindi? Si. Con i suoi “se” e con i suoi “ma” Surface Pro 3 passa comunque la prova del fuoco grazie alle ottime caratteristiche e alla speranza -che mai morirà- che Microsoft possa ancora una volta mettere una pezza laddove ha sicuramente azzardato scelte discutibili o riproposto pecche che a distanza di 3 versioni dall’idea originale si ostina proprio a voler tralasciare per far incazzare chi le aspetta e le richiede a gran voce.

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