Sound Blaster Roar

C’è chi dice che nella botte piccola c’è il vino buono, è evidente che un’affermazione spesso vera possa essere fatta propria da chiunque, aziende comprese. Creative ci ha preso gusto e ancora una volta mi ha messo di fronte ad un prodotto tanto piccolo quanto qualitativamente valido, tanta sostanza racchiusa in un parallelepipedo di solidi materiali e piccole finezze, un peso abbastanza contenuto e un corredo di altoparlanti di tutto rispetto che insieme ad un piccolo e potente subwoofer formano Sound Blaster Roar, la nuova “all-in-one” dell’omonima azienda malese che solo una manciata di tempo fa mi aveva permesso di provare sia Airwave HD che le Evo Zx.

Caratteristiche che -come anticipato- sono di tutto rispetto per un prodotto di fascia medio-alta dal costo parecchio contenuto per ciò che offre (si parla di 150€, dipende dallo store a cui deciderete di appoggiarvi per l’acquisto, può variare arrivando fino a 200€ circa). Doppia amplificazione, un set completo tra alti, bassi e medi sapientemente bilanciati e con la possibilità in qualsiasi momento di modificarne ulteriormente la ricchezza del suono grazie alla funzionalità “Roar” presente sul prodotto e che in maniera del tutto automatizzata equalizzerà l’output audio dandogli maggiore ampiezza. A prescindere dal volume che deciderete di mantenere la qualità sarà sempre altissima, molto gradevole e coinvolgente, e a meno di non trovarsi nell’occhio di un ciclone tra donne urlanti e mucche impaurite non sentirete mai la necessità di alzarlo “a palla (potete essere giustificati solo dalla vostra canzone preferita che passa casualmente nel vostro Spotify).

Sia chiaro: nulla a che vedere con Airwave HD (che occupa una fascia più bassa e molto più accessibile per il cliente finale) ma la Creative ripropone fortunatamente ciò che più si rivela necessario in ogni suo prodotto, dalla tecnologia NFC per accoppiare rapidamente i dispositivi alla possibilità di caricarli tramite un qualsiasi cavo USB attaccato alla presa da muro tanto quanto al PC, sono quelle cose che non possono più mancare all’appello soprattutto oggigiorno, siamo ormai circondati da mille cavi di ogni tipo quando in realtà ne basterebbero ben pochi tra casa, ufficio e automobile, magari tutti microUSB, facilmente “intercambiabili” tra cellulare, auricolare bluetooth e -appunto- casse audio di questo tipo, ma si sa che mettere d’accordo tutti i produttori è più difficile che convincere una top-model ad uscire con voi.

La batteria integrata è decisamente capiente, 6000 mAh che permettono di portare sempre con se questo piccolo sistema audio per dare sfogo alla vostra libreria musicale ma -se dovesse essere necessario- anche collegare il proprio telefono per una ricarica di emergenza. Si, volevo proprio dire quanto scritto: collegando il telefono alla porta USB posta sul retro di Sound Blaster Roar potrete ricaricare ridare vita allo smartphone, utile in casi (spero rari) di emergenza, esistono pur sempre la batterie tampone decisamente più portatili ;-)

La porta USB per ricaricare un device non è la sola chicca che vi viene riservata dal retro del prodotto, è proprio lì che troverete diversi altri “dettagli non trascurabili” che Creative ha incluso in Roar:

Creative Sound Blaster Roar Retro

Potrete riprodurre file MP3, WAV e WMA da scheda MicroSD, collegare una fonte audio tramite un semplice cavo AUX (come spesso già accade per l’autoradio nella vostra vettura) e registrare note audio grazie al microfono integrato che -tra l’altro- vi permette di sfruttare Sound Blaster Roar come vivavoce per lo smartphone, molto comodo se lo state già utilizzando come riproduttore musicale da applicazione e non volete disconnetterlo per effettuare la vostra chiamata. Sia chiaro: sto parlando di smartphone ogni volta ma nessuno vi impedisce di collegare Sound Blaster Roar al vostro PC magari dotato di altoparlanti non troppo performanti direttamente tramite USB.

