Terzo appuntamento con la nuova ondata “estiva” di #FirefoxSaturday dedicata agli addon di ricerca per Mozilla Firefox. Si parla della possibilità del browser di venirvi incontro accedendo rapidamente a siti web che utilizzate ogni giorno e che per darvi un risultato necessitano di troppi passaggi. Oggi tocca allo strumento di ricerca immagini per eccellenza, quello certamente più “abusato“, Google Immagini.

Cerca rapidamente su Google Immagini con Firefox

Ho rilasciato un file XML che aggiunge la ricerca su Google Immagini (nel sito in italiano) per Firefox. Questo vi permetterà di lanciarla dall’apposito campo (per chi ancora lo utilizza) o direttamente utilizzando la barra dell’URL nel caso in cui -come me- utilizziate le parole chiave che vi permettono di saltare il passaggio e arrivare direttamente a destinazione.

L’addon di ricerca è disponibile su AMO:

GoogleImages-IT
Developer: Gioxx
Price: Free

e questo di seguito è il suo codice sorgente:

<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<OpenSearchDescription xmlns="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:moz="http://www.mozilla.org/2006/browser/search/">
    <!-- Info: Gioxx - http://gioxx.org -->
    <ShortName>GoogleImages-IT</ShortName>
    <Description>Cerca quello che ti serve su Google Immagini (IT)</Description>
    <Url type="text/html" template="https://google.com/search?tbm=isch&amp;q={searchTerms}"/>
    <Url type="application/x-suggestions+json" template="http://suggestqueries.google.com/complete/search?output=toolbar&amp;tbm=isch&amp;hl=it&amp;q=test{searchTerms}"/>
    <Image height="128" width="128" type="image/png">https://encrypted.google.com/images/google_favicon_128.png</Image>
    <Image height="16" width="16" type="image/x-icon">https://images.google.com/favicon.ico</Image>
    <InputEncoding>UTF-8</InputEncoding>
    <moz:SearchForm>https://images.google.it</moz:SearchForm>
</OpenSearchDescription>

Sfruttare la ricerca rapida

Per aggiungerlo alle ricerche rapide di Firefox tramite barra dell’URL andate nelle Preferenze di Firefox, quindi in Ricerca, fate doppio clic in corrispondenza di GoogleImages-IT e aggiungete la parola chiave che desiderate, come in immagine:

Cerca rapidamente su Google Immagini con Firefox 1

In pratica, nel caso dell’immagine sopra, digitando nella barra dell’URL “gimg termine-di-ricerca” partirà in automatico una ricerca su Google Immagini per qualsiasi fotografia (disegno, ecc.) contenga la parola “termine-di-ricerca”, da sostituire con ciò che intendete cercare sul serio! ;-)

Alla prossima settimana!

La tecnologia è spesso sinonimo di moda. Non certo (o non spesso) quella conosciuta da tutti per le realizzazioni di creativi ed eccentrici stilisti, vanto italiano ed internazionale, quanto del voler seguire un’onda che cattura l’attenzione degli utenti e che poi scemerà tornando ad essere acqua in mezzo all’oceano. Tutto ciò per dire che questo sembra il periodo delle applicazioni dedicate alla classificazione delle fotografie del proprio smartphone. In questo ambito pare che anche Vodafone abbia voluto dire la propria ed è per questo che ha pubblicato galleryxone. Solo in inglese, solo per Android, sperimentale per tutti coloro che vorranno utilizzarla e collaborare.

App: galleryxone - foto organizer

Le vostre foto, le categorie proposte da Vodafone (ma anche da tutti coloro che utilizzano l’applicazione grazie alla possibilità di inviare feedback, quindi in costante aumento), la possibilità di creare album, un aspetto minimal che rispetta gli ormai comuni standard del material design e l’impossibilità di perdersi perché assolutamente spartana, è questo probabilmente il punto di forza dell’idea e dell’applicazione, quello che può certamente tornare comodo a quelle persone che hanno necessità di mettere un po’ d’ordine nella propria galleria.

galleryxone è gratuita, disponibile su Play Store e -una volta installata ed avviata- impiegherà un tempo di categorizzazione estremamente variabile, tutto rapportato alla quantità di immagini rilevate sul vostro telefono (ed eventuale memoria SD), portate pazienza. La stessa pazienza che dovrete avere quando una vostra foto finirà in categoria “Animals“, d’altronde ci si sbaglia di poco (e tirerete fuori una risata a metà tra il voler disinstallare l’applicazione e il voler menare chi ha sviluppato il riconoscimento fotografico).

