Powershell: escludere alcune mailbox da un gruppo di distribuzione dinamico

Powershell_512px-GWallQuesito del giorno: avete un gruppo di distribuzione dinamico composto da tutte le caselle di posta che nel campo “Company” riportano un testo ben preciso, il nome dell’azienda (ovviamente). Quest’ultima però possiede anche decine di caselle di posta condivise che non devono ricevere comunicazioni mandate al gruppo poiché risulterebbero doppioni inutili (la mail arriverebbe sia al singolo dipendente che alla casella comune). In un mondo costruito a rigor di logica dovrebbe esserci un’opzione che esclude le caselle di posta condivise dalla creazione del gruppo dinamico ma non è così perché a Microsoft non piacciono le cose semplici.

In un mondo con minore logica si arriva a pensare che creare un Security Group su Exchange, popolato dalle caselle di posta condivise, possa essere dato in pasto al Dynamic Distribution Group per far si che escluda il contenuto da se stesso ma a quanto pare anche questa cosa che è stata documentata su altri blog e sullo stesso forum di Microsoft pare non funzionare, “voce di corridoio”  confermata da chi nello stesso forum fornisce assistenza: community.office365.com/en-us/f/148/t/231233.aspx.

A questo punto mettendo da parte la logica (?) di Microsoft e facendo scendere in campo quella dell’IT di cui fate parte (o magari no) si spera che voi abbiate adottato una nomenclatura ufficiale per creare tutte le caselle di posta condivise, non so, qualcosa del tipo “Nome Azienda S.p.A. – Scopo della casella“. In questi casi c’è ancora una cartuccia da poter sparare e fortunatamente funziona, si basa sull’esclusione di parte del nome (o un nome ben preciso) e potete costruire o modificare il gruppo proprio facendogli rispettare quella regola, andiamo al codice (poi ve lo spiego meglio subito dopo):

Partendo dal presupposto che il gruppo esista già (quindi si userà il Set-DynamicDistributionGroup e non il New-DynamicDistributionGroup, ndr) lo si va a modificare dicendo di mantenere il filtro attivo sul campo Company ma escludendo ciò che nel nome riporta uno specifico testo, nello script di esempio sopra basterà modificare “Parte del nome da escludere o nome preciso*” con ciò che dovete individuare e utilizzare come filtro. Nel mio specifico caso questo codice si sposa benissimo con l’esigenza perché -come già detto qualche riga fa- mi è bastato filtrare “Nome Azienda S.p.A.*” (dove l’asterisco permette di includere tutto ciò che viene inserito in seguito) per modificare il comportamento del gruppo dinamico e ottenere finalmente l’elenco delle caselle dei soli dipendenti.

Per verificare il contenuto del gruppo dinamico vi basterà lanciare due banali istruzioni in Powershell:

Il gioco è fatto e potrà essere riutilizzato tutte le volte che volete. Sia chiaro che al posto dell’asterisco potete mettere un nome ben preciso per escludere solo quello e potrete continuare a inserire altri nomi semplicemente “prolungando” l’istruzione di Set e includendo altri -and (-not(Name -like “TestoDaFiltrare”)) prima che si chiuda la parentesi graffa :-)

USMT: migrazione di profili utente Windows tra differenti domini

Attenzione: articolo ad alto tasso di tecnicismi lavorativi, nerditudine, viaggi mentali che potrebbero non interessare ai più, comunque vada perdete ogni speranza o voi che leggete.

USMT_iconSi tratta di un lavoro fatto più di un anno fa ma che ultimamente sembra essere tornato parecchio utile ancora una volta visto che alcuni degli utenti in azienda hanno subito una migrazione di dominio con la diretta conseguenza del dover migrare anche i dati di profilo sulla loro macchina cercando di perdere zero dati / configurazioni o il meno possibile durante “il salto“. Non ne avevo scritto all’epoca, forse ne avevo migrati talmente tanti che ormai facevo fatica a sopportare ancora le finestre batch del mio script ;-)

In realtà mi rendo conto che potrebbe tornare utile a qualche collega lì fuori o magari ad un utente che ha deciso di spostare i suoi dati su un differente account locale del suo Windows, quindi ve ne parlo volentieri. Tutto ciò che serve è conoscere lo strumento USMT (User State Migration Tool) di Microsoft (descritto qui) e magari una mano (tra script e spiegazioni) che vi permette di risparmiare del tempo per portare a termine l’operazione.

