RIGHTS-DEFEND, PNGTREE e il solito giochino delle e-mail di “violazione del copyright”

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A dicembre 2023 avevo raccontato la mia esperienza con CopyTRACK, una società che mi aveva contestato l’uso di un’immagine sul blog chiedendomi un risarcimento. Alla fine avevo dovuto coinvolgere un avvocato e un collaboratore, spendendo di tasca mia per “mettere in chiaro” la situazione, nonostante questo blog non abbia mai avuto finalità commerciali.
Speravo onestamente che fosse finita lì, sbagliavo. È successo di nuovo. Anzi, due volte a voler essere precisi, in due modalità diverse. Racconto entrambi i casi, perché secondo me è utile a chiunque gestisca un blog o un piccolo sito personale, ricordo invece a chi gestisce questo tipo di pubblicazione con finalità commerciali che la storia cambia, e di molto, e che quindi è difficile prendere queste mie esperienze come base per muoversi contro queste contestazioni.

Il 27 maggio 2026 ricevo una e-mail da RIGHTS-DEFEND, che si presenta come il braccio operativo di RD Legal GmbH, società con sede a Berlino, che dichiara di agire per conto di un cliente (“RAWF8”) titolare dei diritti su un’immagine che avrei riprodotto sul blog senza autorizzazione, a partire dal 23 ottobre 2025.

Il tono è quello classico di questo tipo di comunicazioni: riferimenti alla direttiva europea 2004/48/CE, richiami a sentenze della Corte di Giustizia UE, un “numero di caso” (645DFB) e un invito a fornire informazioni entro 15 giorni. In mancanza di risposta, mi viene proposta una scelta tra un risarcimento di 350€ o una “licenza annuale” da 481,50€ per sanare la posizione.

Fin qui, praticamente lo stesso copione di CopyTRACK. Cambia il marchio, cambia la sede legale dichiarata, ma il meccanismo è identico: e-mail automatizzate, importi “flessibili” (nella loro stessa mail spiegano candidamente come li calcolano, partendo da un prezzo di mercato e poi riducendolo “per rendere vantaggiosa la soluzione transattiva“), e una scadenza breve per mettere pressione.

C’è però un dettaglio interessante, che vale la pena notare: nella loro comunicazione, RIGHTS-DEFEND include una clausola che recita più o meno così: se ritenete che il vostro sito sia gestito a titolo personale e senza finalità commerciali, potete inviare la documentazione necessaria affinché il caso venga rivalutato, perché “RD Legal intende perseguire solo i siti con finalità commerciale”.

Ho usato esattamente questa clausola per difendere la mia posizione.

La risposta

Ho risposto con una e-mail che:

  1. Dichiarava esplicitamente che gioxx.org è un blog personale, pubblico, senza pubblicità né sponsorizzazioni, gestito e finanziato a mie spese, richiamando la loro stessa clausola sui siti non commerciali;
  2. Confermava la rimozione immediata dell’immagine contestata (l’ho sostituita con una generata via AI, per eliminare qualsiasi possibile titolare terzo);
  3. Spiegava le circostanze: l’immagine risultava diffusa online, senza watermark né indicazioni di paternità, su un numero elevato di siti terzi, anche con date antecedenti a quella che loro indicavano come “violazione”, elemento che mi aveva indotto in buona fede a considerarla di libero utilizzo;
  4. Chiedeva a loro la documentazione della titolarità dei diritti e del mandato, cosa che loro stessi dichiaravano disponibile su richiesta;
  5. Chiariva che sarebbe stata la mia unica risposta, citando esplicitamente il precedente CopyTRACK e definendo la loro richiesta come “pesca a strascico”, una contestazione standardizzata più che una verifica puntuale del singolo caso.

Non ho offerto nessuna documentazione aggiuntiva “a comprova” della natura non commerciale del sito: è pubblico, chiunque può verificarlo da sé. Non ho pagato nulla, né in denaro né accettando la “licenza”.

Risultato: nel giro di un giorno, RIGHTS-DEFEND ha chiuso il caso. Testualmente: “Abbiamo esaminato le informazioni fornite e deciso di chiudere la richiesta 645DFB.” Nessuna controproposta, nessuna richiesta di ulteriore documentazione, nessuna insistenza.

