Ci sono cascato?
Ci sono cascato (ancora). Due anni fa ti raccontavo di come avessi felicemente abbandonato Wear OS per mettermi al polso un Garmin Venu 2, dopo un anno passato a inseguire il cavo di ricarica del Fossil Gen 6. In quello stesso articolo però avevo messo nero su bianco (e ora non posso certo tirarmi indietro) che avrei voluto rimettere mano a Wear OS tra qualche tempo, “magari acquistando direttamente lo smartwatch di Google“.
Detto, fatto. L’occasione è arrivata con un test “aperto” al quale mi sono iscritto, che mi ha permesso di acquistare il Google Pixel Watch 5 a un prezzo molto vantaggioso rispetto a quello di listino, a patto poi di recensirlo altrove (questo articolo invece nessuno me l’ha chiesto, ma volevo comunque pubblicarlo visto che mi sono ripromesso di dare un po’ una spolverata al Banco Prova). Al polso oggi ho quindi la versione da 45 mm con connettività Wi-Fi, e ti racconto come mi sto trovando dopo i primi tempi di utilizzo quotidiano.
Perché abbandonare Garmin? Perché il sensore che rilevava quanti piani salivo con l’orologio al polso, aveva deciso di andare in pensione in giovane età. All’improvviso – pur contando correttamente i miei passi, dandomi le giuste notifiche e facendo ancora durare bene la batteria rispetto all’utilizzo – il mio adorato Venu 2 aveva iniziato a dirmi che salivo venti e più piani al giorno, tutti i giorni. Avrei potuto farlo riparare? Posso ancora, non so se lo farò, ma al momento va bene così.
Google Pixel Watch 5
Te lo dico subito, così ci togliamo il pensiero: in linea generale sono assolutamente soddisfatto di questo prodotto. Non è perfetto (ci arrivo), ma la differenza rispetto al Wear OS che avevo lasciato è evidente fin dal primo giorno, e mi ha fatto un po’ tornare in mente quella volta che ho ripreso Android dopo averlo abbandonato in seguito a un test evidentemente non tanto soddisfacente (te la ricordi la recensione del Xperia Z2?).
Wear OS, ma quello fatto bene
Avevo deciso di abbandonare Wear OS perché non mi portava vantaggio alcuno: era lento, limitato, pesante. Indossando però il Pixel Watch la storia cambia, e anche parecchio. Hai un Android praticamente completo, supportato, aggiornato e veloce, con la possibilità di installare applicazioni direttamente dal Play Store senza passare ogni volta dallo smartphone (che se già possiede versioni compatibili con il Watch, le fa ereditare a quest’ultimo molto agilmente, durante la prima installazione e configurazione).
Sotto al cofano c’è un Qualcomm Snapdragon W5 Gen 2 affiancato da un coprocessore Cortex-M55 (quello che si occupa del lavoro “leggero” in background senza dover svegliare il processore principale, ed è uno dei motivi per cui la batteria non evapora come succedeva con il Fossil), 64 GB di spazio e Wear OS 7.0. Google dichiara un 20% di velocità in più rispetto alla generazione precedente: io non ho un Pixel Watch 4 con cui fare il confronto, ma posso dirti che l’orologio non tentenna mai, né mentre scorri tra le app né quando devi pagare in cassa via NFC (e chi ha avuto il Fossil sa benissimo di cosa sto parlando).
C’è poi un dettaglio che apprezzo parecchio: il Pixel Watch riceve i Pixel Drop, gli aggiornamenti periodici con cui Google porta nuove funzionalità su smartphone, auricolari e smartwatch. Non compri quindi un oggetto “fermo” a quello che trovi nella scatola il primo giorno, e alcune delle cose che oggi mancano (ne parliamo più giù) potrebbero arrivare strada facendo. Questo dettaglio però è uno di quelli che potrebbe invecchiare ‘male‘: bisognerebbe parlarne tra qualche tempo, quando il Pixel Watch 5 verrà superato dal 6 e da nuovi progetti di Google, il quale potrebbe far finire questo nel classico cimitero dei compianti.
