1000 Italy: l’Italia che conosciamo, raccontata a tutti gli altri

Consigli per gli Acquisti

La regia si prende un piccolo break e vi lascia ai consigli per gli acquisti, articoli scritti sempre e comunque dal proprietario della baracca ma -contrariamente al solito- sponsorizzati. Il giudizio è e sarà sempre imparziale come il resto delle pubblicazioni. D'accordo pagare le spese di questo blog, ma mai vendere giudizi positivi se non meritati.

È difficile raccontare l’Italia. Ci siamo nati, continuiamo a crescerci e respirare la sua aria, identificati come “pizza, spaghetti e mandolino” dal mondo, con tutti i nostri problemi e le nostre mille bellezze, siamo e saremo quell’eterno contrasto tra spettacolare e osceno che ci caratterizza ormai da troppo tempo. Eppure, a voler vedere #solocosebelle (come l’hashtag che girava qualche tempo fa su Twitter), abbiamo talmente tanti monumenti, chiese e luoghi di ritrovo che lasciano a bocca aperta, che qualcuno ha ben pensato che fosse necessario raccoglierli e raccontarli tramite fotografie e commenti “a furor di popolo“, scopro così “1000 Italy“, software per iOS e Android.

1000 Italy: l'Italia che conosciamo, raccontata a tutti gli altri

Non chiamatelo Foursquare, non lo è, anche se di check-in si tratta, non potrete farlo per conquistare badge e stickers, lo scopo è quello di informare chiunque utilizzi l’applicazione riguardo le “tappe obbligate” che potrebbero far parte della loro giornata da turista, ma anche quella del cittadino che troppo spesso si distrae e non dà la possibilità alla propria città di stupirlo ancora, vuoi per mancanza di tempo o svogliatezza da weekend post-stress da lavoro. Chiese, musei, ristoranti e qualsiasi altro luogo possa stuzzicare la vostra fantasia, stimolare i vostri sensi, farvi stare “in pace con il mondo“. È come avere una piccola guida senza però l’ingombro della carta, comodamente nel proprio telefono, anche in modalità offline (a pagamento, quest’ultima, per un totale di €5,99).

1000 Italy
Developer: 1000 ITALY LTD
Price: Free
1000 Italy
Price: Free

La forza dell’applicazione sta proprio nel bacino d’utenza: più questo è grande, più saranno i consigli disponibili su qualsiasi posto circondi la vostra posizione attuale rilevata tramite GPS. È altrettanto chiaro che non potrà mai esistere un giudizio oggettivo all’interno del prodotto: ciascuna persona è differente, ciascuno ha i propri giudizi e il proprio metro. Un posto che per me vale una sufficienza potrebbe valere un giudizio molto più positivo per una persona che nello stesso quartiere ha deciso di dire la propria, sarete voi a dover fare da filtro secondo gusti ed esigenze, tempo a disposizione e voglia di lasciarvi trasportare da ciò che non sarete stati voi per primi a giudicare.

Avete a disposizione schede complete con informazioni generiche su ogni specifico luogo consigliato dagli utilizzatori e la possibilità di prenotare (dove possibile) il vostro posto per mangiare un boccone o partecipare ad un qualche spettacolo o semplicemente “metterci il cuore” e tenere da parte quel posto, quel consiglio, per passarci una prima volta o tornarci appena possibile. Completano il quadro il riferimento alla persona che lo ha consigliato con la possibilità di aggiungere ulteriori fotografie, una panoramica sui prezzi in media (se si tratta di un posto dove fare acquisti, di qualsiasi tipo essi siano), orari di apertura, sito web, email e numero di telefono quando disponibili.



Se deciderete di prendere a cuore questo progetto e vi darete da fare consigliando posti, allegando fotografie e informazioni, 1000 Italy vi permetterà di diventare Ambassador: persone in grado di valutare e approvare a loro volta consigli di altri utilizzatori, una sorta di “superuser” che così facendo aiuteranno a smaltire quello che è il lavoro di chi deve verificare che tutto sia in ordine, fruibile per l’utenza, privo di errori. Per ulteriori informazioni potete fare clic sull’immagine poco sopra.