In sintesi

Lo User State Migration Tool (da ora semplicemente USMT per comodità) è uno strumento nativo di Windows 7 e 8 (Trasferimento dati Windows), mai integrato in Windows Xp, che può essere utilizzato anche da interfaccia grafica anche se in maniera un pelo più limitata e guidata. Il modo migliore per sfruttarlo -nello specifico caso dell’articolo- è quello via riga di comando dandogli in pasto un set di istruzioni che lo istruisca sul da farsi. Lo strumento effettua una scansione di tutto ciò che vi servirà trasportare e creerà un unico pacchetto che poi tramite un’operazione inversa permetterà di “esploderne” il contenuto nella nuova location. Nessun lavoro fatto a mano a rischio di errore umano, pensa a tutto lui, voi dovrete solo essere capaci di mettere mano ad un file XML all’interno del quale sceglierete cosa trasportare attraverso la scansione file su disco.

L’installazione di USMT

Per installare USMT basterà semplicemente scaricare uno dei pacchetti che ho caricato su app.box.com/s/7rr9w7e0ybmdsubgl3ol in base al vostro sistema operativo. La versione 4 è stata realizzata per Windows 7, troverete il pacchetto a 32 (USMT4.01_x86) e 64 bit (USMT4.01_x64) insieme alla versione 3 necessaria invece per coloro che stanno ancora utilizzando Windows Xp (InstallUSMT301_x86) e della quale però non ho sotto mano la versione a 64 bit (nell’eventualità voleste segnalarmela nei commenti provvederò a caricarla nella stessa cartella e renderla così disponibile a tutti).

L’installazione si limita al più classico degli avanti-avanti-fine, non è necessario fare altro per il momento e non è necessario neanche conoscere o modificare la cartella di installazione proposta dal setup del software.

Tutto in un XML

Il file XML per effettuare la scansione e il caricamento (in seguito) dei dati è fondamentale se non ci si vuole affidare ad uno standard Microsoft che trasporterà lo stretto necessario. Ho pensato di associare un file XML personale più ricco che possa andare a far compagnia a quello di default. Data la sua lunghezza non lo incollo qui di seguito ma potete trovarlo su Gist all’indirizzo gist.github.com/gioxx/cae18c552cf80e51d0ed.

In breve il file cercherà di trasportare nel file di migrazione:

  • il vostro Desktop (%CSIDL_DESKTOP%);
  • lo “shared Desktop” (o Desktop Pubblico) (%CSIDL_COMMON_DESKTOPDIRECTORY%);
  • eventuali personalizzazioni del menu di Start di Windows (%CSIDL_STARTMENU%) con la sua controparte pubblica come per il Desktop (%CSIDL_COMMON_STARTMENU%);
  • i documenti (%CSIDL_PERSONAL%) insieme alla musica (%CSIDL_MYMUSIC%), le immagini (%CSIDL_MYPICTURES%) e i video (%CSIDL_MYVIDEO%);
  • i preferiti di Internet Explorer (%CSIDL_FAVORITES%);
  • tutti i dati presenti all’interno della cartella %AppData% (%CSIDL_PROFILE%\AppData\*) così da non dover riconfigurare alcuna applicazione già installata sulla macchina. Consiglio di commentare questo blocco nell’eventualità si stia preparando una macchina completamente nuova che potrebbe non avere le stesse applicazioni a bordo, così facendo non porterete con voi dati potenzialmente inutili;
  • la cartella di Dropbox nel profilo personale, ammesso che esista (%CSIDL_PROFILE%\Dropbox\*);
  • la cartella di Google Drive nel profilo personale, ammesso che esista pure questa (%CSIDL_PROFILE%\Google Drive\*);
  • le icone di Quick Launch (%CSIDL_APPDATA%\Microsoft\Internet Explorer\Quick Launch);

È un set di informazioni in più oltre quelle standard (desktop, documenti, ecc.) che sicuramente vi farà piacere portare con voi sul nuovo profilo non costringendovi così a perdere ulteriore tempo per riconfigurare tutto.