Sempre sul retro di Roar potete stabilire tramite switch chi può connettersi tramite NFC / Bluetooth e quando. La modalità “LS” stabilisce proprio le modalità di collegamento e ha 3 possibili “posizionamenti“: in posizione 2 (predefinita) permette la connessione di due dispositivi contemporaneamente (in bluetooth), precedentemente accoppiati ed in seguito memorizzati, tenendone in riproduzione uno alla volta (ovviamente). In posizione 1 permetterà l’accesso a un dispositivo precedentemente connesso e memorizzato mentre se disattivato permetterà un accesso libero per tutti. Ciò vuol dire che qualsiasi dispositivo potrà prendere possesso di Sound Blaster Roar tramite connessione bluetooth (decisamente poco consigliata a meno di non voler tenere in uno showroom demo il dispositivo di Creative).

Creative Sound Blaster Roar è un prodotto completo, ad un prezzo tutto sommato giusto e che potrebbe soddisfare le vostre esigenze di qualità e compattezza diventando ancora più completo grazie agli accessori disponibili. Un design ricercato e curato che si traducono in robustezza che traspare anche agli occhi subito dopo aver portato fuori dall’imballo originale il prodotto, un oggetto tecnologico che non faticherà a trovare il giusto posto nella vostra camera, nel vostro appartamento o nello zaino da lavoro (anche se vi porterete appresso un kilo e dieci di peso in più rispetto a prima). Promossa, decisamente.

Rimozione di Lotus Notes e dei file lasciati in giro dall’installazione

Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

lotus-notes-logoSiete passati ad un diverso client di posta e Lotus Notes occupa inutile spazio sul disco della macchina. Poco male se pensate di sostituire quel PC da lì a breve, necessario invece se lo terrete ancora per un po’ e non volete spazzatura in mezzo ai piedi. NICE è un tool sviluppato e rilasciato da IBM che permette di disinstallare completamente il client Lotus Notes dalla vostra macchina (versione 6 o superiore). Molto utile anche nel caso in cui un upgrade non vada a buon fine o semplicemente per accelerare (e di molto, ndr) i tempi di rimozione del software e delle cartelle ad esso collegate (semplicemente spuntando due opzioni dalla finestra principale).

Il tool pesa solo 210 Kb (file zip) e non necessita di installazione alcuna, va chiaramente eseguito con diritti amministrativi sulla macchina. Lo si scarica direttamente da ibm.com/support/docview.wss?uid=swg21459714. Al termine del processo potrebbe essere necessario andare a rimuovere manualmente la vostra cartella profilo e alcune altre che il programma comunque crea all’atto dell’installazione:

  • C:\ProgramData\Lotus
  • %LocalAppData%\Lotus
  • %ProgramFiles%\IBM

A questo punto non dovreste più avere alcuna traccia di Lotus Notes su disco (forse si è salvata qualche chiave di registro ma in quel caso poco importa, dovrebbe bastare una pulizia con un software ad-hoc, non fondamentale).

Windows 10 Technical Preview con VMWare Player

Lo so, avrei dovuto parlarne prima e di certo non sto dicendo nulla di nuovo ma voglio comunque dare spazio a chi desidera provare la nuova Techical Preview del prossimo sistema operativo di Redmond che -si spera- vada a risolvere piccoli e grandi problemi ma soprattutto azzerare (più o meno) le lamentele di tutti coloro che questo Windows 8 proprio non lo hanno digerito, d’altronde sulla lavagna del nostro ufficio da molto tempo questa immagine occupa uno spazio tutto suo:

Microsoft Windows Story - LoL

Così come successo l’ultima volta per Vista mi auguro davvero che Microsoft possa far centro e tirar fuori il vero erede di Windows 7, così che quest’ultimo non finisca come Xp che ancora oggi -nonostante l’interruzione del supporto- trovo installato in giro per PC di amici, colleghi e chiunque altro con una facilità disarmante. Questo articolo vi spiega abbastanza rapidamente come scaricare Windows 10 Technical Preview e installarlo su una macchina virtuale così che possiate testarlo sin da subito e prendere confidenza con le novità che sono state già (o verranno poi in seguito) introdotte.

