Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

È dalla notte dei tempi che produttori di hardware, in accordo con operatori telefonici, possono bloccare i loro dispositivi per evitare che questi vengano utilizzati con SIM di competitor, primi tra tutti sono i modem portatili (3G / 4G). Uno degli articoli più commentati di questo blog è proprio quello dedicato allo sblocco di un Huawei E585 marchiato (e bloccato da) 3 Italia, ma che attualmente utilizzo come backup del mio modem LTE principale, quando magari serve una seconda connessione di backup, con SIM Ringo Mobile (presto ti parlerò anche di questo nuovo operatore virtuale, nda). Quasi tutti i commenti riguardano richieste di codici di sblocco partendo dall’IMEI del proprio prodotto. Non facciamo prima se ti dico dove io li genero? :-)

HWCALC: sbloccare il tuo modem 3G/4G HUAWEI 1

Si chiama HWCALC, è disponibile online la versione 3.3 (V1 + V2 + V3 algo, fixed 201 bug), e permette di calcolare i codici di sblocco per ogni algoritmo oggi conosciuto nel panorama Huawei. Non è infallibile, non è adatto a tutti i prodotti Huawei ma certamente fino a oggi ha permesso lo sblocco di tantissimi di quelli presenti sul mercato e di tanti di quelli riportati nei commenti qui sul blog.

Lo script non è mio e non è fisicamente ospitato su un server da me controllato, per questo motivo non posso assolutamente sapere se e fino a quando sarà disponibile online. Nel frattempo puoi godere dei suoi benefici senza dare retta alcuna ai siti web che promettono sblocco immediato del tuo dispositivo facendo pagare una quota in denaro.

HWCALC Online

Per poter utilizzare il tool, dovrai puntare il browser all’indirizzo bb5.at/huawei.php, il quale ti presenterà un semplice campo nel quale dovrai inserire il codice IMEI del tuo prodotto. Potrai richiamare lo stesso tool passandogli direttamente nella barra URL il tuo IMEI, nella modalità bb5.at/huawei.php?imei=123456789012347.

Otterrai 3 tipi di codice, ciascuno calcolato con un diverso algoritmo che si è aggiornato nel tempo. Dato che non è mai semplice capire con che algoritmo è stato protetto il tuo dispositivo, provali tutti partendo dal primo (ed escludi il codice Flash, non ti serve per sbloccarlo). Se tutti e 3 i codici non permettono lo sblocco del dispositivo, evidentemente non fa parte della lista compatibilità con questo tool, non ho però alternative da proporti (se non quella di sentire direttamente il supporto dell’operatore che aveva fornito l’hardware).

Cheers!

Xiaomi Mi Band 2

Gioxx  —  26/09/2016 — 2 Comments

Dopo circa un anno di servizio del mio Fitbit Charge HR (qui la sua recensione), ho scelto di avventurarmi nelle lontane terre cinesi (si fa per dire) scegliendo di acquistare e provare lo Xiaomi Mi Band 2, fratello maggiore di una prima fortunata versione -tra l’altro- ancora disponibile e abbastanza diffusa. Non c’è ancora un buon mercato facilmente accessibile per il Mi Band 2, in Italia si trova a prezzi medio-alti, si può acquistare all’estero (in Cina, appunto) e farselo spedire, a mezzo posta ordinaria oppure scegliendo un corriere, occhio però allo sdoganamento. Ti racconto la mia esperienza.

Xiaomi Mi Band 2 2

Prima di entrare nel dettaglio di cosa mi è piaciuto e cosa no sul Mi Band 2, vorrei dedicare un piccolo spazio a un pensiero. Ancora una volta faccio riferimento alla chat di gruppo dove, con qualche amico, si parla sempre del più, del meno, della tecnologia e di qualsiasi altro argomento abbia senso discutere. Estraggo un pezzo di Marco che –seppur riferito ad altro– si adatta benissimo alla situazione (Marco, vale quanto detto a Luca l’ultima volta, poi te lo restituisco ;-)):

Una volta, quando le cose funzionavano bene, la concorrenza si faceva sul prezzo al ribasso. Offrire qualità simile o uguale a minor costo. Adesso ci vogliono convincere che il posizionamento di prezzo è la qualità del prodotto e buona parte delle persone ci crede…

Perché lo riporto qui? Perché credo che spesso ci si dimentichi che a fare del prodotto un buon prodotto, sia la qualità complessiva della realizzazione e la soddisfazione finale del cliente. Non la marca, non il prezzo. Spesso, troppo spesso, quest’ultimo viene fatto lievitare per dare la falsa impressione che per ottenere la “vera qualità” bisogna pagare, un po’ a occhi chiusi, qualsiasi cifra. Forse capirai tu stesso il confronto diretto tra qualche riga.

Mi Band 2

Un 2 che sta a significare evoluzione, imparare dagli errori, ascoltare i feedback degli utenti che nel frattempo hai saputo far innamorare del prodotto, ormai sempre più in crescita. La mia personale esperienza non è partita poi benissimo.

Occhio alle spese!

Ho voluto provare a effettuare l’acquisto all’estero, non lo facevo da qualche tempo ormai, sono passato per GeekBuying, che si è comportata benissimo. L’errore è stato mio perché volevo velocizzare i tempi (le consegne dal mercato asiatico a noi, tramite posta ordinaria, avvengono in circa 40 giorni lavorativi, un’eternità), e ho quindi scelto di affidare la consegna a DHL, che ovviamente ha dovuto sdoganare il pacco all’aeroporto di Orio al Serio, caricando sul mio groppone ulteriori 21€ tra tasse e balzelli. Insieme al costo del Mi Band 2 ho raggiunto i quasi 50€ richiesti da Amazon (con spedizione Prime in un giorno).