App: galleryxone - foto organizer 1

galleryxone - foto organizer!

Da lì in poi la strada è tutta in discesa. Ciascuna fotografia può avere multipli tag, alcuni già assegnati dall’applicazione stessa (sempre ritoccabili), altri da voi, così da poter cercare una qualsiasi fotografia in pochi secondi quando più ne avrete bisogno. Ora non resta che aspettare i futuri aggiornamenti con la speranza che l’idea e la realizzazione iniziale possano sempre più migliorare.

Settimane di test, di messe a punto (e di continui aggiornamenti da scaricare), di quell’interfaccia grafica che può finalmente lottare ad armi pari con l’ammiraglia, rimasta troppo indietro per anni e sempre “un passo indietro” rispetto alla suite Windows. Il cerchio si è finalmente chiuso e Microsoft Office per OS X ha potuto raggiungere quella “estetica ricercata” generalmente pretesa dagli utilizzatori Apple, grazie ad un Microsoft Office 2016 per Mac che ha raggiunto la versione finale attualmente dedicata agli abbonati Office 365.

OS X: da Microsoft Office 2011 a 2016, cosa disinstallare

Se anche voi siete abbonati di Office 365 o più semplicemente state aspettando la versione finale per tutti e non utilizzate più il vecchio Office 2011 pronto per la pensione, allora avrete sicuramente la necessità di fare pulizia rimuovendo le vecchie versioni dei programmi e dei suoi file di configurazione. La procedura ufficiale di pulizia è stata resa pubblica da Microsoft stessa e per molti potrebbe essere complicata da seguire fino in fondo, provo a fare chiarezza (e snellire) con questi passaggi qui di seguito.

Prima di proseguire ricordate di chiudere tutti i programmi della suite lasciati eventualmente aperti (Word, Excel, Powerpoint, ecc.).

Rimozione dei programmi

È certamente il passaggio più semplice e ogni utente OS X è abituato a farlo. Andate nella cartella della Applicazioni, individuate la cartella di Microsoft Office 2011 (come in figura) e rimuovetela dal disco. Chi sul proprio OS X ha installato programmi come Dr. Cleaner (di cui spero di poter presto parlarvi meglio) riceverà svariati messaggi di rimozione di ulteriori file (impostazioni, cache e altro ancora, tutto da poter rimuovere in un solo colpo), procedete pure.

OS X: da Microsoft Office 2011 a 2016, completare il passaggio

Prendete ora tutte le eventuali icone che avete creato nel vostro Dock e cancellatele (trascinatele fuori dal Dock fino a quando non vedete il solito disegno della nuvoletta che equivale alla rimozione). Così facendo avete appena cancellato la suite dal disco, o almeno la sua parte più grassa.

Rimozione dei file di configurazione

Un paragrafo che racchiude al suo interno le preferenze, la licenza e qualsiasi altro file legato al mondo Office 2011. Mano alla tastiera: CMD+SHIFT+G da Finder per richiamare il box di apertura cartella e digitate “/Library/Preferences/“, quindi invio. Mettete in ordine di nome i file e visualizzateli come elenco per poter lavorare meglio. Cercate tutto ciò che è “com.microsoft” e buttatelo via. Se avete già utilizzato Dr. Cleaner noterete che i file da cancellare saranno davvero pochissimi (nel mio caso si trattava di 3 file, tanto per dire), in caso contrario saranno decisamente di più.

Verificate ora l’esistenza di una cartella chiamata “ByHost” (sempre all’interno di Preferences), ammesso che sia presente nel disco fate doppio clic e cercate ancora una volta i file com.microsoft da eliminare.

Spostiamoci ora in “/Library/Application Support/” (sempre richiamando il CMD+SHIFT+G da Finder). Tecnicamente potete spostare l’intera cartella “Microsoft” presente in essa nel cestino ma ho notato che al suo interno trova spazio anche l’updater che ho utilizzato durante la fase beta di Office 2016 (MAU2.0), cancellate tutto tranne quello per sicurezza.

Un ultimo salto di cartella per spostarsi ora in “/Library/Receipts/” e verificare l’esistenza di file con nome Office2011_$ (dove $ potrebbe essere qualsiasi cosa). Non dovreste trovarne ma nel caso in cui io mi sbagliassi, cancellate quei file.