I batch

Protagonisti anche loro della migrazione perché vi permetteranno di dimenticare la lunga stringa che serve per mettere in azione sia l’azione di scansione (ScanState) che di caricamento file in seguito (LoadState). Allo stato attuale delle cose non ho avuto tempo di crearne uno solo che possa lanciare la stringa adatta sul sistema adatto, è possibile (ci spero) che io trovi una manciata di minuti per farlo in futuro (lo caricherò qui immediatamente, ovviamente). Per il momento sarete voi che in base all’architettura e al sistema operativo dovrete lanciare quelli che serviranno a portare a termine una corretta migrazione, nulla di complicato sia chiaro, solo più “passaggi da fare a manina“.

Lo ScanState -manco a dirlo- analizzerà ciò che andrà portato via e messo nell’archivio che potrete in seguito caricare tramite il LoadState. L’operazione prevede la lettura del file XML originale previsto dal sistema (con lo stretto necessario) coadiuvato però da quello che ho realizzato io per includere più dati utili ai fini del salto alla nuova macchina o al nuovo utente di dominio:

Questo qui sopra è il codice che può lavorare su un sistema Windows 7 a 32 bit. Potete trovare qui quello per sistemi a 64 bit (sempre 7) e qui quello per Windows Xp (32 bit). Occhio però perché con XP cambiano i nomi di alcune directory e per questo motivo ho dovuto creare un diverso file XML per il trasporto dati, lo potete trovare sempre su gist facendo clic qui.

Al termine dello ScanState il LoadState farà il lavoro “contrario” riportando i dati del vecchio utente sul nuovo. Ancora una volta il codice qui di seguito riporta il caso di un sistema Windows 7 a 32 bit. Trovate qui quello per sistemi a 64 bit (sempre 7) e qui quello per Windows Xp (32 bit). Per Windows Xp serve lo stesso file di migrazione custom che ho citato prima con tanto di collegamento diretto:

Vi ricordo che tutto il pacchetto di script è disponibile per il download in versione sempre aggiornata su GitHub, non c’è quindi bisogno di capire come esportarli uno ad uno da gist ;-)

La migrazione step-by-step

C’è un preciso ordine per tutto, questo metodo con script annessi non fa eccezione. Il motivo principale consiste nel blocco dei file che Windows opera quando si fa il login al dominio sulla macchina. Per poter trasferire correttamente tutti i dati occorre rispettare quindi questa tabella di marcia, così da evitare possibili danni collaterali.

1- Un riavvio pulito

Riavviare (o avviare da spenta) la macchina e collegarsi con un amministratore di dominio (meglio del locale, qualche cartella potrebbe avere permessi più restrittivi). A questo punto si partirà con l’operazione di scansione e salvataggio file dell’utente interessato. Nel caso dello ScanState basterà passargli l’utente dal quale effettuare la lettura. Occorrerà aprire un prompt dei comandi e lanciare semplicemente uno “ScanState dominio\utente“:

ScanState-Windows7_completo

L’operazione di lettura e inserimento dati in archivio potrebbe durare parecchio, tutto dipende da quanti GB di spazio occupa il vostro profilo sul disco locale. Per scoprirlo basterà andare in C:\Users\VOSTROUTENTE e con il tasto destro fare clic sulla cartella, quindi Proprietà. Se i GB cominciano ad andare sempre più in alto toccando quote importanti (pari o superiori ai 10, per capirci *1) propenderei per un taglia-incolla dei dati più corposi (generalmente la libreria musicale e le fotografie, per non parlare dei video) in una cartella temporanea nel disco C: (C:\temp andrà benissimo) per poi -una volta fatto il LoadState atto a caricare i dati precedentemente salvati- riportarli dentro manualmente e di certo più rapidamente rispetto al processo automatizzato di Microsoft, fidatevi, la vostra già labile salute mentale vi ringrazierà.