In conclusione

Un’applicazione sicuramente bella e utile per racchiudere in pochi pollici tutti i segreti delle nostre città. Contrariamente a progetti “open” questo diventa a pagamento se ci si vuole evolvere e andare verso un utilizzo più intensivo e ricco di opzioni. Buona l’idea e la realizzazione, lo scopo di lucro quasi disturba ma chiaramente “fa parte del gioco” per chi deve pagare tutto ciò che sta “dietro la regia”.

WatchDog: tenere d’occhio e resettare (quando serve) la propria scheda di rete

Che nulla ha a che fare con il titolo realizzato da Ubisoft ma che comunque “fa brodo“. Lo scenario è sicuramente fuori dal normale ma non improbabile da trovare in giro. Una postazione collegata in WiFi un po’ distante dal router perde di tanto in tanto la connessione (va in hang o addirittura non si ricollega in automatico nonostante le impostazioni corrette in Windows), le cause sono disparate (no, non c’entra la copertura di rete), basta semplicemente riavviare la scheda WiFi per veder ripartire tutto. Sapete che è possibile farlo tramite batch? Il funzionamento è estremamente semplice, qui di seguito il passo-passo.

WatchDog: tenere d'occhio e resettare (quando serve) la propria connessione 1

Prima di partire occorre conoscere il nome assegnato alla propria scheda di rete, quello che tipicamente è impostato a “Connessione alla rete locale (LAN)” in Windows e che nell’immagine qui di seguito io ho rinominato per comodità “eth0” (collegamento con cavo) e “WiFi0” (collegamento wireless):

WatchDog: tenere d'occhio e resettare (quando serve) la propria connessione 2

Lo script pensato e realizzato non fa altro che appoggiarsi ad una delle interfacce di rete da voi stabilita, lanciare un semplice ping (ho scelto il DNS primario di Google viste le rapidissime risposte che questo fornisce) e, nel caso in cui la destinazione non risponda, disattivare e riattivare dopo qualche secondo la scheda di rete, il tutto tenendo traccia delle operazioni eseguite in un piccolo file di log che potrete poi in seguito andare a consultare. Quest’ultimo viene sovrascritto ogni volta che lo script parte così da non crescere a dismisura (considerando che nel mio caso lo script viene eseguito una volta ogni 2 minuti!).

Inutile dire che se la destinazione è raggiungibile lo script lascia tutto com’è e niente verrà riavviato.

Tradotto in codice batch, questo è il risultato (in coda vi spiego qualche dettaglio in più):

@echo off
cls
set INTERFACCIA="wifi0"
set TIMEOUT=10
set IP=8.8.8.8
set LOG="blackhole.log"

echo Arf Arf!

echo %DATE% %TIME:~0,8%: Verifica connessione
echo Interfacce registrate sulla macchina
netsh interface show interface

echo %DATE% %TIME:~0,8%: Verifica connessione > %LOG%
echo Interfacce registrate sulla macchina >> %LOG%
netsh interface show interface >> %LOG%

:Verify
REM Tentativo di connessione a Google (IP), in caso di errore riavvio la scheda di rete.
ping -n %TIMEOUT% -w 1000 -l 0 %IP%
if %errorlevel% EQU 0 goto :OutOfThere

:rebootConnection
echo %DATE% %TIME:~0,8%: Connessione fallita. Tento il riavvio della scheda %INTERFACCIA% ..
echo %DATE% %TIME:~0,8%: Connessione fallita. Tento il riavvio della scheda %INTERFACCIA% .. >> %LOG%
netsh interface set interface %INTERFACCIA% disable
netsh interface set interface %INTERFACCIA% enable

echo %DATE% %TIME:~0,8%~: Ritento connessione, attendere ..
echo %DATE% %TIME:~0,8%: Ritento connessione, attendere .. >> %LOG%
goto Verify

:OutOfThere
echo;
echo %DATE% %TIME:~0,8%: Ultima connessione riuscita.
echo %DATE% %TIME:~0,8%: Ultima connessione riuscita. >> %LOG%
echo; >> %LOG%

:VerifyTViewer
echo;
sc query "TeamViewer" | findstr /I "RUNNING"
if %errorlevel% NEQ 0 sc start "TeamViewer"

Vi prego di stendere un velo di comprensione sull’ “Arf Arf” che fa molto cagnolino all’ingresso, ogni tanto gli porto anche il biscottino per ringraziarlo. Ora però diamo un’occhiata a quello che c’è da sapere:

  • INTERFACCIA: è la scheda di rete da riavviare nel caso in cui il ping non vada a buon fine, occhio al nome, dovete riportare quello esatto, tenerlo tra le virgolette e copiare eventuali parentesi tonde e simili.
  • TIMEOUT: il numero di ping da tentare prima di dichiarare sconfitta e riavviare la scheda di rete, nel mio caso (lo stesso che consiglio a voi) è impostato su 10.
  • IP: l’IP di destinazione da pingare. Come già detto qualche riga più sopra ho voluto utilizzare il DNS primario di Google, voi potete cambiarlo e scegliere altro, in base a preferenza / esigenza.
  • LOG: il file dove andare a scrivere ciò che accade.