Per configurare l’orologio, gestire quadranti, notifiche e impostazioni ti serve l’app Google Pixel Watch, mentre per tutto ciò che riguarda salute e attività fisica c’è Google Health (che di fatto prende il posto dell’app Fitbit: se ce l’hai già installata non devi reinstallare nulla). Entrambe solo per Android, perché il Pixel Watch 5 con iPhone non ci parla (e tutto questo è al limite del poetico e dello stupido allo stesso tempo, considerando cosa fa Apple con il suo Watch):
Lo smartwatch è compatibile con la maggior parte degli smartphone con Android 12 o successivo, è chiaro però che dà il meglio di sé con un Pixel (io lo uso insieme al mio Google Pixel 10 Pro, ma non è stata questa la scelta che ha vincolato la mia mossa).
Bello da vedere, piacevole da indossare
Il display è un AMOLED LTPO che Google chiama Actua 360, bombato e protetto da Gorilla Glass 5, che va da 1 a 60 Hz in base a cosa stai facendo e arriva a 3000 nit di luminosità massima. Sotto al sole lo leggi senza dover fare il gesto della mano a visiera e, con il display sempre attivo, scende fino a 1 nit, quindi di notte non ti abbaglia, che rispetto al Garmin è un po’ più di valore aggiunto soprattutto quando accompagno i bambini a letto (e mi tocca rimanerci pure io, con quello più piccolo).
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La cassa da 45 mm è in alluminio, pesa 36,7 grammi senza cinturino e al polso si fa sentire il giusto (chi viene da un Garmin Venu 2 o simile non noterà grandi differenze). Nella confezione trovi il cinturino sportivo in due misure (small e large) e la stazione di ricarica rapida. La versione da 45 mm è pensata per polsi da 150 a 215 mm di circonferenza; se preferisci qualcosa di più piccolo esiste la variante da 41 mm, un filo più leggera (31 grammi) ma anche con una batteria più piccola (ci torno più avanti).
Resiste all’acqua fino a 5 ATM ed è certificato IP68, quindi doccia e piscina non sono un problema. Google sottolinea anche che il Pixel Watch 5 è riparabile, cosa che su un oggetto che costa più di 400 euro non guasta affatto, ma anche in questo caso mi piacerebbe dirti che ‘non voglio scoprirlo‘.
Due parole sulla scelta Wi-Fi o LTE: con la versione LTE l’orologio condivide il numero del telefono (serve lo stesso operatore su entrambi) e puoi ricevere chiamate, messaggi, usare Google Wallet e Gemini anche lasciando lo smartphone a casa. Con la versione Wi-Fi, come la mia, il telefono deve stare nei paraggi (o l’orologio deve essere collegato a una rete Wi-Fi). Io ho preso la Wi-Fi perché era la versione suggerita per il test, ma anche perché – in fondo – senza LTE va benissimo: l’orologio è sempre collegato al mio smartphone, che gli fa da ponte verso Internet. Va bene cambiare ma non esageriamo, le telefonate posso farle ancora dal Pixel Pro o dalla mia macchina (ma ammetto di aver già utilizzato la modalità da orologio, mentre fuori pioveva e io avevo ombrello in una mano e borsa della palestra del figlio più grande nell’altra, comodo, ma avevo quella sensazione di essere Michael Knight in Knight Rider, ed è qui che ti ho dato la bastonata che ti fa capire che siamo vecchi e sulla via del declino).
Salute, sonno e allenamento
Su Google Health finisce tutto: frequenza cardiaca, SpO2, variabilità del battito, frequenza respiratoria, temperatura cutanea, sonno e allenamenti. C’è l’app ECG per il controllo della fibrillazione atriale, il Punteggio del sonno, il Brief mattutino che appena sveglio ti presenta i dati della notte (con il meteo della giornata) e una sveglia “intelligente” che cerca il momento migliore per svegliarti all’interno di una finestra che decidi tu. Io la sveglia intelligente non la sto usando perché cerco di prendermi fino all’ultimo secondo al mattino, per dormire quello che non dormo durante la notte causa figli, ma prima o poi le darò una possibilità, l’avevo disabilitata anche sul Garmin.