Ricordate che di default il mio batch scriverà i dati (archivio delle impostazioni e dei vostri file) all’interno di C:\Mig, dove troverete anche un log delle operazioni.

2- La “Terra di Mezzo”: cambio del dominio

Al termine della copia dati si potrà portare il PC nel nuovo dominio (ed eventualmente rinominarla se necessario) e riavviarlo immediatamente per applicare la modifica. Alla prossima richiesta di accesso inserite username e password del nuovo dominio, questo permetterà di creare la cartella di profilo nella quale in seguito andranno copiati i dati, una volta dentro riavviare ancora una volta la macchina. Questo servirà a sbloccare eventuali cartelle bloccate da sistema e permettere quindi una scrittura dati priva di errori.

3- Ricaricare i dati

Ora che la macchina si trova nel nuovo dominio e avete fatto creare la cartella del vostro nuovo profilo si potrà procedere con il caricamento dei dati precedentemente salvati. Fate login con l’amministratore di dominio (del nuovo, manco a dirlo) e -sempre da prompt dei comandi- bisognerà lanciare il LoadState adatto al sistema utilizzato, stavolta dandogli in pasto il vecchio utente di dominio seguito dal nuovo, quindi “LoadState vecchiodominio\utente nuovodominio\utente“, a meno di errori lo script verificherà la presenza del pacchetto dati di migrazione all’interno di C:\mig e partirà con il processo di restore:

LoadState

Come per lo ScanState anche il LoadState necessita dei suoi tempi. Al termine della scrittura dati vi verrà presentato un return code 0 se tutto è andato per il verso giusto, al contrario presenterà a video un errore generalmente accompagnato da un codice che potrete ricercare su Google per trovare il giusto documento di riferimento Microsoft. Per esperienza personale è comune incorrere in alcuni ostacoli che sono poi abbastanza semplici da superare. All’interno dei file XML di migrazione ho incluso alcuni casi e le fonti dalle quali ho preso spunto per portare a termine il tutto (vi basterà aprire quei file con un editor di testo qualsiasi).

In ogni caso sarà necessario effettuare una disconnessione dall’utente attuale per passare su quello di destinazione così da controllare che tutto sia filato liscio. Personalmente vi consiglio un riavvio così da non sbagliare. Noterete che -con una certa soddisfazione- file e impostazioni sono al loro posto, persino l’ordine delle icone sul Desktop sarà lo stesso rispetto a ciò che avete lasciato l’ultima volta sul vecchio account di dominio :-)

Prima di saltellare dalla gioia date comunque un’occhiata all’ultimo capitolo di questo articolo (Note, problemi conosciuti e work-around) per saperne di più sulle tracce che lascia il metodo. Se invece avete riscontrato problemi apparentemente irrisolvibili vi consiglio la lettura del prossimo paragrafo subito qui di seguito.

3/a- Ricaricare i dati tramite interfaccia grafica

Sembra quasi un punto messo lì come fosse un interno di un condominio ed in effetti lo scopo è farvi capire che si può arrivare allo stesso traguardo anche in altra maniera. Windows 7 è il primo SO di Microsoft ad includere infatti una funzionalità nativa per la migrazione dei dati da un diverso PC. Si chiama molto banalmente “Trasferimento dati Windows” ed è possibile avviarlo tramite una banale ricerca nel campo vuoto dello Start. Se avviato senza alcun parametro questo chiederà cosa trasferire e da quale sorgente:

Trasferimento dati Windows

Ciò che forse ignorate è che tramite lo ScanState lanciato un paio di paragrafi fa il batch ha creato un archivio perfettamente compatibile con “Trasferimento dati Windows”, il quale ovviamente è in grado di ripristinarlo saltando a piè pari il LoadState da prompt dei comandi. Questo può tornare molto utile anche quando il LoadState restituisce a video errori non facilmente interpretabili e che magari non si riescono ad aggirare. Basterà fare doppio clic sul “bombolone” di dati che troverete sotto C:\Mig\USMT per lanciare il software e decidere così da che account trasferire i dati (quello per il quale avete lanciato lo ScanState, ovviamente) e su che destinazione (l’utente sul nuovo dominio, altrettanto ovviamente), il tutto sempre rigorosamente come amministratori di dominio o locali della macchina così da non far bloccare particolari file utente che diversamente diventerebbero non sovrascrivibili.