Il resto dello script non va toccato, va già bene così. Bisognerà solo fare in modo che questo si attivi in automatico, argomento del prossimo paragrafo.

Al termine dello script c’è un’ulteriore query per verificare che TeamViewer sia attivato perché è lo strumento di controllo remoto installato sul PC. Nel caso in cui non lo fosse, lo script provvederà all’avvio (o almeno ci proverà, salvo errori del programma che sono da analizzare in un secondo momento).

Avvio automatico dello script

Passaggio che possiamo portare a termine tramite il solito Scheduler di Windows. Start / Esegui / “control schedtasks” (seguito da invio, ndr) ed eccoci in console pronti per creare una nuova operazione “di base”. Io ho programmato l’avvio di un programma (il file batch, ovviamente) ogni 2 minuti, ogni giorno, vita natural durante. Il tutto eseguito indipendentemente dalla connessione dell’utente al sistema ma soprattutto con privilegi elevati (quindi amministrativi, con password salvata nello scheduler, altrimenti non potrà mai partire correttamente):

WatchDog: tenere d'occhio e resettare (quando serve) la propria connessione 3

WatchDog: tenere d'occhio e resettare (quando serve) la propria connessione 4

WatchDog: tenere d'occhio e resettare (quando serve) la propria connessione 5

Salvo errori lo script farà il suo lavoro, la postazione sarà in grado autonomamente di riavviare la sua connessione verso il router così da rendersi raggiungibile anche in caso di problemi (risolvibili in questa maniera, ovviamente, tutto ciò esula manco a dirlo dal fatto che la connettività non dia problema alcuno verso internet o il router non faccia scherzi).

Vodafone Smart Prime 6: il test

Accensione, accoppiamento via NFC con un telefono Android già posseduto e passaggio di buona parte delle applicazioni e dei dati salvati, inizia così l’esperienza con Vodafone Smart Prime 6, il nuovo smartphone che Vodafone ha da poco messo in commercio al prezzo di 149,99€, realizzato da Alcatel, e che l’azienda si augura possa essere la scelta di molti che ancora non hanno fatto “il salto” a quella nuova generazione di telefoni che consentono un utilizzo più esteso della rete dati e delle applicazioni in mobilità, svincolando così l’utente dalla solita postazione fissa tipicamente sfruttata in ufficio o in casa, “gli irriducibili“.

Vodafone Smart Prime 6

Design curato, peso più che accettabile, 5 i pollici del monitor HD completamente touch (anche nella parte relativa ai pulsanti standard di Android, che si accendono solo quando necessario), il tutto condito da una batteria da 2500mAh che permette al telefono di arrivare a fine giornata (e anche più) con un utilizzo non smodato delle sue risorse. Taglio molto basso per la memoria disponibile: 8GB, che si riducono a 5 dato che 3 vengono riservati per il sistema. Espandibile tramite microSD (rimuovendo la cover posteriore del telefono che così vi darà accesso anche al vano MicroSIM ma non alla batteria, non almeno senza invalidare la garanzia del prodotto) che permette così di avere un diverso punto di memorizzazione per fotografie, video e applicazioni (non di default, andranno spostate manualmente in seguito all’installazione, ndr).