VMWare Player: il vostro “virtualizzatore”

Un tempo decisamente più limitato, oggi VMWare Player permette anche di creare una nuova macchina virtuale sul proprio PC a costo zero. Scaricarlo e installarlo è attualmente possibile per macchine Windows e Linux, nulla da fare per i possessori di OS X e PC Apple, la cosa è assai seccante ma ci sono comunque valide alternative e cercherò di riportarvi la procedura in un prossimo articolo. Io ho voluto creare la macchina virtuale con Windows 10 a bordo sul portatile aziendale già Windows 7, quindi sono riuscito a procedere senza intoppi.

La ISO del nuovo sistema operativo è scaricabile direttamente dal sito web ufficiale di Microsoft previa iscrizione al programma di Preview: windows.microsoft.com/it-it/windows/preview. Non esistendo la Preview in italiano vi toccherà scaricare una versione in inglese a scelta tra 32 e 64 bit, io consiglio la prima perché richiede meno risorse e gira correttamente su macchina virtuale. Una volta scaricata fate partire VMWare Player e create una nuova macchina avendo cura di selezionare l’installazione da ISO e specificando in seguito che si tratta di una macchina “Microsoft Windows” versione 8. Date un nome a vostra scelta e una posizione all’interno del vostro disco secondo preferenza. Scegliete quindi quanto spazio disco riservare alla nuova installazione e lasciate che il Player divida i file disco secondo il suo criterio per potervi permettere di trasportare facilmente la macchina virtuale in un’altra posizione in seguito. Con un clic su Finish partirà la creazione della macchina e -di conseguenza- il setup da immagine ISO.

Windows 10 Techinical Preview impiega circa 20 minuti per effettuare un’installazione completa del sistema, compreso l’import dei dati di un vostro account Microsoft che avrete precedentemente creato per effettuare il login e la modifica della configurazione di Windows 8 / 8.1 (io sono entrato per la prima volta nella neonata macchina virtuale con il mio account Microsoft ritrovando esattamente sfondo, applicazioni e impostazioni del PC di casa, tanto per dire), il tutto dopo aver verificato la proprietà dell’account tramite verifica in due passaggi già perfettamente funzionante (anche se solo via mail, via SMS non funziona probabilmente perché la release del sistema è in inglese e non punterà ancora correttamente a tutti i sistemi di backend Microsoft, l’importante è comunque il risultato finale).

Hello Technical Preview!

windows10-cyan-logo-large

Benvenuti in Windows 10 Technical Preview. In tutto e per tutto Windows 8.1 con tutta quella serie di piccoli e grandi miglioramenti che sono stati chiesti a gran voce soprattutto dall’utenza business. Un sistema operativo pensato per approdare su tutte le piattaforme Microsoft (dalla telefonia mobile alle console, passando ovviamente per PC tradizionali e non) che però non prediliga l’utilizzo del touch soprattutto perché non così diffuso come vorrebbero farci credere ma soprattutto decisamente scomodo quando con il PC ci si deve lavorare e non solo premere quadrati a caso per passare da un’applicazione esteticamente molto figa all’altra. Possibilità di “aggiungere Desktop“, partire con quella modalità, un menu di Start finalmente definibile tale (ancora una volta) e non un semplice collegamento tra la versione “ex-Metro” e quella Desktop.

win10tp_Desktop

A tal proposito: dato che Microsoft sembra non voler proprio abbandonare l’idea di utilizzare il suo stile ovunque, sappiate che potete intervenire in tackle e passare da un menu di Start che vedete nella prima immagine qui di seguito a quello nella seconda immagine (sempre qui di seguito), semplicemente facendo clic con il tasto destro su uno dei quadrati di collegamento alle applicazioni e selezionando “Unpin from Start“:

Le premesse ci sono tutte, la velocità pure e la possibilità di riutilizzarlo decentemente pure, non resta che attendere sviluppi futuri e nel frattempo utilizzarlo quando si ha un po’ di tempo per fornire maggiori feedback al reparto sviluppo di Microsoft così da poter correggere falle e sviste varie, vi invito a leggere questo articolo (in lingua inglese) se siete altamente paranoici riguardo i vostri dati e la vostra quotidianità (in tal caso questa Technical Preview non fa per voi).