Unboxing e registrazione

Poco male, si paga ovviamente con la coda in mezzo alle gambe ma con la stessa voglia di un bambino pronto a scartare il pacco del suo regalo di Natale. Il sensore è parzialmente carico (31%), lo faccio alloggiare nel cinturino in gomma morbida nera che si trova nella piccola scatola che contiene tutto il necessario. Giusto il tempo di scaricare l’applicazione ufficiale sul mio smartphone Android, si parte.

Mi Fit
Price: Free

Prima rogna da risolvere: la registrazione dell’account è obbligatoria (tutto nella normalità) ma non arriva nulla a destinazione, nessuna mail di conferma per chiudere il cerchio. Un paio di prove ancora, cambio addirittura indirizzo di posta elettronica nel form sostituendo il mio principale con un GMail, niente da fare. Fortunatamente c’è la possibilità di procedere dimostrando la propria identità tramite Facebook. Ostacolo superato (e se non avessi voluto utilizzare il Social Network?).

Da qui in poi il passo è breve. L’applicazione cercherà il sensore più vicino, accoppiamento, aggiornamento del firmware, tutto pronto per partire, le statistiche sono appena state resettate perché mi è stato associato ex-novo il prodotto.

Esperienza d’uso

È inevitabile il confronto. Arrivo dalla scuola Fitbit, più precisamente dal mio Charge HR, che ovviamente ho voluto mantenere sul polso durante il primo periodo di utilizzo di Mi Band 2, gironzolando allegramente con un doppio bracciale, che Angry Nerds levati proprio. Ho fatto qualche passeggiata, ho svolto la regolare attività lavorativa (maledettamente sedentaria), ho dormito continuando a indossare entrambi i prodotti, li ho voluti confrontare in maniera più che diretta.

Una volta passata la mezzanotte del primo giorno di convivenza è stato possibile fare un reale confronto diretto, ovviamente tenendo impostato ciascun bracciale sul braccio definito nell’applicazione (entrambi ti permettono di dichiarare se stai indossandoli sul dominante o no, così da regolarsi di conseguenza con i movimenti e i dovuti calcoli). Ciò che più mi ha colpito è stata la differenza tra i passi, immediatamente visibile. Se Mi Band 2 alle 7 del mattino mi diceva di non aver rilevato alcun passo fatto, Fitbit Charge HR ne segnava già 12. Aveva ragione il Mi Band 2, non mi ero alzato quella notte, solitamente lo faccio per andare a bere, ma non quella notte.

La stessa schermata, analizzata all’ora dell’aperitivo (circa) parlava chiaro:

Xiaomi Mi Band 2 1

2620 passi di differenza. Imbarazzante credo sia la parola più adatta. Chi ha ragione? Chi torto? Ammettendo che la verità stia sempre nel mezzo, posso considerare di aver camminato per un totale (circa) di 5000 passi? Perché questo divario pazzesco? Mi ero accorto che Fitbit Charge HR tendeva a esagerare (me ne ero lamentato nella sua recensione), ma non pensavo davvero così tanto, anche considerando un po’ di parsimonia da parte di Xiaomi e del suo Mi Band 2.

Dopo altre 72 ore di convivenza, decido di abbandonare Fitbit Charge HR e dedicarmi solo a Mi Band 2. Ti racconto quindi le impressioni sull’utilizzo, basandomi anche sulla curiosità di un amico che contemporaneamente ha acquistato una marca e un modello competitor (fascia economica cinese) con il quale si trova tutto sommato bene (ciao Matteo!), lamentando problemi nella sola durata della batteria.

La batteria

È quella che fino ad oggi non ha rivali. Il prodotto è meravigliosamente ottimizzato, lo scorso 6 settembre mi è stato consegnato al mattino con il 31% (come detto a inizio articolo), configurato, aggiornato perché l’applicazione ha trovato un nuovo firmware, utilizzato in maniera continuativa, giorno e notte. Il 12 settembre sono arrivato ad avere circa il 3% di carica residua alle 14:30. A quel punto ho ovviamente smontato il sensore e utilizzato il cavo proprietario che fa un po’ da culla andando a toccare i piedini di ricarica.

Xiaomi Mi Band 2 3 Battery

A tal proposito: la batteria ha necessitato di una ricarica durata poco più di due ore e mezza da porta USB del mio PC. Non so se questo è un giusto intervallo di tempo, non so ancora se collegando il cavo a un caricabatteria da muro posso ottenere risultati migliori. In ogni caso, la culla di ricarica è sicuramente migliore del cavo di ricarica proprietario di Fitbit, che invece si rovina facilmente dopo alcuni utilizzi, allentando un attimo la presa con lo smartband, ma che riesce a caricare Fitbit molto più rapidamente (anche da porta PC). La batteria di Mi Band 2 ha una capacità di 70mAh, non viene invece specificato il valore sul sito o sul manuale di Fitbit Charge HR.

Xiaomi Mi Band 2 15

Mi pare che la promessa di Xiaomi, pubblicata anche sul loro sito, venga in effetti mantenuta (si parla di una durata di batteria pari a 20 giorni, che in realtà potrebbero venir superati considerando l’immagine che ti ho mostrato qui sopra).

È comodo?

Si, abbastanza. Secondo me il cinturino è un pelo troppo debole, ricordo ancora bene il SONY SWR10 che ho usato per molto tempo, a clip simile a quella proposta da Xiaomi, ma doppia e non singola. Fitbit Charge HR è davvero difficile da togliere, per esempio, poiché volutamente realizzato come un classico cinturino da orologio.

Mi Band 2, indossato sul polso dominante per il primo periodo di test, mi si è slacciato facendomi quasi perdere il sensore due o tre volte. Immaginare la stessa scena dentro l’acqua di una piscina o in un altro scenario genera ansia. Sia messo a verbale che questa cosa nn mi è più capitata da quando ho cambiato polso rendendo Mi Band 2 il principale, passato quindi al polso non dominante.