La scatola chiaramente contiene tutto il necessario per partire e vi proporrà un cavo microUSB, un caricabatterie da muro, auricolari e ovviamente il cartaceo che siamo soliti trovare (condizioni di garanzia, istruzioni di base, ecc.). Questa è la sua scheda tecnica completa nel caso in cui voleste scendere nel dettaglio:

Vodafone Smart Prime 6 1

Punti di forza e debolezze

È  un telefono di fascia medio-bassa accessibile a tutti con un sistema operativo tutto sommato aggiornato (Android Lollipop 5.0.2, la scelta della maggior parte dei produttori che ancora non hanno rilasciato il 5.1 già disponibile su parte dei dispositivi Google), un’interfaccia non troppo modificata che ne consente un utilizzo semplice senza troppi grattacapi (un sincero pianto per chi invece è abituato a qualcosa in più e correrà ad installare Nova Launcher o simili), con un monitor che si comporta bene e che mostra dei colori accettabili, che di certo non brillano ma che nulla fanno mancare all’occhio dell’acquirente, nonostante la luminosità venga gestita da un sensore troppo lento nel regolarla correttamente (si fa prima ad impostarla manualmente e -se necessario- modificarla dal pannello di controllo rapido di Android). Se a questo aggiungete la fotocamera posteriore che nonostante i suoi 8MPixel realizza fotografie ben più che accettabili anche in condizioni di luce scarsa beh, diciamo che non è proprio da tutti in questa fascia (caratteristiche apprezzate anche durante la registrazione di video a 1080p):

Il processore scelto è il Qualcomm MSM8916, in pratica il nuovo SnapDragon 410 a 64 bit che estende le funzionalità del 4G anche ai telefoni di fascia più bassa, una scelta pressoché obbligata per il Vodafone Smart Prime 6. Forse non la migliore perché un processore così prestazionale risulta rallentato su questo hardware, probabilmente a causa di un altro componente (memoria interna?) che fatica a stare al passo. Nonostante tutto funzioni tranquillamente, il sistema risulta lento nella risposta, nell’apertura della schermata ma anche nel banale scorrimento della galleria fotografica salvata sul proprio account Google o in locale.

Buona la ricezione, sia tramite altoparlante integrato che auricolari, leggermente più debole se messo in vivavoce (vi sentiranno bene, voi sentirete poco chi c’è dall’altro lato), buono anche il suo tono parecchio squillante che attrae l’attenzione quando parte la suoneria in arrivo di chiamata. Altra cosa molto gradita e che non avrei sopportato di perdere è il doppio tocco sul monitor per svegliare il telefono dal suo standby, anche se non particolarmente reattivo (fate in tempo a farne 4, di tap).

La RAM, forse uno dei punti di debolezza maggiore. Passare da uno smartphone dotato di 3GB a uno che ne porta soltanto 1 è un duro colpo, devo ammetterlo. Se già la lentezza lamentata qualche riga più su si fa sentire nell’apertura delle applicazioni e durante l’utilizzo standard del telefono, qui si rischia di fare appello a tutta la propria pazienza quando nella fretta si ha necessità di tenere aperto il navigatore e contemporaneamente rispondere ad una telefonata o avviare una ulteriore applicazione. La gestione dei consumi di Lollipop 5.0.2 aiuta ma non troppo (in attesa di 5.1, si spera quanto prima), è fastidioso attendere, lo è ancora di più se si pensa che si è appena passati in una nuova “Casa del 4G Vodafone” per acquistare questo terminale (mi metto nei panni del cliente finale), forse un ulteriore GB avrebbe aiutato, forse una migliore ottimizzazione ed un migliore sfruttamento del processore avrebbero reso Vodafone Smart Prime 6 un “killer-smartphone” nei confronti della concorrenza ma ci si è fermati prima della vittoria, lasciando margine di scelta che sfocia sia nell’ambito Android che in quello Windows Phone.

Fortunatamente nulla da dire sul reparto di ricezione. Il segnale 4G/3G/UMTS/Edge è stabile e non gioca brutti scherzi in fase di chiamata o navigazione (salvo in zone evidentemente non coperte in maniera corretta), così come la gestione delle reti WiFi anch’essa molto stabile anche quando si è un po’ più lontani dall’access point. Il telefono (per chi se lo stesse chiedendo) è sbloccato e non vi impedisce di inserire una SIM di diverso operatore, la configurazione dei parametri di rete verrà ovviamente scaricata subito dopo l’inserimento della scheda (che non richiederà riavvio del telefono come invece succede con Xperia o altri telefoni Android). E questo a ben pensarci è proprio lo scopo di Vodafone stessa: avvicinare sempre più persone ad uno smartphone che possa proiettarli in quella che definiscono la rete 4G più veloce d’Europa (e che crescerà sempre più nei prossimi mesi, considerando i test visti con i miei occhi durante la conferenza stampa, vedi fotografie poco sopra).