Sony Xperia Z2 e i passi da gigante di Android

Questo articolo non sarà cosa semplice e lo dico adesso che ho iniziato a buttare giù una serie di “appunti” che nel corso dei prossimi giorni svilupperò cercando di raccontare la mia personale esperienza con il Sony Xperia Z2, il meglio che la casa giapponese mamma anche di PlayStation ha attualmente da offrire non considerando l’arrivo dello Z3 (e delle sue varianti) nel corso dell’IFA di quest’anno e che presto riusciremo a vedere anche in Italia.

Qualche tempo fa ho chiesto a Sony la possibilità di avere a disposizione il terminale ed il suo Smartband perché davvero curioso di capire quanto Android fosse evoluto nel frattempo e con quanta facilità io -amante di iOS e dispositivi Apple- sarei riuscito a portare il mio set di applicazioni, configurazioni e abitudini su un diverso sistema operativo.

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In questo articolo voglio parlare del sistema operativo e dello specifico terminale, avrò modo di pubblicare qualche considerazione riguardo Smartband (SWR10) in un prossimo post. Qui di seguito vi “racconto” ciò che di getto ho scritto e in seguito approfondito con piccoli paragrafi dedicati.

Android: questo evoluto

baby-androidUna parentesi doverosa: avevo visto Android ai suoi albori, ci avevo giocato, lo avevo messo sotto torchio e l’ho emulato nel corso del tempo per confrontare applicazioni e modi di interagire con l’utente finale. Nel 2007 avevo già messo mano su iPhone (americano, l’unico disponibile) e di strada da fare -per la creatura di Google- ce n’era molta (nonostante quella favolosa pecca duratura del mancato copia & incolla in iOS, tanto per citarne una).

Nel corso di questi anni la storia è cambiata, sono cambiati i protagonisti e tra un “break & l’altro” Google ha pubblicato una versione 4.4 degna della massima attenzione. Una maturità sudata, ricercata, che lascia ampio spazio alla più classica delle domande dell’utilizzatore finale: perché pagare di più per avere un ecosistema che un competitor è in grado di sostituire egregiamente? Google può vantare un servizio di posta elettronica fantastico e più diffuso dell’ossigeno che respiriamo (GMail), un’agenda alla quale -almeno personalmente- non potrei chiedere altro (Calendar), una rubrica in grado di conservare ogni dettaglio di persone che fanno parte della mia vita (Contacts). Si può anche parlare di Drive che fino all’arrivo di iOS 8 non aveva certo portato iCloud a competere (e che ora ha visto nascere iCloud Drive appositamente) ma personalmente continuo a preferire un terzo player (Dropbox) che svolga solo ed esclusivamente quel “mestiere“. Ai tre colossi fondamentali si aggiungono poi una serie di servizi di secondaria importanza che offrono una valida alternativa (Keep al posto di Note, tanto per citarne uno, ma vale anche Tasks che è integrato in GMail al posto di Promemoria).

Per le applicazioni quasi non serve parlare. Il divario è stato ampiamente colmato e nonostante quella grossa differenza di numeri che ancora tra i due esiste e li mette su piani differenti, sul Play Store le applicazioni principali, le più importanti o per lo meno le più utili a fini lavorativi esistono già da tempo. Chi oggi pretende di sviluppare scegliendo solo una delle due piattaforme è destinato a morire. Non si può imboccare un bivio in maniera così netta , soprattutto quando si parla di nazioni dove il tabulato degli acquisti di terminali riporta Apple in un terzo posto chiaramente immeritato e che in altre parti del mondo ribalta completamente le sue sorti, dove bisogna già considerare che il budget dedicato allo sviluppo deve certamente prevedere fondi per quel terzo “ormai non più così piccolo” Windows Phone.

Android è diventato maggiorenne e come ogni maggiorenne che si rispetti può ogni tanto fare le sue cazzate ma ha già imboccato la giusta via per diventare un adulto robusto, in salute e pronto e sopportare ogni tipo di lavoro gli si chieda di portare a termine, ora si comincia sul serio a ragionare.