Esteticamente Mi Band 2 non può passare inosservato, non è omogeneo come l’alternativa Fitbit, è più spesso anche se più stretto. Di buono c’è che il cinturino lo si può cambiare, scegliendone magari uno di terza parte con migliore chiusura, più colorato, più adatto al proprio stile di vita o spirito. Il prodotto sta tutto nel sensore, non certo in un pezzo di gomma intercambiabile (Fitbit Charge HR va cambiato per qualsiasi problema al cinturino, te lo ricordi?).

E l’applicazione?

Secondo me parecchio migliorabile. Non le manca nulla per ciò che riguarda le misurazioni, ma un tocco estetico più simile a quello di Fitbit non farebbe affatto male, non c’è una vera logicità e una possibilità di approccio più semplice. L’applicazione va studiata, ci si deve perdere un attimo di tempo, una volta abituati non si noterà più nulla (o quasi), io continuo ancora a preferire quella di Fitbit nonostante la versione Android sia indietro rispetto a quella iOS (negli ultimi tempi utilizzavo quella per sincronizzare le mie statistiche, la preferivo già per la possibilità di verificare l’avanzamento di sincronizzazione).

A proposito di sincronizzazione. Sono molto, molto colpito. La velocità delle notifiche è fantastica, così come lo scambio dati di giornata che andrà a registrare gli avanzamenti nell’app ufficiale, nel proprio account ma soprattutto (volendo) su Google Fit, così da tenere traccia proprio di tutto e rendere possibile la consultazione via PC. Mai avuta una velocità così con Fitbit, ho sempre lamentato una latenza insopportabile tra smartphone (Android) e bracciale, talvolta arrivando a secondi interminabili che rendevano completamente inutile l’avviso di chiamata, unico tipo di notifica disponibile su Charge HR.

Qui l’unico problema delle notifiche app deriva dal limite massimo di 5 configurabili oltre quelle già previste dall’applicazione ufficiale e dal firmware del prodotto, che andranno a mostrarsi su Mi Band 2 con la stessa identica icona “App” (questo il testo contenuto proprio in quella icona, che comparirà in contemporanea con la vibrazione dello smartband), potenzialmente inutile dato che non è possibile fare distinzione tra le applicazioni che vogliono richiamare la tua attenzione (ergo: less is better, meno applicazioni si configurano per la notifica “App”, meglio è, il non plus ultra sarebbe averne solo una).

Cosa manca?

Impossibile non confrontare ancora una volta i due prodotti che ho avuto modo di mettere più alla prova.

Sveglie

Contrariamente al Fitbit Charge HR, Mi Band 2 non permette di visualizzare le eventuali sveglie configurate da applicazione, è una voce completamente mancante all’appello di quelle visualizzabili tramite smart-band. Se con la sveglia a singolo giorno tutto sommato può andare giù (bisogna solo ricordarsi di andarla a programmare sullo smartphone), con quelle ripetitive la storia cambia. Ci si dimentica facilmente di averle inserite proprio perché ci si fa l’abitudine.

Se ci si prende qualche giorno libero, quasi sicuramente ci si dimenticherà di disattivare il risveglio con vibrazione. Te ne accorgerai però solo al mattino successivo, quando Mi Band 2 ti farà aprire gli occhi e ti ricorderai (tardi) che in realtà non c’era alcun bisogno di alzarsi dal letto :-)

Può essere un buon suggerimento per gli sviluppatori di Xiaomi?

Tra date odierne e piani di scale

Forse più adatta alla voce riguardante le sveglie, quella sulla data trova spazio in questo minuscolo paragrafo perché in realtà riprende l’ultima frase del precedente, quella dove ti parlavo di suggerimenti agli sviluppatori.

Evidentemente non ero il solo a pensare che nel -seppur piccolo- monitor di Mi Band 2, ci sarebbe potuto essere quello spazio adatto alla data odierna, cosa molto comoda che ho imparato ad apprezzare su Fitbit e sulla quale ho fatto affidamento nel caso in cui si perda memoria del giorno preciso in cui ci si trova, costringendoti così a prendere lo smartphone o recuperare un calendario da scrivania. Neanche a farlo apposta, durante la stesura dell’articolo (in più puntate, nda) il Mi Band 2 ha ricevuto una nuova versione del firmware, la quale ha portato alcune novità, tra cui proprio la possibilità di modificare la visualizzazione del monitor includendo la data odierna, nella modalità giorno (esteso, scritto, in inglese), mese (anch’esso in inglese, ridotto, Sep per September per esempio), giorno (sembrerebbe a doppia cifra, ma potrò esserne sicuro solo tra una manciata di giorni a partire dalla pubblicazione di questo pezzo). Un gran bel lavoro ragazzi!

Xiaomi Mi Band 2 18

Per le scale invece, attualmente nulla da fare. Sul Mi Band 2 mancano i dati riguardo i piani di scale saliti. È una particolarità che avevo gradito su Fitbit Charge HR, dato che lavoro in una piccola palazzina da 2 piani (oltre il piano terra), e spesso faccio la trottola tra un piano e l’altro inseguendo utenti che lamentano problemi. A fine giornata davo un’occhiata a quanti piani avevo macinato, ovviamente anche loro contribuivano al resto delle statistiche raccolte e alle calorie bruciate, cosa che qui non risponde certo all’appello. Chissà, magari verrà integrata anche questa :-)

In conclusione

Ormai dovresti conoscermi. Non sono solito concludere un articolo con un voto, né tanto meno con una di quelle valutazioni che in un colpo solo ti fanno capire se devi correre sul tuo e-commerce preferito per spendere i tuoi soldi oppure no. Credo di averti messo a disposizione ogni informazione utile alla tua valutazione e sono comunque a disposizione per discutere ulteriormente del prodotto nell’area commenti, nel caso non avessi detto proprio tutto o tu voglia conoscere un particolare dettaglio di Mi Band 2.