In conclusione

È un acquisto da ponderare. Si tratta di un buon terminale che avrebbe potuto fare di più allo stesso prezzo, che si spera possa ricevere un aggiornamento da qui a breve che vada a correggere evidenti errori di ottimizzazione e utilizzo delle risorse e che si, probabilmente è fatto per chi si deve avvicinare per la prima volta ad un mondo che fino ad oggi è stato parzialmente o totalmente sconosciuto. Ci sono alternative, alcune a “cortissimo raggio” dai 150€ (considerando il 149,99 che fa molto Lidl così da non spaventare il possibile cliente) nei due mondi che si rivolgono alla fetta di pubblico maggiore (quella che non è disposta a spendere 1000€ circa per un terminale di fascia alta Apple o Samsung), dipende esclusivamente dalle proprie esigenze e dalla pazienza che si ha a disposizione quando si pretende che lo smartphone risponda in tempi più brevi di quelli dovuti. Nel complessivo non ci si può scostare molto dalla sufficienza.

Aggiornamento 27/5/15
Vi allego (nel caso voleste darci un’occhiata) i PDF delle presentazioni alle quali ho assistito durante la conferenza stampa: qui quella di Fabrizio Rocchio e qui quella di Gianluca Corti.

Firefox: check compatibilità estensioni all’avvio (di una nuova release)

Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

Quarto appuntamento con le modifiche nell’about:config di Firefox che potranno sicuramente tornarvi utili (appuntamento per le 10:30 di ogni sabato mattina di questo mese). Torniamo a parlare di componenti aggiuntivi e più precisamente del controllo che viene fatto partire automaticamente ogni volta che installate una nuova versione di Firefox, quello che si occupa di andare a verificare che tutti i vostri componenti aggiuntivi siano validi per lavorare con quella specifica versione del browser.

mozilla-dinosaur_wallpaper_1920x1200

Alcuni dei componenti aggiuntivi che voi utilizziate potrebbero non esserlo nell’immediato e magari potrebbero ricevere un aggiornamento nelle ore successive al rilascio del software Mozilla. In questo caso evitando il controllo l’estensione non verrà disattivata e voi non dovrete correre a riattivarla in seguito (consiglio valido anche per tutte quelle estensioni che -anche se non aggiornate- continuano a funzionare correttamente nel tempo e nelle versioni di Firefox).

Andate in about:config e -una volta accettate le condizioni- fate clic con il tasto destro in un’area bianca e create un nuovo valore Booleano da chiamare:

extensions.checkCompatibility

Impostando sin da subito il suo valore a false per disattivare il controllo della compatibilità estensioni in fase di avvio di una nuova release di Firefox appena installata.

Rapido e semplice, la modifica è immediata :-)

Attenzione però: nel caso in cui il vostro browser mostri strani comportamenti rispetto al solito il mio consiglio è quello di andare immediatamente a disattivare quelle estensioni non più esplicitamente compatibili con la versione di Firefox in uso, potrebbero essere proprio loro la colpa del malfunzionamento ;-)

In caso di problemi -come sempre- l’area commenti è a vostra disposizione (ammesso che si tratti di qualcosa di relativo all’articolo, ovviamente), altrimenti vi aspettiamo sul forum di Mozilla Italia!

Pogoplug: automatizzare il riavvio di Busybox e di Samba

Pogoplug-series4-hero_FotorDi Pogoplug, Busybox e Samba ve ne ho già parlato abbondantemente in un articolo pubblicato ormai qualche mese fa, oggi vi voglio parlare di un semi-automatismo creato in casa e che vi permetterà di riavviare agilmente il Pogoplug e il Samba a bordo nel caso in cui, per qualche motivo, il disco USB collegato non sia più correttamente visibile (capita sporadicamente).

Nel primo articolo vi avevo proposto PuTTY come metodo di collegamento all’OS Linux a bordo macchina, oggi ho modificato quella scelta per permettere ad un piccolo batch di operare senza ulteriore intervento (o quasi) da parte dell’utente, e senza salvare script a bordo del Pogoplug.

Mi hanno fatto scoprire KiTTY, un fork del più conosciuto progetto di Simon Tatham che permette però di avere a disposizione più opzioni ed anche la possibilità di salvare le credenziali per l’accesso ad una macchina remota Unix-based (e non solo), Pogoplug ovviamente compreso.