Il telefono

Questo articolo è dedicato a Sony Xperia Z2 e vuole riservargli uno spazio che possa far conoscere questo terminale anche a coloro che non hanno avuto l’occasione di provarlo e che magari potrebbero decidere di investire qualche soldino in un hardware di non ultimissima generazione che però si comporta più che bene ancora oggi, e che può soddisfare molte delle esigenze lavorative e di divertimento quotidiano che ciascuno di noi ricerca in uno smartphone. Diversi clienti decidono -me compreso- di far “passare una generazione” quando si sceglie di acquistare un nuovo telefono, serve in un certo senso a creare una knowledge base riguardo quello specifico dispositivo, soluzioni ai problemi più comuni, difetti ormai ben noti e ampiamente discussi nel web. Con Apple ho sempre preferito saltare una generazione soprattutto per questo motivo ma anche perché la società di Cupertino -come succede con Microsoft- è abituata a tirare fuori un terminale nuovo, subire le ire degli utilizzatori a causa di scelte discutibili e quindi tirarne fuori uno nuovo corretto che accontenti tutti (tranne coloro che hanno già speso i soldi poco tempo prima).

Xperia-Z2

Sony è andato così a prendere posto sull’altro piatto della bilancia dopo aver fatto arrivare sugli scaffali uno Xperia Z1 che in molti hanno criticato per tanti aspetti, non entrerò nel merito della cosa ma volendo potete lanciare una ricerca su Google e investire un po’ del vostro tempo per leggere opinioni e recensioni sul primo nato della serie. Sony Xperia Z2 risolve quei problemi, integra novità su tutti i fronti ma soprattutto nasce poco customizzato (il più grande tallone d’Achille di Google è proprio la frammentazione del suo sistema operativo), stabile e duraturo (batteria). Sono 3 aggettivi che vogliono complimentarsi con chi questo telefono lo ha pensato e realizzato, sono rimasto particolarmente soddisfatto del prodotto e questo grosso modo è il senso dell’articolo intero.

L’hardware

Solido, grande (troppo per chi arriva da iPhone 4S), stiloso grazie ad alcuni colori ben azzeccati (tra cui il viola brillante che Sony mi ha fornito) , con una memoria da 16GB subito disponibile (di cui 12 liberi, 4 servono al firmware, occhio) ma assolutamente espandibili grazie allo slot microSD che permette a tutti di portare la memoria interna ai 128GB di limite (e ad un prezzo decisamente accessibile rispetto al divario imposto all’atto dell’acquisto di un iPhone, ndr), un processore Snap Dragon Quad Core da 2.3GHz con 3GB di RAM dedicati, una dotazione non da tutti (soprattutto all’attuale prezzo). Si tratta di una piccola console che è capace di rimanere all’interno della tasca dei vostri jeans con un monitor brillante, una reattività innata e una batteria non dovrebbe lasciarvi a piedi quando siete ormai arrivati al termine del campionato di corse che avete cominciato a giocare nella sala d’aspetto del vostro dottore ;-)

Per non smentirsi (visto il loro principale ambito di business) Sony ha poi inserito a bordo una fotocamera da 20Mpixel (20,7 per la precisione) che è in grado -tra l’altro- di registrare video in 4K (risoluzione a 3840×2160, alla salute del Full HD che si ferma ai classici 1080px), il tutto basato sul proprio sensore immagini e la tecnologia G Lens che permettono scatti di buona qualità anche con luce ambientale scarsa, cosa che si nota immediatamente giocando con l’applicazione fotografica già a bordo del sistema. Lo zoom concesso è di 3x per mantenere l’alta qualità promessa, si arriva però fino al 8x in digitale (ma occhio perché ho notato un prevedibile decadimento di bellezza e dettaglio negli scatti). Vedere poi scatti, video e qualsiasi altra cosa su quel monitor Full HD Triluminos è davvero goduria pura, quella stessa sensazione provata quando finalmente Apple aveva dato alla luce il suo Retina (che comunque dà il meglio di sé sui monitor dei Macbook!). Più leggero di alcuni competitor è comunque più “grassoccio” del mio iPhone 4S, di soli 20 grammi circa è vero, è poca roba se penso a quanto è grande, giustificato per stavolta.