Modelli o caratteri da cancellare?

Non ne utilizzo, lo faccio solitamente sotto Windows ma in ogni caso si tratta di file che ospito al di fuori delle cartelle native di Office e mai sovrascrivendo quelli originali. Nel caso in cui voi ne abbiate realizzati utilizzando le cartelle predefinite della suite di Microsoft dovresti averli già trovati sotto “/Library/Application Support/Microsoft/” (in teoria eliminata completamente o per lo meno ripulita se avete seguito fino a qui l’articolo).

E per i caratteri custom come la mettiamo? Presto detto, potete scegliere di cancellare anche quelli. Office li salva generalmente sotto “/Library/Fonts/“, nella cartella “Microsoft“.

Dati utente Microsoft

È il nome della cartella che si trova in “Documenti” (aprite una nuova finestra di Finder, questa è facile dai). Contiene il vostro archivio di posta Outlook (vi ricordo che se siete utenti Office 365 il vostro archivio di posta è sempre al sicuro in cloud, in locale avete la copia cache sotto forma di file OST), gli allegati, script e qualsiasi altra cosa generata dall’utente o per l’utente (che arriva direttamente da casa madre). Potete scegliere ancora una volta il destino del contenuto senza preoccupazioni particolari.

Pronti alla nuova esperienza?

Microsoft Office 2016 per OS X è realtà. Funziona, è finalmente bello e al passo con la versione Windows, nato per essere costantemente collegato, protetto dalla robustezza delle soluzioni in-cloud di Microsoft, il vostro account vi segue ovunque, anche in mobilità su smartphone e tablet, non si potrebbe desiderare altro.

E ora? Ora tocca alla versione beta per Windows, già sotto la lente di ingrandimento, chi è già abituato all’utilizzo di Office 2013 si abituerà molto molto rapidamente anche a questa nuova versione, giusto il tempo di perfezionarla e risolvere eventuali bug, sono certo che Microsoft non mancherà di consegnare il prodotto nelle date prestabilite per essere finalmente pronti ad ottenere un’esperienza unica completa a prescindere dal dispositivo o sistema operativo utilizzato.

Ah, a proposito: oggi è il giorno di Windows 10. Il mio personale in bocca al lupo a Microsoft tutta, per questa avventura che dovrebbe segnare un vero punto di svolta nell’ambiente dei sistemi operativi, il primo davvero sviluppato per tutti i dispositivi, l’ultimo della vecchia guardia secondo roadmap di Redmond.

Di Stagefright ne stanno parlando proprio tutti, si tratta di un exploit per Android che consente di prendere il infettare un qualsiasi dispositivo tramite un contenuto di tipo media malformattato inviato tramite MMS. Tralasciando che ad oggi non credo che nessuno di noi continui ad utilizzare gli MMS, il bug è serio e occorre proteggersi per dormire sonni più tranquilli, in attesa che la patch già scritta e messa a disposizione dei vendor da Google possa essere pubblicata per il vostro dispositivo.

Stagefright: l'attacco arriva dagli MMS, come difendersi

Se i Nexus sono quindi al sicuro dall’attacco poiché “gestiti” direttamente da big G., sul vostro smartphone occorrerà mettere mano alle impostazioni del vostro client SMS / MMS. Io utilizzo Messenger di Google, qui di seguito trovate il da farsi (spiegato tramite una GIF), grazie a quanto prodotto dal sito web twilio.com, anche per chi ancora utilizza Hangouts:

Stagefright: l'attacco arriva dagli MMS, come difendersi 1 Stagefright: l'attacco arriva dagli MMS, come difendersi 2

Già che ci siete, approfittate dell’occasione per cambiare l’applicazione di gestione SMS / MMS predefinita, passate a Messenger:

Developer: Google Inc.
Price: Free

credits: twilio.com, grazie @oskarnrk per la segnalazione

Era il 20 ottobre dello scorso anno quando vi parlavo per la prima volta di un prodotto firmato Creative dedicato agli amanti della buona musica in mobilità senza alcuna rinuncia per la qualità della resa e di quei bassi che altri possono solo sognarsi ancora oggi (nello stesso range di dimensioni, peso, target, ecc.). Sound Blaster Roar arriva alla sua seconda versione, che va a migliorare ulteriormente i risultati raggiunti con quanto realizzato nel 2014, introducendo inoltre un nuovo design, misure più ridotte e alcune nuove funzioni che torneranno comode a tanti utilizzatori.