KiTTY si scarica gratuitamente da fosshub.com/KiTTY.html, voi dovete solo metterlo in una cartella che Windows è in grado di raggiungere dallo Start / Esegui (basta aggiungere quella cartella nel PATH di sistema) così che lo script (che vedremo dopo) sia in grado di trovarlo senza difficoltà alcuna. Nel frattempo avviatelo per la prima volta e inserite i dettagli di collegamento al Pogoplug come certamente fatto con PuTTY in precedenza, spostatevi nella scheda “Data” (colonna di sinistra, sotto Connection) ed inserite lo username (root) e la password di connessione al device, così da attivare l’autenticazione automatica. Occhio però, questa è un’impostazione che potete mantenere su un PC privato, non certo pubblico, altrimenti chiunque all’interno della famiglia potrà collegarsi facilmente al Pogoplug, anche per sbaglio.

A questo punto salvate il profilo. Potrete così richiamarlo in seguito con un semplice doppio clic (da programma) oppure da prompt dei comandi di DOS con un “kitty -load $NomeProfilo” dove sostituire $NomeProfilo con il nome scelto da voi in fase di creazione di questo stesso profilo.

Da qui alla creazione di un piccolo script che automatizza il riavvio di Busybox, ed in seguito Samba, il passo è davvero breve:

@echo off
REM Ultima modifica 28 apr. 15

echo Riavvio Pogo in corso, attendere.

:RESTART
echo.
start "" kitty -load Pogo -cmd "busybox reboot"
ping 127.0.0.1 -n 10 > NUL
taskkill /IM kitty.exe /F

:SAMBA
echo.
echo Attendere 20 secondi per accedere via SSH e rilanciare Samba ...
ping 127.0.0.1 -n 20 > NUL
start "" kitty -load Pogo -cmd "/opt/etc/init.d/S80samba start"
ping 127.0.0.1 -n 12 > NUL
taskkill /IM kitty.exe /F

:VERIFICA
start "" kitty -load Pogo -cmd "ps | grep smb"

Giusto per capirci: il batch lancia KiTTY e subito dopo esegue un “busybox reboot” per riavviare Pogoplug (grazie all’ulteriore parametro -cmd seguito dall’operazione da lanciare in fase di post-login), termina KiTTY dopo 10 secondi (tramite il Task Manager di Windows) e ne riapre uno nuovo dopo altri 20 secondi così da permettere a Busybox di ripartire correttamente, quindi lancia il già conosciuto “/opt/etc/init.d/S80samba start” per avviare il Samba installato. Una volta chiuso (ancora) KiTTY ne verrà aperto uno “finale” per verificare che il processo di Samba stia girando correttamente, quest’ultima finestra di KiTTY andrà chiusa manualmente (così da permettervi di controllare che tutto sia in ordine o lanciare ulteriori comandi in console in caso di necessità).

Il batch potrà essere lanciato manualmente o in automatico quando andrà in errore la lettura del disco collegato in USB, a vostra discrezione.

Un consiglio prima di concludere. KiTTY può leggere impostazioni personalizzate se all’interno della sua stessa cartella andate ad inserire un file di configurazione. Al suo interno potete indicare i tempi per l’esecuzione dei comandi dopo il login, parametri fondamentali nel caso in cui il batch sopra riportato sia troppo “veloce” nel chiudere le sessioni aperte senza che queste abbiano ancora eseguito i comandi desiderati:

[KiTTY]
initdelay=2.0
commanddelay=0.1
bcdelay=5

Da salvare come kitty.ini e inserire nella stessa cartella del programma come già detto. Nato prendendo spunto dalla pagina ufficiale di riferimento disponibile su 9bis.net/kitty/?page=Automatic%20command&zone=en e che spiega quali valori utilizzare per cercare di far girare al meglio l’esecuzione del KiTTY sulla propria macchina, trovate nello stesso sito web ulteriori documentazioni, riferimenti, esempi e qualsiasi altro dato legato all’utilizzo e alla conoscenza di questo tool alternativo a PuTTY che potrete utilizzare per gestire anche le vostre altre macchine in giro per la rete locale e non.

L’area commenti è -come al solito- a vostra totale disposizione nel caso in cui troviate degli errori, abbiate dubbi o suggerimenti per migliorare il lavoro fatto :-)

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