trasferimento-manuale-usmt

Note, problemi conosciuti e work-around

Poca roba eh, niente di bloccante, può tornare però utile sapere certe cose, ho messo qua e la dei riferimenti nell’articolo e ve li spiego meglio in questo paragrafo dedicato:

  • *1: per verifica in maniera più intuitiva e approfondita quali cartelle occupano più spazio nel vostro profilo potete scaricare e utilizzare TreeSize Free, ottima utility che non necessita di installazione. Dategli in pasto una cartella precisa del disco (o l’intero disco, se lo ritenete opportuno) e vi dirà in una manciata di minuti “chi occupa cosa” così da permettervi di intervenire in maniera mirata.

passiamo ora alle piccole pecche che il metodo appena spiegato lascia in giro per il disco:

  • Il vostro sfondo potrebbe non essere quello che avevate lasciato l’ultima volta: tipicamente sostituito da un monocolore decisamente più triste e banale, lo sfondo di Windows potrebbe non essere quello che avete cercato di trasferire. Il perché? Programmi di terze parti, browser e qualsiasi altro software in grado di modificare l’aspetto della vostra scrivania potrebbe aver salvato il file immagine di sfondo in una cartella non contemplata dallo script di trasferimento. Così facendo ovviamente Windows non troverà quel file immagine e non sarà in grado di ridarvi visibilità dell’immagine che avevate scelto come contorno delle icone lasciate sparse sulla schermata principale di Windows. Poco male, basterà ricerca quell’immagine e metterla nuovamente come sfondo del Desktop.
  • Ci vedo doppio! Le raccolte sono duplicate: non siete ubriachi e non avete ancora le allucinazioni. Aprendo l’Esplora Risorse di Windows noterete che le raccolte del sistema (Documenti, Immagini, Video e Musica) saranno accompagnate da altrettante icone con lo stesso nome e il classico “(2)” a fianco. Le raccolte vengono raddoppiate perché create immediatamente al login utente (fatto per la prima volta prima del LoadState). Poco male, vi basterà selezionare le “(2)” ed eliminarle, non perderete alcun dato.
  • Il mio disco si è rimpicciolito, mi sta stretto!: non è proprio così. Dovete sempre ricordare che in questo momento avete pressoché raddoppiato l’occupazione del vostro profilo sullo stesso disco. Il fatto che quel profilo sia su due domini differenti vuol dire che corrisponde anche a due SID differenti (Security IDentifier di Microsoft, ndr). Quando siete sicuri di avere tutto al proprio posto lanciate Start / Esegui / sysdm.cpl e dalla tab Avanzate accedete a Profili utente e -una volta caricata la finestra (portate pazienza)- selezionate e cancellate VECCHIODOMINIO\vostroutente che -quasi certamente- occuperà molto spazio (potete notarlo voi stessi, c’è la colonna di occupazione su disco). L’operazione potrebbe durare diversi minuti e potrebbe essere necessario (in caso di errore per Directory non vuota) andare a cancellare manualmente la cartella in C:\Users. Questo vi permetterà di recuperare lo spazio perso in corso di migrazione dati.

Credo di aver riportato tutto (ma proprio tutto) in questo corposissimo articolo. Potrei quasi scommettere che nessuno è stato capace di arrivare fino in fondo ma sono altrettanto certo che là fuori qualcuno mi ringrazierà, soprattutto se dovesse trovarsi nella stessa situazione / necessità come è stato per me lo scorso anno (e ancora anche questo 2014 per alcune macchine).

Cheers.

Tray di Windows: icone sparite o invisibili? Ecco il fix!