Caso 2: PNGTREE, la variante “compra il nostro abbonamento”

Mentre gestivo il caso RIGHTS-DEFEND, mi è arrivata una seconda contestazione, di tipo completamente diverso: Pngtree Graphic Design Limited, il sito di grafica/immagini stock pngtree.com, mi contesta l’uso di un’immagine di sfondo su un post del 2017 (quello su macOS e Time Machine), sostenendo che sarebbe protetta dai loro diritti.

Qui il meccanismo cambia registro: non viene chiesto un risarcimento in denaro con importo fisso, ma viene proposto di acquistare il loro “Enterprise Pro Plan”, un abbonamento commerciale, come “soluzione amichevole” per sanare la presunta violazione. Di fatto, una minaccia di violazione del copyright usata come leva di vendita per un prodotto a pagamento.

Il primo sollecito, arrivato il 26 giugno, dava un termine di 7 giorni; il secondo, arrivato il giorno stesso in cui scrivo questo post, riduce il termine a 3 giorni e minaccia “l’avvio di ulteriori procedimenti giudiziari” in assenza di risposta.

Il dettaglio che rivela tutto, però, è nell’intestazione stessa delle e-mail: si aprono con “Gentile Gioxx’s Wall,”, non il mio nome, ma con ogni evidenza un campo di un sistema di mail-merge automatizzato andato storto, probabilmente popolato facendo scraping di un titolo di pagina o un feed senza nemmeno controllare il risultato. Non è una verifica mirata sul mio sito: è una campagna di massa che spara e-mail a raffica sperando che qualcuno, spaventato dai termini legali, tiri fuori la carta di credito per comprare un abbonamento che probabilmente non gli serve nemmeno.

In questo caso ho scelto semplicemente di rimuovere l’immagine e non rispondere affatto. Non c’è nessuna clausola per siti non commerciali da poter invocare, nessun numero di caso tracciabile in un portale serio, nessun riferimento normativo specifico: solo una minaccia generica agganciata a un tentativo di upselling. Rispondere avrebbe solo confermato che l’indirizzo e-mail è “vivo” e reattivo, il miglior modo per garantirsi altri solleciti in futuro.

Come riconoscere questi schemi

Con tre casi diversi ormai alle spalle (CopyTRACK, RIGHTS-DEFEND, PNGTREE), qualche pattern comune inizia a essere chiaro:

  • E-mail automatizzate, spesso inviate tramite servizi di massa (Amazon SES, Zendesk, sistemi di mail-merge cinesi via QQ/Tencent nel caso PNGTREE) piuttosto che da un vero ufficio legale che ha esaminato il caso singolarmente;
  • Riferimenti normativi altisonanti (direttive UE, sentenze della Corte di Giustizia) usati più per intimidire che per sostanziare la specifica contestazione;
  • Importi “flessibili”, calcolati apposta per essere abbastanza bassi da convincere a pagare piuttosto che rischiare grane, ma senza alcuna verifica reale del danno subito;
  • Scadenze brevi e pressanti (15 giorni, 7 giorni, 3 giorni) per non dare il tempo di riflettere o informarsi;
  • Nessuna verifica genuina della titolarità dei diritti, salvo la promessa di fornirla “su richiesta”, richiesta che, guarda caso, nessuno dei due casi ha mai davvero dovuto evadere, perché entrambi si sono fermati prima;
  • A volte, come nel caso PNGTREE, sintomi tecnici evidenti di una campagna automatizzata (campi di personalizzazione non compilati, provenienza da infrastrutture di mail bulk, strumenti che di solito si prestano per DEM – Direct E-mail Marketing, quindi per campagne pubblicitarie più che altro).

Una lezione, in parte, anche per me

Va detto con onestà: nella maggior parte dei casi che mi sono capitati, le immagini erano state prese in buona fede, senza verificare con attenzione la licenza d’uso specifica, magari perché giravano ovunque, senza watermark né indicazioni di paternità, e sembravano “di uso comune”. Avrei dovuto stare più attento? , è una frase sempre vera, e vale la pena ripeterla: prima di usare un’immagine trovata online, controlla sempre la licenza, o meglio ancora usa risorse esplicitamente rilasciate come royalty-free/libere da diritti commerciali (o di cui possiedi tu stesso i diritti), oppure – comodissimo ormai – generatele con l’IA, così non c’è alcun titolare terzo a cui rispondere.