NFC, Bluetooth, LTE, DLNA, tethering e molto altro sono ormai parte di un pacchetto più che standard quando si parla di Android e di produttori di un certo tipo. Sony ci crede parecchio aggiungendo anche altre funzioni che andranno ad integrarsi con prodotti della stessa società e applicazioni sviluppate appositamente per migliorare l’esperienza Xperia. Io ho personalmente scelto di tenerne solo alcune, le altre sono finite nel dimenticatoio, senza aggiornamenti e con le notifiche disattivate perché tutto sommato si vive bene anche senza e -come detto già prima- la frammentazione del sistema Android causata proprio da questa folle customizzazione del sistema di base è un qualcosa che già poco sopporto nell’ambito PC (di qualsiasi tipo) quando i produttori decidono di infarcirli con i loro software mai richiesti dal cliente finale, troppo spesso inutilmente e ingiustificatamente esosi di risorse.

Il software

Ho già riservato una sufficiente parentesi ad Android e non voglio tediarvi ulteriormente. Posso solo aggiungere che tutto è sempre migliorabile e personalizzabile secondo gusti ed esigenze, questo KitKat 4.4 non fa eccezione alcuna e su Xperia potrete modificare il launcher (passato immediatamente a Nova) nonostante la validità e la fluidità di quello proposto dalla casa nipponica tanto quanto la tastiera (bella quella Sony, davvero, però continuo a preferire Swiftkey) e la lista potrebbe continuare da qui alla prossima settimana (soprattutto se si chiede in giro su cosa sia meglio utilizzare.

Android_Logo_2014

Gli aggiornamenti del sistema Android passano ovviamente per Sony, sarà quest’ultima a rilasciarli e permetterne l’installazione tramite un updater interno che da quando mi è stato consegnato il telefono ha già potuto fare un ciclo di upgrade (anche se minore) portando la versione OS di questo Xperia Z2 all’attuale 4.4.2 che -pur non essendo l’ultima realmente rilasciata da Google- è stabile e permette un utilizzo più che soddisfacente del telefono, fermo restando che il web è pieno di guide che spiegano come fare il salto all’ultima release e che ormai farlo sia diventato un gioco alla portata (più o meno) di tutti.

La cosa più importante di tutto? Ho potuto, con un po’ di impegno, portare il mio ambiente iOS su Android e notare quanto questo sia fruibile alla stessa maniera. Certo ho modificato alcune abitudine e cambiato applicazioni che funzionavano solo sul primo OS citato, eppure oggi sono in grado di lasciare il mio iPhone 4S personale a casa e non preoccuparmi assolutamente di cosa possa io aver dimenticato nel passaggio da uno all’altro. Tutte -ma proprio tutte- le applicazioni fondamentali sono a portata di mano in Xperia Z2 e non ho mai sentito l’esigenza di rimettere mano su quello smartphone che sicuramente si sentirà abbandonato e tradito. Resta scoperto un solo tasto per il quale vi chiedo un parere: il backup. Android è in grado di fare un backup di tutte le cose più importanti su scheda microSD o su cloud tramite applicazioni di terze parti. iOS usa iCloud ed è in grado di ripristinare un ambiente assolutamente completo con ogni mia impostazione, applicazione e fotografia se dovessi decidere di cambiare modello di smartphone ma rimanere in famiglia. Può Android permettermi tutto questo? Se si, come? Intendo proprio prendere in blocco tutto il mio mondo, cambiare terminale restando sempre su KitKat 4.4 e ripristinare ciò che oggi vedo su questo Xperia Z2. Spero che qualcuno di voi abbia letto fino a qui (ci vuole della pazienza) e sia in grado di darmi una mano, un parere :-)