MicrosoftFIX_IT1Mi è capitato raramente in passato, si tratta di un problema tanto fastidioso quanto banale da risolvere. Le icone nella tray di Windows diventano senza apparente motivo invisibili, spariscono, impedendo di fatto l’accesso alle stesse (pensate all’icona della rete che impedisce così di accedere al WiFi o quella del volume, ecc.).

Una situazione molto simile a quella che potete vedere nella figura qui di seguito dove l’icona -appunto- del WiFi sembra essere sparita nel nulla e -di conseguenza- inutilizzabile per verificare lo stato della connessione o per il cambio di rete (ecc.):

NoTrayIcon

Pare che questo problema sia capitato a tante altre persone e i metodi per la risoluzione sono due (fanno la stessa identica cosa), manualmente via regedit o automaticamente passando da uno stupido eseguibile che lo farà per voi, giusto per capirci:

  1. Da Start / Esegui (vale anche tasto Windows + R) digitare “regedit” (senza virgolette, ndr) e premere invio.
  2. Effettuare un backup del registro per la vostra sicurezza: posizionarsi su Computer e fare clic su File / Esporta (salvate il file con il nome che preferite nella posizione che più vi aggrada).
  3. Navigare ora fino alla chiave HKEY_CURRENT_USER\Software\Classes\Local Settings\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\TrayNotify.
  4. Cancellare i valori IconStreams e PastIconsStream.
  5. Da Task Manager (Gestione Attività di Windows, richiamabile anche tramite Ctrl + Shift + Esc o tasto destro sulla barra di Start e Avvia Gestione attività, ndr), andare nella tab dei Processi, individuare e chiudere “explorer.exe“.
  6. Dalla tab Applicazioni fare clic su “Nuova attività“, inserire “explorer.exe” (senza virgolette, ndr) e premere Invio.

Questo dovrebbe far ricomparire tutto il contenuto del vostro Desktop ed eventuali finestre di programmi lasciate precedentemente aperte insieme alle icone nella tray e che prima non erano visibili ;-)

Volendolo fare in batch vi basterebbero queste pochissime righe di codice:

Ho quindi pensato di realizzare il solito eseguibile che con un doppio clic e un invio possa farlo al posto vostro, senza rischio di danni o possibilità di errore. Sviluppato e provato su Windows 7 Sp1 è pienamente compatibile anche con 7 senza Service Pack o Windows 8 / 8.1. Lo trovate già pronto per il download gratuito su app.box.com/s/7lk9d605vhxr5jn2k47o.

Seeweb: l’offerta cloud (Storage e Server)

icon_Cloud26736Mi è stato chiesto di fare una rapida valutazione dei servizi cloud di Seeweb, azienda della quale vi ho parlato anche l’ultima volta riguardo la protezione dei dati. Non che mi piaccia particolarmente limitarmi ad una sola azienda ma un paio di righe posso anche riportarle qui sul blog e riproporre così in salsa “pubblica” ciò che ho inviato a mezzo mail. Giusto per capirci: il chiedere parere sui servizi cloud in questo specifico caso si scinde immediatamente in due perché la stessa azienda -almeno da sito ufficiale- pare offrire sia storage puro che server virtuali, due cose ben distinte dato che si parla di una macchina vera e propria o un semplice spazio dove tenere tutti i propri dati (a movimentazione più o meno alta secondo esigenza).

Il Cloud Storage si basa sullo stesso meccanismo di Amazon S3 ma è chiaramente fatto in Italia con tutto ciò che ne consegue (nel bene e nel male), scrupolosamente definito e limitato nella quantità di spazio a disposizione e numero di letture / scritture eseguibili già comprese nel pacchetto base, un’offerta alla quale porre attenzione se avete progetti medio-grandi che potrebbero richiedere di sforare dalle cifre consentite. In tal caso bisogna “salire di livello” e considerare pagamenti doppi / tripli / ecc. per nuove unità non frazionabili che vadano ad ingrandire il monte di ciò che avete già a disposizione (moltiplicando poi quella cifra per ciascun rinnovo mensile / annuale / …). Di certo acquistare un’offerta come questa per creare il repository delle fotografie di famiglia potrebbe essere controproducente e decisamente più costoso del farsi un account “Pro” presso un qualsiasi distributore consumer (o del tenere a vostro rischio e pericolo il classico hard disk esterno), il pacchetto è ovviamente rivolto a progetti sul web per organizzazioni e aziende ma anche per piccole realtà che vogliono provare a lanciare la propria idea sfruttando già il piede giusto del “non sovraccaricare la macchina utilizzata per tenere in piedi il sito web principale” (rischio spesso non considerato nello schema iniziale di progetto).