Nel frattempo ho già acquisto un secondo cavo di ricarica (così lo posso tenere in ufficio e lasciare quello originale a casa) che probabilmente non è attualmente disponibile su Amazon (in questo caso, ti consiglio di prendere direttamente il pacchetto da due, c’è una bassissima differenza di prezzo tra i due).

Xiaomi Mi Band 2 19

Fai clic sull’immagine per ingrandire.

Non mi resta che ringraziarti per essere arrivato fino a qui, sperando che questo pezzo ti sia piaciuto. Ci ho messo del tempo ma credo ne sia valsa la pena (almeno lo spero). Quello che trovi qui a fianco è il QR code che corrisponde al mio utente Mi Band 2, aggiungimi se ti va :-)

Cheers.

immagine featured: Digital Trends

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato da GeekBuying, sdoganato (rimettendoci circa 20€ oltre il costo del prodotto e del trasporto), arrivato qui grazie a DHL.

Una raccolta di riferimenti, più che altro, forse utile per chi fuori da qui utilizza strumenti per il controllo remoto dei dispositivi aziendali come iPhone o iPad e necessita di aggiungere rapidamente configurazioni al dispositivo. Stavolta niente pappa pronta, più paio di collegamenti utili per costruire, come ho fatto io, un buono script PowerShell che ti permetta di creare un file di tipo MobileConfig da dare in pasto a iPhone o iPad (anche via console di terze parti come Cisco Meraki o AirWatch).

PowerShell: generare .Mobileconfig partendo dai PFX

Giusto per capirci un po’ meglio. Il file MobileConfig è in realtà un XML che puoi aprire con qualsiasi editor di testo (io utilizzo Notepad++ in ogni caso), e che propone una serie di informazioni in grado di istruire in un colpo solo il dispositivo di destinazione. Un collegamento a una particolare rete WiFi, un certificato utente che permette l’autenticazione su applicazioni web aziendali, ecc. Molte di queste informazioni possono rimanere identiche tra più utenti, altre invece no (come il certificato di sicurezza personale che permette l’autenticazione su una WiFi, per esempio).

Per questo motivo ho scritto un codice PowerShell che fonda insieme le informazioni e che, prendendo in pasto il file PFX generato da un server di dominio (esportazione del certificato utente e della chiave privata, protetto da password), generi autonomamente il XML con estensione MobileConfig da caricare successivamente sulle piattaforme di management dei dispositivi mobili.

Si tratta tutto sommato di comandi basilari, come un Add-Content "Utente.mobileconfig" -value $blocco -encoding UTF8 dove il $blocco è magari una parte di quelle informazioni precedentemente inserite nella variabile, che rimane sempre uguale, che può essere replicata per ciascun file MobileConfig da generare. Poi c’è il PFX, che va encodato e poi inserito in una variabile che utilizzerò in seguito, utilizzando un blocco simile a questo:

#Inietto contenuto PFX personale
certutil -encode ("$PFXDir\" + $($i.Name)) "Temp.enc"
$base64 = Get-Content "Temp.enc" 
$base64 = $base64[1..($base64.count - 1)]
Add-Content "Utente.mobileconfig" -value $base64 -encoding UTF8
#Rimuovo file ENC precedentemente creato
Remove-Item "Temp.enc"

Dove $PFXDir sarà la directory contenente i file PFX (ma va?) e Temp.enc viene generato esclusivamente per poterne catturare il contenuto (encodato in base64).

Da qui in poi si potranno aggiungere ulteriori blocchi già stabiliti e che rimarranno sempre uguali, se necessario (occhio agli UUID per certificati e impostazioni, ogni MobileConfig dovrà averne uno proprio, diverso dall’altro, basterà un’istruzione di tipo [guid]::NewGuid()), fino poi a chiudere il file, fino all’ultimo $blocco.

Ci ho messo un po’ a capire bene la logica che sta dietro la generazione automatica dei MobileConfig, ma una volta arrivato a far funzionare il tutto, è tutto diventato tutto più semplice. Partendo infatti da una cartella contenente i tuoi file PFX, potrai far svolgere il lavoro alla PowerShell semplicemente richiamando un blocco di questo tipo:

$ListPFX = Get-ChildItem $PFXDir | where { ! $_.PSIsContainer } | Select-Object Name
foreach ($i in $ListPFX) {
#Clono il nome PFX (senza estensione) per generare il MobileConfig
$dest = [System.IO.Path]::GetFileNameWithoutExtension($($i.Name))

Dove $ListPFX corrisponderà al contenuto della cartella contenente i PFX, che verrà quindi utilizzata per fare il lavoro sporco dal primo all’ultimo MobileConfig da generare. Vorrei poter pubblicare il codice sorgente del mio PS1 ma ci sono davvero troppi riferimenti aziendali, impiegherei un po’ di tempo a pulirlo e generalizzarlo, rischiando poi di confonderti maggiormente le idee ;-)

Con l’occasione ti lascio qualche collegamento alle fonti utilizzate:

Buon lavoro!

Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Riferendomi al titolo dell’articolo, se me lo avessi chiesto nella prima settimana di vita di questo mio acquisto, la risposta sarebbe stata secca e seccata: no. Ho lasciato passare del tempo però, l’ho fatto apposta, ho voluto dare fiducia al cambiamento e oggi posso affermare che tutto sommato ho fatto un errore “contenuto“, tra alti, bassi e qualcosa che mi piacerebbe ci fosse ma che no, non c’è, tipo una batteria e un’ottimizzazione del sistema e dei consumi più affidabile, che permetta di arrivare a fine giornata in scioltezza. Ti presento i risultati dell’acquistare oggi un Samsung Galaxy S6, provati sulla mia pelle.