In conclusione

Sono molto contento e soddisfatto. Fatta eccezione per qualche punto scoperto (come il backup, per l’appunto) questo terminale soddisfa ogni mia esigenza, mi ha fatto riscoprire il piacere di non essere schiavo di batterie tampone o delle culle di ricarica che ho sulla scrivania dell’ufficio, non mi ha mai lasciato “a piedi” e -a parte qualche piccolo crash qua e là, decisamente più raro in ambito iOS- esegue tutto ciò che gli si chiede e lo fa sempre nel miglior modo possibile. Ehi Sony, hai creato un bel terminale davvero e spero di poter mettere le mani su uno Z3 (magari compact, che le dimensioni contano ma quando si parla di smartphone io preferisco ancora la vecchia scuola compatta!) per valutarne la naturale evoluzione e tutti i suoi miglioramenti tanto sponsorizzati all’IFA e all’incontro di qualche tempo fa a Milano.

Essere affittuario e pagare la TASI a Milano

Milano Real Life (MRL) è il nome di un piccolissimo progetto personale intrapreso attraverso il mio blog, fatto di articoli che spiegano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" del sabato alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

logo-milanoMancano davvero una manciata di giorni alla scadenza del termine di pagamento della prima rata della TASI a Milano che -contrariamente a molte regioni- è slittata a ottobre e dicembre (quest’ultimo per il pagamento della eventuale restante quota se si decide di non pagare tutto e subito). Siete affittuari di un qualunque appartamento nella capitale lombarda? Ok, questo è ciò che dovete sapere:

L’imposta deve essere versata utilizzando il modello F24.
L’utilizzo del modello F24 è gratuito per il contribuente e la consegna del modulo compilato può essere effettuata presso le banche, gli uffici postali e gli intermediari ENTRATEL abilitati (Caf, Commercialisti, ecc.). Il modello F24 consente di utilizzare i crediti erariali in compensazione dei debiti TASI.
I codici sono i seguenti:
Comune di Milano: F205
Abitazione principale e relative pertinenze: 3958.

Il versamento dell’imposta  deve essere effettuato con arrotondamento all’euro per difetto se la frazione è inferiore a 49 centesimi, ovvero per eccesso se superiore a detto importo. Non si procede al versamento qualora l’imposta dovuta complessivamente per l’anno, e non per le singole rate di acconto e di saldo, sia uguale o inferiore a 12 euro.

Il tutto viene riportato in una pagina dedicata del sito web del Comune di Milano (molto ricca di informazioni, bravi): www.comune.milano.it/portale/wps/portal/CDM?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/…2_05&type=content#par21

Cerchiamo di farla semplice (che non lo è mai quando si parla di Stato, tasse e calcoli matematici con una qualche supercazzola di mezzo): fermo restando che il proprietario di casa dovrebbe già conoscere la rendita catastale del proprio appartamento, cercatela sul contratto di affitto se dichiarata (o chiedetela al proprietario, fate prima) e applicate un’aliquota dello 0,80 per mille (non percento, ocio) valida per i fabbricati che sono soggetti sia ad IMU che TASI, calcolo che è meglio fare tramite un calcolatore ad-hoc come quello de Il Sole 24 Ore: ilsole24ore.com/norme-e-tributi/calcolo-imu-tasi.shtml. Dalla cifra totale restituita ricordate di togliere il 90% che dovrà essere pagato dal proprietario, il 10% da voi affittuari.

In soldoni vi sto suggerendo di inserire nel calcolatore quel 10% all’interno del campo “Quota di possesso TASI” per ottenere direttamente la quota che voi dovrete pagare tramite modulo F24. A tal proposito: potete quasi certamente pagarlo tramite la vostra banca, direttamente online, senza la necessità di muovervi dall’ufficio o da casa.

Sul sito web dell’Agenzia delle Entrate potete trovare una rapida guida alla compilazione: www1.agenziaentrate.gov.it/documentaz…61&Ord=0896. Ai dati riportati dal modulo di esempio sostituite quello del codice comune con quello di Milano (F205) e il codice tributo (3961, per altri fabbricati).

Fate partire il pagamento, e anche per stavolta è andata, almeno fino alla prossima tassa pronta ad alleggerire ulteriormente il conto corrente.

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