Il server virtuale invece (o Cloud Server) è una vera e propria macchina virtuale con risorse immediatamente espandibili (ridimensionabili in generale) secondo esigenze che potrebbero crescere nel tempo ma riservare poche sorprese (e di conseguenza costare relativamente poco) nell’immediato. È una naturale evoluzione dello spazio hosting condiviso e poco sotto un server dedicato (fisico o virtuale che sia) ad alte prestazioni, è una casa ideale per tutti coloro che vogliono partire con qualcosa di medio-piccolo ma sanno già che nel tempo potrebbe crescere senza “particolari preavvisi” ed evitare di rimanere con la gomma a terra che spesso porta gli utenti a cambiare pagina per indisponibilità di servizio. In questo caso Seeweb non è la sola a fare offerte componibili in maniera modulare ma è sicuramente competitiva sul mercato italiano e affidabile grazie all’esperienza e alla disponibilità del personale di supporto. Avendo a disposizione due Datacenter in Italia permette in fase di setup di scegliere la location per il proprio server (cosa non da tutti e sicuramente gradita) oltre ovviamente al sistema operativo (che sia Linux o Windows, quest’ultimo già disponibile in versione 2012 R2), lo spazio disco, la RAM e tutto ciò che riguarda la banda (garantita, sotto penali in caso di disservizi) e con ulteriore possibilità di aggiungere un servizio di HelpDesk sempre a disposizione, backup fatto con Tivoli (IBM) e Plesk come pannello di controllo per chi non vuole “sporcarsi troppo le mani“. Dategli un’occhiata, trovate una scheda già pronta da compilare alla pagina seeweb.it/cloudserver e già da questa sarà possibile ottenere un prezzo finale da pagare mensilmente. Nel momento in cui la macchina non servirà più potrete smettere di pagarla e farla distruggere dai tecnici dell’azienda come “nulla fosse mai accaduto” (si parla di 28€/mese iva esclusa per una macchina di base).

Le offerte sul web non mancano, queste sembrano tutto sommato chiare e con calcoli accessibili per chi ha già un’idea di ciò che cerca o per chi vuole “fare un test di messa in onda“.

Sound Blaster Roar

C’è chi dice che nella botte piccola c’è il vino buono, è evidente che un’affermazione spesso vera possa essere fatta propria da chiunque, aziende comprese. Creative ci ha preso gusto e ancora una volta mi ha messo di fronte ad un prodotto tanto piccolo quanto qualitativamente valido, tanta sostanza racchiusa in un parallelepipedo di solidi materiali e piccole finezze, un peso abbastanza contenuto e un corredo di altoparlanti di tutto rispetto che insieme ad un piccolo e potente subwoofer formano Sound Blaster Roar, la nuova “all-in-one” dell’omonima azienda malese che solo una manciata di tempo fa mi aveva permesso di provare sia Airwave HD che le Evo Zx.

Caratteristiche che -come anticipato- sono di tutto rispetto per un prodotto di fascia medio-alta dal costo parecchio contenuto per ciò che offre (si parla di 150€, dipende dallo store a cui deciderete di appoggiarvi per l’acquisto, può variare arrivando fino a 200€ circa). Doppia amplificazione, un set completo tra alti, bassi e medi sapientemente bilanciati e con la possibilità in qualsiasi momento di modificarne ulteriormente la ricchezza del suono grazie alla funzionalità “Roar” presente sul prodotto e che in maniera del tutto automatizzata equalizzerà l’output audio dandogli maggiore ampiezza. A prescindere dal volume che deciderete di mantenere la qualità sarà sempre altissima, molto gradevole e coinvolgente, e a meno di non trovarsi nell’occhio di un ciclone tra donne urlanti e mucche impaurite non sentirete mai la necessità di alzarlo “a palla (potete essere giustificati solo dalla vostra canzone preferita che passa casualmente nel vostro Spotify).