Samsung Galaxy S6, è un acquisto papabile oggi? 1

Ho approfittato di una discreta offerta al Media World (affatto lontana da quella di Amazon, ma volevo “tutto e subito”) e mi sono fatto un regalo prima delle ferie, in concomitanza con l’apparente dipartita del mio ZTE e degli spiacevoli eventi accaduti con gli Stockisti. Ho scelto una serie sorpassata per più motivi: risparmio economico (nessuno lo dice, tutti lo pensano, io te lo confermo così ci togliamo il pensiero), hardware ancora molto valido, un bel design e nessuna brutta sorpresa perché tutto ormai è stato provato, scritto, superato o fintamente ignorato. Lo smartphone viene tenuto aggiornato (con i rilasci patch mensili) e ha ovviamente a bordo MarshMallow, con la speranza di vedere quanto prima Nougat, teoricamente previsto.

Samsung Galaxy S6

Galaxy S6 è un bel telefono. Ho preferito prendere quello standard, l’edge non mi ha mai convinto del tutto e non ho cambiato idea al momento dell’acquisto, nonostante la differenza accettabile di prezzo. È elegante, ha un bel profilo, è essenziale e con il suo colore blu marino è davvero bello da vedere. La fotocamera sporge ma chissenefrega, con la custodia protettiva neanche si nota ed è tutto a pari livello (ho scelto questa della Spigen), non riuscirei a portarlo in tasca così come esce dalla scatola, rischierei di rovinarlo troppo facilmente, basterebbe il classico movimento sbagliato.

Samsung Galaxy S6, è un giusto acquisto oggi? 8

A proposito di scatola: il contenuto è quello che si deve pretendere da ciascuno smartphone, ricalca quindi lo standard composto da auricolari, caricabatteria da muro, cavo microUSB. Apprezzo che Samsung mantenga questo standard e non abbia scelto di passare a USB-C come molti ormai (costringendo all’acquisto di mille cavi in più per poter essere sempre “coperti“). Scelta confermata anche con Galaxy S7, tra l’altro.

Al solito, non faccio mancare la rapida panoramica sulle caratteristiche hardware rilevate da CPU-Z.

Aperta la scatola, ho avviato il sistema e cominciato a la configurazione, per recuperare l’ultimo backup disponibile prima che lo ZTE mi abbandonasse, così da poter avere ogni mia applicazione e preferenza (fatta eccezione per quelle applicazioni che ancora non riescono a fare salvataggio dei propri dati sotto l’account Google). Ho evitato di metterlo in carica, ho cercato di sfruttare ciò che avevo a disposizione di fabbrica, peccato però che ho dovuto necessariamente arrendermi dopo poco, troppa poca energia (sono arrivato a malapena ad accedere al Desktop del telefono e ho dovuto metterlo in carica durante il download delle mie applicazioni).

Carica!

Samsung Galaxy S6, è un acquisto papabile oggi? 12 - Batteria

Ho poi continuato a metterci mano una volta a casa, per evitare di perdere ulteriore tempo in ufficio (ok la prima fase, poi basta). A tarda serata, ho dato un’occhiata alle statistiche di consumo energia perché ormai quasi morto (io, non il telefono). Perdona il colore, ho scattato gli screenshot con il filtro luce notturno attivo (si era fatta una certa):

Da lì a poco la batteria sarebbe morta, nonostante il buon livello di carica negli screenshot. Ho ripetuto in seguito i test e ho continuato a salvare screenshot, la situazione è rimasta la stessa nei giorni seguenti, non ho mai potuto fare reale affidamento al mio nuovo smartphone, troppo facile scaricarlo con un utilizzo –secondo me– non realmente intensivo, che anche lasciato al suo destino senza toccarlo, non pareggiava i conti con il mio secondo smartphone in borsa (un iPhone 6 aziendale). Ero in ferie, sempre in giro, con la necessità di poterlo utilizzare per scattare fotografie, magari portarmi a destinazione con Google Maps o Waze, rispondere e fare telefonate.

Il colpevole è sempre lui, almeno nei primi tempi di assestamento. A nulla servono kilometriche discussioni su più forum, tentativi di cancellazioni cache, dati in memoria e qualsiasi altra precauzione. I “Servizi Google” (Google Play Services, nda) continuano a consumare molta batteria almeno per un primo periodo. Solo a distanza di una o due settimane (forse anche tre) ho potuto apprezzare un miglioramento dovuto all’inferiore consumo prodotto.

Oggi Samsung Galaxy S6 arriva al termine della giornata se la batteria è carica al 100% quando esco di casa, ammesso che non dia troppo da fare al reparto fotografico. A tal proposito: si dice il peccato ma non il peccatore. Ho cercato consigli sull’uso di Galaxy S6 per evitare di vederlo morire facilmente nel corso delle ore, una fonte web “autorevole” italiana consiglia di non fare troppe fotografie perché l’alta qualità della fotocamera richiede molta energia. Te la butto lì un po’ così, magari ridi anche tu di gusto come ho riso io, un po’ come acquistare la Ferrari ma farsi problemi nel fermarsi a fare carburante dal benzinaio.

Comparto fotografico

Rido perché quel reparto lì è ciò che sicuramente può vantare Samsung tra i vari suoi competitor. È un reparto molto curato, che senza scendere nei tecnicismi ti fa ammettere che le fotografie scattate con un Galaxy S6 sono davvero molto belle, anche in condizioni non proprio buone, anche con luce scarsa (qui chiaramente la qualità degrada abbastanza, lo fanno tutti, fatta eccezione per coloro che si focalizzano per tirare fuori un prodotto appositamente studiato per evitare queste situazioni).

Ti propongo qualche scatto catturato durante le ferie, talvolta ho utilizzato filtri che lo stesso Galaxy S6 propone di default, con possibilità di aggiungerne di nuovi scaricandoli dallo store Samsung.

