Meta, l’AI e i tuoi post pubblici su Instagram: un buon motivo per rallentare

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Da qualche giorno gira la notizia che Meta ha fatto marcia indietro su una funzione che è stata pensata male, sviluppata e “consegnata agli utenti” in maniera pure peggiore: la possibilità, per chiunque, di generare immagini AI partendo dai post pubblici altrui su Instagram. Le tue foto pubbliche potevano fare da base a “reinterpretazioni” generate da un modello, e l’unico modo per evitarlo era disattivare l’opzione a mano. 9to5mac.com ne parla qui: la rimozione arriva solo ora, dopo che la funzione era già stata notata e criticata.

Io mi ero mosso in anticipo, senza sapere che si sarebbe arrivati a questo punto: ho disattivato tutto quello che si poteva disattivare sull’app Instagram già da un po’. Non per una previsione specifica, ma perché ormai è diventata una mia regola generale: se una funzione tocca i miei contenuti e non capisco bene cosa ci faccia l’azienda dietro le quinte, la spengo (ammesso sia possibile). È scomodo, bisogna andarsele a cercare tra i sottomenu delle impostazioni, ma preferisco quella scomodità al rischio di scoprire tra qualche mese un altro utilizzo dei miei dati che non avevo messo in conto.

Il problema non è solo questa singola funzione

Quello che mi lascia perplesso è più il pattern che si ripete: una funzione viene lanciata su larga scala, spesso attiva di default, e solo se genera abbastanza rumore mediatico viene poi ritirata. Nel frattempo però qualcosa è già successo: contenuti processati, magari modelli allenati su quel materiale. Difficile saperlo con certezza, ma il dubbio resta (e spesso è pressoché certezza, anche se non è esplicitato nero su bianco).

Ed è qui che vorrei arrivare al punto che mi interessa davvero condividere con te: forse vale la pena allentare un po’ la presa con Instagram e affini, non solo lato permessi e impostazioni privacy, ma anche lato tempo che gli dedichiamo ogni giorno.

Screen Time: lo strumento che hai già, ma che forse non usi

Sia Android che iOS offrono da anni strumenti nativi per limitare il tempo passato su una singola app: su iPhone/iPad è “Tempo di utilizzo” (Screen Time), su Android trovi funzioni equivalenti nel Benessere digitale. Non serve installare nulla di terzo, non serve fidarsi di un’altra app che monitora le tue abitudini: è già lì, integrato nel sistema operativo.

Per dirti come mi sono regolato: ho impostato un limite di 40 minuti al giorno per Instagram. Quando lo raggiungo, il telefono mi avvisa, chiude l’applicazione e non mi permette di riaprirla fino al giorno dopo (questo su Android). Con iOS cambia poco.

Non è una crociata contro Instagram: uso ancora l’app, ci trovo contenuti interessanti, resto in contatto con persone che altrimenti perderei di vista. Ma tra un algoritmo che decide cosa mostrarti per tenerti incollato più a lungo possibile e un’azienda che ogni tanto sperimenta con i contenuti pubblici degli utenti, un limite di tempo giornaliero resta una delle poche leve semplici che hai davvero in mano.

In conclusione

Disattivare le funzioni AI più invasive è un passo, ma da solo non basta a farmi stare tranquillo: prima o poi arriverà qualcos’altro. Nel frattempo, oltre a tenere sotto controllo le impostazioni privacy dell’app, vale la pena dare un’occhiata seria agli strumenti di limite di utilizzo che hai già sul telefono. Non è questione di demonizzare Instagram e soci, ma di riprendersi un po’ di controllo sul proprio tempo, oltre che sui propri dati.

#KeepItSimple


Immagine di copertina: Prateek Katyal on Unsplash

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