Detto questo, la mia disattenzione non giustifica il modo in cui queste società operano. Un conto è essere contattati da un vero titolare dei diritti che chiede, in buona fede e con proporzione, di rimuovere un contenuto o di regolarizzarne l’uso; un altro è ricevere e-mail automatizzate, pensate per intimidire chiunque si trovino davanti, un blog personale o una multinazionale, non fa differenza, con importi calcolati a tavolino per “convenire” pagare piuttosto che verificare, o addirittura minacce di violazione usate come leva di vendita per un abbonamento. Queste società nascono come funghi proprio perché il modello funziona: bastano pochi destinatari spaventati su mille che pagano per rendere l’operazione redditizia, a prescindere dalla fondatezza reale delle singole contestazioni. Attenzione alle immagini che usi, quindi, ma senza sensi di colpa se ti capita comunque di finire nel mirino di uno di questi schemi: la responsabilità di chi specula sulla paura resta comunque loro, non tua.

Cosa fare se ti arriva una e-mail simile

Non sono un avvocato, e questo non è un parere legale, è il racconto della mia esperienza. Ma se gestisci un blog o un sito personale senza finalità commerciali, questi sono i punti che hanno funzionato per i miei casi:

  1. Non pagare subito, e non fatevi farti dal panico per le scadenze brevi: sono pensate apposta per farti reagire d’istinto.
  2. Rimuovi l’immagine contestata, indipendentemente da come intendi procedere: riduce qualsiasi pretesa di “danno continuativo” e dimostra buona fede.
  3. Se il sito è genuinamente non commerciale, dillo chiaramente, molte di queste società (RIGHTS-DEFEND lo dichiara esplicitamente) non intendono perseguire siti personali, e non serve fornire “prove”: se il sito è pubblico, chi vuole può verificarlo da sé.
  4. Chiedi a loro la documentazione della titolarità dei diritti e del mandato ad agire, è un modo legittimo per capire se dietro la richiesta c’è qualcosa di concreto o solo un tentativo generico.
  5. Non promettere pagamenti né ammettere violazioni nella tua risposta.
  6. Fai attenzione ai segnali di campagna automatizzata: saluti generici o rotti, mancanza di riferimenti puntuali al tuo caso specifico, proposte di “risoluzione” che coincidono guarda caso con un prodotto a pagamento della stessa azienda mittente.
  7. Tieni traccia di tutto: screenshot, e-mail, date. Se la questione dovesse davvero degenerare, avrai già il materiale pronto per un eventuale legale, e il lavoro (e il costo) sarà molto più contenuto.

Se sei arrivato a questo mio articolo perché hai ricevuto una e-mail simile da RIGHTS-DEFEND, PNGTREE, CopyTRACK o qualche altra sigla del genere: non sei solo, e nella stragrande maggioranza dei casi non serve tirare fuori il portafoglio.

#KeepItSimple

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A dicembre 2023 avevo raccontato la mia esperienza con CopyTRACK, una società che mi aveva contestato l’uso di un’immagine sul blog chiedendomi un risarcimento. Alla fine avevo dovuto coinvolgere un avvocato e un collaboratore, spendendo di tasca mia per “mettere in chiaro” la situazione, nonostante questo blog non abbia mai avuto finalità commerciali.
Speravo onestamente che fosse finita lì, sbagliavo. È successo di nuovo. Anzi, due volte a voler essere precisi, in due modalità diverse. Racconto entrambi i casi, perché secondo me è utile a chiunque gestisca un blog o un piccolo sito personale, ricordo invece a chi gestisce questo tipo di pubblicazione con finalità commerciali che la storia cambia, e di molto, e che quindi è difficile prendere queste mie esperienze come base per muoversi contro queste contestazioni.

Il 27 maggio 2026 ricevo una e-mail da RIGHTS-DEFEND, che si presenta come il braccio operativo di RD Legal GmbH, società con sede a Berlino, che dichiara di agire per conto di un cliente (“RAWF8”) titolare dei diritti su un’immagine che avrei riprodotto sul blog senza autorizzazione, a partire dal 23 ottobre 2025.

Il tono è quello classico di questo tipo di comunicazioni: riferimenti alla direttiva europea 2004/48/CE, richiami a sentenze della Corte di Giustizia UE, un “numero di caso” (645DFB) e un invito a fornire informazioni entro 15 giorni. In mancanza di risposta, mi viene proposta una scelta tra un risarcimento di 350€ o una “licenza annuale” da 481,50€ per sanare la posizione.