Sound Blaster Roar 2

Sound Blaster Roar 2 prende il posto di quello che diventa così il fratello più anziano, che cala inoltre di prezzo (secondo listino ufficiale Creative) passando a 129,99€ (Sound Blaster Roar 2 trova spazio sugli scaffali ad un prezzo di 179,99€). Chiariamo subito: entrambi i prodotti sono assolutamente validi e non deludono le aspettative quando messi alla prova, è un’evoluzione di qualcosa già ben funzionante e nessuno si meraviglierebbe se sceglieste la prima versione di Roar, ammesso che non abbiate necessità di nessuna delle caratteristiche del suo restyling.

In breve

Sound Blaster Roar 2 1

Sound Blaster Roar 2 è più compatta (gli attuali 51.0 x 188.0 x 109.0 mm contro i precedenti 57.0 x 202.0 x 115.0 mm) e pesa (poco) meno, il tutto è immediatamente riscontrabile già dal package (che è più comodo da aprire rispetto al precedente) e dal fatto che il primo Roar possa fare da piattaforma al secondo. I suoi pulsanti sono decisamente più in rilievo rispetto a quelli scelti precedentemente e un po’ dispiace, tolgono quel sapore minimalista ed estremamente elegante, quasi inesistente esteticamente ma ben presente al tatto.

Cambia anche il posizionamento: se Sound Blaster Roar poteva essere lasciato anche in verticale su un lato (uno dei due corrispondenti ai bassi), Sound Blaster Roar 2 può al massimo essere messo in verticale lasciando la facciata (con il logo Creative in mezzo, non più a griglia come la precedente) come fosse la base, permettendovi così di accedere ai suoi pulsanti (sul retro, quando posta orizzontalmente) in alto, più facilmente accessibili. A proposito: il pulsante “Roar” che amplifica -e di molto- i bassi ora si trova nel retro, insieme agli altri riguardanti la registrazione audio e gli ulteriori attacchi disponibili.

Una cosa però non è -fortunatamente- cambiata: la qualità dell’audio. Nonostante le dimensioni più contenute, anche Sound Blaster Roar 2 saprà catturare l’attenzione e dare giustizia alla vostra playlist. A questo aggiungiamo la causa del nuovo posizionamento possibile della cassa: i due loghi laterali Creative sono mobili, membrane che rispondono ad ogni colpo di basso, Creative lo definisce più “sexy“, io lo definirei “maledettamente tamarro“, e a me piace tanto così. I codec aptX® e AAC ad alta definizione svolgono magnificamente il loro lavoro.

Il collegamento USB come risorsa audio esterna è ancora disponibile, sarà quindi possibile collegare Sound Blaster Roar 2 (così come il primo Sound Blaster Roar) al Mac o al PC Windows tramite la sua porta microUSB (e un qualsiasi cavo, lo trovate anche in dotazione nella scatola, ndr), ma anche alla PlayStation 4 che evidentemente riconosce in maniera nativa questo device come possibile destinazione audio-out (anche se non ho potuto provare, magari lo farò la prossima volta a casa di amici). In alternativa potrete sempre collegare un dispositivo NFC o in Bluetooth, sarà possibile averne sempre due connessi grazie al Creative Multipoint. Aux-in e lettore di scheda microSD ancora una volta confermati e presenti all’appello, sempre sul retro, così come la possibilità di caricare la batteria di uno smartphone (o qualsiasi altro dispositivo) tramite la porta USB DC-OUT che fa fronte alle richieste con 6000mAh.

Sound Blaster Roar 2 2

Sound Blaster Creative Roar 2 può funzionare fino a 8 ore continuative in riproduzione (dipende moltissimo dal volume che si tiene e dall’ingresso in gioco della modalità Roar) e può essere facilmente caricato tramite la porta microUSB o più rapidamente tramite l’alimentatore 15V incluso nella scatola.

In conclusione? Una conferma di quanto ci si potesse aspettare, fortunatamente. Il prodotto è assolutamente valido, mantiene la bellezza sviluppata e premiata durante il Red Dot dello scorso anno e l’alta tecnologia nata dall’esperienza che Creative può vantare nel reparto audio da anni, ciò che rende l’azienda malese una grande protagonista.