Sulla carta Google ci ha messo anche cose più ambiziose che tendono a inseguire la mela morsicata: avvisi sull’aumento della pressione sanguigna rispetto ai tuoi valori di riferimento (l’ho configurato da poco e ancora devo capire come funziona), segnali di insulino-resistenza e una funzione di rilevamento delle emergenze respiratorie che può avviare una chiamata di soccorso se rileva un calo persistente dell’ossigeno e tu non rispondi (ho configurato già anche queste ma spero davvero di non doverle mai utilizzare e testare, perdonami se non ti dico come si comportano).
Per gli allenamenti c’è un GPS a doppia frequenza (GPS, Galileo, Glonass, Beidou, QZSS), più di 50 attività tracciabili, indicazioni vocali in tempo reale e la possibilità di costruirti schede personalizzate (ripetizioni, pesi, timer di riposo). In confezione trovi anche 3 mesi di Google Health Premium, che sblocca il coaching personalizzato basato su Gemini. Confesso che il coach non l’ho ancora provato e i 3 mesi di Premium in regalo non li ho nemmeno attivati: per ora sto facendo tutto con quello che Google Health offre di base, e non sento la mancanza di nulla. Tutte quelle volte che mi metto a camminare, anche solo per coprire la distanza tra casa e le scuole dei ragazzi, vengo tracciato e il risultato portato nel mio calendario delle attività. Su Garmin succedeva molto meno spesso ed ero costretto a tenerlo in una modalità molto più esosa di batteria per poter attivare il rilevamento di queste attività.
Gemini al polso
Ti basta alzare il polso e parlare per interagire con Gemini, e il quadrante “smart” prova a giocare d’anticipo mostrandoti informazioni utili quando servono (il volo, l’orario di arrivo e simili). Qui però arriva la mia prima nota stonata: Gemini non è ancora quell’assistente che permette davvero di fare qualsiasi cosa partendo dal polso, nonostante in alcuni casi d’uso quotidiano sarebbe davvero perfetto. Non è un problema dell’hardware, sia chiaro, ed è una di quelle cose che i Pixel Drop potrebbero sistemare nel tempo.
Funziona invece benissimo tutto quello che ruota attorno all’ecosistema Google: far squillare il telefono quando non lo trovi, usare l’orologio come telecomando di Google TV, scattare foto con lo smartphone toccando due volte l’orologio, gestire la musica (Spotify compreso) direttamente dal polso. Ci sono anche dei gesti con una mano sola, senza toccare lo schermo, comodi quando hai l’altra mano occupata, scomodi quando partono ma tu non volevi davvero farli partire. Personalmente ho scelto di tenere spenta la caratteristica e chiamare Gemini solo tenendo premuto il pulsante sopra la ghiera laterale, altrimenti lo posso ancora chiamare quando sono in auto, parlando all’altro Android integrato.
Quando Gemini integrerà anche l’invio di un’e-mail o di un più banale messaggio WhatsApp/Telegram (lo posso fare da smartphone, maledizione, permettimelo anche da polso), allora inizierà a essere decisamente più utile (se poi già lo fa e il pirla sono io, fammelo sapere, ogni feedback è utile, magari imparo qualcosa di nuovo).
Sicurezza
Rilevamento cadute, rilevamento incidenti stradali, condivisione della posizione con i contatti scelti e il Controllo di sicurezza (imposti un timer quando esci a correre da solo e, se non rispondi alla scadenza, la tua posizione viene inviata ai contatti di emergenza). Google parla anche di comunicazioni satellitari SOS e di rilevamento della perdita di battito. Sulla mia versione Wi-Fi sono riuscito a configurare ogni servizio di emergenza senza problemi e (per quanto ho capito) in questo caso l’orologio si appoggia allo smartphone per comunicare, quindi l’LTE potrebbe non essere strettamente un requisito.