Fin qui, praticamente lo stesso copione di CopyTRACK. Cambia il marchio, cambia la sede legale dichiarata, ma il meccanismo è identico: e-mail automatizzate, importi “flessibili” (nella loro stessa mail spiegano candidamente come li calcolano, partendo da un prezzo di mercato e poi riducendolo “per rendere vantaggiosa la soluzione transattiva“), e una scadenza breve per mettere pressione.

C’è però un dettaglio interessante, che vale la pena notare: nella loro comunicazione, RIGHTS-DEFEND include una clausola che recita più o meno così: se ritenete che il vostro sito sia gestito a titolo personale e senza finalità commerciali, potete inviare la documentazione necessaria affinché il caso venga rivalutato, perché “RD Legal intende perseguire solo i siti con finalità commerciale”.

Ho usato esattamente questa clausola per difendere la mia posizione.

La risposta

Ho risposto con una e-mail che:

  1. Dichiarava esplicitamente che gioxx.org è un blog personale, pubblico, senza pubblicità né sponsorizzazioni, gestito e finanziato a mie spese, richiamando la loro stessa clausola sui siti non commerciali;
  2. Confermava la rimozione immediata dell’immagine contestata (l’ho sostituita con una generata via AI, per eliminare qualsiasi possibile titolare terzo);
  3. Spiegava le circostanze: l’immagine risultava diffusa online, senza watermark né indicazioni di paternità, su un numero elevato di siti terzi, anche con date antecedenti a quella che loro indicavano come “violazione”, elemento che mi aveva indotto in buona fede a considerarla di libero utilizzo;
  4. Chiedeva a loro la documentazione della titolarità dei diritti e del mandato, cosa che loro stessi dichiaravano disponibile su richiesta;
  5. Chiariva che sarebbe stata la mia unica risposta, citando esplicitamente il precedente CopyTRACK e definendo la loro richiesta come “pesca a strascico”, una contestazione standardizzata più che una verifica puntuale del singolo caso.

Non ho offerto nessuna documentazione aggiuntiva “a comprova” della natura non commerciale del sito: è pubblico, chiunque può verificarlo da sé. Non ho pagato nulla, né in denaro né accettando la “licenza”.

Risultato: nel giro di un giorno, RIGHTS-DEFEND ha chiuso il caso. Testualmente: “Abbiamo esaminato le informazioni fornite e deciso di chiudere la richiesta 645DFB.” Nessuna controproposta, nessuna richiesta di ulteriore documentazione, nessuna insistenza.

Aggiornato

Il (non) colpo di scena: COPYTRACK e RIGHTS-DEFEND sono la stessa società

Lo scorso 10 luglio mi arriva una terza contestazione, evidentemente hanno aperto le gabbie. Mittente dichiarato: COPYTRACK (ma te guarda chi è ricomparso da dietro il cespuglio!), con un nuovo numero di caso (5CDADC) e un nuovo presunto cliente titolare dei diritti (YayImages), relativa questa volta a un’immagine caricata nel 2020 su un’altra pagina del blog.

Fin qui, niente di particolarmente sorprendente: sarebbe stato semplicemente il quarto episodio di questa storia. Poi però scorro fino in fondo l’e-mail, arrivando al footer dove trovo questi dati:

RD Legal GmbH (COPYTRACK) – Saarbrücker Str. 18, 10405 Berlino, Germania – Registro delle imprese: Amtsgericht di Charlottenburg – Numero di iscrizione: HRB 173269 B, Amministratore: Michael Schmitt – Partita IVA: DE305466114

Sono esattamente gli stessi dati, identici in ogni singolo campo, del footer che avevo ricevuto un mese prima nell’e-mail firmata “RIGHTS-DEFEND” (caso 645DFB, quello raccontato più sopra). Stesso indirizzo, stessa iscrizione al registro delle imprese, stesso amministratore, stessa partita IVA.

In altre parole: COPYTRACK e RIGHTS-DEFEND non sono due società concorrenti che si occupano dello stesso “mercato” della tutela del copyright, sono la stessa identica entità legale, che opera sotto due marchi commerciali diversi, e che nel giro di qualche settimana ha mandato al mio stesso sito due contestazioni separate, con due numeri di caso diversi, due “clienti” diversi, presentandosi come se fossero due mittenti indipendenti.