Sia chiaro: nulla a che vedere con Airwave HD (che occupa una fascia più bassa e molto più accessibile per il cliente finale) ma la Creative ripropone fortunatamente ciò che più si rivela necessario in ogni suo prodotto, dalla tecnologia NFC per accoppiare rapidamente i dispositivi alla possibilità di caricarli tramite un qualsiasi cavo USB attaccato alla presa da muro tanto quanto al PC, sono quelle cose che non possono più mancare all’appello soprattutto oggigiorno, siamo ormai circondati da mille cavi di ogni tipo quando in realtà ne basterebbero ben pochi tra casa, ufficio e automobile, magari tutti microUSB, facilmente “intercambiabili” tra cellulare, auricolare bluetooth e -appunto- casse audio di questo tipo, ma si sa che mettere d’accordo tutti i produttori è più difficile che convincere una top-model ad uscire con voi.

La batteria integrata è decisamente capiente, 6000 mAh che permettono di portare sempre con se questo piccolo sistema audio per dare sfogo alla vostra libreria musicale ma -se dovesse essere necessario- anche collegare il proprio telefono per una ricarica di emergenza. Si, volevo proprio dire quanto scritto: collegando il telefono alla porta USB posta sul retro di Sound Blaster Roar potrete ricaricare ridare vita allo smartphone, utile in casi (spero rari) di emergenza, esistono pur sempre la batterie tampone decisamente più portatili ;-)

La porta USB per ricaricare un device non è la sola chicca che vi viene riservata dal retro del prodotto, è proprio lì che troverete diversi altri “dettagli non trascurabili” che Creative ha incluso in Roar:

Creative Sound Blaster Roar Retro

Potrete riprodurre file MP3, WAV e WMA da scheda MicroSD, collegare una fonte audio tramite un semplice cavo AUX (come spesso già accade per l’autoradio nella vostra vettura) e registrare note audio grazie al microfono integrato che -tra l’altro- vi permette di sfruttare Sound Blaster Roar come vivavoce per lo smartphone, molto comodo se lo state già utilizzando come riproduttore musicale da applicazione e non volete disconnetterlo per effettuare la vostra chiamata. Sia chiaro: sto parlando di smartphone ogni volta ma nessuno vi impedisce di collegare Sound Blaster Roar al vostro PC magari dotato di altoparlanti non troppo performanti direttamente tramite USB.

Sempre sul retro di Roar potete stabilire tramite switch chi può connettersi tramite NFC / Bluetooth e quando. La modalità “LS” stabilisce proprio le modalità di collegamento e ha 3 possibili “posizionamenti“: in posizione 2 (predefinita) permette la connessione di due dispositivi contemporaneamente (in bluetooth), precedentemente accoppiati ed in seguito memorizzati, tenendone in riproduzione uno alla volta (ovviamente). In posizione 1 permetterà l’accesso a un dispositivo precedentemente connesso e memorizzato mentre se disattivato permetterà un accesso libero per tutti. Ciò vuol dire che qualsiasi dispositivo potrà prendere possesso di Sound Blaster Roar tramite connessione bluetooth (decisamente poco consigliata a meno di non voler tenere in uno showroom demo il dispositivo di Creative).

Creative Sound Blaster Roar è un prodotto completo, ad un prezzo tutto sommato giusto e che potrebbe soddisfare le vostre esigenze di qualità e compattezza diventando ancora più completo grazie agli accessori disponibili. Un design ricercato e curato che si traducono in robustezza che traspare anche agli occhi subito dopo aver portato fuori dall’imballo originale il prodotto, un oggetto tecnologico che non faticherà a trovare il giusto posto nella vostra camera, nel vostro appartamento o nello zaino da lavoro (anche se vi porterete appresso un kilo e dieci di peso in più rispetto a prima). Promossa, decisamente.

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