Cosa non mi convince
Quello che mi manca (rispetto per esempio al mio Garmin precedente) è un blocco monitor intelligente, perché capita abbastanza spesso che mentre lavori ti ritrovi a navigare tra le schermate delle app e del sistema senza volerlo. L’unico blocco disponibile è quello da attivare in acqua, che però rende l’orologio di fatto “inutilizzabile” finché non lo sblocchi. Con dei bambini questa cosa ‘peggiora’, se uno dei due si mette a giocare con l’orologio al mio polso, ecco che mi tocca correre ai ripari abbastanza rapidamente.
E la batteria?
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Google dichiara per il 45 mm fino a 40 ore con display sempre attivo (72 ore in modalità di risparmio energetico) e una ricarica rapida che porta all’80% in circa mezz’ora e al 100% in circa un’ora. Se stai pensando alla versione da 41 mm, tieni presente che lì si scende a 30 ore con display sempre attivo (48 in risparmio energetico).
Devo riconoscere che il consumo è ben bilanciato (me ne rendo conto in base a quanto e cosa utilizzo sull’orologio ogni giorno), ma resta il fatto che no, non mi mancava l’ennesimo gadget tecnologico da caricare così spesso. Rispetto al Garmin Venu 2, che arrivava agilmente a un paio di settimane, il Pixel Watch 5 lo carico almeno tre volte tanto. È il prezzo da pagare per avere un Wear OS completo al polso, lo so, ma chi viene dal mondo Garmin se ne accorgerà subito. Posso però confermare la bontà della velocità di ricarica, soprattutto perché approfitto dei tempi alla scrivania proprio per ridare energia al Pixel Watch 5, me la fa pesare molto meno.
Accessori
Di tutto e di più, ogni cosa è facilmente reperibile. Io ho tolto di mezzo il cinturino originale perché non sono grande cultore dei cinturini sportivi in gomma, mi sono rivolto alla mia sempre amata Spigen ancora una volta. Per capirci:
Io in questo momento sto indossando il cinturino a strappo Athlex Air nero e grigio, devo ancora trovare il tempo di applicare la protezione sulla ghiera sperando che serva davvero a qualcosa, anche se sembra avere una gran bella solidità, quello che mi fa più paura è il graffio.
Google Pixel Watch 5: in conclusione
Penso tu abbia capito. Il Pixel Watch 5 è la prova che Wear OS, se hardware e software li fa la stessa azienda, può funzionare davvero bene. È veloce, elegante, completo, ricco di funzioni per la salute e ben integrato con il resto dell’ecosistema Google (soprattutto se hai uno smartphone Pixel). Il prezzo di listino parte da 419 euro sul Google Store per la versione da 41 mm Wi-Fi, e non è certo un acquisto d’impulso (tieni d’occhio Amazon, dove i prezzi tendono a ballare nel corso delle settimane, soprattutto adesso che ci avviciniamo al Black Friday).
La valutazione finale si ferma a 4 stelle su 5: non tocca il massimo per quel blocco schermo che manca, per un Gemini che al polso deve ancora crescere e – soprattutto – per una batteria che, per quanto ben gestita, ti costringe a pensare alla ricarica molto più spesso di quanto fossi abituato a fare. Se però accetti questo compromesso, è uno smartwatch che difficilmente ti farà rimpiangere la scelta.
Al solito, se hai domande in merito al prodotto e a questo articolo, ti basta usare l’area commenti poco più giù :-)
#KeepItSimple
Scheda tecnica disponibile all’indirizzo store.google.com/it/product/pixel_watch_5_specs, Claude mi ha aiutato a portare i punti salienti direttamente qui nell’articolo, così mi ha reso la vita più semplice durante la stesura.
Disclaimer (per un mondo più pulito)
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta - come sempre - i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere. Riporto i fatti a prescindere dal giudizio finale.
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Prodotto: mi sono tuffato in un test "aperto" e ho scelto di acquistarlo a un prezzo molto vantaggioso rispetto a quello di listino, a patto poi di recensirlo (no, non qui sul blog, qui ho deciso io di pubblicare un articolo ad-hoc, mi andava così!).
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