Surprised Pikachu
Surprised Pikachu GIF from Surprised GIFs

Questo cambia parecchio la prospettiva sull’intera vicenda. Non si tratta (solo) di un mercato con molti attori simili che usano tattiche simili, evidentemente si tratta anche, almeno in parte, dello stesso attore che moltiplica le proprie identità commerciali per aumentare le probabilità che qualcuno, prima o poi, paghi qualcosa, magari proprio perché non riconosce la seconda comunicazione come collegata alla prima già gestita. Chi ha già affrontato una contestazione COPYTRACK e l’ha vista sparire potrebbe abbassare la guardia di fronte a un nuovo mittente con un nome mai visto prima, invece di riconoscere lo stesso “avversario” già affrontato.

Nella mia risposta a questo terzo caso ho aperto proprio segnalando questa coincidenza – con tanto di dati a confronto – insieme al fatto che si trattava già della mia terza comunicazione di questo tipo negli ultimi anni. Vedremo come va, ma sospetto fortemente che l’esito sarà lo stesso delle altre volte.

C’è anche un altro dettaglio, più piccolo ma altrettanto rivelatore, in questa terza e-mail: come “luogo di ritrovamento” dell’immagine non indicano l’articolo specifico in cui compare, ma una pagina di archivio/tag del blog (gioxx.org/tag/posta-elettronica/page/4/), che elenca decine di post diversi. È la prova che il processo è interamente automatizzato: un crawler individua l’immagine tramite riconoscimento visivo, si ferma alla prima pagina utile che ha attraversato per arrivarci, spesso una pagina di archivio, non l’articolo, e genera la contestazione senza che un essere umano abbia mai verificato il contesto specifico. Un vero controllo puntuale cita l’URL dell’articolo, non quello di un indice generato dinamicamente.

Caso 2: PNGTREE, la variante “compra il nostro abbonamento”

Mentre gestivo il caso RIGHTS-DEFEND, mi è arrivata una seconda contestazione, di tipo completamente diverso: Pngtree Graphic Design Limited, il sito di grafica/immagini stock pngtree.com, mi contesta l’uso di un’immagine di sfondo su un post del 2017 (quello su macOS e Time Machine), sostenendo che sarebbe protetta dai loro diritti.

Qui il meccanismo cambia registro: non viene chiesto un risarcimento in denaro con importo fisso, ma viene proposto di acquistare il loro “Enterprise Pro Plan”, un abbonamento commerciale, come “soluzione amichevole” per sanare la presunta violazione. Di fatto, una minaccia di violazione del copyright usata come leva di vendita per un prodotto a pagamento.

Il primo sollecito, arrivato il 26 giugno, dava un termine di 7 giorni; il secondo, arrivato il giorno stesso in cui scrivo questo post, riduce il termine a 3 giorni e minaccia “l’avvio di ulteriori procedimenti giudiziari” in assenza di risposta.

Il dettaglio che rivela tutto, però, è nell’intestazione stessa delle e-mail: si aprono con “Gentile Gioxx’s Wall,”, non il mio nome, ma con ogni evidenza un campo di un sistema di mail-merge automatizzato andato storto, probabilmente popolato facendo scraping di un titolo di pagina o un feed senza nemmeno controllare il risultato. Non è una verifica mirata sul mio sito: è una campagna di massa che spara e-mail a raffica sperando che qualcuno, spaventato dai termini legali, tiri fuori la carta di credito per comprare un abbonamento che probabilmente non gli serve nemmeno.

In questo caso ho scelto semplicemente di rimuovere l’immagine e non rispondere affatto. Non c’è nessuna clausola per siti non commerciali da poter invocare, nessun numero di caso tracciabile in un portale serio, nessun riferimento normativo specifico: solo una minaccia generica agganciata a un tentativo di upselling. Rispondere avrebbe solo confermato che l’indirizzo e-mail è “vivo” e reattivo, il miglior modo per garantirsi altri solleciti in futuro.