Le fotografie parlano da sole. Sullo smartphone sono semplicemente spettacolari. Viste sul monitor del mio MacBook sono altrettanto belle, il resto sta alla mano dell’utilizzatore, non sono un fotografo professionista e mi diletto a catturare momenti della giornata quando mi va, senza troppo impegno, è un hobby estremamente amatoriale e tale deve rimanere. Anche i video (nonostante non ne abbia caricati qui) sono molto belli, fluidi, ben stabilizzati.

Quotidianità

Provo a farti la conta di ciò che più mi manca rispetto al passato e ciò che c’è su Galaxy S6, che quindi posso sfruttare quando voglio. Nessuna polemica, semplicemente quelle differenze nella customizzazione che, chi mi conosce sa bene ormai, non apprezzo mai, prediligendo una esperienza pura di Android, come pensato, voluto e sviluppato da Google.

Not ready to Cast

Quando ho portato Google Chromecast in casa, sostituendo la AppleTV 3, ho notato l’immediatezza della condivisione del monitor del mio smartphone verso il televisore della sala, una cosa che ho assolutamente apprezzato e amato, così come l’amavo da iPhone ad AppleTV. Ecco, Samsung non offre la stessa possibilità, manca infatti il pulsante di cast (Trasmetti), qui sostituito con un pulsante “Smart View” che però non equivale affatto, e cerca dispositivi della stessa casa costruttrice, il prodotto Google non è contemplato.

Per poter aggirare l’ostacolo, sarà necessario utilizzare direttamente l’applicazione di Google, che rimane comunque più scomoda rispetto a qualsiasi altro competitor:

Google Cast
Developer: Google Inc.
Price: Free

È una cosa assai stupida, perché le singole applicazioni come Netflix, Plex o lo stesso Chrome (browser) possono effettuare cast con un singolo clic, con estrema facilità e fluidità massima (parametri che possono cambiare in base alla tua rete di casa, sia LAN che internet). Pensare che questa funzione appartenga a cellulari di fascia ben più bassa, mi delude un po’.

Accessibilità

Ho notato sporadicamente problemi con il sensore luce, che regola automaticamente la luminosità del monitor di Galaxy S6, non sempre reattivo (o addirittura troppo reattivo in altri casi), producendo uno sfarfallio che si nota immediatamente, che sarà possibile bloccare solo se hai la prontezza di andare a togliere la luminosità automatica dalla dashboard superiore di Android.

Samsung Galaxy S6, è un acquisto papabile oggi?

Lo stesso vale per il lettore di impronte, non sempre impeccabile, più spesso impreciso e lento nel riconoscimento rispetto a iPhone ma anche all’ultimo smartphone di Vodafone che ho provato pochissimo tempo fa. Io capisco che si tratta di una generazione antecedente all’attuale, ma giuro che non comprendo come sia possibile fare peggio di iPhone 6 che è nato in contemporanea (anche quest’ultimo ogni tanto è lento, ma mai impreciso). Ho già provato a far rileggere l’impronta del mio pollice destro, ho mosso anche il dito per dargli maggiori informazioni, a nulla è attualmente valso lo sforzo, devo cercare di tenere sempre la stessa identica posizione di sblocco per non avere rogne, altrimenti conviene passare ancora dalla sequenza a monitor.

Ricollegandomi allo sblocco del telefono (o alla semplice lettura delle notifiche) sento anche la mancanza del doppio tocco su monitor, qui inesistente, tornava comodo quando avevo bisogno di leggere l’orario senza necessità di andare a cercare il pulsante laterale di stand-by/accensione. Si vive anche senza, non c’è dubbio.

Sono piccoli problemi di percorso

Li ho avuti anche (i problemi di percorso, nda) con la funzione del DND (Do Not Disturb) che andava in costante crash quando provavo ad accedere alle sue opzioni dalle Impostazioni del prodotto. Ho trovato alcuni riferimenti sul web e nei forum degli utilizzatori, persone che hanno risolto l’anomalia con vere e proprie tecniche Vodoo, magari imitando posizioni del Kamasutra, senza mai però una procedura facilmente riproducibile, che risolvesse una volta per tutte il problema. A nulla sono valsi i miei tentativi di arresto forzato dell’applicazione Impostazioni del telefono o pulizia di cache e dati.

Cosa ho fatto per risolvere l’errore? Bella domanda. Non te lo saprei spiegare. Avevo il DND impostato sul mio precedente telefono, anche Samsung Galaxy S6 ha fatto partire la modalità al vecchio orario prestabilito, da quel momento ho potuto accedere finalmente alle impostazioni della funzione e ritoccare la whitelist dei contatti che possono cercarmi fuori dagli orari concessi a tutti. Assurdo ma vero, contento che ora tutto funzioni correttamente.

In conclusione

Decidile tu. Io ho tratto le mie e sono a metà strada. Non sono positive ma non possono essere per questo motivo negative, c’è una via di mezzo che può essere giusta in base alle aspettative dell’utente finale e alle sue reali esigenze nel quotidiano. Per quello che mi riguarda, probabilmente non avrei concluso l’acquisto (con il senno di poi) ma ero curioso di capire dove fosse arrivata Samsung, soprattutto con S6 e S7 perché ultime punte di diamante di una storia costellata di problemi e lamentele, ma anche di fanboy che difendono il marchio coreano.

Ho voluto dargli fiducia perché gliel’avevo completamente tolta in seguito all’estrema personalizzazione dell’Android a bordo dei dispositivi da loro realizzati, che avevo avuto modo di provare (per lavoro o per pura casualità) in passato. Tanto è rimasta di quella personalizzazione, ma moltissimo è stato standardizzato ed è ora più simile all’esperienza Android pura (ma volendo si possono fare ulteriori passi da gigante). Sarei davvero curioso di capire e toccare con mano ciò che è cambiato con Galaxy S7 ma dubito che il grande marchio ci tenga a darmi ascolto e farmi ricredere, magari attenderò di avere un prossimo colpo di testa, a prezzi più contenuti (perché se c’è un difetto davvero grande di Apple e Samsung, è vendere i loro dispositivi a prezzi molto poco competitivi rispetto al resto del mercato, dimenticando che non si vende il brand, ma il dispositivo che arriva tra le mani del cliente) :-)

Cheers.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato presso Media World (approfittando di una loro offerta), serve scansione dello scontrino? ;-)

Dopo il B50-50, ho messo mano su un Lenovo ThinkPad E560, portatile per PMI anch’esso da 15.6″ disponibile in più configurazioni (processore, scheda grafica, ecc.). Come per l’altra macchina, vi suggerisco di dare un’occhiata a scheda tecnica e prestazioni tenendo conto della panoramica, proprio per la varietà di configurazioni possibili. Ciò che ancora una volta mi interessa fare, è informarti, nel caso tu possegga questa macchina, riguardo i programmi inutili installati a bordo del sistema operativo. Si parla ancora una volta di un Windows 7 Professional OEM Lenovo.

Lenovo: pulire l’installazione di fabbrica di un ThinkPad E540

AlertVale la stessa regola dell’ultima volta: non posso supportare eventuali problemi della macchina nei commenti. Per questo tipo di cose esiste già il forum di supporto di Lenovo, posso solo dare qualche indicazione per il primo utilizzo e pulizia della personalizzazione prima di passare all’utilizzo quotidiano, per cercare di togliere quanta più sporcizia possibile, che di RAM e spazio libero su disco non ce n’è mai abbastanza.

I fondamentali: ripristino immagine

Contrariamente al solito, la chiave da 8GB non mi è bastata. Non avendo a disposizione quella da 16, sono dovuto ricorrere a qualche vecchio DVD-R ancora vergine (che tenevo come repertorio storico sulla scrivania). Un totale di 5 dischi utilizzati, di cui il primo (lo “zero”) masterizzato solo per contenere il necessario all’avvio dell’utility per il ripristino di fabbrica. Dopo di lui, 4 dischi contenenti i dati necessari per riportare allo stato originale il Lenovo E540. Ora i dischi possono andare a finire in magazzino per imperitura memoria.

L’utility per creare i dischi è già installata sul sistema, e parte semplicemente facendo clic sulla partizione di recupero “Lenovo_Recovery“, che dovrebbe corrispondere alla lettera Q visibile in “Computer” (su OS Windows 7). Questa partizione può essere eliminata (recuperando spazio disco) se il supporto di recupero immagine di fabbrica è stato creato e messo al sicuro.

Pulizia del sistema

Ora che sei partito con un sistema “pulito” (si fa per dire) puoi finalmente passare alla vera pulizia dello stesso, rimuovendo programmi inutili che occupano spazio e risorse che potresti investire in tutt’altra cosa, altri tipi di software, non imposti certo da fabbrica.

Parto come al solito con la lista di quelli che puoi pulire senza troppi pensieri. L’elenco non è in ordine alfabetico.

Cancellazione sicura

  • CyberLink PowerDVD 10: dovresti conoscerlo, in caso contrario puoi leggere tutte le informazioni sul prodotto all’indirizzo it.cyberlink.com/products/powerdvd-ultra/features_it_IT.html. Anche stavolta riporto l’alternativa data per il B50-50: ti va di dare un’occasione a VLC?
  • Lenovo Communications Utility: consente di modificare tutte le impostazioni di funzionalità integrate, quali videocamera, microfono e funzioni audio, in un’unica posizione, per ottimizzare l’esperienza relativa a video e VOIP (Voice over Internet). Informazioni disponibili all’indirizzo support.lenovo.com/it/it/downloads/ds028673.
  • REACHit (lenovo.com/us/en/apps/reachit) e SHAREit (shareit.lenovo.com) sono le due applicazioni Lenovo dedicate alla gestione e condivisione di file, in barba a sistemi ben più rodati e robusti come possono essere Google Drive o Dropbox. Cancellali se non li hai mai usati e non intendi farlo, tienili se hai già utilizzato questa tecnologia in passato.
  • Lenovo Warranty Information: poche informazioni (e pure confuse) sul sito ufficiale. Riporto direttamente da fonte esterna: “Lenovo Warranty Information is a program developed by Lenovo. The most used version is 1.0.0005.00, with over 98% of all installations currently using this version. The main program executable is WarrantyViewer.exe. The software installer includes 4 files and is usually about 799.93 KB (819,128 bytes). In comparison to the total number of users, most PCs are running the OS Windows 7 (SP1) as well as Windows 8.“. Esperti ricercatori stanno ancora cercando di capire il senso della sua esistenza, rimuovi in tranquillità.
  • Message Center Plus: ovvero, come ti sostituisco (o almeno ci provo) il Centro di Sicurezza di Windows, avvisandoti riguardo problemi che già il Sistema Operativo notifica abitualmente, tenendo attivo un processo in background che probabilmente non serve ad alcunché. Tutte le informazioni sul prodotto (e i download) sono disponibili all’indirizzo support.lenovo.com/it/it/downloads/ds000885.
  • Lenovo User Guide: facile intuire che si tratta dei manuali di utilizzo del laptop. Pensateci: come un CD driver (per le stampanti o più in generale per le periferiche acquistate presso i rivenditori), anche i manuali salvati in locale su un portatile nascono già obsoleti rispetto a quello che è possibile trovare online.
  • CyberLink PowerDVD Create: vale quanto detto per il B50-50 l’ultima volta. Se hai bisogno di un programma di masterizzazione, ti consiglio di passare a un’alternativa non a pagamento e decisamente più leggera, come InfraRecorder.
  • Lenovo Solution Center: il centro di controllo (pure troppo) dato in pasto a qualsiasi modello Lenovo. In azienda abbiamo deciso di rimuoverlo da ogni nostro portatile, ancora stiamo cercando un problema legato al non averlo a bordo macchina, sappi che non l’abbiamo trovato.
  • Lenovo QuickControl: “consente di controllare il computer in remoto utilizzando lo smartphone. Puoi controllare il cursore del mouse, modificare le impostazioni del secondo schermo e gestire le app e le finestre attive. Lenovo QuickControl richiede l’esecuzione di un’app dedicata sullo smartphone.“, come riportato nella scheda disponibile all’indirizzo support.lenovo.com/it/it/products/laptops-and-netbooks/thinkpad-w-series-laptops/thinkpad-w550s/downloads/ds035726.
  • Lenovo QuickDisplay: informazioni in merito pressoché inesistenti, si trova qualcosa all’indirizzo thinkwiki.org/wiki/Lenovo_QuickDisplay e si capisce che in realtà questo tool serve esclusivamente a sfruttare collegamenti senza fili per trasmettere verso accessori della stessa marca.
  • Lenovo Solutions for Small Business e Lenovo Solutions for Small Business Customizations: un set di utility pensate e sviluppate da Intel per Lenovo, inutile dire che fine gli ho fatto fare (qui puoi trovare maggiori informazioni: support.lenovo.com/it/it/downloads/ds030146#notes).
  • RapidBoot HDD Accelerator: riporto quanto trovato direttamente nel blog di Lenovo, che scrive “RapidBoot uses a collection of proprietary technologies and optimizations, which vary based on the EE 3 system. Smart defragmentation defragments the area of the hard disk drive that contains the boot files used to load Windows®. Defragmenting increases the speed that the data can be accessed and read. HDD accelerator uses system memory (RAM) as a cache for boot files, which allows faster performance.“, motivo per il quale ho scelto di disinstallare il prodotto, considerandolo assolutamente inutile, voglio essere io a deframmentare il disco se e quando necessario (se ne parla anche nel forum di Lenovo).
  • Lenovo Registration: non c’è nulla o quasi di documentato su questo singolo modulo, ma il nome è abbastanza parlante, qualcosa è possibile leggerla sul sito di Should I remove It?
  • Nitro Pro 9: nona versione della suite di lavorare e modificare file PDF (e non solo), tutte le informazioni sono disponibili sul sito web ufficiale. L’ho disinstallato esclusivamente perché non utile all’utente finale, dovrai essere tu a decidere se mantenerlo oppure no. Esistono diverse alternative gratuite, forse non complete come Nitro ma in ogni caso valide.