Come riconoscere questi schemi

Con tre casi diversi ormai alle spalle (CopyTRACK, RIGHTS-DEFEND, PNGTREE), qualche pattern comune inizia a essere chiaro:

  • E-mail automatizzate, spesso inviate tramite servizi di massa (Amazon SES, Zendesk, sistemi di mail-merge cinesi via QQ/Tencent nel caso PNGTREE) piuttosto che da un vero ufficio legale che ha esaminato il caso singolarmente;
  • Riferimenti normativi altisonanti (direttive UE, sentenze della Corte di Giustizia) usati più per intimidire che per sostanziare la specifica contestazione;
  • Importi “flessibili”, calcolati apposta per essere abbastanza bassi da convincere a pagare piuttosto che rischiare grane, ma senza alcuna verifica reale del danno subito;
  • Scadenze brevi e pressanti (15 giorni, 7 giorni, 3 giorni) per non dare il tempo di riflettere o informarsi;
  • Nessuna verifica genuina della titolarità dei diritti, salvo la promessa di fornirla “su richiesta”, richiesta che, guarda caso, nessuno dei due casi ha mai davvero dovuto evadere, perché entrambi si sono fermati prima;
  • A volte, come nel caso PNGTREE, sintomi tecnici evidenti di una campagna automatizzata (campi di personalizzazione non compilati, provenienza da infrastrutture di mail bulk, strumenti che di solito si prestano per DEM – Direct E-mail Marketing, quindi per campagne pubblicitarie più che altro).

Una lezione, in parte, anche per me

Va detto con onestà: nella maggior parte dei casi che mi sono capitati, le immagini erano state prese in buona fede, senza verificare con attenzione la licenza d’uso specifica, magari perché giravano ovunque, senza watermark né indicazioni di paternità, e sembravano “di uso comune”. Avrei dovuto stare più attento? , è una frase sempre vera, e vale la pena ripeterla: prima di usare un’immagine trovata online, controlla sempre la licenza, o meglio ancora usa risorse esplicitamente rilasciate come royalty-free/libere da diritti commerciali (o di cui possiedi tu stesso i diritti), oppure – comodissimo ormai – generatele con l’IA, così non c’è alcun titolare terzo a cui rispondere.

Detto questo, la mia disattenzione non giustifica il modo in cui queste società operano. Un conto è essere contattati da un vero titolare dei diritti che chiede, in buona fede e con proporzione, di rimuovere un contenuto o di regolarizzarne l’uso; un altro è ricevere e-mail automatizzate, pensate per intimidire chiunque si trovino davanti, un blog personale o una multinazionale, non fa differenza, con importi calcolati a tavolino per “convenire” pagare piuttosto che verificare, o addirittura minacce di violazione usate come leva di vendita per un abbonamento. Queste società nascono come funghi proprio perché il modello funziona: bastano pochi destinatari spaventati su mille che pagano per rendere l’operazione redditizia, a prescindere dalla fondatezza reale delle singole contestazioni. Attenzione alle immagini che usi, quindi, ma senza sensi di colpa se ti capita comunque di finire nel mirino di uno di questi schemi: la responsabilità di chi specula sulla paura resta comunque loro, non tua.

Cosa fare se ti arriva una e-mail simile

Non sono un avvocato, e questo non è un parere legale, è il racconto della mia esperienza. Ma se gestisci un blog o un sito personale senza finalità commerciali, questi sono i punti che hanno funzionato per i miei casi:

  1. Non pagare subito, e non fatevi farti dal panico per le scadenze brevi: sono pensate apposta per farti reagire d’istinto.
  2. Rimuovi l’immagine contestata, indipendentemente da come intendi procedere: riduce qualsiasi pretesa di “danno continuativo” e dimostra buona fede.
  3. Se il sito è genuinamente non commerciale, dillo chiaramente, molte di queste società (RIGHTS-DEFEND lo dichiara esplicitamente) non intendono perseguire siti personali, e non serve fornire “prove”: se il sito è pubblico, chi vuole può verificarlo da sé.
  4. Chiedi a loro la documentazione della titolarità dei diritti e del mandato ad agire, è un modo legittimo per capire se dietro la richiesta c’è qualcosa di concreto o solo un tentativo generico.
  5. Non promettere pagamenti né ammettere violazioni nella tua risposta.
  6. Fai attenzione ai segnali di campagna automatizzata: saluti generici o rotti, mancanza di riferimenti puntuali al tuo caso specifico, proposte di “risoluzione” che coincidono guarda caso con un prodotto a pagamento della stessa azienda mittente.
  7. Tieni traccia di tutto: screenshot, e-mail, date. Se la questione dovesse davvero degenerare, avrai già il materiale pronto per un eventuale legale, e il lavoro (e il costo) sarà molto più contenuto.

Se sei arrivato a questo mio articolo perché hai ricevuto una e-mail simile da RIGHTS-DEFEND, PNGTREE, CopyTRACK o qualche altra sigla del genere: non sei solo, e nella stragrande maggioranza dei casi non serve tirare fuori il portafoglio.

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