Quelli a metà strada

  • Microsoft Office: nel senso che sta a voi capire se tenerlo o meno. Si tratta della versione che è possibile attivare o provare per qualche tempo. Per chi ha già un abbonamento Office 365, basterà scaricare l’ultimo pacchetto disponibile dall’area personale, è possibile quindi eliminare questo Office pre-caricato e far spazio al proprio, o magari a OpenOffice.org (se lo utilizzi).
  • Lenovo Active Protection System: un software che dovrebbe proteggere la salute del tuo hard disk nel caso in cui questo riceva uno shock (da caduta, o da impatto), descritto all’indirizzo support.lenovo.com/it/it/documents/ht003517. Un software che diventa inutile nel caso in cui tu vada a montare un disco a stato solido (SSD), forse utile quando si tiene il disco meccanico previsto da fabbrica. Nulla potrà salvarti (per esperienza personale) da una botta imprevista e ben assestata, neanche un miracolo. Scegli quindi il destino di questo tool.
  • Norton Internet Security: un anno di abbonamento sfruttabile per un antivirus che io preferisco non utilizzare. A te la scelta. Puoi sfruttare l’annualità gratuitamente offerta, poi cambiare prodotto, oppure rimuoverlo immediatamente e scegliere la tua soluzione di protezione.

Quelli da non toccare

  • ThinkPad USB 3.0 Ethernet Adapter Driver: un driver che permette di installare all’occorrenza una nuova scheda di rete (e relativa porta) utilizzando una porta USB. Magari non la userai mai, ma è pur sempre un driver già a bordo macchina, puoi passare avanti e non rimuoverlo.
  • ThinkPad UltraNav Driver: tutto ciò che riguarda il touchpad.
  • ThinkPad OneLink Dock: i driver della Docking Station. Trattandosi di serie ThinkPad, può essere attaccato (tramite attacco pinza posta sulla parte bassa della scocca, sotto la tastiera) al suo replicatore di porte, per poter utilizzare agilmente il portatile con un monitor esterno, tastiera, mouse, ecc.
  • Lenovo Power Management Driver: profili di utilizzo energetico del portatile. Puoi lasciarli lì e verificare se possono (o meno) tornarti utili direttamente selezionandoli dal Pannello di Controllo del Sistema Operativo.

Ho citato 4 voci nella possibile installazione custom del tuo E560, in realtà ci sono però più voci, utili ai fini della corretta gestione del portatile. In generale, se non riportate nell’elenco delle disinstallazioni sicure, puoi lasciare vivere i software che trovi in giro nel Pannello di Controllo. Ti consiglio inoltre di tenere sempre aggiornati driver e applicazioni Lenovo sopravvissute tramite System Update (chiamato anche “Lenovo – Aggiornamento e driver“):

Lenovo: pulire l’installazione di fabbrica di un ThinkPad E560

In conclusione

Non dovrei aver dimenticato nulla. Il ThinkPad E540 dovrebbe ora aver recuperato un po’ di spazio disco e della RAM precedentemente utilizzata per tenere in piedi servizi e processi inutili per la quotidianità. Hai altri suggerimenti da integrare nell’articolo? L’area commenti è -come sempre- a tua totale disposizione.